16 Set 2018 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Il viaggio apostolico in Lituania, Lettonia ed Estonia sarà, dal 22 al 25 settembre, la prossima tappa internazionale di Papa Francesco, in occasione del centenario della prima dichiarazione di indipendenza dei tre Paesi Baltici dalla Russia. Tra gli eventi più significativi, la preghiera al Museo dell’Occupazione e dei Diritti di Libertà, conosciuto come il Museo delle Vittime del Genocidio, a Vilnius (Lituania), l’incontro ecumenico a Riga (Lettonia) e la visita agli assistiti dalle Opere di Carità di Tallin (Estonia). Particolarmente simbolica la tappa al Museo del Genocidio, così chiamato perché utilizzato dall’organo di polizia segreta dell’Unione Sovietica dal 1944 fino al 1991, quando la Lituania riconquistò l’indipendenza. Oltre a ospitare i funzionari del Comitato per la Sicurezza di Stato, l’edificio fungeva da luogo per gli interrogatori e da prigione per gli oppositori politici del regime comunista. Ma la storia di orrore di questo palazzo parte ancora prima, nel 1941, quando i nazisti invasero la Lituania e l’edificio fu adibito a quartier generale della Gestapo. In tre anni, tra il 1941 e il 1944, solo a Vilnius furono uccise circa 100 mila persone, un terzo degli abitanti della città, perlopiù ebrei. Proprio per ricordare questi orrori dell’occupazione, il Governo ha voluto convertire il palazzo in un luogo della memoria. Nelle diverse tappe del suo viaggio, il Papa renderà omaggio alla storia dolorosa di un popolo che, nonostante le persecuzioni, è rimasto profondamente ancorato alle proprie radici cristiane. (altro…)
16 Set 2018 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Focolari ambulanti per il mondo” li aveva definiti Chiara Lubich. Sono formati da giovani, adulti, o famiglie, religiosi, adolescenti. Un progetto che si ripete, grazie alle esperienze positive e ai frutti che questa originale modalità di incontro e scambio sta portando in varie parti del mondo. Una di queste si è svolta a Maputo, la capitale e maggiore città del Mozambico, nonché il principale porto sulla baia di Delagoa, che si affaccia sull’Oceano indiano. Nella città sudafricana, piena di affollati e colorati mercati, molto animata soprattutto nelle ore serali, con una stazione ferroviaria progettata da Gustave Eiffel, dal 1 al 30 agosto si è “stabilito” il focolare “temporaneo” composto da Antonietta, Giovanni e Perga (di Loppiano), Padre Rogelio (Religioso di Maputo), D. Stefan (della Svizzera) e Fatima (del focolare di Johannesbourg). «All’arrivo a Maputo abbiamo subito stretto tra noi un patto d’unità. Nei vari incontri che abbiamo avuto nei giorni successivi con le persone del posto, giovani, famiglie riunite nelle case insieme con i loro colleghi di lavoro e amici, religiosi e religiose, abbiamo visto che la luce del carisma di Chiara Lubich entrava nei loro cuori, affascinati dal Vangelo che diventa vita. Altri bei momenti di famiglia sono stati quelli con l’arcivescovo D. Francisco Chimoio, che ci ha raccomandato “di non perdere la nostra gioia e di portarla nel mondo”, e con il Nunzio Edgar Pĕna, che ha sottolineato l’importanza del “seminare”».
Un “tour”, non certo turistico, nello Zimbabwe, per due settimane nel mese di agosto, è stata l’esperienza vissuta da tre focolarine. «Una esperienza – scrive Cielito del Portogallo – che consiglierei a tanti, perché apre il cuore, la mente e l’anima ai bisogni dell’umanità. Due settimane che mi sono sembrate mesi, tale è stata l’intensità di ogni giornata». Dopo un breve giro di Johannesburg (Repubblica del Sudafrica), «primo approccio alla povertà di questo continente, ma ancora ben diverso da quello che abbiamo avuto dopo», il piccolo gruppo si è trasferito a Bulawayo, ospiti di una signora in un quartiere della periferia, condividendo in tutto le sue condizioni di vita e la povertà. «Lo Zimbabwe – spiega – è un paese per lo più cristiano e la vita delle persone ruota attorno alla vita delle parrocchie, con un forte senso di appartenenza. I nostri amici del Movimento avevano preparato per noi, come programma, un “tour” delle varie parrocchie della città. Sono più di mille le persone che abbiamo incontrato in quei giorni, molte delle quali bambini e giovani, a cui ci siamo presentate raccontando le nostre esperienze basate sul Vangelo. Partivamo ogni mattina affidandoci a Maria, senza sapere chi avremmo incontrato. Mettevamo quello che ci poteva essere utile negli zaini e via, confidando unicamente nello Spirito Santo. Lasciando a Dio la “regia” della giornata, assistevamo con stupore a quello che Lui operava. Abbiamo trovato generosità, prontezza e impegno, pur nella povertà dei mezzi, e questa è stata per noi una grande testimonianza». «Nella seconda settimana – conclude – ci siamo trasferite all’interno del Paese, in una missione (un “college” fondato dai Gesuiti 130 anni fa), e da lì per due giorni in uno sperduto villaggio rurale, per visitare un gruppo di persone che da anni vive la Parola di vita. Gente poverissima, ma capace di un’accoglienza squisita. La loro generosità, la loro fede semplice e profonda e la purezza del loro cuore ci hanno conquistato. In questo luogo sperduto, in mezzo al nulla, abbiamo visto con i nostri occhi che il carisma dell’unità è davvero universale». Chiara Favotti (altro…)
14 Set 2018 | Centro internazionale, Spiritualità

© Ave Cerquetti, ‘Crocifissione’ – Lienz (Austria) 1975
Maria, ai piedi della croce, non svenne ma, levato cuore e sguardo al Padre, gli offerse, come pegno del patto ricostruito e come avallo del mutamento operato, quel Figlio, quale offerta preziosa, ostia senza prezzo. Sull’orizzonte tra cielo e terra, stette allora quale Maria dei dolori, la desolata: la donna che più pativa; ma, non piegata sotto la tragedia, consapevole del servizio da rendere, — ancella del Signore —, ai figli di lui, stette anche quale sacerdote all’altare, l’altare unico della croce, per offrire, adorando, alla giustizia eterna, quel figlio senza macchia, immolato per tutti. La sua resistenza restò impavida anche dopo, quando i soldati, schiodato il cadavere del Crocifisso, glielo abbandonarono tra le braccia, e si dileguarono, con la folla, per i vicoli, nelle casette assonnate sotto il buio della notte. Tra lampeggiamenti residui e fiori di stelle, nel silenzio coricato sulla tragedia consumata, ella stette ancora sola, a continuare al Padre l’offerta di quell’innocente svenato, il Figlio senza pari, che ella si stringeva tra le braccia appena morto, come un giorno, bambino, prediletto dagli angeli, lo aveva stretto a Betlemme, appena nato. Venuto alla vita sulle mani di una vergine, si era allontanato dalla vita sulle mani di una vergine: Virgo altare Christi. Appena nato allora, appena morto ora, era il prezzo con cui riscattava tutti dal dolore, frutto della colpa. È l’atteggiamento sublime della vergine cristiana che, fondata su Dio, non paventa. Quante volte la Chiesa perseguitata, — Cristo svenato, — non è stata raccolta tra le braccia di vergini, umili e forti, mentre dintorno i più fuggivano o si nascondevano! Vergini, consacrate o no, e madri dal cuore verginale, e pochi uomini, sull’esempio di Giovanni, assistettero più volte allo scempio rinnovato del Calvario e tennero nel cuore vivo il Cristo mistico. Fidata in Dio, Maria offre il Figlio al Padre, restituendolo, per identificarsi con la volontà di lui. In quell’ora, il suo gracile corpo muliebre resta eretto come altare, su cui è immolato, per la salvezza di tutti, il figlio di lei, l’agnello senza macchia. La sua è la fede del sacerdote che immola, in un’ora tragica, la più decisiva delle ore scoccate nella successione del mondo. Ogni anima è vergine — insegna sant’Agostino — in quanto fa parte della Chiesa che è vergine. Questo mistero ci associa alla desolazione di Maria, intanto che ci unisce alla passione di Gesù; passione che verginizza le anime pentite, presenti alla croce col cuore di Maria. Maria, ai piedi della croce, che offre il Figlio al Padre, incarna il sacerdozio universale della Chiesa: ne compie il primo gesto, quello che la Chiesa non finisce di ripetere. Incarna la Chiesa, e la simboleggia, anch’essa vergine e madre, che prosegue l’opera di Maria, che si unisce con quella di Gesù. Per denotare la bellezza e purezza e insieme la natura e la missione della Chiesa, sin dall’inizio essa fu paragonata a Maria: e fu vista quasi come la Vergine Madre effusa sull’universo, per portare le anime tutte a Cristo. Ella ripete la bellezza unica della verginità della Madonna, per ricominciare, senza pause, l’opera redentiva di Cristo. Igino Giordani, Maria modello perfetto, Città Nuova, Roma, 2012, pp.139-141 (altro…)
13 Set 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale
https://vimeo.com/279279408 (altro…)
13 Set 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
http://md.flars.net/CH/CH20180915it.mp4 (altro…)
12 Set 2018 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Con una lettera indirizzata «alla stimata Presidente Maria Voce», Asabaton Fontem Njifua, la massima autorità tradizionale del luogo dove sorge una cittadella dei Focolari (sud-ovest del Camerun), scrive: «Non ho nulla da dire in particolare – si legge nella missiva inviata il 28 agosto dal Palais d’Azi – se non quello di esprimere la mia più profonda e sincera gratitudine ai membri dell’intero Movimento dei Focolari e soprattutto a coloro che lavorano a Fontem». «Sei ormai al corrente – scrive rivolgendosi a Maria Voce – della crisi sociopolitica che ha colpito il nostro Paese, in particolare le regioni anglofone. Fontem è uno dei villaggi in cui l’impatto della crisi era ed è molto forte». Ricordando l’appellativo attribuito a Chiara Lubich da un suo predecessore, nel 2000, quale “regina inviata da Dio”, il Fon usa parole amare per descrivere la situazione attuale: «Come esseri umani, abbiamo tentato in diversi modi di ripristinare la pace che esisteva una volta e a portare la gente a vivere la vita che Mama Chiara – Mafua Ndem ci ha insegnato, ma la maggior parte, se non tutti i nostri sforzi si sono rivelati inutili. Molti del mio popolo e persino membri del Movimento sono stati vittime della crisi. Mi viene da pensare che proprio le persone che hanno portato a Fontem la vita, la speranza, l’amore, l’unità e la luce di Dio sono sottoposte ora a un trattamento inumano. Il mio cuore piange quando penso che gli sforzi di sviluppo e le infrastrutture portate dal Movimento dei Focolari sono stati distrutti, e non possiamo fare molto per salvarli. Questo e molte altre cose mi spingono a esprimere una sincera gratitudine a tutti i membri del Movimento residenti a Fontem, che hanno resistito alla prova del tempo e sono rimasti fedeli alla causa dell’unità, della pace e dell’amore».
«Nell’attuale crisi – spiega il sovrano – migliaia di persone che sono fuggite dalle loro case hanno trovato rifugio al Centro Mariapoli di Fontem. La mia gratitudine è ancora più grande per il fatto che i focolarini hanno scelto di restare con la mia gente, nonostante il fatto che molti siano scappati dal Paese. Una ricompensa attende ciascuno di loro in Paradiso. In tutto ciò, ho imparato una grande lezione – indicata in maiuscolo dal Fon – quella di VIVERE INSIEME COME UNA FAMIGLIA. Loro sono davvero una famiglia leale. Non ci hanno abbandonato e prego che non ci abbandonino. Il Movimento dei Focolari è come la spina dorsale di Fontem, senza la quale non siamo nulla». Dopo aver chiesto con parole accorate di pregare il Padre per il suo popolo, e perché ritorni la pace nel Camerun, il Fon conclude: «Il nostro più grande desiderio è quello di vivere le parole di Mama Chiara “CHE TUTTI SIANO UNO”. Ricordatevi di noi nella preghiera perché è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno ora. L’uomo ha fallito ma Dio non può fallire». A cura di Chiara Favotti Leggi la lettera (in inglese) (altro…)
12 Set 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
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11 Set 2018 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Era il 1975 e frequentavo la V ginnasio della cittadina in cui sono nato. Cicerone e la congiura di Catilina animano una disputa fra noi adolescenti: la libertà. La saggia professoressa apre un dibattito fra i sostenitori di Cicerone, relatore un mio compagno, e Catilina, relatore il sottoscritto. La difesa della libertà mi appassiona a tal punto che un applauso conclude la mia arringa. Da quel momento la libertà diventa il leitmotiv della mia vita. Ma cos’è la libertà? Ed io sono libero?». Francesco, italiano originario della Sicilia, ha 59 anni ed è sposato con Paola. Per il progredire della malattia, non può più muovere il corpo, né parlare. Ma può muovere gli occhi. L’anno scorso ha aperto un blog, su consiglio di un giornalista che l’aveva contattato per una breve intervista. Prima con i pollici, poi, per il progredire della malattia, con un lettore oculare, che richiede più tempo, Francesco comunica ciò che nel suo cuore acquista forza e dinamismo, mentre il corpo si va progressivamente immobilizzando. Titolo del blog: “SLA. Io sono libero”. Libero Di Amare. «Non sono uno scrittore, ma una voce interiore mi suggerisce le parole. Inizio a vedere un film della mia vita che non conoscevo. È la mia forza: comincio a scrivere alcune pagine. Ricevo messaggi che mi emozionano. Ho semplicemente donato alcuni miei pensieri e ricevo tanto amore: mi comunicano emozioni, dolori, gioie, vita!».
