Uno spazio per tutti i cristiani

Beatriz Sarkis

Beatriz Sarkis
“Sei stata tu a farci capire che il matrimonio significa apertura, realizzazione del progetto che Dio ha su di noi. Faremo tutti i nostri sforzi perché la famiglia e il mondo diventino come devono essere”. Maria da Conceição, per tutti noi semplicemente São, aveva scritto queste parole a Chiara Lubich, appena cominciata la nostra avventura. Ci siamo sposati a Braga nel 1981 – racconta Zé Maia – e dalla nostra unione sono nati sei figli. Poi sono arrivati i nipoti, che sono già nove. La stessa Chiara Lubich, tempo prima, le aveva indicato una frase del Vangelo come programma di vita: “Egli deve crescere e io diminuire” (Giov. 3, 30). Quante volte me l’aveva ripetuta!» Zé e São, entrambi portoghesi, nel 2002 si erano trasferiti con i figli alla cittadella dei Focolari “Arco Iris”, 50 chilometri da Lisbona, per dare un contributo concreto alla sua costruzione. Nel novembre 2016, São stava partecipando, al Centro Mariapoli di Castelgandolfo (Roma), al convegno “Insieme per l’Europa”. «Prima di partire – prosegue Zé – mi aveva confidato: “Sono contenta di parteciparvi, credo che sarà questo il cammino che dovremo fare”. È stato il suo ultimo atto di amore, nella gioia di dare la propria vita per gli altri. Il giorno 11, all’improvviso, per un infarto, Dio l’ha chiamata a sé.
E adesso? Sto facendo l’esperienza di vivere lei, che è in me, in quella “sola carne”, tra cielo e terra. Non posso perdere la freschezza delle sue ultime parole, quella sfida ad “andare avanti insieme e con coraggio”. Ricomincio ogni giorno, con lo stimolo e l’aiuto della vita del focolare. A casa, in famiglia, stiamo scoprendo un “nuovo noi” e sperimentiamo che quello che abbiamo costruito con l’amore rimane. E continua, perché l’eternità è il perfetto amore. Vivo nella ricerca continua di come diventare, insieme, padre e madre. Vivo come se São fosse qui con me, facendo casa agli altri, o nelle spese. Insieme a lei prendo dei fiori, preparo un buon pranzo per i figli o quelle cose buone che piacciono ai nipoti. Insieme a lei dico una parola che corregge, costruisce, o incentiva. È un dialogo continuo, tra terra e cielo. Ho fatto una nuova scoperta, Gesù Eucaristia. Lì è il momento del “nostro” incontro. I momenti di dolore esistono, ma ci fanno dilatare il cuore verso il prossimo. La solitudine c’è, è un’ombra vera. Bisogna voltarle le spalle e guardare la luce. Alla fine di ogni giornata scopro la gratitudine, quando alzo lo sguardo per riuscire a vedere l’invisibile, anche se la paura appare come un ladro, di nascosto, per rubarci la pace. A volte l’anima desidera volare via, andare in un altro posto. Ma poi lascio che quel raggio di luce mi parli, mi saluti e mi accompagni». «Talvolta scrivo due righe ai figli, per raccontare loro quello che sto vivendo con la loro madre: “Ogni giorno, nel caleidoscopio dell’anima, lei si mostra con nuove bellezze, con tutte le sfumature del cielo azzurro. E allora la contemplo nel suo mistero”. La vita continua, fatta di momenti di famiglia e di vita di comunione con tutti. Sì, è vero, sento il bisogno di lei, della sua compagnia, della sua complicità, della sua condivisione. Non si è mai pronti a vedere partire il proprio compagno, a restare soli, senza la sua parola o il suo sguardo, sotto ogni aspetto, affettivo, psicologico, relazionale. Ma anche in concreto, con i figli, la famiglia, il lavoro. Nel ’67, Chiara Lubich aveva rivolto alle famiglie questa riflessione: quando uno dei due “parte” per il cielo, “avviene che il matrimonio, che aveva fatto di due creature una sola cosa, non solo fisicamente ma spiritualmente, per il sacramento del matrimonio, si rompe, per volontà di Dio. È qualche cosa di divino – se così si può dire – come una piccola Trinità che si spacca”. Si vive allora una vera purificazione, che si affronta mettendosi ad amare chi ci sta intorno. Quest’anno ho scoperto cosa significhi Dio-Amore, l’Amore: più che le cose di Dio, Dio stesso. Solo l’amore resta. Abbiamo ritrovato una breve preghiera scritta da São: “Aiutaci a diventare la famiglia che tu hai pensato. Dammi la grazia di superare le difficoltà con sapienza, ingegno, intelligenza e bontà. Aiutaci a vedere tutto con la tua luce”». Gustavo Clariá (altro…)
Padre Amedeo Ferrari presenta il suo libro: “Trinità ed etica”, Nuove prospettive nella spiritualità dell’unità di Chiara Lubich, edito da Città Nuova Editrice, il 29 maggio 2018 alle ore 17 presso l’Accademia Alfonsiana, in Via Merulana n.31 a Roma. Relatori: Il primo è Jesùs Moran, copresidente del Movimento dei Focolari. Seguono: Prof. Stefano Zamboni dell’Accademia Alfonsiana, e il Prof. Alberto Lo Presti dell’Università LUMSA di Roma Invito
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace. Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. La pace, nella visione biblica, è il frutto della salvezza che Dio opera, è quindi prima di tutto un Suo dono. E’ una caratteristica di Dio stesso, che ama l’umanità e tutta la creazione con cuore di Padre ed ha su tutti un progetto di concordia e armonia. Per questo, chi si prodiga per la pace dimostra una certa “somiglianza” con Lui, come un figlio. Scrive Chiara Lubich: “Può essere portatore di pace chi la possiede in se stesso. Occorre essere portatore di pace anzitutto nel proprio comportamento di ogni istante, vivendo in accordo con Dio e la sua volontà. […] «… saranno chiamati figli di Dio». Ricevere un nome significa diventare ciò che il nome esprime. Paolo chiamava Dio «il Dio della pace» e salutando i cristiani diceva loro: «Il Dio della pace sia con tutti voi». Gli operatori di pace manifestano la loro parentela con Dio, agiscono da figli di Dio, testimoniano Dio che […] ha impresso nella società umana l’ordine, che ha come frutto la pace” (1) . Vivere in pace non è semplicemente assenza di conflitto; non è neanche il quieto vivere, con un certo compromesso sui valori per essere sempre e comunque accettati, anzi è uno stile di vita squisitamente evangelico, che richiede il coraggio di scelte controcorrente. Essere “operatori di pace” è soprattutto creare occasioni di riconciliazione nella propria vita e in quella degli altri, a tutti i livelli: anzitutto con Dio e poi con chi ci sta vicino in famiglia, sul lavoro, a scuola, in parrocchia e nelle associazioni, nelle relazioni sociali ed internazionali. E’ quindi una forma di amore per il prossimo decisiva, una grande opera di misericordia che risana tutti i rapporti. E’ quello che Jorge, un adolescente del Venezuela, ha deciso di fare nella sua scuola: “Un giorno, alla fine delle lezioni, mi sono accorto che i miei compagni stavano organizzandosi per una manifestazione di protesta, durante la quale erano intenzionati ad usare la violenza, incendiando macchine e gettando pietre. Ho subito pensato che quel comportamento non era in sintonia con il mio stile di vita. Ho proposto allora ai compagni di scrivere una lettera alla direzione della scuola: avremmo così potuto chiedere, in un’altra forma, le stesse cose che loro pensavano di ottenere con la violenza. Con alcuni di loro l’abbiamo stesa e consegnata al direttore”. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. In questo tempo appare particolarmente urgente promuovere il dialogo e l’incontro tra persone e gruppi, diversi di per sé per storia, tradizioni culturali, punti di vista, mostrando apprezzamento ed accoglienza per questa varietà e ricchezza. Come ha detto recentemente papa Francesco: “La pace si costruisce nel coro delle differenze … E a partire da queste differenze s’impara dall’altro, come fratelli. Uno è il nostro Padre, noi siamo fratelli. Amiamoci come fratelli. E se discutiamo tra noi, che sia come fratelli, che si riconciliano subito, che tornano sempre a essere fratelli” (2) . Potremo anche impegnarci a conoscere i germogli di pace e fraternità che già rendono le nostre città più aperte ed umane. Prendiamoci cura di essi e facciamoli crescere; contribuiremo così alla guarigione delle fratture e dei conflitti che le attraversano. Letizia Magri 1 Cfr. C. Lubich, Diffondere pace, Città Nuova, 25, [1981], 2, pp. 42-43. 2 Cfr. Saluto del S. Padre, Incontro con i leader religiosi del Myanmar, 28 novembre 2017. (altro…)
L’infermiere Sono albanese. Dopo tante ricerche ero stato assunto come infermiere in un ospedale della Macedonia. Un giorno, per essere coerente con i miei principi religiosi, ho rifiutato di assistere ad un aborto, con grande sorpresa dei colleghi, perché così facendo rischiavo il licenziamento. Pur consapevole che la famiglia, che vive del mio stipendio, ne avrebbe risentito, sono rimasto nella mia posizione. Dopo qualche giorno il primario, in privato, mi ha dichiarato la sua ammirazione per quel gesto. Anche per lui era da combattere la pratica degli aborti, ma non aveva il coraggio di rischiare il posto di lavoro. S. E. – Macedonia Allevamento di galline Volevamo mettere su un’azienda per andare incontro ai bisogni dei poveri. Messe insieme alcune risorse, abbiamo iniziato ad allevare galline ovaiole. Il primo lavoratore assunto era un giovane di vent’anni che, come poi ho scoperto, aveva un comportamento disonesto. Una volta, infatti, è sparita una grande quantità di uova e lui era stato l’unico ad assentarsi dall’azienda durante l’orario di lavoro. Ogni volta che decidevo di licenziarlo, però, mi fermavo: “Si fa presto a licenziare – mi dicevo –; non sarebbe meglio aiutarlo?”. Ho chiesto aiuto a Dio, e ho cercato di dare fiducia a quel giovane. Alcuni mesi fa stavano morendo tante galline e il veterinario non riusciva a capire il motivo. Quel giovane, osservandole, ha scoperto che dipendeva da una errata disposizione dei nidi: le galline che andavano a deporre le uova non erano protette dalle beccate delle altre. Abbiamo cambiato la disposizione e da allora non ci sono più problemi. P. L. – Camerun Turno serale Un collega che fa il turno serale nel centro elettronico della banca dove lavoro, dopo l’ennesimo inconveniente, mi telefona in preda al panico per chiedermi di correre in suo aiuto. Anche se mi costa uscire di casa e lasciare la mia famiglia, decido di andare a dargli una mano. Cerco prima di tutto di assorbire la sua rabbia, poi piano piano si calma, e insieme riusciamo a ricostruire tutti i dati che erano andati persi. A quel punto il mio compito è terminato, ma pensando alle parole di Gesù: “Se uno ti chiede di fare un miglio, tu accompagnalo per due”, gli propongo di tornare a casa, dicendogli che sarei rimasto io a coprire il turno. Alla risposta che preferisce restare, rimango con lui fino a mezzanotte. Oltre alla stanchezza, sperimento anche una grande gioia. F. S. – Svizzera Incomunicabilità Dopo anni di matrimonio, con mia moglie eravamo arrivati a una situazione di grave incomunicabilità. Qualsiasi cosa dicessimo per chiarirci le posizioni e le motivazioni delle nostre azioni, sembrava di mettere benzina sul fuoco al punto da arrivare a rinfacciarci che tra noi, in fondo, non era mai esistita una vera comunione. Giorni d’inferno hanno riempito la nostra vita. Quanto ai figli, anche se fuori di casa, avvertivano anche loro questo profondo disagio. Un giorno in cui mi sentivo particolarmente oppresso interiormente ho chiesto aiuto a Dio. Poco dopo, mentre sfogliavo una rivista sul tram, ha colpito la mia attenzione un articolo sull’importanza di dare fiducia all’altro. Era proprio quello di cui avevo bisogno! Ho capito che, piuttosto che analizzare azioni e parole, dovevo ridare fiducia a mia moglie, dimostrandole di credere in lei. Ci ho provato, e questo cambio di atteggiamento ha dato i suoi frutti. Dopo giorni di silenzio, mia moglie ed io abbiamo ripreso un dialogo nuovo. F. T. – Ungheria (altro…)
