9 Ago 2013 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Qual è la sua impressione sull’incontro del CELAM con Francesco, il primo Papa dell’America Latina? Cosa ci direbbe di questo incontro? Credo che sia stato storico. Oltre tutto, era anche la prima volta che un Papa si incontrava con l’intero gruppo della Coordinazione (tutti i vescovi di questo quadriennio e tutti noi che lavoriamo nella coordinazione). Questo incontro si potrebbe definire con due caratteristiche: paterno, perché il Papa agisce in nome di Pietro, come vescovo di Roma, dimensione paterna della Chiesa e, allo stesso tempo era fratello vescovo con i vescovi. Questo è ciò che ha detto che voleva fare e ha fatto. I suoi gesti e tutto quanto esprimeva andava in questa direzione. Inoltre, non si deve dimenticare che il papa è figlio dell’episcopato latinoamericano. Il suo è stato un discorso molto forte, ma pronunciato con paternità e fraternità, accentuando alcune cose che già viene dicendo, nelle quali, giustamente, ha messo in guardia da alcune tentazioni. Ha mostrato una fotografia delle realtà che esistono nella chiesa e, contemporaneamente, ha proposto un profilo, una figura di vescovo che sia servitore, paterno e materno insieme. Ha detto che la pastorale, se lui dovesse definirla, sarebbe Maria Madre, la Chiesa Madre. Ha parlato chiaramente anche dell’importanza della conduzione: è necessario che i vescovi guidino, ma non “imponendo”. Proprio questa parola ha usato. Propone ai vescovi la povertà come stile di vita, inoltre ha anche menzionato l’importanza che ha la povertà, in senso psicologico, per non avere una mentalità aristocratica. Credo che il messaggio che il Papa ha dato ieri ai vescovi presenti nel CELAM fosse di qualcuno che, conoscendo molto bene e dal di dentro la realtà, cammina con la Chiesa dell’America Latina alle sue spalle. Come dicendo: “posso dirgli questo e glielo devo dire!. Siamo indietro in alcune cose, ma andiamo avanti, miglioriamo, cambiamo, rinnoviamoci”. Ma il suo è stato anche un messaggio di molta speranza. Il Papa parla sempre di conversione. Dice: fissiamoci permanentemente nei processi di conversione. Io credo che tutto questo sia una grande testimonianza che Francesco sta dando all’umanità e cioè che nessuno nel cristianesimo può dare lezioni senza sottomettersi ad un processo di conversione. Quali sono le prospettive di ricezione del dopo questo incontro con il Papa?
Io credo che ci sia già stata una certa ricezione del Documento in questi anni, è evidente che tutta l’America Latina si è mobilitata. Il Papa ha senza dubbio risvegliato una sensibilità nuova per quanto è successo ad Aparecida. Speriamo che possa diventare sempre di più un “itinerario” percorribile da tutti i nostri popoli e che si facciano i passi che lì l’episcopato ha valutato e visto. Credo che il passo più importante che Francesco ci sta aiutando a fare sia giustamente quello di una profonda dimensione di conversione pastorale, cioè metterci tutti alla sequela di Cristo. Questo vuol dire assumere il Vangelo negli atteggiamenti, nei gesti, nei discorsi, in tutte le nostre pratiche e vuol dire la trasformazione della realtà. Se c’è qualcosa che questo papa possiede come un dono particolare è essere assolutamente cosciente che il Vangelo ci da una possibilità unica non solo di crearci una coscienza come buoni cristiani, ma anche di trasformare la realtà sociale, politica e culturale. Vorrebbe dirci qualcosa in più sul Papa in Brasile? Credo che il Papa abbia fatto un grande salto con i giovani, perché ha proposto loro l’Eucaristia e la preghiera come vie per seguire Cristo e, come terzo punto, ha indicato loro di aiutare il fratello. Io credo che questa sia la strada per i giovani e per tutta la Chiesa, poter lavorare per gli altri, per i fratelli, per coloro che sono in difficoltà. Un’altra cosa bellissima del Papa è stata quando ha detto al CELAM che Dio è dappertutto. Non solo che è in Chiesa, nel tempio, nelle istituzioni religiose. Questa lettura del passaggio di Dio nella storia dell’umanità, mi sembra fondamentale per noi cristiani, altrimenti potrebbe succedere come al tempo di Gesù, che non tutti l’hanno riconosciuto. * Dott.ssa Susana Nuin Núñez, uruguaiana, membro del Movimento dei Focolari, Consulente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, Segretaria Esecutiva del Dipartimento di Comunicazione e Stampa del CELAM. (altro…)
8 Ago 2013 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità

La dott.ssa Susana Nuin Nuñez
