26 Feb 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale
Sono 17 gli obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030, contenuti nell’Agenda approvata dai 193 Stati membri delle Nazioni Unite. Il secondo, “Zero Hunger”, al centro di un accordo siglato già nel 2012 durante una Conferenza delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro, punta a liberare il mondo dalla fame. I ragazzi e i giovani del Movimento dei Focolari hanno deciso di scendere in campo accanto alla FAO, in risposta ad una richiesta di collaborazione inviata dall’agenzia dell’ONU per sensibilizzare sull’argomento la generazione che, ci si auspica, potrà vedere sconfitta la fame nel mondo.Da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento. Lo scrive il recente Rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo (2017). Nel 2016 circa 815 milioni di persone (38 milioni di persone in più rispetto all’anno precedente), vale a dire l’11% della popolazione mondiale, non è stata sufficientemente nutrita. Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza.
Contemporaneamente, per mancanza di alimenti sani, 600 milioni di persone (di cui 41 milioni di bambini) soffrono di obesità, altra faccia della malnutrizione. Il Rapporto identifica nei conflitt, causa principale delle migrazioni, e negli shock legati al clima alcuni dei fattori chiave del riacutizzarsi della fame e delle molte forme di malnutrizione. Liberare il mondo dalla fame richiede scelte e misure urgenti da attuare a tutti i livelli della società, dalla gestione delle risorse naturali alla promozione di stili di vita sostenibili, dai consumi al cambiamento di rotta delle politiche internazionali. Ma prima di tutto, richiede una forte sensibilizzazione e un cambiamento nei rapporti personali. È questo il messaggio che dalla fine dello scorso anno i Ragazzi per l’Unità e i Giovani per un Mondo Unito dei Focolari stanno diffondendo, con la proposta di alcune azioni da percorrere a livello planetario. Tra queste: la necessità di studiare e di prendere coscienza delle radici e cause del problema; di osservare e monitorare la situazione nella propria città e coinvolgere il maggior numero di ragazzi, giovani e associazioni. E ancora: di comunicare e mettere in rete, attraverso i social, con foto e video, le proprie esperienze e gli impegni presi a favore dei più poveri, nella propria regione o città, per uno stile di vita sobrio, per il dialogo per la pace, l’ecologia, l’accoglienza ai migranti, con un’attenzione verso il locale e insieme una sensibilità globale. E infine la proposta di celebrare, con iniziative diffuse, la giornata mondiale dedicata dalle Nazioni Unite al tema dell’alimentazione (16 ottobre).
#ZeroHunger è ora anche una rubrica fissa di Teens, la rivista per adolescenti pubblicata da Città Nuova (in collaborazione con AFN Onlus, AMU onlus, New Humanity), che nel prossimo numero di marzo-aprile 2018 sarà interamente dedicata a questo argomento. «Che emozione per la nostra delegazione – scrivono i ragazzi della redazione – entrare nella sede della FAO di Roma. Cominciamo subito affinché la nostra sia davvero la prima #GenerazioneFameZero. Teens seguirà questa appassionante azione mondiale». Il calendario di queste azioni prevede, nel mese di aprile, la pubblicazione sui social della Carta d’Impegno dei Ragazzi per l’Unità, redatta da ragazzi di 11 paesi del mondo, sulle modalità per operare concretamente nei diversi contesti per sconfiggere la fame. A maggio, le tradizionali manifestazioni “Settimana Mondo Unito” e “Run4Unity” quest’anno saranno interamente dedicate al tema. A giugno, un gruppo di 600 bambine e ragazze (9-12 anni), partecipanti ad un congresso internazionale del Movimento dei Focolari, saranno ospiti della FAO per una mattinata di condivisione sui temi dell’obiettivo. Infine, nel mese di luglio, all’interno del programma “United World Project” del Genfest 2018 si terrà un Forum sul tema #GenerazioneFameZero con la partecipazione di un rappresentante della FAO. Chiara Favotti (altro…)
26 Feb 2018 | Parola di Vita
Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza. Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto. La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili. “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”. Anche a noi capita di dover fare scelte decisive per la nostra vita, che impegnano la coscienza e tutta la nostra persona; a volte abbiamo tante possibili strade davanti a noi e siamo incerti su quale sia la migliore, altre volte ci sembra di non averne nessuna …. Cercare una via per andare avanti è profondamente umano, e a volte abbiamo bisogno di chiedere aiuto a chi consideriamo amico. La fede cristiana ci fa entrare nell’amicizia con Dio: Egli è il Padre che ci conosce intimamente e ama accompagnarci nel nostro cammino. Egli ogni giorno invita ciascuno di noi ad entrare liberamente in un’avventura, avendo come bussola l’amore disinteressato verso Lui e tutti i suoi figli. Le strade, i sentieri sono anche occasioni di incontro con altri viaggiatori, di scoperta di nuove mete da condividere. Il cristiano non è mai una persona isolata, ma fa parte di un popolo in cammino verso il disegno di Dio Padre sull’umanità, che Gesù ci ha rivelato, con le sue parole e tutta la sua vita: la fraternità universale, la civiltà dell’amore. “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”. E le vie del Signore sono audaci, a volte sembrano al limite delle nostre possibilità, come i ponti di corda gettati tra le pareti delle rocce. Esse sfidano abitudini egoistiche, pregiudizi, falsa umiltà e ci aprono orizzonti di dialogo, incontro, impegno per il bene comune. Soprattutto ci richiedono un amore sempre nuovo, stabilito sulla roccia dell’amore e della fedeltà di Dio per noi, capace di arrivare fino al perdono. Esso è la condizione irrinunciabile per costruire relazioni di giustizia e di pace tra le persone e tra i popoli. Anche la testimonianza di un gesto d’amore semplice, ma autentico, può illuminare la strada nel cuore degli altri. In Nigeria, durante un incontro in cui giovani e adulti potevano condividere le esperienze personali di amore evangelico, Maya, una bambina, ha raccontato: “Ieri, mentre stavamo giocando, un bambino mi ha spinta e sono caduta. Mi ha detto “scusa” e l’ho perdonato”. Queste parole hanno aperto il cuore di un uomo il cui padre era stato ucciso da Boko Haram: “Ho guardato Maya. Se lei, che è una bambina, può perdonare significa che anche io posso fare altrettanto”. “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”. Se vogliamo affidarci ad una guida sicura nel nostro cammino, ricordiamo che proprio Gesù ha detto di sé: “Io sono la Via …”(Gv 14,6). Rivolgendosi ai giovani riuniti a Santiago di Compostela, per la Giornata mondiale della gioventù del 1989, Chiara Lubich li ha incoraggiati con queste parole: “[…] Definendo se stesso come “la Via”, ha voluto dire che dobbiamo camminare come ha camminato lui […]. Si può dire che la via percorsa da Gesù ha un nome: amore […] L’amore che Gesù ha vissuto ed ha portato è un amore speciale ed unico. […] E’ l’amore stesso che arde in Dio. […] Ma amare chi? Amare Dio certamente è il primo nostro dovere. Poi: amare ogni prossimo. […] Dal mattino alla sera, ogni rapporto con gli altri va vissuto con quest’amore. In casa, all’università, al lavoro, nei campi sportivi, in vacanza, in chiesa, per strada, dobbiamo cogliere le varie occasioni per amare gli altri come noi stessi, vedendo Gesù in loro, non trascurando nessuno, anzi amando tutti per primi. […] Entrare più profondamente possibile nell’animo dell’altro; capire veramente i suoi problemi, le sue esigenze, i suoi guai e anche le sue gioie, per poter condividere con lui ogni cosa. […] Farsi, in certo modo, l’altro. Come Gesù che, Dio, si è fatto, per amore, uomo come noi. Così il prossimo si sente compreso e sollevato, perché c’è chi porta con lui i suoi pesi, le sue pene e condivide le sue piccole felicità. “Vivere l’altro”, “vivere gli altri”: questo è un grande ideale, questo è superlativo […]”. Letizia Magri (altro…)
