4 Ott 2012 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Klaus Hemmerle (1929-1994), già vescovo di Aachen (Aquisgrana, Germania) è stato un teologo e filosofo di spicco che ha dato, con la sua particolare impronta, un importante contributo per l’approfondimento dottrinale del carisma dell’unità e per la sua diffusione tra i vescovi. Scrive Mons. Hemmerle in riferimento alla frase di Gesù: “Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40):
- «Questa Parola ci dice in modo definitivo chi è l’uomo e quale è la sua realtà… Questa interpretazione dell’uomo è certamente uno scandalo, non minore di quello con cui Gesù scandalizzava gli uomini dichiarandosi Figlio di Dio. In nome della propria libertà, in nome della propria identità e peculiarità l’uomo ritiene di dover contestare il fatto che lo si identifichi con Gesù Cristo. L’uomo vuole essere amato per se stesso, per quello che è, non vuole essere degradato ad una sorta di maschera di Gesù. Teme piuttosto che quel ‘di più’ di amore che egli riceve per amore di Gesù, sia qualcosa che non tiene conto di lui, qualcosa che lo lascia fuori, qualcosa che lo deruba dell’amore che egli desidera per se stesso, e di cui ha bisogno. Ma chi ama in modo tale che per amare Gesù nell’altro trascura l’altro come persona, così facendo trascura anche Gesù. E chi considera la presenza di Gesù nell’uomo in maniera tale da sminuire la realtà dell’uomo, in realtà non ha affatto compreso la presenza di Gesù nel prossimo.
- Gesù si fa uno con me, cioè non mi lascia solo. Egli è dalla mia parte in modo radicale, mi accetta così come sono, e ciò che riguarda me riguarda pure Lui. Io rimango me stesso, io divento pienamente me stesso, proprio perché non rimango solo.
- Il mistero di Cristo è il mistero di ogni uomo. Che significa ciò per la persona che incontro e che significa per me e la mia vita? In riferimento all’altro significa che non ho mai a che fare con qualcuno che è semplicemente l’anello di una catena, o la rotella di un macchinario o un semplice numero nella grande quantità di materiale umano. Ogni qualvolta incontro un volto umano, incontro Dio nella sua realtà incondizionata, incontro quella voce che sopra questo volto umano pronuncia ciò che ha detto di Gesù sul monte della Trasfigurazione: “Questi è il mio figlio prediletto!” (Mc 9,7). Non ci sono eccezioni.
- Incontriamo Cristo in particolare negli ultimi, in chi sembra essere più lontano da Lui, nelle persone in cui il volto di Cristo sembra essere oscurato. Come mai? Sulla croce, vivendo l’abbandono di Dio, facendosi persino peccato (2 Cor 5,21), Gesù si è identificato con ciò che è più lontano da Dio, con ciò che più sembra contrapporsi a Lui. Solo scoprendo Cristo nel prossimo, in chi è più lontano dal mistero della propria persona e dal mistero di Cristo, e donando alla persona quell’amore umano che si rivolge in modo indiviso a lui e a Cristo stesso, il prossimo potrà scoprire la propria identità con Gesù, la sua vicinanza a Lui, l’essere pienamente assunto da Lui.”
