9 Lug 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Sono una maestra elementare e spesso vengo mandata a insegnare nei villaggi di montagna. Qui, nascosti in territori remoti e impervi, vivono anche gruppi di terroristi che si proclamano liberatori del popolo. Mi era già capitato di imbattermi in quei drappelli, ma ero scappata, trovando un nascondiglio fra le rocce. Una volta, purtroppo, non sono riuscita a nascondermi in tempo. Mi hanno rapita e trascinata al loro campo. Durante quegli interminabili giorni in cui sono rimasta segregata, sono stata sottoposta più volte a lunghi interrogatori. Nonostante la paura, ho cercato di rispondere con molto rispetto, dicendo sempre la verità. Uno di loro, in particolare, ha cercato per ore di indottrinarmi sulla loro ideologia, voleva convincermi a sposare la loro causa. Quando mi ha chiesto cosa ne pensassi, non ho voluto commentare. Il giorno seguente, al ripetersi del suo discorso, ho obiettato che occorre prima cambiare se stessi se vogliamo trasformare le strutture di potere che ci sembrano ingiuste.
“A cambiarci è l’amore che ognuno ha per l’altro”, ho cercato di spiegargli. Forse le mie parole lo hanno toccato, forse gli hanno ricordato principi in cui aveva creduto. Fatto sta che dopo questo interrogatorio mi ha lasciato andare. Da quel giorno ho sempre continuato a pregare per quell’uomo e i suoi compagni. Recentemente, con mia sorpresa, l’ho riconosciuto in televisione, mentre davano la notizia di un terrorista che aveva consegnato le armi ai militari, lasciando il suo gruppo». Nelda, Filippine. Tratto da “Una buona notizia”, Ed. Città Nuova, Roma, pp. 56/57 Il volume si presenta come un contributo propositivo alla Nuova Evangelizzazione, in vista del Sinodo di ottobre. Contiene 94 brevi storie provenienti da tutto il mondo. (altro…)
5 Lug 2012 | Chiara Lubich, Chiesa, Spiritualità

Teresa d’Avila
«Ci sono due donne che, a conoscerle meglio, si rivelano in una speciale sintonia con l’obiettivo riformatore di Benedetto XVI più che mai convinto che tutto, nella Chiesa e nella società, debba ripartire da Dio quale migliore garanzia per superare l’attuale crisi culturale, economica e religiosa. Teresa d’Avila e Chiara Lubich hanno speso la propria vita in epoche diverse per questo comune ideale, contribuendo anche con gli scritti a una comprensione più genuina della vita cristiana. Sono due donne che hanno trovato un ampio ascolto nella Chiesa cattolica. Averle presenti oggi nell’urgenza che si avverte di far giungere nuovamente la fede al cuore della gente, è di particolare aiuto. La loro attualità deriva, tra l’altro, dall’essere state entrambe paladine di un rinnovamento spirituale originato nel clima di due importanti concili riformatori: Teresa nell’alveo di Trento (1545-1563) nel secolo del Rinascimento; Chiara confermata nella sua intuizione dal Vaticano II (1962-1965) a metà Novecento. Nella scia di questi concili la santa carmelitana e la fondatrice dei Focolari hanno avviato esperienze di vita cristiana benefiche per tanti fedeli e per l’intera Chiesa. Maestri di spiritualità tra i più accreditati vanno sempre più convergendo nel riconoscere sia l’attualità del pensiero di Teresa e Chiara, sia la complementarietà delle vie da loro proposte per l’imitazione di Cristo e la santificazione nella vita quotidiana. La forza di questo pensiero consiste nella fede vissuta per amore e con amore smisurato per Dio e per il prossimo, l’unico segno davvero efficace per la credibilità del Vangelo agli occhi dei nostri contemporanei.» Fonte: Osservatore Romano on line, 4 luglio 2012 (leggi tutto) Articolo integrale: Bruno Moriconi, “Una spiritualità sempre attuale” Correlati: Jesus Castellano Cervera, Il castello esteriore, Città Nuova Ed., 2011. (altro…)
4 Lug 2012 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Spiritualità