La dott.ssa Núñez ha fatto parte dello staff della Comunicazione di Aparecida (2007), che ha avuto come presidente della Commissione per il Documento Finale, il cardinale Jorge Mario Bergoglio; inoltre ha partecipato ai lavori di Coordinazione della Conferenza Episcopale dell’America Latina (CELAM) che si sono appena svolti a Rio, dal 29 luglio al 2 agosto del 2013. Durante la GMG si è sottolineato molte volte il Documento di Aparecida. Dal suo punto di vista c’è qualche punto del Documento che è stato messo particolarmente in luce? Per il Papa, Aparecida ha un grande valore in quanto rappresenta la maniera di dialogare con la Chiesa, come proposto nel Vaticano II, partendo dal punto di vista dei popoli del continente sud americano, da ciò che loro sentono. Ha messo in evidenza, in particolare, la proposta dei “discepoli missionari”. Queste due realtà che vanno insieme esigono un cambio di vita, esigono una conversione pastorale per tutti. Che vuol dire? Vuol dire metterci a seguire Gesù nonostante ci sentiamo deboli, fragili… “in cammino” verso la conversione. Il Papa ripete concetti come: “cultura dell’incontro”, dialogo”, “relazione tra le generazioni”. Sono fondati sul Documento? Io credo di sì. Il Papa si basa sull’ecclesiologia del Vaticano II: un’ecclesiologia del dialogo in tutte le sue dimensioni: con le altre chiese, con le altre religioni, con le persone che non credono, ma anche dialogo all’interno della Chiesa cattolica e dialogo con la cultura, con la politica. Anche qui, alla Giornata Mondiale della Gioventù, hanno partecipato alcuni Presidenti del Cono Sud dell’America. Dunque, credo che il Papa abbia fatto una cosa molto interessante: vincolare il mondo giovanile con quello degli anziani. A me è sembrata una cosa totalmente rivoluzionaria: più che cercare le differenze tra le generazioni, ne ha sottolineato il potenziale e la stessa realtà. È stato molto chiaro: i giovani nelle nostre società sono esclusi e così anche gli anziani; per cui possono essere pienamente solidali ed arricchirsi gli uni degli altri in modo molto più forte. Mi è sembrato rivoluzionario che in una Giornata Mondiale della Gioventù il Papa parlasse del valore e della dimensione degli anziani. Abbiamo letto una sua recente intervista dove parla di “scintille dello Spirito”, riferendosi al contributo che può venire dalla proposta di Aparecida anche per gli Stati Uniti. Si potrebbe supporre che questo è valido anche per tutto il mondo? Io credo che ogni continente esprima una cultura: Aparecida esprime la cultura dell’America Latina e dei Caraibi. Direi piuttosto che Aparecida può essere una buona testimonianza per stimolare i vari continenti a riunirsi in comunione e collegialità, per poter creare le proprie istanze di comunione. Mi sembra che la cosa più importante sia motivare la chiesa continentale – come sta avvenendo già in Africa ed in altre latitudini – a riunirsi e comprendere che cosa vuol dire il Vangelo oggi per quei popoli (continua). * Dott.ssa Susana Nuin Núñez, uruguaiana, membro del Movimento dei Focolari, Consulente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, Segretaria Esecutiva del Dipartimento di Comunicazione e Stampa del CELAM. (altro…)
5 Ago 2013 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
“Popetti” li chiamava Chiara, ossia “bambini” nel natio dialetto trentino: erano i ragazzi che, venuti in contatto agli inizi degli anni ’50 con il nascente Movimento dei Focolari, entrarono nell’orbita della prima comunità, ne seguirono da vicino le vicende, ne condivisero da protagonisti gioie e sofferenze ed anche momenti salienti come le Mariapoli, nel periodo estivo sulle Dolomiti intorno al primo gruppo di focolarine e focolarini. Luigi Liberati, romano, conobbe la spiritualità dell’unità alla fine del ’53. «Ognuno che ha avuto il dono di trovarsi vicino a Chiara, porta dentro la certezza che lei gli o le ha voluto bene in esclusiva; porto sempre nella mente e nell’anima l’esperienza forte di sentirmi sempre amato e messo al primo posto», esordisce. La sua narrazione offre un quadro inedito e vivace, quanto intenso e profondo: «Nell’agosto del’54 partecipai alla mia prima Mariapoli. Poiché non eravamo tanti avevamo molta facilità a stare a contatto con Chiara». Luigi ricorda un piccolo aneddoto: «Nel Vangelo della messa si era letto “…chi accoglie uno di questi piccoli…”, e subito, all’uscita Chiara dice: “popetti, tutti in macchina, si va alla malga a prendere le fragole con la panna”. Immediatamente tutti entravamo, pigiati, nella Fiat 103. I più piccoli Chiara addirittura li teneva sulle ginocchia e poi, via, una bella scorpacciata di panna e fragole».