L’Istituto Universitario Sophia inaugurerà nel prossimo mese di giugno il primo modulo del corso “Le trasformazioni globali e l’Europa”. Il corso, per complessive 18 ore, condotto da Léonce Bekemans, titolare della Cattedra Jean Monnet Ad Personam “Globalizzazione, Europeizzazione e Sviluppo Umano”, si propone di indagare il ruolo delle città come laboratori di integrazione e dei cittadini come primi attori nel processo di rilancio del progetto europeo. Le lezioni presenteranno lo stato del processo di integrazione, riflettendo su concetti quali autonomia, inclusione e cittadinanza europea. Particolare attenzione sarà rivolta ai sistemi di governance e alla loro dimensione locale e regionale. Il corso sarà aperto con una prolusione di Romano Prodi dal titolo: “L’Europa di oggi. Quale Europa domani?”. Il modulo è rivolto a professionisti, docenti delle scuole primaria e secondaria, studiosi, amministratori e operatori della comunicazione. Docenti e dirigenti scolastici potranno usufruire della Carta del docente (MIUR 170/2016). 15 borse di studio sono a disposizione per giovani fino a 30 anni. Per info e iscrizioni: www.sophiauniversity.org, globalstudies@iu-sophia.org. (altro…)
En este libro recogemos las catequesis del papa Francisco sobre la misa. Nos parece especialmente oportuno este acompañamiento del Santo Padre, que desmenuza de modo claro y sencillo las diferentes partes de la liturgia, deteniéndose en su sentido profundo. Realmente constituyen una gran ayuda para redescubrir o descubrir de nuevas –en un entorno cada vez más profano– el amor de Dios que resplandece a través de este misterio de la fe que es la Eucaristía. Que, como dice Francisco, estas catequesis nos ayuden a «salir de misa mejor de como entré, con más vida, con más fuerza, con más ganas de dar testimonio cristiano. […] No debemos olvidar que celebramos la Eucaristía para aprender a convertirnos en hombres y mujeres eucarísticos. Significa dejar actuar a Cristo en nuestras obras: que sus pensamientos sean nuestros pensamientos, sus sentimientos los nuestros, sus opciones nuestras opciones. Y esto es santidad». Ciudad Nueva
https://vimeo.com/271706391 (2403M) Copyright 2018 © CSC – P.A.F.O.M. – All rights reserved
«Due settimane fa eravamo col Papa a Loppiano. Sono passate due settimane e ci domandiamo: “Ma è proprio successo?”. È proprio successo! Non solo, ma ci ha lasciato qualcosa da vivere. Per cui, in questo momento, mi domando: “Abbiamo capito fino in fondo che cosa è successo?”. Forse lo stiamo scoprendo un po’ alla volta, man mano che approfondiamo il suo meraviglioso discorso. Il Papa ci ha lanciato una sfida, ci ha detto che siamo all’inizio della nostra storia, all’inizio di Loppiano, all’inizio di tutto. E questo essere all’inizio vuol dire che dobbiamo guardare avanti, che dobbiamo fare qualcosa per andare avanti. E il Papa ci ha detto che cosa fare: dobbiamo trasformare la società, dobbiamo – ha detto delle cose forti – non soltanto accontentarci di favorire le relazioni fra i singoli, fra le famiglie, fra i gruppi, fra i popoli, ma addirittura metterci insieme per vincere la sfida di questa società che sta andando male e che ha bisogno di Vangelo, che ha un estremo bisogno di semi di vita evangelica che poi fioriscano e la trasformino. In questo ci sentiamo veramente all’inizio, e lo siamo veramente. Però non possiamo fermarci, perché il Papa, dicendoci questo, ci ha lanciato una sfida: “Voi potete farlo”. E ci ha detto come: “…trasmettendo agli altri questa spiritualità del noi, questa cultura del noi”, che può favorire una alleanza globale, universale, una nuova civiltà, una civiltà che nasce da questo noi. E ci ha detto anche che abbiamo un aiuto e uno stimolo potente nel carisma. Il carisma è un dono di Dio, non dobbiamo sentirci per questo orgogliosi di averlo ricevuto ma, con l’umiltà che lui ci ha ricordato, bisogna essere coscienti di questo carisma e far di tutto per trasmetterlo alla società che ci circonda. Questo è un cammino lungo, arduo, però il Papa ha detto: “Abbiamo bisogno di donne e uomini capaci di farlo”. Allora: vogliamo rispondere all’appello del Papa? Io penso che lo vogliamo, con tutto noi stessi, scoprendo, lì dove siamo, il modo per trasformare la società che ci circonda. Questo, penso, è un impegno che ci prendiamo oggi e che durerà tutta la vita». (altro…)
Il corso (18 ore complessive) che si svolge nell’Aula Magna e Auditorium di Loppiano (Firenze) indaga il ruolo delle città come laboratori di integrazione europea e dei cittadini come primi attori nel processo di riflessione e rilancio del progetto europeo. Le lezioni presenteranno lo stato del processo di integrazione europea, rifletteranno su concetti centrali quali integrazione, autonomia, inclusione e cittadinanza europea e introdurranno al sistema di governance europeo con particolare attenzione alla dimensione locale e regionale. Nei workshop in programma i partecipanti saranno invitati a confrontarsi e a condividere le proprie competenze ed esperienze in merito. Il corso sarà aperto dalla prolusione pubblica di Romano Prodi dal titolo: “L’Europa di oggi. Quale Europa domani?”. Le lezioni saranno condotte da Léonce Bekemans, titolare della Cattedra Jean Monnet Ad Personam “Globalizzazione, Europeizzazione e Sviluppo Umano” Il modulo è rivolto a professionisti, docenti delle scuole primaria e secondaria e studiosi, amministratori e operatori della comunicazione. Docenti e dirigenti scolastici potranno usufruire della Carta del docente (MIUR 170/2016) 15 borse di studio sono a disposizione per giovani fino ai 30 anni (a coprire le spese di iscrizione, vitto, alloggio). Partner dell’evento – che è co-finanziato dalla Fondazione per Sophia – è il programma “Cattedra Jean Monnet” dell’Unione Europea. Download brochure Per info ed iscrizioni: globalstudies@iu-sophia.org Comunicazione – Relazioni Esterne Istituto Universitario Sophia Movimento politico per l’unità (altro…)
Il testo, qui presentato in traduzione italiana, oltre a costituire un vero e proprio classico dell’intelligenza artificiale, pone problemi ancora rilevanti, e a volte dimenticati, di filosofia della mente, a cominciare dalla problematicità del significato della domanda che chiede se “le macchine possano pensare”. Il test dell’“imitazione” ideato da Turing vuole appunto essere un approccio, privo di pregiudizi e libero da concezioni aprioristiche, alla scottante e tutt’oggi inquietante questione. Prendendo spunto dal testo e da uno dei problemi più pressanti che il matematico attribuisce a menti umane distinte da possibili intelligenze artificiali, quello del “solipsismo”, il saggio di Cimmino propone una serie di passi argomentativi che affrontano infine la questione solipsista – dalla discussione dell’idea che l’emulazione dell’intelligenza umana possa essere considerata un passo decisivo per l’identità mente/macchina, alle difficoltà del naturalismo riduzionista, fino alla natura dell’intenzionalità e il suo rapporto con il tempo. Proprio il carattere intrinsecamente temporale della mente permette, secondo l’autore, di indicare una prospettiva che, oltre a chiarire alcune delle tante difficoltà che gravano sulla “mente intenzionale”, sembra in grado di evitare l’imbarazzante questione del solipsismo. L’AUTORE: Alan Mathison Turing (1912-1954), unanimemente considerato una fra le intelligenze più brillanti e poliedriche del secolo scorso, oltre che figura morale di livello, è noto soprattutto per l’ideazione della macchina che prende il suo nome e per gli studi sulla computabilità. I suoi interessi, hanno toccato campi – oltre quelli della matematica e dell’informatica – che vanno dalla genetica allo studio del cervello umano. IL CURATORE: Luigi Cimmino insegna Gnoseologia delle Scienze Umane e Paradigmi Etici all’Università di Perugia. Curatore, assieme ad altri, di una collana su Cinema e letteratura e di una rivista online (Studiumbri), è presidente dell’Istituto di Politica. Fra le pubblicazioni di questi ultimi anni: Introduzione all’epistemologia della mente, 2012 (Rubbettino) e Intenzionalità ed esperienza del tempo 2014 (Aguaplano). Di entrambi i testi è in corso una nuova edizione. La collana IDEE FILOSOFIA – Raccoglie saggi di uno o più autori capaci di entrare nel vivo del dibattito filosofico contemporaneo. Gli autori e gli argomenti sono tali da costituire una prova della perenne vitalità della filosofia, quando essa si fa interprete delle più genuine istanze dell’intelletto umano. Città Nuova Ed.
Nel 1956, invitato dal collega deputato Igino Giordani, Tommaso Sorgi partecipa ad una delle prime Mariapoli che si svolgono a Fiera di Primiero (Trento). È sposato con Assunta, che ama teneramente e che lo ha reso padre di 4 figli, ma lì, sulle Dolomiti si reca da solo, giusto per compiacere l’amico. Pensava infatti che l’evento non fosse così coinvolgente. Invece, è la folgore. “L’incontro col carisma dell’unità – racconta lui stesso –, mi ha ridato il cristianesimo, la vita interiore e forse anche quella fisica, il senso del vivere. Prima il prossimo lo vedevo come un nome collettivo, una folla, un gruppo, senza che ci fosse un volto singolo; quindi era nessuno. Ora il prossimo è un fratello o una sorella che è o passa a me vicino”. E mentre Tommaso è ancora su in montagna, formula questo proposito: “Gesù, voglio essere tuo, tuo come intendi Tu: fa’ di me tutto quello che vuoi”. Nato in provincia di Teramo il 12 ottobre 1921 da una famiglia di artigiani, si laurea con il massimo dei voti. Diventa stimato professore di sociologia nell’Università della sua città, consigliere comunale (1946-1964) e provinciale (1960-1964), presidente degli Istituti e Ospedali riuniti (1953-1972). La sua intelligenza e lo spirito di servizio con cui interpreta il ruolo pubblico gli fanno guadagnare la fiducia e il consenso elettorale. La sua iniziativa politica – è in Parlamento dal 1953 al 1972 – spicca per la sensibilità verso le fasce deboli, accentuatasi nel mettere in pratica quanto appreso in Mariapoli. Scrive: “Sto sperimentando che si può ‘vivere Maria’ anche nel mondo rumoroso della politica”.
