Movimento dei Focolari
Margaret Karram: Città Nuova, importante strumento di cambiamento

Margaret Karram: Città Nuova, importante strumento di cambiamento

Nel 2026 ricorrono i 70 anni dalla nascita della rivista Città Nuova. Era il 14 luglio1956 quando, a Fiera di Primiero nel nord d’Italia, durante un incontro estivo dei Focolari chiamato Mariapoli, la fondatrice e prima presidente del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich, ebbe l’idea di creare un “foglio” che tenesse in contatto tutti i partecipanti.

Da allora, si sono susseguite migliaia di pubblicazioni e Città Nuova si è sempre impegnata per cercare di guardare ai fatti, per leggere e approfondire l’attualità nell’ottica della fraternità universale. Per dialogare su temi scomodi, per stare vicino ai più fragili, ai dimenticati, per costruire ponti, per essere presente nelle ferite dell’umanità, per mettere in luce semi di pace e di speranza, con un orizzonte globale che guarda al mondo unito.

Con il diffondersi del Movimento nel mondo, sono nate edizioni in diversi Paesi. Oggi sono 32 in 21 lingue, cartacee e online.

Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, il 7 gennaio 2026 ha indirizzato un video messaggio dove afferma che “oggi, davanti alle minacce terribili del nostro tempo – guerre, polarizzazioni di ogni tipo, crisi ambientali, un’economia spesso fondata sullo sfruttamento, sfide etiche poste dall’intelligenza artificiale – Città Nuova sceglie ancora e sempre il dialogo:

  • sceglie la pace come una ricerca faticosa, ma indispensabile;
  • sceglie di credere che ogni incontro, ogni pensiero, ogni parola può contribuire a cambiare la direzione del mondo”.

Ecco il video messaggio completo. Attivare i sottotitoli e scegliere la lingua desiderata.

Foto di copertina: Esce il primo numero di Città Nuova, 14 luglio 1956. © Archivio CSC Audiovisivi

Venezuela: dai giovani un messaggio di unità e speranza

Venezuela: dai giovani un messaggio di unità e speranza

“Nel mezzo dell’oscurità che oggi viviamo in Venezuela, ricordiamo che non siamo soli. Chiara Lubich scoprì, sotto il fragore delle bombe nel 1943, che c’è un Ideale che niente e nessuno può distruggere: Dio ci ama immensamente”.

Inizia così il Messaggio di speranza e unità che i Gen (giovani che aderiscono alla spiritualità dei Focolari) venezuelani che vivono nel paese e in altre parti del mondo hanno condiviso la sera del 5 gennaio scorso, incontrandosi via web per pregare e e raccontarsi come ognuno vive questo tempo cruciale per tutto il popolo, non dimenticando mai la scelta di amare tutti.  Forte l’esigenza di affrontare insieme questo tempo che hanno definito “sacro”: “non siamo soli perché siamo sostenuti dalla preghiera di tutti coloro che dal Venezuela e dal mondo intero chiedono la Pace”.

Il messaggio prosegue così:

“Oggi la paura vuole paralizzarci, ma la risposta non è l’odio, bensì l’unità. Chiara ci ha insegnato che, quando tutto crolla, l’unica cosa che rimane è l’Amore. Se diventiamo “uno”, se ci prendiamo cura gli uni degli altri e mettiamo Dio come nostra roccia, la paura perde la sua forza.

Non abbiamo paura. Facciamo di questo momento un’opportunità per:

  • avere piena fiducia che Dio è Padre e non ci abbandona, anche quando il panorama è difficile;
  • Diventare “uno”: che il dolore del prossimo sia il nostro. Aiutiamoci, condividiamo il poco o il tanto che abbiamo e abbattiamo i muri dell’indifferenza;
  • Essere costruttori di pace: che la nostra arma sia la solidarietà.

Se restiamo uniti, Gesù è tra noi e dove c’è Lui, la luce finisce per vincere le tenebre.

Forza e fiducia!”.

A cura della Redazione
Foto: Veduta della città di Caracas (Venezuela) © Pixabay

Una vita nuova

Una vita nuova

“Una vita nuova” è la storia di Hasan Mohammad, migrante economico che dal Bangladesh è arrivato in Sicilia (Italia). Grazie alla Cooperativa Fo.Co. ha trovato casa, lavoro e una nuova famiglia. Il sistema dell’“accoglienza diffusa” non si limita all’integrazione del migrante ma punta alla reciprocità, dove l’incontro tra persone diverse diventa crescita per tutti. Scopri come la solidarietà può trasformare vite e territori.

