25 Nov 2019 | Ecumenismo
Un anniversario importante festeggiato con un incontro nella cittadella ecumenica di Ottmaring e suggellato con una cerimonia nel Municipio di Augsburg (Germania). Un rinnovato impegno ad essere ambasciatori di riconciliazione e segni di speranza nelle diverse Chiese e nella società.

Foto: © Ursula Haaf
Più di 300 membri della rete “Insieme per l’Europa” (IpE) di 55 Movimenti e comunità da 25 Paesi si sono riuniti dal 7 al 9 novembre nella cittadella internazionale dei Focolari di Ottmaring e nella città di Augsburg in Germania. Un appuntamento che quest’anno ha ricordato anche i 20 anni di vita di “Insieme per l’Europa”. Era il 31 ottobre 1999, in occasione della solenne firma della “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione” avvenuta nella Chiesa di S. Anna ad Augsburg, quando un gruppo di responsabili di vari gruppi cristiani di diverse confessioni si riunì ad Ottmaring prendendo coscienza della responsabilità comune per una convivenza ecumenica in Europa. Dopo che i rappresentanti della Federazione mondiale luterana e della Chiesa cattolica avevano suggellato con un documento comune che le secolari condanne dottrinali non erano più valide, i rappresentanti dei carismi delle diverse confessioni decisero di conoscersi meglio e lavorare per conciliare le diversità nelle loro Chiese, nella società e in politica. Con questo impegno dettero vita a “Insieme per l’Europa”. Una piccola pianticella oggi diventata un’iniziativa europea, alla quale si sono aggiunte negli anni più di 300 comunità, movimenti e ministeri. “Così tanti Paesi come questa volta non sono mai stati rappresentati ai nostri incontri annuali – ha costatato uno dei rappresentanti del gruppo degli amici della rete di “Insieme per l’Europa “ presente quest’anno – e a 20 anni dalla sua nascita sono nati tanti rapporti profondi anche tra persone di nazioni diverse. I rappresentanti delle Chiese come e anche i politici apprezzano il nostro contributo”, 
Foto: © Ursula Haaf
Lo testimonia anche la grande stima che l’iniziativa di “Insieme per l’Europa” gode ormai ad Augsburg. La città ha infatti invitato i rappresentanti dell’Europa presenti all’incontro ad un ricevimento nella “Sala d’oro” del Municipio e il sindaco, Stefan Kiefer, ricevendoli ha sottolineato nel suo discorso i numerosi punti di contatto e gli obiettivi comuni che la rete ha con la città. In occasione del suo giubileo, la città aveva messo a disposizione per l’incontro il Municipio, esprimendo così apprezzamento e gratitudine. Allo stesso tempo, la presenza di autorità civili e religiose ha dimostrato che la rete svolge un’importante funzione di “ponte” nelle Chiese e nella società. “Dobbiamo diventare cittadini attivi, avere il coraggio di difendere i deboli, alzare la voce per la giustizia”, è stato l’invito del senatore ceco Pavel Fischer. La commovente conclusione con una preghiera ecumenica nella chiesa luterana di Sant’Anna e una processione di luci sul piazzale antistante alla chiesa, ha ricordato a molti le forze pacifiche che proprio lo stesso giorno 30 anni fa avevano portato alla caduta del muro di Berlino e ad una nuova era in un’Europa unita. Gerhard Proß, moderatore dell’iniziativa, ha visto un “filo d’oro” che lega questi eventi e una missione per il futuro: “In tempi di allontanamento e tendenze alla demarcazione vogliamo essere con “Insieme per l’Europa” un segno profetico per una convivenza e una collaborazione credibile in Europa”. https://www.together4europe.org/
Andrea Fleming
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24 Nov 2019 | Ecumenismo
“In un mondo diviso, uniti in Cristo” è il titolo dell’annuale incontro tenutosi dal 21 al 25 ottobre scorsi, che da trentotto anni raccoglie Vescovi di varie Chiese. Un appuntamento ecumenico che tanti hanno definito storico per la terra d’Irlanda. “È davvero profetico che Belfast abbia ospitato questo evento ecumenico internazionale con riflessioni di grande speranza, pur in mezzo a tanta divisione. Lo Spirito Santo soffia!”. È Darren O’Reilly, co-responsabile della comunità Koinonia che ha sede a Belfast, l’autore di questo tweet che ben riassume il cuore – ma anche l’eccezionalità – di quanto è successo dal 21 al 25 ottobre scorsi in Irlanda del Nord, in occasione del trentottesimo appuntamento dei Vescovi di diverse Chiese amici dei Focolari. Focus di questa edizione è stata la condivisione di riflessioni e testimonianze sulla sfida dell’unità in Cristo, in un mondo diviso come quello attuale.
Questi incontri, promossi dai Focolari, offrono ai Vescovi uno spazio di dialogo e di condivisione attorno alla spiritualità dell’unità. Per questa edizione i 30 Vescovi appartenenti a 18 Chiese, arrivati da 14 Paesi, si sono incontrati nelle città di Larne e Belfast, scegliendo come ogni anno, per il loro convegno annuale, un luogo simbolo. Quest’anno un luogo dove i Vescovi hanno potuto constatare il “peace process”, cioè l’impegno per la riconciliazione in una società divisa. I partecipanti hanno potuto conoscere la storia e l’attuale cammino ecumenico dell’Irlanda restando molto ammirati da rapporti costruttivi e con notevoli frutti. Il Vescovo anglicano Trevor Williams della Chiesa d’Irlanda, che ha offerto un apprezzato intervento sulla storia del cristianesimo in Irlanda, commentava: “È stato incoraggiante sentire la preoccupazione dei Vescovi per i nostri ‘affari incompiuti’ di costruzione della pace e la loro gioia di assistere a tante attività intraprese da cristiani di diverse tradizioni per sanare il divario”. Anche il Vescovo del luogo Noel Treanor di Down e Connor, ha dato un importante contributo per tracciare il panorama ecclesiale, sociale e politico. A Belfast i Vescovi hanno visitato luoghi significativi per la riconciliazione e la pace come il Centro metodista in Belfast Est dove li ha accolti il pastore Brian Anderson che è anche il Presidente del Consiglio delle Chiese d’Irlanda, ed hanno partecipato ai servizi liturgici nelle chiese presbiteriana, anglicana e cattolica. E nella Chiesa cattolica di San Patrizio, davanti ai fedeli, i Vescovi hanno dato testimonianza di come vivono il “Comandamento nuovo” di Gesù, rinnovando un “patto”, un solenne l’impegno ad amare la Chiesa altrui come la propria. Questo patto è, ogni volta, uno dei momenti più alti di questi appuntamenti.
Ma sarà il pomeriggio aperto del 23 ottobre nella sessione tenutasi a Larne a restare nel cuore di molti: un momento definito “storico”. Un pomeriggio che il Vescovo cattolico di Limerick, Brendan Leahy, ha così descritto: “E’ stata come l’esperienza dei discepoli sulla strada di Emmaus che hanno visto i loro cuori bruciare mentre Gesù tra loro spiegava e parlava con loro”. Vi hanno partecipato oltre un centinaio di persone da tutta l’Irlanda, da molte Chiese (Apostolica Armena, la Chiesa d’Irlanda (anglicana), Ortodossa (Patriarcato di Antiochia), Presbiteriana, Cattolica, Metodista, Moraviana, Luterana e Siro Ortodossa). Presenti il Presidente della Chiesa metodista in Irlanda e il rappresentante del Moderatore della Chiesa Presbiteriana in Irlanda, rappresentanti del Consiglio irlandese delle Chiese, del Comitato delle Chiese in Irlanda, del Consiglio delle Chiese di Dublino, oltre a diversi movimenti e gruppi. Questo appuntamento con la partecipazione di Vescovi di varie Chiese ha messo in luce i frutti del “dialogo della vita” che Chiara Lubich ha sempre incoraggiato a vivere: un dialogo fatto dal popolo che include anche i suoi pastori; un popolo unito in Cristo per l’amore vissuto da tutti. Un esempio è stata la testimonianza di vera amicizia in Cristo e di collaborazione dei due Arcivescovi di Armagh, Eamon Martin, cattolico e Richard Clarke, anglicano, entrambi primati di tutta l’Irlanda. Un “dialogo della vita” che, in Irlanda, si concretizza anche in impegno per le sfide e le ferite sociali e civili, come l’adesione ad “Embrace Northern Ireland” che si occupa di accoglienza ai rifugiati; l’organizzazione al “Four Corners Festival” (“Il Festival dei 4 angoli”) che sostiene l’incontro e l’amicizia oltre le barriere geografiche e settarie ancora presenti a Belfast; la partecipazione agli incontri del Consiglio delle Chiese di Dublino al quale collaborano 14 Chiese. Il pastore Ken Newell, già moderatore della Chiesa presbiteriana in Irlanda, ha descritto l’evento come una “nuova Pentecoste, in cui i cristiani di diverse Chiese di tutto il mondo erano uniti nello Spirito, dove si sentiva l’unità della Chiesa per il benessere del mondo”.
Stefania Tanesini
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21 Nov 2019 | Testimonianze di Vita
“Per amare cristianamente occorre “farsi uno” con ogni fratello […]: entrare il più profondamente possibile nell’animo dell’altro; capire veramente i suoi problemi, le sue esigenze; condividere le sue sofferenze, le sue gioie; chinarsi sul fratello; farsi in certo modo lui, farsi l’altro. Questo è il cristianesimo, Gesù si è fatto uomo, si è fatto noi per far noi Dio; in tale maniera il prossimo si sente compreso, sollevato” . (Chiara Lubich) Alunno da bocciare Una collega mi confida preoccupata che un alunno, che anch’io conosco per altre materie, è da proporre per la bocciatura. Le chiedo se ci sono materie dove lui va bene: “Non sarebbe da aiutare e sostenere?”. La collega cambia tono: “Beh, in realtà in alcune è addirittura bravo”. Insieme, riflettiamo su come e cosa fare. Poi invitiamo l’alunno per un colloquio e gli prospettiamo la situazione. Nel giro di poche settimane le cose cambiano in modo impensato. Trovandomi un giorno con la stessa collega, mi confida: “Questa storia mi ha fatto bene anche con i figli. Ero tremendamente arrabbiata col maggiore che perde tempo con la chitarra e trascura tutto il resto. Dopo questo impegno con l’alunno, ho cominciato a incoraggiarlo. Mi ha cantato due poesie che lui aveva musicato: una sorpresa non solo per me, ma anche per mio marito. I fratelli invece, complici, sapevano del suo talento. Fai qualcosa per qualcuno e il tuo cuore si apre e vedi quello che non vedevi”. (C.A. – Polonia) Moglie e suocera Un amico mi confidò il dolore di non riuscire a mettere armonia tra la moglie e la suocera: litigi e risentimenti mettevano il malumore in famiglia e i figli ne risentivano. Lo ascoltai a lungo. Riuscii soltanto a dirgli di non schierarsi, ma di ascoltare sia l’una che l’altra. Poi a casa essere vicini a quella famiglia in difficoltà con qualche dolce e altre attenzioni. Dopo un po’ di tempo l’amico mi venne a trovare sul posto di lavoro. Tutto si era risolto nel modo più impensato. “È stato il tuo ascolto che mi ha dato la forza per fare lo stesso”. (J.F. – Corea) Dono chiama dono Avevo offerto a un barbone una bottiglia che riempivo d’acqua e portavo sempre con me in macchina. Un giorno, preso dalla sete, mi sono fermato a una fontana, ma non era facile bere: sarebbe stata necessaria una bottiglia per attingere ed io me ne ero privato. Stavo quasi per andar via quando un vecchietto che stava caricando in macchina alcune bottiglie mi ha chiesto se avessi sete. “Sì, ma come vede, non ho come attingere l’acqua”. A questo punto augurandomi felicità, mi ha dato una bottiglia delle sue che stava giusta posto in macchina ed ora mi riempie ottimismo, perché mi ricorda che dono chiama dono. (R.A. – Albania) La forza di un’amicizia Trovandomi un giorno con un’amica della parrocchia, mi sento dire che avrei dovuto dedicarmi di più alla mia famiglia. Cosa poteva saperne lei che non era neanche sposata? Ad ogni modo quella frase mi ha turbata e non mi ha lasciata tranquilla. Mi sono analizzata sul rapporto che avevo con i miei quattro figli. Mi sembrava tutto a posto, ma … con M. qualcosa non andava. Mentre era in camera ad ascoltare musica, con una scusa qualsiasi sono andata da lui e gli ho chiesto il parere su una certa faccenda. Lui dopo un po’ è scoppiato a piangere. Strano per me, conoscendolo come un ragazzo forte e sicuro. Ma dopo un po’ è arrivato al nocciolo: aveva avuto una grande delusione con la ragazza e non gli era stata lontana l’idea del suicidio. Sono rimasta di pietra. L’amica mi aveva aperto gli occhi. Questa “attenzione” l’ho rivolta anche agli altri figli. Credevo di essere una madre perfetta, avevo assicurato tutto, ma mancava qualcosa: mancava un amore attuale, pronto agli imprevisti. (F.G. – Filippine)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno V, n.6,novembre-dicembre 2019)
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18 Nov 2019 | Ecumenismo
Il contributo del Movimento dei Focolari al dialogo fra le Chiese cristiane. L’intervento di Maria Voce all’Angelicum, a Roma, a 25 anni dall’Enciclica Ut unum sint “Tutto muove dalla scoperta che Dio è Amore”. Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, individua così il punto di partenza del percorso che ha portato alla progressiva intuizione e definizione della spiritualità dell’unità, che anima il Movimento fondato da Chiara Lubich.
Nel suo intervento all’Università San Tommaso d’Aquino, in Roma, nell’ambito di un ciclo di conferenze dedicato ai 25 anni dall’Enciclica Ut unum sint, la Presidente dei Focolari evidenzia il contributo che il carisma donato da Dio a Chiara Lubich, e la spiritualità di comunione che ne è scaturita, offrono al cammino di unità fra le Chiese cristiane. I cardini di questa spiritualità individuano i passi della strada che porta all’unità della famiglia umana. A realizzare la preghiera di Gesù sulla Croce «…che tutti siano uno», “che è divenuta lo scopo del Movimento dei Focolari”. La scoperta dell’Amore di Dio che è Padre suscita la consapevolezza che siamo tutti fratelli. E dunque, spiegava Chiara Lubich, «Amare Dio come figli significava amare i fratelli» . Deriva da ciò – afferma Maria Voce – un altro dei cardini della spiritualità dell’unità: l’amore al prossimo. Che nel concreto si muove seguendo le vie del Vangelo. «Il carisma dell’unità – cita la Lubich – Lo abbiamo percepito subito come […] luce per comprendere meglio il Vangelo, fonte d’amore e d’unità, e forza per viverlo con decisione». Presto ci si accorse – racconta – che il comandamento nuovo di Gesù, “…che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34), indicava la misura dell’amare. Quel “come” significava “dare la vita fino ad esser pronti a morire per l’altro”, come fece Cristo. Iniziarono così i primi focolarini a vivere nell’amore reciproco, stipulando fra loro quel patto di unità che costituisce “l’esordio del particolare stile di vita che lo Spirito Santo proponeva: uno stile comunitario”.
Mettendo in pratica l’amore vicendevole, Chiara e le sue compagne fecero l’esperienza della presenza di Gesù fra loro. La Presidente dei Focolari cita la Lubich: «Abbiamo avvertito nella nostra anima un balzo di qualità: una pace nuova […] Ci siamo rese conto di quanto stava accadendo, quando abbiamo letto nel Vangelo le parole: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). La vicendevole carità ci aveva unito […] Gesù presente sigillava fra noi l’unità». È da questa ricerca della presenza di Gesù – spiega Maria Voce – che nasce il nome con cui è conosciuto il Movimento dei Focolari: “Opera di Maria”, come espressione della tensione a farne un modello. Come Maria ha generato Cristo, così i focolari vivono cercando di generare fra loro e con gli altri la presenza di Gesù. Nel vivere la spiritualità dell’unità, presto ci si è resi conto che essa poteva trovare applicazione in vari contesti. “All’inizio degli anni ’60 – racconta – Chiara Lubich entra in contatto con fratelli e sorelle della Chiesa luterana, poi con anglicani, battisti, metodisti, ortodossi e membri delle Chiese orientali ortodosse, e si scopre che questa presenza di Gesù in mezzo può essere stabilita anche tra cristiani di Chiese diverse”. È la scoperta che avvierà percorsi di dialogo, sia a livello teologico che sul piano “della vita”, supportati dall’esperienza concreta di unità fra cristiani di Chiese diverse che all’interno del Movimento era già realtà. Non è raro, tuttavia, fare esperienza di una mancata unità. Una condizione che per i focolari è però l’occasione per “lavorare” a ricostruirla. E “la strada per realizzare l’unità – spiega Maria Voce lasciando la parola a Chiara Lubich – è Gesù Abbandonato” sulla Croce: «Poiché Gesù s’è ricoperto di tutti i nostri mali, noi possiamo scoprire dietro ad ogni dolore […] un suo volto, abbracciare Lui, in certo modo, in quelle sofferenze […] e dirgli il nostro sì come ha fatto Lui. […] ed Egli vivrà in noi, come Risorto». Più tardi – continua – Chiara scorgerà Gesù abbandonato anche nelle divisioni fra le Chiese cristiane: operare, anche qui, per sanare l’unità spezzata è «la principale opera del Movimento dei Focolari». In questa prospettiva, Maria Voce evidenzia infine il contributo che un’esperienza di unità fra teologi di varie Chiese “potrebbe offrire al dialogo ecumenico”: “Se i teologi si lasciano guidare dall’essere uno in Cristo” Gesù “faciliterà la comprensione dei diversi punti di vista teologici” e “la verità verrà riscoperta insieme”. Un ultimo passaggio è dedicato al carisma dell’unità come via di santità. Maria Voce ricorda che si è appena conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione di Chiara Lubich, ora allo studio in Vaticano.
Claudia Di Lorenzi
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15 Nov 2019 | Cultura
L’esortazione di Francesco all’istituto universitario: «Vi lascio tre parole, esortandovi a continuare con gioia, visione e decisione il vostro cammino: sapienza, patto, uscita». «Sono contento del cammino che avete fatto in questi dodici anni di vita. Avanti! Il cammino è appena iniziato» ha esordito Papa Francesco, salutando la comunità accademica dell’Istituto Universitario Sophia, che ha ricevuto oggi in udienza privata. «Nel percorso che sta davanti a voi non vi mancano i punti di riferimento: in particolare, l’ispirazione del carisma dell’unità da cui è nata la vostra Università e insieme le linee che ho tracciato nella Costituzione apostolica Veritatis Gaudium, in cui il vostro progetto accademico e formativo vuole rispecchiarsi. Anche la vostra partecipazione alla preparazione e agli sviluppi del Patto Educativo Globale va in questa direzione».

© Servizio Fotografico Vaticano
All’udienza, che si è svolta il 14 novembre scorso nella sala del Concistoro, hanno partecipato il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo Metropolita di Firenze e Gran Cancelliere dell’Istituto, la dottoressa Emmaus Maria Voce, Vice Gran Cancelliere dell’Istituto e Presidente del Movimento dei Focolari, l’intera comunità accademica dell’Istituto Universitario Sophia, una rappresentanza del gruppo di lavoro di “antropologia trinitaria” del CELAM e i docenti della futura sede locale di “Sophia” in America Latina e Caraibi. «Vi lascio tre parole, esortandovi a continuare con gioia, visione e decisione il vostro cammino: sapienza, patto, uscita» ha detto loro Papa Francesco. La Sapienza che, ha spiegato il Santo Padre, illumina “tutti gli uomini”, con cui “siamo chiamati a camminare insieme”. Il Patto, perché “è la chiave di volta della creazione e della storia”, “il patto tra Dio e gli uomini, il patto tra le generazioni, il patto tra i popoli e le culture, il patto – nella scuola – tra i docenti e i discenti e anche i genitori, il patto tra l’uomo, gli animali, le piante e persino le realtà inanimate che fanno bella e variopinta la nostra casa comune”. Papa Francesco ha esortato la comunità accademica di Sophia a vivere questo patto per “aprire le strade del futuro a una civiltà nuova che abbracci nella fraternità universale l’umanità e il cosmo”. Infine, 
© Servizio Fotografico Vaticano
“uscita”: «Dobbiamo imparare con il cuore, con la mente, con le mani a “uscire dall’accampamento” – come dice la Lettera agli Ebrei (13,13) – per incontrare, proprio lì fuori, il volto di Dio nel volto di ogni fratello e ogni sorella». Al termine dell’udienza, Piero Coda, Preside dell’Istituto, ha commentato: «Siamo grati a Papa Francesco che ha apprezzato la partecipazione di studenti provenienti dai cinque continenti e anche da diverse tradizioni religiose, e il nostro impegno a non guardare dal balcone ma a mettere le “mani in pasta” per camminare da protagonisti su strade nuove di fraternità». L’udienza con papa Francesco giunge solo pochi giorni dopo la cerimonia di inaugurazione dell’a.a. 2019/2020 (lunedì 11 novembre 2019), con il conferimento del dottorato h.c. in Cultura dell’Unità al filosofo e teologo prof. Juan Carlos Scannone S.J., esponente della “teologia del popolo” e professore del giovane seminarista Jorge Mario Bergoglio.
