Movimento dei Focolari
[:de]Ich kann nicht reden. Ihr könnt nicht schweigen.[:]

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  Produktabbildung - Ich kann nicht reden. Ihr könnt nicht schweigen.Federico ist Autist. Er kann kaum sprechen, Beziehungen aufzubauen fällt ihm extrem schwer. Als Jugendlicher beginnt er, am Computer zu schreiben, was er nicht sagen kann: Worte, Sätze, Gedanken, Gefühle. Er kommuniziert, findet Freunde, die ihn nehmen, wie er ist: genau wie sie, nur anders. Und er schreibt seine Geschichte auf, erzählt vom »Gefängnis« seiner Sprachlosigkeit, vom Versuch, herauszukommen, von dem, was er denkt, und davon, wie er »tickt«. Auch von dem, was ihn trägt, was er glaubt …
Federico De Rosa wurde von der Stadt Rom zur »Person des Jahres 2015« ernannt. Ein berührendes Buch, ein Beitrag ganz eigener Art zum Thema Integration, eine – wenn man so will – Lektion über den Reichtum des »Anders-Seins« anderer. Weil jeder etwas zu geben hat. Verlag Neue Stadt

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La crisi post-pensionamento? Io non so cosa sia

La crisi post-pensionamento? Io non so cosa sia

20150915-02Non avverto stanchezza, forse solo un po’ di sonno, per aver dormito meno di 5 ore a notte per cinque giorni di seguito. Sono appena tornato da un campo-scuola per adolescenti, o per meglio dire da un ‘cantiere’, come lo hanno chiamato gli animatori di Ragazzi per l’unità dei Focolari. Un’avventura fantastica, che messa in fila alle tante che da un anno a questa parte ho occasione di vivere, mi colorano la vita. E mi fanno dimenticare di essere entrato in quella fase potenzialmente critica che è il post-pensionamento. La proposta di dare una mano per quei ragazzi mi aveva lusingato. Sarò anche in pensione, mi ero detto, ma di energie e voglia di fare ancora ne ho. L’appuntamento è alle ore 9 a Borgo Don Bosco, un complesso messo a disposizione dai Salesiani. Via via cominciano ad arrivare i ragazzi, 25 fra maschi e femmine, tutti con meno di 18 anni. Dopo il primo momento di impaccio, si crea subito un’aria di amicizia, anche se la maggioranza di essi non ha assolutamente idea dove siano capitati e che cosa li aspetti. Il programma è ricco di sorprese, come si conviene ad un’iniziativa per giovanissimi. Ma anche di duro (si fa per dire!) lavoro, sudando insieme sotto il sole, o zuppi dalla pioggia, per migliorare le condizioni dell’area che ci ospita. Per tre mattine mi viene affidata la bonifica di un angolo remoto del giardino, abbandonato da oltre 20 anni. L’erba è cresciuta su della terra portata da vento e pioggia, nascondendo tutta una pavimentazione in asfalto, con spogliatoi e docce ancora lì presenti, diventati ricovero per ragni ed insetti che, per le proporzioni raggiunte, sembrano di razza aliena. Senza contare le varie cose abbandonate tra l’erba che inizialmente neppure si vedevano: in pratica una giungla da radere al suolo. Mentre si lavora, a circa metà mattina, mi viene l’idea di dire ai ragazzi come cerco di vivere io il lavoro, in particolare quel lavoro. Credo di non aver detto più di venti-trenta parole in tutto. Parole che ho concluso confidando la vera motivazione che mi spinge a farlo: pensare che “in quel complesso sarebbe venuto a giocare Gesù Bambino”. Dal silenzio che è sceso, percepisco che i ragazzi ne comprendono il senso e lo interiorizzano. E quella luce che vedo brillare nei loro giovani occhi si trasforma subito in azione concreta, mettendovi nuova lena, aiutandosi gli uni gli altri. Questa immediatezza è una lezione per me che, a differenza di quello che vedo in questi ragazzi, sono piuttosto lento nel lasciarmi convincere dalle cose che mi vengono dette. La domenica, a Messa, mi trovo vicino ad un ragazzo col quale avevo lavorato fianco a fianco. Al momento della pace spontaneamente sia lui che io ci avviciniamo e ci dichiariamo di essere pronti a dare la vita l’uno per l’altro. Iniziativa questa che a me, adulto, non sarebbe certo venuta spontanea verso un altro adulto; ma verso lui sì. Stare con questi ragazzi mi ha dato una nuova dimensione del futuro come umanità. E di speranza. Ho visto infatti che la voglia e la capacità di dare ce l’hanno tutta. Sta a noi credere in loro. L’adolescenza è un’età difficile, ma è anche l’età in cui si può costruire in grande. Non servono le tante parole, basta mettersi a ‘fare’ con loro cose positive. Forse è stato per questo che, lasciandoci, qualcuno di loro già mi ha chiesto di venire con me sabato prossimo al mercato rionale, a raccogliere quanto è rimasto invenduto di frutta e verdura per la mensa dei poveri. (altro…)

