Movimento dei Focolari
Giorno della Riforma

Annunciare che Dio ci ama

«Dio Amore – lo sappiamo – è una verità della nostra fede e ha tutta la sua attualità. Perché in tempi come questi, in cui Dio si sente lontano, in cui addirittura si parla della morte di Dio, che cosa può esserci di più salutare, di più atteso per questa umanità che ci circonda – compresa quella che si dice “cristiana”, ma non lo è del tutto – di aprirla con l’aiuto dello Spirito a questa rivelazione: Dio è vicino col suo amore a tutti e ama appassionatamente ciascuno? […] Di dire a questa umanità che ogni circostanza parla di questo amore? Di farle comprendere che occorre sentirsi circondati da questo amore, anche quando tutto farebbe sentire l’opposto? Annunciarle che nulla sfugge a Lui, che conta persino i capelli del nostro capo? […] Il nostro mondo ha bisogno di questo annuncio: Dio è Amore, Dio ti ama, Dio ti ama immensamente! E l’hanno fatto proprio migliaia di persone ormai, l’hanno annunciato, l’hanno detto in treno, a scuola, a casa, nelle botteghe; quando ne avevano l’occasione dicevano: “Guarda, ricordati che Dio ti ama”. E gli effetti sono stati straordinari, le persone hanno preso uno shock, proprio come quando gli apostoli annunziavano: “Cristo è risorto”. “Come? Risorto?”. Dire a queste persone: “Dio è Amore e Dio ti ama immensamente” e dirlo con la convinzione che abbiamo, provoca una rivoluzione». Chiara Lubich, “”, Ed. Città Nuova, Roma, 2011, pagg. 86-87. (altro…)

Giorno della Riforma

Klaus Hemmerle, pensieri

Klaus Hemmerle (1929-1994), già vescovo di Aachen (Aquisgrana, Germania) è stato un teologo e filosofo di spicco che ha dato, con la sua particolare impronta, un importante contributo per l’approfondimento dottrinale del carisma dell’unità e per la sua diffusione tra i vescovi. Scrive Mons. Hemmerle in riferimento alla frase di Gesù: Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40):

  • «Questa Parola ci dice in modo definitivo chi è l’uomo e quale è la sua realtà… Questa interpretazione dell’uomo è certamente uno scandalo, non minore di quello con cui Gesù scandalizzava gli uomini dichiarandosi Figlio di Dio. In nome della propria libertà, in nome della propria identità e peculiarità l’uomo ritiene di dover contestare il fatto che lo si identifichi con Gesù Cristo. L’uomo vuole essere amato per se stesso, per quello che è, non vuole essere degradato ad una sorta di maschera di Gesù. Teme piuttosto che quel ‘di più’ di amore che egli riceve per amore di Gesù, sia qualcosa che non tiene conto di lui, qualcosa che lo lascia fuori, qualcosa che lo deruba dell’amore che egli desidera per se stesso, e di cui ha bisogno. Ma chi ama in modo tale che per amare Gesù nell’altro trascura l’altro come persona, così facendo trascura anche Gesù. E chi considera la presenza di Gesù nell’uomo in maniera tale da sminuire la realtà dell’uomo, in realtà non ha affatto compreso la presenza di Gesù nel prossimo.
  • Gesù si fa uno con me, cioè non mi lascia solo. Egli è dalla mia parte in modo radicale, mi accetta così come sono, e ciò che riguarda me riguarda pure Lui. Io rimango me stesso, io divento pienamente me stesso, proprio perché non rimango solo.
  • Il mistero di Cristo è il mistero di ogni uomo. Che significa ciò per la persona che incontro e che significa per me e la mia vita? In riferimento all’altro significa che non ho mai a che fare con qualcuno che è semplicemente l’anello di una catena, o la rotella di un macchinario o un semplice numero nella grande quantità di materiale umano. Ogni qualvolta incontro un volto umano, incontro Dio nella sua realtà incondizionata, incontro quella voce che sopra questo volto umano pronuncia ciò che ha detto di Gesù sul monte della Trasfigurazione: “Questi è il mio figlio prediletto!” (Mc 9,7). Non ci sono eccezioni.
  • Incontriamo Cristo in particolare negli ultimi, in chi sembra essere più lontano da Lui, nelle persone in cui il volto di Cristo sembra essere oscurato. Come mai?  Sulla croce, vivendo l’abbandono di Dio, facendosi persino peccato (2 Cor 5,21), Gesù si è identificato con ciò che è più lontano da Dio, con ciò che più sembra contrapporsi a Lui. Solo scoprendo Cristo nel prossimo, in chi è più lontano dal mistero della propria persona e dal mistero di Cristo, e donando alla persona quell’amore umano che si rivolge in modo indiviso a lui e a Cristo stesso, il prossimo potrà scoprire la propria identità con Gesù, la sua vicinanza a Lui, l’essere pienamente assunto da Lui.”

