23 Gen 2012 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Riferendosi al dialogo ecumenico, Chiara Lubich era solita parlare di dialogo della vita, di popolo. Insomma, di qualcosa che nascesse non solo dalla riflessione teologica, ma dallo stare gomito a gomito, dal frequentarsi ogni giorno, e che sul banco di prova della vita stesse a mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo, comune a tutti i cristiani, sull’amore al prossimo; un amore che non conosce confini ecclesiali, né di nessun tipo. Riferendosi al consenso popolare che nasce in un contesto del genere, Chiara Lubich ebbe a dire: «Sappiamo come nella storia altre imprese ecumeniche siano fallite, perché mancava questo consenso, essenziale all’unità».
Quando il Movimento dei focolari prese a espandersi in Germania, i contatti con membri di altre chiese furono immediati. E più tardi quando addirittura parve possibile costruire lì una cittadella sul modello di Loppiano, sorta in Italia, ma abitata da luterani e cattolici l’idea sembrava rispondesse a quel sogno di una convivenza segnata, appunto, dall’amore cristiano. Nel 1968 questa idea prese forma ad Ottmaring, nei pressi di Augsburg. La cittadella ospita una trentina di costruzioni ed un centro di spiritualità al servizio dei tanti visitatori che vengono a constatare in loco questa originale convivenza ecumenica. Quel che caratterizza la vita nel Centro ecumenico è l’unità in Cristo e la diversità di appartenenze ecclesiali, in uno spirito di riconciliazione. Vivono ad Ottmaring circa 140 abitanti, appartenenti al Movimento dei focolari e alla Fraternità di vita comunitaria (Bruderschaft von gemeinsamen Leben) che ha le sue origini nel mondo evangelico. In entrambi i gruppi vi sono, giovani, adulti, famiglie e comunità. Tutti provengono da esperienze di fede e da tradizioni ecclesiali profondamente diverse. Vi sono rappresentate anche numerose nazionalità, una diversità che arricchisce. Domenica 22 gennaio si è svolta, presso la cittadella, l’abituale appuntamento della Settimana per l’unità dei cristiani denominato “pomeriggio ecumenico”. Il vescovo luterano Johannesdotter ha presentato una relazione, alla presenza di membri delle comunità evangeliche e cattoliche. Fonte: Città Nuova online (altro…)
16 Gen 2012 | Ecumenismo, Spiritualità
«Venendo in questa zona è scoppiata una cosa. E’ scoppiata quest’idea: che veramente Dio ha dato a noi un nuovo ecumenismo. Prima c’era l’ecumenismo della carità, cioè il dialogo della carità, come quando Atenagora portava i doni al Papa, il Papa portava i doni a Istanbul, a Atenagora; come quando Ramsey portava i doni al Papa, il Papa dava i doni… per indicare che è un avvicinamento. Poi c’era il dialogo quello della preghiera, dove tutti preghiamo insieme, specie nella Settimana per l’unità. E poi c’era il dialogo teologico, che è anche frenato da tante parti, anche qui in Inghilterra un po’… un po’ frenato, così. Noi ci siamo accorti, soprattutto venendo qui, che noi abbiamo un quarto dialogo, una quarta linea; che il nostro dialogo è il dialogo della vita, il dialogo di un popolo che è già cattolico, anglicano, luterano, riformato…, di un popolo che già è tutto unito e che è un popolo… è “il” popolo cristiano del 2000, di adesso, questo popolo. E che noi, e questo è un modo di fare ecumenismo nostro, cioè svegliare nei cristiani il loro istinto cristiano, legarci tutti insieme perché la bottiglia è quasi piena, legarci tutti insieme e portare avanti questo popolo. Già il Papa ci dice da anni: “Voi siete un popolo”, ma lui lo intendeva dire “per il numero che siete”. Adesso siamo quadruplicati, per il numero da allora, quando il Papa ci diceva… Ma noi intendiamo: che popolo è? E’ il popolo cristiano. Il