Focolari: voci dai 5 continenti

Focolari: voci dai 5 continenti

20150914-02«Questo è il grido di tutto il Medio Oriente: fermate i conflitti». Esordisce così la libanese Arlette Samman, di fronte all’esodo senza precedenti di intere popolazioni in Siria, Irak e altri paesi:«Chi parte lo fa con un dolore immenso. Va verso l’ignoto, perché sente che la morte è vicina o si trova senza risorse e sicurezze per il futuro della famiglia… Altrimenti nessuno vorrebbe lasciare la propria terra». «È confortante vedere la reazione umanitaria di tanti Paesi in Europa – continua Philippe, da 14 anni in Egitto – ma vorremmo anche far sentire la voce del Medio Oriente che aspetta con ansia la pace e il diritto di “vivere e non di morire”». Entrambi sottolineano l’importanza di trovare insieme sempre nuove vie per la fraternità e soprattutto di alzare la voce dell’opinione pubblica. Va in questa linea la mobilitazione per la pace che il Movimento dei Focolari rilancia in questi giorni insieme a quanti nel mondo operano in questa direzione. In Europa, sollecitati dalle parole di papa Francesco, e anche dal risveglio delle autorità politiche – come di recente espresso dal presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker – si moltiplicano le iniziative già da tempo in atto per l’accoglienza: case private aperte, coordinamento degli aiuti, raccolte fondi… 20150914-05Ma è tutto il mondo ad essere presente in questi giorni a Roma, con gli 80 delegati da 36 nazioni, rappresentanti delle rispettive macroaree geografiche: «Venire qua è un’occasione di ritrovare fratelli e sorelle che operano anche per la pace, che continuano a sostenerci nei momenti difficili», è il sentire comune da chi proviene da aeree disagiate. Dall’America Latina, Maria Augusta De La Torre, porta con sé altri panorami: «A Cuba c’è una grande attesa carica di speranza. Da un lato la “nuova amicizia” tra Cuba e gli USA; dall’altro la Chiesa cattolica cubana, che si dimostra viva più che mai. La mediazione del Papa e la sua prossima visita all’Isola ci aiutano in questo risveglio». Riguardo alla crisi diplomatica in corso tra Colombia e Venezuela per il contrabbando transfrontaliero dichiara: «È una situazione molto dolorosa. La gente ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni e c’è incertezza per il futuro, dolore e ribellione davanti ai fatti accaduti. Il contrabbando c’è sempre stato, ma ora non si sa cosa ci sia veramente sotto queste decisioni. Le persone del Movimento sono sostenute dalla forza che viene dal vivere il Vangelo e vogliono continuare a testimoniare la fraternità tra questi due popoli». Dalla Nigeria, Ruth Wambui Mburu, kenyota, confida che la sfida più grande che si trovano ad affrontare come Focolari è la radicalizzazione della divisione tra nord e sud, tra musulmani e cristiani, tra etnie. Il loro sforzo e il loro impegno è quello di testimoniare la fraternità vissuta proprio tra queste differenze. Georges Sserunkma, anche lui in Nigeria, arrivando a Roma proprio in questo momento storico avverte che «il mondo è davvero un’unica casa in cui viviamo tutti; vedere come la Chiesa e il Movimento prendono sul serio questa situazione mi allarga il cuore e mi dà speranza». RIMG4886«Ciascuno di noi arriva con un un carico di difficoltà – afferma dal Vietnam Marcella Sartarelli – ma anche con un carico di speranze credendo che “il mondo tende all’unità”». Uno di questi segnali è per lei anche «l’apertura che si registra in Vietnam, ad esempio nei contatti con la Chiesa. È tutto un fermento, che aumenta la speranza. Del Vietnam si conosce la guerra che c’è stata 30 anni fa, ma poco del Vietnam di oggi, un Paese che vive uno sviluppo velocissimo. Alcuni passaggi della Laudato Si’ sembrano proprio un ritratto di questo Paese: una tecnologia e un’economia che avanzano velocemente, con città modernissime e contemporaneamente campagne abbandonate nell’inquinamento. Proprio su questo con un piccolo gruppo di giovani, in un villaggio vicino Hanoi, dove la situazione è critica abbiamo cominciato a documentare questo problema nascosto, e al tempo stesso rimboccarci le maniche per ripulire». 20150914-02Anche in Oceania la problematica ambientale è molto sentita: «In Nuova Zelanda i giovani hanno promosso l’azione “Give one hour of your power”, staccare la corrente elettrica per un’ora, nella giornata della cura del Creato», racconta Augustine Doronila, «mentre da anni è in corso un’azione in favore della popolazione di Kiribati, arcipelago a rischio di scomparsa a causa dell’innalzamento del livello dell’acqua». Riflessioni e scambio di esperienze per due settimane, dal 14 al 27 settembre 2015, all’insegna della parola «unità»: non solo uno dei punti della spiritualità focolarina, ma la chiave dell’azione spirituale e sociale del Movimento, la parola riassuntiva del suo messaggio, nonostante tutto. (altro…)

Fontem: L’addio a Pia Fatica

Fontem: L’addio a Pia Fatica

PiaFatica_01È lunedì 31 agosto. In questo periodo non è facile raggiungere Fontem, il villaggio Bangwa che si trova nella foresta camerunese. Siamo infatti in piena stagione delle piogge e la strada è melmosa e in vari punti, quasi impraticabile. Ciononostante, negli ultimi 8 giorni, un’ininterrotta processione ha reso omaggio alla salma di Pia Fatica. Oggi ci sono addirittura più di mille persone, venute da ogni dove per l’ultimo saluto a questa straordinaria donna che 48 anni or sono, dall’Italia ha deciso di stabilirsi qui. Ad officiare il funerale è Mons. Andrew Nkea che esordisce: «Come vescovo e come bangwa posso dire che Pia ha vissuto tutte le beatitudini. Ciò significa che per lei oggi è il giorno della sua nascita al Cielo». Parole autorevoli, queste, che confermano quanto nel 2000 aveva disposto il Capo tradizionale locale insignendo Pia del titolo Mafua Nkong (Regina dell’Amore). Ma chi è questa donna che a 38 anni sceglie di trascorrere il resto della vita in Africa, chiedendo di restarvi anche in sepoltura? Pia nasce a Campobasso (Italia) nel 1929. È ostetrica, professione di prestigio e pure vantaggiosa a quei tempi. Sull’Osservatore Romano legge che sta iniziando una missione in Camerun, che prevede anche la costruzione di un ospedale. Lei si sente provocata in prima persona e, senza neppur conoscere quale sia il Movimento che implementa il progetto, decide di lasciare tutto per correre là a dare una mano. Giunta a Fontem viene a sapere che per una diffusa mortalità infantile, l’ostetricia è la priorità assoluta. Vi si dedica con tutte le sue energie, calandosi pienamente nella tradizione di questo popolo, animista, il quale, angosciato di veder morire i suoi neonati, si era rivolto al vescovo cattolico per chiedere aiuto.

PiaFatica

Pia Fatica

Dotata di concretezza, di apertura, e di una grande capacità di dialogo con la cultura locale, Pia sa stringere rapporti significativi con singoli e famiglie, con le autorità, cui parla con rispetto e amore ma, quando occorre, anche con estrema verità e libertà interiore. Da ostetrica infaticabile fa nascere più di 11.000 bambini, accompagnandoli poi nel loro cammino anche spirituale. Un episodio fra i tanti: una ragazza, diventata cristiana convinta, le confida di non volersi sposare in chiesa per non voltare le spalle ai valori tradizionali della sua gente. Pia l’ascolta con grande apertura: sa che non sono scelte facili. Lì per lì non le dà consigli. In un momento successivo, però, riprende l’argomento. Le ripete che è lei a dover decidere liberamente, ma le ricorda anche che col Battesimo che aveva chiesto di ricevere, aveva accolto una nuova tradizione, quella di Gesù, che non si contrappone alla cultura del suo popolo. Dopo un mese la ragazza chiede a Pia di accompagnarla dal sacerdote per un colloquio a tre. Risultato: matrimonio felice, splendida famiglia testimone della fede. Pia continua a dare il suo contributo in diversi settori dell’Ospedale, fino all’ultimo servizio creato apposta per lei, denominato “Ufficio per tutti i problemi”, un titolo che da solo dice l’ampiezza e l’apertura del suo cuore. Lei conosce profondamente la realtà del popolo Bangwa ed ha una sensibilità particolare per gli ultimi: i malati, i carcerati, le persone in difficoltà economiche, e trova sempre il modo di aiutare anche con denaro che, per la sua grande fede, ottiene dalla Provvidenza. La concretezza che l’ha sempre caratterizzata l’accompagna anche nelle ultime settimane, quando decide di scrivere alla presidente dei Focolari, Maria Voce, per annunciarle che presto lascerà questo mondo: «Sono contenta di andare da Gesù – scrive fra l’altro – e di consegnare nelle sue braccia il mondo per il quale ho vissuto». Al cimitero, sotto una pioggia torrenziale, si avvicendano le danze della celebrazione in segno di profonda gratitudine per questa grande donna, nella convinzione di tutti che Pia, da Gesù, ci è proprio andata.
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Migranti in Ungheria

