Chiara Lubich e Gen Verde: la fede in musica
https://www.youtube.com/watch?v=8gP-vONchI0
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«L’esperienza più importante vissuta in questi due giorni con il Gen Rosso è stata vedere realizzarsi il mio sogno: sentirmi forte, carica, senza bisogno di usare la violenza», è l’impressione di Veronica, una dei 200 ragazzi che hanno partecipato ai tre giorni di workshop organizzati dalla band internazionale, nel suo passaggio per Montevideo (Uruguay), in una tournée che include anche l’Argentina, Bolivia e Paraguay. Promotore dell’iniziativa la Fazenda da Esperança. «“Forti senza violenza” – spiegano gli artisti del Gen Rosso – è un progetto indirizzato a ragazzi e giovani per una formazione alla cultura della pace, della legalità; prevenzione al dilagante fenomeno della violenza nelle scuole in varie sue forme, della vendetta, del bullismo, del suicidio e del disagio giovanile, della dispersione scolastica». Già sperimentato con esito positivo in varie nazioni, questo progetto anche a Montevideo ha coinvolto circa 200 ragazzi e giovani di zone a rischio della capitale uruguaiana. Una di queste associazioni è il Centro Nueva Vida: «Ricordo quando siamo arrivati in questa zona periferica, nel marzo del 2001– racconta Luis Mayobre, presente dagli inizi e attuale direttore –; siamo stati ricevuti con il lancio di sassi da parte di ragazzi. Vedere i nostri giovani oggi sul palco in piena azione, insieme a tanti altri coetanei e lanciando un messaggio di non violenza, mi ha commosso». Infatti la grande novità del progetto artistico “Forti senza violenza” sta proprio nel coinvolgimento di ragazzi e giovani che, dopo i workshop di danza, musica, scenografia e preparazione insieme agli artisti, salgono insieme sulla scena e diventano tutti protagonisti.
«Impressionante! È stato coinvolgente – confida Inés, ancora presa dalla commozione –. Si sono realizzati due concerti, il 21 e 22 maggio, con la sala del Teatro Clara Jackson (1.200 posti) strapiena, una quantità molto significativa dalle nostre parti; e non si distinguevano i nostri ragazzi dagli artisti del Gen Rosso: erano pienamente integrati». Tutti questi centri che lavorano in questa zona a rischio, come il Centro Nueva Vida dei Focolari fanno crescere i giovani dando loro prospettive di un futuro positivo, lontano dalle droghe ed altri pericoli. Lo spettacolo “Streetlight”, ambientato nella Chicago degli anni ‘60, racconta la storia vera di Charles Moats, giovane afroamericano dei Focolari ucciso da una banda rivale a causa del suo impegno per la costruzione di un mondo più unito. Charles con la sua scelta della non-violenza segnerà il suo destino. Però la sua coerenza fino all’estremo farà scoprire agli amici orizzonti nuovi e impensati per la loro vita. «Dal mio punto di vista, forse il concerto più riuscito del Gen Rosso», sottolinea ancora Luis. «Frasi del tipo “se tu lo vuoi, lo puoi”, “tutto vince l’amore”, “se vuoi conquistare una città all’amore, raduna gli amici che la pensano come te …” – osserva un altro dei partecipanti – sembrava che cadessero come piccole gocce che irroravano i cuori dei presenti. Il tutto espresso con una tale forza che ti scuoteva. C’era grande empatia tra il palco ed il pubblico. Avevo invitato un’amica che, dopo un po’ piangeva commossa. Credo che Dio abbia bussato forte alle nostre porte». La stampa uruguaiana, di forte impronta laica, si è fatta eco dell’insolito evento. “200 giovani uruguaiani si preparano in intensi workshop per una presentazione musicale, insieme al gruppo internazionale Gen Rosso”, il titolo non privo di orgoglio di uno dei tanti giornali della capitale. «Felice di vedere mio figlio sul palco! – scrive la madre di uno dei ragazzi diventati artisti –. Ringrazio il Centro Nueva Vida che ha sempre puntato a dargli le opportunità per farlo crescere come persona». E Patty: «Quel “se lo vuoi, tu lo puoi” resterà segnato a fuoco in ciascuno di questi ragazzi e di tutti i presenti. Grazie! Ci avete caricato le pile e trasmesso un’energia contagiosa». https://www.youtube.com/watch?v=s5eR25VL53M&feature=youtu.be (altro…)
«Ero impiegato da ispettore merceologico, ovvero, controllo qualità, quantità, peso, ma per motivi aziendali, sono stato licenziato. Ho perso tutto: lavoro, famiglia, dignità. Dopo alcuni mesi mia moglie mi ha inviato la lettera di separazione, portandosi via la nostra unica figlia di 5 anni. Come se non bastasse e per avere ascoltato anni prima un consiglio del suocero, sono stato arrestato per truffa, millantato credito, associazione a delinquere. In realtà, però, non avevo fatto nulla! Ho provato una vergogna infinita, anche per i miei cari, e una rabbia smisurata! Dov’è, mi chiedevo, quel Dio che tutti proclamavano buono e che, invece, permetteva ingiustizie come questa? Sono stato 15 giorni in carcere, di cui 5 giorni in isolamento, chiuso in una cella di 2m per 2, privato di tutto: della libertà di aprire una finestra, di vedere o parlare con chiunque. Poi, una volta uscito dall’isolamento, mi sono dovuto confrontare con spacciatori, tossici, ladri, violentatori, rapinatori. Erano uomini. In carcere sono stato rispettato da tutti perché avevano la certezza – anche senza conoscermi – che ero del tutto innocente, che quello non era il mio posto. Era il loro modo per restituirmi la dignità che mi era stata tolta. Ho imparato molto dai carcerati. Ero in libertà provvisoria quando i miei familiari mi hanno convinto a partecipare ad una Mariapoli, dicendomi che andavamo a riposarci 4 giorni. Ho incontrato una nonna dai capelli bianchissimi che mi parlò di Dio Amore. Proprio a me che avevo fortemente dubitato di quel Dio buono. Mi si è illuminato un mondo nuovo e immenso, come se già lo conoscessi, ma non l’avevo mai esperimentato prima. Ho capito che per camminare per la strada dell’amore, non si può prescindere da quello che allora chiamavo dolore e che ora identifico con le sofferenze di Gesù sulla Croce. Quando si vive nel dolore più profondo siamo più disposti ad ascoltare Dio, il quale ci dona una vita più piena e più grande. Oggi non serbo rancore per la mia ex moglie, il suocero e per mia figlia, che in questi anni non mi aveva più voluto vedere. Sono stato assolto con formula piena, perché 3 anni dopo hanno appurato che ero del tutto estraneo ai fatti contestatimi. Non potevo tenere per me quello che la mia vita mi aveva insegnato, sentivo forte dentro di dovermi donare agli altri, soprattutto ai giovani. Ho iniziato con 5 ragazzi di 11/12 anni, che non sapevano nulla di fede, né loro né i genitori. Ho cominciato giocando a calcio per ore, poi riaccompagnandoli a casa, chiedevo loro solo di fare un semplice gesto d’amore verso la famiglia. Oggi questi giovani sono cresciuti, alcuni sono entrati nel mondo del lavoro ma, soprattutto, anche loro hanno voluto ridonare ad altri quello che hanno ricevuto, portando la certezza dell’amore di Dio a tanti. Non finirò mai di ringraziare Dio per avermi concesso di amare senza pregiudizi, conoscere che Lui è Amore, che ama ciascuno di noi personalmente e che tutti siamo uguali, tutti figli suoi». (Erasmo – Italia) (altro…)
Dal 17 al 19 giugno prossimi, a Girona (Spagna) si terrà il primo workshop europeo per manager e responsabili d’azienda. Promosso dalla Commissione Economia e Lavoro del Movimento Umanità Nuova (Movimento dei Focolari) il laboratorio si presenta come un’opportunità di confronto e approfondimento su tematiche tipicamente gestionali, alla luce del paradigma della reciprocità, risorsa quanto mai attuale per l’immissione di strumenti e prassi di sussidiarietà, cooperazione e collegialità, che migliorano le modalità di lavoro e i risultati dell’impegno professionale. Il programma prevede diversi panel di lavoro in sessioni plenarie e in circoli minori per un totale di due giorni e mezzo di impegno comune, anche con contributi culturali da docenti dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Firenze-Italia): si parlerà di strumenti professionali nell’ambito del management, dalla comunicazione all’integrazione produttiva, la gestione del gruppo, la gestione della leadership. Temi che si integreranno con quelli della cooperazione tra imprese, relazione, collegialità nelle decisioni, inclusione della persona, oltre ad approfondire aspetti culturali dell’impegno professionale in ambito gestionale. Una vera e propria chance per aumentare consapevolezza e disponibilità di strumenti in grado di far sperimentare un nuovo approccio antropologico ed economico. L’idea del workshop nasce dall’esperienza di un gruppo di manager spagnoli impegnati nelle diverse responsabilità- dal marketing alle risorse umane, dall’amministrazione alla logistica – che da qualche anno si ritrovano insieme per dialogare, scambiarsi idee ed esperienze su temi specifici, convinti che questa condivisione arricchisca il loro impegno professionale e possa contribuire a migliorare il contesto economico e organizzativo. Un vero e proprio “laboratorio” il cui funzionamento prevede sessioni tematiche tenute da esperti, a partire dai quali si innestano il dialogo e la riflessione personale, nella concretezza dei problemi e delle esperienze di successo, cui segue una sintesi comune. Elisa Golin è Presidente della Commissione Economia e lavoro del Movimento Umanità Nuova: «Con il workshop di Giugno questo laboratorio si apre a una dimensione europea, sarà un modo per rivalutare la “persona” con le sue risorse prima di tutto, che può riscoprire in sé stesso, nei colleghi e nelle persone che lui gestisce, delle persone il cui valore supera la funzione operativa, un arricchimento di visione e di strumenti che fa bene al singolo e ha ricadute operative anche nella professione». Per info: newhumanity@focolare.org Vedi sito: https://sway.com/H32Hs6UQRDhtwlYR
Nunzio in Kenya dal gennaio 2013, mons. Balvo è anche il primo nunzio apostolico nominato per il Sud Sudan, stato indipendente solo dal 2011, provato da guerra, povertà e migrazioni. Lo scorso 20 maggio Maria Voce e Jesús Morán, presidente e copresidente del Movimento dei Focolari, lo hanno incontrato alla sede della Nunziatura a Nairobi, nel corso della loro visita in Kenya (14 maggio-1° giugno). Un incontro cordiale, con un’immediata atmosfera di famiglia, che fa da sfondo allo scambio di una varietà di notizie, ma anche alla condivisione di preoccupazioni e speranze sulle sfide della regione, soprattutto nella zona del Sud Sudan. Tra gli argomenti trattati, la sua conoscenza con Chiara Lubich, che risale al suo viaggio in Medio Oriente nel 1999 quando mons. Balvo prestava servizio in Giordania; la scuola di inculturazione alla Mariapoli Piero, in corso in quei giorni; l’avventura di aver dato il suo benvenuto al Papa in Kenya, e poi la sua visita nella Repubblica Centrafricana, dove “cristiani e non cristiani”, ha detto, “sono rimasti impressionati perché il Papa non è corso via dalle loro difficoltà, e, a dispetto delle sfide per la sicurezza, ha trascorso una notte in questo Paese”. E ancora, l’aggiornamento su alcune notizie riguardanti i Focolari, come la recente visita a sorpresa di papa Francesco alla Mariapoli di Roma. “Papa Francesco è il Papa delle sorprese”, ha commentato mons. Balvo. Ma il focus si sposta presto sul dramma del Sud Sudan. Parlando della crisi di questa regione il Nunzio ha sottolineato le tante sfide: povertà e analfabetismo, tra le altre, peggiorate dalla mancanza di pace. Nel 2007, il Movimento dei Focolari attraverso l’AMU, aveva dato il via ad un progetto nel deserto intorno a Khartum per la costruzione di una scuola destinata proprio ai figli degli sfollati provenienti dal Sud Sudan, che abitavano in un campo nella parrocchia di Omdurman. Il progetto, durato alcuni anni, era inserito in un’azione della diocesi chiamata “Salvare il salvabile”; la scuola è stata costruita, ma in seguito molte delle famiglie sono rientrate in Sud Sudan, prima che diventasse uno stato autonomo.