Nel 1985 con Assunta, diventata anche lei una focolarina sposata, si trasferisce al cuore del Movimento per dare vita al “Centro Igino Giordani”, compito che gli dà modo di approfondire e mettere in luce le molteplici sfumature spirituali e umane dell’amico e suo modello di vita, ora servo di Dio. Ispirandosi alla Parola che Chiara Lubich gli aveva suggerito a guida del suo cammino spirituale: “Alzati e cammina” (Gv 5,8), si dedica allo sviluppo del Movimento Umanità Nuova, con numerose iniziative fra cui il “Triplice Patto” – morale, programmatico, partecipativo – elaborato per favorire l’interazione tra eletti ed elettori, e l’Appello per l’unità dei popoli, presentato all’ONU nel 1987. Ampia è la lista di suoi libri e saggi che spaziano dalla sociologia alla storia del cristianesimo, dalla teoria politica alla figura e al pensiero di Igino Giordani.
Sfogliando le tappe della sua lunga vita (96 anni) risaltano la costante tensione alla santità, vissuta in piena unità con Assunta – che lo precede nell’Altra Vita nel 2014 – e la finale, vigilante attesa “dell’incontro totale” con Dio che lo chiama a Sé il 24 aprile scorso. Al funerale, fra le numerose testimonianze, significative le parole della figlia Gabriella a nome dei fratelli: “Ti ringraziamo per l’amore che ci hai donato, per le energie offerte alla comunità civile con competenza, onestà, passione. Per l’impegno donato al servizio della Chiesa e dell’umanità nell’Opera di Maria in vista del mondo unito. Per averci trasmesso un grande ideale e per la tua coerenza di vita che ti ha spinto a ricusare i privilegi delle cariche e prediligere il dare all’avere. Grazie per i tanti doni da te ricevuti, dei quali non siamo stati sempre consapevoli, ma che oggi acquistano valore e spessore nuovi per noi, per i nostri figli e nipoti”. Il Movimento dei Focolari nel mondo si unisce alla famiglia nel rendimento di grazie a Dio per l’esempio di questa grande figura di uomo, di brillante politico, di semplice focolarino tutto donato a Dio, nella certezza di saperlo accolto per sempre nell’immensità del Suo Amore.
Lo scorso 16 maggio si è svolta, presso il Centro Mariapoli Arnold del Movimento dei Focolari a São Leopoldo (nel sud del Brasile) la 18° edizione di “Noite Musical ecumenica”, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Vi hanno partecipato sette cori di varie confessioni cristiane di Vale dos Sinos e Porto Alegre. “La Serata musicale – spiega Marines Silva, responsabile del Centro Mariapoli – rappresenta un momento di comunione tra cori di diverse Chiese cristiane, nell’ambito del dialogo ecumenico per il quale lavoriamo ogni giorno”. In un clima fraterno e gioioso, l’evento ha radunato circa 400 persone, appartenenti alle chiese Avventista del 7° giorno, Evangelica luterana, Cattolica, Battista, al JUAD, alle Missionarie di Cristo Risorto e alla Comunità di lode e adorazione Emanuel. Ha partecipato anche la Coral Integracion, scuola di canto per la Terza età. Il tema scelto per questa edizione è stato “La mano di Dio ci unisce e libera” (Es 15, 1-21). Nel corso degli anni, la Serata musicale ecumenica ha riunito oltre 5 mila persone. (altro…)
Il progetto è iniziato nel 2015 che è andato delineandosi negli anni successivi come appuntamento fisso promosso da Dialoghi in Architettura in collaborazione con l’Università De la Salle di Bogotà e l’Università G.d’Annunzio di Pescara. “Il viaggio come metodo, il territorio come aula” sono le parole che accompagnano ogni Habitandando, anche se di anno in anno cambiano i luoghi visitati e il tema di approfondimento che li unisce. Habitandando infatti è seguire un itinerario sotto forma di workshop nella conoscenza diretta dei territori a partire dalle sue sfide ma anche dalle buone pratiche. Il tema di quest’anno sarà: ri-conoscendo le radici, abitare il presente e le sue tappe percorrono tutto l’Adriatico da Venezia fino ad Otranto. Regione per regione: Venezia-Ravenna; Le Marche (con la visita ad alcune aziende sul litorale; un seminario di studi a Montefalcone Appennino); L’Abruzzo (tappa all’ Università d’Annunzio di Pescara e ai laboratori Nazionali LNGS del Gran Sasso); Le Puglie (il Gargano, esperienze con i migranti tra Bari e Corato, il ‘tacco’ d’Italia). Il workshop è aperto a giovani architetti e docenti provenienti dalla Colombia, in rappresentanza dell’Università di ‘La Salle’di Bogotà (Colombia), dall’Italia e non solo! E’ possibile partecipare a tutto il giro o partecipare anche ad un solo modulo del workshop. La partecipazione è gratuita. Le spese di vitto e alloggio sono a proprio carico e verranno fornite tutte le indicazioni sulla logistica. Ogni tappa avrà un argomento specifico legato al contesto con visite, comunicazioni e momenti di socializzazione con istituzioni e comunità. Il 21 giugno 2018: una delle tappe del Worhshop itinerante sarà nelle Marche a Montefalcone Appennino. Amatrice, Arquata, Pescara del Tronto, non sono gli unici paesi del Centro Italia a trovarsi in momenti difficili. Ci sono centinaia di piccoli paesi appollaiati sull’appennino che si vedono minacciati non dai terremoti, dalle scosse ma dalla minaccia dello spopolamento. Sulla domanda su cosa può creare nuove opportunità soprattutto per i giovani per i ragazzi che sono vissuti e cresciuti in queste terre e che vogliono rimanerci, si fa strada il workshop, il laboratorio dinamico: “InComune” LABORATORIO DINAMICO. Fonte: Umanità Nuova Per informazioni: segr.architettura@focolare.org Invito: Habitandando 2018 (393 KB) Scheda di partecipazione 2018 (186 KB)
Si svolgerà presso il Centro Mariapoli del Movimento dei Focolari un Congresso per giovani impegnati del Movimento Parrocchiale e Diocesano. Chi vuol partecipare è pregato di iscriversi: alla Segreteria Centrale del Movimento Parrocchiale o alla Segreteria Centrale del Movimento Diocesano
«Andai a Budapest su suggerimento di mia zia. Mi fidai ancora una volta di lei, una persona speciale, aperta e disponibile, che mi era sempre stata vicino in quegli anni difficili. Tutto era cominciato in prima liceo. La scuola era impegnativa, ero entrata in una fase nuova, i primi problemi adolescenziali, gli amici che prendevano altre strade, le incomprensioni in famiglia, una trasformazione avvenuta forse troppo in fretta. Avevo conosciuto un ragazzo, era l’unico amico vero. Ma dentro di me sentivo crescere un baratro di angoscia. Ero sempre più sola, tranne alcuni momenti in cui qualcuno, senza fare domande, accoglieva i miei silenzi e condivideva un po’ di quel dolore. Finì la scuola. Intanto le amicizie diminuivano e gli scontri in famiglia aumentavano. E io dimagrivo. Quel disturbo alimentare e nervoso, che cercavo di nascondere a tutti, stava diventando, con il passare del tempo, una vera patologia. Mi stava togliendo la gioia di vivere, i colori, l’amore, la luce. Ero proiettata solo su me stessa e sulla solitudine che mi ero imposta di vivere. Fu allora che mia zia, della comunità dei Focolari, mi propose di andare insieme a Loppiano, la loro cittadella in Toscana. Pensai: “tre giorni non so dove, senza studio, senza scuola, lontano dalla mia realtà, così stretta. Tre giorni in cui devo soltanto pensare a come nascondere il cibo. Proviamoci!”. Fu quasi una carezza dopo mesi di aridità. Ovunque le persone mi accoglievano e abbracciavano con rispetto e delicatezza. Una di loro, dopo avermi ascoltato, mi parlò di Chiara Lubich. Mi accorsi che mi ero dimenticata di me stessa, dei miei problemi, ma soprattutto del cibo. Libera! Durante il viaggio di ritorno, pensavo che avrei voluto vivere sempre così, come in una grande famiglia. Ma riprendere la quotidianità non era affatto semplice, mi accorgevo di voler ricadere.
E così avvenne. La testa sempre sui libri, la mente pronta alla programmazione di calcoli e inganni in cui far cadere tutti. Il peso diminuiva, la mia famiglia non mi riconosceva. Ma qualcuno, lo sapevo, stava pregando per me. Cominciai ad andare a messa la domenica, un po’ con la scusa di camminare, un po’ per allontanarmi da casa. Ero sempre stata credente, ma solo allora cominciai a pensare che Gesù mi poteva capire e accogliere senza giudizi. Durante il secondo e terzo anno di liceo la situazione peggiorò ancora. Ero sempre meno tollerante nei confronti dei miei e degli altri. La terapia psicologica che avevo cominciato non dava i frutti sperati. Riuscivo abilmente a tessere tele di inganni che mi portavano sempre più fuori strada. L’unico periodo di distrazione era l’estate, lontana da casa, con gli amici. Ma l’estate è breve, non potevo stare bene solo un mese l’anno. Alla fine di quell’estate, mia zia mi fece una nuova proposta: Budapest, Genfest 2012. Accettai, partii con altri cinque ragazzi della mia città, tra cui una compagna di classe. Fu per me un’emozione continua: migliaia di ragazzi davano voce a una sola anima. Un vero e proprio ponte, non solo tra nazioni e culture, ma anche tra me e la nuova vita che mi aspettava. Avevo di fronte una marea di ragazzi, dodicimila, pronti a condividere con me l’inizio di una nuova vita. Il“flashmob” con le sciarpe, su cui avevamo scritto dei messaggi, gli scambi con tanti ragazzi di altri paesi, le file per il pranzo, la marcia della fratellanza: mi sentivo parte di un’unità. Sarei potuta andare ovunque, ovunque sarei stata a casa. Con la mia compagna di classe, una volta tornate a casa, abbiamo cercato un contatto con la comunità dei Focolari nella nostra città. La strada che volevo percorrere era quella di Gesù. Non tutto era semplice, il problema dell’alimentazione aveva radici profonde, e le preoccupazioni della mia famiglia non andavano via. Ma sentivo di essere portatrice anch’io di una nuova luce. Vivendo una alla volta le parole del Vangelo, pian piano ho ripreso possesso della mia vita. Nel donarmi agli altri con tutta me stessa, ho scoperto che Dio mi ama immensamente e ha un grande progetto su di me». (altro…)
Nasce da un sogno, come le altre cittadelle dei Focolari sparse nel mondo. Negli anni ‘50, in Svizzera, dopo aver contemplato dall’alto di una collina la meravigliosa abbazia benedettina di Einsiedeln, Chiara Lubich ebbe l’idea che un giorno anche la spiritualità dell’unità avrebbe espresso qualcosa di simile: «Una piccola città, con tutti gli elementi di una città moderna, case, chiese, scuole, negozi, aziende e servizi. Una convivenza di persone di diverse condizioni, legate dal comandamento di Gesù: “amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”». Quelle parole sono diventate realtà dapprima a Loppiano, in Italia, poi in altre 24 piccole città, le “cittadelle” appunto. Tra queste la “Mariapoli Lia”, in mezzo alla “pampa” argentina. Carlos Becaría, uruguaiano, attualmente corresponsabile della cittadella, faceva parte del gruppo dei pionieri: «Non c’era ancora nulla. Ma c’era un’ispirazione profetica. Vittorio Sabbione, tra i primi focolarini, ci disse: “Siete qui perché avete scelto Dio. Non mancheranno i disagi, e allora dovrete pensare a Gesù in croce. Non vi offro niente di già fatto: dovrete costruire tutto voi”. Rimanemmo, perché in quell’utopia ci credevamo».
