15 Mar 2023 | Centro internazionale, Sociale
Ad un mese dalle forti scosse di terremoto che hanno colpito Turchia e Siria, un breve report sui contributi raccolti dal Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari e uno sguardo su una prima fase di intervento avviata in Siria a febbraio, che si concluderà ad agosto. Il 7 febbraio 2023 il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari ha avviato una raccolta fondi straordinaria in sostegno della popolazione della Turchia e della Siria, attraverso le ONLUS Azione per un Mondo Unito (AMU) e Azione per Famiglie Nuove (AFN). Attualmente i contributi raccolti corrispondono a circa 580 mila euro e una prima rata di 100 mila euro è già stata inviata in alcune aree siriane colpite dal terremoto. L’intervento, nello specifico andrà in soccorso a circa 2.500 persone e raggiungerà indirettamente fra le 5.000 e le 10.000 persone nelle tre aree terremotate di Aleppo, Latakia e Hama. Ecco alcuni esempi di interventi che saranno portati avanti e che riguardano differenti azioni di assistenza: ASSISTENZA AI BISOGNI PRIMARI
– Fornitura di beni di prima necessità – cibo, coperte, medicinali, vestiti, ecc – alle persone sfollate e ospitate nei centri di accoglienza di fortuna (chiese, moschee…).
– Contributo economico alle famiglie più bisognose; fornitura di servizi medici e ausili per la mobilità post-ricovero, farmaci, sessioni di trattamento fisico e psicologico per persone colpite fisicamente e psicologicamente.
– Distribuzione di pacchi alimentari alle famiglie in condizione di insicurezza alimentare (in collaborazione con altre organizzazioni).
– Supporto economico ai piccoli artigiani per riacquistare o riparare equipaggiamenti e attrezzature perduti e riavviare l’attività lavorativa.
RIABILITAZIONE DELLE ABITAZIONI DANNEGGIATE DAL TERREMOTO
– Copertura dei costi dei sopralluoghi e degli esami di valutazione tecnica sulla stabilità degli edifici da parte di commissioni tecniche di ingegneri.
– Supporto economico alle famiglie per lavori di consolidamento delle fondamenta degli edifici e per la ristrutturazione delle abitazioni danneggiate.
– Copertura costi per l’acquisto di strumenti di lavoro degli artigiani (fabbri, idraulici, falegnami, elettricisti) affinché possano riprendere il loro lavoro nelle abitazioni danneggiate.
– Supporto economico per il pagamento delle spese di affitto per chi ha perso la casa o ha bisogno di una residenza temporanea a causa dell’inidoneità della propria abitazione.
SUPPORTO PSICOLOGICO POST TERREMOTO
– Copertura dei costi dell’assistenza domiciliare a persone anziane che vivono sole o rimaste sole.
– Realizzazione di attività e iniziative collettive per il supporto psicologico di gruppo, in particolare presso i centri temporanei di accoglienza.
– Realizzazione di laboratori di formazione al sostegno psicologico per fornire strumenti e metodologie a operatori e volontari attivi nel soccorso.