25 Feb 2018 | Focolari nel Mondo
Affacciata sul Mediterraneo, a sud-est dallo Stretto di Gibilterra ‒ ponte tra due continenti ed ex ‘fine del mondo’ ‒ sorge la città di Ceuta. Per la posizione strategica su un tratto di costa privilegiato nell’Africa del Nord la città da decenni è identificata dai migranti come possibile porta d’accesso all’Europa. Ogni giorno uomini, donne e bambini provenienti dai più svariati Paesi africani, in fuga da guerre, povertà e persecuzioni d’ogni tipo, attraversano interi Stati per provare a varcare la soglia sbarrata prossima alla città, in alternativa all’ancor più pericoloso viaggio per mare. Proprio in questo lembo di terra, che dal 1851 fa parte della Diocesi di Cadice (Spagna), ci si prepara ai grandi festeggiamenti per i 600 anni dell’arrivo di quella che da allora è chiamata “Vergine dell’Africa”, un blocco unico di legno che rappresenta la Madonna seduta con il corpo di Cristo morto tra le braccia. Dal 1949, per volere di Papa Pio XII, la Vergine è la patrona della città. (altro…)
24 Feb 2018 | Spiritualità

“Madonna della bella-accoglienza” © Centro Ave Ceramica
«In un anno dedicato a Maria noi dovremmo trovare il modo di onorare la madre di Dio. E quello migliore. Ma c’è maniera e maniera di onorarla. Lo si può fare parlandone, lodandola, pregandola, visitandola nelle chiese a lei dedicate; dipingendola, scolpendola, innalzandole inni, adornando le sue effigi di fiori… Ci sono tanti modi di imitare Maria. Ma ce n’è uno che supera tutti: è quello di imitarla, di comportarsi come altra lei sulla terra. Credo che sia quello a lei più gradito, perché le dà la possibilità di ritornare in certo modo sulla terra. Noi, senza escludere tutte le altre possibilità che abbiamo di onorare Maria, dobbiamo puntare su questa. Imitarla. Ma come imitarla? Cosa imitare di lei? Imitarla in ciò che è essenziale. Ella è Madre, madre di Gesù e spiritualmente madre nostra: Gesù ce l’ha data come tale sulla croce nella persona di Giovanni. Dobbiamo essere un’altra lei come madre. Dobbiamo in pratica formulare questo proposito: durante l’Anno Mariano mi comporterò verso tutti i prossimi che avvicinerò, o per i quali lavorerò, come fossi madre loro. Così facendo costateremo in noi una conversione, una rivoluzione. E non solo perché a volte ci troveremo a fare da madre magari a nostra madre o a nostro padre, ma perché assumeremo un atteggiamento particolare, specifico. Una madre accoglie sempre, aiuta sempre, spera sempre, copre tutto. Una madre perdona ogni cosa di suo figlio, fosse anche un delinquente, un terrorista. L’amore di una madre infatti è molto simile alla carità di Cristo di cui parla Paolo. Se noi avremo il cuore di una madre o, più precisamente, se ci proporremo di avere il cuore della Madre per eccellenza: Maria, saremo sempre pronti ad amare gli altri in tutte le circostanze e a tener vivo perciò il Risorto in noi. Ma faremo anche tutta quella parte che è richiesta a noi per mantenere presente Gesù, il Risorto, in mezzo a noi. Se avremo il cuore di questa Madre, ameremo tutti e non solo i membri della nostra Chiesa, ma anche quelli delle altre. Non solo i cristiani, ma anche i musulmani, i buddisti, gli induisti, ecc. Anche gli uomini di buona volontà. Anche ogni uomo che abita sulla terra: perché la maternità di Maria è universale (Cf. LG 79), come è stata universale la Redenzione. Anche se lei non è a volte riamata, ama sempre, ama tutti. Ecco dunque il nostro proposito: vivere come Maria, come fossimo madri di tutti». Da CHIARA LUBICH – Cercando le cose di lassù – Città Nuova 1992 pp 40-41-42 (altro…)
23 Feb 2018 | Focolari nel Mondo
Domenica 25 febbraio, presso l’Auditorium del Centro internazionale di Loppiano (Firenze), alla presenza di rappresentanti del mondo scientifico e autorità civili, verrà consegnato il “Premio Renata Borlone” al prof. Suleiman Baraka, originario di Gaza, astronomo di fama internazionale. Giunto alla IV edizione, il Premio, istituito dall’omonima Associazione culturale, in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia, nasce per onorare la memoria di Renata Borlone (1930-1990), per oltre vent’anni corresponsabile della cittadella di Loppiano ed ora Serva di Dio. Ricca di valori umani e spirituali, Renata nutriva una particolare passione per la scienza, intesa come strumento privilegiato per la costruzione dell’unità della famiglia umana. Il Comitato scientifico del Premio ha conferito il riconoscimento al prof. Baraka per “la sua ricerca scientifica attenta ai valori umani e alla pace”. «Questo premio in onore di Renata Borlone che molto ha operato a favore della società – ha detto il premiato – per me è un’ulteriore spinta e incoraggiamento a mettere la scienza e la sua bellezza al servizio dell’umanità, della pace fra i popoli e permettere alle giovani generazioni di aprirsi alla speranza malgrado le difficoltà e ostacoli in cui si possono trovare». Leggi anche: Terrasanta.net (altro…)
23 Feb 2018 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità

Chiara Favotti
Quello del 1990 è stato per tutti il “Genfest del muro”. O meglio, del crollo del muro. Soltanto pochi mesi prima un fatto di portata storica aveva cominciato a cambiare il volto dell’Europa e del mondo. Durante una indimenticabile notte, dopo settimane di disordine pubblico e i primi spiragli di apertura tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest, molti cittadini di Berlino Est si erano arrampicati sul muro che da 28 anni li divideva dall’Ovest e avevano cominciato ad aprire delle brecce a colpi di piccone. Quel muro era solo un tratto di una linea spartiacque fra Est e Ovest lunga 6.500 chilometri, che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale spaccava in due il continente, dalla Finlandia, sul Baltico, fino a Trieste, sull’Adriatico. Muro non solo materiale, fatto di torrette, sbarramenti di filo spinato, cani poliziotto, radar infrarossi, ma anche mentale, economico e culturale. Sono nata a Trieste, città italiana del Nordest, dove tutto parla di “con-fine”, di convivenza con il limite. Già solo arrivarci significa fare l’esperienza del limite netto tra terra e mare, con lo spettacolo meraviglioso della costa rocciosa che si tuffa a strapiombo. La bellezza di questa città si rivela all’improvviso, dietro una curva. Dal limite “fisico” a quello “politico”, sull’altipiano che la circonda, passano pochi chilometri. A cinque minuti in macchina da casa mia il confine di Stato con la Slovenia, oggi sempre aperto, fino al 2007, data d’ingresso della Slovenia nell’area Schengen, era uno sbarramento presidiato dai militari dentro una garitta. Nella vicina città di Gorizia, un muro simile a quello di Berlino, ma più piccolo, in calcestruzzo, tagliava la città in due. Sono cresciuta con questa idea di “separazione”: italiani da una parte, sloveni e croati (minoranza anche a Trieste) dall’altra. Ricordo isole culturali, scuole e teatri rigorosamente italiani o sloveni, come arcipelaghi che raramente entravano in comunicazione. Ricordo la lingua incomprensibile di altri studenti in autobus, verso scuola. Ricordo i pullman targati Slovenia o Croazia che entravano in città e si dirigevano sicuri verso i negozi attigui alla Stazione per fare incetta di tutti i prodotti che “di là” non arrivavano, le donne che indossavano molteplici strati di gonne e pantaloni, fino a sembrare enormi, per portare più merce possibile. Ricordo il loro impulso a comprare di tutto, e la maleducazione con cui venivano trattati, con un epiteto irripetibile. Noi italiani superavamo il confine di Stato mostrando un “lasciapassare” riservato ai frontalieri, per acquistare benzina e carne a prezzi migliori. In macchina stavamo zitti, un po’ impauriti. L’ordine di papà era quello di “non dire nulla”, perché quanto si dichiarava al militare che controllava i documenti poteva essere frainteso. Appena superato il momento di suspence, entrati in Slovenia, tornava la solita allegria.