Ecuador: Club ecologici e sviluppo della persona

Ecuador: Club ecologici e sviluppo della persona

Nel Cantone di Muisne, Esmeraldas, il progetto “Sunrise”, realizzato dal Movimento dei Focolari con il sostegno dell’AMU (Azione per un mondo unito) e dell’Economia di Comunione, riunisce più di 500 giovani in club ecologici situati in città e villaggi costieri che non si occupano solo di ecologia, ma anche dello sviluppo integrale della persona come risposta ai tanti rischi ai quali sono esposti.

«Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione» (Ef 4,4).

«Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione» (Ef 4,4).

Nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani[1] siamo invitati a concentrare la nostra attenzione su un tema in particolare, quello riportato nella lettera di Paolo agli Efesini. Nelle cosiddette lettere della prigionia, egli si rivolge ai suoi destinatari esortandoli a dare una testimonianza credibile della loro fede attraverso l’unità. 

Essa è basata su un’unica fede, un solo spirito, una sola speranza, e soltanto attraverso essa si dà testimonianza di Cristo come “corpo”. 

«Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione».

Paolo ci richiama alla speranza. Cos’è la speranza e perché siamo invitati a viverla? Essa è un germoglio, un dono e un compito che abbiamo il dovere di custodire, coltivare e mettere a frutto per il bene di tutti. «La speranza cristiana ci assegna per posto quella stretta linea di crinale, quella frontiera dove la nostra vocazione esige che noi scegliamo, ogni giorno ed ogni ora, d’essere fedeli alla fedeltà di Dio per noi»[2].  

 La nostra vocazione, la chiamata per i cristiani non è un affare solo tra il singolo e Dio ma è “convocazione”, cioè l’essere chiamati insieme, è quella all’unità tra quanti s’impegnano a vivere il Vangelo. Negli interventi e negli scritti di Chiara Lubich troviamo spesso dei riferimenti espliciti all’unità, aspetto proprio della sua spiritualità: essa è il frutto della presenza di Gesù fra noi. E questa presenza è sorgente di una profonda felicità.

 «Se l’unità è così importante per il cristiano, ne deriva che nulla si oppone tanto alla sua vocazione quanto il venir meno ad essa. E si pecca contro l’unità tutte le volte che si cede alla tentazione, che continuamente ricompare, dell’individualismo che spinge a fare le cose per proprio conto, a lasciarsi guidare dal proprio giudizio, dall’interesse o dal prestigio personale, ignorando o addirittura disprezzando gli altri, le loro esigenze, i loro diritti»[3].  

«Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione».

In Guatemala, il dialogo tra gli appartenenti alle diverse Chiese cristiane è molto attivo. Ci scrive Ramiro: «Insieme a un gruppo di persone delle varie Chiese, abbiamo preparato la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. Nel programma è stato inserito un festival artistico pensato con i giovani e varie celebrazioni nelle diverse chiese. La Conferenza Episcopale cattolica ci ha chiesto di continuare questa esperienza per preparare anche un momento di condivisione con un gruppo di vescovi cattolici e persone di diverse Chiese convenuti da tutta l’America per un incontro dedicato all’anniversario dei 1700 anni dal Concilio di Nicea.  Al di la di queste attività sperimentiamo molto forte l’unità fra tutti noi e i frutti che essa porta con sé: fraternità, gioia, pace». 

A cura di Patrizia Mazzola e del team della Parola di Vita


[1] Essa si svolge in tutto l’emisfero nord dal 18 al 25 gennaio e nell’emisfero sud nella settimana di Pentecoste. I testi della preghiera di quest’anno sono stati preparati da un gruppo ecumenico coordinato dalla Chiesa Apostolica Armena

[2] Madeleine Delbrêl, considerata da molti una delle personalità spirituali più significative del XX secolo. https://www.pasomv.it/files/bocc/madalein_del_brel_noi_spes.pdf .     

[3] C. Lubich, Parola di Vita luglio 1985, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma, 2017, p. 327

© Foto: RÜŞTÜ BOZKUŞ – Pixabay – Lago di Iznik – Turchia

Sperimentare l’unità

Sperimentare l’unità

Il mondo oggi ha mancanza di unità. Lo si vede nelle divisioni in ambito familiare, tra vicini, tra chiese e comunità, per fare qualche esempio. Sembra che la polarizzazione prevalga sulla comprensione. È conseguenza dell’individualismo che prende il sopravvento e spinge a decidere e ad agire per proprio conto, cercando il proprio interesse o prestigio personale, svalutando gli altri, le loro necessità e i loro diritti.

