Visitare chi è malato
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Il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari ha avviato una raccolta fondi straordinaria in sostegno della popolazione del Venezuela, attraverso Azione per un Mondo Unito (AMU) e Azione per Famiglie Nuove (AFN). I contributi versati verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN per far arrivare alle popolazioni colpite dal terremoto del 24 giugno 2026 aiuti di prima necessità per l’alimentazione, le cure mediche, la casa e l’accoglienza in diverse città del Paese anche in collaborazione con le Chiese locali.
Ogni contributo permetterà di portare sollievo immediato e immaginare, insieme, percorsi di speranza e ricostruzione.
Si può donare online:
Azione per un Mondo Unito ETS (AMU) IBAN: IT 58 S 05018 03200 000011204344 presso Banca Popolare Etica Codice SWIFT/BIC: ETICIT22XXX
Azione per Famiglie Nuove ETS | Banca Etica – filiale 1 di Roma – Agenzia n. 0 | Codice IBAN: IT 92 J 05018 03200 000016978561 | BIC/SWIFT: ETICIT22XXX
Causale: Emergenza Venezuela
Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa per gli ETS
Foto: © fotospublicas.com
Entrare in comunione col Padre
Riscoprire la bellezza del creato
Non giudicare
Orientare la vita a Dio
Non lasciarsi attrarre da ciò che è effimero
Donare un oggetto a cui tengo a chi ne ha bisogno
Trovare il tempo per pregare
Manifestare dolcezza e calma verso i prossimi
Nella quotidianità di vita in focolare Maria Voce Emmaus ha vissuto in modo semplice e luminoso quel Vangelo dell’unità che si comunica con intelligenza, libertà e creatività.
Aveva una caratteristica che colpiva subito: metteva in moto cuore, fantasia e tutta la sua intelligenza per amare ciascuna davvero come desiderava essere amata, senza schemi, senza soluzioni preconfezionate. Ognuna era unica, e lei prendeva sul serio questo fatto.
Una di noi ricorda per esempio che, quando è arrivata, non poteva mangiare formaggio. Un dettaglio, si potrebbe dire. E invece no. Per Emmaus non lo era. Senza far pesare nulla, aveva sempre cura che ai pasti trovasse un’alternativa. Non era solo attenzione, era un modo di dire ognuna è importante così come è. E questo valeva anche per scelte o sensibilità alimentari diverse: le rispettava con una libertà che sapeva accogliere anche ciò che poteva sembrare opinabile.
Con Emmaus davvero tutto diventava possibile. Non per grandi programmi, ma per quella capacità di ascoltare i desideri più profondi e farli fiorire. Così, il sogno di una di noi — andare in un Paese di lingua inglese per migliorare la lingua — è diventato, con sorprendente semplicità, il suo regalo di compleanno.



Nel focolare aveva anche una sensibilità speciale per le culture diverse. Non solo le apprezzava, ma le accoglieva e le valorizzava con rispetto profondo. In occasione di una festa tradizionale coreana, ha incoraggiato una di noi a vivere pienamente quel momento: indossare il costume, compiere il rituale secondo la tradizione, senza semplificazioni. E non si è fermata a osservare: ha voluto partecipare fino in fondo, preparando una bella bustina con una somma di denaro, come prevede il gesto dell’anziano verso il più giovane. Era la sua maniera di dire che ogni cultura è un dono da custodire.
Sapeva anche riconoscere e sostenere i gusti e preferenze di ciascuna. A chi amava gli eventi culturali, non si limitava a dire: “Vai, è bello”. Li cercava lei stessa nei dintorni, li proponeva, incoraggiava, accompagnava. Era come se si facesse carico dei sogni altrui, rendendoli un po’ suoi.
E poi c’erano i regali. Non erano mai “tanto per fare”. Erano pensati, cercati, preparati con cura. Erano segni concreti di un amore personalizzato – come un determinato orologio o una passeggiata al mare per il compleanno -, che raggiungeva non solo noi, o altri focolari, ma anche le nostre famiglie: sorelle, genitori, nipoti.
Anche l’arte non è mai mancata nel nostro focolare, come una sua alleata per far crescere l’unità tra noi. Quante volte abbiamo cantato insieme, conosceva molte canzoni e poesie a memoria! … o messo in scena piccole rappresentazioni! Indimenticabile quella preparata per la festa del nome di Maria: una rielaborazione libera e gioiosa, ispirata alla “Divina Commedia” di Dante, grande poeta italiano, vissuta con lei e per lei, che ha saputo trasformare un momento semplice in una esperienza profonda con Maria.