Durante l’adolescenza, la frequentazione con i gen e giovani per un mondo unito e le tante esperienze vissute insieme mi hanno spalancato il cuore ben oltre i muri che conoscevo, pensando e sognando “in grande” un mondo davvero unito. Non era un’utopia, ma una mentalità nuova, una direzione verso cui muoversi con piccoli passi, ma di fraternità autentica. Con loro partecipai al Genfest ‘90. Indimenticabile. Per la prima volta, in un’esplosione di gioia, giovani dell’est e dell’ovest ci guardavamo negli occhi, ci stringevamo le mani, mentre una diretta via satellite portava milioni di telespettatori dentro il catino del Palaeur. A tutti venne rivolto un mandato: riportare nel mondo l’amore. «Non è sufficiente l’amicizia o la benevolenza – ci disse Chiara Lubich – non bastano la filantropia, la solidarietà o la non-violenza. Occorre trasformarsi da uomini concentrati sui propri interessi a piccoli eroi quotidiani al servizio dei fratelli». L’anno dopo partii per Mosca. La cortina di ferro che separava Est e Ovest era caduta, ma a caro prezzo, sgretolando ideali e polverizzando un sistema sociale. Non c’erano né vinti né vincitori, solo disillusione, sofferenza e povertà diffusa. Mi fu chiaro: non bastava abbattere un muro per creare una società libera e giusta. E le parole sentite al Genfest “solo nella concordia e nel perdono si può costruire un futuro” sono da allora, per me, l’unica strada possibile.
Chiara Favotti
https://youtu.be/49YZT9dAsXo (altro…)
22 Feb 2018 | Spiritualità
Dal carrozziere Avevo portato la macchina dal carrozziere per una riparazione di poco conto. Il giovane operaio mi avrebbe chiamato quando sarebbe stata pronta. Passano sei ore e nessuna telefonata. Vado di persona al garage e stranamente lui fa finta di non ricordarsi nemmeno del lavoro da fare e si mette a servire altri clienti. Dopo un’ora di attesa lui torna con il conto. Spropositato, per un lavoro così piccolo. Ho la pelle nera, è chiaro che questo è un gesto di discriminazione. Pago, ma mi sale la rabbia e un acuto dolore. Quando sto per esplodere mi fermo a pensare come vivere questo momento alla luce del Vangelo. Mi calmo e pazientemente espongo i fatti al responsabile. Lui mi ascolta e capisce. E mi fa rimborsare. Quel rimborso mi è sembrato il compimento delle promesse del Vangelo. Welile – Sudafrica Fame e sete di giustizia Ero una rivoluzionaria, avevo fame e sete di giustizia e lo dicevo a voce alta, dappertutto. A un certo punto ho trovato una risposta in Dio, e per lui ho lasciato tutto. Un giorno mi è stato chiesto di parlare in una fabbrica, ma adesso c’era una differenza: non ero più io, era Gesù che parlava in me perché cercavo di amarlo nei fratelli. Guardando quei volti inquieti, sofferenti, in rivolta, assetati di giustizia, ho avuto la conferma che solo l’amore può realizzare il miracolo di cambiare le persone, le idee, le strutture. Questo amore è Dio in noi e tra noi. Maria Teresa – Brasile Cambio di programma D’accordo con mio marito, pensavo di iscrivermi a un corso di studi che sarebbe stato utile per il mio lavoro. Ero entusiasta, perché vedevo man mano appianarsi tutte le difficoltà e tutto sembrava confermare che ero sulla strada giusta. Avevo iniziato a raccogliere i documenti necessari quando la scoperta di essere incinta mi ha confuso le idee. Avrei dovuto accantonare il mio progetto per un po’. La lettura del Vangelo con mio marito ci ha fatto capire che Dio aveva altri piani su di noi e ci siamo disposti ad accogliere con gioia il bambino. D.T.B. – Croazia La carta vincente Sono un agente di commercio. Un giorno sono entrato nella sede di una grossa azienda per presentare i miei prodotti al responsabile degli acquisti. Poiché aveva dimostrato poco interesse, mi accingo ad uscire dal suo ufficio. Ma durante quel breve incontro mi ero accorto di avere a che fare con una persona sofferente. Sono già sulla porta, quando avverto di dover tornare indietro e gli chiedo semplicemente: “Ma lei è sicuro di stare bene?”. Con gli occhi sbarrati mi chiede: “Come mai questa domanda?”. Rispondo dicendogli della mia sensazione, rinnovo i saluti ed esco. Il giorno dopo ricevo una telefonata da lui. “La volevo ringraziare, dopo che lei è andato via la sua domanda mi risuonava in mente, così la sera sono andato dal mio medico che mi ha confermato che potevo avere un collasso da un momento all’altro e bisognava intervenire subito con una energica terapia”. Lo stesso giorno, quell’azienda ha fatto un ordine consistente. Così, non solo ho trovato un grosso cliente, ma anche ho aiutato una persona a stare meglio. Mettere l’amore al primo posto nelle nostre relazioni è sempre la carta vincente. Dal sito dei Focolari www.flest.it – Italia (altro…)
21 Feb 2018 | Focolari nel Mondo
Il GEN ROSSO (INTERNATIONAL PERFORMING ARTS GROUP) presenta la 1° edizione del Gen Rosso Music and Arts Village, un’esperienza residenziale di approfondimento artistico e di condivisione di valori alla luce del carisma dell’unità. Il progetto intende coinvolgere giovani professionisti e studenti di discipline quali: musica, danza, canto e teatro, di età, preferibilmente, compresa tra i 18 e i 30 anni. La metodologia didattica è progettata e gestita da tutor del Gen Rosso con docenti dalla riconosciuta capacità ed esperienza artistica. Il programma prevede l’approfondimento di tematiche specifiche, lo scambio di esperienze, sessioni di dialogo e laboratori pratici che convergeranno in una performance finale. Le serate saranno arricchite da interessanti contributi artistici. La prima edizione del Village si terrà dal 25 marzo (con arrivo nel pomeriggio) al 1° aprile 2018. A conclusione verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Il Gen Rosso, attraverso la segreteria del Village, è a disposizione per fornire ulteriori informazioni e tutta la documentazione necessaria all’iscrizione (a numero limitato). Contatti Segreteria VILLAGE: +39 0558339821 (ore 9,00-13,00, ora italiana) Franco Gallelli cell +39 3806592166 Email segreteria VILLAGE: village@genrosso.com (altro…)
21 Feb 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Guaramiranga, 7 mila abitanti, è una piccola città del nord est del Brasile, nello Stato di Ceará, che vanta un ambiente naturale molto diversificato, dalla costa atlantica dove si trovano alcune delle più belle spiagge al mondo, all’interno, ricco di lagune, corsi d’acqua popolati di mangrovie, giungle e foreste. La città, un centinaio di chilometri dalla costa, è sede di due importanti eventi culturali: il “Jazz e Blues”, internazionale, e il “Northeastern Theatre Festival” più locale. Vi abita Almir, un “volontario di Dio” del Movimento dei Focolari. Qualche anno fa, spinto dal desiderio di fare qualcosa per la sua città, decide di candidarsi come consigliere comunale. Dopo la sua elezione, gli viene chiesto di assumere la delega alla Cultura e al Turismo, un incarico importante, in quanto gran parte dell’economia cittadina ruota intorno al turismo e agli eventi e rassegne culturali. L’incarico è molto attraente, e oltretutto Almir ha tante idee. Tuttavia non è una scelta facile: «Ho valutato a lungo la richiesta del sindaco di assumere questo incarico. Infatti stavo pensando di ricandidarmi, poiché dopo un anno e mezzo ci sarebbe stato il rinnovo del consiglio comunale, e mi veniva il dubbio che la proposta mirasse a limitarmi politicamente, a causa delle