«Per tutta la vita ho cercato di ritagliarmi un momento, durante la giornata, per avere un colloquio intimo e personale con Dio. Non sempre ci sono riuscito, ma ogni volta che passavo accanto ad una Chiesa, salutavo, con un ciao, Gesù presente nel tabernacolo. Spesso entravo, per dedicargli un po’ del mio tempo. Rimanevo in silenzio, perché fosse Lui a parlarmi. Prima di andare via gli affidavo le difficoltà della giornata. A volte scherzavo: Gesù questo è un problema tuo, da solo non ci riesco. E non sono mai stato deluso». «Quante volte, pur avendo una vita piena di tutto, avvertiamo un senso di vuoto, di apatia, che vela la nostra vita di un velo di infelicità. Un uomo mi ha aperto uno spiraglio di luce: Agostino d’Ippona. Le sue Confessioni mi hanno preparato ad un incontro, che il primo agosto del 1976 mi avrebbe cambiato la vita: Dio è Amore e ti ama immensamente. Come posso corrispondere a questo amore infinito? Il Vangelo, che avevo letto ma non vissuto, mi diede la risposta: come puoi amare Dio che non vedi, se non ami il fratello che vedi? Fu una rivoluzione copernicana. Eravamo un gruppetto di amici a fare questa esperienza. Leggevamo il Vangelo e cercavamo di metterlo in pratica. Il mio cuore scoppiava di gioia e cominciai a sperimentare che il dolore è vita!».
«Ricordo ancora l’odore del mare, seppure la malattia mi abbia tolto l’olfatto, (…) sento l’acqua che mi sfiora la pelle, anche se non nuoto da tre anni. Eppure non ho nostalgia, né dolore, per quello che ero e per quello che sono. Chiudo gli occhi, e il mio corpo galleggia, non è un sogno, o mera follia, è il mio Signore, che mi ripete: non temere». «La SLA era impressa nel mio cuore, da quando ero nato, ma non ne ero consapevole, fino a qualche anno fa. Il mio codice fiscale inizia con SLA, e non è una coincidenza. Non credo nel fato, ma nella Fata che mi ha scelto come figlio suo e non mi ha mai abbandonato. Maria, la madre di Gesù, è la mia rete, come quella del trapezista. (…) È un’esperienza che si ripete, ogni qualvolta il dubbio mi assale e la speranza diventa una zavorra. Maria è sempre lì, e non posso più aver paura! (…) Maria mi aveva tracciato la via e Chiara Lubich mi ha insegnato a orientare, ogni mattina, la bussola su Gesù Abbandonato in Croce. È Lui il segreto per cercare la Verità». «Vivi l’attimo presente perfettamente e sarai in Dio eternamente, mi ha insegnato Chiara. E nell’attimo presente posso gridare, non con la voce, ma con il cuore: Sono Libero di Amare». Fonte: Il blog di Francesco (altro…)
11 Set 2018 | Focolari nel Mondo
Quest’anno il capodanno islamico viene celebrato il 12 settembre. Il primo mese del calendario, muharram (in arabo المحرم), è uno dei quattro mesi sacri dell’anno. Il calendario islamico è un calendario lunare, quindi muharram si sposta di anno in anno, se confrontato con il calendario gregoriano. Secondo alcuni questa festa celebrerebbe il passaggio di Mosè, in fuga dal Faraone, attraverso il Mar Rosso. Secondo altri, nel decimo giorno di muharram, giorno dell’Ashura, sarebbero stati creati Adamo ed Eva, il paradiso e l’inferno, la vita e la morte. Si tratta di una festa celebrata in diverse parti del mondo sunnita, come in Nordafrica, dove ha una connotazione particolarmente gioiosa. Nei primi dieci giorni di muharram gli sciiti osservano il digiuno, mentre per i sunniti si tratta di un digiuno volontario, e non obbligatorio come durante il Ramadan. (altro…)
11 Set 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
RIPENSARE L’EDUCAZIONE OGGI Un impegno a più voci per una convivenza possibile Con lo scrittore Paolo Di Paolo, l’insegnante e scrittore Eraldo Affinati, il giornalista TG3 Rai Gianni Bianco, Giuseppe Gatti, magistrato della D.D.A. di Bari, Nello Scavo, giornalista di Avvenire, Emma Ciccarelli, vice presidente Forum associazioni familiari, i pedagogisti Ezio Aceti e Michele De Beni, gli psicologi Domenico Bellantoni e Chiara D’Urbano. La tenuta sociale a rischio, in un clima di paura e di scontro causato da difficoltà relazionali fra persone delle varie generazioni, di diversa appartenenza politica, culturale e religiosa, di tante nazionalità presenti nel nostro Paese, esige un ripensamento della visione stessa della persona. Di fronte ai profondi e radicali cambiamenti che la società sta attraversando è sempre più urgente porre attenzione all’ambito educativo, a partire dai più piccoli, senz’altro, ma con uno sguardo rivolto a tutte le età. Educare ed educarsi, a tutto campo; ripensare l’educazione interrogandosi sulle prassi e sulle competenze necessarie; mettersi in ascolto e in relazione, oltre gli stereotipi, gli steccati, la frammentazione sociale; dare spazio al protagonismo dei giovani. Sono alcuni fra i temi al centro del programma di domenica 30 settembre della nona edizione di LoppianoLab. Se ne parlerà in particolare con Eraldo Affinati, insegnante e scrittore, Emma Ciccarelli, vice presidente Forum associazioni familiari, il pedagogista Michele De Beni, e lo scrittore e giornalista Paolo Di Paolo (Auditorium di Loppiano, h.9.30) nella prima parte della sessione il cui titolo è: Dal sogno all’impegno: parliamo di educazione 4.0. Tra memoria e futuro…una questione di senso. Numerosi gli esperti, di vari ambiti e discipline che daranno il loro contributo su questi argomenti in un dialogo col pubblico, chiamato ad interagire nei diversi laboratori tematici previsti nell’arco dei due giorni: CERCATORI DI SENSO: identità, fragilità, bullismo, sexting… alleanza uomo-donna. Con Daniela Notarfonso, dir. Consultorio familiare, Noemi Sanchez, dottoranda in filosofia univ. Perugia, Leonardo Paris, teologo, Emma Ciccarelli, vice presidente Forum associazioni familiari, Chiara D’Urbano, psicologa e psicoterapeuta, Rosanna Virgili, biblista Ist. Teologico Marchigiano. Modera: Giulio Meazzini, giornalista Città Nuova. EDUCARSI ALLA CONVIVENZA. Come affrontare la crisi di una società minacciata da violenza, razzismo, questione migranti, disimpegno. Con Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente (invitato in attesa di conferma), Giuseppe Gatti, magistrato della D.D. Antimafia di Bari, Gabriella Debora Giorgione, giornalista, consulente Caritas Benevento, Nello Scavo, giornalista Avvenire. Modera Gianni Bianco, Vice caporedattore cronaca -Tg3 RAI. NARRARE I GIOVANI. Con Paolo Di Paolo, scrittore e giornalista, Carlo Albarello, insegnante e ideatore dell’Atlante del ‘900, Eraldo Affinati, scrittore e insegnante. Modera: Matteo Girardi, Città Nuova. EMOZIONANDO. In dialogo con i genitori sulle emozioni dei figli. Con Ezio Aceti, esperto in Psicologia evolutiva e scolastica FILOSOFIAMO: percorsi di formazione al dialogo filosofico. Rivolti agli adulti per insegnare a bambini e ragazzi. Con Valentina Gaudiano, docente Istituto universitario Sophia WE CARE EDUCATION: all’educazione serve una casa – sogno, passione, cura Dialogo ed esperienze sull’essere educatori. Con Michele de Beni, pedagogista e docente Ist. Univ. Sophia, Domenico Bellantoni, psicoterapeuta, Paola Dal Molin, insegnante, Luigi Chatel, insegnante. ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO. Con Beatrice Cerrino, docente; Giuseppe Pintus, consulente del lavoro; Pietro Comper, imprenditore Un’occasione di confronto su un’ampia gamma di tematiche inerenti le nuove generazioni, che interpellano la famiglia, le agenzie culturali ed educative, il mondo dell’informazione, della politica, dell’associazionismo e chiamano in causa non solo gli addetti ai lavori ma chiunque avverte l’impegno dell’educazione oggi. «Non c’è ambito della vita in cui la questione possa essere ignorata – spiega Giulio Meazzini, giornalista di Città Nuova, curatore della sessione – perché le trasformazioni sociali determinano continui aggiustamenti delle modalità di rapporto tra le persone. A cominciare dalla comunicazione intergenerazionale: i giovani affermano la loro autosufficienza attraverso abilità e comprensioni del web che diventano escludenti, mentre gli adulti sperimentano nuove fragilità che li portano a ripiegare in una sorta di individualismo autoreferenziale, incapaci di offrire la loro esperienza dentro un ragionamento sul senso e sulla responsabilità della vita». In allegato: il programma generale della manifestazione e il programma LoppianoLab ragazzi e bambini Ufficio stampa LoppianoLab: Elena Cardinali – mob: 347.4554043 – 339.7127072– ufficiostampa@cittanuova.it Tamara Pastorelli – mob: 338.5658244 – 335.6165404 – ufficio.comunicazione@loppiano.it Web: www.loppianolab.it – Facebook: www.facebook.com/loppianolab – Twitter: @LoppianoLab Gruppo Editoriale Città Nuova – Polo Lionello Bonfanti Istituto Universitario Sophia – Loppiano Movimento dei Focolari in Italia Economia di Comunione Con il patrocinio del comune di Figline Incisa Valdarno
11 Set 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Vedi il programma completo, aggiornato al 4 settembre, dell’edizione 2018 del laboratorio multi tematico, che si svolgerà nella cittadella internazionale di Loppiano da venerdì 28 a domenica 30 settembre: Programma LoppianoLab 2018_aggiornato al 04 09. 2018 Gruppo Editoriale Città Nuova – www.cittanuova.it Polo Lionello Bonfanti – www.pololionellobonfanti.it Istituto Universitario Sophia – www.sophiauniversity.org Economia di Comunione: http://www.edc-online.org/it/ Loppiano – www.loppiano.it Movimento dei Focolari in Italia: www.focolaritalia.it
11 Set 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
10 Set 2018 | Cultura

La Chiesa è costitutivamente relazione di comunione, in cui ogni cristiano è chiamato a occupare il posto a lui riservato. Occorre, per questo, essere aperti alla chiamata di Dio, qualunque essa sia, e rispondere a Lui con responsabilità. In particolar modo, nel libro viene preso in considerazione il diaconato permanente, in quanto terzo grado dell’Ordine sacro. Uno degli obiettivi di questo studio è la comprensione e la riflessione critica sullo sviluppo e l’identità del diaconato permanente nella realtà pastorale italiana, cercando di superare un approccio ontologico e funzionale attraverso la prospettiva simbolica all’interno del discorso di un’ecclesiologia di comunione. Il diaconato permanente è infatti una risorsa per la Chiesa e non puramente un rimedio alla scarsità di vocazioni al sacerdozio ordinato; la dimensione teologico-pastorale qui evidenziata offre delle risposte alle esigenze della Chiesa di ogni tempo e in particolare a quella di oggi.
10 Set 2018 | Centro internazionale
«Il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di Te … Verrò verso di Te, mio Dio, […] e con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia» (Il Grido, Città Nuova). A 10 anni dalla morte di Chiara Lubich, siamo ancora stupiti dalla profezia sociale di questa donna straordinaria che, col suo ideale dell’ut omnes (Gv 17,21), da Trento è arrivata al mondo. Ma non si può comprendere il carattere profetico della sua persona senza considerare il contesto storico in cui è vissuta e la sua partecipazione ai destini dell’umanità: la nascita nel Trentino, allora periferia esistenziale di grande significato storico e sociale, l’esperienza della povertà, il dramma delle guerre mondiali. In mezzo alle vicende del suo tempo, si manifesta in lei un carisma particolare, quello dell’unità: «L’anima deve sopra ogni cosa puntare sempre lo sguardo nell’Unico Padre di tanti figli. Poi guardare tutte le creature come figlie dell’Unico Padre. Oltrepassare sempre col pensiero e coll’affetto del cuore ogni limite posto dalla vita umana e tendere costantemente e per abito preso alla fratellanza universale in un solo Padre: Dio». In questi appunti del 2 dicembre 1946 si possono cogliere i capisaldi della profezia sociale della Lubich: Chiara, infatti, non è stata una riformatrice sociale, come non lo è stato Gesù. Il sogno di Chiara, in effetti, punta più in alto e in profondità, al fondamento antropologico e teologico di ogni forma sociale: la fratellanza universale e l’unità come l’ha pensata l’uomo-Dio, Gesù. Per questo, potremmo dire che la prima opera sociale di Chiara è stata la stessa comunità dei Focolari, nata a Trento dopo la guerra, la quale, prendendo alla lettera le parole degli Atti degli Apostoli (At 2,42-48), viveva la comunione radicale dei beni e si prodigava ad accudire la moltitudine di poveri e sofferenti che il conflitto aveva lasciato alle spalle. Questa radice non si è mai persa, anzi è la fonte ispiratrice di tutti i progetti sociali attivati in questi anni da lei e da quelli che hanno fatto proprio l’Ideale dell’unità. In ciò si evidenzia il genio umano ed ecclesiale di Chiara. Genio umano, perché la risoluzione dei problemi sociali – sempre più gravi nonostante le apparenze e il progresso tecnologico, con la massa crescente e scandalosa di scartati e sfollati in tutti gli emisferi della terra, frutto di sistemi iniqui e di una globalizzazione al servizio delle potenze del mondo –, non dipende da strategie sociologiche o da azioni che operano sugli strati superficiali della realtà umana, ma dalle opzioni fondamentali e dai valori profondi che muovono le coscienze. Genio ecclesiale, perché la missione della Chiesa non si esaurisce nella carità e nella cura degli ultimi (comunque indispensabile), ma nell’annuncio, alla luce dell’incarnazione del Verbo, della dignità di ogni uomo in quanto figlio di Dio. Senza queste due motivazioni essenziali, antropologica ed ecclesiale, non si afferra la vera dimensione sociale del carisma di Chiara Lubich, informato da una intrinseca socialità, che si dispiega in vita, azione e studio (vedi le Scuole sociali e l’Istituto Universitario Sophia). Quale la conseguenza concreta di questa prospettiva per tutti noi? Se vogliamo, ci aspetta una storia; anche noi abbiamo davanti una storia. Chiara ci riscatta dall’anonimato per renderci protagonisti di un sogno. Tutti protagonisti, nessuno escluso. Guislain Lafont, il grande teologo domenicano, parla del “principio della piccolezza”, che riassume la filosofia pratica di papa Francesco. Si tratta della convinzione che « la salvezza viene piuttosto dal basso che dall’alto». Chiara ha saputo declinare magistralmente questo “principio della piccolezza” nell’impegno per un vero rinnovamento sociale, scatenato dal paradigma dell’unità. Questa è la sua grandezza. Fonte: Città Nuova n.6, giugno 2018 (altro…)
10 Set 2018 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
Le comunità ebraiche di tutto il mondo celebrano nei giorni 10 e 11 settembre, con vigilia il 9, la festività di Rosh ha-shanah, il Capodanno ebraico, dell’anno 5779. «La festa – spiega l’UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – ha un carattere e un’atmosfera assai diversi da quella normalmente vigente nel capo d’anno “civile”. Piuttosto è considerato giorno di riflessione, di introspezione, di auto esame e di rinnovamento spirituale. È il giorno in cui, secondo la tradizione, il Signore esamina tutti gli uomini e tiene conto delle azioni buone o malvagie che hanno compiuto nel corso dell’anno precedente. Nel Talmud infatti è scritto “A Rosh Ha-Shanah tutte le creature sono esaminate davanti al Signore”. Non a caso tale giorno nella tradizione ebraica è chiamato anche “Yom Ha Din”, giorno del giudizio. Il giudizio divino verrà sigillato nel giorno di Kippur, il giorno dell’espiazione. Tra queste due date corrono sette giorni che sommati ai due di Rosh Ha-Shanà e a quello di Kippur vengono detti i “dieci giorni penitenziali”. Rosh Ha-Shanah riguarda il singolo individuo, il rapporto che ha con il suo prossimo e con Dio, le sue intenzioni di miglioramento». (altro…)
9 Set 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale

Maurizio Certini, direttore del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira.