Pensieri tratti da “Offene Weltformel” (altro…)
28 Set 2012 | Cultura, Spiritualità
Il volume fa parte della nuova collana dell’editrice Città Nuova “Studi della Scuola Abbà”, espressione culturale pluridisciplinare del Centro studi del Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich per l’elaborazione della dottrina contenuta nella spiritualità dell’unità. Oggetto fondamentale di studio sono gli scritti legati alla luminosa esperienza mistica vissuta dalla Fondatrice negli anni 1949-1950, e che è all’origine del Movimento dei Focolari, alla quale i membri della Scuola Abbà, esperti nelle diverse scienze, attingono per rileggere le proprie discipline. In questo testo si approfondisce il momento iniziale di tale esperienza, avvenuto il 16 luglio 1949, con un “Patto di unità” tra lei e l’onorevole Igino Giordani. I contributi – a firma di Atzori, Rossé, Leahy, Ciardi, Morán, Henderson, Blaumeiser, Araújo, Cosseddu, Ferrara, Bruni – commentano il racconto fatto da Chiara Lubich di tale Patto secondo diverse prospettive di lettura che, spaziando dall’ambito teologico, ecclesiologico, spirituale all’ambito letterario, sociologico, giuridico, politologico, economico, ne offrono una attualizzazione ricca per la vita della Chiesa, delle comunità ecclesiali, e per la società. Ordinazioni: Città Nuova (altro…)
28 Set 2012 | Chiara Lubich, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Da quando ho saputo che l’anno appena trascorso sarebbe stato dedicato a vivere la “Parola” – racconta Maria –, il mio pensiero è tornato a quando, conosciuto il Movimento dei Focolari da ragazza, Chiara Lubich ci aveva incoraggiato a riscrivere, con la nostra vita, il Vangelo. Nel mese di marzo si viveva la frase: “Signore da chi andremo?”( Gv 6,68) e nel commento Chiara afferma che le Parole di Gesù vissute cambiano il nostro modo di pensare e di agire. Erano venuti alcuni operai a fare dei lavori in garage. Una persona del condominio, non essendo al corrente del fatto, si era risentita e aveva inveito contro l’idraulico. Per caso, mi sono trovata in mezzo a questa discussione e ho cercato di riportare la pace. Così prima ho parlato con l’uno, spiegandogli il motivo di questi lavori improvvisi e poi, con l’altro, perché capisse la ragione di questo suo sfogo. La tensione è cessata ed è tornata la serenità». «Una delle nostre figlie – continua Luigi –, con il cambio d’insegnante ha manifestato alcune difficoltà in una delle materie dove era sempre riuscita bene. Il problema era esteso a buona parte della classe, tanto che molti genitori sono intervenuti prendendo posizione contro l’insegnante. Abbiamo pensato di fare qualcosa per aiutare a sciogliere la tensione. La frase del Vangelo «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49), dove Chiara ci invita ad amare ciascuno coi fatti, ci ha aiutato ad avere l’atteggiamento giusto sia con nostra figlia, sia con gli altri genitori, sia con il professore. Ci siamo impegnati inviando lettere, partecipando alle riunioni dei genitori e con la preside, parlando con il professore, ascoltando le ragioni di ognuno e cercando di orientare tutti verso un dialogo costruttivo. Apparentemente questa esperienza non ha avuto un lieto fine perché circa la metà degli alunni della classe ha avuto il debito in questa materia. Ci pare, però, sia stata un’occasione per portare uno spirito diverso nella scuola e, soprattutto, abbiamo condiviso con nostra figlia questa “sconfitta”, aiutandola a superare l’ostacolo, pronti con lei a rispettare questo professore e pregando ogni sera anche per lui». «A maggio, ad una delle nostre figlie è stato diagnosticato un grave tumore – racconta Maria –. È stata una sorpresa: perché Dio ci chiede questo? Eravamo confusi… non era facile superare questo dolore. La Parola ci è stata ancora una volta di aiuto e pian piano abbiamo cercato di aderire a quanto Dio ci chiedeva. Il rapporto con Luigi e con i figli è diventato più forte. Abbiamo sentito l’amore di tanti con i quali abbiamo condiviso questa sospensione. L’operazione è andata