mie posizioni sempre chiare e trasparenti. D’altra parte, l’area della cultura e del turismo stava attraversando un momento difficile: molti piccoli alberghi e negozi erano sul punto di chiudere e il personale sarebbe stato licenziato. Sentivo mio il dolore di quei fratelli che potevano perdere il posto di lavoro, e dei proprietari che avrebbero dovuto chiudere. Così, dopo aver parlato con alcuni amici, ho accettato la sfida». Almir comincia a lavorare con passione al nuovo incarico, mobilitando gli imprenditori e gli abitanti. Con tanti cittadini avvia un percorso partecipativo, coinvolgendoli nella promozione degli eventi turistici per dare un nuovo impulso alla città e favorire la ripresa dell’economia. Anche gli abitanti delle zone rurali periferiche vengono coinvolti in un progetto di valorizzazione delle tradizioni locali e con nuove iniziative culturali sul territorio. In breve, la città vede crescere l’afflusso di turisti, la nascita di nuovi stabilimenti commerciali, alberghi, ostelli e la creazione di nuovi posti di lavoro. «Altre due sfide – spiega Almir – sono state il rilancio del Teatro Municipale, nel centro storico della città, e la rivitalizzazione della Food Court, la piazza dedicata alla ristorazione. In questo caso, i rapporti difficili tra i proprietari dei ristoranti influiva negativamente sugli eventi che si svolgevano in città. Mi sono chiesto cosa potessi fare per costruire in quel luogo rapporti di fraternità e collaborazione. Ho iniziato ad andare a trovarli, creando delle relazioni di amicizia con ciascuno di loro e cercando di capire i problemi e appianare le tensioni. All’inizio ho trovato molta resistenza, ma non mi sono arreso. Alla fine, sono riuscito a costruire una “squadra”, al punto che oggi queste persone sono diventate amiche e collaborano tra loro. Mi è sembrato un miracolo vedere questi imprenditori, prima nemici, rapportarsi in modo fraterno e solidale». «Oggi, per motivi di famiglia, non sono più impegnato nell’amministrazione pubblica, ma partecipo alla vita politica con la convinzione che, cercando di incarnare le parole del Vangelo, si può trovare la forza per andare incontro alle necessità della propria gente e della propria comunità». Chiara Favotti Fonte: Movimento dos Focolares Brasil (nostra traduzione) (altro…)
21 Feb 2018 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Sono reperibili online sul sito
del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, in cinque lingue (inglese, spagnolo, francese, italiano e portoghese), le sette catechesi in preparazione al IX Incontro mondiale delle famiglie, che si terrà a Dublino dal 21 al 26 agosto 2018. «Un itinerario catechetico alla luce di quanto Papa Francesco ha donato a tutto il mondo con l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia» le ha definite il card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero. Questi i temi: “Le famiglie di oggi”, “Le famiglie alla luce della Parola di Dio”, “Il grande sogno di Dio”, “Il grande sogno per tutti”, “La cultura della vita”, “La cultura della speranza” e “La cultura della gioia”. «Ogni catechesi – spiega il card. Farrell – è introdotta da alcune preghiere tratte dal magistero pontificio o dalla tradizione patristica, e si conclude con delle domande per un momento di condivisione che parte dalla famiglia, prima Chiesa domestica, per poi aprirsi alla comunità cristiana». Accompagna i testi un itinerario musicale con brani eseguiti dal tenore di fama internazionale Andrea Bocelli nella basilica della Sagrada Familia di Barcellona, a maggio 2015, primo di una serie di concerti ripetuti, nell’ambito del progetto “Il grande mistero. Il Vangelo della famiglia scuola di umanità per i nostri tempi”, anche al santuario di San Giovanni Paolo II a Cracovia e nella basilica di Santo Stefano a Budapest. (www.laityfamilylife.va/) (altro…)
20 Feb 2018 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Spiritualità

Gis e Ginetta
Terza di tre sorelle, fra cui Ginetta che diventerà anch’essa focolarina, Gis nasce a Lavis (provincia di Trento), il 18 aprile 1920. Grazie ai tanti sacrifici della madre, le tre ragazze riescono a proseguire gli studi anche dopo la morte prematura del papà. Con lo scoppio della guerra Gis e Ginetta si trasferiscono per lavoro in Veneto dove, di tanto in tanto, Gis riceve notizie da una compagna di scuola. Con espressioni forti e incisive l’amica le descrive la singolare esperienza di Vangelo che sta nascendo a Trento da un gruppo di loro coetanee. Le sue parole colpiscono profondamente l’animo sensibile di Gis che tornata a Trento per la Pasqua, vuole conoscere Chiara Lubich. Ben presto avverte in quell’esperienza evangelica la sua strada. Senza indugi comunica all’imprenditore veneto che, pur grata per il vantaggioso lavoro, non sarebbe più tornata in azienda e al giovane cui è legata da un promettente sentimento scrive: “Non è per un altro uomo che ti lascio, ma per Dio”. Da allora ogni occasione è buona per recarsi alla ‘casetta’ in Piazza Cappuccini, l’appartamento che una signora aveva messo a disposizione di quel gruppo di ragazze. «Abitavo a qualche chilometro da lì – racconta Gis – e la strada era tutta in salita. Mi alzavo alle cinque per assistere con loro alla messa e per la meditazione, nella quale Chiara ci faceva penetrare nel fuoco delle parole del Vangelo che cambiavano il senso a tutto: non c’era difficoltà di sorta per metterle in pratica». In città a causa della guerra manca tutto. Gis si ricorda di un podere della sua famiglia coltivato a frutta e verdura. Ma come reperirle se a transitare sono solo i carri armati? Per amore dei tanti che bussano alla porta della ‘casetta’ in cerca di cibo, si arma di coraggio e, posta sul ciglio della strada, fa l’autostop ai soldati che guidano i carri armati. Essi passano via senza neppure guardarla, ma ad un certo punto uno si ferma e, sentite le ragioni del suo ardire, la fa salire sul carro armato. Lo stesso avviene al ritorno, così può portare alla ‘casetta’ due grosse sporte di tanto ben di Dio.
Finita la guerra Gis e Ginetta chiedono alla madre di andare a vivere in focolare. Ginetta ha il permesso ma la ‘piccola’ no. Lei non si rassegna: sa che la sua scelta è definitiva; è solo questione di tempo. La soluzione la trova l’on. Giordani il quale, sapendo che mamma Calliari è una sua appassionata lettrice, offre a Gis un posto di lavoro a Roma. Il 6 dicembre ‘49, la madre, contenta di favorire Giordani, la lascia partire alla volta di Roma, ignara che la figlia, oltre a far da segretaria all’onorevole, con Chiara e altre sue compagne avrebbe aperto il primo focolare nella capitale. Da allora Gis vive accanto a Chiara, con qualche breve intervallo per l’avvio dei Focolari in alcune regioni italiane. Di questa sua vita con lei, nel 2005 confida: «È molto semplice, limpida, profonda: tutto ciò che è suo è mio, tutto ciò che è mio è suo». Affermazioni che trovano pieno riscontro in ciò che rappresenta per Chiara il suo focolare: «La filadelfia è più che una realtà – dice Chiara –. È qui che io prendo forza per affrontare le croci di ogni giornata, dopo l’unione personale con Gesù. Qui si va dalla sapienza, comunicata con spontaneità, ai consigli pratici sulla salute, sul vestito, sulla casa, sul mangiare; ad aiuti continui, quotidiani, con sacrifici che spesso non si contano. Qui […] scorre sangue di casa, ma celeste».
