Movimento dei Focolari

Febbraio 2006

Che giornata piena aveva vissuto Gesù quel sabato nella città di Cafarnao! Aveva parlato nella sinagoga lasciando tutti stupiti del suo insegnamento. Aveva liberato un uomo posseduto da uno spirito immondo. Uscito dalla sinagoga si era recato in casa di Simone e di Andrea e lì aveva guarito la suocera di Simone. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati ed egli guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni. Dopo una giornata ed una notte così intense, al mattino, quando ancora era buio, Gesù si alzò e, uscito di casa

«…si ritirò in un luogo deserto e là pregava»

Era la nostalgia del Cielo. Da lì egli venne nel mondo a rivelarci l’amore di Dio, ad aprirci la via del Cielo, a condividere in tutto la nostra vita. Egli aveva percorso le strade della Palestina ad insegnare alle folle, a curare ogni sorta di malattie e di infermità tra il popolo, a formare i suoi discepoli. Ma la linfa vitale, che come acqua da fonte sgorgava dal suo seno, gli veniva dal rapporto costante con il Padre. Lui e il Padre si conoscono, si amano, sono l’uno nell’altro, sono una cosa sola. Il Padre è l’”Abbà”, e cioè il babbo, il papà cui rivolgersi con accenti di infinita confidenza e di sterminato amore.

«…si ritirò in un luogo deserto e là pregava»

Giacché il Figlio di Dio è venuto in terra per noi, non gli è bastato essere Lui in questa condizione privilegiata di preghiera. Morendo per noi, redimendoci, ci ha fatti figli di Dio, fratelli suoi. Così anche a noi è stata resa possibile quella sua divina invocazione: “Abbà, Padre”, con tutto ciò che essa comporta: certezza della sua protezione, sicurezza, cieco abbandono al suo amore, consolazioni divine, forza, ardore; ardore che nasce in cuore a chi è certo di essere amato… Una volta entrati nel silenzio della “cella interiore”, della nostra anima, possiamo parlare con Lui, adorarlo, dirgli il nostro amore, ringraziarlo, chiedergli perdono, confidargli le necessità nostre e dell’umanità intera così come i nostri sogni e desideri… Cosa non si può dire ad una persona che sappiamo ci ama immensamente e che è onnipotente? E possiamo parlare col Verbo, con Gesù. Soprattutto possiamo ascoltarlo, lasciare che ci ripeta le sue parole: “Coraggio, sono io, non temete!”, “Io sono con voi tutti i giorni”; i suoi inviti: “Vieni e seguimi”, “Perdona settanta volte sette”, “Fai all’altro ciò che vorresti fosse fatto a te”. Possono essere momenti prolungati, oppure attimi brevi e frequenti lungo tutta la giornata, quasi uno sguardo d’amore, un sussurrargli: “Sei tu l’unico mio bene”, “Per te questa mia azione”. Non possiamo fare a meno della preghiera. Non possiamo vivere senza respirare, e la preghiera è il respiro dell’anima, l’espressione del nostro amore a Dio. Usciremo da questo colloquio, da questo rapporto di comunione e d’amore, rinfrancati, pronti ad affrontare con nuova intensità e fiducia la vita d’ogni giorno. Ritroveremo anche il rapporto più vero con gli altri e con le cose.

«…si ritirò in un luogo deserto e là pregava»

Se non chiudiamo le imposte dell’anima col raccoglimento, tu non puoi, Signore, intrattenerti con noi come il tuo amore alle volte desidererebbe. Ma una volta staccati da tutto per raccoglierci in Te, non si tornerebbe più indietro, tanto è dolce all’anima l’unione con Te e caduco tutto il resto. Coloro che sinceramente ti amano, ti sentono spesso, Signore, nel silenzio della loro stanza, nel profondo del loro cuore, e questa sensazione commuove l’anima come toccasse ogni volta sul vivo. E ti ringraziano d’esser loro così vicino, così Tutto: Colui che dà senso al vivere e al morire. Ti ringraziano, ma spesso non sanno farlo, né dirlo: sanno solo che tu li ami ed essi ti amano e non c’è cosa così dolce, qui sulla terra, che possa almeno lontanamente somigliarle. Quello che sentono nell’anima, quando tu appari, è Cielo e “se il Cielo è così – dicono – oh, com’è bello!” Ti ringraziano, Signore, dell’intera vita, per averli portati fin qui. E se esistono ancora fuori ombre che potrebbero offuscare il loro paradiso anticipato, quando ti manifesti ogni cosa diventa remota e lontana: non è. Tu sei. Così è. Chiara Lubich (altro…)

La città: luogo di sfida e realizzazione della fraternità

La città: luogo di sfida e realizzazione della fraternità

Uomini politici, amministratori, funzionari pubblici e cittadini di Verona e provincia, di vari partiti e di tutti gli schieramenti, si sono interrogati sul senso della loro esperienza politica. La serata è stata dedicata al tema: “La città: luogo di sfida e realizzazione della fraternità”, una riflessione su che cosa significa e comporta l’ideale della fraternità per la vita della città. “Esso – secondo il pensiero della fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich – non si aggiunge dall’esterno alla riflessione e alla pratica politica, ma si può considerare l’anima con la quale affrontare i problemi di oggi”. Dopo la presentazione dell’argomento e l’ascolto, in video conferenza, del discorso tenuto da Chiara Lubich al Consiglio comunale di Trento, nel giugno 2001, sono state presentate due esperienze di come sia possibile vivere la fraternità anche in politica. Gli interventi del pubblico presente hanno sottolineato la difficoltà di vivere il valore della fraternità all’interno di un mondo minato da lotte, complesso e difficile, che porta spesso a perdere la dimensione dell’originario spirito di servizio al bene comune. Tuttavia, da un lato la testimonianza di chi già da tempo si impegna in questa direzione, dall’altro la presenza e gli interventi di tante persone, hanno fatto intravedere la possibilità che nelle città possa nascere un clima più sereno e collaborativo in chi si occupa di politica. La serata è stato un piccolo segno di come, recuperando la dimensione del dialogo e dell’ascolto reciproco, si possano creare le condizioni per un’esperienza politica che sappia promuovere la fraternità. (da un articolo di Lino Cattabianchi – da L’Arena, 6.02.2006) (altro…)

Il dialogo nella fraternità come sfida per la società di domani

Il dialogo nella fraternità come sfida per la società di domani

Una cultura dell’unità nella diversità, per contribuire all’unità della famiglia umana. Non solo una proposta questa, ma esperienza viva per i circa 250 cristiani, ebrei, numerosi musulmani, e rappresentanti di altre religioni, presenti al Forum svoltosi al Centro di incontri «Unità», del Movimento dei Focolari, a Rotselaar, in Belgio, nei pressi di Lovanio. La sopravvivenza passa per il dialogo – Albert Guigui, Grande Rabbino di Bruxelles, alludendo al racconto biblico di Caino e Abele, ha evidenziato che l’assenza della comunicazione molto spesso è fonte di conflitto. Ha pure evocato il tema scottante del fanatismo religioso. Il credente si mette al servizio di Dio, mentre il fanatico mette Dio al suo servizio. Opposto al fanatismo è l’atteggiamento di chi accetta l’altro così com’è e non come vorrebbe che egli fosse. «La sopravvivenza passa per il dialogo», ha affermato con forza e convinzione il Grande Rabbino. Dialogo del popolo da portare avanti con continuità – Mohammed Boulif, consulente in economia musulmana, ha sottolineato l’importanza di prediligere ciò che ci unisce per giungere ad una conoscenza approfondita e ad un mutuo arricchimento. In questa dinamica, la sincerità è di rigore. Nella sua esposizione ha ricordato che alcuni suoi amici musulmani dell’Algeria, grazie ai contatti avuti con degli amici cristiani dei Focolari, hanno riscoperto, in profondità, il senso religioso. Il sig. Boulif ha sottolineato quindi l’importanza del «dialogo del popolo» da portare avanti «in permanenza». Le chiavi del dialogo – Paul Lemarié, del Centro internazionale per il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari, ha condiviso la sua esperienza – 25 anni vissuti in Algeria e in Medio Oriente – durante i quali i contatti con i musulmani e gli ebrei gli hanno fatto riscoprire alcuni aspetti della sua fede cattolica. Paradossalmente, dunque, il dialogo interreligioso rafforza la propria credenza pur aprendosi a quella dell’altro. Ha poi indicato nell’arte di amare evangelica, le chiavi del dialogo: si tratta di un amore che spinge a prendere l’iniziativa, a considerare l’altro come un altro se stesso, ad amare con amore gratuito e concreto. È un’arte che richiede esercizio ed impegno, un’arte che eleva il dialogo ad un livello tale che porta frutti fecondi ed apre sempre nuovi orizzonti. Educazione al dialogo per impedire ogni fondamentalismo – Ha commosso il pubblico la testimonianza di un gruppo di bambini della scuola St. Joseph di Uccle (Bruxelles): nel marzo 2005, hanno organizzato un grande incontro con 1500 bambini, ebrei, musulmani e cristiani. Comunicare-dialogare-conoscere-amare: le tappe da loro proposte a tutti per giungere al vero dialogo. La loro testimonianza è stata sottolineata durante la tavola rotonda che ne è seguita: l’educazione al dialogo impedisce qualsiasi fondamentalismo. (altro…)

“Dio è amore”: una nuova speranza per il mondo

“Dio è amore”. Quale gratitudine per Papa Benedetto XVI sin dall’annuncio del titolo della sua prima enciclica! Ha acceso in noi una speranza: che il grande annuncio “Dio è amore”, che la parola “amore”, riportata al suo “splendore originario”, dilaghino all’infinito, come quando si butta un sasso nell’acqua e si formano cerchi sempre più ampi. L’interesse dei media, ancor prima della sua presentazione e tanto più ora, lo fa prevedere. “Dio è Amore” è di certo la Parola che Gesù vuol dire oggi, in questo nuovo millennio. Sì, l’amore è iscritto nella natura stessa della Chiesa, come scrive il Papa. All’eredità della sua ricchissima storia, in questi ultimi decenni si sono aggiunti nuovi carismi suscitati dallo Spirito. Di bocca in bocca, avvalorato dalla testimonianza, l’annuncio “Dio è amore! Dio ti ama così come sei”, ha trasformato la vita di milioni di persone. Per noi è stata una luce – balenata nell’ora più buia della storia, il secondo conflitto mondiale – che ha illuminato tutto il Vangelo, facendoci scoprire che Gesù non aveva temuto di pronunciare la parola amore. Anzi capivamo che proprio l’amore è il cuore del Suo annuncio, è, sì, “la potenza creatrice primordiale che muove l’universo”, muove la nostra piccola storia personale, come la grande storia del mondo. Sono certa che l’enciclica del Papa susciterà un’eco spontanea da tutta la Chiesa e oltre: se vivere l’amore non si limita all’aiuto concreto del prossimo, ma spinge anche a “comunicare agli altri l’amore di Dio che noi stessi abbiamo ricevuto”, emergerà la ricchezza di quell’amore vissuto spesso con eroismo, nel silenzio, all’interno delle famiglie, nei Parlamenti e nelle fabbriche, nelle università e nei quartieri, nelle aree più depresse del mondo, e tra chi ha impresso sul proprio volto, il volto stesso dell’Uomo-Dio che grida l’abbandono del Padre. Si renderà così “visibile in qualche modo il Dio vivente”, la sua azione nel nostro tempo, come auspicato da Benedetto XVI. E Dio, riscoperto Amore, attirerà il mondo. (altro…)

Al Vescovo luterano Krause il premio “Klaus Hemmerle”

Al Vescovo luterano Krause il premio “Klaus Hemmerle”

Il premio intitolato a Klaus Hemmerle viene conferito quest’anno al Vescovo luterano Christian Krause, il 20 gennaio, nel duomo imperiale di Aquisgrana. Per Christian Krause ha un significato del tutto particolare: «È un premio che prima di tutto tocca il cuore perché è innanzitutto il ricordo di una persona meravigliosa: Klaus Hemmerle». È la seconda volta che questo premio viene assegnato in commemorazione del defunto vescovo di Aquisgrana, un pioniere della vita ecumenica della Chiesa tedesca e nel contempo grande teologo che nell’ambito dei Focolari aveva trovato la sua “linfa vitale”. La prima edizione del premio era stata al professore ebreo Ernst-Ludwig Ehrlich, nel 2003; questa seconda volta il beneficiario è un esponente eminente del luteranesimo mondiale e un ecumenista di vera passione. Krause, amico di Hemmerle, è stato costruttore di ponti nelle più svariate situazioni della sua vita. Nel 1971 fu chiamato a dirigere un grande progetto in favore dei profughi dalla Federazione luterana mondiale in Tanzania. Dal 1972 al 1985 gli furono affidati i rapporti con l’estero della Chiesa evangelico-luterana in Germania. In tale funzione, e successivamente come segretario generale della “Giornata evangelica della Chiesa” (1985-1994), si è dedicato con grande impegno all’ecumenismo e alla solidarietà, a livello mondiale. Una profonda amicizia lo lega a numerosissimi cristiani in tutto il mondo, soprattutto in Africa, Asia e America latina. Frutto di questa fiducia è stato il fatto che, dopo la sua consacrazione a vescovo della Chiesa regionale del Braunschweig, durante la riunione plenaria della Federazione mondiale luterana a Hongkong nel 1997, ne venne eletto presidente. In questo ruolo ha firmato poi nel 1999 ad Augsburg la Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della giustificazione, assieme al cardinale cattolico Edward I. Cassidy. Oggi il vescovo Krause dirige il Centro luterano di Wittenberg, nella città dalla quale partì nel 1517 la riforma di Lutero. L’idea che ha dato origine a questo Centro è di conferire al sempre crescente “turismo luterano” «un respiro spirituale, ecumenico e mondiale». Per il futuro della Chiesa, auspica un nuovo rapporto tra gerarchia e movimenti spirituali e carismatici. «Ne potrebbe nascere una comprensione della Chiesa del tutto nuova», afferma Christian Krause. Il suo modello di ecumenismo è quello condiviso con lo stesso Klaus Hemmerle: «Dobbiamo imparare, a tutti i livelli, a diventare amici e a trattarci come tali». (di Joachim Schwind – Rivista Città Nuova – n. 1/06) (altro…)

Compagni di viaggio sui sentieri della riconciliazione

Sposati da quasi 35 anni, con tre figlie ormai grandi e un nipotino. La moglie è cattolica, lui evangelico. Trentacinque anni fa, non era certo facile affrontare una vita matrimoniale appartenendo a Chiese diverse. E.: Sono cresciuta in un piccolo paese di soli cattolici. Mi resi conto della divisione fra le confessioni al momento di proseguire gli studi per insegnare alle elementari. Vivevo a Norimberga dove c’era un’università evangelica di pedagogia. Le scuole allora erano rigidamente divise in cattoliche ed evangeliche. Per non rischiare di non trovare mai un posto di lavoro, dovetti cercarmi un’università cattolica e trasferirmi ad Eichstätt. P.: Ho trascorso la mia fanciulezza a Ochsenfurt sul Meno. Noi evangelici vivevamo in diaspora. Non avevamo alcun contatto con la parrocchia cattolica. Alla fine degli anni ’60 frequentai a Monaco un corso di specializzazione per scuole differenziali. E.: Anch’io facevo parte dello stesso corso e lì ci siamo conosciuti e frequentati. In un primo tempo abbiamo spostato il pensiero di formare una famiglia. Allora tutte e due le nostre Chiese mettevano in guardia sui matrimoni cosiddetti “misti”. Per una coincidenza ricevetti da un’amica un invito per un viaggio a Roma. Lo lessi di sfuggita, pensando a una gita turistica e decisi di prendervi parte. Mi ritrovai in un incontro ecumenico del “Centro Uno” del Movimento dei Focolari, del quale non conoscevo nulla. All’inizio non ero per niente entusiasta, ma poi mi ha affascinata la spiegazione fatta da Chiara Lubich della parola di Gesù del Vangelo di Matteo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Non si diceva. “Dove sono due o più cattolici…”, e neanche “Dove due o tre evangelici…”, ma: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. All’incontro successivo ho invitato anche il mio amico. P.: Abbiamo trovato il coraggio di fondare assieme una famiglia. Mi sono riproposto di amare la Chiesa di mia moglie come la mia. Naturalmente avevo anch’io difficoltà ad accettare forme di pietà tipicamente cattoliche, come quando le nostre figlie presero parte con orgoglio nei loro vestiti bianchi alla processione del “Corpus Domini”. Ci andai anch’io, ma solo per amore della mia famiglia. E.: Per me era nuovo e inconsueto che lui leggesse ogni giorno un pezzo della Bibbia, secondo la sua tradizione evangelica. Per poco tempo l’ho lasciato da solo, poi – all’inizio solo per amore a lui – l’ho accompagnato. Ormai non potrei più farne a meno. Da quando abbiamo fatto nostra la meditazione di Chiara Lubich su Gesù in mezzo, concludiamo con la promessa comune di far di tutto perché Lui sia presente fra noi. Nonostante tutti i nostri sbagli, limiti e debolezze cerchiamo di rimanere nell’amore scambievole e di ricominciare sempre. (E. e P. – Germania)     (altro…)

Non solo aiuti, ma un’onda di amicizia

Non solo aiuti, ma un’onda di amicizia

Al 16 gennaio 2006, i fondi pervenuti per l’emergenza nel Sud-Est asiatico attraverso l’Ongs AMU, (Organizzazione Non Governativa di sviluppo, che si ispira alla spiritualità dell’unità), ammontavano a circa un milione di Euro. Sono stati destinati per la maggior parte a progetti in Indonesia, in Sri Lanka, in Thailandia ed in India. I fondi residui saranno assegnati a nuovi progetti che si stanno valutando o agli stessi progetti in corso, sulla base del loro stato di avanzamento e delle necessità. L’origine di questi fondi, raccolti in tutto il mondo, sono provenienti spesso dal poco di molti: dai bambini del Kenya, dalla Colombia, dalla Russia e da tanti altri paesi dove anche un solo euro donato è un grande atto di generosità. Riportiamo ora gli appunti di viaggio di Stefano Comazzi, rappresentante dell’AMU, ad un anno dalla catastrofe ambientale che ha colpito il Sudest asiatico: Sono stato in viaggio per visitare le diverse attività svolte dai nostri volontari e collaboratori nella regione, e ho condiviso una parte del percorso con il gruppo di giovani europei del Movimento dei Focolari, che già precedentemente si erano recati presso le popolazioni aiutate dai progetti AMU in Indonesia. Prima erano stati sull’isola di Nias, a sud di Sumatra, dove hanno effettuato un campo di lavoro, collaborando alla ricostruzione di un villaggio ed animando molte iniziative per i bambini. In seguito si sono recati nella provincia di Aceh, la più colpita dal maremoto del 26 dicembre 2004, all’estremità settentrionale dell’isola di Sumatra. L’arrivo a Banda Aceh, ed al vicino villaggio di Lampuuk, dove anche i giovani indonesiani del Movimento hanno trascorso molte settimane convivendo con la popolazione locale, è stato davvero impressionante. A tanti mesi dal maremoto molto è cambiato, ma alcuni segni restano a ricordo della forza straordinaria della natura e di quell’evento, come un’enorme barca trasportata dal mare a diversi chilometri dalla costa ed abbattutasi su un quartiere della città. Interi rioni di Banda Aceh sono diventati degli acquitrini stagnanti, totalmente rasi al suolo, e così anche molti villaggi vicini, come Lampuuk. Tra la popolazione interamente musulmana, i nostri giovani collaboratori hanno guadagnato la stima e l’amicizia che si esprime con tanti piccoli gesti ed attenzioni; la casa che è stata offerta loro gratuitamente durante questi mesi, e dove molti di noi abbiamo alloggiato, ne è un eloquente esempio. A Lampuuk con i fondi dell’AMU si è dato avvio alla costruzione di barche per pescatori. A Medan, la più estesa città dell’isola ed una delle principali dell’Indonesia, ho fatto conoscenza con molti dei giovani del luogo che nei mesi scorsi hanno collaborato al progetto sostenuto dall’AMU. Si tratta di ragazze e ragazzi appartenenti al Movimento dei Focolari; ve ne sono di cristiani, buddisti e musulmani, e già questa è una testimonianza forte. Inoltre non tutti sono indonesiani, come ad esempio J. P. W., studente malese, che ha sospeso per alcuni mesi la sua frequenza universitaria per potersi dedicare a tempo pieno alle attività del progetto. Anche altri giovani vi si sono impegnati a tempo pieno, sia nella gestione delle attività logistiche ed organizzative, sia con soggiorni prolungati nelle province di Aceh e Nias. Passato il confine tra la provincia di Medan e quella di Aceh, abbiamo incontrato alcune comunità di pescatori che vivono nella parte meridionale della provincia. Sono ormai diventati “amici” dei nostri volontari, ed al nostro arrivo ci hanno accolto con calore e con un’amicizia straordinaria, con uno striscione di benvenuto della loro neonata associazione chiamata “SILATURRAHMI” (“tutti sono benvenuti”). I giovani indonesiani che ci accompagnano li avevano già conosciuti durante i viaggi precedenti, avevano condiviso con loro i pochi beni materiali che avevano portato con sé, ma soprattutto ascoltato le storie di ciascuno, la sofferenza e lo smarrimento dei sopravvissuti. Grazie agli aiuti raccolti, sono poi stati in grado di tornare ed organizzare, insieme agli abitanti dei villaggi, azioni di ricostruzione e rinascita. A Blang Nibong ed a Padan Kasab, sempre nella provincia di Aceh, abbiamo constatato direttamente quante barche erano già costruite e quante erano in costruzione. A Blang Nibong eravamo attesi per la consegna ufficiale delle prime dieci già completate ed assegnate secondo criteri di composizione del nucleo familiare (famiglie numerose hanno ricevuto una barca, mentre gruppi più piccoli condivideranno la stessa barca), e dei danni subiti. I giovani che ci accompagnavano hanno anche partecipato al varo di una delle barche già pronte, e tutti abbiamo fatto un giro inaugurale nel caldo mare di Malacca. Questo viaggio è stato davvero costruttivo e ci ha confermato come sia importante lavorare “con” le persone, dal basso, privilegiando l’ascolto e la condivisione che diventa reciprocità. (dal periodico AMU NOTIZIE n. 4/2005)   (altro…)