Durante quelle prime Mariapoli Chiara affidò il gruppo di ragazzi costantemente in aumento alla guida di Vincenzo Folonari, familiarmente detto Eletto: «Lì venne fuori tutta la sua statura spirituale. Con lui ho sperimentato grazie mai prima vissute: ha aperto con noi un dialogo che faceva da tramite con Chiara, lei ci amava, ammaestrava ed insegnava, ed Eletto ci aiutava a tradurre in vita tutto ciò». Con il passare del tempo il gruppo dei ragazzi aumentava e Chiara pensò di tenerli collegati creando un piccolo centro: «quasi ogni giorno alcuni di noi dopo la scuola, si incontravano lì; mantenevamo la corrispondenza con altri sparsi in varie parti d’Italia, Chiara veniva spesso, ci dava consigli e ci incoraggiava». Il rapporto con lei era diretto e filiale: «Quando nel ’57 ebbe l’incidente d’auto e si ruppe la spalla, Paolo Carta ed io andavamo quasi tutti i giorni alla clinica dove era ricoverata e lasciavamo un biglietto sulla sua auto parcheggiata per farle arrivare tutto il nostro amore». Ad un certo momento abbiamo sentito l’esigenza di organizzare un incontro nazionale, talmente eravamo cresciuti; quel giorno avvertimmo una responsabilità che ci faceva sentire del tutto alla pari degli adulti, e vivemmo il tutto con sacralità. Si gettavano così le basi della diffusione della spiritualità dell’Unità nelle nuove generazioni: «Con tutto ciò – conclude Luigi – Dio ci stava preparando per quello che sarebbe poi venuto fuori in maniera esplosiva con i “Gen” nel decennio successivo». Ma questo è un altro capitolo.
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4 Ago 2013 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Franz, tu che sei l’autore del libro, che cosa ti è rimasto di più della vita di Chiara Luce? «Chiara davvero può essere un modello per tutti, credenti e non credenti perché la cosa a cui credeva è la stessa in cui tutti gli uomini di buona volontà credono: tensione all’amore, attenzione a chi ti passa accanto, vivere l’attimo presente. Altra cosa importante – e per questo è un modello così efficace per questi tempi -: è semplice. Non è facile la sua strada, ma non è complessa. Per lei questo ha significato, certo, passare attraverso una strettoia molto dolorosa, un carcinoma, un tumore dei più dolorosi. Ma Chiara non si è fatta santa solo attraverso questo, ma passettino per passettino, imparando a dire i suoi sì, sin da piccola sempre nel fare la volontà di Dio: che era magari correre in bicicletta, raccogliere i funghi con suo papà, o fare una chemioterapia. La cosa che ha reso possibile questa vicenda straordinaria è senz’altro la grandezza e la leggerezza con cui è riuscita a vivere tutto questo. E anche perché aveva attorno un piccolo popolo – i genitori, gli amici del Movimento dei Focolari – che condivideva con lei momento per momento gioie e dolori. Avveniva uno scambio di “nutrimento”: chi le era vicino si arricchiva, ma anche comunicava a Chiara forza, energia per andare avanti». Quale la recezione nei giovani di questa vita di Chiara Luce? «Anche chi non la conosce, che non sa niente, o pochissimo di lei – non capisco in quale misterioso modo – si innamora di questo personaggio. Noi possiamo parlarne, scrivere libri… ma la mia impressione è che Chiara Luce non parla alle TV, alle radio, parla ai cuori singoli di ogni persona. In un modo misterioso riesce a creare un rapporto personale con lei. E questo è meraviglioso. Questo vale per il papà, la mamma, e anche per me. Ho un rapporto più forte con lei oggi che non quando era viva». Chiedo alla mamma di Chiara, Teresa Badano, le sue impressioni dopo aver partecipato alla Giornata