Il Movimento dei focolari ricorda il Patriarca di Costantinopoli Athenagoras I con speciale gratitudine, per il rapporto privilegiato con Chiara Lubich che ha incontrato 25 volte. A quaranta anni dalla sua scomparsa, il Movimento ha promosso momenti di commemorazione ad Istanbul – dove Sua Santità il Patriarca Bartolomeo I ha accolto una folta delegazione –, e a Padova, dove il metropolita d’Italia e di Malta, Gennadios, ha salutato i partecipanti con un messaggio. Chiara Lubich scrisse su Avvenire del 13 gennaio 1972: «Athenagoras può dirsi il prototipo della Chiesa d’Oriente; ma, ravvisando in lui una delle più eccelse personalità cristiane attuali, vi si può scorgere un simbolo della Cristianità intera, sofferente per le secolari divisioni che l’hanno trafitta e anelante alla perfetta unificazione. È una delle figure dell’epoca presente che appartengono ormai alla storia e alla Chiesa (…). È stato questo interesse comune che l’ha spinto un giorno a chiamarmi a Istanbul, avendo saputo che lavoravo con il Movimento dei focolari per l’ecumenismo. Era il 13 giugno 1967. Mi ha accolto come se mi avesse sempre conosciuta. “L’aspettavo!”, ha esclamato e ha voluto che gli narrassi i contatti del Movimento con luterani e anglicani. “È una gran cosa conoscersi – ha commentato – siamo vissuti isolati, senza avere fratelli, senza aver sorelle, per molti secoli, come orfani! I primi dieci secoli del cristianesimo sono stati per i dogmi e per l’organizzazione della Chiesa. Nei dieci secoli seguenti abbiamo avuto gli scismi, la divisione. La terza epoca, questa, è quella dell’amore”. « Mi ha chiesto di mantenere il contatto. Ricordo che non tanto le parole dettemi in quella prima udienza mi avevano impressionato, quanto la sua figura, l’atmosfera sopranaturale che l’avvolgeva e che in genere notano tutti coloro che l’avvicinano. E soprattutto, il suo cuore: un cuore così grande, così profondamente umano da suscitare in me la domanda quanti altri nella vita ne avessi conosciuti così. (…) «In un’altra occasione mi ha mostrato un suo messaggio indirizzato anche in particolare al Movimento dei focolari. Tra l’altro vi si legge: “I tre incontri con Paolo VI a Gerusalemme il 5 gennaio 1964, qui a Istanbul il 25 giugno 1967 e a Roma il 26 ottobre 1967, che costituiscono il segno sorprendente e glorioso del trionfo dell’amore di Cristo e dalla grandezza del Papa, ci hanno definitivamente messo, con fermezza di fede e di speranza, nella via benedetta per la realizzazione della volontà di Cristo, cioè l’incontro di nuovo nello stesso calice del suo sangue e del suo corpo”».
Qualche tempo dopo, parlando di lui, Chiara ha confidato: «C’era un profondissimo rapporto col Patriarca anche perché conoscevo molto bene Paolo VI. Poiché era possibile per me avere un contatto personale col Santo Padre, mi sono trovata ad essere involontariamente un mezzo attraverso cui il Patriarca poteva comunicare ufficiosamente con il Papa.»[1] Due giorni dopo la sua dipartita, Chiara ha scritto una lettera alle giovani generazioni del Movimento dei focolari: «Abbiamo in Cielo un grandissimo protettore del nostro Movimento. L’ultima relazione che mostrai a Lui, due mesi fa, fu quella sulle giornate gen con le impressioni dei partecipanti. Mi disse: “Sai chi sono i gen?” e continuò: “Amo”, alludendo alla canzone “Ama e capirai”. Vorrei che questo fosse il testamento che Egli lascia al nostro Movimento, il continuo appello che Egli ci rivolge ora dal Cielo. Da quando ho saputo che è partito, una domanda mi risuona nell’anima: “Perché cercate tra i morti colui che vive?” (Lc 24,5) Sì, vive e noi lo sentiamo. Parto per essere accanto al suo corpo mortale fino all’ultimo. Lo saluterò per tutti voi. Gli dirò la vostra gratitudine per averci amato così tanto, per aver creduto e operato – fino all’impossibile – per l’unità. Lo pregherò di starci vicino sempre e suggerirci: Ama!»