La “Mariapoli Lia” , nella località di O’Higgins (Provincia di Buenos Aires), è intitolata a Lia Brunet (25 dicembre 1917 – 5 febbraio 2005), una delle compagne della prima ora di Chiara Lubich, da lei inviata “pioneristicamente” per portare il carisma dell’unità nel continente latinoamericano. Trentina, come la fondatrice dei Focolari, venne definita una “rivoluzionaria” per la radicalità con cui ha vissuto il Vangelo in un continente segnato da forti problematiche sociali tese a cambiarne il volto. Di certo non immaginava, mentre dava un forte impulso alla nascita e allo sviluppo della cittadella di O’Higgins, che un giorno avrebbe portato il suo nome. “Lia”, come Loppiano in Italia, recentemente visitata dal Papa, e come le altre cittadelle nel mondo, vuole essere il segno tangibile di un sogno che si sta realizzando, quello di una umanità più fraterna, rinnovata dal Vangelo. Oggi ospita circa 220 abitanti stabili, ma ne accoglie ogni anno a centinaia, specie giovani, per periodi più o meno lunghi di formazione. Nei suoi pressi sorge il polo imprenditoriale “Solidaridad”, ispirato al progetto dell’Economia di Comunione.
Oltre 250 persone hanno partecipato alla fine del mese di aprile ai festeggiamenti, che proseguiranno durante l’anno, per il 50° dalla fondazione della “Mariapolis”, alla presenza di autorità ecclesiastiche, rappresentanti di diversi movimenti, chiese cristiane, fedeli ebrei e persone di convinzioni non religiose. «Arrivammo di notte – ricorda Marta Yofre, una delle prime ragazze arrivate dove stava sorgendo la cittadella -. Ebbi una sensazione di impotenza, ma anche una certezza: sarebbe stata Maria a costruirla». Nieves Tapia, fondatrice del Centro Latinoamericano di apprendimento e servizio solidale, ha frequentato negli anni ‘80 la scuola di formazione per i giovani: «Qui ho imparato ad amare la mia patria come quella altrui e ad allargare il cuore a tutta l’America Latina». Adrián Burset, musicista e produttore artistico, è cresciuto nella Mariapoli Lia. «Senza esserne cosciente, ho ricevuto in regalo di vivere come se fosse normale qualcosa che invece è rivoluzionario: l’amore al prossimo». Per Arturo Clariá, psicologo, master Unesco in Cultura della Pace, quanto vissuto nella cittadella venti anni prima è «un marchio che non potrò mai cancellare, la dimostrazione che l’amore trascende la vita».
Il Vescovo di Mercedes–Luján, Mons. Agustín Radrizzani: «Commuove costatare il significato che ha avuto per la nostra patria e per il mondo. Ci unisce la pace universale e l’amore fraterno, illuminato dalla grazia di questo ideale». Mentre Eduardo Leibobich, dell’Organizzazione Ebrea per il dialogo interconfessionale, ricorda le numerose “Giornate della pace” realizzate nella Mariapoli, il pastore metodista Fernando Suárez, del Movimento ecumenico dei Diritti Umani, sottolinea che «la tradizione metodista ha sempre lavorato per l’unità, cercando di realizzare il messaggio di Chiara». Infine Horacio Núñez, della Commissione internazionale del Dialogo tra persone di convinzioni diverse:«Invito a unire le forze, è troppo bello l’ideale di un’umanità libera e uguale, affratellata dal rispetto e dall’amore reciproco». Gustavo Clariá (altro…)
La festa cristiana dell’effusione dello Spirito Santo su Maria e sui discepoli di Gesù si celebra a “Pentecoste”, e cioè nel cinquantesimo giorno dalla Pasqua. Si legge negli Atti degli Apostoli: «Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa (…) ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo» (Atti 2,1-4). Scrive Chiara Lubich in riferimento al carisma dell’unità: «Lo Spirito Santo è il dono che Gesù ci ha fatto perché fossimo uno come lui e il Padre. Senz’altro lo Spirito Santo era in noi anche prima, perché cristiani; ma qui c’è stata una nuova illuminazione, una sua nuova manifestazione dentro di noi, che ci fa partecipi e attori di una nuova Pentecoste, assieme a tutti quei movimenti ecclesiali che fanno nuovo il volto della Chiesa». (altro…)
«Maria, senza più Gesù in terra, convive con la Chiesa, in cui Gesù continua. Esternamente non appare madre di Gesù, scom¬parso alla vista; appare madre di Giovanni, in cui i discepoli di lui si figurano. E così Maria si vede in grembo alla Chiesa, nel cenacolo. Ivi, dal monte dell’uliveto, dove era avvenuta l’ascensione, ella si era recata col gruppo degli apostoli e dei discepoli, e le pie donne. E ivi gli apostoli «perseveravano concordi nella preghiera, assieme con le donne, e con Maria, madre di Gesù» (Atti, 1, 14). La prima Chiesa – dice san Luca – formava «un cuore solo e un’anima sola» e «non c’era nessuno che avesse bisogno»; c’era un’unica mensa. Perché tanta comunione che faceva di tutti uno? Perché c’era Maria e dunque lo Spirito Santo: e perciò sì realizzava l’ideale del Figlio e vi regnava il Padre. Era venuto il suo regno: c’era il Padre nostro dai cieli e il pane nostro quotidiano in terra. Si ripeteva il Magnificat e si svolgeva la diakonia, il servizio. La funzione di Maria -funzione di amore, e dunque di Spirito Santo, – era, ed è di unificare, accomunando beni celesti e beni terrestri; e così con¬correva a suscitare il corpo mistico di Cristo; così seguitava a generare al mondo Gesù; e in lui unificava e accomunava anime: le sistemava nella sapienza. È il modello di quel che deve essere la madre nella casa cristiana: cuore che unifica, mente che vivifica […] riaccendendo, ogni giorno, l’atmosfera del focolare, dove tutti si sentono uno: cellule d’un unico corpo. Consapevole di questa missione, che è partecipazione dell’opera di Cristo, la donna, – associata più d’ogni altra creatura all’opera della creazione -, più facilmente si volge al Creatore, e più teneramente si confida a Maria, mentre sull’esempio di lei conferisce all’intimità casalinga una purezza verginale con un calore materno, per cui si fa copia della Vergine Madre. Maria nel cenacolo rappresentava Gesù e quindi significava la dignità più alta, che sosteneva spiritual¬mente la preminenza giuridica di Pietro. Ma col suo contegno appariva l’anima che s’immedesima con la Chiesa, la fa sua, la vive come frutto benedetto del suo seno: persa in lei, nascosta, vera ancilla Domini. E questo è il sentimento con cui devono vivere la Chiesa, nella Chiesa, con la Chiesa, tutti i fedeli, anche i laici; ai quali così la Chiesa non apparirà più come qualcosa di estraneo, ma risulterà cosa loro, vita loro, centro della loro santità. Non occorre parlare o vestir abiti speciali; occorre viverne la santità. E primo frutto sarà la sua unità. Maria ispira «le forme tanto diverse dell’apostolato dei laici… Alle anime bramose di vivere più apertamente e più interamente la dottrina di Gesù, a quel¬le che ardono dal desiderio di farla conoscere agli altri, e in particolare ai loro compagni di lavoro, a chi vuoi ripristinare l’ordine della giustizia e della carità negli istituti sociali e portare nell’ordine temporale del¬la società un riverbero dell’armonia perfetta che unisce i figli di Dio, Maria ottiene la grazia dell’apostolato; ella pone Sulle loro labbra le parole che convincono senza urtare…» (Pio XII). Maria riformatrice sociale: modello di apostolato che convince; simbolo di carità, fonte di giustizia, a cui non pochi movimenti di laici guardano per concorrere a costituire l’unità, ideale testamento di Gesù, in un ordine “mariale” di cose, preparatorio del¬la città di Dio in terra; ella che già fu vista dai santi come la città di Dio». Igino Giordani, Maria modello perfetto, Città Nuova, Roma, 1967 2012, pp.150-152. (altro…)
«In questo periodo, prima della visita del Santo Padre a Loppiano, sono stato a stretto contatto con cinque monaci buddhisti thailandesi. Parlo la loro lingua e con l’occasione ho fatto anche da interprete». A parlare è Luigi Butori, originario del centro Italia, ma da quasi 30 anni nel sud est asiatico. «Un’esperienza forte, profonda ed esigente. Nella visita al Centro internazionale dei religiosi del Movimento dei Focolari, nelle vicinanze di Roma, sono rimasti impressionati del servizio concreto dei due “non più giovanissimi” religiosi, che si sono prodigati per loro. E qui i monaci hanno iniziato a percepire una “luce”, un’armonia, o come hanno detto loro, un’unica “voce” dentro e attorno a loro». La permanenza dei monaci è continuata con una visita nella capitale, con una focolarina come guida, che ai loro occhi «aveva lo stesso sorriso dei religiosi prima incontrati». Quindi una giornata nella città di Lucca, trascorsa insieme alla comunità dei Focolari, circa 80 persone dai 2 ai 94 anni. «E ancora la stessa luce sui loro volti». Poi una puntata di qualche ora a Pisa, la città della “torre pendente”, presente anche una persona della comunità locale. Stesso sorriso. «A questo punto uno dei monaci più giovani ha esclamato: “Anche questa figlia di Chiara Lubich ha lo stesso tipo di sorriso che abbiamo trovato a Roma, ai Castelli e a Lucca: come è possibile?”».