«Dal suo ufficio – ricorda Gabri Fallacara – telefonava a tutti, intessendo una rete d’amore, incisivo, omnicomprensivo. Nella massima fiducia, ci metteva nelle condizioni più favorevoli per capire quello che il carisma dell’unità, giorno dopo giorno, chiedeva a Chiara e a noi». Dopo la morte di Chiara, Gis continua a vivere per tutti essendo, al di là delle ridotte capacità, sorgente zampillante di affetto e tenerezza. Ai primi di luglio 2017 un peggioramento di salute trasforma la sua camera in un crocevia di incontri di cielo. Il 20 gennaio 2018, a 97 anni, Gis lascia serenamente questo mondo. La presidente dei Focolari Maria Voce, al suo funerale testimonia: «Fino alla fine ha dato tutta se stessa per continuare a far vivere Chiara nel Movimento di oggi. Mi ha dato una grande lezione di essenzialità, di radicalità, di fiducia nei disegni di Dio, di unità con tutti». A cura di Chiara Favotti (altro…)
20 Feb 2018 | Ecumenismo, Focolari nel Mondo
Per ricordare i cristiani perseguitati nel mondo, sabato 24 febbraio Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) colorerà di rosso il Colosseo di Roma. Contestualmente si tingeranno dello stesso colore due luoghi simbolo della recente persecuzione dei cristiani: la cattedrale di san Paolo a Mosul, in Iraq, e la chiesa maronita di sant’Elia ad Aleppo, in Siria. Dopo la Fontana di Trevi illuminata di rosso il 29 aprile 2016, Acs torna a proporre nella Capitale questa “sobria provocazione”, come l’ha definita il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro, durante la conferenza stampa di presentazione dell’appuntamento. L’evento principale si terrà a Roma, in largo Gaetana Agnesi, a partire dalle 18. Hanno confermato la loro presenza il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, e il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Fonte: SIR (altro…)
20 Feb 2018 | Focolari nel Mondo

María Ascensión Romero, Kiko Argüello y el P. Mario Pezzi. Foto: Camino Neocatecumenal
María Ascensión Romero è entrata a far parte dell’equipe responsabile a livello internazionale del Cammino Neocatecumenale, l’itinerario di formazione cattolica per adulti finalizzato alla riscoperta delle ricchezze del Battesimo, attualmente diffuso in più di 900 Diocesi di 105 Paesi, con oltre 20 mila comunità in 6 mila parrocchie. «María Ascensión Romero – ha precisato un comunicato dei neocatecumenali – non sostituirà Carmen Hernández (co-iniziatrice insieme a Kiko Argüello del Cammino neocatecumenale, morta il 19 luglio 2016), ma farà parte dell’equipe insieme all’iniziatore del Cammino e al presbitero Mario Pezzi». Nata nel 1960 a Tudela, Navarra (Spagna), la Romero ha studiato nel Collegio della Compañía de María. Mentre studiava pedagogia a Soria, ha trovato nel Cammino una risposta alle sue domande esistenziali. «Questa elezione mi ha lasciato completamente spiazzata – ha affermato – in quanto sento di essere una persona debole e povera per una missione tanto grande come quella di aiutare Kiko e il P. Mario». (altro…)
19 Feb 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Breaking Rays” è un gioco di parole, alla maniera di “breaking news”, espressione che segnala l’irrompere di una notizia dell’ultima ora. Di nuovo, in questo caso, c’è un progetto di fraternità e un gruppo di giovani comunicatori che, con competenza e passione, si stanno mettendo in gioco per darne il massimo risalto. Breaking Rays punta a costruire una rete internazionale dove esperienze di vita ispirate dal carisma dell’unità del Movimento dei Focolari possano uscire dall’isolamento e “irrompere” anche a livello globale, generando con un “effetto domino” cambiamenti anche a distanza, in altre comunità. Cofinanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma Erasmus+ e promosso dall’associazione internazionale New Humanity in collaborazione con CSC Audiovisivi (Italia) e altre ong, il progetto è finalizzato alla formazione di giovani filmmaker, anche in vista di una collaborazione con il Collegamento CH, appuntamento bimestrale con notizie e reportage delle comunità dei Focolari nel mondo. Due le tappe realizzate finora, delle tre previste: a Castelgandolfo (Italia), nel luglio scorso, e alla cittadella “Ginetta” presso San Paolo (Brasile), dal 3 al 10 febbraio. Prossima e conclusiva tappa a luglio 2018, a Manila (Filippine), in concomitanza con il “Genfest”.

Foto © Davi Teixeira Breaking Rays Brazil
Alla “Mariapoli Ginetta” – luogo accogliente e ideale per lo svolgimento del programma – sono arrivati una ventina di giovani di diversi Paesi (Brasile, Italia, Ungheria, Indonesia, Filippine, India, Kenya e Burundi) e con diverse competenze, coordinati da tutor professionisti: Marco Aleotti, regista italiano della RAI, Carlo Sgambato, direttore della fotografia, Kim Rowley del CSC Audiovisivi, oltre a Isabela Reis, produttrice e curatrice di progetti audiovisivi e culturali. Con loro anche Paola Cipollone, del CSC Audiovisivi, coordinatrice del progetto. Momenti di formazione teorico-pratica e sperimentazione delle tecniche si sono alternati a lavoro e vita in comune, sulla base di una comunione dei talenti e di una grande apertura alla critica costruttiva. Il gruppo ha fatto visita ad alcuni progetti sociali del posto, realizzando video e interviste. In altre sessioni, alcuni esperti della comunicazione (regia, giornalismo televisivo e radiofonico) hanno raccontato la propria esperienza e risposto alle domande dei partecipanti. 
Foto: Marco Aleotti © Davi Teixeira Breaking Rays Brazil
«Un’esperienza unica per imparare e approfondire la professione del giornalista da una nuova prospettiva» ha raccontato Lewis del Burundi. «Più di un corso di filmmaking – ha commentato Donald, dell’India –. Si è trattato di comunicare storie potenti per costruire un mondo migliore. Il team e gli esperti mi hanno aiutato a sviluppare un occhio particolare per i dettagli, e a scoprire come rompere stereotipi e cliché culturali attraverso elementi audiovisivi». Spiega Isabela Reis, tutor full-time dal Brasile: «È un tipo di progetto di cui, penso, si può essere orgogliosi. Una esperienza forte e coinvolgente di otto giorni, utile per migliorare le capacità di comunicazione dei giovani. È stato importante anche discutere i diversi modi per sfruttare al meglio le possibilità tecniche e il loro utilizzo. Per me un’occasione per rinnovarmi professionalmente: ho imparato molto dalle esperienze e dai talenti dei partecipanti». Rafael Tronquini, brasiliano che da alcuni mesi lavora a Manila alla preparazione del prossimo Genfest: «Un passo fondamentale verso Manila. Bello vivere una settimana a contatto con professionisti incredibili. I loro video diffondono speranza». E Kyle Venturillo, delle Filippine: «Veniamo da diverse parti del mondo. Abbiamo lingue, culture e personalità diverse. Nonostante questo, siamo stati in grado di stabilire una relazione aperta tra di noi, che ci ha reso una sola famiglia. Siamo un gruppo di persone “un po’ folli”, con idee e prospettive diverse, ma un unico obiettivo: rendere unito questo mondo». Hanno collaborato al progetto anche Starkmacher (Germania), Opus Mariae (Kenya), Focolare Ireland (Irlanda), UJ Varos (Ungheria), Pag-asa (Filippine), Civitas (Brasile), Focolare Society Bombay (India) e YayasanDuniaBersatu (Indonesia). Chiara Favotti (altro…)
17 Feb 2018 | Focolari nel Mondo