Tamara Pastorelli
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13 Nov 2019 | Cultura
“Sfidare il futuro. Uomini e donne in dialogo” era il titolo dell’appuntamento che si è tenuto dal 18 al 20 ottobre 2019 a Castel Gandolfo, promosso dal Centro per il dialogo con persone di convinzioni non religiose dei Focolari. Dar voce ad esigenze, aspirazioni e ideali da prospettive culturali differenti attraverso un dialogo a tutto campo tra persone senza un preciso riferimento religioso e cristiani cattolici; presenti anche due giovani musulmane. È stata questa la cifra del convegno “Sfidare il futuro. Uomini e donne in dialogo”, tenutosi a Castelgandolfo (Roma, Italia) dal 18 al 20 ottobre scorsi e promosso dal Movimento dei Focolari. Una scelta tematica dettata dallo sforzo di leggere nel profondo delle donne e degli uomini di oggi, adulti e giovani, appartenenti a diverse fedi o a convinzioni diverse. Cosa li tiene insieme? Qual è il contributo specifico della sinergia uomo-donna per un futuro di pace e per lavorare al bene comune? Quando e come inizia l’educazione al rapporto uomo-donna? “Ognuno è diverso, ma a volte i ragazzi vengono esclusi per il loro aspetto. I veri eroi questo non lo fanno, anche se non è sempre facile”. E’ l’incipit di “Eroi veri”, il cortometraggio del regista belga Erik Hendricks , ha aperto il convegno. Girato con un cast di studenti, il documentario ha aperto la strada ai molteplici contributi che sono stati l’anima e la ricchezza di questi tre giorni. Al centro del convegno, l’approfondimento di una peculiarità dello stile operativo dei Focolari: il lavoro insieme e la corresponsabilità di uomini e donne. Molto importante anche il contributo di Piero Taiti, medico, pioniere del dialogo con persone di convinzioni non religiose, sull’apporto profetico di Chiara Lubich. Moreno Orazi, architetto, che potremmo definire un cristiano inquieto, in ricerca e con molte domande di fede, ha presentato delle testimonianze al maschile e al femminile in ambito sociale. «Pur nel rilevare una forte differenza di impatto dal punto di vista psicologico tra il corpo femminile e quello maschile, constato una sostanziale reciprocità di sentimenti dal punto di vista della condizione esistenziale e affettiva a livello più profondo; per entrambi la solitudine e il mancato riconoscimento del proprio sé e delle proprie aspettative ed aspirazioni è fonte di profonda sofferenza. Esiste una voce interiore che promana dal corpo delle donne, nei confronti della quale l’uomo si è posto in modo ambiguo in passato, amplificata o inascoltata a seconda del proprio interesse del momento ma mai percepita come la chiave per cogliere l’essenza della femminilità». Per Giuseppe Auriemma, medico psichiatra, la reciprocità che scaturisce dal rapporto uomo-donna è una risorsa per superare le differenze. «La reciprocità costa fatica e chiede impegno, chiede di superare la rigidità della contrapposizione, di bloccare la tentazione di risolvere le differenze nell’identità del più forte, superare la mentalità del possedersi e dell’appropriarsi. È in realtà un duro cammino di liberazione. Uomini e donne dovrebbero essere più consapevoli delle loro caratteristiche peculiari, sia come doni e ricchezze, sia come limiti. Solo allora potranno vivere una relazione, un incontro, perché ciascuno avrà qualcosa da dare e qualcosa da ricevere». Donatella Abignente, docente di Teologia morale, ha illustrato il punto di vista cattolico: «Nella Chiesa cattolica c’è un dibattito molto vivace. Al sinodo sull’Amazzonia il Papa chiede che venga riconosciuto ufficialmente il ministero della donna sulla Parola. Ci sono delle resistenze da parte di persone che hanno posto troppo l’accento sui diritti individuali e sui diritti dei più forti, per cui le donne sono diventate importanti solo quando hanno acquistato forza per far valere i propri diritti. Il diritto si afferma sulla base della comunione. Riguardo la reciprocità, essa si costruisce con la gratuità che non è il non occuparsi della piena realizzazione di sé, il volontarismo della mortificazione o un altruismo troppo simile alla ricerca della propria perfezione attraverso il servizio. Non si tratta di divenire donna o uomo ma di divenire persone nella comunione gratuita, compromettendo noi stessi in una trasformazione che dura tutta una vita». Non sono mancati contributi da persone provenienti dai continenti extraeuropei, come per esempio Vania Cheng che ha parlato del rapporto uomo-donna in Cina, di Ray Asprer nella società filippina e quelli di Mounir Farag, Haifa Alsakkaf e Giovanna Perucca sulla donna nei Paesi islamici. Nella sua relazione “Chiavi interpretative della storia delle relazioni uomo-donna” la sociologa Giulia Paola Di Nicola ha presentato una panoramica storica, inquadrando i mutamenti avvenuti nel corso dei secoli e la divisione dei ruoli, gerarchie e valori che hanno caratterizzato, nei millenni, un certo ordine sociale e di pensiero.
A cura della redazione
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11 Nov 2019 | Focolari nel Mondo
Intervista a fra Gino Alberati, missionario dal 1970 tra la gente del sub-continente amazzonico. Ora che i riflettori mediatici sul polmone verde della terra si sono spenti, perché gli incendi sono stati domati e il Sinodo per l’Amazzonia della Chiesa cattolica ha varato il documento finale, ci sembra importante continuare a dar voce a chi l’Amazzonia la abita e contribuisce al suo sviluppo ogni giorno. Il rischio di guardare a questo pezzo di terra come a una cartolina esotica, distante dalla vita delle nostre metropoli è molto forte. Si tratta di uno dei più estesi laboratori multi-culturali del pianeta, un aspetto che fa sicuramente meno scalpore della questione ambientale, ma il cui rispetto e salvaguardia sono altrettanto centrali per la sopravvivenza della sua popolazione. Per questo raccogliere la sfida culturale in Amazzonia e sostenere educazione e formazione umana è d’importanza vitale.

© ACN Kirche in Not
Della sua popolazione fanno parte anche diverse comunità dei Focolari, famiglie, ragazzi e religiosi, come frei Gino, come tutti lo chiamano. Fra Gino Alberati è un missionario cappuccino italiano che vive e lavora in Amazzonia dal 1970, servendo decine di comunità sul fiume Solimões, al confine brasiliano con Colombia e Perù. Viaggia su di una barca ricevuta in beneficenza, di cui lui stesso cura la manutenzione. Gli permette di celebrare messa e portare la parola di Dio alle comunità dislocate su di un territorio vastissimo e gli consente anche di salvare vite umane perché il medico più vicino spesso dista giorni di viaggio. Lo raggiungiamo a fatica e riusciamo a intervistarlo solo via Whatsapp. Della sua preparazione alla missione, fra Gino racconta di giornate intere trascorse all’ospedale S. Giovanni, a Roma. “Per nove mesi entravo nei laboratori analisi e nelle sale operatorie; lo facevo per imparare qualcosa di medicina, perché sapevo che nella missione a cui ero destinato non ci sarebbe stata alcuna struttura sanitaria e mi sarei dovuto improvvisare medico. Avevo 29 anni quando sono arrivato in Amazzonia e non mi importavano le distanze o i mezzi di trasporto precari che utilizzavo – spiega frei Gino – la mia bussola era l’amore. In questi anni ho fatto davvero di tutto e ora seguo una parrocchia che copre un territorio lungo 400 Km, sul Rio delle Amazzoni e il Rio Içà”. Quando gli chiediamo di cosa viva la gente, risponde che il fiume è la loro vita. “Sul fiume viaggiano e pescano; l’acqua fertilizza le terre più basse. Attualmente seguo 40 comunità, oltre alla parrocchia della città di Santo Antonio do Içà. Sono anche consigliere municipale per la salute pubblica e porto all’amministrazione comunale le necessità sanitarie delle comunità che visito. Non abbiamo vissuto da vicino il dramma degli incendi perché in questa zona siamo lontani dai grandi interessi; ciò nonostante la diminuzione del territorio ricoperto dalla foresta è sotto gli occhi di tutti. Della popolazione fanno parte anche indios di etnia Ticunas; sono circa 45.000 e vivono di agricoltura, caccia e pesca. Lavoriamo molto per dare loro una formazione umana, culturale e spirituale di base. Da poco abbiamo consegnato a 200 leader di 24 comunità la Bibbia dei piccoli, tradotta proprio in lingua Ticuna”. Fra Gino insiste sul ruolo fondamentale degli indios per la conservazione del pianeta: “Sicuramente sono stati fatti molti sforzi per combattere il rischio inquinamento, come ad esempio l’uso dei motori a idrogeno nei mezzi di trasporto, ma, nonostante ciò, i grandi del mondo vedono solo il ‘dio quattrino’ e vogliono prendere le terre dei nativi per estrarre minerali e petrolio. Lo stile di vita degli indios segue il ritmo della natura; prendono dalla terra solo l’essenziale, lavorano piccoli appezzamenti di terra e per questo non sono necessari grandi disboscamenti.” Quando gli chiediamo quale sia la cosa più preziosa di cui gli uomini e le donne dell’Amazzonia abbiano bisogno, dopo le necessità materiali, risponde che è senz’altro l’amore, “l’amore reciproco che porta alla fraternità”, capace di trasformare persone e territori ad ogni latitudine.
Stefania Tanesini
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10 Nov 2019 | Chiara Lubich
Si è conclusa domenica 10 novembre la fase diocesana della Causa di canonizzazione e beatificazione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Oltre 500 le persone che hanno riempito la Cattedrale di Frascati (Roma) dove si è svolta l’ultima sessione dell’inchiesta diocesana. Fra i partecipanti il Card. Tarcisio Bertone, la presidente dei Focolari Maria Voce (Emmaus) e il co-presidente Jesús Morán, alcuni parenti di Chiara Lubich, due rappresentanti della Chiesa ortodossa, vari sindaci del Lazio, sacerdoti, laici e religiosi e tanti amici che hanno conosciuto Chiara e il Carisma dell’unità dei Focolari.

Le ultime 3 delle 75 scatole vengono sigillate
Davanti l’altare il tavolo con le 75 scatole contenenti la documentazione raccolta che sarà consegnata alla Congregazione delle Cause dei Santi presso la Santa Sede, dove proseguirà lo studio e la valutazione di quanto raccolto. La cerimonia è stata presieduta da Mons. Raffaello Martinelli, vescovo di Frascati che ha riassunto così questi anni di raccolta di testimonianze e materiale: “La Santa Sede e il processo diocesano devono evidenziare l’eroicità delle virtù, non semplicemente la bontà di una persona, ma l’eroicità. E’ questo che ho chiesto fin dall’inizio anche nelle testimonianze. Dobbiamo dimostrare l’eroicità di come Chiara ha vissuto le virtù cristiane, cioè quelle Teologali (fede speranza, carità), Cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza), e tutta una serie di virtù derivate”. Nella sua relazione il Delegato Episcopale Mons. Angelo Amati ha rilevato che sono stati ascoltati 166 testimoni anche in varie trasferte come nelle Diocesi di Roma, Albano e Fiesole (Italia), Losanna-Ginevra-Fribourg (Svizzera), Augusta-Ottmaring e Bamberga-Norimberga (Germania), Westminster (Inghilterra), Gand e Bruxelles (Belgio) e due rogatorie: a Bangkok (Tailandia) e Lubiana (Slovenia). “L’indagine ha riguardato la vita, le virtù, il carisma e la specifica spiritualità di Chiara, – ha sottolineato Amati – unitamente alle tematiche teologiche presentate quali: l’Unità, Gesù abbandonato e Gesù in mezzo, sulla fondazione dell’Opera di Maria (Mov. dei Focolari) e i contatti interconfessionali e interreligiosi. Totale pagine raccolte: 35.057 in 102 volumi” che contengono materiale di vario tipo (testimonianze, lettere, documenti editi e inediti, scritti, diari, etc…). A seguire la dichiarazione del Promotore di Giustizia Sac. Joselito Loteria – che insieme al Notaio Avv. Patrizia Sabatini e al delegato Episcopale formano il tribunale diocesano istituito per la Causa di Chiara Lubich -, poi il vescovo Martinelli ha letto il decreto di chiusura della fase diocesana e nominato “Portitore” il dott. Daniel Tamborini, che avrà il compito di consegnare la documentazione alla Santa Sede. Quindi i giuramenti del Portitore, del Vescovo Martinelli e di tutti i membri del tribunale diocesano e della Postulazione – Postulatore Sac. Silvestre Marques, Vice-Postulatrice, Dott.ssa Giuseppina Manici, Vice-Postulatore, Dott. Waldery Hilgeman, e la firma del verbale della sessione di chiusura. Il momento centrale ha visto la chiusura e la posa del sigillo alle ultime 3 delle 75 scatole contenenti le 35.000 pagine.
“L’unico nostro desiderio ora è quello di offrire alla Chiesa, attraverso questa ampia documentazione, il dono che Chiara è stata per noi e per moltissime persone – ha affermato Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, nel suo intervento in Cattedrale -. Accogliendo il carisma che Dio le dava, coerentemente, giorno dopo giorno, camminando e tendendo verso la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità, Chiara si è profusa perché questa via di vita evangelica fosse percorsa da molti, in una determinazione sempre rinnovata ad aiutare quanti incontrava a mettere Dio al primo posto e a “farsi santi insieme”. Il suo sguardo e il suo cuore, come ora viene dimostrato, erano mossi da un amore universale, capace di abbracciare tutti gli uomini al di là di ogni differenza, sempre proteso a realizzare il testamento di Gesù: Ut omnes unum sint. È motivo di gioia per tutti noi sapere che ora la Chiesa studierà e valuterà la vita e le virtù della serva di Dio, la nostra amatissima Chiara”. L’iter diocesano Era il 7 dicembre del 2013 quando ha preso il via la fase diocesana della Causa di canonizzazione e beatificazione di Chiara Lubich – dopo poco più di 5 anni dalla morte avvenuta il 14 marzo 2008 – quando ci fu a Castel Gandolfo la firma della petizione ufficiale per l’avvio della Causa. I primi ad essere ascoltati sono stati i testimoni oculari che l’hanno conosciuta fin dai primi tempi di fondazione del Movimento dei Focolari. Successivamente Mons. Raffaello Martinelli ha consultato la Conferenza Episcopale Laziale sull’opportunità di iniziare la Causa ottenendo parere positivo. Il Vescovo ha così costituito una Commissione di 3 periti in materia storica e archivistica che ha avuto il compito di raccogliere tutto il materiale inedito riguardante Chiara. Martinelli ha poi nominato 3 Teologi che hanno esaminato gli scritti editi. Il 29 giugno 2014 la Santa Sede ha concesso il suo Nulla Osta all’apertura ufficiale della Causa. Il 27 gennaio 2015 quindi nella Cattedrale di Frascati si svolse la cerimonia di apertura della fase diocesana, terminata il 10 novembre 2019.
Lorenzo Russo Ufficio Comunicazione Movimento dei Focolari
Testo: Saluto conclusivo di Maria Voce
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7 Nov 2019 | Testimonianze di Vita
Le parole di San Paolo “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto” (Rom 12,15) sono un invito a “farsi uno”, a mettersi “nella pelle dell’altro”, come espressione concreta di una carità vera. Mettendole in pratica potremo vedere un cambiamento negli ambienti dove siamo, iniziando dalle relazioni nelle nostre famiglie, scuole, posti di lavori, comunità, e sperimenteremo con gratitudine che l’amore sincero e gratuito, presto o tardi, ritorna e diventa reciproco. Accoglienza Alla nostra comunità era stata affidata una donna dai trascorsi pesanti. Quando abbiamo appurato chi era, è diventato difficile il rapporto con lei. Infatti avevamo saputo che aveva ucciso il proprio figlio e non era stata in carcere, perché incinta e depressa. Anche se il parroco ci ricordava di non giudicare, era ugualmente difficile non avere davanti agli occhi il suo passato. Col tempo, aiutati anche dal parroco, quella donna è divenuta la misura della nostra capacità di accoglienza. In questo sforzo di “vedere con altri occhi’: la nostra comunità ha fatto un salto di qualità. Ci è parso che, proprio attraverso quella donna bisognosa anche della nostra misericordia, Dio ci stesse facendo una grande lezione di Vangelo. Ma il vero dono è stato quando un giorno, piangendo, lei ci ha raccontato la sua storia, i drammi che aveva vissuto e le violenze subite per poi ringraziarci perché le avevamo dato prova che l’amore esiste e che il mondo non è così cattivo come lei lo aveva conosciuto. (M.P. – Germania) Un istituto per bambini sordomuti Il nostro istituto è in parte sovvenzionato dallo Stato, in parte auto-gestito con piccole attività artigianali interne, ma i bisogni sono sempre tanti. Un giorno passa da noi il parente di un allievo dicendoci che non sa come e dove trovare il denaro per risolvere un problema. Prendo l’ultima somma che abbiamo in cassa e gliela consegno. Nel pomeriggio riceviamo la visita di una signora sconosciuta: “Ho visto nel giardino la statua della Madonna e mi sono fermata a pregare. Quello che voi fate merita ammirazione, rispetto. Non so cosa potrei fare per voi, ma forse questo vi può servire”. E ci offre due banconote che sono il doppio della somma data al mattino. (J. – Libano) In crociera Non ricordo mia madre sana, ma sempre sofferente e negli ultimi decenni sempre a letto. Mio padre, nonostante avesse una brillante carriera, piena di successi, passava il tempo accanto a lei, non facendole mancare nulla nell’assistenza e nelle cure. Un giorno, invitato ad una crociera, accettai, accampando mille scuse per pensare che me la meritavo. Durante il viaggio, mentre un collega mi raccontava della sua famiglia, mi resi conto che avevo poco da dire da parte mia, anzi mi vergognavo quasi di una situazione di dolore senza soluzioni. Quando lui mi chiese dei miei genitori e raccontai di come papà si fosse sempre prodigato con mamma, mi sentii fiero di un tale padre e capii il valore stesso del dolore. Tornato a casa, chiesi perdono ai miei, non tanto per la vacanza fatta, ma perché non avevo saputo intuire se loro avevano bisogno di me. Con quella “crociera” è cambiata la mia vita. Gli ultimi giorni di mia madre sono diventati un dono, per tutta la famiglia. (S.S. – Spagna) Chiedersi scusa Quel mattino, in cucina, mia moglie ed io eravamo agitati da problemi non risolti; ci sembrava tutto nero e destinato a far nascere tra noi, come già avvenuto altre volte, un litigio furibondo. Per un attimo mi sono fermato: tutte le promesse di ricominciare fatte davanti a Dio erano valide oppure erano andate in fumo? Mi sono avvicinato a mia moglie e, anche se mi costava, le ho chiesto scusa. Anche lei subito ha reagito col dire che la colpa era tutta sua … Quando sono arrivati i bambini, hanno trovato non soltanto la colazione pronta, ma dei genitori che crescevano assieme a loro, desiderosi di trasmettere ai figli la giusta chiave per vivere bene la vita. (R.H. – Slovacchia)
a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno V, n.6,novembre-dicembre 2019)
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5 Nov 2019 | Collegamento
Un tuffo nella vita della comunità del Focolare a Bangalore: dalla storia di Angela e Louis, alle “serate-pizza” organizzate dai Gen in focolare, per raccogliere fondi per diversi progetti. https://vimeo.com/362958125 (altro…)
3 Nov 2019 | Cultura
Si è concluso il 27 ottobre 2019 a Castel Gandolfo il laboratorio culturale dei Focolari. Obiettivo: creare sinergie tra discipline e professioni per comprendere come costruire un mondo più unito in una società in continua evoluzione. Provate a immaginare il mondo domani. Provate a proiettarvi in un futuro prossimo e fatevi delle domande su come sarà tra vent’anni il nostro pianeta. Provate a “osare” le idee più utopiche e a sognare di cambiare il mondo, oggi. L’ antico proverbio africano che recita: “Se volete andare in fretta, andate soli; se volete andare lontano, andate insieme” esprime bene la sfida accolta dal gruppo internazionale e multiculturale di adulti e giovani, accademici e professionisti, che si sono ritrovati a Castel Gandolfo (Italia): gestire le complessità del mondo insieme, non da soli, mettendo in rete le singole competenze. Provenienti da più di quaranta nazioni, i partecipanti si sono messi in gioco, accogliendo le proposte delle diverse testimonianze e riflessioni, ciascuno nel proprio campo d’azione e di lavoro, avviando un dialogo ampio, sostenendo e portando avanti proposte concrete. “Cambia il mondo che cambia” era il titolo dell’ultimo giorno e mezzo di programma, gestito dai giovani e rivolto ai loro coetanei. Alcuni hanno sottoscritto la richiesta di poter partecipare ad Assisi, dal 26 al 28 marzo 2020, all’appuntamento “The economy of Francesco”, che il papa rivolge a giovani economisti, imprenditori e change-makers. La proposta è di stringere con essi, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, un patto per cambiare l’attuale economia e dare un’anima a quella di domani perché sia più giusta, sostenibile e con un nuovo protagonismo di chi oggi è escluso. E a proposito dell’essere protagonisti, Adelard Kananira, un giovane del Burundi, ha illustrato il progetto Together for a new Africa (T4NA) che ha l’ambizione di creare le basi per una nuova classe dirigente e un nuovo modello di leadership in Africa. Nel 2019 in Kenya è iniziata la prima scuola per questo progetto, con più di 150 tra giovani, tutor e docenti provenienti dall’Africa orientale, con l’obiettivo di fare crollare i muri che esistono tra tribù, partiti politici, etnie ed anche tra Paesi, per raggiungere lo scopo comune dello sviluppo e della pace. Giada e Giorgia vogliono invece cambiare attraverso il loro impegno la realtà dove lavorano. Giada, 23 anni, lavora nel campo del cinema come assistente alla regia, lavoro faticosissimo ma che non cambierebbe per nulla al mondo. Aspira un domani di poter anche realizzare film che trasmettano l’armonia, che lei si sforza di creare ogni giorno con i suoi colleghi, certa che il cinema sia un mezzo potentissimo che può davvero dare un contributo a cambiare il mondo. Giorgia, 32 anni, è assessore in un comune italiano con deleghe alle politiche giovanili, innovazione, partecipazione e distretto di economia civile. Il suo sogno è già diventato realtà: nel suo comune si attua il bilancio partecipato, si tengono presenti gli obiettivi dell’Agenda 2030, si cercano nuovi modelli di sviluppo, si portano avanti iniziative che salvaguardano l’ambiente come gli orti urbani. Attraverso il loro impegno giovani e adulti insieme già toccano il futuro con idee da realizzare e buone pratiche da diffondere e portare avanti, provando a cambiare, già da adesso, il mondo che cambia.
