16 Ott 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Hanno per protagonisti giovani e ragazzi, famiglie, professionisti, operai, dirigenti, religiose, sacerdoti, che affrontano col Vangelo le situazioni del quotidiano e le sfide della società. Un popolo che crede, vive, muove, coinvolge, nel rispetto delle convinzioni e dell’esperienza altrui, consapevole che ogni persona può dare un contributo alla grande famiglia umana”. Così viene presentato il libro, edito da Città Nuova, a cura di Chiara Favotti. Pubblichiamo, come piccolo ‘assaggio’, una delle storie raccolte in “Una buona notizia, gente che crede, gente che muove”.
«Sono africano e sto studiando nel Nord Italia. Qualche tempo fa avevo letto su una rivista un articolo, in cui l’autore diceva che una “notte” sta pervadendo la cultura occidentale in tutti i suoi ambiti, portando a una perdita degli autentici valori cristiani. Sinceramente non avevo capito molto il senso di questo scritto, finché non mi capitò un fatto che mi fece aprire gli occhi. Era sabato pomeriggio. Alcuni ragazzi, miei vicini di casa, mi propongono di uscire con loro e di trascorrere una serata insieme. Vogliono fare qualcosa di diverso. Siamo in sei o sette. Per iniziare, andiamo a ballare in un locale. All’inizio mi diverto, mi dicono che ho la musica nel sangue, che so ballare bene. Ben presto però mi accorgo che intorno a me alcuni ballano senza alcun rispetto né per se stessi né per gli altri. Non ballano per puro divertimento, ma per lanciare messaggi ambigui. Dentro di me avverto una voce sottile, che mi chiede di andare controcorrente e di ballare con dignità e per amore. Dopo qualche ora, i miei compagni propongono di cambiare locale. Mi fido di loro, in fin dei conti sono miei amici, e accetto. Entriamo in un altro locale. Il tempo di rendermi conto dove sono, tra musica ad altissimo volume, luci psichedeliche e un odore acre che entra forte nel naso, e rimango subito sconvolto. Questa non è una normale discoteca, qui delle ragazze si prostituiscono. Sono molto deluso e arrabbiato. Senza dire una parola mi giro ed esco dal locale. Uno dei miei amici mi insegue. Mi insulta, mi dà del ritardato. Non gli rispondo. Passano pochi minuti, ne esce un altro, questa volta non per insultarmi, ma per darmi ragione. Infine un altro amico si sfila dal locale e anche lui mi dà ragione. Rimango sorpreso, avevo creato una catena di controcorrente. Senza aver parlato né degli ideali cristiani in cui credo, né di Dio, gli altri mi avevano visto e avevano capito. Passa qualche mese. Non pensavo più da un pezzo a quell’episodio. Un giorno un ragazzo, che era stato con noi quella sera, viene da me, mi dice di essersi pentito e di non voler più frequentare quel tipo di locali. Questa esperienza mi ha aiutato a capire più radicalmente la necessità di rischiare e di dire “no” a certe proposte». (Yves, Camerun) Hai anche tu una buona notizia da segnalarci? (altro…)
13 Ott 2012 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Spiritualità
L’11 ottobre 1962 Giovanni XXIII apriva il Concilio Vaticano II. Cinquant’anni dopo, la stessa data è scelta per una solenne commemorazione e per l’apertura dell’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI con la lettera apostolica Porta fidei “per riscoprire il cammino della fede” e “mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo” (n.2). Per il Movimento dei Focolari gli anni del Concilio coincidono con una particolare accoglienza della sua spiritualità tra cristiani di diverse Chiese. Già nel 1961 Chiara Lubich era stata invitata cinque volte in Germania per condividere la vita del Vangelo vissuto dal Movimento con fratelli e sorelle delle Chiese evangeliche. È l’anno in cui fonda a Roma il Centro “Uno”, la segreteria per l’ecumenismo del Movimento dei Focolari che nel 1962 promuove un primo incontro ecumenico a Roma. Ne seguono molti altri e il 9 giugno 1965, per la prima volta, un gruppo di evangelici–luterani viene nominato ufficialmente in un’udienza pubblica in San Pietro. Paolo VI dice tra l’altro: “La loro visita ci onora e ci reca gioia”. Gli evangelici parlano di un “profondo incontro in Cristo”.