Commento di Chiara Lubich alla Parola di vita del mese di gennaio 2006

“Emmanuele”, “Dio è con noi!”. Questa la grande straordinaria notizia con cui si apre il Vangelo di Matteo . In Gesù, l’Emmanuele, Dio è sceso in mezzo a noi.
Il Vangelo si chiude poi con una promessa ancora più grande e stupefacente: “Io sono con voi fino alla fine del mondo” .
La presenza di Dio fra noi non si è limitata ad un periodo storico, alla permanenza fisica di Gesù sulla terra. Egli rimane con noi per sempre.
Come rimane? Dove possiamo incontrarlo?
La risposta è proprio al centro del Vangelo di Matteo, là dove Gesù dà le linee di vita per la sua comunità, la Chiesa. Egli ha parlato più volte di essa: l’ha detta fondata sulla roccia di Pietro, la vede raccolta dalla sua parola e riunita attorno all’Eucaristia… Ma qui Egli ne svela l’identità più profonda: la Chiesa è Lui stesso presente tra quanti sono riuniti nel suo nome.
Possiamo averlo sempre presente tra noi, possiamo fare esperienza di Chiesa viva, vivere la realtà costitutiva della Chiesa.

«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»

Se è Lui, il Signore Risorto, che raduna e riunisce a sé e tra loro i credenti e fa di tutti il suo corpo, ogni divisione nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità altera il volto della Chiesa. Cristo non è diviso. Un Cristo frammentato è irriconoscibile, sfigurato.
Questo vale anche per i rapporti tra le diverse Chiese e comunità ecclesiali. Il cammino ecumenico ci ha resi consapevoli che “è più ciò che ci unisce di ciò che ci divide”. E se pure rimangono alcuni aspetti della dottrina e della prassi cristiana nei quali non c'è ancora unità nella fede, già “il fulcro di quanto ci unisce è la presenza del Cristo Risorto” .
Radunarci nel nome di Gesù per pregare insieme, per conoscere e condividere le ricchezze della fede cristiana, per reciprocamente chiedersi perdono è la premessa a superare tante divisioni. Potranno sembrare piccole iniziative, ma “nulla è insignificante di quanto fatto per amore”. Gesù fra noi “sorgente della nostra unità”, ci indicherà “la strada per divenire strumenti dell'unità voluta da Dio” .
Così scrivono la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese e il Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani nel proporre questa “parola di vita”, il cui materiale è stato preparato da un gruppo ecumenico di Dublino. E' infatti dal 1968 che durante la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani tutti insieme viviamo una medesima “parola di vita”: un segno e una speranza per il cammino verso la piena e visibile comunione tra le Chiese.

«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»

Ma cosa vuol dire essere uniti nel nome di Gesù?
Significa essere uniti in Lui, nella sua volontà. E noi sappiamo che il suo più alto desiderio, il “suo” comandamento è che tra noi ci sia l'amore reciproco. Ecco allora che, dove sono due o più persone pronte ad amarsi così, capaci di posporre ogni cosa pur di meritare la Sua presenza, tutto intorno cambia. Gesù potrà entrare nelle nostre case, nei luoghi di lavoro e di studio, nei parlamenti e negli stadi e trasformarli.
La Sua presenza sarà luce per la soluzione dei problemi, sarà creatività per affrontare nuove situazioni personali e sociali, sarà coraggio per portare avanti le scelte più ardue, sarà fermento per l'esistenza umana nelle sue molteplici espressioni.
La Sua presenza spirituale, ma reale, sarà lì nelle famiglie, fra gli operai nelle fabbriche, nelle officine, nei cantieri, sarà con i contadini nei campi, lo si troverà tra i commercianti, fra gli addetti a servizi pubblici, in ogni ambiente.
Gesù che vive in mezzo a noi per l'amore reciproco continuamente rinnovato e dichiarato, si farà nuovamente presente in questo mondo e lo libererà dalle sue nuove schiavitù. E lo Spirito Santo aprirà vie nuove.

«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»

Per la nostra esperienza possiamo dire con gratitudine a Dio quanto è vero ciò che scrivevo molti anni fa, che se siamo uniti Gesù è fra noi. E questo vale. Vale più d’ogni altro tesoro che può possedere il nostro cuore: più della madre, del padre, dei fratelli, dei figli. Vale più della casa, del lavoro, della proprietà; più delle opere d’arte d’una grande città come Roma, più degli affari nostri, più della natura che ci circonda con i fiori e i prati, il mare e le stelle: più della nostra anima!
Che testimonianza viene data al mondo, ad esempio, dall'amore reciproco del Vangelo tra un cattolico ed un armeno, tra un metodista e un ortodosso!
E allora anche oggi viviamo la vita che Egli ci dà attimo per attimo nella carità.
È comandamento base l’amore fraterno. Per cui tutto vale ciò che è espressione di sincera fraterna carità. Nulla vale di ciò che facciamo se in esso non vi è il sentimento d’amore per i fratelli: ché Iddio è Padre e ha nel cuore sempre e solo i figli.
Viviamo per avere Gesù sempre con noi, per portarlo nel mondo ignaro della sua pace.

 

Chiara Lubich

 

In carcere per 26 anni: come riprendere in mano la mia vita?

Oggi so che l’amore di Dio è sempre più grande dei nostri errori. Ma è stata una scoperta progressiva … Dall’età di 13 anni, infatti, ho iniziato ad avere problemi con la giustizia. A 15 anni poi sono rimasto orfano e dopo alcuni mesi ero già in un carcere minorile. Uscito dal carcere non avevo più nessuno a cui rivolgermi, e ho ripreso la vita sbandata di prima. Appena qualche mese di libertà e accidentalmente causo la morte di un giovane. Torno in prigione, stavolta per 10 anni. Durante la reclusione imparo un mestiere, come falegname, ma una volta uscito nessuno voleva assumermi. Mi sono trovato senza soldi e senza altre possibilità. Ho assaltato una banca. Pensavo: se va bene, ho qualcosa per non morire di fame, finché non trovo lavoro; se non va bene, trovo comunque tetto e pane per alcuni anni. Alcune ore dopo l’assalto, ero di nuovo dentro, condannato a 15 anni. Non avevo più un motivo per vivere finché ho incontrato un religioso con cuore largo che ci ha annunciato l’esistenza e l’amore di Dio per noi. Mi ha incoraggiato anche la stima di alcuni funzionari dell’ordine giudiziario, che mi hanno dato un posto di responsabilità nella falegnameria. Prima del rilascio, mi hanno concesso 3 giorni di libertà per la ricerca di alloggio e lavoro. Ma era una libertà che non sapevo gestire; mi sentivo “perso”. Come potevo io, che dai 15 ai 42 anni avevo trascorso 26 anni in prigione, riuscire a prendere in mano la mia vita? Il religioso conosciuto in carcere mi telefona e mi invita a presentarmi presso una comunità nata per aiutare gli ex-detenuti nella delicata fase del reinserimento sociale e fondata da persone che ispirano la loro vita al Vangelo. Il giorno del mio rilascio sono venuti a prendermi dall’istituto di pena. Nella comunità andavo imparando passo a passo la vita in libertà. Avevo una stanza, un lavoro, un guadagno e prima di tutto una comunità. Mi hanno accolto tra di loro senza riserve. Dopo sei mesi ho trovato lavoro in una falegnameria e dopo due anni sono stato in grado di lasciare la comunità. Lì avevo conosciuto anche la persona che sarebbe diventata mia moglie. Sono adesso un collaboratore della comunità, diventando responsabile di una delle case dove, con gli ospiti senza lavoro, mi occupo della manutenzione. Forte della mia esperienza, cerco di incoraggiare sempre i nostri ospiti a non mollare mai, anche se hanno rovinato parte della loro vita. Adesso so che l’amore di Dio è sempre più grande della nostra colpa. (altro…)

Buon Natale e felice Anno Nuovo

Buon Natale e felice Anno Nuovo

E’ Natale

Le vetrine dei negozi sono addobbate a festa, palle dorate, piccoli alberelli di Natale, offerte di regali preziosi. Le strade la notte brillano di stelline cadenti o di stelle comete; gli alberi che costeggiano i marciapiedi con i rami carichi di lucette rosse o blu o bianche creano viali dall’atmosfera surreale… C’è aria d’attesa. Tutti vi sono coinvolti… Natale non è solo un ricordo tradizionale: la nascita di quel bambino 2005 anni fa… Natale è vivo! E non solo nelle chiese con i presepi, ma tra la gente per il clima di gioia, di amicizia, di bontà che ogni anno crea. Eppure ancor oggi il mondo è sconvolto da enormi problemi: la povertà fino alla fame, il terremoto in Pakistan, decine di guerre, il terrorismo, l’odio tra etnie, ma anche fra gruppi e fra persone… Occorre l’Amore. Occorre che Gesù ritorni con potenza. Gesù Bambino è sempre l’immenso dono del Padre all’umanità, anche se non tutti lo riconoscono. Noi dobbiamo offrire anche per loro il nostro ringraziamento al Padre. Dobbiamo festeggiare il Natale e rinnovare la nostra fede nel piccolo bambino-Dio venuto a salvarci, a creare una nuova famiglia di fratelli uniti dall’amore, estesa su tutta la Terra. Guardiamoci attorno… Che quest’amore si rivolga a tutti, ma in particolare a chi soffre, ai più bisognosi, a quanti sono soli, poveri, piccoli e malati… Che la comunione con loro d’affetto e di beni faccia risplendere una famiglia di veri fratelli che festeggia insieme Natale e vada oltre. Chi potrà resistere alla potenza dell’amore? Alla luce del Natale facciamo gesti, suscitiamo azioni concrete. Saranno rimedi ai mali che sembrano piccoli, ma applicati su vasta scala potranno essere luce e soluzione ai gravi mali del mondo. Chiara Lubich   (altro…)

Natale 2005 – Hanno sloggiato Gesù!

Natale 2005 – Hanno sloggiato Gesù!

Storie vere, dei nostri giorni. Un libro per raccontare un’iniziativa singolare attuata in tutto il mondo… Ormai Gesù, in tanti paesi, pare sia stato fatto sloggiare dal Natale, ma i più piccoli vogliono farLo tornare protagonista. Ogni anno centinaia di bambini del Movimento dei Focolari, di età compresa fra i 4 e gli 8 anni, i Gen 4, nelle piazze e nelle strade di tutto il mondo, offrono alle migliaia di persone, in corsa per i regali, piccoli Gesù Bambino di gesso, con una meditazione di Chiara Lubich dal titolo “Hanno sloggiato Gesù”… In cambio chiedono a chi può, offerte per raccogliere fondi da destinare ai poveri. Le storie vissute da questi bambini che vogliono ricordare alla gente il significato vero della Natività sono finite nel libro “Hanno sloggiato Gesù”, pubblicato da Città Nuova, che raccoglie anche racconti sul Natale, leggende e tradizioni. Ma che cosa insegnano i bambini agli adulti? Lucia Velardi, curatrice del libro: Insegnano la profondità dell’amore, insegnano il candore dell’amore, perché, in questa operazione che loro portano avanti, sfidano il freddo, sfidano l’indifferenza con un sorriso che, appunto, nasce dal loro candore. Avvicinano tutti, chiedendo: “Ti vuoi portare a casa Gesù?”. Praticamente aprono questa finestra inedita sul Natale. E abbiamo chiesto ai bambini: perché portare Gesù Bambino per le strade? Perchè ci sono persone che non conoscono Gesù Bambino e allora lo portiamo per le strade per farLo conoscere. E questa bambina pensa anche ai suoi coetanei, e dei fondi raccolti dice… Li diamo ai bambini poveri, quelli meno fortunati di noi, che così si possono comprare vestiti, scarpe … possono comprarsi da mangiare e possono andare a scuola. E con gli indifferenti come si comportano i Gen 4? Prego per queste persone che non vogliono ascoltare noi bambine e bambini.   Da un servizio del Radiogiornale Radio Vaticana di Tiziana Campisi (25-12-2005) (altro…)

Nuova Umanità – Novembre-Dicembre 2005

ATTI DEL CONVEGNO SOCIAL-ONE

INTRODUZIONE – Presentazione degli Atti del Convegno Internazionale dal titolo «Rapporti sociali e fraternità: paradosso o modello sostenibile? Una prospettiva a partire dalle scienze sociali» tenutosi dall’11 al 13 febbraio 2005 a Castelgandolfo (Rm). MESSAGGIO – di Chiara Lubich – In apertura del Convegno è stato letto un messaggio di Chiara Lubich indirizzato ai partecipanti in cui la fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari sottolinea come le relazioni tra gli uomini sono specchio delle relazioni di Dio Trinità. Cogliere tale verità significa comporre queste relazioni secondo l’amore, l’unità, la fraternità in modo da far sorgere una società più solidale, più giusta, più felice. SOCIAL-ONE: NASCITA DI UNA PROPOSTA  – di Maria Rosalba Demartis –  Questa breve relazione costituisce l’introduzione all’intero Convegno. In essa viene descritto il contesto in cui esso è nato ed è stato progettato,  le motivazioni che lo sostengono, l’importanza e la specificità delle tematiche affrontate,  la metodologia di lavoro adottata. LE SFIDE DELLA SOCIETÀ COMPLESSA E GLOBALIZZATA – di Vincenzo Zani – La dinamica della globalizzazione da una parte ha ampliato l’interconnessione mondiale in tutti gli aspetti della vita – da quello culturale a quello criminale, da quello politico a quello ambientale, da quello finanziario a quello religioso e spirituale – e dall’altra sembra aver ridotto gli spazi ove si discute, si elabora la cultura e si alimentano i valori della socialità. L’analisi di alcuni sociologi lascia intendere la necessità di innestare nella globalizzazione la dimensione umanistico-comunitaria, capace di sviluppare una cultura che qualifichi i processi sociali in ordine ai valori di equità e di solidarietà. Il paradigma della “fraternità” può diventare un utile strumento per monitorare il destino dell’individuo nella società complessa, rilevando soprattutto i dinamismi della comunicazione che rendono possibili i rapporti di reciprocità fra individui, gruppi sociali ed appartenenze culturali differenti. LA NASCITA DELLA SOCIOLOGIA E LA RELAZIONE SOCIALE – di Gennaro Iorio –   Se si dovesse individuare un elemento che accomuna tanto i “precursori” quanto i “fondatori” del pensiero sociologico, esso va individuato nella relazione sociale. E’ grazie a questa categoria che storicamente la sociologia si è differenziata dai saperi che l’hanno preceduta, in primo luogo la filosofia politica e l’economia. Nell’800 la necessità di una nuova prospettiva era imposta dal mutamento sociale, dalle inedite rivoluzioni politiche ed economiche cui urgeva dare risposte interpretative. In questo sforzo di comprensione del proprio tempo i sociologi scoprono la relazione sociale e le pratiche d’azione come nuovo determinante delle forme organizzate della vita associata. Anche oggi la sociologia è chiamata a reinterpretare una fase storica nuova pur nella fedeltà alla sua intuizione originale. Da questa considerazione scaturisce la consapevolezza che è maturo il tempo per pensare un nuovo paradigma del sociale, aperto all’indagine empirica. RELAZIONE SOCIALE E FRATERNITÀ: PARADOSSO O MODELLO SOSTENIBILE? – di Vera Araújo – La comprensione dei rapporti sociali si avvale dei diversi paradigmi che hanno illuminato la storia della sociologia e tali paradigmi, a loro volta, sono espressioni di un determinato contesto socio-culturale. Attualmente ci troviamo di fronte ad un cambiamento strutturale-culturale di notevole portata, è legittimo allora pensare che possano nascere nuovi paradigmi? La risposta che viene proposta è affermativa e fra essi viene delineato il paradigma dell’unità-fraternità che prende ispirazione dal carisma e dalla spiritualità di Chiara Lubich accennando al ruolo e alle dinamiche che tale paradigma può offrire per un’analisi e un’interpretazione innovative delle relazioni sociali. VALORE SOCIOLOGICO DEI RACCONTI DI VITA –  di Enrique Cambón – L’Autore ha il compito d’introdurre, da una prospettiva sociologica, i racconti di vissuto sociale che nel Convegno si alternano agli interventi più prettamente teorici.  In particolare egli  sottolinea le motivazioni che hanno spinto gli organizzatori ad  assegnare, nel Convegno, un posto così rilevante agli aspetti empirici, ed offre una chiave di lettura che permetta una migliore comprensione dei criteri che orientano le storie di vita narrate. FONTEM (CAMERUN): UN LABORATORIO DI FRATERNITÀ – di Bennie Callebaut e Martin Nkafu Nkemnkia –   Riflettendo sull’uso delle parole, i sociologi fanno osservare che spesso vengono utilizzati gli stessi termini in modi diversi, pertanto per esemplificare cosa si intende per fraternità, coscienti che con questo esercizio non se ne esaurisce il significato, si è voluto sottoporre ad una griglia di lettura prettamente sociologica un’esperienza concreta e pluridecennale di collaborazione – quella tra i Focolari ed una realtà tribale africana, i Bangwa –, definita da tanti un’esperienza di fraternità. COMUNICAZIONE EMPATICA E “FARSI UNO”: UNA VIA PER STRUTTURARE NUOVI MODELLI DI INTERVENTO NEL CAMPO DEL DISAGIO SOCIALE – di Mario Giostra –  L’empatia, intuizione sviluppata in particolare nell’ambito della riflessione fenomenologica e concetto cardine della psicologia umanistica, può essere vista  come la base di una profonda esperienza di relazione con l’altro.  Essa  rivela notevoli punti di contatto con ciò che Chiara Lubich, nell’esplicarsi del suo pensiero ha chiamato “farsi uno”, idea fondamentale per la relazione di reciprocità così come lei l’ha intuita. Partendo da queste considerazioni è possibile strutturare nuove strategie per intervenire attivamente nel campo del disagio  sociale grazie ad un diverso modo di concepire il rapporto tra l’operatore sociale e la persona in difficoltà. I RAPPORTI NEL LAVORO SOCIALE COMUNITARIO ALLA LUCE DEL PARADIGMA DELL’UNITÀ. ESPERIENZA DEL CENTRO COMUNITARIO UNITÀ DI BUENOS AIRES –  di Rolando Cristao –  Viene presentata l’esperienza di un Centro Comunitario alla periferia di Buenos Aires sorto oltre 15 anni fa nella località “La Matanza”, dove il 70 % degli abitanti (1.500.000 persone) vive sotto la soglia della povertà. Il  progetto si attua in sei quartieri dove abitano circa 16.000 persone e si articola in una complessa azione di sviluppo comunitario che ha come riferimento  l’esperienza e la prospettiva dell’”unità”. In questo contesto, le categorie teoriche fondamentali che guidano il lavoro del Centro sono tra le altre quelle di persona, relazione, unità/distinzione e reciprocità. I risultati ottenuti indicano che queste categorie possono rivelarsi veri strumenti di analisi e possono orientare la ricerca e il processo metodologico di sviluppo di una comunitá. PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PITIRIM SOROKIN: IL POTERE DELL’AMORE. PARTE PRIMA – di Michele Colasanto –  Fra i molteplici risultati perseguiti dalla sociologia sorokiniana, uno s’impone con particolare evidenza: Sorokin ha, di fatto, indicato la via che la conoscenza sociologica deve intraprendere per riuscire a sfuggire alle insidie epistemologiche e concettuali che oggi ne impediscono il definitivo sviluppo. A tale scopo è necessaria una riflessione profonda sul concetto di persona ed egli contribuisce in modo determinante a tracciare il percorso teorico e metodologico utile a questo obiettivo imperniando il proprio paradigma sull’amore creativo e generativo, sorgente di rinascita sociale, in grado davvero di umanizzare la scienza sociologica. PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PIRITIM SOROKIN: IL POTERE DELL’AMORE. PARTE SECONDA – di Tommaso Sorgi – Non era la prima volta che veniva proposta l’idea di tradurre e pubblicare quest’opera di Sorokin, ma solo recentemente si è riusciti nell’impresa e finalmente può apparire in lingua italiana un libro che formula argomentazioni davvero originali centrate su un tema insolito, all’interno di una “scienza positiva”, come quello dell’«amore creativo». L’originalità del pensatore di origine russa-finlandese traspare  nella scelta delle figure di riferimento per la sua indagine: Lao-Tse, Confucio, Budda, Francesco d’Assisi, Gandhi e tanti altri, con una particolare passione per Gesù Cristo. Si ravvisano, pertanto,  in questa opera sorokiniana alcune idee che possono oggi accompagnare le prospettive nuove e avvincenti di una sociologia della comunione e della fraternità.