Pensieri tratti da “Offene Weltformel” (altro…)

Giorno della Riforma

In famiglia: un anno di Vangelo

«Da quando ho saputo che l’anno appena trascorso sarebbe stato dedicato a vivere la “Parola” – racconta Maria –, il mio pensiero è tornato a quando, conosciuto il Movimento dei Focolari da ragazza, Chiara Lubich ci aveva incoraggiato a riscrivere, con la nostra vita, il Vangelo. Nel mese di marzo si viveva la frase: “Signore da chi andremo?”( Gv 6,68) e nel commento Chiara afferma che le Parole di Gesù vissute cambiano il nostro modo di pensare e di agire. Erano venuti alcuni operai a fare dei lavori in garage. Una persona del condominio, non essendo al corrente del fatto, si era risentita e aveva inveito contro l’idraulico. Per caso, mi sono trovata in mezzo a questa discussione e ho cercato di riportare la pace. Così prima ho parlato con l’uno, spiegandogli il motivo di questi lavori improvvisi e poi, con l’altro, perché capisse la ragione di questo suo sfogo. La tensione è cessata ed è tornata la serenità». «Una delle nostre figlie – continua Luigi –, con il cambio d’insegnante ha manifestato alcune difficoltà in una delle materie dove era sempre riuscita bene. Il problema era esteso a buona parte della classe, tanto che molti genitori sono intervenuti prendendo posizione contro l’insegnante. Abbiamo pensato di fare qualcosa per aiutare a sciogliere la tensione. La frase del Vangelo «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49), dove Chiara ci invita ad amare ciascuno coi fatti, ci ha aiutato ad avere l’atteggiamento giusto sia con nostra figlia, sia con gli altri genitori, sia con il professore. Ci siamo impegnati inviando lettere, partecipando alle riunioni dei genitori e con la preside, parlando con il professore, ascoltando le ragioni di ognuno e cercando di orientare tutti verso un dialogo costruttivo. Apparentemente questa esperienza non ha avuto un lieto fine perché circa la metà degli alunni della classe ha avuto il debito in questa materia. Ci pare, però, sia stata un’occasione per portare uno spirito diverso nella scuola e, soprattutto, abbiamo condiviso con nostra figlia questa “sconfitta”, aiutandola a superare l’ostacolo, pronti con lei a rispettare questo professore e pregando ogni sera anche per lui». «A maggio, ad una delle nostre figlie è stato diagnosticato un grave tumore – racconta Maria –. È stata una sorpresa: perché Dio ci chiede questo? Eravamo confusi… non era facile superare questo dolore. La Parola ci è stata ancora una volta di aiuto e pian piano abbiamo cercato di aderire a quanto Dio ci chiedeva. Il rapporto con Luigi e con i figli è diventato più forte. Abbiamo sentito l’amore di tanti con i quali abbiamo condiviso questa sospensione. L’operazione è andata bene. Nella stanza di Letizia – sono potuta stare accanto a lei tutto il tempo del ricovero – c’era una signora la cui famiglia abitava lontano. Era a digiuno da parecchi giorni per vie delle cure che stava facendo. La Parola di Vita di quel mese era «Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà» (Gv 6,27). Sentivo che questo cibo potevo offrirglielo attraverso le parole e alcuni piccoli servizi. Un giorno le ho prestato il giornale “Città Nuova”, e dopo poco ho visto che stava leggendo proprio la Parola di Vita». «Con l’estate siamo tornati al nostro paese natale dove ci attendeva una situazione familiare difficile: una zia di Maria bisognosa di tante cure e suo marito malato in ospedale, entrambi anziani e senza figli. Lo zio non conosceva in pieno della gravità del suo male. Gli siamo stati accanto fino al momento della morte. Le ultime notti, poi, le abbiamo trascorse sussurrandogli all’orecchio qualche preghiera. Ci sembra si sia preparato gradualmente all’incontro con Dio». (altro…)