“In una regione così ricca di risorse, sarà difficile poterle sviluppare fin quando non si arriverà a una pace stabile”, ha affermato mons. Balvo. “È veramente difficile promuovere la società, con generazioni di persone che hanno conosciuto solo la violenza”. Da lì è spaziato sulla storia di questo Paese, nel quale viaggia spesso, a dimostrazione di quanto gli stia a cuore la sorte del popolo sud sudanese. Il Sud si è separato dal Nord il 9 luglio 2011, in seguito al referendum del gennaio dello stesso anno, vinto con larga maggioranza dei sì dei sud sudanesi. Il referendum era uno dei punti chiave dell’accordo di pace che nel 2005 pose formalmente fine ai 21 anni di guerra civile tra il governo di Khartoum e il gruppo che lottava per l’indipendenza del Sudan del Sud. La separazione del Sud rimane carica di tensioni e punti critici. Tra questi la linea di demarcazione al confine nord-sud, lo status della regione di Abyei, ricca di petrolio e contesa da entrambi i Paesi, e tensioni continue sull’esportazione del petrolio. All’interno del Sud Sudan poi, gruppi armati minacciano la pace, e scontri etnici per questioni di terra, acqua, bestiame, sono all’ordine del giorno. Nel Dicembre 2013 è scoppiato un conflitto tra le forze governative e le forze leali all’ex vicepresidente Riek Machar. Nel gennaio 2014 si è firmato il primo cessate il fuoco e il 26 aprile 2016 Riek Machar è ritornato nella capitale e ha giurato come vicepresidente. Maria Voce ha espresso la sua grande speranza che questo passo riporti il Sud Sudan sul sentiero dell’unità e della prosperità. (altro…)
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“Alle sollen eins sein…” Diese Bitte Jesu wird als sein Vermächtnis bezeichnet: Einheit ist das Herzensanliegen Gottes. Es geht um eine Einheit, die lebendige Beziehung ist, Vielfalt und Fülle, göttliches Geschenk und Auftrag zugleich. In den Impulsgedanken von Chiara Lubich (1920-2008) spiegeln sich facettenreiche Erfahrungen; sie sind gekennzeichnet von mystischer Tiefe und enthalten vielfältige Anstöße zu einem neuen Miteinander. UTOREN: „Chiara Lubich gehört zu den wenigen ganz großen spirituellen Stimmen unserer Zeit“ (Kardinal Karl Lehmann). Verlag Neue Stadt[:]
«Qui in Africa, ci ha raggiunti la notizia (della partenza di Giorgio Marchetti), all’una di questa mattina, 29 maggio, festa del Corpus Domini. Aveva più volte espresso il suo desiderio di raggiungere Chiara Lubich in cielo. Gioiamo con lui e preghiamo». Così scrive Maria Voce ai membri del Movimento dei Focolari in tutto il mondo, dal suo soggiorno in Kenya dove si trova dal 14 maggio e fino al 1° giugno. Giorgio Marchetti (Fede), era nato a Padova (Italia) il 16 ottobre 1929, dove è tra i primi ad impegnarsi nell’avventura dell’unità, come definiva Chiara gli inizi del nascere del Movimento, ma anche il percorso che anche oggi si impegnano a portare avanti i Focolari sparsi in tutto il mondo. «Lo ricordano in tanti – scrive Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova – per il suo strenuo seguire Chiara Lubich sulla via tracciata dal carisma dell’unità nei primi mesi della cittadella toscana di Loppiano, in mezzo al fango ma nell’entusiasmo più autentico. Oppure in Brasile, dove si incontrò con la dura realtà delle favelas e volle guardarla in faccia. O ancora nel sostenere il Movimento, sempre in prima linea, guardando avanti». E Ángel Bartol, che è stato con lui negli ultimi momenti: “Fede si è donato interamente in corpo e anima fino alla fine”. Medico, psicologo e teologo, ha accompagnato e formato centinaia di giovani nella strada del Focolare. Intelligenza e generosità le sue note caratteristiche. Molto ci sarà da scrivere di lui e lo faremo nei prossimi giorni. Oggi diciamo solo: Grazie, Fede, per la tua vita tutta proiettata all’unità della famiglia umana! I funerali si svolgeranno presso il Centro di Castelgandolfo, mercoledì 1° giugno alle ore 11. (altro…)
Dare alla Legge un volto umano e di ricerca di una giustizia basata sul valore della fraternità, sono il forte messaggio che Maria Voce, avvocato e presidente del Movimento dei Focolari, ha dato ad un pubblico di 300 persone riunite lo scorso 25 maggio alla Facoltà di Giurisprudenza della Catholic University of Eastern Africa (CUEA), a Nairobi (Kenya). Erano studenti di diritto e scienze sociali, professori, membri della Facoltà, staff dell’università. Nel suo discorso dal titolo “Il Diritto nella società contemporanea”, Maria Voce spiega come con l’evoluzione della società, la correttezza dei comportamenti è stata sistematizzata nella comunità, e col raggiungimento dell’identità politica di uno Stato è stata incorporata nelle Costituzioni, nei suoi codici o in altre leggi. Con l’avvento del Cristianesimo, secondo la presidente dei Focolari, «emerge, come valore di riferimento, una legge superiore che viene da Dio, il solo Giusto e che è comunicata all’umanità in Gesù: la legge dell’amore».
Willy Niyansaba
Testo dell’intervento di Maria Voce: “Il diritto nella società contemporanea”
Come cade bene, in mezzo ai conflitti che feriscono l’umanità in tante parti del mondo, l’invito di Gesù alla pace. Tiene viva la speranza, sapendo che è Lui la pace e ha promesso di darci la sua pace. Il Vangelo di Marco riporta questa parola di Gesù al termine di una serie di detti rivolti ai discepoli, riuniti in casa a Cafarnao, nei quali spiega come avrebbe dovuto vivere la sua comunità. La conclusione è chiara: tutto deve condurre alla pace, nella quale è racchiuso ogni bene. Una pace che siamo chiamati a sperimentare nella vita quotidiana: in famiglia, al lavoro, con chi pensa diversamente in politica. Una pace che non ha paura di affrontare le opinioni discordanti, di cui occorre parlare apertamente, se vogliamo un’unità sempre più vera e profonda. Una pace che, nello stesso tempo, domanda di essere attenti a che il rapporto d’amore non venga mai meno, perché l’altro vale più delle diversità che possono esserci tra noi. «Dovunque arriva l’unità e l’amore reciproco – affermava Chiara Lubich –, arriva la pace, anzi, la pace vera. Perché dove c’è l’amore reciproco, c’è una certa presenza di Gesù in mezzo a noi, e lui è proprio la pace, la pace per eccellenza»1. Il suo ideale di unità era nato durante la Seconda Guerra mondiale e subito apparve come l’antidoto a odi e lacerazioni. Da allora, davanti a ogni nuovo conflitto, Chiara ha continuato a proporre con tenacia la logica evangelica dell’amore. Quando, ad esempio, esplose la guerra in Iraq nel 1990, espresse l’amara sorpresa di sentire «parole che pensavamo sepolte, come: “il nemico”, “i nemici”, “cominciano le ostilità”, e poi i bollettini di guerra, i prigionieri, le sconfitte (…). Ci siamo resi conto con sgomento che veniva ferito nel cuore il principio fondamentale del cristianesimo, il “comando” per eccellenza di Gesù, quello “nuovo”. (…) Invece di amarsi a vicenda, invece di essere pronti a morire l’uno per l’altro», ecco l’umanità di nuovo «nel baratro dell’odio»: disprezzo, torture, uccisioni2. Come uscirne? si domandava. «Dobbiamo tessere, dove è possibile, rapporti nuovi, o un approfondimento di quelli già esistenti, fra noi cristiani ed i fedeli delle religioni monoteiste: i Musulmani e gli Ebrei»3, ossia tra quanti allora erano in conflitto. Lo stesso vale davanti a ogni tipo di conflitto: tessere tra persone e popoli rapporti di ascolto, di aiuto reciproco, di amore, direbbe ancora Chiara, fino ad “essere pronti a morire l’uno per l’altro”. Occorre spostare le proprie ragioni per capire quelle dell’altro, pur sapendo che non sempre arriveremo a comprenderlo fino in fondo. Anche l’altro probabilmente fa lo stesso con me e neppure lui, forse, a volte capisce me e le mie ragioni. Vogliamo tuttavia rimanere aperti all’altro, pur nella diversità e nell’incomprensione, salvando prima di tutto la relazione con lui. Il Vangelo lo pone come un imperativo: “Siate in pace”, segno che richiede un impegno serio ed esigente. È una delle più essenziali espressioni dell’amore e della misericordia che siamo chiamati ad avere gli uni verso gli altri. Fabio Ciardi __________________________________
È il 29 maggio 1991 quando Chiara Lubich lancia a San Paolo, Brasile, l’Economia di comunione (EdC). Costatando le disuguaglianze sociali del paese, ella fa nascere una realtà che ben presto coinvolge imprenditori e lavoratori, studenti, professori e ricercatori, ricchi e poveri. Per Luigino Bruni, attuale coordinatore del progetto, i poveri rimangono tutt’oggi al centro dell’EdC: «Impossibile dimenticare le tante volte in cui Chiara Lubich, quando lavoravamo insieme, mi ripeteva: “Non dimenticare mai che l’Economia di comunione l’ho fatta nascere per i poveri”. Oggi abbiamo il dovere etico e spirituale di ricollocare la povertà e gli esclusi al centro del sistema economico, politico e sociale». I poveri sono i primi testimoni dell’esperienza nascente dei Focolari a Trento, quando, in piena guerra, Chiara e le sue prime compagne – esse stesse senza risorse – invitavano alla propria tavola i poveri e mettevano in comune quanto ricevevano.
