25 Ago 2004 | Focolari nel Mondo
Lavoro come psicologa in un’agenzia internazionale. Sto per partire per un nuovo incarico, le valigie sono pronte, il biglietto confermato. Arriva una visita inattesa: è un amico di infanzia, un chirurgo molto conosciuto, di passaggio nella nostra città, venuto a salutarci. Approfittando della sua presenza, gli chiedo di controllare una cisti al seno che ogni tanto mi fa male. Mi esamina e … sembra passare un’eternità. Poi mi guarda. Il suo sguardo è serio e attento. Gli chiedo: “Sto per morire?”. Sorride, poi mi spiega che la cisti è grande e che devo fare immediatamente la biopsia, poi l’intervento per asportarla. Mormoro un grazie. In me si è scatenato un grande subbuglio. Quegli interrogativi che si affollano Rientrata in camera guardo i bagagli: non si parte più. Sento come una lama di coltello attraversarmi e nella mente mille interrogativi: le mie bambine, come sarebbero cresciute senza di me? Mio marito si sarebbe risposato? Provo paura e confusione. Prendo il telefono, in cerca di una persona che condivide con me la fede nell’amore di Dio: lei piange con me e mi ricorda che questo è proprio il tempo di credere che Dio ci è Padre e non abbandona i suoi figli. Le sue parole subito mi portano in un’altra dimensione. Ritorna la calma. Capisco che devo rispondere a questo amore, devo essere la prima ad amare, la prima ad accettare questa sofferenza ed essere coraggiosa per amore di quelli che mi amano. Sono pronta ad andare in ospedale. Riesco a cantare entrando in sala operatoria Capisco ora perché i primi cristiani cantavano quando andavano verso i leoni: non avevano paura perché sentivano Dio con loro; così anch’io ho cantato mentre entravo nella sala operatoria. In ospedale tocco con mano il Suo amore: trovo subito una stanza, scopro che il chirurgo è un amico di mio marito, ricevo un trattamento pieno di attenzioni, ricevo visite, fiori e amore da parte di tutti. Ho il sostegno delle preghiera di tanti. Tornata a casa, questa gara d’amore è continuata. Non potendo più lavorare, l’economia della famiglia è drasticamente ridotta, tuttavia non manca nulla: il Padre si è preso cura di noi! La sofferenza in dono d’amore Da parte mia devo solo fare la Sua volontà e questo è semplice da dire, ma non sempre da fare. Abituata a una vita attiva, sento il peso di rimanere a casa tutto il giorno spesso sola, e di tutti gli effetti della chemioterapia. Essendo una psicologa, so che essere ammalati gravemente comporta una crisi grave di tutta la persona: influenza il fisico, la psiche, l’anima. Però l’amore del Padre per me in questo periodo è così forte che non posso non rispondere a Lui: «Ti voglio bene, Signore, quando al mattino gli esercizi per il mio braccio destro sono troppo dolorosi. Ti voglio bene quando il cibo sembra diventato di gomma. Ti voglio bene quando per alzarmi devo chiedere aiuto. Ti voglio bene quando la nausea mi assale. Ti voglio bene quando i capelli cadono a ciocche. Ti voglio bene quando il pensiero della morte mi invade». L’arte di ricominciare sempre Molte volte non riesco ad amarLo, molte volte sono insofferente con gli altri, ma, quando il giorno dopo mi sveglio, chiedo perdono e ricomincio di nuovo. Mi è stata offerta la più grande lezione di vita che mi fa diventare una persona paziente, che perdona, che ha la temperanza, la fortezza. Imparo a pregare gettando ogni preoccupazione per la mia famiglia, la salute, nel cuore del Padre. Mi sento più vicina a Maria, ai piedi della croce, che non ha mai cessato di credere all’amore. Ho visto molti frutti lungo il cammino. Può sembrare assurdo, ma ci sono dei momenti in cui ringrazio Dio per questa mia malattia. (Tratto da Quando Dio interviene. Esperienze da tutto il mondo, a cura di Doriana Zamboni, Città Nuova 2004)
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31 Lug 2004 | Parola di Vita
Più volte Gesù ha paragonato il Paradiso ad una festa di nozze, ad una riunione di famiglia attorno alla tavola. Nella nostra esperienza umana sono questi infatti i momenti più belli e sereni. Ma quanti entreranno in Paradiso, quanti prenderanno posto nella “sala del convito”?
È la domanda che un tale rivolge un giorno a Gesù: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Gesù, come ha fatto altre volte, va al di là della discussione e mette ognuno davanti alla decisione che deve prendere. Lo invita ad entrare nella casa di Dio.
Ma ciò non è facile. La porta per entrare è stretta e resta aperta per poco tempo. Per seguire Gesù è necessario infatti rinnegarsi, rinunciare, almeno spiritualmente, a se stessi, alle cose, alle persone. Addirittura occorre portare la croce come Lui ha fatto. Una via difficile, è vero, ma che tutti, con la sua grazia, possiamo percorrere.
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno»
È più facile imboccare “la porta larga e la via spaziosa”, di cui parla altrove Gesù, ma essa può condurre alla “perdizione”. Nel nostro mondo secolarizzato, saturo di materialismo, di consumismo, di edonismo, di vanità, di violenza tutto sembra consentito. Si tende a soddisfare ogni esigenza, a cedere a ogni compromesso pur di raggiungere la felicità.
Ma noi sappiamo che la vera felicità si ottiene amando e che la rinuncia è la condizione necessaria all’amore. Occorre esser potati per dare buoni frutti. Occorre morire a se stessi per vivere. È la legge di Gesù, un suo paradosso. La mentalità corrente ci investe come un fiume in piena e noi dobbiamo camminare controcorrente: saper rinunciare, ad esempio, alla bramosia del possedere, all’antagonismo per partito preso, alla denigrazione dell’avversario; ma anche compiere con onestà il proprio lavoro, e con generosità, senza ledere gli interessi altrui; saper discernere ciò che si può vedere alla televisione o ciò che si può leggere, ecc.
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno»
Per chi si lascia andare ad una vita facile e non ha il coraggio di affrontare il cammino proposto da Gesù, si apre un futuro triste. C’è anche questo nel Vangelo. Gesù ci parla del dolore di quelli che saranno lasciati fuori. Non basterà vantare la propria appartenenza religiosa o accontentarsi di un cristianesimo di tradizione. Inutile dire: “Abbiamo mangiato in tua presenza…”. La salvezza non è un dato scontato per nessuno.
Sarà duro sentirsi dire: “Non vi conosco, non so di dove siete”. Sarà solitudine, disperazione, assoluta mancanza di rapporto, il rammarico bruciante di aver avuto la possibilità di amare e di non poter più amare. Un tormento di cui non si vede la fine perché non avrà mai fine: “pianto e stridore di denti”.
Gesù ci avverte perché vuole il nostro bene. Non è Lui che chiude la porta, semmai saremo noi a chiuderci al suo amore. Lui rispetta la nostra libertà.
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno»
Se la porta larga conduce alla perdizione, quella stretta si spalanca sulla vera felicità. Dopo ogni inverno spunta la primavera. Sì, dobbiamo vivere con prontezza la rinuncia che il Vangelo richiede, portare ogni giorno la propria croce. Se sapremo soffrire con amore, in unità con Gesù che ha assunto ogni nostro dolore, sperimenteremo un paradiso anticipato.
È stato così anche per Roberto quando è andato all’ultima udienza del processo contro chi, quattro anni prima, aveva causato la morte del papà. Dopo la sentenza di condanna, l’investitore, insieme alla moglie e al padre, appariva molto depresso. “Avrei voluto avvicinarmi a quell’uomo, vincendo l’orgoglio che mi diceva di no; fargli sentire che gli ero vicino”.
Ma la sorella gli dice: “Sono loro che devono scusarsi con noi…”. Roberto la convince e insieme vanno dalla famiglia “avversaria”: “Se questo può alleggerirvi l’animo, sappiate che non nutriamo nessun rancore nei vostri riguardi”. Si stringono la mano con forza. “Mi sento pervadere dalla felicità: ho saputo cogliere l’occasione per guardare al dolore dell’altro dimenticando il mio”.
Chiara Lubich
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18 Lug 2004 | Centro internazionale, Spiritualità
«E’ da poco iniziato il processo per la possibile beatificazione di Igino Giordani, che noi chiamavamo Foco, per il fuoco dell’amore che viveva in lui. Mi sono chiesta: ha pensato Foco nella sua vita a farsi santo? Che idea aveva della santità?
Ho consultato, allo scopo, alcune documentazioni ed ho scoperto un Foco nuovo in certo modo anche per me. Egli non solo ha meditato qualche volta sulla santità, ma è stato immerso nel tentativo quotidiano di farsi santo. Come? Iniziando con l’impersonare quel tipo di santo che egli definisce così: “Un cristiano con la spina dorsale”, frutto perciò di un’ascesi personale quotidiana. E’ una storia meravigliosa la sua. Nel 1941, sette anni prima che incontrasse il Focolare, nel Diario di fuoco, un suo libro che iniziava a scrivere, leggiamo: “Infine, quel che conta è una cosa sola: farsi santi”. Nel 1946, chiamato a candidarsi alle elezioni politiche, perplesso alquanto, si poneva questo interrogativo: “Può un uomo politico farsi santo?” Non conosceva una risposta precisa al suo anelito: farsi santo. Quando nel 1948 incontrò il Movimento, rimase, come egli disse, folgorato, sconvolto, trasformato. Perché? Per più motivi, ma anche perché la sua spiritualità fino allora era stata prevalentemente individualista. Da quel momento invece gli si era aperto un cammino di santità collettiva. Definiva il nostro come “un Movimento che ci induce a fare la scalata a Dio in unione, in cordata… Il fratello vale come ianua coeli…”, la porta del cielo. E scrive: “Dio scende in me per il tramite del pane (eucaristico); io salgo a Lui per il tramite del fratello”. Immerso nella spiritualità comunitaria, in un colloquio intimo con Gesù, lo ringrazia così: “Il tuo amore mi ha scoperto i fratelli (…); me ne ha fatto il viatico per salire sempre di terra in cielo”. E’ poi suo quello che chiamerà il “mistero d’amore”: (…) “Dio, il Fratello, Io”. Nel 1955, in mezzo alle prove che non mancano mai a nessuno, va acquistando una certa familiarità con la Santissima Trinità, ed anche qui il bisogno di santificarsi si fa evidente. “Questi passi – scrive -, affaticati (…) sono la marcia di ritorno alla casa tua, o Padre; (…) tutte queste pene, si fanno gocce di sangue, del tuo Sangue, o Figlio; (…) e questo bisogno di santificarsi è partecipazione dei tuoi doni, o Spirito Santo”. Da particolari episodi della sua vita si capisce come lo Spirito Santo, in questa sua tensione alla santità, lo abbia pian pianino introdotto nella vita mistica. Percorre poi un cammino di distacco progressivo da ogni cosa, ma lo vede come la possibilità di santificarsi nell’unione con Dio: “Osservando – scrive – con pena questa caduta di fronde (illusioni di fama, di potere, amicizie), dall’albero della mia vita, (…) mi sono ancora meglio accorto (…) che ho un più intenso convegno amoroso con Dio: l’anima trova tempo (…) per intrattenersi con lo Sposo (…), per convivere con gli angeli e con i beati (…). Ora, via via l’unione si fa costante. Imparo e preparo la vita del Paradiso”. A proposito di vivere Gesù al posto del proprio io (è stato questo un suo desiderio costante), scrive nel ’63: “Parmi oggi d’aver (…) compiuto il trasloco; il trasloco del mio essere: dall’Io a Dio”. E “sente” l’unione con Dio: “Ecco – dice – l’immensità di Lui (…), io la sento nell’intimo della mia anima (…). Mi rivolgo all’interno e L’ascolto. Lo vivo. Si stabilisce, nel fondo dell’essere, un colloquio con l’Eterno: Dio in me”. E l’anno dopo incalza: “Ora sento che si vola (…)”. Due anni prima della partenza per il Cielo, conferma: “Sento d’aver trovato l’accesso libero per andare a Lui. Ora sono in terra e abito in cielo (…) Sono di Dio. Non mi serve altro”. Queste le poche frasi di Foco che ho potuto riportare sul suo anelito alla santità. Che dire? E che cosa dice Foco a noi, ancora pellegrini su questa terra? “Ora tocca a voi”. Percorriamo allora questo viaggio con amore. Facciamoci santi, imitando Foco soprattutto nel suo “mistero d’amore”: “Io, il fratello, Dio”. Amiamo il fratello, ogni fratello pronti a morire per lui. Sarà anche per noi la porta del Cielo». Chiara Lubich (altro…)
7 Lug 2004 | Focolari nel Mondo
Un giorno mi reco a Roma per un controllo medico specialistico. Scesa alla Stazione Termini vengo urtata da un giovane extracomunitario, inseguito da tre uomini: “E’ un ladro, fermatelo!”. La folla lo ferma, facendolo cadere per terra. Gli inseguitori lo insultano, riempendolo di percosse e di calci allo stomaco. Vedendo quello spettacolo brutale penso un attimo alla mia situazione di ipertesa grave, ma subito capisco che in quel momento la vita di quel ragazzo era più importante della mia stessa vita. Non potevo lasciar spazio alla mentalità comune e far finta di niente. La coerenza con il Vangelo chiedeva qualcosa di più. Mi precipito di corsa, spiazzando tutti e dando colpi a destra e a manca con la mia borsa; mi getto su di lui facendogli da scudo. Il giovane gridava forte di salvarlo dagli aggressori, i quali, vedendo il mio atteggiamento, decidono di fermarsi. “Non vi vergognate a trattarlo in questo modo? Cosa ha fatto di tanto grave per essere trattato così?”. “Mi ha rubato il portafoglio!”, risponde uno di loro. Il ragazzo – aveva 16 anni – mi dice di aver rubato per comprare un po’ di pane per sopravvivere, visto che da due giorni non toccava cibo e dormiva sotto i ponti. Nel frattempo arrivano i carabinieri, e il ragazzo inizia a spiegare: era fuggito dal suo Paese da circa due anni. La sua famiglia era stata distrutta e lui solo era riuscito a salvarsi nascondendosi sotto una balla di paglia. Aveva poi raggiunto l’Italia dove degli amici gli avevano raccontato che c’era tanto benessere. Con i carabinieri lo portiamo in ospedale. Durante il trasporto mi stringe forte la mano e mi dice: “Mamma, tu mi hai salvato la vita. Tu sei la mia mamma italiana”. Al Pronto Soccorso arriva la diagnosi: trauma cranico e lesioni a tre costole. Dopo un po’ una suora ci dice che doveva essere ricoverato, ma che era sprovvisto del vestiario per la degenza. Vado a comprare il necessario, così possiamo portare il ragazzo in corsia. Mentre lo accudisco, i carabinieri e le suore stilano il referto medico, chiedendomi se fossi una sua parente. Rispondo di no. Vedo negli occhi dei presenti perplessità ed emozione. “Perché ha fatto tutto questo?”, mi chiedono. Rispondo che ogni giorno cerco di amare il fratello cercando di vedere in lui il volto di Gesù, e di non voltarmi indietro nelle situazioni più scomode. La suora, con gli occhi rossi, mi dice che le avevo dato una bella lezione d’amore, perché solo chi vive il Vangelo può fare questo, e mi incoraggia ad andare avanti su questa strada. Prima di andare via provo a lasciare una certa somma, quella di cui disponevo, per la visita specialistica e per i bisogni del ragazzo. Ma la suora mi dice di non preoccuparmi per lui: “Lei gli ha già salvato la vita, ora io mi prenderò cura di lui”. Anche i carabinieri mi ringraziano del gesto, dicendo che avevo rischiato molto. La giustizia ha fatto il suo corso; so, però, che oggi questo ragazzo vive in una comunità cattolica come custode, raccomandato dalla suora dell’ospedale. (M.T. – Italia, tratto da Quando Dio interviene, Esperienze da tutto il mondo, Città Nuova, Roma 2004)
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2 Lug 2004 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Vincenzo, quarto degli otto figli della famiglia Folonari, era un bambino vivacissimo: a scuola faceva dispetti, chiacchierava invece di ascoltare, talvolta l’insegnante lo puniva; poi, dal giorno della sua prima Comunione, di colpo cambiò radicalmente. Un giorno a tavola Vincenzo domandò ai fratelli: “A che età ti piacerebbe morire?” “A me da giovane…”, “A me a 100 anni…”. E lui: “A me a 33 anni, come Gesù”.
Un ideale per cui vivere Qualche anno dopo, nell’estate del 1951, Vincenzo e due sorelle, finita la scuola, andarono in vacanza in montagna. Chiara Lubich si trovava in quel periodo a Tonadico sulle Dolomiti. Era diventato ormai consuetudine, per gli aderenti al Movimento dei Focolari nascente, quell’appuntamento sui monti trentini, che prese poi il nome di Mariapoli. I giovani Folonari, che già avevano conosciuto il Movimento a Brescia, loro città natale, ottennero il consenso dei genitori di passare le vacanze lì vicino, a S. Martino di Castrozza. Non mancarono di fare frequenti puntate a Tonadico; erano in gruppi diversi e non si vedevano durante il giorno. La prima sera, al ritorno in pullman, Vincenzo era sconvolto e felice: “Bellissimo, bellissimo!” – diceva. Era come se avesse trovato qualcosa che lo saziava profondamente, l’ideale per cui vivere. “Non tu hai eletto Dio, ma è Dio che ha eletto te” Alcuni mesi dopo, Vincenzo si trasferì a Roma, per iscriversi all’Università; si mise subito in contatto col focolare. Alla vigilia di Pentecoste andò a piedi al santuario della Madonna del Divino Amore per chiedere un segno esterno che gli facesse capire la sua vocazione. Il giorno dopo, quando Chiara lo incontrò, gli ricordò una frase di Gesù: “Non voi avete eletto Me, ma Io ho eletto voi!”. Da allora tutti lo chiamarono Eletto.
In una lettera a Chiara, Eletto scrisse: “Ho scelto Dio per sempre e solo Lui! Nessunissima altra cosa!” Le comunicò di voler dare al Movimento dei
Focolari tutti i beni avuti in eredità – tra cui gli 80 ettari su cui oggi sorge la cittadella di Loppiano – aggiungendo: “Non ne avevo nessun merito per possederli perché ricevuti gratis”.
Una vita per donare l’Ideale dell’Unità ai ragazzi Una delle caratteristiche di Eletto era il suo rapporto con i bambini ed i ragazzi del Movimento che Chiara gli aveva affidato. Alle Mariapoli di Fiera di Primiero era sempre circondato da loro. Con loro faceva passeggiate, organizzava commedie…. Parlando con la sorella Virgo, che a sua volta aveva affidate le ragazze, era solito dirle: “Ma t’immagini se questo Ideale dell’unità prendesse tutti i ragazzi, tutti i giovani… che cosa ne verrebbe fuori!”. Quel sorriso tra le onde del lago Quel 12 luglio 1964 era domenica; c’era con lui uno di questi ragazzi, Gabriele, ed Eletto lo invitò a fare una gita. Andarono al lago di Bracciano. Faceva molto caldo e decisero di fare un giro in barca. A circa 200 metri dalla riva Eletto – sportivo e nuotatore – si calò in acqua tenendosi con entrambe le mani. “E’ molto fredda” – disse a Gabriele – e diventò molto pallido. Il lago era agitato e un’onda staccò prima una e subito dopo l’altra mano dal bordo della barca, che, non più trattenuta dal peso di Eletto, si allontanò improvvisamente di diversi metri. Eletto gridò subito a Gabriele: “Vieni qui, vieni qui, avvicinati”, ma Gabriele, che non sapeva né remare né nuotare, non riusciva ad avvicinarsi; anzi, per la forte corrente, la barca si allontanava sempre di più. “Oramai vedevo a malapena il suo volto affiorare tra le onde, lo chiamavo, chiamavo aiuto, gli ho gridato che non riuscivo a raggiungerlo” – racconta Gabriele. E continua: “Mi ha gridato: ‘Vado a riva… vado a riva’, poi si è voltato, l’ho visto ancora per qualche secondo: il suo volto era illuminato da un sorriso radioso”. Poi scomparve, inghiottito dal lago. Il suo corpo non fu più ritrovato; la sua “tomba azzurra” è il lago di Bracciano.
Vivere nell’amore per morire nell’amore Chiara, il 19 luglio, scriveva: “Eletto era così buono, così umile che apparteneva più a Dio che a noi ed Egli, forse per questo, se lo è preso. Ora è con Gesù che ha amato, con Maria e con i nostri che sono in Paradiso e, da ultimo che si sentiva, è diventato il primo. Dio mio, che abisso questa vita e questa morte che ognuno di noi deve affrontare! Dacci di vivere nell’amore per poter morire nell’amore. Eletto ha fatto – come ultimo atto – un atto d’amore. Vuol dire che c’era abituato, perché altrimenti, in quei momenti, non si può pensare che a sé. Eletto nostro, prega in cielo ora per noi che preghiamo per te. Siamo certi che Dio, amandoti, ti ha colto nel momento buono. Tu Lo hai amato nella tua vita; non avevi che Lui e Maria. Sei giunto dove pur noi dobbiamo venire. Facci la strada, Eletto, e preparaci il posto (…). Ora tu che vedi quello che vale, come del resto t’eri abituato quaggiù, aiutaci a non andar fuori strada, a mantenerci nella carità come tu hai fatto”.
Il Movimento GEN La sua morte così improvvisa lasciò nello sgomento non solo gli adulti, ma anche i bambini e i ragazzi che lui seguiva. “Anche loro hanno avuto la loro prova – ha scritto Chiara – tremenda ed irrimediabile. Speriamo che su questo dolore nasca qualcosa per loro, nel seno del Movimento, per la gloria di Dio, a bellezza della Chiesa. Nulla di meglio del resto Eletto avrebbe desiderato”. Pochi anni dopo, nacque il Movimento Gen, che conta ora migliaia di giovani, ragazzi e bambini, di tutto il mondo. Il ricordo a Trevignano Il 12 luglio, a 40 anni dalla “partenza” di Eletto, saranno in molti a ricordarlo a Trevignano, sul lago di Bracciano (Roma). L’incontro inizierà alle ore 11.00, con la S. Messa nella chiesa di S. Maria Assunta, che sovrasta la cittadina. La conclusione è prevista per le ore 17. Per maggiori informazioni: tel.: 06/94315300; 06/9412419 (altro…)
30 Giu 2004 | Parola di Vita
I discepoli vedevano come Gesù pregava. Erano colpiti soprattutto dal modo caratteristico con cui si rivolgeva a Dio: lo chiamava “Padre”. Altri prima di lui avevano chiamato Dio con questo stesso nome, ma quella parola, sulla bocca di Gesù, parlava di una intima reciproca conoscenza tra lui e il Padre, nuova e unica, di un amore e di una vita che li legava entrambi in una incomparabile unità.
I discepoli avrebbero voluto sperimentare quello stesso rapporto con Dio, così vivo e profondo che vedevano nel loro Maestro. Volevano pregare come lui pregava; per questo gli chiesero:
«Signore, insegnaci a pregare»
Gesù più volte aveva parlato ai suoi discepoli del Padre, ma ora, rispondendo alla loro domanda, ci rivela che il Padre suo è anche Padre nostro: anche noi, come lui, tramite lo Spirito Santo, possiamo chiamarlo “Padre”.
Egli, insegnandoci a dire “Padre”, rivela a noi stessi che siamo figli di Dio e ci fa prendere coscienza che siamo fratelli e sorelle tra di noi. Fratello accanto a noi, ci introduce nel suo stesso rapporto con Dio, orienta la nostra vita verso Lui, ci introduce nel seno della Trinità, ci fa diventare sempre più uno tra di noi.
«Signore, insegnaci a pregare»
Gesù insegna non soltanto a rivolgersi al Padre, ma anche cosa domandargli.
Che sia santificato il suo nome e venga il suo regno: che Dio si lasci conoscere e amare da noi e da tutti; che entri in modo definitivo nella nostra storia e prenda possesso di ciò che già gli appartiene; che si realizzi pienamente il suo disegno d’amore sull’umanità. Gesù ci insegna così ad avere i suoi stessi sentimenti, uniformando la nostra volontà su quella di Dio.