In fondo, il suo vivere era questo: creava famiglia.Un episodio lo esprime bene. Una domenica pomeriggio, senza preannunciarsi, abbiamo fatto visita con tutto il focolare alla focolarina sposata appena trasferita al Centro. Quando, sorpresa, questa ha chiesto al citofono chi fosse, Emmaus ha risposto con semplicità e gioia: “La tua famiglia!”.
Un’altra volta ci ha chiamate nel fine settimana per raggiungerla dove trascorreva le vacanze. La nostra sorpresa era che lei aveva visto in un negozio alcuni capi di abbigliamento che potevano servire ad ognuna di noi. Ed era così, li abbiamo provati e scelti secondo il gusto e lo stile di ognuna, con quella gioia che si sperimenta quando c’è Gesù in mezzo!
Guardando alla nostra vita con Emmaus, possiamo dire che l’unità non è un’idea astratta. È qualcosa che prende forma giorno per giorno, che chiede di mettersi in gioco in prima persona nel rapporto con l’altro, nei dettagli, nelle attenzioni, nella creatività dell’amore. Lei ce lo ha mostrato: l’unità è possibile quando ciascuno ama e si sente amato davvero.
Le focolarine che hanno vissuto nel Focolare con Emmaus
Nelle foto diversi momenti di vita quotidiana – © Archivio CSC Audiovisivi
Lodare Dio nelle creature
Ricominciare
Promuovere la fraternità
Qualche tempo fa, grazie alla tecnologia, abbiamo potuto ritrovare i miei ex compagni di liceo dopo tantissimi anni che non ci vedevamo: abbiamo creato un gruppo su WhatsApp. Tra aneddoti e vecchie foto, siamo riusciti a identificare un compagno di cui nessuno aveva più notizie e lo abbiamo aggiunto al gruppo.
Ci ha raccontato che viveva per strada. Una serie di problemi di salute, la lotta con un tumore, la perdita del lavoro e una separazione familiare lo avevano lasciato senza nulla. All’inizio, alcuni compagni hanno contribuito con del denaro, ma di fronte a una seconda richiesta di aiuto, la risposta è stata il silenzio o il rifiuto.
Anche se a scuola non eravamo amici intimi, sentivo che non potevo restare un semplice spettatore. Mi sono detto che, se lui fosse stato riapparso nella mia vita attraverso quel gruppo, avrei dovuto fare qualcosa. Non potevo semplicemente ignorarlo.
Decisi di incontrarlo. Volevo vedere con i miei occhi come stava e ascoltarlo. Aveva trascorso alcuni giorni in una pensione, ma presto era tornato in strada. Non avevo la possibilità di risolvere il suo problema abitativo né di offrirgli una casa, ma sentii il bisogno di chiedere a Dio cosa volesse da me in quella situazione.
Ci siamo incontrati e abbiamo parlato a lungo. Mi ha commosso vedere il suo deterioramento fisico, così gli ho offerto di aiutarlo con una medicina naturale che potevo procurargli affinché, almeno, recuperasse un po’ di tranquillità e benessere. Ma al di là dell’aspetto fisico, mi sono ricordato che un tempo aveva provato una forte vocazione religiosa, e che era persino stato sul punto di entrare in seminario. Gli ho chiesto della sua fede.
Mi ha confessato di essersi allontanato da tutto; erano anni che non metteva piede in chiesa né si avvicinava ai sacramenti. Con totale sincerità, gli ho consigliato che, dato che la sua malattia stava progredendo e si sentiva in pericolo, cercasse rifugio in Dio.
Gli ho suggerito di andare a messa, di parlare con un sacerdote e, nel caso in cui se la sentisse, di confessarsi. Il giorno dopo mi ha chiamato emozionato. Era andato in chiesa, si era confessato e aveva ricevuto la comunione. Mi ha ringraziato profondamente perché si era reso conto che, avendo perso tutto il materiale, il suo rapporto con Dio era l’unica cosa che gli era rimasta davvero.
Oggi siamo ancora in contatto. È riuscito a ottenere una pensione e sta un po’ meglio. Continuo ad aiutarlo con questa medicina naturale complementare alla sua terapia e, ogni tanto, ci vediamo per un caffè o gli porto qualcosa di cui ha bisogno, come un paio di scarpe da ginnastica. Ma col tempo ho capito che la cosa più importante non era né la medicina né le scarpe: era il fatto che qualcuno si fermasse a parlargli.
A volte, il “prossimo” appare in un gruppo di WhatsApp e corriamo il rischio di lasciarlo intrappolato nella virtualità, dove nessuno si assume alcuna responsabilità. Il mio amico mi ha insegnato che essere attenti ai bisogni dell’altro, anche se non abbiamo la soluzione definitiva nelle nostre mani, è già molto. Se tutti potessimo fare anche solo un piccolo gesto, come cambierebbe la situazione delle persone? Non lasciamo che l’altro sia solo un messaggio su uno schermo; rendiamo il nostro aiuto concreto, umano e, soprattutto, presente.
Pablo Furlán (Argentina)
Foto illustrativa: © Pexels-tkirkgoz
Condividere le esperienze
Costruire ponti di amicizia
Imparare a conoscersi e stimarsi
Non una semplice festa finale a chiusura di un percorso, ma la tappa visibile di un cammino costruito durante l’anno da centinaia di ragazzi in tutta Italia e in Albania, e già proiettato verso il futuro, puntando più in alto, col desiderio di coinvolgere tanti altri ragazzi, altre squadre e altre azioni nei prossimi anni sia in Europa che nel mondo.
Si è concluso a Castel Gandolfo (Roma, Italia), il 6 e 7 giugno, l’Expo Fest di Time to Change, percorso che ha coinvolto circa 1.300 giovani e 105 squadre, chiamati a mettersi in gioco con azioni concrete di solidarietà, cittadinanza attiva, cura dell’ambiente, inclusione e pace per il bene comune.
A incontrarsi sono stati quasi 600 ragazzi di 52 squadre. “Ho preso più consapevolezza delle mie azioni e ho prestato molta più attenzione nei confronti di coloro che si trovano in contesti scomodi”. “Ho capito quanto valgono alcune amicizie”. “Porto nel cuore la bellezza di ciò che è nato e la forza silenziosa che questi giorni hanno generato”. Sono alcune delle impressioni raccolte tra i partecipanti, protagonisti di un evento che ha dato voce non solo alle 9 squadre finaliste, ma a tutte le realtà coinvolte.
Nel corso della manifestazione si sono svolte le votazioni e la premiazione finale. La squadra Trento Gen Time to Change di Trento si è classificata al primo posto; seconda classificata Children of the Sun di Taranto; terza classificata Time to Change di Milano. Premi speciali sono stati assegnati alle squadre di Piemonte e Valle d’Aosta, al Liceo “Alfonso Gatto” di Agropoli e alla squadra albanese Alboomerang.



Attraverso momenti di condivisione, testimonianze, musica, danza, confronto, laboratori e flash mob, ogni gruppo ha potuto raccontare il proprio contributo al cambiamento. Al centro delle giornate, un ampio spazio è stato dedicato alle storie: quelle di ragazzi che hanno scelto di uscire da sé stessi per incontrare gli altri; di scuole che hanno trasformato l’educazione civica in esperienza concreta; di gruppi territoriali che hanno dato vita a doposcuola, iniziative artistiche, attività ambientali e gesti di prossimità verso chi vive situazioni di fragilità.
Le azioni raccontate mostrano un cambiamento vissuto nel quotidiano. Il Liceo linguistico Alfonso Gatto di Agropoli (Salerno), ad esempio, ha realizzato un progetto dedicato alla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Gli studenti hanno incontrato le persone per strada, proponendo domande sui diritti fondamentali, consegnando badge simbolici agli “amici dei diritti umani” e donando copie della Dichiarazione a chi desiderava conoscerla meglio.