INDICI «NUOVA UMANITA’» 2005  – a cura di Antonio Coccoluto

NUOVA UMANITÀ XXVII –  Novembre – Dicembre – 2005/6, n.162 SOMMARIO (altro…)

“La felicità che cercate ha un nome”

Cari giovani amici, desidero inviare il mio cordiale saluto a tutti voi, radunati a Nieuwegein per la prima Giornata nazionale dei giovani cattolici d’Olanda. Saluto il Cardinale Adriano Simonis, Arcivescovo di Utrecht e Presidente della Conferenza Episcopale, e tutti i Vescovi olandesi, esprimendo vivo apprezzamento per la realizzazione di questa felice iniziativa. Desidero poi ringraziare il Werkgroep Katholieke Jongeren per l’impegno profuso in questi anni e i sacerdoti e laici impegnati nella pastorale giovanile, che vi seguono nella vostra riflessione. Tramite questo messaggio, cari giovani, desidero rendermi spiritualmente presente in mezzo a voi e assicurarvi che vi accompagno nella preghiera. So che tanti di voi hanno preso parte all’incontro mondiale di Colonia ed è per me motivo di grande gioia il fatto che adesso vogliate proseguire l’esperienza iniziata con la Giornata Mondiale della Gioventù, coinvolgendo altri vostri coetanei che non hanno avuto la grazia di parteciparvi. Tenere l’odierno raduno su invito dei vostri Vescovi è un bellissimo segno per la società olandese: sta ad indicare che voi non avete paura di dire che siete cristiani e volete testimoniarlo apertamente. In effetti, la ragione più profonda del vostro ritrovarvi insieme è incontrare il Signore Gesù Cristo. Così è stato per chi ha partecipato alla recente Giornata Mondiale della Gioventù, che aveva per tema: “Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2). Sulle orme dei Magi, animati dall’anelito di ricercare la verità, giovani di ogni angolo del mondo si sono dati appuntamento a Colonia per cercare e adorare il Dio fatto Uomo, e poi, trasformati dall’incontro con Lui ed illuminati dalla sua presenza, hanno fatto ritorno al loro paese, come i Magi, “per un’altra strada” (cfr Mt 2,12). Così anche voi siete rientrati in Olanda desiderosi di comunicare a tutti la ricchezza dell’esperienza vissuta, e quest’oggi volete condividerla con i vostri coetanei. Cari amici, Gesù è il vostro vero amico e Signore, entrate in un rapporto di vera amicizia con Lui! Egli vi attende e solo in Lui troverete la felicità. Quanto è facile accontentarsi dei piaceri superficiali che l’esistenza quotidiana ci offre; quanto è facile vivere solo per se stessi, apparentemente godendosi la vita! Ma prima o poi ci si rende conto che non si tratta di vera felicità, perché questa sta molto più in profondità: la troviamo soltanto in Gesù. Come ho detto a Colonia, “la felicità che cercate, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth” (18 agosto 2005, Discorso presso la banchina del Poller Rheinwiesen). Per questo vi invito a cercare ogni giorno il Signore, che non desidera altro se non che siate realmente felici. Intrattenete con Lui una relazione intensa e costante nella preghiera e, per quanto vi è possibile, trovate momenti propizi nella vostra giornata per restare esclusivamente in sua compagnia. Se non sapete come pregare, chiedete che sia Lui stesso ad insegnarvelo e domandate alla sua celeste Madre di pregare con voi e per voi. La recita del Rosario può aiutarvi ad imparare l’arte della preghiera con la semplicità e la profondità di Maria. E’ importante che al cuore della vostra vita ci sia la partecipazione all’Eucaristia, in cui Gesù dà se stesso per noi. Egli, che è morto per i peccati di tutti, desidera entrare in comunione con ciascuno di voi, bussa alla porta del vostro cuore per donarvi la sua grazia. Andate all’incontro con Lui nella Santa Eucaristia, andate ad adorarlo nelle chiese e restate inginocchiati davanti al Tabernacolo: Gesù vi colmerà del suo amore e vi manifesterà i pensieri del suo Cuore. Se vi porrete in ascolto, sperimenterete in modo sempre più profondo la gioia di far parte del suo Corpo mistico, la Chiesa, che è la famiglia dei suoi discepoli stretti dal vincolo dell’unità e dell’amore. Imparerete inoltre, come dice l’apostolo Paolo, a lasciarvi riconciliare con Dio (cfr 2 Cor 5,20). Specialmente nel sacramento della Riconciliazione Gesù vi attende per perdonare i vostri peccati e riconciliarvi con il suo amore attraverso il ministero del sacerdote. Confessando con umiltà e verità i peccati riceverete il perdono di Dio stesso mediante le parole del suo ministro. Quale grande opportunità ci ha dato il Signore con questo Sacramento per rinnovarci interiormente e progredire nella nostra vita cristiana! Vi raccomando, fatene costantemente buon uso! Cari amici, come vi dicevo sopra, se seguite Gesù non vi sentite mai soli perché fate parte della Chiesa, che è una grande famiglia nella quale potete crescere nell’amicizia vera con tanti fratelli e sorelle nella fede, disseminati in ogni parte del mondo. Gesù ha bisogno di voi per “rinnovare” l’odierna società. Preoccupatevi di crescere nella conoscenza della fede per essere suoi autentici testimoni. Dedicatevi a comprendere sempre meglio la Dottrina cattolica: anche se talora a guardarla con gli occhi del mondo può sembrare un messaggio non facile da accettare, c’è in essa la risposta appagante per i vostri interrogativi di fondo. Abbiate fiducia nei Pastori che vi guidano, Vescovi e sacerdoti; inseritevi attivamente nelle parrocchie, nei movimenti, associazioni e comunità ecclesiali, per sperimentare insieme la gioia di essere seguaci di Cristo, il quale annuncia e dona la verità e l’amore. E proprio spinti dalla sua verità e dal suo amore, insieme con gli altri giovani che cercano il senso vero della vita, potrete costruire un avvenire migliore per tutti. Cari amici, vi sono vicino con la preghiera affinché accogliate generosamente la chiamata del Signore, che vi prospetta grandi ideali in grado di rendere bella e piena di gioia la vostra vita. Siatene certi: solo rispondendo positivamente al suo appello, per quanto esigente possa sembrarvi, è possibile incontrare la felicità e la pace del cuore. Vi accompagni in questo itinerario di impegno cristiano la Vergine Maria e vi sia di aiuto in ogni vostro buon proposito. Con tali sentimenti, imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica a tutti voi raccolti a Nieuwegein, come pure a coloro che con amore e sapienza vi accompagnano nel vostro cammino di crescita umana e spirituale. Dal Vaticano, 21 Novembre 2005 BENEDICTUS PP. XVI   (altro…)

Sete di verità

Sete di verità

Una Chiesa vitale, gioiosa, autentica, in cammino verso e con la società, è quella che ha attirato 2.300 giovani olandesi in una domenica di fine novembre a Utrecht, al primo appuntamento nazionale, indetto per dar seguito all’esperienza iniziata alla Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia, nell’agosto scorso. Una partecipazione che non si verificava da decenni. L’evento è stato frutto della collaborazione, in un clima di profonda comunione, fra diocesi e movimenti, fra cui il Rinnovamento Carismatico, il Comitato giovani cattolici, Emmanuel e i Focolari. Una comunione fra carismi vissuta già in preparazione alla Gmg. “La felicità che cercate, la felicità che avete il diritto di gustare, ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth”. E’ questo un passaggio centrale del messaggio autografo del Papa, profondo e pieno di calore, accolto con un lungo applauso. Benedetto XVI ha incoraggiato i giovani ad approfondire il loro rapporto con Gesù, attingendo ai sacramenti, per poi assumersi le proprie responsabilità nella vita personale e nella società.  Il meeting è proseguito con lavori e approfondimenti di gruppo su catechesi e applicazione sociale. Si è spaziato così da fede, etica e scienza, al come vivere da cristiano nella politica, nell’insegnamento, nell’economia ; dall’ecumenismo al dialogo interreligioso. E’ stato un costatare quanto desiderio c’è in questi giovani di approfondire la loro fede, e quanto sono assetati della verità. «La nebbia che per decenni ha coperto la gioventú nella Chiesa Cattolica in Olanda è sparita». E’ quanto ha detto all’omelia il vescovo Mgr. de Jong, ausilare di Roermond, responsabile della pastorale giovanile, alla Messa concelebrata con il card. Simonis, che ha concluso la Giornata. Queste parole esprimevano una certezza condivisa da tutti: in una società che si sta secolarizzando sempre di più, è nato nel seno della Chiesa qualcosa di nuovo che è irriversibile. Quanto sta avvenendo in Olanda è un fenomeno che si sta verificando anche in altri Paesi europei. Come osserva Lorenzo Fazzini, su Avvenire dell’8 dicembre, “c’è aria di spiritualità” e il riflesso di questa ritrovata interiorità è l’apertura all’altro, che si traduce in moltissimi casi nell’impegno sociale e nella scelta di servire i più poveri”.   (altro…)

Commento di Chiara Lubich alla Parola di vita del mese di dicembre 2005

È un grido di speranza quello di Isaia che si ode tra il popolo d’Israele, da 50 anni in esilio a Babilonia, in Mesopotamia. Il Signore manda finalmente un suo messaggero ad annunciare la liberazione, il ritorno in patria. Come al tempo della schiavitù in Egitto, Dio si metterà alla testa del suo popolo e lo ricondurrà nella Terra promessa. Bisogna allora riparare le strade, riempire le buche, rendere agevoli i passaggi impervi, proprio come si faceva quando un re doveva recarsi in una delle sue province.

Cinque secoli più tardi Giovanni il Battista, sulle rive del fiume Giordano, riprende l’annuncio di gioia del profeta Isaia; questa volta sta per arrivare il Messia in persona.

«Preparate la via al Signore, appianate (…) la strada per il nostro Dio»

Ogni anno, in attesa del Natale, ascoltiamo questo invito. Dio che, da sempre, ha manifestato l’ardente desiderio di stare con i suoi figli, viene “ad abitare in mezzo a noi” . Anche oggi egli sta alla porta e bussa, perché vuole entrare, “cenare” con noi .

Noi stessi avvertiamo spesso il desiderio di incontrarlo, di averlo accanto nel cammino della vita, di essere inondati della sua luce. Perché egli possa entrare nella nostra vita, occorre togliere gli ostacoli. Non si tratta più di spianare le strade, ma di aprirgli il cuore.

Gesù stesso enumera alcune delle barriere che chiudono il nostro cuore: “furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia…” . A volte sono rancori verso parenti o conoscenti, pregiudizi razziali, indifferenza davanti alle necessità di chi ci sta vicino, mancanze di attenzioni e di amore in famiglia…
Davanti ai tanti ostacoli che impediscono l’incontro con Dio, ecco nuovamente l’invito:

«Preparate la via al Signore, appianate (…) la strada per il nostro Dio»

Come preparargli concretamente la strada?
Chiedendogli perdono ogni volta che ci accorgiamo di aver eretto una barriera che ostacola la comunione con lui.
È un atto sincero di umiltà e di verità con il quale ci mostriamo a Lui così come siamo, dicendogli la nostra fragilità, i nostri sbagli, i nostri peccati.
È un atto di fiducia con il quale riconosciamo il suo amore di Padre, “misericordioso e grande nell’amore” .
È l’espressione del desiderio di migliorarsi e ricominciare.

Può essere a sera, prima di addormentarsi, il momento più adatto per fermarci, guardare la giornata trascorsa e domandargli perdono.
Possiamo anche vivere con maggiore consapevolezza e intensità il momento iniziale della celebrazione della Eucaristia quando, insieme con la comunità, domandiamo perdono dei nostri peccati.

È poi di enorme aiuto la confessione personale, sacramento del perdono di Dio. È un incontro con il Signore al quale si possono donare tutti gli sbagli commessi. Si riparte salvati, con la certezza di essere stati fatti nuovi, con la gioia di riscoprirsi veri figli di Dio.
È Dio stesso, con il suo perdono, a togliere ogni ostacolo, ad “appianare la strada” e ad instaurare nuovamente il rapporto d’amore con ciascuno noi.

“Preparate la via al Signore, appianate (…) la strada per il nostro Dio”.

È quanto ha sperimentato Luisa. Una vita travagliata, la sua: con il gruppo di amici, con la droga, lo sbandamento morale. Tenta di risalire la china, fino a quando riesce a liberarsi dalla tossicodipendenza. Ma ormai è irreparabilmente segnata. Dopo un matrimonio civile affrettato ecco i primi sintomi dell’AIDS. Il marito l’abbandona.

Luisa si ritrova sola, con il peso dei suoi fallimenti; fino a quando si incontra con un gruppo di cristiani che vivono la Parola di Dio e ne condividono le esperienze. Scopre un mondo che fino ad allora le era ignoto. Ora che ha conosciuto un Dio che è Padre, che è Amore, non può più tenersi per sé i suoi peccati, crede al suo perdono. La sua vita cambia: il perdono la apre ad una gioia mai vissuta, pur nel dolore e nella malattia. Sul suo volto fiorisce una bellezza che non viene sfigurata dal progredire del male. I medici sono meravigliati dalla sua serenità.

Sperimenta una nuova nascita.
Il giorno della sua morte è rivestita di bianco, come lei aveva chiesto. La via era appianata per l'Incontro, per il Cielo.

 

Chiara Lubich

 

“Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?”

“Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?”

“Il principio di fraternità dal punto di vista di un giudice può essere vissuto sotto due profili: entra fortemente sia nell’interpretazione della norma che sul versante dei comportamenti concreti”. “Ci troviamo ogni giorno ad avere a che fare con la realtà palpitante dell’uomo. Davanti a noi non ci sono fascicoli, carte, ma realtà personali e familiari drammatiche”. Lo ha affermato la mattina conclusiva (domenica 20.11), il Presidente dell’Associazione nazionale magistrati, dott. Ciro Riviezzo, nel suo saluto, leggendo alla luce della fraternità, l’operato del giudice.

“I passi avanti si fanno insieme e non isolatamente”. Questa la constatazione emersa nelle conclusioni presentate dai membri della commissione centrale “Comunione e diritto”, presieduta dal magistrato Gianni Caso, già giudice della Suprema Corte di Cassazione, al 1° Convegno Internazionale “Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?” promosso da “Comunione e Diritto”, 18-20 novembre 2005, a Castelgandolfo (Roma), che ha visto un ricco scambio di riflessioni ed esperienze nei vari ambiti del Diritto. Fraternità e diritto. Una proposta che ha radici antiche. Se ne trovano tracce nel Diritto romano, sviluppi nell’era medievale con l’istituto dell’”affratellamento”, per giungere al noto trinomio di libertà, uguaglianza e fraternità della rivoluzione francese, come rileva nel suo intervento in apertura il prof. Fausto Goria, dell’Università di Torino. Ma quale fraternità? Apre un vasto orizzonte Chiara Lubich, fondatrice e presidente dei Focolari nel messaggio letto in apertura del Convegno: “La fraternità è iscritta nel DNA di ogni uomo, ne costituisce la vocazione ultima. Corrisponde al disegno di Dio di realizzazione piena dell’uomo e dell’umanità” e si può attuare, calando anche nel mondo giuridico il comandamento evangelico dell’amore reciproco.  

In questa visione sono stati affrontati i vari ambiti del mondo del diritto e della giustizia.

Diritto internazionale:è emerso che il principio di fraternità può ispirare concreti modelli di intervento e metodi di analisi nell’attuale processo di crescente interdipendenza tra i popoli. Diritto amministrativo: nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, questo principio può costituire “un acceleratore” per attuare la partecipazione democratica, come ha rilevato l’avvocato Nino Gentile. Eloquente in questo senso la trasformazione di un quartiere degradato di Gela e la risoluzione di un grave conflitto tra campesinos e imprese minerarie in Perù. Diritto privato: è stato affrontato sia il diritto di famiglia con la presentazione di nuove figure come quella del mediatore familiare per il sostegno della famiglia e la risoluzione delle controversie, sia il diritto d’impresa dove si è mostrato che la fraternità può temperare la logica del profitto e portare alla nascita di imprese gestite secondo i principi dell’economia di comunione. Nel diritto penale, la prof. Adriana Cosseddu, dell’Università di Sassari, ha rilevato il fatto che il reato è oggi considerato essenzialmente come violazione della legge, più che come offesa alla vittima e come ferita al tessuto delle relazioni sociali. Per questo motivo – ha affermato – non ci si può limitare alla “giustizia retributiva”, ma occorre una “giustizia restaurativa” dei rapporti. E’ un nuovo stile di agire giuridico che fa andare “oltre” il “formalmente corretto” pur senza alcuna forzatura procedurale: situazioni che parevano senza via di uscita trovano sbocchi insperati di recupero. E’ una rete di rapporti, legati dalla fraternità che si è intessuta in questi giorni di incontro. Continuerà ad essere attiva anche a distanza con lo scambio di esperienze, riflessioni, elaborazioni culturali per lavorare ad una giustizia sempre più rispondente ai bisogni dell’umanità. (altro…)

La fraternità per umanizzare la giustizia

La fraternità per umanizzare la giustizia

La fraternità può diventare nuova linfa per rivitalizzare le relazioni e umanizzare la giustizia e apre interessanti prospettive a livello culturale. E’ questo il dato più significativo emerso dalle 3 intense giornate di confronto svolte dal 18 al 20 novembre 2005, tra circa 700 operatori del campo: magistrati, docenti universitari, avvocati e studenti convenuti a Castelgandolfo da oltre 35 Paesi di 4 continenti per interrogarsi sul tema: “Relazionalità nel diritto. Quale spazio per la fraternità?” per iniziativa del gruppo internazionale “Comunione e Diritto” del Movimento dei Focolari.