popolo… ecco, siamo noi; siamo noi. Io dicevo l’altro giorno, parlando ai focolarini, c’era la Lesley, c’era il Callan (*), dicevo: “Ma chi mi separerà dalla Lesley e dal Callan? Nessuno, perché è Cristo che ci ha uniti! Gesù in mezzo a noi che ci ha uniti. Nessuno ci separerà!” Ora, chi dice così nel mondo solito cristiano fra ortodossi e cattolici e luterani? Tutti vanno per conto loro. Tutti vanno dietro alle proprie Chiese, naturalmente; intanto bisogna fare così, dietro alle proprie anime, alle proprie persone, alla propria corrente, alla propria denominazione; ma chi dice: “Nessuno mi separerà, perché Cristo ci ha uniti”? Il fatto è che Cristo ci ha uniti e ci ha fatti un popolo solo, e questa è la piccola “bomba” che è scoppiata qui in Inghilterra. Ecco. Carissimi, grazie anche di questo applauso. Non ringrazio mai io degli applausi. Perché vuol dire che ci siete, vuol dire che ci siamo!». Chiara Lubich, Londra, 16 Novembre 1996 – alla comunità dei Focolari di Gran Bretagna e Irlanda (*) Focolarini anglicani (altro…)
13 Gen 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Stavo studiando per il compito in classe di storia e non riuscivo a concentrarmi; le pagine erano tante e pensavo che sarebbe stato difficile riuscire a completarle. A peggiorare la situazione, arriva un sms da alcuni amici che mi chiedono aiuto per un compito di matematica. Rileggo il messaggio, penso a tutte le pagine di storia e sto quasi per rispondere che non posso aiutarli. Dopo qualche secondo, però, qualcosa dentro di me mi fa capire che sto perdendo un’occasione per voler bene ad amici in difficoltà. Istintivamente avevo messo me stesso al primo posto, senza pensare a quanto sia importante aiutare gli altri. Chiudo il libro di storia e mi precipito a casa di uno di loro dove sono riuniti. Mi metto d’impegno e li aiuto sino a tarda sera. Rientrato a casa, non c’è più tempo per studiare storia, come avrei fatto a svolgere il compito? Affido tutto a Dio, credendo che avrebbe trovato una soluzione. L’indomani alcuni compagni chiedono alla professoressa se può rinviare il compito; evidentemente non sono l’unico a non aver studiato. L’insegnante, solitamente intransigente, decide di rinviare il compito. Semplice fortuna? Non credo! Penso invece che l’atto di fiducia fatto la sera prima, sia stato da Dio provvidenzialmente ricompensato!». (S. G. – Italia) (altro…)
12 Gen 2012 | Centro internazionale, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Erano più di 200 i giovani rappresentanti di 21 paesi dell’Africa sub-sahariana. “Parliamo molte delle lingue presenti sul suolo Africano, però ci capiamo benissimo!” scrivono, “perché Chiara ci ha insegnato una lingua sola: quella dell’amore”. Per la prima volta alcuni rappresentanti dei e delle Gen africani hanno potuto incontrarsi e riconoscersi parte del sogno di Chiara Lubich, quasi una profezia, da lei espresso vent’anni fa proprio in questa cittadella: che un giorno questa terra sarebbe stata una testimonianza viva della luce del carisma del Movimento dei Focolari: l’unità. L’apertura ufficiale – alla presenza dei responsabili centrali del Movimento Gen, Geppina Pisani e Marius Müller, e dei responsabili della cittadella Piero, Else Castellitto e Joseph Kinini – è una vera esplosione di gioia e di colori, con la presentazione di ciascuna area geografica. A gruppi i Gen, salendo sul palco, staccano da un grande pannello con la forma del continente africano, il tassello corrispondente alla propria nazione e depongono la loro bandiera. Il risultato: la foto di Chiara Lubich sorridente, vestita da africana, e davanti a lei le varie bandiere. Scrivono: “Chiara ci sorride, ci sembra proprio che porti tutti i nostri popoli a Dio!”