Dall’Albania erano presenti 18 ragazzi. Il percorso di Time to Change li ha coinvolti in attività di teatro e pittura per bambini, cammini ecologici, momenti di formazione e incontri con giovani accolti in case-famiglia. “Nella comunità – spiega Regjina Paluca – vivono ragazzi dai tre ai vent’anni; alcuni ci hanno raccontato di essere cresciuti in casa-famiglia: erano arrivati da piccoli e ora frequentano l’università. Per i nostri ragazzi è stato molto toccante. Hanno visto che quei trenta ragazzi vivono tutti nella stessa casa, mentre loro, a fine giornata, sarebbero tornati ciascuno nella propria abitazione. Per il futuro andremo avanti, perché questo progetto si sta diffondendo a macchia d’olio: i ragazzi hanno dentro una bellezza che desiderano condividere con i loro amici”.
Una parte decisiva del percorso è stata dedicata anche alle fragilità personali. Le esperienze di Edoardo, Francesca, Victoria hanno raccontato isolamento, depressione, ansia, lutto, esclusione e riconciliazione. Cammini concreti, in cui il dolore può diventare luogo di crescita, relazione, fede ritrovata e apertura agli altri.
A ispirare il cammino anche una poesia scritta nel 2005 da Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, che davanti “al lungo muro, alto, grigio” di Gerusalemme, “che avanza in mezzo alla città, dividendo quartieri, strade, terre e famiglie”, rilegge il senso della propria vita e le divisioni della sua Terra Santa alla luce di Gesù crocifisso e abbandonato, speranza contro ogni speranza.
Margaret Karram, durante l’evento ha consegnato una coppa itinerante alla squadra vincitrice, Trento Gen Time to Change: un simbolo che accompagnerà le prossime edizioni e che verrà affidato ogni anno alla nuova squadra vincitrice.
Nel suo breve saluto ha ricordato come occorra coraggio per vivere la pace, una pace che parte dal cambiamento personale. “La prima pace è Gesù – ha detto – che è morto per noi, ma è Risorto per darci la pace e per redimere ciascuno di noi”.
Come ha scritto uno dei partecipanti, Time to Change “non si limita a parlare di cambiamento, ma lo rende possibile”. E l’onda partita dai ragazzi ora continua. Puntando in alto.
Aurelio Molè
Pubblicazione e foto da focolaritalia.it
Ravvivare il dono ricevuto
Entrare in dialogo con chi abbiamo davanti
Mettere a proprio agio chi ci incontra
Da quando il nuovo parroco è arrivato in un paese vicino al nostro, abbiamo iniziato a vivere insieme la Parola di Vita. Si tratta di una frase della Bibbia a cui, in quel mese, il Movimento dei Focolari dedica un’attenzione particolare, e sulla quale condividiamo le nostre esperienze. Una sera le mucche del vicino sono entrate nel mio campo di fagioli e hanno distrutto tutto. Non era la prima volta e per questo non ci parlavamo più da mesi. Per dargli una lezione, mia moglie, i bambini e io abbiamo preso dei rami e ci siamo incamminati verso casa sua. Lungo la strada mi sono ricordato della Parola di Vita e ho detto: «Aspetta un attimo! La settimana scorsa ho ricevuto un foglio in cui c’era scritto che dobbiamo perdonare i nostri nemici. Se vado alla catechesi, cosa devo dire se adesso andiamo a punire il nostro vicino?» Decidemmo di andare a casa sua, ma di non rivolgergli la parola con tono minaccioso. Volevamo solo spiegargli cosa era successo e chiedergli di stare più attento con le sue mucche. È quello che abbiamo fatto. E lui, che si aspettava un confronto violento, è rimasto senza parole. Si è inginocchiato ai miei piedi e si è scusato più volte. Da quel giorno parliamo di nuovo tra di noi e ci salutiamo normalmente, anzi di più: siamo diventati amici. Una nuova gioia ha riempito la nostra casa.
S. W. (Guinea-Bissau)
Da Nieuwe Stad (Belgio) 2026, numero 2
Foto: © Vilij Corps by Pixabay
Evitare le parole inutili
Scegliere di fare il bene
Mettere da parte l’orgoglio
Dio ci ama immensamente
Incontro, celebrazione e impegno: tre parole che riassumono i 35 anni dell’Economia di Comunione (EdC), commemorati dal 25 al 30 maggio 2026. Più di 400 persone hanno partecipato a un programma suddiviso in due fasi. Nella prima, i partecipanti hanno vissuto un’esperienza immersiva in 16 comunità e imprese latinoamericane che mettono in pratica la cultura della comunione. Nella seconda, si sono riuniti a Buenos Aires, in Argentina, per un forum internazionale dedicato a celebrare il percorso e il presente dell’EdC e a impegnarsi per il futuro.
Rigenerare le “ferite” dall’interno verso l’esterno
La comunione, in quanto facilitatrice della rigenerazione, smette di concentrarsi esclusivamente sulle povertà di un territorio e mette in risalto le ricchezze sociali, culturali e spirituali dello stesso. Per questo si è deciso di partire proprio da lì, entrando nel profondo di chi soffre quotidianamente per entrare in relazione e pensare insieme un’economia diversa. Sedici iniziative di tre paesi dell’America Latina hanno aperto le loro porte ai partecipanti all’evento per vivere la prima parte di questa celebrazione. Attraverso attività di gruppo, visite guidate, dinamiche partecipative e momenti di dialogo, ogni persona ha potuto ascoltare, accogliere la realtà dell’altro, toccarla, comprenderla, esprimerla e condividerla.
“Ho partecipato all’esperienza nei Centri Nuevo Sol, a Buenos Aires. Ciò che mi ha colpito di più non è stata la povertà e nemmeno l’abisso di disuguaglianze che esiste nelle periferie di Buenos Aires, ma la forza con cui l’amore tesse comunità in questa regione. Le sfide sono più difficili, per questo l’amore è più concreto, più attivo e più vicino”, ha raccontato Luz Villafañe, di Tucumán, in Argentina.


Il cammino dell’imprenditoria nell’Economia di Comunione
Dopo questa esperienza, i partecipanti si sono riuniti a Buenos Aires il 29 e 30 maggio e hanno preso parte a un forum tenutosi al Centro Culturale “Usina del Arte”.
Voci provenienti da diversi Paesi, culture e classi sociali, come imprenditori, startupper, leader comunitari e delle popolazioni indigene, si sono alternate sul palco mostrando la forza trasformatrice di questa vocazione. Esperienze di piccoli e grandi imprenditori, di coloro che si dedicano alla cura della terra attraverso i loro progetti, che vivono l’interculturalità come una ricchezza e compiono scelte di comunione per vocazione, come stile di vita.