Migranti in Ungheria

Ungheria_01«Un dolore che incontriamo, sotto volti diversi, davanti alle nostre case e porte, ogni giorno», scrivono Viktória Bakacsi e László Vizsolyi, responsabili del Movimento dei Focolari in Ungheria, per esprimere quanto vivono in questo periodo. «Abbiamo ascoltato le parole di Papa Francesco, ed ora proveremo a capire come metterle in pratica ancora di più». «Ormai da mesi – scrivono – il flusso di immigrati è continuo, tutti i giorni arrivano in Ungheria circa 2000 persone: famiglie con bambini, stanchissimi, disperati, anche ammalati, senza niente e spesso senza documenti e con la ferma volontà di proseguire verso la Germania o altra destinazione. Nonostante la confusione, tantissime persone si muovono e aiutano: organizzazioni ecclesiali così come associazioni civili». In questa situazione drammatica anche il Movimento dei Focolari in Ungheria si dà da fare: «Abbiamo messo in comune esperienze ed idee anche col Nunzio – continuano Viktória e László – e  ci siamo impegnati ad unire le forze e ad agire in modo coordinato per essere più efficaci. Stiamo iniziando a metterci in rete coi Gesuiti che hanno già un programma elaborato, e a gruppi come la Comunità di Sant’Egidio, che ha non solo l’organizzazione e l’esperienza, ma anche esperti giuristi. Il lavoro comune intrapreso mira anche alla formazione delle coscienze all’accoglienza, che abbiamo già cominciato durante il campo estivo con 230 giovani». Ungheria_02Membri dei Focolari attivi in parrocchia sono presenti alla Stazione Keleti. Una di loro scrive: «Sono in mezzo ai profughi quasi da due mesi. Siamo in molti ad aiutarli. Ci sono tanti bambini, persone disperate… Cerco di vedere in ciascuno un volto di Gesù, e questo mi dà forza. Loro sono molto grati per ogni aiuto, i bambini gioiscono per ogni piccolo regalo». E una psicologa: «Cerco di mettere in comunione la mia professione per sostenere i tanti volontari». Un sacerdote focolarino scrive: «Giovedì scorso avevamo un incontro per sacerdoti. Dopo aver letto la Parola di Vita del mese, siamo andati in 6 alla Stazione dai profughi ad aiutarli». Una giovane: «Dopo il campo dei Giovani per un Mondo Unito siamo andati dai profughi per occuparci soprattutto dei bambini. Eravamo una ventina, di cui due vestiti da Gibì e Doppiaw. Attorno a noi si sono aggiunte una 70ina di giovani, bambini e famiglie, afgani e siriani. Abbiamo giocato, disegnato e, via via che l’atmosfera si scioglieva, anche gli altri si sono esibiti in varie danze. Abbiamo comunicato in tutti i modi – non tutti parlano l’inglese – e tanti di loro si dilettavano ad insegnarci qualche parola araba. Abbiamo deciso di andare una volta a settimana». Ungheria_05«Ci siamo accorti della difficoltà nel comunicare e la mancanza di informazione. Una focolarina in collaborazione coi volontari di soccorso dell’Ordine di Malta si è impegnata a trovare persone che conoscano l’arabo per preparare dei cartelli esplicativi e per fare da interpreti. Anche a Szeged continuiamo ad aiutare i profughi che arrivano continuamente. Oltre le raccolte ormai regolari, hanno portato casse extra di frutta per i profughi. Una di noi che fa la poliziotta, tutti i giorni dopo il lavoro si reca nel campo ad aiutare donne e bambini». «Siamo consapevoli – concludono – che tutto quello che possiamo fare è solo una goccia nell’oceano … ma non vogliamo che manchi». (altro…)

Giovani religiosi a Roma. La gioia della vita consacrata

Provenienti da ogni parte del mondo (tra cui Iran, Filippine, Costa d’Avorio, Zimbabwe) giovani consacrati e consacrate arriveranno a Roma per partecipare all’Incontro Mondiale dei Giovani religiosi e religiose. Un evento organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica nell’ambito dell’Anno della Vita consacrata. Tra gli eventi aperti a tutti: • Veglia di preghiera in Piazza S. Pietro (15 settembre ore 20.30) • Incontro con papa Francesco durante l’udienza generale, mercoledì 16 settembre. • Messa nella Basilica di S. Pietro (19 settembre ore 11.30) (altro…)

Paolo VI e Chiara Lubich

Paolo VI e Chiara Lubich

lubichLa presentazione di questo volume redatto in co-participazione tra l’Istituto Paolo VI e il Centro Chiara Lubich e pubblicato dall”Edizioni Studium, si terrà al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo Via S.Giovanni Battista De La Salle il prossimo 27 settembre. La data è stata scelta perché vicina alla prima memoria del beato Paolo VI (che si celebra il 26 settembre)

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Depliant con il programma

Il programma si articolerà in due momenti. Dopo il saluto di Maria Voce – Presidente del Movimento dei Focolari –  e di don Angelo Maffeis – Presidente dell’Istituto Paolo VI –  ci sarà una tavola rotonda con Mons. Vincenzo Zani, segretario della congregazione per l’Educazione Cattolica, la dott.ssa Giulia Paola Di Nicola e Mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano Laziale. Moderatore Alessando De Carolis. Seguirà un concerto su musiche di Frederic Chopin interpretato al pianoforte da don Carlo José Seno, dal titolo “Aperto sul mondo”. Meditazione in musica sulla vita del beato Paolo VI. (altro…)

Psicologia e Comunhão: a psicologia e o diálogo

Psicologia e Comunhão: a psicologia e o diálogo

Convite-Encontro-Psicologia-2015-300x116 De 18 a  20 de setembro será realizado na Mariápolis Santa Maria, em Igarassu (PE), o VIII Encontro de Psicologia e Comunhão, intitulado “O encontro com o outro: Empatia e Diálogo”. O Encontro deseja ser um momento de diálogo entre as diversas linguagens e experiências que o saber psicológico proporciona na compreensão das relações interpessoais. O evento é direcionado a psicólogos e psiquiatras, profissionais e estudantes. “Psicologia e Comunhão” é um grupo que nasceu inspirado na cultura da unidade, vivida por Chiara Lubich e o Movimento dos Focolares, a partir do Doutorado honoris causa em Psicologia recebido por ela na Universidade de Malta, em 1999. Conta com pesquisadores de diversos países e realiza encontros que possibilitam o diálogo entre os diversos olhares e perspectivas que a Psicologia proporciona. Mais informações e inscrições podem ser feitas pelo site http://psicologiacomunhao.wix.com/site

