14 Nov 2016 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Cinquant’anni di vita, ma la stessa freschezza e lo stesso ideale degli esordi. Sono i Gen, la nuova generazione dei Focolari che, dal 17 al 20 novembre, si riuniranno a Castelgandolfo per il loro congresso. Un migliaio, provenienti da tutte le latitudini del mondo. Non un congresso ordinario, ma una grande festa per celebrare il loro 50° anno di vita.

La giovanissima Chiara Luce Badano beatificata nel 2010
Era il 1966 quando Chiara Lubich lanciò un appello ai giovani del Movimento dei Focolari, perché chiamassero a raccolta il più gran numero possibile di loro coetanei per realizzare il testamento di Gesù, “che tutti siano uno”. Oggi i Gen sono sparsi ovunque, appartengono a diverse fedi religiose, parlano tutte le lingue e gli idiomi del mondo, ma hanno lo stesso entusiasmo e radicalità evangelica di allora. È una Gen la prima persona che, vivendo la spiritualità dell’unità di Chiara Lubich, è giunta agli onori degli altari. La giovanissima Chiara Luce Badano, morta nel 1990 a 18 anni e beatificata nel 2010, è diventata per tutti, giovani e non solo, un esempio di come si possa testimoniare la fede nell’amore di Dio persino in situazioni di malattia e sofferenza. Il 29 ottobre di ogni anno la giovane beata è venerata in tutto il mondo.
Anche a Iringa, in Tanzania, poche settimane fa, i Gen hanno organizzato una festa per proporla come modello di vita. Hanno radunato un centinaio di giovani e proiettato il video di Chiara Luce in lingua swahili, accompagnato da esperienze e danze tipiche. «Ho imparato tante cose, per esempio che devo amare sempre chi è vicino a me. E qui ho visto che nell’amore si può stare insieme nonostante la nostra diversità». «Quello che mi ha toccato è la pazienza di Chiara Luce. Lei ha accettato tutto della sua malattia, vivendo ogni momento senza lamentarsi». Nonostante gli ostacoli, non si fermano. Da 50 anni. Unstoppable generation. Chiara Favotti
https://vimeo.com/191033570 https://vimeo.com/191033565 https://vimeo.com/191033568 https://vimeo.com/191033569 https://vimeo.com/191039964 https://vimeo.com/191033564 (altro…)
11 Nov 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«È nato a Kinshasa il Movimento Politico per l’Unità !». Con queste parole l’onorevole Upira Dieudonné, sabato 29 ottobre 2016, ha solennemente concluso il primo incontro, a Kinshasa, del Movimento Politico per l’Unità. «L’attuale situazione politica nella Repubblica Democratica del Congo è delicata, ci sono forti tensioni politiche e sociali. Pochi mesi fa, ci sono stati scontri che hanno causato la morte di diverse persone. Il potere costituito e l’opposizione radicalizzano talvolta le loro posizioni», scrivono. Allora c’è da domandarsi come sia stato possibile arrivare a questo appuntamento. «È stato dopo la partecipazione al congresso di Roma, nel giugno scorso, con politici di tutto il mondo, che l’onorevole Dieudonné Upira (deputato nazionale dell’opposizione nella RDC) e la Signora Georgine Madiko (deputata onoraria, membro dell’Ufficio dell’Assemblea Nazionale, attualmente responsabile politica di una cellula di un partito della maggioranza presidenziale) hanno deciso di fare qualcosa per il loro Paese», spiegano. Al di là delle differenze politiche, i due deputati al ritorno da Roma approfondiscono la loro amicizia, scambiandosi le loro diverse opinioni. Ora, insieme, sognano di formare dei giovani perché siano leader in politica. Come affermano, si tratta «di una formazione alla vera politica, una politica che porta in sèdei valori». È nei loro scambi che decidono convinti che il primo passo per un tale progetto a Kinshasa, sia il lancio del Movimento Politico per l’Unita. «Questo permetterebbe di mettere in rete diversi attori che lavorano in politica, che fanno o vorrebbero fare del bene attraverso la politica», dicono. Organizzano l’evento, ma si domandano incerti: «Le persone invitate avranno il coraggio di venire?». Questo senso di incertezza cresce quando il sabato, fissato per l’incontro, una pioggia torrenziale si abbatte quasi ininterrottamente su Kinshasa. A causa delle strade in cattive condizioni e del cattivo stato dei mezzi di trasporto, le persone evitano il più possibile di uscire quando piove! Ciò nonostante, trenta persone rispondono all’invito, tra queste: deputati e dirigenti di diversi partiti politici, della pubblica amministrazione, professori di scienze politiche, studenti, membri dei movimenti cittadini, avvocati e giornalisti. II dibattito previsto dà luogo ad uno scambio profondo che si svolge in un clima di ascolto reciproco. «Abbiamo ascoltato frasi come: “Vogliamo rimanere in contatto con voi, moltiplicare