Ci insegna ancora ad aver fiducia nel Padre. A Lui, che nutre gli uccelli del cielo, possiamo chiedere il pane quotidiano; a Lui, che accoglie a braccia aperte il figlio smarrito, possiamo domandare il perdono dei peccati; a Lui, che conta anche i capelli del nostro capo, possiamo chiedere che ci difenda da ogni tentazione.
Ecco le domande a cui Dio certamente risponde. Possiamo rivolgerle con parole diverse – scrive Agostino di Ippona – ma non possiamo domandare cose diverse.
«Signore, insegnaci a pregare»
Ricordo quando anche a me il Signore ha fatto capire, in modo nuovissimo, che avevo un Padre. Avevo 23 anni. Facevo ancora scuola. Un sacerdote di passaggio chiede di dirmi una parola: mi domanda di offrire un’ora della mia giornata per le sue intenzioni. Rispondo: “Perché non tutta la giornata?” Colpito da questa generosità giovanile, mi dice: “Si ricordi che Dio la ama immensamente”. È la folgore. “Dio mi ama immensamente”. “Dio mi ama immensamente”. Lo dico, lo ripeto alle mie compagne: “Dio ti ama immensamente. Dio ci ama immensamente.”
Da quel momento scorgo Dio presente dappertutto col suo amore. C’è sempre. E mi spiega. Che cosa mi spiega? Che tutto è amore: ciò che sono e ciò che mi succede; ciò che siamo e ciò che ci riguarda; che sono figlia sua ed Egli mi è Padre.
Da quel momento anche la mia preghiera cambia; non è più un essere rivolta a Gesù, quanto un mettermi a fianco a Lui, Fratello nostro, rivolta verso il Padre. Quando lo prego con le parole che Gesù ci ha insegnato, sento di non essere sola a lavorare per il suo Regno: siamo in due, l’Onnipotente ed io. Lo riconosco Padre anche a nome di quanti non lo sanno tale, chiedo che la sua santità avvolga e penetri la terra intera, domando il pane per tutti, il perdono e la liberazione dal male per tutti quelli che sono nella prova.
Quando avvenimenti mi allarmano o mi turbano, getto ogni mia ansietà nel Padre, sicura che Lui ci pensa. E posso testimoniare che non ricordo alcuna preoccupazione messa nel suo cuore della quale Egli non si sia preso cura. Il Padre, se noi crediamo al suo amore, interviene sempre, nelle piccole e nelle grandi cose.
In questo mese cerchiamo di recitare il “Padre Nostro”, la preghiera che Gesù ci ha insegnato, con una nuova consapevolezza: Dio ci è Padre e ha cura di noi. Recitiamola a nome di tutta l’umanità, rinsaldando la fratellanza universale. Che sia la nostra preghiera per eccellenza, sapendo che con essa chiediamo a Dio quello che più gli sta a cuore. Egli esaudirà ogni nostra richiesta e ci colmerà dei suoi doni. Fatti così liberi da ogni preoccupazione, potremo correre nella via dell’amore.
Chiara Lubich
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24 Giu 2004 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Quale futuro per una società multietnica, multi culturale e multireligiosa?” E’ un interrogativo sempre più diffuso, particolarmente vivo nella società inglese, la più cosmopolita d’Europa, quello affrontato da Chiara Lubich alla Westminster Central Hall, sabato pomeriggio, 19 giugno, davanti a oltre 2000 persone, tra cui il cardinale Murphy O’ Connor, arcivescovo di Londra, personalità musulmane, buddiste e sikh. Titolo dell’incontro, promosso dal Movimento dei Focolari della Gran Bretagna: “Immagina un mondo… arricchito dalla diversità”.
Una strategia di fraternità per una svolta nei rapporti internazionali Mentre molti parlano della minaccia di scontro di civiltà provocata dal terrorismo, la fondatrice dei Focolari ne ha indicato il rimedio preventivo nel dialogo interreligioso. Non solo. Da questo dialogo – ha detto – può prendere il via quella “strategia della fraternità, capace di segnare una svolta nei rapporti internazionali”.
Dalla società multi etnica e multi religiosa può nascere un mondo nuovo Facendo un parallelo tra il nostro tempo di così profonde trasformazioni, con quello di S. Agostino di Ippona, che aveva visto lo sconvolgimento della società, sotto la pressione delle migrazioni dei popoli, con lui Chiara Lubich ha affermato che ciò che sta avvenendo è “la nascita di un mondo nuovo”. Il mondo nuovo del terzo millennio, per Chiara Lubich sarà l’unità della famiglia umana, arricchita dalle diversità, secondo il disegno di Dio. In bozzetto lo si è intravisto dal fitto intrecciarsi di testimonianze, di canti e danze dai colori e ritmi orientali e africani, dagli interventi di rappresentanti di varie religioni, come quello dell’Imam iraniano, Mohammed Somali, e della signora Didi Athavale, leader del grande movimento indù “Swadyaya family”.
Come attuare il dialogo tra le religioni? Il dialogo deve essere animato da quell’amore – ha affermato Chiara Lubich – che giunge ad “entrare nella pelle dell’altro”, perché sa farsi “nulla d’amore” davanti all’altro, sa farsi quello spazio di accoglienza e ascolto che prepara “il rispettoso annuncio del Vangelo”. Qui la fondatrice dei Focolari ha ricordato le parole pronunciate da Giovanni Paolo II in India: “Quando ci apriamo l’uno all’altro, ci apriamo anche a Dio e facciamo in modo che Dio sia presente in mezzo a noi”. In Lui è “la forza segreta che dà vigore e successo ai nostri sforzi, per portare dovunque l’unità e la fratellanza universale.”
Una visione condivisa da leader di varie religioni e politici E’ quanto hanno espresso il leader degli Imam del Regno Unito, il dott. Zaki Badawi, il capo spirituale dei Sikh della Gran Bretagna e d’Europa, Bai Shaib Mohinder Singh di Birmigham, intervenuti subito dopo Chiara Lubich insieme alla baronessa Kathleen Richardson della Camera dei Lord, che ha ricordato come “subito dopo la guerra, l’assemblea dell’Onu si era riunita per la prima assemblea plenaria proprio in quest’aula. La visione espressa oggi – ha aggiunto – è ancora più ricca, perché non è costruita solo sull’aspirazione degli uomini, ma dalla partecipazione dell’amore di Dio”.
Le nuove tecnologie a servizio della fratellanza tra i popoli Unità e fratellanza universale. E’ stata un’esperienza viva lì alla Westminster Central Hall che, come testimoniano fax e email, ha portato un’ondata di speranza in molti Paesi delle Americhe, Australia, Europa, Medio Oriente e Nordafrica, collegati via satellite grazie a Telepace e via internet. Qualche flash. Dalla Bulgaria: “Siamo stati coinvolti da quella fraternità tra le religioni e culture che vogliamo realizzare anche nel nostro Paese dove sono presenti quasi un milione di musulmani, che sono per noi la memoria di una piaga del passato”. Dall’Irlanda: “Abbiamo sperimentato un brano di fratellanza universale realizzata ammirando la bellezza e ricchezza di tante fedi e culture. Oggi ha segnato per noi l‘inizio di un nuovo cammino pieno di speranza, ora che l’Irlanda sta divenendo sempre più multiculturale”. Da Stoccolma: “Abbiamo intravisto la soluzione della violenza che c’è nel mondo, una nuova speranza che l’unità e la pace sono possibili”.
Mercoledì 16, su invito del Rettore del St. Mary’ College dell’Università Statale del Surrey (Londra), Chiara Lubich aveva tenuto una lezione su “I nuovi Movimenti e il profilo mariano”, a conclusione di un ciclo su “Missione e Evangelizzazione” dedicato lo scorso anno ai Cardinali Connell, Pulic, Grinze, Napier, Williams, Daly, O’Connor, Stafford, e quest’anno ai Movimenti, comunità e cammini ecclesiali.
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24 Giu 2004 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Di libertà o uguaglianza si parla molto ma che fine ha fatto la fraternità? E’ questo l’interrogativo al centro dell’intervento di Chiara Lubich al palazzo di Westminster, sede del Parlamento britannico, ieri pomeriggio. Erano presenti anche il Ministro degli affari costituzionali, David Lammy, di origine africana e un membro protestante del Partito Unionista dell’Irlanda del Nord.
E’ questa l’ultima tappa del viaggio di Chiara Lubich in Gran Bretagna, dopo gli incontri con le massime autorità anglicane e cattoliche e leader musulmani, indù e sikh, che hanno aperto prospettive nuove. “Oggi c’è un velo di scetticismo verso la politica e non si sa come andare oltre. Nessuno più vuole ascoltare le campagne elettorali… Il potere corrompe astutamente… Come fare ad andare avanti mantenendo il potere e l’obiettivo del bene comune?” Sono alcuni flash del dialogo tra i politici e Chiara.
E’ una visione della politica decisamente innovativa quella presentata dalla Lubich. Si richiama al trinomio della rivoluzione francese e osserva che libertà
e uguaglianza col tempo, “sono diventati principi giuridici e vengono applicati come vere e proprie categorie politiche”. Chiede lo stesso riconoscimento per la fraternità. Solo insieme potranno dare origine ad una politica che risponda alle urgenze più gravi dell’oggi, compreso il terrorismo. E va ad una delle cause fondamentali: il crescente divario tra ricchi e poveri. Solo la fraternità può far muovere i beni e mettere in moto la solidarietà.
Utopia? Chiara Lubich cita i fatti: sono circa 3000 i politici che hanno assunto la fraternità come categoria politica in vari Paesi, dall’Europa all’America Latina. Formano il Movimento politico per l’unità cui ha dato il via una decina d’anni fa. Ne dà testimonianza l’on. Giuseppe Gambale, deputato italiano che parla di numerose iniziative. Ne citiamo solo una: deputati di vari schieramenti hanno avviato “un gruppo di lavoro trasversale sulla riforma della cooperazione internazionale ferma da anni in Commissione Esteri e sono stati scoperti – dice – vari punti di convergenza tra le proposte di legge già presentate. Un modo concreto per contribuire ad affrontare i grandi squilibri economici e sociali tra nord e sud del mondo.” Sullo sfondo di una politica sempre più conflittuale, fraternità significa capovolgere l’atteggiamento verso gli avversari politici, ha detto ancora Chiara Lubich. “Si prende coscienza che ogni formazione politica può essere la risposta ad un bisogno sociale e quindi è necessaria al bene comune. La critica si può fare costruttiva sino ad arrivare a praticare l’apparente paradosso di amare il partito altrui come il proprio, perché il bene del Paese ha bisogno dell’opera di tutti”. “E’ questa la vera politica di cui ogni Paese ha bisogno – aggiunge – il potere infatti conferisce la forza, ma è l’amore che dà l’autorità”. Un incontro questo che avrà una continuità. Si prospetta qui a Londra l’inizio di quegli incontri periodici che già si attuano in altri Paesi. (altro…)
24 Giu 2004 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Il primo appuntamento di Chiara Lubich a Londra era avvenuto al Lambeth Palace, ricevuta in udienza dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams,
Primate della Chiesa d’Inghilterra.
Ne ha parlato Chiara Lubich stessa, in una conferenza stampa a Londra: “L’arcivescovo Williams era particolarmente interessato alla nostra esperienza del dialogo interreligioso. Mi ha chiesto quale era il nostro il segreto. Mi sono richiamata alla Novo Millennio Ineunte, dove il Papa approfondisce il mistero di Gesù che in croce grida: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato’. Gesù, dopo che ha perduto la madre, i discepoli e la sua stessa vita, ha perso anche il senso dell’unità con il Padre che era tutto per lui. Gesù si è ridotto a nulla. E’ questo un punto della nostra spiritualità di comunione che ci insegna, di fronte a persone di altre religioni, a essere “niente”, “nulla di amore” per “entrare” in loro, perché – come è stato detto – bisogna “saper entrare nella pelle dell’altro”, sino a capire che cosa significa per loro essere buddisti, musulmani, indù. Ma non si può entrare nell’altro se non si è niente. Allora la figura di Gesù abbandonato è il modello”. “Poi abbiamo parlato di molti altri argomenti: del movimento ecumenico; dell’impegno che ci siamo assunti – insieme a molti altri movimenti cattolici, anglicani, evangelici e ortodossi – di contribuire a realizzare un’Europa dello Spirito. Questo ha suscitato in lui vivo interesse, essendo lui teologo”. “Sono rimasto molto colpito dalla ‘qualità’ del rapporto tra Chiara e l’Arcivescovo” – ci ha detto Callan Slipper, ministro della Chiesa d’Inghilterra, focolarino, presente all’udienza. “L’arcivescovo aveva un atteggiamento di profonda apertura, l’intelligenza di chi sa ascoltare e apprezzare. Quest’atteggiamento si vedeva dal primo momento, quando, dopo che Chiara ha nominato tutti i vari Primati della Chiesa d’Inghilterra che ha conosciuto, ha detto scherzosamente: ‘Allora, lei conosce la Chiesa d’Inghilterra meglio di me!’. Poi, informato degli appuntamenti pubblici in programma, affermava che quanto si sarebbe verificato in questi giorni capita proprio al momento giusto, perché – ha detto – “ne abbiamo tanto bisogno sia come nazione che come Chiesa” La pagina ecumenica, nei rapporti con la Chiesa d’Inghilterra, inizia nel 1961, con l’Arcidiacono Bernard Pawley, che incontra Chiara lubich a Roma. Più tardi alcuni ministri anglicani sono presenti ad un incontro a Grottaferrata (Roma) fra cattolici ed evangelico-luterani. Sono toccati dall’atmosfera suscitata dall’amore reciproco che li fa riconoscere fratelli e sorelle in Cristo. Nel 1966, a Londra, al Lambeth Palace, Chiara incontra per la prima volta il Primate della Chiesa d’Inghilterra, l’allora arcivescovo Michael Ramsey. Le dice: “Vedo la mano di Dio in quest’Opera” e la incoraggia a diffondere la spiritualità del Movimento nella Chiesa d’Inghilterra. In seguito Chiara incontra i successori: Coggan, Runcie e Carey. In Gran Bretagna, il Movimento dei Focolari si è sviluppato tra cattolici, tra anglicani, presbiteriani, metodisti, battisti. A Welwyn Garden City sta nascendo una cittadella ecumenica. E’ l’unità, cuore della spiritualità dei Focolari, che interessa in particolare gli anglicani. (altro…)
21 Giu 2004 | Non categorizzato
Un importante appuntamento è previsto alla sede del Parlamento, Palazzo di Westminster, dove sono attesi oltre 50 deputati e membri della Camera dei Lord di vari schieramenti a cui Chiara Lubich si rivolgerà affrontando una tematica politica di particolare attualità: “Libertà, uguaglianza… che fine ha fatto la fraternità?”, a cui seguirà un dibattito.
Tra i politici che hanno dato la loro adesione: Clara Short, già incaricata del governo per lo sviluppo internazionale, Lord Ahmed of Rotherham (musulmano) e il Rev. Martin Smyth, ministro protestante del Democratic Unionist Party dell’Irlanda del Nord. L’on. Giuseppe Gambale, membro del Parlamento italiano, presenterà il Movimento politico per l’unità, promosso da Chiara Lubich in Italia, nel 1996 ed ora diffuso tra politici in altri Paesi Europei e in America Latina. (altro…)
17 Giu 2004 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Sta suscitando vasto interesse, a Londra, la capitale d’Europa più cosmopolita, e in tutta la Gran Bretagna, l’evento dal titolo: “Immagina un mondo…. arricchito dalla diversità”.
Attraverso interventi, riflessioni, testimonianze, spazi artistici, questo incontro vuol esprimere il comune impegno di cristiani di diverse Chiese e comunità ecclesiali, e seguaci di varie religioni, nel costruire un mondo di pace e unità nella fraternità. Significativa la scelta del luogo: la storica Westminster Central Hall, dove nel 1946 si è svolta la prima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e nel 1931 aveva preso la parola il Mahatma Gandhi.
Chiara Lubich, nel suo intervento, affronterà l’interrogativo sempre più diffuso: ”Quale futuro per una società multietnica, multiculturale e multireligiosa?”. Premio Unesco per l’Educazione alla pace 1996, fondatrice e presidente dei Focolari, Chiara Lubich proprio a Londra, in occasione del Premio Templeton per il progresso della religione, nel 1977, diede un impulso decisivo al dialogo interreligioso, in cui da allora è impegnato il Movimento dei Focolari, nei 5 continenti. Sono attese 2000 persone di varie Chiese, con rappresentanze di varie religioni, tra cui Musulmani, Sikhs, Indù. Tra le personalità che hanno dato la loro adesione: il leader sikh, Bhai Sahib Ji Mohinder Singh di Birmigham; il dr. Zaki Badawi, Presidente del Consiglio degli Imam e delle Moschee della Gran Bretagna; la signora Didi Athavale, leader del vasto movimento indù Swadhyaya Family. Saranno presenti anche il vescovo anglicano Tom Butler, dirigente dell’organizzazione: “Rete interreligiosa per la Gran Bretagna”, l’arcivescovo di Glasgow, Mario Conti, particolarmente impegnato nell’ecumenismo, la baronessa Shirley Williams, nota personalità, leader dei democratici liberali alla Camera dei Lord.
Martedì 15 giugno, Chiara Lubich è stata ricevuta in udienza al Lambeth Palace dall’Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, Primate della Chiesa d’Inghilterra (anglicana) e Primo inter-pares tra i Primati della Comunione Anglicana mondiale. Il Rev.do Williams ha iniziato il suo ministero il 27 febbraio 2003.
La pagina ecumenica, nei rapporti con la Chiesa anglicana, inizia nel 1965 quando alcuni ministri anglicani si trovano ad un incontro a Grottaferrata (Roma) fra cattolici ed evangelico-luterani. Sono toccati dall’atmosfera suscitata dall’amore reciproco che li fa riconoscere fratelli e sorelle in Cristo. A Londra, nel 1966, al Lambeth Palace, l’allora Primate della Chiesa d’Inghilterra, l’Arcivescovo Michael Ramsey, incontrando Chiara, le dice: “Vedo la mano di Dio in quest’Opera” e la incoraggia a diffondere la spiritualità del Movimento nella Chiesa d’Inghilterra. Così in seguito i suoi successori: Coggan, Runcie e Carey.
Il giorno seguente, mercoledì 16, su invito del Rettore del St. Mary’ College dell’Università Statale del Surrey (Londra), Chiara Lubich aveva tenuto una lezione su
“I nuovi Movimenti e il profilo mariano”, a conclusione di un ciclo su “Missione e Evangelizzazione” dedicato lo scorso anno ai Cardinali Connell, Pulic, Grinze, Napier, Williams, Daly, O’Connor, Stafford, e quest’anno ai Movimenti, comunità e cammini ecclesiali.
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13 Giu 2004 | Centro internazionale
Igino Giordani, scrittore, giornalista, politico, ecumenista e patrologo, è una delle figure più rappresentative del Novecento, una personalità poliedrica che ha lasciato tracce profonde ed ha aperto prospettive profetiche a livello culturale, politico, ecclesiale, sociale.
Nato nel 1894 a Tivoli, primo dei sei figli di Orsolina e Mariano muratore, si avvia agli studi per l’aiuto di un benefattore. Nel 1915 è chiamato alle armi nella prima guerra mondiale. Ufficiale in trincea, confesserà poi di non aver mai voluto sparare al nemico, meritandosi comunque la medaglia d’argento per l’ardire e la generosità, insieme a ferite che lo angustieranno per tutta la vita. Laureato in lettere, si dedica all’insegnamento a Roma e sposa Mya Salvati, intessendo una storia d’amore sempre più delicata e forte, dalla quale nasceranno quattro figli: Mario, Sergio, Brando e Bonizza. Negli anni ’20 comincia il suo impegno politico Conosce Don Sturzo, che lo sceglie come capo ufficio stampa del neonato Partito Popolare. Piero Gobetti gli pubblica il libro Rivolta Cattolica, definendolo “sintesi di pensiero cattolico nuovo”. Fonda il periodico Parte Guelfa. E già negli anni ’24 e ’25 elabora e diffonde idee sulla “Unione delle Chiese” e sugli “Stati Uniti d’Europa”. Abbandonata per motivi politici la scuola pubblica, nel 1927 trova lavoro presso la Biblioteca Vaticana, dove riesce a far assumere anche Alcide De Gasperi, appena uscito dalle prigioni fasciste. Diviene direttore di Fides, la rivista della “Pontificia Opera per la preservazione della Fede”. Collabora al periodico Il Frontespizio di Piero Bargellini, stringendo rapporti col vivace movimento letterario fiorentino. Nel 1944 dirige Il Quotidiano, il nuovo giornale dell’Azione Cattolica del secondo dopoguerra; in seguito succede a Gonella nella direzione de Il Popolo. Il 2 giugno 1946 viene eletto deputato ed entra a far parte di quei “padri costituenti” che hanno posto le fondamenta ideali della Repubblica italiana. Sarà rieletto ancora nel 1948, e nel 1950 diverrà membro del Consiglio dei popoli d’Europa a Strasburgo. In sintesi, Giordani è stato politico militante, non per ambizione, ma per amore e servizio alla comunità in momenti difficili. Negli anni ’20 lotta con coraggio per la libertà di fronte alla dittatura. La forte connotazione etica del suo impegno politico gli vale l’emarginazione sotto il regime: periodo di intelligente, continua “resistenza culturale”, in cui esalta nei suoi libri i valori della libertà e di un ordine diverso. Il periodo dal ’46 al ’53 è quello più creativo e vivace, con iniziative audaci e profetiche per la pace tra le classi e tra i popoli, e un timbro originalissimo: la ormai famosa “ingenuità” – come lui la chiama -, che lo porta su posizioni scomode, come l’obiezione di coscienza, il no alle spese militari, il no alla demonizzazione dei comunisti, … Una “ingenuità” che lo mette presto fuori gioco (non viene rieletto nel ’53) ma che oggi lo fa riscoprire come (sono parole dello storico De Rosa) “un politico dell’anti-politica, non fatto per tutte le stagioni, non disponibile alle ragioni del potere per il potere”. Come scrittore, ha pubblicato oltre 100 opere (una media di quasi due all’anno), tradotte nelle principali lingue, senza contare i saggi, gli opuscoli, gli articoli (oltre 4000), le lettere, i discorsi. Esemplare la sua esperienza cristiana Tra le sofferenze dell’ospedale militare, a 22 anni avverte una prima chiamata alla santità, rafforzata dagli scritti di Caterina da Siena. Si fa terziario domenicano per amore di lei, “la prima – dirà – che m’incendiò dell’amor di Dio”. Come cristiano ha vissuto con spirito evangelico ogni attività terrena, vedendola sempre come vocazione. I suoi scritti più validi – di continua attualità – nascono da una profonda conoscenza della storia del cristianesimo e dei Padri della chiesa. Da qui la solida formazione teologica e spirituale che lo contraddistingue. La mette a frutto in una feconda attività di animazione cristiana della cultura e di formazione spirituale dei laici ed anche di sacerdoti e religiosi. Precursore del dialogo ecumenico, anticipa negli anni ’30 le linee del Concilio Vaticano II. Studia, traduce, spiega i Padri del primo cristianesimo in anni in cui erano quasi dimenticati. Da essi tira fuori quel “Messaggio sociale del cristianesimo” che è una delle sue opere più note. Si immedesima tanto in loro, che Italo Alighiero Chiusano lo definisce “un qualche antico Padre della Chiesa a cui Dio ha dato il privilegio di risorgere e di girare oggi in mezzo a noi”. Verso i sentieri della santità Ma l’evento che eleva ancor di più la sua vita verso i sentieri luminosi ed esigenti della santità, avviene nel settembre 1948, ed è l’incontro con Chiara Lubich. Si può dire che inizia per lui una esperienza nuova che lo coinvolge completamente, un sodalizio spirituale singolare per umiltà, trasparenza, unità. Dirà più tardi: “Tutti i miei studi, i miei ideali, le vicende stesse della mia vita mi apparivano diretti a questa meta… Potrei dire che prima avevo cercato; ora ho trovato”. Affascinato dalla radicalità evangelica della “spiritualità di comunione” da lei annunziata e vissuta, vi scorge la possibile realizzazione del sogno dei Padri della Chiesa: spalancare le porte dei monasteri perché la santità non sia privilegio di pochi, ma fenomeno di massa nel popolo cristiano. Aderisce perciò con totalità di mente e di cuore al Movimento dei Focolari, all’interno del quale viene chiamato “Foco”, per l’amore che testimonia e diffonde. Non solo. Col suo “sì” diviene strumento provvidenziale perché la fondatrice dei Focolari abbia ulteriori comprensioni del proprio carisma. Giordani pare quasi uscire gradualmente dalla scena culturale e politica fin allora calcata, per riviverla su un piano soprannaturale. Nel “farsi bambino” davanti all’amore totalitario dei chiamati alla verginità, a lui sposato si spalanca, proprio “nell’amore senza misura”, una via di comunione con essi. Puro di cuore e con l’anima dilatata sull’umanità, può così aprire la strada ad una schiera di coniugati in tutto il mondo, chiamati a questa nuova consacrazione. E dietro a loro sono sorti movimenti di massa per le famiglie e per la rianimazione evangelica delle varie attività umane. Diviene così uno dei più stretti collaboratori di Chiara Lubich, che lo considera “confondatore” del Movimento dei Focolari. Sulle vie della mistica Nel crogiolo del Focolare, Giordani compie un più alto viaggio dell’anima sulle vie della mistica, dove le prove spirituali, le incomprensioni e le umiliazioni delle progressive emarginazioni, i dolori fisici, si scoloriscono davanti all’esperienza quotidiana della presenza di Cristo “tra due o più” uniti nel suo nome, e del mistero d’amore di un Dio crocifisso e abbandonato. Ottiene dal Cielo straordinarie esperienze di unione con Dio e con Maria, ed anche quelle prove “oscure” dell’anima che il Signore riserva a chi più egli ama. Il suo viaggio diventa così un “volo” in Dio, concluso la sera del 18 aprile 1980. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Rocca di Papa (Roma). Definire Giordani con una parola? Molti, anche intellettuali esigenti, l’hanno chiamato “un profeta”. Per Chiara Lubich è “l’uomo delle beatitudini”, e ne svela l’ampiezza insolita quando lo definisce “anima-umanità”. Per Tommaso Sorgi, attento suo studioso, è un “innamorato di Dio e dell’uomo”. Nedo Pozzi ———————————– Il viaggio dell’anima di Giordani, attraverso i suoi scritti, soprattutto quelli più autobiografici, è ripercorso in una recente breve biografia di Tommaso Sorgi, responsabile del Centro Studi “Igino Giordani”, dal titolo: “Un’anima di fuoco”, edita da Città Nuova. (altro…)
13 Giu 2004 | Centro internazionale
Igino Giordani: con la sua vita si potrebbe riscrivere la pagina evangelica delle beatitudini. Così Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, nel giorno dell’apertura ufficiale del processo di beatificazione di questa personalità “poliedrica”: scrittore, giornalista, politico, ecumenista, studioso dei Padri della Chiesa e della dottrina sociale del cristianesimo. La cerimonia si è svolta nella Cattedrale di San Pietro a Frascati, diocesi dove Giordani ha concluso la sua vita terrena. Tra la folla che gremiva la cattedrale, erano presenti i figli Sergio, Brando e Bonizza. La solenne concelebrazione liturgica, che ha preceduto l’insediamento del tribunale ecclesiastico, era presieduta dal vescovo di Frascati, mons. Giuseppe Matarrese. “Giordani ha attraversato il XX secolo da protagonista – ha detto all’omelia il teologo Piero Coda, vicario episcopale. “Ha partecipato alla ricostruzione dell’Italia repubblicana come membro della Costituente e come parlamentare”, ha contribuito a preparare e poi a promuovere “con la vita e con la penna” la primavera del Concilio. “In lui ardeva un desiderio: riportare Dio nel mondo, nella società, nella cultura”.