1964: Il canonico Bernard Pawley con la moglie Margaret e figli in visita al Centro Mariapoli di Rocca di Papa, accolti da Chiara e alcune delle prime focolarine.
Nel suo agire ecumenico Chiara Lubich è stata sempre incoraggiata dal cardinale Agostino Bea– allora presidente del Segretariato per l’unione dei cristiani in Vaticano. Alcuni degli ‘osservatori’ inviati dalle varie Chiese al Concilio Vaticano II, vogliono incontrarla per approfondire la conoscenza della spiritualità dell’unità. Tra loro il canonico anglicano Bernard Pawley, che rimane colpito dalla forza rinnovatrice della spiritualità di Chiara, da lui definita come una “polla d’acqua viva, scaturita dal Vangelo”. È convinto che il ruolo del Movimento dei Focolari sia quello di fare da “ponte evangelico” sul quale anglicani e cattolici possano incontrarsi e si prodiga per farla conoscere. Nella seconda sessione del Concilio Vaticano II (1963), tra l’altro, organizza un pranzo con gli altri “osservatori” durante il quale Chiara incontra il teologo riformato Lukas Vischer del Consiglio ecumenico delle Chiese, con cui si avvia una lunga amicizia e ne segue un primo invito al CEC a Ginevra nel 1967. Si stabiliscono rapporti anche con altri rappresentanti, tra cui padre Vitalj Borovojdella Chiesa russo-ortodossa. 
Con il Patriarca Athenagoras a Istanbul
Sempre negli anni conciliari, Padre Angelo Beghetto, ministro provinciale dei Frati Conventuali di Oriente e Terra Santa, a Istanbul parla al Patriarca Atenagora I della spiritualità dell’unità che si sta diffondendo nelle varie Chiese. Prepara così i 25 incontri che dal 1967 al 1972 Chiara Lubich avrà con questo grande profeta ecumenico. Aggiorna Paolo VI e in seguito Giovanni Paolo II del suo agire ecumenico e viene sempre incoraggiata a proseguire. Nel 2004, in occasione del 40° anniversario della promulgazione della Unitatis redintegratio, il documento conciliare sull’ecumenismo, Chiara Lubich è invitata dal Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani a parlare della spiritualità dell’unità: «Avendo messo, a base della nostra vita e di tutti i nostri incontri fraterni, la mutua e radicale, continua carità – sottolinea –, Gesù era così presente in mezzo a noi da farci dire con san Paolo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” (Rm 8,35). “Nessuno potrà separarci” perché è Cristo che ci lega». E continua: «”Dialogo del popolo”, che non è un dialogo della base, che si contrappone o giustappone a quello dei cosiddetti vertici o responsabili di Chiese, ma un dialogo al quale tutti i cristiani possono partecipare. Questo popolo è come un lievito nel movimento ecumenico che ravviva fra tutti il senso che, essendo cristiani, battezzati, nella possibilità di amarci, tutti possono contribuire alla realizzazione del Testamento di Gesù». 
Chiara Lubich con l’arcivescovo Rowan Williams, Londra 2004.
Cinquant’anni dopo l’inizio del Concilio, tanti sono i frutti raccolti. Al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione e alla celebrazione del 50° dell’inizio del Vaticano II sono presenti i “delegati fraterni”, rappresentanti di quindici Chiese. Onorano i festeggiamenti Sua Santità il Patriarca Bartolomeo I e l’arcivescovo di Canterbury, il dott. Rowan Williams. Quest’ultimo è stato invitato a rivolgere la parola nell’Aula Sinodale. Nel suo intervento del 10 ottobre 2012 ha affermato: “Ci siamo abituati a parlare dell’importanza decisiva dell’ecumenismo spirituale”; ricordando inoltre che “l’imperativo fondamentale nella spiritualità di Chiara Lubich era di “diventare una cosa sola”, una cosa sola con il Cristo crocifisso e abbandonato, una cosa sola, per mezzo di lui, con il Padre, una cosa sola con tutti coloro che sono stati chiamati a questa unità e, in tal modo, una cosa sola con i bisogni più profondi del mondo”. 