gli scambi”; “Di fronte alia perdita dei valori, dobbiamo lavorare per instillare il positivo nel nostro sistema educativo, per formare persone che domani saranno buoni politici”; “Sento che se non agisco, Dio un giorno mi chiederà che cosa ho fatto di tutto quello che mi ha dato”; “Noi giovani vogliamo imparare da voi, anziani. Non dimenticateci”». Le impressioni, nate spontaneamente dai partecipanti, esprimono il pensiero degli organizzatori e rendono questa un momento sacro. Nella conclusione, la Signora Georgine Madiko, afferma: «Attraverso il nostro agire dobbiamo essere una luce in un mondo buio. Noi dobbiamo predicare con l’esempio. E a coloro che, stupiti dal nostro comportamento, chiedono se facciamo della politica o della religione, rispondiamo che una politica senza valori è la rovina delle Nazioni». Prima di lasciarsi uno dei partecipanti propone: «Dobbiamo dimenticare i nostri titoli, sentirci regolarmente anche solo per chiederci come stiamo. Vorrei che ognuno di noi partisse con l’elenco di tutti i partecipanti per poterli contattare in seguito». Il prossimo appuntamento è stato programmata per il 3 dicembre. Gustavo Clariá (altro…)
10 Nov 2016 | Dialogo Interreligioso, Spiritualità
Mons. Felix Machado è un appassionato del dialogo interreligioso. Lo testimonia l’amicizia che lo lega a numerosi leader di varie religioni, una per tutte la grande studiosa indù Dr. Kala Acharya. Ognuno dei due parla dell’altro chiamandolo “mio fratello Felix” e “mia sorella Kala”, a conferma della profonda condivisione raggiunta, che li ha condotti a considerare la fraternità universale come un punto comune. Monsignore, come spiega questa sua propensione al dialogo? «Sono cresciuto in una cultura rurale e cosmopolita. Vasai, infatti, sede attuale del mio ministero è anche la mia città natale. Dopo aver studiato teologia in Francia e negli Stati Uniti, dal 1999 al 2008 ho svolto servizio presso il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso in Vaticano. Qui ho potuto acquisire molti elementi in materia e a comprendere che la chiave sta nello stabilire rapporti reali e autentici con le persone che sono diverse da noi. Quindi, anche se sono leader e studiosi o semplici contadini e pescatori, è mio dovere di cristiano vedere ciascuno come mio fratello o sorella in Cristo. Il vero dialogo può scaturire soltanto dal profondo ascolto e dall’accettare l’altro e poi, se necessario, si possono offrire i propri ideali come un dono. Ecco perché apprezzo il lavoro interreligioso fatto dal Movimento dei Focolari qui in India. Si tratta di un’azione basata sull’autenticità, sulla fiducia e buona volontà con i nostri fratelli e sorelle indù».
Dopo il viaggio in India dell’inizio di quest’anno Maria Voce, presidente dei Focolari, ha raccontato di aver avuto da lei una calorosa accoglienza. «Sono stato lieto di darle il benvenuto nella mia diocesi di Vasai, e di ricordare con lei i primi contatti che ho avuto con il Movimento attraverso due focolarine che lavoravano presso il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. Ero rimasto impressionato dal grande amore che mettevano nelle attività più semplici. Fui così interessato a conoscere di più i Focolari e ben presto ho avuto il privilegio di incontrare Chiara Lubich. Era semplice, diretta e credeva nell’unità. Questa via dell’unità ella l’ha offerta all’umanità attraverso la Chiesa, rimanendo profondamente fedele ad essa e lavorando per l’unità della famiglia umana. Sono felice di vedere come in India i Focolari portino avanti questa eredità attraverso il dialogo tra le religioni, le culture e le generazioni». Di fronte alle tante sfide che la famiglia umana deve affrontare in diverse parti del mondo, quanto è importante proseguire sulla via del dialogo? «È un processo che richiede tempo e dedizione e a volte il dialogo può sembrare inutile quando ci imbattiamo in episodi di violenza, nella povertà e nella discriminazione sociale. Ma non è così. Personalmente cerco di ispirarmi a Papa Giovanni XXIII, che usava inginocchiarsi in preghiera dopo una lunga e dura giornata, dicendo: “Signore, ho fatto del mio meglio. Questa è la tua Chiesa, ora sei tu al comando”. Come esseri umani abbiamo la tendenza ad essere impazienti, ma Dio non lo è. Di conseguenza, è nostro dovere essere simili a Cristo nell’amare, perdonare e continuare a credere nella fratellanza universale, anche e soprattutto quando può sembrare inadeguata per risolvere i problemi attuali. Dobbiamo ricordare che non possiamo imporre la nostra idea del tempo a Dio». Intervista di Annabel D’Souza (altro…)
8 Nov 2016 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità

Foto: Ursel Haaf