bene. Nella stanza di Letizia – sono potuta stare accanto a lei tutto il tempo del ricovero – c’era una signora la cui famiglia abitava lontano. Era a digiuno da parecchi giorni per vie delle cure che stava facendo. La Parola di Vita di quel mese era «Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà» (Gv 6,27). Sentivo che questo cibo potevo offrirglielo attraverso le parole e alcuni piccoli servizi. Un giorno le ho prestato il giornale “Città Nuova”, e dopo poco ho visto che stava leggendo proprio la Parola di Vita». «Con l’estate siamo tornati al nostro paese natale dove ci attendeva una situazione familiare difficile: una zia di Maria bisognosa di tante cure e suo marito malato in ospedale, entrambi anziani e senza figli. Lo zio non conosceva in pieno della gravità del suo male. Gli siamo stati accanto fino al momento della morte. Le ultime notti, poi, le abbiamo trascorse sussurrandogli all’orecchio qualche preghiera. Ci sembra si sia preparato gradualmente all’incontro con Dio». (altro…)
27 Set 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Spiritualità
Maria Voce è stata nominata da Papa Benedetto XVI uditrice alla prossima sessione del Sinodo dei Vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, che si terrà in Vaticano dal 7 al 28 ottobre. “L’esperienza del Sinodo, in cui viene in evidenza in modo eminente la collegialità della Chiesa, ci trova particolarmente sensibili, anche per il carisma dell’unità che ci caratterizza”. Con queste parole Maria Voce esprime la sua adesione e manifesta la profonda riconoscenza al Santo Padre per la fiducia che, con questo invito, dimostra a lei e a tutto il Movimento dei Focolari, vedendo in questa circostanza un’opportunità di servizio alla Chiesa universale. La presidente dei Focolari recentemente, rivolgendosi alla comunità dell’Argentina, diceva: “Il Vangelo deve essere il nostro vestito. Aiutiamoci a viverlo per annunziare che Cristo è vivo, e così permettere che altri s’incontrino con lui presente tra noi per l’amore reciproco che ci lega”. Sono stati nominati anche due altri membri dei Focolari: Ernestine Sikujua Kinyabuuma, docente all’Istituto Universitario Maria Malkia di Lubumbashi (Rep. Democratica del Congo) e Gisèle Muchati, responsabile regionale in Siria di Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari. Dal dicembre 2011 Maria Voce è Consultore del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. Fonte: Servizio Informazione Focolari (altro…)
25 Set 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Tre sale collegate, 3.000 persone e la diretta streaming, a sottolineare la grande attesa suscitata dalla presentazione del libro-intervista in cui Maria Voce si è prestata volentieri a rispondere alle domande a tutto campo dei giornalisti Michele Zanzucchi e Paolo Lòriga (rispettivamente direttore e caporedattore del quindicinale Città Nuova): “Cosa fanno e cosa pensano i focolarini dopo Chiara Lubich? Sono progressisti o conservatori? Lavorano per conquistare posti di rilievo nella Chiesa e in politica? Sono dei buonisti che sorridono troppo?…”. “La scommessa di Emmaus”, questo il titolo del volume che è stato presentato in anteprima il 22 settembre, in un dialogo tra la stessa presidente dei Focolari e Lucetta Scaraffia (storica ed editorialista de “L’Osservatore Romano”) e Marco Politi (scrittore ed editorialista de “Il Fatto Quotidiano”). Scaraffia e Politi non si sono lasciati sfuggire l’occasione di avere di fronte Maria Voce in persona e l’intervista ha toccato gli argomenti più diversi: come affrontare il tema dell’immagine dopo un tempo di nascondimento; la richiesta che i Focolari si facciano promotori della riflessione di grandi temi come il protagonismo dei laici, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e con persone di convinzioni diverse; la donna, fine vita, famiglia e lavoro, i musulmani in Europa; il carisma femminile di Chiara Lubich come dono per la Chiesa; il ridotto numero dei focolarini che fanno una scelta radicale di vita in confronto al vasto Movimento, e altro ancora.