Il saluto del monaco buddhista Phramaha Thongrattana Thavorn (Luce Ardente) – Foto © R. Orefice – CSC Audiovisivi
Il 70% dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti. In questa fetta di Italia, che rappresenta, in chilometri quadrati e spazio simbolico, molto più di quanto si possa immaginare, tre sono i problemi principali: lo spopolamento progressivo, l’invecchiamento e l’abbandono ambientale. Questo libro propone una strategia per trasformare i tradizionali approcci di welfare mix in un’azione strategica di welcome locale, basata su sistemi relazionali resilienti, capaci di dare un futuro alle piccole comunità degli entroterra. Dal welfare delle prestazioni al welcome di una visione olistica delle relazioni umane. È inoltre una guida per l’utilizzo concreto e sinergico di alcuni strumenti di welfare personalizzato come il reddito di inclusione sociale, i progetti terapeutico riabilitativi individualizzati sostenuti con la metodologia dei budget di salute, i percorsi personalizzati per migranti previsti negli SPRAR (sistemi di protezione di richiedenti asilo e rifugiati). Questi tre strumenti, utilizzati insieme, possono consentire a tutti i piccoli comuni la costruzione di una community welfare a esclusione zero. Gli autori: Nicola De Blasio è sacerdote e direttore della Caritas diocesana di Benevento. Gabriella Debora Giorgione è giornalista e consulente della Caritas diocesana di Benevento per la gestione della comunicazione. Angelo Moretti è progettista sociale, coordinatore della Caritas diocesana di Benevento e direttore del Consorzio “Sale della Terra” Onlus. Il 18 Maggio al Palazzo di Vetro, di Pietrelcina (Benevento) nell’ambito di #PortidiTerra, seconda edizione del #Festival del #WelcomeandWelfare, organizzato da Caritas Benevento e dal Consorzio “Sale della Terra” ONLUS,ci sarà la presentazione del libro. Con gli autori interverranno alla presentazione: Paolo Ruffini, Direttore di TV2000; Carlo Cefaloni, Giornalista Città Nuova; Amedeo Ricucci, Giornalista e inviato del TG1; Pino Ciociola, Giornalista e inviato di Avvenire; Luca Collodi, Giornalista Coord. Radio Vaticana Italia; Clara Iatosti, Giornalista di TV2000; Maria Novella De Luca, Giornalista di Repubblica; Sara De Carli, Giornalista di Vita.it, Ottavio Lucarelli, Pres. dell’Ordine dei Giornalisti della Campania; Cristina Zagaria, Scrittrice e Giornalista di Repubblica; Pasquale Raicaldo, Giornalista di Repubblica; Mario Placidini, Curatore di “Borghi d’Italia” TV2000; Luigi Ferraiuolo Giornalista, Premio “Buone notizie”; Paolo Lambruschi, Giornalista e Inviato di Avvenire. Nel corso dell’evento, in anteprima nazionale, Mario Placidini presenterà una delle puntate di “Borghi d’Italia” dedicate alla Rete dei quindici #ComuniWelcome Città Nuova Ed. Locandina di #PortidiTerra e il programma della manifestazione.
Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, ha concluso questi giorni, ricchi di eventi dedicati alla cultura dell’unità e della fraternità, con un incontro di famiglia dedicato alla comunità dei Focolari del capoluogo siciliano, lanciando una sfida: «Che Palermo diventi capitale della cultura della risurrezione, capitale nel senso de “il capo”, quella da cui parte questa cultura della risurrezione per invadere il mondo intero». 20 anni fa Chiara Lubich riceveva la cittadinanza onoraria del capoluogo della Sicilia. Da allora la comunità ha proseguito in questo percorso per cercare di attualizzare le parole pronunciate da Chiara in quell’occasione: «Promettiamo che Palermo sarà sempre presente nei nostri cuori, affinché, per l’audacia e il coraggio dei suoi cittadini, sappia arrivare ad essere modello per molte altre città di Italia e fuori, come vera “città sul monte”». Le iniziative, all’interno del programma di “Palermo Capitale della Cultura 2018”, promosso dal Comune, hanno abbracciato diversi campi: diritto e legalità, dialogo ecumenico, musica e spettacolo con il Gen Verde, workshop, flashmob e tavole rotonde promosse dai giovani. Nella sede del Parlamento Regionale, Palazzo dei Normanni, sabato 11 maggio, oltre 120 persone hanno partecipato al Convegno “Relazionalità e diritto. Il bene relazionale e i beni comuni”. Dopo gli interventi da parte di alcune personalità del mondo della giustizia, magistrati, avvocati, studenti, docenti, ha concluso i lavori Maria Voce affermando che l’ambito del Diritto e la Giustizia ha «estrema necessità di persone che abbiano il cuore aperto al grande ideale dell’unità della famiglia umana e che per questo impegnino tutto se stessi ad operare nel concreto per risanare ogni rapporto, senza paure e senza compromessi».
Nel pomeriggio e nella serata, oltre 300 giovani sono stati protagonisti del programma su ”Identità digitale”, promosso dall’Istituto Universitario Sophia, e “Siamo le nostre scelte. Il coraggio di partire, il coraggio di restare”, presenti Jesús Morán, copresidente dei Focolari, e il Sindaco Leoluca Orlando. I giovani hanno offerto le testimonianze sulla scelta che spesso li mette in crisi: restare in Sicilia o scommettere la propria vita in altre città e Paesi? Jesús Morán ha incoraggiato i giovani, attentissimi, a trovare la strada nel “sapersi donare”. La scelta ricade su «dove posso donarmi di più e dove posso sviluppare di più i miei talenti. […] Se parto non posso andare per scappare, e se resto non posso restare per paura». Il Sindaco Orlando ha sottolineato quanto sia difficile cambiare una città che proviene da anni di sottomissione a regole e comportamenti mafiosi, ma che cerca di riscattarsi attraverso un cambiamento culturale. Nella mattina della domenica 13 maggio, un momento “di famiglia” con la Santa Messa, seguita dall’incontro con le famiglie del quartiere del centro storico Albergheria/Ballarò e con momenti artistici realizzati dai bambini. Nel pomeriggio, 500 rappresentanti di circa 20 chiese cristiane hanno partecipato, presso il Teatro Golden, al Convegno “Insieme nella carità, dal dialogo alla cooperazione”. Sono intervenuti l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, Maria Voce, e il direttore dell’Ufficio regionale per l’Ecumenismo, Erina Ferlito. Le testimonianze hanno raccontato il cammino ormai intrapreso con decisione in varie città della Sicilia: dall’aiuto ai carcerati, all’attenzione per i poveri, per i senza casa, per gli immigrati. Quindi, “On the other side”, il concerto del Gen Verde con più di 800 partecipanti. Il giorno precedente si erano esibiti i giovani partecipanti ai workshop promossi dalla band e che hanno poi partecipato al flashmob in una delle strade principali della città. Anche questa è stata un’esperienza travolgente, che ha entusiasmato giovani e adulti, all’insegna del messaggio di fraternità che la band internazionale porta in tutto il mondo.
Il programma è proseguito lunedì 14 maggio con il Convegno che si è tenuto presso la Pontificia Facoltà teologica con la tavola rotonda su “Il contributo della cultura dell’Unità all’umanesimo popolare”, dove è stato approfondito il pensiero di Chiara Lubich per la Chiesa del Terzo millennio. La professoressa Ina Siviglia, che aveva accolto Chiara nel 1998 insieme ai Cardinali Pappalardo e Di Giorgi, ha moderato i lavori, con gli interventi di Mons. Corrado Lorefice, Maria Voce e Jesús Morán. La figura di Chiara è stata non soltanto ricordata, perché lei è sempre presente con il suo carisma e la sua gente. E come ha affermato Maria Voce, con il carisma dell’unità è nata una “via nuova” nella Chiesa. (altro…)
È cominciato il 15 maggio e terminerà il 14 giugno il mese sacro del Ramadan, periodo di 29 o 30 giorni durante il quale i fedeli musulmani ricordano «il mese in cui fu rivelato il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvezza» (Corano, Sura II, verso 185). Durante tale periodo, nel quale si intensificano la preghiera e le opere di misericordia, il digiuno dall’alba al tramonto, per tutti i fedeli che possono sostenerlo, costituisce il quarto dei cinque pilastri dell’Islam. Il significato spirituale del digiuno, unito alla preghiera e alla meditazione, dell’astinenza sessuale e della rinuncia in generale, secondo molti teologi, si riferisce alla capacità dell’uomo di autodisciplinarsi, di esercitare la pazienza e l’umiltà e di ricordare l’aiuto ai più bisognosi e a coloro che sono meno fortunati. Il Ramadan è dunque una sorta di esercizio di purezza contro tutte le passioni mondane, i cui benefici ricadono sul fedele tutto l’anno. (altro…)
https://vimeo.com/267257582 (altro…)

20 gennaio 1998: Conferimento della cittadinanza onoraria a Chiara Lubich
«Chiara Lubich – continua Maria Voce – ha lasciato a noi un segno indelebile del suo impegno per la comunione nella Chiesa, per il dialogo ecumenico e per la fratellanza tra tutti i popoli. Fin dagli anni ‘40, Chiara manifestava questo suo anelito con espressioni ricche di slancio e di ardore. “Guardiamoci attorno: siamo tutti fratelli, nessuno escluso!”, esortando così a vivere per “la fratellanza universale in un solo Padre, Dio, che sta nei Cieli”. È un programma che si può attuare in ogni città, ma che trova un terreno particolarmente fertile proprio qui, a Palermo, luogo “di incontro nei secoli tra popoli, culture e civiltà diverse”, che ha nelle sue radici “i valori dell’accoglienza verso la diversità, la solidarietà e la generosità”». Quale il contributo di questo carisma alla Chiesa universale e alle Chiese particolari, anche della Sicilia? Risponde Maria Voce: «Con il carisma dell’unità è nata una “via nuova” nella Chiesa», una spiritualità che trova piena consonanza anche nel Concilio Vaticano II. «Da questa spiritualità di comunione abbiamo visto fiorire la comunione all’interno della Chiesa fra i vari Movimenti ecclesiali che la arricchiscono, fra i vari carismi antichi e nuovi. Abbiamo visto inoltre come essa è utile per concorrere all’unità dei cristiani e anche per aprire quel dialogo con persone di altre religioni che rappresenta una delle frontiere più impegnative e urgenti del terzo millennio. È una realtà che abbiamo potuto sperimentare anche nelle chiese particolari». 
Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, Maria Voce, Prof.ssa Ina Siviglia, Jesús Morán
Mentre è in preparazione il IX Incontro mondiale delle famiglie, che si svolgerà dal 21 al 26 agosto 2018 a Dublino, in Irlanda, sul tema “Il Vangelo della Famiglia: gioia per il mondo”, il 15 maggio in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale della Famiglia, indetta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1994. Date le difficoltà che la famiglia incontra oggi nel portare avanti le sue funzioni, ci auguriamo che la Giornata serva a promuovere politiche e azioni di sostegno alla famiglia, riconoscendone il ruolo essenziale come “prima cellula” della società. «Salvare la famiglia – ha scritto Igino Giordani, politico, scrittore e considerato da Chiara Lubich cofondatore del Movimento dei Focolari – è salvare la civiltà. Lo Stato è fatto di famiglie; se queste decadono, anche quello vacilla». E ancora: «Gli sposi divengono collaboratori di Dio nel dare all’umanità vita e amore. Amore che dalla famiglia si dilata alla professione, alla città, alla nazione, all’umanità». (altro…)
Promosso dal Centro Studi e Ricerche “A. Rosmini”- Università di Trento e dal Centro Chiara Lubich si svolgerà a (Trento) un Convegno sulle “Radici e Intersezioni storiche” di Antonio Rosmini e Chiara Lubich. Si propone non solo di offrire un occasione di approfondimento e scoperta delle due grandi personalità trentine degli ultimi due secoli, ma intende anche preparare il terreno al centenario della nascita della fondatrice dei Focolari (1920-2008) portandovi un contributo originale e inaspettato. Il convegno si terrà: il 24 Maggio presso la Sala degli Specchi di Casa Rosmini (Corso Rosmini,30); e il 25 Maggio presso la Sala Conferenze della Fondazione Caritro (P.iaza Rosmini,5) Programma e Invito Manifesto Rosmini Lubich (altro…)
Vive e lavora in provincia di Genova, città del Nord Ovest, in un territorio ridente, tra il mare e i monti immediatamente retrostanti. Il suo incarico di presidente di uno dei consorzi della rete di imprese sociali, con circa settecento dipendenti nel settore dei servizi sociali, assistenziali e di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, e di referente regionale dell’AIPEC (Associazione Italiana Imprenditori per un’Economia di Comunione) non le hanno tolto nulla della sua immediatezza e semplicità. La sua testimonianza è stata seguita con molta attenzione durante un convegno all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, il 3 maggio scorso, dal titolo “Chiara Lubich e l’economia di comunione”: «Avevo il desiderio di fare un lavoro utile agli altri. Appena laureata, vinsi un concorso pubblico come educatrice per l’integrazione sociale dei bambini disabili. Mi sentivo utile, ma il lavoro era a tempo, con un contratto a termine. In quella situazione c’erano altre ragazze, che avevano lo stesso mio desiderio di crescere nella professione sociale. Una di noi ci parlò di alcune persone che da qualche anno lavoravano in una cooperativa del territorio e si occupavano di persone disagiate. L’incontro con loro è stato determinante: ci hanno messo a disposizione uno spazio, dedicato del tempo e offerto la loro esperienza. La nostra cooperativa nasce così, da un dono, da un gesto di gratuità che abbiamo colto e in seguito replicato a nostra volta. Abbiamo capito dopo che quel gesto affondava le sue radici nei valori dell’Economia di Comunione. Questa esperienza di vita, prima ancora che di lavoro, ha segnato e caratterizzato lo stile della nostra impresa».