E sarà dopo l’incontro con il carisma di Chiara Lubich, incontrata a Montecitorio nel 1948, che Giordani dirà: “Sentii di passare dal Cristo cercato, al Cristo vivo”. Di lui, la fondatrice dei Focolari, intervenendo al termine della Messa, ha detto: “E’ stata la purezza di cuore che gli affinò i sentimenti più sacri e glieli potenziò verso sua moglie e verso i figli”. E’ stato “povero in spirito, per il distacco completo non solo da ciò che possedeva, ma soprattutto da ciò che era”. “Operatore di pace, come documenta la sua storia di uomo politico”. In Giordani Chiara Lubich riconosce un confondatore del Movimento dei Focolari: ha dato un impulso eccezionale ai movimenti ad ampio raggio, nati per l’animazione cristiana del mondo dei giovani, della famiglia, della politica, scuola, medicina, arte. 
E’ stato lui che ha spalancato una nuova via di consacrazione per i coniugati che lo portò a sperimentare “le gioie della contemplazione e della vita mistica”. Finalmente è superato quell’”abisso” – come lui lo chiamava – tra i religiosi che seguivano ‘l’ideale di perfezione’ e i laici, i quali – come diceva con una punta di ironia – seguivano ‘l’ideale dell’imperfezione’. “E’ stato lui – ha ancora detto Chiara Lubich – la personificazione di uno degli scopi più importanti dei Focolari: concorrere all’unificazione delle Chiese”. Giordani, oltre che membro della Costituente, fece parte del Consiglio dei popoli d’Europa a Strasburgo. E’ autore di 100 libri e di oltre 4000 articoli. Tra le sue opere più diffuse, tradotta in molte lingue, tra cui il cinese, il “Messaggio sociale del cristianesimo”. Già negli anni 1924-25 elabora e diffonde idee sull’”Unione delle Chiese” e sugli “Stati Uniti d’Europa”. Il periodo dal 1946 al 1953 è il più creativo, con iniziative audaci e posizioni scomode per quel tempo, come l’obiezione di coscienza, il no alle spese militari, il no alla demonizzazione dei comunisti.
Una “ingenuità” – è questa una sua espressione – che lo mette presto fuori gioco (non viene rieletto nel 1953), ma che oggi lo fa riscoprire, secondo lo storico Gabriele De Rosa, come “un politico dell’anti-politica, non fatto per tutte le stagioni, non disponibile alle ragioni del potere per il potere”. Negli ultimi anni, nei dolori fisici, dovuti al riacutizzarsi delle ferite di guerra, gioiva di potersi “concrocifiggere” con Cristo.
Acquistava tale luce degli occhi e affabilità nei rapporti da infondere serenità in tutti e indurre anche i piccoli a trattarlo alla pari. Otteneva dal Cielo straordinarie esperienze di unione con Dio e con Maria, ed anche quelle prove “oscure” dell’anima che il Signore riserva ai suoi eletti. Il suo “viaggio” era diventato un “volo” in Dio., che si è concluso la sera del 18 aprile 1980. Era stato mons. Pietro Garlato, allora vescovo di Tivoli, città dove Igino Giordani era nato nel 1894, che nell’anno del grande Giubileo, aveva preso l’iniziativa di proporre “un gesto significativo”: “vedere introdotta la causa di beatificazione, perché la Chiesa tutta trovi in lui un modello, un testimone del Vangelo, e modello di comunione”. (altro…)
13 Giu 2004 | Centro internazionale
Con l’insediamento del tribunale ecclesiastico, inizia la fase diocesana del processo canonico. A ciascuno dei suoi componenti, qui presenti, assicuro il mio, il nostro sostegno attraverso la preghiera per il loro delicatissimo lavoro e la nostra attiva collaborazione per quanto può essere utile.
In quest’occasione così particolare, spero sia gradita ora da parte mia qualche parola sull’on. Igino Giordani. Come si sa, egli è stato una eminente personalità cattolica poliedrica, che all’impegno politico ha sempre unito un’intensa e feconda attività culturale come giornalista e scrittore, apologista e agiografo, studioso insigne dei Padri della Chiesa e della dottrina sociale del cristianesimo. Si potrebbe e dovrebbe parlare molto a lungo dei diversi impegni che hanno reso famoso l’on. Igino Giordani. Ma oggi, in questo luogo sacro e in questa circostanza particolare, mi sembra di dover parlare di lui soprattutto come cristiano, come focolarino e confondatore del Movimento dei Focolari: azione questa svolta nell’arco degli ultimi trentadue anni della sua vita. Giordani cristiano Qualcuno ha detto che se il Vangelo scomparisse su tutti i punti della terra, il cristiano dovrebbe essere tale che, chi lo vede vivere, potrebbe riscrivere il Vangelo. Quando Igino Giordani se ne partì da questa terra, venne letta nella Messa del giorno la pagina delle beatitudini. Ebbene: quanti lo avevano conosciuto a fondo erano concordi nell’affermare che egli le aveva vissute tutte. “Beati i puri di cuore”. E’ stata questa purezza che gli fece definire l’esistenza terrena dell’uomo, perché sempre seguita dall’amore provvidenziale di Dio, un’avventura divina. E’ stata la stessa purezza di cuore che gli affinò i sentimenti più sacri e glieli potenziò: verso sua moglie, verso i suoi amatissimi figli. Egli è stato un “povero in spirito” per il distacco completo che aveva, non solo da tutto ciò che possedeva, ma soprattutto da tutto ciò che egli stesso era. Il suo cuore era carico di “misericordia”: vicino a lui anche il più miserabile peccatore si sentiva perdonato e rivestito di dignità. E’ stato sempre un “operatore di pace”, come documenta la sua storia di uomo politico. Di carattere forte e impetuoso, è arrivato a possedere tale “mitezza” da far capire che chi ha questa virtù possiede la terra, come afferma il Vangelo. Con la più raffinata gentilezza, con quelle parole tutte sue, conquistava quanti avvicinava. E… potremmo continuare… Giordani focolarino Cristiano di prim’ordine, dotto, apologeta, apostolo, quando gli è parso d’incontrare una polla di acqua genuina, che sgorgava dalla Chiesa, ha saputo posporre ogni cosa per seguire Gesù che lo chiamava. Per cui, se Giordani fu un vero cristiano, fu anche un cristiano con una sua via particolare. Dio lo chiamò ad essere focolarino. Ha impersonato il nome di battaglia col quale era chiamato da noi: “Foco”, fuoco e cioè quell’amore verso Dio e il prossimo, soprannaturale e naturale, che sta al vertice della vita cristiana. Egli era sempre stato in attesa che gli si aprisse una qualche strada, nella linea di quel desiderio di consacrazione totale a Dio, nonostante la sua condizione di coniugato. Ed ecco che nel 1948 si è imbattuto nel Movimento dei Focolari. Ed è stato proprio attraverso la spiritualità dell’unità, tipica di quest’Opera, che si poté leggere il Vangelo nella sua persona. Perché vivesse in lui Cristo, per attuare la piena comunione con i fratelli che Egli domanda, seppe veramente morire a sé stesso come afferma in un suo scritto poetico del 1951: “Mi son messo a morire, e quel che accade non m’importa più; ora voglio sparire nel cuore abbandonato di Gesù. Tutto questo penare Per l’avarizia e per la vanità nell’amore scompare: ho riacquistato la mia libertà. Mi son messo a morire a questa morte che non muore più: ora voglio gioire con Dio della sua eterna gioventù.” Ma se Giordani conobbe l’ascetica cristiana, non gli mancarono le gioie della contemplazione e della vita mistica. Dice Luigi Maria Grignion de Montfort, parlando delle persone che la Vergine ama in modo particolare, che il principale dono che esse acquistano è la realizzazione quaggiù della sua vita nelle loro anime, di modo che non è più l’anima a vivere, ma Maria in esse o, se si vuole, l’anima di Maria diventa la loro. Scrive Giordani nel ’57: “La sera del primo ottobre, mese sacro a Maria, dopo le preghiere, di colpo l’anima mi fu sgombrata di cose e creature umane; e al loro posto entrò Maria, con Gesù dissanguato, e tutta la stanza dell’anima fu piena della sua figura di dolore e di amore. (…) Per 24 ore, Ella stette, come altare che regge la Vittima: Virgo altare Christi. La mia anima era la sua stanza: il tempio. (…) Sì che mi venne da dire: ’Vivo non più io, ma vive Maria in me’. La sua presenza aveva come verginizzato la mia anima: marianizzato la mia persona. L’io pareva morto e nata al suo posto Maria. Sì che non sentivo più il bisogno di levare gli occhi alle icone delle strade o alle immagini della Madonna; mi bastava configgere gli occhi dell’anima dentro di me, per scorgere, in luogo dell’idolo sordido e grottesco solito, la Tutta bella: la Madre del bell’Amore. E anche questo povero corpo sofferente apparirmi una sorta di cattedrale (…). Se non sono l’ultimo cialtrone, devo farmi santo: essere in armonia con questa realtà.” Giordani confondatore Ed è stato anche confondatore del Movimento dei Focolari. Fu lui che spalancò il focolare ai coniugati, mandando ad effetto quel progetto, prima solo intravisto, d’una convivenza di vergini e coniugati, per quanto a questi è consentito dal loro stato. E’ stato lui che ha dato un impulso eccezionale alla nascita di quelle diramazioni di quest’Opera che sono i Movimenti a largo raggio, come il “Movimento Famiglie Nuove”, “Gioventù Nuova”, “Umanità Nuova”, la quale s’adopera per animare del genuino spirito cristiano il mondo del lavoro, dell’arte, della medicina, della scuola, della politica… E’ stato lui ad iniziare con altri deputati il “Centro Santa Caterina” proprio per animare la politica dello spirito del Movimento. E’ stato lui la personificazione di uno degli scopi più importanti di quest’Opera: concorrere all’unificazione delle Chiese, dirigendo per anni il “Centro Uno” ecumenico. E’ stato lui soprattutto che aiutò il Movimento a piantare solide radici nella Chiesa sicché, ancora in vita, lo vide espandere i suoi rami sui cinque continenti con tutto il bene che si può immaginare, se si considera il suo spirito evangelico che sottolinea la fratellanza universale, l’unità fra tutti gli uomini. Giordani è stato un dei più grandi doni che Dio ha fatto al nostro Movimento. Ed ora, per concludere, voglio ricordare con loro uno dei suoi ultimissimi giorni. Si era aggravato. Gli avevo portato una foto a colori del santo Padre con una bella benedizione e firma autografa. Egli ne era rimasto felice e, tra un assopimento e l’altro, ha detto: “Oggi è una bella festa! Chi se l’aspettava?” E mentre don Antonio Petrilli – uno dei primi focolarini sacerdoti, che lo accudiva nei suoi ultimi anni e l’ha raggiunto ora nell’Altra Vita – appendeva la benedizione incorniciata al muro, ha aggiunto: “Ho l’idea di stare in Paradiso”. Alla mia richiesta se era contento che ascoltassimo insieme la santa Messa e rinnovassimo il Patto d’unità del focolarino, ha esclamato: “Che bello! Questo è un dono aggiunto”. E ad un dato momento: “Ho sempre presente Dio sotto questo nome: Donator”; ed elencò alcuni doni che gli aveva fatto. Alla mia domanda se gli sarebbe piaciuto andare in Paradiso, ha fatto un cenno con la testa, come per dire: magari! Poi, più volte, con un sorriso unico, aggiunse: “Questo è Paradiso! Che può esserci di più bello?” Riferendosi ancora alla benedizione del Papa, ha sussurrato: “Non si può dire che dono è stato; più ci penso e più mi perdo…”. E dopo la santa Messa con l’indulgenza plenaria ha affermato: “Tutto completo”. Giordani oggi è qui presente fra tutti noi. (altro…)
13 Giu 2004 | Centro internazionale
L’Osservatore Romano 3 giugno 2004 Igino Giordani: “un’anima di fuoco” innamorata di Dio e dell’uomo
Avvenire Igino Giordani, l’avventura di un cristiano del Novecento 4 dicembre 2003 Igino Giordani, un laico alla scuola della santità 5 giugno 2004 Il Sole 24 ore 6 giugno 2004 Un “foco” contro ogni guerra L’Espresso 10 giugno 2004 Igino proteggici tu Radio Vaticana Può un uomo politico essere un santo? 6 giugno 2004 Riportare Dio nella società, nella cultura, nella politica 7 giugno 2004 l’Ideale di Igino Giordani Vita Pastorale giugno 2004 Cristiano “ingenuo” e appassionato La Discussione 4 maggio 2004 Verso la beatificazione di Igino La voce del Popolo 6 giugno 2004 Da scrittore a beato: il processo a Giordani Ansa 6 giugno 2004 Parlamentare anche alla costituente, giornalista, scrittore Agenzia Fides 4 giugno 2004 La santità non sia privilegio di pochi, ma fenomeno di massa del popolo cristiano Sir 2 giugno 2004 Igino Giordani uomo delle beatitudini Zenit (it.-ingl.-franc.-spag.) 3-4-6-7 giugno 2004 Igni Giordani, “confondatore” dei Focolarini, sulla via della santità (altro…)
2 Giu 2004 | Chiesa
“Ci siamo sentiti trasformati, rinforzati. Questo incontro è un segno di grande speranza. In questi tempi ci arrivano dall’Europa soprattutto consumismo, moda,
valori materiali. Ho capito che possiamo dare i valori spirituali.” Così un fax dalla capitale della Lituania, Vilnius, che il 1° maggio, insieme ad altri 9 Paesi, aveva festeggiato l’ingresso nell’Unione europea, non senza timori di molti. E’ questa una delle 163 città d’Europa che l’8 maggio erano collegate via satellite con il Palasport di Stoccarda, gremito da 10.000 persone di tutto il continente per la grande manifestazione dal titolo: Insieme per l’Europa. Un incontro da molti definito “storico”, anche perché era il primo incontro a dimensione europea di oltre 150 movimenti cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani.
Un’anima per l’Europa “Siamo qui per dare un’anima all’Europa che generi un’unità spirituale forte” – aveva detto Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, in apertura – “come tante reti di rapporti fraterni che mettono insieme i popoli, quasi a preparare, a livello di laboratorio, la piena unità europea nella ricchezza delle diversità. Parole che a Stoccarda diventano esperienza viva: “L’impressione è di quelle che rimangono – dichiara in un’intervista a Città Nuova il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi. “Oggi si è mostrata l’Europa con la possibilità di chiudere un capitolo della storia senza più dolore, senza più divisioni”. Un’esperienza vissuta con la stessa intensità negli incontri collegati, come rivelano i moltissimi fax e e-mail. Da Trento scrivono: “Non sapevamo più se eravamo al di qua o al di là dello schermo”.
Una pietra miliare “Abbiamo bisogno di un’Europa dei cuori che non siano solo pieni di euro, ma pieni di valori, pieni di Dio”, afferma il card. Kasper dal palco di Stoccarda. “Abbiamo bisogno di questa Europa spirituale – dice – di movimenti spirituali che rendano tangibile questa Europa. Abbiamo bisogno di comunità che superino i confini dei popoli e delle nazioni: quella di oggi è una pietra miliare in questo cammino”. A Ginevra, tra le personalità presenti nella sede mondiale del Consiglio ecumenico delle Chiese, l’Alto Commissario per i diritti dell’uomo dell’Onu, Marie-Francois Charrin: “Questa Europa unita con un’anima, un cuore, due polmoni, guarirà le piaghe enormi nei Paesi in conflitto”.
L’Europa unita nasce dalle rovine del 2° conflitto mondiale Il processo di riconciliazione e il sogno di un’Europa unita nasce proprio dalle rovine di un conflitto: la seconda guerra mondiale. Lo ricordano il pastore evangelico-luterano Aschoff del Rinnovamento dello Spirito nella Chiesa evangelica e lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, richiama la visione di Schuman, De Gasperi e Adenauer e i primi passi segnati dal trattato del carbone e dell’acciaio del 1951, poi dall’euro e dalla Costituzione in corso. Ricorda che i grandi padri hanno attinto alla loro fede per costruire l’Europa. Anche oggi – dice – i cristiani sono chiamati a “portare la loro creatività”, “perché l’Europa cresca non come una fortezza, ma come un soggetto politico che ha un’anima e fa della pace e della giustizia la sua identità e la sua vocazione”. E aggiunge: “di quest’anima, voi siete una componente essenziale”.
La visione dell’Europa alla luce dei carismi E’ una visione dell’Europa illuminata dalla luce dei carismi suscitati dallo Spirito lungo i secoli che percorre la manifestazione. Non a caso – ricorda Aschoff, “è proprio “nelle dure giornate della guerra” che sono nate nelle diverse Chiese molti dei nuovi movimenti spirituali e comunità. “Dietro a questi volti, c’è un cuore rigenerato dal Vangelo” dice Riccardi. Alla mancanza di “slancio dell’Europa”, vi immettono “il gusto del futuro”.
E’ un’Europa che “ha bisogno di un nuovo legame tra gli uomini”, afferma Ulrich Parzany, pastore luterano, segretario generale dell’YMCA in Germania e promotore di una vasta iniziativa di evangelizzazione, Pro Christ. “La stessa democrazia – avverte – si basa su presupposti che lei stessa non è in grado di creare”. E la parola chiave lanciata a Stoccarda è “fraternità universale”. Ne parla Chiara Lubich: è questa l’aspirazione più diffusa, quella fraternità resa possibile da Gesù che “ha abbattuto i muri che separano gli uguali dai diversi, gli amici dai nemici, compiendo una rivoluzione esistenziale, culturale e politica”.
La testimonianza dei movimenti e comunità Una carrellata di fatti di vita ha mostrato i semi di rinnovamento spirituale e sociale gettati dai vari carismi di Movimenti e comunità: dall’ ”apporto determinante” per la sopravvivenza della Chiesa ortodossa in Finlandia, dato dal Movimento della gioventù ortodossa (ONL), alla esperienza giovanile di un appartenente alla comunità evangelica Fcjg di Ludenscheid, passato “dal buio fitto dell’anima” in cui era piombato a causa della droga, alla liberazione con l’incontro con Cristo. L’iniziatore dei corsi-Alpha, l’anglicano Nicky Gumbel parla della trasformazione operata dal Vangelo anche nelle 124 prigioni del Regno Unito, mentre movimenti evangelici, come la Family Life Mission e cattolici come l’Equipe Notre Dame, parlano di rinnovamento cristiano della famiglia.
Come i giovani vogliono e si impegnano per l’Europa Forte risuona la voce dei giovani che con testimonianze, canti e bandiere in varie lingue dicono come vogliono e come si impegnano per un’Europa capace di perdono, di superare i confini e puntare ad un mondo unito.
Un patto di fraternità E’ questo l’impegno espresso nel messaggio finale: “Intensificare sempre più quella fraternità universale che altro non è che l’amore evangelico vissuto” nella “condivisione di beni e risorse”, “apertura alle altre culture e tradizioni religiose”, “amore solidale con i deboli e i poveri delle nostre città”,“senso profondo della famiglia e dei valori della vita”. E’ il momento culmine. Sul palco decine di rappresentanti dei movimenti e comunità che hanno preparato da oltre un anno questo appuntamento storico. L’assenso è corale. E non solo a Stoccarda. Scrivono da Varsavia: “Commozione profonda, in piedi come a Stoccarda, al manifesto finale. L’anima dell’Europa, oggi l’abbiamo vissuta e toccata”. Salgono anche 50 vescovi delle diverse Chiese. Con solennità leggono i passaggi chiave del testamento di Gesù: “che tutti siano uno”. Sul palco anche la regina Fabiola che recita il Padre nostro. Un’Europa unita per un mondo unito Il messaggio di Stoccarda ha raggiunto anche gli altri continenti: 35 città collegate. Da Buenos Aires: “Anche noi a migliaia in piedi, abbiamo unito le nostre mani per sigillare questo patto”. Da Brasilia ben esprimono la dimensione profetica dell’evento di Stoccarda: “Tutte le divisioni dei secoli della storia ci sembravano di cartone, e provavamo come il gelo dei cuori si scioglie con l’amore”. Da Mann in Costa d’Avorio si gioisce per un’Europa aperta su tutti i popoli del mondo, specialmente l’Africa. E’ questo il forte impulso impresso da Stoccarda, sottolineato anche dal messaggio del Papa, letto dall’Arcivescovo Stanislao Rylko, Presidente del pontifico Consiglio per i laici: “Non si può costruire una casa comune in Europa, senza occuparsi del bene dell’intera umanità, soprattutto dell’Africa che è segnata da così tanti e gravi problemi”. E da Singapore: “Le distanze erano annullate. Dopo l’Europa, si punta ora all’unità del mondo intero”. E’ questo l’orizzonte prospettato da Andrea Riccardi e Chiara Lubich: “un’Europa unita per un mondo unito”.