Liliana Cosi: La mia storia è come una fiaba

Milanese di nascita, presidente dell’Associazione Balletto Classico, con sede a Reggio Emilia, Liliana Cosi fa parte della rete internazionale “Clarté, artisti in dialogo”. Un ambito che raccoglie «artisti e studiosi di tutto il mondo che si interrogano sul senso del proprio operare guardando alla luce di cui ogni vera opera d’arte è portatrice e alle nuove prospettive culturali aperte dalla spiritualità dell’unità». Nel suo recente passaggio dal Meeting di Rimini, alla domanda della giornalista su cosa significa per lei “Parlare ai bambini per raccontarsi”, il titolo del suo intervento, la Cosi risponde: «I ragazzini sono puri, allora uno può parlare a “ruota libera”. Non è che deve contestualizzare, stare attenta alle paroline, ma deve conquistarli dal cuore … penso raccontarle la mia storia personale che è come una fiaba …». https://www.youtube.com/watch?v=28tl7-MG7j4

Paolo VI e Chiara Lubich

Paolo VI e Chiara Lubich

lubichI contributi raccolti nel presente volume analizzano i rapporti che si sono intrecciati tra Giovanni Battista Montini-Paolo VI, Chiara Lubich, Igino Giordani e il Movimento dei Focolari (Opera di Maria). È una storia che risale a ben prima della stagione del Vaticano II e che ha avuto un seguito anche dopo la metà degli anni Sessanta, in un periodo che ha visto la crescita e l’affermazione all’interno della Chiesa cattolica di numerosi movimenti ecclesiali. Dall’analisi di documenti d’archivio inediti emerge il profondo legame tra Chiara Lubich e Giovanni Battista Montini, il quale, fin dagli anni del servizio in Segreteria di Stato e durante il suo pontificato, seppe valorizzare e incoraggiare la dimensione cristocentrica, fraterna ed ecumenica del carisma del Movimento dei Focolari. A testimonianza le parole di Chiara Lubich dopo la morte di Paolo VI: «Per me il Papa non è morto, ha cambiato sede: dalla cattedra di Pietro dalla quale vigilava anche su di noi e ci proteggeva, alla presenza di Dio dove non può non continuare a proteggerci con quell’amore sensibile, fattivo, materno, costante di cui ci aveva colmati quando era su questa terra». Quaderni dell’Istituto Paolo VI

Chiara Lubich: Ho un sogno

Chiara Lubich: Ho un sogno

Chiara_Lubich«Se osservo ciò che lo Spirito Santo ha fatto con noi e con tante altre “imprese” spirituali e sociali oggi operanti nella Chiesa, non posso non sperare che Egli agirà ancora e sempre con tale generosità e magnanimità. E ciò non solo per opere che nasceranno ex-novo dal suo amore, ma per lo sviluppo di quelle già esistenti come la nostra. E intanto per la nostra Chiesa sogno un clima più aderente al suo essere Sposa di Cristo; una Chiesa che si mostri al mondo più bella, più santa, più carismatica, più famigliare, più intima, più configurata a Cristo suo Sposo. La sogno faro dell’umanità. E sogno in essa una santità di popolo, mai vista. Sogno che quel sorgere – che oggi si costata – nella coscienza di milioni di persone d’una fraternità vissuta, sempre più ampia sulla Terra, diventi domani, con gli anni del 2000, una realtà generale, universale. Sogno con ciò un retrocedere delle guerre, delle lotte, della fame, dei mille mali del mondo. Sogno un dialogo d’amore sempre più intenso fra le Chiese così da far vedere ormai vicina la composizione dell’unica Chiesa. Sogno l’approfondirsi d’un dialogo vivo e attivo fra le persone delle più varie religioni legate fra loro dall’amore, “regola d’oro” presente in tutti i libri sacri. Sogno un avvicinamento e arricchimento reciproco fra le varie culture nel mondo, sicché diano origine a una cultura mondiale che porti in primo piano quei valori che sono sempre stati la vera ricchezza dei singoli popoli e che questi s’impongano come saggezza globale. Sogno che lo Spirito Santo continui a inondare le Chiese e potenzi i “semi del Verbo” al di là di esse, cosicché il mondo sia invaso dalle continue novità di luce, di vita, di opere che solo Lui sa suscitare. Affinché uomini e donne sempre più numerosi s’avviino verso strade rette, convergano al loro Creatore, dispongano anima e corpo al suo servizio. Sogno rapporti evangelici non solo fra singoli, ma fra gruppi, movimenti, associazioni religiose e laiche; fra i popoli, fra gli Stati, sicché si trovi logico amare la patria altrui come la propria. È logico il tendere a una comunione di beni universale: almeno come punto d’arrivo. (…) Sogno perciò già un anticipo di cieli nuovi e terre nuove come è possibile qui in terra. Sogno molto, ma abbiamo un millennio per vederlo realizzato». Chiara Lubich Da: Attualità. Leggere il proprio tempo, Città Nuova, Roma 2013, pp. 102-103 (altro…)

