22 Feb 2020 | Sociale
Con un comunicato del 1 marzo il Comitato Organizzatore di “The Economy of Francesco” ha rimandato l’evento a novembre. Il Side Event, prefissato a Perugia per fine marzo, slitterà, dal 20 al 22 novembre.
Perché un evento parallelo? Quando si ha a che fare con “appuntamenti con la storia”, la missione in qualche modo va sostenuta! Dietro ai CV dei giovani che hanno risposto con entusiasmo all’invito del Papa non ci sono solo profili brillanti, ricerche e progetti innovativi, ma anche il chiaro obiettivo di ridisegnare, insieme, teoria e prassi del sistema economico, invertendo trend mondiali. E ciò rappresenta una sfida globale troppo seria ed importante per restare spettatori passivi. L’ incontro parallelo che si svolgerà a Perugia dal 20 al 22 novembre 2020, è dunque una possibilità per tutti coloro che non possono partecipare direttamente a “The Economy of Francesco” (per limiti di età e logistica) ma vogliono esser parte di questo processo innescato, seguendo e sostenendo da vicino il lavoro degli under 35 riuniti ad Assisi. Si manterrà la stessa struttura prevista per marzo, riprogrammando l’incontro, a sostegno del lavoro dei giovani, da venerdì 20 novembre a domenica 22 novembre 2020 (dalla notte del giovedì 19 al pranzo di domenica 22): sono nuovamente aperte le iscrizioni, per procedere al meglio con l’organizzazione dei lavori e proseguire nel nostro cammino con l’energia e la responsabilità riposte finora. Promosso dall’Economia di Comunione, il Side Event è uno spazio aperto a chiunque crede nella necessità di un’economia diversa: un luogo, inclusivo, portavoce di molteplici realtà. Nella consapevolezza che l’economia attuale spesso fallisce, poiché può funzionare bene per alcuni, ma non funziona affatto per (molti) altri, minacciando l’ecosistema sociale ed ambientale, si dialogherà tra giovani e senior, tra culture ed ambiti diversi, vivendo 3 dimensioni generative: sentire-ideare-agire. Alternando momenti di plenaria a sessioni parallele / di gruppo, si vuole testimoniare quanto sia importante lasciar fiorire reti, imparare dai fallimenti, convertire idee in azioni. Sotto la guida di facilitatori (in maniera simile a quanto accadrà ad Assisi) e con il contributo di alcuni importanti keynote speakers, si affronteranno i 12 macrotemi su cui lavoreranno in contemporanea i giovani nella città Francescana, ponendo il focus su alcuni concetti chiave in tensione tra loro, quali ricchezza/povertà ed altri. Come per Assisi, anche i giorni a Perugia vogliono far incontrare visioni, desideri, competenze ed impegno: personale e collettivo. Sì, perché l’economia, prima che di profitto, è fatta di vocazione e se si crede in qualcosa di alternativo, va fatta sentire la propria voce, poi messa in relazione -potenziandola- con quella di altri. Affinché essa si converta in collaborazione e crei, a sua volta, comunità. Una comunità in grado di generare impatto, avviando un processo necessario: a questo si punta con Economy of Francesco ad Assisi, è questa la causa che si sostiene a Perugia. E per raggiungere l’obiettivo, non basta far diventare di moda parole come etica e sostenibilità, ma occorre compiere un passo di discontinuità con ciò che è il pensiero dominante. Economy of Francesco lascerà il segno per la sua natura giovane, ma attorno ad essa ci sarà un’eco eterogenea che rafforza l’apertura del varco, alimentando, tutti insieme, il terreno del cambiamento.
di Francesca Giglio
fonte www.edc-online.org
_______________________________________ Scarica il volantino
Per maggiori informazioni: edcperugia2020@gmail.com
Per richieste di iscrizione: Richieste di iscrizione Side-Event EoF Perugia 2020
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21 Feb 2020 | Focolari nel Mondo
Kevin e Trish Bourke vivono a Myrtleford, piccola città rurale di 3.500 abitati nello stato di Victoria. Lui è vigile del fuoco volontario. Nel loro racconto i danni provocati dai disastrosi incendi ancora in corso, ma anche tanti episodi di coraggio e solidarietà.
I recenti incendi sono stati devastanti. Il nostro piccolo distretto ha perso con il fuoco oltre 102.000 ettari di parco nazionale, foreste di pini e fertili terreni agricoli, oltre a bestiame e mangimi. Ma siamo fortunati, perché abbiamo perso solo una casa e non c’è stata nessuna vittima. Gli incendi nell’intera Australia hanno colpito ogni stato e territorio. Sono iniziati ad agosto 2019 e continuano ancora adesso. L’altezza delle fiamme ha raggiunto in alcuni casi 40 metri, alimentata da venti fino a 100 chilometri all’ora. Alcuni incendi stanno minacciando una serie di aree, tra cui i confini meridionali di Canberra, la capitale. Finora sono andati a fuoco oltre 19 milioni di ettari (circa due terzi dell’area totale dell’Italia) ed hanno perso la vita 35 persone, migliaia di case e attività commerciali sono andate distrutte, centinaia di migliaia di animali domestici e selvatici sono morti. Anche in questa situazione, le persone hanno dimostrato un grandissimo desiderio di aiutare in ogni modo chi era colpito. Molti, specialmente nelle principali città, dicevano di sentirsi un po’ “impotenti” e non riuscivano a capire cosa fare a distanza, poiché la maggior parte degli incendi è nelle zone rurali. Ma anche in questi momenti le persone ci hanno aiutato in molti modi, a volte offrendoci semplicemente supporto attraverso i social media, altre volte facendo donazioni in denaro. Abbiamo visto persone che consolavano altre che, magari, avevano solo bisogno di essere ascoltate. I servizi di emergenza che arrivano nelle aree colpite, spesso dopo aver percorso migliaia di chilometri, erano per la maggior parte formate da volontari, che, per aiutarci, hanno sostenuto anche spese economiche. Alcuni vigili del fuoco hanno attraversato l’oceano, ce n’erano da Canada, Stati Uniti e Nuova Zelanda. L’esercito, la marina e l’aeronautica hanno fornito truppe e attrezzature, alcune per combattere gli incendi, altre per garantire acqua, cibo, strutture sanitarie e alloggi sia di emergenza che di migliore qualità. Le organizzazioni impegnate nei soccorsi, come la San Vincenzo de’ Paoli, la Croce Rossa, l’Esercito della Salvezza, hanno ricevuto donazioni da musicisti, attori, sportivi e comuni cittadini. Ad oggi questo fondo è di mezzo miliardo di dollari australiani. Alcuni agricoltori provenienti da aree che non sono state colpite, hanno fornito mangimi per il bestiame a chi aveva perso le proprie scorte. Un gruppo di agricoltori, ad esempio, ha guidato per oltre 3.000 chilometri per donare ad altri agricoltori 140 camion carichi di fieno, una quantità che aveva un valore superiore al milione di dollari. I vicini di casa si sono aiutati reciprocamente per controllare abitazioni e terreni. Agli anziani e alle famiglie con bambini è stato offerto un sostegno aggiuntivo per assicurarsi che fossero in grado di evacuare in caso di necessità. In alcuni casi, gli anziani hanno dovuto evacuare solo per sfuggire ai fumi pericolosi che causava loro difficoltà respiratorie e bruciori agli occhi. Ci sembra di poter dire, da tanti episodi ai quali abbiamo assistito, che le persone hanno mostrato sincera preoccupazione reciproca. Abbiamo prestato il nostro rimorchio ad un agricoltore che doveva traslocare il bestiame . Essendo poi in una zona bloccata dal traffico e nella quale, quindi, si era interrotta la raccolta di rifiuti, il nostro rimorchio è stato utilizzato anche da alcuni vicini che raccoglievano i nostri bidoni e molti di quelli del quartiere, per portarli al centro di raccolta e smistamento. Alcune famiglie hanno donato cibo e vestiti a coloro che hanno dovuto evacuare senza avere il tempo di fare le valigie; altre hanno accolto coloro che necessitavano di un riparo. Gli operatori del trasporto di cavalli hanno spostato gratuitamente gli animali che dovevano essere portati in luoghi più sicuri. Nelle città molte imprese hanno fornito alloggi di emergenza gratuiti. Un giorno, mentre stavamo lavorando allo spegnimento degli incendi, un volontario è andato a comprare cibo per il pasto di mezzogiorno di tutti. Nel negozio, una coppia in attesa di essere servita che non conoscevamo, accortasi che il cibo era destinato ai vigili del fuoco, ha pagato l’intero importo. Su richiesta di bambini, che volevano aiutare i vigili del fuoco a spegnere gli incendi, alcuni nonni hanno portato l’equivalente in denaro dei regali di Natale che i nipotini avrebbero ricevuto. Abbiamo risposto loro con bigliettini e foto per dire il nostro grazie. Questo Paese ha assistito a tante sofferenze in seguito a calamità naturali. Nella maggior parte dei casi gli incendi sono stati provocati da fulmini caduti su zone aride. Non possiamo incolpare nessuno, ma i ricordi di questo disastro rimarranno in molti di noi per tutta la vita. Si dice spesso che dal modo con il quale reagiamo a certe situazioni, si capisce chi siamo. Siamo felici di dire che qui le persone hanno reagito con amore e compassione e che anche questo sarà ricordato per sempre.
Kevin e Trish Bourke
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19 Feb 2020 | Collegamento
Il presidente Mattarella ha partecipato al Centro Mariapoli di Cadine all’evento “Trento incontra Chiara”. https://vimeo.com/388542222 (altro…)
17 Feb 2020 | Chiesa
Il convegno internazionale dal titolo “Un Carisma a servizio della Chiesa e dell’umanità” che ha radunato, prima Trento e poi a Loppiano, 7 Cardinali e 137 Vescovi, amici del Movimento dei Focolari di 50 Paesi, ha fatto intravedere interessanti prospettive per la Chiesa. E’ stata una scena simbolica e solenne: nel santuario della Theotokós di Loppiano, cioè in una chiesa dedicata a Maria, Madre di Dio, attorniati dagli abitanti di questa cittadella del Movimento dei Focolari che rappresentavano il popolo di Dio, una grande assemblea di Cardinali e Vescovi si sono dichiarati vicendevolmente di vivere l’amore fraterno secondo il comandamento di Gesù, pronti condividere gioie e dolori gli uni degli altri, ad amare la comunità altrui come la propria, insomma ad amarsi fino a dare la vita gli uni per gli altri. Questo solenne “patto”, formulato martedì 11 febbraio, è stato il momento culmine di un convegno internazionale dal titolo “Un Carisma a servizio della Chiesa e dell’umanità” che ha radunato, prima Trento e poi a Loppiano, 7 Cardinali e 137 Vescovi, amici del Movimento dei Focolari, in rappresentanza di 50 Paesi. Mai prima la partecipazione a questo convegno annuale era stata così grande. E questo anche per il fatto che l’incontro si è svolto nell’anno del Centenario della nascita di Chiara Lubich. Il programma rispecchiava il motto scelto per il Centenario: “Celebrare per incontrare”.
La prima parte del convegno, che si è svolta a Trento, città natale della fondatrice dei Focolari, è stata infatti dedicata maggiormente alla celebrazione di questo evento: la visita alla mostra “Chiara Lubich Città Mondo” alle Gallerie di Trento; il saluto delle autorità nella sede della Provincia autonoma di Trento; la celebrazione eucaristica nel Duomo della città e la rievocazione artistica “Dal Concilio tridentino a Chiara tridentina” tenutasi nella chiesa di Santa Maria Maggiore, che fu sede conciliare e nella quale Chiara Lubich ricevette il battesimo. Momenti celebrativi che non erano caratterizzati dal semplice ricordo nostalgico di una figura storica, ma aprivano lo sguardo all’attualità del carisma di Chiara, come la sua dimensione mondiale, ecclesiale ed ecumenica. Un’attualità sottolineata fortemente da un lungo messaggio di Papa Francesco che si rallegrava vivamente per questo convegno esprimendo “la gratitudine a Dio per il dono del carisma dell’unità attraverso la testimonianza e l’insegnamento (…) di Chiara Lubich”. L’invito del Papa ai Vescovi a “mettersi sempre di nuovo alla scuola dello Spirito Santo” e a vivere i punti cardini della spiritualità di Chiara Lubich ha poi trovato una prima realizzazione nella seconda parte del programma svoltosi nella Cittadella Internazionale dei Focolari a Loppiano presso Firenze. Il contesto di una piccola comunità di 800 abitanti che vedono nel comandamento dell’amore reciproco di Gesù la legge della loro convivenza, ha stimolato anche i presuli a fare altrettanto. Commoventi le scene di comunione e condivisione, iniziando dalle piccole cose: un aiuto reciproco, un ascolto profondo, l’accoglienza attenta delle richieste, esigenze, idee di ciascuno. Veri “ministri” a servizio gli uni degli altri.
Sullo sfondo di una profonda e ricca analisi del contesto storico nel quale è vissuta ed ha agito Chiara Lubich, presentata da Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, si sono approfondite le dimensioni ecclesiali che scaturiscono dal carisma di Chiara: una Chiesa che si fa dialogo; la “mistica del noi” che si realizza in una Chiesa-comunione; la dimensione ecumenica; i diversi percorsi formativi che offre il Movimento dei Focolari per approfondire e diffondere queste dimensioni. Esperienze di vita di Vescovi da tutto il mondo ne hanno illustrato la possibilità di realizzazione nella vita personale dei Vescovi e nel loro servizio alla Chiesa. “Non è stata una retrospettiva” ha sottolineato un Vescovo africano a conclusione del convegno “ma un’ouverture, cioè un inizio e un’apertura al futuro”. Il “patto” che i Vescovi hanno stretto a Loppiano, in seno alla Chiesa della Madre di Dio, era stato sottoscritto, proprio nello stesso luogo, anche da Papa Francesco insieme agli abitanti della Cittadella durante la sua visita a Loppiano. Si tratta di un patto che, sottoscritto con il sostegno del Popolo di Dio che lo attua e trae continuamente forza da esso, può essere anche per i Vescovi un inizio, un punto di partenza, una ouverture che fa intravedere l’accendersi di nuove note nel cammino del dialogo, di nuove armonie sulla strada della comunione della Chiesa del futuro.
Joachim Schwind – Anna Lisa Innocenti
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14 Feb 2020 | Testimonianze di Vita
Gesù, con tutta la sua vita, ci ha insegnato la logica del servizio, la scelta dell’ultimo posto. È la posizione ottimale per trasformare l’apparente sconfitta in una vittoria non egoistica ed effimera, ma condivisa e duratura. Alcoldipendente Conoscendo la tragedia che vivevano le nostre due famiglie a causa dell’alcol, avevo fatto col mio ragazzo patti chiari. Lui mi giurò il suo impegno. Per alcuni anni le cose andarono bene. Dei sospetti però affioravano di tanto in tanto: qualche ammanco nell’economia, qualche ritardo non giustificato … Il vero dramma non fu scoprire che lui era da sempre alcoldipendente, ma che noi, moglie e figli, non eravamo stati capaci di tirarlo fuori da quel giro. Mi sentii umiliata. Quando ne parlai con il parroco, pur riconoscendo la gravità di un inganno protratto per anni, mi chiese se, per il bene dei figli, ero pronta a ricominciare. Non da sola: la comunità mi avrebbe sostenuta. Con una forza in certi momenti eroica, rimasi accanto a mio marito; lo convinsi ad accettare di disintossicarsi, lo sostenni nette crisi di astinenza. Sono passati due anni. La famiglia ha risentito fortemente di queste scosse, ma in me e nei figli è cresciuta una forza nuova. La vita di ogni giorno è diventata un dono meraviglioso. (J.K. – Romania) Rifugiati La guerra in Ruanda ci ha tolto tutto: casa e alcuni parenti. Da Kigali ci siamo trasferiti nel mio paese natale, poi siamo dovuti partire anche da lì verso un campo di rifugiati, portando con noi solo poche cose, tra cui gli indumenti per il nostro bambino che doveva nascere. Nel campo c’era una marea di gente disperata e in miseria. Dopo l’arrivo di alcune suore, mi sono offerto come volontario per aiutare nei primi soccorsi. Mi è stato affidato il servizio sociale, ma non c’erano mezzi, niente da dare ai rifugiati. In mezzo ad un gruppo di orfani c’era un bambino di sette anni, rimasto separato dalla famiglia. La madre lo ha ritrovato dopo molti giorni di marcia, ma arrivando al campo era esausta. A me rimanevano 300 franchi, circa un dollaro: una fortuna. lo ne avevo bisogno, ma lei più di me. Glieli ho dati, convinto che Dio avrebbe pensato anche ai miei; così lei ha potuto comprare cibo e una piccola capanna per ripararsi. Poco dopo ho incontrato mia sorella maggiore, che da tre giorni girava nel campo cercandoci: mi portava 1000 franchi. (C.E. – Ruanda) Cicatrici Non era semplice sapere come trattare Marta, la nostra quarta figlia, affidataci dal tribunale dei minori. In lei c’era un rifiuto totale della sofferenza in seguito a un incidente che le aveva lasciato sul corpo cicatrici che nascondeva a tutti come un marchio d’infamia. Solo con l’amore paziente, il dialogo e la collaborazione di tutti, in famiglia, lei è riuscita a superare quel trauma, scoprendo e valorizzando al tempo stesso anche i talenti che aveva. Così, a poco a poco, la ragazza difficile si è riconciliata col proprio corpo e con l’ambiente che la circondava. Con sollievo abbiamo visto maturare in lei l’amore alla vita. Man mano che questa esperienza andava avanti, era possibile comunicarle anche il valore del dolore. Un giorno, appena rincasata, Marta ci ha raccontato di una compagna che, avendo notato le sue cicatrici, aveva fatto una smorfia di disprezzo; lei però, invece di rimanerci male, aveva alzato la manica per meglio mostrare quei segni, spiegandole l’origine. Al che la compagna le aveva chiesto scusa. Da allora sono diventate amiche. (O. N. – ltalia)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.1, gennaio-febbraio 2020)
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12 Feb 2020 | Collegamento
A poche settimane dall’evento mondiale che raccoglierà attorno a Papa Francesco centinaia di giovani economisti, abbiamo incontrato il team che sta organizzando l’evento. Cosa si aspettano? Che il mondo cambi direzione. https://vimeo.com/388532460 (altro…)
10 Feb 2020 | Chiara Lubich
Nella capitale italiana una serata dedicata alla fondatrice dei Focolari e al suo stretto rapporto con Roma della quale, venti anni fa, era divenuta cittadina onoraria. Presentato anche il volume “Conversazioni. In collegamento telefonico”.
Il 22 gennaio per Roma è un giorno importante, non solo perché ricorre il compleanno di Chiara Lubich, nata nel 1920 – e della quale quest’anno si festeggia il centenario – ma anche perché il 22 gennaio del 2000, in pieno Giubileo, l’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli volle darle la cittadinanza onoraria. In quell’occasione Chiara ricordò che il nome di Roma, letto alla rovescia, suona “amor”. Da qui la sua visione di una capitale invasa dall’amore evangelico attraverso quella che fu chiamata in seguito operazione “Roma-Amor”. Da quel 22 gennaio 2000 per la comunità dei Focolari di Roma iniziò una nuova fase attraverso un maggiore impegno e testimonianza per la città. A venti anni da quell’evento, il 22 gennaio scorso, si è ricordato Chiara con una serata a lei dedicata. “Secondo me c’è un elemento dell’esperienza di Chiara da connettere con l’esperienza di San Paolo, entrambi diventati cittadini di Roma– ha detto l’ex sindaco Francesco Rutelli –. Chiara a più riprese ha citato San Paolo e questo legame fra i due ha una forza e una simbolicità straordinaria. E Chiara da quel 22 gennaio 2000 prese l’impegno di dedicarsi più e meglio per Roma, incarnando l’amore reciproco dovunque. Cosa c’è di più bello per fare nostre queste parole, oggi”. Nel corso della serata c’è stato anche un ampio approfondimento sul libro “Conversazioni. In collegamento telefonico” di Michel Vandeleene che contiene 300 pensieri spirituali di Chiara. Testi che lei comunicava, collegandosi periodicamente in conferenza telefonica, inizialmente dalla Svizzera (da cui il nome Collegamento CH), con i più importanti centri dei Focolari sparsi nei cinque continenti, occasione anche per fare partecipi tutti di eventi e notizie della vita del Movimento nel mondo. “Ci troviamo di fonte ad una sorta di diario personale e comunitario in cui l’esperienza di Chiara risulta legata alla vita dei membri del Movimento – ha affermato la professoressa Maria Intrieri, docente di storia antica dell’Università della Calabria (Italia) – Si coglie una duplice tipologia: la grande storia di Chiara e della sua Opera nella Chiesa e con la Chiesa nelle strade del mondo, ma emerge anche la microstoria, le piccole esperienze, gli incontri che lei ha al Centro Internazionale dei Focolari, i suoi viaggi, una lettera che le arriva da un bambino. Chiara lo faceva per essere sempre di più una sola famiglia”. “Ci rendiamo conto che i due termini – conversazioni e collegamento – nascondono radici profondissime: trovarsi nello stesso posto ed essere legati insieme – ha sostenuto la professoressa Cristiana Freni docente di filosofia del linguaggio università salesiana -. Questo è quello che Chiara desiderò fare nel lontano 1980: far sentire membri di una stessa famiglia e instaurare legami profondamente ontologici grazie ai Collegamenti Ch. In questo modo una massa può diventare popolo”. Michel Vandeleene ha sottolineato l’importanza del linguaggio usato nei pensieri spirituali di Chiara: “il vocabolario di una persona riflette la sua anima, e vedendo il vocabolario di Chiara si vede una persona aperta, gioiosa, evangelica tenace. Anche l’utilizzo delle parole di una persona fa capire tanto di lei. La parola dolcezza per lei rimanda all’unione con Dio o alla presenza amorosa di Dio in mezzo a noi. Compilando questo indice – ha commentato – sono rimasto colpito dalla visione di Chiara del cristianesimo: una religione positiva, affascinante che non può non avere seguito”. Infine il regista Marco Aleotti ha spiegato cos’è il Collegamento CH oggi. “Dalla morte di Chiara ci siamo chiesti: cosa succederà per il Collegamento? Ogni due mesi continuiamo a realizzarlo e chiunque può collegarsi attraverso il web. Il feedback che poi ci arriva in seguito dalla diretta – ha concluso – è la testimonianza di varie persone che continuano a fare la stessa esperienza dell’essere un’unica famiglia come nei Collegamenti con Chiara”.
