8 Ago 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Gli ultimi visitatori sono passati qualche giorno fa. Un pullman di giovani proveniva da Oporto, la seconda città del Portogallo, accompagnati dal vescovo. Erano giunti a Sassello, provincia di Savona, per visitare i luoghi di Chiara Luce Badano e conoscere come lei viveva il Vangelo nel quotidiano. Da settembre 2010, cioè dalla beatificazione, il paese dove la diciottenne è nata e vissuta è diventato progressivamente luogo di approdo dei percorsi giovanili da tante parti d’Europa e oltre. Lunedì 6 agosto si è avuta un’ulteriore – e davvero singolare – prova della fama che va lontano e di una santità universale, perché sono giunti tra i 1900 abitanti di questo centro a confine tra Liguria e Piemonte ben 65 tra vescovi, arcivescovi e cardinali da tante parti del mondo.
Ognuno di loro è venuto in un certo senso a testimoniare che l’esempio di Chiara Luce ha colpito tanti giovani delle loro diocesi (dal Brasile al Pakistan, al Madagascar), spettatori dell’efficacia con cui la beata sa parlare al cuore dei coetanei di ogni latitudine. Non è casuale, al riguardo, che la ragazza sassellese sia stata scelta tra gli “intercessori” della Giornata mondiale della gioventù 2013, che si svolgerà a Rio de Janeiro. Certo, questi pastori sono amici del Movimento dei focolari e vivono la stessa spiritualità che ha animato Chiara Luce. Ma sono proprio loro a riferire a Maria Teresa e Ruggero (i genitori) e a Maria Voce e Giancarlo Faletti (presidente e copresidente dei Focolari) che il raggio d’influenza della beata sin dall’inizio è andato molto oltre la cerchia dei Focolari. «Adesso arrivano tantissimi giovani da tutto il mondo – ha confermato la mamma –. È un susseguirsi di pullman. Tanti ragazzi che non credono vengono in casa, guardano, ascoltano, e quando lasciano la cameretta di Chiara si fanno il segno della croce, come per raccogliere la consegna di mia figlia». Anche i vescovi sono saliti in piccoli gruppi nella cameretta dove la giovane Badano ha patito ed è morta, in quel letto a due piazze trasformato in un altare per le sofferenze offerte e in una cattedra per l’esempio del dolore trasformato in gioia.
Lunedì era la festa della Trasfigurazione di Gesù ed il card. Ennio Antonelli, fino a poco fa responsabile del Pontificio consiglio per la famiglia, presiedendo la celebrazione eucaristica a conclusione della giornata a Sassello, ha indicato un tratto della santità della diciottenne Badano proprio «nella capacità di far vedere che la vita vince la morte, di mostrare la trasfigurazione della persona». Poco prima di morire aveva infatti esortato la mamma: «Sii felice, perché io lo sono». Tanti vescovi in una sola volta nella cittadina non si erano mai visti ed il sindaco Paolo Badano (cognome diffuso in paese) era ammirato ed orgoglioso dell’avvenimento, grato alla giovane concittadina, da lui definita, dopo aver letto il messaggio di saluto del presidente della Regione, Claudio Burlando, «la santa del sorriso». I vescovi si sono recati anche sulla sua tomba per «chiedere a Chiara Luce intercessione e protezione nel cammino di santità lungo la via della spiritualità dell’unità aperta da Chiara Lubich», come ha messo in luce il card. Miloslav Vlk, arcivescovo emerito di Praga.