Quella stessa comunione, spirituale e materiale, caratterizza anche oggi gli attori dell’EdC, la sua principale risorsa: una comunità di persone, accomunate da una visione del mondo e dell’economia, che fa sua la lotta per la riduzione delle povertà e delle diseguaglianze. L’intreccio tra comunità e aziende ha nell’imprenditore di comunione la figura di riferimento. I 25 anni dell’EdC trovano espressione in un appuntamento internazionale nelle Filippine, a Tagaytay City (Manila), dal titolo “Economia di comunione, un’economia per tutti”. Dal 25 al 29 maggio, 250 partecipanti fanno il punto sul cammino percorso e dibattono sulle principali linee di azione a livello mondiale per i prossimi anni: Formare una rete internazionale di incubatori di aziende, con spazi e risorse nei Poli imprenditoriali nati dall’EdC, disponibili a sostenere soprattutto progetti di giovani imprenditori. Costituire un Osservatorio sulla Povertà, per assicurare che affrontare la povertà sia sempre centrale e conforme allo spirito dell’EdC, e per contribuire a identificare le sue periferie. Moltiplicare le Lab-Schools, laboratori di formazione in campo tecnico, professionale e imprenditoriale indirizzati in particolare ai giovani. La scelta dell’Asia per questo appuntamento mondiale non è casuale. «Qui vi si trovano tratti dello stesso panorama incontrato da Chiara in Brasile nel 1991. Ma vi sono anche ricchezza, giovani, imprenditorialità. È evidente il legame tra creazione di ricchezza e povertà. L’Economia di comunione vive finché tiene insieme ambedue» osserva Luigino Bruni. «Tra quindici anni la quota del PIL dell’Asia sarà doppia rispetto a quella di Stati Uniti ed Europa Occidentale. Il futuro del mondo quindi dipenderà molto dal tipo di economia che si svilupperà in Asia. Celebrare qui il 25º dell’Economia di comunione significa riconoscere che il futuro di essa nel continente asiatico è una questione cruciale». In contemporanea con il Convegno nelle Filippine, se ne stanno svolgendo altri in varie parti del mondo. Sabato 28 maggio, alle 21:00, ora di Manila, un collegamento internet permetterà di interagire con la Bolivia (Scuola Interamericana di imprenditori), Italia (Polo Lionello Bonfanti, Loppiano), Messico (Convegno di imprenditori a Puebla), Slovacchia (Convegno di imprenditori di Slovacchia e Cechia). Parteciperanno alla diretta, anche gruppi dell’EdC in Brasile, Costa D’Avorio, Guatemala, Madagascar, Panama, Portogallo, Russia, Spagna, Uganda. Una vera festa, nelle parole di Luigino Bruni: «In un mondo in cui manca la capacità di fare festa, l’Economia di comunione sembra il miracolo del pane che si moltiplica per i poveri, ma anche il miracolo del vino nelle nozze che arriva per i poveri e per tutti, il miracolo della festa della fraternità». Comunicato stampa Servizio Informazione Focolari, 27 maggio 2016 – Un’economia per tutti, poveri e ricchi
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Durante la Scuola per l’Inculturazione sono emerse alcune preoccupazioni per quegli aspetti della modernità che possono mettere in ombra i valori fondamentali delle culture africane. Eppure lo sviluppo non si può fermare. Quale, secondo lei, la via per salvare i valori contenuti nelle tradizioni? «Penso, effettivamente, che lo sviluppo non possa essere impedito. Anche la cultura della tradizione nelle culture africane è sempre in evoluzione. La modernità, però, fa penetrare nelle tradizioni africane il materialismo, l’individualismo, il primato del denaro ed il capitalismo. Non dico che i soldi siano un male, ma l’utilizzo sbagliato ci fa dimenticare la nostra umanità, ciò che in Africa chiamiamo “ubuntu”. Ma la modernità contiene anche degli aspetti positivi: come la democrazia, i diritti dell’uomo, il pluralismo che ci fa accogliere l’altro, le differenze. In alcuni paesi africani ci si ammazza perché manca il pluralismo; esiste un “io collettivo” che è molto pericoloso. In questo senso l’individualismo – un valore dell’Occidente – non sembra del tutto negativo, perché se voglio scappare dall’“io collettivo”, ci vuole una buona dose di individualismo. Insomma, penso che ci voglia un equilibrio tra individualismo e pluralismo. È importante prenderne coscienza e rifletterci, anche se non è sufficiente. Penso che dobbiamo illuminare la cultura africana contaminata dai valori negativi della modernità. Credo che a questo punto deve intervenire il cristianesimo, che fa vedere l’altro come la mia strada verso la santificazione. Il Vangelo ci invita a mettere i soldi in secondo piano. Gesù mette al primo posto l’uomo, il prossimo. Per me questo è importante, mi sembra la via per salvare i valori universali contenuti nelle tradizioni». Quale impressione si porta via di questi giorni? Quali sfide da affrontare nella vita quotidiana dei popoli africani? «Attraverso una semplice situazione che mi è capitata, ho sentito che in questi giorni potevo rinascere, come Nicodemo. È stato il mio inizio della Scuola per l’Inculturazione. La seconda impressione forte è stata vedere le persone che sono qui. Scoprire che l’Africa è plurale, che c’è “la pluralità delle Afriche”. Avevo voglia di conoscere ciascuno, di capire come vive; parlare con un camerunese, che è molto diverso da un burundese, un ruandese o un etiope. Qui ho sperimentato la pluralità dell’Africa. Ma, come africani, ci incontriamo in certi valori comuni: la solidarietà, la famiglia e le relazioni familiari, la comunione, la centralità dell’educazione dei nostri figli; questo è importante per noi africani, anche se siamo molto diversi. Per me, la sfida per sconfiggere le guerre interne, passa dall’incarnare nel quotidiano, nella vita socio politica, le parole del Vangelo. È la sfida che parte da questi giorni: tornati a casa, come ci comporteremo verso quelli che sono diversi da noi? Come ci comporteremo verso i nostri nemici? Verso le persone che non sono del mio partito politico, che non mi apprezzano? Sarò capace di amarli? Sarò questa “luce bianca” del Vangelo, nelle realtà sociali, politiche, nelle incomprensioni tra i vari gruppi della stessa nazione? Questo impegno mi porto via: la sfida di questo tempo per sconfiggere i grandi problemi dell’Africa». A cura di Irena Sargankova (altro…)
May 25- The Pan-Asian Congress 2016 with its theme Economy of Communion, An Economy For All, just started in Mariapolis Peace, in Tagaytay City before the scenic Taal lake and volcano. It was also fitting that in this week the National Weather Bureau just announced that it will be the start of the rainy season ending a long dry spell that made many farmers suffer in the Philippines. The Philippines is also entering a new phase as it just elected its new government leaders.

Teresa and Francis Ganzon

Luigino Bruni
Bruni made a thought-provoking reflection on the intelligence of the trees compared to the intelligence of animals to show this resilience. After the moving talk of Bruni, which was warmly appreciated by almost everyone, Tina Bonifacio of the EoC commission, led the participants in getting to know each other by grouping them according to their sectors: academe, entrepreneurs, professionals, non-government or government organizations and young people. To end the day in a light mode, a lively, artistic and cultural program was prepared by the citizens of the Mariapolis Peace, especially by its youths who presented colorful dances and lively songs, adding to the friendship and communion among everyone. See EoC Asia website https://vimeo.com/168195062
«Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia» è il tema della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù. “Leggete le Beatitudini, vi farà bene”, aveva detto papa Francesco ai giovani radunati a Rio de Janeiro nel 2013, ed è proprio sul percorso delle beatitudini che i partecipanti alla GMG si stanno preparando all’appuntamento, incastonato nel Giubileo della Misericordia, in una terra che – per via di Suor Faustina e di Giovanni Paolo II – al culto della Divina Misericordia è molto legata. Tra gli eventi principali la Messa di Apertura (26.07), la Cerimonia d’Accoglienza col primo incontro con il Santo Padre (28.07), la Via Crucis con la Croce delle GMG (29.07), per poi arrivare al cuore della GMG: la Veglia con il Santo Padre (30.07) e la Messa Finale (31.07). Ma ad arricchire il programma ci sono anche le catechesi in diverse lingue, e il Festival della Gioventù, in cui per quattro serate la dimensione spirituale si coniuga con quella artistico-culturale. Anche i giovani del Movimento dei Focolari stanno dando il loro contributo nella preparazione della GMG, e in particolare con un evento inserito nella cornice del Festival che si svolgerà il 27 luglio 2016 a Cracovia, al Club Sportivo Plaszowianka ul. Stroza-Rybna 19 (Fermata del tram 50, 20, 11). La serata, racconta Magda, una delle giovani organizzatrici, sarà composta di due parti: «La prima dalle ore 16, comincia con l’integrazione, che ci aiuterà a conoscerci a vicenda nella diversità delle culture, con danze e giochi di tutto il mondo. Dalle ore 20 una veglia ci porterà ad un approfondimento del tema delle opere di misericordia attraverso esperienze, canzoni, coreografie e testi di Chiara Lubich. Tutto finirà con l’adorazione di Gesù Eucarestia». «Durante la veglia ci accompagnerà la band internazionale Gen Rosso. Il nostro desiderio – spiega – è che sia un momento di unione profonda con Dio e con il prossimo. Vogliamo che con questo programma si crei uno spazio di incontro, superando tutte le differenze che potrebbero esserci». I giovani dei Focolari saranno presenti con uno stand anche nel Centro vocazionale (tutta la settimana allo Stadio “Cracovia”), un luogo in cui conoscere le varie iniziative del panorama ecclesiale e porsi la domanda su «ciò che Dio si aspetta da ciascuno di noi», spiegano gli organizzatori della GMG. «La GMG 2016 si sta avvicinando a grandi passi!», scrive Magda, «e anche noi ci siamo trovati dal 30 aprile al 3 maggio scorsi a Cracovia, per elaborare il programma della serata al Festival della Gioventù. Durante questo incontro abbiamo chiesto l’aiuto dello Spirito Santo, perché sia Lui a guidarci. Attendiamo con gioia la prossima puntata alla Mariapoli Fiore (la cittadella dei Focolari polacca) l’11 e il 12 giugno, in occasione del ventesimo della nostra cittadella. Vi chiediamo di sostenerci con la preghiera!». E rivolge un invito ai coetanei: «Se pensate di venire a Cracovia per la GMG e volete dare un vostro contributo, è ben accetto! Aspettiamo le vostre proposte all’indirizzo: krakow2016@focolare.org. Lasciamoci cadere nella rete di Misericordia!». Per chi desidera poi approfondire l’esperienza della GMG alla luce della spiritualità dei Focolari, si continua con una “Scuola post GMG” in Slovacchia (Jasná – Demänovská Dolina) con 550 giovani provenienti da varie parti del mondo, tra loro anche un gruppo di 50 ortodossi. Maria Chiara De Lorenzo Il #minutogmg della settimana!! https://www.facebook.com/giornatamondialedellagioventu/videos/10154345237132094/
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Che cosa è l’inculturazione oggi? «È l’incarnazione della luce del Vangelo nelle culture africane», dichiara Maria Voce rivolgendosi ai 305 partecipanti alla Scuola per l’inculturazione tenutasi la scorsa settimana alla cittadella dei Focolari “Mariapoli Piero” che sorge nei pressi di Nairobi (Kenya). La gioia, la sorpresa, l’entusiasmo sono gli stessi di quando, nel 1992, Chiara Lubich aveva posto la prima pietra della Mariapoli e, quindi, anche della scuola di inculturazione che vi sarebbe sorta. La fondatrice dei Focolari aveva infatti immaginato nella cittadella una scuola per un dialogo a tutto campo tra il Vangelo e le culture africane, una scuola che avrebbe dato un nuovo impulso all’evangelizzazione. E il copresidente Jesús Morán precisa: «Farsi uno è il modo più profondo di inculturazione. Si tratta di un’esperienza che Chiara fece qui in Africa e che poi propose come metodo anche a tutti noi nel mondo. Il “farsi uno” prende a modello Gesù nel suo abbandono in croce, quando cioè per amore dell’umanità Egli ha voluto farsi nulla, un nulla d’amore. Anche noi come Lui, di fronte alle diverse culture dobbiamo imparare a farci nulla, per poi sperimentare che non si tratta di un nulla che annulla, ma di un nulla che arricchisce». Per molti partecipanti questa affermazione contiene la risposta alle tante sfide del continente africano, compresa quella dell’inculturazione. Ma anche una risposta al fenomeno della globalizzazione.