C’è tempo fino al 1° marzo per partecipare al contest #FraterniTALES, organizzato da United World Project, per diventare “Ambasciatore del mondo unito”. Gli Ambasciatori selezionati collaboreranno con le Commissioni Nazionali UNESCO, presentando le buone pratiche promosse durante la Settimana Mondo Unito nei rispettivi Paesi. «Oltre a dar voce ad azioni e progetti di pace, i giovani dovranno dar prova di possedere un certo fiuto per scovare fatti e scelte di fraternità» spiega Marco Desalvo, presidente della ONG New Humanity promotrice del contest e del più vasto United World Project insieme ai Giovani per un Mondo Unito dei Focolari. Possono partecipare alla selezione giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, con competenze, passione e interesse in tematiche quali fraternità universale, cittadinanza globale, sviluppo sostenibile, educazione ai diritti umani, funzionamento delle istituzioni internazionali, ethical leadership. Tutti i #FraterniTALES saranno pubblicati sulle pagine Facebook e Instagram del concorso. I 30 candidati più meritevoli diventeranno veri e propri portavoce di United World Project nel loro Paese d’origine dopo un percorso di formazione in due fasi, di cui la seconda a Manila, durante il Genfest. Per informazioni e invio elaborati (video o testo): United World Project (altro…)
17 Feb 2018 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Foto: Pixabay
Gesù è il povero la cui vita ha inizio in una mangiatoia e ha termine su una croce – e come figlio del falegname, quando dà inizio alla sua grande attività pubblica, non ha un posto dove stare, nulla su cui posare il capo. Nulla da mangiare. La sua opera non agisce sul dolore e sugli abissi degli uomini dal di fuori: egli vi entra personalmente, porta il nostro peso, e lo porta sino all’abbandono e alla morte. Non annienta con un fulmine lo strapotere dei propri nemici, ma si lascia flagellare e schernire, e perdona chi gli fa del male. Non trasforma le pietre in pane per alleviare la propria fame, ma suscita in noi la fame della Parola di Dio, fame di vita, di giustizia, di verità, così tanto maggiori di ciò che sazia e dà benessere nel momento. Quando incontra i piccoli, i poveri e i sofferenti, Gesù non passa oltre perché ha cose più importanti da fare che aiutarli. Il bambino, il malato, il peccatore, la madre addolorata sconvolgono i suoi programmi, gli toccano il cuore. Gesù non ha interessi offuscati, non ha retroscena reconditi e misteriosi, è del tutto schietto e trasparente. Chi vede lui, attraverso lui vede in trasparenza il Padre. Di fronte alla colpa del mondo, di fronte alla nostra miseria, Gesù non dice: “Ma guarda!”; prende tutto su di sé; e così instaura la pace nel proprio sangue. Gesù non si sottrae alle contraddizioni, ma le sopporta fino all’estremo, ed è il primo dell’infinita catena umana dei perseguitati e dei diseredati. Questo è Gesù, e gli uomini che lo seguono sperimentano già ora una libertà, una gioia e una profondità della propria umanità che altrove non hanno trovato mai. (da una predica dell’1.11.1979) Klaus Hemmerle – La luce dentro le cose – Città Nuova 1998 pp. 49-50 (altro…)
16 Feb 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
La festa di primavera (春節, 春节, chūnjié) o capodanno lunare (農曆新年, 农历新年, nónglì xīnnián), in Occidente noto come capodanno cinese, è una delle più importanti e maggiormente sentite festività tradizionali cinesi, in cui si celebra l’inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese. Le celebrazioni cominceranno il 16 febbraio e si protrarranno per circa due settimane fino alla Festa delle Lanterne, con numerose attività, spettacoli e mercati. La vigilia di capodanno le famiglie si riuniscono per la “cena di ritrovo”, il pasto più importante dell’anno. In questa occasione diverse generazioni siedono intorno a tavole rotonde gustando il cibo e il tempo insieme. Ogni strada, casa o palazzo è decorato di rosso, il colore principale della festività. Pregare in un tempio, durante il Capodanno, è ritenuto un ottimo auspicio per l’anno nuovo che inizia. A Shanghai migliaia di persone si riversano al Tempio Longhua, il più grande della città. A Loppiano, cittadella internazionale dei Focolari, dove molti abitanti provengono dall’Estremo Oriente, si festeggerà l’ingresso nell’anno del Cane con una festa, sabato 17 febbraio, occasione per entrare nelle culture dell’Asia attraverso giochi, arte, musica, danze. (altro…)
16 Feb 2018 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://vimeo.com/243142282 (altro…)
15 Feb 2018 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Si è da poco concluso a Castel Gandolfo (Roma) il corso internazionale per fidanzati organizzato da Famiglie Nuove dei Focolari cui hanno partecipato 65 coppie. Oltre a parlare della scelta della persona e su come identificare e superare le crisi relazionali con ampi excursus su comunicazione, affettività e spiritualità e oltre ai momenti di condivisione, ciò che ha fatto gran presa sono state le storie di vita vissuta. Una fra tutte? Massimo e Francesca di Roma, sposati da 17 anni, rispettivamente manager in una società di telecomunicazioni e insegnante di italiano a stranieri. Francesca: Secondo i medici non avremmo né potuto né dovuto avere figli e se pure ci fosse stata una gravidanza, era certo che non sarebbe andata a buon fine. Una condanna senza appello. Allo sconforto dei primi momenti subentra una rassicurante convinzione: la fecondità non è solo nella capacità biologica ma nel saper generare amore intorno a sé. Così continuiamo a portare avanti con immutato entusiasmo le iniziative che avevano accompagnato le nostre scelte giovanili verso gli altri. E aperti alla vita, nonostante lo spauracchio di seriali e traumatici aborti. Non trascorrono due anni che scopriamo di aspettare un bambino.
Come previsto è una gravidanza difficile, fattasi largo nonostante i verdetti dei medici i quali non mancano di ricordarci i gravi rischi e le molte attenzioni che dobbiamo prendere. Nei tanti momenti difficili ci appelliamo a Dio, l’autore della vita, che ci fa ancora più consapevoli della preziosità di quel fagottino che vuole crescere dentro di me nonostante il severo parere dei medici. La tenerezza dell’uno verso l’altra si intensifica, scacciando le paure e dando senso al nostro dolore. Alessandro nasce a termine, sanissimo ed anch’io sto bene, lasciando i medici nello stupore. Massimo: Rimaniamo ancora aperti alla vita e dopo un paio d’anni si affaccia una nuova gravidanza, seguita da una nuova ondata di incredulità, scetticismo e raccomandazioni dei medici. A gravidanza avanzata c’è il sospetto della sindrome di Down, da accertare con l’amniocentesi. Ancora una volta, nonostante il trauma di questa notizia, sentiamo che è più forte la certezza dell’amore di Dio per noi e per nostro figlio, cui vogliamo dare un’accoglienza incondizionata. Così rinunciamo al test e ai rischi che esso comporta e ci portiamo il dubbio fino alla nascita. Sono mesi di paure e di sconforto che superiamo puntando di nuovo a non voler restare invischiati nel dolore ma di viverli come occasioni di amore fra noi e con tutti. Matteo, ci dicono alla nascita, non ha la sindrome di Down, ma una malformazione cardiaca che richiede il ricovero fino all’intervento che avverrà a soli 4 mesi di vita.