© 2018 Il Sentiero di Arianna

© 2018 Il Sentiero di Arianna
«Unità: parola divina. Se ad un dato momento venisse pronunciata dall’Onnipotente e gli uomini l’attuassero nelle sue più varie applicazioni, noi vedremmo il mondo di scatto fermarsi nel suo andazzo generale, come in un gioco di film, e riprendere la corsa della vita in opposta direzione. Innumerevoli persone farebbero a ritroso la strada larga della perdizione e si convertirebbero a Dio, imboccando la stretta… Famiglie smembrate da risse, freddate dalle incomprensioni, dall’odio e cadaverizzate dai divorzi, ricomporsi. E i bimbi nascere in un clima d’amore umano e divino e forgiarsi uomini nuovi per un domani più cristiano. Le fabbriche, accolte spesso di “schiavi” del lavoro in un clima di noia, se non di bestemmie, divenire luogo di pace, dove ognuno lavora il suo pezzo al bene di tutti. E le scuole infrangere la breve scienza, mettendo cognizioni d’ogni genere a sgabello delle contemplazioni eterne, imparate sui banchi come in un quotidiano svelarsi di misteri intuiti partendo da piccole formule, da semplici leggi, perfino dai numeri… E i Parlamenti tramutarsi in luogo d’incontro di uomini cui preme, più che la parte che ciascuno sostiene, il bene di tutti, senza inganno di fratelli o di patrie. Vedremmo insomma il mondo diventar più buono ed il Cielo calare d’incanto sulla terra e l’armonia del creato farsi cornice alla concordia dei cuori. Vedremmo… È un sogno! Sembra un sogno! Eppure Tu non hai chiesto di meno quando hai pregato: “Sia fatta la tua volontà come in Cielo e così in terra”». Chiara Lubich Fonte: Chiara Lubich, L’unità, a cura di Donato Falmi/Floernce Gillet, Città Nuova 2015, originariamente pubblicato in Chiara Lubich, Frammenti, Città Nuova, Roma (1963) 1992, pp.53-54 (altro…)

Foto © R. Bassolino – CSC Audiovisivi
Foto on Flickr
(altro…)
Foto su Flickr
Facoltà di Architettura di Aversa. Luca è in ritardo e si siede accanto ad una sconosciuta. “Come ti chiami?” – le sussurra in un orecchio. “Vincenza Cristiano, e tu?”. “Luca Pagano. Che strana coincidenza, i nostri cognomi formano degli ossimori! Io sono pagano e mi vanto di esserlo!”. «E io sono cristiana e mi vanto di esserlo!». Una prima scintilla, apparentemente spenta per sempre, e che divamperà dopo 8 lunghi anni in una straordinaria storia d’amore. Ma un mese prima del matrimonio, Vincenza si ammala di un tumore aggressivo, purtroppo comune nella “Terra dei Fuochi” dove lei vive. I medici prevedono un mese di vita. Vivrà? Si sposerà? Potrà avere dei figli? Il calvario, le delusioni, le sorprese. Colpi di scena continui per una vita paradossalmente meravigliosa…» Maurizio Patriciello, giornalista, scrittore e parroco di Parco Verde in Caivano (NA), è da anni uno dei volti più noti della battaglia intrapresa per la rinascita di un territorio inquinato dai rifiuti tossici. Aurelio Molè, caporedattore della rivista “Città Nuova” e autore TV. La collana – Città Nuova – narratori. Quando la vita vera è anche meglio di un romanzo. Rigorosamente ispirate a storie vere, alcune tra le voci più originali e interessanti della scena nazionale – scrittori, giornalisti, personaggi del mondo televisivo e della comunicazione in genere – ci raccontano il mondo di oggi, celebrando le infinite sfaccettature delle vicende umane. Racconti che fanno sorridere, commuovere o pensare… ma soprattutto riconciliano con il piacere di leggere.
«Che cosa facevi quando avevi la mia età? Quali giochi mi consigli?». È la domanda che Luis Francisco, 10 anni, messicano, rivolge a Papa Francesco, mentre attende la sua venuta. Come lui, tutti gli abitanti della cittadella internazionale hanno fatto il conto alla rovescia dei giorni. Una attesa cominciata all’inizio di febbraio, quando era arrivato dalla segreteria di Papa Francesco l’annuncio di una sua visita, il 10 maggio, alle cittadelle di Nomadelfia e di Loppiano. Nella prima delle 24 cittadelle dei Focolari, sorte nel tempo in varie zone del mondo, Papa Francesco verrà a vedere di persona come si vive “alla scuola dell’unico Maestro”, come lui stesso l’ha definita. “Sorpresa e gioia profonda”, aveva esclamato Maria Voce, presidente dei Focolari, alla notizia del tutto inaspettata di questa visita. Loppiano in questi giorni brulica di persone. Facce sorridenti, felici, e tantissimi giovani. Si è da poco concluso l’evento del Genfest, che da tutta Italia, e non solo, ne ha richiamati a centinaia a fine aprile, e a migliaia la mattina del 1° maggio, radiosi nonostante la minaccia di pioggia. L’aria di festa è continuata, in un’attesa piena di fermento e speranza, come è naturale nell’imminenza di un evento che verrà ricordato a lungo.
Siamo andati, telecamera alla mano, a realizzare delle brevi interviste agli abitanti di Loppiano, intenti al lavoro o nelle normali attività, e per sondare l’aria che tira. Benedetta si trova nella cittadella per un periodo di formazione alla scuola delle focolarine. Per lei la visita del Papa è anche un regalo di Dio, perché cade nello stesso giorno del suo compleanno: «Anche se si fermerà poco tempo, spero possa trovare una famiglia, quella che cerchiamo di costruire ogni giorno». Dal 1966 a Loppiano ha sede il gruppo musicale Gen Rosso, nato su desiderio di Chiara Lubich per diffondere con la musica il messaggio di un mondo più giusto, pacifico e solidale. I componenti vivono in prima persona questo spirito, con uno stile di vita improntato alla comunione e alla fratellanza. Da qualche anno ne fa parte anche Michele Sole, che sul sagrato antistante il santuario dedicato alla Madre di Dio (Theotokos), dove è tutto è pronto per questo storico incontro, intonerà “Madre dolcissima”. Al Papa invia un messaggio di ringraziamento «per aver avuto il coraggio di chiamarsi Francesco. Penso non sia stato facile scegliere un nome che significa scelta preferenziale per i poveri, per gli ultimi». Dalla sala prove, intanto, escono le note di “Accendi la pace”, che i componenti del Gen Rosso stanno provando insieme all’altra band internazionale di Loppiano, il Gen Verde, un gruppo multidisciplinare, formato da artiste e musiciste, che si distingue per il suo profilo spiccatamente internazionale.
Roberto Cipollone, in arte Ciro, a Loppiano dal 1977, ha il dono di saper usare l’immaginazione e l’abilità per trasformare oggetti non più in uso o materiali da discarica in opere che toccano il cuore e lo riempiono di meraviglia. È l’”artista che dà loro nuova vita”. Con la sua arte ha fatto nascere una “Bottega”, espressione di originalità e amore per la natura attraverso la scultura, la pittura, l’artigianato. «Mi aspetto che il Papa possa trovare qui i suoi desideri più reconditi realizzati». Aranza, che viene dal Messico, sta partecipando con la sua famiglia alla “Scuola Loreto”, dove famiglie di Paesi e lingue diversi approfondiscono la spiritualità dell’unità. L’internazionalità e l’immersione “full time” ai corsi, che cominciano ogni anno a settembre e terminano a giugno, ne fanno un’esperienza unica di scambio e arricchimento tra culture. Dal Papa vorrebbe una risposta a una domanda, breve ma impegnativa: «Cosa possiamo fare, noi giovani, per vincere le imposizioni e gli stereotipi del mondo?». Natalia, invece, è una studentessa brasiliana che frequenta a Loppiano l’Istituto Universitario Sophia. Dal Papa si aspetta di conoscere il ruolo dei giovani sposati nella Chiesa. Tante domande, interrogativi e aspettative. Ma la stessa, gioiosa attesa. Chiara Favotti
La diretta sarà anche trasmessa in lingua italiana da Loppiano – Incisa Valdarno, FI (Italia) 10 Maggio 2018 – 10:00 – 12:00 (CEST) http://live.focolare.org Vatican Media live: dalle ore 8.00 alle 12.00 RAI: Speciale diretta TG1 dalle 10 alle 11.45 (digitale terrestre, satellite, web) TV 2000: Speciale Diario di Francesco dalle ore 7.30. Dalle 10 in poi seguirà la diretta da Loppiano (digitale terrestre, web).
http://vimeo.com/268775577 (altro…)
Il 9 maggio si celebra in Europa la pace e l’unità. La data ricorda la storica “Dichiarazione Schuman”, con la quale, il 9 maggio 1950, l’allora ministro degli esteri francese propose la creazione di un primo nucleo economico, finalizzato alla graduale costruzione di una federazione di Stati europei, indispensabile al mantenimento di pacifiche relazioni. Come prima tappa, Robert Schuman indicava la gestione comune, per Francia e Germania Ovest, del carbone e dell’acciaio, ma nel quadro di un’organizzazione alla quale avrebbero potuto aderire in seguito anche altri Paesi. Si ponevano così le premesse per un’integrazione ben più vasta e comprensiva, al punto che la Dichiarazione è considerata, simbolicamente, la data di nascita del lungo processo di pace e stabilità che ha dato origine all’Unione Europea. La festa è l’occasione per avvicinare le istituzioni ai cittadini e i popoli fra loro, accrescendo la consapevolezza che i valori della pace, dell’integrazione e della solidarietà devono essere posti a base della convivenza umana. “Insieme per l’Europa si sente “artigiano di rapporti di fraternità”. Sono questi, infatti, che cerca di tessere nel processo quotidiano tra le persone del Continente.” Per vedere il sito ‘Insieme per Europa’ (altro…)
Internazionale: Vatican Media Live http://live.focolare.org TV2000: Speciale Diario di Papa Francesco (dalle ore 10) Italia:
Salone Off Salone Internazionale del Libro di Torino 2018 c/o Binaria Book, Centro Commensale del Gruppo Abele, via Sestriere, 34. Serena Cerchiè dialoga con Gianni Bianco, giornalista TG3 Rai, e don Maurizio Patriciello, parroco a Parco Verde in Caivano (NA), difensore della gente della Terra dei Fuochi. Finito il tempo degli eroi solitari e dei grandi maestri, è giunto il tempo del noi, quell’energia vitale che attiva processi di riscatto e di emancipazione prima impensabili. La carta da giocare per sperare – anche in questi tempi di crisi – di costruire un Paese migliore, senza più mafie. Insieme.