E nonostante ciò, è possibile sperimentare l’unità. È un cammino che inizia sempre dal piccolo, da un sì interiore: sì ad accogliere, sì a perdonare, sì a vivere per l’altro. Non si tratta di grandi progetti, ma di piccole fedeltà che a lungo andare trasformano una vita, una comunità, un intero ambiente. E quando ciò accade, ci accorgiamo che la fraternità smette di essere un ideale e diventa una realtà visibile e speranza per tutti.

Martin Buber considera che l’unità è relazione. È lo spazio dell’incontro, quello che esiste tra il Tu e l’Io, un luogo sacro in cui le differenze non scompaiono, ma si riconoscono reciprocamente. Per lui l’unità nasce quando due realtà si lasciano toccare, e non quando una si impone sull’altra. Questo “tra” può essere inteso come uno spazio che accoglie la diversità e che, proprio per questo, diventa fonte di comunione. Perciò, per Buber, “Ogni vera vita è incontro” (Ich und Du, 1923).

Nell’altro, dunque, sia un amico, un familiare o una persona qualsiasi che incontriamo sul nostro cammino, scopriamo la grande “opportunità del rapporto”. In particolare, l’altro “ci salva” quando una situazione faticosa sembra imprigionarci nelle nostre paure permettendoci di andare oltre noi stessi. Vivere per essere uniti, significa camminare insieme nonostante le differenze, trasformandole in tesoro e non in ostacolo. È un invito a passare dalla semplice convivenza all’incontro dove ciò che appartiene ad ognuno, nella reciprocità, diventa nuovo perché viene condiviso e messo in relazione. L’unità, intesa così, non è la somma di noi due, e non è neppure fragilità: è forza che genera la speranza che ci sia ancora un domani. La diversità già non è più disunità, ma ricchezza reciproca. È sentire che ciò che accade nell’altro risuona anche in me. “L’unione non consiste nell’uguaglianza, ma nell’armonia”, ci ricorda Rabindranath Tagore.

Che questo mese possiamo sperimentare la gioia, la luce, la vita, la pace e la speranza che nascono dell’unità vissuta,

Se siamo uno, tutto si percepisce diversamente.

Foto: © JGC-CSC Audiovisivi


L’IDEA DEL MESE è attualmente prodotta dal “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2014 in Uruguay per condividere con gli amici non credenti i valori della Parola di Vita, cioè la frase della Scrittura che i membri del Movimento si impegnano a mettere in atto nella vita quotidiana. Attualmente L’IDEA DEL MESE viene tradotta in 12 lingue e distribuita in più di 25 paesi, con adattamenti del testo alle diverse sensibilità culturali. dialogue4unity.focolare.org

Scuola Foco: allenarsi per portare una nuova corrente di vita nelle nostre città

Scuola Foco: allenarsi per portare una nuova corrente di vita nelle nostre città

“Alla Scuola Foco ho potuto costruire una connessione con Dio più forte – confida Sofia, italiana – e ho iniziato a vedere la fede da un punto di vista diverso”.  E José del Panama: “Per me è stata un’esperienza straordinaria vivendo ogni momento insieme a tutti, ho sperimentato la promessa di Gesù che si fa presente tra di noi quando ci vogliamo bene e che, anche nella diversità, possiamo vivere l’unità e portarla agli altri”. 

Queste sono alcune delle testimonianze di ragazzi e ragazze che, negli anni, hanno partecipato alla  Scuola Foco, l’incontro proposto annualmente ai ragazzi del Movimento dei  Focolari tra i 13 e i 17 anni. Quest’ anno la Scuola si svolge dal 30 dicembre 2025 al 7 gennaio 2026 presso Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (Roma). Sono presenti in 250  provenienti da 15 Paesi: Corea del Sud, Libano, Giordania, Austria, Gran Bretagna, Portogallo, Italia, Nigeria, Burundi, Costa d’Avorio, USA, Panama, Repubblica Dominicana, Costa Rica, Brasile.

Questo tipo di esperienza si è rivelata nel tempo un incontro vivo ed appassionante che ha creato un terreno fertile per far nascere un rapporto vero tra questi ragazzi e Gesù; un’occasione unica per stare a contatto con coetanei che condividono gli stessi interessi, si pongono le stesse domande pur provenendo da realtà tanto distanti tra loro, con un bagaglio linguistico, culturale ed esperienziale differente. Questa dimensione, la possibilità di poter comprendere lo sguardo degli altri sulla realtà, l’impegno a vivere insieme il Carisma dell’unità proposto dal Movimento, sostiene e incoraggia i partecipanti, spingendoli a voler concretizzare con forza il ‘testamento’ di Gesù “Che tutti siano uno” (Gv 17,21).