Chiara Lubich con il Patriarca Bartolomeo I
Il Patriarca Bartolomeo I, alla fine della Messa di apertura dell’Anno della Fede l’11 ottobre in piazza San Pietro, ha evidenziato con forza: “Proseguendo insieme questo cammino, offriamo grazie e gloria al Dio vivente – Padre, Figlio e Spirito Santo – perché l’assemblea stessa dei Vescovi ha riconosciuto l’importanza della riflessione e del dialogo sincero tra le nostre ‘chiese sorelle’. Ci uniamo nella ‘speranza che venga rimossa la barriera tra la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente, e che si abbia finalmente una sola dimora solidamente fondata sulla pietra angolare, Cristo Gesù, il quale di entrambe farà una cosa sola”. Testimonianze, le loro, di come per un annuncio credibile del Vangelo di Gesù Cristo oggi, il mondo abbia bisogno di vedere cristiani uniti nel nome di Gesù, “affinché il mondo creda” (cfr. Gv17). A cura del Centro “Uno” segreteria internazionale dei Focolari per il dialogo ecumenico
Foto galleria (Area Stampa)
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11 Ott 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il Movimento dei Focolari accoglie l’invito lanciato oggi da papa Benedetto XVI, alla solenne celebrazione che ha aperto l’Anno della fede e che celebra il 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II: far risplendere la bellezza della fede nell’oggi del nostro tempo con quella stessa “tensione commovente” dei padri conciliari. Chiesa-comunione, applicazione del Vangelo nel quotidiano, dialoghi, comunione fra laici e sacerdoti, ruolo della donna, importanza del sociale, sono alcuni dei principi sviluppati dal Vaticano II, già in qualche modo presenti nella vita del Movimento dei Focolari dal suo nascere. “Le sfide tuttora aperte – afferma Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari – sono quelle di attuare quello che il Concilio ha voluto indicare e di far diventare più capillare la conoscenza dei contenuti e delle novità presenti nei documenti conciliari. La maturazione del laicato dovrebbe contribuire in modo considerevole nella preziosa opera di trasferimento dei principi del Vaticano II nella popolazione credente”. Maria Voce sta partecipando in qualità di uditrice alla sessione del Sinodo dei Vescovi su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. “L’umanità – afferma ancora Maria Voce – ha bisogno di incontrare Dio attraverso l’amore dei fratelli. È questa la via di evangelizzazione intuita da Chiara Lubich e fatta propria dai membri dei Focolari: un impegno vissuto nel quotidiano, a fianco delle persone, teso a realizzare sempre e ovunque la preghiera di Gesù al Padre, ‘Che tutti siano una cosa sola’, a fare cioè già in questo tempo, dell’umanità, un’unica famiglia”. (altro…)
11 Ott 2012 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Una celebrazione piena di «segni che evocano il Concilio», così mons. Rino Fisichella presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione ha descritto i vari momenti della celebrazione di inaugurazione del Sinodo e dell’Anno della fede, presieduta dal Papa, che si è tenuta giovedì 11 ottobre in piazza San Pietro. Il primo di questi momenti si è svolto con la lettura di brani delle quattro Costituzioni Conciliari, testi che hanno segnato i lavori del Concilio e il rinnovamento nella vita della Chiesa. In seguito, si è ripetuta la lunga processione che nell’immaginario collettivo riporta al 12 ottobre del 1962, con tutti i padri sinodali, insieme ai 14 padri che sono riusciti, nonostante l’età, a giungere a Roma, sul totale dei 70 ancora viventi. Come a chiusura del Concilio Paolo VI consegnò dei messaggi al popolo di Dio, quegli stessi messaggi conciliari sono stati consegnati da papa Benedetto XVI a personalità di tutto il mondo: ai governanti; agli uomini di scienza e di pensiero; agli artisti; alle donne; ai lavoratori; ai poveri, ammalati e sofferenti; ai catechisti e ai giovani. Tra questi ultimi, uno per continente, anche due giovani del Movimento dei Focolari: Chiara Azwaka (Congo) e Ivan Luna (Filippine). Alcuni numeri del Sinodo: 262 partecipanti (il numero più alto nella storia di tutte le assemblee), 103 Padri sinodali vengono dall’Europa; 63 dall’America; 50 dall’Africa; 39 dall’Asia e 7 dall’Oceania.