Giovani universitari, provenienti da tutto il mondo. È particolarmente a loro che si dedica il Centro La Pira, cercando di rispondere alle nuove sfide poste dal mondo delle migrazioni. Come valorizzate il sogno che muove questi giovani a venire a studiare in Italia? Sono ragazzi e ragazze con un “potenziale umano” preziosissimo, che possono diventare “ponti” di buone relazioni culturali, economiche e politiche, tra Paesi. Accoglierli e sostenerli era il sogno del Card. Benelli, che volle istituire per loro un Centro diocesano internazionale, intitolandolo al prof. Giorgio La Pira, promotore di pace nel mondo intero e per tanti anni sindaco di Firenze, di cui si è appena concluso l’iter canonico del processo di beatificazione. Era il 1978, appena quattro mesi dopo la sua morte, quando Benelli si rivolse a Chiara Lubich per chiedere la disponibilità di alcune persone del Movimento per avviare questa esperienza. Le scrisse: «[…] Molti giovani si sono ritrovati soli, nel più impressionante disagio e amaro disorientamento. Vogliamo servirli, conoscerli, fare che si sentano accolti, porci al loro fianco, rispettandoli e aiutandoli in tutto, stabilire con loro un dialogo che coinvolga la nostra realtà di uomini. Se sono musulmani, li aiuteremo a esserlo meglio, se ebrei ad essere ebrei. Vogliamo offrire loro un servizio che tonifichi l’anima e con finezza cristiana li ponga nel rispetto della loro dignità».
Qual è la situazione quarant’anni dopo? Le condizioni di vita degli studenti universitari stranieri, meritevoli ma con pochi mezzi, sono sicuramente migliorate, grazie all’esonero dalle tasse e alla messa a disposizione di alloggi e mense. Ma il percorso formativo resta, per molti, una corsa a ostacoli: la lontananza da casa, la necessità di mantenersi da soli, la difficoltà di studiare in un contesto culturale poco noto, la burocrazia, le sirene del consumismo. Chi conosce le storie di tanti di questi ragazzi rimane colpito dal loro coraggio, dall’esempio di fortezza nelle prove e di resistenza nelle difficoltà. I problemi più seri si manifestano al secondo o al terzo anno quando, anche se volenterosi e motivati, non riescono a conseguire i crediti necessari per rimanere nelle residenze universitarie. Per loro si apre all’improvviso una voragine, e può essere l’avvio di un processo deprimente, che porta all’abbandono dello studio e all’infrangersi di un sogno. Negli anni, quanti giovani sono transitati dal Centro? Numerosissimi. Si è cercato di far fronte con entusiasmo a tanti bisogni, cercando soluzioni, dando loro speranza. Molti, delusi e scoraggiati, sono riusciti a riprendere in mano la propria vita, completando il percorso di studio. L’esperienza universitaria all’estero rappresenta una singolare occasione culturale e professionale. Ma occorre una speciale attenzione per adeguare con creatività l’impegno istituzionale e associativo, che deve essere coordinato e attento alle differenze culturali e religiose, ponendo al “centro” gli studenti, per accompagnarli integralmente nel loro cammino.
Un’associazione sostenuta prevalentemente dal volontariato può incidere sulla società e sulla politica? Giorgio La Pira fece sue le parole di un grande architetto rinascimentale, Leon Battista Alberti: «Che cos’è la città? È una grande casa per una grande famiglia». Oggi il mondo è una città globale. Con la nostra azione, guardiamo alle città del mondo attraverso gli sguardi e le storie dei numerosi “ospiti”, aprendoci alla reciprocità. In italiano, “ospite” è colui che accoglie, ma anche colui che è accolto. Al Centro cerchiamo di generare comunità, consapevoli di trovarci in un contesto sociale sempre più plurale, che necessita di persone aperte al dialogo, capaci di reciproca integrazione. Oggi il bisogno sociale di comunità è fortissimo: il mondo è di corsa, spesso alienato, crescono le sopraffazioni, le falsità, il sospetto, la paura. Il nostro piccolo “campo di gioco” si dilata ogni giorno a livello cittadino, nazionale, internazionale: siamo convinti che si vince solo se si genera comunità, volendo costituire la società come un corpo civile, ponendo al centro la persona umana con la sua dignità. Chiara Favotti (altro…)
7 Set 2018 | Chiara Lubich, Spiritualità
«L’Antico e il Nuovo Testamento formano un solo albero. La fioritura avvenne nella pienezza dei tempi. E l’unico fiore era Maria. Il frutto che ne seguì fu Gesù. Anche l’albero dell’umanità era stato creato ad immagine di Dio. Nella pienezza dei tempi, alla fioritura, avvenne l’unità fra Cielo e terra e lo Spirito Santo sposò Maria. Abbiamo dunque un solo fiore: Maria. Ed un solo frutto: Gesù. Ma Maria, seppure una, è la sintesi della creazio¬ne intera al culmine della sua bellezza, quando si presenta come sposa al suo Creatore. […] Maria è il fiore fiorito sull’albero dell’umanità nato da Dio che creò il primo seme in Adamo. È Figlia di Dio suo Figlio. Guardando una piantina di geranio, che s’apriva in un fiore rosso, mi domandavo e le domandavo: «Perché fiorisci in rosso? Perché dal verde cambi in rosso?» Mi sembrava una cosa così strana! Oggi ho capito che tutta l’umanità fiorisce in Maria. Maria è il Fiore dell’umanità. Ella, l’Immacolata, è il Fiore della Maculata. L’umanità peccatrice è fiorita in Maria, la tutta bella! E, come il fiore rosso è grato alla piantina verde con le radici e il concime che la fece fiorire, così Maria è, perché vi fummo noi peccatori, che costringemmo Dio a pensare a Maria. Noi dobbiamo a Lei la salvezza, Ella la vita sua a noi». Chiara Lubich, Maria trasparenza di Dio, pp. 85-87 (altro…)
6 Set 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
https://vimeo.com/279279065 (altro…)
5 Set 2018 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Mi sono ricordato della frase pronunciata da un amico: “L’idea di Dio deve crescere insieme a noi”. Era molto tempo che non cercavo più di capire qualcosa di Dio. Avevo bisogno di saperne da altri che ne sapevano più di me». Andrea, giovane universitario, tre anni fa ha lasciato il suo paese di origine, dove aveva un gruppo di riferimento in parrocchia, e si è trasferito in una grande città. Ma qui non ha trovato subito dei punti di riferimento precisi per la sua scelta di fede. Al Congresso ne ha conosciuti tanti. «Sono ancora in cammino e sto scoprendo aspetti nuovi di questa avventura, però ho delle certezze, dei punti di forza. Uno di questi è sicuramente la consapevolezza che la strada che mi si è aperta davanti è una strada comunitaria, da vivere con gli altri e per gli altri. Alle volte capita che me lo dimentichi e quindi necessito di una raddrizzata, ma dentro di me so che è così», conferma Nicholas. “Impegnati nel Noi” è stata una iniziativa svoltasi a Castel Gandolfo (31 agosto al 2 settembre), promossa dai Movimenti Diocesano e Parrocchiale, diramazioni del Movimento dei Focolari, e rivolta ai giovani impegnati nella Chiesa locale. Questi movimenti si propongono di irradiare il carisma dell’unità nelle parrocchie e nelle diocesi in cui prestano il loro servizio e di concorrere, assieme alle altre realtà ecclesiali, alla realizzazione di una “Chiesa comunione”, come auspicato nella Novo Millennio Ineunte, la Lettera apostolica indirizzata da Giovanni Paolo II ai sacerdoti e a tutti i laici, al termine del grande giubileo del Duemila. A questo scopo promuove e alimenta una unità sempre più profonda dei fedeli attorno ai parroci e ai vescovi, collaborando nelle diverse diocesi e proponendo una nuova evangelizzazione nelle parrocchie, secondo uno stile comunitario.
«Abbiamo scelto questo titolo – precisano gli organizzatori – per contribuire a realizzare quello che Papa Francesco spesso ci invita a fare: passare dall’“io” al “noi”, attraverso un discernimento comunitario che ci aiuti a crescere e a prendere delle decisioni condivise. Durante le giornate trascorse insieme i partecipanti si sono confrontati sulla propria fede, ma soprattutto sulla missione a cui si sentono chiamati, quella di portare la “buona novella” del Vangelo. L’esperienza di vita basata sulla spiritualità di Chiara Lubich ha fatto da sfondo, perché ogni carisma di Dio è per tutta la Chiesa e per l’umanità. La metodologia è stata la cultura dell’incontro: prendersi del tempo per conoscersi e per stare insieme. Per sentirsi comunità, “popolo di Dio”, in cui si può crescere, aiutati da quelli con cui si cammina insieme». L’esperienza del congresso si inserisce pienamente nel cammino verso il Sinodo dei vescovi sui giovani, che si svolgerà il prossimo mese di ottobre. «Sono risuonate in maniera molto forte le parole rivolte da Papa Francesco ai giovani italiani, radunati l’11 agosto scorso a Roma: “Non accontentatevi del passo prudente di chi si accomoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare, come Gesù, il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna. Abbiamo bisogno di fraternità: rischiate, andate avanti!”». (altro…)
4 Set 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Emigranti Viviamo in un Paese restio ad accogliere gli emigranti. Un giorno in famiglia parlavamo di questo argomento e, volendo vivere la Parola di Gesù, ci siamo detti che sono emigranti anche gli emarginati. Non molto tempo dopo, abbiamo saputo di un ragazzo che veniva dal mondo della droga e non aveva nessuno che si prendesse cura di lui. Lo abbiamo accolto a casa nostra finché non si è stabilizzato, vincendo la sua dipendenza e trovando un lavoro. Anche in seguito abbiamo mantenuto i rapporti con lui. Oggi è un papà felice, con una famiglia serena. R. H. – Ungheria Il granaio Anziana e senza figli, Marie trascorreva spesso i pomeriggi da noi. Un giorno, alludendo al granaio dietro casa nostra, ci confidò che sarebbe stata felice di abitare lì. Ne abbiamo parlato con i figli e abbiamo deciso di accontentarla. Dopo aver ottenuto i necessari permessi, abbiamo trasformato il granaio in una casetta collegata alla nostra da una porta interna. Non solo per Marie, ma per tutta la nostra famiglia si è aperta una porta, una modalità nuova di capire la solitudine di molte persone. Ci sentiamo veramente arricchiti. C. J. B. – Belgio Splendente Da molti anni sono semiparalizzata a letto. Giovedì scorso sono venute a trovarmi due focolarine e per me è stata una grande gioia. In seguito, hanno comunicato ad una mia amica di avermi trovato “splendente” e questo loro commento mi ha molto sorpreso. Ho ringraziato Dio, chiedendogli di aiutarmi ad essere sempre tale. Il giorno dopo mi sono svegliata con dei forti dolori alla schiena. Era l’occasione per restare “splendente” anche nella sofferenza. La stessa cosa è successa anche qualche giorno dopo. È questo l’atteggiamento che cerco di mantenere in questo tempo, e anche se non sempre ci riesco, almeno ci provo. N. P. – Venezuela Il latte Nella difficile situazione economica che attraversava il Paese, tutto era razionato e i mercati erano vuoti. A causa di una grave decalcificazione delle ossa, Rosa aveva bisogno di bere molto latte, ma era difficile da trovare. Un giorno una vicina è andata a casa sua per chiederle un po’ di latte per il suo bambino, che da giorni non ne beveva. Rosa le ha offerto subito quello che le rimaneva, nonostante le proteste dei figli. Prima di sera, le sono arrivati otto litri di latte. Con le lacrime agli occhi, Rosa ha esclamato: “Dio non si lascia mai vincere in generosità!”. M. C. – Messico La suocera Rosita e io avevamo portato mia suocera, che vive in una casa per anziani e ha difficoltà motorie, a fare una passeggiata. Anche mia cognata era con noi. Grati a Dio per la bella giornata di sole, durante la passeggiata ci siamo fermati a fare colazione in un ristorante nella piazza di un paese vicino. Fra noi c’era armonia e gioia. Quando abbiamo chiesto il conto, ci è stato detto che era già stato pagato da un altro cliente, ammirato dalle premure verso una persona anziana. Felice, mia suocera confermava. R. – Svizzera (altro…)
3 Set 2018 | Cultura
Con il presente volume si inaugura una nuova edizione del capolavoro tomista, frutto di un profondo e accurato studio delle fonti tomiste e del pensiero antico classico e cristiano. Il Curatore individua gli autori che Tommaso nel corso della sua speculazione lascia non identificati e che nelle edizioni critiche precedenti erano riportati semplicemente in corsivo, senza alcuna indicazione. Nella traduzione del Fiorentino, invece, sono stati individuati e segnalati nelle note. Una ricerca che apre ad una nuova lettura del pensiero di Tommaso e aiuta a rintracciare tutte le fonti cruciali del pensiero tomista. «… si sente il bisogno di riprendere il modo di pensare di S. Tommaso, che aveva fondato il pensiero, sull’obbligo morale per l’uomo di dare ad ogni soggetto il suum. Questo ritorno, fatto allo scopo di trovare un valido aiuto per meglio capire i problemi di oggi, non può prescindere dalla rilettura della Summa theologiae». (Fernando Fiorentino)
Città Nuova Ed.