Lorenzo Russo
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8 Feb 2020 | Chiesa
Un messaggio di Papa Francesco, seguito da un saluto della Presidente dei Focolari Maria Voce, hanno aperto a Trento il convegno “Un Carisma a servizio della Chiesa e dell’umanità” al quale partecipano 7 Cardinali e 137 Vescovi, amici dei Focolari, di 50 Paesi.

© CSC audiovisivi
“È bene, anche per i Vescovi, mettersi sempre di nuovo alla scuola dello Spirito Santo”. Con questa sollecitazione di Papa Francesco si è aperto questa mattina a Trento il convegno internazionale “Un Carisma a servizio della Chiesa e dell’umanità” al quale partecipano 7 Cardinali e 137 Vescovi, amici del Movimento dei Focolari, in rappresentanza di 50 Paesi. In occasione del centenario della nascita di Chiara Lubich, il convegno vuole approfondire il significato e il contributo del carisma dell’unità dei Focolari a servizio della Chiesa e dell’umanità. Una delegazione dei partecipanti lo scorso 6 febbraio è stata ricevuta in udienza dal Santo Padre, che ha affermato “Mi avete portato la gioia, andate avanti!”. Nel suo messaggio, letto questa mattina dall’arcivescovo di Bangkok, card. Francis X. Kriengsak Kovithavanij, Papa Francesco ha affermato che i doni carismatici come quello della spiritualità dei Focolari sono “co-essenziali, insieme ai doni gerarchici, nella missione della Chiesa”. “Il carisma dell’unità – continua il sommo pontefice – è una di queste grazie per il nostro tempo, che sperimenta un cambiamento di portata epocale e invoca una riforma spirituale e pastorale semplice e radicale, che riporti la Chiesa alla sorgente sempre nuova e attuale del Vangelo di Gesù”. Il Papa incoraggia i Vescovi presenti a vivere anche loro i punti cardini della spiritualità di Chiara Lubich: l’impegno per l’unità; la predilezione di Gesù crocifisso come bussola esistenziale; il farsi uno “a partire dagli ultimi, dagli esclusi, dagli scartati, per portare loro la luce, la gioia, la pace”; l’apertura “al dialogo della carità e della verità con ogni uomo e ogni donna, di tutte le culture, le tradizioni religiose, le convinzioni ideali, per edificare nell’incontro la civiltà nuova dell’amore”; l’ascolto di Maria, dalla quale “si impara che ciò che vale e resta è l’amore” e che insegna come portare anche oggi al mondo il Cristo “che vive risorto in mezzo a quanti sono uno nel suo nome”. Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, in un videomessaggio ha sottolineato il fatto che questa spiritualità vuole essere – come lo dice il titolo del convegno – “al servizio della Chiesa e dell’umanità”. In un’epoca nella quale “ci sono sfide per la Chiesa in tutte le parti del mondo” – ha affermato la Presidente dei Focolari – “siamo chiamati a una nuova inculturazione del Vangelo di Gesù, che faccia tesoro dell’esperienza del passato ma lo sappia riesprimere, con profezia, in questo nostro tempo. Per questo occorre anche aprirci e scoprire la forza rinnovatrice insita in tanti dei nuovi carismi presenti nella Chiesa di oggi”. “La realtà dei Vescovi amici del Movimento dei Focolari” – ha affermato la Presidente – vuole proprio promuovere “uno stile di vita di comunione tra Vescovi cattolici di tutto il mondo, ma anche tra Vescovi di varie Chiese” e contribuire così “a rendere sempre più effettiva e più affettiva la collegialità”. Il programma continuerà nel pomeriggio con la visita dei partecipanti alla mostra “Chiara Lubich, città mondo” alla Galleria Bianca a Piedicastello. Alle ore 17,15 nella chiesa di Santa Maria Maggiore prenderanno parte all’evento artistico “Dal Concilio tridentino a Chiara tridentina”. Alle 19,15 al Centro Mariapoli di Cadine, ci sarà la Santa Messa presieduta da Monsignor Lauro Tisi, Arcivescovo di Trento. Domani, domenica 9 febbraio, alle ore 10,00 nel Duomo di Trento, si terrà la concelebrazione della Santa Messa. Presieduta dal cardinale Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij e aperta dal saluto dell’Arcivescovo di Trento, sarà trasmessa in diretta da TV2000 e in streaming sul sito www.centenariolubichtrento.it . A seguire saranno accolti presso la Sala Depero del palazzo della Provincia dai Presidenti del Consiglio Provinciale, Walter Kaswalder, e della Giunta Provinciale, Maurizio Fugatti, e dal Sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, per un indirizzo di saluto alle autorità locali. Il convegno proseguirà poi, dal 10 al 12 febbraio, a Loppiano (Firenze), nella cittadella internazionale del Movimento dei Focolari. In collaborazione con il “Centro Evangelii Gaudium”, dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano si affronteranno alcune tematiche di attualità per la Chiesa e la società di oggi attraverso relazioni, tavole rotonde e momenti di dialogo. Tra gli argomenti in programma: “La Chiesa e le sfide attuali” con la partecipazione di Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio; “La Chiesa si fa dialogo” con l’approfondimento di quattro dimensioni della vita della Chiesa: quella kerigmatica, comunionale, dialogica e profetica. Ogni giornata sarà arricchita da testimonianze di Cardinali e Vescovi di varie parti del mondo. Qui si trova il testo del messaggio di Papa Francesco Qui si trova il testo del video messaggio di Maria Voce
Info e contatti: Ufficio comunicazione Focolari: ufficio.comunicazione@focolare.org Anna Lisa Innocenti – +39 338 3944209
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7 Feb 2020 | Focolari nel Mondo
Per migliaia di persone la vita sta lentamente tornando alla normalità dopo l’eruzione del vulcano Taal nelle Filippine del 12 gennaio 2020 che ha causato gravi danni alle aree circostanti, anche se l’emergenza non è finita. Secondo l’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia (PHIVOLCS), il Livello 4 di allarme è stato abbassato al Livello 3 e la zona di pericolo è stata ridotta da 14 chilometri a 7 dal cratere. La comunità dei Focolari impiega qualunque mezzo per provvedere ai bisogni degli sfollati dal disastro: sono state più di 300.000 le persone costrette a evacuare.
Purisa Plaras, focolarina e co-direttrice della “Mariapoli Pace”, la cittadella dei Focolari a Tagaytay, racconta: “Alcuni giorni dopo l’eruzione del vulcano Taal, siamo tornati a Tagaytay per vedere la situazione della nostra comunità e condividere tutto con le diverse famiglie che vivono intorno al nostro Centro che si trova all’interno della zona di pericolo, nel raggio di 14 chilometri dal vulcano. Preoccupati per i loro bisogni di base, abbiamo distribuito cibo e acqua alle famiglie”. Una delle nostre giovani dei Focolari condivide: “Non è affatto facile affrontare questa situazione. È straziante e non ho potuto fare a meno di piangere. Non posso spiegare come mi sento in questo momento, ma nel profondo so che Dio ci ama immensamente, abbracciando insieme il volto di Gesù Crocifisso e Abbandonato in questa situazione. Sarò forte qui, per servire Gesù anche negli altri”. Randy Debarbo, il focolarino responsabile dell’area circostante la Mariapoli Pace, racconta: “Domenica 12 gennaio, mentre stavamo tornando a casa da un incontro, abbiamo notato il cattivo odore di zolfo nell’aria. Ha iniziato a piovere ma c’era qualcosa di strano. L’acqua piovana stava macchiando i nostri ombrelli ed i vestiti. Poi ci siamo resi conto che era cenere vulcanica mescolata a pioggia che scendeva come fango! Quando ci siamo svegliati la mattina dopo, non riconoscevamo più ciò che ci circondava. Tutto era grigio come se fossimo daltonici. Abbiamo visto la massiccia devastazione provocata dall’eruzione del vulcano Taal. La scuola pubblica vicino al centro dei Focolari è divenuta un rifugio temporaneo e un centro di transito per circa 500 persone che arrivavano dai paesi sul lago vicino al vulcano. Di fronte ad una tale devastazione, una voce dentro di me parlava a voce alta: “Avevo fame e mi hai dato da mangiare …”. Questa preoccupazione per Gesù nei vicini bisognosi lo spinge a rimanere insieme con altri focolarini a Tagaytay.
Randy continua: “Insieme agli altri focolarini, siamo andati con un camion fino a circa 20 chilometri da Tagaytay per comprare acqua da distribuire ad alcune famiglie che erano ancora a Tagaytay. È stata una sensazione molto forte vedere le famiglie momentaneamente sollevate dalle loro preoccupazioni, i bambini erano felici di ricevere anche solo un secchio d’acqua. Con un medico che si trova qui a Tagaytay, abbiamo deciso di visitare le famiglie intorno a noi per cercare di soddisfare le loro esigenze di carattere medico. Arrivando in un posto, la gente di quel quartiere era tutta lungo la strada, aspettando e chiedendo cibo. Invece di visitare solo una casa, siamo stati in grado di offrire un controllo medico gratuito a coloro che stavano aspettando il cibo. Mettiamo insieme le piccole quantità di denaro nelle nostre tasche e acquistiamo personalmente medicinali per coloro che hanno urgente bisogno di cure mediche.” Oltre al generoso aiuto proveniente dalle famiglie del Movimento nelle Filippine, il Movimento in tutto il mondo sta sostenendo con le preghiere e il contributo finanziario la Mariapoli Pace che è a servizio del lavoro dei Focolari in Asia.
Jonas Lardizabal
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5 Feb 2020 | Focolari nel Mondo, Senza categoria
- Data di Morte: 06/02/2020
- Branca di Appartenenza: Vescovo
- Nazione: Italia
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5 Feb 2020 | Nuove Generazioni
Continua la collaborazione di giovani artisti fra Montecatini (Firenze) e Betlemme. I prossimi programmi. Nei luoghi feriti dai conflitti, mossi per lo più da ragioni economiche e militari, i popoli in lotta sono anzitutto vittime di pregiudizi reciproci. Pregiudizi che alimentano le ostilità fra la popolazione civile, ma che possono essere disciolti attraverso l’incontro in un “territorio neutrale”, inteso sia in senso fisico che culturale e sociale. Un territorio dove l’anima si apre all’incontro autentico per liberarsi da odi e paure e disporsi alla riconciliazione. È da qui che muove il progetto “Armonia fra i popoli” promosso dall’Associazione Culturale Dancelab Armonia (*), che ha scelto la danza come luogo d’incontro per la pace. Espressione sociale del Laboratorio Accademico Danza, con sede a Montecatini Terme (FI), l’associazione è fondata da Antonella Lombardo, che ne cura la direzione artistica. Le abbiamo chiesto come nasce l’idea dell’Associazione:
Dopo 20 anni d’insegnamento della danza mi sono resa conto che i giovani si avvicinavano a questa disciplina solo per ottenere un successo personale. Ho voluto allora far sperimentare loro che la danza può dar senso alla vita indipendentemente dall’avere successo, e che può contribuire a migliorare la vita degli altri e a gettare semi di pace. È nata cosi l’idea dei campus internazionali, prima a Montecatini, poi in Terra Santa, a Betlemme. Ci racconta questo percorso? Abbiamo iniziato invitando in Italia ragazzi provenienti da diverse parti del mondo che già studiavano danza, per proporre loro una visione dell’arte che ne coglie la capacità di unire persone di diversa estrazione sociale, politica, etnica e religiosa perché parla un linguaggio universale. Invitando ragazzi palestinesi e israeliani abbiamo stabilito contatti con la Custodia di Terra Santa e con la Fondazione Giovanni Paolo II, che sei anni fa ci hanno invitato a Betlemme e Gerusalemme per dare vita a campus d’arte per i bambini dei campi profughi dei territori palestinesi. Come si svolge il campus?
Nel campus i ragazzi faranno un lavoro molto serrato: si comincia alle 9.00 e si prosegue fino alle 18.00 per sperimentare vari stili di danza. C’è la possibilità di convivere insieme in una casa e quindi di preparare la cena insieme, stare insieme anche ai ragazzi italiani e fare momenti di festa. Si lavora ad una coreografia intitolata Danzare la Pace che mostra come – ad esempio – ragazzi israeliani e palestinesi, che sul terreno vivono il conflitto, riescono qui a creare un clima di armonia nei rapporti personali e sul palcoscenico. E questo vale per gli artisti di tutti i Paesi, che portano al campus la loro cultura artistica e la loro sensibilità”. Come è stata l’esperienza con i giovani a Betlemme? “Quando siamo arrivati ci siamo accorti che non avevano alcuna conoscenza dell’arte, non avevano mai visto neppure i pennarelli. I quindici giorni del campus che facciamo lì rappresentano per loro –prigionieri a cielo aperto – uno spazio di libertà, un modo per oltrepassare idealmente quel terribile muro che li separa dagli israeliani. Gli insegnanti sono ragazzi palestinesi e israeliani che hanno frequentato il campus in Italia. L’esperienza di questi sei anni è stata talmente fruttuosa che la Custodia ci ha chiesto di aprire una scuola permanente a Betlemme, che vedrà la luce il prossimo anno”. Quando si terrà il prossimo campus italiano e come partecipare? Si terrà a Montecatini dal 27 agosto al 5 settembre 2020 e accoglierà ragazzi da varie parti del mondo fra cui Giordania, Egitto, Palestina, Israele. È rivolto agli aspiranti professionisti che condividono l’idea che l’arte possa essere uno strumento universale di armonia fra i popoli, perché possano favorire questo cambiamento di mentalità lì dove andranno ad operare, nei teatri, nelle scuole, nei luoghi d’arte. Possono contattarci scrivendo a info@dancelab.it. I campus fanno parte di un progetto più ampio, come tappe del Festival dell’Armonia fra i popoli, promosso dall’Associazione… Il Festival è arrivato quest’anno alla XV edizione, ha luogo in Toscana con il patrocinio di tutti i comuni della Val di Nievole e di città come Firenze, Assisi e Palermo, e si articola in una serie di appuntamenti. L’inaugurazione sarà il 14 marzo a Firenze, nel Salone dei 500 di Palazzo Vecchio, nella ricorrenza della scomparsa di Chiara Lubich, per il contributo che la fondatrice dei Focolari ha dato nel portare l’armonia nel mondo, a 20 anni dal conferimento della cittadinanza onoraria di Firenze, e nel corso delle celebrazioni per il centenario della sua nascita. Quali sono gli altri appuntamenti? Durante l’anno ci saranno interventi nelle scuole per sviluppare un lavoro sul tema del disarmo. Il nostro auspicio è che la voce dei giovani possa arrivare fino ai capi di Stato dei Paesi coinvolti nella fabbricazione e nel commercio delle armi, per poter scalfire queste realtà. Un’iniziativa apprezzata dai ragazzi vede protagonista la musica come momento di riflessione sul tema dell’incontro. Sono in programma appuntamenti culturali e cene interculturali a Montecatini e a Palermo. Il Festival, come i campus, sono offerti alla partecipazione gratuita. Una scelta impegnativa.. Fin dall’inizio ho voluto distinguere questa esperienza dai comuni stage di danza che le scuole fanno e sono fonte di lucro, perché i ragazzi vengano non solo per studiare danza ma perché hanno scelto di vivere la pace e di essere costruttori di ponti di pace.
Claudia Di Lorenzi
(*)https://www.festivalarmonia.org/ (altro…)
3 Feb 2020 | Testimonianze di Vita
Molta parte della cultura in cui siamo immersi esalta l’aggressività in tutte le sue forme come l’arma vincente per raggiungere il successo. Il Vangelo invece ci presenta un paradosso: riconoscere la nostra debolezza, i limiti, le fragilità come punto di partenza per entrare in relazione con Dio e partecipare con Lui alla più grande delle conquiste: la fraternità universale. Recessione Per la situazione di crisi del nostro Paese vedevo diminuire il lavoro e le entrate diventare sempre più esigue. Dai nostri clienti non arrivavano più ordini. In casa abbiamo ridotto le spese, cercando di vivere con meno. Ho imparato ad addormentarmi nonostante i debiti, a stare di più con i bambini perché non pesasse su di loro la situazione. Ho ripreso a pregare, a credere fortemente nel Vangelo che dice: “Date e vi sarà dato”. Questo lo abbiamo verificato sulla nostra pelle ogni giorno. Intanto facevamo tutto il possibile: raccogliere giornali, cartoni, lattine e bottiglie di vetro per venderli. I bambini andavano a vendere sacchetti di dolci… Molte persone venivano a chiederci cibo ed è capitato di dare l’unica cosa che ci rimaneva. Un giorno mia moglie ha regalato un chilo di riso e la stessa sera abbiamo ricevuto due chili di lenticchie. Una nostra vicina ha lasciato davanti la nostra porta un’auto: “Disponetene, ce la pagherete quando potrete”. Così possiamo portare la nostra terza figlia, nata con la sindrome di Down, per fare le cure necessarie. (M.T. – Cile) Crescere come genitori Avevamo notato dei cambiamenti in nostro figlio. Un giorno, con infinita delicatezza, gli ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi ha confidato che era entrato nel giro della droga. Ne ho parlato con mio marito. Quella notte non abbiamo chiuso occhio. Ci siamo sentiti impotenti e anche falliti come genitori. Joao portava a casa anche degli amici. Ne soffrivamo per il loro modo di comportarsi. Con mio marito ci siamo trovati di fronte a una scelta: abbiamo deciso di amare e servire quei ragazzi. Per amore di nostro figlio non siamo più andati in vacanza per non lasciarlo solo. Intanto con mio marito cresceva la certezza che l’amore avrebbe vinto. Un giorno Joao ci disse che non voleva allontanarsi da casa e ci chiese di aiutare anche i suoi amici. È iniziata una vita nuova. Con questa esperienza, pur non avendo altra formazione che la vita del Vangelo vissuto, abbiamo fondato nella nostra città il gruppo di Famiglie Anonime con lo scopo di aiutare le famiglie dei tossicodipendenti. Tanti giovani sono stati recuperati. (O.P. – Portogallo) Profughi Avendo saputo che un giovane profugo albanese cercava alloggio, lo aiutiamo nella ricerca e intanto lo ospitiamo a casa nostra. I nostri parenti non sono d’accordo, ci mettono davanti tanti problemi e ci dicono che siamo degli incoscienti, ma forse proprio anche per questa rottura momentanea, troviamo nell’unità tra noi due la forza per andare avanti comunque. Dopo pochi giorni si trova un appartamento. Assieme a B., un artigiano che aveva deciso di assumere un albanese, ci rechiamo alla caserma per concretizzare la cosa. L’impatto con quel luogo, dove centinaia di persone attendono una sistemazione, è duro. Ci sentiamo impotenti, ma B. alla fine decide di assumere non uno ma tre albanesi, di cui uno minorenne, che terrà egli stesso in affidamento. Sono sufficienti pochi mesi perché i tre giovani si inseriscano nel lavoro e si integrino anche nella vita del paese, dove abbiamo cercato di coinvolgere più gente possibile per dar loro modo di sentirsi parte di una grande famiglia. (S.E. – Italia) La cresima La mia fidanzata, Giorgia, vuole sposarsi in chiesa. È necessario il certificato della cresima che non ho e ci vuole una preparazione. All’inizio sembra tutto semplice, ma quando mi trovo con ragazzi molto più giovani di me ad ascoltare le lezioni di catechismo, mi sembra troppo. Vorrei mandare tutto in aria. Giorgia non cambia idea, lei è convinta del sacramento del matrimonio. Il nostro rapporto entra in un tunnel. Praticamente rimandiamo la data del matrimonio. Sono mesi di travaglio e di domande. Sono formato a vedere la Chiesa come istituzione retrograda e ora eccomi qui a elemosinare un certificato. Quello che mi fa rabbia è che per Giorgia non si tratta di una formalità, ma di un modo di impostare la famiglia. Il nostro rapporto va in fumo. In quei giorni, in un incidente, mia madre rimane paralizzata. Giorgia viene a trovarla tutti i giorni e mia madre trova in lei non solo amicizia, ma un tipo di presenza che l’aiuta ad accogliere il suo stato con serenità. Capisco che Giorgia ha motivi profondi per agire così. Sparisce in me ogni dubbio: costi quel che costi, è lei la donna della mia vita. (M.A. – Italia)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.1, gennaio-febbraio 2020)
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29 Gen 2020 | Collegamento
Dal 2014 nel “Morro della Croce” vive una comunità di focolarini che condivide la vita semplice e povera di questa popolosa favela di Florianópolis. Un’espressione – sostiene p. Vilson Groh, che vive lì da oltre 30 anni – del desiderio di Chiara di avere focolari anche nelle periferie del mondo. https://vimeo.com/377595650 (altro…)
27 Gen 2020 | Testimonianze di Vita
“Noi non diamo una gloria così grande a Dio come quando ci sforziamo di accettare il nostro prossimo, perché allora gettiamo le basi della comunione fraterna e niente dà tanta gioia a Dio quanto la vera unità tra gli uomini. L’unità attira la presenza di Gesù tra di noi e la sua presenza trasforma ogni cosa”.(Chiara Lubich) Il collegio Nel collegio dove abitavo, a Praga, mi era capitato d’incontrare più volte la donna delle pulizie. Essendo stato gentile con lei, notai che puliva più spesso la camera che dividevo assieme a un bulgaro e che dava frequentemente la cera sul parquet. Non sapevo come ringraziarla e, avendo con me una macchinetta per il caffè espresso, una volta pensai di farle cosa gradita offrendole un buon caffè. Non disse niente, ma in seguito mi confessò che per lei, abituata al caffè “alla turca” l’altro era troppo forte. Iniziò così un dialogo sulle abitudini nelle varie culture e arrivammo a parlare anche di fede. Lei mi disse che da bambina aveva frequentato la parrocchia, ma poi, durante il comunismo, ne era rimasta lontana. Nei giorni seguenti, finito il giro delle pulizie, se ero in collegio, si fermava da me, sempre con tante domande sulla vita cristiana. Un giorno mi confidò: “Questo lavoro è stato sempre umiliante per me, ma da quando ho conosciuto quest’altra visione, mi sembra di aver ritrovato la mia infanzia, di aver compreso il senso della vita”. (T.M. – Slovacchia) Con occhi nuovi Mia moglie ed io eravamo arrivati ad un bivio: io vedevo soltanto i suoi difetti e lei vedeva soltanto i miei. Le liti si erano intensificate e sembrava che ogni avvenimento, anche riguardo ai figli, alimentasse questa guerra. Un giorno, mentre accompagnavo la più piccola a scuola, mi sono sentito dire: “Sai, papà, il professore di religione ci ha spiegato che il perdono è come un paio di occhiali che fa vedere con occhi nuovi”. Questa frase detta da una bambina non mi ha lasciato tranquillo. Ci ho ripensato tutto il giorno. La sera, tornando a casa, m’è venuta un’idea: andare dal fioraio e comprare tante rose quanti erano gli anni del nostro matrimonio. Mia moglie all’inizio ha reagito male (l’ennesima gaffe?), poi, vista la gioia dei figli, soprattutto della piccola, ha cambiato atteggiamento. Quella sera, dopo lunghi silenzi, qualcosa si è smosso. È stato l’inizio di un nuovo cammino. Davvero mi è sembrato di avere occhi nuovi e di vedere mia moglie e i nostri figli come non li avevo visti. (J.B. – Spagna) Tentazione Ci trovavamo in grande bisogno di una grossa somma di denaro per saldare un certo debito. Quella mattina un cliente passa da noi, entra con l’intenzione di comperare sei macchine. Dopo aver concluso l’affare, lui ci fa la proposta di applicare un adesivo con il nome di una marca famosa. Colta di sorpresa, pur sapendo che questa è prassi comune nel nostro mercato, ho vissuto un attimo di sospensione: rischiavamo di perdere quel grosso affare, ma non me la sentivo di accettare l’offerta. Dopo essermi confrontata con mio marito, abbiamo capito chiaramente che non potevamo cedere e tradire la nostra coscienza di cristiani. Il cliente ci ha guardati sorpreso. Alla sua domanda se eravamo cattolici, abbiamo risposto di sì. La sua faccia si è distesa: “Oggi ho costatato cosa significa essere fedeli alla propria fede. Non preoccupatevi, comprerò da voi. Mi avete insegnato qualcosa di molto importante. Ero anch’io cristiano, ma vedendo come fanno tutti nel commercio, mi sono lasciato prendere dalla tentazione. Da oggi non lo farò più”. (G.A. – Nigeria) Un lavoro per due Durante un corso per venditore di bevande e panini sui treni, avevo chiesto se si potessero distribuire i panini invenduti ai senzatetto. Questo non rientrava nell’immagine della ditta, per cui non ero stato assunto. Deluso, ma certo che Dio mi sarebbe venuto incontro, avevo trovato lavoro nella cucina di un ristorante. Qui, d’accordo con i colleghi, la sera potevo distribuire cibo a chi ne aveva bisogno. Ho conosciuto così situazioni drammatiche di fame, miseria, solitudine. Un giorno il capo mi ha annunciato che in cucina serviva un lavorante soltanto. Eravamo io e un uomo musulmano di cui ero diventato amico. Quando ho risposto che preferivo restasse lui, perché aveva famiglia, il capo ha replicato che la scelta era caduta su di me. Pur grato, gli ho ribadito il mio pensiero. E lui: “Per la prima volta mi sento spinto da un ragazzo come te a rivedere la mia decisione”. Il giorno dopo, riesaminando la situazione economica dell’azienda, aveva deciso che potevamo continuare a lavorare entrambi! (D. – Inghilterra) Non solo ospite Avevamo accolto a casa nostra per un anno intero una ragazza brasiliana venuta in Italia con un programma di scambio culturale. Julia però non riusciva ad inserirsi nella nostra famiglia e noi, considerandola soltanto un’ospite, non contribuivamo allo scopo. Quando ce ne siamo resi conto e abbiamo incominciato a trattarla come le due nostre figlie, le cose sono cambiate: lei si è sentita amata e pian piano si è legata a noi come una figlia accanto ad altre sorelle. Julia è diventata una di noi al punto che, avvertendo il bisogno di approfondire la bellezza della famiglia cristiana, ci ha chiesto di essere formata ai sacramenti del battesimo, cresima e comunione che non aveva ricevuto nel suo Paese, pur avendo 17 anni. Per l’occasione sono venuti i suoi genitori dal Brasile e abbiamo fatto una grande festa che ha coinvolto l’intera comunità. Oggi il legame con Julia continua. Noi continuiamo ad essere per lei “mamma e papà” tutte le volte che ci vediamo in videochiamata o ci scriviamo. (A. – Italia)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.1, gennaio-febbraio 2020)
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25 Gen 2020 | Centro internazionale
“Si può essere molto forti pur essendo miti e aperti alle buone ragioni degli altri”, anzi, “soltanto così si è veramente forti”: questo l’insegnamento di Chiara Lubich nelle parole di Mattarella, che coglie l’invito di Maria Voce all’ “estremismo del dialogo”

© Domenico Salmaso – CSC Audiovisivi
Il capo dello Stato, al Centro Mariapoli “Chiara Lubich” di Cadine (TN), ha partecipato con un intervento appassionato al ricordo della fondatrice dei Focolari nel centenario dalla nascita. Ad accoglierlo Maria Voce, presidente del Movimento, e le autorità locali, insieme alla cittadinanza: oltre 400 erano le persone presenti in sala, circa 500 nelle altre sale collegate a Cadine e a Trento, e oltre 20 mila le visualizzazioni dello streaming. La dimensione artistica, per la regia di Fernando Muraca, ha fatto da sfondo alla narrazione, ripercorrendo i tratti più significativi della vita di Chiara come donna in relazione. Tra suoni e immagini, si sono intrecciate le voci delle autorità civili ed ecclesiali. Il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha sottolineato come Chiara rappresenti, insieme a figure come De Gasperi, “l’eccellenza di questa terra”. Un territorio, il Trentino, di cui ha messo in luce tre caratteristiche: la forza di volontà, il Movimento cooperativistico, l’essere terra di frontiera. “Chiara ha saputo interpretare questa appartenenza – ha affermato – che è poi un tratto distintivo della nostra autonomia, della nostra specificità”. 