Patrizia Mazzola
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1 Nov 2019 | Focolari nel Mondo
Una grave malattia ed il ricovero inaspettato in un Paese straniero sono l’inizio di un legame profondo di amicizia e condivisione tra due comunità dei Focolari in Colombia e Venezuela. Una telefonata una sera aprì un impensato capitolo nella nostra vita. Ci avvertivano che, in uno degli ospedali della città Bogotà (Colombia), era stato ricoverato il parente di un membro dei Focolari del Venezuela. Questa persona, venezuelana, era arrivata in Colombia come migrante, in condizioni precarie, e lavorava come muratore. Era stato ricoverato, perché gravemente malato. Due persone della comunità dei Focolari il giorno successivo si sono ritrovate in quell’ospedale, entrambe avevano sentito nel cuore che Dio le invitava a voler bene a questo fratello sconosciuto. Dopo essersi presentate, gli hanno assicurato che a Bogotà poteva contare non solo su loro due, ma su una famiglia più grande formata dalla comunità dei Focolari. Lui ha spiegato che era a Bogotà con un figlio che ora lo stava sostituendo nel lavoro. I medici hanno spiegato che le sue condizioni erano molto gravi. Contattando il figlio abbiamo saputo che vivevano in una capanna di fortuna. Attraverso un appello lanciato alla nostra comunità, abbiamo raccolto abiti e scarpe per loro. Qualche tempo dopo anche il figlio ha dovuto lasciare il lavoro per dedicarsi all’assistenza del padre. In quel periodo c’era tra noi chi lo invitava a colazione, a pranzo o a riposare per fargli sentire il calore di una famiglia. Altri facevano turni in ospedale per dargli un cambio e si continuavano a raccogliere beni di prima necessità per loro. Il papà intanto aveva espresso il desiderio di tornare in Venezuela. Ci aveva confidato che l’esperienza in Colombia gli aveva fatto sperimentare l’amore di Dio, portando in lui una vera conversione. Voleva rivedere la figlia piccola, salutare la moglie e morire con la pace nel cuore. Per questo viaggio occorreva però trovare il denaro per i documenti e per l’aereo, non poteva infatti viaggiare via terra. Anche i medici e gli infermieri, colpiti dalla situazione, hanno cercato di aiutarli in vari modi, raccogliendo anche una bella somma. Nell’attesa del viaggio, intanto si è reso necessario trasferirlo in un centro medico specializzato. Nonostante le difficoltà, dopo qualche mese, è stato ammesso. Qui i medici hanno spiegato che non c’era più nulla da fare, avrebbero dovuto dimetterlo, ma, vista la situazione, lo avrebbero tenuto ricoverato fino alla sua partenza per il Venezuela. Abbiamo anche chiesto ad un sacerdote di andarlo a trovare, in quell’occasione ha potuto confessarsi e ricevere l’unzione degli infermi. Il giorno in cui erano già all’aeroporto pronti per partire c’è stato un blackout a Caracas (Venezuela) e l’aereo è dovuto tornare a Bogotà. Ancora tre giorni di sospensione, alloggiati in un albergo vicino all’aeroporto, e poi finalmente la partenza. Poi il figlio ci ha fatto sapere, con gratitudine per l’amore ricevuto, che il papà era riuscito a tornare a casa e, qualche tempo dopo, era morto serenamente.
La comunità di Bogotà (Colombia)
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29 Ott 2019 | Collegamento
Com’è la situazione a Fontem? Continuano ad arrivare richieste d’informazioni sulla prima cittadella sorta in terra africana, nella regione Sud-Ovest del Camerun, dove è tutt’ora in corso un conflitto armato. Pubblichiamo la recente lettera dei responsabili dei Focolari a Fontem Etiènne Kenfack e Margarit Long, che attualmente risiedono a Douala, a circa 300 chilometri a sud di Fontem. Carissimi amici di Fontem in tutto il mondo! Grazie del grande interesse con il quale state seguendo la nostra situazione. La vostra partecipazione ci dà gioia, conforto e coraggio per andare avanti. La crisi socio-politica in questa zona che ha provocato anche atti di violenza non è ancora risolta. Attualmente non ci sono più sparatorie, ma la situazione rimane tesa. Ciononostante la vita va avanti. Anche se possiamo offrire nel nostro ospedale solo un servizio ridotto, la gente continua a chiedere aiuto. Negli ultimi mesi, 1894 persone hanno chiesto consulenza. 644 di loro sono state ricoverate, tra cui 36 donne che hanno dato alla luce un bambino. Attualmente c’è la stagione della pioggia e si cerca di curare al meglio la manutenzione della centrale elettrica per assicurare l’elettricità alle strutture più importanti. Una piccola squadra è anche rimasta al nostro Centro Mariapoli. Assieme ad altri formano un’équipe meravigliosa che cura anche gli ambienti esterni per evitare che, a causa del clima tropicale la foresta invada tutto il territorio. Poco fa, con grande gioia di tutti, il vescovo Nkea ha mandato nuovamente un sacerdote a Fontem. È un segnale forte ed un segno tangibile della premura del Vescovo per il popolo Bangwa. Il sacerdote è in stretto contatto anche con i responsabili locali della nostra comunità focolarina. La sua presenza ha dato nuovo slancio alla partecipazione ai sacramenti, soprattutto alla S. Messa quotidiana e domenicale. In questi mesi si sono ricordati in modo solenne gli anniversari della morte di due dei pionieri di Fontem, Pia Fatica e Fides Maciel sepolte nel nostro cimitero. Spesso ci preoccupa chi cerca di sfruttare i media per motivi politici. A volte, ci rendiamo conto che girano informazioni non esatte, perciò vi chiediamo di accogliere con responsabilità e grande prudenza le notizie che girano su Fontem, anche attraverso canali personali sui social media, e di verificare le fonti di tali informazioni. La nostra “strategia” in questa crisi è quella di aumentare la comunione e la collaborazione tra tutti nella cittadella per arrivare a scelte condivise. Come potete immaginare non è sempre facile; a volte bisogna provare e riprovare, prendersi tempo per ascoltarsi reciprocamente. Alla fine però tutti si rendono conto che questo è l’unico modo per andare avanti insieme e per continuare la testimonianza della vita portata da Chiara Lubich in questa terra. __________________ Aracelis e Charles sono i responsabili della comunità dei Focolari della prima cittadella africana. Fanno il punto sulla situazione e raccontano come si svolge la vita oggi. https://vimeo.com/362734777 (altro…)
27 Ott 2019 | Focolari nel Mondo
La storia di Dorotka e della sua famiglia “Qualcosa in più” è il titolo di un film che racconta la storia di Dorotka, una ragazza adolescente di Bratislava, in Slovacchia, affetta dalla sindrome di Down. Un’anomalia genetica che, nonostante le difficoltà, presto si rivela un “valore aggiunto” per tutti quelli che la circondano.
Sua mamma Viera racconta cosa succede nel cuore di una famiglia quando si scopre di aspettare un bambino con la sindrome di Down: È stato uno shock! Non ce l’aspettavamo e non avevamo mai visto una persona del genere prima d’ora. Ma Dorotka sembrava proprio come gli altri quattro figli, e sapevamo che di fronte a una situazione sconosciuta il panico non aiuta, serve mantenere il sangue freddo. Ma in segreto, da qualche parte nella mia anima, avevo paura che non saremmo stati in grado di amarla. Nel tempo, cominciarono ad accadere cose straordinarie. Molte persone preziose sono venute nella nostra vita, ci hanno aiutato molto e ci aiutano ancora oggi. I rapporti in famiglia sono diventati più forti. I nostri quattro figli più grandi sono diventati più sensibili, amorevoli e tutta la famiglia è unita come mai prima d’ora. Come si passa dalla sorpresa al sentire questo come un dono? Il nome Dorotka significa dono di Dio. Le abbiamo dato questo nome già durante la gravidanza, sicuri che Dio non fa mai doni cattivi. Avevamo ricevuto qualcosa che non capivamo ma lo sentivamo come una prova della nostra fiducia in Dio. Sentivamo chiaramente che questa era la volontà di Dio per noi. Un nostro amico ci ha inviato una nota con questo testo: “Questa è la vera felicità perché è costruita sul dolore”. Perché avete deciso di condividere la vostra esperienza con altre famiglie? Un medico ci ha presentato ad altre famiglie che avevano figli piccoli con la sindrome di Down. Insieme abbiamo fatto diverse terapie, abbiamo condiviso la nostra esperienza e fondato un’associazione chiamata “Up-Down syndrome”. Volevamo che i bambini crescessero insieme, in modo che non fossero legati solo alla loro famiglia, per prepararli verso una certa indipendenza. Così abbiamo fondato il teatro “Dúhadlo”, che apre nuovi orizzonti per i bambini attraverso la drammaturgia. Come è nata la collaborazione con l’Università di Bratislava? Un nostro amico insegna etica medica alla Facoltà di Medicina. Nove anni fa mi ha invitato a raccontare la nostra storia agli studenti e a far loro conoscere meglio la sindrome di Down. Sono molto grata per questa possibilità. Sentivamo che i giovani medici potevano ancora essere influenzati e nel corso degli anni abbiamo sempre avuto reazioni positive da parte degli studenti.
“Qualcosa in più” è il titolo del film che racconta la vita di Dorotka nella sua quotidianità, fra gioie e difficoltà. Perché questo titolo? All’inizio l’intenzione era di fare un breve video per la Giornata Mondiale della Sindrome di Down. Pavol Kadlečík, il regista, non aveva esperienza con queste persone e rimase così stupito che decise di fare un film più lungo. Nessuno di noi sapeva che alla fine sarebbe stato prodotto un documentario così bello. La sindrome di Down è una malattia genetica in cui il 21° cromosoma non forma una coppia, ma una terzina. Pertanto, questa diagnosi viene chiamata anche Trisomia 21. Questo significa che queste persone hanno un cromosoma in più e spesso viene indicato come il cromosoma dell’amore. C’è qualcosa in più in loro che hanno questa speciale capacità di amore incondizionato. Nel film non c’è nessuna finzione narrativa, si racconta la vita quotidiana della protagonista insieme alla sua famiglia, i compagni di classe, di teatro e di musica, con lotte, gioie, conquiste, delusioni. Una testimonianza dell’amore reciproco in questa famiglia e del sì alla vita. Dorotka, ti sei divertita a recitare in un film tutto dedicato a te? Quando ero in piedi davanti alla macchina fotografica a volte ero un po’ ansiosa e avevo paura del palcoscenico, quindi era difficile non guardare direttamente nella macchina fotografica. Ma il cameraman era fantastico e mi è piaciuto molto. Palko ha reso tutti felici dell’idea di questo film e vorrei continuare con uno nuovo. Cosa vorresti dire alle persone che leggono questa intervista? Sono diventata un’attrice per renderti felice. Cerca l’amore per gli altri.
Claudia Di Lorenzi
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25 Ott 2019 | Collegamento
I Ragazzi per l’unità dell’Oceania sono andati a Lake Mungo per conoscere la vita e la cultura degli aborigeni. Un’esperienza unica che ha spalancato cuore e braccia. https://vimeo.com/362740446 (altro…)
23 Ott 2019 | Sociale
Uscire dalla dipendenza dell’azzardo è possibile, ma non solo. La storia di Christian Rigor, filippino, che nella Fazenda da Esperança ha anche ritrovato Dio e il senso più profondo della propria esistenza. Quando pensiamo all’idea di “puntare in alto” ci vengono in mente mete diverse. Obiettivi di lavoro, progetti personali, sogni per cui lottare. Quelle “sfide” spesso totalizzanti a cui votiamo buona parte della nostra vita. Ma ci sono mete e mete, dal valore soggettivo o collettivo. Mete che per raggiungerle devi fare un percorso di crescita, metterti in discussione, sviluppare un senso di responsabilità per la collettività, aprire i tuoi orizzonti a mondi lontani. E mete che portano al ripiegamento su se stessi, che chiudono la persona all’interno dei propri interessi personali, che la isolano e talvolta diventano distruttive. Gli obiettivi che ci poniamo segnano il percorso della nostra vita. Ma cambiare strada si può. Lo sa bene Christian Rigor, 30enne delle Filippine. Un’infanzia serena in una famiglia benestante che gli ha assicurato studi universitari e specializzazioni in Europa. Un vita sociale piena da ragazzo, vissuta però col desiderio di “far soldi” facilmente, senza fatica. Una leggerezza che gli è stata fatale al primo ingresso in un casinò. È iniziato lì il suo percorso di dipendenza dal gioco d’azzardo, a 20 anni. Un ragazzino inebriato dalle prime vincite, presto vittima dell’esaltazione del gioco, intrappolato nel bisogno di recuperare le inevitabili perdite. Un capitolo buio della sua vita vissuto puntando alle mete sbagliate, lungo il quale ha perso amici, lavori, fidanzata, e la fiducia dei suoi familiari. Anche il bene per se stesso, dall’alto di un cornicione al 24° piano di un palazzo che ha segnato il punto più basso della sua esistenza. La svolta è arrivata quando, incoraggiato dalla madre, decide di entrare nella Fazenda da Esperança – un progetto con strutture diffuse in diversi paesi del mondo e che porta nel proprio DNA la spiritualità dell’unità, a cui i suoi fondatori si sono ispirati – per seguire un programma di riabilitazione dedicato alle persone che soffrono di vari tipi di dipendenze. “Nel corso del programma ho imparato a guardare oltre me stesso, oltre i miei egoistici e superficiali desideri mondani, a vivere per uno scopo superiore. Ho imparato a mirare in alto e ho trovato Dio… È così che ho imparato ad amare, Dio e gli altri, in tutto ciò che faccio nel momento presente, anche quando è difficile o doloroso”. Nella Fazenda da Esperança la vita è scandita secondo tre dimensioni: quella spirituale, quella comunitaria e quella lavorativa. Ognuna è occasione di maturazione personale. “Come cattolico, ho imparato ad approfondire il mio rapporto personale con Dio, ad ascoltare e vivere la sua Parola, a cercare l’unità con Lui nella Santa Messa, e a pregare come si parla ad un amico”. La vita comunitaria gli ha insegnato che “per amare pienamente Dio ho bisogno di amare le persone intorno a me, e vedere Gesù in loro”. Lo ha allenato ad andare al di là delle differenze per servire ogni fratello. A condividere il cibo, dare ascolto ai compagni tristi, sbrigare faccende domestiche. Nel lavoro, faticoso o ordinario, Christian ha imparato a dare il meglio di sé, “non importa quanto difficile, fisicamente impegnativo, noioso, sporco o sgradevole sia”. Lungo il percorso di recupero viene chiamato a fare da coordinatore ai suoi compagni. “E’ stato difficile per me modulare gentilezza e fermezza, soprattutto durante i litigi. Una volta sono stato accusato ingiustamente di un furto, non mi sentivo amato. Volevo arrendermi ma poi ho deciso di restare perché volevo guarire dalla dipendenza ed essere una persona nuova. Mi sono immerso nell’amare ogni momento, nonostante il giudizio altrui. Ho chiesto aiuto a Dio e l’ho sentito ancora più vicino”. Oggi Christian affronta la sfida della vita al di fuori del contesto protetto della Fazenda, e di fronte alle tentazioni del gioco d’azzardo trova rifugio in Dio. In effetti ha scoperto che la felicità autentica sta nel puntare ad altre mete: “Mi sono reso conto che trovo la felicità quando amo Dio, quando lo sento presente nella preghiera, nelle persone che incontro, nelle attività che svolgo, quando amo nel momento presente. Per puntare in alto non serve fare grandi cose, basta farle con amore. Questo è oggi il mio stile di vita”.
Claudia Di Lorenzi
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21 Ott 2019 | Collegamento
Il video-blog di Ana Clara Giovani, giornalista brasiliana, che ha partecipato all’evento. https://vimeo.com/362740311 (altro…)
20 Ott 2019 | Focolari nel Mondo
Dieci giorni ininterrotti di proteste con centinaia di arresti e 5 vittime. L’appello al dialogo dei vescovi e all’ONU/Ecuador che finalmente porta frutto. L’impegno dei Focolari per dare un contributo la pace. Dallo scorso 2 ottobre, giorno in cui il presidente dell’Ecuador Lenin Moreno ha annunciato un pacchetto di misure di austerità, cancellando tra l’altro i sussidi ai carburanti con il conseguente aumento di numerosi beni di consumo, in Ecuador le proteste non cessano ed è stato dichiarato lo stato di emergenza. Il Paese latinoamericano, con oltre 17 milioni di abitanti (il 71.9% metici, il 7.4% montubie, il 7.8 % afro-ecuadoriani, il 7.1 % indigeni e il 7 % bianchi), si trova in bilico tra le proteste pacifiche, ma basta un niente perché diventino violente e provochino l’azione repressiva delle forze dell’ordine. “È finita la pace”, mi ha scritto quel giorno un giovane ecuadoriano, mandandomi un video che mostrava i carri anti sommossa in piazza. Anche un’amica mi ha scritto pochi giorni dopo: “Ho sentito frasi xenofobe e alcune storie di meticci e indigeni ingannati e poi attaccati. Ho provato un grande dolore per la morte di donne e bambini. All’alba hanno bombardato a sorpresa e dicono che ci siano 5 morti. Nonostante il dolore ho trovato una popolazione pacifica, che durante la protesta usava queste armi: acqua in grandi secchi per spegnere gli incendi causati dalle bombe, bicarbonato, aceto, maschere per coprirsi il volto dai gas, rametti di eucalipto. In prima linea c’erano giovani tra i venti e i trent’anni che non avevano paura di morire. Alla sera non c’erano gli indigeni, ma sono arrivate in piazza persone di ogni età e colore, forse in 30 mila, delusi perché il Governo non risponde, anzi, l’Assemblea nazionale si è dichiarata in ferie. Per questo motivo manca un canale di dialogo”. In questo delicato scenario, i primi a farsi avanti sono stati i vescovi insieme all’ONU/Ecuador con una proposta di dialogo, in particolare tra gli indigeni e il Governo. Dopo aver incontrato le parti, hanno convocato una riunione domenica 13 ottobre. “Ci affidiamo alla buona volontà di tutti per stabilire un dialogo di buona fede e trovare una pronta soluzione alla complessa situazione che vive il Paese”, scrivono. Anche il Movimento dei Focolari è impegnato a costruire la pace. “In questi giorni viviamo questa dolorosa situazione facendo gesti di generosità, andando al di là dei timori e delle nostre convinzioni, cercando di metterci al posto dell’altro. Proviamo un senso di impotenza di fronte allo scontro tra fratelli. Vogliamo che il nostro agire sia un compendio di cuore, mente e mani, domandandoci: ciò che sento, penso e faccio è espressione di amore vero verso l’altro, qualunque sia l’altro? Il mio agire contribuisce al dialogo, alla pace? Crediamo che ogni cittadino abbia il diritto di manifestare in favore della giustizia e della democrazia, rifiutiamo ogni forma di violenza, da qualsiasi settore della società provenga, e vogliamo che il nostro agire metta in evidenza la predilezione per i meno privilegiati, come ci insegna il Papa. Nell’amore a Gesù nel suo abbandono, che oggi ci si presenta sotto il volto sofferente del fratello indigeno, del poliziotto colpito, del giovane con la faccia insanguinata, di coloro che soffrono per i propri cari ingiustamente uccisi, del giornalista aggredito, di chi attacca l’altro perché la pensa diversamente, dell’apatico che preferisce ignorare quanto succede, di chi diffonde notizie false, degli immigrati stigmatizzati, vogliamo vivere con più radicalità il Vangelo”.

Un pranzo condiviso, gente e militari, durante una marcia
In Ecuador i Focolari sono impegnati nel dialogo tra le numerose culture presenti nel paese. Un dialogo che oggi sembra compromesso. “Questa situazione difficile – continuano – potrebbe far pensare che tutti gli sforzi fatti, anche con fatica, a favore di un dialogo interculturale e dell’unità, siano stati vani. Invece no! Forse Dio oggi convoca ognuno di noi per intensificare la nostra vita cristiana e agire come costruttori di pace lì dove ci troviamo”. E concludono: “Chiediamo lo Spirito Santo perché ci illumini tutti per capire come procedere in questi momenti difficili”. L’appuntamento è ogni giorno per il “time-out” per la pace. Mentre scrivo (con più di 700 arresti e 5 vittime), le parti in conflitto sono arrivati ad un accordo ed è stato derogato il decreto annunciato il 3 ottobre, con l’impegno di redigerne uno nuovo che coinvolga ambedue le parti nella scrittura del testo. Ora c’è solo da sperare che si arrestino le proteste e che torni la pace sociale.