mondiale della gioventù in Brasile: «E’ stato tutto meraviglioso, forse perché siamo venuti qui con un atteggiamento semplice in attesa di comprendere le sorprese che avremmo trovato, tutte vissute nell’amore pieno e quindi tutto diventava bello. Abbiamo vissuto un po’ come ci aveva insegnato Chiara Luce: vivere nella normalità una cosa anormale per noi che non eravamo mai usciti di casa , tranne che in questi anni. Abbiamo cercato di fare solo la volontà di Dio che ci è stata chiesta in questo stupendo contesto». Qui avete potuto percepire l’impatto di Chiara Luce sui giovani… «Ci siamo accorti che ha una grazia speciale per i giovani. La sua esperienza vale per tutti i giovani come lei. Lei la vita l’ha data per i giovani. Ma è sempre una sorpresa quei volti, quegli abbracci che non ti mollano. A noi che non siamo niente! Ci travolgono proprio! E’ una cosa meravigliosa… Vedi nei giovani una grande gioia che viene dal cuore. Lei trasmette un angolo di Paradiso e loro lo trasmettono a noi». Tu hai assistito a cambiamenti di vita di questi giovani? «Sì, tantissime volte. C’era un ragazzo che era indeciso. Sembrava avesse una vocazione, ma non era proprio sicuro. Ad un certo momento ha sentito come Chiara Luce gli dicesse: “La tua strada è questa”. E lui si è lanciato. È ora un focolarino. Anche quelli che solo ne hanno sentito parlare o l’hanno vista attraverso la foto: sono toccati da quello che lei vuol dire attraverso quel suo sguardo, da quella sua bellezza interiore, da quel fuoco che lei aveva dentro. Di certo Dio vuole realizzare in ciascuno di questi giovani quel disegno che ha in mente. Come ha detto il cardinale Joao Aviz, salutandoci: “È solo l’inizio di quanto Chiara ha cominciato a fare. Siamo solo all’inizio, perché sarà una cosa enorme, enorme, che continuerà”. Ci mettiamo in attesa. Come lei diceva nell’ultimo messaggio ai giovani: “alla prossima…!”». Di Carla Cotignoli (dal Brasile) (altro…)
2 Ago 2013 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Una caricatura Uno dei compagni ha diffuso in tutta la scuola una mia caricatura (ho un piccolo difetto fisico ad un orecchio e soffro quando qualcuno ride di me). Invece di picchiarlo, ricordando l’invito di Gesù a perdonare, gli ho parlato con calma. In seguito l’ho invitato a casa mia, gli ho proposto di aiutarmi in un compito, di andare insieme in un shopping-center e a vedere un film. Ha accettato, anche se con diffidenza. Quando mi ha chiesto perché non l’avessi picchiato, ho potuto spiegargli che cerco di vedere Gesù in ogni prossimo, sapendo che tutti possiamo sbagliare. Adesso anche lui s’impegna a mettere in pratica le parole del Vangelo. (Daniel – Brasile)
Il quinto bambino Giorni fa K., la mia amica tunisina, mi ha confidato di essere incinta ma di volere abortire: si vergognava di aspettare il quinto figlio in un Paese come il nostro dove ce n’è uno o due per famiglia. Le abbiamo assicurato tutta l’assistenza possibile impegnandoci, qualora avesse deciso di tenere il bambino, a mantenerlo noi. Dopo alcuni giorni lei e il marito hanno deciso per la vita del nascituro. Lo stesso giorno è arrivata una bella somma di soldi per loro; a sua volta il Centro di aiuto alla vita assicura un contributo mensile. (F.T. – Italia) Al pronto soccorso