Francesca: Quattro mesi durante i quali la stanchezza e soprattutto l’impotenza di fronte al dolore innocente ci portano a momenti di incomprensione. Quella tensione a volersi bene a volte sembra svanire, anche perché io devo rimanere in ospedale con Matteo e Massimo a casa con Alessandro o al lavoro; ci si vede solo nel reparto e spesso basta una frase sbagliata per accendere i toni. Massimo: Una sera, dopo essere stato da loro in ospedale, nel salutarci in corridoio avvertiamo tutti e due l’esigenza di un dialogo sincero, benefico, cuore a cuore. Capiamo che tra le tante preoccupazioni l’unica che deve trovare spazio è quella di volerci bene. E anche adesso, quando le inevitabili tensioni del quotidiano sembrano avere il sopravvento, torniamo al ricordo di quei momenti di luce nei quali anche come famiglia il dolore ci ha rigenerati all’amore più vero. (altro…)
14 Feb 2018 | Cultura
Raccontata con il ritmo di un romanzo, la storia di Vittorio Sabbione risulta, come lascia intendere il titolo di questa biografia, non solo un viaggio nello spazio e nel tempo, ma anche all’interno di una personalità assolutamente originale e affascinante. Di essa vengono ripercorse le inquietudini intellettuali e sociali della giovinezza vissuta a Torino, la partecipazione alla resistenza partigiana, il compromesso politico, la professione di avvocato, l’intensa esperienza matrimoniale, il dolore per una perdita irreparabile fino all’incontro con la spiritualità del Movimento dei Focolari che riempie le sue aspirazioni più profonde. Inframezzato di dati congiunturali, linguaggio realistico e testimonianze dirette, il racconto ripercorre un tratto della storia italiana del XX secolo intrecciandosi con la diffusione del Movimento dei Focolari in America latina, in cui tanta parte ebbe il protagonista di questa storia. Collana: Verso l’unità Citta Nuova Editrice Il viaggio che mai avrei immaginato
14 Feb 2018 | Chiara Lubich, Cultura
Un’autobiografia come questa ha l’indubbio merito che a narrare avvenimenti di rilevanza storica sia un testimone diretto di quei fatti. Certamente, il racconto di Giuseppe Andrea Balbo non sfugge al limite della soggettività. Tuttavia, nel sentirlo parlare di sé, della sua vita e degli incontri che hanno determinato le sue scelte, quello stesso limite sembra diventare un pregio. Tra gli incontri determinanti c’è stato in particolare quello con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, per la quale Giuseppe Andrea Balbo divenne presto padre Novo. L’incontro tra loro ebbe luogo nel periodo in cui il “seme” della fondazione era già nella terra buona della Chiesa e della società, ma aveva bisogno di “morire” per portare i frutti promessi dal Vangelo. Padre Novo divenne allora testimone privilegiato di quell’epoca, allo stesso tempo difficile e feconda, e degli anni che segnarono la fioritura del Movimento fondato dalla Lubich. Collana Verso l’unità Citta Nuova Editrice Un incontro luminoso
14 Feb 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale

Robert Chelhod, al centro, con i focolarini ad Aleppo
Robert Chelhod, classe 1963, è nato in Siria, ad Aleppo. Si trova in Italia, presso la sede dell’Amu (Azione Mondo Unito), nei pressi di Roma, per fare un punto sui progetti sociali e l’organizzazione degli aiuti. Nel 1990 è tornato nel suo Paese di origine per aprire il primo centro dei Focolari, ed è rimasto ad Aleppo per 18 anni, prima di andare in Libano, nel 2008. Qual è il tuo ricordo della Siria? «Il regime non ha impedito il progresso. Ho assistito ad una fioritura sotto tutti i livelli: la Siria era piena di turisti, l’economia era al massimo. Prima della guerra lo stipendio minimo era di 500 $, adesso per dare un’idea è di 50$. L’apice è stato nel 2010. Con la primavera araba nel 2011 sono cominciati i problemi interni da cui poi è cominciata la guerra». Come hai vissuto gli anni della guerra in Siria, stando in Libano? «Avrei voluto essere vicino alla mia gente, ma non era possibile lasciare il Libano in quel momento. Il dolore più grande era vedere i rifugiati siriani arrivare in Libano. Quelle persone le conoscevo! Gente onesta, che lavorava bene, che sarebbe stata una risorsa per il Paese». Nel gennaio 2017 sei tornato in Siria, un mese dopo la liberazione di Aleppo. «Sono rimasto tre mesi “a casa”, in una cerchia ristretta. Solo dopo tre mesi ho trovato il coraggio di uscire e vedere la parte più bella della città rasa al suolo. Rivedere i posti di cui mi sono sempre “vantato”, o meglio, vedere che non esistono più, è stato uno choc. Quando sono andato per la prima volta al vecchio Suk, dove trovi solo macerie, qualcuno mi spiegava: “qui sono entrati i ribelli, qui è venuto l’esercito…”. Pensavo a quante persone erano morte in quel luogo. E sentivo di non dover giudicare neanche quelle che hanno distrutto la mia città».
Come hai trovato le persone al tuo rientro? «Scoraggiate e deluse. Ma anche desiderose di andare avanti. C’è una stanchezza degli anni passati, delle condizioni di vita, ma allo stesso tempo la volontà di ripartire». Cosa si può fare per la Siria oggi? «Per chi ha una fede, continuare a pregare. E poi scommettere con i siriani che il Paese è vivo. In Siria abbiamo bisogno di sostegno. Non solo dal punto di vista economico, certamente importante , ma di credere con noi che questo Paese, culla di civiltà, può rinascere. Che ancora la pace è possibile. Abbiamo bisogno di sentire che il mondo sente la nostra sofferenza, quella di un Paese che sta scomparendo». Coordini sul posto i progetti sociali sostenuti attraverso l’Amu. Come vi muovete? «I progetti vanno dall’aiuto per il vitto all’aiuto alla scolarizzazione. Poi ci sono gli aiuti sanitari, perché la sanità pubblica, per mancanza di medici, medicinali e strumenti, non riesce a rispondere a standard minimi di accessibilità. Oltre gli aiuti alle famiglie, si sono strutturati alcuni progetti più stabili: due doposcuola, a Damasco e Homs, con 100 bambini ciascuno, cristiani e musulmani; due progetti sanitari specifici, per cure per il cancro e per la dialisi; e una scuola per bambini sordomuti, attiva già da prima della guerra. Questi progetti offrono una possibilità di lavoro a tanti giovani del posto. La questione lavoro è fondamentale. Stiamo sognando nel prossimo futuro la possibilità di lavorare sul microcredito per far ripartire le attività. Aleppo era una città piena di commercianti, che oggi ripartirebbero, ma manca il capitale iniziale».
Tanti invece continuano a partire… «L’esodo, soprattutto dei cristiani, è inarrestabile. Il motivo è l’insicurezza, la mancanza di lavoro. La chiesa soffre, questa è storicamente terra dei cristiani, prima dell’arrivo dell’islam. E cerca di fare il possibile per aiutare e sostenere. Ma le risorse sono molto poche. La maggioranza dei giovani è nell’esercito. Trovi qualche universitario, o ragazzi. Ma la fascia 25-40 non c’è. Nella città di Aleppo si calcola un calo dei cristiani da 130mila a 40mila, mentre sono arrivati tanti musulmani sfollati dalle loro città distrutte». Che riflesso ha questo sul dialogo interreligioso? «Ad Aleppo i cristiani si consideravano un po’ l’élite del Paese. Con la guerra, visto che le zone musulmane sono state colpite, tanti si sono rifugiati nelle zone cristiane. Quindi i cristiani si sono aperti ai musulmani, hanno dovuto accoglierli. Il vescovo emerito latino di Aleppo, mons. Armando Bortolaso, durante la guerra mi ha detto: “Adesso è il momento di essere veri cristiani”. Allo stesso tempo i musulmani hanno conosciuto più da vicino i cristiani. Sono stati toccati dall’aiuto concreto.C’è il positivo, c’è il negativo. Il positivo è che questa guerra ci ha uniti di più tra siriani». Fonte: Città Nuova (altro…)
13 Feb 2018 | Cultura
Questo secondo volume di Opuscoli completa la traduzione dei testi del XXVI tomo delle Oeuvres di Annecy. Si articola in due parti: gli scritti redatti senza particolari destinatari formano la prima, quelli che hanno un particolare destinatario la seconda. Pur trattandosi di testi minori, tanto nella prima quanto nella seconda parte emerge il mistico e il saggio maestro di vita spirituale. Nella prima, risultano di particolare rilievo la meditazione sul Cantico dei Cantici e i Frammenti sulle virtù cardinali e morali; nella seconda, gli scritti redatti per Rosa Bourgeois, badessa di Puits-d’Orbe, e quelli per la sorella, la presidente Brûlart. L’insieme dei testi ci consegna la luminosa certezza che anima l’esperienza mistica di Francesco di Sales e il suo originale sopraumanesimo cristocentrico: la più alta dignità dell’uomo consiste nell’essere creato da Dio «per conoscerlo, ricordarsi di lui e amarlo»; invece costituisce una grande sventura ritenere di «essere al mondo soltanto per costruire case, sistemare giardini, possedere vigne, ammassare oro, e simili cose passeggere». Città Nuova Editrice Opere complete di Francesco di Sales