Impegni per il futuro
Il momento culminante della celebrazione è stato un patto mondiale siglato da tutti i presenti, individualmente e collettivamente, per promuovere, nell’ambito dell’economia, una cultura che metta in primo piano le relazioni umane e miri a mettere in pratica approcci rigenerativi, capaci di creare comunione. In un collegamento globale tenutosi la mattina del 30, altre quasi 300 persone si sono unite alla sala di Buenos Aires, collegate da tutto il mondo per riaffermare solennemente il patto che unisce l’intera rete dell’Economia di Comunione.
L’EdC ha anche presentato due novità per celebrare il presente e guardare al futuro: una nuova identità visiva e una nuova applicazione per collegare persone, imprese e progetti a livello globale. Per scoprirla, visita https://www.globaledc.org/.
Questa grande comunità globale aspira a portare avanti la cultura dell’incontro, a impegnarsi per un’economia più giusta, a riconoscere il ruolo centrale delle persone in situazione di vulnerabilità e a contribuire alla costruzione di comunità più fraterne attraverso i legami. Perché, come molti hanno condiviso durante l’evento, “nessuno è così povero da non avere nulla da dare e nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere”.
Ana Tano (Buenos Aires)
Foto © Joaquin Masera – CSC Audiovisivi
Generosità verso i fratelli/sorelle
Imparare a perdonare
Alba Sgariglia è laureata in filosofia e licenziata in teologia. Dal 1975, anno precedente all’ ingresso in focolare, ha lavorato nel Centro studi dei Focolari, a fianco della fondatrice, Chiara Lubich.
In cosa consisteva il tuo lavoro nel Centro studi?
Andavo in biblioteca Firenze per fare le fotocopie di brani dei Padri greci, che poi a casa traducevamo per cercare, fra tante pagine e pagine, quelle piccole frasi che potevano servire a Chiara Lubich come conferma delle sue ispirazioni. Allora lavoravo con Marisa Cerini che mi diceva: per noi, costruire l’ut omnes significa entrare nel pensiero dei Padri greci e cercare di capire da lì quale è stata la luce del carisma che Chiara ha ricevuto. Negli anni successivi ho anche insegnato religione nei licei di Roma. Poi sono entrata nel governo dell’Opera per seguire l’aspetto culturale e successivamente nella Scuola Abbà, che Chiara ha fondato nel 1991 per studiare gli appunti del cosiddetto periodo del Paradiso ‘49. Infine, nel 2014 Maria Voce Emmaus allora Presidente del Movimento dei Focolari, mi ha affidato il Centro Chiara Lubich, istituito per custodire, studiare e promuovere la figura di Chiara.
Cosa rappresenta questo testo appena pubblicato?