Un momento dell’intera giornata è tuttavia apparso come un culmine, sia per i significati, sia per la simbologia. Doveva trattarsi di un breve saluto dei genitori Badano al folto pubblico di presuli seduti nel giardino dell’abitazione della beata. Il cielo era nuvoloso e spirava una leggera brezza. C’era timore nei due coniugi. I vescovi hanno posto domande (Che tipi di giovani vengono qua? Chiara Luce opera solo con i giovani? Come si formano i santi?) e gli interpellati hanno attinto alla sapienza della loro figlia, riportando episodi e frasi. Sono stati 45 minuti di catechesi di questa simpatica diciottenne. Quasi un preludio di quanto la ragazza intenda compiere in futuro qui nella sua terra. Al termine un caldo sole troneggiava nel cielo. «La Chiesaha ora un esempio molto attuale di cosa significhi vivere il Vangelo e l’amore cristiano – ha commentato l’arcivescovo di Bangkok, Tailandia, mons. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij –. Ma abbiamo visto anche che cos’è una famiglia cristiana e come si cammina nella vita della fede durante le prove, il dolore, la morte». Concordava l’arcivescovo di Pamplona, Spagna, mons. Francisco Pérez González: «Gesù si è manifestato ai piccoli e ai semplici. L’ho capito ancora una volta in Chiara Luce e l’ho visto riflesso nell’umiltà mostrata dai genitori». «Forse siamo davanti ad altri due santi, vista la semplicità e la sapienza dei coniugi Badano – ha voluto marcare il brasiliano card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata –. Chiara Luce ci mostra una vita realizzata all’insegna della gioia, trovata nell’accettazione dell’imprevedibile piano di Dio. Scegliendo l’amore ha centrato il cuore del cristianesimo. È una grande perché è rimasta una ragazza normale. Abbiamo bisogno di queste persone. I giovani che non vanno in Chiesa trovano in lei un esempio di normalità che porta a Dio e poi conduce alla Chiesa».
Prima dell’arrivo dei vescovi, Maria Voce aveva visitato per la prima volta la cameretta della beata e si era intrattenuta una trentina di minuti con i genitori. «La sento come una sorella per il carisma dell’unità che ci lega – ha confidato a Maria Teresa e Ruggero –: una sorella minore perché figlia del Movimento dei Focolari che ora presiedo; una sorella maggiore perché, correndo come gli atleti alle Olimpiadi, mi ha preceduta nella santità». Dall’inviato Paolo Lòriga (altro…)
16 Lug 2012 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Spiritualità
«Dove sta la bellezza di Chiara? È nella semplicità con cui lei si è messa a vivere il vangelo. Ha preso il vangelo e lo ha preso alla lettera e lo vive, tutto lì. Perché il cristianesimo, come diceva San Paolo ai Greci, non sta nella cultura ma sta nella vita, in alcune leggi della vita che sono molto semplici. Mi colpì sempre in Chiara la sua unione con Dio. Ecco, io non ho mai visto un fenomeno simile. Lei vive con Dio in ogni momento qualunque cosa dica, qualunque cosa faccia, dovunque sia. È riuscita a realizzare quello per cui siamo chiamati tutti, cioè di recuperare la nostra unità con Dio, l’unità che è stata spezzata dal peccato originale. È una creatura la quale qualunque cosa dica, qualunque cosa faccia è in armonia con la volontà di Dio. Perciò mi ricordo, quando si andava nei boschi dove si facevano le prime Mariapoli, coglieva un fiore e ne faceva l’interpretazione più bella, più sublime che si possa immaginare, perché ci vedeva l’opera di Dio: perché Dio ha fatto quella corolla, perché Dio ha fatto quelle foglie, perché Dio ha creato la natura così, perché Dio l’uomo ha fatto così. Dappertutto lei cerca la presenza dell’amore, di Dio». Igino Giordani, Loppiano 3 luglio 1974 (altro…)
19 Giu 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“La forte esperienza che l’Irlanda ha vissuto con questo Congresso Eucaristico è una grazia straordinaria che può far cominciare alla chiesa in Irlanda una storia nuova, e in questo siamo tutti protagonisti”, sono le battute finali di Maria Voce all’incontro aperto nella Royal Dublin Society del 16 giugno a Dublino. Poco prima, con Giancarlo Faletti, si erano incontrati con i ragazzi che concludevano nel Congresso Eucaristico il percorso di Run4Unity, portato avanti in particolare nelle scuole. “Qual è il vostro ‘segno matematico’ preferito?” – hanno chiesto i ragazzi. “L’uguale”, ha risposto Maria Voce, “perché in una famiglia, sorelle e fratelli sono tutti uguali”. Giancarlo