La prima edizione della Scuola Foco si è svolta nel 2020, in occasione del Centenario della nascita di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, che ha sempre incoraggiato i gen 3 e le gen 3 (gli adolescenti del Movimento) a vivere con radicalità quell’amore evangelico che ha cambiato la vita di tanti. “Fin dagli inizi – spiegava Chiara Lubich riferendosi alle origini del Movimento in un discorso tenuto a Washington nel 2000 – abbiamo chiamato il nostro primo stare insieme ‘Scuola Foco’, per sottolineare la potenza di quel Maestro che, presente fra noi per il nostro amore reciproco, andava formando quanti avrebbero dovuto portare in tutto il mondo questa nuova corrente di vita”.

Lo scambio di testimonianze su azioni di solidarietà, fa nascere spesso tra i ragazzi altre idee ed iniziative. “Volevamo che la Scuola Foco non fosse solo un ricordo – raccontano i ragazzi della Croazia – e, incoraggiati da quanto avevamo ascoltato, quando abbiamo sentito che in Bosnia ed Erzegovina, Paesi vicini al nostro, molte persone stavano soffrendo a causa di una terribile alluvione, ci siamo dati da fare.  Che idea ci è venuta? Fare un concerto di beneficenza a Krizevci per raccogliere fondi in favore delle persone colpite. Siamo stati intervistati dalla radio locale dove abbiamo potuto spiegare l’iniziativa ed invitare le persone ad intervenire al concerto. L’evento è andato benissimo. Con nostra grande gioia anche la scuola di musica della città e il gruppo musica Klapa Leggero hanno voluto aderire all’iniziativa. Durante il concerto abbiamo anche potuto vendere alcuni quadri che il sindaco di  Krizevci ci aveva regalato proprio per raccogliere fondi per le popolazioni colpite dall’alluvione”.

Nella Repubblica Ceca invece, da alcuni anni i giovani dei Focolari aiutano gratuitamente le persone bisognose, svolgendo lavori di ogni tipo nelle case e nei giardini. Incoraggiati dalle testimonianze di prossimità ascoltate durante la Scuola Foco, anche i ragazzi hanno voluto fare lo stesso. “Sapendo che nel nostro Paese – raccontano – ci sono alcune canoniche abbandonate che si stanno riparando attraverso un progetto chiamato ‘canoniche vive’, ci siamo offerti di riparare quella di di Křivoklát che ora potrà servire a famiglie, bambini e giovani di varie comunità”. Hanno preso parte all’iniziativa 70 tra ragazzi e ragazze dai 12 ai 18 anni, insieme ad alcuni genitori ed animatori. “Abbiamo abbattuto muri, riparato pareti, dipinto infissi, sistemato il giardino – continuano -. A Křivoklát c’è anche un bellissimo castello e, per coinvolgere la popolazione che vive attorno ad esso, abbiamo invitato le persone ad una conferenza e ad un concerto di beneficenza di alto livello eseguito dai nostri amici del Prague Cello Quartet”. Alla fine non sono mancate le soprese: grazie al sindaco, in quei giorni, i ragazzi hanno potuto pernottare proprio all’interno del castello!  

Quest’anno la Scuola Foco si incastona nella celebrazione di conclusione del Giubileo e vuole riaccendere la speranza nel cuore di tanti. Inoltre, darà il via all’anno in cui si celebrano i 60 anni del Movimento Gen, acronimo di Generazione Nuova, le giovani generazioni del Movimento dei Focolari. Il 2026 sarà l’anno nel quale si guarderà al cammino percorso: la vita di tanti bambini, ragazzi e giovani che hanno generato prossimità e un cambiamento in loro e attorno a loro, un modo concreto per lavorare insieme a tanti altri per costruire un mondo più unito e di pace.

Ana Tano, Paola Pepe, Fiorella Tassini

Nostra Aetate: il dialogo interreligioso come stile di vita

Nostra Aetate: il dialogo interreligioso come stile di vita

Il 28 ottobre 2025 si è svolto in Vaticano, in Aula Paolo VI, l’evento commemorativo dal titolo “Camminare insieme nella speranza”, in occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione Conciliare Nostra Aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane.

Un momento per celebrare, tra testimonianze di fede, dialogo e manifestazioni culturali, sei decenni di amicizia e collaborazione tra i seguaci delle varie religioni del mondo e raccogliere insieme i frutti di questo cammino. Condividiamo alcune riflessioni raccolte subito dopo l’evento.