A cura di Maria Grazia Berretta
Vedi stralcio dal Collegamento – 11 marzo 2023 https://youtu.be/jpwMNGS4Dqo (altro…)
14 Mar 2023 | Chiara Lubich
Il 14 marzo 2008, 15 anni fa, Chiara Lubich concludeva la sua vita terrena. Qualche anno prima, in un Collegamento mondiale citava il breve ma intenso versetto del Salmo 15 (16) “Sei Tu Signore, l’unico mio bene” e invitava le comunità del Movimento nel mondo ad accostarsi a questa preghiera dandole centralità nella vita di tutti i giorni. Dire in particolari circostanze, con rinnovato slancio e totale adesione della mente e del cuore: “Sei Tu, Signore, l’unico mio bene”, è anche un’ottima preghiera. Tutti, infatti, ci accorgiamo che, non di rado, lavorando, scrivendo, parlando, durante il riposo o in quant’altro facciamo, può infilarsi qualche attaccamento anche lieve a noi stessi, a cose, a persone… E accettare ciò è un grosso guaio per la vita spirituale. Dice san Giovanni della Croce: “Che importa che l’uccello sia legato a un filo o a una corda! Per quanto sottile sia il filo, l’uccello resterà legato come alla corda, finché non riuscirà a strapparlo per volare. Lo stesso vale – continua – per l’anima legata a qualche cosa: nonostante tutte le sue virtù non perverrà mai alla libertà dell’unione con Dio” È necessario, perciò, in quelle circostanze, intervenire immediatamente, e niente aiuta di più – è una mia esperienza anche recente – che ridichiarare a Gesù Abbandonato: “Sei Tu, Signore, l’unico mio bene. L’unico. Non ne ho altri”. È una preghiera, penso, importantissima e assai gradita a Dio. Ci aiuta a non impolverarci con le cose terrene. E vivendola si resta impressionati – io lo sono stata e lo sono sempre – di come quell’aggettivo: “unico” – “Sei Tu, Signore, l’unico mio bene” – dia una solenne sterzata alla nostra vita spirituale, come ci raddrizzi immediatamente, quasi fosse sicuro ago della bussola del nostro cammino verso Dio. Questo modo di agire, poi, è molto conforme alla nostra spiritualità, in cui prevale l’aspetto positivo: si vive il bene e così se ne va il male. Non siamo tanto chiamati, infatti, a staccarci da qualcosa (noi stessi, le cose, le persone), ma a riempirci di qualcosa (l’amore a Lui nostro tutto). A noi non piacciono tanto i no, ma i sì. E questa preghiera: “Sei Tu, Signore, l’unico mio bene”, è un modo meraviglioso per vivere da veri cristiani che amano Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e non a metà. È una maniera sublime ancora per prepararci ad ogni incontro con Lui nelle sue ispirazioni quotidiane; così come al grande incontro con Lui quando, all’alba dell’eterno giorno, nel nostro cuore non varrà che l’amore a Dio e, per Lui, ai fratelli. “Sei Tu, Signore, l’unico mio bene”: quanta sapienza, quanta saggezza, quanta luce, quanta forza, quanto amore, quanta perfezione in queste brevi parole! Il Signore ci dia di sperimentarne tutta la loro potenza.
Chiara Lubich
(Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, Città Nuova, 2019, pp. 630-632) https://youtu.be/OhayzV1yzCA (altro…)
13 Mar 2023 | Centro internazionale, Chiesa
In occasione dei 10 anni di Pontificato di Francesco, Margaret Karram, Presidente dei Focolari, ha fatto giungere al Papa un messaggio a nome di tutto il Movimento, che pubblichiamo qui di seguito.
Santità, carissimo Papa Francesco,
mi unisco alle preghiere che si elevano da moltissimi punti nel mondo per ringraziare Dio per questi dieci anni in cui ha abbracciato la Chiesa e l’umanità facendosi portatore dell’amore di Cristo.
Grazie, Santo Padre, per questo tempo di luce, di coraggio, fede incrollabile e ascolto dello Spirito Santo, con cui ci chiama continuamente ad “uscire” dalle nostre case e comunità, per camminare sulle strade del mondo e condividere gioie e dolori con le donne e gli uomini del nostro tempo.
Ho ancora in cuore la gioia e la gratitudine per l’ultimo nostro incontro, il 24 febbraio scorso, quando ci ha ricevuti in udienza insieme ad alcuni moderatori di Movimenti ecclesiali e nuove Comunità. Ancora una volta abbiamo constatato la sua lungimirante sapienza e il suo realismo evangelico e devo dirle che le sue parole mi guidano e mi incoraggiano ogni giorno nel mio servizio alla Chiesa e alla fraternità umana.