Gustavo E. Clariá
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18 Ott 2019 | Testimonianze di Vita
Un tesoro inestimabile che abbiamo ricevuto da Gesù stesso è la sua parola, che è parola di Dio. Questo dono “[…] comporta da parte nostra una grande responsabilità […]. Dio ci ha dato la sua parola perché noi la facessimo fruttificare. Egli vuole vedere attuata nella nostra vita e nella nostra azione nel mondo quella trasformazione profonda, di cui essa è capace”[1]. Rinnovata fiducia La nostra situazione economica era diventata molto precaria. Una domenica rinunciamo con amarezza ad una gita, non avendo nemmeno i soldi per la benzina, e a piedi andiamo in chiesa. Durante la Messa, le letture sembrano rivolte proprio a noi, ed in particolare le parole: “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì”. Torniamo a casa pieni di una rinnovata fiducia. Nel pomeriggio, per caso, incontriamo per strada la persona con cui mesi prima non si era conclusa la vendita di un appezzamento di terra. Ne riparliamo lì per lì e l’accordo si raggiunge in pochi minuti. (L. e S. – Italia) Mi ha insegnato cosa è la coerenza Dopo la morte di mio padre sono seguiti anni bui, con esperienze molto negative e una forte delusione per non aver potuto accedere all’Accademia aeronautica, cui tenevo molto. In quel periodo ho conosciuto una persona, un vero cristiano, molto impegnato in famiglia, nel lavoro, nel sindacato e con le persone che gli vivevano accanto. Il suo esempio mi ha insegnato cos’è la coerenza all’ideale cristiano: essere al tempo stesso uniti a Dio e disponibili verso il prossimo. (Ettore – Italia) Un regalo ad ogni nascita Quando ci siamo sposati, io facevo solo le guardie mediche notturne e mia moglie era fisioterapista. Vivevamo con pochi soldi, ma non ci sembrava questo un motivo sufficiente per chiuderci alla vita. Ogni nascita di un bambino (ora ne abbiamo quattro) ha coinciso con una nuova tappa nella carriera, quasi un regalo che il nuovo nato si portava. Ancora oggi sperimentiamo giorno per giorno l’amore concreto dall’Alto, così abbondante che riusciamo a metterne una parte in comune con altre persone. (Michele – Italia) Il postino Avevo ordinato un ferro da stiro e un’asse che dovevano arrivarmi per posta. Il postino mi aveva consegnato solo il primo, giustificandosi che per l’asse non aveva trovato posto sull’auto, e dicendomi che potevo ritirarla direttamente all’ufficio postale. Quando mi recai all’ufficio, l’impiegato si arrabbiò molto, dicendomi che il postino era obbligato a consegnarmi anche l’asse, magari caricandola alla fine del giro. Il giorno dopo, il postino mi disse che aveva ricevuto una bella sgridata e si scusò con me. “Per me la storia finisce qui – gli risposi – noi restiamo amici come prima!”. La domenica seguente, durante una festicciola, ricevetti in regalo un alberello di carta con la Parola di Vita di quel mese: “Siamo sempre lieti nel Signore”. Mi venne subito in mente: e se lo regalassi al postino? Così feci, e l’indomani lo collocai sopra la buca delle lettere. Al mio rientro a casa trovai un biglietto con sopra disegnato un cuore e una parola: “Grazie”. (Monica – Svizzera)
a cura di Chiara Favotti
[1] C. Lubich, Parola di Vita ottobre 1991, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5, Città Nuova, Roma, 2017), p. 486. (altro…)
17 Ott 2019 | Sociale
Nel 2016 la provincia di Esmeraldas, già povera, ha subito gravi danni a causa di un forte terremoto. AMU e il Movimento dei Focolari si sono attivati per i primi soccorsi e ora per un progetto di ricostruzione che coinvolga la popolazione e dia nuova speranza dal punto di vita economico e produttivo, ma anche sociale e comunitario. https://www.youtube.com/watch?v=e7vF6CuwkmY (altro…)
15 Ott 2019 | Chiara Lubich
Il 10 novembre prossimo si concluderà a Frascati (Italia) la fase diocesana del processo di beatificazione della fondatrice dei Focolari. Proseguirà in Vaticano, presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Si concluderà presso la cattedrale di San Pietro, a Frascati, alle 16.30 di domenica 10 novembre prossimo, la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di Chiara Lubich, con lo svolgimento dell’ultima sessione dell’Inchiesta diocesana presieduta da Mons. Raffaello Martinelli, Vescovo di Frascati.
Con la chiusura definitiva di questa fase tutti gli atti dell’inchiesta, sigillati, saranno inviati in Vaticano, al termine di quasi cinque anni di indagini e approfondimenti sulla vita, le virtù, la fama di santità e di segni della Lubich. Con questo passaggio lo studio degli atti proseguirà presso la Congregazione delle Cause dei Santi. L’iter per l’avvio della causa era iniziato il 7 dicembre 2013 – a cinque anni dalla morte della Lubich – con la presentazione della richiesta ufficiale al vescovo di Frascati da parte del Movimento dei Focolari. Il 27 gennaio 2015 mons. Martinelli ha dato seguito alla richiesta aprendo solennemente la causa. In quell’occasione Papa Francesco si fece presente con un messaggio in cui ricordava il luminoso esempio di vita della fondatrice del Movimento dei Focolari a quanti «ne conservano la preziosa eredità spirituale». Inoltre esortava «a far conoscere al popolo di Dio la vita e le opere di colei che, accogliendo l’invito del Signore, ha acceso per la Chiesa una nuova luce sul cammino verso l’unità».
Stefania Tanesini – Ufficio Comunicazione Movimento dei Focolari
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14 Ott 2019 | Collegamento
Sono 195, vengono da 67 Paesi del mondo e hanno dai 17 ai 35 anni. Rappresentano tutti i giovani dei Focolari e si sono incontrati per conoscersi, interrogarsi, progettare un mondo più unito. Insieme. https://vimeo.com/362964042 (altro…)
13 Ott 2019 | Vite vissute
Sacerdote originario del nord Italia, Don Mario Bodega, dopo trenta anni nella Diocesi di Milano come parroco, direttore spirituale di un collegio e cappellano nell’ospedale di Niguarda, è stato al Centro dei Focolari a Grottaferrata (Roma) e per dieci anni parroco della Pieve di Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari. Pensi a Don Mario Bodega e ti vengono in mente le note dell’“Inno alla gioia” di Beethoven. E questo per tanti motivi: perché la gioia è stata davvero un suo tratto distintivo e perché questo brano era tra i suoi preferiti e lo eseguiva spesso con l’armonica a bocca. Aveva imparato a suonare in seminario e la musica aveva accompagnato tanti momenti della sua vita. Da giovane cappellano in ospedale, durante il tempo natalizio, era solito passare di camera in camera suonando proprio l’armonica. “Adesso sì che è Natale” gli diceva qualcuno dei ricoverati appena udiva le sue note. “Mi hai suonato l’’Inno alla gioia’ – gli scriveva un detenuto del carcere di Bollate, vicino a Milano – e mi hai fatto capire che non tutti passano accanto per dare giudizi. C’è anche chi ama e basta” ed esprimeva gratitudine per avergli fatti ritrovare Dio, dal quale pensava di essere stato abbandonato. E proprio di gioia e profonda letizia ha parlato anche l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini alla notizia della sua morte: “Accompagniamo all’incontro con la gioia di Dio un uomo, un prete, un amico che ha custodito il sorriso di un’intima, profonda letizia, nei giorni della giovinezza e nei giorni della vecchiaia e della malattia, nel cumulo degli impegni pastorali e negli anni in cui l’attività è stata ridotta per il declinare delle forze”. Don Mario era nato il 15 settembre 1942, nel pieno della seconda guerra mondiale, a Lecco, nel nord Italia. Terminate le scuole primarie era entrato in seminario e qui, attraverso il rettore, aveva conosciuto la spiritualità dei Focolari. Ordinato sacerdote nel 1968 era rimasto trent’anni in diocesi con vari incarichi, poi accogliendo la proposta dell’allora Vescovo card. Martini, si era messo disposizione del Movimento dei Focolari. Negli undici anni a Grottaferrata (Roma) aveva approfondito il rapporto con Chiara Lubich, alla quale nel corso della vita, scrisse 135 lettere. In una delle sue risposte la fondatrice dei Focolari gli indicò una Parola della Scrittura da vivere in particolare: “Seguendo la sua misericordia, hanno abbandonato le realtà vane e false”. E “Credo la Misericordia” è il titolo del libro, con esperienze da lui scritte, regalato dal Vescovo di Fiesole. Mons. Meini, a tutti i sacerdoti della diocesi il Giovedì Santo del 2018. Nel 2009 era infatti arrivato in questo territorio, come parroco nella cittadella di Loppiano. Qui, oltre a creare una più profonda comunione tra gli abitanti, fu per tanti guida sicura nel cammino spirituale. Fondamentale la sua partecipazione a “Percorsi di Luce” per coppie in difficoltà. Contribuì anche allo sviluppo dell’Istituto Universitario Sophia. “La sua casa, la chiesa parrocchiale di San Vito a Loppiano, a un tiro di schioppo dal nostro Istituto, e il presbiterio che per tradizione vi è annesso – scrive il Preside Piero Coda – è diventata la nostra casa, dove la presenza e la guida di don
Mario son state luce, balsamo, scuola di vita. E il nostro Istituto è diventato un po’ anche la sua casa. Tanto che – tra gli echi più commoventi suscitati dalla sua partenza – ci sono quelli comunicatici dai nostri amici musulmani del progetto ‘Wings of Unity’”. Nel 2018 aveva celebrato il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Poco prima, in occasione della visita del Papa nella cittadella, dato il peggiorare delle sue condizioni fisiche non avrebbe voluto presentarsi a Francesco. Lo aveva convinto con amore paterno il Vescovo. “Sono un parroco malato, cammino con difficoltà e non riesco più a lavorare”. “Se non puoi lavorare in piedi, lavora seduto” fu la risposta del Papa. E don Mario ha continuato a farlo, con tenacia e gioia, nei successivi 365 giorni che la vita gli ha regalato. Si è spento infatti esattamente un anno dopo, il 10 maggio 2019.
Anna Lisa Innocenti
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11 Ott 2019 | Testimonianze di Vita
Ogni cristiano ha la sua “missione” nella propria comunità sociale e religiosa: costruire una famiglia unita, educare i giovani, impegnarsi nella politica e nel lavoro, prendersi cura delle persone fragili, illuminare la cultura e l’arte con la sapienza del Vangelo vissuto, consacrare la vita a Dio per il servizio dei fratelli. Vacanze Mio marito ed io abbiamo modi diversi di riposare. A me piace fare sport e nuotare, lui invece ama visitare posti nuovi e visitare musei. Quest’anno, all’approssimarsi delle vacanze, sentivo più che mai il bisogno di recuperare le forze, ma una voce interiore mi suggeriva di non esprimere ed imporre le mie preferenze, ma piuttosto di adeguarmi ai desideri di mio marito. Ma anche lui ha cercato di fare lo stesso con me. Questo ha comportato per entrambi il distacco dai propri progetti personali, e ha reso le nostre vacanze belle e riposanti come non mai. (B.S. – USA) L’esempio Un giovane migrante aveva appena bussato alla mia porta per vendermi dei calzini. Stavamo parlando, interessandomi a lui, quando è passata una mia vicina che sapevo non avere idee positive sul conto dei migranti. Con mia sorpresa, lei lo ha invitato a passare anche da lei, dicendogli che aveva qualcosa per lui. Il giorno dopo ho saputo che gli aveva dato scarpe, medicine, e si era anche impegnata a provvedere ad altre necessità. Davvero non me lo sarei aspettato! (C.V. – Italia) A servizio degli altri Nostro figlio soffriva di depressione. Non riuscivamo ad aiutarlo in nessun modo, ci sfuggiva. Un pomeriggio d’estate decise di lasciare questa vita. Personalmente mi sentii punita e con tanti sensi di colpa. Piano piano, con il sostegno della comunità parrocchiale, ho cominciato a pregare e mi sono messa a disposizione di chi poteva avere bisogno di un aiuto, una parola, un sorriso. Un giorno è venuta a cercarmi una mamma, anche lei aveva perso una figlia come me. Le comunicai come cercavo di riempire quel vuoto, mettendomi a servizio degli altri. Pur non essendo credente, anche lei ha ritrovato una certa serenità facendo lo stesso. (G.F. – Italia) Da nemica a sorella Una mia collega in ospedale, anche lei come me infermiera, mi faceva soffrire combinandomene di tutti i colori. Un giorno sono andata al lavoro con un mazzolino di fiori e glieli ho offerti con un sorriso. Non dimenticherò mai la sua espressione di sbigottimento. È stato l’inizio di una nuova fase del nostro rapporto. Ora siamo diventate come sorelle. (Annamaria – Italia)
A cura di Chiara Favotti
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9 Ott 2019 | Focolari nel Mondo
Continua l’accoglienza di migliaia di rifugiati, soprattutto venezuelani, in Perù Il contributo dei Focolari nel racconto di Gustavo Clarià. Conoscevo già il contenuto del “Messaggio per la 105ma Giornata del Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019” di Papa Francesco. Ma ascoltarlo insieme a un centinaio di migranti, la maggioranza venezuelani, è stato diverso: era nuovo e molto toccante, specie in alcuni passaggi.
È vero che l’ora precedente, mentre le persone arrivavano al “Centro Fiore” di Lima (Perù) gestito dal Movimento dei Focolari, impegnati nell’accoglienza dei migranti – venezuelani in particolare – c’era stato modo di salutare e di conoscere tanti di loro. Li avevo ascoltati raccontare i motivi per i quali avevano lasciato il loro paese, i dolori , l’angoscia di partire lasciando moglie, figli o i genitori già anziani e lo sforzo – spesso inutile – per aiutarli, inviando somme di denaro. Mi avevano parlato della loro solitudine, del rifiuto, della discriminazione, di come venivano giudicati responsabili di togliere il lavoro alla gente del posto, di sentirsi guardarti con diffidenza e perfino con sospetto. Sono state le loro emozioni ad aiutarmi a comprendere in modo diverso le parole del Papa e a cogliere più profondamente l’importanza del contenuto del suo messaggio, a guardare a ciò che c’è dietro a ciò viene definito un fenomeno: le statistiche dicono che oggi sono 70,8 milioni di persone, in tutto il mondo, costrette a fuggire dal proprio Paese; e di queste circa 25,9 milioni sono rifugiati. Un numero impressionante. Francesco riassume la risposta alla sfida delle migrazioni con quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Non sono solo rivolti ai migranti e ai rifugiati, ma a tutti, come spiega papa Francesco: “la missione della Chiesa è verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali”, specialmente “i migranti, spesso i più vulnerabili”.
Al messaggio, letto da Silvano Roggero, venezuelano figlio di italiani, membro della Commissione Internazionale per i Migranti dei Focolari, sono seguite le loro testimonianze: “Siamo arrivati attraverso la Chiesa Luterana – esordisce Koromoto, del Venezuela –. All’inizio avevamo tanta paura: cosa ci attenderà, come faremo? Ma la loro accoglienza è stata generosa e ci siamo sentiti in famiglia, come oggi qui con tutti voi, insieme ai Focolari”. Impressiona l’atteggiamento dei migranti, pieno di gratitudine verso il paese che li accoglie, e il desiderio di integrarsi, pur restando legati alle loro radici, di aiutare a distanza i loro cari rimasti in patria e di ridare quanto ricevuto. La giornata prosegue con un pranzo insieme, in un clima festoso di famiglia, mentre alcuni intonano canti natii e si rinforza la conoscenza e il desiderio di ritrovarsi ancora, peruviani e venezuelani (e non solo), per continuare a declinare nella vita i quattro verbi proposti da papa Francesco.
Gustavo E. Clariá
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/migration/documents/papa-francesco_20190527_world-migrants-day-2019.html (altro…)
8 Ott 2019 | Collegamento
Giovani e adulti, partecipanti dell’Est e dell’Ovest hanno fatto un’esperienza importante di apertura, conoscenza delle diverse culture e dialogo in Europa. https://vimeo.com/362734894 (altro…)
6 Ott 2019 | Chiara Lubich
300 conversazioni telefoniche di Chiara Lubich con le comunità dei Focolari nel mondo raccolte in un volume. Ne parliamo con Maria Caterina Atzori Membro del Comitato direttivo della Collana “Opere di Chiara Lubich” presso il Centro Chiara Lubich di Rocca di Papa (Roma). Conversazioni è il secondo volume della Collana “Opere di Chiara Lubich” che l’Editrice Città Nuova, in collaborazione con il Centro Chiara Lubich ha già avviato nel 2017 con la pubblicazione di un primo volume sulle Parole di Vita. Puoi dirci meglio di che cosa si tratta?
Il libro “Conversazioni” raccoglie 285 pensieri spirituali scritti da Chiara tra il 1981 e il 2004 e da lei di volta in volta trasmessi personalmente, mediante conferenze telefoniche, alle varie comunità dei Focolari presenti nei vari continenti. Sono pensieri molto ricchi che raccontano una vita e delineano, nelle sue varie tappe, quello che è un vero e proprio cammino spirituale vissuto nella luce del carisma dell’unità, è il tracciato di una via di santità collettiva che apre un nuovo percorso, una via marcatamente comunitaria, attraverso cui si va a Dio “insieme con” il fratello. Questo cammino è stato compiuto in primis da Chiara Lubich e, contemporaneamente, da quanti – conquistati dal suo esempio e guidati anche da questi “collegamenti telefonici” – hanno accolto l’invito a compiere insieme quello che Chiara stessa, riprendendo le parole del Salmo 83, ha definito il “Santo Viaggio” della vita. Ma si può dire che Chiara Lubich abbia in qualche modo creato un “nuovo genere letterario”? Sicuramente Chiara non aveva intenzione di creare un nuovo genere letterario. Infatti questi scritti non sono stati redatti da lei in vista della pubblicazione di un libro. La pubblicazione è giunta dopo, inizialmente attraverso piccoli libretti, sempre editi da Città Nuova, ampiamente richiesti non solo dai membri del Movimento dei Focolari, ma anche da quanti, a vari livelli, venivano in qualche modo in contatto con il Carisma dell’unità. Ma, all’inizio, questi testi sono stati scritti, uno per uno, prima di tutto per essere “detti”, trasmessi a voce utilizzando materialmente la cornetta del telefono (e qui sta il novum di questo “genere letterario”), cosa che ha creato ogni volta un dialogo immediato con gli interlocutori, ha formato una famiglia estesa su tutti i continenti, fatta “una” dall’impegno di percorrere insieme, appunto, il “Santo Viaggio” della vita. Solo in un secondo momento questi stessi testi sono stati raccolti in vista di una pubblicazione. In questo senso si può quindi affermare che, con Conversazioni, nasce anche un nuovo genere letterario: è un genere che coniuga insieme parola, metodologia comunicativa e vita e che stringe un intimo e profondo dialogo tra l’autrice e i suoi interlocutori, in senso più ampio tra emittente e ricevente, tra scrittore e lettore. Quali le caratteristiche di questi testi? Nel passaggio dal “collegamento telefonico” alla pagina scritta, ogni testo si presenta come una lettera che, pur contestualizzata ciascuna nel tempo e nello spazio, vuole stabilire ancora un contatto diretto con i nuovi lettori, interpellati ogni volta con la formula di apertura: “Carissimi”. Sono “conversazioni” che continuano ora non più con la cornetta del telefono ma attraverso le pagine di un libro. Il linguaggio che Chiara utilizza è ricco di calore e colore; si adatta ai giovani e ai non più giovani, delle varie categorie sociali. Di volta in volta lei si innesta nella realtà contemporanea, rilegge l’esistenza umana alla luce del Carisma dell’unità, racconta una sua esperienza sul pensiero che vuole trasmettere, interagisce con gli interlocutori, propone un motto da vivere fino al nuovo appuntamento telefonico (nel volume: fino alla nuova lettera). Esprime quindi il suo pensiero spirituale con immagini concrete e quotidiane, molto vicine agli interlocutori. Frequenti sono le similitudini, le metafore, gli slogan vivaci e facilmente memorizzabili che rendono il messaggio limpido, coinvolgente, “facile” da vivere. Ognuno di questi testi chiede infatti, ancora oggi, al lettore di essere tradotto in vita. Questo libro è il secondo, dopo “Parole di vita”, della collana che prevede la pubblicazione dell’opera omnia della fondatrice dei Focolari. Quali le prossime pubblicazioni in programma? Più che di “Opera omnia” parliamo semplicemente di “Opere”. Infatti il materiale documentario a firma Chiara Lubich, suscettibile tra l’altro di ulteriori acquisizioni, è molto consistente e necessita di un lavoro di organizzazione e catalogazione che richiede tempi molto lunghi. Tuttavia, già ora, si è visto possibile editare un corpus di opere che presenti in maniera sistematica il patrimonio di riferimento del suo pensiero, attingendo sia al già edito sia all’inedito. Questo è l’intento della Collana “Opere di Chiara Lubich”. Il progetto prevede 14 volumi, organizzati in tre ampie aree tematiche: 1. La persona; 2. La via spirituale (in questa seconda area si collocano appunto i primi due volumi della collana appena editi da Città Nuova Parole di Vita e Conversazioni); 3. L’opera (a questa terza area fa invece riferimento un prossimo volume, già in preparazione, che raccoglierà i discorsi in ambito civile ed ecclesiale e dovrebbe essere portato a compimento entro il prossimo anno). Questi testi escono solo in italiano o anche in altre lingue? É in corso la traduzione in inglese del volume delle Parole di Vita. Ci auguriamo che possa essere tradotto presto, e in più lingue, anche il volume di Conversazioni, considerato il fatto che i singoli pensieri spirituali (così come i commenti alle Parole di Vita) erano stati a suo tempo tradotti nelle varie lingue per esigenze di immediata comunicazione con i destinatari non italiani. Ci auguriamo perciò di vedere presto nelle librerie anche la traduzione dei volumi della Collana “Opere di Chiara Lubich” in un ampio ventaglio di lingue.