Assisi chiama i volontari

Assisi chiama i volontari

Assisi non è solo la città di San Francesco, ma è diventata il cuore pulsante e la casa di tutti coloro che desiderano vivere intensamente i valori dell’ecologia integrale. Ispirato dal Cantico delle Creature, la poesia scritta da San Francesco, qui è nato un progetto che sta cambiando il modo in cui ci relazioniamo con il pianeta: ASSISI Terra Laudato Si’ (ATLS). Inaugurato il 22 aprile 2024, ATLS non è un luogo in mattoni, ma un vero e proprio “ecosistema” dove possiamo incontrarci, ricaricare le batterie spirituali e sperimentare il nostro impegno verso la casa comune.

Questo progetto cruciale si fonda sui quattro aspetti inseparabili dell’ecologia integrale indicati da Papa Francesco: la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore. È la risposta contemporanea alla chiamata che sentiamo ad “andare e riparare la nostra casa comune”.

L’Ecosistema del Volontariato: Laudato Si’ e Focolari in Azione

ASSISI Terra Laudato Si’ propone un intenso programma di Ritiri Laudato Si’ e, soprattutto, un Programma Volontari che consente alle persone di vivere un’esperienza immersiva, offrendo il proprio tempo agli altri. L’attività è animata da un desiderio comune e da un forte spirito di scambio “sinodale” tra i diversi partner.

Un esempio di questa collaborazione arriva dal Movimento dei Focolari, confermando una partnership carismatica di grande importanza. Cristina Calvo, una focolarina argentina, ha potuto servire come volontaria per 40 giorni, partecipando attivamente alla metodologia e ai contenuti di ATLS. Ospitata nel Santuario di San Damiano, ha condiviso con frati, visitatori, gruppi scolastici e parrocchiali non solo i momenti liturgici, ma anche l’attualizzazione delle vite di San Francesco e Santa Chiara, evidenziando il loro legame profetico con l’Enciclica Laudato Si’.

Cristina ha descritto questa opportunità come un “dono immenso di Dio”, la dimostrazione concreta che la collaborazione gentile e l’accoglienza discreta sono una formula vincente per un’esperienza di vita a favore del Creato.

Se anche tu senti forte la chiamata a contribuire e desideri vivere i valori dell’ecologia integrale in un contesto spirituale unico, l’invito è semplice: “Venite e vedrete!”. Puoi registrarti subito per un Ritiro o per essere Volontario sul sito AssisiLaudatoSi.org. Ti aspettiamo ad Assisi, terra della Laudato Si’!.

a cura di Carlos Mana

Santo Natale 2025

Santo Natale 2025

In un tempo ancora così segnato da divisioni di ogni genere, un augurio affinché in occasione di questo Santo Natale si rinnovi in tutti noi la gioia del servizio, la condivisione e la reciprocità, fatta di gesti concreti in particolare per chi soffre; un impegno a vivere un Natale all’insegna della fraternità e della prossimità seminando speranza per il futuro. 

Percorso pre-assembleare: un cammino di conversione e condivisione

Percorso pre-assembleare: un cammino di conversione e condivisione

“La mia preghiera, il mio augurio è che questi mesi che abbiamo davanti possano essere veramente mesi di crescita spirituale, di conversione (…), conversione personale, ma anche conversione collettiva (…). Che ci sia questo amore reciproco, che ci rende liberi di poter dare tutto e di poter avere stima l’uno verso l’altro, rispetto verso l’altro, sapendo che ognuno di noi ha idee diverse, prospettive diverse, idee diverse sull’Opera, sogni diversi… Però – quella che è la mia fiducia – che insieme possiamo avere questa luce, insieme possiamo permettere allo Spirito Santo di guidare questa nuova tappa dell’Opera”.

Il 7 dicembre scorso, in occasione del ritiro annuale dei focolarini e delle focolarine a Castel Gandolfo (Roma), Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, nel salutare tutti i presenti ha pronunciato queste parole, invitando ciascuno a volgere lo sguardo verso l’Assemblea generale che si svolgerà nel marzo 2026 (AG2026), tappa di un percorso che continua e porta avanti la storia del Movimento dei Focolari.

Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, negli Statuti generali volle inserire una premessa “di ogni altra regola”, che riguarda certamente anche l ’Assemblea generale, perché un organo di governo non può che fondare ancora oggi le sue radici nell’amore reciproco: “la mutua e continua carità, he rende possibile l’unità e porta la presenza di Gesù nella collettività – si legge – è per le persone che fanno parte dell’Opera di Maria la base della loro vita in ogni suo aspetto”. Come abbiamo annunciato in un precedente articolo, dopo le varie Assemblee zonali che si sono svolte in tutto il mondo, a novembre 2025 si è conclusa la fase di consultazione sulle proposte di argomenti e di modifiche agli Statuti e la prima fase della consultazione sui nominativi. L’elenco dei partecipanti ed invitati è stato concluso ed è ormai definitivo.