Nel pieno di una crisi mondiale che naturalmente non ha risparmiato l’Africa, un continente già duramente provato, i Gen non si sono tirati indietro e hanno con determinazione superato mille difficoltà per raggiungere il Kenya provenendo da luoghi anche lontani migliaia di chilometri, alcuni compiendo viaggi di tre giorni in pullman su strade dissestate, come i giovani di Congo, Malawi, Etiopia e Sud-Sudan. “Quando abbiamo sentito di questo congresso ci siamo subito resi conto che servivano tanti soldi” – raccontano i Gen nigeriani – “Questa volta però non volevamo chiedere fondi senza aver fatto la nostra parte. Abbiamo svolto diversi lavori, anche se tanti di noi studiano all’Università: vendite, lavori nei campi, preparazione di un calendario dove abbiamo raccontato le nostre esperienze, tra cui la vita di Chiara Luce, che tanti hanno apprezzato. Così siamo potuti venire in 12”. “Il nostro Paese sta attraversando una gravissima crisi economica e politica – ci dicono quelli della Costa d’Avorio – ma la nostra presenza è prova della Provvidenza di Dio che ci ha accompagnato”.
Il 29 dicembre, un collegamento Internet 2 ways con la presidente dei Focolari, Maria Voce: un momento di immensa gioia per lei e per tutti i presenti. “Sento tanta gioia di vedervi così numerosi e di sentirvi così impegnati per il nostro Ideale: questa è la cosa che mi dà più gioia di tutte. Mi sembra che la vostra presenza sia un segno di grande speranza, perché le nuove generazioni sono la speranza dell’Opera, sono la speranza della Chiesa, sono la speranza dell’umanità; e ho visto che non sono solo io che lo sento, perché anche il Papa continua a dire questa cosa…”. Una mezz’ora di dialogo e comunione intenso con lei nella quale i Gen esprimono la loro gioia di fare questa esperienza di unità e le raccontano i propositi presi in questi giorni. Alla conclusione di questo momento le cantano una canzone dedicata a Chiara Lubich: ‘Chiara, luce dell’Africa’. Rispondendo, Maria Voce dice:“Fate ancora più calcolo di questa luce forte che è la presenza di Gesù in mezzo a voi ed è Lui che vi aiuterà a testimoniare questa vostra unità, anche in mezzo alle difficoltà, senza paura”.
Nel messaggio che le inviano a conclusione, le scrivono: “Per tanti di noi che non hanno conosciuto Chiara personalmente, oggi, il nostro incontro con te ha confermato che Chiara è sempre fra noi, è sempre con noi. Abbiamo sentito il suo amore personale attraverso il tuo incoraggiamento, la tua fiducia. Sentiamo che ci capisci fino in fondo, sei molto vicina ad ogni Gen…Siamo coscienti che la vera battaglia incomincia ora che torniamo nei nostri paesi, ma qui abbiamo avuto tutte le risposte di cui avevamo bisogno… Le tue parole «non abbiate paura», ci aiuteranno a portare Gesù a tutti. Partiamo con la gioia della riscoperta della chiamata a lavorare per portare l’unità nel mondo attorno a noi ”. In tutti i giovani c’era la consapevolezza di vivere un momento storico, di fare un’esperienza di vita e di unità che superi le divisioni fra paesi in conflitto da tempo, le disuguaglianze e le ingiustizie in campo sociale ed economico, sentendosi protagonisti, insieme a tanti, del destino dell’Africa, e lavorando perché essa possa sempre più dare il proprio contributo, specifico e insostituibile, ad un mondo più unito. [nggallery id=83] (altro…)
12 Gen 2012 | Centro internazionale, Spiritualità
Storia e profezia: i due occhi con cui l’umanità contempla lo scenario del suo dramma: uno che guarda il passato e l’altro che guarda il futuro, per regolare il presente. Si potrebbe dire che la profezia è la veduta di Dio; la storia è la veduta dell’uomo: così la storia è un epitaffio di caduti e la profezia è l’anelito di liberazione dalla morte alla vita: un anelito alla pace. E Cristo venne: e sulla sua culla, nella notte dei tempi, gli angeli cantarono: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini”. Quel che è la gloria per Iddio in Cielo è la pace per gli uomini in terra: la pace è la gloria degli uomini; la gloria è la pace di Dio. Ora Cristo indìce la pace. “Cristo è la nostra pace…, artefice di pace”, venuto “a recare il buon annunzio di pace”, come