3 Set 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale
«Il desiderio di fare il medico, che avevo nutrito da sempre, divenne ancora più forte quando, anni fa, mio padre e mio fratello ebbero un grave incidente. L’ospedale diventò la nostra seconda casa, per una serie di operazioni alle gambe che mio padre dovette affrontare. In quei momenti compresi la difficoltà dei pazienti, specie quelli che non avevano sufficienti risorse economiche, a ricevere cure adeguate. “Sarò un medico – mi dissi – per offrire a tutti la speranza di una cura”. Anche la mia famiglia aveva una situazione economica molto precaria. Mio padre, per una disabilità permanente causata dall’incidente, non poteva più lavorare. Al termine della scuola, il mio desiderio di studiare medicina si infranse quando mia madre mi disse: “Non abbiamo i mezzi”. Piansi amaramente, poi però pensai: “Se Gesù vuole così, allora lo voglio anch’io”. Eravamo stati sempre in contatto con il Focolare, e loro sapevano del mio grande desiderio. Alcuni giorni dopo, mi telefonarono per dirmi che avevano trovato, attraverso le organizzazioni AMU e AFN, il modo di sostenermi economicamente. Ero così felice! Un segno dell’amore di Dio. Cominciai gli studi all’università. Non era tutto facile. Ogni giorno dovevo avere una buona dose di pazienza e perseveranza. Nella mia classe c’erano studenti di religioni e culture diverse, e alcuni di loro erano prepotenti con me, che avevo un carattere più morbido e remissivo. Cercavo ugualmente di essere amica di tutti e di restare unita a Gesù, e da Lui ricevevo la forza per affrontare ogni difficoltà. Dormivo anche solo due ore al giorno a causa delle tonnellate di pagine da memorizzare. Non facevo altro che studiare, eppure sperimentai anche l’insuccesso a un esame, o la tristezza di non poter uscire con gli amici. E poi mi mancava tanto la mia famiglia. Ma ero certa che Dio aveva dei piani su di me. Durante il tirocinio lavoravamo in reparto, con i pazienti, con turni anche di 30-36 ore consecutive, ed era veramente faticoso. Bisognava fare molte cose insieme, sincerarsi che tutti i pazienti ricevessero le cure e contemporaneamente dovevo studiare per gli esami. L’incontro con ogni paziente era sempre un’occasione per amare. Nonostante fossi stanca e assonnata, cercavo di presentarmi a loro con energia, di ascoltarli con un sorriso e con sentimenti di vera compassione. In ospedale, gli infermieri tendevano ad essere bruschi con noi stagisti e ci impartivano ordini. Tuttavia, cercavo di mettere a tacere il mio orgoglio e di costruire con loro un rapporto amichevole. Dopo qualche tempo, hanno cambiato atteggiamento. Nel mio gruppo, c’era una studentessa sempre scontrosa, che alzava la voce contro di noi, suoi compagni di corso, anche davanti ai pazienti. Nessuno la sopportava. Ho pensato: “Se non le voglio bene io, chi lo farà?”. Ho imparato a capire lei e le sue difficoltà, a volerle bene. All’inizio era difficile, voleva sempre ottenere qualcosa. Ho pregato Gesù di darmi il coraggio e la forza, perseverando in questo atteggiamento di comprensione. Alla fine, anche lei ha cominciato a capire me, e siamo diventate amiche. Se c’è una cosa che ho imparato, è che le cose possono anche diventare meno facili, ma tu puoi diventare più forte. Ho avuto paura tante volte di non farcela, ma “ricominciare” era il segreto che avevo imparato da Chiara Lubich. Ora sono un medico, il mio sogno si è realizzato, e ho tante più opportunità per amare Dio servendo i miei pazienti, ricordando quella frase del Vangelo “Qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me”». Chiara Favotti (altro…)
2 Set 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Domenica 12 agosto si è concluso il primo Genfest a Cuba: un sogno custodito nei nostri cuori, affidato a Dio e che Lui ha fatto realtà!», scrivono i giovani per un mondo unito cubani. L’Avana è stata inondata da giovani da tutta l’Isola arrivati per il Genfest, un evento con “tanti primati”. Infatti – scrivono – finora «mai a Cuba eravamo riusciti a realizzare una manifestazione di questa dimensione, ottenendo i necessari permessi dall’Ufficio del Partito per i rapporti con gli organismi religiosi, con il quale c’è stata un’ottima collaborazione. È stato realizzato con l’aiuto di artisti e professionisti che con passione, dedizione e senza risparmiarsi davanti alle enormi difficoltà hanno dato armonia e bellezza al contenuto proposto dai giovani, dopo mesi di consultazione». L’evento di apertura si è svolto nel centro storico della città, dove Papa Francesco nel settembre 2015 aveva invitato i giovani cubani a portare avanti “l’amicizia sociale” con tutti e fra tutti, “per costruire la Cuba che sognate”. Sabato 11 agosto i partecipanti hanno approfondito il tema “Beyond all borders” (Al di là di ogni frontiera) attraverso 9 workshops, su economia sociale ed Economia di Comunione, sull’ecumenismo, i rapporti interpersonali, sulle abilità necessarie per costruire la pace, il postmodernismo, ecc.
«Nel pomeriggio, in un famoso cinema della città, con circa 600 partecipanti, si è testimoniato con l’arte e con testimonianze di vita che vale la pena vivere per un mondo più unito. Un momento profondo: l’interpretazione di una attrice della figura di Chiara Lubich e del suo pensiero sul dolore che genera la vita, segreto per andare “al di là di ogni frontiera”. “L’esperienza più bella della mia vita – ha scritto una giovane – in cui l’unità e l’amore sono l’essenza di una forma di vita che costruisce un mondo più unito. Siete riusciti a svegliare la mia fede e la speranza”. Per noi che abbiamo lavorato alla sua realizzazione per quasi un anno – dice uno degli organizzatori – è stato un lungo cammino con non poche difficoltà, viste le condizioni del Paese. Non è mancato, però, l’aiuto della “Provvidenza” che è arrivata al momento giusto per darci coraggio e risorse: dalla Corea del Sud, dalla Colombia, Bulgaria, Italia, Messico, Porto Rico, Canadá, Filippine… ». «Ci siamo buttati a fare cose che non avevamo mai fatto prima: cantare, ballare, presentare dal palco, raccontare le nostre testimonianze superando la timidezza e il rispetto umano. Abbiamo imparato ad ascoltarci di più, a non imporre le nostre opinioni, ma a far nascere le idee insieme. In concreto, abbiamo imparato a volerci bene».
«Il Genfest è stata una esplosione di amore e unità che ha rivoluzionato la nostra città», dicono. E uno dei partecipanti: “Stiamo facendo storia, non quella che rimane sui libri, ma nell’anima di tutti noi che pensiamo, lavoriamo e partecipiamo del Genfest. Rimarrà nella memoria di quell’Habana Vieja, oggi rinata grazie ai giovani per un mondo unito”. «È stata molto bella e fruttuosa – scrivono – la collaborazione di altri Movimenti, della Pastorale Giovanile, del Consiglio delle Chiese di Cuba. E concludono: «Il Genfest a Cuba ha fatto onore al suo obiettivo, “andare al di là di ogni frontiera”, superando le grandi difficoltà durante la preparazione e per la dimensione raggiunta. Una dimostrazione che per Dio niente è impossibile. Stiamo portando una rivoluzione d’amore in tutto il mondo, e tante persone che non conoscevano il nostro sogno ne sono stati testimoni. Ringraziamo tutti quelli che hanno creduto in questa pazzia e che ci hanno accompagnati con sostegno e risorse in questa avventura: che gioia profonda sapere che siamo parte di una famiglia così grande!» (altro…)
31 Ago 2018 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Nel 1984 mi recai con un gruppo di vescovi di diverse confessioni nella basilica di Santa Sofia a Istanbul. Restammo colpiti da questo edificio imponente, poiché vi potevamo percepire in maniera tangibile una presenza enorme della storia della Chiesa e dell’umanità. Ci trovavamo in un edificio dell’antica tradizione cristiana, dell’epoca in cui la cristianità era unita, in cui l’Asia Minore era centro del mondo cristiano; ma eravamo anche nel luogo in cui si consumò la rottura tra Oriente e Occidente e si spezzo l’unità. Nei grandi cunei della cupola vedevamo, enormi, le scritte tratte dal Corano, il sopravvento di un’altra religione sulla cristianità lacerata. Proprio davanti a noi erano posti alcuni cartelli che dicevano “Vietato pregare”. Un museo in cui la gente si aggirava con macchine fotografiche e binocoli, gironzolando di qua e di là guardando le bellezze artistiche lì conservate. Questa assenza di religione in quello che una volta era un luogo sacro era terribile. Fummo sopraffatti da questa cascata di eventi: unità originaria, unità lacerata, diverse religioni, niente più religione. I nostri sguardi vagavano disorientati in cerca di aiuto, quando all’improvviso – là! Sopra la cupola scintillava, dolcemente e senza farsi notare, un antico mosaico: Maria che offre suo Figlio. Lì ho capito chiaramente: sì, questa è la Chiesa: esserci, semplicemente, e a partire da se stessi generare Dio, quel Dio che appare assente. La parola Theotokos – madre di Dio, colei che genera Dio – acquistò per me improvvisamente un suono completamente nuovo. Capii che non possiamo organizzare la fede nel mondo; se nessuno vuole più sentir parlare di Dio, non possiamo batterci con la forza e dire “Guai a voi!”. Anche noi possiamo esserci semplicemente e portare alla luce, partendo da noi stessi, quel Dio che appare assente. Non possiamo fabbricare questo Dio, ma soltanto darlo alla luce; non possiamo affermarlo con argomentazioni, ma possiamo essere la coppa che lo contiene, il suo cielo nel quale, pur nella scarsa appariscenza, Egli rifulge. Ho così compreso non solo il nostro compito odierno come Chiesa, ma anche come la Chiesa sussista nella figura di Maria e come Maria sussista nella figura della Chiesa, come entrambe la figura e la realtà siano una cosa sola». Klaus Hemmerle, Partire dall’unità. La Trinità e Maria, pp. 124, 125. (altro…)
31 Ago 2018 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo
«Conti veramente, Santo Padre, sulla nostra piena unità e fervida preghiera anche di fronte alle insidie volte a gettare discredito sulla Sua persona e sulla Sua azione di rinnovamento». Con queste parole Maria Voce si rivolge a Papa Francesco in una lettera inviata il 30 agosto, in cui esprime sostegno e preghiera in seguito ai pesanti attacchi che lo hanno colpito in queste ultime settimane. La presidente del Movimento dei Focolari manifesta al Santo Padre la propria gratitudine per il recente meeting mondiale delle Famiglie in Irlanda, che ha evidenziato, tra l’altro, lo straordinario rapporto creatosi tra il Papa e quanti hanno partecipato. Maria Voce esprime riconoscenza, a nome suo e dell’intero Movimento, per l’accorata e ripetuta richiesta di perdono che Francesco ha rivolto alle vittime di abusi e alle loro famiglie, e la piena adesione al suo messaggio d’amore. Continua la presidente dei Focolari: «In ogni piaga della Chiesa e dell’umanità riconosciamo Gesù crocifisso e abbandonato e, insieme a Lei, guardiamo a Maria per vivere con coraggio sul Suo esempio da autentici discepoli». Maria Voce ringrazia infine per la sua recente “Lettera al Popolo di Dio” che, oltre ad esprimere la sollecitudine e l’amore del Santo Padre verso l’umanità, indica «come condividere il “grido” che sale al Cielo di chi ha sofferto e soffre e come impegnarsi perché tali mali non si perpetuino. Facciamo nostre le sue preoccupazioni e le sue parole». (altro…)
30 Ago 2018 | Focolari nel Mondo
Si celebra ogni anno il 1° settembre la Giornata mondiale per la Custodia del Creato, quest’anno alla 13ª edizione. Si tratta di una iniziativa della chiesa ortodossa cui hanno aderito altre chiese cristiane, impegnate a riscoprire in un orizzonte ecumenico l’impegno al rispetto e alla cura della creazione. Dal 2015, anche la chiesa cattolica si è unita all’appello, rivolto a tutti gli uomini, alla responsabilità verso il creato e alla tutela della vita di tutti i popoli della terra. Nel 2017, per suggellare questo comune impegno, Papa Francesco e il Patriarca ecumenico Bartolomeo I di Costantinopoli hanno firmato insieme un documento in cui si legge, tra l’altro: «L’ambiente umano e quello naturale si stanno deteriorando insieme, e tale deterioramento del pianeta grava sulle persone più vulnerabili. L’impatto dei cambiamenti climatici si ripercuote, innanzitutto, su quanti vivono poveramente in ogni angolo del globo. Il nostro dovere a usare responsabilmente dei beni della terra implica il riconoscimento e il rispetto di ogni persona e di tutte le creature viventi. La chiamata e la sfida urgenti a prenderci cura del creato costituiscono un invito per tutta l’umanità ad adoperarsi per uno sviluppo sostenibile e integrale. […] Siamo convinti che non ci possa essere soluzione genuina e duratura alla sfida della crisi ecologica e dei cambiamenti climatici senza una risposta concertata e collettiva, senza una responsabilità condivisa e in grado di render conto di quanto operato, senza dare priorità alla solidarietà e al servizio». (altro…)
30 Ago 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Una grande massa di sfollati, in attesa di riuscire a tornare nelle proprie abitazioni, ancora sommerse dalle devastanti inondazioni che si sono verificate nel Kerala, è al momento radunata in 3.800 campi di raccolta. Le operazioni di soccorso e assistenza vengono portate avanti in mezzo a grandi difficoltà, a causa dell’inaccessibilità di alcune zone. In certi casi, cibo e acqua vengono lanciati dagli elicotteri, essendo stati distrutti strade e ponti. Dalla comunità locale dei Focolari scrivono: «Siamo di ritorno da Trichy (a 300 Km circa dal Kerala), dove si è svolta la Mariapoli con le persone dei gruppi della Parola di vita, sparsi in un raggio di 120 km. In cuore, però, avevamo le persone del Kerala travolte dalle fortissime piogge. Siamo ancora nel periodo del monsone, vento caldo che provoca questi tifoni tropicali. Per quanto sappiamo le persone del Movimento stanno bene. C’era in programma un ritiro per sacerdoti a Trivandrum (nel sud del Kerala), ma l’abbiamo dovuto cancellare perché i viaggi non sono sicuri e tanti sacerdoti prenotati sono coinvolti nella tragedia. Nel fine settimana, le nostre comunità locali si sono impegnate a raccogliere generi alimentari e oggetti di prima necessità da inviare alle zone colpite. Contiamo sulle vostre preghiere». Anche Papa Francesco ha pregato per le vittime e perché “non manchi a questi fratelli la nostra solidarietà e il concreto sostegno della comunità”.