a cura di Anna Lisa Innocenti
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4 Ott 2019 | Chiesa
Il Movimento dei Focolari partecipa alla gioia di Chiara Amirante e della Comunità Nuovi Orizzonti da lei fondata, per la visita a sorpresa di papa Francesco nella loro “Cittadella Cielo” vicino a Frosinone (Italia). “Se io incominciassi a rispondere alle domande sarebbero parole, parole, parole… Credo che sarebbe come sporcare la sacralità di quello che voi avete detto, perché voi non avete detto parole, avete detto vite: le vostre. Storie. Cammini. Ricerche, ma ricerche di carne, spirito, tutta la persona”. Così Papa Francesco si è rivolto, a braccio, a cinque ragazzi della Comunità Nuovi Orizzonti che gli hanno offerto le loro testimonianze forti di dolore e di rinascita durante la visita privata che il Pontefice ha fatto nella sede della Comunità, in provincia di Frosinone (Italia) lo scorso 24 settembre. “Le vostre sono storie di sguardi – ha continuato il Papa – e a un certo momento, avete sentito uno sguardo – uno – che non era come gli altri, era quello soltanto: uno sguardo che ti ha guardato con amore. Anch’io conosco quello sguardo. Uno sguardo che ti ha preso per mano e ti ha lasciato andare, non ti ha tolto la libertà”. Accolto con gioia e commozione Papa Francesco era arrivato alle 9.30 del mattino nella “Cittadella Cielo” sede centrale di questa Comunità che, grazie a percorsi di guarigione e conoscenza di sé basati sul Vangelo, permette a tanti giovani di uscire da tunnel infernali di dolore e dipendenze e diventare testimoni di speranza per altri giovani in situazioni di grave disagio. E proprio alla “fecondità della testimonianza” ha fatto riferimento tra l’altro il Papa nel suo intervento: “Anche la vostra testimonianza è un seminare, un seminare non l’idea, il fatto che Dio è amore, che Dio ci vuole bene, che Dio ci sta cercando ogni momento, che Dio è accanto a noi, che Dio ci prende per mano per salvarci (…) Noi siamo uomini e donne del Magnificat, cioè del canto della Madonna, di andare a raccontare che Dio mi ha guardato, mi ha accarezzato, mi ha parlato, ha vinto. Ed è con me. Mi ha preso per mano e mi ha tolto dall’inferno”. Il Papa ha poi salutato, anche personalmente, i membri della Comunità ed i responsabili dei Centri in Italia e all’estero che si trovavano lì riuniti per l’Assemblea Centrale annuale. Ha celebrato la Messa, pranzato e piantato un olivo nel giardino di questa che è una delle cinque cittadelle alla quali ha dato vita la Comunità fondata da Chiara Amirante. Da bambina Chiara aveva conosciuto la spiritualità dei Focolari e incontrato personalmente anche la fondatrice Chiara Lubich. Poi, più grande, mettendosi in ascolto del grido dei giovani in strada e della loro richiesta di aiuto per fuggire dall’inferno nel quale vivevano, è nata in lei l’idea di dare vita ad una comunità di accoglienza. Questa visita di papa Francesco segue la telefonata del Pontefice ed il video messaggio del giugno scorso per celebrare questo anno speciale nel quale la Comunità celebra 25 anni di vita. Salutando papa Francesco, Chiara ha ricordato gli inizi della sua avventura quando, a contatto con il “popolo della notte”, l’aveva guidata la certezza che l’incontro con “Cristo Risorto avrebbe potuto riportare la vita laddove io vedevo morte”. Nel ‘94 ha così dato vita alla prima comunità a Trigoria (Roma) e ’97 a Piglio, in provincia di Frosinone, ad una comunità di formazione e accoglienza. Oggi sono 228 i centri di accoglienza, formazione e orientamento con tante iniziative di solidarietà, progetti sociali e iniziative di promozione umana in vari Paesi. Nel 2006 Chiara ha lanciato la proposta di divenire “cavalieri della Luce”, cioè testimoniare la gioia di Cristo Risorto a chi è più disperato, provare a vivere il Vangelo alla lettera per rinnovare il mondo con la rivoluzione dell’Amore. A questo impegno hanno aderito oltre 700.000 persone. “Le nuove povertà costituiscono una vera emergenza che continua a mietere milioni di morti invisibili nell’inconsapevolezza dei più” ha spigato ancora Chiara davanti a Papa Francesco parlando di uso e abuso di alcool e sostanze stupefacenti, anoressia, bulimia, depressione, ludopatia, internet-addiction, bullismo, abusi, sesso-dipendenza…”Sentiamo più forte che mai – ha concluso – l’urgenza di fare tutto il possibile per rispondere al grido inascoltato di tanti”.
Anna Lisa Innocenti
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2 Ott 2019 | Focolari nel Mondo
Con il Sinodo Amazzonico alle porte, raccontiamo una storia che si sviluppa in un villaggio peruviano situato nel “polmone del mondo”. Non parla di incendi, né di deforestazione, di petrolio o cercatori di metalli preziosi. È la storia di Jenny e Javier, che hanno scelto come famiglia di vivere nell’Amazzonia col desiderio di portare la luce del Vangelo agli “ultimi”.
“Vivevamo in Argentina, ma a un certo punto abbiamo deciso di trasferirci a Lámud, il paesino dove è nata Jenny, nella zona chiamata “Ceja de Selva” (“sopracciglia della selva”, metà montagna e metà foresta), nei pressi delle sorgenti dei grandi fiumi Marañón e Rio delle Amazzoni. Volevamo stare vicino ai suoi genitori, già anziani e dalla salute delicata”. Javier è argentino ed ha conosciuto Jenny quando lei studiava a Rosario. Hanno due figlie piccole (2 e 4 anni) e Angie (di 17). Passare da una grande città come Rosario a un paesino di 2.500 abitanti, sperduto e a 2.300 metri di altitudine, è stato indubbiamente un gran salto. Raccontano che hanno venduto le poche cose che avevano e sono partiti per la regione più povera del Perù, a 1.600 km da Lima e a 14 ore dal focolare più vicino.“Sapevamo che il nostro non sarebbe stato un viaggio di andata e ritorno”. Era, soprattutto per Javier, una vera sfida. Sin da giovanissimi avevano incontrato la spiritualità dell’unità dei Focolari, e anche adesso, come famiglia, avevano deciso di mettere in pratica il Vangelo. Per questo, la loro “maggiore preoccupazione” – raccontano – era quella di abitare in un luogo dove sarebbero stati “soli”, senza altre persone che condividessero i loro stessi ideali. Decisero allora di fare di tutto per testimoniare ed annunciare il Vangelo con la loro vita, affinché anche in quel piccolo villaggio amazzonico nascesse un seme della spiritualità dell’unità. Si proposero di vivere il comandamento dell’amore reciproco per “procurarsi” la presenza spirituale di Gesù nella loro famiglia, secondo la promessa di Lui: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lí sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Con questa convinzione, e credendo all’affermazione di Chiara Lubich quando disse che “uno dei frutti dell’avere Gesù in mezzo è che si fa nascere la comunità”, partirono decisi per il Perù. Pochi giorni dopo il loro arrivo, il vescovo locale visitò Lámud. Jenny e Javier si presentarono come una “famiglia focolare”. Il Vescovo li benedisse e li stimolò a continuare l’impegno preso. Cominciarono con il percorrere la periferia del paese visitando “i più poveri, gli ultimi”. Andavano a trovarli nelle loro case (se così si possono chiamare), dove trovarono anziani che “non avevano neppure un letto degno dove morire” raccontano. Conobbero tante famiglie la cui unica aspettativa (o speranza) era avere un piatto caldo ogni giorno per i loro figli e per se stessi. “Cercavamo di far sentire loro il nostro affetto, di guardarli negli occhi, di regalare una parola di incoraggiamento, e anche qualcosa da mangiare. A volte, quando potevamo, rimanevamo con loro due o tre giorni, condividendo i loro dolori, la loro povertà, le loro brevi gioie e speranze”.
Con l’anelito di generare una piccola comunità di vita del Vangelo, cominciarono ad organizzare incontri della “Parola di vita”, ma senza successo. Cambiarono tattica varie volte. “Non ci siamo mai scoraggiati, perché sapevamo che Gesù ha i suoi tempi e che l’importante era stare al suo gioco”. Insistettero nell’invitare i vicini ad incontrarsi attorno alla Parola di Dio e, poco a poco, cominciarono ad aderire alcune persone, tra le quali le mamme di alcuni bambini dell’asilo con le loro figlie. Jenny e Javier prepararono allora anche momenti adatti ai più piccoli. Fu l’inizio di una piccola fiammella. Nel frattempo, il parroco chiese loro di assumersi la catechesi familiare del paese e di altri dieci villaggi “vicini”, alcuni dei quali a due ore di strada. Recentemente, hanno avuto la prima visita di un gruppo dei Focolari della città di Talara, a 650 km da Lámud (12 ore di viaggio in automobile). Una visita che “ha segnato un prima e un dopo nella vita della nostra comunità”, afferma la coppia. Jenny e Javier spiegano, con la gioia di chi ha trovato il proprio posto nel mondo: “Siamo pochi… ma qualcosa è nato! Non vogliamo crearci false aspettative, ma crediamo che Gesù ha un debole per l’Amazzonia e per i più poveri. Forse perché anche lui nacque tra i poveri… e rimase tra di loro”. “Non sappiamo per quali strade lui voglia portarci”, ammettono, ma sono le uniche che vogliamo percorrere!”, concludono. “Vogliamo, come lui, dare la vita per la nostra gente”.
Gustavo E. Clariá
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30 Set 2019 | Centro internazionale
A Rocca di Papa si è concluso l’incontro annuale dei dirigenti del Movimento dei Focolari. Tra le priorità emerse per il 2020 c’è un nuovo impegno nel campo dei diritti umani e la giustizia, il Centenario di Chiara Lubich e la prossima Assemblea Generale dei Focolari.
Alla fine il cerchio si è chiuso. Una lunga comunione tra i partecipanti dell’incontro annuale tra i delegati del Movimento dei Focolari nel mondo ed il Consiglio Generale, svoltosi dal 14 al 28 settembre 2019 a Rocca di Papa, ha rimesso in luce il principio che aveva “dato il la” subito al convegno e che sarà principio guida per tutto il Movimento nel prossimo anno: tutto quanto si fa a nome del Movimento nel campo ecclesiale, sociale o culturale, come attività per piccoli o grandi, famiglie o impegnati in politica, ha senso solo se è caratterizzato e guidato dalla presenza di Gesù in mezzo a coloro che si amano come lui l’ha insegnato. Ciò non significa che i focolari stiano prendendo un taglio spirituale. Infatti, la prima parte dell’incontro è stata dedicata alla raccolta della vita del Movimento. Con l’impronta dei diversi ambienti ecclesiali, politici e culturali in cui i Movimento è situato, si sono presentati progetti sociali ed educativi, impegno per profughi anche in zone, di cui si sente poco parlare nei media, iniziative artistiche oppure a favore della dignità umana.
In questo scambio è venuto in rilievo che la riforma, in atto da alcuni anni sotto il titolo “Nuovo Assetto”, sta portando i primi frutti. In tante parti del mondo le strutture più snelle sembrano liberare nuove forze creative. Sono nate nuove forme di annuncio ed evangelizzazione, sinergie tra le varie diramazioni del Movimento e con altre realtà ecclesiali e laicali. Ed anche il rapporto tra il governo centrale e le zone geografiche, e cioè tra le sensibilità globali e l’agire locale, è proiettato verso un nuovo equilibrio. In questo equilibrio è stato possibile individuare insieme, pur nel rispetto delle diversità presenti anche all’interno del Movimento, come quelle di culture, confessioni, forze e risorse, anche le priorità da affrontare il prossimo anno 2019/2020.
Continuando un percorso proposto dai giovani, il Movimento nel prossimo anno si impegnerà con il motto “In tempo per la Pace” nei campi dei diritti umani, della pace, della legalità e della giustizia cercando di coinvolgere anche altre persone ed istituzioni a fare dei passi concreti e importanti in questi campi. Un ruolo particolare avrà, nei prossimi mesi, il Centenario della nascita di Chiara Lubich. Le attività che cominciano il 7 dicembre 2019 con il titolo “Celebrare per incontrare” vogliono offrire la possibilità di un incontro vivo con la fondatrice e il suo carisma. Il 2020 infine sarà anche caratterizzato dall’Assemblea Generale del Movimento che si svolge ogni sei anni e offrirà nuove prospettive. “Ma tutto quanto facciamo ha un unico scopo – ha ribadito Maria Voce, Presidente dei Focolari, a conclusione di questo incontro – Vogliamo trasformare il mondo, dando visibilità alla presenza di Cristo in esso, attraverso l’amore scambievole tra di noi”. È questo – per così dire – il tipico “soft skill” dei Focolari, la loro “competenza trasversale” che non si produce con metodologie e programmazioni, ma che sta alla base di ogni loro impegno, come punto di partenza e punto di arrivo.
Joachim Schwind
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29 Set 2019 | Focolari nel Mondo
Anche quest’anno in tutto il mondo il Movimento dei Focolari ha invitato uomini e donne, piccoli e grandi, persone di ogni provenienza a fare nelle Mariapoli l’esperienza di una città, basata sulla legge della fraternità.
I modi sono diversi, l’esperienza è la stessa: la Mariapoli è l’espressione tipica dei Focolari. Per alcuni giorni i partecipanti a questi convegni – in genere estivi – sono invitati a realizzare un’utopia: quella di una società basata sull’amore reciproco del Vangelo. Con la grande Mariapoli Europea, realizzata in quattro tappe di una settimana ciascuna nel luogo della sua nascita, a Fiera di Primiero, questa esperienza ha celebrato in questa estate 2019 i suoi settanta anni di vita. Ma anche in tante altre parti del mondo ha attirato gente di ogni provenienza. 235 sono state le Mariapoli 2019 con una partecipazione di circa 46.000 persone. Alla nostra redazione sono giunte lettere e racconti da Galles, Vietnam, Perù, Canada, Finlandia, Italia, Bulgaria e Brasile.
In Turchia la Mariapoli si è svolta a Şile, una piccola località sul Mar Nero nei pressi d’Istanbul, una location che ha dato un tocco di vacanza apprezzatissimo da tutti. I 70 partecipanti venivano da Ankara, Iskenderun, Smirne e anche dall’estero. Il tema centrale, la santità personale e comunitaria, è stato affrontato, tra l’altro, attraverso la presentazione di alcuni dei santi di questa terra: San Giovanni Crisostomo, Sant’Efrem, Sant’Elena e Santa Tecla la cui storia ha offerto uno sguardo di riconoscenza alla Chiesa dei primi tempi. A Kerrville in Texas (USA) si è approfondito il tema che quest’anno ha guidato la vita dei Focolari in tutto il mondo: lo Spirito Santo e la Chiesa. Tra le 350 persone presenti, 100 partecipavano per la prima volta ad una Mariapoli, forse anche per il fatto che l’approfondimento sulla Chiesa, in una situazione contrassegnata da tanti scandali e sofferenze, era di particolare interesse. Lo stesso argomento, ma approfondito con un taglio ecumenico è stato al centro della Mariapoli della Svezia svoltasi a Marielund-Stoccolma con la partecipazione di luterani e cattolici. Erano presenti in Mariapoli anche due persone di religione buddista e alcuni non credenti. I partecipanti arrivavano da varie città della Svezia con una buona rappresentanza della Norvegia.
Nonostante questa diversità è stato possibile approfondire “lo Spirito Santo come colui che è l’energia vitale della Chiesa – scrivono – e che da a ciascuno una grazia particolare per realizzare la propria chiamata in funzione all’unità di tutte le membra del mistico corpo di Cristo”. Un tocco gioioso ha dato alla Mariapoli di Leopoli, Ucraina, la partecipazione delle nuove generazioni al programma. Ai giovani, ai ragazzi e ai bambini era affidata la preparazione e la conduzione di una giornata intera. L’hanno realizzata in modo vivace e coinvolgente. E all’inizio di ogni giornata sono stati proprio i bambini ad “insegnare” gli adulti, raccontando come avevano vissuto il giorno precedente le parole del Vangelo. La Mariapoli organizzata a Penang in Malaysia, è stata caratterizzata invece da diversità di lingue, culture, provenienze etniche ed anche da grandi distanze, i partecipanti arrivati da Singapore, ad esempio, hanno affrontato un viaggio di 700 km. “Lo sforzo di mantenere vivo tra di noi l’amore reciproco – scrivono – e dare così spazio alla presenza di Gesù in mezzo a noi, l’impegno di affrontare e superare le difficoltà e la disponibilità di rinunciare alle proprie idee, ha reso possibile questa impresa”. Alla Mariapoli di Boconó nell’ ovest del Venezuela l’incontro voleva offrire ai partecipanti la possibilità di riposare, viste le difficoltà di una vita quotidiana stancante a causa dei prolungati periodi senza elettricità, delle code interminabili per la benzina e delle ristrettezze economiche. A questa offerta – anche economicamente – attraente hanno aderito più del doppio delle persone previste.
Però la prima notte un uragano con grandine, pioggia, alberi sradicati e vento fortissimo ha provocato un black-out elettrico durato fino alla fine della Mariapoli. La conseguenza è stato il collasso totale: bagni senza acqua, impossibilità di cucinare e problemi per conservare gli alimenti. Poi, attraverso gli approfondimenti di spiritualità, l’amore invincibile di Dio è diventato esperienza esistenziale: si è trovato un modo per cucinare con la legna, un vicino ha offerto un generatore, l’attenzione di tutti per le necessità degli altri è cresciuta. “Dio non si lascia vincere in generosità” scrivono a conclusione di questa esperienza meravigliosa.
Joachim Schwind
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27 Set 2019 | Cultura
Dodici brani che hanno fatto la storia di questo complesso diventano una raccolta , tratta dal loro tour mondiale “Life” che continuerà anche nei prossimi mesi. Nel futuro del Gen Rosso anche corsi, progetti educativi, coproduzioni e la terza edizione del “Gen Rosso Music and Arts Village”.
Oltre cinquant’anni di vita ed una proposta artistica capace di rinnovarsi continuamente. Ma tenendo la bussola su alcuni punti cardine: una vita vissuta all’insegna della fraternità; una produzione frutto della collaborazione tra artisti di varie nazionalità che parla di unità tra uomini e popoli; un messaggio che, attento alle sfide del nostro pianeta, propone una cultura del dare e del condividere. Questo è il complesso internazionale Gen Rosso, formato da musicisti e tecnici, di diverse vocazioni provenienti da Europa, Asia e America Latina. Recentemente il loro tour “Life” è diventato un album con diciotto brani scelti tra le canzoni che hanno fatto la storia del Gen Rosso. Ne parliamo con uno dei suoi componenti, Michele Sole. Il primo luglio è uscito il vostro album live del Tour “LIFE”. Come nasce questo nuovo lavoro e quali sono le sue caratteristiche? Dall’autunno del 2018 fino ad oggi abbiamo avuto dei concerti bellissimi in tutta Italia con il nostro concerto “LIFE” e da lì ci è nato il desiderio di mettere in un cd questo lavoro “live” che ha entusiasmato tanto il pubblico, e anche noi. Riversate le registrazioni fatte sui palchi, le abbiamo mixate cercando di mantenere tutta l’energia e l’emozione che respiriamo nei nostri concerti. Si sente il pubblico che canta insieme a noi, con i loro applausi e le loro voci che danno all’ascoltatore la sensazione di essere proprio lì con noi sul palco. Insomma un vero disco dal vivo!
Recentemente avete dato vita, nella cittadella internazionale di Loppiano dove avete la vostra sede, al “Gen Rosso Music and Village”. Di che cosa si tratta e quali sono gli obiettivi? Il “Gen Rosso Music and Arts Village” giunge quest’anno (27 dicembre 2019 – 5 gennaio 2020) alla sua terza edizione ed è un’esperienza di approfondimento artistico e di condivisione di valori alla luce del carisma dell’unità. Coinvolge giovani professionisti e studenti di diverse discipline quali musica, danza, canto, teatro dai 18 anni in su. La metodologia didattica è progettata dai tutor del Gen Rosso insieme a docenti dalla riconosciuta capacità ed esperienza artistica. Il programma prevede l’approfondimento di tematiche specifiche del mondo dell’arte, lo scambio di esperienze, spazi creativi e laboratori pratici che convergeranno in una performance finale. Ci si può iscrivere presso village@genrosso.com. Il programma inizierà il 27 dicembre 2019 e si concluderà il 5 gennaio 2020.