Faletti ha preferito invece il segno ‘più’: “Ogni persona è un dono di Dio, su ognuno di voi c’è un piano di Dio, e questa è una cosa preziosissima”. Il programma continua con il pomeriggio aperto che vede riunite 300 persone – capienza massima della sala, e gli altri fuori – di cui oltre la metà sono volti sconosciuti ai focolarini irlandesi. Si presentano applicazioni concrete della spiritualità di comunione vissuta nel campo della famiglia, della scuola, della chiesa. Tutto inframmezzato da brani musicali. Ad ogni capitolo segue un momento di dialogo con Maria Voce e Giancarlo Faletti, su come mettere il Vangelo in pratica e rispondere alle molte sfide. “È più facile o più difficile amare il nemico quando si diventa grandi?” domanda una bambina. “Penso più facile – le risponde Maria Voce – perché Dio ha messo una fiammella nel nostro cuore, e la fiammella diventa più grande ogni volta che amiamo. I grandi sono molto aiutati quando vedono un bambino che ama”. Quando la parola va alle famiglie, il discorso tocca la crisi economica: “Come fare a vivere da cristiani di fronte alle difficoltà economiche di molti?”. Maria Voce ricorda l’esperienza di Chiara Lubich all’inizio dei Focolari, a Trento, nella miseria del dopoguerra. Mettendo in moto la forza dell’amore tra le persone, si arrivava a condividere anche i propri beni, o le proprie necessità. Vivendo la frase del Vangelo ‘chiedete e vi sarà dato’, chiedevano e ricevevano. Il problema di uno era il problema di tutti. Nell’amore Dio interveniva. “E questo fa sì che il lavoro e il benessere materiale non diventino un mito, ma un mezzo per amare di più e per far crescere la comunione fra tutti”. L’ultimo round è quello sulla Chiesa e il rapporto con l’autorità. Alla domanda su come vivere l’unità con la gerarchia ecclesiastica, anche di fronte agli scandali degli abusi e alle accuse di copertura, è Giancarlo Faletti a rispondere, ricordando che è l’autorità di Gesù a dover crescere in ogni cristiano. “È stato importante in questo ultimo periodo incontrarmi con molte persone segnate da questa difficile situazione nella chiesa. Ho sentito persone che si sentivano derubate del sacro, che avevano investito tutta la loro vita in un’esperienza di chiesa, e adesso si sentivano traditi. È come aver investito tutto il tuo capitale in una banca, e questa banca fallisce”. “Per me è un appello a vivere in modo più forte il Vangelo – continua –; questo ci consente un dialogo, un clima di amore, che permette anche a chi ha il ministero episcopale di servizio alla Chiesa, di esprimere ulteriormente le sue parole e di guidarne il cammino. L’autorità morale di Gesù vissuta nella Sua parola è di tutti”. Faletti indica l’esempio Santa Caterina da Siena: vissuta in tempi difficili della Chiesa, ha avuto un rapporto diretto col papa, spingendolo a decisioni forti. Ma lo ha potuto fare solo perché la santa ha lasciato “spazio a Dio nella sua vita”. Dall’inviata Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
16 Giu 2012 | Centro internazionale, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Un luogo di frontiera, Belfast, con il ricordo vivo di una divisione vissuta per anni: i reticolati, i muri, sulle vie principali teatro dei troubles, i disordini degli anni ’70/’90. Proprio sullo scenario di questa storia, dove la lotta politica si è mescolata alla lotta di religione, ha un grande impatto quanto vissuto in questo 14 giugno. Nella Cattedrale di Sant’Anna, cuore della Chiesa d’Irlanda (denominazione ufficiale della chiesa anglicana locale), sono circa 300 le persone che hanno risposto all’invito del reverendo John Mann, Decano della Cattedrale. È stato lui a proporre a Maria Voce di venire a Belfast, estendendo così i confini del Congresso Eucaristico. Erano presenti i leader delle 4 denominazioni cristiane maggiormente rappresentate nell’Irlanda del nord: il presidente Metodista, Rev. Lindsay; il vescovo anglicano di Connor (la diocesi in cui si trova Belfast), Rev. Abernethy; il già moderatore presbiteriano, Rev. Dr Dunlop – che tanto ha operato per la pace nell’Irlanda del Nord; il vescovo cattolico di Down & Connor, Mons. Treanor. Vederli insieme parlava da sé. Importante il patto solenne che hanno sottoscritto con l’impegno ad amarsi reciprocamente come Gesù stesso ci ha amato. Hanno chiesto la grazia dell’unità, di essere capaci di considerare i dolori degli altri come i propri e di condividere le gioie.