Un orizzonte evidenziato dal Papa: “I cristiani di molti movimenti spirituali radunati a Stoccarda – scrive nel messaggio – danno conferma che il Vangelo li ha portati a superare il nazionalismo egoistico e a vedere nell’Europa una famiglia di popoli, ricca di varietà culturale e di esperienze storiche”. “L’Europa di domani – afferma – ha bisogno di questa coscienza per prendere parte ai grandi eventi a cui la storia la chiama”.
Un primo passo Un’ondata di speranza si è diffusa da Stoccarda, “come un primo cerchio d’acqua, che andrà non sappiamo fino a dove” come ancora scrivono da Vilnius. Ma, dicono in molto, questo è solo un primo passo. (altro…)
31 Mag 2004 | Parola di Vita
Gesù ha da poco preso la decisione di iniziare il grande viaggio verso Gerusalemme, dove deve compiersi la sua missione. (Cf Lc 9,51) Altri vogliono seguirlo, ma Gesù li avverte che camminare con Lui è una scelta seria. Sarà un cammino difficile, che richiede lo stesso coraggio e la stessa determinazione con cui egli è deciso a compiere fino in fondo la volontà del Padre.
Egli sa che all’entusiasmo iniziale può subentrare lo scoraggiamento. Lo aveva appena raccontato nella parabola del seminatore: i semi caduti sulla pietra “sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la Parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono meno.” (Cf Lc 8,13)
Gesù vuole essere seguito con radicalità e non fino a un certo punto, un po’ sì e un po’ no. Una volta che ci si è messi a vivere per Dio e per il suo Regno, non si può tornare a riprendersi ciò che si è lasciato, a vivere come prima, a pensare agli interessi egoistici di una volta:
«Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»
Quando ci chiama a seguirlo, e tutti – in modo diverso – siamo chiamati, Gesù ci apre davanti un mondo nuovo per il quale vale la pena rompere con il passato. A volte però ci prendono ripensamenti nostalgici o la mentalità comune, spesso non evangelica, si insinua e fa pressione su di noi.
Ed ecco allora le difficoltà. Da un lato vorremmo amare Gesù, dall’altro vorremmo indulgere ai nostri attaccamenti, alle nostre debolezze, alle nostre mediocrità. Vorremmo seguirlo, ma siamo tentati di voltarci tante volte indietro, tornando sui nostri passi, oppure con un passo avanti e due indietro…
Questa Parola di vita ci parla di coerenza, di perseveranza, di fedeltà. Se abbiamo sperimentato la novità e la bellezza del Vangelo vissuto, vedremo che nulla è più contrario ad esso quanto l’indecisione, la pigrizia spirituale, la poca generosità, il compromesso, le mezze misure. Decidiamo di seguire Gesù e di entrare nel meraviglioso mondo che egli ci apre. Ha promesso che “chi persevererà fino alla fine sarà salvato.” (Cf. Mt 10,22)
«Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»
Cosa fare allora per non cedere alla tentazione di volgerci indietro?
Innanzitutto non dare ascolto all’egoismo, che appartiene al nostro passato, quando non si vuole lavorare come si deve o studiare con impegno o pregare bene o accettare con amore una situazione pesante e dolorosa, oppure quando si vorrebbe parlare male di qualcuno, non avere pazienza con un altro, vendicarsi. A queste tentazioni dobbiamo dire di no anche dieci, venti volte al giorno.
Ma questo non basta. Con i no si va poco lontano. Occorrono soprattutto i sì: a quello che Dio vuole e i fratelli e le sorelle aspettano.
E assisteremo a grandi sorprese.
Ricordo qui una mia esperienza.
Il 13 maggio 1944 un bombardamento aveva reso inabitabile la mia casa e la sera per ripararmi ero scappata con la mia famiglia nel bosco poco distante. Piangevo, capendo che non sarei potuta partire da Trento con i miei che tanto amavo. Vedevo ormai nelle mie compagne il Movimento nascente: non avrei potuto abbandonarle.
L’amore per Dio doveva, dunque, vincere anche questo? Dovevo lasciar partire i miei da soli, io che allora ero l’unica a sostenerli economicamente? Lo feci con la benedizione di mio padre.
Seppi poi che i miei erano partiti contenti, e ben presto trovarono una buona sistemazione.
Cercai le mie compagne fra le case e le strade ridotte a macerie. Erano, grazie a Dio, tutte salve. Ci venne offerto un piccolo appartamento. Il primo focolare? Noi non lo sapevamo, ma era proprio così.
«Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»
Andiamo dunque sempre avanti verso il traguardo che ci attende, tenendo fisso lo sguardo su Gesù. (Cf Eb 12,1-2)Più ci innamoriamo di Lui e sperimentiamo la bellezza del mondo nuovo a cui ha dato vita, più ciò che abbiamo lasciato dietro le spalle perderà la sua attrattiva.
Ripetiamoci al mattino, quando inizia una nuova giornata: oggi voglio vivere meglio di ieri! E se ci può essere di aiuto, proviamo a contare in qualche modo gli atti di amore a Dio e ai fratelli e alle sorelle. Ci troveremo alla sera col cuore pieno di felicità.
Chiara Lubich
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27 Mag 2004 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
“Dopo l’Anno Santo 2000, cominciata la seconda Intifada, i pellegrini sono scomparsi. I cristiani di qui si sono sentiti abbandonati. La maggior parte di essi vivono dei servizi ai pellegrini, e ora molte famiglie sono ai limiti della sopravvivenza. E’ anche un aiuto materiale che si dà, oltre al sostegno spirituale”. E’ quanto ci ha detto il Nunzio, Mons. Pietro Sambi, a Gerusalemme.
“L’unità costruita fra tutti noi ’pellegrini’ e con gli amici di lì, è stata naturale e concreta fin dai primi momenti. Il cuore ci dice che bisogna andarli a trovare proprio lì, nella loro terra, per capire quanto bisogno abbiano di sentirci vicini; ma stare a contatto con questo popolo serve forse soprattutto a noi, che veniamo da altre parti del globo, per imparare e per ringraziare di quello che loro vivono e offrono per tutti”.
“Camminiamo per la città vecchia e ci guardiamo, colmi di impressioni che a stento riusciamo a riordinare. Sono volti, case, colori e profumi, parole e silenzi, panorami e pietre. Le pietre calpestate da un uomo-Dio la cui presenza è più che mai viva e parlante quest’oggi, qui. E’ davvero commovente vedere come c’è chi continua a costruire la pace partendo prima di tutto da sé”. E’ la lezione più grande di questo viaggio.
Siamo stati testimoni di esperienze toccanti: da chi ha perso marito, fratelli, figli; da chi ogni giorno vive con la paura dei posti di blocco, di vedersi portar via i propri cari o di veder crollare la propria casa. 
Da chi non ha più nessuna certezza, se non quella che “è dando Amore a chi ci capita accanto che si può tornare a sorridere”: “amando quel soldato, sorridendo a quella ’mancanza’, offrendo – nonostante mille ingiustizie – sempre qualcosa di positivo anche a chi potrebbe essere chiamato tranquillamente ’nemico’”. Mille le iniziative di solidarietà, come la copisteria nata in un villaggio dei Territori palestinesi per offrire nuovi posti di lavoro.
In questi giorni in Terra Santa, questo amore così radicale è arrivato anche a noi. E’ tantissimo quello che ci hanno dato, in vita e in atti concreti: dolci, pranzi, visite, feste, tutto è stato un atto d’Amore continuo per noi”. P. B. (altro…)
26 Mag 2004 | Focolari nel Mondo
Come San Martino Sono rimasta vedova da giovane, con tre figli a carico e una situazione finanziaria precaria. Come domestica a ore guadagnavo poco. Un giorno mi sono recata in chiesa a pregare e lì ho notato un uomo sofferente. Aveva i pantaloni tutti rattoppati. Ho chiesto a Dio di farmi capire se aveva bisogno d’aiuto. Alzando gli occhi ho notato un affresco di San Martino. Allora ho capito di non aspettare altri segni, ma di fare come San Martino, che aveva vissuto senza mezze misure il comando evangelico dell’amore. Mi sono avvicinata, e lui: “Sono appena uscito dall’ospedale e non posso più lavorare. Ora sono qui, ma veramente avrei voluto buttarmi sotto un treno. Non so come andare avanti”. Gli ho fatto coraggio dicendogli: “Lei è nel posto giusto. Venga sempre qui. Lui l’aiuterà”. Gli ho dato tutto quanto avevo guadagnato quel giorno: 80 franchi svizzeri. Il giorno seguente ho ricevuto inaspettatamente la visita di uno zio che non vedevo da dieci anni. E’ stata una gioia grandissima. Salutandomi, mi ha messo in mano una busta. Aprendola, vi ho trovato la somma di 8.000 franchi svizzeri!
(M.M. – Svizzera) Al lavatoio pubblico Due giorni fa sono andata al lavatoio pubblico, quello vicino casa mia, per fare il bucato. C’era un bel sole quel giorno e tante donne lavavano i panni, anche se lo spazio era proprio poco. Stavamo chiacchierando allegramente quando è arrivato un anziano. Non ci vedeva quasi. Aveva due lenzuola, una camicia e il suo turbante da lavare e chiedeva che gli facessimo un po’ di posto. Nessuna voleva spostarsi. Dentro di me penso: “Ma Gesù ritiene fatto a sé tutto quello che facciamo o non facciamo ai nostri fratelli”. Mi sono rivolta a lui: “Baba (appellativo di rispetto che si usa con le persone anziane), dammi le tue cose, te le lavo io”. Le altre donne si sono messe a ridere: “Con la famiglia numerosa che ti ritrovi e quella montagna di panni, mica dirai sul serio?”. Ho ripetuto al Baba l’invito e ho cominciato a lavare le sue lenzuola. Era molto contento, mi ha dato la sua benedizione paterna e, prima di allontanarsi, ha voluto lasciarmi per forza il pezzetto di sapone che custodiva gelosamente. Nessuno rideva più. Nel silenzio, presso quel lavatoio, è successo qualcosa di nuovo: c’era chi prestava la sua bacinella all’altra, chi porgeva la brocca piena d’acqua a quella più lontana. Era iniziata una catena d’amore! (F.V. – Pakistan) (altro…)
20 Mag 2004 | Focolari nel Mondo
Un sorriso meraviglioso Un giorno Renata, facendo ordine in sala da pranzo, scuote la tovaglia dalla finestra e le cade un tovagliolo sul balcone del piano di sotto. Corre giù, suona e le apre un signore anziano, molto distinto e serio che qualche volta aveva incontrato e salutato sulle scale. “Mi è caduto un tovagliolo sul suo balcone, potrei riaverlo?” “Si accomodi”. Prima che Renata vada via, il signore le chiede: “Vuol dirmi, signorina, il motivo del suo meraviglioso sorriso?”. Renata aveva un po’ fretta, e in più la parola ‘meraviglioso’ rivolta a lei la rendeva un po’ scomoda. Ma quell’uomo così serio, che tante volte aveva raccomandato a Gesù, forse aveva avvertito qualcosa della vita che cercava di vivere. Così, tutta rossa in viso risponde: “Sono felice perché ho trovato l’ideale più bello e più grande che si possa sognare. Ho trovato Dio e per Lui ho lasciato tutto: i genitori, lo studio, la casa. Vivo con alcune compagne che hanno scoperto lo stesso ideale e cerchiamo di dare a tutti l’Amore che Gesù ci fa sperimentare”. L’uomo l’ ascolta attentissimo e dopo la saluta con un “Grazie e tanti auguri”. Dopo alcuni giorni suona alla porta del focolare un giovane sacerdote cercando “quella ragazza sorridente che ha parlato col signore del piano di sotto”. Renata si fa avanti intimidita e il sacerdote si presenta: “Sono il figlio del signore che abita qui sotto. Volevo ringraziarla per l’incontro che lei ha avuto con mio padre. Dopo la morte della mamma ho sentito la chiamata al sacerdozio. Ma lui non ha capito e quando sono entrato in seminario ha rotto ogni contatto con me, rifiutandosi perfino di vedermi. Sono passati tanti anni da allora, ma l’altro giorno, dopo quel breve colloquio con lei, mi ha mandato a chiamare. Mi ha detto che, grazie al suo meraviglioso sorriso, aveva capito la mia vocazione e sentiva la spinta a riconciliarsi con me. Evidentemente, attraverso la sua testimonianza, Dio gli si è rivelato”. Tratto da “Un silenzio che si fa vita” – Marchesi – Zirondoli – Città Nuova Mi ha dato la forza di ricominciare Negli anni ’80, nella cittadella di Loppiano sono stati accolti alcuni giovani con problemi di droga. Renata ha svolto un ruolo molto importante, di aiuto, di sostegno, di recupero, seguendoli con un amore speciale. Uno di loro racconta: Da ragazzo, con alcuni dei miei amici, mi sono trovato anch’io purtroppo nel giro della droga. All’inizio “leggera”, più avanti anche “pesante”. Per 9 anni. Finché, dopo l’ennesimo tentativo di disintossicazione, grazie a una famiglia dei Focolari, la mia vita ha cambiato radicalmente direzione. E’ stata la riscoperta del Vangelo: ora la mia vita aveva un senso profondo. Quando sono arrivato a Loppiano, quindi, ormai avevo smesso, ma mi trovavo in quella fase di passaggio in cui occorre un grande sostegno. Qui c’era già C., che in quel periodo stava ancora venendone fuori. Ed è con lui che abbiamo iniziato, lavorando e partecipando, nel nostro possibile, alla vita della cittadella. Dai due iniziali che eravamo, siamo arrivati a 7/8 e tutti avevamo fatto esperienza di droga, furti, carcere,… insomma, un po’ di malavita assortita. Alcuni siamo riusciti a venirne fuori, altri sono anche morti. Abitavamo in un appartamentino. Renata ci ha fatto il regalo, più di una volta, di venire a cena da noi, mettendosi subito alla nostra portata. Sempre, quando mi sono trovato davanti a lei, mi sono sentito importante, prezioso, non so come dire. Non tanto a parole, ma con il suo atteggiamento ti metteva in una posizione di privilegio. Ricordo che, nonostante le poche parole scambiateci, non c’è stato mai un momento di imbarazzo, di silenzio, di quelli da riempire per forza, per convenienza. Sapeva farsi piccola piccola e tu potevi esprimerti fino in fondo. Ci sentivamo i suoi pupilli, i suoi eletti… sembrava vivesse per noi. Ho sempre sentito che potevo contare su di lei, che avrei potuto dirle tutto di me, come ad una sorella, come ad una mamma. Ciò che mi toccava profondamente era il suo sguardo: quando incrociava i miei occhi, anche se era insieme ad altre persone, era tutta per me, si illuminava ed era raggiante. Questi incontri, questa presenza forte di Renata è stata determinante per me in questo cammino: come immaginate, non era semplice, occorreva una grande volontà. Oggi capisco che era l’Amore con la A grande che Renata mi trasmetteva, che mi dava la forza di andare avanti al di là delle difficoltà, delle paure, della tentazione di tornare indietro. Prima di arrivare a Loppiano, avevo in fondo al cuore un solo desiderio: stare in un posto dove mi parlassero di Dio dalla mattina alla sera. Renata sin dal primo momento ha capito questa mia sete e a poco a poco mi ha dissetato, facendomi sperimentare Dio. Quando era ormai agli ultimi giorni, le ho scritto una lettera. Ho saputo che la teneva sul comodino perché voleva rispondermi però poi non ce l’ha fatta. Ma è come se mi avesse risposto. Ho trovato la forza di ricominciare una vita nuova e, a mia volta, aiutare altri ragazzi e ragazze che avevano fatto la mia stessa esperienza.
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20 Mag 2004 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
– Il filo d’oro – Roma anni ’40: sotto i bombardamenti – La scoperta – Nessuno la sfiora invano – L’impennata finale Il filo d’oro “Leggeremo bene la nostra storia solo in Paradiso, dove coglieremo per intero il filo d’oro che, speriamo, ci porterà dove dobbiamo arrivare”. Con queste parole, Renata stessa iniziava il racconto della sua vita, che aveva scoperta tutta intessuta dell’amore di Dio. Nasce il 30 maggio del 1930 ad Aurelia, una piccola cittadina laziale. In seguito, con la sua famiglia, si trasferisce a Roma. I suoi non frequentavano la Chiesa, ma erano persone rette, sincere, ricche di valori umani. “Non finirò mai – ha sempre detto Renata – di essere grata a Dio per avermi fatto sperimentare la vita di una vera famiglia, soprattutto per l’amore che c’era tra i miei genitori”.
Quando scoppia la seconda guerra mondiale, Renata ha 10 anni. La sua grande sensibilità non la lascia indifferente, e nella sua memoria restano alcuni momenti forti.
Roma anni ’40: sotto i bombardamenti Il 13 luglio del ’43 nel vedere le bombe che cadono, decide di dare una direzione diversa alla sua vita. Scrive: “Mi resi conto che la morte poteva arrivare ed avvertii come in un lampo la vanità dei giochi, del denaro, del domani. Fu un momento di grazia… Quando rientrai a casa mi sentivo diversa. Avevo deciso di essere migliore”. Scompare improvvisamente una sua compagna di scuola, molto brava. E’ ebrea. “Perché vengono uccisi gli ebrei? Non sono come noi?”, si domanda, chiedendo con insistenza spiegazioni al babbo. L’8 settembre del 1943, giorno decisivo per la storia d’Italia, vede dal balcone di casa un soldato tedesco che si trascina faticosamente lungo il muro, strisciando, quasi per paura di essere visto. Un sentimento di compassione per lui e il suo popolo la pervade tutta…. Immagini lontane nel tempo, ma che parlano già di un amore senza misura per l’uomo, per tutti gli uomini, che dominerà poi la sua vita. Intanto con l’età cresce anche l’esigenza di una fede consapevole e si fa urgente il problema di Dio. Comincia a frequentare la chiesa, si inserisce in un gruppo mariano, e tra i suoi insegnanti privilegia quelli che manifestano più dirittura morale. A 14 anni sente una specie di “prima chiamata”: la spinta interiore a dare la vita perché i suoi trovino la fede. Assetata di verità, tra i 15 e i 19 anni si butta a capofitto negli studi per sondare le realtà più profonde, alla ricerca di Dio. Si iscrive alla Facoltà di Chimica, perché spera di scoprirLo penetrando nei segreti dell’universo: “Mi appassionava la matematica per la sua logica. Avevo momenti di esultanza quando la mente scopriva qualcosa di nuovo. Speravo di acquistare una conoscenza che potesse in qualche modo farmi abbracciare l’universale. Cercavo Dio negli esseri intelligenti in cui poteva esservi un riflesso di Lui. Non sapevo ancora che solo nel Creatore-Amore avrei potuto scoprire il creato e le creature, ed amarle”. La scoperta L’8 maggio del ‘49, giorno che lei definirà “straordinario”, dopo qualche esitazione – perché non voleva togliere tempo allo studio – partecipa ad un incontro dove Graziella De Luca, una delle prime compagne di Chiara Lubich, parla della riscoperta di Dio-Amore, della nuova vita evangelica, iniziata a Trento pochi anni primi, mentre infuriava la guerra. “Quel che disse non lo ricordo. Ricordo che quando uscii di lì, sapevo che avevo trovato. (…) Ebbi l’intuizione che Dio è Amore. Quell’esperienza è penetrata fin nel più profondo del mio essere. Ho perso l’immagine, che avevo, di un Dio solo giudice, che castiga i cattivi e premia i buoni e ho sentito un Dio vicino”. Convinta di aver ricevuto una chiamata da Dio, dà una virata decisiva alla sua vita. Poco dopo conosce Chiara. Immediatamente avverte con lei un legame strettissimo, vitale, come tra madre e figlia, insieme alla conferma chiarissima di darsi tutta a Dio nel Movimento dei Focolari. E dice il suo SI’ a Dio per sempre.
La sua lunga esperienza di donazione in focolare inizia il 15 agosto del 1950. Ha compiuto da poco vent’anni. Il suo amore, la sua disponibilità senza limiti, la sua pace, pensando alla giovane età, non passano inosservate. Vive così i suoi 40 anni a servizio del Movimento dei Focolari, prima in vari focolari d’Italia, quindi in Francia, a Grenoble. Nel ‘67, a 37 anni, Renata arriva alla Scuola di formazione di Loppiano, dove trascorre gli ultimi 23 anni di vita come corresponsabile della cittadella stessa. Qui la sua donazione esplode in tutta la sua potenzialità. Più di mille giovani hanno assorbito da lei quella sapienza, quella forza interiore per crescere spiritualmente.
Nessuno la sfiora invano La sua vita è uno stupendo intreccio di amore e di dolore, nell’impegno di morire a se stessa per lasciar vivere Gesù in lei. Ed è Gesù che gli altri trovano stando alla sua presenza.