Dal 20 dicembre 2025 il cammino di preparazione proseguirà attraverso alcuni incontri di quello che viene definito percorso pre-assembleare, rivolti in particolare a quanti parteciperanno come membri eletti, di diritto, sostituti e invitati all’ AG2026.

Si tratta nello specifico di 5 appuntamenti via zoom in cui gli interessati potranno approfondire vari temi:

20 dicembre 2025: “Conversazione nello Spirito”

17 gennaio 2026: “Come ci si prepara e come si vive in Assemblea”

31 gennaio 2026: “Presentazione delle proposte riguardo agli Statuti generali”

7 febbraio 2026: “Principali tematiche emerse”, 1ª parte

21 febbraio 2026: “Principali tematiche emerse”, 2ª parte

“Un momento di preparazione, di discernimento ma soprattutto di condivisione che coinvolgerà tantissime persone dalle più svariate parti del mondo – afferma la Commissione Preparatoria dell’Assemblea (CPA) -. È emozionante. I partecipanti all’Assemblea si vedranno per la prima volta. Tante certamente sono le sfide legate alla distanza fisica, linguistica, culturale, però questo riflette l’intento del percorso, cioè la costruzione dell’unità. È un momento in cui si comincerà davvero a fare esperienza dell’Assemblea, in cui questa realtà inizierà a farsi concreta”.

L’obiettivo di questo percorso pre-assembleare è quello di aiutare i partecipanti ad arrivare il più possibile preparati all’Assemblea, in primis attraverso la formazione alla Conversazione nello Spirito, che verrà adottata come metodologia in alcuni momenti.

Un incontro sarà dedicato alla spiegazione pratica di come funziona l’Assemblea e agli adempimenti normativi da espletare, ma anche a quale dovrebbe essere l’atteggiamento spirituale di quanti vi partecipano, nella consapevolezza che ciascuno rappresenta la propria realtà, le proprie comunità e aree geografiche, ma con lo sguardo aperto all’Opera nella sua globalità. Ci sarà poi un focus sulle proposte di modifica agli Statuti generali da presentare in Assemblea. Gli ultimi due appuntamenti di febbraio, dedicati ai principali temi emersi dalle consultazioni, saranno messi successivamente a disposizione di tutti gli appartenenti al Movimento.

“Questo percorso pre-assembleare che si apre, non è una fase isolata verso l’AG2026 – afferma Ángel Bartol, coordinatore della CPA insieme a Cecilia Gatti – piuttosto uno strumento per accompagnare e continuare a camminare insieme. È come l’immagine di uno zoom che man mano va focalizzando l’esperienza che si vuole fare. In questo cammino di avvicinamento, oltre a conoscere cosa sta a cuore all’intera Opera nel mondo è anche importante “conoscersi”, conoscere anche le persone che possono ricoprire le cariche elettive, il loro sguardo, entrare in una dimensione di ascolto e accoglienza. Un percorso – continua Bartol – in cui è importante lasciarsi convertire e purificare per scoprire cosa Dio vuole oggi da noi”.

Prepararsi all’Assemblea è dunque un cammino che si vuole fare riproponendosi giorno per giorno di vivere l’amore reciproco, tanto da meritare la presenza di Gesù in mezzo a noi; raccogliere il frutto di un lavoro durato mesi e che mette insieme una pluralità di voci, idee, anime e diventa reale espressione non del singolo ma di un corpo, di una intera famiglia nel mondo, che insieme muove i suoi passi verso il futuro.

Maria Grazia Berretta

Gesù Bambino di nuovo al centro del Natale

Gesù Bambino di nuovo al centro del Natale

Nata nel 1997, l’iniziativa “Hanno sloggiato Gesù” scaturisce da una riflessione di Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento dei Focolari che, colpita dall’assenza di riferimento al significato del Natale invita a riportare Gesù al centro.

In tutto il mondo, migliaia di gen 4 – i bambini dei Focolari – hanno accolto questo appello e ogni anno si impegnano nella realizzazione di piccoli Gesù bambino di gesso che poi vengono donati ai passanti agli angoli delle strade nel periodo natalizio. Le offerte ricevute si utilizzano per progetti rivolti ai loro coetanei in necessità o che vivono in Pesi in guerra in varie parti del mondo.