dice Paolo ai romani, gente di guerra. La sua rivoluzione è la scoperta del fratello, fatta col lume della carità: e frutto della carità è la pace. La sua legge è il perdono: e il perdono tronca gli impulsi di guerra. La guerra denuncia, in chi la promuove, un ateismo effettivo, una ribellione a Dio. Una delle beatitudini evangeliche suona: “Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio”. I pacifici sono i facitori di pace: ché la pace si fa, si produce, ed è l’oggetto più prezioso nel ciclo della produzione della civiltà. Il cristiano è un produttore di pace, che ricostruisce indefinitamente nel tessuto dei secoli: e cioè ricostruisce senza tregua la vita, facendo “guerra alla guerra”, come dice Pio XII, per combattere il suo nemico, che è la morte.
Ma c’è pace e pace. Ce n’è una, che è vita; ce n’è un’altra, che è morte. “Io vi lascio la pace – dice Gesù – vi do la mia pace, non quale la dà il mondo”. Quella del mondo è imposta dalla guerra; quella di Cristo è dono dell’amore. Sotto questo rispetto, la pace e la guerra scaturiscono dal cuore di ciascuno di noi. Ancora nel mondo troppi popoli ripetono coi profeti: “Aspettammo la pace e non abbiamo il bene; aspettammo l’ora della cura e del rimedio ai mali sofferti, ed ecco nuovi timori e perturbazioni; aspettammo la luce, ed eccoci ancora nelle tenebre… Aspettammo la giustizia e non c’è; la salute, ed essa è ancora da noi lontana”. Civiltà e pace s’identificano, come guerra e barbarie s’accompagnano. Oggi occorre una profezia – e cioè una visione di amore e di razionalità – che gridi sulle teste dei responsabili i pericoli imminenti a cui la loro insipienza – la loro paura – può esporci. Se nel corpo dell’umanità correrà il sangue di Cristo, esso ci libererà dal male. Alla città dell’uomo d’oggi, come alla Gerusalemme di ieri, Egli seguita a dire: “Oh se conoscessi anche tu – e proprio in questo giorno – quel che giova alla tua pace!”. In questo giorno proprio: ché non c’è più tempo da perdere. Giova alla pace la razionalità umana con la razionalità divina, e questa è in sostanza la carità. Il sangue della Redenzione, che ci fa consanguinei di Cristo e consanguinei quindi fra di noi, spinge a ricomporci in famiglia: in comunità. Ad arrivare all’unità. Si sta del resto operando una unificazione universale: unici e comuni sono gli ideali di libertà, di giustizia, di pace che oggi agitano ed elevano neri e gialli, proletari e lavoratori d’ogni paese e rango. Su tutta la loro agitazione, che forma la storia drammatica del tempo nostro, sempre più urgente si fa l’invito profetico di Cristo: “Che tutti siano uno!”. Igino Giordani (altro…)
28 Dic 2011 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
«Sono giovani, sono un’onda. Chi li guida è come un surfista: tutti vedono il suo bel numero, ma è l’onda che lo spinge. Sono giovani, sono una corrente. Chi la prende giusta va lontano senza faticare». Comincia così la lettera aperta di Don Pietro Raimondi, cappellano del carcere di San Vittore, a Milano, dove un gruppo di giovani dei Focolari, alla vigilia di Natale, ha portato una ventata di calore, vivendo insieme ai carcerati un «silenzioso miracolo di luce». La storia parte da quando questi giovani hanno iniziato ad animare le Messe della domenica in carcere: un’esperienza toccante che ha lasciato il segno. A distanza di qualche mese, pensando al Natale, hanno voluto lanciare l’idea di “Buono dentro e buono fuori” con la sfida di riuscire a raccogliere panettoni sufficienti per ogni cella del carcere. «La cella è la sola casa del detenuto – scrivono i Giovani per un mondo unito – e quindi in ogni cella – cioè in ogni casa della grande città che è il carcere di San Vittore – vogliamo portare il Natale». «È da loro che vengono le idee, le proposte, le intuizioni migliori – continua il cappellano. E a chi mi dice che sono incostanti e mutevoli dico che questo è tipico di ogni liquido. Però aggiungo che i liquidi hanno una proprietà magica: non li puoi comprimere. La pressione che esercitano è enorme, spostano montagne. Sono giovani e ti fanno pressione inventandone sempre una in più. Chi li ascolta è fortunato e cammina sull’acqua».