Maria Voce sembra trovarsi nel salotto di casa sua con due amici. Non si scompone e risponde con immediatezza e lucidità. “Non siamo ammalati di nascondimento, ma non ci teniamo a farci pubblicità. Desidereremmo, piuttosto, che le persone conoscessero quel tanto di incisività positiva che riusciamo a mettere nelle realtà umane. Non sento di avere cose significative da dire come Maria Voce, ma come Movimento dei Focolari”. “I laici non hanno bisogno di incoraggiamento, ma piuttosto di essere lasciati liberi di agire in un contesto ecclesiale di maggiore fiducia”, si legge nel libro. Questa frase, particolarmente apprezzata dalla Scaraffia, è lo spunto per riflettere su laici e donna: “Chiara, prima ancora di essere una donna, è laica. (…) [La sua] è stata una grande anticipazione, quella di far sentire la forza vitale del laicato nella Chiesa. Per quanto riguarda la presenza femminile, Chiara amava dire che la donna ha, come caratteristica propria, una capacità più grande di amare e di soffrire. Questo è manifestato soprattutto nella maternità. Quindi direi che la donna ha, in modo particolare, la capacità di far famiglia. (…) In una Chiesa che si vuole sempre di più famiglia, comunione, sintesi di tutte le aspirazioni dell’umanità, la donna ha la sua funzione importante. Però – così come sempre Chiara ha detto – sono convinta che la donna e l’uomo sono davanti a Dio ugualmente responsabili. Nel Vangelo c’è scritto che non c’è nè uomo nè donna, nè giudeo nè greco, quindi l’importante è che sia la donna che l’uomo diventino quello che devono essere, cioè Cristo nella Chiesa”. Dopo un intermezzo musicale Marco Politi propone “un focolare del colloquio”: promuovere regolarmente delle riflessioni sui grandi temi. “È una sfida più che una domanda” ribatte Maria Voce. “Sarebbe, questa, una cosa più congeniale al nostro stile, al nostro modo di fare, perché non sarebbe tanto un mettere a confronto grandi idee, ma delle esperienze – come è stato d’altra parte in questi due giorni a LoppianoLab –. La testimonianza che vogliamo dare è quella del rapporto con chi ci sta accanto, non con i grandi sistemi”.
Riguardo al “problema della costruzione delle moschee, per esempio, ritengo che la cosa più importante sia che i musulmani si sentano accolti e compresi dai cristiani anche nel modo di esprimere la propria religiosità”. Continua affermando che il Movimento arriva alla riflessione dei grandi temi con il proprio stile, di vicinanza, di esperienza vitale. “Ad esempio in una scuola, in un ospedale, si mettono insieme le persone del Movimento che vi operano e condividono le esperienze della loro professione vissuta cristianamente. Dalla vita spesso nasce anche una riflessione che genera delle iniziative concrete, insieme a delle linee di pensiero che poi vengono offerte”. “Il carisma di per sè ha le risposte. Sono le domande che cambiano secondo i tempi. A nuove domande, si esigono nuovi modi di formulare le risposte che comunque si trovano nel carisma”. Riguardo all’ecumenismo: “Credo che sia un cammino difficile. È una vergogna per tutti i cristiani essere divisi. Se ce ne rendiamo conto, ne soffriamo. E il partecipare tutti della stessa sofferenza, non potrà non farci fare dei passi per superarla. Allora può darsi che si faranno, anche se con fatica, dei passi verso l’unità. Per arrivarci, bisogna saper perdere qualcosa, tutti! E questo costa. Noi crediamo che, come Movimento, la nostra funzione è proprio quella di metterci in questa spaccatura. Dobbiamo camminare! Credo che sia una ricerca che dobbiamo fare insieme”. Sul numero esiguo dei focolarini: “Proprio perché è una scelta radicale, il consumarsi nell’unità – che significa amarsi reciprocamente, perdendosi completamente nell’altro, perché Dio sia fra di noi – è una scelta esigente per la quale non tutti sono chiamati; anche se la scelta di Dio la fanno tutti nel Movimento”. E conclude: “A noi interessa che vada avanti l’idea della fraternità universale. È Dio che conduce la storia, dunque non dobbiamo aver paura”. L’ora è volata via. Tra i tre sul palco e i 3.000 presenti si è creato un feeling che non si vorrebbe interrompere. Ma la “scommessa di Emmaus” ormai è stata lanciata e accolta.