[1] Da Chiara Lubich; L’avventura dell’unità, Intervista di Franca Zambonini, Torino 1991, p.127
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23 Giu 2012 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Chiara Lubich ha definito le Gen4 come le “gemmoline” del grande albero del Movimento dei focolari. Nel 1988 ha dato il via a questo evento unico: il loro congresso internazionale. Quest’anno erano più di 400, atterrate senza paura, nonostante l’età, (dai 4 ai 9 anni), da Argentina, Panama, Venezuela e vari paesi dell’Europa. Un vero e proprio congresso: due imprenditori della Cooperativa Loppiano Prima spiegano come vivono per una “nuova economia”e rispondono a varie domande rivolte dalle Gen4. Approfondiscono la vita dei primi cristiani, attraverso giochi e quiz. E poi c’è il grande gioco de “La città invasa dall’Amore”: clown, commesse, quiz, banchieri, sindaco e quant’altro, si ritrovano tutti accomunati da un’unica legge, cercare di “vedere Gesù nel fratello” e capire quali potrebbero essere i bisogni di questa città così particolare.
“Chi mi passa accanto è Gesù” e “L’avete fatto a me”, sono gli slogan di questi giorni. Scanditi da due canzoni composte appositamente per il congresso. La cantano, inventano delle scenette e si crea un mini musical che presentano venerdì mattina, quando la presidente dei Focolari, Maria Voce, viene ad incontrarle. Le fanno alcune domande, ansiose di sapere cosa dirà: “Ciao Emmaus, com’è il Paradiso e com’è l’Inferno?”; “Perché Dio ha creato il mondo?”; “Attraverso la vita dei primi cristiani abbiamo conosciuto i martiri. Anche noi, oggi, dobbiamo diventarlo per Gesù?”; “Come ha capito Chiara che Gesù è fra noi?”; “Potresti spiegarmi cos’è il Focolare?” E altre ancora. Una di loro, il primo giorno ci dice : “Ho nel mio cuore una grande gioia, perché ho sognato che Gesù, veniva in questo congresso, era qui con noi, in mezzo a noi”. Un sogno che si è fatto realtà nei giorni successivi. Nonostante lingue e culture diverse, si capiscono, parlano, inventano giochi da fare insieme, si scambiano doni. Durante la Messa dell’ultimo giorno vengono offerti a Gesù i propri atti d’amore: centinaia di fogli colorati riempiono i cesti posti sul palco. Ci sono anche i cesti dove viene raccolta la loro comunione dei beni per i poveri; il Vangelo che si fa vita.
Prima di andare via, scrivono tante lettere, fanno disegni per Gesù, per Emmaus. Ognuna si esprime a modo suo: “Grazie Emmaus, la giornata di venerdì al Centro Mariapoli è stata fantastica. Spero che il prossimo anno se ci sarà il Congresso a Castel Gandolfo verrai. Questi giorni mi sono divertita molto anche se venerdì ero proprio commossa”. “Sono Miriam del Belgio, ho cinque anni e mezzo ed il mio primo congresso gen4, vengo per la prima volta a Roma!Mi è piaciuto quando ti abbiamo salutato! Mi è piaciuta la giornata passata con te, ho sentito la gioia nel cuore! Tantissimi saluti!”. “Grazie per essere venuta da noi e risposto alle nostre domande! Anche io volevo sapere perché Dio ha creato il mondo e la tua risposta mi è piaciuto molto. Ti saluto con affetto! Eva della Polonia”. Una gen di 5 anni: “Non ho visto mai Chiara, ma lei è nel mio cuore”. Un’altra: “Il 27 Maggio per la prima volta ho ricevuto la Comunione. Quando Gesù è venuto nel mio cuore ho sentito una grande gioia. Adesso sempre quando sono in Chiesa cerco di fare la comunione. Sono molto contenta di essere qui e di amare Gesù sempre, un abbraccio”. “Caro Gesù, io ti voglio un universo di bene! Tu sei il mio migliore Amico!”; “Caro Gesù, vorrei che il congresso iniziasse di nuovo, ma non si può fare., Pensavo che poteva essere noioso e difficile di dormire senza mamma, ma non è stato così!”; “Grazie Gesù, ho fatto tanti atti d’amore, ne ho fatti 7 in tutto. Grazie per la Messa”; “Caro Gesù, ti porterò nella mia città e nel mio cuore, e quando qualcuno litigherà li fermerò”; “Ciao Gesù, ti scrivo dalla terra. L’amore è una cosa importantissima perché tu sei importantissimo. Tu sei il Re della pace e ti vogliamo molto bene perché hai dato la tua vita per noi”; “Gesù, è proprio vero, che in chi mi passa accanto ci sei tu? Ciao, ci vediamo in Paradiso!!!”;“Grazie, Gesù, di questo stupendo congresso, scusami se sono stata un po’ brontolona e un po’ difficile”; “Ti voglio bene Gesù, tanto, e ti vorrei essere sempre accanto e non ti vorrei mai lasciare”. A cura del centro Gen4 (altro…)