Parola di Vita – Settembre 2015

Ecco una di quelle parole del Vangelo che domandano di essere vissute subito, con immediatezza. È così chiara, limpida – ed esigente – che non richiede tanti commenti. Per cogliere la forza in essa contenuta può essere tuttavia utile ricollocarla nel suo contesto. Gesù sta rispondendo alla domanda di uno scriba – uno degli studiosi della Bibbia – che gli ha chiesto quale fosse il più grande comandamento. Era una questione aperta, soprattutto da quando nelle Sacre Scritture erano stati individuati 613 precetti da osservare. Uno dei grandi maestri vissuto pochi anni prima, rabbi Shammaj, si era rifiutato di indicare il comandamento supremo. Altri invece, come farà poi Gesù, si orientavano già sulla centralità dell’amore. Rabbi Hillel, ad esempio, affermava: «Non fare al prossimo tutto ciò che è odioso a te; questa è tutta la legge. Il resto è solo spiegazione».[1] Gesù non soltanto riprende l’insegnamento sulla centralità dell’amore, ma pone insieme, come unico comandamento, l’amore di Dio (cf. Dt 6, 4) e l’amore del prossimo (cf. Lv 19, 18). La risposta che egli dà allo scriba che lo interroga è infatti: «Il primo [comandamento] è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». «Amerai il tuo prossimo come te stesso» Questa seconda parte dell’unico comandamento è espressione della prima parte, l’amore di Dio. A Dio sta talmente a cuore ogni sua creatura che per dargli gioia, per dimostrargli a fatti l’amore che abbiamo per lui, non vi è modo migliore che essere l’espressione del suo amore verso tutti. Come i genitori sono contenti quando vedono i loro figli andare d’accordo, aiutarsi, stare uniti, così anche Dio – che verso di noi è come un padre e una madre –, è contento quando vede che amiamo il prossimo come noi stessi, contribuendo così all’unità della famiglia umana. Già da secoli i Profeti andavano spiegando al popolo d’Israele che Dio vuole l’amore e non i sacrifici e gli olocausti (cf. Os 6, 6). Gesù stesso richiama il loro insegnamento, quando afferma: «Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici» (Mt 9, 13). Come infatti si può amare Dio che non si vede, se non si ama il fratello che si vede? (cf. 1 Gv 4, 20). Lo si ama, lo si serve, lo si onora, nella misura in cui amiamo, serviamo, onoriamo ogni persona, amica o sconosciuta, del nostro o di altri popoli, soprattutto i “piccoli”, i più bisognosi. È l’invito, rivolto ai cristiani di ogni tempo, a trasformare il culto in vita, ad uscire dalle chiese, dove si è adorato, amato, lodato Dio, per andare incontro agli altri, in modo da attuare quanto si è appreso nella preghiera e nella comunione con Dio. «Amerai il tuo prossimo come te stesso» Come vivere dunque questo comando del Signore? Ci ricordiamo innanzitutto che esso fa parte di un dittico inscindibile, che comprende l’amore di Dio. Occorre darsi il tempo per conoscere cos’è l’amore e come si ama, e quindi occorre fare spazio ai momenti di preghiera, di “contemplazione”, di dialogo con lui: lo si impara da Dio, che è Amore. Non si ruba tempo al prossimo quando si sta con Dio, anzi ci si prepara ad amare in modo sempre più generoso e appropriato. Nello stesso tempo, quando torniamo da Dio dopo aver amato gli altri, la nostra preghiera è più autentica, più vera, e si popola di tutte le persone incontrate, che riportiamo a lui. Per amare il prossimo come se stessi occorre poi conoscerlo come si conosce se stessi. Dovremmo giungere ad amare come l’altro vuole essere amato e non come a noi piacerebbe amarlo. Adesso che le nostre società si fanno sempre più multiculturali, con la presenza di persone provenienti da mondi molto diversi, la sfida è ancora più grande. Chi va in un Paese nuovo deve conoscerlo nelle sue tradizioni e nei suoi valori; soltanto così può capire e amare i suoi cittadini. Lo stesso per chi accoglie i nuovi immigrati, spesso spaesati, alle prese con una nuova lingua, con problemi di inserimento. Le diversità sono presenti all’interno della stessa famiglia, o negli ambiti di lavoro e di vicinato, anche quando sono composti da persone della stessa cultura. A noi piacerebbe trovare qualcuno pronto a dedicare il suo tempo ad ascoltarci, ad aiutarci a preparare un esame, a trovare un posto di lavoro, a riordinare la casa? Forse anche l’altro ha esigenze simili. Dobbiamo saperle intuire, facendoci attenti a lui, ponendoci in ascolto sincero, mettendoci nei suoi stessi panni. Conta anche la qualità dell’amore. L’apostolo Paolo, nel celebre inno alla carità, enumera alcune sue caratteristiche che non sarà inutile ricordare: essa è paziente, vuole il bene dell’altro, non è invidiosa, non assume atteggiamenti di superiorità, considera l’altro più importante di sé, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (cf. 1 Cor 13, 4, 7). Quante occasioni dunque e quante sfumature nel vivere: «Amerai il tuo prossimo come te stesso» Possiamo infine ricordare che questa norma dell’esistenza umana è alla base della famosa “regola d’oro” che troviamo in tutte le religioni e nei grandi maestri della stessa cultura “laica”. Potremmo cercare, alle origini della propria tradizione culturale o credo religioso, analoghi inviti ad amare il prossimo e aiutarci a viverli insieme, indù e musulmani, buddhisti e aderenti alle religioni tradizionali, cristiani e uomini e donne di buona volontà. Dobbiamo lavorare insieme per creare una nuova mentalità che dia valore all’altro, che inculchi il rispetto della persona, la tutela delle minoranze, l’attenzione verso i soggetti più deboli, che decentri dai propri interessi per mettere al primo posto quelli dell’altro. Se tutti fossimo davvero consapevoli di dover amare il prossimo come noi stessi, fino a non fare all’altro ciò che non vorremmo fosse fatto a noi e che dovremmo fare all’altro ciò che vorremmo che l’altro facesse a noi, cesserebbero le guerre, la corruzione sparirebbe, la fraternità universale non sarebbe più un’utopia, la civiltà dell’amore diventerebbe presto una realtà. Fabio Ciardi [1] TB, Shab. 31a (altro…)

Vangelo vissuto: camminare nella carità

Vangelo vissuto: camminare nella carità

Una malattia Mio marito da due anni è malato. Un tumore al cervello lo ha trasformato. Talvolta si lamenta perché gli cadono gli oggetti dalle mani. Con i figli ci siamo accordati per non fargli mai sentire che è successo qualcosa di strano… Tante volte, osservando la delicatezza con la quale trattano il padre, rendendomi conto di quali sacrifici e rinunce fanno pur di aiutare in famiglia, vedo in loro una maturità più grande dell’adolescenza. Stiamo vivendo una stagione della famiglia come mai avevamo vissuto. Nonostante il dolore inconfessabile che pesa sulle nostre giornate, sperimentiamo una grande serenità (B.S. – Polonia) Il vecchietto Non c’era più nulla da mangiare in casa. Ho preso un sacco di granturco e 1000 franchi: metà per il trasporto e metà per il mulino. Fermo il primo taxi. Accanto all’autista un uomo anziano dormiva profondamente. Ho notato che il tassista cercava di sfilargli il borsellino dalla borsa, così quando sono arrivata a destinazione ho detto: «Questo è mio padre: deve scendere con me». L’autista continuava a ripetermi che non era questo il posto che lui gli aveva detto, ma dietro la mia insistenza, per far scendere quell’uomo, mi ha chiesto 1000 fr. Glieli ho dati subito e, presa la borsa, ho tirato fuori il vecchietto che continuava a dormire. Da noi capita spesso che gli autisti narcotizzano per derubare. Il vecchietto si è svegliato quando gli ho gettato dell’acqua sulla testa. Ha cercato la sua borsa e ha controllato se c’erano tutti i soldi. Mi ha detto: «Mi hai salvato la vita» e mi ha dato 5.000 fr. Ho cercato un tassista di fiducia che lo ha accompagnato sano e salvo al suo villaggio (M. A. – Camerun) 20150827-01Pantaloni alla moda In classe venivo preso in giro perché non ero vestito alla moda come gli altri. La mia famiglia era numerosa e vivevamo in campagna. Un giorno ho aiutato un compagno che aveva difficoltà con la matematica e siamo diventati amici. Un altro giorno gli altri hanno cominciato a canzonarmi per i miei pantaloni e lui si è messo a difendermi. Da quel momento non ci sono stati più problemi. Bisogna essere almeno in due per lottare contro le idee sbagliate. Nel giro di poco tempo siamo diventati tutti più amici, e quando si è trattato di scegliere il nuovo capoclasse hanno scelto me (E.C. – Italia) Il mendicante In comunità ogni giorno chiediamo la benedizione di Dio sui nostri cibi e di saperli condividere con chi non ne ha. All’ora di pranzo bussa il solito mendicante e non avevamo altro che un po’ di polenta per il pranzo e per la cena. E soldi non ne avevamo. Dico al mendicante che purtroppo non abbiamo nulla. Quando mi siedo a tavola non ho appetito. Poco dopo mi gira nella testa «Date e vi sarà dato». Allora ho preso quello che avevamo e l’ho dato al mendicante che era sempre in attesa. Non molto tempo dopo bussano alla porta. Una ragazza recava un grande piatto di polenta: «Ve lo manda la mamma». Incredibile la puntualità di Dio (Suor Madeleine – Burkina Faso) (altro…)