50 anni del Movimento diocesano: una scia di luce

50 anni del Movimento diocesano: una scia di luce

50 anni fa ad Ascoli Piceno, un comune nel centro Italia, due sacerdoti focolarini, don Pino e don Mario, decisero di iniziare insieme una normale attività di apostolato proponendo alcuni incontri per i giovani. Dopo qualche settimana con sorpresa si ritrovarono centinaia di ragazzi intorno, desiderosi di vivere il Vangelo nella quotidianità. Stava nascendo il Movimento diocesano, espressione del Movimento dei Focolari che aveva ed ha il compito di animare attraverso la spiritualità dell’unità dei Focolari, le articolazioni della Chiesa locale. Un Movimento che in questi 50 anni ha visto realizzarsi opere di Dio in diocesi e tante vocazioni nate alla vita sacerdotale, laicale, religiosa.

Il 13 e 14 dicembre 2025 in città si è svolta una cerimonia commemorativa alla presenza di Margaret Karram e Jesùs Moràn – Presidente e Copresidente dei Focolari – al Card. Giuseppe Petrocchi, co-fondatore del Movimento diocesano insieme a Chiara Lubich, vari vescovi, sacerdoti focolarini e focolarine originari del posto.

“Il rapporto che ho con il Movimento diocesano è positivo perché qui ad Ascoli è molto radicato – ha affermato Mons. Gianpiero Palmieri vescovo della diocesi, durante l’incontro con Margaret Karram e Jesús -. I sacerdoti, i laici e i diaconi del Movimento diocesano contribuiscono nella vita della nostra diocesi nel suo compito missionario ed evangelizzatore. Quello che il Movimento diocesano può dare in più e che darà, nel presente e nel futuro, è proprio questo contributo secondo il suo Carisma – che è quello dell’unità – all’evangelizzazione stessa, con la capacità di dialogare con tutti”.

Nel pomeriggio del 13 dicembre le comunità dei Focolari di Ascoli Piceno, Teramo, Fermo, Pesaro, Macerata e Cuneo – diocesi nel nord Italia dov’è nato ultimamente il Movimento diocesano – si sono ritrovate insieme. “Mi stupisce sempre la vivacità e la gioia delle vostre comunità – ha affermato Margaret Karram– perché avete saputo varcare le porte delle chiese, delle parrocchie e mettervi in rete con persone e organizzazioni laiche delle vostre città, dimostrando coerenza nella scelta evangelica, moltiplicando iniziative di prossimità verso gli ultimi, gli immigrati e gli emarginati. Grazie alla fedeltà di tantissimi di voi, oggi possiamo dire che il Movimento diocesano è una grazia per la Chiesa e per l’Opera di Maria”. E Jesús Morán ha aggiunto: “Il Movimento diocesano è frutto del genio ecclesiale di Chiara Lubich. È la capacità di far nascere la Chiesa in un gruppo di anime nella comunità. Qui ad Ascoli lo abbiamo visto sperimentato. Chiara con il suo genio ecclesiale ha fatto nascere una comunità, tutta Chiesa al servizio della Chiesa”.

Il Card. Giuseppe Petrocchi, per tutti don Pino, ha ripercorso alcune tappe degli inizi, cogliendo i segni dello Spirito Santo. Ha poi aggiunto: “La spiritualità dell’unità che il Signore ha dato a Chiara Lubich e la sua testimonianza offrono un’intensa luce carismatica anche per esplorare inediti orizzonti, teologici, pastorali e sociali, avendo al nostro fianco l’umile vergine di Nazareth, come madre, maestra e modello. Per lei e con lei innalziamo il nostro Magnificat di lode e di riconoscenza. Voi oggi siete questo Magnificat”.

Nelle varie testimonianze raccontate da alcuni membri delle varie comunità locali traspirava l’esperienza di Chiesa-comunione, nel saper porre legami di carità tra strutture e membra della Chiesa locale, tra carismi e ministeri e con tutti.

Il 14 dicembre presso il prestigioso teatro comunale si è tenuta una tavola rotonda dal titolo “Il Carisma del Movimento diocesano dell’Opera di Maria nella Chiesa e nella società oggi”. All’evento hanno partecipato istituzioni laiche e religiose con il sindaco e il vescovo, ma anche alcuni rappresentanti di movimenti ed associazioni cattoliche e di altre Chiese, e vari cittadini desiderosi di conoscere qualcosa in più.

Mons Piero Coda, Segretario Generale della Commissione teologica internazionale della Santa Sede, nel suo intervento iniziale ha affermato: “Il Movimento diocesano si accredita come un’originale e propizia declinazione e una tempestiva ‘messa a terra’ del rinnovamento messo in moto e indirizzato dal Concilio: a partire dal riconoscimento e dalla valorizzazione della Chiesa locale – la diocesi – quale luogo concreto e insostituibile di esperienza comunitaria del Vangelo nell’esercizio della sua profetica incarnazione a livello culturale e sociale. E con il cuore e la mente aperti a tutti: in sintonia con lo spirito del Vaticano II e del carisma dell’unità, possono far parte del Movimento diocesano cristiani di altre Chiese o Comunità ecclesiali e vi possono partecipare persone di altre religioni e persone di convinzioni non religiose. Non è tutto questo entusiasmante?”