Nei vostri viaggi partecipate ad appuntamenti che promuovono la pace, l’amicizia tra i popoli e la fraternità universale. Ce n’è uno recente che ricordate in particolare e perché? Sì, in primavera abbiamo avuto la gioia di essere in Giordania, grazie alla “Caritas Jordan”, per realizzare il progetto “Be the change” insieme a centinaia di studenti di diverso ceto sociale, di diverse religioni e diverse nazionalità per favorire il dialogo e promuovere una cultura di pace e amicizia, essendo loro stessi i promotori di un cambio nelle loro vite e nelle loro città per un futuro migliore. Quali sono i vostri progetti e appuntamenti futuri? Innanzitutto riprendiamo i tours in giro per il mondo con il concerto “Life” accompagnato da progetti educativi e l’inserimento sul palco di giovani preparati in vari workshop. Saranno prima in Italia (28 settembre a Venosa; 12 ottobre a Piacenza; 23 e 24 ottobre ad Acerra; 26 ottobre a Prato, 1 novembre a Teano), poi un tour asiatico in Indonesia per quasi tutto il mese di novembre 2019.
Intanto continueremo con i corsi nella cittadella di Loppiano con scambi di esperienze, formazione e arte. Dal 15 al 17 ottobre approfondiremo il light design, destinato a persone interessate ad ampliare le proprie conoscenze nel campo dello studio della luce e del colore. Inoltre, per sostenere giovani artisti emergenti, abbiamo iniziato delle coproduzioni. La prima è Stabat in Silentium, la messa in scena dell’opera teatrale del giovane scrittore Francesco Bertolini, nato da una sua profonda esperienza di solidarietà emersa dopo il terremoto ad Amatrice (Italia). “Come si può credere ancora in Dio in seguito ad un terremoto?” è la domanda “scomoda” da cui parte questa opera nella quale i protagonisti sono le giovani vittime, ma anche i volontari che lasciano la loro quieta realtà per andare dove la tragedia si è consumata.
Anna Lisa Innocenti
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25 Set 2019 | Nuove Generazioni
Nella Mariapoli di Arny, 35 km a sud di Parigi (Francia), dal 2 al 7 Settembre, si è tenuta la prima scuola per “Ambasciatori del Mondo Unito” a cui hanno preso parte 16 giovani provenienti da 14 Paesi del mondo.
Lo slogan che li ha guidati è stato “meglio insieme”. Il programma era promosso dall’Associazione Internazionale New Humanity, Organizzazione Non Governativa, espressione del Movimento dei Focolari, che si ispira allo spirito e ai valori che lo animano. Lo scopo era quello di potenziare le competenze di un gruppo di giovani change-makers, peace-builders e leader di comunità, formandoli alla cultura dell’unità, della pace e della fraternità, facendone dei veri e propri “ambasciatori” di un mondo unito, in grado di diventare portavoce della ONG a livello nazionale e internazionale. I 16 giovani coinvolti provenivano da Belgio, Brasile, Camerun, Colombia, Corea del Sud, Equador, Filippine, Kenya, Iraq, Italia, Libano, Messico, Nigeria, Spagna e Stati Uniti. “È stata la prima ‘training school’ per New Humanity” osserva Chantal Grevin, Rappresentante Principale di New Humanity presso la sede dell’UNESCO di Parigi “un’esperienza efficace, che ci ha permesso, nel giro di una settimana, di trasmettere loro le competenze necessarie a diventare operatori attivi della nostra ONG”.
“Si è parlato di cosa intendiamo per ‘mondo unito’, di cosa siano la pace ed i diritti dell’uomo e di conseguenza di cosa intendiamo per ‘persona’”, spiega Marco Desalvo, presidente della ONG “ci siamo esercitati a tradurre in un linguaggio che possa essere di ispirazione per le Istituzioni internazionali, tutte le buone pratiche che i nostri giovani promuovono quotidianamente nel mondo per diffondere in tutte le sfere della società, e a ogni livello, lo spirito della fraternità universale come proclamato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”. I giovani ambasciatori sono stati ricevuti dai funzionari UNESCO delle scienze umane e sociali (sezione giovanile) e del settore dell’educazione (cittadinanza mondiale e cultura della pace). “Ne è scaturito un dialogo aperto e libero che ha permesso a questi rappresentanti di scoprire meglio l’azione di New Humanity, attraverso la testimonianza dei giovani ambasciatori che hanno potuto mettersi in gioco insieme, sperimentando quanto appreso nei giorni precedenti e la loro positiva esperienza di cittadinanza globale” commenta ancora Chantal Grevin.
A ciascun giovane è stata offerta la possibilità di incontrare personalmente i rappresentanti della delegazione presso l’UNESCO del proprio Paese e di esporre la propria visione rispetto alle grandi sfide della pace, dell’ecologia e della fraternità. Durante la training school, i giovani hanno anche avuto l’opportunità di incontrare e dialogare con Mons. Follo, Osservatore Permanente della Santa Sede e Marie Claude Machon, Philippe Beaussant e Patrick Gallaud, rispettivamente Presidente, Vice-Presidente ed ex Presidente del Comitato di collegamento ONG-UNESCO. “Grazie a questo corso ho imparato molto sul sistema delle Nazioni Unite e sulle attività delle ONG in tutto il mondo”, racconta, al termine dell’esperienza, Luciana, avvocato, che viene dall’Italia “ma soprattutto ho riscoperto le vere motivazioni che mi hanno spinto verso questo mondo. Come ambasciatore di New Humanity vorrei promuovere l’idea che aiutarsi a vicenda può fare una grande differenza nella creazione di un mondo più unito, ho capito che le piccole azioni possono avere un grande impatto sul benessere delle persone.
Ecco perché mi sento tanto onorata di far parte di questo fantastico progetto!”. Pascal, che è libanese, ha condiviso: “Quando sono arrivata ero scoraggiata dal non riuscire a trovare soluzioni per il mio Paese. Qui, ho trovato coraggio e speranza, ho capito che ci possiamo supportare, possiamo davvero lavorare per raggiungere il mondo unito. So che succederà! Sono molto felice di tornare nel mio paese e cominciare a lavorare!”. E Noè, dal Messico: “Sono arrivato qui con il mio amico Josef degli USA. Viviamo a pochi km dal confine che separa i nostri Paesi. Siamo già impegnati insieme in progetti a favore dei migranti. Al ritorno, avremo modo di mettere in pratica quello che abbiamo imparato qui”.
Tamara Pastorelli
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23 Set 2019 | Cultura
Comunicazione ed evangelizzazione oggi – Un seminario di studi il 1 ottobre a Roma promosso dalla Pontificia Università Salesiana di Roma e dalla sua Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale, dal Centro Chiara Lubich del Movimento dei Focolari e dal Gruppo Editoriale Città Nuova.
Intervengono: Mauro Mantovani, Magnifico Rettore Università Pontificia Salesiana; Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; Fabio Pasqualetti, Decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale; Giulia Paola Di Nicola, Sociologa, Università Leonardo da Vinci – Chieti; Cesare Borin, IT manager – Movimento dei Focolari; Michel Vandeleene, curatore del volume; Cristiana Freni, docente di filosofia del linguaggio presso l’Università Salesiana; Marco Aleotti, regista televisivo RAI. Modera: Alessandro De Carolis, Radio Vaticana L’urgenza di diffondere il messaggio di fede e la Parola di Dio caratterizza da sempre la storia della Chiesa; un impegno che di volta in volta l’ha spinta ad avvalersi della tradizione orale e scritta, delle varie espressioni d’arte, della liturgia fino ad arrivare ai moderni mass media. Di fronte al cambiamento continuo dei mezzi di comunicazione come cambia tale impegno oggi? È attorno a questo interrogativo che ruoteranno le riflessioni del Seminario di studi. Spunto e stimolo per il confronto sarà l’esperienza “a dimensione mondiale” e la dottrina spirituale raccolte e rappresentate nel volume Conversazioni. In collegamento telefonico di Chiara Lubich (edito da Città Nuova, 2019). Nel testo infatti a partire da una limitata conferenza telefonica, Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari, ha utilizzato lo sviluppo tecnologico dei mezzi di comunicazione per dialogare, condividere, incoraggiare, sollecitare al bene un numero crescente di persone (possiamo realmente parlare di alcune decine di migliaia), avendo chiaro che una risposta concreta e positiva alle domande urgenti dei nostri contemporanei la si può dare soltanto “insieme”, come persone in forte relazione le une con le altre, persone per le quali l’impegno a cambiare il mondo parte dal “cambiare se stessi” ma non “per se stessi”. In occasione dell’uscita del volume Opere di Chiara Lubich CONVERSAZIONI in collegamento telefonico Vol. 8.1 – a cura di Michel Vandeleene (Città Nuova, 2019) Sin dai primi anni Ottanta Chiara Lubich, avvalendosi dei moderni mezzi di comunicazione, ha dato vita a una conferenza telefonica mensile o bimensile che collegava contemporaneamente dalla Svizzera (da cui il nome Collegamento CH) i più importanti centri del Movimenti dei Focolari sparsi nei cinque Continenti. In quell’occasione comunicava un pensiero spirituale, frutto della sua vita e del suo carisma. Ne è nata un’originalissima esperienza di vita cristiana comunitaria, a livello mondiale, che ha visto una fol¬la di persone camminare insieme, aiutandosi reciprocamente, sulla via della santità. Il volume raccoglie i quasi 300 pensieri spirituali comunicati da Chiara Lubich tra il 1981 e il 2004 e alcuni altri inediti.
Fonte: Ufficio Comunicazione Focolari
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23 Set 2019 | Chiara Lubich
La ricorrenza del Centenario della nascita di Chiara Lubich diventa per gli studenti italiani una prima occasione per approfondire il suo pensiero alla luce degli eventi nazionali e internazionali che hanno caratterizzato la storia del Novecento.
Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca in Italia (https://www.miur.gov.it/competizioni-e-concorsi-per-studenti) è stato pubblicato il bando del Concorso Nazionale per le Scuole Medie e Superiori sul tema: “Una città non basta”. Chiara Lubich cittadina del mondo. Conoscere la sua figura, il suo impegno e la sua testimonianza nel Centenario della sua nascita per la costruzione della Fraternità e dell’Unità fra i popoli. Il concorso è promosso dal Centro Chiara Lubich/New Humanity e dalla Fondazione del Museo storico del Trentino, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, per il Centenario della nascita di Chiara Lubich. A chi è rivolto? É rivolto agli studenti e alle studentesse di tutte le scuole italiane medie e superiori, che potranno partecipare con la realizzazione di un elaborato (in forma di testo scritto o multimediale) scegliendo una delle seguenti aree tematiche:
- Chiara Lubich nel contesto della Seconda Guerra mondiale
- Chiara e il crollo del muro di Berlino
- Chiara “cittadina del mondo”, in dialogo con popoli e culture
Gli studenti e le studentesse possono inoltre – e questa è una quarta area tematica – narrare esperienze positive vissute, producendo testi di “cronaca bianca”, ispirati al messaggio trasmesso dagli scritti della Lubich. Quali sono le finalità del Concorso? Il concorso si pone come obiettivo quello di sviluppare lo spirito di iniziativa creando situazioni di confronto didattico su autori e autrici ancora inesplorati dai libri di testo standard; vuole far conoscere Chiara Lubich come significativa protagonista del Novecento approfondendo il suo sogno di “un mondo unito”; vuole anche accompagnare le nuove generazioni in attivi percorsi di pace e fratellanza tra culture, lingue, religioni e popoli diversi.
A quali fonti possono attingere per affrontare i temi proposti? Chiara Lubich è figura già molto nota. Tuttavia, sia i docenti che gli studenti potranno anche contattare, se lo desiderano, il Centro Chiara Lubich tramite il sito suo proprio o scrivendo a: concorso.studenti@centrochiaralubich.org La Fondazione Museo storico del Trentino inaugurerà anche una Mostra internazionale multimediale su “Chiara Lubich Città Mondo” (apertura dal 7 dicembre 2019 fino a novembre 2020), che prevede percorsi specifici rivolti alle scuole. Quali sono i termini di partecipazione al concorso? Gli elaborati, rigorosamente inediti, dovranno essere inviati entro il 31 marzo 2020. Il bando di concorso dà indicazioni precise sulle modalità di trasmissione dei lavori. La commissione di valutazione sarà composta da membri del MIUR, del Centro Chiara Lubich/New Humanity e della Fondazione del Museo storico del Trentino. E la premiazione? I premi saranno consegnati alle scuole vincitrici nel corso di una cerimonia ufficiale che si terrà entro la fine dell’anno scolastico 2019/2020, presumibilmente a Roma.
Maria Caterina Atzori
(Docente referente del progetto – Centro Chiara Lubich/New Humanity)
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20 Set 2019 | Cultura
Koen Vanreusel, imprenditore EdC belga: “Serve un’alleanza fra generazioni di imprenditori”
“Abbiamo bisogno dei giovani per aprire nuove strade, e siamo felici di aiutarli attraverso il nostro lavoro e la condivisione di beni e conoscenze”. Koen Vanreusel, 4 figli e 9 nipoti, amministratore delegato di “Easykit”, impresa che in Belgio conta 100 dipendenti, racconta del suo impegno in favore di giovani imprenditori in diverse parti del mondo. Una scelta che muove dall’adesione ai principi dell’Economia di Comunione (EdC) e che lo porterà ad Assisi, dove dal 26 al 28 marzo 2020 si terrà l’evento “The Economy of Francesco”, voluto dal Papa per i giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo. Koen, in che modo i principi dell’Economia di Comunione ispirano il tuo lavoro? L’Economia di Comunione è frutto della “cultura del dare” nata in seno al Movimento dei Focolari. Una cultura che trova le sue radici nel Vangelo, dove si dice “Date e vi sarà dato“ (Lc 6,36-38), che porta alla condivisione dei beni, materiali e immateriali, e che suscita un’economia nuova, di comunione appunto. Nel contesto del lavoro nella mia azienda questo significa mettere la persona al centro del lavoro e rispettare la sua dignità: con i nostri impiegati cerchiamo di creare una famiglia, una comunità; abbiamo 9 punti vendita in diversi luoghi e siamo sempre attenti affinché ci sia un buon legame con i collaboratori. Aderire all’EdC significa per noi anche donare ogni anno una parte degli utili dell’azienda e così dare un contributo per combattere la povertà nel mondo. Quali difficoltà incontri nel vivere l’Economia di Comunione nel tuo lavoro e come le superi? Siamo un’impresa come tutte le altre sul mercato e abbiamo le stesse difficoltà che anche altre aziende incontrano. Ma quando abbiamo dei problemi cerchiamo di creare un’atmosfera nella quale si possa parlare tra colleghi e con la direzione. Per me è molto importante poter condividere queste esperienze con altri imprenditori che cercano di vivere anche loro l’EdC: ci incontriamo in un clima di fiducia, parliamo delle difficoltà e cerchiamo insieme di vedere le opportunità che ci sono. In che modo cerchi di coinvolgere i tuoi dipendenti nel vivere la “cultura del dare”? I nostri dipendenti sanno che condividiamo gli utili dell’azienda con i poveri e facciamo in modo di rendere visibile i progetti che sosteniamo in modo che li possano condividere. Inoltre, alla fine dell’anno, quando si calcolano gli utili, anche loro ne ricevono una parte e possono decidere a quale opera donarli e così partecipano, in parte, alla destinazione degli utili dell’azienda. Allo stesso tempo cerchiamo di essere di esempio per loro, dando qualcosa in più nel lavoro, facendo qualcosa di gratuito per un collega o un fornitore, e mostrando che anche questo dà grande gioia. Come è nata l’idea di sostenere imprese di giovani in Paesi dell’Europa e di altri continenti?
In uno degli incontri annuali fra imprenditori europei dell’EdC abbiamo conosciuto giovani della Serbia e dell’Ungheria che hanno mostrato di apprezzare molto il nostro modello di business e abbiamo deciso di condividerlo con loro. Li abbiamo sostenuti nell’avvio di un’azienda nel loro Paese e abbiamo vissuto con loro questo percorso: siamo felici di vedere che attraverso la nostra impresa possiamo condividere le nostre conoscenze e il nostro modello di lavoro. Poi, in occasione dell’incontro internazionale dell’Edc a Nairobi, in Kenya, abbiamo conosciuto un gruppo di giovani imprenditori congolesi decisi a non abbandonare il loro Paese in guerra ma a restare per aiutare le persone in difficoltà avviando un’azienda. Abbiamo sentito di voler restare accanto a questi giovani offrendo loro le nostre competenze. Il nostro desiderio è che nuove generazioni di imprenditori aderiscano all’Economia di Comunione. L’applicazione del paradigma dell’EdC su vasta scala che effetti potrebbe produrre? Può contribuire a costruire una società più giusta e con meno squilibri, con un minore divario fra ricchi e poveri e un minore tasso di povertà. Impegnandoci insieme possiamo scoprire che un mondo migliore è possibile. Lo racconteremo ad ottobre, a Bruxelles, nel corso di una giornata dedicata a questi temi.
Claudia Di Lorenzi
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18 Set 2019 | Testimonianze di Vita
Il Vangelo fa germogliare il seme di bontà che Dio ha messo nel cuore umano. È un seme di speranza, che cresce nell’incontro personale e quotidiano con l’amore di Dio e fiorisce nell’amore reciproco. È uno sprone a combattere i cattivi semi dell’individualismo e dell’indifferenza che provocano isolamento e conflitti, a portare i pesi gli uni degli altri, ad incoraggiarci a vicenda. Eredità Dopo la morte dei nostri genitori, tra me e mia sorella, entrambe sposate, erano iniziate delle incomprensioni a causa dell’eredità che ritenevamo non ben distribuita, tanto da diventare nemiche. Mi sembrava così assurdo, eppure era così. Guardando i miei figli pensavo che anche loro un giorno avrebbero potuto diventare come noi e cominciai a pensare il da farsi. Presi coraggio e andai da mia sorella. Rimase sorpresa, ma felice di abbracciarmi. Dopo esserci chieste perdono a vicenda, decidemmo di prendere i gioielli di nostra madre, equamente divisi tra noi, e di farne una donazione ad un ente caritativo. Dopo di che ci sentimmo libere: la generosità verso gli altri ci aveva avvicinato tra noi, ma ci faceva anche sentire più vicini i nostri genitori in Paradiso. (P.F. – Francia) Ciò che ho in più non mi appartiene Un po di tempo fa, quando facevamo le notti al centro di prima accoglienza per migranti, Gabriele ed io, dopo aver trascorso la notte lì, la mattina presto abbiamo accompagnato al porto un sacerdote ed alcuni ragazzi ospiti del centro. Dovevano partire per fare dei documenti. Faceva freddo, noi eravamo vestiti bene, ma uno dei ragazzi aveva indosso solo una maglietta leggera. Gli chiesi se non avesse freddo, ma realizzai dal suo sguardo che non avevo capito la mia domanda. Allora mi sfilai il giubbotto (sotto avevo un maglione pesante) e glielo passai. Gabriele da parte sua gli diede qualche moneta per prendersi qualcosa durante la giornata. Tornai a casa con una grande gioia nel cuore. A casa, mia moglie mi disse che sua sorella da tempo voleva farmi un regalo, e la scelta era ricaduta su un giubbotto. (Rosario – Italia) Tutti figli di Dio Come tutte le mattine, salendo sulla metro piena di gente di tutti i tipi, di solito intente a leggere o ad armeggiare con lo smartphone, ho provato per tutte quelle persone un senso di pena, di tristezza. Sapranno per cosa vivere? Avranno un ideale nella vita? Ma poi ho pensato: ciascuno di loro avrà avuto un dolore nella vita, forse qualcuno di loro adesso soffre per qualcosa…e li ho visti in modo diverso: non più come povera gente, ma come figli di Dio, che ama ciascuno e ci sostiene. (C.T. – Italia) Condividere Ero all’università per fare un esame, quando ho visto che il contabile era venuto a cercare uno studente che non era in regola con le tasse universitarie. Visto che in quel momento disponevo di soldi in tasca, ho proposto a quello studente di pagare io per lui. Da allora siamo diventati amici. Conoscendolo meglio, ho saputo che era orfano di entrambi i genitori e che cercava un lavoretto per pagare l’alloggio universitario. Ho condiviso questa sua necessità con altri amici e ci siamo presi l’impegno di aiutarlo sia economicamente che spiritualmente. (Steve – Burundi)
a cura di Chiara Favotti
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17 Set 2019 | Chiesa
Per realizzare la sua missione di riformare la Chiesa il gesuita italiano, P. Riccardo Lombardi (1908 – 1979), cercava di mobilitare le folle predicando nelle piazze e attraverso la radio. A quarant’anni della sua morte il 9 settembre 2019 a Roma un convegno per riscoprire questa figura carismatica che ha avuto un ruolo importante anche nella storia dei Focolari.

Fonte: bbw.kirchen.net
La grandezza e – potremmo anche osare dire – la santità di figure carismatiche si verifica quando Dio le mette alla prova togliendo loro la salute, la propria ispirazione o anche l’opera da loro fondata. Questa logica evangelica la si può intravedere in modo chiarissimo nella vita di P. Riccardo Lombardi, gesuita italiano, grande predicatore, fondatore del Movimento per un Mondo Migliore. Lo ha evidenziato un convegno a Roma organizzato dal suo Movimento, a 40 anni dalla morte, in collaborazione con i Focolari e con la Comunità di Sant’Egidio. Di fronte al potere di autodistruzione raggiunto dall’uomo e tra le macerie alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Lombardi si fece predicatore di fraternità universale nelle piazze e attraverso la radio, un’attività per la quale lo chiamavano “microfono di Dio”. Dopo una famosa esortazione che nel 1952 Papa Pio XII rivolse alla Diocesi di Roma, P. Lombardi volle creare un gruppo di persone che rinnovasse la Chiesa secondo una spiritualità di comunione. Lombardi – ha sottolineato durante il convegno Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio – fece e disse ciò che Papa Pio XII non poteva dire e fare pubblicamente e diventò così anche “microfono del Papa”, al quale Lombardi era particolarmente legato. 