© Domenico Salmaso – CSC Audiovisivi
L’arcivescovo di Trento mons. Lauro Tisi, ringraziando il suo predecessore Carlo De Ferrari che all’epoca colse “il dito di Dio” nella spiritualità di Chiara Lubich, ha ricordato come “se oggi il carisma abbraccia l’intera umanità lo dobbiamo a questo vescovo, che lo ha protetto”; e ha indicato nella provocazione di “Cristo abbandonato” la sua grande attualità. Alessandro Andreatta, sindaco di Trento, ha espresso la sua gioia nel ricordare “la ragazza che quasi ottant’anni fa si mise al servizio dei poveri” e che “continua ancora oggi a invitarci all’apertura, all’accoglienza, all’impegno per gli altri e con gli altri. Perché fin dall’inizio quella di Chiara non è stata un’esperienza personale, isolata, solitaria ma un impegno che si comprende solo se visto alla luce del paradigma della relazione”. Sono poi state portate numerose testimonianze, che dicono la tenacia nel quotidiano di persone che sono state, e sono, ispirate da Chiara e dal suo carisma nel proprio agire: come Amy Uelman, docente di etica e diritto alla Georgetown University di Washington, che forma i suoi studenti ad affrontare argomenti divisivi evitando scontri; gli imprenditori Lawrence Chong e Stanislaw Lencz, che con le loro aziende contribuiscono ad un’economia solidale e sostenibile; Arthur Ngoy e Florance Mwanabute, medici congolesi che si dedicano alla cura dei più deboli e alla formazione sanitaria; e la storia da Yacine, migrante algerino, accolto come un fratello da alcuni giovani italiani dopo il difficile viaggio attraverso i Balcani. Ma anche quella dell’ex sindaco di Trento, Alberto Pacher, che insieme ad insegnanti e studenti ha accolto l’invito – la telefonata di un bambino – da cui sono nati i progetti Tuttopace e Trento, una città per educare. 
© Domenico Salmaso – CSC Audiovisivi
“La luce donata a Chiara supera i confini del Movimento dei Focolari e va ad incoraggiare e ad ispirare tanti, donne e uomini di buona volontà in ogni parte del mondo, come questo anniversario sta a manifestare”, ha affermato la presidente dei Focolari Maria Voce. “Come ciascuno di voi, sento Chiara viva, presente, attiva, vicina ogni giorno. Lei ci spinge ad andare al largo con coraggio”. E ha spronato tutti: “A questa società che sembra senza radici e senza meta, occorre rispondere con radicalità, con l’«estremismo del dialogo», alimentato dalla cultura della fiducia”. A concludere la serata, il lungo e appassionato intervento del Presidente della Repubblica; che ha individuato in particolare nella fraternità, applicata all’agire civile e politico, la cifra distintiva della spiritualità di Chiara Lubich – riservando un caloroso ricordo anche ad Igino Giordani, che Mattarella conobbe, e che di questa spiritualità fu interprete di prim’ordine. Una fraternità che è “fondamento di civiltà e motore di benessere”, in quanto senza di questa “rischiamo di non avere la forza per superare le disuguaglianze e sanare le fratture sociali”. Chiara Lubich, proponendo con vigore la cultura del dono e del dialogo, in particolare interreligioso che “in questa stagione storica è decisivo per la pace”, aveva intuito “con spirito di profezia” quale fosse la strada da seguire. Un insegnamento che prova come “si può essere molto forti pur essendo miti e aperti alle buone ragioni degli altri. Anzi per dirla tutta con sincerità, come dimostra la vita di Chiara Lubich, soltanto così si è veramente forti”.
Stefania Tanesini
https://youtu.be/bvwNFuFkN0w (altro…)
24 Gen 2020 | Chiara Lubich
La regia è affidata a Giacomo Campiotti, le riprese inizieranno nella prossima primavera e si svolgeranno tra Roma e Trento, la sua città natale. “La forza di una figura come quella di Chiara oggi è di farci guardare l’altro come possibilità, dono, portatore di un seme di verità da valorizzare e amare, per quanto distante possa essere. La fratellanza universale come presupposto di dialogo e pace”. Si legge nel comunicato stampa in cui Luca Barbareschi, produttore per Eliseo Fiction, e Rai Fiction si dicono “orgogliosi” di annunciare che sarà realizzato un TV movie su Chiara Lubich per la televisione italiana. La regia è affidata a Giacomo Campiotti, le riprese inizieranno nella prossima primavera e si svolgeranno tra Roma e Trento, la sua città natale. La nota continua spiegando che “Chiara è giovanissima quando, negli anni della Seconda Guerra Mondiale, sente di essere chiamata a costruire un mondo migliore, un mondo più unito. Da allora si è posta l’obiettivo di costruire ponti tra gli uomini, a qualunque razza, nazione o fede religiosa appartenessero. Il messaggio di Chiara non appartiene soltanto al mondo cattolico e la sua figura ha contribuito a valorizzare la donna e il suo ruolo anche e soprattutto al di fuori dell’istituzione ecclesiastica”.
A cura della redazione di focolare.org
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24 Gen 2020 | Chiara Lubich
Sabato 25 gennaio 2020 nel contesto delle celebrazioni per il centenario della nascita di Chiara Lubich, avrà luogo presso il Centro Mariapoli “Chiara Lubich” a Cadine di Trento (Italia), l’evento “Trento incontra Chiara”. All’evento parteciperà il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella e sarà accolto dalla Presidente dei Focolari Maria Voce, dall’Arcivescovo di Trento, Mons. Lauro Tisi, dal Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti e dal sindaco della città, Alessandro Andreatta. L’intero programma sarà trasmesso in diretta streaming dalle ore 15.55 sulla homepage dei siti www.centenariolubichtrento.it e www.focolare.org Nel corso dell’incontro, accanto agli interventi delle autorità, fra le quali la presidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce, saranno ripercorsi i tratti più significativi della figura di Chiara e saranno offerte alcune testimonianze, da tutto il mondo, di persone che sono state, e sono, ispirate da Chiara e dal suo carisma nel proprio agire personale e sociale: Lawrence Chong di Singapore e Stanislaw Lencz della Slovacchia, imprenditori; Amy Uelman, avvocato e docente universitario degli Stati Uniti; João Braz de Aviz, cardinale del Brasile; Arthur Ngoy e Florance Mwanabute, medici, della Repubblica Democratica del Congo; Alberto Pacher, ex-sindaco di Trento ed altri. La manifestazione prenderà il via alle ore 15.55 per concludersi attorno alle 17:30. L’accesso alla sala Marilen, sede dell’evento nel contesto del Centro Mariapoli, per motivi di sicurezza, è riservato e ad invito. Sarà inoltre possibile seguire in video-collegamento l’evento nella sala Athenagoras, sempre al Centro Mariapoli, ed in Sala Depero presso il palazzo della Provincia in piazza Dante.
Stefania Tanesini
24 Gen 2020 | Collegamento
Prende il via il 7 dicembre 2019 la mostra internazionale dedicata alla persona e al carisma di Chiara Lubich. Si tratta della prima esposizione multimediale mai realizzata su di lei. Giuseppe Ferrandi, direttore del Museo storico del Trentino e Anna Maria Rossi, una dei curatori, raccontano la genesi, il percorso e le novità. https://vimeo.com/377594540 (altro…)
21 Gen 2020 | Centro internazionale
100 anni fa nasceva a Trento la fondatrice del Movimento dei Focolari. La parola della Presidente Maria Voce. In un mondo in cui “emergono continuamente correnti di particolarismi e di divisioni e sorgono nuovi muri e nuove frontiere” il messaggio di unità di Chiara Lubich è “di estrema attualità”. È questo il pensiero centrale di un videomessaggio con il quale Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, ricorda oggi 22 gennaio 2020, i 100 anni dalla nascita della fondatrice dei Focolari. https://vimeo.com/385802261 Testo del videomessaggio (altro…)
20 Gen 2020 | Chiara Lubich
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani viene celebrata ogni anno, nell’emisfero nord dal 18 al 25 gennaio, nell’emisfero sud tra la festa dell’Ascensione e quella di Pentecoste. Per il 2020 il motto scelto è un versetto degli Atti degli apostoli proposto da cristiani di varie Chiese dell’isola di Malta: “Ci hanno trattati con rara umanità” (At 28,2). Per questa occasione riproponiamo uno stralcio del tema che Chiara Lubich ha fatto il 27 ottobre del 2002 nella Cattedrale protestante di St. Pierre a Ginevra (Svizzera). L’amore! Quanto bisogno d’amore nel mondo! Ed in noi, cristiani! Tutti noi insieme delle varie Chiese siamo più d’un miliardo. Molti, dunque, e dovremmo essere ben visibili. Ma siamo così divisi che tanti non ci vedono, né vedono Gesù attraverso di noi. Egli ha detto che il mondo ci avrebbe riconosciuti come suoi e, attraverso noi, avrebbe riconosciuto Lui, dall’amore reciproco, dall’unità: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). L’amore reciproco, l’unità doveva essere, dunque, la nostra divisa, il nostro distintivo. E il distintivo della sua Chiesa. Ma la piena comunione visibile non l’abbiamo mantenuta e non c’è ancora. Per cui è nostra convinzione che anche le Chiese in quanto tali debbano amarsi con questo amore. E ci sforziamo di lavorare in questo senso. Quante volte le Chiese sembrano aver obliato il testamento di Gesù, hanno scandalizzato, con le loro divisioni, il mondo, che dovevano conquistarGli! Infatti, se diamo uno sguardo alla nostra storia di 2000 anni ed in particolare a quella del secondo millennio, non possiamo non costatare come essa sia stata spesso un susseguirsi di incomprensioni, di liti, di lotte che hanno spezzato in molti punti la tunica inconsutile di Cristo, che è la sua Chiesa. Colpa certamente anche di circostanze storiche, culturali, politiche, geografiche, sociali… Ma pure del venir meno fra noi di quest’elemento unificatore, nostro tipico: l’amore. E’ per questo che ora, per poter tentare di rimediare a così tanto male, per attingere nuova forza per ricominciare, dobbiamo porre tutta la nostra fiducia in quest’amore evangelico. Se diffonderemo amore e amore reciproco fra le Chiese, quest’amore le porterà, pur diverse, a divenire ognuna dono alle altre. Carissimi fratelli e sorelle, l’abbiamo capito: il tempo presente domanda a ciascuno di noi amore, domanda unità, comunione, solidarietà. E chiama anche le Chiese a ricomporre l’unità lacerata da secoli. E’ questa la riforma delle riforme che il Cielo ci chiede. E’ il primo e necessario passo verso la fraternità universale con tutti gli uomini e donne del mondo. Il mondo infatti crederà se noi saremo uniti. Lo ha detto Gesù: “Che tutti siano uno (…) affinché il mondo creda” (cf Gv 17,21). Dio questo vuole! Credetemi! E lo ripete e lo grida con le presenti circostanze che permette. Che Egli ci dia la grazia, se non di veder realizzato tutto ciò, almeno di prepararlo.
Chiara Lubich
Tratto da: Il dialogo è vita (Città Nuova 2007, pagg. 16-33)
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17 Gen 2020 | Focolari nel Mondo
Il Movimento dei Focolari accanto ai tanti che hanno subito perdite e danni: “La persona col suo vissuto e le sue esigenze è al centro dei nostri sforzi. Ascoltare, accogliere, condividere è ciò che ci impegna in queste ore. Ma un grande sforzo servirà per pianificare la ricostruzione”. Non si ferma la solidarietà verso le vittime del terremoto che ha colpito l’Albania il 26 novembre 2019, causando 52 morti, oltre 2mila feriti e danni ingenti alle strutture. A due mesi circa dal sisma, iniziative di raccolta fondi, eventi commemorativi e interventi di aiuto sul territorio coinvolgono istituzioni, realtà ecclesiali e assistenziali. Passata l’emergenza, tutte le energie sono indirizzate a favorire il coordinamento delle forze in campo per pianificare e avviare la ricostruzione. Nell’incertezza del presente, grande conforto viene dal sentirsi parte di una famiglia, una rete allargata di persone che assicura supporto e vicinanza. Sta qui il cuore dell’impegno che vede in prima linea il Movimento dei Focolari. Abbiamo sentito Fabio Fiorelli, focolarino che vive e opera presso uno dei centri di Tirana.
Dalla notte del sisma, quali iniziative ha potuto realizzare il Movimento a sostegno delle persone colpite? “Alcuni di noi si sono messi in collegamento con la Caritas nazionale e diocesana collaborando a preparare vestiario e coperte da far arrivare a chi era fuori casa, e andando nelle strutture provvisorie di accoglienza per dare ascolto alle persone e far giocare i bambini. Su proposta delle famiglie appartenenti al Movimento, il 21 dicembre scorso abbiamo preparato un pomeriggio di festa natalizia per i bambini più piccoli – e non solo – con canti, giochi, il presepe ‘vivente’ e i doni di Babbo Natale: una pausa di serenità e di comunione per andare avanti. Inoltre, a Durazzo, una psicologa del Movimento, lei stessa con la casa sinistrata, collabora con una équipe che raggiunge villaggi periferici molto colpiti dal sisma, dove le persone vivono in tenda e mancano dei beni primari. A livello molto pratico, sono state censite le famiglie del Movimento che hanno subìto gravi danni alle loro case, nostri ingegneri hanno fatto sopralluoghi e sono state fatte analisi dei costi per sistemare le abitazioni”. Quali altre attività avete in programma? “E’ stato stilato un “progetto” con obiettivi e strategie da intraprendere in sinergia con l’Associazione Mondo Unito (AMU), che fa capo al Movimento, e siamo in attesa di poterne avviare la concretizzazione”. Fin dalle prime ore dopo il sisma, in piena fase di emergenza, Marcella Ioele, responsabile di uno dei centri dei Focolari di Tirana, insieme ad altri ha raggiunto Durazzo e le aree limitrofe per avviare i primi aiuti in coordinamento con la Caritas e la Chiesa locale e per dare supporto alle vittime. Le abbiamo chiesto quali esperienze l’hanno colpita nei colloqui con le persone sfollate: “Una giovane mi ha raccontato che all’inizio delle scosse, suo fratello, che era in casa con la famiglia, d’istinto è scappato per uscire dall’edificio, ma subito è tornato indietro per prendersi cura di loro. Questo gesto l’ha aiutata a capire che in questi momenti non deve pensare solo a se stessa ma a coloro che le sono accanto. Un’altra ragazza avrebbe voluto attivarsi per aiutare chi è in difficoltà, ma dovendo assistere la mamma anziana non poteva allontanarsi. Però – ci ha detto – poteva dare ascolto e consolazione ai tanti che passavano di lì, ed era felice perché sentiva di dare così il suo contributo”. Quali sono oggi i sentimenti prevalenti fra la popolazione? “Da un lato si riconosce come di fronte ai crolli ci siano delle responsabilità per chi ha autorizzato la costruzione di edifici non sicuri e si osserva l’impreparazione nella gestione dell’emergenza. Dall’altro la solidarietà manifestata nella fase iniziale dagli altri Paesi suscita l’auspicio che da qui possa ripartire un’Albania migliore. Vedere popoli, che fino a ieri erano separati da antichi odi, lavorare insieme è stato un segno di speranza. C’è grande gratitudine soprattutto verso i kosovari che si sono resi presenti in modo molto forte, quasi a voler ricambiare quell’amore che avevano ricevuto quando erano stati qui durante l’emergenza Kosovo. Alcuni di loro sono venuti a prendere delle famiglie per portarle nelle loro case. “Il terremoto – mi diceva un giovane – ci ha avvicinato gli uni altri come mai prima era successo”. Altri ci hanno detto di cogliere la presenza di Dio anche in questa realtà di dolore”.