Il Paradiso ‘49 è un testo che si pubblica postumo, perché scritto, curato e redatto da Chiara Lubich finché ha vissuto. Lei voleva descrivere l’esperienza mistica che aveva vissuto negli anni dal 1949 al 1951, corredandola di note per aiutarne la comprensione, in modo da consegnare al gruppo di studiosi della Scuola Abbà un testo fruibile, che potesse servire alla ricerca. Il testo contiene un’esperienza mistica che Chiara ha sempre detto che non poteva tenere per sé. Poi, sollecitata da tanti, ha capito che poteva essere un testo compreso e utilizzato anche da altri del Movimento.
Lei stessa, per esempio, nei primi anni del 2000 ha spiegato ai giovani del Movimento il cuore di questa sua esperienza. Infine, si è resa conto, un po’ alla volta, che l’esperienza riportata nel testo poteva essere partecipata anche a persone di altre religioni: negli anni abbiamo svolto simposi con indù, buddisti e musulmani, ai quali lei ha offerto alcuni brani del Paradiso’49. Abbiamo sperimentato il dialogo sul testo anche con persone senza un riferimento religioso, che hanno offerto riflessioni molto più profonde di quello che noi stessi avremmo potuto immaginare, sottolineando che è un testo di grande valore. Tanti fondatori di carismi hanno ricevuto questa possibilità di comprensione dell’opera che stavano portando avanti, attraverso le cosiddette “visioni intellettuali” in cui viene percepito con l’intelletto quello che Dio ti sta facendo intravedere.
Ma essendo un linguaggio mistico, non è difficile da capire per la gente normale?
Il linguaggio mistico è un genere letterario particolare, non è poesia, né teatro, né letteratura, né teologia. Per esempio, a volte si possono trovare difficoltà a livello teologico, perché il mistico cerca parole che non trova, cerca di esprimere l’inesprimibile: un esercizio difficile, tanto che Chiara stessa spesso, mentre rileggevamo questi brani, ci chiedeva: «Ma come ho potuto scrivere queste frasi? Cosa significano? Perché ho scritto questo?».
Ciò conferma che, in queste situazioni, i fondatori cercano di esprimere quello che “vedono” usando le categorie culturali e i concetti che hanno, a volte non adeguati. Per esempio, nel Paradiso ’49 si trovano riferimenti alla Divina Commedia perché Chiara la conosceva, oppure ai filosofi, per esempio Kant che lei aveva studiato. Anche la cornice esterna può influire: Chiara e le sue prime compagne hanno iniziato questa esperienza sulle montagne del Trentino, a Tonadico: è una natura che parla da sola con la sua bellezza. Anche questo la aiutava ad esprimere cose che percepiva per la prima volta nella sua vita.
Durante questi 18 anni dalla morte di Chiara avete pubblicato libri che possono chiarire il contesto dell’avventura del Paradiso del ’49…
Si è continuato ad approfondire il testo attraverso ambiti disciplinari diversi, con il metodo che Chiara ci aveva lasciato, cioè di vagliare le cose con “Gesù in mezzo a noi”. Penso che in questo volume si possano individuare tre valenze caratteristiche: la prima è una valenza didattica, perché insegna come vivere il carisma dell’unità, offre una chiave di lettura vitale; la seconda valenza si può definire artistico letteraria, perché il testo presenta molti generi letterari: diario, lettere, scritti, appunti; infine l’aspetto dottrinale, perché il testo ha senza dubbio un focus teologico. È infatti un’esperienza mistica che aiuta a capire da una parte le realtà del Cielo: Dio, la Trinità, il Verbo, Maria, la creazione, l’inferno, il paradiso; dall’altra, l’incarnazione del carisma in un’opera che sarebbe stata fondata negli anni successivi, cioè dopo gli anni ’49 – ’51. Ogni volta che si leggono questi testi di mistica, si comprendono cose nuove. È ciò che capita anche a me: ogni volta che leggo queste pagine capisco cose nuove, sia a livello intellettuale che spirituale.
Leggendo il testo, in certi passaggi Chiara sembra un po’ presuntuosa?
Bisogna capire perché Chiara dice quelle cose in quel modo. Diciamo che è come se Dio, per esprimere categorie non esprimibili attraverso una creatura umana, si identifichi in quella creatura, guardando le cose attraverso i suoi occhi. Per cui Chiara si trova a scrivere: io oggi sono la paternità universale. Ma lei stessa si chiede: cosa significa? In quel momento c’è un’identificazione di lei in quella realtà, per poterla esprimere. Nelle note a piè di pagina, lei stessa commenta ed esplicita questo suo stupore, e la gioia di vedere che altri fondatori avevano vissuto più o meno la stessa cosa.
Che consiglio di lettura daresti?
Direi: prenditi questo libro e leggilo quando e come vuoi, in qualunque momento. Puoi confrontarti con altri, o con un esperto, su qualche brano non chiaro o più complesso. Ma suggerisco di non lasciarsi condizionare, perché questo testo parla direttamente alla persona. Apriamolo a caso e leggiamo la pagina che ci capita. Capiremo quello che ci serve in quel momento, perché il testo, nonostante qualche difficoltà, prende nel profondo. È un’esperienza mistica, “partecipabile”, in certo modo. Questa è la novità, come Chiara stessa ci ha spiegato. Lei ha fatto sempre in modo che partecipassero tutti della sua esperienza e questo volume ce ne offre l’opportunità.
Giulio Meazzini
Intervista pubblicata originalmente su Città Nuova
Foto: © Francesco Frascella
Curarsi dei poveri
Vivere l’amore scambievole
A seguito della profonda esperienza condivisa con i giovani durante l‘Hackathon 2026, è in fase di avvio la seconda fase del programma “Un’umanità, un pianeta: leadership sinodale”. Si propone un percorso formativo di 6 mesi, in modalità virtuale, che combina approfondimento e dialogo a partire dai propri diversi percorsi, scambio di progetti ed esperienze, sviluppo di iniziative con impatto locale e proiezione globale.
È rivolto a persone tra i 18 e i 40 anni che abbiano esperienza nella rappresentanza politica, nella gestione pubblica, nei movimenti sociali, nei partiti politici e spazi di advocacy; che siano impegnati nella trasformazione sociale e politica o interessati a rafforzare le proprie capacità di dialogo, cooperazione e azione collettiva. Che siano disponibili a dare il loro contributo operativo e di pensiero durante tutto il programma.
Con una durata di 6 mesi, in modalità 100% online, totalmente gratuito con un impegno stimato di 3 ore settimanali, il programma si propone raggiungere quest’anno a 500 giovani.
“Viviamo un momento storico caratterizzato da profonde tensioni geopolitiche, crisi socio-ambientali, crescente frammentazione sociale e livelli di polarizzazione – dicono gli organizzatori nella presentazione -. Queste sfide ci interpellano: evidenziano i limiti dei modelli tradizionali di governance e l’urgenza di nuove forme di leadership in grado di generare dialogo e attivare processi di azione collettiva per promuovere obiettivi di pace e di unità. In questo contesto, abbiamo scelto uno stile di leadership sinodale: una leadership basata sull’ascolto, la partecipazione, la corresponsabilità e la costruzione di soluzioni condivise. Se credi che la politica possa essere uno spazio per rigenerare legami, promuovere il bene comune e prendersi cura dell’umanità e del pianeta, questo bando è per te. Ti invitiamo a far parte di uno spazio internazionale di formazione e co-creazione di iniziative politiche insieme ad altri giovani leader provenienti da diverse regioni del mondo, per ripensare la governance di fronte alle sfide attuali”.
Il termine ultimo per la candidatura è il venerdì 19 giugno 2026.
Per avere più informazione e candidarsi al programma, aprire il seguente PDF
A cura di Carlos Mana
Foto: © Joaquín Masera – CSC Audiovisivi
Camminare insieme