Per chi vuole collaborare, sono stati attivati i seguenti conti correnti:
| Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU) |
Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN) |
| IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 presso Banca Popolare Etica |
IBAN: IT55 K033 5901 6001 0000 0001 060 presso Banca Prossima |
| Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2T |
Codice SWIFT/BIC: BCITITMX |
| CAUSALE : Emergenza Kerala (India) |
| I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti. |
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30 Ago 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Chiediamo al Padre di accogliere nel Suo Regno di pace tutti quanti hanno perso la vita in questo grave incidente e raccomandiamo al Suo amore i feriti e chi è rimasto coinvolto». È quanto scrive Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, alle comunità della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dopo il grave incidente avvenuto il 28 mattina nella cittadina di Limate (a nord di Kinshasa). Un silos contenente tonnellate di frumento, di proprietà della FAB Congo, industria produttrice di farine, è crollato su parte dell’ospedale Moyi mwa Ntongo e su un’azienda adiacente. Sotto il peso delle macerie hanno perso la vita alcune persone, tra cui Valentine, membro dei Focolari, incaricata dei servizi di lavanderia, mentre le altre vittime erano negli edifici limitofi. «C’è stata una gara di solidarietà per aiutare a ritrovare il corpo – scrive Aga Kahambu, a nome della comunità locale dei Focolari – dove polizia, Croce Rossa e volontari hanno lavorato senza sosta. Alcune delle vittime sono dipendenti della FAB, ma il numero resta ancora imprecisato. È un forte dolore per tutti, ma l’unità e la solidarietà tra tanti ci ha molto sostenuto». Secondo la testata locale Actualite.cd “il bilancio è provvisorio, perché l’incidente è avvenuto in un’ora di punta”, e sottolinea: “i significativi danni alle strutture, con la distruzione dei reparti di radiologia, diagnostica e di altri servizi”.
Costruito nel 2006 e diretto dal Movimento dei Focolari, il centro medico Moyi mwa Ntongo è considerato un polo d’eccellenza con 55 posti letto. Sorto per la cura della cecità infantile, il centro ha poi inglobato altri progetti, come il contrasto all’HIV e all’AIDS. È inoltre un modello di azione umanitaria internazionale: per le funzioni mediche e paramediche si avvale infatti di specialisti e personale locale, formatosi sia nella RDC che in Europa. Nel 2016, a dieci anni dalla sua fondazione, si è dotato di un moderno reparto di maternità e neonatologia, servizio essenziale in un Paese che ha un tasso di mortalità infantile e delle gestanti tra i più alti al mondo. Il reparto, fortunatamente risparmiato dal crollo, è stato realizzato grazie al contributo di persone e agenzie collegate al Movimento dei Focolari, come la Fondazione Giancarlo Pallavicini e le signore Albina Gianotti e Vittorina Giussani, finanziatori del Centro medico sin dagli esordi, e da AMU Lussemburgo e AECOM Congo, insieme ai loro sostenitori. Chiara Favotti (altro…)
30 Ago 2018 | Cultura, Famiglie
Em Sinais de alerta no amor, Rino Ventriglia compara metaforicamente o amor ao motor de um carro. Quando tudo está bem, todas as luzes de alerta do painel estão apagadas, mas o que fazer quando uma ou mais luzes se acendem? O que elas indicam? Certamente, algo no mecanismo do relacionamento não funciona mais adequadamente ou dá sinais de desgaste. Quais são os sinais de alerta mais frequentes? Com base em relatos que vivenciou ao longo de anos como terapeuta, o autor observa os problemas conjugais e aponta algumas questões que considera relevantes: a culpa e o arrependimento, a frustração pela falta de reconhecimento e carinho, a busca por rotas de fuga. O livro auxilia o leitor a compreender as “histórias das pessoas” que, ao longo dos anos, escolheram e disseram “sim”, ensina que a dor deve ser tratada; não há necessidade de se escapar dela. De fato, tentar evitar a dor é inútil. O sim “para sempre” pode ser uma realidade possível e construída a cada dia. Cidade Nova
29 Ago 2018 | Focolari nel Mondo
«Quando avevo sei anni, mia madre mi fece inserire nel programma di assistenza diurna di Bukas Palad, il progetto sociale realizzato dai Focolari attraverso le sue organizzazioni AMU e AFN, dopo aver conosciuto una insegnante che lavorava lì. Ricordo che mi disse: “Qui imparerai ad avere un sorriso luminoso”. Anche mia madre partecipava alle riunioni di formazione e cominciò a impegnarsi come volontaria. Inizialmente pensavo che lo facesse perché non aveva nient’altro da fare, a parte i lavori di casa, ma poi mi sono ricreduta, vedendo che ci andava anche di sabato. Mio padre e i miei fratelli notavano che era più felice. E lo ero anch’io, attirata dallo spirito di reciproco amore e di unità che c’era tra i membri dello staff. Grazie al progetto ho potuto completare tutto il corso di studi fino alla laurea. Posso testimoniare che Bukas Palad ha avuto un ruolo fondamentale nella maggior parte delle mie esperienze e nelle mie scelte di vita. Ricordo molto bene tutte le attività che svolgevamo a scuola e durante i fine settimana, con tutti gli studenti, e la formazione che abbiamo ricevuto e che ci ha fatto diventare persone sensibili alle necessità degli altri e che considerano la povertà non come un ostacolo che ti impedisce di fare quello che vuoi, ma come un dono.
Attraverso il progetto, ho conosciuto Chiara Lubich e i giovani del Movimento dei focolari. Crescendo in questo contesto, ho imparato che i sogni si possono realizzare se crediamo che su ciascuno di noi c’è un piano d’amore di Dio. Mi sono laureata in Educazione all’Università di Cebu, poi ho superato l’esame di abilitazione per insegnanti. Subito dopo la laurea ho iniziato a lavorare, accompagnata dalla mia grande “famiglia”, che mi è sempre stata accanto, anche quando dovevo affrontare il mondo del lavoro e la vita in generale. Sia nei momenti di soddisfazione che in quelli difficili, mi sono portata dietro una frase di Chiara Lubich, “Siate famiglia”. Quando penso a Bukas Palad, capisco bene cosa sia una famiglia. Dapprima ho insegnato nella scuola privata, per cinque anni. Poi, nel 2014, ho fatto richiesta di insegnamento nella scuola pubblica. Sono stata assegnata ad una scuola di Mandaue, una città che fa parte dell’area metropolitana di Cebu. Qui le cose erano completamente diverse, non c’era la stessa organizzazione e sistematicità che conoscevo. Quando insegnavo nella scuola privata, pensavo che per fare l’insegnante era necessario un grande cuore e un animo coraggioso. Ma ora che lavoro nella pubblica credo che si debba avere un cuore ancora più grande, un animo se possibile ancora più coraggioso, una forza ancora maggiore. Ogni volta, quando mi viene la tentazione di abbandonare questo lavoro, qualcosa mi trattiene. Sono soprattutto loro, i ragazzi. In loro vedo me stessa e i miei compagni, tanti anni fa, quando sognavamo di diventare ciò che siamo ora. Forse non sarò in grado di dare lo stesso aiuto e lo stesso supporto che io e la mia famiglia abbiamo ricevuto, ma cerco di fare del mio meglio per trasmettere lo stesso amore». A cura di Chiara Favotti (altro…)
28 Ago 2018 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo
Le 15 décembre 1999, Jean-Paul II fit appeler Mgr Nguyên van Thuân et lui dit :”Pour la première année du troisième millénaire, c’est un Vietnamien qui prêchera les Exercices spirituels à la Curie Romaine.” Et le Pape conclut par ces mots :”Donnez-nous votre témoignage !”. Imprégné de l’Evangile de l’espérance, l’auteur procède par anecdotes et paraboles, en référence à sa dure et lumineuse expérience. A sa manière originale, il nous fait respirer les parfums de l’Asie à travers les grands thèmes de la spiritualité chrétienne, avec des méditations aux titres suggestifs : les défauts de Jésus, le monde d’aujourd’hui, Dieu et non les oeuvres de Dieu, l’art d’aimer… C’est le Pape lui-même qui conclut cette retraite accessible à tous. A lire également le récit de sa captivité : Van Thuan, libre au-delà des verrous de Teresa Gutierrez. Nouvelle Cité
28 Ago 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
https://vimeo.com/279279673 (altro…)
28 Ago 2018 | Focolari nel Mondo
Il Movimento dei Focolari segue con apprensione l’evolversi delle notizie riguardanti l’incidente avvenuto ieri pomeriggio (27 agosto 2018) nella cittadina di Limete, a nord di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Qui il crollo improvviso di un silos contenente tonnellate di frumento ha distrutto ampi reparti dell’ospedale Moyi Mwa Ntongo, costruito nel 2006 dal Movimento stesso. Incerto il bilancio delle vittime, che conterebbe almeno due morti, fra cui una donna addetta al servizio lavanderia, e alcuni feriti e dispersi, come pure la valutazione dei danni alle strutture e alle attrezzature. In una nota riportata dalla testata locale Actualite.cd, la direzione sanitaria dell’ospedale riferisce che “pazienti gravemente malati e gravemente feriti sono stati trasferiti con urgenza negli ospedali più vicini” e che la priorità in questo momento è quella di estrarre chi è ancora sotto le macerie e dare sostegno alle persone coinvolte. Significativi i danni alle strutture, con la distruzione dei reparti di radiologia, diagnostica e altri servizi.