Quindi il Movimento diocesano può essere un ponte tra il Vangelo e la città e tra le sue varie componenti sociali. “Ecco – ha aggiunto Margaret Karram – la sua portata, oggi: custodire e accendere legami, aprire cammini di missione nelle nostre Chiese e nei tanti contesti civili e cittadini: tutto comincia dall’amore reciproco che, se vissuto, genera più comunione nella Chiesa, più fraternità nei nostri ambienti, più speranza per il mondo”.

Un’esperienza nata 50 anni fa non per caso, ma grazie ad un percorso che ha alimentato l’anima della comunità locale in Cristo. “Chiara Lubich non ha fondato il Movimento diocesano a tavolino – ha ribadito Jesùs Moràn -. Piuttosto, lei ha visto nell’esperienza che si stava svolgendo nella Chiesa di questa città (Ascoli) negli anni 70, il timbro indelebile della sua anima ecclesiale, del suo carisma. Chiara l’ha potuto riconoscere perché qui, anche attraverso quel gruppo di sacerdoti e giovani, la Chiesa di Ascoli stava sperimentando Cristo in sé stessa. Così è stato e così dovrà essere sempre”.

Il Movimento diocesano già negli anni ‘70 stava avviando un processo di sinodalità nella Chiesa locale. E oggi può e deve essere uno strumento affinché il cammino sinodale che la Chiesa sta percorrendo diventi vita nelle Chiese locali. Ma “la sinodalità della Chiesa ha bisogno, oltre che di attrezzate aule dottrinali, anche di palestre esistenziali – ha affermato il Card. Giuseppe Petrocchi nel suo intervento -. Il Movimento diocesano in questo senso può essere un laboratorio dove si apprende a vivere questa comunione così come lo Spirito Santo la disegna davanti al nostro sguardo nella Chiesa di oggi”.

“Io sono uno di quei giovani che ha conosciuto l’ideale dell’unità dei Focolari ad Ascoli attraverso il Movimento diocesano – ha affermato Luigino Bruni, economista e docente universitario -. Andai in parrocchia perché cercavo Dio. L’esperienza di quegli anni – eravamo circa 200 giovani – era molto intensa, ricca di idealità. Non si entrava in un Movimento, ma nel futuro della Chiesa e del mondo. Da Ascoli sentivamo che stavamo cambiando la Chiesa, il mondo, l’economia, tanto che poi ho scelto tutto questo negli anni successivi”.

“Impressiona vedere, nella quotidianità del Movimento diocesano, generazioni diverse vivere e lavorare insieme per sostenere e contribuire alla vita nelle parrocchie – ha ribadito Marie Therése Henderson, del focolare di Ancona. – Poi, vedere nel rapporto tra laici e sacerdoti, quella realtà semplice e profetica che la Chiesa attende e spera: la dimensione della sinodalità, dell’unità, propria della Chiesa stessa”.

Gli interventi dei relatori sono stati intervallati da momenti artistici con Alessandro Cappella, Enrico Mazzuca, Silvia Capponi, Elena Piermarini, Laura Ubaldi.

Lorenzo Russo
Foto: © Joaquín Masera-CSC Audiovisivi

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Chiara Lubich: “L’avete fatto a me”

Chiara Lubich: “L’avete fatto a me”

(…) “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…” (Mt 25,35) “Quando, Signore…?” “Ogni qual volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25,40). 

(…)  

per l’amore praticato verso i poveri, sempre illuminante, ecco che lo Spirito ci fa comprendere la necessità di amare non solo i poveri, ma tutti: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, chiunque esso sia. 

Ed ecco una splendida idea e una decisione: trasformare la nostra vita quotidiana, al contatto con ogni genere di persone, in un ventaglio di opere di misericordia materiali e spirituali, perché anche qui vale: “L’hai fatto a me”. 

Quanti fratelli ci passavano accanto, in ognuno si vedeva Cristo, che chiedeva aiuto, conforto, consiglio, ammonimento, istruzione, luce, pane, alloggio, vesti, preghiere… 

(…) 

Speriamo che Gesù risponda un giorno ad ognuno che (…) gli chiederà: “Quando, Signore, ti ho sfamato, dissetato, consolato?”, “Ogni volta che hai fatto questo al più piccolo dei miei fratelli l’hai fatto a me”.  

Chiara Lubich