«L’inculturazione è necessaria – rilancia Morán –. Col nostro vivere la spiritualità dell’unità possiamo avvicinare la cultura dell’altro nel rispetto della sua verità e scoprire, nel dialogo, la bellezza delle diversità, non solo in Africa ma in tutto il mondo». «Un mondo – sottolinea Maria Voce – che sta portando sulle spalle tante sofferenze per la mancanza di armonia e di pace. Col profondo “farsi uno” si favorisce l’inculturazione, la quale può rappresentare un possibile percorso di riconciliazione». A 24 anni dalla sua fondazione, «la scuola – rileva ancora Maria Voce – ha messo a punto quegli strumenti individuati fin dall’inizio, giungendo alla sua seconda generazione». E guardando al futuro aggiunge: «stiamo entrando in una nuova fase della scuola, che vedrà forse un suo ulteriore moltiplicarsi». Parole, queste della presidente, che risuonano come «una chiamata ad una nuova consapevolezza e responsabilità», come molti osservano, per proseguire sulla strada di quell’inculturazione che Chiara aveva intuito dopo essere stata, a partire dagli anni ’60, a contatto con i popoli africani. In particolare la presidente dei Focolari si sofferma sulla comprensione che nel ‘92 Chiara aveva avuto riguardo la luce del Vangelo, una “luce bianca” capace di penetrare ed illuminare le diverse culture facendole così diventare dono reciproco e dono per il mondo. «Maria Voce – dice Peter del Camerun – ha riorientato il nostro cuore alla nostra specifica vocazione che è incarnare la spiritualità dell’unità che non impone ma che, come diceva Chiara, è una “luce bianca” che illumina. La globalizzazione sta seguendo un processo inarrestabile nel quale il dono specifico nostro è la vita del Vangelo». «Tornando a casa – si chiede Nicodème del Burundi –, mi pare di capire che devo cominciare da me stesso, vivendo il Vangelo nella realtà sociale e politica, nei conflitti, per essere una risposta d’amore alle attese di molti paesi dell’Africa. Non si può aspettare». (altro…)
500 giovani di ogni parte del mondo si danno appuntamento in rete per una Conferenza mondiale di giovani per la Pace. L’idea era nata dalla sinergia di Living Peace (al suo attivo progetti di educazione alla pace per bambini ,adolescenti e giovani in 113 Paesi) e di Peace Pals International (espressione di WPPS, World Peace Prayer Society, un organismo associato all’ONU), realizzata col supporto di Fuji Declaration del Giappone e di alcune organizzazioni internazionali. https://www.youtube.com/watch?v=omANVR3qIDI Prendendo spunto dalla Dichiarazione di Fuji, 14 giovani relatori – cristiani e musulmani, di 14 diversi Paesi – si sono alternati in rete lo scorso 30 aprile per esprimere il loro punto di vista a favore della pace, avvalorato da esperienze concrete di accoglienza e riconciliazione, dando così credibilità, a livello planetario, alla loro manifesta convinzione che un mondo di pace è possibile. Sono poi seguiti interventi di giovani dai diversi Paesi: Cile, Russia, Guatemala, Nepal, Giappone, Turchia, Australia, Congo, Malta, ecc. alcuni con testimonianze altri con numerose domande per meglio comprendere come riuscire a diventare artigiani di pace là dove ciascuno si trova a vivere. Molto significativo l’intervento di Edward, un giovane filippino dei Focolari che si è collegato dall’Ecuador, raccontando della sua esperienza a contatto con le popolazioni colpite dal terremoto. E poi la testimonianza di Sherook, una ragazza siriana cui tanti avevano chiesto notizie su ciò che si sta vivendo nel suo Paese. Sherook dopo aver raccontato della situazione in Siria, ancora così precaria e drammatica, non ha potuto trattenersi dalle lacrime, che hanno prodotto un’enorme impressione e partecipazione da parte di tutti. E che hanno suscitato toccanti espressioni di condivisione da parte di due giovani musulmani anch’essi in rete: Omar dell’Egitto e Abir del Marocco. La Conferenza è stata anche l’occasione per presentare United World Project e l’iniziativa ad esso collegata SignUpForPeace. Jules Lamore, coordinatrice di Peace Pals International e membro del comitato che prepara le celebrazioni della Giornata Internazionale della Pace nelle Nazioni Unite, ha telefonato da New York per congratularsi per la Conferenza online. Due giovani hanno anche ottenuto due borse di studio presso la Miami University di Lussemburgo. Carlos Palma, Coordinatore Generale di Living Peace, è stato invitato a presentare la Conferenza nella sede del Parlamento europeo a Lussemburgo in occasione del World Peace Forum del 24-25 maggio. Nel 2015 il Luxembourg Peace Prize era stato assegnato a New humanity, ONG che rappresenta il Movimento dei Focolari. La Conferenza mondiale dei giovani prevede 4 edizioni l’anno. Il prossimo appuntamento sarà il 25 giugno con giovani di organizzazioni e movimenti che si impegnano per la Pace. La 3ª Conferenza si svolgerà a Florianopolis (Brasile) in occasione del Forum per la Pace dei Giovani (22-25 settembre) durante il quale Peace Pals farà dono alla città di un obelisco di pace. La quarta Conferenza, sulle prospettive e l’impegno per l’anno a venire, è programmata per dicembre 2016. (altro…)
Spiccioli di senso e inni d’amore, nostalgie in essere e passioni in progress attraverso questa raccolta poetica di un ventennio nella vita di Claudio Cianfaglioni, poliedrica figura di studioso che esplora, come lui stesso ama dire, “quelle zoene di frointiera, al confine tra poesia, filosofia e teologia” (dalla prefazione di Gianni Maritati). Editrice: Città Nuova Per
Lo sport come luogo privilegiato di integrazione e inclusione sociale, al di là di ogni steccato. E’ questo il focus della seconda edizione di “OLTRE LA BARRIERA. Una partita da vincere!”, evento che si terrà il 30 maggio 2016 allo Stadio Comunale “Del Buffa” di Figline Valdarno (FI) a partire dalle ore 18 e che coniuga competizione sportiva, integrazione interculturale e sociale. Promosso da Rete Europea Risorse Umane (Rerum) e dal Comune di Figline e Incisa Valdarno, con il Patrocinio dell’A.I.C. Associazione Italiana Calciatori, “Oltre La Barriera” si avvale della collaborazione di Fondazione Migrantes, Istituto Universitario Sophia, Sbandieratori dei Borghi e Sestieri Fiorentini e del sostegno della BCC – Banca del Valdarno. “All’origine di questo evento c’è la passione per lo sport delle molte organizzazioni che hanno aderito e una certezza – spiega Roberto Tietto, presidente di RERUM – contribuire a far sì che attraverso lo Sport, il Gioco, le reti di recinzione che spesso dividono le persone anche all’interno degli impianti sportivi, diventino reti di amicizia, di relazione tra culture, etnie e religioni diverse”. Numerose le Associazioni sportive e paralimpiche della Toscana che in quest’anno hanno creduto nel Progetto e concretamente collaborato alla realizzazione di un percoso a più tappe costituito da periodici incontri e micro eventi. Il loro scopo è stato quello di dare attenzione ed attuazione a quanto contenuto nella Carta dei Valori del Progetto “INTERCULTURA 2.0 – La città plurale. Verso un nuovo umanesimo”, documento ufficialmente sottoscritto nel giugno scorso da tutti i partecipanti. L’appuntamento che avrà anche quest’anno il suo culmine in un triangolare di calcio giocato anche da ragazzi e bambini, vedrà come testimonial e capitani delle squdre un pool di atleti d’eccezione: Damiano Tommasi, Nicola Legrottaglie, Simone Perrotta, Christian Riganò, Marco Zambelli, Lorenzo Venuti, Andrea Ivan. Programma: Ore 18 Inizio Manifestazione Presentazione delle Associazioni Dimostrazione delle attività sportive e paralimpiche di ciascuna Associazione con il coinvolgimento degli atleti e del pubblico. Esibizione Sbandieratori dei Borghi e Sestieri Fiorentini Lettura Carta dei Valori Ore 19 Prima partita triangolare adulti Primo tempo partita bambini e ragazzi Seconda partita triangolare Secondo tempo partita bambini e ragazzi Terza partita triangolare Ore 20,45 Premiazione bambini, ragazzi e squadre del triangolare Nel corso del programma: interviste, commenti, musica, animazione Mostra fotografica “Un anno insieme… Oltre la Barriera!!” Selfie point con i campioni/testimonial presenti. Apertura del Bar e punto di ristoro dello Stadio per tutta la durata della manifestazione. Per informazioni: comunicazione@rerum.eu #OltreLaBarriera
«Nella nostra cultura – racconta un marito congolese sposato da 14 anni – il primo figlio deve arrivare subito. Se dopo 6 mesi la ragazza non è ancora incinta, la famiglia acquisita la sottopone a grosse tensioni». «È quello che è capitato a me – continua la moglie –. Ai miei suoceri, che erano già anziani e non potevano più lavorare, davamo già metà del nostro stipendio. Ma questo non bastava. Da noi volevano un figlio che rappresentasse la loro continuazione dopo la morte. Dato che in me non succedeva niente, mia suocera voleva convincermi di andare da uno stregone e, vedendo la mia resistenza, ha iniziato a fare pressioni su mio marito affinché chiedesse il divorzio. Ma lui è stato determinato. Pur nel rispetto, ha trovato le parole per dirle apertamente che su questo punto non poteva assecondarla, perché lui mi amava e perché, essendo noi sposati in chiesa, il nostro era un matrimonio “per sempre”. Dopo tre anni abbiamo deciso di adottare due bambini e dopo dodici, grazie a delle cure che ho fatto in Sudafrica e alla nostra fede in Dio, siamo riusciti ad avere prima una figlia e tre mesi fa anche un maschietto”. “Anche mia moglie – incalza un giovane marito pure del Congo – aveva problemi a concepire. Riusciva sì a rimanere incinta, ma dopo pochi mesi perdeva il bambino. Dai vicini di casa ne sentivamo di tutti i colori, accuse fomentate anche da mia zia che non era contenta di mia moglie. La mia famiglia ci ha persino suggerito di compiere un sacrificio tradizionale agli antenati. Abbiamo spiegato loro che come cristiani non siamo contro i riti tradizionali, perché crediamo che anche in essi ci possono essere i semi del Verbo, ma che ci fidiamo fermamente nell’aiuto di Dio. Un giorno è venuto a trovarci un amico, professore universitario, e sentendo il nostro problema ci ha dato delle preziose indicazioni su come comportarci per far proseguire la gravidanza. Proprio in quel tempo mia moglie era incinta di 5 mesi e, grazie a questi suggerimenti, la gravidanza ha potuto continuare fino alla nascita del bambino. Lo stesso è successo per gli altri 5 figli che sono arrivati in seguito». «Terminati gli studi – racconta André –, ho trovato lavoro in un’altra città e, prima di partire, la famiglia si è riunita per darmi tutti quei consigli di cui secondo loro avevo bisogno. Fra questi c’era anche di sposare una donna della mia tribù. Io non ero d’accordo. Da sempre infatti pensavo che a diventare mia moglie sarebbe stata colei che Dio avrebbe messo sul mio cammino, qualunque fosse la sua provenienza. Quando mi sono innamorato di Julie non sapevo che lei era di una tribù antagonista alla nostra. L’ho saputo più avanti, ed è stato allora che mi sono ricordato delle direttive della mia famiglia. Dopo aver riflettuto a lungo, ho compreso meglio cosa significasse per me vivere il Vangelo. E cioè riuscire a vedere ogni prossimo non come un nemico, ma come un fratello, essendo noi tutti figli dello stesso Padre. Così ho deciso di restare fedele ai principi che Dio mi aveva messo in cuore. Durante il fidanzamento ci sono stati gravi disordini tra le nostre due regioni, ma Julie ed io, nonostante i momenti molto difficili, abbiamo continuato a portare avanti il nostro rapporto finché ci siamo sposati. I nostri vicini erano certi che il nostro matrimonio non sarebbe durato più di 6 mesi”. “Anch’io dubitavo di farcela – confida Julie –, ma poi ho visto quanto André mi era fedele e anche se eravamo diversi per carattere, abitudini alimentari, lingua materna, abbiamo continuato a volerci bene. Quest’anno insieme ai nostri 4 figli abbiamo festeggiato 23 anni di matrimonio”. “Fin dall’inizio, ognuno di noi ha preso l’impegno di fare della famiglia dell’altro la sua propria famiglia – aggiunge André – e, col tempo, siamo riusciti ad avvicinare quei parenti che prima erano contrari al nostro matrimonio. Nella nostra tradizione dare il proprio nome ad un bambino è una dimostrazione dell’affetto che si ha per lui, un modo per immortalarsi in lui. Julie ha voluto dare ai nostri figli il nome dei miei familiari. Con questo suo gesto ora anche lei si trova immortalata nella mia famiglia». (altro…)