Questo “Patto dell’amore reciproco” è stato ripetuto da tutti i presenti. Parla di “sacramento dell’incontro” Ruth Patterson, ministro nella chiesa presbiteriana in Irlanda, per descrivere questo momento: “Mi è sembrato che quanto dicevano stava già succedendo. È un passo avanti verso la riconciliazione”.
Nel suo discorso, Maria Voce ha proposto di vivere una cultura della fiducia, come base per costruire rapporti di fraternità: “In questi giorni ho ascoltato tante storie, conosciuto molte persone. Tanti con le lacrime agli occhi sono venuti a dirmi il desiderio di ripartire da questa fiducia verso l’altro”. Per spiegare come promuovere questa cultura Maria Voce si sofferma su tre elementi, propri della spiritualità dell’unità – l’arte d’amare che si può scoprire nel Vangelo; l’amore reciproco che sboccia in un patto; e Gesù Crocefisso e Abbandonato, modello e chiave dell’amore – costellandoli di testimonianze sia dell’Irlanda che di varie parti del mondo
E come suona tra i presenti la ‘provocazione’ a convertirsi ad una cultura della fiducia? “È il modo per progredire oltre le barriere che ci siamo imposti e che troppo spesso ci circondano” – ha dichiarato il reverendo Mann. Conleth, 14 anni: “Noi giovani non siamo così condizionati dal passato, perciò possiamo vivere per primi la cultura della fiducia verso tutti e su questo costruire una società migliore. Come una fenice che rinasce dalle sue ceneri, vedo in questo una speranza per Belfast e per l’Irlanda del Nord”. “Parto di qui con una grande immensa gratitudine per chi per anni ha vissuto per questa speranza, per chi ha costruito ponti di carità, di rapporto – dichiara il copresidente dei Focolari Giancarlo Faletti. Certamente questa non è un’opera ancora conclusa, ma è un’opera profetica; questo è un luogo simbolo per l’Europa, per l’umanità”. Una di queste persone che ha già vissuto la cultura della fiducia è Gerry Burns. Con la moglie Mary, ad Armoy, un paesino nell’estremo nord dell’Irlanda, a partire dagli anni ’90 ha costituito un’associazione per unire le persone al di là della religione e della politica. Non si sono arresi di fronte alle difficoltà, né quando nel 2000 la loro sede è stata bruciata, né quando venivano visti come traditori dalla loro stessa comunità. Adesso il loro centro è ancora più grande, e le persone convivono pacificamente. Sono molti i progetti in corso. “Dalla spiritualità del focolare – racconta Gerry – abbiamo imparato non solo a superare le differenze, ma che possiamo beneficiare delle diversità”. Dall’inviata Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
11 Giu 2012 | Centro internazionale
(altro…)
11 Giu 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Partecipanti al 50° Congresso Eucaristico Internazionale (C) CSC Audiovisivi
Le attese su questi giorni irlandesi sono tante, ma forse non ci si aspettava che la prima giornata del congresso avesse un timbro spiccatamente ecumenico. E invece sì: è una delle caratteristiche più interessanti di questo 50° Congresso Eucaristico internazionale (Dublino, 10-17 giugno), promosso dalla chiesa cattolica, ma che – proprio per il suo tema principale, la comunione – registra un’apertura al dialogo vitale tra battezzati. Già nei giorni precedenti, durante il Simposio teologico (Maynooth, 6-9 giugno), il dialogo ecumenico era entrato in campo per la prima volta in un contesto simile. Hanno parlato esponenti di varie chiese, tra cui il Metropolita Emmanuel (Adamakis) di Francia, presidente della Conferenza Europea delle Chiese, e il Cardinal Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, intervenuto proprio sulla visione ecumenica della relazione tra Eucaristia e comunione ecclesiale.