L’impatto della fraternità nei diversi ambiti del diritto appare evidente innanzitutto dalle molte esperienze attuate sui fronti e nei Paesi più diversi: in Perù nel dirimere gravi conflitti tra i campesinos e le compagnie minerarie che pretendevano di sfruttare le terre da loro da sempre abitate, così in Europa, con magistrati e avvocati impegnati in prima linea a salvaguardare i valori della fraternità nel diritto di famiglia; in Sud America, nel campo del diritto minorile, o, in USA ed Austria, seguendo nuovi percorsi per la reintegrazione dei condannati nella comunità; o ancora nel lavoro per trasformare il diritto internazionale in diritto dei popoli e non solo degli Stati. Così, dal vissuto può prendere il via la ricerca culturale. Il Convegno è stato aperto da un messaggio di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari. C’è, nelle sue parole, una chiave che può illuminare il compito degli operatori del diritto, proprio nella direzione della fraternità? Risponde, in un’intervista alla Radio Vaticana, il prof. Fausto Goria, Docente di Diritto romano all’Università di Torino: Certamente Chiara ha detto una cosa importantissima: che nel piano di Dio – come lei che è carismatica, lo vede – il rapporto tra le persone è quello di essere un dono reciproco, ed è in questo rapporto di donazione reciproca che ognuno si realizza come persona. E questo vale anche per i gruppi, per gli Stati. Il fatto di tradurre in esperienza e poi in norma giuridica questo principio, credo che richiederà un certo numero di anni – ma potrà fornire una interessante e utile prospettiva di sviluppo.   (altro…)

“ZENIT”, il nuovo CD del Gen Rosso

“ZENIT”, il nuovo CD del Gen Rosso

Il Gen Rosso festeggia i suoi 40 anni di attività con una nuova produzione discografica. Dieci brani scelti fra le canzoni più importanti ed apprezzate delle oltre 300 del suo repertorio, rivisitati attraverso nuovi arrangiamenti, e con un brano inedito. “Zenit” è frutto di una preziosa collaborazione con numerosi musicisti, ma soprattutto vede la presenza di alcuni noti cantanti italiani a “duettare” con i solisti del Gen Rosso: Francesco Guccini, Antonella Ruggiero, Rosalia Misseri, Francesco Silvestre (Modà), Cheryl Porter, Kate Kelly, hanno dato voce a un album che coniuga messaggi e contenuti con una raffinata sensibilità musicale, condividendo la grande ricchezza di valori dei quali il Gen Rosso è stato da sempre portatore. “Zenit” è stato presentato alla stampa giovedì 17 novembre 2005, in Campidoglio, Sala del Carroccio, Roma, con la presenza degli artisti che hanno collaborato alla sua realizzazione. Il nuovo CD è distribuito da Multimedia San Paolo. Parte del ricavato delle vendite contribuirà a finanziare un nuovo Centro Multiculturale ed Interreligioso in favore del dialogo fra i popoli a Gerusalemme. Multietnico per nascita, ecumenico per vocazione, altoparlante musicale di amore, pace e fratellanza: questo è il Gen Rosso, che in 40 anni di attività e di entusiasmo si è affermato come una delle espressioni più mature della musica ispirata ai valori della cultura cristiana. Un progetto da sempre multiforme: musicisti, cantanti, ballerini e tecnici, costantemente in movimento, che uniscono il proprio bagaglio professionale e umano per dar vita ad un’esperienza musicale unica e coinvolgente. 2.000 concerti, 170 tour in 43 nazioni, 54 album e 300 canzoni pubblicate.   (altro…)

Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?

PROGRAMMA

Venerdì 18 novembre Ore 9.30 Saluto di apertura e presentazioni Comunione e diritto: le origini, la proposta, l’idealità Maria Voce, Commissione Centrale Comunione e diritto Messaggio di Chiara Lubich Fondatrice e Presidente del Movimento dei Focolari Introdotto da Giovanni Caso, Presidente Onorario della Suprema Corte di Cassazione – Italia Riflessioni su fraternità e diritto Fausto Goria, Professore di Diritto Romano – Università di Torino – Italia Ore 15.30 SESSIONE DI DIRITTO PUBBLICO E INTERNAZIONALE PRESIEDE MARCO AQUINI Docente di Cooperazione allo sviluppo Università Angelicum – Roma Elementi di fraternità nel diritto costituzionale Agnes Bernhard (Austria), consulente in diritto costituzionale e comunitario Lo spazio possibile per il principio di fraternità nel diritto amministrativo Nino Gentile (Italia), avvocato amministrativista Un’ esperienza di risoluzione alternativa dei conflitti in Perù Cesar Guzman Barron (Perù), direttore del Centro di Analisi e risoluzione dei conflitti – Università Cattolica del Perù Rapporto tra cittadini e amministrazione: un quartiere pilota a Gela, Sicilia Rocco Galdini (Italia) Alla ricerca della fraternità nel diritto della comunità internazionale Vincenzo Buonomo (Italia), professore di diritto internazionale – Università Lateranense – Roma Fraternità e diritti umani – L’articolo 1 della Dichiarazione Universale Marco Aquini (Italia), docente di Cooperazione allo sviluppo – Università Angelicum -Roma Umanità e soggettività internazionale Esther Salamanca (Spagna), docente di diritto internazionale Partnership nella cooperazione internazionale Salvina Infantino (Italia), vicepresidente ONG Azione per un Mondo Unito (AMU) Sabato 19 Novembre Ore 9.30 SESSIONE DI DIRITTO PRIVATO PRESIEDE FAUSTO GORIA Professore di Diritto Romano Università di Torino – Italia Relazioni giuridiche e fraternità Oscar Vazquez (Argentina), magistrato e docente di Diritto processuale civile Università del Congresso – Mendoza Elementi di fraternità nel diritto d’impresa Amy Uelmen (Stati Uniti), direttore dell’Istituto di religione, diritto, etica forense Scuola di Legge Fordham Univesity – New York Il consulente giuridico di impresa Salvador Morillas Gomes (Spagna), avvocato Collegialità nella gestione d’impresa Mario Spreafico (Italia), commercialista L’economia di comunione e la E. di C. s.p.a Beatrice Vecchione (Italia), consigliere E. di C. s.p.a. La fraternità nelle leggi di famiglia Angel Cano (Santo Domingo), avvocato – Membro Commissione di redazione del codice di famiglia Il giudice e la famiglia Adeline De Lataulade (Francia), magistrato – Parigi L’istituto dell’adozione internazionale e la realtà sociale brasiliana Munir Cury (Brasile), magistrato – Membro della Commissione di redazione dello Statuto del bambino e dell’adolescente Esperienze di mediazione in controversie famigliari Martha Uelmen (Stati Uniti), avvocato Esperienza di avvocato di famiglia Mary O’Malley (Irlanda), avvocato Una scuola per mediatori familiari Carlo Fusco (Italia), avvocato Lafayette Pozzol (Brasile), avvocato La conciliazione quale metodo ordinario di risoluzione delle controversie Antonio Caputo (Italia), notaio Ore 15.30 SESSIONE DI DIRITTO PENALE PRESIEDE ANNE DE PARDON Magistrato Parigi – Francia Diritto penale e fraternità Adriana Cosseddu (Italia), professore di Diritto penale commerciale Esperienza nel trattamento di tossico-dipendenti Gerald Uelmen (Stati Uniti), avvocato La fraternità come criterio di applicazione delle norme giuridiche Elena Massucco (Italia), magistrato Esperienza di avvocato penalista Orazio Moscatello (Italia), avvocato L’esecuzione della pena nell’orizzonte della fraternità Pedro Vaz Patto (Portogallo), magistrato Comunità Emmaus per il “reinserimento sociale degli ex detenuti” esperienza e video – Austria Il Progetto “Georgia Justice” Douglas B. Ammar(USA), avvocato Ore 21 SERATA ARTISTICA CONCERTO DI PIANOFORTE – M. ENRICO POMPILI Domenica 20 novembre Ore 9.30 SESSIONE CONCLUSIVA Tavola rotonda: confronto e dialogo sui temi del Convegno, tra relatori e partecipanti Presiede Giovanni Caso Al termine di ogni sessione di lavoro sono previsti interventi e comunicazioni dei partecipanti

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“Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?”

La crescente conflittualità e violazione dei diritti che segna la convivenza umana a vari livelli, sollecita la ricerca di nuovi “modi” di relazione, che attendono una adeguata espressione anche nel campo giuridico, nei diversi settori del Diritto Pubblico, Privato e Penale, per assicurare una più efficace tutela della persona e dei suoi diritti inviolabili, la comunione tra le persone, i gruppi sociali e i popoli. Di qui la scelta del titolo del 1° Convegno internazionale: “Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?” che si svolgerà nella sala Congressi del Centro Mariapoli di Castelgandolfo (Roma).

Riflessioni ed esperienze di un modo nuovo di intendere e attuare diritto e giustizia animeranno le tre giornate di lavori. Come: in un quartiere pilota di Gela in Sicilia, sul rapporto tra cittadini e amministrazione; in Sud America, nel campo del diritto minorile, o, in USA ed Austria, seguendo nuovi percorsi per la reintegrazione degli ex-carcerati nella società; sul fronte penale, nel trattamento di tossico-dipendenti negli Stati Uniti e in una comunità di recupero dall’Austria; o ancora nel lavoro per trasformare il diritto internazionale in diritto dei popoli e non solo degli Stati. Così, dal vissuto può prendere il via la ricerca culturale.

Per una traduzione giuridica del principio di fraternità disatteso
Si intende così aprire una ricerca con respiro internazionale, che indaghi su come il principio di fraternità possa avere una traduzione giuridica. Questa scelta si fonda sulla constatazione che “i principi di libertà e di uguaglianza”, tradotti nel piano giuridico, hanno rafforzato i diritti individuali, ma non sono sufficienti per assicurare la pacifica coesistenza delle comunità locali, nazionali e internazionale. Manca infatti la fraternità, il terzo elemento del noto trinomio, rimasta disattesa.

Che cos’è “Comunione e diritto”, che promuove questo 1° Convegno internazionale? E’ composto da un gruppo internazionale di studiosi e operatori del diritto, impegnato nell’incarnare il principio della fraternità nelle relazioni all’interno delle diverse aree della vita giuridica. Fa esplicito riferimento, sia nell’attività sia nella riflessione teorica, alla spiritualità di comunione del Movimento dei Focolari, fondato e presieduto da Chiara Lubich.

Il convegno si svolge in collaborazione con l’Associazione “Azione per un Mondo Unito” – ONLUS (Ente accreditato presso il MIUR per l’aggiornamento professionale del corpo docente).

Per ulteriori informazioni – Segreteria del convegno: Elisabetta Scomazzon
Tel. 06. 945407214 ore 9-12; 16-19 dal lunedì al venerdì – cell. 349-844-5957
Via Piave, 15 – 00046 Grottaferrata – e-mail: diritto@focolare.org

 

Un’avventura illuminata dall’Infinito

Un’avventura illuminata dall’Infinito

Il Gen Verde, gruppo internazionale di teatro-musica-danza, si presenta nel 2005 con una performance inedita. Una domanda attraversa lo spettacolo: è possibile fondere orizzonti umani e divini? Conciliare terra e cielo? Titolo del nuovo spettacolo: “La coperta del mondo”. La coperta è il simbolo degli ideali che possono avvolgere e unire uomini e donne in una dimensione fraterna. Un musical dai connotati poetici dove si parla e si canta dell’avventura umana illuminata dalla luce dell’Infinito.

Lo spettacolo multimediale procede per rapidi flash in un ritmo vivace. Ricorre ai simboli – l’aquilone e le stelle, le gocce di fuoco e lo specchio – per evocare figure e momenti che hanno portato al rapido espandersi dell’ideale di fraternità, all’impegno concreto in diversi ambiti, al dialogo interreligioso e con i non credenti sul possibile terreno d’incontro dell’etica e della solidarietà». “Uno spettacolo importante, non solo per la recitazione, la danza o il canto, ma per l’intensità e chiarezza del messaggio che traspare in modo limpido e leggibile da ogni parola e da ogni gesto”. (da Il Giornale di Brescia)  

Tema unificante: l’amore evangelico che, come lo splendore delle stelle, sa riempire di luce ciò che è avvolto dalle tenebre dell’indifferenza, dell’odio, della violenza… e trasforma in “gocce di fuoco” coloro che da esso si lasciano contagiare. Il musical racconta il rapido espandersi di un ideale che è diventato movimento: i Focolari. Il musical porta in scena altre pagine di questa storia, dopo le Prime pagine, tradotte in 12 lingue e portate non solo in Europa, ma anche in Brasile, Corea e Giappone.

L’11 novembre prossimo, il Gen Verde è atteso con il nuovo spettacolo al Palasport di Genzano, sui colli romani, dopo il lungo tour milanese e in altre città della Lombardia che aveva fatto seguito agli spettacoli in Campania, Puglia e Abruzzo. Le tappe successive toccheranno Ancona, Cesena, Imola, San Benedetto del Tronto, Cavezzo, Parma.  

Impressioni flash dopo gli spettacoli di Milano

«Sono serate come questa che mi fanno dire di fronte alle difficoltà: No, non posso arrendermi! Quel sogno esiste, c’è davvero, è un sogno possibile» «Uno spettacolo denso che, se preso sul serio, implica un cambiamento di vita. Tornando a casa mi sono detta: ‘Sono capitata in un altro mondo’. Ho una collega sgradevolissima e forse io per prima dovrei trattarla con amore. Non so se avrò il coraggio. Ma voglio almeno provare, sono curiosa di sapere se funziona e cosa succede». (altro…)

La forza del Vangelo nei campi profughi

In ottobre, a conclusione della Settimana Mondo Unito 2005, una conferenza telefonica ha collegato giovani ad ogni latitudine. Due amici hanno raccontato la loro esperienza dalla Tanzania. Dopo essere fuggiti dal Burundi allo scoppio della guerra, rifugiati in un campo profughi della regione di Kigoma, hanno testimoniato la forza dell’unità e della coerenza cristiana, che rende forti i miti, portando insieme ad altri, anche nel campo, un raggio di speranza. Ora hanno iniziato a studiare entrambi alla facoltà di giornalismo. Sono potuti uscire dal campo profughi grazie alle borse di studio ricevute con il Progetto Africa. «Quando in Burundi, nel 1993, è iniziata la guerra civile – racconta R. – mi trovavo a casa con i miei, ero un ragazzino e cercavo di vivere il Vangelo. Era lì che, in quel clima di odio e violenza, trovavo la forza per continuare ad amare tutti, anche i nemici, e la certezza che il bene vince sempre il male. Un giorno con la mia famiglia abbiamo aiutato alcuni bambini dell’altra etnia. Avremmo dovuto considerarli nemici…invece siamo riusciti a salvarli, mettendo a repentaglio la nostra vita.

Nel 1996 la situazione è ulteriormente peggiorata, nella mia scuola c’era tanta violenza e sono stato torturato. Ma anche in quella dolorosa situazione ho pregato Dio di darmi la forza di perdonare e di aiutare questi miei fratelli a cambiare vita. Ero comunque in pericolo, e sono stato costretto a scappare, trovando rifugio nei campi profughi in Tanzania nella regione di Kigoma. Lì ho vissuto per 9 anni». «La nostra vita nei campi – continua K. – non è stata facile: abbiamo dovuto affrontare grandi difficoltà: mancanza di un tetto, del cibo, di vestiti… ma in tutto questo ci ha aiutato la scelta di vivere coerentemente il cristianesimo, scelta che ci ha portato a fare di ogni difficoltà una pedana di lancio e a trasformarla in amore. Nel nostro campo eravamo 42 Giovani per un Mondo Unito molto impegnati: quest’anno noi stessi siamo riusciti a costruire due capanne con fango ed erba per due anziani rifugiati che non avevano un posto dove stare… Siamo anche andati in due scuole superiori del campo per condividere con gli altri giovani le nostre esperienze di Vangelo vissuto. Con l’aiuto concreto di tanti giovani del mondo, attraverso il Progetto Africa, abbiamo potuto portare avanti piccoli commerci come la vendita di manioca, di farina di granoturco e olio di palma. Alcune settimane fa, ci è giunto un dono inaspettato sempre grazie a questi aiuti: ci è stato possibile uscire dal campo profughi e trasferirci in Tanzania. Con due borse di studio possiamo ora iniziare a frequentare la facoltà di giornalismo». (R. e K. – Tanzania)   (altro…)

Novembre 2005

Nella promessa della terra si intravede un’altra patria, quella che Gesù, nella prima e nell’ultima delle beatitudini, chiama “il Regno dei cieli”: la vita di comunione con Dio, la pienezza della vita che non avrà mai fine. Chi vive la mansuetudine è beato, fin da ora, perché già da ora sperimenta la possibilità di cambiare il mondo attorno a sé, soprattutto cambiando i rapporti. In una società dove spesso impera la violenza, l’arroganza, la sopraffazione, egli diventa “segno di contraddizione” e irradia giustizia, comprensione, tolleranza, dolcezza, stima dell’altro. I miti mentre lavorano per edificare una società più giusta e più vera – evangelica -, si preparano a ricevere in eredità il Regno dei cieli e a vivere “nei cieli nuovi e nella terra nuova”.

«Beati i miti perché erediteranno la terra»

Per sapere come vivere questa Parola di vita basterebbe guardare come è vissuto Gesù, Lui che ha detto: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore” . Alla sua scuola la mitezza appare come una qualità dell’amore. L’amore vero, quello che lo Spirito Santo infonde nei nostri cuori, è infatti “gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” . Sì, chi ama non si agita, non ha fretta, non offende, non ingiuria. Chi ama si domina, è dolce, è mite, è paziente. L’”arte di amare” traspare da tutto il Vangelo. L’hanno imparata anche tanti bambini. So che giocano con un dado speciale, che chiamano il “dado dell’amore”. Ogni sua faccia riporta una frase su come amare, seguendo l’insegnamento di Gesù: amare tutti, amarsi a vicenda, amare per primi, farsi uno con l’altro, amare Gesù nell’altro, amare il nemico. All’inizio della giornata lo tirano e cercano di mettere in pratica la parola che viene fuori. Raccontano le loro esperienze. Un giorno il papà di Francesco (un bambino di 3 anni che vive a Caracas) torna a casa alterato perché ha avuto un contrasto con un collega di lavoro; lo racconta alla moglie e anche lei se la prende con quell’uomo. Francesco va a prendere il suo dado e dice: “Tirate il dado dell’amore!” Lo fanno insieme. Sulla faccia del dado c’è scritto: “Ama il nemico”. I genitori capiscono… Se ci pensiamo bene, ci accorgeremo che ci sono persone che vivono nel quotidiano una meravigliosa mitezza. In grandi personaggi che hanno lasciato questa terra – quali Giovanni Paolo II, Teresa di Calcutta, Roger Schutz – abbiamo visto irradiare la mitezza in modo tale da incidere sulla società e sulla storia, spronandoci nel nostro cammino. Chiara Lubich

Il tuffo in Dio: i 40 giorni di Carlo e Alberto

Il tuffo in Dio: i 40 giorni di Carlo e Alberto

Il libro di Michele Zanzucchi si snoda nel racconto della storia di Carlo e Alberto, che hanno coltivato una splendida amicizia, aperta e alimentata da un obiettivo comune: portare a tutti il dono dell’ideale evangelico che li aveva affascinati. (…)

Le vite di questi due giovani sono state stroncate prematuramente. Alberto, studente in ingegneria, intelligente, sportivo, innamorato della montagna, durante un’ascensione rimane vittima di una caduta in un canalone ghiacciato; a Carlo, studente in agraria, mentre stava facendo il servizio militare, viene diagnosticato un tumore tra i più maligni. Il racconto di Michele Zanzucchi ci aiuta a leggere i fatti diversamente, nulla togliendo alla loro umana crudezza. La vita dei due giovani aveva raggiunto la pienezza pensata da Dio creandoli, fino ad irradiare una bellezza esemplare.