Per il suo amore senza misura, nessuno passa invano accanto a lei, come testimonia un gran numero di persone di tutte le categorie, condizioni, età, culture. Ognuno nel contatto con lei sperimenta quell’amore che fa di ogni uomo un prediletto di Dio, amato e compreso come figlio unico. Questo amore radicale, questa passione per l’uomo ha la sua radice nell’amore incondizionato a Gesù che sulla croce grida l’abbandono del Padre, e nel guardare come modello a Maria che, davanti al Figlio morente, ancora crede, ancora spera, ancora ama. Da qui la sua ascesa continua, compiuta secondo la Parola del Vangelo che considerava suo programma, quasi a tracciare la sua fisionomia spirituale: “Maria (…) serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Tensione costante alla santità, sviluppo delle virtù, corrispondenza adamantina al carisma della fondatrice “che tutti siano uno” (Gv. 17,21) fiorivano da un intelligente e continuo spostamento di sé. L’impennata finale A 59 anni le viene annunciata una malattia che ben presto manifesta tutta la sua gravità: davanti a lei non restano che pochi mesi. Da quel momento la sua vita è un’impennata in Dio, mentre continua ad essere felice, come aveva promesso anni prima a Gesù. Il suo letto si trasforma in una cattedra di vita. In Cristo la morte non c’è, c’è la vita, e lei ripete fino all’ultimo istante: “Voglio testimoniare che la morte è vita”. Non si lamenta e rifiuta i calmanti. Vuole restare lucida, sempre pronta a dire il suo sì pieno a quel Dio che l’aveva affascinata da giovane e che ora le chiede il dono della vita. Negli ultimi giorni sembra che sia sotto un’anestesia divina, tanto riesce – pur tra la sofferenza – a trasmettere attorno a sé sacralità e gioia piena: “Sono come in una voragine d’amore. Sono troppo felice”. Inabissata in una realtà paradisiaca, va incontro allo Sposo il 27 febbraio 1990. La biografia completa di Renata Borlone è stata raccolta nel libro “Un silenzio che si fa vita”, di G. Marchesi e A. Zirondoli (Città Nuova Editrice) (altro…)
20 Mag 2004 | Focolari nel Mondo
“La vita dei santi è sempre un alimento prezioso per la comunità cristiana. Perché la vita di Renata? Perché ha scoperto che Dio è Amore e da questo momento tutta la sua vita sarà infiammata d’amore, fino alla sua morte”. Così il vescovo di Fiesole, mons. Luciano Giovannetti, il 18 dicembre 2003 ha illustrato ai presenti i motivi che lo hanno spinto a richiedere l’avvio della causa. Nel grande salone S. Benedetto, gremito di amici, nella cittadella di Loppiano, sulle colline di Incisa in Valdarno (FI), il Vescovo ha aperto ufficialmente il processo di canonizzazione di Renata Borlone (1930-1990), focolarina corresponsabile della cittadella di Loppiano dal 1967 al 1990. Una vita interamente donata a Dio e ai fratelli alla luce della spiritualità dell’unità, che continua a lasciare dietro di sé una scia luminosa. Chi era Renata Renata Borlone nasce il 30 maggio 1930 ad Aurelia, vicino Roma. Cresciuta in una famiglia non praticante, verso i 14 anni comincia a porsi il problema dell’esistenza di Dio e a frequentare la chiesa. Assetata di verità, si butta negli studi alla ricerca di Dio. A 19 anni viene a contatto con la vita evangelica di alcune delle prime focolarine, che si erano appena trasferite a Roma, e avverte una gioia e una pienezza mai sperimentate prima; le si fa evidente una certezza: Dio esiste, Dio è amore! Una scoperta folgorante che trasforma tutta la sua vita. Inizia così una straordinaria avventura che per 40 anni la vede protesa a edificare questa nuova Opera della Chiesa. Ben presto riveste compiti di responsabilità sia in Italia che all’estero. Dal 1967 è a Loppiano come corresponsabile della cittadella e incaricata della formazione spirituale delle focolarine. Muore il 27 febbraio 1990, lasciando a tutti l’esempio della sua vita che ci interpella ancora oggi. (altro…)
15 Mag 2004 | Cultura
Nel 40° del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso nel giorno del compleanno del Papa, 18 maggio 2004 – ore 20.30. Aula Paolo VI in Vaticano. (altro…)
5 Mag 2004 | Chiesa
Che cos’è INSIEME PER L’EUROPA
Non un mosaico di convegni, ma una manifestazione a dimensione continentale per dare Speranza all’Europa. In un momento in cui l’Europa e il mondo sono attraversati da venti di violenza e terrorismo, da Stoccarda e dalle 163 città europee collegate spireranno venti di fraternità. E così contribuire a “dare un’anima” al processo di unificazione, perché l’Europa attui il progetto dei padri fondatori: una famiglia di popoli uniti e di nazioni riconciliate, impegnata alla costruzione della pace e dell’unità dell’intera famiglia umana. Data significativa: 8 MAGGIO 2004 – Anniversario della fine del secondo conflitto mondiale da cui è nato il sogno della nuova Europa. – Vigilia della festa dell’Europa che ricorda la storica dichiarazione di Robert Schuman del – 9 maggio 1950, prodromo dell’Unione Europea. Nella settimana dell’allargamento dell’Unione Europea a 25 Paesi con l’ingresso dei primi Paesi dell’Est Europeo, e di Cipro e Malta. I protagonisti 175 MOVIMENTI E COMUNITÀ cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani E’ un fenomeno poco conosciuto. Come in altri momenti cruciali della storia europea, anche nel nostro tempo sono sgorgate, dal Vangelo vissuto, nuove correnti spirituali, che hanno suscitato comunità e movimenti di rinnovamento spirituale e di impegno sociale. Uniti da una crescente comunione, per la prima volta nella storia, intessono una rete di rapporti fraterni tra i vari popoli e culture in tutta Europa, rendendo visibile, pur a dimensione di “bozzetto”, quell’unità già in atto, dell’Europa nella sua molteplicità, da cui potranno emergere nuovi impulsi alla vita sociale, politica e culturale. Saranno presenti osservatori ebrei, musulmani e di altre religioni. Dove: STOCCARDA, città della riconciliazione E’ in questa città che, per la prima volta, nell’ottobre 1945, rappresentanti delle Chiese evangeliche hanno riconosciuto ufficialmente la loro parte di colpa di fronte al nazismo. Per il popolo tedesco è l’inizio della revisione delle colpe. Qualche cifra 10.000 i partecipanti di “Insieme per l’Europa” al Palasport Hans Martin Schleyer di Stoccarda 100.000 le persone riunite in palasport, teatri, centri culturali, università e collegate via satellite con Stoccarda in 163 città d’Europa di 30 paesi 34 città di 15 Paesi degli altri 4 continenti, per un’Europa aperta sul mondo 100 le personalità politiche di vari schieramenti di 14 paesi 16 satelliti trasmettono in Europa, Medio Oriente, Africa, Nord, Centro e Sud America, Australia. 8 gli audio associati (francese, inglese, italiano, neerlandese, polacco, spagnolo, tedesco e internazionale). Fra i 175 Movimenti e comunità: circa 80 cattolici di vari Paesi e oltre 80 evangelici della Germania. Rappresentata Syndesmos, che raggruppa 126 movimenti, associazioni e facoltà teologiche ortodosse di 40 Paesi e altri 4 movimenti ortodossi; Corso Alpha, nato nella Chiesa anglicana ed ora diffuso nel mondo in varie Chiese; varie comunità e associazioni ecumeniche tra cui la Comunità di Taizè e Initiatives e Changements, già Riarmo morale. Personalità Rappresentate ai massimi livelli le istituzioni europee: la Commissione Europea, con l’intervento del Presidente Romano Prodi; il Consiglio d’Europa, dal Segretario Generale Dr. W. Schwimmer. Messaggio video del Presidente di turno dell’Unione Europea, il Primo ministro irlandese Ahern. Circa 100 le personalità politiche di vari schieramenti di 14 Paesi, membri di 10 Parlamenti, e vari sindaci. Significativa l’adesione di personalità rappresentative dei capi delle diverse Chiese: cattolica, ortodossa di Costantinopoli, Mosca, Grecia, Albania, Romania, anglicana, evangeliche, e dei maggiori organismi europei (CCEE, KEK) e mondiali delle Chiese (CEC). Attesi i messaggi del Papa Giovanni Paolo II e del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Programma pensato in chiave televisiva con interventi brevi e spazi artistici Interverranno tra gli altri, fondatori e responsabili di Movimenti, Comunità e gruppi, tra cui: Chiara Lubich, Andrea Riccardi; i pastori evangelici Friedrich Aschoff, Ulrich Parzany; p. Heikki Huttunen, ortodosso I Giovani diranno come vogliono l’Europa Verrà lanciato un messaggio finale A servizio dell’informazione: www.europ2004.org L’avvenimento verrà trasmesso in internet in italiano e inglese www.europ2004.info Sul sito: programma, foto, testi in 15 lingue, musiche, cronaca, cartella stampa, forum con e-mail dagli incontri collegati Il segnale della trasmissione da Stoccarda grazie a TELESPAZIO, CRC/Canada e MEDIA SPACE Alliance viene offerto a TV e radio, gratuitamente in chiaro con audio in francese, inglese, italiano, neerlandese, polacco, spagnolo, tedesco e internazionale Per ottenere la liberatoria contattare: ianua.co@focolare.org cell. 0039.338.3948600 (altro…)
30 Apr 2004 | Parola di Vita
Durante l’ultima cena, prima di lasciare i suoi amici e tornare al Padre, Gesù vuole legarli strettamente a sé e tra di loro con il vincolo più saldo e duraturo: l’amore. Lui ama “sino alla fine”, con l’amore “più grande”, che giunge a “dare la vita”, e, come contraccambio, domanda di essere riamato con lo stesso amore.
L’amore che Gesù chiede non è semplice sentimento, è fare la sua volontà, descritta nei suoi comandamenti: soprattutto l’amore al fratello e alla sorella, e quello reciproco. E’ una verità talmente importante per Gesù, che in questo suo ultimo discorso rivolto ai discepoli lo ripete con forza per altre tre volte: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama”; “Se uno mi ama, osserverà la mia parola”; “Chi non mi ama non osserva le mie parole”.
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti»
Perché dobbiamo osservare i suoi comandamenti?
Creati a sua “immagine e somiglianza”, noi siamo come un “tu” che sta di fronte a Dio, con la capacità di un rapporto personale, diretto con Lui: un rapporto di conoscenza, di amore, di amicizia, di comunione.
Io “sono” nella misura in cui dico il mio sì al progetto d’amore che Egli ha su di me.
Più il rapporto con Lui, essenziale alla natura umana, viene vissuto, si approfondisce e si arricchisce, più l’uomo e la donna si realizzano nella più vera personalità.
Guardiamo ad Abramo. Ogni volta che Dio gli chiede qualcosa, anche quando sembra la più assurda, come lasciare la propria terra per incamminarsi verso un destino a lui sconosciuto o sacrificargli l’unico figlio, egli aderisce prontamente fidandosi di Dio, e gli si apre davanti un futuro impensato.
Così Mosè. Il Signore sul monte Sinai gli rivela la propria volontà nel decalogo, e dall’adesione ad esso nasce il popolo di Dio.
Così Gesù. In lui il sì al Padre raggiunge tutta la sua pienezza: “Non la mia, ma la tua volontà sia fatta.”
Seguire Gesù vuol dire compiere la volontà del Padre nel modo migliore possibile, come Lui ce l’ha rivelata e come Lui, per primo, l’ha compiuta.
I comandamenti che Gesù ci ha lasciato sono così un aiuto per vivere secondo la nostra natura di figli e figlie di un Dio che è Amore. Essi non sono, quindi, delle imposizioni arbitrarie, una sovrastruttura artificiale e tanto meno un’alienazione. Non sono neppure comandi come un padrone dà a dei servi. Sono piuttosto l’espressione del suo amore e della sua premura per la vita di ciascuno di noi.
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti»
Come vivere allora questa Parola di vita?
Cerchiamo di ascoltare con attenzione quanto Gesù ci dice nel Vangelo – i suoi comandamenti – e lasciamo che lo Spirito Santo, lungo la giornata, ci ricordi le sue parole. Egli ci insegna, ad esempio, che non basta non uccidere, si deve evitare l’ira contro i fratelli; non si può commettere adulterio, ma neppure desiderare la donna d’altri. “Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”; “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”.
Ma soprattutto viviamo quello che Gesù ha chiamato il “suo” comandamento, quello che riassume tutti gli altri: l’amore reciproco. La carità è infatti pieno compimento della legge, è “la via migliore” che siamo chiamati a percorrere.
L’aveva ben capito don Dario Porta, un sacerdote di Parma (Italia), morto il giovedì santo 1996. Se nei primi anni di sacerdozio aveva vissuto in modo egregio il suo rapporto con Dio, più tardi scoprì meglio che Gesù andava visto in ogni prossimo e l’amare evangelico divenne la sua passione. Per restare fedele a questo suo impegno, egli si fece sempre più attento agli altri, posponendo programmi personali, fino a scrivere, un giorno, nel suo diario: “Ho capito che l’unica cosa che alla fine si vorrebbe aver fatto è aver amato il fratello”.
Ogni sera anche noi, come lui, possiamo domandarci: “Ho sempre amato i fratelli?”
Chiara Lubich
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28 Apr 2004 | Chiesa
Vari gli echi alla presentazione a Roma, il 22 aprile 2004, della manifestazione “Insieme per l’Europa” che si svolgerà a Stoccarda (Germania) l’8 maggio prossimo, in collegamento con incontri contemporanei in 151 città di 29 Paesi.
Sono andati in onda servizi alla Radio Televisione Italiana (RAI) nei telegiornali TG1 – TG2 – TG3, Rai Uno “A sua Immagine”; alla Radio Vaticana, a Sat 2000, Telepace. Qualche titolo da agenzie e stampa: PACE PIU’ CHIARA CON L’EUROPA Panorama – 29.4.2004 L’EUROPA E’ FATTA, ORA BISOGNA FARE GLI EUROPEI. L’anima cristiana dell’Unione Europea come antidoto alla scontro tra civiltà LA STAMPA – 23.4.2004 UNIONE EUROPEA: CRISTIANI INSIEME A STOCCARDA PER COSTRUIRE LA NUOVA EUROPA L’8 maggio con Prodi in occasione dell’allargamento dell’Unione ANSA – 22.4.2004 UNIONE EUROPEA: “INSIEME PER L’EUROPA, CATTOLICI E LUTERANI A STOCCARDA. 10.000 fra Sant’Egidio, focolarini, luterani per nuovi paesi membri ADN KRONOS – 22.4.2004 PRIMO INCONTRO DELLA STORIA DEI MOVIMENTI CRISTIANI A Stoccarda, l’8 maggio, INSIEME PER L’EUROPA Agenzia Zenit – in italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese e portoghese ECUMENISMO: IN 10.000 A STOCCARDA PER REALIZZARE “IL SOGNO DI UN’EUROPA UNITA NELLO SPIRITO” Agenzia SIR – 22.4.2004 LA NUOVA EUROPA? “TUTTA IN MOVIMENTO” Germania – Un segnale in occasione dell’allargamento dell’Unione europea l’8 maggio Saranno collegate 151 città di 29 nazioni AVVENIRE – 23.4.2004 (altro…)
28 Apr 2004 | Chiesa
Una manifestazione per la pace all’insegna del dialogo interreligioso si svolgerà a Stoccarda, in Germania, l’8 maggio.
Slogan: “Insieme per l’Europa”. Sarà promossa per la prima volta da movimenti cristiani (cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani), saranno presenti ebrei e musulmani.
Giovanni Paolo II invierà un messaggio così come il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Fra i promotori italiani, Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, e Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio.
Trasversali le adesioni dei politici all’iniziativa. Sul tema dell’unità europea è previsto anche un intervento di Romano Prodi.
27 Apr 2004 | Chiesa
D. Secondo lei l’Europa è già post-cristiana?
R. – Se si guarda superficialmente, può sembrare così. Certo, parlano i fatti. Sono appena ritornata da un viaggio in Irlanda, un Paese, sino a qualche decennio fa, cattolicissimo: il 90 per cento della popolazione frequentava la Chiesa. L’arcivescovo Diarmuid Martin, coadiutore di Dublino, ritornato dopo 30 anni nella sua patria, ci diceva: “Ho costatato una secolarizzazione più forte di quanto potessi immaginare. Per la prima volta nella mia vita – ad esempio – ho celebrato una messa di Natale in una chiesa per metà vuota”. Ma se si guarda più in profondità, si coglie l’azione potente dello Spirito Santo che sempre, specie nei momenti cruciali della storia, suscita nuovi carismi, nuovi Movimenti per riportare i cristiani all’autenticità e alla radicalità del Vangelo. Sono a tutt’oggi centinaia, si sviluppano non solo nel mondo cattolico, ma anche in quello evangelico, anglicano e ortodosso, ed hanno un’incidenza nella società, a volte anche nel mondo politico, ed economico. D. Dove si potrebbero cercare le fonti del rinnovamento? R. La risposta, mi sembra, l’ha data il Papa stesso. Mi ritornano alla mente le sue parole in quel memorabile primo incontro in piazza San Pietro, con i movimenti e nuove comunità ecclesiali, nella Pentecoste ’98: “Apritevi con docilità ai doni dello Spirito!”, aveva detto rivolto “a tutti i cristiani”. E aveva aggiunto: “Accogliete con gratitudine e obbedienza i carismi che lo Spirito non cessa di elargire! Non dimenticate che ogni carisma è dato per il bene comune, cioè a beneficio di tutta la Chiesa”. Da allora è scaturita un’onda di comunione che ha coinvolto, in tutto il mondo, oltre 250 movimenti e nuove comunità, dando nuova gioia e speranza ai Vescovi. Questa comunione si sta ora estendendo anche agli antichi carismi che lungo i secoli tanto hanno contribuito al rinnovamento della Chiesa e della società come: francescani, benedettini, domenicani, le figlie di Madre Teresa di Calcutta. Già si intravede il volto della Chiesa-comunione del Terzo Millennio tanto sognata dal Papa, dove è piena la comunione tra dimensione carismatica e istituzionale, da lui definite “ ‘coessenziali’ per la stessa costituzione della Chiesa” e per “il suo rinnovamento”. D. Fino a che punto la prospettiva dell’unificazione europea costituisce una sfida alla costruzione dell’unità della Chiesa? R. I Vescovi di diverse Chiese stanno rendendosi conto del danno provocato all’Europa dalle divisioni scavate nei secoli. Mentre in passato fattori politici ci hanno allontanato – come ha detto in un’intervista il card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani – ora è proprio la nuova pagina che si apre nella storia, con il processo di riunificazione dei due polmoni dell’Est e dell’Ovest d’Europa, che spinge le Chiese all’unità. Mi sembra questo un altro aspetto dell’azione dello Spirito Santo che guida la storia, la storia del nostro continente. E’ quanto stiamo toccando con mano, con sempre nuova sorpresa, proprio in questo periodo in cui, insieme ad oltre 150 movimenti e comunità del mondo cattolico e evangelico, ortodosso e anglicano di tutta Europa, stiamo preparando una grande manifestazione. Si svolgerà in Germania, a Stoccarda, l’8 maggio prossimo, per offrire al difficile cammino di integrazione europea, l’apporto della nostra comunione che, come una rete, abbraccia il continente, e contribuire a quell’Europa dello Spirito auspicata dal Papa. Stiamo approfondendo la conoscenza reciproca, scopriamo vicendevolmente le ricchezze delle diverse Chiese, e si consolida la certezza che lo Spirito Santo sta preparando la grande ora dell’unità visibile della Chiesa di Cristo. (altro…)
27 Apr 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Non è la prima volta che a Gniezno ci si interroga sul futuro dell’Europa, ma il Congresso di quest’anno ha avuto particolare rilievo, a motivo dell’ormai imminente ingresso della Polonia nell’Unione Europea. Significativa la sede: Gniezno. Qui sono nate, nell’anno 1000, la Chiesa e la stessa nazione polacca. Qui è sepolto Sant’Adalberto, martirizzato nel suo tentativo di cristianizzare i prussiani, e considerato quindi uno dei padri dell’Europa unita.
“Europa Ducha”, “Europa dello Spirito”, è il titolo di questo importante Convegno organizzato dal Forum di Sant’Adalberto, che comprende varie associazioni e movimenti polacchi. Vi hanno preso parte oltre 500 partecipanti di tutto il Vecchio Continente. 15 i Paesi rappresentati, 25 organizzazioni pubbliche, centinaia di giornalisti. Erano presenti figure di spicco: da mons. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, al card. Lehmann, Presidente della Conferenza episcopale tedesca, al primate polacco card. Jozef Glemp; fondatori di Movimenti ecclesiali, come Chiara Lubich e Andrea Riccardi. Numerosa la partecipazione di politici, autorità civili, intellettuali. Zofia Dietl, organizzatrice, spiega: “Abbiamo invitato i Movimenti perché il titolo: ’L’Europa dello Spirito’, vuole mostrare la spiritualità europea e coloro che la stanno costruendo. Ora, gli elementi più importanti della spiritualità europea sono proprio i Movimenti, le Nuove Comunità. Per questi motivi l’apertura è stata affidata a Chiara Lubich e ad Andrea Riccardi.”
La sala circolare il 12 marzo è gremita in ogni ordine di posti. Dopo i discorsi di presentazione, la parola di Chiara Lubich, che affronta il tema “Carisma dell’unità, carisma d’Europa”. Piotr Cywinski, moderatore della mattinata, così commenta: “Questo congresso è iniziato in modo forte e convincente, grazie a questo contributo che è un vero trattato di teologia dell’unità.”
Dopo Chiara, il prof. Andrea Riccardi presenta un vasto affresco storico dell’Europa. Inizia così: “Ovunque vado mi accorgo che c’è un grande bisogno dell’Europa.” Nel dialogo con i presenti che segue, Andrea e Chiara suggeriscono le linee dell’Europa dello spirito, completandosi a vicenda, in un grande afflato di speranza in un’Europa che esiste e che funziona… Nel pomeriggio, un dibattito su “Cristiani e denaro”. Esso vede riuniti Michel Camdessus, la prof.ssa Gronkiewicz-Waltz e il focolarino sposato olandese Leo Andringa. La proposta dell’Economia di comunione fa breccia nel pubblico. Non appare un’utopia ma una realtà profetica. Hanna Gronkiewicz-Waltz, ex presidente della Banca di Polonia, attualmente presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, afferma: “L’Economia di comunione è possibile (…). Potrebbe essere la soluzione a livello nazionale, regionale e personale.” E Michel Camdessus, ex direttore generale del Fondo monetario internazionale, commenta: “Economia e comunione possono essere coniugate insieme, sì. Un principio che evidentemente abbiamo tutti dimenticato è il principio della fraternità; il mondo deve essere costruito in primo luogo su queste basi. Noi cristiani, poi, facciamo un passo supplementare passando dalla fraternità alla comunione. Noi dobbiamo far questo, e suggerirlo agli altri, perché siamo tutti fratelli.” Il Congresso di Gniezno si chiude con l’intervento di autorevoli personaggi della politica europea. In particolare il presidente della Polonia Aleksander Kwaśniewski, che inizia il suo discorso con un caloroso riconoscimento dell’importanza dei Movimenti cristiani nella vita europea. Segue un dibattito interessante sul ruolo dei politici nell’attuale momento storico, con l’on. Rocco Buttiglione e l’ex primo ministro polacco Tadeusz Mazowiecki. Che Gniezno sia stata una tappa importante per l’Europa sulla via verso Stoccarda, lo dice il card. Lehmann, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e arcivescovo di Magonza: “In maggio ci vedremo a Stoccarda e sarà una buona continuazione di questo convegno. Credo che siano necessari tanti sforzi, tante tendenze, tante associazioni… Ma i Movimenti hanno uno spirito forte, un movimento continuo, e questo mi pare molto importante. Non basta l’entusiasmo del momento, una certa spontanea esplosione; bisogna lavorare con continuità, cosa che i Movimenti fanno.” (altro…)
27 Apr 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Danuta Huebner, ministro polacco degli Affari europei
“I movimenti e le comunità cristiane hanno un proprio ruolo da svolgere: sono più vicini alla gente e perciò la loro responsabilità nel processo di integrazione consiste proprio nel dialogare con i semplici cittadini. Debbono far passare la discussione da un livello alto, filosofico, al livello della vita quotidiana. Così i valori umani e cristiani che legano l’Europa diventeranno argomento di dialogo e riflessione, e potremo entrare nell’Unione più consapevoli di quello che facciamo”. Rocco Buttiglione, ministro italiano degli Affari europei “Lo Spirito di Dio suscita la novità. Dove la Vecchia Europa sembrava ormai aver abdicato alla sua eredità cristiana, lo Spirito di Dio ha parlato di nuovo, con i movimenti. Non è la prima volta: era successo già con Francesco, Domenico, Ignazio, Benedetto… i nuovi movimenti sono una testimonianza di vitalità delle radici dell’Europa, cristiane ma non solo, prodotte da gente che ha contribuito a creare l’Europa, con una ricerca sincera della verità, di Dio”. Tadeusz Mazowiecki, ex primo ministro polacco, il primo dopo la caduta del regime comunista Se l’Europa deve essere una comunità politica, deve anche essere radicata nella cultura di quella che noi chiamiamo “Europa dello Spirito”. Svilupparla necessita di nuove idee, di uomini che possiedano nuove idee. Credo che tanti movimenti presenti ora qui siano nati proprio dal bisogno di nuove idee, e hanno proprio quel ruolo. La Chiesa è sempre antica e sempre si rinnova, oggi, grazie proprio ai nuovi movimenti. Credo che tutto ciò serva non solo alla Chiesa, ma anche all’Europa. Il bisogno di valori più profondi non è avvertito solo da chi vive il cristianesimo, ma anche da persone lontane dalla fede. C’è bisogno di autorità morali. La gente ha un profondo bisogno di solidi principi, e questo si vede. E questa è la grande chance che i movimenti possono offrire. Michel Camdessus, ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale “Penso che assistiamo ad un evento magnifico che mostra la vitalità del cattolicesimo polacco, ma anche dei legami ecumenici, e della serietà con la quale la Polonia si impegna nell’avventura europea. E’ certo che i movimenti spirituali hanno qualcosa da dire all’Europa, come tutti i cristiani. In particolare noi portiamo all’Europa il pensiero sociale cristiano, un tesoro che diamo al mondo intero. Credo che non esista sistema di pensiero che porti tante risposte alle inquietudini dell’uomo contemporaneo come il cristianesimo”. Adam Schulz, gesuita, incaricato della Consulta polacca dei movimenti “L’Europa di domani ha bisogno soprattutto di santità, ed è questo il contributo più importante che possono portare i movimenti. Una santità espressa in modi diversi; è diversa per il politico o per un uomo di cultura, per uno studente… Veramente oggi l’Europa ha bisogno di persone che vivano il Vangelo in modo radicale. I movimenti sono uno dei pochi ambienti dove si può crescere in questo tipo di santità, e io guardando all’Europa vedo questi testimoni. (altro…)
27 Apr 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Poznan è una delle più antiche città polacche, situata a 50 chilometri da Gniezno, dove si è svolto il Congresso “Europa dello Spirito”. Pur avendo una tradizione plurisecolare, è una città dall’anima giovane per la presenza sul suo territorio di ben 19 università che ne fanno uno dei più vivaci centri accademici polacchi.