Da appena due anni nel centro ospedaliero erano stati inaugurati un reparto di maternità e pediatria e una sala operatoria. Il crollo del silos di proprietà della società FAD Congo avrebbe interessato anche edifici circostanti fra cui una fabbrica, causando altre vittime. Diverse autorità, tra cui il sindaco del comune di Limete, sono giunte sul posto. Il Movimento dei Focolari esprime profonda partecipazione, si unisce al dolore delle vittime e assicura la propria vicinanza spirituale alle famiglie coinvolte. (altro…)
28 Ago 2018 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo
Promosso dal Movimento dei Focolari con il Centro Chiara Lubich, il Centro Igino Giordani e il Movement politics & policy for unity. Il Convegno è a numero chiuso a causa dei posti limitati della sala. Sarà possibile seguire in differita il video dell’evento, disponibile sulle home-page dei siti e social media: http://www.centrochiaralubich.org/ https://www.focolare.org/ http://www.iginogiordani.info/ https://www.facebook.com/Igino-Giordani http://www.mppu.org https://www.facebook.com/mppu.int/ Vedi la locandina con il programma (altro…)
27 Ago 2018 | Parola di Vita
La Parola di questo mese proviene da un testo attribuito a Giacomo, figura di rilievo nella Chiesa di Gerusalemme. Egli raccomanda al cristiano la coerenza tra il credere e l’agire. Nel brano iniziale della lettera viene sottolineata una condizione essenziale: liberarsi da ogni malizia per accogliere la Parola di Dio e lasciarsi guidare da essa per camminare verso la piena realizzazione della vocazione cristiana. La Parola di Dio ha una forza tutta sua: è creatrice, produce frutti di bene nella singola persona e nella comunità, costruisce rapporti di amore tra ognuno di noi con Dio e tra gli uomini. Essa, dice Giacomo, è stata già “piantata” in noi. «Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza». Come? Certamente perché Dio, fin dalla creazione, ha pronunciato una Parola definitiva: l’uomo è Sua “immagine”. Ogni creatura umana infatti è il “tu” di Dio, chiamato all’esistenza per condividere la Sua vita di amore e comunione. Ma, per i cristiani, è il sacramento del battesimo che ci inserisce in Cristo, Parola di Dio entrata nella storia umana. In ogni persona dunque Egli ha deposto il seme della sua Parola, che lo chiama al bene, alla giustizia, al dono di sé e alla comunione. Accolto e coltivato con amore nella propria “terra”, è capace di produrre vita e frutti. «Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza». Luogo chiaro dove Dio ci parla è la Bibbia, che per i cristiani ha il suo vertice nei Vangeli. Occorre accogliere la Sua Parola nella lettura amorosa della Scrittura e, vivendola, possiamo vederne i frutti. Possiamo ascoltare Dio anche nel profondo del nostro cuore, dove avvertiamo spesso l’invadenza di tante “voci”, di tante “parole”: slogan e proposte di scelte, modelli di vita, come anche preoccupazioni e paure … Ma come riconoscere la Parola di Dio e darle spazio perché viva in noi? Occorre disarmare il cuore ed “arrenderci” all’invito di Dio, per metterci in un libero e coraggioso ascolto della Sua voce, spesso la più sottile e discreta. Essa ci chiede di uscire da noi stessi e di avventurarci per le strade del dialogo e dell’incontro, con Lui e con gli altri, e ci invita a collaborare per rendere l’umanità più bella, in cui tutti ci riconosciamo sempre più fratelli. «Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza». La Parola di Dio infatti ha la possibilità di trasformare il nostro quotidiano in una storia di liberazione dall’oscurità del male personale e sociale, ma attende la nostra adesione personale e consapevole, anche se imperfetta, fragile e sempre in cammino. I nostri sentimenti e i nostri pensieri assomiglieranno sempre più a quelli di Gesù stesso, si rafforzeranno in noi la fede e la speranza nell’Amore di Dio, mentre i nostri occhi e le nostre braccia si apriranno alle necessità dei fratelli. Così suggeriva Chiara Lubich nel 1992: «In Gesù si vedeva una profonda unità tra l’amore che Egli aveva per il Padre celeste e l’amore verso gli uomini suoi fratelli. C’era un’estrema coerenza tra le sue parole e la sua vita. E questo affascinava e attirava tutti. Così dobbiamo essere anche noi. Dobbiamo accogliere con la semplicità dei bambini le parole di Gesù e metterle in pratica nella loro purezza e luminosità, nella loro forza e radicalità, per essere dei discepoli come li vuole Lui, cioè dei discepoli uguali al maestro: altrettanti Gesù diffusi nel mondo. E ci potrebbe essere per noi una avventura più grande e più bella?»1. Letizia Magri 1 C. Lubich, ‘Come il Maestro’, in «Città Nuova» 36 (1992/4), p. 33. (altro…)
27 Ago 2018 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
«Secondo dati attendibili, nella sola giornata dell’11 agosto, 5.100 venezuelani hanno varcato la frontiera tra Ecuador e Perù. Un record che supera quello raggiunto nel maggio scorso, quando in un giorno c’erano stati 3.700 nuovi arrivi. Per questo motivo l’Ecuador ha dichiarato uno stato di emergenza migratoria». Roggero, nato in Venezuela da genitori italiani, conosce bene l’America Latina, dove ha vissuto quasi 40 anni ed ora nella capitale peruviana, dove vive dal 2015. Non solo Brasile, Colombia, Ecuador e Perù, ma anche Paesi più lontani come il Cile, l’Argentina e perfino l’Uruguay sono alle prese con un esodo epocale, che secondo molti osservatori rischia di provocare in quell’area una delle maggiori crisi umanitarie degli ultimi decenni. Le nuove norme di ingresso in Ecuador e Perù impongono da pochi giorni ai cittadini venezuelani di esibire un passaporto, impossibile da ottenere di questi tempi, al posto della carta d’identità. «Si tratta di una realtà difficilmente comprensibile se non si vive in prima persona. I venezuelani fuggiti in Perù potrebbero aver già raggiunto la quota di 400 mila persone. Sono fuggiti da un Paese attanagliato da una crisi gravissima, dove manca tutto, e sono qui per trovare un lavoro e mantenere il resto della famiglia rimasta in Venezuela. Ma a costo di grandi sacrifici. Sono disposti a tutto, fanno spesso la fame, trascorrono anche 3-4 ore al giorno in autobus per guadagnare pochi dollari. Molti dormono sul pavimento e soffrono il freddo perché non hanno nemmeno una coperta, o fanno la doccia con l’acqua fredda. Ma, perlomeno, sanno che chi è rimasto in Venezuela (moglie, figli, fratelli, nonni…) ha un tetto sopra la testa e può in qualche modo sopravvivere con i pochi dollari che arrivano dall’estero. Ormai, le “rimesse” che arrivano da fuori sono una voce importantissima nell’economia venezuelana».
La comunità dei focolari, intanto, da vari mesi cerca di accogliere le persone che parenti o amici segnalano in arrivo o con cui per svariate circostanze è entrata in contatto. «Importante per noi – dice Silvano – è che trovino un’aria di famiglia. Se poi possiamo condividere del cibo, qualche giaccone, delle medicine, una coperta o delle indicazioni per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo, meglio ancora. Il 12 agosto ci siamo incontrati per la terza volta nel focolare di Lima, insieme al Centro Fiore una delle nostre sedi operative. Eravamo in 23 persone, due terzi delle quali venezuelane. Prima di tutto, con chi voleva, abbiamo partecipato alla messa. Poi abbiamo offerto un pranzo, con due grandi tavolate. Prima di congedarci abbiamo visto una presentazione in video di Chiara Lubich, perché la maggioranza dei presenti non conosceva il Movimento. Un momento sempre commovente è quello dedicato alla distribuzione dei vestiti che generosamente la comunità locale raccoglie e ci fa pervenire. Abbiamo anche riso parecchio quando uno dei presenti ha visto che un altro indossava il suo giaccone, preso per sbaglio come uno degli indumenti “disponibili”. Questa inusuale contentezza celava realtà molto dure e ogni genere di storie dolorose, vissute prima, durante e dopo la fuga dal Venezuela. Parlarne e ascoltarle è diventato per loro un momento di liberazione. A qualcuno in emergenza abbiamo potuto offrire, nel frattempo, qualche giro di lavatrice. Due rockettari, amici di uno degli invitati, sono capitati lì per caso. Uscendo, colpiti dal rapporto che avevano visto tra tutti noi, ci hanno definito “persone di qualità”. Pare che questa definizione, nel mondo dei rockettari, almeno in Venezuela, sia il massimo elogio possibile. E non era ancora finita: da colui che meno te l’aspetti è giunto l’invito a fare una preghiera finale, tutti in circolo e presi per mano, davvero significativo! Quella stessa sera siamo venuti a sapere che l’ONU stima che 2,3 milioni di venezuelani siano già scappati dal loro Paese, dall’inizio della crisi. Quindi abbiamo ancora molto lavoro da fare. E per un bel po’». Chiara Favotti (altro…)
27 Ago 2018 | Cultura
Il significato e i gesti del Battesimo sorgente della vita nuova in Cristo, dalla quale fluisce l’intera vita cristiana. Un libro agile e colorato per accompagnare genitori, madrine e padrini nel cammino di preparazione al Battesimo di un bambino. Un volume che spiega, in modo semplice e chiaro, il significato di questo Sacramento e dei suoi simboli: l’acqua, il cero, la veste bianca, il sacro crisma. A.A. V.V. Città Nuova ed.
27 Ago 2018 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Sarà la struttura “Mondo migliore”, nel Comune di Rocca di Papa, a sud di Roma, ad accogliere un centinaio di migranti sbarcati dalla nave Diciotti a Catania, in Italia. Lo ha affermato Papa Francesco, di rientro dall’Irlanda, durante la conferenza stampa sul volo Air Lingus. Il “Mondo Migliore”, in precedenza un centro congressi gestito dai padri oblati, è ora un Centro di accoglienza straordinaria (Cas). «Saranno accolti lì, il numero credo che sarà più di cento, e lì cominceranno a imparare la lingua italiana e a fare quel lavoro che si è fatto con i migranti integrati» ha spiegato il Papa.
26 Ago 2018 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sposati da 31 anni, con cinque figli e la prima nipotina in arrivo, Gianni e Maria Salerno ne avrebbero tante di storie da raccontare e anche di suggerimenti pratici da offrire, specie alle coppie più giovani, sul tema dell’educazione dei figli. Ma per il loro contributo al Panel sulla “gioia e le sfide dei genitori nell’educare oggi”, tema centrale all’incontro di Dublino, che sta affrontando in un clima di festa e di preghiera argomenti importanti – quali il ruolo della tecnologia nella famiglia, il rapporto con la fede, le molteplici connessioni con il lavoro, l’economia, l’ambiente – hanno scelto di farsi portavoce del patrimonio di vita e di esperienza maturata in tanti anni dalle Famiglie Nuove dei Focolari, di cui da due anni sono i responsabili. Una “famiglia di famiglie”, che attinge alla spiritualità dell’unità di Chiara Lubich come una bussola che segna il nord nel cammino a volte faticoso della vita. Intervistati dal quotidiano cattolico “Avvenire”, Gianni e Maria hanno sintetizzato il loro intervento a Dublino: «Vorremmo sottolineare alcune “parole chiave” che ci sembrano molto utili nel rapporto con i figli e che possono essere vissute ovunque, in tutti i Paesi del mondo, indipendentemente dalla cultura cui apparteniamo. La prima è distacco. I figli non sono nostri, sono prima di tutto figli di Dio. È un atteggiamento che spinge a cercare il loro bene, nel rispetto della libertà di ciascuno, aiutandoli a scoprire il disegno di Dio per la loro felicità. Un’altra parola centrale è accompagnamento: facendo sentire la nostra vicinanza, i figli possono affrontare le difficoltà senza sentirsi soli, e si formano in questo modo alla responsabilità, all’impegno, all’allenamento costante della volontà. Vi è poi un verbo che è sempre stato fondamentale, nell’esperienza nostra e in quella di tante famiglie in tutto il mondo con cui siamo in contatto. Ed è ricominciare. Quando si sbaglia, quando vi è una difficoltà o l’amore viene a mancare, possiamo sempre mettere un punto e andare a capo, chiedendo scusa se magari abbiamo esagerato in un rimprovero, che spesso per i genitori è più un’occasione di sfogo che un intervento educativo.