Claudia Di Lorenzi
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15 Gen 2020 | Testimonianze di Vita
“Gesù ci ha dimostrato che amare significa accogliere l’altro così com’è, a quel modo con cui egli ha accolto ciascuno di noi. Accogliere l’altro, con i suoi gusti, le sue idee, i suoi difetti, la sua diversità. (…) Fargli spazio dentro di noi, sgombrando dal nostro cuore ogni prevenzione, giudizio e istinto di rifiuto”. (Chiara Lubich) Il “Villaggio della miseria” Gli abitanti di questa baraccopoli, che si estende sulle rive pantanose di un fiume, si arrangiano con lavoretti e, dovendo rimanere fuori casa tutto il giorno, sono costretti a lasciare i loro bambini da soli. Qualche tempo fa, il fiume in piena per una pioggia torrenziale ha portato via da una baracca un bimbo di pochi mesi. Noi abitiamo in un vicino quartiere residenziale. Sconvolti dall’accaduto, tentiamo di affrontare questa terribile piaga coinvolgendo parenti e amici. Presi in affitto dei locali, iniziamo un asilo-nido dove i genitori possono lasciare i loro bimbi al sicuro durante il giorno. Nei locali attigui diamo avvio a una scuola materna per togliere dalla strada i più grandicelli. L’iniziativa sta portando frutti: rapporti nuovi tra il personale che lavora e le famiglie e condivisione di beni, di tempo e di prestazioni. Pian piano si sta facendo realtà anche un altro sogno: togliere il maggior numero di famiglie dal “Villaggio della miseria”. Con un sistema di autogestione abbiamo costruito e inaugurato quest’anno le prime nove case. (S.J.B. – Argentina) Convinzioni politiche Era inevitabile, in ufficio, parlare di politica. Inevitabile sperimentare la distanza che esisteva fra i rispettivi punti di vista. Stanca di questa tensione che aumentava giorno dopo giorno, soprattutto quando qualcuno proclamava “verità” non condivisibili, sono giunta alla conclusione che più che cambiare ufficio, dovevo cambiare io. Così mi sono impegnata a capire meglio cosa spingesse l’uno o l’altro dei miei colleghi a difendere una certa posizione. Questo mio modo di comportarmi ha provocato una certa curiosità, soprattutto in quanti mi avevano sempre attaccata come cattolica- conservatrice-bigotta. Certamente è stata la preghiera ad aiutarmi, ma anche la mia comunità parrocchiale che mi incoraggiava ad avere più carità. Un giorno il mio “nemico” più acerrimo mi ha detto: “Non so più dove attaccarti …e vedo che sei felice. La tua libertà mi disorienta”. Senza troppe spiegazioni si è stabilita un’amicizia costruttiva che ora aiuta anche gli altri ad avere un atteggiamento più comprensivo tra noi, pur restando nelle proprie convinzioni. (F.H. – Ungheria) Con occhi di madre Nostro figlio aveva sposato L. sull’onda della contestazione, scambiando per amore la comune fede politica. Io l’amavo come una figlia e ne apprezzavo le doti di sensibilità e attenzione verso gli ultimi della società. Quando, dopo appena un anno di matrimonio, entrambi sono venuti a comunicarci la difficoltà di continuare una vita insieme, ero quasi preparata a questo annuncio. A perderci è stato soprattutto il nostro ragazzo, che aveva impegnato tutto sé stesso nella costruzione di un rapporto coniugale vero. Quanto a L., più che giudicarla, ho cercato di tenere presente quanto di bello e di positivo avevo colto in lei prima e di considerare la situazione con occhi di madre. l suoi genitori, constatando che dalla nostra bocca non era uscita mai, né con loro né con altri, una parola di giudizio nei confronti della figlia, hanno espresso la loro stima per quest’atteggiamento e hanno continuato a mantenere con noi un rapporto fraterno. Da allora sono passati molti anni. L. ci considera ormai un punto fermo della sua vita. (F.B. – Francia) Ladri in casa Avevo aperto loro la porta perché mi erano sembrati dei bravi ragazzi. Invece mi hanno chiesto subito dove avessi i soldi e cominciato ad aprire cassetti, armadi. Uno di loro mi teneva ferma per le braccia dietro la schiena. Per la paura, non avevo neanche la forza di gridare … Quando sono andati via, mi sono trovata a terra, un po’ stordita. Forse avevano avuto pietà della mia età. Poi sono uscita sul balcone e ho gridato aiuto, ma i ladri erano già fuggiti. Dei vicini sono accorsi, ma non potevano fare altro che aiutarmi a mettere un po’ di ordine in giro mentre mi rendevo conto di ciò che era sparito. Cosa fare? Quel giorno la tragedia della solitudine e della vecchiaia mi è apparsa in tutta la sua crudeltà. La notte non sono riuscita a prendere sonno: davanti ai miei occhi si ripresentava la stessa scena. Eppure sembravano bravi ragazzi, potevano essere miei nipoti. Perché agivano così? Un po’ di pace l’ho trovata quando mi sono messa a pregare per loro e per le loro mamme. Ho ringraziato Dio di essere ancora viva. (Z.G. – ltalia) Non negare la vita Da molti anni non rivedevo la mia vicina di casa, e precisamente da quando avevamo traslocato. Ora ritrovavo una donna più vecchia della sua reale età, come un’altra persona. Sembrava che lei aspettasse l’occasione per aprire il suo cuore, perché senza indugio cominciò a espormi le sue pene: “Tutto era iniziato il giorno in cui, decidendomi per l’aborto, avevo sperato di risolvere i problemi tra me e mio marito … Invece lui, dopo aver accollato su di me la colpa del figlio che non gli avevo dato, se ne andò con un’altra, lasciandomi in un mare di guai con due figlie adolescenti. Più tardi una di loro mi confessò di essere incinta; il suo ragazzo l’aveva messa alle strette: o abortiva o l’avrebbe lasciata. Le confidai quello che avevo sempre taciuto e le raccomandai di non negare la vita, come avevo fatto io. Fu lei a consolarmi, vedendomi piangere. Soggiunse poi che, vedendo il mio dolore, aveva deciso di tenersi il bambino. Così fece. Il suo ragazzo non la lasciò. Ora vivono felici con quel figlioletto che è anche la mia consolazione”. (S.d.G. – Malta)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno VI, n.1, gennaio-febbraio 2020)
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14 Gen 2020 | Focolari nel Mondo
Ha fatto il giro del mondo la notizia dell’eruzione del vulcano Taal, iniziata il 12 gennaio scorso, a pochi Km di distanza dalla Mariapoli Pace dei Focolari a Tagaytay sull’isola filippina di Luzon.
Grazie ai Social le foto delle case e delle strade ricoperte di cenere e fango sono arrivate ovunque, come pure le notizie di prima mano dei moltissimi che in questi giorni stanno lasciando la regione turistica di Tagaytay, a circa 60 Km dalla capitale Manila. Le autorità filippine hanno sollecitato l’evacuazione totale di circa 500.000 persone in seguito all’allerta diramata dall’istituto di vulcanologia e sismologia delle Filippine (PHILVOLCS). Si teme infatti un’eruzione esplosiva. “Sembra di camminare per una città fantasma – commenta una ragazza su Facebook, descrivendo Tagaytay, la sua città: tutto è di un unico colore: grigio; manca elettricità, acqua e le scosse di terremoto sono frequenti”. A circa 30 Km dal vulcano Taal c’è anche la Mariapoli Pace dei Focolari; è nata nel 1982 con una spiccata vocazione al dialogo tra persone di religioni diverse e questa mattina abbiamo raggiunto Ding Dalisay e Chun Boc Tay, responsabili dei Focolari nelle Filippine, per avere notizie dei suoi abitanti; ci hanno assicurato che è stata quasi del tutto completata l’evacuazione dei suoi abitanti. “Quasi tutte le focolarine sono partite; i sacerdoti e i seminaristi sono stati trasferiti presso il Seminario di San Carlos e i 7 Gen – i giovani dei Focolari – ora sono a Manila. I focolarini sono in parte presso i loro familiari e alcuni sono rimasti nei rispettivi focolari, le nostre famiglie stanno abbastanza bene e alcune sono partite. Stiamo distribuendo cibo e acqua per i bisognosi e ci stiamo organizzando per ospitare gli sfollati, se necessario. E’ difficile comunicare perché non possiamo ricaricare le batterie dei cellulari e utilizzare i computer. Ieri abbiamo celebrato la messa e cenato insieme a lume di candela. Cerchiamo di meritare la presenza di Gesù in mezzo a noi”. Ding racconta poi la straordinaria resilienza del popolo filippino, visibile in gesti normali che diventano eroici in situazioni estreme come questa: “E’ incredibile la creatività delle persone più povere che, pur non avendo nulla, inventano risorse insperate al servizio di chi ha più bisogno di loro. Abbiamo visto un uomo con un handicap che ha messo al bordo della strada un tavolino per distribuire gratis delle mascherine contro la fuliggine; oppure il proprietario di una piccola trattoria che ha esposto un cartello con su scritto: ‘Chi ha bisogno di un pasto può entrare senza pagare’; o un signore che si offre di ripulire dalla cenere ogni macchina che circola con la sua pompa d’acqua”. La comunità dei Focolari di Tagaytay e dintorni ringrazia tutti nel mondo per le preghiere, i messaggi, le tante chiamate. Continuiamo a seguire la situazione e a darne notizia soprattutto attraverso i social del Movimento dei Focolari.
Stefania Tanesini
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11 Gen 2020 | Collegamento
Come si svolge, nella sua quotidianità, la vita di un focolare? Siamo andati a Stoccolma, in Svezia, dove abbiamo accompagnato le focolarine a casa, al lavoro e nelle diverse attività con la comunità dei Focolari. https://vimeo.com/377593020 (altro…)
10 Gen 2020 | Sociale
Il Movimento Politico per l’Unità e New Humanity promuovono l’istituzione di un comitato trilaterale ad alto livello fra rappresentanti speciali degli Stati Uniti, dell’Unione europea e dell’Iran con il mandato di ristabilire il dialogo tra USA e Iran. L’appello è stato inviato a Josep Borrell, (Alto rappresentante EU), a Seyed Mohammad Ali Hosseini (Ambasciatore dell’Iran a Roma) e a Lewis M. Eisenberg (Ambasciatore USA a Roma). Di seguito il testo: Il Movimento politico per l’unità esprime la sua grave preoccupazione per l’intensificarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti. La politica internazionale, con le proprie istituzioni, ma anche con le proprie organizzazioni non governative, ha una responsabilità speciale nel mettere la sua azione al servizio della pace e dei diritti dei popoli. Solo il dialogo internazionale e la diplomazia – quella residua, quella che fa sperare contro ogni speranza – possono ancora assumere iniziative nella logica della pace. Questa è una delle nostre maggiori sfide del ventunesimo secolo. La strada per la soluzione ci deve essere e ci viene indicata dai valori dell’uomo e dalla docilità dei cuori. “Il volto dell’uomo non lo vediamo più: l’uomo che soffre, che è limitato, tormentato e alla fine macellato sui campi di battaglia”, declamava l’On. Igino Giordani, in un accorato discorso nel Parlamento Italiano. Siamo chiamati a vedere, a riscoprire il volto dell’uomo per dire no alla guerra, ad ogni atto di guerra. Per arrivare alla pace occorre però soprattutto diplomazia e negoziazione, senza stancarsi, perché guerra e terrorismo sono la grande sconfitta dell’intera umanità. Questo è il motivo per cui proponiamo e sollecitiamo l’istituzione di un comitato trilaterale ad alto livello fra rappresentanti speciali degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dell’Iran, con il mandato di ristabilire un dialogo significativo e, in definitiva, raggiungere una soluzione pacifica al conflitto. Mario Bruno Marco Desalvo President – Mppu Movement President – New Humanity NGO contact: Mario Bruno +39 334 998 0260 Appello in pdf (altro…)
6 Gen 2020 | Collegamento
A distanza di 76 anni da quel 7 dicembre 1943, Paolo Balduzzi ci porta a Trento per visitare alcuni dei luoghi dei primi tempi di Chiara e della comunità dei Focolari. Oggi la città da cui tutto è iniziato porta nel suo tessuto civile e sociale segni e pratiche di una mentalità di fraternità che da lì ha raggiunto i confini del mondo. https://vimeo.com/377594227 (altro…)
3 Gen 2020 | Vite vissute
Il 30 agosto 2019, in una delle ultime soleggiate estive ci ha lasciati Albert Dreston, professore, teologo, focolarino e protagonista, per generazioni, anche del calcio di Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari in Italia dove ha vissuto 52 anni. La sua storia fin dai primi anni di vita è tutt’altro che semplice. Nasce in Renania nel 1939, all’età di sei anni perde il padre durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante il dolore, tra le lacrime, fa la prima grande scoperta di Dio: “All’improvviso – racconta – una forza e una voce dentro di me, come se Dio mi dicesse: ‘Non sei orfano, sono io tuo padre’. Da quel momento non mi è mai più mancato mio padre, non mi sono mai più sentito solo”. In età giovanile devono asportargli un rene e sembra non possa vivere a lungo. Come spesso accade però, il passo di chi è pronto a lasciare tutto è anche il primo verso la rivelazione di un grande “tesoro”. Così nel 1957 a Münster, in un incontro con alcuni focolarini viene colpito da “Gesù in mezzo frutto dell’amore reciproco.” La sua vita imbocca qui la strada dell’Ideale che lo aiuterà a vivere le tribolazioni e gli affanni fisici con una nuova consapevolezza. L’anno successivo don Foresi e Chiara gli accordano di entrare in focolare e alcuni anni più tardi è lo stesso don Foresi a comunicargli che, una volta terminati gli studi di Antico Testamento, sarebbe andato a insegnare a Loppiano, prima Mariapoli permanente. È il 1967, Albert ha 28 anni, le condizioni fisiche migliorano, a Loppiano lo sport viene vissuto come elemento imprescindibile per la relazione con gli altri, l’accoglienza e la conoscenza reciproca. In questa cornice comincia per lui un periodo nuovo: giovane formatore in mezzo a giovani di tutto il mondo. Negli anni di servizio nella cittadella non ha mai smesso di essere un punto di riferimento. Insegnava in aula e nel campo sportivo, con la dedizione dell’appassionato di calcio, l’intelligenza del maestro e l’affetto del focolarino. Non si può certo dire che sia stato un fuoriclasse dalla giocata raffinata e neppure un grande goleador. Era qualcosa di più. Negli ultimi anni, oltrepassate le 75 primavere, poteva capitare che non si sentisse di giocare, eppure lo trovavi lì, 30 minuti prima dell’orario stabilito, ad accogliere i giocatori e sistemare quello stesso campo che tra pochi mesi verrà intitolato a suo nome. Era qualcosa di più sì, difensore dal grande tempismo, in un’unica partita era capace di fare il custode del campo, l’allenatore, l’arbitro, il guardalinee, il libero e soprattutto il direttore sportivo… perché prima di tutto c’era da fare le squadre e lui un paio di difensori bravi (che fossero africani, brasiliani o asiatici) riusciva a prenderseli sempre. Per tutto questo Albert Dreston “era” il calcio a Loppiano, un vero capitano, perché compagno di squadra di tutti, anche quando avversario. Un’autentica …”leggenda”. Pronunciare il suo nome oggi è aprire il grande libro del Movimento dei Focolari, ricco di persone care, vite preziose. È soffermarsi sul capitolo di un uomo che nelle forme più diverse ha saputo donare il suo tempo per aiutare gli altri. Negli ultimi anni qualcuno si domandava se potesse giocare ancora a calcio, se non fosse arrivato il momento di fare una partita d’addio, appendere le scarpette al chiodo e chiudere in bellezza questa storia. Qualcuno aveva il coraggio di sussurrarglielo con rispetto. Ingenui tutti noi che ci abbiamo provato. Albert, con testarda e teutonica coerenza rispondeva: “Io passerò direttamente dal campo sportivo al campo santo.” E così, in un certo senso, è stato. Ci ha salutati di venerdì. Come al solito, tempismo perfetto: per le ultime convocazioni alla vigilia del match, per fare le squadre e continuare a rinviare dal fondo… tra i campi Elisi. Buon paradiso calcistico capitano… e grazie!
Andrea Cardinali
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1 Gen 2020 | Chiara Lubich
Chiara Lubich ha affermato più volte che lavorare per stabilire rapporti di pace nel mondo è un fatto rivoluzionario. Si apre un nuovo decennio che coincide anche con il centenario della nascita della fondatrice dei Focolari
“Sai chi sono gli operatori di pace di cui parla Gesù?” Esordisce così Chiara Lubich nel suo commento alla Parola di vita del mese di febbraio 1981. Una domanda che rivolge anche a noi oggi più che mai, nella Giornata internazionale della pace. Chi opera la pace crea e stabilisce legami, appiana le tensioni – spiega Chiara. Scopriremo così che sono infinite le occasioni per essere veri operatori di pace.
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30 Dic 2019 | Focolari nel Mondo
Una delle cose più belle del nostro lavoro alla redazione di focolare.org è il rapporto con le persone e le comunità dei Focolari nel mondo e, anzi, approfittiamo di queste festività natalizie per ringraziare quanti di voi ci mandano notizie, consentendo così che la vita del carisma dell’unità diventi d’ispirazione per molti. In questo spirito, la mail di p. Domenico De Martino, 36 anni, originario di Napoli (Italia), ora in missione in Burkina Faso, è stata un vero dono perché apre le porte su di un pezzo di mondo che sta vivendo un tempo difficile, dove pace, dignità e libertà religiosa sono gravemente minacciate e che è fuori dai radar mediatici internazionali. Negli ultimi cinque anni il Burkina Faso è stato colpito dalla violenza di gruppi estremisti che hanno causato la morte di centinaia di persone, un’ondata di rapimenti e la chiusura di molte scuole e chiese. Una violenza che ha portato a un massiccio e continuo spostamento di popolazioni dalle regioni colpite verso la capitale e i grandi centri urbani. Secondo le ultime informazioni delle Nazioni Unite, all’inizio di ottobre sono stati registrati 486.360 sfollati interni, più del doppio rispetto a luglio e le cifre sono in costante crescita. C’è chi parla addirittura di un milione di sfollati interni.
P. Domenico fa parte della Comunità Missionaria di Villaregia e ha avuto i primi contatti con il Focolare a 12 anni quando ha letto per la prima volta la Parola di Vita, il mensile commento alle scritture nello spirito del carisma dell’unità, iniziato da Chiara Lubich oltre quarant’anni fa. Lo trovava quando andava a far visita ai missionari. “Poi, a 17 anni ho scritto a Chiara Lubich per chiederle di indicarmi una parola del Vangelo che fosse di luce per la mia vita e perché volevo condividere con lei il mio percorso di ricerca vocazionale. Custodisco ancora la sua risposta nella mia bibbia e ogni tanto la riprendo. La parola che mi ha dato è: ‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui’ (GV 14.23). Una Parola impegnativa e forte di cui cerco di comprendere sempre di più il senso per la mia vita. Nel 2012 sono stato ordinato prete dopo un’esperienza di un anno in Perù, a Lima”. Da due anni p. Domenico è in missione a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso e si occupa di progetti di promozione umana. “Burkina Faso significa letteralmente ‘terra degli uomini integri’ e tra i valori del popolo burkinabé ci sono la famiglia e il senso di comunità. Abbiamo iniziato una scuola di alfabetizzazione che oggi conta 160 iscritti; la maggior parte sono ragazze e giovani madri che non hanno potuto studiare. Abbiamo attivato anche un progetto per donne che hanno iniziato piccole imprese con le quali sbarcano il lunario: le domande da selezionare sono molte e questo non è sempre facile. Il Vangelo e il desiderio di essere immersi in questo popolo ci guidano nelle scelte”.
In questi ultimi mesi sono ricominciate le lezioni nelle scuole della capitale; lo stesso, purtroppo, non si può dire per altre zone del Paese. Nel Nord, Nord-Est e Nord-Ovest del Paese molte scuole sono state bruciate da gruppi terroristici e al termine dello scorso anno scolastico diversi insegnanti sono stati uccisi. “Le modalità sono sempre le stesse: i banditi o terroristi arrivano nei villaggi, prendono tutto – bestiame e raccolto – svuotano i piccoli negozi e poi cercano gli insegnanti dicendo loro che se non se ne vanno saranno le prossime vittime a meno ché non insegnino l’arabo o quella che loro definiscono ‘la vera religione’. Ho avuto modo di parlare con alcuni insegnanti che nonostante questa situazione di crisi devono raggiungere il posto di lavoro in queste province perché lo stato non puo’ permettere che cessino le attività ma la paura é grande. Anche se la nostra zona é tranquilla, cerchiamo di essere vicini alla nostra gente, condividendo paure e angosce. Nel settembre scorso in un attacco a una base militare hanno perso la vita 40 soldati tra cui 3 nostri giovani parrocchiani. Eravamo particolarmente vicini a uno di loro, primogenito di una famiglia che conosciamo molto bene. Quando siamo andati a casa sua per le condoglianze, di fronte alla vedova e ai due figli distrutti dal dolore non riuscivo a dare una risposta al perché di tanto odio e orrore. Incrociando lo sguardo di Jean, il padre del giovane ucciso, che mi dice sempre: ‘Voi preti siete il segno di Dio per noi; a voi possiamo domandare tutto perché ci date la parola di Dio, il suo conforto e la sua volontà’, non ho potuto far altro che stringergli la mano impotente, senza potergli dire nulla ma solo fargli sentire che Dio gli é vicino”. In questa situazione di grave instabilità un segno di speranza é la comunione crescente tra le diverse chiese cristiane e con persone di altre religioni, in particolare i musulmani, con i quali ci riuniamo in preghiera e invochiamo la pace. Un altro segno di speranza che p. Domenico ci racconta é il progetto per poter sostenere la retta scolastica di alcuni bambini. Ad oggi sono 96 i bambini che ne hanno usufruito. “Ci ha sconcertato renderci conto che moltissimi bambini non sono in possesso di alcun atto di nascita e dunque per lo stato e per il mondo non esistono. Le situazioni che incontriamo sono molto complesse e richiedono un accompagnamento su diversi fronti. É bello vedere come un progetto fatto mettendo Dio al centro porta a una comprensione e una gestione delle cose più profonda, perché si guarda alla persona nella sua globalità. Per i certificati di nascita ci stiamo organizzando e questo ci permetterà di ridare dignità ai bambini dei nostri quartieri”. Tra le righe comprendiamo che p. Domenico potrebbe raccontarci ancora moltissime cose e le sue parole dense di amore per il popolo burkinabé ci avvicinano a questa terra. “La comunione – conclude p. Domenico – ci aiuta ad essere Chiesa nel vero senso del termine, con i piedi per terra e le mani in pasta per tutti i figli di Dio che sono nella prova e in necessità”.