In occasione della presentazione dei libri: Gianni Bianco e Giuseppe Gatti ALLE MAFIE DICIAMO NOI Postfazione di Luigi Ciotti Gianni Bianco, vice caporedattore della redazione cronaca del Tg3, e Giuseppe Gatti, sostituto procuratore della Repubblica presso la DDA di Bari, raccontano le vite di chi fa della legalità uno strumento di bene comune, lavoro, studio, sviluppo sociale ed economico. Protagonisti di queste pagine sono i tanti cittadini comuni che, nel gioco di squadra, hanno trovato la forza di ribellarsi ai boss. Da Scampia alla Locride, da Vieste all’Emilia. Storie di legalità al plurale.
Aurelio Molè e Maurizio Patriciello MERAVIGLIOSO Storia d’amore nella Terra dei Fuochi Una storia d’amore, di dolore e di speranza ambientata nella Terra dei Fuochi. Una storia vera. Da un racconto del sacerdote che da anni, si batte per la salute della sua gente, contro l’illegalità. INFO: ufficiostampa@cittanuova.it – cell.347.4554043 – www.cittanuova.it
A Loppiano tutto è pronto per accogliere il Santo Padre. Sono in arrivo oltre 6000 persone dall’Italia, ma saranno migliaia quelle collegate in streaming nei cinque continenti. Abbiamo chiesto a Maria Voce, presidente dei Focolari, come si svolgerà questo incontro così atteso. «Vogliamo presentare al Papa – ha spiegato – questa piccola città, la prima nata di altre 24 sparse nel mondo, che vuole offrire un modello di convivenza fondato sui principi evangelici di solidarietà e fraternità, certamente unico, ma esportabile e diffusivo. A Loppiano il Papa non incontrerà solo i 750 abitanti – ha proseguito Maria Voce – ma anche una rappresentanza della famiglia mondiale del Movimento dei Focolari. A lui rivolgeremo alcune domande su tematiche che ci stanno a cuore: la sfida della fedeltà all’idea carismatica di Chiara Lubich a contatto con le mutate condizioni di oggi; la formazione dei giovani ad una cultura della fraternità; il contributo del modello di convivenza di Loppiano ad un annuncio attuale del messaggio cristiano e al superamento di steccati, nazionalismi e pregiudizi». Il Movimento dei Focolari è una costellazione variegata che pone al centro del proprio agire il dialogo e uno stile di vita che concorre a costruire nel mondo l’unità e la pace. Conta oltre due milioni di aderenti appartenenti a molte Chiese Cristiane, ma anche di diverso credo religioso e di ispirazione laica. Sono circa un migliaio le opere sociali in atto in diversi Paesi, e circa 800 le imprese che nel mondo lavorano secondo i principi dell’Economia di Comunione. È giunto al decimo anno di vita l’Istituto Universitario Sophia, che ha sede proprio a Loppiano.
Al suo arrivo nella cittadella, il Santo Padre si recherà direttamente al Santuario Maria Theotókos, dove entrerà per un breve momento di preghiera. Sosterà anche davanti al quadro della Madonna col Bambino, opera di un pittore di religione Indù, simbolo del dialogo che è uno dei pilastri della convivenza di Loppiano. Successivamente, sul sagrato, Maria Voce porterà al Papa il saluto dei Focolari. Alcuni cittadini di Loppiano gli rivolgeranno quindi delle domande. Il dialogo con il Santo Padre sarà intervallato da brani musicali di artisti provenienti da diversi paesi e contesti religiosi. Infine, una trentina di cittadini saluterà personalmente il Papa il quale, dopo la benedizione, lascerà il sagrato per ripartire.
Diretta streaming 10 maggio 2018, dalle 10.00 fino alle 12.00 (CEST): Internazionale Vatican Media Live http://live.focolare.org TV2000: Speciale Diario di Papa Francesco (dalle ore 10) Italia: RAI 1 – Speciale TG1 a partire dalle ore 10 circa (altro…)
El castillo exterior Lo nuevo en la espiritualidad de Chiara Lubich Jesús Castellano reflexionó largamente sobre el «castillo interior» de Teresa de Jesús como imagen de la relación entre Jesús y el alma, y la utilizó para describir la experiencia de la espiritualidad de Chiara Lubich y el Movimiento de los Focolares, que él mismo vivió. El «castillo exterior» es, para él, la comunidad que camina unida hacia la santidad, o sea, la unidad en Jesús. Los escritos e intervenciones reunidos en estas páginas son ejemplos emblemáticos de la reflexión de Jesús Castellano, un estímulo para crecer en la vida personal y comunitaria. Ciudad Nueva
Alberto Calabrese è un uomo di quarant’anni che vive di espedienti, insieme ai figli Luca e Matilde. La moglie se n’è andata anni prima, abbandonandoli all’improvviso. Un giorno, pur di farsi pagare per alcuni lavoretti da un certo Attilio Furnari, proprietario di una tipografia, si mette d’accordo con questi per farsi stampare 1000 copie di un romanzo scritto tempo prima. Aiutato dal figlio Luca, carica le copie sul cassone di un’Ape, e comincia a venderle porta a porta. Per Luca, è più di un’avventura, ed è in quell’estate del 1983 che matura l’idea di diventare scrittore. Sennonché, il ragazzo scopre che la piccola Matilde ha dato vita a un’amica immaginaria di nome Signora Aria, che viene a trovarla soprattutto di notte o quando lei rimane da sola in casa. Un breve romanzo di formazione, che parla della scrittura e dell’importanza della fantasia; dei valori e dei sentimenti inerenti la famiglia che devono unire le persone; dell’importanza di andare sempre incontro alla vita. Collana Narratori – Città Nuova Città Nuova Ed.

Simone Barlaam
L’unità del mondo. Carissimi giovani, siamo noi così disattenti agli avvenimenti in cui ci troviamo immersi giorno dopo giorno, da non vedere come la nostra epoca è segnata da tensioni, da guerre, da guerriglie, dal pericolo addirittura d’una conflagrazione nucleare, da disunità di tutti i generi, da fenomeni di terrorismo, da rapimenti, dai mali più diversi, generati proprio dalla mancanza di amore e concordia fra gli uomini, da non vedere che parlare oggi d’unità è quasi un’utopia? […] Ma, grazie a Dio, non è solo questo che caratterizza la nostra epoca, non sta tutto qui quello che può essere sottoposto alla nostra attenta osservazione […] Il mondo tende senz’altro all’unità: è il suo destino o meglio: è il disegno di Dio su di esso. […] Alle vostre domande daremo le risposte non solo a voce, ma con la vita dopo questo Genfest, incamminandoci decisamente per le diverse vie che portano rimedio al mondo diviso unificandolo. Esse – solo per esemplificarne alcune – sono: la via dell’unità tra le generazioni, le razze, i gruppi etnici, fra i diversi popoli, fra l’est e l’ovest, fra il nord e il sud; fra i cristiani delle varie denominazioni, fra i fedeli delle religioni più diverse; la via dell’unità tra i ricchi e poveri per una comunione di beni; fra Paesi in guerra per la pace; la via dell’unità anche tra l’uomo e la natura; la via dell’unità con gli indifferenti, i soli, con chi soffre in qualsiasi modo; la via dello sviluppo, del progresso; la via dell’unità fra i vari Movimenti spirituali, fra le associazioni laiche; fra persone di diverse ideologie, di varie culture, ecc. E, come potete costatare, alcune fra queste sono vie che i giovani già battono, perché a loro congeniali. […] Essi vogliono camminare per le vie più diverse, ma ponendosi nella Via per eccellenza […] quella Via che è Cristo. Egli ha detto di sé: “Io sono la via” (Gv 14,6). E cosa dobbiamo fare per essere ben inseriti in questa Via e camminare così con frutto in tutte le altre vie? Essere Lui, altri Lui. Vivendo la Parola tutta la vita cristiana seminata in noi dal battesimo, rifiorirà pienamente. E a questa Parola potranno agganciarsi i giovani di tutte le Chiese o comunità cristiane. Essa – in molte sue espressioni – è accettata anche dai giovani di altre religioni e da chi in buona fede si pensa ateo. La Parola farà un blocco di tutti voi, rendendovi forti e infrangibili […] E allora – se sarete fedeli, se vi spargerete nel mondo come altrettanti Gesù – il programma: “Che tutti siano uno” non sarà una chimera, ma una realtà, che si avvicinerà sempre di più, anche per opera vostra. Fiorirà una primavera nel mondo. Vedremo miracoli. Potrà adempiersi nei vostri riguardi l’affermazione di Cristo: “Chi crede in me, farà a sua volta le opere che faccio io; anzi ne farà di più grandi” (Gv 14,12). (Brani dell’intervento di Chiara Lubich al Genfest. Roma (Palaeur), 29 maggio 1985) (altro…)
«La mia è una famiglia cristiana e rifiuta l’idea di uccidere o di portare le armi». A parlare così è George, giovane siriano di Homs. Siamo a Loppiano, la cittadella dei Focolari vicino Firenze, dove da decenni il 1° maggio giovani da tutta Italia e non solo, si ritrovano per un meeting che è insieme un’occasione di testimonianza, di condivisione e di festa. Quest’anno il consueto appuntamento si collega idealmente ad un grande evento internazionale che avrà luogo a Manila il prossimo mese di luglio, il Genfest. Quella svoltasi martedì scorso, 1° maggio, ne è stata la tappa italiana. 3700 i giovani partecipanti per una giornata in cui è andata in scena la fraternità che passa dalla condivisione di progetti, di azioni di impegno sociale, di esperienze personali a tu per tu con il dolore personale e i drammi dell’umanità. Come nel caso di George e Michael che lasciano senza fiato i presenti, con il racconto crudo di quello che si vive da anni nella loro bella e martoriata Siria. «Abbiamo visto tanti morire – continua George –. Per un periodo anche io ho cominciato a portare un coltello per sicurezza, per difendermi in caso di pericolo. Anni di odio, di morte, senza dignità, hanno svuotato il mio cuore e ho cominciato a credere che l’amore non esiste. Quest’idea me l’ha potuta togliere solo la Mariapoli (alcuni giorni vissuti alla luce dei valori del Vangelo, esperienza tipica dei Focolari ndr). Dopo quell’incontro non ho più portato un coltello e ho deciso di cominciare a rispondere all’odio con l’amore». L’invito finale rivolto a tutti i giovani trova un’accoglienza sentita: «Non lamentatevi per la vostra vita. È bella, ma non ve ne accorgete».