L’inculturazione non è un’azione che si fa mediante un certo accomodamento del Vangelo o dei costumi cristiani, a usanze e culture di un popolo, ma una conseguenza del mistero dell’Incarnazione. Nel tempo moderno vediamo il formarsi di una cultura che non integra più il Vangelo. È la cultura dello sviluppo e del progresso scientifico e tecnico, completamente slegati dai fondamenti cristiani. Una cultura che ha creato un unico spazio mondiale nel quale vive tutta l’umanità. La cultura africana non è una cultura tecnologica, come non lo è la cultura asiatica, anche se africani e asiatici tendono allo stesso sviluppo. Ma hanno valori diversi e idee diverse. Queste diverse culture e tradizioni, se non partecipano allo sviluppo tecnologico non possono sopravvivere, si perdono. Ciò che può creare un’unità mondiale di carattere non tecnico è il Vangelo. Una convivenza di tante culture nell’unico mondo. Il Vangelo può far sì che culture diverse entrino in un dialogo fra loro che le fa sviluppare e cambiare. Ma non in una uguaglianza solamente esteriore, ma in un dialogo nell’unica verità e nell’unico sistema di valori cristiani. Così possiamo salvare l’unità e possiamo anche salvare la pluralità. Questa è la sfida di oggi. Se come cristiani non lo facciamo abbiamo perso una chance, non affrontiamo una sfida storica che ci è data in questo momento. Inculturazione vuol dire prendere sul serio quei valori e quelle tradizioni umane che sono dovunque, non per farne un museo, non per un relativismo in cui ciascuno possa vivere, ma per creare un dialogo nella verità. Verità che non può essere imposta ma offerta liberamente. La nuova evangelizzazione è ‘nuova’ in quanto non esiste più la cultura cristiana. Nello stesso senso dev’essere un’evangelizzazione anche di quelle culture che finora non hanno avuto un serio incontro con il cristianesimo. E con quale forza questo può succedere se non con quel ‘farsi uno’ dell’amore che è il medesimo amore con il quale Cristo ha assunto la nostra carne, la nostra natura umana, ed è diventato uno di noi? L’amore che ha portato Gesù ad incarnarsi ci deve spingere a ‘farci uno’ con tutte le culture, senza perdere l’unicità e l’autenticità del Vangelo. La spiritualità dei Focolari, che essendo vita riesce ad unire al di là delle frontiere e dei limiti delle singole culture, costituisce anche un legame fra le culture. È come un liquido che, proprio perché è una vita, si assimila a tutti i tipi di cultura. Se noi viviamo il Vangelo allo stato puro e, con un amore che si fa vuoto di sé, perdiamo le nostre radici culturali per ‘farci uno’ non solo con il singolo prossimo ma anche con la sua cultura, allora anche lui può essere attivo e dare ciò che ha in sé, e offrire i suoi tesori trasformati e purificati dal vivere il Vangelo, valori che nello stesso tempo illuminano e fanno capire il Vangelo. In questa luce bianca del Vangelo, posso vedere la luce dell’altro e dare a lui la mia luce e la mia cultura. Così non facciamo una strada a senso unico: vivendo nel medesimo mondo, diamo e riceviamo la cultura e il Vangelo dell’altro, e diamo la nostra. E l’altro fa lo stesso, in un dinamismo d’amore che è la Buona Novella del Vangelo, quella che Gesù ha portato sulla terra. Per farci vivere già in questo mondo la cultura del Cielo. (Sintesi a cura del teologo tedesco Wilfried Hagemann, biografo di mons. Klaus Hemmerle). (altro…)
«Sebbene siano tante le sfide che il paese caraibico ha davanti a sé, mi è sembrato che l’Economia di comunione (EdC) sia fatta proprio per Cuba», ha confidato John Mundell, imprenditore EdC degli USA a conclusione della giornata dello scorso 29 aprile a L’Avana. Erano presenti una trentina di persone tra cui esponenti di gruppi locali di formazione al “cuenta propismo” (lavoro in proprio), membri di team di scambio su nuove proposte economico-sociali, economisti, imprenditori, commercialisti e persone interessate al tema. Oltre al citato imprenditore di Indianapolis, membro della Commissione Internazionale EdC, c’era anche una rappresentanza dall’Italia: Gaetano Giunta e Steni di Piazza della MECC (Microcredito per l’Economia civile e di comunione), Francesco Tortorella e Francesco Marini del Settore Progetti di AMU (Azione per un Mondo Unito). Nel saluto di apertura il nunzio, mons. Giorgio Lingua, ha ricordato l’invito che il Papa rivolse ai giovani, nella sua visita all’Isola nel settembre 2015: «Vivere “l’amicizia sociale”, per essere capaci di discernere insieme come attuarla ed aiutare gli altri a vivere per il bene comune». Secondo Paola Monetta, una delle organizzatrici dell’evento, «parole molto appropriate, visto che eravamo insieme cristiani e non credenti formatisi nelle fila del socialismo, tutti mossi dal desiderio di vivere uno stile di vita di comunione». Dopo una panoramica sull’Economia civile, si è presentato il progetto dell’Economia di comunione, con le novità e le sfide che propone, mettendo la persona al centro dell’agire economico, e in particolare chi è nel bisogno. Le esperienze degli imprenditori EdC presenti, hanno dimostrato che, «pur tra le difficoltà, è possibile portare avanti uno stile di impresa di comunione, rispettando i parametri di produttività insieme a quelli del rispetto per l’ambiente, mentre nel contempo si può diventare “generatori” di reciprocità e di comunione, dentro e fuori l’impresa».
Temi certamente importanti, anche in vista di promuovere possibili alternative alle offensive del capitalismo, specie nella congiuntura attuale che vive Cuba. Le esperienze di MECC e AMU nel campo dei progetti sociali di cui si rendono promotori in tutto il mondo, hanno aperto nuovi orizzonti lasciando spazio ad un dialogo importante e fruttuoso. «L’incontro si è rivelato quello che voleva essere: un moltiplicatore di reciprocità e di esperienze di comunione ed un incubatore di idee e nuove proposte», afferma Paola Monetta. E John Mundell: «Sulla via del ritorno ero sull’aereo insieme a molti uomini e donne d’affari americani, invitati singolarmente per viaggi “people to people”, tutti intenti a parlare delle opportunità di business che si stanno aprendo a Cuba. Se sono in un aereo pieno di capitalisti americani – mi sono detto – questa volta l’EdC si sta muovendo al momento giusto!». Prossimo appuntamento: novembre 2016. «Con l’obiettivo di coinvolgere – concludono –anche chi vuole costruire sinergie con noi a favore della comunione, con lo sguardo verso un mondo più giusto e unito». (altro…)
In Slovacchia (Jasná – Demänovská Dolina) 550 giovani provenienti da varie parti del mondo – tra loro anche un gruppo di 50 ortodossi – si trovano per approfondire i temi della Giornata Mondiale della Gioventù. Dove: Hotel Grand, Demänovská dolina 72, Liptovský Mikuláš, Slovacchia Arrivo: 31 luglio 2016 sera Partenza: 5 agosto 2016 dopo colazione Quota di partecipazione: 180€ Età dei partecipanti: dai 16 ai 30 anni Info: postgmg2016@focolare.org (altro…)
“Leggete le Beatitudini, vi farà bene”, aveva detto papa Francesco ai giovani radunati a Rio de Janeiro nel 2013, ed è proprio sul percorso delle beatitudini che i partecipanti alla GMG si stanno preparando all’appuntamento, incastonato nel Giubileo della Misericordia, in una terra che – per via di Suor Faustina e di Giovanni Paolo II – al culto della Divina Misericordia è molto legata. Tra gli eventi principali la Messa di Apertura (26.07), la Cerimonia d’Accoglienza col primo incontro con il Santo Padre (28.07), la Via Crucis con la Croce delle GMG (29.07), per poi arrivare al cuore della GMG: la Veglia con il Santo Padre (30.07) e la Messa Finale (31.07). Ma ad arricchire il programma ci sono anche le catechesi in diverse lingue, e il Festival della Gioventù, in cui per quattro serate la dimensione spirituale si coniuga con quella artistico-culturale. Anche i giovani del Movimento dei Focolari stanno dando il loro contributo nella preparazione della GMG, e in particolare con un evento inserito nella cornice del Festival che si svolgerà il 27 luglio 2016 a Cracovia, al Club Sportivo Plaszowianka ul. Stroza-Rybna 19 (Fermata del tram 50, 20, 11). Per chi desidera poi approfondire l’esperienza della GMG alla luce della spiritualità dei Focolari, si continua con una Scuola post GMG in Slovacchia (Jasná – Demänovská Dolina) con 550 giovani provenienti da varie parti del mondo, tra loro anche un gruppo di 50 ortodossi.

Livio Bertola
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Der 20. Todestag der Mönche von Tibhirine wurde irgendwann im April „diskret“ begangen, so hieß es, in Anwesenheit von Familienangehörigen und mit einer Wallfahrt nach Algier. Niemand kennt den genauen Todestag, niemand kennt die Mörder. Die Botschaft der Mönche, ihre gelebte Freundschaft mit den muslimischen Nachbarn bleibt ein Zeugnis, gerade heute. Ihr Kloster wurde auch nach dem Mord nicht aufgegeben, und jetzt gibt es Anzeichen, dass dort bald wieder eine religiöse Gemeinschaft einziehen soll. Wer noch einmal nachlesen will, was damals geschehen ist, dem empfehlen wir unser Buch „Die Mönche von Tibhirine“ von Iso Baumer; wer das Vermächtnis des Priors Christian de Chergé vertiefen will, der findet Beeindruckendes in einem Buch, das nun bereits in der fünften Auflage vorliegt: „Den Brunnen tiefer graben“. Bekannt wurden die Mönche von Tibhirine auch durch den vielfach preisgekrönten Film „Von Menschen und Göttern“, den Sie ebenfalls gerne bei uns bestellen können. Vergal Neue Stadt E-Book[:]
Proprietà e lavoro e senso del sacro, la sofferenza e la morte, fino ai processi sociali di riconciliazione, ai percorsi dell’educazione e della comunicazione: sono tra gli argomenti toccati in questi anni, ciascuno con i relativi Atti pubblicati in più lingue. Nel 2013, nell’edizione precedente a quella odierna, si è poi voluto dare spazio a scoprire chi è la persona in Africa. Adesso si intende passare dalla dimensione della persona all’intreccio delle relazioni familiari, consci che in Africa non si può mai prescindere dalla famiglia. Quali le caratteristiche dell’11ª edizione? «Su questo vasto argomento della famiglia – investigando su che cos’è il matrimonio nella cultura Tswana, Zulu, Kikuyo, e ancora in quelle del Burkina Faso, Costa d’Avorio, Congo, Angola, Nigeria, Uganda, Burundi, Camerun, Madagascar… – si sono individuate due direttrici prioritarie di approfondimento» – spiega ancora Maria Magnolfi – «il ruolo uomo-donna e l’istituzione del matrimonio come alleanza e poi la trasmissione dei valori nella famiglia, una tematica che a conclusione della scuola sulla persona era già venuta in grande rilievo. Quali valori? La condivisione, l’accoglienza, la partecipazione, il rispetto per gli anziani quali “depositari di sapienza”, la prontezza a condividere subito secondo le necessità, anche rischiando». Quale il significato della scuola per l’inculturazione? La sua importanza per l’incontro tra le culture africane, e tra queste e le culture extra-africane? Raphael Takougang, focolarino camerunense, avvocato, così lo spiega: «Chiara Lubich nel fondare la Scuola per l’Inculturazione durante il suo viaggio in Kenya nel maggio 1992 ha toccato l’anima del popolo africano. Ha dimostrato di capire l’Africa più di quello che si può pensare. Il suo non è stato solo un atto formale, ma frutto di un amore profondo per un popolo e le sue culture che la storia non sempre ha valorizzato. Da più di vent’anni ormai, “periti” africani, esperti di Sacra Scrittura e del Carisma dell’Unità lavorano per mettere in luce quei Semi del Verbo contenuti nelle varie culture del continente, prima per metterli in luce agli stessi africani, che imparano così a conoscersi ed apprezzarsi di più. In effetti, la diversità e la ricchezza di quelle culture vengono più in rilievo. Poi è un contributo per rendere meglio noto il popolo africano finora poco conosciuto oltre le guerre e le carestie. Il patrimonio culturale che si è via via costituito narra della presenza di Dio nel vissuto quotidiano di quei popoli e può essere un contributo notevole nel dialogo tra i popoli in questo mondo che sempre più sta diventando un “villaggio planetario”». (altro…)
Progetto MilONGa = Mille ONG in azione, per offrire a giovani over 18 l’opportunità di cimentarsi, da protagonisti, nei cantieri di sviluppo sociale delle periferie del mondo. L’iniziativa è promossa dal Movimento dei Focolari in dialogo con altre organizzazioni umanitarie nel territorio, nel rispetto delle diversità, puntando ad una cultura inclusiva e fraterna. Per la sua attuazione, i Focolari mettono a disposizione le proprie strutture presenti nei 5 continenti e la loro esperienza nell’ambito dei rapporti internazionali, offrendo ai giovani l’opportunità di diventare promotori di pace e di dialogo, in uno sforzo costante di costruire ponti fra individui, popoli e culture. Altro obiettivo è quello di sviluppare nei giovani quelle competenze trasversali capaci di renderli parte attiva all’interno del proprio gruppo e in grado di influenzare i processi decisionali e gli stili di vita nei rispettivi contesti sociali. Si tratta una forma di “volontariato interculturale” che, cercando di capitalizzare il patrimonio acquisito con i numerosi progetti sociali nel mondo, dà modo alle nuove generazioni di allenarsi, da protagonisti, nei processi di cambiamento. Un’occasione per imparare a misurarsi – nello stile della reciprocità – con i differenti contesti culturali; mettere in moto l’esercizio della cittadinanza attiva; sviluppare le proprie competenze relazionali e di leadership. Tutto questo sempre nel confronto con gli altri attori del progetto, in un percorso di crescita non individuale ed isolato ma insieme.