Mons. Stanisław Gadecki, arcivescovo di Poznan, afferma: “Quando ho sentito che Chiara Lubich veniva a Gniezno, ho subito chiesto ai Focolari se c’era la possibilità di un incontro a Poznan, in particolare per gli studenti. Non credevo che sarebbe stato possibile, ma alla fine ci siamo riusciti. E, come abbiamo visto oggi, l’atmosfera è stata così speciale che quelli che hanno partecipato sono stati presi dalla spiritualità dell’unità, dalla spiritualità dei focolarini.” Il 13 marzo, Chiara è stata dunque invitata a parlare nell’Auditorium dell’università Adam Mickiewicz. Prima del suo intervento, sul palco dinanzi al monumentale organo, si presenta il piccolo “popolo polacco” del Movimento dei Focolari, formatosi prima degli anni ’90, quando non si poteva far altro che vivere il Vangelo. C’è grande commozione allorché si proietta una sintesi filmata degli incontri del “Papa polacco” con il Focolare. Poi l’intervento di Chiara propone all’assemblea la radicalità evangelica dell’amore, che appare la sola soluzione per risollevare la temperatura della vita della comunità cristiana. È l’antidoto al consumismo, alla tiepidezza; è gioia e fervore. In conclusione, l’arcivescovo Stanisław Gadecki consegna a Chiara un riconoscimento della diocesi per la sua visita. Il card. Józef Glemp, arcivescovo di Varsavia, così si esprime: “Nell’aula dell’università di Poznan non abbiamo solo ascoltato un discorso di Chiara Lubich – la conosco molto bene -, ma abbiamo assistito al crearsi di quello che chiamerei l’ambiente della fede. I giovani hanno potuto sperimentare, non solo dal discorso e dalla razionalità degli argomenti, questo ambiente che permette di rivolgersi direttamente alle persone, dandogli del tu. Penso che in questo consista il grande carisma di Chiara.” (altro…)
26 Apr 2004 | Chiesa
(ANSA) – ROMA, 22 APR – Concorrere a dare un’anima alla costruzione della nuova Europa ’’unita nella diversità’’, per un continente che attui la sua vocazione universale di pace e unità tra i popoli. E’ l’obiettivo di ’Insieme per l’Europa’, una manifestazione organizzata da oltre 150 movimenti di varie chiese cristiane, in programma a Stoccarda l’8 maggio, in occasione dell’allargamento dell’Unione, e che vedrà anche la partecipazione del presidente della Commissione europea, Romano Prodi.
L’iniziativa è stata presentata oggi a Roma in una conferenza stampa da alcuni dei movimenti organizzatori, in particolare, la Comunità di Sant’Egidio, i Focolarini e gli evangelici tedeschi. ’’Sentiamo un’Europa che non si deve chiudere in se stessa – ha detto Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio – le sue frontiere non devono diventare muri, il continente invece deve continuare a costruire ponti, come quello sul Bosforo, tra Europa e Asia’’ un esempio. Secondo Riccardi, ’’c’è un grande bisogno di Europa, di cultura europea, e non solo di politica europea, nel mondo”. Altro tema che sarà al centro dell’incontro, le radici culturali dell’Europa, ’’che non sono una memoria del passato, ma rappresentano il futuro’’. Secondo gli organizzatori, l’incontro di Stoccarda sarà una ’’polifonia’’ di voci, per un continente che vive le ’’tante diversità nella pluralità: insieme si vive bene, questo è il messaggio’’. A nome dei Focolarini, Gabriella Fallacara, ha detto che l’incontro non sarà ’’un punto di arrivo, ma il primo di una serie di eventi. L’Europa unita è mercato, realtà geografica, attende un contributo spirituale. Finora i movimenti cristiani hanno dato un contributo individuale, ora vogliamo darlo insieme’’. Di riconciliazione e di pace hanno parlato anche i rappresentanti tedeschi: Thomas Roemer ha detto che i due giorni prima dell’8 maggio saranno dedicati ad un congresso per 2.000 responsabili di movimenti e comunità, per ’’scoprire insieme la ricchezza della diversità’’. La giornata dell’8 maggio, che prevede anche momenti di spettacolo e di musica, sarà trasmessa in collegamento satellitare in 151 città (compresa Roma dal Campidoglio): gli organizzatori prevedono che saranno 10.000 i partecipanti a Stoccarda, e almeno 100 mila quelli collegati via satellite. Oltre a Prodi, è prevista la partecipazione del card. Walter Kasper, presidente del pontificio consiglio per l’Unità dei cristiani, del vescovo della chiesa evangelico luterana della Baviera, Johannes Friedrich, con altri 25 vescovi cattolici, 15 evangelici, 8 ortodossi, 2 anglicani e con personalità politiche di tutti i paesi europei. Per l’Italia, il governo sarà rappresentato dal ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia. Sono previste anche delegazioni di rappresentanti dell’ebraismo e dell’Islam. Numerosi i movimenti e le comunità che hanno aderito spontaneamente a quello che, è stato ribadito, ’’non è un cartello, ma solo un libero insieme di esperienze’’. Daranno la loro testimonianza, tra gli altri, la Comunità di Sant’ Egidio, le Equipe Notre Dame, la comunità luterana Confraternità di Cristo, la Libera Comunità cristiana giovanile di Ludenscheid, il movimento dei Focolari, il movimento di Schoenstatt, il Teen Challenge, l’associazione Ymca in Germania. (altro…)
26 Apr 2004 | Chiesa, Ecumenismo
ROMA, giovedì 22 aprile 2004 (ZENIT)- Per la prima volta nella storia, i movimenti cristiani di varie chiese e comunità ecclesiali si incontreranno a Stoccarda con lo scopo di offrire il loro contributo alla costruzione dell’unità europea.
L’incontro, che avrà luogo l’8 maggio, e che prevede la partecipazione di 10.000 persone nella città tedesca, e di 100.000 collegati via satellite da almeno 151 città, è stato presentato ufficialmente a Roma questo giovedì da alcuni degli organizzatori. Saranno presenti a “Insieme per l’Europa” – questo il tema – i rappresentanti di almeno 175 movimenti, comunità e gruppi, 25 vescovi cattolici, 14 vescovi evangelici, 8 ortodossi, 2 anglicani, e 30 parlamentari provenienti da più di 10 paesi europei. Il programma prevede gli interventi di fondatori e responsabili di movimenti e comunità, tra cui Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, i pastori evangelici Friedrich Aschoff e Ulrich Parzany, e il padre Heikki Huttunen, ortodosso. Indirizzeranno il loro saluto personalità politiche presenti a Stoccarda o in collegamento video, tra cui, Romano Prodi, presidente della Commissione Europea, Walter Schwimmer, segretario generale del Consiglio d’Europa, Bertie Ahern, primo ministro irlandese, e Johannes Rau, presidente della Repubblica di Germania. Ci sarà un’intervista pubblica sul contributo dei movimenti all’Europa con il cardinale Walter Kasper, presidente del Consiglio Pontificio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e con il vescovo Johannes Friedrich, vescovo della Chiesa evangelico-luterana della Baviera. Andrea Riccardi, nella conferenza stampa, ha spiegato che l’idea dell’incontro ha avuto origine in occasione della cerimonia per la firma della Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione da parte della Chiesa Cattolica e della Federazione Luterana Mondiale, avvenuta ad Augusta il 31 ottobre 1999. “Non è stata una manifestazione fredda, ma una festa di popolo”, ha affermato. “Credo che noi sentiamo un’Europa che non si deve chiudere in se stessa, le sue frontiere non devono creare dei muri”, ha aggiunto Riccardi. “Il segreto antico dell’Europa è quello dei navigatori che creano dei ponti. I ponti sono il simbolo di quello che vogliamo costruire”, ha affermato. “La vocazione profonda dell’Europa non è vivere per se stessa ma vivere per gli altri”. E per questa ragione, ha spiegato, l’Africa sarà particolarmente presente a Stoccarda. La scelta della data dell’incontro, l’8 maggio, ricorda l’anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale e celebra anche l’allargamento dell’Unione Europea a dieci nuovi Stati membri. Gabriella Fallacara, parlando in rappresentanza di Chiara Lubich, fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari, ha spiegato che “Stoccarda è un punto di arrivo, ma è soprattutto un punto di partenza, sarà il primo di altri eventi, che magari altri porteranno avanti”. “L’Europa unita è una Europa del mercato, una Europa geografica, che attende anche un contributo spirituale”, ha aggiunto la responsabile del “Centro Uno” per la promozione del dialogo ecumenico. “È quello che ha detto Giovanni Paolo II a Madrid: ‘Io sogno l’Europa dello spirito’ – ha aggiunto la Fallacara –. Questa passione ha spinto i vari movimenti a scoprire in se stessi la possibilità di dare un contributo concreto alla costruzione della Europa unita nello spirito”. Thomas Römer, rappresentante di “Young Men’s Christian Association” (YMCA), uno dei movimenti nel mondo evangelico più importanti, nel suo intervento ha poi ricordato di provenire da un Paese, come la Germania, dove alcuni anni fa “i bambini evangelici si mettevano contro i bambini cattolici”. “Adesso c’è un movimento di riconciliazione nella pace. A questa gioia appartiene la constatazione che la diversità dell’altro, che prima avvertivamo come minaccia, è in realtà un dono. Lui ha qualcosa che io non ho; ed io ho qualcosa che lui non ha. Per tanto, abbiamo bisogno degli altri”. “Abbiamo conosciuto la forza del Vangelo che cambia la vita – ha di seguito aggiunto –. Al centro del Vangelo c’è Gesù Cristo che è morto e risorto. E la sua presenza tra di noi è il motivo più profondo della nostra comunione”. Ha poi parlato dell’amore di Dio che unisce tutti gli uomini spiegando come esso riesca a creare “una pluralità di opere: alcuni si impegnano per i giovani, altri per i poveri, altri per i detenuti altri per la riconciliazione delle coppie e delle famiglie. Infatti, l’impegno per la famiglia è qualcosa che unisce molti movimenti”. “Nel racconto di Natale c’è una frase: ‘Gloria a Dio nell’alto del Cielo e pace in terra agli uomini’. C’è un legame tra la gloria di Dio e la pace in terra. Perché vogliamo rendere gloria a Dio, vogliamo la pace. Perché vogliamo la pace, vogliamo rendere gloria a Dio. Insieme vogliamo rendere gloria a Dio e servire l’umanità in nome di Gesù. È questo l’obiettivo di Stoccarda”, ha infine concluso. L’Incontro sarà seguito via satellite in diretta da centomila persone. Parigi, per esempio, si unirà dalla sede dell’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per L’Educazione, la Scienza e la Cultura), Roma dal Campidoglio e Firenze dal Palasport. (altro…)
26 Apr 2004 | Chiesa
In 10 mila, cattolici, ortodossi, evangelici e anglicani si sono dati appuntamento a Stoccarda per realizzare “il sogno di un’Europa unita nello spirito”. È stata presentata così oggi a Roma la manifestazione internazionale “Insieme per l’Europa” che si terrà a Stoccarda (Germania) sabato 8 maggio per iniziativa – “per la prima volta nella storia” – di oltre 150 movimenti, comunità e gruppi cristiani. L’evento sarà ritrasmesso via satellite in 151 città europee, da Lisbona a Mosca, per una partecipazione complessiva – secondo le previsioni – di 150 mila persone. La manifestazione ha ricevuto l’appoggio di numerose autorità civili e religiose, tra cui il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, il primo ministro irlandese Bertie Ahern, il presidente della Germania Rau. A Stoccarda saranno presenti 25 vescovi cattolici (tra cui il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani), 14 vescovi luterani, 8 vescovi ortodossi, 2 vescovi anglicani e circa 30 parlamentari europei. Stoccarda – ha detto questa mattina in conferenza stampa Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio – “non è un cartello di associazioni e movimenti”. E’ piuttosto un “mosaico” di presenze, una “polifonia” di identità. “Chi vuole – ha aggiunto Riccardi – ci sta. Chi ha voluto è stato coinvolto. Per dire cosa? Per dire che noi sentiamo l’Europa, che le frontiere sono finite e che Europa vuole dire pace. La pace dell’Europa è un’offerta che vogliamo fare al mondo”.
La manifestazione di Stoccarda – ha spiegato Gabriella Fallacara del Movimento dei Focolari – “non sarà un evento isolato, ma il primo di altri eventi”. La presenza così varia e attiva di Chiese e comunità cristiane per l’Europa vuole indicare che “nella situazione attuale, dove si possono enumerare tanti mali, esistono e si possono intravedere alcuni segni dei tempi che spingono verso la fraternità e l’unità”. Tra questi impulsi, vi è anche il processo di integrazione dell’Unione Europea e il suo allargamento. Quella che si sta costituendo però – ha detto Fallacara – “è un’Europa del mercato. Un’Europa geografica. Oggi l’Europa attende forse un contributo spirituale”. E’ questa “passione” che ha spinto i movimenti cristiani europei ad unirsi per “dare insieme un contributo alla realizzazione di un’Europa dello spirito”. “Un’Europa dove i popoli delle nazioni vivono nella fraternità, dove ci si stringe per essere forti nel servizio a chi è più debole, dove ci si unisce per fare proprio ed eliminare il dolore dell’altro. Un’Europa dove il Vangelo è vivo”. La preparazione alla manifestazione di Stoccarda ha rappresentato un’ esperienza ecumenica importante. Ne ha dato una testimonianza Thomas Roemer, pastore luterano e rappresentante dell’Ymca (associazione giovani cristiani). “La diversità – ha detto – che prima avvertivamo come una minaccia, è in realtà un dono. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Molti non hanno difficoltà a sottolineare ciò che ci divide. Noi vogliamo sottolineare ciò che ci unisce. E questo è importante che lo facciano non solo i cristiani ma anche i popoli europei”. (altro…)
21 Apr 2004 | Dialogo Interreligioso
Al Centro Mariapoli di Castelgandolfo, dal 17 al 21 aprile si sono ritrovati per il secondo simposio indù-cristiano, i professori di Mumbai e di Goa, i dirigenti gandhiani dal Sud dell’India (che avevano partecipato al primo appuntamento di due anni fa) e per la prima volta altri professori indù da Nuova Delhi e dagli USA, e gandhiani da Madurai, con i responsabili di zona, i membri del Centro del dialogo interreligioso e della Scuola Abbà. L’argomento, scelto insieme, era: “Cammini spirituali nell’induismo e nel cristianesimo”. Chiara ha svolto il tema: “Dell’unione con Dio nel cristianesimo, e in particolare dell’unione con Dio in quei cristiani che seguono il carisma dell’unità.” “E’ il tema che quest’anno il nostro popolo vive”, ha aggiunto. E ha spiegato come si può raggiungere e percepire l’unione con Dio. Padre Jesús Castellano ha presentato il “castello interiore”, il cammino di perfezione descritto da santa Teresa di Gesù. E Il prof. Giuseppe Zanghì, ha proseguito con il castello esteriore, una via originale e evangelica aperta da Chiara, “via che non rinnega la precedente anzi la presuppone, ma la conduce al pieno compimento.” Da parte indù il dott. Somaiya ha fatto conoscere “la gloriosa tradizione dei santi in India, una storia di persone di Dio che hanno portato il messaggio di adorare l’Eterno e di aiutare la gente comune di tutte le caste a bruciarsi al sole del Divino Splendore.” La dott.ssa Kala Acharya ha parlato del “Namajapa”, recita dei nomi di divinità. “Nell’induismo è usanza popolare sedere in un tempio o in casa, tenendo nella mano destra un rosario con 108 grani e ripetere nomi sacri, quali Rama, Krishna e appellativi vari di divinità femminili. Questa pratica è nota con il nome di ‘Japa’ ed è un modo per meditare.” Vari interventi hanno poi presentato alcune vie spirituali nell’induismo e le loro applicazioni nei Movimenti gandhiani: lo Shanti Ashram rappresentato dalla sig.ra Minoti Aram, il Movimento Sarvodaya, ecc. Non è mancato un momento artistico: un concerto di pianoforte, molto apprezzato, di Enrico Pompili, di Milano. Chiara Lubich ha comunicato ai partecipanti anche alcuni dei doni di luce ricevuti da Dio sin dall’inizio del Movimento e nell’ultimo giorno ha risposto a varie domande. In un clima di profonda comunione, il simposio si è concluso con il proposito di continuare ad incontrarsi in altri simposi e portare al largo il messaggio della fratellanza di cui il mondo oggi ha urgente bisogno. Il prof. Ashok Vohra (professore di Filosofia all’università di Delhi) diceva: “Tutte le religioni in teoria – insisto in questo – parlano della fratellanza universale, di amare il prossimo, di amare l’umanità, ma il fatto che siano capaci di metterlo in pratica è un’altra cosa. Per questo penso che le leadership come quella di Chiara (…) ci vogliono, per mettere realmente in pratica quel precetto. Ho viaggiato il mondo intero (…) ma il tipo di amore, il tipo di interesse, il tipo di sentimento che ho trovato qui non l’ho mai trovato da nessuna parte.” Commentava il prof. Anantanand Rambachan degli USA: “Descrivendo la sua esperienza della natura, Chiara ci richiama anche a scoprire Dio nella creazione ed a sviluppare un rapporto di riverenza e di amore non soltanto verso gli altri esseri umani, che è certamente di profonda importanza, ma un amore che abbraccia anche l’intero creato.” I partecipanti al simposio hanno fatto una visita al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, dove sono stati accolti dall’arcivescovo Michael Fitzgerald, presidente, e da mons. Felix Machado, sotto-segretario. Poi l’udienza col Papa e una foto con lui: molti erano commossi. (altro…)
6 Apr 2004 | Chiesa, Focolari nel Mondo
Una religiosa, in un momento di buio, toccata dalla serenità con cui una consorella viveva la sua grave malattia, ne scopre il segreto: l’amore a Gesù crocefisso e abbandonato, cuore della spiritualità dell’unità, dei Focolari. “Per me – racconta – è una conversione”. Riscopre l’attualità del suo fondatore: “Di fronte alla miseria materiale e spirituale del suo tempo, San Vincenzo consacrò la sua vita all’evangelizzazione dei poveri che egli chiamava “i nostri padroni”. In Gesù abbandonato ora lei riconosce il volto del Signore trasfigurato nella povertà di oggi, in un quartiere malfamato, in una comunità a servizio dei tossicodipendenti, fra i rifiutati dalla società. C’è chi si riavvicina a Dio e “passa dalla morte alla vita”, perché inizia ad amare i fratelli. Sono una Figlia della Carità di S.Vincenzo de’ Paoli. La Compagnia di cui faccio parte è stata fondata nel XVII secolo da Vincenzo e Luisa Marillac. Ho conosciuto l’Ideale dell’unità in un momento di buio e di fatica, attraverso una consorella che ne viveva la spiritualità. Le era stato diagnosticato un tumore al cervello, tuttavia lei era rimasta serena e sempre aperta e pronta ad amare. Durante l’anestesia spesso ripeteva:”Per te Gesù, per te”. Dove trovava questa forza? Ne ho scoperto il segreto: l’abbraccio a Gesù Crocefisso e Abbandonato. Anch’io voglio vivere quest’avventura. Per me è un momento di conversione vera: lo Spirito santo mi aiuta a bruciare il tarlo che da anni toglie alla mia vita la freschezza e la generosità per Gesù. Dentro sento una voglia matta di amare. Inizio a frequentare il Focolare, partecipo agli incontri dove attingo la luce per vivere il carisma dei miei fondatori. Divento più libera, più gioiosa, più donna, più Figlia della Carità. Le regole e l’esperienza di S. Vincenzo de’ Paoli e di S.Luisa de Marillac mi sembrano più vicine. Il mio Fondatore, di fronte alla miseria materiale e spirituale del suo tempo consacrò la sua vita all’evangelizzazione dei poveri che egli chiamava i “nostri padroni”. Riscopro in Gesù Abbandonato il volto del Signore trasfigurato nella povertà d’oggi. Così, se nel 1600 le mie consorelle andavano ad evangelizzare, curare, nutrire, vestire i poveri, raggiungendoli sulle strade, sui campi di battaglia, nelle soffitte, negli ospedali, nelle galere…….Io scopro oggi la bellezza e l’attualità del nostro carisma vivendo in un quartiere malfamato di Milano. In questi anni capisco qual è il mio modo di contribuire alla realizzazione dell’Ideale dell’unità: essere il mio fondatore redivivo per realizzare l’unità. Anni dopo sono mandata in una comunità a servizio dei tossicodipendenti. Sperimento l’insicurezza e l’assurdo di abbracciare una realtà di fronte alla quale sono impreparata e inadeguata. Mi ribello al pensiero di essere confinata in una cascina su una montagna, senza un ruolo ed un’attività ben precisa. Ma è proprio nel vivere quest’esperienza, apparentemente senza colore, che il Signore mi libera da attaccamenti e sicurezze e rinnovo il mio “si” a Gesù. Così Lui che mi prepara a vivere un’altra avventura: sono trasferita in un monolocale, in un quartiere popolare di Torino, segnato dalle nuove povertà: etilisti, dimessi da ospedali psichiatrici, barboni, anziani, in altre parole gli ultimi, rifiutati dalla società. Ho la fortuna di condividere la spiritualità dell’unità con una consorella. Vivendo con i poveri 24 ore su 24 incontro Gesù Abbandonato ad ogni passo. Mi scontro con la diffidenza. La gente pensa che le suore siano lì a controllare e le guardano con disprezzo e indifferenza. Ma loro sono i “nostri padroni”, in loro riconosciamo il Volto di Gesù. A poco a poco l’amore li conquista. I barboni diventano i nostri primi amici. C’interessiamo della vita dei nostri vicini e apriamo la porta della nostra casa a tutti. Certo, non è sempre facile, a volte subentra l’impazienza, il disagio, la ripugnanza e lo scoraggiamento di fronte all’ingratitudine e alla pretesa esigente dei più poveri. Ma abbracciando il dolore, Gesù Abbandonato, ritrovo la capacità d’amare, ritrovo la forza e la gioia di vivere ciò che S.Vincenzo chiede alle sue suore di Carità: “I poveri sono i tuoi padroni, dei padroni terribilmente esigenti. Più loro saranno brutti e ingiusti, più dovrai amarli”. L’amore reciproco con la mia consorella genera Gesù in mezzo (cf. Mt 18,20) e la nostra casa diventa punto di riferimento per la gente del quartiere, per un gruppo di giovani che vogliono condividere la nostra attività caritativa. Alcuni si riavvicinano a Dio facendo l’esperienza della parola: “Siamo passati dalla morte alla vita perché abbiamo amato fratelli”. E alcuni capiscono che Dio li chiama a seguirLo. Durante l’inverno la nostra casa si apre anche agli extracomunitari che altrimenti vivrebbero all’addiaccio; alcuni sono musulmani. Rimangono stupiti di fronte al disinteresse, all’amore concreto e al rispetto con cui andiamo loro incontro. Chiara Lubich c’insegna ad amare “facendoci uno”. Durante il periodo del Ramadan facciamo trovare loro un pacchettino con del cibo, affinché dopo il tramonto possano avere qualcosa da mangiare. Anche i giostrieri diventano nostri amici; nelle loro carovane incontriamo i bambini per prepararli ai sacramenti e gli adulti per far conoscere loro che Dio li ama. Lo scorso anno il ridimensionamento della nostra Congregazione mi porta a trasferirmi altrove ma l’esperienza d’unità vissuta continua a dilatarsi in altri ambienti. Ritorno a Milano e provo un distacco doloroso di fronte al grido di tanti poveri con i quali ho condiviso la mia vita in questi anni. Sperimento così la frase di Chiara: “Ogni distacco dal ben che ho fatto è un contributo a edificare Maria” e ripeto: “Per te, Gesù”, che ora continuo a scoprire nei volti dei nuovi fratelli che mi mette accanto. Così nell’impegnarmi a incarnare nella vita il carisma che S.Vincenzo ha lasciato alla Chiesa, cerco, in unità con tutta l’Opera di Maria, di realizzare il testamento di Gesù: “Che tutti siano uno”. Questo mi dà un ardore nuovo e l’avventura continua con i nuovi fratelli nei quali riscopro ogni volta il Suo Volto”. (sr. R.R.) (altro…)
5 Apr 2004 | Focolari nel Mondo
Da mesi, forse da anni, non riesco più a prendere un’ora di svago. Un pomeriggio mi lascio convincere da mia sorella ad andare al cinema. Entrando in sala il mio sguardo incrocia due occhi che mi fissano con insistenza. Un ragazzo sui diciotto anni mi viene incontro, chiedendo di parlarmi all’intervallo del film. Lì per lì non lo riconosco, ma poi iniziano a frullarmi in testa ricordi e immagini. Come ho fatto a non accorgermene subito? Quello è Roman, mio figlio, che non vedo da otto anni, da quando è andato a vivere con suo padre, dopo la nostra separazione. Aveva appena dieci anni allora, ed ora lo ritrovo un uomo. Ci abbracciamo in silenzio. Poi mi dice: “Mamma, posso venire a vivere con te?”. Dopo le lacrime di tutti e due, torniamo insieme a casa. Quella notte, per la prima volta, i miei 4 figli dormivano sotto lo stesso tetto: lui e suo fratello, nati dal mio primo matrimonio, e gli altri due più piccoli, nati dal secondo matrimonio.