«Oggi siamo stati a portare i panettoni a San Vittore! – adesso è uno dei giovani a parlare – Eravamo una bella squadra, chi li scaricava dai furgoni, chi li metteva nei sacchi neri, chi li portava fino al metal detector… ce n’era per tutti insomma! Poi quattro di noi hanno avuto il bellissimo regalo di poter portare i panettoni da distribuire nelle celle. Penso sia impossibile descrivervi l’emozione del varcare la soglia delle celle, dare il panettone ad ogni detenuto e vedere la loro gioia, il loro stupore, la loro gratitudine. Non solo, per la prima volta dopo tanto tempo, non vedevano solo guardie e compagni di cella… ma li andavamo a trovare portandogli un dono, un dono perché loro potessero passare bene il Natale. E anche noi viviamo un Natale diverso….molto più vero».
«La generosità degli adulti spesso sedimenta in abitudine e ogni loro slancio creativo tramonta rapido in un tradizione rigida – scrive Don Pietro, che di Natali a San Vittore ne ha visti tanti. Persino donare dei panettoni ai detenuti rischia di trasformarsi in un gesto istituzionale. Sempre lo stesso offerente, con lo stesso furgone della stessa ditta… E il gesto meccanico della distribuzione uccide lo slancio che stava all’origine». «Loro no. Loro, i giovani, ti dicono “perché non…?”. Loro hanno lanciato una sfida anzitutto a se stessi, poi al mondo intero: non compreremo nemmeno un panettone né cercheremo chi faccia una donazione massiccia. Parleremo di quel mondo oscuro che sta dietro il muro di cinta. Parleremo per le strade, nelle scuole, agli amici ed in famiglia. Parleremo di loro, di quelli che non ci importa se sono buoni o cattivi, colpevoli o innocenti, ma che certo hanno bisogno di un gesto di amore. Quei gesti che non sono un soccorso ad una carenza ma un di più.
E la risposta è oltremisura. Si puntava a 450 panettoni, uno per cella. Diventano presto 500, poi 1000, infine 1400 e poi si perde il conto. Possiamo solo dire che oggi vi erano in carcere 1553 uomini e 96 donne, senza contare gli agenti e gli operatori. E pare che tutti ricevettero un dono…». «E noi che vi scriviamo – conclude il cappellano – siamo, ancora una volta, quelli che hanno ricevuto il dono più bello. Quello di aver visto i volti di questi giovani mentre distribuivano i panettoni. Quello di aver visto gli occhi di chi li riceveva. Quello di poter immaginare le mani di bimbo, anziano o chissà chi, che li ha donati. E quello infine di potervi raccontare come testimoni questo silenzioso miracolo di luce avvenuto oggi negli inferi di San Vittore». Su Città Nuova leggi anche: Miracolo di luce http://www.cittanuova.it/contenuto.php?TipoContenuto=web&idContenuto=332565# [nggallery id=81] (altro…)