Stefania Tanesini
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28 Dic 2019 | Sociale
Una onlus che opera da tredici anni nella capitale italiana, recuperando alimenti in eccedenza o rimasti invenduti, prepara ogni giorni 250 pasti per i poveri e lavora anche per favorire la loro inclusione sociale
Accumulo e spreco sono piaghe del nostro tempo e di molte delle nostre società, ma c’è anche chi, silenziosamente, raccoglie il cibo che andrebbe buttato e lo dona alle persone più povere. E lo fa non solo per offrire assistenza, ma come gesto concreto di accompagnamento verso un percorso di riscatto. È la storia di Dino Impagliazzo e di Romaamor, la onlus a cui ha dato vita nella capitale in risposta all’invito di Chiara Lubich, che nel 2000, ricevendo la cittadinanza onoraria di Roma, chiedeva di cooperare per una “rivoluzione d’amore” nella città. Da 13 anni Romaamor offre 250 pasti al giorno ai senzatetto che si trovano alle stazioni Tuscolana e Ostiense e in piazza San Pietro. E Dino, che ha ormai 90 anni, ogni giorno sperimenta la stessa gioia nel donarsi agli altri: “Nell’aiutare queste persone ci sono a volte tante difficoltà – spiega – bisogna sacrificarsi, ma poi senti una grande gioia per aver fatto del bene. Cristo ci ha insegnato che l’essenza del cristianesimo è amare Dio e il prossimo, e Chiara Lubich ci invita a vivere per la fratellanza universale: questo è il fondamento del nostro servizio ai poveri”. Per il suo impegno Dino ha ricevuto il premio internazionale Cartagine 2018, perché “La sua opera di sensibilizzazione e formazione restituisce etica alla città e concretamente crea alternative valide che ridanno giusto valore alle persone e alle cose”. Inoltre, il 20 dicembre scorso, il fondatore di Romaamor ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, l’onorificenza al merito della Repubblica, conferita “per l’impegno nella solidarietà, nel soccorso (…) nella promozione della coesione sociale e dell’integrazione”. Lo abbiamo intervistato:
Come è iniziata l’esperienza di Romaamor? Ho cominciato da solo, per caso, portando un panino ad una persona povera che ho incontrato alla stazione, e pian piano ho pensato di coinvolgere il maggior numero di persone possibile. A partire da mia moglie, poi i miei condomini, il quartiere. Da sempre ci rapportiamo ai poveri nella consapevolezza che nel prossimo, che sia ricco, povero, sano o malato, c’è mio fratello e quando mio fratello è in difficoltà va aiutato e considerato come tale. Per la Giornata dell’Alimentazione 2019, il Papa ha sottolineato come sia necessario un ritorno alla sobrietà negli stili di vita, per coltivare un rapporto sano con noi stessi, i fratelli e il Creato… E’ una scelta essenziale. Se sei cristiano e sai bene che ciascuna persona è tuo fratello, perché te l’ha detto Gesù, se vivi non solo per te stesso ma in relazione agli altri e sai che tra di noi c’è gente che sta bene e gente che sta male, allora come puoi pensarla diversamente? La tua disponibilità deve essere sempre piena e offerta con gioia. Di fronte al predominio della “cultura dello scarto”, voi che scegliete di servire i poveri andate controcorrente… Questo è importante, ma noi non ci limitiamo a raccogliere il cibo in scadenza, cucinarlo e portarlo alle persone in difficoltà. Cerchiamo anche di entrare in rapporto con loro per fare qualcosa in più del semplice sfamare. Cerchiamo di adeguare i pasti alle persone che aiutiamo: bambini, anziani, donne, malati hanno esigenze diverse, e per i nostri ospiti musulmani prepariamo pasti senza utilizzare carne di maiale. Il nostro obiettivo è poi favorire l’inclusione: invito i volontari a cercare di instaurare un rapporto stretto almeno con qualcuna di queste persone. Nell’offrire il pasto chiedo che portino due vassoi, uno per il povero e uno per loro, per sedersi e mangiare insieme. Qual è il valore del gruppo? È fondamentale, siamo insieme in tutto, nel decidere il menù, cucinare, dividere i compiti. Se uno pensa a vedere se ci sono malati, un altro si dà da fare per chi ha bisogno di relazionarsi con gli enti pubblici, e l’uno dà forza all’altro. Le ore che passiamo insieme sono tante: cominciamo a cucinare nel pomeriggio, finiamo alle otto, usciamo e stiamo fuori per due ore. Si condivide tutto, anche le gioie e le difficoltà. Qualcuna delle persone che aiutate è poi diventata volontaria? Certo! Tra i volontari un terzo sono stranieri che, per esempio, sono nei centri di accoglienza e aspettano di essere riconosciuti come rifugiati politici. Alcuni ci vengono segnalati dai giudici per fare servizi sociali, e ci sono seminaristi inviati dalle diocesi. Siamo di provenienza diversa ma tutti operiamo per lo stesso fine. Perché un giovane dovrebbe venire a Romaamor? Tra i volontari c’è una marea di giovani che cresce in continuazione. Fanno questa esperienza con gioia, sono felici, e cercano di portare i loro amici.
Claudia Di Lorenzi
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26 Dic 2019 | Sociale
Firmato un accordo di partnership tra la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) e New Humanity, la ONG internazionale del Movimento di Focolari. Obiettivo: continuare a lavorare insieme per sconfiggere la fame nel mondo entro il 2030.

©FAO/Giulio Napolitano.
Un accordo che rafforza una collaborazione già in atto, un documento che conferma il comune impegno per far sparire la fame e la povertà dal nostro pianeta. E’ questo il senso dell’accordo di partnership firmato il 19 dicembre scorso a Roma tra la FAO, la più grande agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e agricoltura, e New Humanity, la ONG internazionale del Movimento di Focolari. L’accordo è indirizzato alla promozione, in particolare con le nuove generazioni, di azioni, attività, iniziative per realizzare il progetto Fame Zero, secondo degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. “Grazie per il lavoro che avete già svolto con noi come New Humanity collaborando per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), per Fame Zero e per il futuro del pianeta e del mondo”. Con queste parole la Dott.ssa Yasmina Bouziane, Direttrice dell’Ufficio per la Comunicazione Istituzionale della FAO, ha accolto nella sede della FAO di Roma il dott. Marco Desalvo, Presidente della ONG New Humanity insieme ad una piccola delegazione di giovani dei Focolari. “Sappiamo che abbiamo solo altri 10 anni per raggiungere gli Obiettivi. Ciò che voi fate con i giovani di ogni estrazione è estremamente importante, perché i giovani sono l’innovazione, il cambiamento, sono quelli che si aspettano le informazioni, senza di esse non possiamo arrivare alle azioni concrete che vogliamo fare”. “Quello che firmiamo oggi – ha aggiunto – è un’altra conferma che è solo in partnership che possiamo andare avanti. Già apprezziamo molto ciò che il Movimento dei Focolari e New Humanity hanno fatto con le proprie iniziative, quindi, insieme, penso che possiamo sicuramente andare avanti e sostenere veramente i Paesi e l’intero pianeta per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030” . “Grazie. Anche per noi, questa firma significa molto – ha detto Marco Desalvo parlando dell’accordo – Penso alle migliaia di giovani che stanno già lavorando per il progetto Fame Zero. Ma questo è anche un nuovo impegno per noi. Pensavo ieri che Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari ha iniziato andando verso coloro che avevano fame, a Trento, pensando di risolvere il problema sociale della città. Ora siamo in tutto il mondo e vogliamo continuare e raggiungere l’obiettivo”. La collaborazione tra la FAO e New Humanity è già iniziata da qualche tempo. Raccogliendo l’invito della FAO ai ragazzi e giovani ad impegnarsi in particolare per Fame Zero, molte sono state le iniziative alle quali si è dato vita. Un gruppo di ragazzi di 11 Paesi ha elaborato la “Carta d’Impegno” (http://www.teens4unity.org/cosa-facciamo/famezero/) dei Ragazzi per l’Unità verso Fame Zero. Ogni anno in maggio, la “Settimana Mondo Unito” e la staffetta mondiale “Run4Unity” sono dedicate anche alla sensibilizzazione e azione sul fronte Fame Zero. La rivista bimestrale Teens ha una rubrica dedicata a queste tematiche Fame Zero (https://www.cittanuova.it/riviste/9772499790212/).- Nel giugno 2018 sono state accolte nella sede FAO di Roma 630 giovani ragazze (dai 9 ai 14 anni) del Movimento dei Focolari (https://www.focolare.org/news/2018/06/26/prime-cittadine-famezero/). A fronte del loro impegno per questo obiettivo è stato consegnato a ciascuna un passaporto e sono divenute “le prime cittadine Fame Zero”. Recentemente è stato realizzato un libro (http://new-humanity.org/it/pdf/italiano/diritto-allo-sviluppo/214-new-humanity-e-fao-libro-generazione-fame-zero-ragazzi-in-cammino-verso-un-mondo-senza-fame/file.html), frutto della collaborazione tra FAO e New Humanity per i ragazzi (12-14 anni) dal titolo “Generazione #FameZero. Ragazzi in cammino verso un mondo senza fame”. In esso si propone, partendo da testimonianza vere, un nuovo stile di vita che possa concorrere a realizzare un mondo unito e, quindi, vincere anche la fame e la povertà. Una copia è stata consegnata anche alla Dott.ssa Bouziane “Custodirò questo libro, grazie!”. Ha continuato affermando che, come giovani e ragazzi, devono valutare insieme quali sono le priorità sulle quali si vogliono impegnare. Di esse, hanno spiegato i giovani presenti, si parlerà anche nei prossimi incontri internazionali di formazione per le nuove generazioni a Trento ad inizio 2020 e nei Cantieri dei Ragazzi per l’unità in Kenya e Costa d’Avorio. “Il nostro impegno – ha concluso la Dott.ssa Bouziane – è lavorare con voi sulle vostre priorità per poter raggiungere Fame Zero, perché la nostra priorità è raggiungere Fame Zero con voi, insieme”.
Stefania Tanesini
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23 Dic 2019 | Centro internazionale
Auguri di Natale di Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari
Natale è per tutti noi che lo festeggiamo ogni anno un momento tanto atteso, pieno di emozioni, di gioia, di rapporti. Ma in mezzo all’atmosfera natalizia così gioiosa e allegra spesso dimentichiamo che alla base di questa festa c’è un evento misterioso, direi quasi scandaloso: lo scandalo di un Dio che si abbassa e diventa uomo, dell’Onnipotente che diventa un bambino debole, dell’Illimitato che entra nei limiti della carne umana. E Dio non lo fa soltanto per solidarietà, per essere vicino a noi e condividere la nostra esistenza. Lui entra nella condizione umana per dimostrarci con la nostra lingua, con i nostri gesti, con le nostre emozioni la sua stessa vita: quella di un Dio; una vita capace di ricomporre fratture, risanare ferite, ricostruire rapporti. Lo ha fatto 2000 anni fa e lo vuole fare anche oggi. Fra un mese, il 22 gennaio, ricorre il centenario della nascita di Chiara Lubich, la fondatrice del nostro Movimento dei Focolari. E in questa occasione non posso non ricordare il nucleo del suo messaggio, della sua spiritualità dell’unità: la scoperta che Gesù può nascere anche oggi, laddove due o più si vogliono bene “con quell’amore di servizio, di comprensione, di partecipazione ai dolori, ai pesi, alle ansie e alle gioie dei nostri fratelli, con quell’amore che tutto copre, che tutto perdona, tipico del cristianesimo” . Da qui la proposta di fare dei nostri rapporti umani il presepe, la culla, che accoglie Gesù in mezzo a noi, che vuole ricomporre il nostro mondo, oggi così frammentato. Il mio augurio per questo Natale è che sia per tutti una festa di profonda gioia, nell’impegno ad allenarci ogni giorno per attirare, con l’amore reciproco, la presenza di Gesù fra noi, permettendogli così di trasformare il mondo. (altro…)
22 Dic 2019 | Dialogo Interreligioso
Figura di primo piano del buddismo theravada thailandese, il Venerabile Phra Phrom Mongkol, vi si è spento il 12 dicembre scorso a 97 anni. Altissima l’esperienza di dialogo buddhista-cristiano tra lui e Chiara Lubich. A metà degli anni Novanta, grazie a Phramaha Thongratana, monaco che aveva avuto l’occasione di incontrare Giovanni Paolo II e di conoscere il Movimento dei Focolari e Chiara Lubich, il Gran Maestro aveva trascorso un periodo nella cittadella di Loppiano, insieme al suo giovane seguace, noto in ambito cattolico anche con il nome di Luce Ardente. Dopo i primi incontri che questi aveva avuto con la fondatrice dei Focolari, era nato il desiderio di un dialogo fra buddismo e cristianesimo in Thailandia, che, nelle parole del monaco doveva essere realizzato «dolcemente, con una carità squisita, con tanto amore ed occupandocene con il cuore». A questo aggiungeva una considerazione fondamentale per il dialogo: «Questi due termini – buddhismo e cristianesimo – sono soltanto due parole […] il bene, l’amore, è ciò che unisce tutti gli uomini di qualsiasi razza, religione, lingua e fa sì che tutti possano ritrovarsi e convivere insieme». Da qui, il suo impegno, deciso e, per certi versi, sorprendente: «Finchè avrò respiro, finchè avrò vita, cercherò di costruire rapporti veri e belli con tutti nel mondo». La Lubich confermava questi sentimenti con un invito che è anche profezia: «Continuiamo a preparare la strada vivendo secondo la Luce che abbiamo ricevuto e tanti ci seguiranno». Con questa preparazione l’anziano e venerabile monaco era giunto nella cittadella di Loppiano dove aveva soggiornato presso il Centro di spiritualità chiamato Claritas, che accoglie regolarmente religiosi di diverse congregazioni che desiderano vivere una esperienza di comunione di carismi. Due monaci theravada insieme a francescani, salesiani, gesuiti, domenicani ed altri: una vera profezia. Il Ven. Phra Phrom Mongkol era rimasto profondamente toccato dall’accoglienza ricevuta e, incontrando la Lubich, aveva commentato: «Il fatto che tu hai invitato dei monaci buddhisti a venire qui in mezzo al tuo popolo, è una cosa bellissima». Tutto questo non era semplicemente formalità e gentilezza, aspetti sia pure tipici della cultura thai. Si trattava dei primi passi di una profonda esperienza spirituale, di cui i due monaci erano ben consapevoli. Chiara Lubich aveva confermato la sua attesa di quel primo incontro con un atteggiamento di ascolto volto a imparare, piuttosto che a insegnare: «io sono contenta di questa visita anche per imparare qualcosa di bello. Qual è il cuore del vostro insegnamento?» Da qui, era iniziato un percorso imprevedibile. Agli inizi del 1997, infatti, la leader cattolica era stata invitata in Thailandia da queste personalità del monachesimo buddhista e non si trattava solo di una visita di cortesia. Chiara fu invitata a rivolgere la sua parola di testimonianza cristiana a diversi gruppi di monaci, monache e laici buddhisti sia a Bangkok che, soprattutto, a Chiang Mai. Proprio qui, presso il Wat Rampoeng Temple, il Gran Maestro la introdusse con parole sorprendenti: «Tutti voi, miei seguaci, vi domandate perché la mamma che è una donna è stata invitata. Vorrei che voi monaci e seminaristi, dimenticaste questa domanda e non pensaste che lei è una donna. Chi è saggio ed è in grado di indicare la strada giusta per la nostra vita, che sia donna o uomo, merita rispetto. E’ come quando siamo al buio: se c’è qualcuno che viene a portarci una lampada per guidarci gli siamo grati, e non ci importa se quella persona che è venuta a portarci la luce per farci camminare sulla strada giusta è una donna o un uomo, un bambino o un adulto». In queste poche parole sembra condensarsi la grande sapienza di quest’uomo capace, insieme ad altri, di camminare sulla via del dialogo senza timore, trascinando altri in questa esperienza profetica. La stessa Lubich, toccata da questa apertura e sensibilità, aveva colto una presenza superiore in questo rapporto e si era rivolta al Gran Maestro con parole che sembrano una profezia «Continuiamo a preparare la strada vivendo secondo la Luce che abbiamo ricevuto e tanti ci seguiranno». E così è stato. Da venticinque anni questa esperienza di dialogo continua e si sviluppa. Anche nella morte qualcosa sembra accomunare questo vegliardo monaco della millenaria tradizione theravada con la donna cattolica fondatrice di un movimento ecclesiale recente. Il 7 dicembre, infatti, a Trento si sono aperti i festeggiamenti per il centenario della nascita della Lubich, tra questi un evento interreligioso il 7 giugno 2020. Il Ven. Gran Maestro aveva espresso il desiderio di essere presente per quella occasione. Un’amicizia destinata ora a continuare nell’eterno.
Roberto Catalano (Co-responsabile Dialogo Interreligioso Movimento dei Focolari)
A colloquio con il Gran Maestro Ajahn Thong, un servizio del Collegamento CH del 13 febbraio 2016 https://vimeo.com/155437353 (altro…)
20 Dic 2019 | Focolari nel Mondo
Il Centro “Nueva Vida” dei Focolari da 15 anni porta avanti un’importante azione sociale di sostegno ai più giovani e alle loro famiglie in un quartiere della periferia di Montevideo (Uruguay). A colloquio con Luis Mayobre, direttore del centro. “Il motore di ‘Nueva Vida’ sono i giovani e questa azione sociale ci interpella e ci stimola a non perdere di vista ciò che è importante, ovvero l’amore reciproco, che vorremmo fosse l’unica legge del nostro centro”. Esordisce così Luis Mayobre, presidente del centro sin quasi dagli inizi, nel 2004, quando l’arcivescovo di Montevideo chiede ai Focolari di continuare a gestire un’opera sociale avviata da una religiosa in un quartiere di periferia della capitale uruguaiana. Nasce così “Nueva Vida”, i cui obiettivi sono inscritti nel nome stesso: aprire alla speranza di un nuovo inizio quanti varcano le porte del centro. Il centro fa parte dell’associazione CO.DE.SO (Comunione per lo sviluppo sociale istituita dai Focolari) e collabora con l’INAU, l’istituto del bambino e dell’adolescente, organismo pubblico che gestisce le politiche per l’infanzia e l’adolescenza in Uruguay. “Il 2018 è stato segnato da un clima di violenza nel ‘Barrio Borro’ – racconta Mayobre –. Sono stati mesi di angoscia. A causa dello scontro tra due famiglie di narcotrafficanti rivali, chiunque rischiava la vita. La gente, insieme agli educatori e al personale di Nueva Vida, hanno affrontato con coraggio le continue sparatorie che scoppiavano di giorno e di notte. Abbiamo dovuto raddoppiare la nostra presenza al centro perché le famiglie ce lo chiedevano; tante sono state derubate e le loro povere abitazioni occupate dai narcotrafficanti”.
Come vi siete mossi in un clima così ostile? “Ci siamo rivolti al Ministro dell’Interno, ma siccome la risposta tardava ad arrivare, abbiamo dovuto accogliere e proteggere alcune famiglie che, poi, abbiamo derivato ai servizi statali che ha dato loro delle nuove abitazioni. Una di queste famiglie – due dei loro figli partecipano alle attività del centro giovanile – era stata minacciata a morte. La nostra coordinatrice ha contattato un’altra figlia, il cui aiuto non era scontato poiché aveva un rapporto problematico con i genitori. Il tutto si è risolto nel migliore dei modi, perché lei ha messo a disposizione parte di un terreno di sua proprietà per la costruzione di una nuova casa più degna e sicura. Ricordo anche un caso di violenza famigliare di cui il nostro team è venuto a conoscenza, che ha portato all’intervento delle autorità per salvaguardare i bambini e la madre. Nonostante le minacce e gli insulti ricevuti, siamo andati avanti, consentendo alla famiglia di ritrovare pace e sicurezza”. Chi si rivolge al Centro e che servizi offrite? “Portiamo avanti tre progetti: il CAIF, il Club Bambini e il Centro Giovanile. In questo clima di violenza ci siamo riproposti di essere costruttori di pace, di speranza e, soprattutto, gioia, per vincere l’odio e la paura. L’ambiente favorevole che si è creato ha permesso a 48 bambini tra i 2 e i 3 anni e a 60 più piccoli – da 0 a 2 anni – di partecipare a vari workshop con le proprie madri. Abbiamo organizzato anche escursioni didattiche per creare spazi di bellezza e armonia. Un’esperienza positiva alla quale hanno partecipato anche famiglie cosiddette “rivali”, i cui rapporti sono migliorati notevolmente. Nel Club Bambini ci prendiamo cura anche di 62 bambini in età scolare (dai 6 agli 11 anni). Siamo impegnati nella lotta contro l’abbandono scolastico e lavoriamo per garantire a tutti l’avanzamento alle classi superiori. Ora solo il 5% dei bambini abbandona la scuola a fronte del 36% nel 2004. Abbiamo incentivato i workshop di arte, musica, ricreazione, per sensibilizzare i piccoli a sviluppare i valori culturali della convivenza, dell’attenzione all’altro e per apprendere la ‘cultura del dare’. Abbiamo lavorato per escludere la violenza dagli stili di comportamento. Inoltre le lezioni di nuoto e le uscite favoriscono l’apprendimento della cura del corpo e dell’igiene. Nel Centro Giovanile accogliamo 52 ragazzi e giovani tra i 12 e i 18 anni. Quest’anno circa il 95% partecipa alle attività che svolgiamo al di fuori degli orari scolastici, una meta che ci siamo proposti sin dall’inizio. Tra di loro 6 frequentano il liceo; un grande successo dato che nel quartiere la media non supera i primi anni di scuola. Inoltre organizziamo dei workshop complementari alla loro formazione come lavorazione dei tessuti, falegnameria e comunicazione. Tutti sono portati avanti in modo volontario da persone dei Focolari”. In quale rapporto è il centro con le associazioni che lavorano in zona? “Con gli anni si è costruita una rete con tutte le istituzioni che lavorano nel Borro, con le quali collaboriamo e ci aiutiamo. Partecipiamo anche alla vita della parrocchia della zona, ‘Nostra Signora di Guadalupe’. Il parroco e un altro sacerdote ci visitano una volta la settimana. Spesso arrivano anche volontari di altri Paesi, come è successo quest’anno con Elisa Ranzi e Matteo Allione, italiani, che hanno lasciato un segno profondo. Ringraziamo sempre chi ci aiuta. La loro collaborazione è molto importante per sostenere parte delle attività che portiamo avanti. Ogni aiuto, pur piccolo che sia, è prezioso”.