©CSC media
Ma con la morte di Pio XII ed il nuovo pontificato di Giovanni XXIII iniziò “la notte oscura” di P. Lombardi. Il suo stile da predicatore delle masse ora non si conciliava più con la visione di Chiesa del nuovo Papa e del Vaticano II. Lombardi si sentì emarginato, fallito e soffrì di forti depressioni. In questo periodo gli tornò – come ha detto la Presidente dei Focolari, Maria Voce – l’idea di far convergere la sua opera con quella dei Focolari che aveva conosciuto nelle Mariapoli del 1956 e 1957. Ma Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, con la quale Lombardi era in stretto rapporto, non accettò che Lombardi “distruggesse” la propria opera, perché vi vedeva un’opera di Dio. 
©CSC media
Sarà stata questa forse una ricompensa dello Spirito Santo per il contributo che lo stesso P. Lombardi aveva dato alcuni anni prima per salvare l’opera di Chiara Lubich? Negli anni ’50, in cui Chiara passava la “notte oscura”, in cui la sua opera era sotto studio del Sant’Ufficio e rischiava diverse volte di essere sciolta dalla Chiesa, Chiara era stata pronta a lasciare la propria opera per obbedire alla Chiesa. Ed una delle opzioni era stata quella di fondersi con il Movimento per un Mondo migliore. La prospettiva di una collaborazione delle due opere sotto la guida di P. Lombardi ha probabilmente fermato lo scioglimento totale dei Focolari. Maria Voce, nel suo intervento, ha sottolineato l’attualità dell’amicizia spirituale tra P. Lombardi e Chiara Lubich: “Chiara lo aveva invitato a costruire un rapporto che si modellasse sulla Trinità ‘nel dare e ricevere quanto di divino il Signore’ aveva elargito a entrambi. Ciò ha reso la comunione tra loro pronta al dono di sé e perfino al prezzo dell’offerta di quanto ciascuno dei due, per volere di Dio, aveva generato… Il dialogo tra questi due carismi rimane seme per la fioritura di una sempre più profonda comunione tra le varie realtà ecclesiali, che Dio attende da noi nel nostro mondo così lacerato dalla divisione”.
Joachim Schwind
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15 Set 2019 | Centro internazionale
A conclusione della loro assemblea, i giovani dei Focolari hanno consegnato al Movimento un documento che riassume un percorso non facile. È di stimolo per l’incontro annuale dei delegati mondiali che sta per iniziare. È una sovrapposizione voluta e significativa: gli ultimi due giorni dell’Assemblea dei Giovani del Movimento dei Focolari – sabato 14 e domenica 15 settembre – coincidono con i primi due giorni dell’incontro annuale dei delegati dei Focolari in tutto il mondo. Così i quasi 200 giovani di 66 Paesi e di diverse diramazioni del Movimento hanno avuto la possibilità, di presentare la sintesi dei loro lavori sulla loro identità, la loro formazione, il loro ruolo nel Movimento e il loro impegno nel mondo ad una rappresentanza mondiale dei Focolari. Ai 44 delegati invece, che rappresentano le suddivisioni territoriali dei Focolari, offre la possibilità di iniziare i loro lavori prendendo coscienza delle sensibilità e delle esigenze delle nuove generazioni. L’impatto nella mattinata di sabato, 14 settembre, è forte: lo stesso documento finale dei giovani e le domande che loro rivolgono alle “generazioni un po’ più mature” – come li definiscono in modo scherzoso – fanno intravvedere che i lavori non sono stati facili. In pochi giorni hanno sperimentato ed affrontato le diversità di provenienze, culture, sensibilità, religioni e confessioni. E con autenticità e coraggio presentano anche le difficoltà e le domande aperte che in non pochi di loro hanno creato perplessità e sofferenze. Tanto più colpisce e stupisce la profondità umana e spirituale che si dimostra dietro ai loro lavori. Si coglie un profondo e instancabile desiderio di impegnarsi in tutti i campi della loro vita per l’unità a grande scala, il “mondo unito”, e la prontezza di affrontare situazioni dolorosi con un amore preferenziale a Gesù nel suo abbandono sulla croce. Su questa base i giovani con grande libertà incoraggiano il Movimento a valorizzare ancora di più la diversità come parte integrante e costitutiva di ogni esperienza di unità e di creare strumenti e spazi che favoriscano meglio il dialogo anche su argomenti controversi. Con naturalezza chiedono più partecipazione alla direzione del Movimento sia al livello locale che centrale per condividerne di più la responsabilità per le future generazioni. Ma con la stessa franchezza presentano anche la necessità di essere più formati alla stessa spiritualità dei Focolari e di approfondire i rapporti con i membri adulti del Movimento. Maria Voce e Jesús Morán, la Presidente e il Copresidente dei Focolari, sottolineano l’importanza e la maturità dell’esperienza che questi giovani hanno fatto in pochi giorni. Vedono in questa Assemblea e nel suo documento finale “un passo fondamentale e una grande eredità per il Movimento”.
Il pomeriggio di questo giorno memorabile, giovani e adulti insieme celebrano l’inaugurazione del ristrutturato auditorium presso la sede internazionale del Movimento a Rocca di Papa. Per Maria Voce è l’occasione di offrire alle due assemblee il discorso spirituale programmatico per il prossimo anno che ha come tema la realtà di Gesù presente in mezzo a “due o tre, riuniti nel suo nome” (cfr. Mt 18,20). È l’Alpha e l’Omega della spiritualità del Movimento, così lo definisce la Presidente in un intervento molto toccante e personale, quasi una consegna all’inizio dell’ultimo anno del suo mandato.
Vivere l’amore scambievole, anche nei momenti dolorosi, per creare lo spazio in cui Gesù possa essere presente in mezzo agli uomini di oggi e donare loro la sua gioia: ecco il percorso al quale Maria Voce invita i Focolari nei prossimi mesi. Per i giovani questo invito potrà essere una chiave di lettura della loro esperienza fatta in questi giorni. Per i delegati del Movimento sarà di sprone per le consultazioni che stanno per iniziare.
Joachim Schwind
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13 Set 2019 | Cultura
Per sanare la crisi del lavoro serve un’economia nuova, per farlo occorre dar voce e spazio ai giovani che, più di tutti, capiscono il nuovo e lo sanno attuare. E sarà proprio questo uno degli obiettivi dell’evento “Economy of Francesco” che si svolgerà ad Assisi nel 2020. A maggio 2019 i disoccupati in Europa sono diminuiti. Secondo Eurostat scendono al 7,5% nei 19 Paesi dell’Eurozona e al 6,3% nei 28 dell’UE. Un dato in chiaroscuro, tuttavia, che si accompagna ad un alto tasso di disoccupazione giovanile: nonostante il miglioramento dei dati urgono politiche più efficaci. Ne abbiamo parlato con Luigino Bruni, economista all’università Lumsa di Roma (Italia) e direttore scientifico del Comitato che organizza l’evento “The Economy of Francesco”, voluto dal Papa e dedicato ai giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo, che si svolgerà ad Assisi dal 26 al 28 marzo 2020.
Cosa ci si può aspettare, secondo lei, da questo evento? Credo che ci sarà un grande protagonismo del pensiero e della prassi dei giovani, che diranno la loro idea sul mondo, perché lo stanno già cambiando, sul fronte dell’ecologia, l’economia, lo sviluppo, la povertà. Non sarà un congresso, ma un processo che si avvia, ad un ritmo però lento, che consenta di pensare e domandarsi per esempio, sulle orme e nei luoghi di San Francesco, cosa significa oggi costruire un’economia nuova o chi sono gli emarginati di oggi. Sarà soprattutto il momento in cui i giovani stringeranno un patto solenne con Papa Francesco, assicurando il proprio impegno per cambiare l’economia. Questo sarà il cuore dell’evento. Del resto, proprio i giovani hanno idee chiare al riguardo… I giovani fanno cose interessanti. Sono i primi a reagire ai cambiamenti, perché sono coloro che più capiscono il nuovo. Ci sono tantissime esperienze di valore nel mondo sul piano delle imprese, delle start-up, c’è un pensiero dei giovani sull’economia, ma gli adulti – che hanno il potere e le cattedre nelle università – non riescono ad ascoltare e a dare spazio perché ragionano con 20 anni di ritardo, mentre i giovani hanno cose da dire. Ad Assisi saranno loro a parlare e gli adulti saranno a disposizione per ascoltare e aiutare.
Cos’è che non va nelle ricette economiche finora messe in campo contro la crisi del lavoro? I dati Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, vanno letti con attenzione: il fatto che sia diminuita la disoccupazione in Europa non vuol dire che sia aumentata l’occupazione. In Italia per esempio ci sono tante persone che non cercano più lavoro. Inoltre, si lavora meno perché molti contratti prevedono un numero minore di ore per dare un impiego a più persone. Oggi le macchine fanno lavori che fino a 10 anni fa erano svolti dagli uomini: i robot sono nostri alleati, ma dobbiamo inventare lavori nuovi, perché quelli tradizionali non riescono più ad assorbire abbastanza lavoro. Questi nuovi strumenti, poi, esercitano una selezione naturale fra i lavoratori privilegiando i più competenti, perché sono sempre meno le persone in grado di reggere la concorrenza delle macchine. Significa che lavorano meno persone e che sono quelle più preparate, e questo crea diseguaglianze. Allora è necessario un “patto sociale” per far sì che tutti possano accedere a lavori remunerati, immaginando forme di lavoro nuove. Serve dunque un approccio nuovo? In pochi anni abbiamo subito un cambiamento epocale, ad una velocità straordinaria, ma le categorie di pensiero, i sistemi di lavoro, cambiano molto più lentamente e questo contrasto produce la crisi. Quindi dobbiamo lavorare di più a livello culturale, scientifico e di ricerca, perché – come ha detto Papa Francesco – oggi il mondo soffre per la mancanza di un pensiero che sia adeguato ai tempi.
Claudia Di Lorenzi
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11 Set 2019 | Nuove Generazioni
Con queste tre parole la presidente dei Focolari ha aperto i lavori dell’Assemblea dei giovani che si concluderà domenica 15 settembre.
A guardarli, ma soprattutto ad ascoltarli mentre si presentano a Maria Voce e Jesus Moran, rispettivamente Presidente e Co-presidente dei Focolari, danno proprio l’impressione di un parlamento under 30, che anziché occuparsi di una sola nazione, ha nel proprio raggio d’azione il mondo intero. Sono i 190 rappresentanti dei giovani dei Focolari arrivati a Castel Gandolfo (Roma) da 67 Paesi per la prima Assemblea dei giovani che raccoglie gen, giovani religiosi e seminaristi, ragazze e ragazzi impegnati nei Movimenti Parrocchiale e Diocesano. “Non siamo qui solo per fare e organizzare, ma soprattutto per conoscerci e condividere le motivazioni più profonde, quelle che stanno alla base della nostra scelta di lavorare per un mondo più unito”, spiega uno degli organizzatori.
Arrivano da mondi diversi per provenienza, cultura, religioni; sono impegnati in svariati campi che vanno dalla giustizia alla pace e al disarmo; ad un’economia a misura d’uomo, alle lotte ambientali, al dialogo tra le religioni e i popoli. Vengono da un’estate che potremmo definire quantomeno “impegnata”, se si considera il congresso gen ad Amman in Giordania per i gen del Medio Oriente con rappresentanze da altri Paesi, a dire che ogni pezzo di mondo è loro; uno in Oceania; diversi campus in cui hanno approfondito i temi della legalità e dell’aiuto alle povertà, oltre ai campi-scuola e a vacanze organizzate dal Movimento Parrocchiale e Diocesano. In questa assemblea si impara, si condivide e si progetta, supportati da esperti e da molti momenti laboratoriali. Si parla di identità e scelte di vita con don Vincenzo Di Pilato, di leadership e protagonismo con Jonathan Michelon, di testimonianza e coinvolgimento con Sr. Alessandra Smerilli. Con Francisco Canzani si approfondirà il documento “Chritus Vivit”, frutto dei lavori del recente sinodo che la Chiesa cattolica ha dedicato ai giovani.
Come bussola per queste giornate, la Presidente dei Focolari ha indicato tre parole: unità, coraggio, trasmissione. Unità – Maria Voce li ha incoraggiati a “dimenticare i diversi ‘campi’ da cui provengono, ad avere un “amore scambievole totale” per fare l’esperienza dell’unità. Coraggio – “Me lo aspetto da voi questo coraggio. Mi aspetto che il vostro coraggio ci sfidi, che ci metta alla prova”. Li ha invitati a parlare e a condividere, a non nascondere le criticità, ma a segnalarle, sempre in spirito costruttivo. Infine li ha incoraggiati a trasmettere il carisma dell’unità: “Dovete prepararvi a dare alle nuove generazioni quel che avete ricevuto. La trasmissione avverrà solo ad opera di persone che vivono il Carisma, che vogliono il Carisma e che lo trasmettono”. Il percorso di questi giorni d’assemblea sfocerà in un documento finale che raccoglierà contributi e istanze delle giovani generazioni dei Focolari impegnate a lavorare sempre più insieme.
Stefania Tanesini
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10 Set 2019 | Chiesa
In Austria 61 Vescovi cattolici amici del Movimento dei Focolari si sono riuniti per un meeting internazionale. Le “ferite” della Chiesa e le sfide delle comunità cristiane oggi, sono state al centro delle loro riflessioni in un incontro arricchito da approfondimenti di spiritualità e condivisione di vita fraterna.
Una specie di tsunami si è abbattuto in questi ultimi anni sull’istituzione Chiesa. Se da tempo, in molti Paesi tradizionalmente cristiani, appariva in recessione, il venir alla luce di scandalosi abusi ha scosso infatti fin nelle fondamenta la sua credibilità. Ma non è l’unica piaga che affligge le comunità cristiane a livello mondiale. Urbanizzazione, povertà, situazioni di guerra, corruzione nella società e nella stessa Chiesa, pressioni politiche e culturali, forme di intolleranza e di integralismo religioso, mancate opportunità di sviluppo e rischi ambientali, tolgono a molti il respiro, la speranza. Sono solo alcune delle “ferite” che 61 Vescovi di quattro continenti che conoscono e vivono la spiritualità dei Focolari, hanno condiviso quando si sono ritrovati dal 2 al 10 agosto vicino a Graz in Austria. Pur convenuti soprattutto per un incontro di approfondimento spirituale e per giorni di vita fraterna, si sono posti insieme in ascolto del “grido” della loro gente. Se no, come essere testimoni di un Dio crocifisso e risorto che si è fatto carico di ogni male e vi ha risposto?! Non bisogna fermarsi ai fenomeni – si sono detti – né cedere al pessimismo, ma andare alle radici. Tra queste, sul fronte Chiesa, sono stati evidenziati l’individualismo e il clericalismo, un deficit di formazione e di testimonianza coerente, il bisogno di solida spiritualità e di accompagnamento, la necessità di crescere nella capacità di ascoltare e di dialogare.
Come rispondere a queste sfide? Non dall’alto, illudendosi di poter imporre soluzioni, ma dal basso, percorrendo la via di Gesù che, facendosi piccolo e anzi nulla per essere dono, ha portato all’estremo l’amore e proprio così ha generato fraternità. Guardare la situazione da questa prospettiva permette di ravvisare potenzialità di bene anche là dove, a prima vista, sembra apparire solo il male. È la via per la quale questi Vescovi vogliono camminare con decisione, memori che si tratta – come raccomanda l’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium” – di innescare processi che solo col tempo porteranno frutti. Nulla di meno è richiesto oggi: in fedeltà alle origini, esplorare nuovi modi di essere Chiesa. Con piste ben precise, tra cui: basare l’annuncio e la catechesi sulla vita del Vangelo e la comunione del vissuto; formare alla spiritualità di comunione e al “noi” ecclesiale e sociale; suscitare “cellule vive”; dar ascolto anche a chi pensa diversamente. “Mostratevi un gruppo gioioso” è stato l’auspicio di papa Francesco per questo meeting di Vescovi amici del Movimento dei Focolari. Così è stato. Perché, nella sincera comunione tra loro, hanno fatto esperienza di Dio. E con questo cambia tutto, alla radice. Solo dall’essere può nascere un illuminato fare.
Hubertus Blaumeiser
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8 Set 2019 | Chiesa
Dal 1 al 5 luglio 2019 nella cittadella ecumenica dei Focolari in Germania si sono riuniti 100 tra Consacrate e Religiosi membri di varie comunità e Movimenti appartenenti a 50 ordini religiosi, congregazioni ed istituti di sei Paesi e di varie Chiese.A suor Tiziana Longhitano, sfp, e Padre Salvo D’Orto, OMI, responsabili dei consacrati e delle consacrate del Movimento dei Focolari, abbiamo chiesto il significato di questo incontro.

Foto: Ursula Haaf
Salvo:Lo consideriamo la tappa di un percorso che proviene da più di dieci anni di esperienza. Quest’anno l’incontro è approdato ad una maturità ecclesiale considerevole grazie al coinvolgimento, fin dalla preparazione, della Conferenza dei Superiori degli Ordini Tedeschi (DOK). Sr. Tiziana:È ormai evidente che siamo davanti ad un “tavolo ideale” dove s’incontrano carismi antichi e nuovi per un arricchimento reciproco. C’è uno scambio vivo e creativo in cui ciascuno offre il proprio contributo come segno di profonda partecipazione alla vita di tutti e ne rimane arricchito e nutrito spiritualmente. La partecipazione, per il secondo anno consecutivo del Prefetto della Congregazione Vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, cardinale João Braz De Aviz, sottolinea che questo scambio è necessario nella vita della Chiesa e dell’umanità. Quale il ruolo del Movimento dei Focolari in questo evento? Salvo:Il Movimento dei Focolari è stato promotore dell’incontro nella molteplicità delle sue vocazioni, perché erano coinvolti, insieme alle Consacrate ai Consacrati, anche focolarine, focolarini, volontari e volontarie di Dio, appartenenti a Chiese diverse. Sr. Tiziana:Il Movimento propone uno spazio di comunione e di unità. Ci sono altri organismi che permettono alle religiose e ai religiosi di incontrarsi, ma il Movimento dei Focolari offre un luogo carismatico, nel quale ciascun carisma si sente a proprio agio e coglie un’armonia relazionale che fa da sfondo ad ogni parola, ad ogni espressione verbale e non verbale. Si sono aperte piste o progetti concreti di collaborazione? Da responsabili dei consacrati e delle consacrate del Movimento dei Focolari come guardate al futuro dopo questo incontro? 