A 500 anni dalla Riforma di Lutero, nella cittadella ecumenica di Ottmaring (Augsburg), si è tenuto il 35° incontro internazionale di 25 vescovi di varie chiese che si ispirano alla spiritualità del Movimento dei Focolari. La riflessione sui punti della spiritualità del Carisma dell’unità, la preghiera comune e la celebrazione delle varie liturgie hanno posto le basi per incontri e dialoghi profondi che hanno lasciato un’impressione indelebile nei partecipanti. Il tema del raduno, “Gesù crocifisso ed abbandonato-fondamento di una spiritualità di comunione”, ha guidato l’intero convegno che i vescovi hanno voluto concludere insieme alla comunità del Carmelo, che si trova accanto al Campo di concentramento di Dachau, per un confronto con una delle tappe più dolorose della storia dell’umanità. Si è aperta una prospettiva che ha dato speranza: «Per me andare a Dachau è stato visitare un santuario di Gesù Abbandonato. Ho incontrato Dio lì, Dio nel suo abbandono», ha descritto la sua esperienza Jesús Morán, copresidente del Movimento dei Focolari. E il vescovo maronita Simon Atallah del Libano ha aggiunto: «Accanto ad un luogo di dolore e di odio abbiamo trovato un luogo di amore». Uno dei momenti culmine dell’incontro è stata la liturgia ecumenica nella chiesa evangelica di Sant’Anna ad Augsburg, presente il vescovo emerito Christian Krause, uno dei principali firmatari della “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione”, avvenuta il 31 ottobre 1999 nello stesso luogo. Il gruppo dei vescovi ha colto questa occasione per formulare un messaggio per la celebrazione dell’apertura dei 500 anni della Riforma, che si è tenuta nella città svedese di Lund. Hanno anche inviato una loro delegazione. Il sindaco della città della “pace augustana”, Kurt Gribl, ricevendo i vescovi ha sottolineato come «il Movimento dei Focolari e, in particolare, il gruppo di vescovi, rappresentino confessioni che non negano le differenze». E vedendo uno stretto legame tra la città di Augsburg e l’impegno della comunità ecumenica dei vescovi, ha aggiunto: «Voi ci dimostrate, col vostro esempio, che è possibile una convivenza pacifica e spirituale e questo ci incoraggia ad andare avanti nella collaborazione, in quanto città della pace». Per sigillare questa profonda amicizia ed il legame spirituale, il gruppo si è raccolto, poi, nella chiesa evangelica di Sant’Ulrich. È ormai tradizione in questi incontri ecumenici che i vescovi partecipanti formulino una solenne promessa, quella di sostenersi a vicenda nella preghiera e nella vita, condividendo preoccupazioni e dolori, gioie e conquiste dei fratelli. «Che la croce dell’uno diventi la croce dell’altro e l’anelito dell’uno l’anelito dell’altro», come recita il testo del “Patto dell’amore scambievole” che tutti hanno sottoscritto. Il prossimo raduno ecumenico dei vescovi, promosso dal Movimento del Focolari, avverrà nel 2017 in Polonia. (altro…)
7 Nov 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Alcuni anni fa, mio marito ed io abbiamo rilevato una piccola azienda meccanica, con 6 dipendenti e una numerosa clientela. Era un piccolo sogno che si avverava anche per il fatto che così potevamo assicurare un futuro lavorativo ai nostri figli. Pur avendo ricevuto dai clienti tutte le rassicurazioni che nulla sarebbe cambiato, già nei primi sei mesi di attività ci siamo scontrati con la dura realtà del lavoro in proprio: discontinuità, burocrazia e anche qualche velato tentativo di corruzione. Per noi era importante rimanere nella legalità ignorando queste richieste ma, anche a causa di questo atteggiamento e alla crisi del settore automobilistico, nell’arco di un anno abbiamo riscontrato che il fatturato dell’azienda si era dimezzato. Ci siamo ritrovati quindi con tanti debiti da pagare, senza risorse e di conseguenza abbiamo dovuto affrontare la durissima scelta di licenziare gran parte degli operai, dando loro il tempo di trovare un nuovo lavoro e siamo stati anche costretti a vendere i macchinari per poter dar loro tutto quanto gli spettasse. Abbiamo vissuto tutto questo come un fallimento ma non ci siamo arresi. Intorno a noi la comunità dei Focolari, della quale facciamo parte da alcuni anni, ci sosteneva con la preghiera e noi ci siamo affidati a Dio perché ci guidasse nelle nostre scelte. La provvidenza, non si è fatta attendere. Si è presentata l’occasione di cambiare settore di lavoro, che ci dava più garanzie di una continuità; mio padre ha messo a nostra disposizione una somma per far fronte alle cose più urgenti; un nostro rappresentante ci ha lasciato in comodato d’uso un macchinario per un lungo periodo e i fornitori ci agevolavano con pagamenti dilazionati. Così pian piano ci siamo ripresi.