Il loro desiderio era mettere Dio al centro della propria vita. L’intesa e l’amicizia loro aveva quindi radici profonde. Il poter affrontare insieme problemi e difficoltà di ogni giorno, li aiutava a vivere i momenti difficili e a superare la tentazione di fermarsi e lasciar perdere. Tante volte hanno ricominciato, tante volte hanno sperimentato la rinascita sempre nuova della vita in loro e attorno a loro. (…)

Ancora oggi, a distanza di anni, il loro esempio trascina. “Alberto e Carlo – dicono quelli che li hanno conosciuti – sono come due conto correnti sempre aperti in cui continuano a maturare gli interessi!”. (dalla prefazione, del card. Tarcisio Bertone, Arcivescovo di Genova) A 25 anni dalla loro ‘partenza’ per il Cielo, nell’Abbazia di S. Siro di Struppa, a Genova, il 2 ottobre scorso, alla fine di una Celebrazione eucaristica, è stato annunciato che presto sarà avviata la causa di Beatificazione di Carlo Grisolia e Alberto Michelotti. Per informazioni, ci si può rivolgere al Comitato a loro intitolato: e-mail: comitato@albertoecarlo.it (altro…)

Nuova Umanità – Settembre-Ottobre 2005

Editoriale

UNA CHIAVE DI LETTURA DELL’ATEISMO DELL’OCCIDENTE – di Giuseppe Maria Zanghì – L’Autore riprendendo alcune affermazioni di A. Glucksmann nel suo ultimo libro,  La troisième mort de Dieu (Paris 2004), si propone di cercare una risposta alla domanda sul perché l’Occidente, in particolare l’Europa, ha dato vita ad una cultura che in realtà ha fatto di Dio un problema irrisolvibile, fino a gettare l’uomo in una solitudine paurosa senza un orizzonte unitario, che renda possibile un nostro parlare che non sia una serie di monologhi lucidi, intelligenti, colti, ma sempre e solo monologhi. Da qui un’altra domanda: può il credente cercare di comprendere questo fenomeno inquietante e drammatico del mondo contemporaneo – e che lo connota per buona parte – che va sotto il nome di ateismo di una cultura intera?

Nella luce dell’ideale dell’unità

QUALE FUTURO PER UNA SOCIETÀ MULTICULTURALE, MULTIETNICA E MULTIRELIGIOSA?– di Chiara Lubich – Riportiamo il testo dell’intervento tenuto il 19 giugno  2004 presso la Westminster Central Hall di Londra in occasione della “Giornata aperta” promossa dal Movimento dei Focolari. IL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA – di Pasquale Foresi – Il problema della conoscenza che l’Autore affronta sinteticamente presenta due aspetti intimamente collegati fra loro. Il primo concerne il meccanismo del processo conoscitivo  e cioè la dinamica con la quale noi veniamo a conoscere il mondo esterno così come ci si presenta e, di conseguenza, il modo con cui giungiamo a formulare giudizi corrispondenti alla realtà. Il secondo riguarda il valore della conoscenza e cioè se noi siamo in grado di conoscere o meno oggettivamente la realtà così come ci si presenta. Vengono, pertanto, richiamate per grandi linee tre scuole filosofiche emblematiche per evidenziare le diverse soluzioni che, nel corso della storia del pensiero, sono state proposte al problema gnoseologico.

Saggi e ricerche

EDUCAZIONE E SVILUPPO DEL SENSO D’AUTOEFFICACIA NELLA RELAZIONE CON SÉ E CON L’ALTRO – di Michele De Beni – Il mondo della scuola italiana in questi ultimi anni si sta preparando ad affrontare significative trasformazioni che riguardano strutture, tempi e contenuti d’insegnamento. L’Autore, partendo dalla costatazione che sempre più frequentemente nella prassi scolastica l’attenzione si sta spostando su problematiche riguardanti l’organizzazione, la struttura e l’efficienza del sistema, mette in evidenza il rischio che si perdano di vista i nodi di più ampie questioni, riguardanti finalità, obiettivi, contenuti e metodi, che a loro volta richiedono inquadramenti e riflessioni di natura squisitamente pedagogica. Sottolinea, poi, come sia urgente cercare una rifondazione del dibattito entro un quadro antropologico, filosofico e culturale più elevato di quello in cui a volte si tende a rinchiudere i termini delle Riforme scolastiche. METZ YEGHERN, IL GRANDE MALE – II – di Giovanni Guaita – Nella seconda parte di questo studio l’autore traccia un bilancio del genocidio degli armeni e individua le responsabilità politiche e penali delle autorità turche, dei loro alleati e delle potenze, mettendo in evidenza anche alcuni casi di “disobbedienza civile” di funzionari e privati cittadini turchi e curdi. Il genocidio degli armeni è inserito nel quadro più vasto dell’olocausto anche di altri cristiani sudditi ottomani durante la guerra mondiale; si analizza poi la situazione della chiesa armena durante e dopo il genocidio, l’aiuto delle altre chiese e di filantropi laici quale fu Fridtjof Nansen. L’autore riflette poi sul riconoscimento del genocidio in sede internazionale, sul negazionismo turco e le sue pesanti conseguenze e sul recente interesse di parte della società civile turca contemporanea nei confronti di questa pagina oscura della storia nazionale. Il Metz Yeghern è infine messo in relazione alla Shoah e considerato nelle sue conseguenze per la storia e la cultura del popolo armeno.   LA RESPONSABILITÀ SOCIALE DELL’ARTE – di Michel Pochet – Riportiamo la «Lezione Inaugurale»  dell’anno accademico della facoltà di Arte a Heredia e in due altre sedi dell’UNA (Università Nazionale del Costa Rica), Nicoya e San Isidro. L’autore invitato da Mario Alfagüel, compositore costaricano e professore all’UNA, in occasione della prima dell’opera musicale composta su sette poesie del suo libro di poesie Albero di fuoco, presenta in un ambiente accademico e laico la metafora della «luce e dei colori» di Chiara Lubich sottolineando come in questa «visione estetica del mondo» l’Arte e la dimensione sociale siano viste nella stessa luce. TESTIMONE DI NOVITÀ: VIRGINIA GALILEI E LE SUE LETTERE AL PADRE  – di Maria Chiara Milighetti – Il «caso Galilei» ha suscitato da sempre una molteplicità di suggestioni e di interpretazioni. Si tenta qui di guardare all’affaire con gli occhi della figlia del noto scienziato, Suor Maria Celeste, riscoprendo nuovi scenari interpretativi alla luce del carteggio con il padre e dei rapporti intessuti con i discepoli. E’ infatti necessario integrare ed arricchire la storia a partire dalle fonti dirette, dalle testimonianze di chi quelle vicende le vide, ne fu artefice o le subì e, al tempo stesso, sottolineare che, sebbene la questione galileiana sia stata a tratti definita come un’occasione mancata, come un errore, un fallimento, una sconfitta, da quella profonda frustrazione delle coscienze, dalla prostrazione delle menti e degli animi, scaturì un’umanità trasfigurata, più consapevole e disincantata. E la vecchia immagine di «filosofo della natura» cedette il posto ad un uomo riplasmato dal «dolore della ragione».  LA MUSICA E IL SACRO – di Pierangelo Sequeri – Che esista un legame arcaico e millenario della musica con il sacro sembra un’evidenza piuttosto scontata. Magari i contorni di questo nesso risultano un po’ sfocati e difficili da precisare: anche perché l’origine appare, in entrambi i casi, assai oscura. Comunque sia, nella storia universale del mito e del rito il vincolo è documentato e palese. La regolata ed efficace ripetizione dell’energia originaria è in ogni culto associata alla scansione del ritmo, alla modulazione del suono, all’armonia della parola, del gesto, della rappresentazione. E i racconti simbolici dell’inizio contengono in molti modi l’evocazione del magico legame tra la forma sonora e il principio divino.

Spazio letterario

POESIE – di Egidio Santanché – Volentieri pubblichiamo alcune delle poesie che continuano ad esserci inviate.

Per il dialogo

UNA RELAZIONE RISPETTOSA. INTERVISTA A  MONS. HENRI TEISSIER – di Michele Zanzucchi – Riportiamo l’intervista a mons. Henri Teissier, arcivescovo di Algeri. Sacerdote dal 1955, mons. Henri Teissier ha studiato a Rabat, Parigi, il Cairo, Aix-en-Provence. Vescovo di Orano dal 1972 al 1981, è stato coadiutore ad Algeri fino al 1988, allorché è stato nominato arcivescovo della capitale algerina. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui Eglise en Islam (1984), Lettres d’Algérie (1998) e Chrétiens d’Algérie, un partage d’espérance (2002).

Libri

I FUOCHI DEI KELT DI GIOVANNI D’ALESSANDRO – di Giovanni Casoli – Nel gran mare dei romanzi pseudo–storici trovare un romanzo storico degno di questo nome – che è nome difficile e rarissimo basta dire I promessi sposi e Guerra e pace –, è come trovare il classico ago nel pagliaio. Ci si riesce con Giovanni D’Alessandro perché ha scritto un vero romanzo storico, come può fare solo chi, oltre all’indispensabile talento letterario, ha una grande vera competenza storico-documentale, con conoscenze di primissima mano, e una precisa e duttile sensibilità artistica nel raccordare questa a quello, cioè l’autentica conoscenza culturale all’autentico talento narrativo della particolare specie che occorre per i fatti storici. I fuochi dei Kelt racconta i fatti della guerra gallica nel 52 a.C.., sulla base di puntuali riferimenti di passi del De bello gallico che diventano sorgenti e impulsi per l’invenzione letteraria dei grandi e piccoli eventi raccontati. NUOVA UMANITÀ XXVII –  Settembre – Ottobre – 2005/5, n.161 SOMMARIO (altro…)

Tra i feriti negli ospedali, una grande lezione della fede dei musulmani

Tra i feriti negli ospedali, una grande lezione della fede dei musulmani

Il quadro drammatico di quanto ha provocato il terremoto che ha colpito il Kashmir è noto: oltre 50.000 morti, 65.000 feriti e più di 4 milioni senzatetto. Ci sono ancora villaggi sulle montagne in cui non è stato possibile arrivare neppure in elicottero. I feriti trasportati negli ospedali di Rawalpindi e Islamabad con gli elicotteri sono più di 5.000, ma le strutture non sono assolutamente adeguate. L’emergenza sanitaria cresce di ora in ora anche per il pericolo di epidemie e infezioni. Già ci sono tanti casi di tetano.

La terra continua a tremare. Non sono solo piccole scosse di assestamento, ma forti scosse di terremoto. Di notte si stenta a dormire e di giorno intensa è l’opera di soccorso. Ma si sta assistendo a una straordinaria generosità da parte di governi di molti Paesi e di organizzazioni internazionali – anche se insufficiente per far fronte alle dimensioni del sisma. C’è chi ha detto che gli aiuti così tempestivi arrivati da Europa e Stati Uniti, stanno sanando quella ferita aperta tra occidente e mondo islamico. Colpisce la generosità del popolo. Una generosità che non conosce confini di classe, di religione, di nazionalità. A contatto con i feriti e i senzatetto che hanno perso tutto, restiamo edificati dalla grande lezione di fede. Quella fede che fa credere che al di là di tutto c’è Dio che ti ama e che fa riscoprire ciò che veramente vale nella vita. Queste notizie che ci giungono dal Pakistan, da alcuni amici cristiani e musulmani. Ci hanno scritto una toccante lettera che ci aiuta a penetrare il volto più umano di questa catastrofe: “Vorremmo soprattutto condividere con voi la storia di alcune delle tantissime vittime del terremoto, perché anche voi possiate conoscerle almeno attraverso queste poche righe. Vorremmo caricarci sulle nostre spalle un po’ dei loro dolori, delle loro sofferenze, perché non siano soli e possano sentirsi capiti e aiutati nella loro situazione”. Ed ecco la loro testimonianza:  

Tra i terremotati feriti negli ospedali di Rawalpindi: “I feriti, via via che erano estratti dalle macerie, venivano trasportati ad Islamabad e Rawalpindi, e smistati nei vari ospedali. Cerchiamo di portare sostegno ai feriti, perché manca chi li ascolta, li lava e li assiste. Tutti gli operatori ospedalieri ci hanno suggerito questo compito, di cui vedevano l’assoluta necessità. La gente ha bisogno di ripetere a qualcuno quanto ha vissuto. Sentiamo quanto sia importante essere lì per prendere su di noi questa sofferenza ed essere segni concreti dell’amore di Dio.

Alessandro è andato al Rawalpindi General Hospital. Racconta: “La scena che ci si è presentata all’ingresso dell’ospedale era agghiacciante, l’atrio, i corridoi, ogni spazio era occupato da barelle e lettini, con donne, uomini, bambini, medicati alla meglio, alcuni in condizioni visibilmente gravi, e quasi tutti in silenzio, con lo sguardo smarrito, forse sotto shock”. “Ma la più grande lezione ci viene proprio dalle vittime del terremoto, che incontriamo negli ospedali e che ci raccontano storie dolorosissime e terrificanti. Una studente di 17 anni: “Ero in classe quando sono iniziate le prime scosse, ero vicino alla porta e mi è venuto spontaneo correre fuori. Girandomi ho visto davanti ai miei occhi la terra aprirsi e inghiottire tutta la mia classe. Sono l’unica sopravvissuta”. Molti hanno perso tutto, e in molti casi, l’intera famiglia. Ma la fede, che questa gente attinge dall’Islam, fa credere che aldilà di tutto c’è un Dio che ti ama, e fa riscoprire cosa veramente vale nella vita. Oggi Rani, visitando un reparto dell’ospedale, si ferma con una bambina, ancora in stato di shock, con una gamba ingessata e l’altra ferita. Le offre una mela e la piccola abbozza un sorriso, ma non parla. “Coraggio, di’ come ti chiami” interviene dolcemente il padre, con un gran sorriso. Rani è commossa da questa scena e chiede all’uomo dove sia la moglie. ‘Non c’è più’ è la risposta, data con lo stesso sorriso e commovente serenità. In un’atmosfera di reciproca gratitudine, sembra che tutto sparisca, e resti solo quell’amore concreto e reale, che ci fa sentire parte di una stessa famiglia. (altro…)

Che cosa possiamo fare?

Stiamo lavorando su diversi fronti:

1. Collaborazione con la Caritas che ha istituito un campo base ad Abbottabad (v. sito: www.caritas.it) e con l’ISCOS (un progetto dei sindacati italiani, distributori ufficiali degli aiuti del Governo italiano), che hanno intanto individuato un villaggio vicino a Balakot per distribuire 3000 tende. 2. Raccolta di cibo, vestiario per l’inverno, coperte, medicinali. 3. Visite ai terremotati feriti negli ospedali di Rawalpindi. 4. Sensibilizzazione e raccolta di fondi a livello locale per le prime necessità delle persone. 5. Raccolta di fondi a livello internazionale per i futuri bisogni. 6. Sono allo studio vari progetti, una volta superata l’emergenza. Occorrerà sostenere le persone nei campi di accoglienza con tutto, assistenza, cibo, libri, giocattoli. In un terzo tempo si dovrà pensare alla ricostruzione di case e scuole antisismiche.

Che cosa potete fare voi:

Una cosa concreta che possiamo fare tutti è pregare per queste persone, e – ve ne siamo davvero grati – perché possiamo avere la forza e la luce per capire come meglio aiutare la nostra gente.

Segnaliamo i seguenti conti correnti per chi desidera inviare aiuti attraverso l’AMU:

 

per versamenti dall’Italia, si può usare il conto corrente postale n. 81065005 oppure il conto corrente bancario N. 100000640053 presso la banca SAN PAOLO IMI S.p.A. – Agenzia di Grottaferrata, codice ABI 01025, codice CAB 39140, CIN M

per versamenti dall’estero si può usare il conto corrente della Banca San Paolo IMI – Agenzia di Grottaferrata, con queste coordinate bancarie internazionali : IBAN IT16 M010 2539 1401 0000 0640 053 BIC IBSPITTM

Questi conti sono intestati all’ Associazione “Azione per un Mondo Unito – ONLUS” Per i cittadini italiani, ricordiamo che i contributi versati all’AMU godono dei benefici fiscali previsti dalla nuova legge.