Stefania Tanesini
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18 Dic 2019 | Chiesa
Nel novembre 2019 la chiusura della fase diocesana delle cause di beatificazione di Chiara Lubich e di don Oreste Benzi fondatori rispettivamente di un Movimento e di una nuova Comunità ecclesiale. È nel fermento del ’68, fenomeno rivoluzionario del XX secolo che interessa Paesi a varie latitudini, che nascono, suscitate da carismi, tante nuove Comunità ecclesiali. Fondate da laici irrompono nella vita di giovani donne e di giovani uomini, immediatamente mettono radici, coinvolgono e si diffondono nella società. Anch’esse portano una rivoluzione, ma evangelica, la preghiera allo Spirito Santo dei Padri che avevano partecipato al Concilio Ecumenico Vaticano II, conclusosi nel 1965, si palesava senza farsi attendere. Già agli albori del ‘900 germogliano nuove realtà carismatiche nella Chiesa. Verso la metà del secolo, quindi vent’anni prima del Concilio, sorge il Movimento dei Focolari e porta con sé delle novità: l’ispirazione è “consegnata” ad una giovane trentina laica, Chiara Lubich. Nata nel 1920, è contraddistinta da una fede generosa e realizza il suo sogno di donarsi a Dio all’alba del 7 dicembre 1943, a fare da sfondo la seconda guerra mondiale. La predilezione per i poveri, la vita comunitaria sostanziata da una spiritualità collettiva, che poggia sulla Parola di Dio, è il luogo dove si incarna il carisma dell’unità che a breve si aprirà al mondo. Don Oreste Benzi nasce nel 1927 a San Clemente, paesino dell’entroterra riminese. Ordinato sacerdote a 24 anni, si dedica agli adolescenti. Fare “un incontro simpatico con Cristo”, sarà il leitmotiv della sua vita. Con gli adolescenti trascorre i periodi estivi nella Casa Madonna delle Vette di Canazei, lì, nel 1968, nascerà l’Associazione Papa Giovanni XXIII, che fa proprio l’impegno di amare il più povero tra i poveri in stretto rapporto con Cristo perché: “solo chi sa stare in ginocchio può stare in piedi accanto ai poveri”. Compie opere ritenute irrealizzabili: dalla condivisione quotidiana con gli emarginati al contrasto della tratta degli esseri umani. Chiara e don Benzi due persone diverse: una donna e un uomo, una laica e un sacerdote, una donna di montagna e un uomo di collina vicino al mare, entrambi fondatori di opere generate da un carisma, luce che si inserisce nella storia. Realtà inedite nella Chiesa, ripropongono l’annuncio antico e nuovo di Gesù, coinvolgendo chi vi aderisce in un cammino rinnovato di fede e di umanità. La testimonianza adamantina del Vangelo, non si ferma ai fondatori, ma si allarga ai membri. È anche grazie a Movimenti e nuove Comunità che alla fine del secondo millennio, e a seguire, la santità di popolo avanza, inserendosi nella quotidianità. Chiara conia il simpatico slogan delle sei S, per seguire Gesù: “Sarò santo se sono santo subito.” Varie, nei Focolari, le cause di beatificazione in corso. Don Benzi, quando nel 2004 arriva il Decreto ecclesiale di riconoscimento definitivo della sua Associazione, afferma: “Un dono inestimabile” perché, “i fratelli e le sorelle membri della Comunità (…) possono vivere gioiosi e sereni nella certezza assoluta che la vocazione della Comunità è via sicura per santificarsi (…).” Nell’Associazione Papa Giovanni XXIII è avviata la causa di beatificazione della Serva di Dio Sandra Sabattini. È del 2 ottobre scorso la notizia che Sandra sarà proclama beata nel 2020. Tra le ultime telefonate di don Oreste quella del 31 ottobre 2007 al Centro internazionale del Movimento dei Focolari, la sua voce mite ha urgenza di informare Chiara dell’iniziativa che l’Associazione sta organizzando e se lei intende sostenerla. Purtroppo non farà in tempo a sapere la risposta positiva di Chiara: la notte seguente, tra l’uno e il due novembre, lascerà questa terra. Nel 2008, il 14 marzo, anche Chiara ritornerà alla casa del Padre. Oggi, questo mese di novembre, sembra il simbolo dei loro due percorsi, distinti ma vicini.
Lina Ciampi
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16 Dic 2019 | Testimonianze di Vita
Ogni piccolo gesto d’amore, ogni gentilezza, ogni sorriso donato trasforma la nostra esistenza in una continua e feconda attesa. Coro di bambini In preparazione alle feste natalizie siamo andati in un ospedale con un bel gruppo di bambini per allietare Gesù presente nei piccoli ricoverati con i nostri canti. Non ci è stato consentito di accedere al loro reparto, ma abbiamo ricevuto il permesso di esibirci nella sala d’entrata dell’ospedale. Era sorprendente assistere alla metamorfosi dei visitatori: entravano magari con un viso serio e, appena visti i piccoli cantare, accennavano un sorriso. In diversi poi sono tornati ad ascoltare assieme ai pazienti che erano venuti a trovare. Altri malati che non aspettavano visite si sono fatti portare nella grande hall per assistere alla performance e tanti si sono uniti al coro. Anche il personale dell’ospedale ha gioito per questa insolita atmosfera. La direzione dell’ospedale ci ha già invitati per l’anno prossimo, promettendo di farci entrare anche nel reparto riservato ai bambini. (N.L. – Olanda) In cucina Cuoco nella cucina di un asilo, non mi risparmiavo nel mio lavoro. Un giorno, mentre ascoltavo un’inserviente raccontare che per lei ogni bambino era un tesoro da proteggere, mi sono reso conto che non pensavo affatto a mettere amore in tutto quanto facevo. Ora invece, considerare che ogni pasto era nutrimento di persone che un giorno avrebbero avuto il mondo in mano, diventava un vero incentivo alla fantasia. Nei piatti ho cominciato a mettere qualche ornamento imprevedibile, a sistemare il cibo in modo sempre nuovo. La gioia e la sorpresa dei bambini mi hanno confermato che non si sa cosa può nascere da un semplice gesto d’amore. (K.J. – Corea) L’incidente Il lavoro al centro di recupero per tossicodipendenti s’era fatto alienante. Presa dal vortice delle cose da fare, avvertivo sempre più un senso di vuoto e Dio sempre più lontano. Una sera in cui pioveva a dirotto l’auto che mi riportava a casa sbandò, urtò contro un muro e andò a finire nella corsia opposta. Quando arrivai al pronto soccorso, la vista di un crocifisso appeso al muro mi diede coraggio. Mentre i medici si occupavano di me, provavo una pace sottile, come da tempo non sentivo più. Per fortuna, a parte ferite e contusioni di poco conto, non c’era niente di grave, per cui quasi subito venni dimessa. Per settimane accanto al letto dov’ero immobile ci fu un viavai di persone, tra telefonate e regali. Toccanti le visite ripetute dei miei tossicodipendenti: “Tu ce l’hai fatta perché fai del bene”. Anche i miei colleghi di lavoro mi furono molto vicini: evidentemente si era costruito con loro un legame solido. Grazie a quel riposo forzato, ritrovai anche il gusto della preghiera e credetti di capire perché Dio non mi aveva presa con sé quella volta. (Lucia – Italia) Stoviglie da lavare Dopo una festa in parrocchia organizzata per dare un pasto caldo ai barboni, mi son trovato in mezzo a un disordine di rifiuti e di pentole e stoviglie da lavare. In cucina il parroco stava già rigovernando,felice della serata. Colpito da una sua frase, “Tutto è preghiera”, gli ho chiesto: “Anche lavare i piatti?”. E lui: “Il tesoro più grande è arrivare a capire che tutto ha valore immenso perché dietro quella pentola c’è un prossimo che ha bisogno di me”. Da quel momento il mio pesante lavoro di muratore, i figli da accompagnare all’asilo, il lampadario da riparare … tutto è divenuto occasione per me di sublimare l’azione e farla diventare sacra. (G.F. – ltalia)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno V, n.6,novembre-dicembre 2019)
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15 Dic 2019 | Sociale
Il fenomeno delle migrazioni forzate verso l’Europa resta uno dei temi irrisolti del dibattito tra i paesi UE. Troppo divisi da interessi particolari per individuare una politica comune, ispirata a principi di solidarietà e sostenibilità. Ne abbiamo parlato con Pasquale Ferrara, ambasciatore italiano in Algeria. Secondo l’UNHCR*, dal 1 gennaio al 21 ottobre 2019 sono sbarcati via mare sulle coste Europee di Italia, Malta, Cipro, Spagna e Grecia 75.522 migranti. A questi si aggiungono i 16.322 arrivati via terra in Grecia e Spagna per un totale di 91.844 persone, di cui 9.270 in Italia, 2.738 a Malta, 1.183 a Cipro, 25.191 in Spagna, 53.462 in Grecia. Dati che seguono un trend in calo e archiviano la fase d’emergenza, ma non bastano all’Europa per avviare un dialogo allargato e costruttivo sul tema: la prospettiva della creazione di un sistema europeo di gestione dei flussi resta assai remota, e in generale il confronto a livello istituzionale non tiene conto della prospettiva dei paesi africani. Ad Algeri abbiamo raggiunto l’Ambasciatore italiano, Pasquale Ferrara: (2° PARTE) Si dice da tempo che è necessario strutturare una collaborazione con i paesi del Nord Africa, ma anche con quelli di transito. Buoni propositi ma pochi fatti concreti…. Per passare ai fatti concreti bisogna prendere atto della realtà, del fatto che i paesi africani, soprattutto quelli del Nord, che consideriamo paesi di transito sono essi stessi paesi di destinazione dell’emigrazione. L’Egitto ospita oltre 200 mila rifugiati sul proprio territorio, mentre in tutta Europa nel 2018 sono arrivate poco più di 120 mila persone. Le poche centinaia di migranti irregolari che arrivano dall’Algeria sono tutti algerini, non subsahariani che transitano dall’Algeria, perché spesso questi migranti restano qui. Inoltre questi paesi non accettano programmi tendenti a creare “hotspot” (centri di raccolta) per i migranti subsahariani. Qui non funziona il modello della Turchia, alla quale l’Unione Europea ha dato 6 miliardi di euro per gestire campi dove ospitare oltre 4 milioni di profughi siriani e non solo. Con la Turchia l’operazione funzionò perché c’era la guerra in Siria e per gli interessi strategici della Turchia. In Africa i fenomeni sono molto diversi bisogna trovare altri modi. Quali potrebbero essere le forme di collaborazione? Non servono collaborazioni asimmetriche ma partenariati alla pari. Dobbiamo considerare che non siamo solo noi europei ad avere il problema migratorio, e dunque è necessario rispettare questi paesi con le loro esigenze interne, anche in fatto di migrazione. Solo poi si può cercare insieme di gestire il fenomeno. Per esempio esistono già accordi di cooperazione fra l’Italia e l’Algeria che risalgono al 2000 ed al 2009 e che funzionano bene. Cosa prevedono? La gestione congiunta del fenomeno migratorio in termini di lotta allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani, alla criminalità trans-nazionale che utilizza il fenomeno per finanziarsi, al pericolo di infiltrazioni terroristiche. Vi sono anche disposizioni per il rimpatrio concordato, ordinato e dignitoso dei migranti irregolari. Si parla del fatto che i paesi occidentali debbano sostenere quelli africani per creare condizioni di vita migliori, tali da scoraggiare le partenze. Quanto è praticabile questa strada? Nelle condizioni attuali dell’economia e della cultura politica internazionale lo vedo poco praticabile e tutto sommato poco efficace. In primo luogo, parliamo già di un miliardo di africani: nessun “piano Marshall” europeo o mondiale potrebbe affrontare tali dimensioni demografiche. Tra l’altro l’Africa è molto diversificata, ci sono paesi in condizioni di sviluppo avanzate: il Ghana ha un tasso di innovazione tecnologica superiore a vari paesi sviluppati; l’Angola è un paese ricchissimo di risorse che sta tentando di riorganizzare la sua struttura economica in modo più partecipativo. Abbiamo dei leader, come il neo premio Nobel per la pace, il Primo Ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed Ali, che ha 42 anni e guarda alle nuove generazioni. Ha già fatto piantare 350 milioni di alberi in un programma di riforestazione mondiale chiamato “Trillion Tree Campaign”. L’Uganda vive una fase di forte sviluppo. Il problema piuttosto sono le disparità economiche, drammatiche e ingiuste, e qui l’Occidente può intervenire aiutando a migliorare la governance di questi paesi, perché sia più inclusiva e partecipata. Ma ricordiamoci che sono gli stessi problemi di polarizzazione socio-economica che abbiamo in Europa: purtroppo, non possiamo dare molte lezioni in questo campo. Nelle riflessioni sul fenomeno migratorio a livello istituzionale in primo piano c’è la dimensione economica, mentre viene trascurata quella umana. Cosa significa mettere l’uomo al centro del problema migratorio? Dietro ogni migrante c’è una storia, una famiglia, un percorso accidentato, la fatica di procurarsi il denaro e forse debiti con organizzazioni criminali. Certamente non possiamo ammettere l’immigrazione irregolare perché tutto deve svolgersi nel rispetto delle leggi, ma dare valore alla dimensione umana significa tenere conto di questo passato e non vedere in queste persone dei numeri che arrivano a bordo di barconi o via terra. Mi ha profondamente colpito la storia di quel ragazzo di 14 anni, proveniente dal Mali, trovato in fondo al mare con una pagella cucita dentro il giubbotto, con ottimi voti. Quella è una storia che ci lascia senza parole. E dietro c’è una tragedia familiare, umana, un tessuto sociale lacerato. Consiglio il bel libro di Cristina Cattaneo, “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo”. Non dimentichiamo però anche le storie della nostra Marina militare – in particolare quella della comandante Catia Pellegrino – che ha salvato migliaia di naufraghi. Persone, volti, eventi reali. * https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean (leggi la 1° parte dell’intervista)
A cura di Claudia Di Lorenzi
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13 Dic 2019 | Chiara Lubich
Inaugurata la mostra “Chiara Lubich Città Mondo” a Tonadico di Primiero “Chiara non è comprensibile senza situarla nel contesto in cui è vissuta”. Con queste parole, Jesús Morán, co-presidente del Movimento dei Focolari la domenica, 8 dicembre, ha concluso gli interventi della cerimonia di inaugurazione della mostra intitolata a Chiara Lubich aperta a Palazzo Scopoli a Tonadico di Primiero ad un giorno di distanza da quella di Trento. “Chiara durante la guerra si è spesa per la sua città, Trento, ma è a Primiero, nel ’49, che Dio le ha dato la chiave di comprensione di quanto era chiamata a compiere. Chiara ha trovato qui, fra le montagne, la luce, ma occorre andare a Trento ed in ogni città per capire quali sono le conseguenze del suo carisma.” Ecco il legame profondo fra le due mostre, dove quella di Tonadico non è un’appendice di quella di Trento, ma il racconto di un decennio di luce.
La gratitudine della valle del Primiero è stata espressa con toni diversi dall’assessore alla cultura Francesca Franceschi (“Primiero rappresenta l’origine, il ritiro dove Chiara ha trovato risposte alle sue domande”), dal vicesindaco Paolo Secco (“Il nostro compito non è solo quello di mantenere viva la memoria, ma di essere una comunità che risponde alle ispirazioni ideali che hanno mosso Chiara”), dal presidente della Comunità del Primiero, Roberto Pradel (“Chiara si è spesa per costruire relazioni fra le persone: che il seme che ha gettato porti frutti”). Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, ha illustrato il significato più profondo delle due mostre: “Per la prima volta la nostra Fondazione realizza una mostra dedicata ad una persona: lo abbiamo fatto perché Chiara è una figura con cui il Trentino, e non solo, deve fare i conti. Il Trentino, che può rivendicarne la nascita, deve scoprire la dimensione di forte attaccamento alle tradizioni vivo in Chiara, frutto di relazioni, ma senza fermarsi ad esse per aprirsi al mondo al fine di non risultare sterile. Chi meglio di Chiara Lubich ci può garantire questa capacità di relazioni di cui il mondo oggi ha bisogno?”
Alba Sgariglia, corresponsabile del Centro Chiara Lubich, ha espresso la gratitudine di tutto il Movimento alla Fondazione: “Abbiamo lavorato in tandem per questa tappa storica. Da qui, da queste montagne, Chiara si è proiettata verso l’umanità intera: questa la missione che lei qui ha compreso”. Annamaria Rossi e Giuliano Ruzzier, curatori della mostra con Maurizio Gentilini, ne hanno sottolineato le caratteristiche: grandi immagini, citazioni e brevi didascalie scorrono a fianco di Palazzo Scopoli, proprio di fronte a quella baita in cui Chiara ed alcune delle sue prime compagne andarono a riposare nell’estate del 1949. Al piano terra del palazzo, che conserva stacchi degli affreschi della cappella di San Vittore, si trovano alcuni scritti e ricordi fondamentali di quell’estate e video delle prime Mariapoli, le vacanze estive, che fino al 1959, di anno in anno, si arricchirono di persone di diverse vocazioni, culture e provenienze. Significativa la testimonianza delle “cittadelle” del Movimento nel mondo, Mariapoli permanenti, in cui oggi come nell’esperienza del Primiero, si sperimenta e si testimonia un’unità possibile.
Paolo Crepaz
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10 Dic 2019 | Chiesa
Mercoledì, 20 novembre, i responsabili di Schönstatt di diversi Paesi europei hanno visitato il Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa (Roma, Italia).
Mercoledì, 20 novembre, i responsabili del Movimento di Schönstatt di Austria, Repubblica Ceca, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Svizzera hanno visitato il Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa. Il gruppo è stato accompagnato da padre Heinrich Walter, già presidente del Presidium generale di Schönstatt. “Incontrare Chiara” visitando la sua casa e pregando sulla sua tomba è stato uno degli scopi di questa visita. Un secondo obiettivo dei responsabili di Schönstatt è stato quello di entrare in dialogo con i Focolari sui cambiamenti sociali e politici in Europa, il ruolo dei Movimenti con i loro carismi e il significato della comunione tra di loro – in modo particolare di Insieme per l’Europa – nel contesto delle trasformazioni ecclesiali, politiche e culturali. La delegazione è stata accolta al Centro dei Focolari dal Copresidente, Jesús Morán e da diversi consiglieri. Per poter mettere i carismi a servizio del bene del continente nel dialogo è emersa in modo evidente la necessità di realizzare progetti culturali che siano frutto dello specifico di ciascuno ma anche della comunione tra tutti . L’incontro e il dialogo sono stati definiti da ambedue le parti cordiali, preziosi e fruttuosi. Ovviamente si è trattata solo di una tappa dell’ormai lungo cammino di comunione e di collaborazione tra Schönstatt e i Focolari che ha avuto inizio nel 1998 alla Vigilia della Pentecoste sulla Piazza San Pietro a Roma. Inoltre, da ormai 20 anni, cioè fin dall’inizio, anche Schönstatt è parte di quella rete di movimenti e comunità che compongono l‘iniziativa Insieme per l’Europa e padre Heinrich Walter è membro effettivo del comitato d’orientamento. In questi anni sono cresciute tra i Focolari e Schönstatt, ma non solo, relazioni fraterne, improntate sull’unità fra cristiani, fra varie Chiese e confessioni; unità che presuppone come importante premessa una profonda e vera riconciliazione, considerata accesso diretto all’unità pur mantenendo la necessaria diversità che l’altro arricchisce e completa. Il Movimento di Schönstatt è stato fondato da p. Josef Kentenich nel 1914 a Schönstatt, vicino a Koblenz in Germania, con un carisma pedagogico. È diffuso in modo particolare in Europa, nelle Americhe e in Africa ed è composto da una ventina di istituti secolari, leghe e movimenti autonomi.