Il frutto più bello di quel periodo è stato che i nostri figli sono cresciuti dando valore alle cose importanti come la scelta di una vita sobria e poter sperimentare così l’amore di Dio attraverso tanti piccoli ma importanti segni. Tutto questo ha rafforzato il legame nella nostra famiglia. Il 2009 ha segnato l’inizio della crisi economica a livello internazionale e quindi anche noi ne abbiamo molto risentito. A volte lo scoraggiamento ha prevalso ma siamo andati avanti tra mille difficoltà senza nessuna certezza sul domani, sempre confidando nella provvidenza che ci ha stupito in tante occasioni. Per esempio, quella volta in cui eravamo molto preoccupati perché non avevamo avuto neppure un ordine! Ho chiesto alle volontarie del mio gruppo, con le quali condivido la spiritualità dei Focolari, di pregare e nella tarda mattinata il fax ha cominciato a stampare 72 pagine di ordini! Veramente abbiamo toccato con mano la potenza della preghiera e la concretezza dell’amore di Dio per noi. Quest’e
state un nostro cliente, che ci commissionava dei lavori saltuari, ci ha affidato un lavoro importante, durato un paio di mesi ma che per il futuro prospettava la possibilità di grosse commesse e quindi una tranquillità economica che sognavamo da tempo. Verso la conclusione di questo lavoro scopriamo che i pezzi prodotti verranno impiegati nell’industria delle armi pesanti. Avevamo negli occhi le immagini della disperazione dei tanti profughi che fuggono dalle guerre nei loro paesi. La scelta di non accettare di lavorare per questa azienda è stata difficile perché ci avrebbe assicurato il lavoro per molti mesi ma non avevamo dubbi. La cosa che ci ha resi più felici è il fatto che nostro figlio, che ha iniziato a lavorare con noi, è stato pienamente d’accordo e siamo certi che la provvidenza di Dio, sperimentata molte volte in questi anni, non verrà a mancare. (altro…)
6 Nov 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
«Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace». Così recita il preambolo dell’atto costitutivo dell’Unesco, presso la cui sede, a Parigi, il prossimo 15 novembre, si ricorda Chiara Lubich e l’impegno del Movimento dei Focolari per la pace. Proponiamo dagli scritti di Igino Giordani (protagonista di due guerre) alcuni pensieri sulla pace: «Le ferite sociali si chiamano guerre, dissidi; e lacerano il tessuto sociale con piaghe che a volte sembrano non marginabili. L’anima antica, nelle ore migliori, sospirava la pace. “si vis pacem, para bellum” [se vuoi la pace prepara la guerra], dicevano i romani; ma nello spirito evangelico è vera pace non quella procurata dalla guerra, ma quella germinata da una disposizione pacifica, da una concordia d’animi. Non si fa male per avere bene. “Se vuoi la pace, prepara la pace”. Anche qui si rinnova, costruendo alla pace, per piattaforma, non le armi, fatte per uccidere, ma la carità, fatta per vivificare. La carità, movendosi, genera fraternità, eguaglianza, unità, ed elimina invidie, superbie e discordie, tenendo a raccogliere gli uomini in una famiglia di una sola mente. La vita umana è sacra. Non uccidere! Non vendicarti ! Ama il nemico. Niente taglione… L’umanità che ha seguito Cristo ha inteso nel Vangelo il messaggio angelico cantato nella notte della sua nascita: “Pace in terra”. Basta che ci sia uno che ami la pace. Condizione prima delle relazioni. Gesù opponeva a generali ed eroi insanguinati gli eroi pacifici, vittoriosi su sé stessi, suscitatori di pace con sé, coi cittadini, coi forestieri; creava un eroismo nuovo e più arduo; quello di evitare la guerra sotto tutte le sue forme, spezzandone continuamente la dialettica con il perdono e la remissione. Questa pace è frutto di carità, quella per cui ci è imposto di amare anche i nemici, anche i calunniatori: essa impedisce le rotture, o le ripara. In regime d’amore la discordia è un assurdo, un rinnegamento; e chi lo provoca, si mette senz’altro fuori dello spirito di Cristo, e fuori resta sino a che non restaura la concordia». Igino Giordani, Il messaggio sociale del cristianesimo, Editrice Città Nuova, Roma (1935) 1966 pp. 360-368 (altro…)