Dovremmo cercare sempre di calarci in quello che i figli stanno vivendo. Solitamente usiamo un’espressione, camminare nelle loro scarpe, che esprime il desiderio dei genitori di sentire sulla propria pelle le loro emozioni, paure e difficoltà, esercitando un ascolto profondo e accogliente, prima di dare risposte affrettate. L’esempio, la condivisione e il dialogo sono fondamentali: in una famiglia si dovrebbe poter parlare di qualsiasi argomento e i genitori dovrebbero darne prova, captando con le loro antenne i messaggi anche non verbali lanciati dai figli che a volte, specie in età adolescenziale, suonano come delle vere e proprie provocazioni. Ancora: dedicare loro del tempo. Quanta fatica richiede, magari la sera, al termine di una giornata di lavoro, specie quando le idee non coincidono. Dovremmo lasciarci interpellare senza paura da loro e dal loro “mondo”, anche quando incalzano preoccupazioni di vario genere sulla salute, le compagnie che frequentano, la scuola o il futuro. Quando ciò avviene noi cerchiamo di fare tesoro di un consiglio prezioso: quello di occuparsi e non preoccuparsi, per evitare che la nostra ansia li renda più insicuri e meno liberi. Ciò che possiamo fare sempre, alla fine, è pregare per loro, affidandoli all’amore di Dio. Ci sono casi in cui i figli diventano ribelli, rifiutano il rapporto con i genitori, mettendo in atto comportamenti violenti, scelte discutibili, a volte gravi. Questo fa soffrire e destabilizza. La ferita dell’insuccesso educativo brucia e ci si chiede, come genitori: dove abbiamo sbagliato? Anche in questi casi dobbiamo ricordarci che si è genitori per sempre, e che la porta del nostro cuore va mantenuta sempre aperta. Non è facile, ma possiamo prendere come esempio da imitare Gesù crocifisso e abbandonato, che ha offerto il Suo dolore, trasformandolo in Amore. Come Lui, anche noi possiamo consumare la nostra sofferenza continuando ad amare concretamente i nostri figli e ogni prossimo che ci passa accanto, nella certezza che alla fine sarà l’Amore a vincere». (altro…)
24 Ago 2018 | Spiritualità

Mosaico del pittore Paolo Scirpa (Centro Internazionale del Movimento dei focolari, Rocca di Papa)
«La vergine Maria […] è riconosciuta e onorata come la vera madre di Dio e del Redentore. Redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita della somma carica e della dignità di madre del Figlio di Dio, e perciò figlia prediletta del Padre e il tempio dello Spirito Santo; per questo dono di una grazia eminente precede di molto tutte le altre creature, celesti e terrestri». (Lumen Gentium, 53) «Ella primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza». (Lumen Gentium, 54) «La beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione con il Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui…». (Lumen Gentium, 58) «L’amore e la venerazione della Madre di Dio è l’anima della pietà ortodossa, il suo cuore che riscalda e vivifica tutto il corpo. Il cristianesimo ortodosso è la vita in Cristo e in comunione con la sua Madre purissima […] l’amore a Cristo che non si può disgiungere dall’amore della Madre di Dio […] Chi non venera Maria non conosce nemmeno Cristo, e una fede in Cristo che non include la venerazione della Madre di Dio, è un’altra fede, un altro cristianesimo di quello della chiesa». (S. Bulgakov: L’Ortodossia, p. 356) «In Maria è presente il sì dell’umanità intera, e questo sì incondizionato è una coppa che si offre, che accoglie e che trasmette. E così lei, che visse l’ora di Dio, che pronunciò più volte il sì dell’accettazione, che portò in sé il verbo, è ora Madre della misericordia, Salute degli infermi e Rifugio dei peccatori, regina degli apostoli e della pace, Madre di tutti noi e immagine vivente della Chiesa». (Klaus Hemmerle, Scelto per gli uomini, p. 156) (altro…)
23 Ago 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Droga a scuola Dovevo occuparmi di un alunno che aveva fatto uso di stupefacenti. In questo caso si è puniti con una settimana di espulsione dalla classe. Per evitare il rischio che questo gli consentisse ancora più tempo per stare con cattive compagnie, ho fatto in modo che durante quel periodo potesse frequentare una comunità, e a scuola, dove gli era consentito venire, sono rimasta con lui tutto il tempo, in biblioteca. L’ho aiutato a seguire il programma svolto in classe, perché non restasse indietro. È stato un lavoro molto impegnativo che mi ha aiutato a comprendere la concretezza dell’amore verso il prossimo. M.M. – Spagna Nuovo stile in casa Conduciamo, insieme ad un’altra coppia, degli incontri per fidanzati. Un giorno, prima di andare ad uno di questi appuntamenti, è scoppiata una lite con nostro figlio. Mia moglie ed io ci siamo messi in viaggio ugualmente, ma non eravamo tranquilli. Dopo qualche chilometro ci è stato chiaro che non avevamo nulla da offrire ai fidanzati. Fermata l’auto, ho telefonato a nostro figlio chiedendogli perdono per il modo in cui ci eravamo comportati. Ma una volta ripartiti, mia moglie mi ha fatto notare il tono sbrigativo col quale gli avevo parlato. È iniziata allora una discussione tra noi. Dopo altri chilometri eravamo ormai consapevoli di non essere in grado di testimoniare l’amore reciproco. Così abbiamo telefonato all’altra coppia per avvisare che tornavamo indietro. Appena rientrati a casa, abbiamo spiegato a nostro figlio, stupito, perché eravamo tornati indietro. La lezione ci è servita per stabilire in famiglia uno stile di vita diverso. K.E. – Repubblica Ceca Gita scolastica Mentre ero in gita, durante il pranzo al sacco mi sono accorto che molti miei compagni buttavano via il cibo ancora intatto. Per me è stato uno choc. Il giorno dopo, durante il pranzo, ho giocato d’anticipo: passando tra i compagni, ho recuperato il cibo che non era stato nemmeno toccato e con quello ho riempito una busta e l’ho portata a un senzatetto, che era poco distante. N. – Italia Trasferimento Dopo 35 anni di servizio il vescovo mi ha chiesto di trasferirmi in un’altra parrocchia. Ne è seguito un momento di buio interiore, vissuto in preghiera. Poi ho capito che non dovevo guardare le cose solo dal mio punto di vista. Così gli ho dato la mia disponibilità. Così, di colpo, la paura della novità e le preoccupazioni per la mia salute sono svanite. Mi è sembrato chiaro, non era un favore che avevo fatto a qualcuno, ma una grazia che stavo ricevendo. Con questo stato d’animo la vita nella nuova parrocchia è cominciata su fondamenta ben più solide, diverse da quando avevo cominciato il ministero, tanti anni prima, da giovane prete. E.B. – Slovenia Un piccolo gesto d’amore Ero venuto a sapere che un collega era stato ricoverato. Per alcuni mesi, ogni fine settimana, al rientro da un corso che stavo frequentando in un’altra città, andavo a trovarlo. I suoi genitori erano venuti da un’altra regione per stargli vicino. Ho pensato che sarebbe stato un sollievo per loro cenare una sera in pizzeria. Quella sera ho fatto mia tutta la loro ansia e al ritorno li ho accompagnati nel loro alloggio. Mi hanno confidato che dal giorno del ricovero del figlio non avevano mai trascorso una serata così bella. A. – Italia (altro…)
23 Ago 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
L’alluvione nel Kerala, Stato dell’India meridionale, ha provocato più di 400 vittime e circa 750 mila sfollati. Le operazioni di soccorso e assistenza si portano avanti in mezzo a grandi difficoltà a causa dell’inaccessibilità di alcune zone colpite. In certi casi si è costretti a lanciare cibo e acqua dagli elicotteri perché le strade e i ponti sono stati distrutti dalle devastanti inondazioni. Dalla comunità locale dei Focolari scrivono: «Siamo di ritorno da Trichy (a 300 Km circa dal Kerala), dove si è svolta la Mariapoli con le persone dei gruppi della Parola di vita, sparsi in un raggio di 120 km. In cuore, però, avevamo le persone del Kerala travolte dalle fortissime piogge. Siamo ancora nel periodo del monsone, vento caldo che provoca questi tifoni tropicali. Per quanto sappiamo le persone del Movimento stanno bene. C’era in programma un ritiro per sacerdoti a Trivandrum (nel sud del Kerala), ma l’abbiamo dovuto cancellare perché i viaggi non sono sicuri e tanti sacerdoti prenotati sono coinvolti nella tragedia. Nel fine settimana, le nostre comunità locali si sono impegnate a raccogliere generi alimentari e oggetti di prima necessità da inviare alle zone colpite. Contiamo sulle vostre preghiere». Anche Papa Francesco ha pregato per le vittime e perché “non manchi a questi fratelli la nostra solidarietà e il concreto sostegno della comunità”. (altro…)
23 Ago 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
«Seguiamo da vicino e con trepidazione la vicenda della nave Diciotti, approdata a Catania da due giorni e con a bordo 177 persone cui non è concesso sbarcare. L’ennesimo caso, purtroppo, che in questi mesi ha messo a dura prova la cultura dell’accoglienza che come italiani ci ha sempre contraddistinto», si legge nel comunicato stampa del 22 agosto a firma di Rosalba Poli e Andrea Goller, responsabili del Movimento dei Focolari in Italia. Essi sostengono «la necessità di percorsi condivisi a livello europeo e la ricerca di soluzioni non improvvisate». Ma evidenziano «la grande preoccupazione per le vicende umane di persone che fuggono da fame, guerre, morte». E chiedono «per quanti si trovano nella stessa loro condizione, la dignità che non è stata finora riconosciuta né nei Paesi di origine, né in quelli che li hanno visti passare, né nel nostro che li ha visti approdare». Il comunicato si conclude con un appello ai politici «di ogni estrazione, perché mettano da parte diatribe fra schieramenti e interessi particolari, e collaborino in nome dell’appartenenza comune alla razza umana che viene prima di ogni altra distinzione e separazione». Leggi anche: “A-mare (o amare) il prossimo” (in italiano) (altro…)
22 Ago 2018 | Chiesa, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Cinquanta e più anni fa neppure noi conoscevamo la provenienza del nostro amore. Ci bastava saperci incamminati in un’avventura senza fine, stupiti che le nostre diversità fossero così calibrate, piacevoli e complementari da farci sentire, seppur differenti, meravigliosamente uguali. Sentivamo di essere pronti a tutto, convinti che nessuno si amasse come noi, perché noi avevamo inventato l’amore. Non era trascorso un anno dal fatidico sì, che già qualche ombra cominciava ad oscurare il nostro orizzonte. Lavoro, fatica, routine… Si sa, l’innamoramento ad un certo punto finisce. È stato allora che qualcuno ci ha svelato che la sorgente di ogni amore è Dio, che è amore. Avremmo dovuto saperlo, perché nel pronunciare il patto nuziale Lui era lì con noi e da allora si era addirittura stabilito in mezzo a noi. Ma noi eravamo ignari di tanta fortuna, non sapevamo che questa sua presenza facesse parte del ‘pacchetto’! Lui, l’abbiamo capito dopo, dà a noi tutto di sé, chiedendo in cambio soltanto una piccola cifra quotidiana: che ci amiamo col suo stesso amore. L’innamoramento finisce? Al suo posto deve subentrare l’amore. Perché se la fede è una virtù per così dire interiore, l’amore è il suo compimento esteriore, visibile. L’amore è più grande di tutto: più della fede, più della speranza. Di queste due virtù nell’altra Vita non c’è più bisogno. L’amore, invece, resta anche in Paradiso. È l’amore che fa dei due una sola carne, una sola entità intoccabile e indissolubile, un ‘noi’ aperto all’Assoluto. L’amore deve giungere al paradosso di sapersi fare nulla per vivere l’altro. Solo così il nostro amore può rispecchiare il suo disegno originario.
Il ‘noi’ di coppia è il primo e vitale frutto della fecondità del nostro amore. La complementarietà del maschile con il femminile, che si esprime nei mille gesti quotidiani del servizio reciproco e della tenerezza, fino alla pienezza dell’intimità dei corpi, si attua anche nella condivisione di spazi, di tempi, di impegni: un noi che sa andare in uscita, verso i figli prima di tutto, e verso gli altri. Il noi è il modo tipico degli sposi di evangelizzare, ponendosi di fronte agli altri quale esempio fra i tanti, mai come un modello di famiglia ideale, che non esiste. La nostra unica chance è l’amore, anche se ci sentiamo imperfetti, anche se ci sembra di aver sbagliato tutto. L’importante è credere che nell’attimo presente possiamo essere la persona giusta per l’altro, e lo siamo nel momento in cui decidiamo di amarlo così com’è, senza pretendere che cambi, mettendo in atto le tre parole ‘magiche’ che ci insegna Papa Francesco: permesso, grazie, scusa. Si dice che la famiglia stia oggi attraversando la più tragica delle sue crisi. Non rimpiangiamo i bei tempi andati. Il tempo favorevole è oggi. È nella famiglia che si accende la vita. È lì dove si impara a condividere, a gioire e soffrire, a conoscere la malattia e affrontare la morte. L’amore la rende il luogo dell’impossibile. Lo testimoniano le tante famiglie che accolgono i figli anche se disabili, che li adottano proprio perché tali, che ospitano i genitori anziani, che aprono le loro case ai migranti, che cooperano al riscatto dei figli preda di dipendenze. In questi cinquant’anni e oltre, la vita ci ha insegnato tante cose. Abbiamo imparato a gioire e a pregare, ad accogliere e a sperare. Abbiamo sbagliato tante volte, ma con la Sua grazia e nel perdono, abbiamo ricominciato. Nel rimettere continuamente nelle mani di Dio il nostro amore, Egli non ha mai esitato, come a Cana, a cambiare la nostra povera acqua in vino generoso, rendendolo prodigiosamente disponibile anche a chi sta intorno a noi. Ed ora, nonostante il trascorrere degli anni che attenua la passione ed evidenzia i limiti dei nostri caratteri, continuiamo fiduciosi ad attingere alla Sua inesauribile sorgente, felici di sentirci compagni e complici fino alla fine. (altro…)
22 Ago 2018 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
È giunta nei giorni scorsi dal distretto di Lebialem, in Camerun, a firma del presidente dell’organizzazione Lecudo (Lebialem Cultural Development Organisation), Mbeboh John, una lettera di saluto e ringraziamento alla presidente dei Focolari, Maria Voce, e al copresidente Morán, per la scelta dei focolarini di rimanere sul posto, accanto a «vecchi, malati, bambini, uomini e donne che si sono rifugiati nel centro Mariapoli», nonostante i rischi che tale scelta comporta. Da quasi due anni, nelle regioni anglofone del Camerun, situate nel Nord-ovest e nel Sud-ovest, dove si trova anche la cittadella di Fontem con l’ospedale “Mary Health of Africa”, fondato nel 1964 per volere di Chiara Lubich, è in atto un conflitto armato tra gruppi separatisti anglofoni ed il governo centrale del Paese, a maggioranza francofona. Lo scorso anno un gruppo radicale ha dichiarato l’indipendenza della zona anglofona. Sono seguite – come hanno denunciato i vescovi del Camerun – “violenze disumane, cieche, mostruose e una radicalizzazione delle posizioni”. È in questo contesto che s’inserisce la scelta dei Focolari di restare accanto al popolo Bangwa, che «ci riporta – scrive il presidente Mbeboh John – all’arrivo del Movimento, quando Chiara decise di combattere tre guerre: contro la malattia del sonno indotta dalla mosca tse-tse, contro la povertà educativa e contro quella materiale» del popolo Bangwa. Leggi la lettera (in inglese) (altro…)
21 Ago 2018 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
«Pensavo che mi chiedessi aiuto e sono inciampato in questo abbraccio. Le tue braccia larghe infreddolite attendevano il mio calore, il richiamo di un gesto gentile. Come terra che aspetta pioggia, come tempio che respira preghiera, come un sorriso che ambisce alle labbra, come bagaglio che spera in un viaggio. Non è possibile che tutto finisca così, non può essere. Se hai compiuto questo viaggio e sei approdato nel mio porto, ti voglio vivere ancora, sempre. Se la mia strada è arrivata a te, voglio che mi accompagni ancora per un pezzo. Ti voglio vedere invecchiare, sentirti parlare la mia lingua sempre meglio. Voglio sentirti confidare con la mia sposa come fosse tua madre e ridere con i miei figli come fossero tuoi fratelli. Voglio assistere all’abbraccio con tua madre, quella che ti ha partorito, con le tue sorelle, con tuo fratello. Ti prego. Ascoltami. Apri gli occhi. Sorridi. Ti insegnerò un altro trucco di magia. Metti sulle mie mani le tue cellule impazzite: le farò sparire come monete, come carte. E al loro posto, te ne rimetterò di nuove, sane. E il tuo corpo ricomincerà a funzionare come un meccanismo precario e incredibile. Non ho frasi importanti da dirti, pensieri da ricordare, gesti memorabili. Ho parole scartate, concetti dimenticati prima ancora di essere partoriti, segni insignificanti. Non siamo mai pronti per un distacco, non è mai il momento giusto, non riusciamo a concepire l’assenza. Anche se mi hai raccontato che il tuo Dio ti aspetta radioso, che la morte è una soglia naturale da attraversare per arrivare alla fase successiva dell’esistenza, che siccome non hai fatto del male a nessuno nell’aldilà sarai premiato. Anche se io credo fermamente che morire è una risalita alle origini, come ha insegnato Maria: un meraviglioso, inesausto, perdersi in Dio. Nonostante tutto questo, io non voglio che tu te ne vada. Ho bisogno di parlarti ancora, di ascoltarti, di risolvere insieme i problemi. Con te: osare, sfidare il vento contrario, pretendere, dialogare, aspirare al paradiso vivendo l’inferno, promettere e mantenere. È inutile girarci intorno: non sono pronto per vederti morire, per seguirti con lo sguardo mentre giri l’angolo buio delle cose che si vedono e t’infili nel tunnel della luce di ciò che non conosciamo. Non sono pronto e riesco soltanto a prenderti la mano e a guidare la tua bocca e la mia nella preghiera verso l’unico Padre. Perché ciò che è naturale al divino, è oscuro agli uomini. Assegniamo nomi diversi, costruiamo precetti. Ma, alla fine, ciò che conta è l’amore verso gli altri. Ci siamo conosciuti per un caso, per quelle circostanze minime che cambiano la direzione della nostra vita, per un respiro più lungo, per una porta girevole che si è aperta i un momento piuttosto che in un altro. Ma adesso ti sento fratello e, mentre spero con tutte le mie forze di rivederti sveglio, comincio con te a dire: Padre Nostro …».