Giorno della Riforma

Cristiani “doc”

«…Pur se immersi, come tutti, nei mali del nostro tempo, voi giovani avete spesso nei vostri cuori e nelle vostre menti delle antenne che sanno cogliere onde particolari, che altri non sanno percepire. La vostra età vi fa liberi di nutrire aspirazioni nobili, come quelle della pace, della giustizia, della libertà, dell’unità; di sognare realizzazioni che ad altri parrebbero utopiche; di prevedere, nel terzo millennio, l’alba di un mondo nuovo, più buono, più felice, più degno dell’uomo, più unito. Ringraziamo Dio che esistete! Ma qual è ora la mia parola a voi? Essa ha da essere un’eco di quella di Gesù, ricordata dal Papa ai giovani nel 1995: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi“. È l’invito a portare la luce della verità nella società di oggi; è la sfida a quella che il Papa ha chiamato: “nuova evangelizzazione”. “Nuova evangelizzazione”!! Ma perché “nuova”? E che significa: “nuova”? Questo “nuova” può avere più significati. Io posso annunciarne uno. Oggi, come sapete, non bastano più le parole. I giovani, in specie, non ascoltano tanto i maestri, quanto i testimoni; vogliono fatti. Ed ecco che l’evangelizzazione potrà essere “nuova” se coloro che l’annunciano saranno anzitutto cristiani “doc”, autentici, che vivono per primi ciò che il Vangelo insegna; gente di cui si possa dire, come dei primi cristiani: “Guarda come si amano, e l’un per l’altro è pronto a morire”. Sarà “nuova” poi se essi ameranno pure tutti gli altri uomini e donne, senza distinzione. E sarà “nuova” ancora se questi cristiani concretizzeranno il loro amore dando mano alle opere richieste dalle esigenze: cibo, vestiti, case, per chi non ha. E sarà “nuova” – state attenti adesso – infine, se parleranno, annunciando il Vangelo, solo dopo tutto questo. Cristiani che agiscono così – vi assicuro – portano nel mondo il fascino di Gesù e innamorano la gente di lui, cosicché il regno di Dio si espande oltre ogni aspettativa e la Chiesa si consolida e cresce. Cresce in modo tale che essi possono guardare lontano, come Gesù quando ha chiamato tutti alla fraternità universale pregando il Padre, dicendo così: “Che tutti siano uno“. Un sogno che può sembrare folle, ma che è possibile perché è il sogno di un Dio. Ed essi ci credono. Ci sono migliaia, anzi milioni di giovani di tutte le nazioni che stanno incamminandosi proprio verso questa meta. È a loro che Giovanni Paolo II ha detto: “Gli uomini che sanno guardare al futuro sono quelli che fanno la storia; gli altri ne sono rimorchiati…”[1]. E oggi il Papa, carissimi giovani, rivolge queste parole anche a tutti voi. Non deludetelo, non deludeteci. Io ve lo auguro con tutto il cuore». Tor Vergata (Roma), 19 agosto 2000, intervento di Chiara Lubich alla XVª Giornata Mondiale della Gioventù


[1]     Giovanni Paolo II, Omelia della Messa a conclusione del Genfest 1980, in “L’Osservatore Romano” 19-20 maggio, p.1.

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