La prima fase prevede destinazioni in paesi dell’America Latina e Caraibi, per allargarsi poi anche in altre aree dove sono presenti attività di sviluppo socialmente inclusivo adatte all’accoglienza. I giovani potranno trascorrere periodi da uno a sei mesi, accompagnati da volontari e tutors locali. Nel portale United World Project è possibile prendere visione delle località dove si potrà svolgere il servizio volontario e scaricare il pdf per l’iscrizione. Successivamente i coordinatori regionali prenderanno contatto con gli iscritti per un’intervista e per valutare con loro una proposta personalizzata che prevede anche una formazione preliminare (svolta in collaborazione con AMU, ONG dei Focolari); attività non formali di teambuilding e networking; e presentazione delle realtà associative che li accoglieranno sul posto. Raggiunta la meta, dopo un breve periodo di training riguardo il contesto locale, i giovani inizieranno il periodo stabilito di volontariato, durante il quale sono previste anche visite culturali, partecipazione ad eventi internazionali ed attività di svago. Per l’Europa l’ente preposto alla selezione ed invio dei volontari è New Humanity, per l’area Ispanoamericana è Sumá Fraternidad e per il Brasile Sociedade Movimento dos Focolari. Gustavo Clariá Per saperne di più: Sito web: http://www.milongaproject.org/ Porfilo facebook: https://www.facebook.com/milongaproject/?fref=ts Contatta: Maria Chiara Humura (mariachiarahumura@gmail.com) (altro…)

Maria Voce e Jesus Moran vengono accolti al loro arrivo in Kenya da alcuni rappresentanti della comunità di Nairobi. Foto © Verônica Farias – CSC Audiovisual
Il tema della partecipazione politica nelle Filippine, soprattutto tra le fasce giovanili, è sempre stato un punto chiave: negli anni il Movimento dei Focolari, cogliendo la necessità di formare le persone ad una partecipazione civica democratica per una ricostruzione equa del Paese, ha promosso attività di impulso all’impegno civile. E a pochi giorni di distanza dalla tornata elettorale, dal 12 al 14 maggio, è in corso un appuntamento animato da giovani e ragazzi dei Focolari, nell’ambito di Run4Unity , con l’obiettivo dichiarato di rafforzare i legami sociali. Si chiama, in dialetto locale, “DULA NAPUD TA Bai”, che significa “Giochiamo, amico”, abbreviato “DULA TA Bai”. «L’evento – scrive Joops Miranda, uno dei giovani organizzatori – ha lo scopo di creare coscienza che ciascuno può essere un catalizzatore del mondo unito; vuole rinforzare le relazioni interpersonali così come aiutare a costruirne di nuove; mira a incoraggiare il dialogo tra giovani di diverse comunità sugli argomenti di attualità in un ambiente dove ci si possa anche divertire! Speriamo di raggiungere questo scopo attraverso le molte attività sportive e ricreative. E questo sottolinea il nostro fine ultimo, che è quello di unire le persone di differenti origini etniche, nazionalità, fedi religiose per… diventare una famiglia». E
dove ha origine l’idea di DULA TA BAi? È sempre Joops a spiegarlo. Nell’estate 2014, insieme ad altri amici, si chiedono come non “sprecare” un’altra estate davanti al computer, alla play, sul proprio tablet. E la scintilla nasce così, chiacchierando: perché non passare un’intera giornata (che poi sono diventati tre giorni) con vari tipi di attività fisica? Tutto quello che può essere fatto insieme, all’aria aperta, invitando tutte le comunità vicine? Due mesi dopo si ritrovano in 200, da varie parti delle Filippine.
Basket, pallavolo, atletica leggera, calcio, freesbe, e la popolare “Amazing race” (una corsa), sono gli ingredienti sportivi che comporranno DULA TA Bai, per finire con una serata dal titolo “U-Nite”: musica e storie da condividere. Ma, trattandosi del secondo appuntamento, i giovani si sono chiesti come evolvere: «l’innovazione del pensiero e dei processi gioca un ruolo vitale nel nostro approccio al “che tutti siano uno” (Gv, 17-21)», spiega Joops. Così abbiamo istallato uno spazio per approfondire il tema della coscienza ambientale (Pagkabana Kalikupan). Cerchiamo di rispondere all’appello di papa Francesco nella Laudato Si’ che ci ricorda il grido di Madre Natura, e contribuire così ad un’ecologia integrale. Un’ecologia cioè, come spiega il Papa, che non si concentri solo sulla natura, lasciando da parte l’umanità e i suoi bisogni. Ma che includa un’ecologia “umana”. Vorremmo quindi, seguendo questa linea di pensiero trasmettere agli altri giovani il valore del prendersi cura l’uno dell’altro (partecipando alle attività sportive, culturali, musicali e artistiche) e dell’ambiente». Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
L’incidenza delle Religioni nelle relazioni internazionali, un ruolo chiave nella promozione di forme organizzate di collaborazione internazionale. Lo scenario politico e sociale internazionale è oggi in profonda trasformazione. L’attentato alle Torri Gemelle, la globalizzazione, l’emergere di nuovi giganti economici hanno ridisegnato il quadro geopolitico mondiale. In tale contesto gli analisti di politica internazionale guardano con sempre maggiore interesse alle religioni come ad un elemento chiave. Alcuni importanti processi che vedono coinvolti come attori importanti le religioni infatti ne hanno determinato la riapparizione sulla scena pubblica: come elemento talvolta problematico (ad esempio la rivoluzione islamica in Iran, l’11 settembre 2001 e la minaccia del terrorismo di Al Qaeda) o come straordinaria risorsa per il ruolo sempre più rilevante nella promozione di forme organizzate di collaborazione internazionale. L’Autore, grazie anche ad una ampia e lunga esperienza diplomatica, offre una lettura originale, approfondita e ben documentata dell’incidenza delle religioni nelle relazioni internazionali attuali. Ulteriori informazioni su Citta’ Nuova Online
Il Festival per la pace conclude in Ecuador la Settimana Mondo Unito, expo di azioni fraterne promossa dai giovani del Movimento dei Focolari. Il racconto di Francesco Ricciardi, della delegazione internazionale che ha percorso le strade del paese latino americano, in un’esperienza in cui è emersa fortemente la vocazione comunitaria dell’America del Sud. «Strumenti tradizionali e moderni si uniscono per dar vita ad una festa. Sul palco, si susseguono giovani dell’Africa, dell’Asia, dell’Europa, delle Americhe… Insomma, oggi tutto il mondo è presente a Quito! “Anche nella distruzione delle scorse settimane – ci dice Juan Carlos – abbiamo visto generarsi una catena di generosità e solidarietà”. Sul palco si susseguono tante esperienze concrete del dopo terremoto. Jesús, ad esempio, racconta: «Quando abbiamo visto le prime immagini, ci siamo resi conto della gravità dei danni. Con alcuni amici abbiamo organizzato una raccolta di beni di prima necessità, lavorando dalla mattina fino a notte fonda, per amore dei nostri fratelli e sorelle». Continua Natalia: «Ci siamo diretti nei luoghi devastati dal terremoto per rispondere a questo grido di dolore. All’inizio non era chiaro come poter essere di aiuto. Ho capito, che potevo amare ascoltando, per accogliere il dolore di chiunque incontravo». David racconta che «ho visto mani disinteressate che non hanno tardato un solo secondo a donare cibo, acqua, medicine, denaro; e mani che, anche se non avevano niente, si sono messe a disposizione per aiutare. Ho assistito ad un Ecuador frantumato da disperazione, paura, fame e sete; ma ho anche visto volti di gioia, la soddisfazione e la speranza di ricevere un aiuto disinteressato. Ho lavorato a fianco di persone che si sono lasciate tutto alle spalle: il lavoro, gli studi e le proprie famiglie per aiutare chi aveva perso tutto. Ho potuto guardare da vicino la bontà degli ecuadoriani e non solo».
Momenti artistici rendono la festa ancora più gradevole e preparano ad accogliere le tante testimonianze. Melany racconta: «Quando ho iniziato a cantare nel coro universitario, ho capito che per guadagnare un posto nel gruppo i miei compagni non esitavano ad offendere ed insultare. Un giorno ho deciso di condividere le canzoni che avevo scritto. È stato il primo passo. Da allora, tutto è cambiato. Anche altri hanno cominciato a condividere tanti talenti nascosti che, finalmente, potevano mostrarsi senza timore! Il rapporto tra tutti è migliorato moltissimo. L’8 maggio 2015, abbiamo organizzato un concerto di musica latino americana con l’obiettivo di trasmettere il valore della fraternità». Giorgio e Lara, giovani libanesi che, seppur in mezzo ad una delle più sanguinose guerre della storia, trovano la forza per amare tutti: «La guerra in Siria ha causato più di 6,5 milioni di rifugiati nello stesso Paese e 3 milioni sono fuggiti verso i Paesi vicini. Nonostante ciò, centinaia di manifestazioni sono state organizzate in tutto il Medio Oriente per raccogliere fondi e beni di ogni genere e testimoniare insieme, cristiani e musulmani, che l’unità è possibile. Concerti, feste, veglie di preghiera hanno trasformato la paura in speranza, l’odio in perdono, la vendetta in pace. Tante famiglie, pur se con poche risorse economiche, hanno accolto i rifugiati iracheni. In Siria molti ci hanno detto che “l’amore vince tutto, anche quando sembra impossibile”». David e Catalina, presentano le “Scuole di Pace”, iniziativa promossa in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia: «L’obiettivo è quello di creare spazi di formazione teorica e pratica per approfondire la relazioni con se stessi, con gli altri, con il creato, con gli oggetti e con la trascendenza. La fraternità universale può creare una politica al servizio dell’uomo; un’economia basata sulla comunione; un’ecologia in equilibrio: la Terra casa di tutti». Una realizzazione concreta dello United World Project. Il festival dell’inculturazione si conclude con Samiy, giovane indigeno della comunità Kitu Kara: «Abbiamo vissuto una settimana nella quale abbiamo sperimentato che è possibile portare la fraternità, l’unità, la solidarietà e la pace nella nostra vita, nel nostro ambiente ed in tutto il nostro pianeta. L’umanità è viva; il nostro impegno è personale, ma possiamo farcela solo se ci sentiamo parte di una comunità. Oggi abbiamo assistito alla bellezza della diversità e alla ricchezza delle culture». La gioia, ormai, è incontenibile. E così, durante le canzoni conclusive, ci si trova a ballare tutti nell’arena! Giovani e adulti, bambini e ragazzi. Tutti a far festa e gioire. Ma non è gioia effimera, è consapevolezza che siamo in tanti, un popolo che vuole fare dell’Amore la propria bandiera. E come dicono Lidia e Walter «questa non è una conclusione. Questo è solo l’inizio!». Fonte: Città Nuova online (altro…)
In questo periodo per tutto l’emisfero sud – in prossimità della festa di Pentecoste – come anche in alcune chiese evangeliche del nord, su invito del Consiglio ecumenico delle Chiese insieme alla Chiesa cattolica si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, sul tema “Chiamati ad annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio”. Il Movimento dei Focolari, insieme ad altri, in varie parti del mondo, è attivo nel lavoro di preparazione di momenti di incontro e riflessione tra i fedeli, con i rappresentanti delle varie chiese, e di azioni comuni tra le chiese locali a sostegno dei più svantaggiati. Così, ad esempio, a Rosario (Argentina), dove l’anno scorso si è raccolta una somma a favore di un posto di accoglienza notturna per persone senza casa. O in Cile, dove si sono trovate insieme le autorità ecclesiastiche: il cardinale di Santiago, l’arcivescovo della Chiesa siro-ortodossa, la vescovo luterana e numerosi pastori e dirigenti di movimenti e comunità cristiane. La settimana di preghiera è anche punto di partenza per altre attività durante l’anno.