Vedi il video https://vimeo.com/203297705 (altro…)
20 Ago 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Famiglie, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Nuova edizione
A cura di R. Scotto, M. Scotto, D. Zanzucchi e A. M. Zanzucchi.
Collana: CNx
Città Nuova Ed.
20 Ago 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Alla Cartiera, ex fabbrica della circoscrizione IV di Torino, è passata una ventata di aria fresca e di vitalità, un luogo che da diversi anni non ha più l’aspetto di una struttura abbandonata grazie ad un’opera di riqualificazione. I Giovani per un mondo unito sono stati protagonisti del Torino Summer Campus che dal 28 luglio al 6 agosto ha coinvolto braccia e menti, per riportare la periferia al centro come “Capitale d’Italia”, in un’alternanza di momenti di formazione e azione. Punto di forza è stata la partecipazione dei bambini della zona, di nazionalità e culture diverse, che insieme hanno realizzato con semplicità e divertimento un recital, frutto dell’impegno e della collaborazione sperimentati durante i laboratori artistici (pittura-riciclo, musica, teatro, danza, canto). Una ricchezza di talenti che ha valorizzato le diversità culturali presenti nel quartiere, non più motivo di discriminazione sociale, piuttosto di dialogo e confronto. Anche le tematiche trattate durante il campus nei momenti formativi sono state spunto di riflessione che ha interpellato i giovani come cittadini attivi, aprendo dibattiti su dialogo interculturale, sul fine vita con Ferdinando Garetto, medico palliativista, e allargando lo sguardo a soluzioni di ingegneria green con Federico Aleotti. Una prima edizione del campus torinese che ha dato più ampio respiro ad una realtà spesso trascurata, piantando nello sguardo sincero dei bambini un seme di fiducia, e sui loro volti un grande sorriso. Anche a Roma il Summer Campus 2018 si è svolto all’insegna dell’impegno e del divertimento. Le attività proposte nel quartiere di Corviale sono state di vario tipo: laboratori di musica, murales e argilla per i bambini; accoglienza da parte di alcune delle 8000 famiglie che vivono nel “Serpentone” – noto palazzo lungo circa un chilometro – che hanno aperto le porte delle loro case e hanno raccontato le loro storie di dolore e speranza, oltre alle diverse associazioni del quartiere. “La periferia al centro”, affrontata con il filosofo Claudio Guerrieri e l’urbanista Giovanni Vecchio, ha aperto la strada a tematiche d’attualità per riflettere su notizie e sfide del nostro quotidiano: storie e testimonianze di legalità organizzata “dal basso” raccontate dal giornalista Gianni Bianco; approfondimento sul tema dell’accoglienza dei migranti da un punto di vista sociale e giuridico con gli avvocati Flavia Cerino e Loredana Leo; dibattito sulla partecipazione alla vita politica, fino ad interrogarsi con il giornalista Ennio Remondino sull’inutilità della guerra e sulla manipolazione mediatica che è origine e causa di nuovi conflitti.
Quello che sembrava a prima vista un grande e imponente palazzone di cui a occhio nudo non si vedeva la fine, simile ad un alveare fitto di case e finestre tutte uguali, visto dall’interno faceva un po’ meno paura: è così che, oltre il cemento, si sono incontrate persone, volti e storie, che hanno permesso di andare oltre i confini, i pregiudizi, i preconcetti e soprattutto oltre il muro di cemento che ognuno si porta dentro. Giovani del campus, bambini e famiglie di Corviale hanno lavorato insieme per la realizzazione della festa conclusiva nella parrocchia del quartiere. È stata un’occasione non solo per mostrare il frutto dei laboratori mattutini, ma per costruire una rete tra le realtà sul territorio spesso distanti e riscoprire un senso di comunità e famiglia. Il “cammino stanziale” di questo campus si è concluso col weekend dell’11 e 12 agosto prima al Circo Massimo con l’incontro e la veglia di preghiera con Papa Francesco insieme a più di 70.000 giovani pellegrini provenienti da tutt’Italia e non solo, e infine a Piazza San Pietro con la Messa e l’Angelus. Il Papa ha invitato ciascuno a non essere “giovane da divano”, a non aspirare alla tranquillità, ma a rischiare per inseguire i propri sogni con coraggio. Le esperienze vissute nelle periferie di Torino e Roma sono un motore che spinge ogni giovane partecipante ai campus a muovere quei primi passi sulla strada, impegnativa ma necessaria, per realizzare i propri sogni. Chiara Modena e Laura Sammarco (altro…)
20 Ago 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Quest’anno abbiamo tenuto il nostro Youth Camp a Mafikeng, in Sudafrica, proprio in contemporanea con il Genfest nelle Filippine, con partecipanti dello Zimbabwe, del Malawi, dello Zambia, del Lesotho e del Sud Africa. La presenza di giovani provenienti dai vari Paesi era già di per sé un segno visibile del nostro desiderio di superare i confini personali e culturali». Mafikeng (fino al 1980 Mafeking) è la capitale, nonché centro commerciale, della provincia del Nord-Ovest, fondata nel 1885 come avamposto militare britannico. Attualmente è una tappa importante sulla linea ferroviaria da Città del Capo a Zimbabwe. «È stato molto interessante e anche divertente scoprire quanto siano diverse le nostre culture e come sia possibile amarsi reciprocamente nelle nostre diversità. Ho imparato molte cose – scrive Teddy, dello Zambia – che non voglio tenere solo per me, ma voglio condividerle con i miei fratelli. Lo Youth Camp – è Nkosiphile dello Zimbabwe a dirlo – mi ha aperto gli occhi. Non vedo l’ora di mettere in pratica tutto ciò che ho imparato».
In contemporanea con la manifestazione delle Filippine anche quella svoltasi in Albania, con circa 120 partecipanti, cristiani, musulmani e non credenti, provenienti da varie parti e città dell’Albania, insieme a giovani di Skopije (Macedonia) e una giovane tedesca di Stoccarda. «Come un intreccio, passando dal locale al globale, abbiamo realizzato quattro workshop nell’ambito dell’economia civile, della cultura della legalità, oltre che su temi come i pregiudizi, i rapporti interpersonali e i social network, alla presenza di esperti italiani e albanesi. Abbiamo visitato delle case per persone disabili e per senza tetto, e conosciuto alcune realtà ecumeniche e interreligiose della capitale Tirana. La visita nella Cattedrale, accompagnati dal vescovo della Chiesa ortodossa di Albania, nella Moschea e presso il Centro Nazionale delle Chiese evangeliche sono stati seguiti da un “flash mob” realizzato da tutti i giovani al Parku Rinja, nel centro della città. Il Genfest è stato accompagnato da momenti di festa e di preghiera, in un clima di gioia. È servito a mettere in rete giovani del nord e del sud del Paese, a far sperimentare loro l’internazionalità delle nuove generazioni, di per sé portate a superare i confini. Una sua nota caratteristica è stata quella di lavorare insieme alla Chiesa in Albania nel percorso verso il Sinodo sui giovani, oltre che una tappa importante per riprendere molti rapporti con cristiani di altre chiese e con musulmani che ora vogliono proseguire in questo cammino di dialogo».
Bragança, nella parte nord orientale del Brasile, è la città dove si è svolto il Genfest per 300 giovani provenienti da diverse città dello Stato di Parà, che ospita una grande fetta del Parco nazionale dell’Amazzonia. «Molti di loro – scrivono – erano al primo contatto con la comunità dei Focolari. Nel programma, oltre a tanta musica, abbiamo incluso molte testimonianze, la visita e la partecipazione ad alcuni progetti sociali della città, come la Fazenda de la Esperança, un ospedale, un gruppo ecumenico, e altre attività che ci hanno aiutato a entrare nello spirito vero di questa manifestazione. Quindi abbiamo illustrato il “Mundo Unido Project” e la proposta di Manila, “Percorsi per l’unità”». Sulla sponda opposta dell’estuario del Rio delle Amazzoni, a Macapà, un altro Genfest ha accolto 140 giovani. «Un’esperienza unica, che abbiamo potuto realizzare grazie al supporto di tutti i membri dei Focolari, che ci hanno sostenuto fin dall’inizio. Nonostante le difficoltà, riteniamo che il nostro obiettivo sia stato raggiunto: “oltre ogni confine”». (altro…)
19 Ago 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Mentre gli adulti avranno i loro laboratori, secondo lo stile caratteristico di LoppianoLab, il laboratorio nazionale di economia, cultura, comunicazione e formazione promosso dal Polo Lionello Bonfanti, dal Gruppo Editoriale Città Nuova, dall’Istituto Universitario Sophia, dal Movimento dei Focolari in Italia e dal Centro internazionale di Loppiano (FI), quest’anno un’attenzione particolare sarà rivolta alle nuove generazioni con un programma distinto per fasce di età, grazie al contributo delle riviste del Gruppo editoriale rivolte a giovani lettori: LoppianoLab junior, per i più piccoli (4 – 10 anni), e LoppianoLab teens, per i ragazzi (11 – 17 anni, in gruppi distinti tra ragazzi che frequentano le scuole medie e le superiori).
Per i più piccoli, in collaborazione con il giornalino Big, Bambini in gamba, di Città Nuova, sono previsti dei laboratori sulle emozioni, anche con la psicopedagogista Stefania Cagliani, percorsi formativi alle abilità pro-sociali tra natura, arte e divertimento, con Ciro Cipollone e la sua arte povera e con Mirco Castello e le sue danze, e un laboratori presso la Fattoria didattica Loppiano Prima di Pietro Isolan. Per i ragazzi dagli 11 ai 17 anni, in collaborazione con la redazione del bimestrale Teens, il giornale rivolto ai ragazzi e scritto dai ragazzi, sono previsti:
Un laboratorio giornalistico. Si tratta di un laboratorio che mira a fornire le basi della scrittura giornalistica, dell’organizzazione del lavoro di una redazione, a fare esperienza pratica sul campo. L’intento è quello di offrire chiavi di lettura per la comprensione della società contemporanea affrontando in modo semplice e con il linguaggio dei ragazzi anche tematiche complesse. I migliori lavori saranno pubblicati su Teens bimestrale e altri avranno visibilità sul Blog di Teens. Un workshop sui social media. L’obiettivo è quello di fornire le basi per un lavoro giornalistico attraverso i Social Media, ad integrazione della redazione giornalistica classica e a offrire strumenti di storytelling. Dopo aver fornito le basi teoriche si darà spazio alla parte pratica attraverso dirette Facebook, live tweeting, Instagram Stories. Due laboratori dedicati all’educazione ambientale e ad un’equa distribuzione delle ricchezze. Entrambi comprendono una visita presso la Bottega Ciro Cipollone e la sua arte povera e la Fattoria didattica Loppiano Prima di Pietro Isolan: #ZeroHungerGeneration: educare i ragazzi ai temi della distribuzione delle ricchezze e delle risorse sul pianeta e alle azioni per uno stile di vita sostenibile. Durante il laboratorio ci si eserciterà a “non produrre rifiuti” e a “riciclare”. Laboratorio ecologico in collaborazione con Eco One: seguendo anche il percorso dell’ecologia come via per arrivare all’obiettivo FameZero, si sensibilizzeranno i ragazzi ai temi della protezione dell’ambiente e degli stili di vita sostenibili. Un laboratorio di Educazione alla pace attraverso una nuova cultura sportiva con Sportmeet. “Cercando Te nel nostro io”: laboratorio di educazione al dialogo, ascolto, fraternità. Per la scheda di prenotazione clicca qui Info: 055 9051102 – www.loppianolab Programma LoppianoLab 2018