Gli argomenti trattati con lei, Santità, saranno oggetto di riflessione e condivisione, in particolare la sua raccomandazione di essere testimoni coerenti, docili alle novità dello Spirito perché possa emergere la dimensione mariana della Chiesa e la ricchezza della donna nella vita ecclesiale, anche attraverso il contributo della vita dei Movimenti.
Ci senta con Lei, in ciascun punto del mondo in cui ci troviamo, a costruire la Chiesa, a dare la nostra vita affinché la pace torni dove non c’è e porti, come frutti, la giustizia e la riconciliazione tra i popoli.
Insieme alla nostra preghiera quotidiana, Le invio, anche a nome del Movimento dei Focolari, gli auguri più vivi per quanto desidera e per la sua salute.
Maria Santissima Le sia accanto con le sue materne consolazioni.
Con affetto filiale
Margaret Karram
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4 Mar 2023 | Chiesa, Focolari nel Mondo
Si è recentemente conclusa a Bangkok (Thailandia) l’Assemblea continentale asiatica per il Sinodo che ha definito il prezioso contributo del continente più vasto e popolato al mondo. Abbiamo intervistato Vanessa Siu-Wai Cheng, focolarina cinese presente all’evento. “Baan Phu Waan è il luogo dove si situa il grande centro di formazione pastorale dell’Arcidiocesi di Bangkok (Thailandia). Un posto bellissimo. Eravamo una ottantina presenti all’Assemblea continentale asiatica del Sinodo che si è svolta dal 24 al 26 febbraio 2023”.
Vanessa Siu-Wai Cheng, focolarina di Hong Kong, ci introduce in questa nuova fase continentale del Percorso Sinodale che riguarda l’Asia, un percorso che, come lo ha definito l’Arcivescovo metropolita di Tokyo (Giappone) Tarcisius Isao Kikuchi nella sua omelia di apertura: “Non è solo un evento passeggero da celebrare, ma piuttosto un cambiamento di atteggiamento dell’intero popolo di Dio per rendere la sinodalità la natura fondante della Chiesa.” Vanessa, quanti erano i partecipanti? Diciassette Conferenze episcopali e due Sinodi di Chiese di rito orientale in rappresentanza dei 29 Paesi della FABC (Federation of Asian Bishops’ Conferences) hanno inviato i propri rappresentanti a questo evento, che ha lo scopo di dare alle Chiese asiatiche l’opportunità di discutere sul percorso che porta al Sinodo tracciato da Papa Francesco. Abbiamo potuto condividere le nostre esperienze concentrandosi su vari temi e alcune problematiche che affliggono il continente. Si è parlato di sinodalità, processo decisionale, vocazioni sacerdotali, ruolo dei giovani, povertà, conflitti religiosi e clericalismo, con l’auspicio di poter procedere insieme in un vero cammino di crescista comunitaria. Con grande gioia era presente anche qualcuno della delegazione dalla segreteria del Sinodo, la commissione e la task force. Una testimonianza della disponibilità della Chiesa universale a camminare sul processo sinodale.