19 Giu 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“La forte esperienza che l’Irlanda ha vissuto con questo Congresso Eucaristico è una grazia straordinaria che può far cominciare alla chiesa in Irlanda una storia nuova, e in questo siamo tutti protagonisti”, sono le battute finali di Maria Voce all’incontro aperto nella Royal Dublin Society del 16 giugno a Dublino. Poco prima, con Giancarlo Faletti, si erano incontrati con i ragazzi che concludevano nel Congresso Eucaristico il percorso di Run4Unity, portato avanti in particolare nelle scuole. “Qual è il vostro ‘segno matematico’ preferito?” – hanno chiesto i ragazzi. “L’uguale”, ha risposto Maria Voce, “perché in una famiglia, sorelle e fratelli sono tutti uguali”. Giancarlo Faletti ha preferito invece il segno ‘più’: “Ogni persona è un dono di Dio, su ognuno di voi c’è un piano di Dio, e questa è una cosa preziosissima”. Il programma continua con il pomeriggio aperto che vede riunite 300 persone – capienza massima della sala, e gli altri fuori – di cui oltre la metà sono volti sconosciuti ai focolarini irlandesi. Si presentano applicazioni concrete della spiritualità di comunione vissuta nel campo della famiglia, della scuola, della chiesa. Tutto inframmezzato da brani musicali. Ad ogni capitolo segue un momento di dialogo con Maria Voce e Giancarlo Faletti, su come mettere il Vangelo in pratica e rispondere alle molte sfide. “È più facile o più difficile amare il nemico quando si diventa grandi?” domanda una bambina. “Penso più facile – le risponde Maria Voce – perché Dio ha messo una fiammella nel nostro cuore, e la fiammella diventa più grande ogni volta che amiamo. I grandi sono molto aiutati quando vedono un bambino che ama”. Quando la parola va alle famiglie, il discorso tocca la crisi economica: “Come fare a vivere da cristiani di fronte alle difficoltà economiche di molti?”. Maria Voce ricorda l’esperienza di Chiara Lubich all’inizio dei Focolari, a Trento, nella miseria del dopoguerra. Mettendo in moto la forza dell’amore tra le persone, si arrivava a condividere anche i propri beni, o le proprie necessità. Vivendo la frase del Vangelo ‘chiedete e vi sarà dato’, chiedevano e ricevevano. Il problema di uno era il problema di tutti. Nell’amore Dio interveniva. “E questo fa sì che il lavoro e il benessere materiale non diventino un mito, ma un mezzo per amare di più e per far crescere la comunione fra tutti”. L’ultimo round è quello sulla Chiesa e il rapporto con l’autorità. Alla domanda su come vivere l’unità con la gerarchia ecclesiastica, anche di fronte agli scandali degli abusi e alle accuse di copertura, è Giancarlo Faletti a rispondere, ricordando che è l’autorità di Gesù a dover crescere in ogni cristiano. “È stato importante in questo ultimo periodo incontrarmi con molte persone segnate da questa difficile situazione nella chiesa. Ho sentito persone che si sentivano derubate del sacro, che avevano investito tutta la loro vita in un’esperienza di chiesa, e adesso si sentivano traditi. È come aver investito tutto il tuo capitale in una banca, e questa banca fallisce”. “Per me è un appello a vivere in modo più forte il Vangelo – continua –; questo ci consente un dialogo, un clima di amore, che permette anche a chi ha il ministero episcopale di servizio alla Chiesa, di esprimere ulteriormente le sue parole e di guidarne il cammino. L’autorità morale di Gesù vissuta nella Sua parola è di tutti”. Faletti indica l’esempio Santa Caterina da Siena: vissuta in tempi difficili della Chiesa, ha avuto un rapporto diretto col papa, spingendolo a decisioni forti. Ma lo ha potuto fare solo perché la santa ha lasciato “spazio a Dio nella sua vita”. Dall’inviata Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