È in questo contesto che si inserisce l’intervento di Maria Voce, tra i relatori della manifestazione. A precederla è il priore di Taizé, Frère Alois, che – ricordando la storia di Frère Roger Schutz, fondatore della Comunità – ha sottolineato come “la passione che riempie i loro cuori” è proprio l’appello a lavorare incessantemente per “l’unità del Corpo di Cristo”. A seguirla è invece il reverendo Jackson, arcivescovo anglicano di Dublino, con la liturgia della Parola e dell’acqua, per ricordare il comune battesimo. Le parole di Maria Voce sul tema della “Comunione in un solo battesimo” sono di testimonianza, a partire dalla propria esperienza di Vangelo, cominciata quando da giovane studentessa alla facoltà di legge, rimane affascinata da altri giovani che avevano trovato nel vivere le Parole di Gesù una via per la piena realizzazione. È l’esperienza iniziata da Chiara Lubich nel 1943, e che ha coinvolto milioni di persone in tutto il mondo, nella riscoperta del fascino di quelle parole. Cita Lutero, Maria Voce: “Dobbiamo essere certi che l’anima può fare a meno di ogni cosa, fuorché della Parola di Dio”. Parola, tramutata in vita, che dà testimonianza. Ne ha esperienza diretta la presidente dei Focolari, che ha vissuto 10 anni in Turchia, un Paese dove nonostante i segni esterni del cristianesimo fossero assenti, ha potuto “sperimentare la bellezza della famiglia che Gesù è venuto a comporre sulla terra. Nei 70 anni di vita dei Focolari si è sperimentato inoltre che questa spiritualità tipicamente comunitaria ed ecumenica lega chi la vive, in modo da sentirsi un solo popolo cristiano. È il dialogo della vita: “Non bastano le conclusioni e le prese di posizione anche avanzate tra i teologi, se poi il popolo non è preparato – afferma ancora Maria Voce, fino ad osare: Uniti da questa spiritualità, vorremmo essere lievito tra tutte le Chiese e contribuire ad accelerare il loro cammino verso la piena comunione anche visibile, anche eucaristica”. Anche il cardinale Ouellet – inviato da Benedetto XVI come suo rappresentante per questo congresso – ha affermato in questi giorni che il futuro della missione della Chiesa passa attraverso la sua testimonianza di unità e il suo dialogo con tutta l’umanità. E mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino e presidente del Congresso, ha rivolto un pensiero ai giovani irlandesi, aggiungendo che “la Chiesa in Irlanda è sulla strada del rinnovamento”. La giornata ecumenica dell’11 giugno prosegue con una serie di workshop, fra questi: “Il dialogo della vita in una nuova fase dell’ecumenismo”. Lo conduce Renate Komorek, del Movimento dei Focolari, con vari ospiti: Rev. Bronwen Carling, anglicana, due presidi dell’Irlanda del Nord, di una scuola protestante e di una scuola cattolica, che hanno fatto un lungo cammino insieme, membri dell’Arche, di Corrymeela e della comunità carismatica. Aggirarsi fra gli stand della Royal Dublin Society, fra i 20.000 partecipanti che sono passati in questa giornata fa proprio ripensare al “pezzo forte” che ci tiene insieme, per usare ancora le parole di Maria Voce: “L’amore reciproco vissuto, che permette la presenza di Gesù fra più cristiani uniti nel suo nome. Gesù fra un cattolico e un anglicano, fra un’armena e una riformata… Così la Chiesa oltrepassa in certo modo i confini degli edifici di culto e, nella piena comunione fra tutti, si fa più vicina all’umanità di oggi per rispondere a tutte le sue esigenze e domande con quelle risposte che solo il Vangelo può offrire”. Dall’inviata Maria Chiara De Lorenzo
(altro…)