Quale è stata la metodologia di lavoro? Sono stati tre giorni intensi di comunione e lavori di gruppo. La metodologia è sempre quella della Conversazione spirituale. I vari input che abbiamo ricevuto sono stati molto importanti e stimolanti. In primo luogo, il Card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, ci ha portato il caloroso saluto del Papa e ci ha assicurato che non siamo stati dimenticati. Ha sottolineato che una Chiesa sinodale è una Chiesa di ascolto e di discernimento. Il successo del processo sinodale dipende dalla partecipazione del popolo di Dio e dei pastori. Dobbiamo essere molto attenti alle voci, soprattutto a quelle che agitano la Chiesa. Cosa ti ha colpito nello specifico? Un’impressione molto forte è stata fin dal primo giorno vedere che, ad ogni tavolo dove un gruppo lavorava, c’era una sedia vuota, in rappresentanza di coloro che non possono dare la loro voce e che non vogliono darla. Al centro del tavolo, una candela circondata da una corona di bellissimi fiori che veniva accesa a inizio giornata simbolo della luce dello Spirito Santo, necessaria per poter fare discernimento. Abbiamo fatto esperienza di conversione nell’ascoltare l’altro svuotandoci di noi stessi, tutti insieme: cardinali, vescovi, sacerdoti, religiose e laici. Un momento per poter andare in profondità, uscire dalla particolarità per poter arrivare, con uno guardo ampio, a
livello continentale. Li è avvenuta la trasformazione da l’”io” al “noi.” Inoltre, c’è da dire che l’Asia ospita molte religioni e anche le più antiche, quindi una delle caratteristiche degli asiatici è quella della spiritualità e della preghiera. Il programma era introdotto da 10 minuti di silenzio durante la discussione di un argomento e mezz’ora di preghiera nella cappella tra due sessioni di discernimento. Questi momenti di silenzio e di preghiera hanno davvero aiutato tutti i partecipanti a stare con Dio e in Dio per ascoltare la Sua voce sia individualmente che collettivamente. Quale secondo te la sfida maggiore? È stato meraviglioso stare insieme come Chiesa continentale contemplando la complessità e la varietà delle caratteristiche e sfide diverse e comuni. Il primo giorno mi sembrava un po’ ambizioso presumere di arrivare in tre giorni a una bozza che sarebbe servita per la formulazione dell‘instrumentum laboris per il Sinodo con precise priorità per il continente asiatico, ma si sente che lo Spirito soffia forte. Grazie al lavoro di un gruppo di redazione che ha preparato per noi la “draft framework”, una bozza di progetto in modo da risparmiarci il tempo di leggere tutte le relazioni ex novo, abbiamo potuto lavorare con calma e con un testo ben ordinato. L’ultima stesura del documento esprime un’unica sinfonia con molte voci che riecheggiano il sogno, le speranze, le aspirazioni e i dolori del continente asiatico.
A cura di Maria Grazia Berretta Foto: © Synodbangkok2023
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28 Feb 2023 | Dialogo Interreligioso, Ecumenismo
Il 1 febbraio 2023 il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari, ha avuto la gioia di accogliere la Rabbina argentina Silvina Chemen, amica di lunga data impegnata nel dialogo interreligioso. In un dialogo aperto e fraterno ha raccontato della partecipazione al Forum dei leaders religiosi in Indonesia (R20) svoltosi poco prima del G20 e di un pellegrinaggio in Terra Santa con un gruppo di ebrei e cristiani. “Se do uno sguardo a quella che è la mia vita, il mio impegno nel dialogo interreligioso, posso dire che tutte le strade cominciano qui, con il Movimento dei Focolari”.
Parole di estrema felicità, quelle che la Rabbina Silvina Chemen, in visita all’inizio di febbraio 2023 presso il Centro Internazionale di Rocca di Papa (Italia), ha pronunciato dinanzi ad una folta assemblea di persone desiderose di darle un saluto e porle qualche domanda. Argentina, di Buenos Aires, Silvina Chemen è professoressa presso il Seminario Rabbinico latino-americano e svolge il suo servizio nella comunità Bet-El fondata dal Rabbino Marshall Meyer. Il suo impegno nel dialogo tra le fedi è una scelta che radicalmente pervade la sua vita e che l’ha portata a conoscere profondamente il carisma nato da Chiara Lubich, condividendo il desiderio profondo del “ut omnes” lavorando intensamente in favore della pace e della fraternità universale. A novembre