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«“La storia di una famiglia è solcata da crisi di ogni genere”. Esordisce così papa Francesco, nell’accingersi a parlare della crisi di coppia in Amoris Laetitia (AL 232 e segg.), intercettandone con grande realismo i vari passaggi. Pagine che sembrano raccontare la mia storia. Di me, bambino di 5 anni, che la guerra rende orfano di padre e di prospettive. Di me, giovane, che nell’amore di una ragazza ritrova un soffio di vita nuova e una speranza di felicità. Di me, uomo, deluso e rimasto solo. Ma anche il racconto di una comunità che accoglie e che salva. Terminati gli studi nautici e imbarcato sulle navi della Marina Mercantile, in una licenza conosco Mariarosa e sboccia l’amore. Un sentimento così grande che non ammette distanze. Per lei lascio il mare. Il nuovo lavoro ci porta a vivere lontani dalle nostre famiglie, dagli amici, dalla vita di sempre. Tutto l’universo è circoscritto a noi due avvolti nel sogno: sia io che lei puntiamo sull’altro ogni aspettativa di felicità. Tutto fila fino a che le nostre diversità, dapprima attraenti, iniziano ad infastidirci. Fino ad apparirci inaccettabili, fino a non riconoscerci più e a convincerci di aver sbagliato persona. E con amara delusione dobbiamo ammettere che il sogno è finito. E con esso il nostro matrimonio. Ci lasciamo. Mi ritrovo solo, nella casa vuota, in preda a rabbia e disperazione.
Il 5 maggio 2016 The Associated Church Press (Florida) ha attribuito alla rivista Living City – periodico del Movimento dei Focolari pubblicato in Hyde Park (New York) – due prestigiosi premi giornalistici. Sulla base di tre numeri dell’annata 2015 (febbraio, aprile e ottobre), per la categoria “Best in Class – Riviste nazionali/internazionali per un pubblico vasto”, Living City ha ottenuto una menzione d’onore (subito dopo due famose testate: Christian Century e Sojourner), per “l’uso coraggioso del colore sulle copertine e le foto a piena pagina”. Riguardo ai contenuti, sono stati apprezzati gli articoli scritti in prima persona che, a parere della giuria sono fra i più coinvolgenti. Incoraggiante anche il commento: “Prospettive uniche, sempre in sintonia con il fine della rivista: una pubblicazione originale e interessante”.
Il Premio di Eccellenza è stato assegnato invece per la categoria “Reportage e Articoli: interviste (tutti i media)”, all’articolo “La pace attraverso il perdono”, pubblicato nel numero di Living City del dicembre 2015. E’ stato scritto da Jade Giacobbe a seguito dell’incontro con Rahel Muha il cui figlio di 18 anni nel 1999 è stato assassinato. I giudici così si sono espressi: “Sarebbe stata una storia straziante se non fosse stata raccontata nell’ottica del perdono. Qui la madre dà una forte testimonianza: una storia di grande impatto e descritta molto bene. Che fa capire come attraverso il perdono, anche dal male può scaturire il Bene”.
Susanne Janssen
L’articolo che ha vinto il premio: https://livingcitymagazine.com/peace-through_forgiveness
[:zh]https://vimeo.com/162393008 旁述:這是一個關於友誼、福音的宣講、幫助窮人和宗教和文化交談的經歷。普世博愛運動剛慶祝傳入亞洲50周年。企業家、大學生、政治家、家庭等作出他們的見證,說明了普世博愛運動的團體於50年前在亞洲開始了卑微的旅程。 Silvio Daneo: 某日下午,我已在候機室準備飛往亞洲;經過不同的手續後,我終於安靜地坐下來,我記得那天是2月16日下午3時,這刻跟50年前離開前往亞洲的時間完全一樣。這樣自然地發生,因為沒有計劃過。回想50年前,重溫那些時刻,真的非常特別。 旁述: 1966年2月16日,盧嘉勒派遣Guido Mirti又叫Cengia 和Giovannna Vernuccio,與其他三位年輕的核心成員把嶄新的合一靈修帶到菲律賓群島和整個亞洲大陸。 Silvio Daneo: 我們飛往菲律賓的時候,正是越南戰爭的高峰期。我們也不知道菲律賓在哪裡,但如果有人說在越南附近,人人都可想而知。之後,越戰持續了十年。……誰知可能一去不回……所以要離開盧嘉勒,離開這裡,真的不容易。 ……我有幸陪伴Cengia,作他的口和耳朵,因為他不懂英語。我只好不斷地說兩種語言,就這樣我在他身邊15年。 Giò Vernuccio: 我們住在一座小房子,絕對沒有買任何東西。隔壁的那位婦人借給我們三張椅子。有三、四個月我們沒有冰箱。那裡的天氣,轉瞬間一切都變壞。 ……我們有點金錢,是人家給我們的。可是不能想到要買什麼,因為周圍的人也沒有。盧嘉勒來到這裡,她給我們確實了這一點,她說:因為他們是如此,你們也必須這樣。……當然理想開始在窮人中傳播,如奇蹟般一樣,很多有錢的人也認識這理想。他們給了我們很多東西,我們便與窮人分享。於是,有錢的人與窮人分享;窮人與有錢的人也分享他們心裡所擁有的。我們運用他們給的金錢進行探訪,所以理想到達南韓和日本。 ……我們有一張亞洲的地圖,貼在門內側,當我把門關上,便看到整個亞洲。總之,亞洲很大……真的不容易……我有過與螞蟻和蜘蛛的歷險,或者貧窮的、水災、地震,都發生在這些島嶼上,但這些人很堅強,用仁愛覆蓋一切。(圖像) Silvio Daneo: 最近,一位記者指出普世博愛運動在亞洲取得巨大成就的原因,正因為這種不強加人意、不施教、不期待,但只付出……用我們的慣語,就是打成一片,即同理心,空虛自己,準備交談。 ……50年前,沒有人想像到今天是如此。這些事實都見證了真理,為歸光榮於上主,同時更能從正面去看事情。(音樂與掌聲) [:]
https://vimeo.com/162040307 (altro…)
«Sentivamo forte l’esigenza di calarci nelle ferite della nostra città. Siamo stati coinvolti da Patrizia, insegnante e collaboratrice della rivista Città Nuova, che stava scrivendo un libro sui minori figli di detenuti e aveva appena conosciuto il comitato Break the Wall. Si tratta di 7 detenuti che, tra le varie attività della sezione, si stavano impegnando per consentire ai bambini di avere qualcosa di più del freddo incontro negli stanzoni dei colloqui. Volevano realizzare delle feste, degli eventi per far divertire i bambini e lasciar loro un bel ricordo dei padri da cui vivono separati. Tra noi e i detenuti del comitato, le educatrici e la direttrice della sezione si è subito instaurata una fiduciosa collaborazione. Il primo incontro con i detenuti è avvenuto nel Natale del 2014. Ci colpì, entrando, l’ordine della polizia penitenziaria di lasciare tutto prima di varcare la soglia del cancello: si riferivano agli oggetti personali, per motivi di sicurezza. Ma per noi suonò come un richiamo simbolico, come una spinta a lasciarci dietro tutti i pregiudizi. I detenuti erano increduli che tanti giovani potessero spendere un sabato mattina lì per loro. Da quella festa è iniziato un percorso più che di volontariato, di rapporto vero e profondo costruito con i detenuti stessi. Qualcuno, sentendoci parlare di ciò che facevamo, ci diceva che ci voleva un grande coraggio. Per noi, invece, si trattava di avere fiducia nell’altro, anche se ha commesso un crimine; speranza che si può cambiare e ricominciare. Ricordiamo la gioia di quel detenuto felice di poter investire i suoi talenti in qualcosa di legale, pur non traendone profitto, come accadeva invece con le attività illecite. Per lui che non ha figli, lavorare per i bambini, lo faceva sentire pieno e soddisfatto. L’anno scorso ci siamo incontrati con i detenuti del comitato, per progettare un nuovo evento. Una loro lettera di ringraziamento ha confermato l’entusiasmo e la gioia di quell’incontro, in cui abbiamo potuto sederci insieme, come se non fossimo in una stanza interna alle mura di un carcere. E anche fare merenda insieme, sì, perché ci hanno accolto calorosamente, come si fa con dei vecchi amici. Ormai ci chiamano “i ragazzi del comitato esterno”. In quell’occasione si sono aperti raccontando gli effetti concreti della detenzione sulla vita quotidiana. Ad esempio, ci dicevano che chi è in carcere non riesce più a mettere a fuoco lo sfondo; gli occhi devono riacquistare la capacità di guardare lontano, avendo perso l’abitudine a guardare l’orizzonte. Uno di loro ci ha salutato con un messaggio:“Ai giovani dico di continuare a dedicarsi a queste attività, perché spesso chi sta dentro ha bisogno solo di vedere che dall’esterno c’è un interesse verso i nostri problemi, per avere una seconda possibilità. Spesso il carcere taglia i ponti e l’abbandono crea dei mostri. Per questo da parte mia vi ringrazio”. Nel marzo scorso, per la festa del papà, abbiamo organizzato dei giochi e attività con cui abbiamo animato mattinate o pomeriggi. Mezze giornate così semplici, hanno permesso a quelle famiglie, solitamente divise, di vivere dei bei momenti insieme; e a quei bambini di conservare dei bei ricordi nell’ambito dei rapporti tanto delicati e difficili con i loro papà. Alcuni dei nostri amici erano presenti alla visita che Papa Francesco ha fatto al carcere il Giovedì Santo dello scorso anno, hanno partecipato alla celebrazione della S. Messa e ci hanno raccontato dell’emozione vissuta. È stato per loro un momento prezioso. «Il carcere – ci dicono spesso –, toglie le emozioni oltre che la libertà». Ma in questo tempo forse qualcosa è cambiato: c’è la gioia di incontrarsi e di collaborare senza pregiudizi. In loro abbiamo scoperto il volto di Gesù prigioniero, di Gesù emarginato. Ogni volta, andando via dal carcere di Rebibbia, sentiamo di aver imparato il coraggio di voler cambiare, di ammettere i propri sbagli, di ricominciare. Sperimentiamo l’amore personale di Dio e della sua immensa Misericordia». (altro…)
Programma del viaggio in sintesi:
Nell’Anno della Misericordia, le Consacrate che aderiscono al Movimento dei Focolari indicono una settimana di esercizi spirituali nella cittadella di Loppiano, al Centro di spiritualità “Casa Emmaus”. «Le Consacrate avranno anche la possibilità di approfondire il proprio carisma alla luce della spiritualità dell’unità – dichiara la responsabile, suor Antonia Moioli – e in questo contesto potranno vivere la reciprocità dei carismi, crescendo dell’essere costruttrici di ponti verso tutti coloro che incontrano». Dépliant invito (altro…)
Lucetta Scaraffia e Giulia Galeotti dialogano con la storica Anna Foa e don Sergio Massironi della diocesi di Milano. Introduce e coordina: Andrea Possieri, storico – Università di Perugia. All’Independents’ corner (Pad.1) – ore 11. La Chiesa è una istituzione maschilista? Le donne nei Paesi cattolici si sono veramente emancipate più tardi (sempre che si siano emancipate davvero)? Come si è evoluto nel tempo il rapporto tra la Chiesa e il mondo femminile? Le sante sono così docili e remissive, lontane dal nostro quotidiano, come l’iconografia cristiana le rappresenta? Quale è stata la vera novità prodotta dalla rivoluzione sessuale? Il pontificato di Francesco riuscirà a valorizzare e a dare più spazio alla presenza femminile? Domande provocanti, forse impertinenti, alle quali Lucetta Scaraffia e Giulia Galeotti – autrici del libro “La Chiesa delle donne” (Città Nuova) – proveranno a rispondere in dialogo con la storica Anna Foa e don Sergio Massironi. Per una riflessione seria e schietta sull’universo femminile in Occidente e in Italia, in particolare. Città Nuova editrice è presente al Salone del Libro 2016 – Pad. 3 stand R76
«Rassegnazione e stanchezza non appartengono all’anima dell’Europa; le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità», ha affermato papa Francesco alla consegna del Premio Carlo Magno avvenuta lo scorso 6 maggio. Se per buona parte degli europei il 9 maggio significa celebrare l’integrazione, l’unità e la pace in Europa nella ricorrenza della dichiarazione di Schuman del 9 maggio 1950, all’origine dell’Unione europea, per altri invece segna l’avvio del periodo di privazione di diritti sotto l’Unione Sovietica, iniziato con la dichiarazione di vittoria di Stalin sulla Germania il 9 maggio 1945. Questa la storia con cui il processo innovatore di integrazione osato dall’Europa deve confrontarsi ancora oggi, dopo sessant’anni. Ed è sulle contraddizioni insite in questi paradigmi culturali e sociali che attraversano i popoli dell’Europa, che nell’attuale contesto di crisi si pone la domanda: è ancora valida e attuale l’esperienza europea? Gli europei vogliono ancora stare insieme? Per Pasquale Ferrara, diplomatico, studioso e docente di Relazioni Internazionali e di Diplomazia, «la visione europea dell’integrazione, cioè mettere insieme non tanto le sovranità ma le volontà politiche di diversi paesi per governare congiuntamente fenomeni che sfuggono al controllo dei singoli stati, rimane una grande intuizione». Attraverso l’integrazione «l’Europa dimostra che il multilateralismo può avere ancora oggi un valore aggiunto se non è più lo stato il centro dell’attenzione, ma la funzione politica che esso svolge, vale a dire rispondere ai bisogni dei cittadini in un mondo globale e transnazionale».