Significativa la partecipazione ai lavori di 45 esperti e di 49 uditori: uomini e donne che portano l’esperienza viva dei laici e che sono stati scelti tra tanti specialisti e persone impegnate nell’evangelizzazione in tutti e cinque i continenti. Tra gli ‘auditores’: Maria Voce (Movimento dei Focolari), Salvatore Martinez (Rinnovamento nello Spirito), Chiara Amirante (Nuovi Orizzonti), Franco Miano (Azione Cattolica), Marco Impagliazzo (S. Egidio), Enzo Bianchi (Bose). L’importanza dei movimenti ecclesiali come strumenti per la nuova evangelizzazione è stata sottolineata da mons. Rylko nel suo discorso dell’8 ottobre.
Significativa, inoltre, la presenza dei delegati fraterni di altre Chiese e comunità ecclesiali e il notevole contributo ecumenico, dato dalla partecipazione dell’arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, Rowan Williams, intervenuto il 10 ottobre per illustrare il tema sinodale dal punto di vista anglicano; e del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Al Sinodo ci sono tre invitati speciali: fratello Alois, priore di Taizé, con l’esperienza di evangelizzazione dei giovani in un ambiente ecumenico; il reverendo Lamar Vest, statunitense, presidente dell’American Bible Society; e Werner Arber, Premio Nobel per la medicina nel 1978, protestante, professore di microbiologia nel Biozentrum dell’Università svizzera di Basilea e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, che il 12 ottobre fornirà alcune riflessioni sul rapporto tra scienza e fede. Oltre agli speakers abituali nelle diverse lingue ve n’è uno di lingua araba. Questa decisione si colloca in continuità col recente viaggio del Papa in Libano e con la pubblicazione dell’esortazione postsinodale Ecclesia in Medio Oriente» Nello stesso giorno, si è ricordato l’apertura ufficiale del Sinodo e dell’Anno della fede in tutto il mondo. (altro…)
11 Ott 2012 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo, Spiritualità
La fede è un fuoco che tanto più cresce a quante più anime si apprende: chi se lo chiude in sé, rischia di soffocarlo, per mancanza di quell’ossigeno che è la carità, virtù espansiva, e non egocentrica. Non si è fatto tutto quando si ha la fede per sé; allora comincia il debito di darla ad altri. La religione nella coscienza nasce; ma non ci muore. Nasce, e si espande fuori. Chiudersela dentro, come in uno scrigno, significa comprimervi l’immensità di Dio e dell’amore, cioè compiere un’operazione di deformazione e limitazione; e ne segue un culto piccolo, a nostra misura, geloso del culto altrui; un tentativo settario di sequestrare pei propri usi la divinità. Al Gesù nostro si sostituisce il Gesù mio: la cattolicità si raggrinzisce a morte; la fraternità si viviseziona. Si diventa acattolici, senza accorgersene, adottando in pratica il principio dell’ognuno per sé e io per tutti, nel quale la solidarietà del Corpo mistico si scompone. Come se nell’organismo umano, una cellula o un organo agisse solo per sé, non allegato con gli altri. Ma, – e qui sta la forza della vera personalità, – il singolo non vive per sé; anzi vive il meno possibile per sé, e il suo progredire spirituale è un continuo rinunziare a sé, perché servendo gli altri serve Dio e se medesimo. Secondo il paradosso di Cristo, chi pensa più a sé, pensa meno a sé: avaro che muore di paura e di fame; più facile salvarsi mediante gli altri; ché la salvezza è data da Dio sulla regola delle opere dell’uomo, cioè delle prestazioni al prossimo, nelle quali attua la legge d’amore, legato, com’è, a Dio non solo dalla fede, ma anche dall’amore, che si traduce in atti; da una fede collaudata dai fatti, con cui sta verso Dio, non solo a tu per tu, ma anche in compagnia dei fratelli, come ogni figlio verso il padre, col debito della solidarietà. Una spinta in altezza lo conduce a Dio; una in latitudine lo conduce all’umanità: le due spinte non sono indipendenti, ma legate, come le due assi della croce, che s’incontrano sul cuore di Cristo; e quanto più una ascende, tanto più l’altra si dilata; più si ama Dio, più si cercano gli uomini, in ciascuno dei quali l’immagine di lui risplende. Tratto da Igino Giordani, Segno di Contraddizione, 1933 (Ed. Città Nuova, 1964- pp.272-274/ p.321) www.iginogiordani.info (altro…)