del 2022 Silvina ha partecipato all’R20, il Forum delle religioni in Indonesia, un momento storico che, alla presenza di tantissimi capi religiosi, ha definito a gran voce quanto le religioni possano davvero essere partner e aiutare alla costruzione di una società più pacifica. “Noi- afferma la Chemen- i religiosi del mondo, siamo parte della società e abbiamo tantissimo da offrire ad un mondo così ferito. È vero, in questo momento storico, a livello internazionale, politico e religioso, stiamo muovendo i primi passi verso un dialogo comune, ma dobbiamo fare un altro passo, guardando maggiormente a quelli che sono i problemi della gente comune”. È un cammino lungo ma che nel tempo, pazientemente, è capace di lasciar intravedere i frutti più belli, valorizzando le differenze l’uno dell’altro, custodendole, porgendo l’orecchio con interesse e guardando tutti verso un unico obiettivo. Così, ricorda Silvina, come è accaduto nelle prime esperienze di dialogo tra persone di diverse religioni che ha potuto vivere: “La mia tradizione, la tradizione ebraica, non è solo un insieme di precetti, rituali o una liturgia, ma si impasta con la quotidianità, con ogni istante della vita dell’uomo, i nostri comportamenti, azioni, con quello che siamo. È una cosmovisione di vita reale, per cui l’ebraismo non si vive solo dentro la Sinagoga, ma fuori. Essere comunità coese e testimoniare con la nostra vita: è questo quello che credo valga per tutti. Spesso si pensa che noi persone di varie religioni non siamo parte integrante della società e che dobbiamo vivere dentro le mura delle nostre comunità. Io penso invece che non possiamo perdere questa opportunità di parlare al mondo e di parlare di dialogo, di quello che abbiamo imparato con la nostra esperienza, non per convincere qualcuno, ma per piantare semi di bene, avere un’incidenza sulla realtà. Io sono innamorata di questa possibilità di leggere una religione con gli occhi dell’attualità. Siamo qui per scomodare i comodi e per sostenere gli scomodi. Quando uno si sente troppo comodo significa che è completamente scollegato dalla realtà, che per natura è scomodissima. Ecco, la nostra missione è scomodarci”.
Silvina ha da poco concluso un pellegrinaggio in Terra Santa, frutto di un percorso cominciato nella sua città, Buenos Aires, circa sette anni fa, dal nome “letture condivise”: “Ogni primo lunedì del mese ci siamo incontrati, ebrei e cristiani, per studiare i testi della Bibbia- racconta -. Uno spazio di verità e di conoscenza, che ha visto la partecipazione anche di un teologo cattolico, José Luis D’Amico, dell’ordine delle suore di Sion, un centro biblico di Buenos Aires. In alcuni momenti abbiamo avuto la gioia anche di avere tra noi dei fratelli mussulmani e abbiamo potuto leggere insieme la Torah, il Vangelo e alcuni passi del Corano. Questa esperienza ha portato ciascuno di noi ad avere un sogno: un pellegrinaggio in Terra Santa insieme per far rivivere i testi nel loro contesto di riferimento”. È così che dal 9 al 22 gennaio 2023, 45 persone, tra ebrei e cristiani cattolici, accompagnate da una guida israeliana, hanno vissuto questa esperienza davvero intensa: partecipare alla commozione gli uni degli altri nei posti che per ciascuno avevano un valore e comprendere il messaggio ultimo dei testi che si leggevano. “Ci siamo recati tra Gerico e Gerusalemme- racconta Silvina- nel luogo dove si racconta sia avvenuto l’incontro tra il buon samaritano e il moribondo, un testo che per noi ebrei è un po’ problematico, che potrebbe far passare gli ebrei come persone senza pietà, così come vengono descritti il levita, il sacerdote della parabola. Era importante confrontarci con questo testo in quel luogo, dare una lettura diversa e capire che la misericordia era la chiave di quella Parola così come si legge anche nell’ Ecclesiaste: meglio due che uno, perché se uno cade, l’altro lo aiuta (cfr. Ec 4,9-10). Subito dopo abbiamo fatto un esercizio, quello di parlare con qualcuno con il quale durante il viaggio non avevamo ancora parlato. È stato un momento davvero unico: avere l’opportunità di ascoltarsi, confrontarsi e trovare un messaggio comune. Non eravamo un “noi” e un “voi” separati, ma eravamo insieme. Un momento prezioso, direi anche profetico, di un mondo veramente unito”.
Maria Grazia Berretta
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