«Un’Europa capace di stare insieme e di riscoprire in questo modo cosa può fare di più e di meglio per il mondo». Così Maria Voce riassume la prospettiva del Movimento dei Focolari nel prendere parte ai processi in corso in Europa. Un esempio di questo impegno è “Insieme per l’Europa”, nel quale convergono oltre 300 Comunità e Movimenti di chiese cristiane, una rete che agisce con obiettivi condivisi in funzione del continente, promuovendo una cultura di reciprocità attraverso cui singoli e popoli possono accogliersi, conoscersi, riconciliarsi, sostenersi vicendevolmente. «“Insieme per l’Europa” non è fine a sé stessa, ma ha una natura squisitamente politica, nel senso più nobile del termine: si adopera per il bene di questo pezzo di umanità che è l’Europa, allo scopo di ravvivarne le radici e consapevole di dare anche un contributo al resto del mondo».
Dal 30 giugno al 2 luglio 2016 “Insieme per l’Europa” promuove a Monaco, Germania, un evento europeo di riflessione e di azione. Per due giorni, 36 tavole rotonde e forum permetteranno lo scambio di esperienze e di prospettive su altrettante tematiche riguardanti l’Europa. L’evento avrà la sua conclusione con una manifestazione pubblica in piazza il terzo giorno. Papa Francesco e il Patriarca ecumenico Bartolomeo I saranno presenti attraverso videomessaggi personali. Jean-Claude Junker, presidente della Commissione europea, e Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa, hanno accordato il loro patrocinio (http://www.together4europe.org/). «Nel momento in cui c’è più bisogno di Europa, meno l’Europa si mostra all’altezza di queste sfide», sostiene Ferrara in riferimento alla mancanza oggi di figure politiche con una visione di ampio respiro. E conclude: «Ma forse guardiamo nella direzione sbagliata? Forse pensiamo che ci vogliano uno o più leader politici e invece dobbiamo fare più calcolo della società civile, puntando di più sui giovani e sulla loro creatività sociale e politica, sulla loro capacità di immaginare il “Vecchio” continente come un continente “nuovo”». Fonte: Comunicato stampa Servizio Informazione Focolari (altro…)
E
ra l’estate del 2013, e dalla condivisione tra un gruppo di ragazzi di Roma nasce l’idea di fare qualcosa per frenare il proliferare del gioco d’azzardo. Sempre più capitava di vedere anziani e giovani incollati davanti alle slot machine, presenti in moltissimi bar. Negli ultimi anni, nonostante la crisi economica, l’offerta e il consumo di azzardo in Italia sono cresciuti vertiginosamente: gli italiani spendono 85 mld all’anno e le slot macchine di ultima generazione sono più di 50.000, gli “azzardopatici” stimati sono circa 800.000. Vediamo come l’azzardo stia devastando le nostre città, impoverendo il tessuto sociale, creando solitudine e isolamento. A guidare l’esponente crescita dell’offerta di azzardo c’è una visione dell’economia in cui importa il solo profitto delle multinazionali del settore, con il consenso da uno stato che vede in esso la possibilità di guadagnare. Davanti a questo scenario desolante quel gruppo di ragazzi romani si è domandato cosa poter fare… e da lì è nata l’idea di premiare quei baristi che hanno scelto di non avere l’azzardo nel proprio locale, andando a fare colazione in massa nei loro bar: facendo quindi uno Slotmob. Inizialmente si pensava di proporlo a Roma e Milano, ma l’idea semplice e concreta ha affascinato diverse persone dal nord al sud della penisola. In questi due anni e mezzo sono stati realizzati 120 slotmob, che hanno visto la partecipazione di più di 10.000 persone, mettendo in rete più di 200 associazioni. Si sono creati così rapporti tra realtà molto diverse tra loro, creando spazi di incontro e conoscenza, ritessendo quel legame sociale che l’azzardo aveva disgregato. «A Roma abbiamo concentrato le nostre forze su una zona soprannominata la “Las Vegas” di Italia – racconta Maria Chiara –. In poco tempo si è creata una rete che coinvolge 7 associazioni locali, che si occupano di azzardo sotto diversi profili. È nato un rapporto sincero, non privo delle difficoltà dal lavorare insieme. Così è partito il progetto “Non Azzardiamoci”, che vede coinvolte alcune scuole della città. Parlare con i ragazzi del potere delle nostre scelte e di come possiamo cambiare una realtà ingiusta a partire da noi, non è affatto facile; ma è davvero importante costruire un mondo più giusto e coinvolgere i giovani in questo processo di cambiamento».
«Nell’esperienza Slotmob – continua – stiamo incontrando tante persone, tante storie, che ci fanno capire quanto l’azzardo sia una ferita aperta nella nostra società. Durante uno di questi slotmob, un signore che ci aveva aiutato ad organizzare i giochi con i ragazzi, prende il microfono e ci racconta la sua esperienza in quanto assiduo consumatore di azzardo. Ci dice:“La mia vita è fatta di luci ed ombre e quello che mi spinge a giocare d’azzardo è la solitudine, ma oggi che vedo tutti voi qui non mi sento più solo. Quindi mi impegno a non giocare più d’azzardo e se mi doveste trovare davanti ad una slot machine, siete autorizzati a riprendermi ricordandomi questa promessa che vi faccio oggi”». «Se guardiamo indietro – conclude Maria Chiara – abbiamo raggiunto risultati impensabili: sono state bloccate due leggi che avrebbero ridotto i poteri dei sindaci nella limitazione dell’azzardo; abbiamo ottenuto il divieto parziale di pubblicità in televisione ed una maggiore attenzione dei media sull’argomento. Siamo consapevoli che la strada è ancora lunga, vogliamo che la pubblicità dell’azzardo sia vietata totalmente e vogliamo che si rimetta in discussione la possibilità di affidare la gestione dell’azzardo alle multinazionali. Per queste ragioni il 7 maggio saremo in più di 40 piazze in tutta Italia, per ribadire il nostro Sì ad un’economia diversa, premiando quei bar che hanno detto no all’azzardo». (altro…)
«Carissimi Giovani per un mondo unito, so che è desiderato un mio messaggio che concorra anch’esso alla riuscita della Settimana mondo unito. Quale l’argomento che desidero trattare? Non posso sceglierne uno migliore di questo: la vostra finalità: il mondo unito. Ma, possiamo parlare di mondo unito? E’ prevedibile un mondo unito, cosicché l’attenzione, che vi possiamo dare e le forze, che vi spendiamo, possano concorrere a raggiungere veramente un giorno tale obiettivo? O è utopia la nostra, irrealizzabile e fantasiosa, come qualcuno può pensare? Viviamo in un tempo in cui segnali indicatori di una direzione del mondo verso questo obiettivo non mancano. Anzitutto la convinzione che l’unità è un segno dei tempi. E ciò vuol dire che coloro che hanno particolari attitudini e competenze per scrutare il tempo in cui viviamo dicono che nel mondo si sta andando verso l’unità. Ne ho parlato io stessa più volte, e forse qualcuno lo ricorda, ma esaminandone soprattutto l’aspetto religioso. La tensione però all’unità, in questo tempo, non è solo in tale campo, è anche in quello politico. A parte l’ONU cui convergono quasi tutti gli Stati del mondo, vi è in Africa, ad esempio, l’Organizzazione Unione Africana e cioè l’organizzazione di tutti i Paesi africani. In Asia vi sono varie associazioni di stati come: l’Organizzazione della Conferenza Islamica che comprende 53 paesi musulmani; e l’Associazione Economica Sud-Est Asiatico; e altre. In America ricordiamo l’Organizzazione degli Stati Americani (del Nord, Centro e Sud America), e il Sistema Economico Latino-Americano. In Europa la Comunità Economica Europea Centrale che comprende anche i Paesi dell’Est, e l’Unione Europea. C’è inoltre su questo tema il pensiero di molti saggi del mondo, di culture diverse; sarebbe bene conoscerlo. Ma qui in Brasile, da dove vi faccio questo messaggio, non ho la possibilità di averli sottomano. Trovo solo qualche pensiero degli ultimi Pontefici che, perché persone sante, oltreché autorevoli, dicono cose che possono interessare tutti nel mondo. Sia Pio XII che Giovanni XXIII che Paolo VI hanno pensieri simili a questi. Paolo VI, nella Populorum Progressio, dice: “… chi non vede la necessità di arrivare progressivamente a instaurare un’autorità mondiale in grado d’agire efficacemente sul piano giuridico e politico?” Il Papa attuale così si è espresso nel nostro Genfest ’90: “Davvero questa sembra la prospettiva che emerge dai molteplici segni del tempo: la prospettiva di un mondo unito. E’ la grande attesa degli uomini di oggi, la speranza e, nello stesso tempo, la grande sfida del futuro. Ci accorgiamo che verso l’unità si sta procedendo sotto la spinta di un’eccezionale accelerazione”. Carissimi giovani, voi aspirate, voi lavorate per un mondo unito. E che cosa fate? Attività, che possono anche apparire piccole e sproporzionate, anche se significative nell’intenzione, di fronte all’obiettivo che vi siete proposti. Forse, quando sarete più avanti nell’età, qualcuno di voi potrà pure lavorare direttamente nei vari organismi orientati al mondo unito. Ma penso che – se tutto ciò sarà utilissimo – non sarà né questo né quello che vi contribuirà in modo decisivo. Sarà piuttosto offrire al mondo, in questo processo verso l’unità che lo investe, un’anima. E quest’anima è l’amore. Dovete scatenare attorno a voi, in tutti i Paesi in cui vivete, la rivoluzione dell’amore. Oggi non è più sufficiente fare della beneficenza o dell’assistenza, anche se attraverso essa si dà per amore. Oggi occorre “essere l’amore” e cioè sentire con l’altro, vivere l’altro, gli altri e puntare all’unità secondo la nostra spiritualità di fuoco, ormai accesa qua e là, anche per opera vostra, in tutto il pianeta. Lo affermava ancora Giovanni Paolo II, sempre al Genfest ’90: “Siate consapevoli – e ve lo ripeto – che la via verso un mondo unito… è fondata sulla costruzione di rapporti solidali e la solidarietà ha la sua radice nella carità” (nell’amore). Costruire, dunque, rapporti di unità che hanno la loro radice nell’amore. E dovete vivere questo amore anzitutto fra di voi. E così arrivare a realizzarlo con molti, molti, in ogni luogo che frequentate: fra il popolo, ad esempio, fra coloro che ne regolano i destini, nelle istituzioni, nelle organizzazioni piccole e grandi del mondo… Dovunque. Allora sì che le intenzioni di chi le ha messe in piedi, raggiungeranno lo scopo. E si lavorerà veramente per un mondo unito. Coraggio, allora, giovani per un mondo unito. Seguite il più affascinante e splendido ideale che ci può essere sulla terra. E non siete soli! Lo sapete voi, che vi onorate del nome di cristiani, perché, se così agite, Cristo è fra voi. Lo sapete voi tutti, di ogni pensiero e credo, che l’unità fa la forza. E allora avanti: cominciate o continuate, con l’entusiasmo che vi caratterizza, con la determinazione che non vi manca. Io, noi tutti, siamo con voi… per la vittoria finale. Quando Dio vorrà. Ma chi raccoglierà, se non c’è chi semina? A voi questo compito, nell’attuale momento della storia, che, in fondo, fa intravedere non lontano il fine per cui vivete». Chiara Lubich (altro…)