In vacanza all’estero, a causa di una brutta caduta, ho dovuto accompagnare il mio bambino al pronto soccorso. Soffrivo doppiamente, sia perché Lion piangeva disperato, sia perché continuavo a ripetermi che dovevo stare più attenta. In ospedale, mettendo da parte la mia ansia, ho fatto mia quella di una signora tedesca che aveva ricoverato suo figlio vicino al mio: parlava solo inglese ed io ho potuto farle da interprete col medico e l’infermiere. Quando è arrivato mio marito e gliel’ho presentato, lei si è detta grata per la mia vicinanza in un momento per lei difficile. Se non perdo tempo pensando ai miei limiti, sono in pace e costruisco rapporti nuovi. (B.F. – Inghilterra) Fonte: Il Vangelo del giorno, Ed. Città Nuova, agosto 2013. (altro…)
31 Lug 2013 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Lo spazio dei workshop ci ha fatto sperimentare uno scambio molto arricchente… Ho avuto una visione generale con tanti aspetti pratici di formazione sacerdotale illuminati dalla spiritualità dell’unità. Ho trovato una visione integrale della persona alla luce del mistero trinitario… Il luogo ha molto favorito la convivenza in uno stile di comunione e di dialogo… Ho apprezzato tanto i momenti di preghiera e di meditazione comune. I testi sono stati molto belli come anche lo scambio sia di esperienza che di vita». Così si esprimono alcuni dei partecipanti all’ottava edizione del Corso di formazione per educatori nei seminari, promosso dal Centro di spiritualità di comunione per sacerdoti e seminaristi diocesani di Loppiano (FI), in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia (IUS), Loppiano (Firenze) e con il Movimento Sacerdotale del Movimento dei Focolari. Sono una ventina i formatori provenienti da 11 nazioni: Argentina, Austria, Brasile, Germania, Italia, Malta, Polonia, Portogallo, Ucraina, Ungheria e Venezuela. Le loro impressioni mostrano l’importanza di questo servizio a uno tra i compiti più impegnativi della Chiesa, quale è la formazione dei futuri ministri. Il corso è rivolto a rettori, direttori spirituali e formatori che lavorano a tempo pieno in seminario ed è nato dalla necessità di trovare “percorsi e paradigmi per il discernimento e la formazione delle vocazioni al ministero presbiterale, adeguati a rispondere alle sfide dei mutamenti socio-culturali e della loro incidenza nella condizione giovanile”. E si articola in un percorso biennale: due settimane per ciascun anno, con relazioni di esperti, gruppi di lavoro e plenarie di condivisione, unite alla celebrazione eucaristica e alla preghiera liturgica quotidiana. La prima parte vuole dare fondamenti teologici, antropologici, ecclesiologici e pedagogici, applicandoli alle tappe della formazione presbiterale; la seconda, alla luce delle quattro dimensioni fondamentali della Pastores dabo vobis (umana, spirituale, intellettuale e pastorale), approfondisce aree specifiche per una formazione integrale dei presbiteri in un’ottica di comunione: Dono di sé e comunione; Apertura all’altro: dialogo e testimonianza; Unione con Dio: interiorità e santificazione; Vita a corpo mistico e corporeità; Armonia della persona e edificazione della comunità; Sapienza, studio e cultura; Comunicazione e media al servizio della comunione.
Dopo la prima parte del corso l’anno scorso presso l’abbazia di Vallombrosa (Firenze), la seconda parte dal 15 luglio al 27 luglio 2013, si è svolta per la prima volta negli ambienti ristrutturati del Centro di spiritualità di comunione a Loppiano. Al percorso di studio, che ha il beneplacito della Congregazione per l’Educazione Cattolica, sono legati dei crediti formativi conferiti dall’Istituto Universitario Sophia. All’apertura del Corso erano presenti Mons. Piero Coda, preside dello IUS e Mons. Vincenzo Zani, a nome della Congregazione per l’Educazione cattolica. Evento particolarmente significativo, quello avvenuto negli scorsi mesi di aprile-maggio, quando il corso si è svolto a Bangkok per 60 formatori dei paesi dell’Asia. (altro…)