Severin Schmid
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9 Dic 2019 | Testimonianze di Vita
Vegliare: è un invito a tenere gli occhi aperti, a riconoscere i segni della presenza di Dio nella storia, nel quotidiano ed aiutare altri che vivono nel buio a trovare la strada della vita. Un altro figlio Ero pronta ad avere altri figli dato che ne avevo già tre? A questa domanda di un amica ho risposto raccontando come ogni figlio sia un dono unico e l’esperienza della maternità non sia paragonabile a nessun’altra, perché la gioia che porta una nuova nascita è un bene di tutta la famiglia, per non parlare dell’aspetto economico che misteriosamente sembra sottolineare che ogni figlio è voluto dal Cielo. Al che l’amica mi ha confidato di essere in attesa del secondo. Col marito aveva pensato all’aborto, perché una nuova creatura avrebbe compromesso la situazione economica della famiglia. Andando via, mi diceva: “Mi sento pronta ad una nuova maternità”. (P.A. – Italia) Dare fiducia Avevamo un cugino con le “mani lunghe”: quando veniva a trovarci, piccoli oggetti sparivano dalla nostra casa per ricomparire in quella degli zii. Delicatamente la mamma segnalò loro la cosa, ma rimasero così offesi che troncarono i rapporti con noi. Da cristiani, cercammo un’occasione per riallacciarli ed essa si presentò quando il cugino, ormai adolescente, fu espulso dalla scuola, perché scoperto a rubare ai compagni. Fu allora che mio padre suggerì a quei parenti il nome di uno specialista che avrebbe potuto essere di aiuto. Pur con immenso dolore e vergogna, gli zii ammisero che il figlio era cleptomane. Mia madre propose loro di fare le vacanze insieme e a noi figli raccomandò di essere generosi con il cugino, dandogli la massima fiducia. Furono giorni belli e sereni. Anche lui era felice. L’accompagnamento psicoterapeutico, anche con medicine, giovò a tutta la famiglia. Mia zia un giorno si confidò: “Eravamo così orgogliosi della nostra famiglia che ci sentivamo superiori. Eravamo malati di superbia”. (J.G. – Spagna) Giustizia e comprensione Come magistrato in una località ad alta densità mafiosa, interrogavo da ore un detenuto che ne aveva combinate di grosse. Passata l’ora di pranzo, mi fu chiesto se desideravo mangiare. Accettai, a patto di portare qualcosa anche per il detenuto. Quel semplice gesto fu per lui un piccolo shock. Quasi non ci credeva. Un’improvvisa paura di trovarmi a tu per tu col pregiudicato in quel momento di pausa consigliava di allontanarmi. Ma ecco un altro pensiero: “No, se sto qui a voler bene a questo mio prossimo, non ho niente da temere”. L’interrogatorio proseguì con lo stesso atteggiamento nei suoi confronti: cercavo di fargli capire la gravità di quello che aveva fatto, ma senza giudicarlo, parlandogli serenamente. Tempo dopo mi giunse una sua lettera dal carcere. Qualche richiesta di commutazione della pena? No, solo un lungo sfogo col racconto delle proprie miserie e la richiesta di comprensione. Strano che la scrivesse proprio a me che avevo emesso un giudizio di condanna nei suoi confronti. Evidentemente aveva colto qualcosa d’altro. (Elena – Italia)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno V, n.6,novembre-dicembre 2019)
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8 Dic 2019 | Chiara Lubich
Aperte a Trento le celebrazioni dei 100 anni dalla nascita della fondatrice dei Focolari. La Provincia autonoma ha assegnato a Maria Voce il “Sigillo di San Venceslao” “Chiara Lubich, Città Mondo” è il titolo della mostra che il 7 dicembre, è stata inaugurata alle “Gallerie” di Trento, un evento che ha aperto il Centenario della nascita della fondatrice del Movimento dei Focolari. La mostra, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica italiana, è promossa dalla Fondazione Museo storico del Trentino in collaborazione con il Centro Chiara Lubich. Il Direttore della Fondazione Museo storico, Giuseppe Ferrandi, ha introdotto e coordinato gli interventi della giornata inaugurale dalla quale è emersa la figura di Chiara Lubich, quale personalità di grande respiro, con profonde radici in terra trentina, nella sua storia, cultura e tradizioni, ma che, attraverso il suo carisma, ha saputo parlare un linguaggio universale; ha superato ogni frontiera, geografica e culturale, per portare un messaggio di pace e fraternità. La mostra offre un percorso coinvolgente e interattivo, che accompagna il visitatore a conoscere Chiara Lubich, con l’invito ad impegnarsi nell’oggi per continuare a concretizzare quei valori che hanno contrassegnato la sua vita. La Provincia autonoma di Trento ha voluto insignire Maria Voce, Presidente dei Focolari, del “Sigillo di San Venceslao” “per aver saputo interpretare – si legge nella motivazione – con impegno instancabile i valori dell’unità e della pace”. “Sono veramente grata e commossa di questo riconoscimento – ha detto Maria Voce – che, siccome sottolinea i valori della personalità di Chiara Lubich e dei Focolari, lo sento per tutto il Movimento”. “Due sono le parole che mi vengono in mente quando penso a Chiara Lubich: carisma e profezia”, ha detto Giorgio Postal, Presidente della Fondazione Museo Storico del Trentino in occasione dell’inaugurazione della mostra. “Interrogarci su Chiara Lubich e collocarla nella storia diventa dunque un modo per affrontare le sfide che ci stanno di fronte, come società e come singoli”. “Siamo orgogliosi di partecipare a questo percorso – ha detto il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti – che ci permette di conoscere ed approfondire il grande messaggio di Chiara Lubich, una figura eccezionale, una donna e una trentina che riuscì a portare il suo straordinario messaggio di pace e di unità in tutto il mondo”. Mons. Lauro Tisi, Arcivescovo di Trento, ha invitato tutti in questo anno e, soprattutto il Movimento dei Focolari, a far “conoscere il Dio di Chiara per capovolgere la narrazione di Dio, questo Dio della tutela irrevocabile dell’altro”. “Da questa visione di Dio amore – ha concluso – nasce una visione positiva sulla creazione, sulla natura, sull’uomo e sul corpo”. Un invito che è stato subito accolto con adesione dal copresidente del Movimento dei Focolari Jesús Morán che ha ricordato il motto del Centenario “Celebrare per incontrare” Chiara Lubich, una donna che “ha incarnato l’unità a 360° e ci ha dato la carta di navigazione del terzo millennio”. “Questo Centenario sarà occasione straordinaria per scoprire tante Chiara”, ha detto il sindaco di Trento Alessandro Andreatta. “Quella dell’incontro, del dialogo, dell’unità. Donna di fede, di servizio, di speranza, quella che è nel cuore della Chiesa e dell’umanità”. E Lorenzo Dellai, già Sindaco di Trento, che nel 1995 consegnò a Chiara Lubich il sigillo della città, ha ricordato come lei esortasse i trentini ad essere all’altezza dell’anima di questa città. “Io penso che di questo carisma, di questa profezia oggi ci sia sempre più bisogno”. Il sen. Stanislao Di Piazza, sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha portato il saluto del Governo italiano: “Chiara è stata una persona che ha amato particolarmente l’Italia”. Ha ricordato come avesse incontrato politici di tutti i partiti per portare avanti il valore della fraternità, affinché si potesse “creare un nuovo modello politico”. Hanno inoltre portato un saluto ai presenti i rappresentanti delle mostre che si apriranno nel mondo nel corso dell’anno: a Città del Messico, Sidney, Mumbai, San Paolo, Gerusalemme, Algeri e Nairobi. Un progetto che ha ottenuto il Patrocinio dal Consiglio d’Europa. Le mostre riprodurranno quella trentina, ma ciascuna avrà una sua peculiarità: da quella di San Paolo, dove centrale sarà il progetto per una Economia di Comunione lanciato in Brasile da Chiara Lubich, a quella di Sidney, terra multiculturale; da quella di Gerusalemme, città che forse più di ogni altra necessita di pace e fraternità, a quella in India rappresentata dal messaggio della console italiana a Mumbai Stefania Constanza. Presenti all’inaugurazione anche Veronica Cimino, vice-sindaco reggente di Rocca di Papa (Roma); Francesca Franceschi, assessore del Comune di Primiero San Martino di Castrozza; Alba Sgariglia e Joao Manoel Motta, co-responsabili del Centro Chiara Lubich ed i curatori della mostra Giuliano Ruzzier, Anna Maria Rossi e Maurizio Gentilini, autore, quest’ultimo, della recente biografia della fondatrice dei Focolari. Numerosi i parenti di Chiara Lubich presenti all’inaugurazione. La mostra alle “Gallerie” sarà aperta fino al 7 dicembre 2020 (dal martedì alla domenica dalle 09:00 alle 18:00) e l’esposizione è fruibile con supporti linguistici nelle principali lingue europee. L’ingresso è libero. Accanto alle tre sezioni della mostra allestite nelle “Gallerie” a Trento, vi è una sezione distaccata che sarà inaugurata l’8 dicembre 2019 alle ore 17,00 nelle sale di Palazzo Scopoli, a Tonadico, nel Comune di Primiero San Martino di Castrozza (Tn). Questa sezione è dedicata in particolare agli anni 1949-1959: dalla profonda esperienza spirituale vissuta da Chiara Lubich nel Primiero nell’estate ’49 alle Mariapoli estive che vi si svolsero fino al 1959.
Anna Lisa Innocenti
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7 Dic 2019 | Chiara Lubich
“Datti tutta a me” – 7 dicembre 1943 Si apre oggi l’anno del centenario della nascita di Chiara Lubich che verrà festeggiato ovunque vi sono delle persone che hanno fatto proprio il suo “Ideale” – com’era solita dire – di unità e di fraternità universale. “Celebrare per incontrare”, è questo il motto che si propone di informare le più varie manifestazioni che man mano verranno alla luce nel decorrere del 2020. “Celebrare” perché la si ricorderà, ma sarà per dare a tanti la possibilità di conoscere il messaggio che impersonava. Di particolare importanza risulta la mostra “Chiara Lubich città mondo”, ideata dalla Fondazione Museo storico del Trentino e dal Centro Chiara Lubich (Rocca di Papa), che viene oggi inaugurata nella Gallerie a Trento, sua città natale. Perché mai il 7 dicembre 2019 e non il 22 gennaio 2020, giorno dell’anniversario di Chiara, oppure il 14 marzo, giorno del suo dies natalis? Semplicemente perché il 7 dicembre 1943, Silvia Lubich è divenuta Chiara, se così si può dire. Pochi giorni prima infatti, al posto delle due sorelline restie ad uscire di casa per via del freddo, aveva risposto ad una richiesta della loro mamma di andare a prendere del latte in una fattoria vicina e, mentre compiva questo atto di amore, aveva avvertito limpida e forte una chiamata: “Datti tutta a me”. Tornata a casa Silvia aveva scritto una lettera infuocata al sacerdote che la accompagnava ed egli, dopo averla messa alla prova, l’aveva autorizzata a donarsi a Dio per sempre. Così, quel 7 dicembre 1943, ancora prima dell’alba, durante una messa mattutina celebrata per l’occasione, Silvia aveva, in gran segreto, – come lei stessa dirà – “sposato Dio”. Scriverà al riguardo 30 anni più tardi: “Immaginate una ragazza innamorata; innamorata di quell’amore che è il primo, il più puro, quello non ancora dichiarato, ma che incomincia a bruciare l’anima. Con una sola differenza: la ragazza innamorata così, su questa terra, ha negli occhi la figura del suo amato; questa, non lo vede, non lo sente, non lo tocca, non ne avverte il profumo, con i sensi di questo corpo, ma con quelli dell’anima, attraverso i quali l’Amore è entrato e l’ha invasa tutta. Di qui una gioia caratteristica, difficile a riprovare nella vita, gioia segreta, serena, esultante”. Silvia Lubich, all’anagrafe, era rimasta affascinata dalla risposta data da Chiara d’Assisi a san Francesco che le aveva chiesto cosa desiderasse: “Dio!”. Quella diciottenne di Assisi, bellissima e piena di speranze, aveva saputo racchiudere tutti i desideri del suo cuore in quel solo Essere degno di tutto l’amore: “Dio”. Con questo esempio negli occhi, Silvia aveva tramutato il suo nome in Chiara, perché pure lei avvertiva dentro di sé i medesimi sentimenti. Cambiare nome è come acquisire una nuova identità. Tale cambiamento, voluto prima col cuore, si è di fatto attuato il 7 dicembre 1943. Quella mattina Silvia ha sposato Dio ed è diventata Chiara. In seguito è stato scelto il 7 dicembre quale data di nascita simbolica del Movimento dei Focolari. Con quell’atto di totale donazione ne era stata posta infatti la prima pietra. Anni dopo, la Chiesa cattolica darà a quell’edificio il nome di “Opera di Maria”. Con il nome “Dio” è incominciata la divina avventura di Chiara e con essa anche quella del Movimento dei Focolari. “Dio” è quanto significa il 7 dicembre per Chiara Lubich. Non vi è dunque di certo data migliore per inaugurare l’anno del centenario della sua nascita.
Michel Vandeleene
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4 Dic 2019 | Chiara Lubich
Dall’intervento di Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio e amico personale di Chiara, alla conferenza stampa del 18 novembre scorso. A pochi giorni dall’apertura ufficiale del centenario di Chiara Lubich, il 7 dicembre prossimo, proponiamo gran parte dell’intervento di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, alla conferenza stampa del 18 novembre scorso. Amico personale di Chiara, collaboratore nella costruzione del cammino di unità dei movimenti nella Chiesa, offre una riflessione sull’umanità e la storicità della sua figura, ancora molto da scoprire. Il tempo a volte riduce le grandi figure a dei “santini”, le impolvera o le fa dimenticare. Chiara aveva un cuore pieno di Santità, ma non era un santino, era una donna vera, una donna “vulcanica”, una trentina che si è aperta al mondo. E’ partita da Trento per andare nel mondo intero; questa è stata la storia di Chiara: da Trento, a Roma, al mondo. Ed è vero quello che è stato detto: se vai in tante parti del mondo, ignote, anche dell’Africa, trovi non solo figli di Chiara, ma senti il passaggio di Chiara e del suo pensiero. Sono passati cento anni dalla sua nascita. Cento anni sono tanti. Chiara è nata nel 1920, lo stesso anno di nascita di Giovanni Paolo II, che sempre quando la vedeva la chiamava: “la mia coetanea”. Entrambi sono stati toccati dal dramma della Seconda Guerra Mondiale. A Trento Chiara lo ha sentito fortemente e ha maturato il suo Carisma – se così posso dire – nel cuore della seconda guerra mondiale, in un mondo profondamente diviso e lacerato dal dolore della guerra. Chiara, secondo me, è una figura importante anche al di fuori della Chiesa perché non è stata una figura solo interna alla Chiesa, seppure profondamente radicata nella Chiesa, in unità con essa, ma sempre protesa nel mondo. Non è stata una cristiana “di sacrestia”, ma ha amato e guardato il mondo. Chiara è stata un personaggio storico. In una storia del cristianesimo del Novecento fatta in gran parte di uomini che alle donne hanno lasciato qualche angolo di mistica o di qualche esperienza di carità, Chiara è stata una donna che ha fatto la storia a tutto tondo: mistica, carità, ma anche politica, cambiamento della vita, passione. Così io l’ho conosciuta. Aveva una grande capacità di rapporto personale, di amicizia: aveva il Carisma dell’amicizia, nessuno era uguale all’altro. Era una donna che incontrava migliaia di persone, eppure, per lei, nessuno era uguale a un altro. Aveva poi una grande capacità: quella di comunicare una passione. È stata una donna appassionata, appassionata all’unità del mondo. L’Unità è la cifra con cui capire la sua esistenza e la sua ricerca della pace, che è anche ecumenismo. Visse una profonda sensibilità ecumenica -più di tanti esperti di ecumenismo- e vorrei ricordare, a questo proposito- il suo rapporto con il Patriarca Atenagora, su cui ho anche scritto in un volume. C’è anche una lettera che ho pubblicato in cui si afferma “della signorina Chiara Lubich si dice che essendo donna e non essendo teologa si infervora facile…”, ma oggi vorrei dire che, proprio non essendo teologa ed essendo donna, Chiara aveva capito di più dei tecnici dell’ecumenismo. Unità è anche dialogo per raggiungere la pace. Chiara scrive “I figli di Dio sono i figli dell’amore, combattono con un’arma che è la vita stessa dell’uomo”. Cioè la vita come dono e, attraverso il dono della vita, si lotta per cambiare il mondo e per cambiare gli altri e realizzare questo ideale. Chiara è stata consumata dalla passione per l’ideale. E questo a me sembra un punto fondamentale su cui tornare a riflettere. Maria Voce ha accennato che siamo in un tempo di divisione. Aggiungerei che siamo anche in un tempo di piccole passioni. Chiara può essere anche molto impopolare oggi, proprio perché crediamo nelle divisioni e viviamo di piccole passioni. Ma credo che questo anno che voi dedicate, che noi dedichiamo, a ricordare e a far rivivere e incontrare Chiara Lubich è anche un anno che mette in discussione le modeste passioni e la rassegnazione a un mondo diviso. Chiara scrive “Speriamo che il Signore componga un ordine nuovo nel mondo. Egli, il solo capace di fare dell’umanità una famiglia, di coltivare quelle distinzioni tra i popoli perché nello splendore di ciascuno al servizio dell’altro riluca l’unica luce di vita che abbellendo la patria terrena fa di essa un’anticamera della patria eterna”. Penso che celebrare questo Centenario sia un servizio all’umanità e anche al pensiero un po’ inaridito del nostro tempo. Il suo coetaneo Wojtyla scriveva “il mondo soffre, soprattutto per mancanza di visione”. Credo che questo nostro mondo può rifiorire per una visione che è quella di Chiara Lubich. Una sola avvertenza: quando noi usiamo la parola celebrazione dobbiamo stare attenti. Giustamente Maria preferisce parlare di incontro. È un incontro impegnativo e questo incontro, cara Maria, deve essere anche storia. Noi dobbiamo avere il coraggio di riscrivere la storia di Chiara Lubich nel suo tempo, per capire meglio come la sua azione ha cambiato la storia. Penso ad esempio all’avventura di mandare i focolarini nell’Est europeo e come abbia contribuito così anche alla caduta del muro. Chiara non ha scelto di rifugiarsi in Occidente, accettando il muro. E quindi sono sicuro che questo anno, che si apre oggi, farà crescere la figura di Chiara in un nuovo incontro con il nostro tempo e non la farà rimpicciolire. (altro…)
4 Dic 2019 | Centro internazionale
Incontro tra la Presidenza dell’Azione Cattolica italiana e il Consiglio Generale del Movimento dei Focolari. Emerge un impegno comune per le vittime del terremoto in Albania. Nel pomeriggio del 29 novembre 2019, una cinquantina di persone, tra i membri della presidenza nazionale dell’Azione Cattolica, quelli del Consiglio Generale del Movimento ed i dirigenti dei Focolari per l’Italia, convengono al Centro Internazionale dei Focolari a Rocca di Papa. Tangibile sin dall’inizio una grande sintonia che, nell’evolversi dell’incontro, manifesta tutta la ricchezza della comunione: “È una stagione propizia, lo Spirito spinge in quella direzione”, dice Matteo Truffelli, presidente dell’Azione Cattolica Italiana (ACI). “Nello stare insieme ad altre realtà ecclesiali si sperimenta un surplus di ecclesialità” afferma Jesús Morán, copresidente del Movimento dei Focolari. In seguito ad una preghiera di Mons. Gualtiero Sigismondi, assistente ecclesiastico dell’ACI, Maria Voce, presidente dei Focolari, spiega la specifica vocazione del Movimento all’unità. Matteo Truffelli a sua volta presenta i punti focali della sua associazione: la missionarietà alla quale Papa Francesco ha invitato l’Azione Cattolica. Una sfida che si vuole cogliere con entusiasmo è quella all’universalità. A seguire le esperienze delle due organizzazioni in vari ambiti. I Focolari ripercorrono l’ispirazione di Chiara in campo interreligioso, culturale ed ecumenico. Dagli evangelici, agli ortodossi e anglicani, oggi un’iniziativa vede ingaggiati Movimenti di varie Chiese cristiane nel dare risposte concrete all’Europa nel cammino Insieme per l’Europa. Il dialogo interreligioso trova la sua chiave nella fratellanza umana. Proficui anche i rapporti con fondatori di movimenti di altre religioni. Nell’era del pluralismo la difficile sfida è gestire la diversità culturale, il rifiuto del diverso, il rischio del fondamentalismo o dell’assimilazione. Vasto il ventaglio di iniziative in ambito politico, economico, del disarmo, dell’ambiente, della scuola, ma si vuole rendere più bella anche la Chiesa. Ragazzi e giovani, tra i protagonisti delle più importanti questioni contemporanee. Interrogandosi su come concretizzare la propria esperienza di fede nella ferialità, l’Azione Cattolica ha avviato il progetto Fuori Sede per giovani, studenti o lavoratori, che debbono proseguire altrove il loro compito. Con il Pellegrinaggio Mariano si pensa anche a chi tra gli adulti ha affinità con la religiosità popolare. Infine, si collabora con il progetto Policoro della Conferenza episcopale italiana. Alla fine di questo pomeriggio di comunione Matteo Truffelli propone un’azione comune a sostegno della popolazione colpita nei giorni scorsi da un forte terremoto in Albania. Jesús Morán si fa portavoce dell’eco immediatamente positiva. Gli esperti delle due organizzazioni stanno già sviluppando un piano di azione per realizzare questa collaborazione.