Una valle rinata grazie ai migranti

Una valle rinata grazie ai migranti

20150826-01Cinque anni fa era inquadrato nelle classifiche tra i paesi con più alto tasso di “marginalità” sociale ed economica in Piemonte. Ma l’intera comunità ha imparato ad accogliere. Oggi, 30 profughi, quasi tutti africani oltre a una famiglia del Kosovo con tre bambini, vivono da otto mesi in un immobile di proprietà del Cottolengo. «Li abbiamo adottati», confidano due ultraottantenni sedute sulla panchina nella piazza del municipio. Lo avevano fatto anche durante la guerra, fa notare il presidente della “Pro Loco”, con gli ebrei e i partigiani. La Storia ritorna. Il sindaco Giacomo Lisa non ha dovuto convincere i 180 residenti del paese. Di questi solo 90 vivono a Lemie tutto l’anno. Era successo già nel 2011, quando era meno forte il problema dell’accoglienza dei profughi e dei rifugiati arrivati sulle coste italiane a bordo di un barcone arrugginito. Per Lemie già allora, quell’arrivo di “amici” aveva rappresentato una rinascita della comunità. 12 bambini, seguiti da formatori e dal parroco, erano anche stati battezzati nella chiesa parrocchiale durante una cerimonia destinata a entrare nella piccola storia del paese. Una festa. Tutte famiglie con bambini, accolti da famiglie e da altri bambini in quelle valli alpine. «Certo, all’inizio eravamo un po’ sorpresi – spiega Giacomo Lisa -, la popolazione qui ha una media di età molto alta, non è semplice aprirsi. O almeno non lo era. Non ho dovuto dare molte spiegazioni perché nessuno mi ha fatto domande. Accogliere ci è parso naturale». Così nel 2011, così oggi. E come allora, uomini e donne arrivati dalla Libia e da altri Paesi dell’Africa sub sahariana vorrebbero lavorare, rendersi utili. «Con la Provincia di Torino nel 2011 avevamo anche messo in piedi delle borse lavoro. Adesso alcuni stanno facendo domanda per prestare un “volontariato di restituzione” che fa bene a loro e a noi», commenta il primo cittadino. 20150826-03Non solo questi “amici profughi” vorrebbero fermarsi in Italia, è la stessa comunità a chiedere loro di restare. «I cittadini li hanno subito accettati, direi di più, accolti – conferma Giacomo Lisa – e un paio di persone del posto hanno trovato lavoro come formatori, d’intesa con un’associazione legata ad una cooperativa. I problemi? «Solo di ordine burocratico. Hanno fatto domanda di protezione, come rifugiati, ma i tempi per le risposte sono lunghissimi». Poi i trasporti: «Chiederò a chi gestisce i pullman per Torino, di aiutarli; trovo inutile far pagare loro il biglietto per le corse che fanno verso il capoluogo». Quando chiedi al sindaco se il paese grazie ai profughi africani sia rinato, lui sorride e apre le braccia. «Guardi questa valle. È piena di seconde case, aperte solo qualche settimana d’estate. Molti giovani continuano ad andarsene, anche se il legame con il paese resta forte. Le nuove persone arrivate hanno portato molta vivacità. Basta scendere al parco giochi in un pomeriggio di sole per vedere finalmente dei bambini che giocano, urlano, si divertono. Hanno pure salvato la scuola». Scusi? «Certo. Cinque bambini in più nella scuola hanno permesso di mantenere più insegnanti e una migliore qualità formativa. Cosa possiamo volere di più da questi amici che abbiamo accolto? La famiglia si è allargata e Lemie non è più così piccolo e marginale. Vogliamo essere un paese diverso, nuovo, aperto a tutti». Fonte: Città Nuova online (altro…)

Argentina: la cittadella Lia sommersa dall’acqua

Argentina: la cittadella Lia sommersa dall’acqua

20150825-01Intense piogge hanno colpito recentemente le provincie argentine di Buenos Aires e Santa Fe. I media locali parlano di 20.000 persone colpite e di 4.000 evacuati. Ci sono strade chiuse e altre con circolazione ridotta. La pioggia non si attenua e continua l’allerta meteorologica. Comunque, in alcune zone l’acqua è cominciata a scendere lentamente. La cittadella “Mariapoli Lia”, immersa nella Pampa argentina, è stata letteralmente sommersa dall’acqua. Ovviamente, anche il “Polo Solidaridad” dove sorgono alcune aziende dell’Economia di Comunione. «L’acqua è entrata in due case del polo e anche nel garage di una terza – scrive Jorge Perrín, dal Polo Solidaridad –. Altre due sono a rischio: il livello dell’acqua è a pochi centimetri. Nel resto delle case, in alcune l’acqua è entrata in cantina ma le abitazioni sono per il momento sicure. Anche le serre di “Primicias” prossime alla strada sono allagate e la produzione si è persa, tranne una parte dei pomodori; le altre hanno troppa umidità sul terreno. “Pasticcino” (Biscotti per il caffè) sta consegnando i suoi prodotti col trattore di “Primicias”. Per il momento l’acqua non è entrata nelle abitazioni della cittadella». Come in buona parte della provincia di Buenos Aires, le lagune sono collegate tra di loro; i canali di scarico non sono sufficienti e gli specchi d’acqua diventano come dei mari. «Il canale della Mariapoli e del Polo era stato ripulito recentemente e funziona molto bene – spiega Perrín –. Se smetterà di piovere in pochi giorni l’acqua scenderà in tutta la cittadella. Diverso è il problema della strada che collega la cittadella col paese vicino, che drena da un’altra parte. L’accesso tra la Mariapoli e il paese vicino è completamente allagato e si può circolare soltanto con veicoli speciali». «La solidarietà fra noi è straordinaria – aggiunge – . Le sole macchine che possono circolare a causa del fango sono l’unico trattore che abbiamo e il pulmino della cittadella. Così, questi due mezzi sono sempre in giro portando persone al lavoro, alla scuola, a fare la spesa per tutti, oppure portando le merci da consegnare, etc. In questi giorni – conclude – , nelle numerose chiamate, nella comunione tra tutti, nello spirito sereno col quale si affronta ogni difficoltà, capisco ancor di più che siamo una grande famiglia!». Per chi desidera collaborare concretamente, tutti gli aiuti saranno coordinati attraverso la mail: polosolidaridad@gmail.com Scrivendo a questo indirizzo si riceveranno le indicazioni opportune a seconda della provenienza e del tipo di aiuto. (altro…)