Ci accontentiamo di vivere in un mondo in cui domina “la legge del più forte”? Dove, per avere successo, bisogna schiacciare o sottomettere gli altri? Dove guardiamo l’altro con diffidenza e, per paura di perdere ciò che abbiamo, innalziamo barriere fisiche o invisibili? Ci rassegniamo a lasciar passare i giorni senza speranza, senza trovare un senso a ciò che viviamo? E ancora: è davvero questo vivere pienamente?
In un mondo complesso e incerto, abbiamo l’opportunità di essere portatori di un nuovo modo di concepire la vita. Ma per farlo, è necessario prima farne esperienza. Come?
Siamo nati, senza averlo chiesto, con capacità che ci sono state date: c’è chi ha facilità nel comunicare, chi possiede una sensibilità artistica e creativa; tutti disponiamo di una certa intelligenza, e può darsi che la vita ci abbia offerto opportunità uniche per svilupparci. La domanda è: che cosa ne facciamo di tutto questo? Abbiamo due possibilità: usare queste capacità solo per il nostro beneficio personale, godendo di ciò che ci offrono, oppure metterle al servizio degli altri e condividerle.
Forse la seconda opzione non ci garantirà un guadagno economico immediato — che oggi sembra essere il principale motore del mondo —, ma senza dubbio ci permetterà di contribuire a costruire una realtà diversa: un mondo in cui la competizione non sia un fine in sé, ma un mezzo per migliorare e crescere insieme.
Non si tratta di una realtà imposta, ma di un processo che inizia nelle relazioni quotidiane e nelle scelte che ciascuno compie quando decide di agire. Le persone che vivono così dimostrano, con i fatti, che il cambiamento è possibile. Ovunque agiscano, rendono visibile un nuovo paradigma e mostrano che questo cambiamento è vicino.
Con umiltà condividiamo ciò che siamo e ciò che abbiamo; accompagniamo e offriamo affetto a chi ha bisogno del nostro calore e della nostra vicinanza, alleviando le sofferenze quando necessario; viviamo insieme quei valori che possono essere motore di cambiamento per una società fondata sulla giustizia, sul rispetto, sulla pace e sulla dignità di tutte le persone; una società in cui si promuovono il perdono, la riconciliazione e si cerca il bene di tutti.
Insieme avremo più forza e maggiore credibilità, soprattutto se perseveriamo nelle nostre scelte. Che il nostro agire non cerchi riconoscimento né si basi sul calcolo o sull’interesse. La trasformazione è lenta, a volte impercettibile, ma se saremo costanti, il cambiamento avverrà, crescerà e si consoliderà. Il futuro comincia a farsi presente.
L’IDEA DEL MESE è attualmente prodotta dal “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2014 in Uruguay per condividere con gli amici non credenti i valori della Parola di Vita, cioè la frase della Scrittura che i membri del Movimento si impegnano a mettere in atto nella vita quotidiana. Attualmente L’IDEA DEL MESE viene tradotta in 12 lingue e distribuita in più di 25 paesi, con adattamenti del testo alle diverse sensibilità culturali. dialogue4unity.focolare.org
Foto: 小鱼 余 en Pixabay
In questo capitolo del Vangelo di Matteo, gli apostoli sono stati appena scelti da Gesù, che li chiama per nome, conferendo loro poteri speciali sugli spiriti impuri per scacciarli e il dono di guarire ogni malattia e infermità. Gesù dà loro istruzioni su dove e come svolgere la loro missione iniziale. Il messaggio che devono annunciare è chiaro: «Il regno dei cieli è vicino»[1].
L’indicazione di proclamare “strada facendo” il messaggio affidato sottolinea, da una parte, che il vero discepolo è innanzitutto un predicatore della prossimità, ma dall’altra parte che il loro modo stesso di camminare insieme deve essere annuncio. Infatti, nel Vangelo di Giovanni, in seguito alla consegna del comandamento nuovo, Gesù afferma: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri»[2].
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.
[…] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Il “regno dei cieli” è il cuore dell’annuncio di Gesù. L’espressione affine “regno di Dio” è usata nell’Antico Testamento per indicare la signoria, il governo e l’azione salvifica di Dio sulla storia umana. Lui è il sovrano del mondo e soprattutto del popolo di Israele, in attesa di un discendente del re Davide che ristabilisse il ruolo di Israele tra le genti. Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso viene presentato come discendente di Davide e quindi re. A differenza di un regno temporale, il “regno dei cieli” è un regno di pace e di giustizia, in cui ci si cura dei poveri, in cui vigono il perdono e la riconciliazione e che porterà vita e luce a tutte le nazioni. Si tratta di un regno che è già cominciato nel mondo e nel cuore delle persone ma che verrà realizzato completamente al ritorno di Gesù.
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.
[…] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Gesù annuncia che il regno è temporalmente vicino, imminente. Dalle parabole, come quella del granello di senape o del lievito che fa crescere tutta la massa, si capisce che esso opera in modi misteriosi e umili ma tenaci e nel corso del tempo. “Vicino” ha anche un senso spaziale. Quando i discepoli, che portano la presenza dello spirito di Gesù si avvicinano camminando, si avvicina il regno di Dio e allorché, nel Vangelo di Marco, Gesù dice allo scriba:
«Non sei lontano dal regno di Dio»[3], è probabile che intendesse dire non solo “Hai cominciato a capire” ma anche “Non sei lontano da me”.
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.
[…] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
“Gratuitamente” traduce un termine che nell’originale greco significa “in dono”. Ciò evidenzia che quanto gli apostoli hanno ricevuto non è stato dato loro perché se lo meritano. La fonte è la generosità di Dio e il fatto che sono stati scelti per una missione particolare.
Scrive Chiara Lubich: «Il regno di Dio va dunque accolto. È un dono che Dio ti fa. Non c’è infatti nessuno sforzo umano, nessun tentativo ascetico, nessuno studio o ricerca intellettuale, che ti possano far entrare nel regno di Dio. È Dio stesso che ti viene incontro, che si rivela con la sua luce o ti tocca con la sua grazia. E non c’è nessun merito che tu possa vantare o su cui tu ti possa appoggiare per aver diritto ad un tale dono di Dio. Il regno ti viene offerto gratuitamente»[4]. In questa accoglienza siamo chiamati, anche oggi, a continuare il compito affidato da Gesù agli apostoli, di proclamare con la parola e con i fatti, la vicinanza del regno, di annunciare insieme, ad ogni essere umano un messaggio di speranza: in questo mondo così travagliato e incerto, Dio lo ama immensamente, Dio ci ama tutti immensamente.
A cura di Augusto Parody Reyes e del team della Parola di Vita
[1] Mt 10,7.
[2] Gv 13, 35.
[3] Mc 12,34.
[4] Cfr. C. Lubich Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, pp. 152-153.
Foto © Birgit Lutzer-Pixabay
Testimoniare la prossimità
L’amore unisce
Rivolgersi a Dio
Sobrietà
Sono 500 le persone, arrivate da 43 Paesi, in rappresentanza di tutti i Continenti, in alcuni luoghi dell’America Latina, per vivere un importante evento dedicato all’Economia di Comunione, a 35 anni dalla sua nascita. Questo “percorso di rigenerazione”, come è stato definito, è iniziato il 25 maggio 2026 ed è un po’ come un “viaggio” dell’Economia di Comunione attraverso varie zone che si concluderà il 29 e il 30 maggio a Buenos Aires (Argentina). La prima tappa prevede infatti l’immersione dei partecipanti in diversi progetti sociali presenti nel Cono Sud e la parola chiave di questa esperienza è “incontro”: incontro tra mondi, vite, situazioni e ricchezze diverse. Un “ritrovarsi” che genera relazioni, comunità.