Lina Ciampi
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1 Dic 2019 | Sociale
Che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno migratorio verso l’Europa? In che modo è possibile mettere l’uomo al centro, passando così da una visione puramente economica a quella umana delle migrazioni? Intervista a Pasquale Ferrara, ambasciatore italiano ad Algeri. Secondo l’UNHCR*, dal 1 gennaio al 21 ottobre 2019 sono sbarcati via mare sulle coste Europee di Italia, Malta, Cipro, Spagna e Grecia 75.522 migranti. A questi si aggiungono i 16.322 arrivati via terra in Grecia e Spagna per un totale di 91.844 persone, di cui 9.270 in Italia, 2.738 a Malta, 1.183 a Cipro, 25.191 in Spagna, 53.462 in Grecia. Dati che seguono un trend in calo e archiviano la fase d’emergenza, ma non bastano all’Europa per avviare un dialogo allargato e costruttivo sul tema: la prospettiva della creazione di un sistema europeo di gestione dei flussi resta assai remota, e in generale il confronto a livello istituzionale non tiene conto della prospettiva dei paesi africani. Ad Algeri abbiamo raggiunto l’Ambasciatore italiano, Pasquale Ferrara: Ambasciatore, che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno delle migrazioni verso l’Europa? Visto dall’Africa si tratta di un fenomeno storico e strutturale, soprattutto infra-africano, perché la stragrande maggioranza dei movimenti di migranti e rifugiati avviene tra paesi africani: oltre 20 milioni di persone vivono in un paese diverso da quello di origine. Altra cosa è la migrazione verso l’Europa, che teme un afflusso incontrollato. Qui il quadro entro cui leggere il fenomeno è solo parzialmente quello del differenziale di sviluppo. In Europa spesso si fa la distinzione fra rifugiati politici e migranti economici. Ma spesso i migranti economici africani sono il risultato di una pessima gestione politica degli stati, perché c’è un problema di governance, di appropriazione delle risorse da parte di oligarchie, di inclusione sociale. Quindi in qualche modo anch’essi sono qualificabili come rifugiati politici. Al di là delle migrazioni irregolari, per ciò che riguarda l’Africa del nord, bisognerebbe ripristinare nel Mediterraneo quella mobilità circolare delle popolazioni che nella storia si è sempre osservata. Significa per esempio la possibilità di venire in Europa per un periodo di studio o lavoro, per poi tornare nel paese di origine. Al momento questi spostamenti sono subordinati alla concessione del visto, che però è molto difficile ottenere per via dei molti e necessari controlli. Per molti rappresenta un dramma, per cui la tentazione di chi riceve il visto, anche se si tratta di persone di buone intenzioni, è spesso quella di non tornare nel paese di origine. Il visto va mantenuto, ma, nell’ottica di favorire la mobilità circolare, è necessario pensare ad un sistema più strutturato. C’è poi un altro fattore che dà impulso alla migrazione, ed è la differenza nella qualità dei servizi che una società offre: quelli sanitari e quelli previdenziali in genere, la cui scarsa disponibilità e qualità influisce anch’essa, assieme ad altri fattori come la violenza endemica, sul senso di sicurezza, o quelli scolastici per cui anche chi non è in una situazione di miseria assoluta tenta di approdare in Europa per dare un’educazione migliore ai figli. Quindi dovremmo investire di più nella formazione delle classi dirigenti, dei professionisti, degli educatori. Ad Algeri, pur con numeri ridotti, stiamo cercando di farlo, aumentando le borse di studio per i giovani algerini che vanno in Italia a studiare musica, arte, restauro, come investimento per il loro futuro professionale. C’è una responsabilità dell’Occidente nell’impoverimento dei Paesi africani? “Sarei molto prudente. Questa è una narrazione che fa comodo a certe oligarchie afro-africane per scaricare le proprie responsabilità anche rispetto ad una governance che è dubbia nella sua legittimazione e nei suoi risultati. Il periodo coloniale ha segnato molto l’Africa e le responsabilità passate dell’Occidente sono accertate, ma dalla decolonizzazione sono trascorsi almeno 50 anni ed è difficile imputare all’Occidente le problematiche delle società africane di oggi. La qualità della governance ha un grande peso. Piuttosto oggi in Africa c’è una presenza forte della Cina con programmi legati alle risorse naturali e minerali in quasi tutti i paesi. La Cina considera l’Africa un grande mercato, ma lo scambio è asimmetrico a favore di Pechino. Tuttavia, per compensare questo squilibrio la Cina realizza a proprie spese opere infrastrutturali, stadi, teatri, centri culturali per miliardi di dollari. Nella gestione del fenomeno l’Europa fa passi incerti. Mancano politiche comunitarie e sembra che il principio di responsabilità condivisa non scaldi i cuori in Europa.. La scelta della solidarietà non può dipendere dalla buona volontà dei singoli governi e dal variare degli orientamenti degli stessi. La questione migratoria deve diventare una competenza esclusiva dell’Unione europea in quanto tale, come avviene per le politiche commerciali per le quali gli stati dell’UE hanno dato a Bruxelles la responsabilità esclusiva di negoziare accordi con paesi extraeuropei. Oggi invece da un lato, per una questione di sovranità nazionale, gli stati vogliono mantenere il controllo sulle migrazioni e sulle frontiere, ed è comprensibile. Dall’altro accusano di inerzia l’Europa a cui però non danno le competenze necessarie per operare efficacemente. Ma passare a questa dimensione decisiva mi sembra improbabile ora, considerando la resistenza che questo tema incontra rispetto alle politiche interne. * https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean Fine 1° PARTE
A cura di Claudia Di Lorenzi
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29 Nov 2019 | Focolari nel Mondo
La comunità locale dei Focolari e il Coordinamento Emergenze del Movimento, insieme con la Caritas e altre famiglie religiose, sono al lavoro per aiutare le persone colpite dal sisma. Nella notte tra il 25 e il 26 novembre scorsi, un forte terremoto ha colpito la costa settentrionale dell’Albania, nell’area della città di Durazzo. Ad oggi si contano almeno 47 morti, 600 feriti e migliaia di sfollati, ma sembrano essere molte le persone ancora sotto le macerie. Il sisma ha prodotto danni enormi, edifici crollati e centinaia di persone senza tetto, ed è stato avvertito in altre zone dell’Albania e della costa adriatica. La comunità locale dei Focolari è impegnata insieme alla Caritas Albania, alle Caritas diocesane, alle parrocchie e ad altre famiglie religiose nel mappare il territorio per censire case, scuole, chiese ed edifici danneggiati, e nel pianificare interventi coordinati. “Siamo insieme con la Caritas e le altre realtà e, come sempre, operiamo insieme” fanno sapere da Tirana. Una particolare attenzione è dedicata ai villaggi e alle aree lontane dai più grandi centri urbani – sconosciute ai media – che pure hanno subito danni significativi. “Creare ponti, favorire canali di comunicazione, mettere in rete esigenze e risorse – sottolineano – è una priorità condivisa”. Forme di sostegno concreto da parte del Movimento dei Focolari si attuano nel dare accoglienza alle famiglie e alle persone che non possono rientrare nelle loro case danneggiate, offrendo alloggio presso abitazioni di altre famiglie in zone non colpite dal sisma. Si offre anche la possibilità di effettuare una stima tecnica dei danni subiti. La presenza dei Focolari è tangibile poi nel prestare assistenza psicologica alle vittime del terremoto, che risentono anche dello stato di allerta continuo dovuto al perdurare delle scosse. Solidarietà è stata manifestata dai centri dei focolari in Macedonia e anche i giovani del Movimento si stanno attivando per portare aiuto. C’è la chiara consapevolezza che uno sforzo corale di coordinamento è la priorità di questi primi giorni di emergenza, mentre nei mesi futuri seguirà l’esigenza di strutturare un piano di ricostruzione. Anche Papa Francesco ha inteso esprimere la sua vicinanza spirituale e il suo paterno sostegno nei confronti delle persone e dei territori colpiti: “Sono vicino alle vittime, prego per i morti, per i feriti, per le famiglie – ha detto all’Udienza generale di mercoledì 27 novembre – Che il Signore benedica questo popolo a cui voglio tanto bene”. ________________________________________ Per chi vuole collaborare, sono stati attivati i seguenti conti correnti: Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU) IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2T presso Banca Popolare Etica Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN) IBAN: IT11G0306909606100000001060 Codice SWIFT/BIC: BCITITMM presso Banca Intesa San Paolo CAUSALE : Emergenza terremoto in Albania ——————————————————- I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti. (altro…)
28 Nov 2019 | Chiara Lubich
All’insegna del motto “Celebrare per incontrare” è stata annunciata alla stampa l’apertura del centenario di Chiara Lubich il prossimo 7 dicembre. Si parte da Trento, con l’inaugurazione della mostra internazionale “Chiara Lubich città mondo”.

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“Chiara è viva. È viva nello spirito che Lei ci ha donato, nell’Opera che ha fondato e nella quantità innumerevole dei suoi seguaci, sparsi in tutti i punti della terra”. E’ con queste parole che la presidente dei Focolari, Maria Voce, ha riassunto lo spirito con cui il movimento nel mondo si prepara a vivere il 2020, anno in cui si celebreranno i 100 anni dalla nascita della sua fondatrice. Chiara Lubich è nata il 22 gennaio 1920 a Trento, città “pilota” che ospiterà molti degli eventi del centenario, tra cui quello che lo apre ufficialmente, il 7 dicembre prossimo con una mostra internazionale alle Gallerie di Piedicastello. Data dal forte valore simbolico, perché era il 7 dicembre 1943, in pieno secondo conflitto mondiale, quando Chiara si consacrò a Dio, dando di fatto inizio alla “divina avventura” della sua vita e di quella di milioni di persone nel mondo. Durante la conferenza stampa che si è tenuta il 18 novembre scorso presso la sede romana della Sala Stampa Estera, la Presidente ha spiegato che l’intento dell’anno celebrativo – che ha come motto “Celebrare per incontrare – non è quello di ricordare Chiara, ma quello di “incontrarla” nelle sue opere, nelle testimonianze di chi le è stato accanto, nella vita degli appartenenti al Movimento, e nel suo “messaggio di fraternità, unità e comunione”. Un messaggio che lei ha “vissuto in prima persona” allacciando rapporti “con le persone più varie per cultura, religione, etnia”, perché convinta “che Dio è Padre di tutti e quindi che tutti sono fratelli”. Un messaggio di fraternità universale che risulta oggi più che mai attuale “per tutte le correnti di particolarismi e divisioni, per i muri che si ergono, le frontiere che si cerca di costruire e che noi invece cerchiamo di abbattere e siamo convinti che si possano abbattere”. “L’avventura di mandare i focolarini nell’est europeo è stato un contributo alla caduta del muro” ha spiegato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio – mentre si ricorda il 30ennale dalla caduta del muro di Berlino – che a Chiara fu legato da una profonda amicizia spirituale. Per Riccardi, Chiara è un “personaggio storico” dal profilo inedito: “in una storia del Cristianesimo del ‘900 fatta in gran parte di uomini” e che “alle donne ha lasciato qualche angolo di mistica o qualche esperienza di carità, Chiara è stata una donna che ha fatto la storia a tutto tondo: mistica, carità, ma anche politica, cambiamento di vita, passione”. “L’Unità è la cifra con cui capire la sua esistenza, la sua ricerca della pace che è ecumenismo” ha aggiunto ricordando il suo rapporto con il Patriarca Ecumenico Atenagoras, per poi affermare che, proprio in quanto donna e pur non essendo teologa, Chiara “aveva capito di più dei tecnici dell’ecumenismo”. In questo mondo di divisioni e piccole passioni, che “soffre soprattutto per mancanza di visione” ha affermato citando San Giovanni Paolo II, “Chiara può essere molto impopolare” ma proprio la sua visione può far “rifiorire” l’umanità. Il valore profetico del messaggio della Lubich è stato messo in luce da Maurizio Gentilini, storico e ricercatore, autore della biografia “Chiara Lubich, la via dell’unità fra storia e profezia”, di prossima pubblicazione per Città Nuova. Rispetto alle acquisizioni del Magistero della Chiesa – ha osservato – Chiara si pone “in profonda sintonia, con 20 anni di anticipo, con quelle che saranno le intuizioni e lo spirito del Concilio Vaticano II”. Inoltre, “dopo secoli di ermeneutiche astratte, Chiara sembra dare alla trinità un valore empirico perché afferma che noi siamo fatti di relazione” e “Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, che ci ha creato a propria immagine, ha impresso in noi questo desiderio di comunione”. Nell’epoca dell’individualismo e gli scontri di civiltà, Ella fa proprio questo desiderio e “lo traduce nella necessità del dialogo, che diventa la via privilegiata per contribuire a comporre nella fraternità la famiglia umana”. Nell’analisi di Gentilini, la Lubich si fa anticipatrice della necessità di una Chiesa in uscita, che troverà “forte stimolo nell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco”, e propone il “criterio dell’amore e della misericordia” come guida all’applicazione di ogni legge, che sarà poi “il sunto dell’Amoris Laetitia”. 
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Proprio la Mostra che darà avvio a Trento al ricco calendario di eventi nei cinque continenti – promossa dalla Fondazione Museo Storico del Trentino e dal Centro Chiara Lubich – nel suo titolo “Chiara Lubich, Città Mondo” racconta la nascita e la diffusione del messaggio di fratellanza universale di Chiara, che supera i confini di quella prima città per propagarsi nel mondo e raggiungere altre culture, religioni, sensibilità, ma anche quelli del tempo presente, per proiettarsi nel futuro con rinnovata intensità. La scelta del luogo, del resto, è peculiare, spiega Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione: si tratta di due gallerie dismesse fatte di asfalto e cemento armato, costruite nel cuore del quartiere a dividere la piazza dalla cattedrale. L’incontro di questo “luogo di periferia” con Chiara Lubich e il suo messaggio di unità “è formidabile”. Sul sito www.centrochiaralubich.org i dettagli della Mostra e dei prossimi eventi.
Claudia Di Lorenzi
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27 Nov 2019 | Chiara Lubich
Edita da Città Nuova s’intitola “Chiara Lubich. La via dell’unità tra storia e profezia” e sarà presentata – per ora in italiano – in anteprima il 30 novembre prossimo a Roma, presso l’Auditorium del Policlinico Gemelli.
S’intitola “Chiara Lubich. La via dell’unità tra storia e profezia” e l’autore è lo storico italiano Maurizio Gentilini. Si tratta dell’ultima biografia scritta sulla fondatrice dei Focolari alla vigilia dei cento anni dalla sua nascita. Sono in programma traduzioni in inglese, spagnolo e coreano. Per chi vive a Roma o dintorni sarà possibile incontrare l’autore il 30 novembre prossimo, presso l’auditorium del policlinico Gemelli alle 16.30. Si tratta di una delle pubblicazioni che l’Editrice Città Nuova ha messo in cantiere per questo centenario, che prende il via il 7 dicembre prossimo; data simbolica perché quel giorno del 1943 Chiara si è consacrata a Dio dando così inizio all’avventura dei Focolari. Il volume rappresenta un tentativo di lettura del percorso biografico della fondatrice del Movimento dei Focolari, a cento anni dalla nascita e a dodici dalla scomparsa. Nasce con un intento e un taglio divulgativo, ma intende anche favorire l’approfondimento di singoli aspetti e grandi tematiche legate alla figura di Chiara e dei Focolari (i laici nella Chiesa, il Vaticano II, la mondialità, l’ecumenismo, la pace …). Vuole offrire una lettura del personaggio calato nei contesti storici che ha attraversato nel corso della sua lunga e complessa esistenza, contribuendo ad arricchire un’offerta editoriale già ampia, ma forse un po’ carente di contributi composti con queste caratteristiche. L’autore, che ama definirsi un “battezzato semplice”, cerca di leggere le vicende che prova a narrare con un costante riferimento alle fonti, con l’applicazione del metodo storico-critico e con la propria sensibilità di credente, nonché con la chiave ermeneutica che trova la sua sintesi nel rapporto tra spiritualità e azione, tra storia e profezia.
Stefania Tanesini
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25 Nov 2019 | Ecumenismo
Un anniversario importante festeggiato con un incontro nella cittadella ecumenica di Ottmaring e suggellato con una cerimonia nel Municipio di Augsburg (Germania). Un rinnovato impegno ad essere ambasciatori di riconciliazione e segni di speranza nelle diverse Chiese e nella società.

Foto: © Ursula Haaf
Più di 300 membri della rete “Insieme per l’Europa” (IpE) di 55 Movimenti e comunità da 25 Paesi si sono riuniti dal 7 al 9 novembre nella cittadella internazionale dei Focolari di Ottmaring e nella città di Augsburg in Germania. Un appuntamento che quest’anno ha ricordato anche i 20 anni di vita di “Insieme per l’Europa”. Era il 31 ottobre 1999, in occasione della solenne firma della “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione” avvenuta nella Chiesa di S. Anna ad Augsburg, quando un gruppo di responsabili di vari gruppi cristiani di diverse confessioni si riunì ad Ottmaring prendendo coscienza della responsabilità comune per una convivenza ecumenica in Europa. Dopo che i rappresentanti della Federazione mondiale luterana e della Chiesa cattolica avevano suggellato con un documento comune che le secolari condanne dottrinali non erano più valide, i rappresentanti dei carismi delle diverse confessioni decisero di conoscersi meglio e lavorare per conciliare le diversità nelle loro Chiese, nella società e in politica. Con questo impegno dettero vita a “Insieme per l’Europa”. Una piccola pianticella oggi diventata un’iniziativa europea, alla quale si sono aggiunte negli anni più di 300 comunità, movimenti e ministeri. “Così tanti Paesi come questa volta non sono mai stati rappresentati ai nostri incontri annuali – ha costatato uno dei rappresentanti del gruppo degli amici della rete di “Insieme per l’Europa “ presente quest’anno – e a 20 anni dalla sua nascita sono nati tanti rapporti profondi anche tra persone di nazioni diverse. I rappresentanti delle Chiese come e anche i politici apprezzano il nostro contributo”, 
Foto: © Ursula Haaf
Lo testimonia anche la grande stima che l’iniziativa di “Insieme per l’Europa” gode ormai ad Augsburg. La città ha infatti invitato i rappresentanti dell’Europa presenti all’incontro ad un ricevimento nella “Sala d’oro” del Municipio e il sindaco, Stefan Kiefer, ricevendoli ha sottolineato nel suo discorso i numerosi punti di contatto e gli obiettivi comuni che la rete ha con la città. In occasione del suo giubileo, la città aveva messo a disposizione per l’incontro il Municipio, esprimendo così apprezzamento e gratitudine. Allo stesso tempo, la presenza di autorità civili e religiose ha dimostrato che la rete svolge un’importante funzione di “ponte” nelle Chiese e nella società. “Dobbiamo diventare cittadini attivi, avere il coraggio di difendere i deboli, alzare la voce per la giustizia”, è stato l’invito del senatore ceco Pavel Fischer. La commovente conclusione con una preghiera ecumenica nella chiesa luterana di Sant’Anna e una processione di luci sul piazzale antistante alla chiesa, ha ricordato a molti le forze pacifiche che proprio lo stesso giorno 30 anni fa avevano portato alla caduta del muro di Berlino e ad una nuova era in un’Europa unita. Gerhard Proß, moderatore dell’iniziativa, ha visto un “filo d’oro” che lega questi eventi e una missione per il futuro: “In tempi di allontanamento e tendenze alla demarcazione vogliamo essere con “Insieme per l’Europa” un segno profetico per una convivenza e una collaborazione credibile in Europa”. https://www.together4europe.org/
Andrea Fleming
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24 Nov 2019 | Ecumenismo
“In un mondo diviso, uniti in Cristo” è il titolo dell’annuale incontro tenutosi dal 21 al 25 ottobre scorsi, che da trentotto anni raccoglie Vescovi di varie Chiese. Un appuntamento ecumenico che tanti hanno definito storico per la terra d’Irlanda. “È davvero profetico che Belfast abbia ospitato questo evento ecumenico internazionale con riflessioni di grande speranza, pur in mezzo a tanta divisione. Lo Spirito Santo soffia!”. È Darren O’Reilly, co-responsabile della comunità Koinonia che ha sede a Belfast, l’autore di questo tweet che ben riassume il cuore – ma anche l’eccezionalità – di quanto è successo dal 21 al 25 ottobre scorsi in Irlanda del Nord, in occasione del trentottesimo appuntamento dei Vescovi di diverse Chiese amici dei Focolari. Focus di questa edizione è stata la condivisione di riflessioni e testimonianze sulla sfida dell’unità in Cristo, in un mondo diviso come quello attuale.
Questi incontri, promossi dai Focolari, offrono ai Vescovi uno spazio di dialogo e di condivisione attorno alla spiritualità dell’unità. Per questa edizione i 30 Vescovi appartenenti a 18 Chiese, arrivati da 14 Paesi, si sono incontrati nelle città di Larne e Belfast, scegliendo come ogni anno, per il loro convegno annuale, un luogo simbolo. Quest’anno un luogo dove i Vescovi hanno potuto constatare il “peace process”, cioè l’impegno per la riconciliazione in una società divisa. I partecipanti hanno potuto conoscere la storia e l’attuale cammino ecumenico dell’Irlanda restando molto ammirati da rapporti costruttivi e con notevoli frutti. Il Vescovo anglicano Trevor Williams della Chiesa d’Irlanda, che ha offerto un apprezzato intervento sulla storia del cristianesimo in Irlanda, commentava: “È stato incoraggiante sentire la preoccupazione dei Vescovi per i nostri ‘affari incompiuti’ di costruzione della pace e la loro gioia di assistere a tante attività intraprese da cristiani di diverse tradizioni per sanare il divario”. Anche il Vescovo del luogo Noel Treanor di Down e Connor, ha dato un importante contributo per tracciare il panorama ecclesiale, sociale e politico. A Belfast i Vescovi hanno visitato luoghi significativi per la riconciliazione e la pace come il Centro metodista in Belfast Est dove li ha accolti il pastore Brian Anderson che è anche il Presidente del Consiglio delle Chiese d’Irlanda, ed hanno partecipato ai servizi liturgici nelle chiese presbiteriana, anglicana e cattolica. E nella Chiesa cattolica di San Patrizio, davanti ai fedeli, i Vescovi hanno dato testimonianza di come vivono il “Comandamento nuovo” di Gesù, rinnovando un “patto”, un solenne l’impegno ad amare la Chiesa altrui come la propria. Questo patto è, ogni volta, uno dei momenti più alti di questi appuntamenti.
Ma sarà il pomeriggio aperto del 23 ottobre nella sessione tenutasi a Larne a restare nel cuore di molti: un momento definito “storico”. Un pomeriggio che il Vescovo cattolico di Limerick, Brendan Leahy, ha così descritto: “E’ stata come l’esperienza dei discepoli sulla strada di Emmaus che hanno visto i loro cuori bruciare mentre Gesù tra loro spiegava e parlava con loro”. Vi hanno partecipato oltre un centinaio di persone da tutta l’Irlanda, da molte Chiese (Apostolica Armena, la Chiesa d’Irlanda (anglicana), Ortodossa (Patriarcato di Antiochia), Presbiteriana, Cattolica, Metodista, Moraviana, Luterana e Siro Ortodossa). Presenti il Presidente della Chiesa metodista in Irlanda e il rappresentante del Moderatore della Chiesa Presbiteriana in Irlanda, rappresentanti del Consiglio irlandese delle Chiese, del Comitato delle Chiese in Irlanda, del Consiglio delle Chiese di Dublino, oltre a diversi movimenti e gruppi. Questo appuntamento con la partecipazione di Vescovi di varie Chiese ha messo in luce i frutti del “dialogo della vita” che Chiara Lubich ha sempre incoraggiato a vivere: un dialogo fatto dal popolo che include anche i suoi pastori; un popolo unito in Cristo per l’amore vissuto da tutti. Un esempio è stata la testimonianza di vera amicizia in Cristo e di collaborazione dei due Arcivescovi di Armagh, Eamon Martin, cattolico e Richard Clarke, anglicano, entrambi primati di tutta l’Irlanda. Un “dialogo della vita” che, in Irlanda, si concretizza anche in impegno per le sfide e le ferite sociali e civili, come l’adesione ad “Embrace Northern Ireland” che si occupa di accoglienza ai rifugiati; l’organizzazione al “Four Corners Festival” (“Il Festival dei 4 angoli”) che sostiene l’incontro e l’amicizia oltre le barriere geografiche e settarie ancora presenti a Belfast; la partecipazione agli incontri del Consiglio delle Chiese di Dublino al quale collaborano 14 Chiese. Il pastore Ken Newell, già moderatore della Chiesa presbiteriana in Irlanda, ha descritto l’evento come una “nuova Pentecoste, in cui i cristiani di diverse Chiese di tutto il mondo erano uniti nello Spirito, dove si sentiva l’unità della Chiesa per il benessere del mondo”.
Stefania Tanesini
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