Cuba: ero carcerato e sei venuto a visitarmi

Cuba: ero carcerato e sei venuto a visitarmi

Prison«Dal 1994 sono impegnata nella Pastorale Penitenziaria dell’arcidiocesi di Santiago di Cuba che comprende anche la città di Guantanamo. Con altri volontari ci prendiamo cura di loro e dei loro famigliari, proprio perché sono i più poveri fra i poveri. Nel 2007, quando ho conosciuto la spiritualità dell’unità, un raggio di luce è penetrato dentro di me, che ha ancor più illuminato questo mio servizio in carcere e mi ha fatto comprendere che nella vita si deve ricercare ciò che unisce e non ciò che divide. Condividere con altri questo modo di vivere mi ha aiutato molto. Qualcuno mi dice: «Come fai a trattare con assassini e stupratori, sapendo che la maggior parte di loro nemmeno si accorge di chi li segue nel loro cammino…». È vero, a volte succede anche così, ma la spiritualità di Chiara Lubich mi aiuta a vedere in ciascuno di loro il volto di Gesù crocifisso e abbandonato. Noi dobbiamo soltanto seminare quel piccolo seme del Vangelo, senza aspettarci niente in cambio. Questa convinzione mi dà forza, mi sostiene e non mi fa sentire sola. Mi impedisce di cadere nella tentazione di lasciare questo servizio e scopro che alla fine sempre ricevo di più di quanto ho dato. Da qualche tempo, tutti i mesi abbiamo iniziato a portare il foglietto della Parola di Vita, per darlo sia ai carcerati che alle loro famiglie. Dopo un po’, grande è stata la sorpresa di sapere che nel settore a regime speciale è nata una piccola comunità di detenuti, guidata da un giovane. Insieme commentano il testo del foglietto e durante il mese cercano di metterlo in pratica per poi fare delle esperienze davvero significative. “Negli anni della gioventù – racconta Y, uno di loro – ho commesso dei reati che sto scontando con la reclusione a vita. Mi trovo nel carcere della città di Guantanamo (non lontano dal famigerato carcere americano di altissima sicurezza). Ho trovato la fede in Dio attraverso persone del Movimento dei Focolari che da diversi anni vengono regolarmente a trovarmi. Ho anche scritto la mia storia dove racconto del mio incontro con Dio e di come mi sia rinata la speranza nella Vita che non finisce. Ogni giorno m’impegno a mettere in pratica la Parola di Vita del mese». Y. un giorno al telefono ci diceva: «Ho la febbre e un forte mal di testa; avevo bisogno di sentirvi e ho sfruttato questo momento di permesso per farlo. Parlare con voi è un balsamo per me». Lo rassicuriamo che preghiamo per lui, che Gesù è venuto a salvarci per sempre, al di là della nostra vita terrena. Si dice certo di ciò e aggiunge che «è quello che ogni giorno mi dà le forze per andare avanti amando tutti». (Carmen, Santiago di Cuba) (altro…)

[:zh]菲律賓大谷地(Tagaytay):2015年度為和平而團結一致[:]

[:zh]https://vimeo.com/131517252 Maika (英語+意大利語字幕): 名為『慶幸有差異,構建橋樑』是一個培育年輕領袖締造和平的計劃。在亞洲不同地方推行。 Nikko (英語+意大利語字幕): 二月份,大約30位來自印尼、泰國和菲律賓的學生,也有已踏入社會工作的青年參加這個活動。他們各自有不同的信仰,相聚在菲律賓馬尼拉附近的大谷地和平福音小城。 Maika(英語+意大利語字幕): 四天一起的生活有助練習『對談』的生活方式。對談是一條途徑來克服暴力與不能容忍。他們散發出富創造性的爆炸力。 Nikko(英語+意大利語字幕): 有反思和具體留心聆聽的時刻。以團隊方式工作,學會寬恕之道、犧牲與彼此信任的價值,視不同文化和宗教是充實自己之源。這些都是解決紛爭和成為推動和平使者的條件。 Maika (英語+意大利語字幕): 聚會隨後的幾個月,來自這三個國家的青年,在各自的地方為來自不同組織與團體的同齡青年舉行聚會,目的是分享他們在大谷地所體會到經驗,並明白到如何為各自城市和地區出現的問題尋找解決辦法,但首先要以身作則,由自己做起。 Nikko (英語+意大利語字幕): 菲律賓已開始進行具體的行動。在馬尼拉的一個地區舉行了一個同樂日,回教和天主教的兒童參加,加強彼此的認識和尊重。在菲律賓中部Tacloban,特別 為2013年因颱風受害的兒童舉辦一個提高自我形象和對未來充滿希望的工作坊。 Maika (英語+意大利語字幕): 要締造和平需要漫長的準備功夫。 Nikko (英語+意大利語字幕): 然而,如果我們現在不努力去建設,難有明天的成就。[:]

Al di là della precarietà del lavoro

Al di là della precarietà del lavoro

20150819-01«Mi chiamo Marco e ho 35 anni. Dal 2008 svolgo – come supplente – il lavoro di insegnante di religione cattolica. Purtroppo – per situazioni burocratiche – sono chiamato a lavorare in modo sporadico e saltuario: tre giorni in una scuola, poi passano mesi, e vengo chiamato altrove per una settimana. Poi, qualche giorno da una parte e qualche giorno da un’altra. Insegno mediamente circa due mesi l’anno. In qualità di dipendente dello Stato non posso avere due lavori e devo essere sempre disponibile quando mi chiamano ad insegnare, altrimenti – se rifiuto – vengo superato da altri. Avendo tempo a disposizione mi dedico a varie mansioni in casa, vivo con i miei, poi alcuni impegni in parrocchia, dalla formazione dei giovani e adulti di un oratorio al coordinamento della Parola di Vita una volta al mese; faccio volontariato in una casa di cura per anziani e sono un componente dell’ufficio diocesano per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso. Tutte attività, le mie, che mi tengono impegnato e attivo. Ma quando manca il lavoro, inizia a crescere un velato senso di inadeguatezza, bassa autostima e tutto ti sembra sempre e gradualmente più difficile. Un giorno, un amico, sapendo della mia situazione lavorativa, mi telefona per dirmi che aveva conosciuto un ragazzo del Liceo classico che aveva bisogno di ripetizioni private di latino e di greco. Il mio amico confidava sulla mia propensione allo studio ed era certo che io potessi farcela benissimo. In effetti dopo il liceo non ho mai abbandonato del tutto le lingue antiche. Anzi, per guardare meglio anche l’Antico Testamento, negli ultimi tempi studiavo pure l’ebraico biblico. Tuttavia, a quella proposta, il mio primo stato d’animo è stato quello del rifiuto. Avrei avuto 10 giorni per decidere che cosa fare. Poi, il ragazzo si sarebbe rivolto ad altri professori privati. Chi ha familiarità con l’arte della traduzione e delle lingue antiche, sa bene che una cosa è tradurre per se stessi o divertirsi a tradurre per gioco, ben altra cosa è dare lezioni private a qualcuno che ha bisogno di progredire e che deve portare profitti in pagella. Avevo bisogno di lavorare, anche se significava per me dover riprendere le regole grammaticali della lingua greca e della lingua latina in dieci giorni, ricomprenderle e saperle comunicare. Avrei dovuto mollare tutti i miei impegni per sette giorni e studiare dalle 8 alle 10 ore al giorno, seduto davanti ai libri per farcela. Dovevo fare un salto nel buio. E così è stato: ho iniziato a studiare come un forsennato. E dopo qualche giorno lo stesso amico mi offre lo spazio della sua abitazione, dandomi pure le chiavi di casa. Un altro amico che è venuto a sapere del mio “nuovo lavoro”, mi fa presente che anche suo figlio ha bisogno di ripetizioni, ma più che un professore ha bisogno di un precettore: non solo ripetizioni di latino e di greco, ma anche di filosofia, letteratura italiana e inglese, coprire insomma tutta l’area umanistica. Il suo era un caso disperato. Non solo, infatti, si tratta di un ragazzo molto problematico dal punto di vista relazionale, all’ultimo anno delle superiori e in tutte le materie a fine gennaio aveva avuto un “non classificato”. Mi sono affidato a Dio e ho risposto positivamente. Oggi il ragazzo ha cominciato a collezionare diversi 8 e mezzo e 9 e ci ha preso gusto. Anche i suoi rapporti personali stanno cominciando a migliorare. Di recente ho fatto un mese intero di supplenza, ho continuato a dare ripetizioni private il pomeriggio e a mantenere gli impegni che avevo prima». (altro…)