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“L’arte di amare” di Chiara Lubich

Attingendo al vasto patrimonio di scritti e discorsi di Chiara Lubich, questo nuovo libro, “L’arte di amare”, pubblica testi scelti e ordinati secondo un paradigma da lei adottato negli ultimi anni. «Amare tutti». «Amare per primi». «Amare come sé», e così via. Un’originale serie di punti di genuina derivazione evangelica che l’Autrice definisce «Arte di amare», perché armoniosa sintesi delle esigenze dell’amore e anche richiamo all’impegno continuo per renderlo realtà viva e operante. L’essenzialità di linguaggio e la totale adesione all’insegnamento di Cristo ne fa scoprire le molte applicazioni nei rapporti interpersonali. Di rilievo il riconoscimento dell’amore quale valore universale, presente nelle più grandi religioni del mondo, con la cosiddetta “regola d’oro”: «Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te». E non solo. Perché esso lo si ritrova pure in persone senza alcun riferimento religioso, spesso attente e operose nella linea della “fraternità universale”. Un libro quasi piccolo vademecum per il quotidiano, per rispondere alla più alta vocazione dell’uomo: l’amore. Chiara Lubich, L’arte d’amare, Collana ‘Verso l’unità’, Città Nuova Editrice, Roma, ottobre 2005

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Dalla prefazione di Sergio Zavoli

Il libro – esile di pagine ma denso e compatto come andrebbe invidiato a chi scrive o stampa – viene opportunamente alla luce in tempi assai difficili. Credo non vi sia stato, in questo recente scorcio d’anni, un momento che abbia prodotto, nel mondo, un così profondo e sconcertante sentimento di precarietà. (…) Sarebbe in atto – così si pretende – uno scontro aperto, di natura non solo religiosa, ma anche civile ed etica, che coinvolge l’identità complessiva di due civiltà. (…) La domanda che da più parti viene posta è se il cristianesimo rappresenti ancora una pretesa “civiltà superiore” in grado di moderare le contraddizioni del mondo. Mentre si dà per certo che l’Islam, tutto quanto, è un insieme di obbedienze e di intolleranze imbevute di ritualità e fanatismo, ignorando i tesori di armonia e di saggezza che la sua religione continua a riservare anche alle dimensioni civili e culturali via via insorgenti. (…) Riflettevo su queste cose scorrendo L’arte di amare, di Chiara Lubich. Penso al bene che ne verrebbe – non in senso virtuoso, edificante, ma proprio per suoi significati concreti – se la lettura di queste pagine, disadorne e amorevoli, avesse la forza di contrastare le grandi, plateali, sulfuree esternazioni concesse, su pagine ben più influenti, a chi si esalta nel proclamare purezze, distanze, primati e, appunto, inconciliabilità. (…) Chiara Lubich, come altri mistici della Chiesa, è insieme annuncio e ascolto, parola e traduzione, segno e senso. Ecco perché è una possibile congiunzione tra profezia e cammino, volta a mettere insieme ciò che inclina a separarsi; e lo fa in nome di ogni uomo, di ogni cultura, di ogni religione. Dove è stata voluta e ascoltata, cioè in ogni parte del mondo, ha provocato un’idea di Dio riconducibile alla sua essenza unica e univoca, non mutuabile, né separabile, né ripetibile; facendo rivivere, in sostanza, lo “Spirito di Assisi”, secondo cui non c’è un inginocchiatoio dal quale una preghiera possa pretendere di salire più in alto di tutte le altre. E proprio qui la testimonianza di Chiara spegne i fuochi delle solitudini ardenti – invaghite dei propri privilegi, a cominciare dal Dio personale – in cui si prega e si spera ciascuno per sé, non tenuti a condividere il bene e il male che attraversano tutti e ogni cosa. Radicata in un secolo colpevole di tanti orrori, ma al quale va riconosciuta la più morale e sociale delle scoperte antropologiche, quella del primato del noi sull’io – il primato non solo etico, ma anche reale, dell’esser nati per la condivisione – Chiara ci mostra che gli uomini non solo vivono, ma esistono, insieme. (…) Chiara Lubich non a caso ci interpella sul da farsi per rimettere insieme l’etica dell’unità, cioè riunire i frammenti dell’indivisibile, l’uomo, ricomponendo le strutture del condivisibile, la comunità. (…) Ma con quali mezzi? E’ una contraddizione, secondo Chiara, che si scioglie sulla Croce, dove c’è un uomo che non misura più le distanze, non cerca più il colpevole, non si fa più giustizia, ma assume su di sé la tua vita, con tutte le sue ferite; dove, con le sue braccia larghe, e inchiodate, in realtà stringe al petto le divisioni del mondo. Non dunque un’altera, incontestabile, dogmatica professione religiosa: al contrario, è partendo da qui che si compie il salto rischioso della fede, come lo chiama Kierkegaard, dove si lanciano i dadi di Pascal, dove si svolge la partita a scacchi del “Settimo sigillo” di Bergman. Ciò che lacera gli uomini e la loro relazione è l’idea che la nostra vita dimori in un arcipelago di innumerabili isole in ciascuna delle quali c’è uno di noi che vede l’umanità nella propria ombra, fidandosi di quella soltanto. Pronto a cogliere in quella del vicino qualcosa di sospetto, di ostile, da dover controllare e magari colpire. Le guerre di religione, e di civiltà, nascono dal vedere e amare quelle ombre. Chiara Lubich, ‘L’arte di amare’, Editrice Città Nuova, Roma 2005

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La “cosa pubblica” è un affare che mi riguarda

Qualche tempo fa, una ragazza degli Stati Uniti, P. C., di 18 anni, è stata condannata a morte. Non ho mai condiviso la pena capitale e leggendo la sua storia sento ancor più quanto sia inadeguata. Cosa fare? Non riesco nemmeno a farmi togliere una multa dai vigili urbani! Cosa posso fare verso un tribunale, e per giunta straniero? Tante persone non trovano giusta la pena di morte ma, passato lo scoop giornalistico, non ne parla più nessuno. Non volevo attendere passivamente. Inizio allora una raccolta di firme nella mia classe, poi in tutta la scuola e vado al giornale locale che decide di fare un breve articolo. In seguito a questo, aderiscono anche alcuni politici locali e il vescovo. E’ una cosa che il giornale non si aspetta e così ottengo lo spazio per un altro articolo breve e arrivano altre firme. Passano un paio di mesi e al giornale la cosa non interessa più, ma il lavoro è tanto: fotocopio ogni foglio di firme ricevuto e lo spedisco a 5 posti diversi, tra ambasciate, l’ONU, giudici, ecc. e questo mi costa anche un po’ economicamente. Subentra un po’ di scoraggiamento, ma voglio fare fino in fondo la mia parte e ecco che, inaspettato, arriva un invito di una rete televisiva nazionale in uno dei programmi di maggiore ascolto. Dopo la prima apparizione in TV nasce un gruppetto di giovani che mi aiutano e mi arriva anche un aiuto economico da una sconosciuta di Genova. Arrivano anche firme di personaggi famosi a livello nazionale e vengo invitato nuovamente in quella trasmissione TV. Il gruppo viene invitato perfino ad una conferenza organizzata nella mia città dal giornale che ci aveva snobbato. Alla fine superiamo le 45.000 adesioni. Non sarà solo per quanto abbiamo fatto noi, ma la ragazza viene graziata e riceviamo da lei una bellissima lettera di ringraziamento ed affetto. (T.P. – Italia)

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Quell’amore “speciale” che rivoluziona

La carità è virtù importantissima, è tutto. Dice un pensatore: “Amare è bene; saper amare è tutto”. Sì, saper amare, perché l’amore cristiano è un’arte e occorre conoscere quest’arte. Ha detto un grande psicologo del nostro tempo: “La nostra civiltà molto raramente cerca d’imparare l’arte di amare e, nonostante la disperata ricerca di amore, tutto il resto è considerato più importante: successo, prestigio, denaro, potere. Quasi ogni nostra energia è usata per raggiungere questi scopi e quasi nessuna per conoscere l’arte di amare”. La vera arte di amare emerge tutta dal Vangelo. E metterla in pratica è il primo imprescindibile passo da compiere per poter scatenare quella rivoluzione pacifica, ma così incisiva e radicale che cambia ogni cosa. Tocca non solo l’ambito spirituale, ma anche quello umano, rinnovandone ogni espressione: culturale, filosofica, politica, economica, educativa, scientifica, ecc. È il segreto di quella rivoluzione che ha permesso ai primi cristiani di invadere il mondo allora conosciuto. Arte impegnativa, con forti esigenze… È un’arte che vuole si superi il ristretto orizzonte dell’amore semplicemente naturale diretto spesso quasi unicamente alla famiglia, agli amici. Qui l’amore va indirizzato a tutti: al simpatico e all’antipatico, al bello e al brutto, a quello della mia patria e allo straniero, della mia o di un’altra religione, della mia o di un’altra cultura, amico o avversario o nemico che sia. Occorre amare tutti come fa il Padre del Cielo che manda sole e pioggia sui buoni e sui cattivi. È un amore che spinge ad amare per primi, sempre, senza attendere d’essere amati. Come ha fatto Gesù Cristo, il quale, quando eravamo ancora “cattivi” e quindi non amanti, ha dato la vita per noi. È un amore che considera l’altro come se stesso, che vede nell’altro se stesso. Diceva Gandhi: “Tu ed io siamo una cosa sola. Non posso farti del male senza ferirmi”. Quest’amore non è fatto solo di parole o di sentimento, è concreto. Esige che ci si faccia “uno” con gli altri, che “si viva” in certo modo l’altro nelle sue sofferenze, nelle sue gioie, nelle sue necessità, per capirlo e poterlo aiutare efficacemente. Quest’arte vuole che si ami Gesù nella persona amata. Infatti, anche se questo amore è diretto a quell’uomo, a quella donna particolare, Cristo ritiene fatto a sé quanto di bene e di male si fa loro. Lo ha detto e lo ha ripetuto, parlando della grandiosa scena del giudizio finale: “L’hai fatto a me. L’hai fatto a me” (cf. Mt 25, 40). Quest’arte di amare vissuta da più persone porta poi all’amore reciproco: in famiglia, sul lavoro, nei gruppi, nel sociale; amore vicendevole, perla del Vangelo, comandamento nuovo di Cristo, che costruisce l’unità. Queste sono le caratteristiche dell’amore vero. Le esigenze che lo rendono speciale, e che cogliamo dal Vangelo. Pubblicato in “L’arte di amare”, Chiara Lubich – Città Nuova, 2005

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Il mondo unito è possibile!

Il mondo unito è possibile!

Anche quest’anno la SMU si svolge in contemporanea nelle principali città dei cinque continenti, dalle terre colpite dallo Tsunami agli USA, passando per l’Africa, il Medio Oriente e altri punti “caldi” del nostro pianeta, da Mosca alla Terra del Fuoco.

 

Il motto: “Give a hand to our city” (Diamo una mano alla nostra città), sottolinea l’impegno dei “Giovani per un mondo unito”, che ne sono i promotori, per la propria città, paese o villaggio, guardando prima di tutto a coloro che hanno più bisogno, interpellando per questo le istituzioni e le realtà locali, con lo scopo di portare sempre più persone a credere che ‘Il mondo unito è possibile’! I giovani raccolgono il testimone dai ragazzi che hanno appena terminato in 300 città del mondo la loro iniziativa di Run4unity.

La Settimana Mondo Unito si concluderà, il 15 e il 16 ottobre, con due “telefonate planetarie” nelle quali i giovani, collegati in circa 100 località in tutto il mondo, ascolteranno un messaggio di Chiara Lubich e si scambieranno impressioni ed esperienze. Come nasce l’idea, 10 anni fa: è a conclusione del Genfest 1995 a Roma che viene lanciata “Una proposta, a tutti noi, ai giovani del mondo intero, alle istituzioni nazionali e internazionali, pubbliche e private, a tutti. Anzi un appuntamento: alla Settimana Mondo Unito. Lo scopo? Evidenziare e valorizzare le iniziative che promuovono l’unità… ad ogni livello”. A dieci anni da quello storico momento, il bilancio è estremamente positivo. Tutte le edizioni della manifestazione hanno visto una larga partecipazione su tutti i punti della terra. (altro…)

Notizie della Settimana Mondo Unito nel mondo

Notizie della Settimana Mondo Unito nel mondo

Indonesia: a Medan, Meeting point all’università durante tutta la settimana, per incontrarsi, conoscersi e lavorare a favore delle vittime dello Tsunami e del terremoto di Nias. Maratona e azione ecologica per pulire la città (3 milioni di abitanti).

Singapore: Iniziative per il dialogo e la comprensione con giovani di altre religioni, sulla base della “regola d’oro”, invitando tutti a impegnarsi “per una società più unita a Singapore”; raccolta di firme da presentare al governo.

India: a Mumbai, iniziative per una casa di orfani; a New Delhi: Cineforum, e visite ai poveri delle case di Madre Teresa; a Goa, veglia di preghiera per la pace.

USA: a New York, a Fordham, l’Università Gesuita di Manhattan, come parte della SMU, presentazione del programma, “Dialogo Interreligioso: Una Strada Verso la Pace.” Argentina: a Rosario, Rappresentazione Teatrale per il Progetto Africa, insieme ad una università della città.

Bolivia: “Vogliamo privilegiare una città tra le più disagiate, El Alto. Due anni fa è scoppiata una rivolta sociale che ha portato alla rinuncia del presidente della nazione. Questa città (a più di 4000 m. di altitudine e abitata per la maggior parte da discendenti aymara) per noi è stata simbolo del nostro impegno nel costruire l’unità tra i boliviani. Con altri amici adulti del Movimento per più di un anno abbiamo fatto mensilmente serate di riflessione su temi di attualità nazionale, cercando di illuminare col Vangelo il nostro impegno nel sociale. A queste iniziative abbiamo dato il nome di ‘De El Alto al Alto’ ”. Lo scrivono i GMU da Cochabamba, che stanno programmando, insieme agli amici aymara, per tutta la settimana iniziative tutte ad … alta quota!

Brasile: a São Paulo, sono state stampate 123 mila agendinhas, cioè calendari della SMU che ricorderanno a tanti il suo messaggio e come metterlo in pratica.

Tanzania: a Iringa, attività ecologica e incontro all’orfanotrofio, tutto preceduto da un incontro con le autorità municipali per metterle al corrente delle iniziative dei GMU. Libano: da mesi i GMU stanno lavorando distribuiti in varie équipes, impegnati a coinvolgere anche la vita pubblica e a dare il loro contributo per rispondere a problemi e tensioni che affliggono oggi il Paese. Una delle strategie è il dialogo interreligioso. In programma: attività sociale con famiglie musulmane di Nabaa; attività artistica e culturale: pittura e musica; momento di dialogo per una politica nuova alla facoltà di medicina di Beiruth; giornata ecologica. Italia: a Loppiano (Firenze), Forum sul tema “Emergenza terrorismo: la fraternità è una risposta?”e una partita di calcio con gli amici della comunità araba di Figline Valdarno. Nel Lazio: una gara di cucina, una serata cineforum sul tema dell’immigrazione, il servizio alla mensa per i poveri, l’incontro/animazione coi bambini dell’Ospedale di Genzano e una giornata conclusiva a Nettuno con un ventaglio di “workshop per l’unità”.   (altro…)

Meditazioni per la vita pubblica

Antonio Maria Baggio, docente di Etica sociale presso la Pontificia Università Gregoriana, in questa nuova pubblicazione, ha raccolto le riflessioni offerte dal “Movimento politico per l’unità” ai parlamentari italiani nel corso degli incontri tenuti a Roma dal 2001 al 2003. Questo Movimento, nato per iniziativa di Chiara Lubich nel 1996, riunisce politici appartenenti a diversi schieramenti che trovano nel carisma dell’unità, di cui è espressione la spiritualità del Movimento dei Focolari, un nucleo di idee comuni e una fonte di ispirazione per operare insieme. L’intento di tali incontri è quello di gettare ponti di fraternità, offrendo a chi opera a livello politico l’occasione per conoscersi più e meglio, per scambiarsi idee, per confrontarsi sui principi e valori, cristiani e umani, che ispirano un’azione politica al servizio dell’uomo. Ogni incontro si apre con un breve approfondimento di un aspetto della spiritualità dell’unità, a cui segue una riflessione “applicativa” nel campo della politica, arricchita da alcune esperienze concrete. Città Nuova Editrice, Roma, ottobre 2005

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I luoghi simbolo della pace

I luoghi simbolo della pace

I Ragazzi per l’unità correranno nei luoghi simbolo del pianeta

In luoghi che hanno conosciuto il dolore:a Medan (Indonesia) colpita dallo Tsunami, staffetta, anticipata alle 6 a.m. (ora locale) per il caldo, nel campus dell’Università Sumatra Utara; a Johannesburg (Sud Africa) attività sportive a Regina Mundi, luogo significativo per la fine dell’apartheid.  

Per chiedere la fine di ogni conflitto: a New York (Usa) si passerà davanti al Palazzo di Vetro dell’ONU; a Gerusalemme (Israele) si porterà un messaggio di pace nei luoghi sacri per le tre religioni monoteiste; a Nagasaki (Giappone) partenza vicino al luogo dove è caduta la bomba atomica 60 anni fa e pranzo nel ricovero per le vittime delle radiazioni; in Nuova Caledonia appuntamento a St.Luis, scenario di scontri tra wallisiani e melanesiani, popoli nativi di quelle isole.

 

In luoghi simbolo di unità: in Panama si correrà lungo il Ponte delle Americhe che unisce il nord ed il sud del continente; i ragazzi ungheresi e slovacchi attraverseranno il ponte Mária Valéria, sul Danubio, eretto per la fine delle rivalità tra i loro due popoli; a Seoul (Corea) si correrà in un luogo simbolo di unità tra le due Coree.

In luoghi rappresentativi: a Maratona (Grecia), che ha dato il nome alla moderna disciplina, staffetta lungo il percorso che unisce la città ad Atene; ad Oslo (Norvegia) giro in canoa tra i fiordi; a Città del Messico (Messico) tappa al Museo Antropologico, monumento alla cultura pre-ispanica e indigena; a Melbourne (Australia) partenza da Federation Square, simbolo della società multietnica australiana; ad Amman (Giordania) giro sul Monte Nebo e collegamento telefonico con Baghdad (Iraq).  

Presenza interreligiosa: sarà una caratteristica della maggior parte delle staffette. In particolare, a Coimbatore (India) correranno assieme ragazzi cristiani ed indù; le Piramidi faranno da sfondo alla marcia de Il Cairo (Egitto) con cristiani e musulmani; a Buenos Aires (Argentina) numerosi anche i ragazzi di religione ebraica; a Bangkok e Chang Mai (Thailandia) ragazzi cristiani e buddisti.

In Italia: le 30 staffette toccheranno, tra le varie città, Oniferi e Orani (Nuoro) in Barbagia, la Basilica di S. Francesco ad Assisi (Perugia), i ‘Sassi’ di Matera, Piazza dei Miracoli a Pisa, il Palazzo dei Normanni a Palermo.   (altro…)

Programma radiocronaca: “R4U RADIO”

Collegandosi via internet attraverso il sito www.run4unity.net cliccando sul link “R4U RADIO” si potrà seguire la radiocronaca che andrà in onda in sette momenti della giornata dagli studi del Centro S. Chiara audio, sostenuta da una redazione di Ragazzi per l’Unità.

Nel corso della radiocronaca ci saranno collegamenti telefonici con alcuni posti significativi del mondo. Le trasmissioni resteranno disponibili durante la giornata per il riascolto. Il sito sarà sempre interattivo: nel corso delle 24 ore arriveranno foto e notizie delle varie staffette avvenute nel mondo, a seconda dei fusi orari, che rimarranno a disposizione per dare informazioni su cosa sta accadendo in tempo reale. Sabato 8 ottobre ore 22.45- 23.00: Saluti e presentazione Ragazzi per l’unità. Che cos’è Run4unity. Mappa delle staffette del mondo, con messaggi dei ragazzi. Countdown. Domenica 9 ottobre ore 7.45 – 8.00: Saluti. Breve presentazione Ragazzi per l’unità e che cos’è Run4unity Collegamenti e notizie: Oceania e Asia Est. Collegamenti con: Noumea (Nuova Caledonia); Medan (Indonesia – Tsunami); Chiang Mai (Tailandia) con ragazzi buddisti e capi religiosi. ore 10.30 – 10.50: Saluto per chi si mette in ascolto. Rilancio staffetta e notizie Asia, Medio Oriente e Europa. Collegamenti con: Coimbatore (India) con ragazzi indù di Shanti Ashram e intervista a Vinu Aram. Gerusalemme: ragazzi ebrei, cristiani e musulmani nei luoghi sacri delle tre religioni. Norvegia in canoa sui fiordi. Ungheria-Slovacchia. ore 12.00 – 12.30: Rilancio staffetta e notizie: Italia, Europa e Africa. Collegamento con Fontem e intervista al Fon. Messaggio di Chiara ai ragazzi del mondo. Collegamento con Piazza S. Pietro: saluto del Papa all’Angelus. Lettura del “Messaggio dei ragazzi”. ore 17.15 – 17.30: Rilancio staffetta e notizie America del Sud. Collegamenti con: Repubblica Ceca, dal Parlamento commenti personalità. Sao Paulo (Brasile). Buenos Aires (Argentina) con ragazzi ebrei e cristiani. ore 21.00 – 21.30: Sintesi della staffetta nel mondo e notizie: Nord e Centro America Collegamenti con: Messico e New York, dove si attende la consegna del messaggio all’ONU. Ore 23.00 – 23.10 Conclusione della staffetta ed ultime notizie dal mondo. Invito ad andare avanti con le prossime iniziative dei Ragazzi per l’unità. (altro…)

“Facciamo rivivere le nostre città”

“Facciamo rivivere le nostre città”

“Facciamo rivivere le nostre città” sarà il motto della staffetta mondiale Run4unity: ragazzi di lingue, culture e religioni diverse si sono dati appuntamento dalle 11 alle 12 a.m., domenica 9 ottobre, nei luoghi più significativi dei loro Paesi per chiedere che si realizzi al più presto la fraternità universale.