16 Giu 2012 | Centro internazionale, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Un luogo di frontiera, Belfast, con il ricordo vivo di una divisione vissuta per anni: i reticolati, i muri, sulle vie principali teatro dei troubles, i disordini degli anni ’70/’90. Proprio sullo scenario di questa storia, dove la lotta politica si è mescolata alla lotta di religione, ha un grande impatto quanto vissuto in questo 14 giugno. Nella Cattedrale di Sant’Anna, cuore della Chiesa d’Irlanda (denominazione ufficiale della chiesa anglicana locale), sono circa 300 le persone che hanno risposto all’invito del reverendo John Mann, Decano della Cattedrale. È stato lui a proporre a Maria Voce di venire a Belfast, estendendo così i confini del Congresso Eucaristico. Erano presenti i leader delle 4 denominazioni cristiane maggiormente rappresentate nell’Irlanda del nord: il presidente Metodista, Rev. Lindsay; il vescovo anglicano di Connor (la diocesi in cui si trova Belfast), Rev. Abernethy; il già moderatore presbiteriano, Rev. Dr Dunlop – che tanto ha operato per la pace nell’Irlanda del Nord; il vescovo cattolico di Down & Connor, Mons. Treanor. Vederli insieme parlava da sé. Importante il patto solenne che hanno sottoscritto con l’impegno ad amarsi reciprocamente come Gesù stesso ci ha amato. Hanno chiesto la grazia dell’unità, di essere capaci di considerare i dolori degli altri come i propri e di condividere le gioie.
Questo “Patto dell’amore reciproco” è stato ripetuto da tutti i presenti. Parla di “sacramento dell’incontro” Ruth Patterson, ministro nella chiesa presbiteriana in Irlanda, per descrivere questo momento: “Mi è sembrato che quanto dicevano stava già succedendo. È un passo avanti verso la riconciliazione”.
Nel suo discorso, Maria Voce ha proposto di vivere una cultura della fiducia, come base per costruire rapporti di fraternità: “In questi giorni ho ascoltato tante storie, conosciuto molte persone. Tanti con le lacrime agli occhi sono venuti a dirmi il desiderio di ripartire da questa fiducia verso l’altro”. Per spiegare come promuovere questa cultura Maria Voce si sofferma su tre elementi, propri della spiritualità dell’unità – l’arte d’amare che si può scoprire nel Vangelo; l’amore reciproco che sboccia in un patto; e Gesù Crocefisso e Abbandonato, modello e chiave dell’amore – costellandoli di testimonianze sia dell’Irlanda che di varie parti del mondo
E come suona tra i presenti la ‘provocazione’ a convertirsi ad una cultura della fiducia? “È il modo per progredire oltre le barriere che ci siamo imposti e che troppo spesso ci circondano” – ha dichiarato il reverendo Mann. Conleth, 14 anni: “Noi giovani non siamo così condizionati dal passato, perciò possiamo vivere per primi la cultura della fiducia verso tutti e su questo costruire una società migliore. Come una fenice che rinasce dalle sue ceneri, vedo in questo una speranza per Belfast e per l’Irlanda del Nord”. “Parto di qui con una grande immensa gratitudine per chi per anni ha vissuto per questa speranza, per chi ha costruito ponti di carità, di rapporto – dichiara il copresidente dei Focolari Giancarlo Faletti. Certamente questa non è un’opera ancora conclusa, ma è un’opera profetica; questo è un luogo simbolo per l’Europa, per l’umanità”. Una di queste persone che ha già vissuto la cultura della fiducia è Gerry Burns. Con la moglie Mary, ad Armoy, un paesino nell’estremo nord dell’Irlanda, a partire dagli anni ’90 ha costituito un’associazione per unire le persone al di là della religione e della politica. Non si sono arresi di fronte alle difficoltà, né quando nel 2000 la loro sede è stata bruciata, né quando venivano visti come traditori dalla loro stessa comunità. Adesso il loro centro è ancora più grande, e le persone convivono pacificamente. Sono molti i progetti in corso. “Dalla spiritualità del focolare – racconta Gerry – abbiamo imparato non solo a superare le differenze, ma che possiamo beneficiare delle diversità”. Dall’inviata Maria Chiara De Lorenzo (altro…)