Foto: Maria Kny
Salvo:Per i tanti interventi di esponenti di rilievo di varie Chiese l’incontro ha avuto un taglio decisamente ecumenico. Per cui crediamo che la collaborazione con loro crescerà aprendosi, nelle prossime edizioni, alla partecipazione di consacrati di varie Chiese. Probabilmente ci si aprirà anche alla partecipazione di laici che condividono i carismi dei fondatori degli ordini. La presidente della Conferenza dei Superiori degli Ordini Tedeschi, Suor Katharina Kluitmann, auspicava anche un coinvolgimento di altri movimenti ecclesiali per una comunione ancora più ampia della dimensione carismatica e profetica delle Chiese, soprattutto in Germania, Austria e Svizzera.Il futuro che si apre dopo questo incontro è di piena fiducia nelle potenzialità del Movimento dei Focolari nel creare “spazi” di comunione e di arricchimento reciproco da offrire agli ordini religiosi. Nel prossimo anno stiamo preparando, su questa linea, un evento tra quelli dedicati al Centenario della nascita di Chiara Lubich, sulla relazione tra il Carisma dell’Unità e gli altri carismi; si terrà a Castelgandolfo l’8 e il 9 febbraio 2020. Sr. Tiziana:L’evento di febbraio 2020 sarà una tappa importante nel cammino dell’unità tra consacrati e laici che si sentono chiamati, nel loro stato di vita, a condividere i carismi dei fondatori e a partecipare della stessa realtà carismatica dei religiosi. Si forma – dice papa Francesco – una famiglia più grande, la “famiglia carismatica”, nella quale, consacrati e laici, si riconoscono nel medesimo carisma. Ecco, a febbraio vorremmo promuovere una maggiore unità tra le famiglie carismatiche favorendo la comunione tra le istituzione religiose. Ci sembra questa la profezia del presente e del futuro della Chiesa e dell’umanità nel cammino verso l’”ut omnes unum sint” (“che tutti siano uno”) che Gesù ha chiesto al Padre.
a cura di Anna Lisa Innocenti
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6 Set 2019 | Nuove Generazioni
Duecento giovani di 67 nazioni in rappresentanza di tutte le realtà giovanili del Movimento nel mondo per la prima volta insieme a Roma: giovani appartenenti a diverse Chiese, giovani di varie religioni e culture. Un’assise trasversale per delineare proposte e prospettive per i prossimi sei anni. “C’è una rinnovata sete di radicalità e autenticità tra noi giovani che fa i conti con le sfide del mondo di oggi. Ci rendiamo conto che da soli è molto difficile. Possiamo fare rete con tanti altri giovani che vogliono essere promotori di cambiamento e possiamo farlo insieme agli adulti”. Rispondono così alla domanda su dove stanno andando i giovani dei Focolari, Nicholas di 27 anni dell’Italia e Amanda di 29 anni del Brasile, due giovani membri della commissione preparatoria della prima Assemblea mondiale dei giovani del Movimento che si terrà a Castel Gandolfo (Italia) dal 10 al 15 settembre 2019. Un’idea nata nel 2017 ed elaborata in questi due anni anche attraverso pre-Assemblee di giovani in varie parti del mondo. Perché un’Assemblea dei giovani? “Perché sentiamo che “noi siamo” il Movimento dei Focolari, esso ci sta a cuore. Tanti giovani avevano espresso il desiderio di incontrarsi e dialogare su importanti tematiche che riguardano la nostra generazione. Anche la parte adulta sentiva l’esigenza di sapere dai noi giovani come vediamo il Movimento, quale il nostro specifico contributo oggi per impegnarci sempre meglio verso un mondo unito. Noi stessi abbiamo individuato le tematiche che saranno affrontate in Assemblea e cercato metodi coinvolgenti e dinamici affinché i giovani si possano esprimere liberamente e fare insieme “un’esperienza di Dio”. Chi parteciperà all’Assemblea? Ci saranno 200 giovani rappresentanti di tutti i continenti (67 nazioni): Giovani per un Mondo Unito, impegnati dei Movimenti Parrocchiale e Diocesano, gens (giovani seminaristi), genre (giovani religiosi e consacrate). Ci saranno cioè – ed è una bella novità di questa Assemblea – rappresentanti di tutte le espressioni giovanili del Movimento insieme. Una collaborazione iniziata fin dalla preparazione: nel novembre 2018 si è formata un commissione preparatoria con 15 persone di diverse realtà giovanili di varie parti del mondo, in maggioranza giovani sotto i 30 anni con alcuni adulti. Quali le tematiche che saranno trattate nell’Assemblea? Per raccogliere i pensieri e i desideri dei giovani del mondo un questionario ci è sembrata la via migliore. Come commissione abbiamo elaborato 4 domande. Chiedevamo di descrivere due aspetti che caratterizzano l’identità di un giovane appartenente ai Focolari, di indicare di esso 2 punti di forza e 2 cose che vorremmo cambiare, spiegandone il perché e invitavamo tutti a riflettere su come dare maggiore voce ai giovani all’interno del Movimento e su quali priorità puntare nei prossimi sei anni. Sono arrivati 7300 input! Li abbiamo raccolti ed elaborati: sentivamo una grande responsabilità nel “maneggiare” il materiale ricevuto! Esso è divenuto strumento di lavoro per le pre-assemblee nelle quali ogni area del mondo ha scelto anche i suoi rappresentanti. Approfondendo i temi emersi è nato un breve “istrumentum laboris” con prospettive, orientamenti e proposte secondo quattro temi che saranno anche al centro dei lavori dell’Assemblea mondiale: formazione e accompagnamento; in uscita; identità del giovane del Movimento; ruolo e protagonismo dei giovani dei Focolari. E adesso…vogliamo lasciarci sorprendere dalla nostra assemblea! Certamente ci sarà una nuova forte spinta che ci aiuterà a realizzare il sogno di Gesù: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21)per dare il nostro contributo alla costruzione di un mondo unito.
Anna Lisa Innocenti
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4 Set 2019 | Testimonianze di Vita
La Parola di vita che cerchiamo di mettere in pratica questo mese, è tratta dalla lettera ai Tessalonicesi: “Confortatevi a vicenda e siate di aiuto gli uni agli altri” (1Ts 5,11). È una Parola semplice, che tutti possiamo comprendere e mettere in pratica, ma che può rivoluzionare i nostri rapporti personali e sociali. Sull’autobus Salendo sull’autobus per tornare nella città dove studio, mi accorgo che accanto a me siede una signora con un bambino ricoperto da piaghe. Vorrei cambiare posto, ma cerco di vincere il senso di ripugnanza. Il viaggio è lungo e cominciamo a parlare. La signora mi racconta che sta andando alla mia stessa destinazione per cercare di far curare il suo bambino. Ma non ha soldi, né un posto dove alloggiare. Ha solo il nome di una persona che l’attende e tanta speranza. Arriviamo di notte, ma non mi sento di lasciarla sola per strada, così la invito a salire nella mia stanza, che condivido con un’altra studentessa. Sotto casa mi accorgo che lei saluta qualcuno. Era proprio la persona che l’aspettava. (M.F. – Brasile) Riconciliazione Da parecchi anni incomprensioni via via ingigantite avevano alzato un muro tra noi e alcuni parenti. Inutili le spiegazioni e i tentativi di conciliazione anche da parte di persone esterne. Tuttavia un giorno, consapevoli che pure qualcuno di loro stava pensando la stessa cosa, io e mio marito abbiamo cominciato una catena di preghere, coinvolgendo anche persone amiche, per ottenere da Dio il dono della riconciliazione. Ebbene, ciò che in tanti anni non aveva ottenuto la ragione, l’ottenne la grazia: in pochi emozionanti minuti da ambo le parti si arrivò a decidere di mettere una pietra sopra il passato con un’amnistia completa del cuore. (Giovanna e Franco – Italia) Fuori dalle mie quattro mura Da giovane avevo riscoperto insieme ad altri miei amici l’attualità del Vangelo e da allora le nostre giornate avevano acquistato un altro sapore. Ma ora che ero sposa e madre, mi sentivo come “sistemata”. Compresi che la scelta di mettere Dio al primo posto nella mia vita andava rifatta ogni momento. Da allora i momenti con mio marito hanno cominciato a diventare più preziosi, i gesti quotidiani con i bambini più costruttivi, persino fare la spesa o ascoltare la vicina sono diventate occasioni di incontro e non una perdita di tempo. Il desiderio di impegnarmi in maniera non occasionale mi ha spinto ad inserirmi nelle istituzioni scolastiche e a sollecitare presso gli organi competenti del nostro quartiere altre azioni utili alla comunità. Volgere l’attenzione verso chi mi sta accanto mi fa uscire dai confini angusti delle mie quattro mura. (Nuccia – Italia)
A cura di Chiara Favotti
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2 Set 2019 | Centro internazionale
Fiducia, apertura, gratitudine sono le parole con le quali la Presidente dei Focolari Maria Voce e il Copresidente Jesús Morán sintetizzano l’incontro avuto con Papa Francesco durante l’udienza privata del 2 settembre 2019. “Portate avanti le profezie di Chiara” è stato l’incoraggiamento del Pontefice. https://vimeo.com/357332500 Maria Voce: Siamo appena usciti dall’udienza con il Papa. È stato un incontro bellissimo, di una cordialità straordinaria. Gli avevamo portato in regalo il libro di Chiara sui Collegamenti, che lui ha apprezzato, ha guardato con cura, e anche una icona della Madonna che si chiama “Gioia di tutti gli afflitti”. E a lui è molto piaciuto il titolo e anche l’icona, perché diceva che non l’aveva mai conosciuta, e che vedere queste persone – che si vedeva che soffrivano, che andavano dalla Madonna – gli ha fatto venire in mente la pagina ultima del Manzoni sul lazzaretto, dove tutti i lebbrosi pregano la Madonna, invocano la Madonna in questa loro afflizione. Ma tutto l’incontro è stato improntato ad una grande fiducia, ad una grande apertura, lui continuava a dire: “Andate avanti, andate avanti”, l’avrà ripetuto mille volte. Ha ringraziato per il bene che facciamo e si sentiva che era veramente contento di vederci. E: “Pregate per me”. Allora gli abbiamo assicurato che preghiamo. A un certo punto gli ho detto: “Ma tutti pregano oggi, perché tutto il Movimento sa che siamo qui con lei e tutti pregano per questo incontro, non solo i cattolici, ma tutti”. E lui allargava le braccia come a comprendere tutti quelli che pregavano, anche gli altri. È stato molto bello. Jesús Morán: Molto bello. Credo sia stato all’insegna dell’amore reciproco, perché lui continuava a dirci: “Vi ringrazio per quello che fate, andate avanti”, e noi continuavamo a dirgli: “Noi sosteniamo quello che lei fa; noi difendiamo il suo pensiero”. Io ho pensato subito a quell’esperienza di Chiara quando è andata da Paolo VI, che Paolo VI le ha detto: “Qui è tutto possibile”. Davvero lì è tutto possibile. Dopo bisogna vedere concretamente, però lui ci ha detto: “Andate avanti, portate avanti le profezie di Chiara”. Perché poi abbiamo parlato di tante cose anche concrete.
Maria Voce: Ci ha espresso ancora una volta il suo dispiacere nel vedere che ci sono nazionalismi, che ci sono ostacoli alla pace, che ci sono conflitti anche fra i nostri; lui diceva: “Anche nel seno della Chiesa (ci sono) alcuni che pensano diversamente. Ma possibile che non impariamo niente della storia? Io ho pianto – diceva –, io piango nel sentire certe affermazioni contro la pace e contro la comprensione reciproca”. Poi ci ha detto una cosa che ci è sembrata molto bella, diceva che certe volte è meglio chiedere perdono che chiedere permesso, che bisogna magari sbagliare per poi chiedere perdono; tante volte è meglio fare questo. Jesús Morán: Era molto addolorato perché certe contrapposizioni continuano a provocare morti. Dice: “Ma possibile che non abbiamo imparato dopo guerre sanguinose che abbiamo vissuto”? Parlando dell’Europa lo abbiamo visto preoccupato. Gli abbiamo illustrato la Mariapoli Europea. Come prima cosa abbiamo parlato del Centenario di Chiara, e lui lo ha apprezzato, ha sentito che non è che lo facciamo come una commemorazione, ma perché sentiamo che il Carisma di Chiara è veramente attuale. Maria Voce: Una cosa che abbiamo sentito è che lui ha molto a cuore i sacerdoti, i religiosi e i vescovi, nel senso proprio di dire: aiutateci in questi campi. (altro…)
1 Set 2019 | Collegamento
È iniziata come scuola per sordo-muti, ma l’IRAP è molto di più: tra le sue mura tutti trovano casa e negli anni sono nati laboratori di pasticceria e di artigianato che hanno creato posti di lavoro e spazi di convivenza. Una storia che dice che l’integrazione non è un’eccezione, ma la quotidianità e il destino del popolo libanese. https://vimeo.com/342338337 (altro…)
29 Ago 2019 | Centro internazionale
Lunedì, 2 settembre, alle ore 10.45, la Presidente e il Copresidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce e Jesús Morán, saranno accolti da Papa Francesco in un’udienza privata. Si sta avvicinando un anno importante per i Focolari: dal 7 dicembre 2019 al 7 dicembre 2020 il Movimento ricorderà il Centenario della nascita di Chiara Lubich. Con mostre, pubblicazioni e manifestazioni vuole offrire a tanti la possibilità di conoscere di più la fondatrice ed il suo “Carisma dell’Unità”. Il motto ufficiale del Centenario, “celebrare per incontrare”, dimostra che non si tratta di un ricordo nostalgico, ma che il messaggio originale di Chiara Lubich è più che mai attuale e coinvolgente. Nella recente “Mariapoli Europea” nelle Dolomiti i partecipanti, provenienti da tutto il continente, hanno espresso un invito forte a tutti i popoli europei affinché stringano tra di loro un patto di fraternità. Essa è stata un esempio dell’attualità anche politica del messaggio di Chiara. Anche per la vita interna del Movimento l’anno del Centenario sarà di grande importanza: nel settembre 2020 avrà luogo l’Assemblea Generale dei Focolari che – oltre ad eleggere la Presidente ed il Copresidente – darà gli orientamenti al Movimento per i prossimi sei anni. Motivi sufficienti per informare Papa Francesco sulla vita attuale del Movimento, sui progetti in corso, sulle sfide da affrontare. La richiesta di Maria Voce, rivolta al Vaticano il 18 giugno 2019, di incontrare il Papa in udienza privata, ha avuto una risposta in tempi molto brevi. Così il pontefice accoglierà la Presidente ed il Copresidente lunedì prossimo, 2 settembre, alle ore 10.45. Maria Voce ha invitato a pregare per questo incontro “affinché dia gioia al Papa e sia di grazia per tutto il Movimento dei Focolari”.
Joachim Schwind
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28 Ago 2019 | Nuove Generazioni
Un campus a Bologna (Italia) sulla legalità, promosso dai Giovani per un Mondo Unito dei Focolari. Uno spazio di formazione, partecipazione e azioni sociali per attivare processi di cambiamento e ricostituzione del tessuto sociale. Dal 20 al 28 luglio, una quarantina di giovani provenienti da quasi tutte le regioni d’Italia, si sono dati appuntamento a Bologna (Italia) per dare vita ad un Campus durante il quale impegnarsi concretamente per gli altri. Hanno conosciuto e lavorato con associazioni e gruppi che si impegnano in ambito civile, come l’integrazione degli immigrati e la lotta al gioco d’azzardo. Hanno collaborato con centri estivi e giovanili, mense, trovando insieme modi diversi e originali di fare le cose.
“Il Campus – ci spiega Francesco Palmieri, uno degli organizzatori – nasce da una prima esperienza a Siracusa, qualche anno fa, che ha avuto successo e poi si è ripetuta a Roma e a Torino. Quest’anno, a Bologna, i giovani hanno individuato il quartiere della Cirenaica, un quartiere multietnico nel quale la situazione sociale è molto complessa. Il Campus è un’esperienza di impegno civile che parte da giovani per altri giovani come noi, per rispondere a una domanda: possiamo fare qualcosa?”. Si parla di impegno personale, quindi, anche durante i momenti di formazione con vari esperti, da magistrati a professori universitari, da volontari a sacerdoti e laici impegnati in prima linea in ambito civile. Il tema della legalità viene a galla, declinato sotto più aspetti, come l’accoglienza dei migranti, la lotta alle mafie e al gioco d’azzardo. “Questa esperienza del Campus – dice ancora Francesco – ci arricchisce e ci fa tornare a casa con tante risposte a domande che magari non ci eravamo mai poste”. Tra gli esperti presenti c’era la prof. Adriana Cosseddu, responsabile della rete internazionale Comunione e diritto. Le abbiamo fatto qualche domanda: I giovani dei Focolari, hanno lanciato nel 2018 “Pathways for a united world”, sei percorsi per un mondo unito con azioni e approfondimenti su sei grandi tematiche. Dopo il primo dedicato ad economia, comunione e lavoro, con il secondo quest’anno si vogliono approfondire diritti umani, giustizia, legalità, pace. Quali gli obiettivi? “Si tratta di percorsi che, insieme alle Comunità dei Focolari nel mondo, i giovani e i ragazzi si impegnano a vivere da protagonisti, per concorrere a fare dell’umanità una famiglia. Le vie sono tante e quest’anno ne abbiamo scelte quattro: aprire le porte al dialogo e all’accoglienza perché i diritti umani vengano riconosciuti e attuati. Operare con tutte le forze per la pace, perché si arrivi a superare la logica dello-scontro con l’in-contro, e la pace sia perseguita universalmente come diritto dell’umanità. Ma per una pace autentica occorre praticare la giustizia, custode delle relazioni, che fondano la nostra convivenza. Ed ecco l’importanza della legalità, che chiede anche attraverso norme e comportamenti di attivare processi capaci di spezzare la logica del profitto e del privilegio, della corruzione diffusa, per promuovere imparzialità ed equità”.
Qual è il “di più” che il carisma dell’unità porta al diritto? “Il carisma dell’unità genera sull’altro un nuovo sguardo: non l’estraneo o un nemico, da cui difendermi, ma un dono per me, nella ricchezza della sua diversità. La reciprocità, che nel diritto si traduce in diritti – doveri, diventa nel “di più” dell’amore reciproco richiamo alla responsabilità verso l’altro, di cui devo aver cura. Così, se oggi il diritto tende a tutelare i diritti degli individui, l’orizzonte che Chiara Lubich ci ha aperto è quello di un diritto “strumento” di comunione. E la comunione indica un obiettivo: operare perché le concrete relazioni umane, anche quelle che si svolgono sotto il segno del diritto, aiutino le parti coinvolte a guardare oltre sé e riconoscersi reciprocamente, nella rispettiva dignità e secondo una libertà responsabile, per aprirsi alla collaborazione. Così si generano frammenti di fraternità”. Prossima tappa:
- Seminario internazionale “Dai Diritti Umani al Diritto alla Pace: in cammino con l’umanità”, promosso dalla rete internazionale “Comunione e Diritto”, a Loppiano (Italia), dal 19 al 21 settembre 2019
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25 Ago 2019 | Cultura
Con la giornata mondiale di preghiera per la custodia del creato, il 1° settembre inizierà un mese ricco di iniziative per la cura dell’ambiente e non solo. Intervista a Cecilia Dall’Oglio del Global Catholic Climate Movement. Cos’hanno in comune la questione ambientale e l’Ecumenismo? Molto, anzi moltissimo se si considera che nel 1989 fu il patriarca della Chiesa Ortodossa di Costantinopoli, Dimitrios a dare la spinta decisiva alle diverse Chiese cristiane per dichiarare congiuntamente il 1° settembre Giornata mondiale di preghiera per la custodia del Creato. Quest’anno la ricorrenza s’inserisce in un anno carico di azioni globali per il clima, grazie anche all’accelerazione impressa dai milioni di giovani che, con Greta Thunberg, si sono mobilitati e hanno scosso coscienze e bussato ai Parlamenti. “Non solo i singoli ma anche le nostre comunità dovrebbero interrogarsi sulla sostenibilità ambientale delle loro attività”, sostiene Luca Fiorani, fisico e coordinatore internazionale di EcoOne, movimento culturale che s’ispira alla spiritualità dei Focolari in campo ambientale. “E per iniziare a cambiare mentalità e adottare uno stile di vita ecologico occorre innanzi tutto informarsi. Mi faccio pubblicità: ho appena pubblicato un piccolo libro di meno di 80 pagine: “Il sogno (folle) di Francesco. Piccolo manuale (scientifico) di ecologia integrale”. Conduco il lettore per mano tra i concetti chiave dell’Enciclica Laudato Si’, i recenti risultati della negoziazione internazionale sui cambiamenti climatici e i dati scientifici più aggiornati sullo stato di salute del nostro pianeta”. Luca Fiorani ci spiega anche che da una decina d’anni EcoOne collabora con il Global Catholic Climate Movement. Cecilia Dall’Oglio è responsabile dei programmi dell’organizzazione e le abbiamo rivoto alcune domande.
- Quali sono le tue motivazioni personali d’impegno per l’ambiente?
Il desiderio di non abbandonare i miei fratelli e sorelle nel mondo che soffrono per le stesse cause per cui soffre la nostra Madre Terra. Il desiderio di dare il mio contributo affinché altri possano fare l’esperienza diretta di incontro, che ho potuto fare io, con testimoni di speranza, di Chiesa viva impegnata per la giustizia sociale. Nella Laudato si’ Papa Francesco ci ricorda infatti che “Non ci sono due crisi diverse, ambientale e sociale, ma un’unica crisi socio-ambientale da affrontare con “un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura” (LS 139). Mi sono impegnata per più di venti anni con la FOCSIV nel coordinare campagne per la giustizia sociale insieme agli uffici della CEI ed alle aggregazioni laicali cattoliche e vorrei qui ricordare in modo speciale il caro Marco Aquini del Movimento dei Focolari. Questo annuncio, questa resistenza attiva, deve essere davvero efficace e liberare il povero che grida e per questo sono felice ora di cogliere la sfida attuale al servizio del Global Catholic Climate Movement di cui il Movimento dei Focolari è membro attivo.
- Qual è il “di più” che la fede può portare al movimento ambientale?
La fede è fondamentale per portare nel campo ambientalista l’approccio dell’ecologia integrale. La conversione ecologica e l’adozione di nuovi stili di vita sono proposte per la gioia piena, quella “sobrietà felice” di cui parla anche l’Instrumentum laboris del Sinodo speciale dell’Amazzonia, la pienezza della vita, la vera libertà. Tutti i cristiani sono chiamati ad essere custodi del Creato di Dio perché “Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana.”(LS 217). Il Global Catholic Climate Movement è nato nel 2015 per sostenere le comunità cattoliche in tutto il mondo nel rispondere all’appello urgente di Papa Francesco nella Laudato Si’ attraverso una conversione ecologica a livello spirituale che conduca a rinnovati stili di vita e a una partecipazione congiunta dei cattolici alle mobilitazioni per la giustizia climatica.
- Che cos’è il “Tempo del Creato” e cosa può fare ciascuno di noi per aderirvi?
Il Tempo del Creato è un “tempo favorevole”, un Kairos, durante il quale pregare ed agire per la cura della nostra casa comune. Ricorre ogni anno dal 1 settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, al 4 ottobre, festa di San Francesco, ed è celebrato da migliaia di cristiani in tutto il mondo. Il tema di quest’anno “La rete della vita: biodiversità come dono di Dio. è strettamente collegato al Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica che si terrà il prossimo ottobre. Migliaia di cristiani in tutto il mondo celebrano il tempo del creato realizzando eventi. Sul sito del Tempo del Creato sono disponibili la guida per le celebrazioni e altri strumenti in varie lingue. Grazie al tema scelto per le celebrazioni, gli eventi realizzati faranno sentire la nostra vicinanza ai fratelli e sorelle in Amazzonia e a tutti quelli che soffrono per la “mentalità estrattivista” che sta distruggendo non solo l’Amazzonia ma tutto il Creato, sono pertanto un chiaro segno della comunione ecclesiale e del sostegno nel cammino della Chiesa verso il Sinodo.
Stefania Tanesini
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