Una giornata sportiva, per testimoniare insieme l’impegno a costruire un mondo unito partendo dalle varie città e vivendo la Regola d’oro “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, presente nel Vangelo e nei libri sacri delle principali religioni del mondo. A piedi, di corsa, coi pattini, in bicicletta raggiungeranno, in tutto il mondo, posti nei quali le tensioni sono in atto, e luoghi simbolo di pace. Passeranno accanto a sedi istituzionali locali e mondiali. A Roma la staffetta si concluderà in Piazza S. Pietro, con l’atteso saluto del Papa all’Angelus. Una comunione dei beni coinvolgerà Paesi del nord e del sud del mondo: partecipando alle attività sportive i ragazzi potranno donare oggetti che saranno distribuiti, nelle città toccate dalla staffetta, ai loro coetanei più poveri o sostenere borse di studio per i ragazzi dei Paesi in guerra o in difficoltà economiche.  

In tempo reale: dalle 11 p.m. (ora italiana) di sabato 8 ottobre, alle 11 p.m. (ora italiana) di domenica 9 ottobre, aggiornamenti radiofonici in streaming e collegamenti telefonici con: Noumea (Nuova Caledonia); Coimbatore (India); Gerusalemme (Israele); Fontem (Camerun), Buenos Aires (Argentina); San Paolo (Brasile); New York (Usa).

Dal 10 al 16 ottobre, i ragazzi passeranno la staffetta ai giovani del Movimento dei Focolari, per la Settimana Mondo Unito (www.mondounito.net), appuntamento mondiale, con dibattiti, manifestazioni, serate culturali ed azioni per parlare di pace e di unità ad ogni livello, sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni all’ideale del mondo unito, realizzare brani di fraternità. Ufficio stampa e-mail: info@run4unity.net   (altro…)

Parola di vita: mese di ottobre 2005

È la risposta ad una richiesta che viene rivolta a Gesù da un gruppo di farisei e da alcuni uomini di Erode: le tasse alle forze d’occupazione romana si devono pagare oppure no? È un tranello per trarlo in inganno. Se Gesù risponde di sì i farisei lo accuseranno di collaborazionismo con il nemico ed egli perderà la fiducia del popolo. Se risponde di no gli erodiani, legati all’autorità romana, diranno che è un sovversivo e lo accuseranno come un sobillatore. Gesù chiede allora di mostrargli la moneta d’argento con la quale si pagava il tributo e di dirgli di chi è l’immagine e l’iscrizione che vi è impressa. Gli rispondono che è quella dell’imperatore. Se è dell’imperatore, riprende Gesù, rendete all’imperatore quello che è suo. Riconosce così il valore dello Stato e delle sue istituzioni. Ma la sua risposta va ben oltre, indicando ciò che è veramente importante: rendere a Dio quello che è già suo. Come sulla moneta romana c’è l’immagine dell’imperatore, così nel cuore di ogni essere umano è stata impressa l’immagine di Dio: ci ha creati a sua immagine e somiglianza!  Noi quindi gli apparteniamo e a lui dobbiamo tornare. A lui soltanto va dato il tributo totale ed esclusivo della nostra persona. La cosa più importante non sta nel versare l’imposta all’imperatore romano, ma nel dare a Dio la propria vita e il proprio cuore.

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»

Come vivere dunque questa Parola di vita? Rinnovando la stima, il senso di responsabilità e l’impegno per la “cosa pubblica”, nel rispetto delle leggi, nella tutela della vita, nella conservazione dei beni della collettività: edifici pubblici, strade, mezzi di trasporto… Offrendo il contributo attivo, critico e deciso di idee, proposte, suggerimenti per il sempre migliore andamento del quartiere, della città, della nazione, senza attendere passivamente; prestando la nostra opera di volontariato nelle strutture sanitarie, civili; perfezionando il nostro lavoro. Svolgendo il nostro compito con competenza e amore, possiamo realmente servire Gesù nei fratelli, nelle sorelle e contribuire a che lo Stato e la società rispondano al disegno di Dio sull’umanità e siano pienamente a servizio dell’uomo.

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»

Andrea Ferrari, un ragioniere milanese, ha saputo fare dell’ufficio della Banca dove lavorava il luogo in cui attuare questa Parola di vita. “Ogni mattina – scrisse – quando mancano pochi minuti alle otto e trenta, marco il cartellino, entro nel palazzo degli uffici e incomincia la mia fatica quotidiana. Ma che strano lavoro il mio: andare, venire, salire scale, attendere davanti ad usci chiusi, ricevere e portare schede, e così da tanti anni… Se serberò la carità, nonostante i contrattempi, le lettere da rifare tre volte, avrò fatto tutta la mia parte, perché sento che è proprio Gesù che mi ha messo qui”. “Sono un ragioniere – diceva rivolgendosi a Gesù con semplicità – e Ti servo da ragioniere. Ecco la mia vita, Signore, voglio farla diventare tutta Amore!” Un giorno un’anziana signora, che allo sportello si era sempre vista trattare da lui non come un’anonima cliente ma come una “persona”, non sapendo come esprimergli la propria riconoscenza gli portò un sacchetto di uova! Andrea è morto a 31 anni a Torino, in seguito a un incidente stradale, in ospedale. “Dovrò proprio morire così da solo, senza vedere nessuno?” La suora rispose che bisognava accettare la volontà di Dio. A questa parola Andrea si ravvivò, sorrise: “Abbiamo imparato a riconoscerla sempre, come nostro ideale, anche nelle piccole cose, anche – e qui ammiccò con quell’arguzia che gli era solita – anche nel rosso di un semaforo”. Egli ha ubbidito a Dio e in quella obbedienza d’amore è andato verso di Lui.   Chiara Lubich   (altro…)

Il tuffo in Dio: i 40 giorni di Carlo e Alberto

I segni dello Spirito nel Novecento

“Il XX secolo è stato, per così dire, il «teatro» in cui sono entrati in scena determinati processi storici e ideologici, che si sono mossi nella direzione della grande «eruzione» del male, ma è anche stato lo scenario del loro superamento” (Papa Giovanni Paolo II in “Memoria e Identità”, pag. 13). Osservando con maggiore attenzione la storia del Novecento, “secolo tra i più secolarizzati”, non possiamo non cogliere come esso sia stato disseminato di tante luci di speranza che, spesso nei momenti più tragici, hanno illuminato il cammino di popoli e di culture. Si tratta di tante vite cristiane, forti fino al martirio, uomini e donne di fede che hanno testimoniato, con una vita non avara di sguardi e gesti di carità, l’opera dello Spirito nella storia umana. In questo senso constatiamo come il secolo trascorso, pur col suo fardello di tragedie, sia stato davvero caratterizzato dall’azione dello Spirito Santo. E’ possibile, allora, rileggere la storia del Novecento in chiave spirituale e in esso cogliere i segni della presenza luminosa dello Spirito, attraverso le testimonianze di alcuni protagonisti che questo secolo hanno attraversato? Se molte letture storiche sono state date, ci sembra sia mancata una visione d’insieme spirituale, capace di evidenziare come nel Novecento il bene non sia stato soffocato dal male e attesti come i semi di verità e di giustizia siano stati diffusi dallo Spirito Santo anche fuori dai confini visibili del cristianesimo. Volendo raccogliere questa sfida, è in programma nei giorni 30 settembre – 2 ottobre 2005, a Lucca, un Convegno Internazionale dal titolo “I segni dello Spirito nel Novecento. Una rilettura storica: il racconto dei testimoni”. L’iniziativa è patrocinata, con vivo interesse, dal Pontificio Consiglio per i Laici e dal Senato della Repubblica Italiana. Al Convegno interverranno leader di Movimenti e Associazioni cattoliche, esponenti del mondo ecclesiale, sociale, culturale, scientifico, economico e politico, uomini e donne provenienti da diversi Paesi del mondo, che hanno dato vita ad opere di forte “impronta carismatica”, determinando un risveglio della carità e del bene nei campi più svariati. (altro…)

Vescovi di varie Chiese in Romania accolti dal Patriarca ortodosso Teoctist I

Vescovi di varie Chiese in Romania accolti dal Patriarca ortodosso Teoctist I

Accogliendo l’invito del Patriarca ortodosso di Romania, Teoctist I, e del suo Sinodo, l’annuale Convegno internazionale di vescovi di varie Chiese, amici del Movimento dei Focolari, questa volta è stato ospitato a Bucarest, in un Paese considerato, per più ragioni, ponte tra Oriente e Occidente. Lo stesso Patriarca ha aperto il Convegno la mattina del 21 settembre.

I vescovi presenti a Bucarest provengono da 19 Paesi. La Chiesa Ortodossa è rappresentata da vescovi del Patriarcato ecumenico di Constantinopoli, dei Patriarcati di Antiochia e Romania, della Chiesa ortodossa della Serbia, Cechia e Slovacchia. Esponenti della Chiesa siro-ortodossa provengono dalla Siria, dall’India e dall’Olanda. Sono rappresentate inoltre la Comunione anglicana (Inghilterra e Italia), le Chiese evangelico-luterane di Germania, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Romania e Stati Uniti, la Chiesa metodista (Brasile). Più di 10 i vescovi cattolici di vari Paesi. “La presenza del Risorto in mezzo al suo popolo: centro della vita ecclesiale e fulcro della nostra comune testimonianza”, è al centro delle riflessioni del Convegno, come recita il titolo. E’ questo mistero di Gesù, che si fa presente, come ha promesso, tra “due o tre riuniti nel suo nome”, che i vescovi desiderano approfondire come via per la comunicazione della fede nel tempo presente e per una sempre più piena comunione della Chiesa di Cristo. Si sono alternati approfondimenti teologici e spirituali, e non sono mancati dialogo e scambio delle esperienze che mostrano l’agire del Risorto nella vita quotidiana e nei diversi ambienti. Su questa Presenza ha dato un apporto importante Chiara Lubich con una conversazione videoregistrata, proprio perché questa presenza di Gesù nella comunità è lo specifico del suo carisma di unità. L’incontro con la vita monastica, la liturgia, l’iconografia orientali, così vivamente presenti in Romania, sono stati di stimolo ed arricchimento ed hanno favorito una più profonda comunione con la Chiesa rumeno-ortodossa e con le altre Chiese presenti in quella terra. Nello stesso tempo, vescovi provenienti dai diversi continenti, hanno potuto offrire la loro testimonianza di comunione fraterna a questo popolo che al grido “unitate, unitate” ha saputo dare un impulso indimenticabile alla causa dell’unità dei Cristiani, quando Giovanni Paolo II nel 1999 visitò quel Paese.   (altro…)

Risolvere i problemi insieme e nell’amore

Risolvere i problemi insieme e nell’amore

Il Patriarca ortodosso di Romania, Teoctist, che aveva invitato e ospitato nel Palazzo patriarcale di Bucarest i 40 vescovi di varie chiese amici del Movimento dei focolari, giunti da 16 Paesi per il loro annuale Convegno internazionale, ha partecipato all’incontro in diversi momenti.

Al centro dell’incontro le riflessioni dei vescovi su: “La presenza del Risorto in mezzo al suo popolo: centro della vita ecclesiale e fulcro della nostra comune testimonianza”, come recitava il titolo, e le due conversazioni videoregistrate di Chiara Lubich, quale contributo alla piena comunione tra le Chiese. Il rapporto fraterno tra i partecipanti è risultato la nota caratteristica del Convegno. Il Patriarca ha rivolto all’inizio un discorso di benvenuto ai partecipanti ed ha presenziato alla giornata conclusiva, con rappresentanti delle varie Chiese e del mondo civile, in cui persone dei Focolari di diverse età e vocazioni hanno proposto testimonianze sul loro impegno tra i giovani, in famiglia, nella parrocchia, nell’economia e nella politica. Tra i 300 presenti, anche i vescovi della Conferenza episcopale cattolica rumena. Intervenendo in chiusura, il Patriarca tra l’altro ha detto: «Vediamo che il mondo si allontana sempre di più da Cristo e manca l’amore (…). E costato, purtroppo, che siamo ancora lontani dal momento in cui potremo testimoniare insieme che serviamo totalmente la Parola del Salvatore nostro Gesù Cristo. Amiamoci gli uni gli altri per poter testimoniare lo stesso pensiero: è una parola che ci riscalda in ogni momento. Ho avuto occasione di ascoltare cose speciali in questi giorni (…). Sentendo i racconti dei giovani, pensavo a come sarebbe proficuo se anche noi, vescovi, e le nostre Chiese provassimo a rivedere nello stesso modo uno per uno tutti i problemi che ci amareggiano (…). E lo dico con moltissima sincerità, perché davanti a me ho i vescovi greco-cattolici, nel rapporto con i quali noi, Chiesa ortodossa rumena, riconosciamo che siamo lontani dalla giustizia e dalla verità, soprattutto dall’amore di Cristo. Proviamo, secondo l’esempio e le opinioni di questi giovani e di questi fratelli, a trovare anche noi delle vie per risolvere i problemi che ancora abbiamo. Se lo vogliamo, possiamo farlo». Sullo sfondo delle questioni non ancora risolte in Romania tra la Chiesa greco-cattolica e la Chiesa ortodossa rumena, problemi legati ai beni ecclesiastici confiscati durante il regime comunista, le parole del Patriarca Teoctist hanno profondamente colpito i presenti e hanno fatto ricordare il grido popolare «Unitate, unitate!» che accompagnò nel 1999 l’abbraccio tra il Patriarca e Giovanni Paolo II in visita nel paese. Momento di grande intensità la Divina Liturgia domenicale celebrata dal Patriarca Teoctist, che, dopo l’omelia, ha dato la parola al Card. Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, promotore principale del Convegno dei vescovi. Si è anche svolto un incontro con l’intera Conferenza episcopale cattolica rumena, che riunisce i vescovi latini e greco-cattolici.  Segno forte di comunione la solenne concelebrazione cattolica nella cattedrale di San Giuseppe, durante la quale si sono alternati i canti del coro cattolico e quelli degli studenti ortodossi della facoltà teologica di Cluj. Hanno fatto ingresso in processione nella cattedrale gremita, assieme ai vescovi cattolici, anche i vescovi di varie Chiese. “Voi che avete vissuto fra noi questa settimana – ha detto nell’omelia l’arcivescovo di Bucarest, Joan Robu –, siete per noi una sorgente di vita, di idee nuove. Questa è per me una vera speranza per l’unità”. Nel corso dell’incontro, i partecipanti hanno avuto la possibilità di conoscere dal vivo la vita monastica (Curtea de Arges, Bistrita e Horezu), la ricchissima liturgia e l’iconografia della Chiesa rumeno-ortodossa. Non sono mancate le visite alle diverse comunità cristiane (luterana, riformata e anglicana) nella capitale rumena, e la presenza alle rispettive celebrazioni.  Hanno partecipato al convegno vescovi ortodossi del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, dei Patriarcati di Romania e della Serbia, della Chiesa ortodossa di Cechia e Slovacchia; vescovi siro-ortodossi da India, Siria e Olanda. Inoltre vescovi anglicani della Chiesa d’Inghilterra e vescovi evangelico-luterani di Germania, Romania, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Stati Uniti, e un vescovo della Chiesa metodista del Brasile. Presente un vescovo della Mar Thoma Syrian Church dall’India. 14 i vescovi cattolici. (altro…)

Dal dono di sé a sorgente della gioia anche nello sport

Carissime e carissimi partecipanti al terzo Congresso internazionale di Sportmeet,

vi so riuniti a Trento, la città natale del Focolare, per il congresso dal titolo “Sport & Joy – Con lo sport autentico corre la gioia”. Un saluto tutto particolare ai presenti e a quanti si uniranno a loro nella città, con il vivo augurio che questo avvenimento possa contribuire a far divampare la realtà di “Trento ardente” da noi sempre tanto amata. Lo sport fin dall’antichità è nato come un momento di gioia per chi gareggia e per chi vi assiste. Non per niente si parla ancor oggi di “giochi olimpici”. Col cristianesimo poi non si dovrebbe solo valorizzare l’uomo o la donna che vincono, ma si dovrebbe far risalire a Dio la gloria per aver creato persone particolarmente dotate nel fisico (singoli o gruppi) senza sottovalutare l’apporto dei maestri, degli allenatori, dei sostenitori. In particolare, col cristianesimo chi perde conosce il valore della sofferenza e della sconfitta, perché il Figlio di Dio le ha valorizzate. Per lui può esserci una gioia più profonda che nasce dall’aver dato, dato se stesso negli allenamenti, o nei rapporti reciproci per costruire una squadra, dato tutto di sé nell’ esibizione al pubblico. Solo dalla donazione, dall’amore, nasce la gioia interiore, più limpida, più pura, per chi vince (se ha lottato e vinto per amore) e per chi perde (se ugualmente ha lottato e perso per amore). Allora lo sport diventa autentico e sarà elevato alla sua dignità sociale. Potrà contribuire a ricreare gli uomini in questa civiltà troppo stressante, ad essere un elemento di affinità, di fratellanza e di pace tra popoli e nazioni. Nell’antica Grecia, durante le Olimpiadi, tutte le guerre venivano sospese. Che non siamo oggi meno d’allora! Con questo augurio vi saluto ancora tutti e auguro, specie ai giovani, la gioia di uno sport autentico. Chiara Lubich (altro…)

Sport and Joy: con lo sport autentico corre la gioia

Sport and Joy: con lo sport autentico corre la gioia

‘La sportivizzazione della società e le sue conseguenze’, ‘sport e miraggi di successo e ricchezza’, ‘valore educativo dei modelli di sport oggi proposti’, ‘felicità nella pratica sportiva o nel successo?’: queste alcune delle problematiche che investono il mondo dello sport, al centro di un Congresso internazionale – in questo Anno Internazionale dello Sport e dell’Educazione Fisica, promosso dall’ONU – dal titolo: ‘Sport & Joy – Con lo sport autentico corre la gioia’.

Sportmeet for a United World, che ha promosso l’evento, vuole aprire il dialogo nel mondo dello sport sul rapporto fra “attività motoria, sport e felicità”, un provocatorio accostamento in un’epoca nella quale vivere in modo non effimero l’esperienza della felicità, personale e collettiva, sembra essere una chimera.  

Esperti, studiosi e testimoni del mondo dello sport hanno aiutato a declinare il tema nei suoi riflessi sociologici, economici, pedagogici e psicologici.

Che cos’è Sportmeet E’ una rete mondiale di sportivi e di operatori dello sport animati dal desiderio di contribuire, anche attraverso lo sport, alla costruzione di un mondo più unito. E’ un’espressione del Movimento dei Focolari. Prossimi appuntamenti Il 9 ottobre, Sportmeet collaborerà a Run4Unity, la “staffetta” sportiva planetaria promossa dai Ragazzi per l’Unità, del Movimento dei Focolari: 24 ore di sport per la pace organizzate in decine di città in tutto il mondo (www.run4unity.org).   (altro…)

Insieme per la pace e l’unità del Centroamerica

Insieme per la pace e l’unità del Centroamerica

“Come voi, la maggioranza dei salvadoregni sono convinti che lavorare per costruire un Centro America sempre più unito non è un’ utopia, ma un’aspirazione iscritta nella cultura, nella storia e persino nella configurazione geografica della nostra regione”. E’ questo il messaggio di benvenuto del Presidente del San Salvador, Elías Antonio Saca, letto in apertura del grande incontro che ha visto riunite oltre 2000 persone nell’Anfitetratro della Fiera Internazionale di El Salvador. Il presidente ha ricordato l’unità culturale precolombiana, i tentativi di unità politica post-indipendenza con la Repubblica Centroamericana (1821-1842), i nuovi tentativi di unificazione nella seconda metà del XX secolo con il MERCOMUN.

 

I partecipanti – molti i giovani – provenivano da Paesi del Centro America dove, come in molte altre regioni del mondo, è in atto un processo di unificazione per la presa di coscienza che solo insieme si possono trovare soluzione ai conflitti sociali e rafforzare la pace.