“L ‘Economia di Comunione si vive mettendo insieme persone di diversi settori, imprenditori con accademici, con coloro che vivono situazioni di povertà o di vulnerabilità, con le popolazioni indigene – spiega Isaías Hernando, spagnolo, della commissione internazionale dell’Economia di Comunione -. In qualche modo si vuol dare un’anticipazione di ciò che potrà davvero essere un’economia diversa. Ed è proprio questo lo spirito della prima fase dell’evento: non si tratta solo di visitare luoghi simbolo, ma di entrare in realtà dove questa esperienza è già visibile. Non solo mostrarla, ma creare un dialogo e un incontro profondo tra persone di culture diverse e chi vive situazioni di fragilità. Un’esperienza che mette in evidenza la vocazione dell’Economia di Comunione a costruire comunità fraterne”.

Perché si parla di “rigenerazione”? Anouk Grevin, francese, coordinatrice della Commissione Internazionale dell’Economia di Comunione spiega: “l’idea di rigenerazione nasce dal desiderio di prenderci cura delle ferite dell’economia, della nostra terra. Ma le ferite si rigenerano dal di dentro, cioè la pelle si ricostruisce intorno alla ferita stessa. Certo, si può ricevere aiuto dall’esterno, ma tutto nasce da lì. Questo il significato che volevamo esprimere pensando al processo di rigenerazione”.
Un progetto che vede protagonisti coloro che abitano il luogo stesso delle ferite, che vivono dentro importanti le piaghe. “E’ un percorso – aggiunge, nel quale tutti noi ci siamo riconosciuti, in questa comunità fraterna e globale. Noi non portiamo risposte, non portiamo risorse, portiamo un’esperienza di comunione che in sé vuole essere generativa”.
Una caratteristica dell’Economia di Comunione è che esige il concorso di tutti gli attori, insieme: imprenditori, studiosi, semplici cittadini, dipendenti, microimprenditori, persone in situazioni difficili. E afferma ancora Grevin “non è solo un progetto imprenditoriale o un modello aziendale, ma una comunità di persone che costruiscono insieme un’economia nuova, proprio nei luoghi che spesso non vengono associati all’economia dominante, e che invece stanno già generando qualcosa di nuovo”.
I lavori sono in corso. La varietà di esperienze da quando è nata l’Economia di Comunione, sono molte e i giorni a Buenos Aires si spera apriranno nuove prospettive, come augura Hernando: “Credo che l’intuizione che Chiara Lubich ebbe nel 1991, quando lanciò in Brasile l’Economia di Comunione, avesse un forte carattere profetico, nel senso che vivere questa esperienza, renderla realtà, significa in qualche modo anticipare il futuro. E in tal senso, penso che in questo momento storico, ciò che l’Economia di Comunione è chiamata a mettere in evidenza sia proprio quella profezia, ma resa in qualche modo realtà, incarnata su piccola scala”.
A cura di Carlos Mana
Foto: Gentileza di EdC
I LAVORI NEI DIVERSI PROGETTI SOCIALI










Tutti abbiamo bisogno di essere perdonati
Ci sono luoghi che non si limitano ad accogliere persone. Li mettono in relazione, generando connessioni autentiche, fiducia, comunità. È da qui che nasce la “bellezza sociale”: dalla qualità degli incontri che sappiamo costruire. “Generare bellezza sociale” è stato il titolo degli eventi legati ai 40 anni del Centro Mariapoli Chiara Lubich di Trento (Italia). Non una celebrazione, ma un cantiere vivo, aperto e partecipato.
Questa visione ha trovato espressione in 4 sfide, in quattro eventi aperti alla città ed al territorio.
Un workshop su due giorni con Gen Verde Perfoming Group, un laboratorio artistico con una trentina di giovani dai 14 ai 20 anni, un’esperienza concreta di comunità espressa attraverso musica e performance. Un evento coinvolgente, vivace, colorato dove i giovani hanno potuto sperimentare insieme alle artiste come le arti performative possano diventare terreno per imparare il lavoro di squadra, la creatività, l’ascolto.



Nelle foto: il Gen Verde; il convegno promosso da New Humanity nel programma del Festiva dell’Economia (foto: © Paolo Crepaz)
Un convegno, promosso da New Humanity, NGO dei Focolari, inserito nel programma del Festival dell’Economia dal titolo “Le realtà negate: fra cronaca e opinione, per linguaggi disarmati e disarmanti”. Cinque esperti del mondo della comunicazione in dialogo sui temi più complessi del nostro tempo e sulla loro narrazione (l’evento è disponibile in italiano sul sito www.festivaleconomia2026.it/)
Un Open day in cui il Centro Mariapoli si è aperto alla città, non solo come luogo fisico, ma come esperienza di incontro. Una giornata di accoglienza e confronto con le realtà civili e religiose del territorio. In apertura una sapiente lettura della realtà delle nostre città dal titolo “Generare bellezza per tutti” offerta da Elena Granata, Docente di Urbanistica al Politecnico di Milano (Italia) e vice presidente della Scuola di Economia Civile.
A seguire una tavola rotonda con preziosi ed interessanti contributi di varie realtà civili ed ecclesiali del territorio alla costruzione di una città ed una comunità più unita e più ricca nella diversità. Accanto al sindaco di Trento, Franco Ianeselli, ad Annalisa Pasini, delegata Area Testimonianza e Impegno Sociale della Diocesi di Trento, a Sara Alouani, giornalista de Il T Quotidiano, ed a Claudio Bassetti Presidente CNCA – Coordinamento nazionale comunità accoglienti del Trentino – Alto Adige, ha offerto il suo contributo Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari che ha voluto aprire il suo nuovo mandato ripartendo proprio da Trento, la città di Chiara Lubich. “Da qui – ha detto – guardiamo al futuro. Trento per posizione, storia e sensibilità è chiamata al dialogo, non può rinunciare alla sua vocazione. Trento ancora oggi può parlare al mondo vivendo una fraternità che diventa cultura, stile e prassi”. Stand ed esperienze in vari luoghi del Centro Mariapoli hanno fatto da contorno alla giornata.


Foto: © Domenico Salmaso
Nel pomeriggio e alla sera la scena è stata presa dalla travolgente forza artistica del Gen Verde Perfoming Group.
Più di 1.000 le persone che hanno partecipato agli eventi del 40esimo: per tutti un’occasione per rimettere al centro il valore delle relazioni, della “prossimità”, un dialogo non finalizzato a se stesso, come ha sottolineato Margaret Karram, ma “alla costruzione della fraternità universale, non un optional, ma una necessità: è partecipazione alla vita dell’altro.”
Paolo Crepaz
VIDEO IN ITALIANO
Oggi sono attento/a alle necessità di chi è accanto
Una mattinata che entra nella storia della Chiesa. Il 25 maggio 2026 nell’aula del Sinodo in Vaticano, Papa Leone XIV presenta la sua prima enciclica Magnifica Humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Non era mai accaduto che un Papa fosse presente nell’Aula in cui viene presentato al pubblico un suo documento magisteriale.
L’enciclica porta la firma in data 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Lettera enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII che seppe riconoscere nelle trasformazioni industriali del suo tempo una questione profondamente umana e sociale. Questa enciclica difende la persona umana nel tempo odierno dell’Intelligenza Artificiale (IA) e richiede nuove urgenti riflessioni sul ruolo e sul futuro del progresso tecnologico.
Dopo i vari interventi di esperti e teologi, prende parola il Pontefice e si sofferma sulla “gravità del momento” che si vive e che provoca preoccupazione nella Chiesa chiamata a “decifrare le cose nuove alla luce del Vangelo e della dignità dell’uomo”. Spiega come sia nata “dall’ascolto” di scienziati e ingegneri che “lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; l’ascolto di leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con perseveranza regole giuste; l’ascolto di genitori e insegnanti profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni”. E usa parole forti: “L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata. La parola è forte, lo so – ammette Leone -, ma è stata scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare vie da seguire per l’umanità”.
Il Pontefice ricorda che da tempo “la Chiesa si impegna a favore del disarmo nucleare, quale servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana”. Così anche “l’Intelligenza Artificiale richiede oggi di essere disarmata, perché come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. (…) Le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”. “Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio. Disarmare, tuttavia, non basta. Dobbiamo costruire”. Insieme.