Una vita in mille pezzi Ho avuto spesso l’impressione che la mia vita fosse come un vaso che cadeva in mille pezzi, e che più io cercavo di rimetterli insieme, più il vaso si rompeva. Dopo un’infanzia difficile e rapporti tesi in famiglia, il giorno del mio diciassettesimo compleanno mi ero sposata. Era un passo un po’ affrettato, ma ero convinta che il matrimonio mi avrebbe dato quella felicità che aspettavo. Invece non ho avuto un solo momento di tranquillità. Malgrado fossero nati due figli, la situazione è arrivata in breve a un punto di rottura, e dopo 10 anni di matrimonio ci siamo separati. A 27 anni con un bimbo piccolo (Roman era rimasto con il padre), e un matrimonio fallito alle spalle, non era facile ricominciare. Non avevo nessuno accanto, e anche quel Dio che avevo incontrato da bambina sembrava scomparso. In quella solitudine, quando un altro uomo mi ha dimostrato un po’ d’affetto, nel desiderio di offrire al bambino il calore di una famiglia, ho accettato di sposarlo. Sono nati due figli ed ho vissuto un periodo felice. Poi sopraggiunge un’altra prova durissima: il mio compagno viene colpito da un tumore. Si alternano momenti di speranza e di sconforto, sino a quando, per i dolori acutissimi, in un momento di crisi non ce l’ha fatta più e si è tolto la vita. E’ possibile ricominciare! Rimango di nuovo sola, con tre figli da mantenere. Questa morte tragica mi getta nella disperazione, e vorrei anch’io farla finita. Un giorno, non so perché, entro in una chiesa, dove non mettevo più piede da quando ero ragazza. Non riesco a dire niente, piango soltanto. Uscendo, sento dentro una grande pace: era lui, Dio… mi dava la possibilità di ricominciare. Riprendo a frequentare la chiesa, superando la vergogna iniziale. Lì trovo una comunità parrocchiale viva, trovo calore, accoglienza. A poco a poco scopro che dietro a questa vita c’è una scelta radicale del Vangelo. E’ loro stile di vita quell’amore scambievole, che è il comandamento nuovo di Gesù. Scopro un cristianesimo vivo. Inizia in me una vera, profonda conversione. Nelle parole di Gesù trovo la luce e la forza per superare i momenti difficili. Capisco che il passato non esiste più, e l’incontro con Dio rende tutto nuovo e luminoso. Ora, con quattro figli da mantenere, però, i problemi economici non mancano; eppure al momento opportuno è sempre arrivato quello di cui avevamo bisogno: un vestito, una riparazione gratuita, una somma per delle spese impreviste. Un amore più forte della morte Una sera, verso mezzanotte, bussano alla porta. Roman era fuori per lavoro e doveva tornare per quell’ora. Invece sono due poliziotti: Roman è stato investito da una macchina sulle strisce pedonali ed è morto sul colpo. “Mio Dio, questo è troppo”, grido. Arrivano subito i miei nuovi amici. Presenti accanto a me tutta la notte, condividono in silenzio l’abisso di dolore, mi aiutano a non disperare, trasmettendomi una forza non solo umana. Ho finalmente trovato la famiglia che da sempre ho cercato, quella dei figli di Dio. Affrontiamo insieme i momenti più difficili: all’obitorio, il funerale. Pian piano si fa strada una certezza: anche questo è amore di Dio. Gli ripeto il mio sì. La vita riprende. Mi ritrovo nuova. Quell’abisso di dolore ha scavato in me una nuova capacità d’amore. Ora mi è chiaro più che mai: solo l’amore resta. (L. M.) (altro…)
31 Mar 2004 | Parola di Vita
Non è la prima volta che Luca racconta che i discepoli discutono su chi sia tra loro il più grande. Questa volta siamo durante l’ultima cena. Gesù ha da poco istituito l’Eucaristia, il segno più grande del suo amore, del suo donarsi senza misura, anticipo di quanto vivrà poche ore dopo sulla croce. Egli sta in mezzo ai suoi “come colui che serve”. Il Vangelo di Giovanni, infatti, riporta il suo gesto concreto di lavare i piedi ai discepoli. In questo mese in cui celebriamo la Pasqua, la Risurrezione di Gesù, è importante ricordare questo suo insegnamento.
I discepoli non capiscono, perché condizionati dalla mentalità comune del vivere umano che privilegia il prestigio e l’onore, i primi posti nella scala sociale, il diventare “qualcuno”. Ma Gesù è venuto in terra proprio per creare una società nuova, una nuova comunità, guidata da una logica diversa: l’amore.
Se Lui, che è il Signore e il Maestro, ha lavato i piedi (un’azione riservata agli schiavi), anche noi se vogliamo seguirlo, soprattutto se abbiamo particolari responsabilità, siamo chiamati a servire il nostro prossimo con altrettanta concretezza e dedizione.
«Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve»
È uno dei paradossi di Gesù. Lo si capisce soltanto se si pensa che l’atteggiamento tipico del cristiano è l’amore, quell’amore che lo fa mettere all’ultimo posto, che lo fa piccolo davanti all’altro, così come fa un papà quando gioca con il figlioletto o aiuta nei compiti di scuola il ragazzo più grande.
Vincenzo de’ Paoli chiamava i poveri i suoi “padroni” e li amava e li serviva come tali, perché in loro vedeva Gesù. Camillo de Lellis si chinava sui malati, lavando le loro piaghe, accomodando loro il letto, “con quell’affetto – come scrive lui stesso – che una madre amorosa è solita avere per il suo unico figlio infermo”.
E come non ricordare, più vicina a noi, la beata Teresa di Calcutta, che si è chinata su migliaia di moribondi, facendosi “nulla” davanti a ciascuno di loro, i più poveri dei poveri?
“Farsi piccoli” di fronte all’altro vuol dire cercare di entrare il più profondamente possibile nel suo animo, fino a condividerne le sofferenze o gli interessi, anche quando a noi sembrano di poco conto, insignificanti, ma che costituiscono invece il tutto della sua vita.
“Farsi piccoli” davanti ad ognuno, non perché noi, in qualche maniera, siamo in alto e l’altro in basso, ma perché il nostro io, se non è tenuto a bada, è come un pallone, sempre pronto a salire, a mettersi in posizione di superiorità nei confronti del nostro prossimo.
«Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve»
“Vivere l’altro”, dunque, e non condurre una vita ripiegata su sé stessi, piena delle proprie preoccupazioni, delle proprie cose, delle proprie idee, di tutto ciò che si considera nostro.
Dimenticarsi, posporre se stessi per aver presente l’altro, per farsi uno con chiunque fino a scendere con lui e sollevarlo, per farlo uscire dalle sue angustie, dalle sue preoccupazioni, dai suoi dolori, dai suoi complessi, dai suoi handicap o semplicemente per aiutarlo a uscire da sé stesso ed andare verso Dio e verso i fratelli e così trovare insieme la pienezza di vita, la vera felicità.
Anche gli uomini di governo, gli amministratori pubblici (“chi governa”), ad ogni livello, possono vivere la loro responsabilità come un servizio d’amore, per creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli amori di fiorire: l’amore dei giovani che vogliono sposarsi e hanno bisogno di una casa e di un lavoro, l’amore di chi vuole studiare e ha bisogno di scuole e di libri, l’amore di chi si dedica alla propria azienda e ha bisogno di strade e ferrovie, di regole certe…
Dal mattino quando ci alziamo, alla sera quando ci corichiamo, in casa, all’ufficio, alla scuola, per strada possiamo sempre trovare l’occasione per servire, e ringraziare quando siamo a nostra volta serviti.
Facciamo ogni cosa per Gesù nei fratelli, non trascurando nessuno, anzi amando sempre per primi.
Serviamo tutti! È solo così che siamo “grandi”.
Chiara Lubich
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31 Mar 2004 | Cultura
L’E.di.C. spa e l’Associazione Lionello Bonfanti saranno presenti dal 2 al 4 Aprile a “Terrafutura”, prima mostra-convegno internazionale delle “buone pratiche di sostenibilità”.
Siamo chiamati tutti a dare un futuro alla terra:società civile, istituzioni, imprese. E sono tante le persone, i gruppi, le associazioni già coinvolte in questo cammino. Dall’obiettivo comune di garantire un futuro al nostro pianeta nasce l’idea di Terra Futura, un evento internazionale che intende rappresentare una prima concreta occasione di dialogo e confronto tra le “buone pratiche di sostenibilità” in tutti i campi: la vita quotidiana, le relazioni sociali, il sistema economico, le pratiche di governo. Luogo deputato alla realizzazione dell’evento è la Fortezza da Basso a Firenze, che ospiterà dal 2 al 4 aprile questa mostra-convegno. L’evento – promosso da Banca Etica, Fondazione Culturale Responsabilità Etica onlus, in collaborazione con Regione Toscana e altri enti e associazioni – prevede un fitto calendario di appuntamenti: convegni, dibattiti, workshop, momenti di animazione e spettacolo, e una rassegna espositiva di progetti e servizi per uno sviluppo sostenibile e solidale. La mostra sarà aperta al pubblico, con ingresso libero, da venerdì 2 Aprile (h. 9.00-18.30). E.di.c.Spa e Associazione Lionello Bonfanti, con uno stand, collocato nel padiglione centrale, presenteranno oltre all’idea ispiratrice dell’Economia di Comunione, anche il progetto del Polo imprenditoriale Lionello Bonfanti, di prossima costruzione ad Incisa in Valdarno, e alcune aziende italiane di Economia di Comunione. A conclusione, domenica 4 aprile, il convegno “Economia tra profitti e condivisione: la sfida dell’Economia di Comunione”, con docenti di economia, amministratori dell’E.di.C. spa, una tavola rotonda di approfondimento delle esperienze in atto, presentazione della cittadella di Loppiano e del Polo Lionello. Come simbolicamente esprime il logo della manifestazione Terra Futura (una persona che sostiene il mondo), è la società civile che, insieme alle istituzioni e al sistema produttivo, sorregge il futuro del mondo. A loro è affidata la costruzione di un mondo migliore, di una terra che abbia le basi solide della responsabilità sociale, dell’economia sostenibile, del commercio equo. (altro…)
16 Mar 2004 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Incontri al massimo livello in campo politico, economico ed ecclesiale hanno caratterizzato la prima visita di Chiara Lubich in Irlanda, riportati anche dai due quotidiani nazionali più importanti: Irish Times e Irish Indipendent.
I temi dell’Europa, in questo semestre di presidenza irlandese dell’Unione europea, hanno avuto particolare rilievo nei colloqui con il Primo ministro Bertie Aherne e con la Presidente della Repubblica Irlandese, Mary McAleese.
In un Paese che dal boom economico di questi ultimi anni è ora alla ricerca di una profonda dimensione etica, rilievo ha avuto il convegno svolto alla Facoltà di Economia dell’Università Dublino dove è stata proposta l’Economia di comunione come via per umanizzare la globalizzazione, aperto dal Governatore della Banca d’Irlanda che ha dichiarato: “Il progetto dell’Economia di comunione nasce da una cultura spirituale che mi sembra molto importante. L’economia ha bisogno di una profonda dimensione etica che l’Economia di comunione può portare anche in Irlanda.”
L’Irlanda, sino a pochi decenni or sono profondamente cattolica, è ora alla ricerca di una risposta all’onda di scristianizzazione in atto in tutto il mondo occidentale.
Il Presidente della conferenza episcopale irlandese, mons. Seran Brady ha invitato Chiara Lubich a parlare sulla Chiesa-comunione e sulla sua esperienza di evangelizzazione ad un gruppo di vescovi. Presenti anche il Nunzio, mons. Lazzarotto, l’arcivescovo di Dublino, card. Connell, l’arcivescovo coadiutore, Diarmuid Martin. Tra i commenti: “Qui c’è un dono dato da Dio alla sua Chiesa”.
La ricerca della luce, viene riscoperta come il filo conduttore dell’antichissima storia d’Irlanda, rappresentata, con i linguaggi dell’arte, alla festa della famiglia dei Focolari a Dublino, dove in oltre 1000, anche dall’Irlanda del Nord, si sono incontrano con Chiara Lubich. La fondatrice dei Focolari ha rilanciato tutti a portare ovunque la luce dell’ideale d’unità, la fraternità che nasce dal Vangelo vissuto.
Ha concluso il viaggio l’inaugurazione della cittadella Lieta, un “laboratorio di unità”. Un momento toccante: quando sono stati ricordati coloro che sono le radici spiritualità della diffusione dell’ideale dell’unità in Irlanda.
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16 Mar 2004 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
L’Irlanda è un Paese che conta 5 milioni di abitanti. In questo momento sta ricoprendo un ruolo importante, per la Presidenza
di turno dell’Unione europea, proprio nel tempo in cui avverrà lo storico ingresso dei primi Paesi dell’Est nell’Unione. Ed è specie sui temi dell’Europa che sono stati incentrati i colloqui di Chiara Lubich con i massimi vertici della Repubblica Irlandese.
A colloquio con la Presidente della Repubblica La Presidente, Mary McAleese, riceve Chiara al palazzo presidenziale. E’ profondamente cristiana. Nata nell’Irlanda del Nord, ha vissuto sulla sua pelle che cosa vogliono dire traumi e violenze. Programma del suo mandato è: “Costruire ponti”. I 50 minuti di colloquio tra Chiara e la Presidente sono stati intensi e hanno toccato molti aspetti, non ultimo l’Europa, e la problematica delle radici cristiane. Chiara ha avvertito con lei una profonda sintonia. Il primo Ministro Bertie Ahern, dopo l’incontro con Chiara, ha dichiarato: “Il messaggio di oggi è molto importante per un’isola come l’Irlanda che è stata divisa, che ha una società ancora travagliata e che conta anche difficoltà religiose. Abbiamo anche parlato delle difficoltà dell’Unione europea, nella prospettiva ormai imminente di coesistenza tra culture e Stati diversi. Penso che quello che ho sentito oggi e ciò che ho letto nel passato, testimoni il grande lavoro svolto dal Movimento: mettere assieme la gente, capendo i loro problemi”. La fraternità come categoria politica: proposta ad un gruppo di politici Erano in 19, tra cui 10 deputati e senatori di diversi partiti. Ampia la rappresentanza dell’Irlanda del Nord, tra cui il presidente del partito SDLP (Social Democratic and Labour Party), Mark Durkan. Antonio Maria Baggio, venuto da Roma, ha presentato il Movimento politico per l’unità che prospetta a persone impegnate nelle più diverse appartenenze partitiche, la fraternità come categoria politica. L’ascolto è profondo. E’ nata una nuova speranza. Fermo il proposito di continuare ad incontrarsi. (altro…)
16 Mar 2004 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
E’ il governatore della Banca d’Irlanda, Laurence Crowley, che apre un Convegno ospitato dalla Facoltà di Economia
dell’Università Statale di Dublino, dal titolo: “Umanizzando l’economia globale, verso un’Economia di comunione”. E’ una proposta economica innovativa, nata dall’humus della spiritualità dell’unità, dei Focolari, che suscita vivo interesse nel mondo accademico irlandese. Lo illustra il messaggio di Chiara Lubich. L’uditorio è qualificato: accademici, imprenditori, studenti. 200 persone. L’Economia di Comunione, una fucina di nuove idee, portatrice di una cultura economica innovativa, viene illustrato da esperti. Le esperienze di alcuni imprenditori, a cominciare dai pionieri del Polo Spartaco (Brasile), hanno dato ancora maggiore credibilità al progetto.
Il governatore Crowley, dichiara: “L’Economia di Comunione mi interessa certamente per gli aspetti che riguardano la teoria economica e aziendale che vi sta dietro. Ma, a quanto mi è dato di capire, il progetto nasce da una cultura spirituale che mi sembra molto importante. L’economia ha bisogno di una profonda dimensione etica che l’Economia di comunione può portare anche in Irlanda, dove il dinamismo economico necessita di un supplemento di valori etici”. (altro…)
16 Mar 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
L’inaugurazione della cittadella Lieta, “laboratorio di unità”
A conclusione della visita, ha acquistato particolare significato l’inaugurazione della incipiente cittadella del Movimento: la Mariapoli Lieta, piccolo bozzetto di un mondo rinnovato dal Vangelo, nel contesto della politica e della Chiesa in Irlanda. Vi sono presenti sia personalità civili che religiose.
Le radici spirituali della diffusione in Irlanda dell’Ideale dell’unità Più volte, durante questo viaggio in Irlanda, sono stati ricordati coloro che sono alla radice della diffusione dell’ideale dell’unità in questo Paese: i primi ad accoglierla e a diffonderla, Margaret Neylon e il figlio Eddie, il primo gen, inchiodato in una carrozzella. Toccante il momento della scoperta della targa con la foto di Lieta, focolarina argentina, all’inaugurazione della cittadella che porta il suo nome. Per questo Ideale, Lieta ha lavorato per 30 anni in Irlanda: dall’inizio degli anni Settanta, fino al 2002, quando ci ha lasciato. Vivi nel cuore di tutti, Joe McNamara, uno dei primi focolarini sposati e il focolarino Stephen Lukong, del Camerun, partito improvvisamente per il Cielo poche settimane or sono. Gli ultimi suoi giorni erano stati segnati da una profonda esperienza spirituale. Il loro nome è fissato anche nei viali e nelle piazzette della cittadella.
L’Irlanda, che vanta un’antica e profonda tradizione cristiana, in questi ultimi decenni sta soffrendo l’impatto violento della scristianizzazione, anche a causa del boom economico. Il presidente della Conferenza episcopale irlandese, mons. Sean Brady aveva invitato Chiara Lubich a parlare ad un gruppo di vescovi sulla spiritualità di comunione e sulla sua esperienza di evangelizzazione. Nel dialogo,, i vescovi rivelano le loro preoccupazioni più gravi per il difficile momento che sta attraversando il Paese. Il problema più serio: le nuove generazioni. Chiara parla della loro domanda di modelli, di testimoni. Poi il dialogo prosegue sul rapporto con le altre religioni, la politica, la collegialità, la famiglia.