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23 Set 2012 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
“Era da anni che ero diventato duro, chiuso, triste, oggi Chiara Luce mi ha aperto le porte”, così si rivolge un detenuto a Maria Teresa, madre della beata Chiara Luce Badano, mentre l’abbraccia tenendola per le mani. Un pomeriggio senz’altro singolare, quello del 20 settembre, nel teatro del carcere romano di Rebibbia: 250 detenuti vestiti a festa per accogliere i coniugi Ruggero e Maria Teresa Badano, genitori della beata Chiara Luce. “Sarà un momento speciale”, annuncia nella presentazione Anna Del Villano direttrice di un reparto del carcere. Ma come si è arrivati a questo momento? Alfonso Di Nicola, dei Focolari, che da anni svolge lavoro di volontariato nelle carceri di Rebibbia: “Venendo a conoscenza che i Badano erano stati a trovare i detenuti del carcere di Viterbo nel 2011 – racconta –, ho pensato che si poteva organizzare una serata così anche a Rebibbia”. Man mano che trovano posto i detenuti, impressiona come si salutano con espressioni di gioia e tanti abbracci. Appartengono a diversi reparti del carcere. “Secondo il reato commesso”, ci spiegano.
Sul palco, quattro sedie: per i Badano, Chicca Coriasco – amica del cuore di Chiara Luce – e Franz, suo fratello. Rompe il ghiaccio Maria Teresa ricordando quanto la sua figlia amava gli ammalati e le persone sofferenti e invita tutti a trascorrere un momento di famiglia. Ruggero, non nasconde l’emozione. Quale il messaggio di Chiara Luce? Una ragazza normale, sportiva e vivace, che ama Sassello, la sua città natale, soprattutto quando si copre di neve. Insieme a Chicca, conoscono la spiritualità dei Focolari ancora giovanissime. Fanno proprio l’invito di Chiara Lubich a vivere il Vangelo con tutto lo slancio giovanile, nelle diverse circostanze della vita quotidiana, gioiose e dolorose; e poi condividono i frutti delle loro esperienze per incoraggiarsi a vicenda. “Come fanno i fratelli maggiori – s’inserisce Franz – mi sono tenuto lontano da loro”. Una ragazza normale dunque. E proprio questa normalità, lo attira fortemente specie quando il tumore diventa una sentenza inappellabile. Chiara Luce – continua – si era innamorata di Gesù crocefisso così come glielo aveva presentato Chiara Lubich: abbandonato, ‘perdente’, quel Dio ‘sconfitto’ che assomiglia a tutti noi… che ad un certo punto, sulla croce, urla”. Amare Lui, sarà il segreto che l’aiuterà a vivere la grave malattia – un osteosarcoma, il peggiore dei tumori – trasformando ogni dolore in amore con una serenità e una gioia contagiose. Ruggero, racconta: “Andavo a spiare dal buco della serratura della sua cameretta per vedere se lei era sempre così, oppure il sorriso era per noi. Invece, lei sorrideva sempre”.
Nel Teatro c’è un ascolto non comune. La storia di Chiara Luce cattura l’attenzione di tutti e questa ragazza entra nel cuore dei presenti. E mentre scorrono alcune immagini di Chiara Luce sul grande schermo, un coro internazionale dei Focolari intona “Dio mi ama”, la canzone scritta per la beatificazione di Chiara Luce, il 25 settembre 2010. “Presto Chiara Luce sarà santa”, esclama un detenuto. Maria Teresa ribadisce: “Allora, voi non sarete più qui… passiamo tutti dei periodi difficili”. Le sue parole cadono come balsamo e vengono accolte da un caloroso applauso! Scheda Biografia breve Sito della postulazione: www.chiaralucebadano.it Sito “Life Love Light”: www.chiaraluce.org Franz Coriasco, “Dai tetti in giù”, Ed. Città Nuova, Roma 2010. http://www.cittanuova.it/contenuto.php?testoricerca=dai+tetti+in+gi%F9&v=Cerca&MM_ricerca=ricerca&TipoContenuto=articolo&idContenuto=28519&origine=ricerca&name=1 (altro…)