L’enciclica
“Magnifica Humanitas è il culmine di un viaggio di lavoro della Santa Sede cominciato dieci anni fa” ha affermato Mons. Paul Desmond Tighe, segretario del Dicastero per la cultura e l’educazione nel briefing con i giornalisti in Sala Stampa. Nel 2016 un sacerdote francese ha iniziato ad approfondire alcuni temi su comunicazione e tecnologia. “A San Francisco (Usa) ha incontrato alcuni esperti che volevano informare la Santa Sede sugli sviluppi tecnologici che avrebbero potuto influenzare il futuro del mondo – continua Tighe -. Per questi scienziati era importante avere il parere di alcuni saggi, così hanno chiesto collaborazione alla Santa Sede” ed è nata una sinergia basata sull’ascolto reciproco.
Gli fa eco Christopher Olah, Co-fondatore di Anthropic (Usa), una delle principali aziende di intelligenza artificiale al mondo, intervenuto alla presentazione in Vaticano: “Abbiamo bisogno che una parte sempre maggiore del mondo – le comunità religiose, la società civile gli studiosi, i governi – facciano ciò che Sua Santità ha fatto qui: prendere seriamente tutto questo, osservare attentamente gli eventi nel loro sviluppo e contribuire a che prendano una direzione migliore. Oggi è solo l’inizio dell’avvio della lunga collaborazione fra noi, che stiamo costruendo questa tecnologia e coloro che riescono a vedere ciò che noi non possiamo vedere dall’interno”.
Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica Humanitas parte da una tesi: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”, né “di per sé un male”. Il Pontefice afferma che “le ingiustizie non nascono solo da scelte sbagliate dei singoli, ma anche da strutture, meccanismi, assetti economici e culturali che producono disuguaglianza”. Ciò vale anche nell’ambito delle nuove tecnologie.
La preoccupazione di Leone riguarda il potere che quando si concentra in poche mani, “tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico”, portando con sé il rischio di uno sviluppo distorto “che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze”. E in questo caso lo sguardo è rivolto a chi ha il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati digitali.
Papa Leone XIV ribadisce ancora una volta che non esiste una “guerra giusta”. Chiede che l’uso dell’Intelligenza Artificiale in campo bellico sia sottoposto ai più rigorosi vincoli etici perché “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”.
Occorre “una politica che non abdichi al proprio compito”. La verità va declinata in “ecologia della comunicazione” contro le notizie false. Il Papa indica alcuni strumenti: trasparenza nelle logiche di selezione dei contenuti, tutela dei dati personali, un giornalismo serio basato su argomentazione e verifica, una nuova consapevolezza nell’uso “corretto e critico” dell’IA, l’integrazione dei saperi.
A conclusione della lettera, il Pontefice invita i fedeli ad abitare le nuove tecnologie alla luce del Vangelo, seguendo “un itinerario di vita cristiana sobrio ed esigente”, affinché anche nel tempo dell’IA tutti possano testimoniare “la bellezza di una magnifica umanità abitata da Dio”.
Lorenzo Russo
Foto: © Vatican Media
Clicca qui per il testo completo dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV
Un’aula piena, attenta, quasi sospesa. Così si presentava venerdì 22 maggio l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense (Roma, Italia), dove è stato presentato per la prima volta al pubblico il volume Paradiso ’49 di Chiara Lubich.
Non era una semplice presentazione editoriale. L’impressione diffusa – raccolta anche nei corridoi e nei commenti tra il pubblico – era quella di trovarsi davanti a un momento storico: per la prima volta, un testo finora poco accessibile viene consegnato apertamente al dibattito ecclesiale e culturale, in un’aula gremita in ogni posto.
Ad accogliere i presenti, Anna Maria Rossi, intervenuta a nome del Centro Chiara Lubich – promotore della collana delle Opere di Chiara Lubich – ha subito chiarito il senso dell’evento, ricordando il lungo lavoro editoriale che ha portato alla pubblicazione del volume. «Non è un testo isolato – ha spiegato – ma parte di un percorso più ampio, che racconta il sorgere di un carisma nella Chiesa».

A introdurre i contenuti sono stati relatori di diversa provenienza ecclesiale e accademica. Alessandro Clemenzia, preside della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e studioso della spiritualità di Chiara Lubich, ha offerto una chiave di lettura incisiva: «Non si tratta di capire cosa Chiara abbia scritto, ma cosa Dio voglia dire di sé attraverso questa esperienza». Una prospettiva che ha aiutato a cogliere la profondità del testo senza ridurlo a semplice documento.
Stefan Tobler, svizzero, teologo evangelico e anch’egli coinvolto nella riflessione sul Carisma dell’Unità, ha portato l’attenzione sulla figura dell’autrice: una donna che, attraverso queste pagine, «dona il più intimo del suo rapporto con Dio», esponendosi con autenticità.
Molto atteso l’intervento di Angela Ales Bello, filosofa e studiosa di fenomenologia, unica relatrice esterna al Movimento dei Focolari. Con chiarezza ha sottolineato che la mistica non è qualcosa di “strano” o esoterico, ma «una illuminazione della realtà vissuta nella fede». E ha evidenziato un tratto originale del Paradiso ’49: un’esperienza che coinvolge non solo la persona, ma anche la comunità, quasi un “noi” che diventa soggetto.
Da remoto è intervenuto Brendan Leahy, vescovo di Limerick (Irlanda) e – come Clemenzia e Tobler – anch’egli membro del centro di studi interdisciplinare del Movimento dei Focolari, Scuola Abbà, e ha evidenziato la portata ecclesiale del testo. Il Paradiso ’49, ha affermato, non è un trattato sistematico, ma può «ispirare nuove prospettive» e aiutare a comprendere la Chiesa come comunione viva e relazionale.


Durante tutto l’incontro si è percepita, accanto all’entusiasmo, anche una certa cautela: come accogliere un testo così intenso senza semplificarlo o fraintenderlo? La risposta è emersa più volte, quasi come un filo conduttore: il Paradiso ’49 non si può capire solo leggendo, ma lasciandosi coinvolgere.
Forse è proprio questo il senso più profondo della giornata. Con questa pubblicazione, il Movimento dei Focolari compie un passo di apertura: ciò che è nato come esperienza vissuta viene ora offerto a tutti. Non come un oggetto da analizzare, ma come una proposta di vita.
Joachim Schwind
Publicato originalmente su Citta Nuova
Foto: © Carlos Mana-CSC audiovisivi
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Pace!