La ricerca della luce, filo conduttore dell’antica storia d’Irlanda La riscoperta delle antichissime radici di una storia che risale a 5000 anni or sono, l’evangelizzazione iniziata da San Patrizio nel 5° secolo, l’epoca missionaria, l’attuale crisi, che mostra segni di ricerca di quella luce che percorre tutta la storia irlandese, e l’accoglienza della luce del carisma dell’unità, 30 anni or sono: altrettante tappe, delineate con espressioni artistiche e musicali, alla festa della famiglia del Movimento con Chiara Lubich, all’Università di Dublino dove, in circa 1000, erano giunti dall’Irlanda del Nord e dalle altre contee. Chiara ha rilanciato tutti a vivere la fraternità tra cattolici e protestanti e nei rapporti con le altre religioni, in particolare l’Islam, in questa che oggi è, per la prima volta, anche terra di immigrazione. Forti, la mattina, le testimonianze della comunità irlandese: una giovane che racconta della sua ricerca di Dio nelle turbolenze giovanili; una coppia dell’Irlanda del Nord, che resiste alle tentazioni dell’odio, tra bombe e attentati, per far vincere quell’amore che lancia ponti tra la comunità protestante e quella cattolica dell’Ulster. L’arcivescovo Diarmuid Martin, coadiutore di Dublino, presente all’incontro, all’omelia durante la messa ha incoraggiato a vivere e diffondere questo carisma di unità che – ha detto – “rafforza l’unità tra i cristiani e opera per un ecumenismo dei cuori, dove l’amore è vivo in ciascuno e aiuta a comprenderci meglio e a superare le tensioni delle divisioni”. (altro…)
9 Mar 2004 | Focolari nel Mondo
Dal 1968, nel cuore della Baviera, vicino Augsburg, sorge ad opera di Pfarrer Hess e Chiara Lubich, la cittadella ecumenica di Ottmaring, testimonianza dell’unità già in atto tra evangelici e cattolici. In questo cammino di unità si inseriscono anche le religiose, che offrono una comune testimonianza di vita del Vangelo. Alle porte di Augsburg, 11 kilometri dal centro della città, si trova la cittadella ecumenica di Ottmaring. E’ sorta nel 1968, come frutto di uno stretto rapporto tra Pfarrer Hess, fondatore della Bruderschaft von gemeinsamen Leben evangelica e Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari. Il tutto si svolge con l’incoraggiamento del vescovo cattolico di Augsburg, Joseph Stimpfle, e del vescovo evangelico della Baviera, Hermann Dietzfelbinger e dal suo successore Johannes Hanselmann. La cittadella è divenuta così importante punto di riferimento e un autentico modello di come si possa realizzare il testamento di Gesù “Che tutti siano uno”. Nel 1988 è stato conferito a Chiara, dal sindaco della città di Augsburg, il premio per la festa della Pace. Si tratta della pace religiosa tra le confessioni cattolica e luterana, con la motivazione: «Per meriti speciali, per la promozione di azioni comuni a livello interconfessionale». In quell’occasione noi, come gruppo ecumenico di religiose, ci siamo sentite particolarmente coinvolte, poiché il gruppo è sorto nel 1971 su iniziativa di entrambi i vescovi amici del movimento. In quell’anno si organizzò un convegno ecumenico a Pentecoste, ad Augsburg. Cristiani cattolici ed evangelici, religiose e religiosi, hanno collaborato alla preparazione di esso, al quale sono convenuti 20.000 cristiani provenienti da tutta la Germania, spinti dal desiderio di giungere all’unità. Sia nel periodo di preparazione, sia durante il convegno, si è radicata in noi, religiose di entrambe le confessioni, la certezza che avremmo continuato insieme il nostro cammino verso l’unità. Da 25 anni ci incontriamo circa 6-8 volte l’anno e sempre sperimentiamo in modo nuovo l’agire di Gesù tra noi. Di solito siamo 20 o 30 consacrate, di 12 diverse comunità, sia cattoliche che evangeliche. Fanno parte del gruppo suore di Maria Ward, le sorelle evangeliche della Bruderschaft e del Casteller Ring, le diaconesse, ma anche le suore vincenziane, francescane, domenicane, di don Bosco…
Un racconto a due voci
«Nei nostri incontri impariamo a conoscere ed amare la comunità delle altre, a conoscerci ed a stimarci reciprocamente. Preghiamo insieme, meditiamo le verità della fede, leggiamo la Parola di Vita e ci scambiamo le nostre esperienze sul Vangelo. E’ un dono per noi partecipare dei vari carismi e dei diversi compiti nella comunità, riconoscendo così in tutto l’unico Signore che opera tutto in tutti. Per me questo gruppo è una cellula viva e costato come la comunità dell’altra è anche la mia». Sr. C.H., cattolica «Anch’io in questo gruppo faccio l’esperienza di far parte di una vera famiglia, dove vedo realizzato un pezzo di unità che cresce sempre più. Percorriamo insieme un tratto del cammino comune ed ogni volta si uniscono a noi sempre nuove suore, che desiderano condividere que-sta esperienza. Nell’impegno comune prepariamo quella che noi chiamiamo la “Parola di riflessione”, che si svolge in un parco pubblico di Augsburg in estate ed il giorno di Pentecoste. Nel periodo di avvento e per la giornata mondiale di preghiera per la donna, viene realizzata in una chiesa. E’ un’occasione per offrire a tutti la nostra comune testimonianza. Vogliamo continuare ad impegnarci in modo radicale affinché l’unità tra le Chiese sia presto realtà». Sr. I.A., diaconessa evangelica (altro…)
9 Mar 2004 | Focolari nel Mondo
In ospedale un ritmo di lavoro senza tregua, pesantezza spirituale, poi un’ondata di luce, sgorgata dalla testimonianza dell’Amore evangelico che si fa vita con radicalità. Sr. V. riscopre l’amore di Dio, la sua vocazione. Nuovo slancio nel mantenere vivo giorno per giorno l’amore scambievole nella sua comunità. Cambiamento che non passa inosservato da parte di medici, infermieri, in un ambiente prevalentemente ateo. La vita attorno rifiorisce. Poi gli anni della guerra, la resistenza pacifica del convento: dall’unità una forza di pace che si irradiava all’esterno più forte delle persecuzioni e violenze. Quando molti anni fa ho conosciuto questo Ideale dell’unità, nella mia vita è entrata una nuova luce. Sono stata toccata dall’Amore che subito si traduceva in vita, mi sono sentita amata personalmente da Dio e profondamente grata perché mi aveva chiamata a seguirlo come religiosa. Potevo ricambiare questo amore cominciando da chi mi stava più vicino, nella mia comunità, e poi portarlo a chiunque avrei incontrato nel lavoro… Noi religiose eravamo oberate dal lavoro negli ospedali statali con turni molto impegnativi; io lavoravo giorno e notte e questo non facilitava il vivere tra di noi una vera vita comunitaria. I ritiri, ad esempio, non si tenevano con regolarità; così pure non approfondivamo la conoscenza della nostra fondatrice o delle nostre regole e costituzioni: questo portava ad una pesantezza spirituale. Con questa nuova luce del carisma dell’unità, che aveva preso me e altre consorelle, abbiamo cominciato a vivere l’amore scambievole, sperimentando la presenza di Gesù promessa a chi vive nell’amore: «Dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo ad essi». Questo ci dava ogni volta la forza e la gioia per ripartire a testimoniare il suo amore anche nel lavoro e con chiunque ci capitava di incontrare in un ambiente ateo. Dopo un po’, nell’ospedale, infermieri e medici mi hanno chiesto quale fosse la radice di questa mia felicità; ho potuto comunicare loro come cercavo di mettere in pratica il Vangelo insieme a molte altre persone e che questo mi aiutava anche nei momenti più difficili. Col tempo ci siamo trovati in molti: cattolici, ortodossi, luterani, persone indifferenti, non credenti… non solo a leggere insieme la Parola di vita, ma anche a scambiarci le esperienze, a condividere le difficoltà scoprendo nell’amore il movente di ogni azione. Questa esperienza andava oltre l’ospedale e coinvolgeva parenti, amici, conoscenti. Ogni volta rimanevo sbalordita di fronte a ciò che Dio operava nelle persone che incontravamo. Ricordo a esempio il cambiamento radicale di una personalità importante nel campo politico. Sono trascorsi gli anni e, per la situazione difficile che si è venuta a creare a causa della guerra, molte persone di altre nazionalità hanno dovuto lasciare il Paese. Anche le religiose di diversi ordini, per motivi di sicurezza, hanno dovuto abbandonare le case abitate da decenni e quelle che rimanevano si dovevano riunire formando nuove comunità. Proprio in questo momento mi è stato chiesto di prendere la responsabilità di un nuovo convento. Non mi era facile lasciare la realtà costruita per anni, a volte con fatica, ma ho sentito che dovevo dire il mio «sì» fino in fondo alla nuova volontà di Dio ed obbedire ai superiori, credendo nella forza dell’unità. L’impatto è stato duro; mi sono trovata in un nuovo convento dove mi sembrava non si riuscisse a creare una vera armonia: ognuna aveva abitudini diverse, ognuna viveva come era abituata precedentemente. Mi mancavano quei momenti di scambio fraterno in cui ci si accordava sui programmi da fare, ci si consigliava o ci si comunicavano i frutti di un’esperienza. Mi sono chiesta come poter fare. Ho iniziato a pregare e pian piano a parlare personalmente con l’una e con l’altra, ma i risultati erano scarsi. Lì mi sono ricordata di Gesù abbandonato ed ho capito che il mio amore doveva avere la misura del suo: «Amatevi… come io ho amato voi» (Gv 13,34). L’ho riscelto con nuovo impegno. Ho capito che dovevo accettare le altre consorelle così come erano, senza volerle cambiare, ma amando io per prima. A poco a poco il clima mutava, vedevo come l’amore ritornava, si costruivano tra noi rapporti profondi, altri si consolidavano. Abbiamo iniziato ad aiutarci concretamente, ad essere più aperte tra noi, a vedere il positivo in ognuna. Un giorno, una consorella spontaneamente ha chiesto in prestito una macchina per accompagnarmi ad un incontro, un’altra l’ha sostituita nel suo compito, e in questa atmosfera di amore scambievole tutte eravamo più felici e la diversità era diventata contributo all’unità. Uno dei momenti più belli è quando ci incontriamo con le religiose di altri ordini. Nonostante le difficoltà a muoverci a causa dei molti impegni che ognuna ha, è sempre una festa il ritrovarci insieme. L’unità che si costruisce acquista una dimensione ancora più profonda e scopriamo la bellezza di ogni Famiglia Religiosa come fiori diversi di un unico giardino della Chiesa. Sperimentiamo che le esperienze delle altre sono un prezioso arricchimento, che ciascuna porta poi alle proprie comunità. E tutto diventa più vivo. Troviamo la forza di superare le inevitabili difficoltà anche in un ambiente come il nostro, che si trova in piena diaspora. Ricordo l’estate del ’95, quando nel Paese del Sud-est europeo in cui eravamo, sono iniziati ad arrivare migliaia di profughi e la situazione è diventata molto tesa poiché le forze estremiste volevano occupare con la violenza le case e i conventi cattolici. Di giorno in giorno le notizie erano sempre più allarmanti. Alcune religiose di vari istituti volevano fuggire ed eravamo in un incubo continuo. Ci siamo messe in contatto col focolare e lì, con Gesù fra noi, abbiamo ritrovato vigore. E’ nata in noi una nuova certezza: solo l’amore può vincere le situazioni più assurde. Abbiamo comunicato questa certezza anche alle suore degli altri conventi e insieme abbiamo riversato questa nuova forza sui laici e su chiunque incontravamo. Ora le condizioni di vita sono più tranquille, ma ringraziamo Dio per ciò che abbiamo vissuto e per averci dato la possibilità di sperimentare che la fraternità, l’unità, è l’avventura più bella che si possa vivere, avventura che si costruisce solo con l’amore esclusivo a Gesù abbandonato, unico Ideale della nostra vita. Sr. V. M. (altro…)
29 Feb 2004 | Parola di Vita
Il popolo d’Israele, in esilio a Babilonia, guarda con nostalgia al passato, al tempo glorioso nel quale Dio intervenne con potenza e liberò i suoi antenati, schiavi in Egitto. La tentazione è quella di pensare: Dio non manderà più un altro Mosè, non opererà più i grandi prodigi di un tempo e noi dovremo rimanere per sempre in questa terra straniera.
Ma Ciro, re persiano, nel 539 a.C. libera il popolo eletto, il cui ritorno verso la terra promessa sarà ancora più straordinario dell’esodo dall’Egitto.
Dio non si ripete mai! Il suo amore è capace di operare cose ben più grandi di quelle che ha compiuto nel passato, che non possiamo neppure immaginare. Per questo mette sulla bocca del profeta Isaia l’invito:
«Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova»
Isaia ancora, alla fine del suo libro, annuncia un futuro più che mai luminoso: la creazione di cieli nuovi e di una nuova terra. Sarà talmente grande ciò che Dio compirà che “il passato non sarà più ricordato e non verrà più alla mente”.
Anche l’apostolo Paolo, riprendendo le parole di Isaia, annuncerà l’inimmaginabile intervento di Dio nella nostra storia. Nella morte e risurrezione di Gesù egli fa nuova la creatura umana, la ricrea nel Figlio suo per una vita nuova. Nell’Apocalisse poi, al termine della storia, Dio annuncia che il cosmo intero sarà ricreato: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.
Le parole di Isaia attraversano la Bibbia intera e parlano ancora a noi oggi:
«Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova»
Siamo noi la “cosa nuova”, la “nuova creazione” che Dio ha generato. Attraverso il Figlio suo da noi accolto nelle sue Parole e in tutti i suoi doni, ha fatto nuovo il nostro essere e il nostro agire: ora è Gesù stesso che vive e opera in noi. E’ Lui che rinnova i nostri rapporti con gli altri: in famiglia, a scuola, sul lavoro… E’ Lui che rigenera, attraverso noi, la vita sociale, il mondo della cultura, dello svago, della sanità, dell’economia, della politica…, in una parola tutti i settori dell’attività umana in cui siamo impegnati.
Non guardiamo più al passato per rimpiangere ciò che di bello ci è successo o per piangere i nostri sbagli: crediamo fortemente all’azione di Dio che può continuare ad operare “cose nuove”.
Dio ci offre la possibilità di ricominciare sempre. Ci libera dai condizionamenti e dai pesi del passato. La vita si semplifica, diventa più leggera, più pura, più fresca. Come l’apostolo Paolo anche noi, dimentichi del passato, saremo liberi di correre verso Cristo, verso la pienezza della vita e della gioia.
«Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova»
Come vivere allora questa Parola? Cercheremo di compiere con amore quanto Dio vuole da noi in ogni attimo della giornata: studiare, lavorare, accudire i bambini, pregare, giocare…, tagliando tutto ciò che in quel momento non è volontà di Dio. In questo modo rimarremo aperti a quanto egli vorrà operare in noi e fuori di noi, e saremo pronti ad accogliere quella grazia particolare che egli ci offre sempre per ogni momento.
Vivendo così, offrendo ogni azione a Dio, dicendogli esplicitamente: “E’ per te”, Gesù che vivrà in noi compirà sempre opere che restano.
Chiara Lubich
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25 Feb 2004 | Chiesa
Venerati Fratelli nell’Episcopato! Sono lieto di farvi giungere il mio cordiale saluto, in occasione dell’annuale convegno di Vescovi amici del Movimento dei Focolari, che costituisce un momento propizio per approfondire insieme la spiritualità dell’Opera di Maria. Ho molto apprezzato che, per il presente incontro, vi siate proposti di riflettere e di confrontarvi sul tema della santità, quale esigenza primaria da proporre a tutti i membri del Popolo di Dio. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ricordato che la santità è la vocazione di ogni battezzato. Questa stessa verità ho voluto porre in risalto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, al termine del Grande Giubileo dell’Anno 2000. Solo, infatti, una comunità cristiana splendente di santità può compiere efficacemente la missione affidatale da Cristo, quella cioè di diffondere il Vangelo sino agli estremi confini della terra. “Per una santità di popolo”: questa specificazione pone proprio l’accento sul carattere universale della vocazione alla santità nella Chiesa, verità che rappresenta uno dei pilastri della Costituzione conciliare Lumen gentium. Due aspetti generali vanno opportunamente sottolineati. Anzitutto il fatto che la Chiesa è intimamente santa ed è chiamata a vivere e a manifestare questa santità in ogni suo membro. In secondo luogo, l’espressione “santità di popolo” fa pensare all’ordinarietà, cioè all’esigenza che i battezzati sappiano vivere con coerenza il Vangelo nella quotidianità: in famiglia, nell’attività lavorativa, in ogni relazione e occupazione. E’ proprio nell’ordinario che si deve vivere lo straordinario, così che la “misura” della vita tenda all’”alto”, cioè alla “piena maturità di Cristo”, come insegna l’apostolo Paolo (cfr Ef 4,13). La Beata Vergine Maria, della quale vi so filialmente devoti, sia il modello sublime a cui sempre ispirarvi: in Lei si compendia la santità del Popolo di Dio, perché in Lei risplende nella massima umiltà la perfezione della vocazione cristiana. Alla sua materna protezione affido ciascuno di voi, cari e venerati Fratelli, mentre auguro ogni bene per il vostro convegno e di cuore imparto a tutti una speciale Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 18 Febbraio 2004 IOANNES PAULUS II
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25 Feb 2004 | Chiesa
Da ogni parte della terra Gli atti di contestazione e di ribellione di questi giorni ad Haiti, i contrasti etnici del Burundi e del Congo, le spaventose
alluvioni nel Nordest del Brasile, la situazione di minoranza vissuta dai cristiani in terra islamica dal Nordafrica al Kazakhstan: sono questi alcuni dei contesti di vita da cui provenivano i 105 Vescovi amici del Movimento dei Focolari che, invitati dal Card. Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, si sono riuniti dal 14 al 20 febbraio al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, per il loro 28° Convegno internazionale.
100 vescovi attorno al Papa Culmine dell’incontro è stata la partecipazione dei Vescovi all’udienza generale di mercoledì 18 febbraio che offriva ai fedeli un insolito quadro:
il Papa circondato dai vescovi attorno a lui su alcune gradinate, quasi un’icona della collegialità effettiva ed affettiva. Giovanni Paolo II, nel messaggio dedicato ai Vescovi nel quale ha rivolto uno speciale saluto a Chiara Lubich presente con loro, ha espresso il suo vivo apprezzamento per la tematica del Convegno, affermando: “Solo una comunità cristiana splendente di santità può compiere efficacemente la missione affidatale da Cristo, quella cioè di diffondere il Vangelo sino agli ultimi confini della terra”. Ed ha sottolineato l’esigenza che i battezzati sappiano “vivere con coerenza il Vangelo nella quotidianità… E’ proprio nell’ordinario che si deve vivere lo straordinario”.
Fraternità vissuta A far convenire tanti vescovi dai cinque Continenti è stato il desiderio di dar vita ad un momento di intensa fraternità in cui condividere, in una comunione dal respiro mondiale, dolori, gioie, preoccupazioni, sfide. “Sono arrivato qui con grande sofferenza, ma la vostra presenza, la vostra attenzione, il vostro amore mi hanno risollevato”, ha confidato, a conclusione dell’incontro, un vescovo che proviene da un Paese in guerra civile. E un suo confratello del Nordafrica: “Questo è un tempo di grazia, per il fatto che ci incontriamo, ci conosciamo e viviamo come un solo corpo”. Ripartire dal Vangelo Un incontro di fraternità, certamente, ma altrettanto di spiritualità, come recitava lo stesso tema del Convegno: “Per una santità di popolo: vivere e riproporre la ‘misura alta’ della vita cristiana”. Istanza tutt’altro che teorica, ma possibile e estremamente attuale, come hanno fatto capire testimonianze di vita di Vescovi, famiglie, giovani, sacerdoti, persone impegnate nella vita parrocchiale e nel sociale. Ripartendo dal Vangelo e dalla caratteristica arte d’amare che emerge da esso, si formano famiglie che, con la loro vita “controcorrente”, diventano avamposti della nuova evangelizzazione, e comunità cristiane che sviluppano un fascino tale da attirare chi guarda alla Chiesa da lontano. E’ stata questa una delle promettenti prospettive che ha aperto l’incontro.
Il fratello, via privilegiata all’unione con Dio Chiara Lubich è intervenuta al Convegno con una sua testimonianza su “L’unione con Dio”, soffermandosi in particolare sulla “via del fratello”.
“Per noi, la strada tipica, indiscussa, irrinunciabile, sperimentata con successo – ha affermato – è una: noi arriviamo all’unione con Dio amando il fratello”. Ed ha ricordato il sintetico trinomio con cui Igino Giordani, confondatore del Movimento, amava delineare questa via: “Io, il fratello, Dio”. “Andando per questa strada – ha spiegato la fondatrice dei Focolari –, Dio si manifesta dentro di noi; Lo avvertiamo presente. Non siamo più soli, noi con noi stessi. Siamo in due: Egli e noi”. E questo in tutte le situazioni della vita. “Noi tutti dobbiamo diventare dei mistici, per poter vivere il cristianesimo nel mondo di oggi”, ha commentato un vescovo dell’Ungheria, citando la nota espressione del teologo Karl Rahner, secondo cui “il cristiano del futuro o è un mistico o non è”.
Gli interventi dei cardinali Kasper e Re Costante punto di riferimento per le riflessioni dei vescovi è stato, sia nelle riunioni plenarie che negli incontri di gruppo, l’Esortazione post-sinodale Pastores gregis, specialmente nella sua seconda parte dedicata alla vita spirituale del vescovo. Prendendone spunto, il Card. Walter Kasper, che è intervenuto per presiedere una delle concelebrazioni, ha parlato del vescovo come “uomo delle beatitudini”. Particolarmente attesa anche la visita del Card. Giovanni Battista Re. Nel corso della concelebrazione da lui presieduta, il Prefetto della Congregazione dei vescovi ha espresso la sua gioia per questo Convegno che offre un’occasione propizia “non solo per approfondire il rapporto con Cristo, ma anche la fraternità tra i Vescovi”. Un aspetto – ha sottolineato – molto importante in questi tempi difficili. Spiritualità di comunione: l’incidenza nel sociale Catalizzatore di questa esperienza è stata la spiritualità di comunione che si coltiva nel Movimento dei Focolari e che porta frutti non soltanto in ambito ecclesiale, ma anche nel dialogo fra culture e religioni. “Qui non si tratta unicamente di un’esperienza spirituale, ma di un impulso che ha incidenza universale, anche nell’economia, nella politica, nel sociale”, ha constatato un vescovo svizzero, a commento delle efficaci videosintesi attraverso le quali i vescovi hanno potuto ripercorrere, decennio per decennio, i 60 anni da quando nel 1943 sono nati i Focolari. Una storia carica di speranza, perché – come hanno osservato i vescovi – testimonia che Dio, proprio in questo tempo in cui venti gelidi spengono in tanti la fede, è fortemente all’opera e prepara una nuova fioritura della vita evangelica. Apostoli del dialogo A concludere il Convegno, che ha messo in rilievo la forte convergenza fra gli orientamenti attuali della Chiesa e gli effetti suscitati dal carisma dell’unità, è stata una conversazione dei vescovi con Chiara Lubich in cui si è approfondito il significato dell’inedita espressione con cui Giovanni Paolo II aveva definito i Focolari nel suo messaggio per il 60? del Movimento: “apostoli del dialogo”, all’interno della Chiesa, fra le Chiese, con persone di altre religioni e con chi non crede. Tali hanno detto di voler essere i vescovi ora al ritorno nelle loro nazioni. (altro…)
23 Feb 2004 | Cultura
E’ stata siglata un’intesa tra Banca Etica e E. di C. SpA, società legata al progetto “Economia di comunione”, lanciato da Chiara Lubich in Brasile nel 1991 con lo scopo di contribuire a colmare il divario tra ricchi e poveri attraverso la costituzione di aziende che condividano gli utili con gli indigenti e promuovano nel mondo economico un agire basato sulla “cultura del dare” piuttosto che “dell’avere”.
Il programma di collaborazione mira a sostenere le comuni attività nel campo dei progetti economici, culturali ed educativi, valutando, tra gli altri aspetti, le possibilità di: – interagire nell’ambito della diffusione di Banca Etica sul territorio; – rispondere, tramite finanziamenti, alle necessità anche della E. di C. SpA o delle realtà ad essa collegate. Banca Etica e E. di C. SpA sono accomunate, infatti, dai valori che ispirano l’economia solidale. Banca Etica sostiene il mondo no profit. Finanzia la cooperazione sociale e internazionale, la tutela dell’ambiente, la società civile. Si pone come punto d’incontro tra i cittadini che condividono l’esigenza di una gestione responsabile del denaro e le iniziative che si ispirano ai principi di un modello di sviluppo umano e sociale sostenibile. E. di C. SpA cura la realizzazione e la gestione del Polo ’Lionello’ che sta sorgendo in Toscana, ad Incisa in Val d’Arno (FI). Il progetto dell’Economia di Comunione, infatti, ha dato vita, tra l’altro, ad originali “poli imprenditoriali” che trovano nella “cultura del dare”, fatta metodo operativo e di pensiero, il loro punto di forza. Il primo e più sviluppato sorge in Brasile, nei pressi di San Paolo, nella cittadella ’Ginetta’. Un altro polo imprenditoriale sorge in Argentina, nella cittadella ’Andrea’, a O’Higgins, nell’entroterra di Buenos Aires. (altro…)
19 Feb 2004 | Dialogo Interreligioso
“Il Prof. Ehrlich è una delle grandi figure nel dialogo ebraico-cristiano, non solo in Germania ma anche in Europa e oltre”.
Così Hans Hermann Henrix, direttore dell’Accademia cattolica di Aquisgrana, ha detto nella laudatio. “Marchiato dalla propria dolorosa storia di ebreo nella Germania nazista – ha aggiunto – avrebbe avuto tutte le ragioni di demolire ponti invece di camminare con coraggio su strade nuove; il prof. Henrix ha sottolineato quanto egli sia, come nessun’altro, un uomo del dialogo, che non tende a cancellare le diversità e le divisioni, ma sa apprezzare l’altro senza tradire il proprio essere”.
Queste parole sono pronunciate in occasione della consegna del Premio Klaus Hemmerle, istituito nel decimo anniversario della scomparsa del vescovo di Aquisgrana. L’ onorificenza, che viene data a persone che si impegnano per l’unità e il dialogo nelle e tra le chiese e le religioni, è stata consegnata dopo una solenne liturgia, celebrata nel duomo di Aquisgrana dal cardinale Miloslav Vlk di Praga e dal vescovo di Aquisgrana, Heinrich Mussinghoff.
Il vescovo Mussinghoff si è congratulato per la buona scelta del primo premiato ricordando, nell’indirizzo di saluto, il contributo decisivo di Ernst Ludwig Ehrlich alla fondazione del primo gruppo di dialogo ebreo-cristiano all’interno del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, nel cui ambito è iniziata una amicizia intensissima fra Mons. Hemmerle ed il premiato.
Il Prof. Ehrlich: la mia amicizia con mons. Hemmerle Nel ringraziare, il Prof.Ehrlich ha descritto alcuni momenti, molto personali, di incontro con Klaus Hemmerle, suo vecchio amico e compagno ed ha espresso profonda impressione per la sua comprensione dell’ebraismo “dal di dentro”, per come il Vescovo non abbia tanto scritto sul rapporto cristiano-ebraico, ma lo abbia vissuto con ineguagliabile profondità, dignità e spirito di fratellanza. Questo lo accomuna – ha detto – anche al Papa Giovanni Paolo II, che è riuscito a creare segni di amicizia, di rapporto, di fratellanza in tanti profondi incontri fortemente simbolici con rappresentanti dell’ebraismo. Il card. Vlk: Mons. Klaus Hemmerle, una vita per l’unità Il cardinale Vlk nella sua omelia ha messo in evidenza il profondo legame fra il vescovo Klaus Hemmerle e il Movimento dei Focolari, sottolineando come Hemmerle sia stato un uomo d’unità, un uomo che riusciva a trovare il legame tra Chiesa e mondo, credenti e non credenti, intellettuali e operai. E come tale capacità di vivere l’unità, di “…allargare la sua anima su Dio ed ogni uomo…”, fosse da lui attribuita all’incontro con Chiara Lubich e con la spiritualità del Movimento dei Focolari, che l’hanno profondamente marchiato. Chiara Lubich: Diventare apostoli del dialogo e della comunione Nell’indirizzo di saluto da lei inviato, Chiara Lubich lo ricorda come un confondatore di questa comunità spirituale ed internazionale invitando tutti i presenti a diventare “…apostoli del dialogo e della comunione…” come Hemmerle. (altro…)