[:de]E-Book: Chiara Luce Badano[:]

[:de]E-Book: Chiara Luce Badano[:]

[:de]Chiara Luce Das vorliegende Buch bietet eine kurze Biografie mit Selbstzeugnissen, Erinnerungen ihrer Bezugspersonen und vielen Farbfotos. Autoren-/Herausgeber: Stefan Liesenfeld e Gudrun Griesmayr Chiara Badano kommt 1971 in einem kleinen Dorf in Norditalien zur Welt. Der Vater LKWFahrer, die Mutter Angestellte in einem Betrieb, der Amaretti herstellt. Chiara besucht den Kindergarten und die Grundschule im 2000-Seelen-Dorf Sasello, treibt Sport, lernt Klavierspielen. Als sie 14 Jahre alt ist, hat sie so manche Bewährungsprobe zu bestehen: Im Gymnasium muss sie die Klasse wiederholen, die Familie zieht in die Stadt Savona, ihre Freundin beginnt ihr Studium in Turin. Im Januar des Jahres 1989 wird ein Knochenkrebs diagnostiziert. Es folgen Operationen, Chemos, verschiedene Therapien, Hoffnungen, Enttäuschungen … Geprägt von einer tiefen Beziehung zu Jesus gestaltet Chiara ihren Umgang mit ihrer Familie, ihren Freundinnen und Bekannten und auch mit ihrer Erkrankung. Ihr Verhalten weckt Erstaunen, ihre innere Klarheit und die tiefe Freude in ihren Augen wirken anziehend. Als Chiara Badano am 7. Oktober 1990 stirbt, bleibt das Zeugnis eines jungen Menschen, der den Alltäglichkeiten des Lebens eine große Bedeutung geben konnte. Chiara Badano wurde am 25. September 2010 in Rom seliggesprochen. -[:]

Chiara Lubich: Jésus Eucharistie

Chiara Lubich: Jésus Eucharistie

jesus_euch-438x657Comme le Concile Vatican II l’a réaffirmé avec conviction, l’Eucharistie produit des fruits inattendus qui la révèlent « sacrement d’unité », faisant naître une communauté nouvelle et des germes de résurrection dans l’histoire et dans la nature. Tout au long de son livre, à travers des extraits de son journal intime, des passages inédits de conversations, des textes publiés mais peu connus et des épisodes vivants et concrets, Chiara Lubich raconte sa graduelle découverte de Jésus Eucharistie dans sa vie personnelle et dans celle du Mouvement qu’elle a fait naître. Une narration qui devient « mystagogie » : proposition discrète du mystère qui convainc et entraine le lecteur vers la même expérience. Un ouvrage fait pour un public large, extrêmement simple et complet à la fois, utilisable aussi bien comme outil de catéchèse que comme livre de méditation. Edition: Nouvelle Cité

CONTEMPLAR SAIR E INOVAR

CONTEMPLAR SAIR E INOVAR

convite3-300x215“Contemplar, Sair e Inovar – O carisma de Chiara Lubich a serviço da Igreja e da humanidade”. É o título programático do primeiro Congresso Nacional para bispos, padres, religiosos e diáconos organizado pelo Movimento dos Focolares. “A escolha do título é inspirada pelo Papa Francisco” – explica dom Francisco Biasin, entre os promotores desse evento. “As três palavras que serão o fio de ouro que liga todo o congresso, são tiradas da mensagem que o Papa Francisco dirigiu ao Movimento dos Focolares, na audiência concedida aos membros da Assembleia geral em setembro de 2014. O Papa, reconhecendo em Chiara Lubich “a fonte geradora de um carisma do Espirito Santo para a Igreja e para o mundo”, impulsionou a oferecer, “com responsabilidade e criatividade, a sua peculiar contribuição a esta nova etapa da evangelização”. O Congresso quer ser uma resposta a este pedido. O evento será realizado na Mariapolis Ginetta (Vargem Grande Paulista – SP), a cidadezinha do Movimento dos Focolares, nos dias 21-25 de setembro próximo. No programa: experiências pastorais, testemunhos concretos de vida, aprofundamentos históricos, teológicos e espirituais. • 22.9: CONTEMPLAR – As palavras do Papa Francisco na Assembleia dos Focolares; experiências: dom Alberto Taveira, arcebispo de Belém do Pará; Ir Maria Inês presidente da CRB nacional. • 23.9: SAIR. As primeiras focolarinas com os pobres de Trento; experiências a partir da realidade de conflito social e respostas à luz do Carisma com os testemunhos de Pe Vilson Groh, Pe Renato Chiera e Frei Hans Stapel. • 24.9: INOVAR. O segredo: Jesus Abandonado e a unidade. Experiências no âmbito eclesial e na sociedade, na economia, política e educação. • 25.9: FORMAR. A Cultura que brota do carisma da unidade. Inscrição: www.cmginetta.org.br Mais informações: Pe Antonio Capelesso – E-mail: pe.capelesso@uol.com.br – Tel.: (11) 4158-3580 e (11) 98538-8145 Pe Fabiano Almeida: E-mail: fabianodigesu@ig.com.br – Tel.: (11) 4158-3580 e (11)98465-1655 Pe. Dionísio Zamuner: E-mail: difoza@hotmail.com – Tel.: (11)94992-0759 Ver também o site: www.focolares.org.br

Come una volpe dal fiuto sottile

Come una volpe dal fiuto sottile

Enrico CavalliniL’avventura appassionante di un uomo affermato, dal carattere indomito, dichiaratamente ateo, che in circostanze inusuali incontra Dio. Furbo e pieno di intuito. Come una volpe. Così ricorda Enrico Cavallini chi lo ha conosciuto. L’Autore ripercorre l’avventura di un uomo dal carattere indomito, semplice e focoso, dapprima rivoluzionario ateo e partigiano, quindi medico, professore, luminare e precursore in medicina, che in circostanze inusuali, entra in contatto con la spiritualità dell’unità del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich, e viene conquistato dall’Amore. Una storia vera. Appassionante come un romanzo. Clicca per acquistarlo Città Nuova Editrice, Roma, 2010.