“Si parla molto di integrazione economica, sociale e politica, ma ci deve essere anche una integrazione religiosa”. Lo ha evidenziato il Dr. Rodrigo Samayoa, del partito Alianca Repubblicana Nacional. Questo incontro, il primo del suo genere nella storia della regione, è stato infatti promosso da Movimenti ecclesiali, nuove comunità e gruppi appartenenti a Chiese diverse, che hanno intrapreso un cammino di comunione, proprio per contribuire all’unità spirituale della regione e di tutto il continente. Ha sorpreso, tra le molte personalità, la presenza di rappresentanze politiche come quelle dei Partiti “Fronte Farabundo Marti per la Liberazione Nazionale” (FMLN) e “Fronte democratico rivoluzionario”, che solo da alcuni anni sono passati dalla scelta della violenza a quella politica per riportare la giustizia sociale nel loro Paese: “Questo tipo di eventi ci porta spiritualità e speranza, dove si dà e riceve”. Sono parole di Violeta Mejivar, del FMNL. Questo cammino è stato incoraggiato anche da Papa Benedetto XVI che, nel messaggio letto dal Nunzio Apostolico, mons. Luigi Pezzutto, ha esortato tutti ad “aprirsi ai doni dello Spirito per andare avanti nel cammino intrapreso, impegnandosi nella costruzione di un mondo fedele a Dio, più solidale, giusto e fraterno”. La pace, un nuovo stile di vita che favorisca il dialogo e l’integrazione di popoli e culture diverse; i valori della famiglia, la solidarietà con i più poveri in Centroamerica e nel mondo sono stati al centro delle numerose testimonianze come quelle della Comunità Salvador del Mundo, Rinnovamento Carismatico, Cursillos di cristianità, Heraldos del Evangelio, Movimento dei Focolari, Comunità Cristo Giovane, Comunità di Sant’Egidio, Encuentros Conyugales, Preghiera e Vita, Comunità Corpo di Cristo. Nel suo messaggio, Chiara Lubich ha tracciato in poche linee ricchezze e sofferenze di questa regione “piena di storia, di cultura e di arte – come quelle della grande civiltà Maya – ma anche colma delle sofferenze della colonizzazione, delle guerre civili, con la sua ricchezza attuale di creatività e di nuove dimensioni della partecipazione”. Ne ha evidenziato “la chiamata all’unità” e “la sfida della fraternità” come via per costruirla. E il professor Riccardi, della Comunità di Sant’Egidio, ha sottolineato in un messaggio come oggi in Salvador e in altri punti dell’America “c’è bisogno di gente che sogni un mondo nuovo di pace. Con l’incontro del Salvador sento che siamo vicini a questa meta”.  

Momento culmine della giornata è stata la dichiarazione di impegno per la pace e la fraternità dei rappresentanti di Movimenti e nuove comunità e i leader religiosi delle diverse chiese cristiane: Gregorio Rosa Chávez, vescovo cattolico ausiliare di El Salvador, il vescovo della chiesa Presbiteriana Anglicana Barahona, Héctor Fernández per la Chiesa Luterana, Miguel Tomás Castro della Chiesa Battista, e Santiago Flores della Chiesa Riformata Calvinista.

Settembre, data scelta per l’incontro salvadoregno, è un mese simbolico per due date: l’11, anniversario dell’attentato di New York, e il 15, anniversario dell’Indipendenza dei Paesi del Centroamerica. “Insieme per il Centroamerica” è nato sulla scia del grande incontro del maggio 2004 in Europa, a Stoccarda, con le 10.000 persone convenute nella città tedesca alla Giornata “Insieme per l’Europa”, realizzata per dare un’anima al processo di unificazione del vecchio continente.   (altro…)

Arte e cultura al cuore dell’interdipendenza

Professor Benjamin Barber, Signore e Signori, carissimi amici,

ho ancora nel cuore l’eco della seconda Giornata dell’interdipendenza a Roma, e con gioia avrei desiderato essere con voi a Parigi. Lo sono con un messaggio. Questa nostra terza tappa non poteva che chiamare in causa l’arte e la cultura al cuore dell’interdipendenza, perché essa per noi crea rapporti profondi fra le persone e i popoli. L’incontro ormai irreversibile tra le civiltà ci ha costretti da tempo ad uscire dalle vedute culturali nelle quali eravamo vissuti. Ci siamo accorti che spesso esse erano inadeguate e parziali, perché prive delle relazioni tra i popoli. Tutto ciò è stato un bene. Ma c’è un’altra faccia della medaglia. Questi cambiamenti ci hanno trovati spesso impreparati e si è diffusa così una forte insicurezza, una insofferenza fino all’intolleranza per la paura di perdere, insieme al nostro modo di pensare, anche i valori più profondi. Non è così. Tra le macerie materiali e spirituali della seconda guerra mondiale, io e le mie prime compagne abbiamo scoperto che è l’Amore l’unico Ideale che non crolla. Questo Amore è Dio che dà senso e sostiene tutte le cose. Trascinate da questa straordinaria esperienza abbiamo incominciato ad amare chi ci stava vicino ed abbiamo trovato sempre, ad ogni latitudine, un’eco immediata in ogni altro uomo e donna di qualsiasi cultura, fede, tradizione. Sì, perché nel fondo del cuore di ogni persona c’è, magari nascosto, ma presente, il DNA dell’Amore. Questo sguardo ci rivela che siamo fratelli e sorelle di ogni uomo e donna che avviciniamo, perché figli di un unico Dio che è Amore. Ci dà la capacità di intravedere nella storia i tanti frammenti di fraternità già messa in atto – come è qui, in questa Giornata. L’amore è dunque la leva su cui far forza per affrontare l’attuale sfida epocale della multiculturalità. Un amore che ama tutti, che muove i cuori fino alla comunione dei beni, che ama la patria altrui come la propria, che costruisce strutture nuove, fino a far retrocedere guerre, terrorismi, lotte, fame, e i mille mali del mondo. Un amore che sostiene dialoghi vivi e attivi fra le persone delle più varie religioni, basati sulla “regola d’oro” – “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te” – presente in tutti i libri sacri, ricostruendo la storia spirituale dell’umanità. Un amore che fa degli uomini e donne di questa terra “persone-mondo”, capaci di fare dei propri valori un dono e di valorizzare ed apprezzare i valori delle altre culture, per comporre quella saggezza globale oggi così necessaria. E l’umanità vivrà una interdipendenza fraterna, come una sola famiglia che saprà anche darsi strutture adeguate ad esprimere la dinamica tra unità e diversità. Chiedo a Dio, fonte dell’Amore, di condurci a realizzare questo sogno. Chiara Lubich (altro…)

Intervento di Liliana Cosi

E’ un vero onore e piacere per me essere oggi qui tra voi in rappresentanza di Chiara Lubich, fondatrice e presidente del Movimento internazionale dei Focolari. E’ qualcosa di più di una profonda amicizia che lega Chiara Lubich al prof. Barber: è una reciproca condivisione d’intenti.

Fin dalla prima Giornata dell’Interdipendenza a Filadelfia, si è evidenziato quanto lo scopo generale del Movimento dei Focolari: “contribuire all’unità della famiglia umana”, potesse fortemente sostenere gli ideali dell’Interdipendenza. Chiara Lubich vede la fraternità universale come radice e garanzia di una vera interdipendenza fra i popoli. I recenti tragici eventi del mondo sottolineano quanto essa sia l’insostituibile pegno di un futuro di pace. L’interdipendenza fraterna necessita però l’apporto di tutte le forze, non solo politiche, ma certamente anche culturali e spirituali. Il titolo scelto per questa terza Giornata dell’Interdipendenza, “L’arte e la cultura al cuore dell’ Interdipendenza”, ha avuto una forte risonanza in me, quale segno profetico. Si era negli anni sessanta quando, ballerina della Scala di Milano, in partenza per un periodo di studi al Teatro Bolshoi di Mosca, incontrai il Movimento dei Focolari. Il suo stile di vita ha spalancato davanti a me orizzonti nuovissimi, che possono essere espressi in queste parole di Camus: “ …colui che ha scelto il destino d’artista perché si sentiva diverso, ben presto imparerà che non può nutrire la sua arte e la sua stessa diversità che riconoscendo la sua similitudine con gli altri. L’artista si forgia in questo perenne andirivieni fra se stesso e gli altri; a mezza strada tra la bellezza da cui non può astrarsi e la comunità dalla quale non può sottrarsi”. Attraverso la mia lunga carriera internazionale, ho potuto sperimentare quanto il rapporto, la fraternità, siano stati fonte d’ispirazione, ad esempio nella creazione di una scuola internazionale di balletto classico a livello professionale, in collaborazione con un ballerino rumeno, con la scoperta sempre sorprendente dell’arricchimento reciproco che risulta del distaccarsi dalla propria ispirazione e cultura per accogliere quella dell’altro. Ma questo paradigma della fraternità ha anche fatto nascere, in seno al Movimento dei Focolari, iniziative e incontri tra artisti di diverse età, tendenze e culture, che vivono uno scambio di talenti, ispirazioni e realizzazioni; queste iniziative sono particolarmente sentite dai giovani, che aspirano a nuove espressioni artistiche, aperte al trascendente. Chiara Lubich ebbe un’espressione singolare a questo proposito “ (…) l’artista è forse il più vicino a Dio… egli è capace di trasmettere quanto è più bello sulla terra: l’anima umana”. Il Movimento dei Focolari vorrebbe contribuire allo svelarsi dell’alta vocazione dell’artista, che gli chiede di attingere nella sua anima – dilatata dall’amore, dalla comunione con gli altri – un’arte testimone della sofferenza e dell’angoscia dell’umanità, ma anche rivelatrice delle sue aspirazioni più profonde e dell’infinito che ogni uomo porta in sé; un’ arte segno di speranza per il mondo. (altro…)

La forza dell’amore per rispondere alla sfida della multiculturalità

La forza dell’amore per rispondere alla sfida della multiculturalità

“L’amore è la leva su cui far forza per affrontare l’attuale sfida epocale della multiculturalità”. Un amore che ha radice in Dio e “fa di uomini e donne di questa terra ‘persone-mondo’, capaci di fare dei propri valori un dono, e di valorizzare e apprezzare i valori delle altre culture, per comporre quella saggezza globale oggi così necessaria. E l’umanità vivrà un’interdipendenza fraterna, come una sola famiglia che saprà anche darsi strutture adeguate ad esprimere la dinamica tra unità e diversità”.

Questo è il cuore del messaggio di Chiara Lubich letto a conclusione della Giornata dell’Interdipendenza, svoltasi a Parigi dal 10 al 12 settembre.  

Tre giorni di eventi culturali e politici per affermare l’interdipendenza globale come strategia civica per la giustizia e la pace. Erano presenti, tra gli altri, Harry Belafonte, Ambasciatore Culturale delle Nazioni Unite, Bernard Kouchner, tra i promotori di Medici senza Frontiere, Adam Michnik, iniziatore di Solidarnosc, e numerose personalità politiche.

Le Giornate dell’Interdipendenza nascono in seguito agli attentati dell’11 Settembre, su iniziativa dell’intellettuale e politologo statunitense democratico, Benjamin Barber, docente all’Università del Maryland, con la convinzione che “non basta dire no alla guerra; bisogna costruire un’alternativa”: Obiettivo dell’Interdipendence Day è preparare singoli e gruppi, anche promuovendo azioni di formazione nelle scuole, ad impegnarsi nella cooperazione internazionale, e a diventare cittadini non solo delle proprie comunità e nazioni, ma del mondo interdipendente, credendo che ciascuno può essere protagonista del cambiamento. Questa iniziativa è condivisa dai molti che, in America e fuori, professano il loro credo nel multilateralismo, nel dialogo tra le culture, nella necessità di una cittadinanza globale. La prima giornata dell’Interdipendenza, sponsorizzata da CivWorld, si era svolta nel 2003 a Filadelfia – città dell’Indipendenza Americana – in contemporanea a Budapest e in videocollegamento con l’Italia, per sottolineare il suo carattere internazionale. L’edizione 2004 si era conclusa con la firma della Carta Europea d’Interdipendenza. Svoltasi a Roma, ospitata dal sindaco di Roma Walter Veltroni, ha visto tra gli altri, la partecipazione di Chiara Lubich e Andrea Riccardi. Quest’anno per il Movimento dei Focolari, alla tavola rotonda di sabato 10, presso l’Università Americana di Parigi, è intervenuta Liliana Cosi, ballerina, direttrice della Compagnia di Balletto Classico Cosi-Stefanescu e membro del Centro Studi del Movimento dei Focolari per le discipline artistiche. (altro…)

Dal narcotraffico ad una vita per il mondo unito

Vengo da una provincia del sud, una regione di contadini, con una forte cultura individualista, dove ognuno fa il possibile per uscire dalla povertà. La famiglia ha poco valore, si sta bene solo con quei pochi che chiamiamo amici. Dio è lontano. Anche per me l’unica preoccupazione era il benessere. Immerso in quest’ambiente sono entrato nel commercio della droga: prima nella coltivazione e poi nella distribuzione su piccola scala. Per quelli che vogliono guadagnare tanti soldi facilmente, questo è il lavoro giusto. La mia coscienza però lentamente si è ribellata: di notte leggevo una Bibbia chiesta in prestito e mi accorgevo che quanto facevo era in pieno contrasto con quelle parole. E’ in questa fase della mia vita che dei cugini mi hanno invitato ad un incontro di giovani. Ho trovato in loro qualcosa di speciale: volevano vivere il Vangelo. Tornato al lavoro ho deciso di provarci anch’io: ho iniziato a cambiare alcuni atteggiamenti. Cercavo insomma di auto-educarmi, ma il punto era che io in quell’ambiente non ci potevo stare, se volevo essere coerente: guadagnavo bene, ma la droga uccide. Quelli che la compravano da me dicevano che era per fare medicine e che Dio non c’entra perché ci ha fatti liberi e noi dobbiamo guadagnarci il pane. Ho maturato allora la convinzione che l’unica alternativa per uscire dal giro era andarmene. Una scelta incomprensibile ai più, non solo perché lasciavo “l’affare migliore”, ma anche perché questa era una scelta piena di pericoli, sfidavo la legge del più forte. Ma l’ho fatto. Ho cominciato ad occuparmi degli altri, lavorando in organizzazioni comunali. Ho pensato di contattare quei giovani che volevano vivere il Vangelo, per fare qualcosa di buono per il nostro Paese. Ho raccontato loro del mio desiderio di cambiar vita, e mi hanno parlato del progetto dell’Economia di comunione. Prima pensavo che per dare bisognasse esser ricchi, ma ho capito che si può dare anche il poco che si ha. Ho formato così un gruppo per aiutare tanti altri come me, e abbiamo iniziato varie attività: una palestra, una squadra di calcio, giornate di lavoro a servizio di chi ha più bisogno, cercando di cogliere ogni occasione per superare il profondo individualismo in cui viviamo. Per esempio, ad un vicino si è incendiata la casa. Abbiamo chiesto come poter essere utili e ci ha detto che gli serviva del cemento per costruire il serbatoio per l’acqua. Abbiamo lavorato per trovare i soldi, siamo andati in paese per pagare il cemento e gli abbiamo dato la fattura perché andasse a ritirarlo. Un signore con sette figli ha deciso di costruire la sua casa, ma per via del lavoro non aveva mai tempo per finirla. Ci ha chiesto di andare a prendere il legname in un posto distante 4 km. su un difficile sentiero di montagna. Abbiamo impiegato otto ore, quasi senza riposarci, ma lui era infinitamente grato. Andiamo anche in una casa di anziani, portando loro alcuni prodotti del campo. Si è messa in moto così nel paese una catena di condivisione che ci fa sentire molto più uniti e che ci ha permesso di superare antichi odi e divisioni, facendoci sperimentare il senso del vivere da fratelli. (J. S. – Colombia)

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La fraternità, ragione politica per la pace

La fraternità, ragione politica per la pace

La Colombia: un Paese travagliato da guerriglia e narcotraffico, piaghe che non hanno però stroncato la vitalità e la voglia di reagire della popolazione. Come in altri Paesi del “Nuovo continente” non mancano segnali di risveglio proprio a partire dalle nuove generazioni. E’ per loro iniziativa che a Tocancipà, importante polo di sviluppo industriale nei pressi della capitale, verrà ospitato un incontro di giovani di vari paesi dell’America latina, con lo scopo di unire le forze per la pace in Colombia e in tutto il continente. Titolo del Convegno, che si svolgerà dall’8 al 10 settembre: “Fraternità, una ragione politica per la pace”. Lo promuovono i giovani del Movimento dei Focolari impegnati in politica, la “Generazione Terzo Millennio”, e la Fondazione “Paese Terra Promessa”.

Una sfida non da poco, se si considera che la Colombia da 20 anni soffre di un grave conflitto interno tra guerriglia e governo che provoca ogni anno migliaia di morti tra la popolazione civile, sindacalisti, politici, attivisti dei diritti umani e giornalisti. Almeno 2 milioni sono le persone costrette a fuggire dalle campagne verso le città – è il triste fenomeno dei desplaçados – abbandonando case e beni. L’incontro colombiano si svolgerà ad una settimana dalla conclusione del Primo Parlamento universitario latinoamericano, riunitosi a Buenos Aires, e a pochi mesi dal recente incontro di Rosario, “Città per l’Unità”, primo convegno di sindaci dell’America Latina, promosso dal Movimento internazionale Politico per l’Unità (MPPU) di Argentina, Brasile, Uruguay, in cui anche i giovani sono stati protagonisti. Inoltre, un anno fa, nascevano le Scuole di Formazione politica per i giovani, dell’MPPU, in Argentina. Altrettanti segnali di un nuovo fermento in atto nel nuovo continente.  

“Senza di te, alla pace manca qualcosa” è l’invito che i giovani hanno rivolto ai loro coetanei. Costo di partecipazione: l’impegno a fare della fraternità la guida di ogni azione.

Fra gli obiettivi di questa iniziativa: ascoltare i giovani sulle problematiche dei Paesi dell’emisfero latinoamericano, proporre insieme soluzioni concrete che possano incidere in maniera diretta in favore del bene comune delle comunità di appartenenza, promuovere l’interazione tra i giovani e le istituzioni pubbliche e private, e mettersi in rete con quanti lavorano alla costruzione di una società pacifica, giusta, degna, solidale, autonoma e fraterna. In programma la presentazione dell’esperienza delle Scuole di formazione sociale e politica dell’Argentina, e della “pratica della fraternità” in una città. Fra i temi affrontati nelle tavole rotonde: ‘Conflitto e pace’, fraternità come metodo di azione per la pace nel contesto della problematica latinoamericana, in particolare in Colombia; ‘Economia’, la necessità di fondare un nuovo paradigma, l’Economia di Comunione. Seguiranno lavori di gruppo. (altro…)

La fraternità nella città

Al centinaio di partecipanti al 1° Incontro “Giovani per la pace”, tutti fortemente interessati alla nuova visione politica ed impegnati in varie iniziative locali, si sono aggiunti, all’evento conclusivo, altri 150 giovani, per vivere insieme la “pratica della fraternità nella città”, in un quartiere a rischio di Zipaquirà (a 15 minuti da Tocancipà), abitato da ex-guerriglieri dell’M-19 – Movimento del 19 aprile – che ha cessato le ostilità nel 1988. Alcuni membri dell’M-19 si sono attualmente integrati in politica. Le condizioni del quartiere sono di estrema povertà e la delinquenza è diffusa. Lì i giovani si sono dati da fare, coinvolgendo gli abitanti, con una vendita di abbigliamento, frutto di una raccolta realizzata precedentemente dagli stessi giovani, servizio di parrucchiere e di misura-zione della vista, un’azione ecologica per le strade, una festa con tantissimi bambini, un pran-zo allestito per 2000 persone, tutto in un clima di amore e coinvolgimento attivo di quasi tutti gli abitanti del posto, del sindaco e di un consigliere comunale. Alla partenza il sentire comune, dalle esperienze e impressioni comunicate, era la certezza che la fraternità è l’unica strada per la pace e l’unità, e che nell’oscuro tunnel del dolore sociale nel quale si vive, un seme di vita nuova in questa regione è stato gettato.

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