Il filo conduttore della manifestazione, da cui il titolo “Beyond me”, era la voglia di andare oltre i propri limiti e confini per operare un cambiamento personale e soprattutto sociale, e trasformare l’ambiente attorno a sé. Lo testimoniano Roberto Spuri ed Elena Sofia Ferri, raccontando l’esperienza del terremoto del centro Italia; Alessio Lanfaloni e Maria Chiara Cefaloni, con l’impegno per un’economia disarmata; Alessandra Leanza, con un’esperienza di volontariato con i bambini Rom in Sardegna. E ancora Marco Voleri, tenore di fama internazionale e fondatore di “Sintomi di Felicità” che sensibilizza il pubblico sul tema della sclerosi multipla; Simone Barlaam, campione paraolimpico di nuoto ai mondiali del Messico. Michele Tranquilli, autore del libro Una buona idea e promotore del ponte con l’Africa YouAid; Sara Fabris, pittrice.
Progetti adottabili. Ogni storia raccontata al Genfest Italia è portavoce di un’esperienza concreta, un’associazione, un’azione sociale, che ciascuno dei partecipanti potrà poi “adottare” durante l’anno. È la call to action lanciata alla fine dell’evento, con l’invito a scegliere ciascuno un’azione da replicare in tutta Italia. Per agevolare i ragazzi, sul sito di United world project, sono presenti, suddivise per regione, le associazioni attivamente impegnate nelle diverse città italiane, da conoscere e contattare. A chiudere il Genfest Italia è la scenografia di una città che “vola”, una città composta nella coreografia finale sulle parole del testo di Chiara Lubich “Una città non basta”: «Con Dio, una città è troppo poco. Egli è colui che ha fatto le stelle, che guida i destini dei secoli e con Lui si può mirare più lontano, alla patria di tutti, al mondo. Alla fine della vita facciamo in modo di non doverci pentire di aver amato troppo poco». La cittadella dei Focolari si prepara ora ad accogliere il prossimo 10 maggio papa Francesco. Non a caso sono presenti al Genfest e portano il loro saluto alcuni giovani di Nomadelfia, comunità che il papa visiterà nello stesso giorno e con la quale, in questo periodo di preparazione, si sono intensificati i rapporti di amicizia. Fonte: www.cittanuova.it Foto su Flickr (altro…)
Il 5 maggio a Tor Vergata (Roma) Papa Francesco incontrerà i membri del Cammino neocatecumenale. L’occasione dell’incontro internazionale è data dai 50 anni della sua presenza a Roma. 150mila i partecipanti attesi da 134 nazioni. Il Papa invierà 36 nuove “missio ad gentes”: gruppi che porteranno il Vangelo in zone secolarizzate o con una piccola presenza cristiana. Francesco benedirà anche 20 comunità delle parrocchie di Roma che hanno già concluso questa forma di iniziazione cristiana. L’incontro, che si concluderà con il canto del “Te Deum”, sarà guidato dall’équipe internazionale del Cammino neocatecumenale, composta da Kiko Argüello, padre Mario Pezzi e Ascensión Romero. (altro…)
“Il percorso di una profezia”. Nel decennale della morte della Fondatrice dei Focolari, un convegno promosso dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, il 3 maggio, insieme al Sovrano Militare Ordine di Malta e in collaborazione con il Movimento dei Focolari, è stato l’occasione per una riflessione sull’Economia alla luce del carisma dell’unità. Vi hanno partecipato Mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, Luigino Bruni, professore di Economia all’Università LUMSA di Roma, Leonardo Becchetti, professore di Economia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e Simona Rizzi, presidente del Consorzio Tassano Servizi Territoriali. Nel suo intervento, Maria Voce ha affermato che il Movimento dei Focolari «non raggiungerebbe la propria vocazione se non attuasse la prima pagina della dottrina sociale cristiana, il canto del Magnificat, dove fra il resto sta scritto: “Ricolmò di beni gli affamati e rimandò a mani vuote i ricchi”». L’Economia di Comunione, nata da un’ispirazione di Chiara Lubich, ha dato vita ad un movimento di pensiero e azione solidale e sociale, in dialogo con la cultura contemporanea e con l’economia civile, a livello locale ed internazionale. (altro…)
Fabbrica di cioccolatini Durante l’estate sono andata con una mia amica in Germania per lavorare in una nota fabbrica di cioccolatini, ma siamo state accolte con molta freddezza dai 400 dipendenti. In particolare, una signora, che lavorava alla mia stessa catena di inscatolamento, era molto scontrosa nei miei confronti. Un giorno proprio lei ha commesso un errore che poteva costarle molto. Quando è arrivato il responsabile del reparto, senza pensarci troppo ho dichiarato che ero stata io a sbagliare. Mi sono presa un severo rimbrotto, con la prospettiva, alla prossima mancanza, di perdere il lavoro. Ma ero contenta: l’avevo fatto a Gesù. Quel gesto ha impressionato i miei colleghi. Da allora l’atmosfera è cambiata, abbiamo cominciato a trattarci tutti in maniera più cordiale, e quando è arrivato il momento di partire ci è sembrato di lasciare una vera famiglia. Krisztina – Romania Un grande novità Durante un incontro in parrocchia, ero rimasto colpito dalla gioia e dalla semplicità di un gruppo di ragazzi, più o meno della mia età. Per uno come me, abituato a ricorrere a Dio solo nei momenti di necessità, sentir parlare di Lui come Amore era una novità. Senza troppi ragionamenti, nei giorni successivi ho provato a fare come loro. Come prima cosa mi sono messo ad aiutare nelle faccende di casa e a badare alle esigenze della mia sorellina. Una domenica ho rinunciato persino ad andare alla partita di calcio per montare una tettoia con papà. A scuola, contrariamente alla mia abitudine di studiare per conto mio, ho aiutato una compagna a ripassare insieme. Daniel – Argentina Al supermercato Sono andata al solito supermercato, in vista di una cena con una trentina di giovani a casa nostra, e dato che sarei stata impegnata in un convegno di più giorni, ho pensato di fare una grossa spesa da lasciare a casa. Mentre sto mettendo le cose sul nastro alla cassa, vedo la signora dietro a me con pochi oggetti. La invito a passare avanti. Dopo di lei, c’è una signora anziana con 10 pacchetti di fazzoletti in mano. Le dico se vuole passare avanti anche lei. Mi dice che suo marito è andato a prendere una confezione d’acqua. Arrivato il marito, sposto le mie cose e li faccio passare. Finalmente tocca a me! Ma arriva un giovane che ha comprato una cassettiera, perciò in braccio ha uno scatolone pesante, e penso che sia amore far passare anche lui. Comincio a riempire le mie tante borse. Alla fine la ragazza della cassa tira fuori lo scontrino e dice: “Oggi lei non paga niente!”. Penso: una battuta? La cassiera mi chiede: “Come si chiama?” Rispondo: “Chiu”. Sento l’altoparlante che annuncia: “Oggi la signora Chiu ha vinto una spesa di 107 euro!” Non avevo calcolato questa probabilità, avevo solo amato i prossimi che erano in fila dietro a me! Chiu – Hong Kong Negozio di alimentari Gestisco un negozio di generi alimentari e sono abituato, quindi, all’ambiente del commercio, dove come prima cosa conta il profitto, non la persona in sé. Ho conosciuto alcuni cristiani che cercano di mettere in pratica il comandamento di Gesù. Ho pensato: se sono riusciti loro, perché non provarci anch’io? La mattina dopo ho pensato: non voglio più pesare la merce con due carte spesse, da oggi ne uso solo una leggera. Ho provato una grande gioia e libertà, ho capito che, amando, mi si aprivano orizzonti nuovi Beppino – Italia (altro…)
Il 1° Maggio, Festa dei lavoratori, nasce per ricordare la lotta dei lavoratori, senza barriere geografiche o sociali, per vedere affermati i propri diritti e migliorare la propria condizione. “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte dei movimenti sindacali del primo Novecento. A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell’Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva tale limite orario per la giornata lavorativa. L’entrata in vigore della legge venne fissata per il 1° maggio 1867 e quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione, con la partecipazione di diecimila lavoratori, il più grande corteo mai visto per le strade della città americana. La manifestazione venne repressa nel sangue. Da allora molto è cambiato, ma in molte parti del mondo ancora oggi i lavoratori non godono degli stessi diritti e dignità. Per i cristiani, il lavoro è legato anche all’identità profonda dell’uomo. Gesù stesso trascorse la maggior parte della sua vita lavorando come falegname nella povera bottega di suo padre. (altro…)
1° maggio 1971, prima festa dei giovani a Loppiano. «Chiara Lubich, dopo un incontro col Priore di Taizé, a Rocca di Papa (Roma), parla della cittadella come di una “città dei giovani”. Giorgio Marchetti, stretto collaboratore di Chiara, durante un suo viaggio a Padova, si ferma per pochi momenti a Loppiano. Racconta di quanto Chiara ha detto. Umberto ha come un lampo nell’anima. Bisogna rispondere subito a Chiara. Il week end organizza una gita con i responsabili dei focolari della scuola al Passo del Muraglione, sull’Appennino. La mattina della domenica, due pulmini ed una macchina partono. In un bar del Passo si studia la possibilità di un grande incontro di giovani a Loppiano, per il primo maggio […]. Saranno chiamati a partecipare giovani di varie zone e nazioni. Ognuno sarà invitato a dare un contributo artistico. Quando escono dal bar, li sorprende una scena particolare. La strada è una lastra di ghiaccio. La pioggia, seguita da un abbassamento di temperatura, ha prodotto questa situazione. I pulmini non riescono a tenere la strada, hanno una forte impressione che qualcuno voglia impedire di portare avanti la decisione presa […]».
«È presente a Loppiano un bel gruppo di giovani ricchi di talenti. Fra i molti Heleno Oliveira, un giovane brasiliano, cantautore, che molto contribuirà per la parte artistica. Tutti si impegnano al massimo. Il primo maggio 1971 nell’anfiteatro naturale di Campo Giallo, sotto un sole splendido, vediamo arrivare migliaia e migliaia di giovani. La giornata, a cui hanno dato un contributo in molti dell’Italia e dall’Europa, si dimostra di una grande efficacia per i giovani, che la sera partono felici e pieni del divino che hanno sperimentato. Da Trento viene Paolo Bampi, un giovane malato di leucemia che canta una canzone travolgente: “…ma cosa cercate, ma cosa volete…”. Quindi, il Gen Rosso, canta “Dio Amore”. Poi pezzi di teatro, di danza. Ogni singolo numero è premiato con un “primo premio”, che la giuria attribuisce con motivazioni diverse: bellezza, unità, contenuto, impegno. È un crescendo di gioia sincera ed esplosiva che contamina tutti. Sul far della sera, sotto i raggi di un sole che indora, in una calma solenne dopo l’intensa giornata […] la forte impressione della presenza di Maria». Dopo una seconda radunata festosa dei giovani, nel 1972, ancora più frequentata, «Chiara Lubich capisce che sarà uno strumento importante per tutto il movimento giovanile. Decide di coinvolgere i Centri Gen Mondiali che parteciperanno all’organizzazione del “Genfest” del 1973, sempre a Loppiano. In quell’anno, Don Pasquale Foresi (cofondatore del Movimento dei Focolari) è presente e pronuncerà un discorso importante sulla chiamata a seguire Gesù. Nell’anfiteatro all’aperto sono presenti quasi 10 mila giovani». Ormai il Genfest è nato! Fonte: www.loppiano.it Segui la diretta: https://www.primomaggioloppiano.it/live/ (altro…)