13 Feb 2018 | Cultura
Come conciliare il bisogno di autonomia e libertà con quello di appartenere a qualcuno? Come riuscire, in un rapporto tra due partner, a gestire i cambiamenti e a costruire una relazione fondata sulla reciprocità? Quali sono gli indicatori di una sana intimità? Come attraversare il dolore dell’abbandono? Per costruire un solida armonia nella coppia è necessario imparare a gestire i momenti difficili, riconoscendo le aspettative illusorie e le proprie rigidità. Occorre fare in modo, cioè, che la consapevolezza di sé possa diventare un faro in grado di illuminare la rotta per andare verso l’altro, valorizzando una grande risorsa di cui tutti disponiamo: la capacità di cambiare. Nuova collana: Vivere bene insieme Citta Nuova editrice
13 Feb 2018 | Cultura
Partendo dalla ragionevolezza della fede cristiana e dalla considerazione di come la ricerca, scientifica e sociale, abbia la necessità di allargare i confini della ragione e di non cadere nel ridicolo (dove chiuda la porta al mistero e alla bellezza della vita), il dialogo offre al lettore interessanti informazioni sulla regolazione della sintesi proteica e l’economia di mercato. L’esperienza di fede scaturita da tali considerazioni, reclama poi un coinvolgimento più personale degli autori, da cui emergono le relative (non lievi) differenze culturali e politiche, ma anche l’irriducibilità dell’esperienza di Dio. Collana: Attualità della Bibbia Prismi Saggi Città Nuova Editrice Cristiani ragionevoli
13 Feb 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«Avevo solo 12 anni quando ho conosciuto Chiara Lubich. Se non fosse stato per l’amicizia con lei e per il carisma dell’unità non avrei resistito in un ambiente così fortemente competitivo e pieno di sabbie mobili. Ho un profondo senso di gratitudine per tutti quelli con cui condivido questa sfida». Fernando Muraca, dopo gli studi universitari a Roma, ha iniziato la sua attività come regista e autore di teatro. Dopo il successo ottenuto con la regia di alcune puntate in due serie televisive, l’esordio nel mondo del cinema con la C maiuscola. Tra i suoi lavori più recenti, il coraggioso “La terra dei santi”, intenso film sul ruolo delle donne di mafia calabresi, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. A una platea molto attenta Fernando racconta la sua storia: «Una sera mi arriva una mail dal mio amico Giampietro, missionario in Brasile. Tempo prima avevo girato gratuitamente un documentario per raccogliere fondi per la sua comunità, impegnata a salvare donne, uomini e bambini che vivevano sotto i ponti di San Paolo. Nella mail mi chiedeva se ero disposto a lasciare per qualche anno il mio lavoro per documentare quello che stava succedendo lì. La sua missione, ora, si occupava anche di persone cadute nella schiavitù della droga. L’approccio senza pregiudizi, basato sull’amore evangelico, aveva già salvato 10 mila persone destinate a morte certa. Un risultato che doveva essere documentato».
«Nella mail – continua Fernando – Giampietro spiegava un antefatto. Un uomo molto ricco, dopo averlo fatto pedinare e aver scoperto chi era veramente, aveva deciso di offrirgli metà delle sue ricchezze. Giampietro non poteva accettare, aveva fatto voto di povertà. Ma aveva un desiderio: che io andassi in Brasile a documentare il lavoro della missione. Così quell’uomo si era offerto di pagare tutte le spese, comprese le bollette di casa durante la mia assenza». Sorride Fernando: «Sembra un film, lo so, ma è accaduto davvero». E continua: «Ne ho parlato con mia moglie e i nostri figli. Si trattava di lasciare il mio lavoro per due o tre anni, uscire dal giro, mettere a rischio la mia carriera, e mia moglie avrebbe dovuto mandare avanti la famiglia da sola durante la mia assenza. Lei rispose che era pronta a questo sacrificio, se era utile a rendere visibili le sofferenze di quelle persone. E il più grande dei figli: “Papà, non possiamo girarci dall’altra parte”. Anche i miei amici mi hanno incoraggiato ad accettare. Stava per uscire nelle sale il mio film, e io dovevo partire dopo 15 giorni. Una follia. Il lungometraggio aveva una piccola distribuzione. Senza la mia presenza a promuoverlo forse sarebbe morto e avrei bruciato la mia unica chance di carriera nel cinema. Ma la risposta di mio figlio, Non possiamo girarci dall’altra parte, fu decisiva per me».
«A San Paolo, documentare la vita di persone che vivevano sotto i ponti era all’inizio quasi impossibile. Odiavano essere fotografate, figuriamoci filmate! Per far capire che non volevo approfittare della loro immagine dovevo fare come i missionari. Ho cominciato a dormire anch’io sotto i ponti, a condividere la loro giornata, e così hanno accettato. Dopo un mese sono tornato in Italia per staccare un po’. L’impatto era stato duro. Dovevo ragionare sul materiale che stavo girando e riorganizzare un nuovo viaggio più lungo. Intanto in Italia era successo quello che tutti avevano previsto. Senza soldi per la promozione e senza la presenza del regista, il mio film stava velocemente sparendo dalle sale.
Poi un fatto imprevisto. A Roma, all’ultimo giorno di proiezione si presenta un importante critico cinematografico. Il giorno dopo, su un quotidiano nazionale, sia nell’edizione on line che su quella cartacea, escono due recensioni molto positive. Il film inizia a essere invitato ai festival, in Italia e all’estero. Vince molti premi, alcuni prestigiosi. Da allora sono passati tre anni. Terminato il lavoro in Brasile, ho ripreso le fila della mia vita. Non ho girato altri film, ma ne ho diversi in cantiere, su argomenti che prima non avevo il coraggio di affrontare. Ho scritto due romanzi e un saggio sull’esperienza di “incarnazione” dei miei ideali nell’arte. Ho maturato anche il progetto di dedicarmi ai giovani. In questo “mestiere” c’è bisogno di conforto e incoraggiamento. E di punti di riferimento». Chiara Favotti (altro…)
13 Feb 2018 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo
Per la Chiesa cattolica e altre chiese cristiane sta per cominciare la Quaresima, il periodo dell’anno liturgico che precede la celebrazione della Pasqua, dal 14 febbraio al 29 marzo per il rito romano, dal 18 febbraio al 31 marzo per il rito ambrosiano. Tale periodo, caratterizzato dall’invito alla conversione a Dio, ha una durata di circa quaranta giorni, numero che ricorre frequentemente sia nell’Antico che nel Nuovo testamento (ad esempio, nell’Antico Testamento, i 40 anni trascorsi da Israele nel deserto, i 40 giorni del diluvio universale o di permanenza di Mosè sul monte Sinai e, nel Nuovo, i 40 giorni di digiuno di Gesù nel deserto). Nel calendario romano la Quaresima ha inizio con il rito delle ceneri, durante il quale il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli, a simboleggiare la caducità della vita terrena e l’impegno penitenziale. (altro…)
12 Feb 2018 | Cultura
Si presenta come una rassegna ma anche come un’agile guida utile a capire, ad esempio, le policy – cioè le regole – che sovrintendono la presenza dei bambini e degli adolescenti sulle piattaforme digitali. Viene raccontato il processo di costruzione dell’identità nel mondo digitale contemporaneo, illustrando come i bambini e gli adolescenti utilizzino i social network per puntellare il proprio sviluppo. E come queste piattaforme, certo ricche di opportunità, possano in realtà partorire effetti collaterali importanti: dal cyberbullismo all’ipersuggestione fino alla sovrapposizione assoluta fra dispositivo e social, strumento e social. Vengono passate in rassegna alcune delle principali piattaforme espressamente pensate per i bambini, sottolineandone i meccanismi di funzionamento e i possibili punti deboli. La tesi che accompagna tutte le pagine è che i minori sono il bersaglio quasi prevalente e più ambito dalla maggior parte di queste piattaforme e gli strumenti per difenderne la presenza online sono pressoché assenti. Di più: deludenti. Collana: Prismi Saggi Città Nuova Editrice, Nasci, cresci e posta
12 Feb 2018 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Stiamo godendo insieme di questa sorpresa”. Sono le parole di Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, che ha commentato con gioia la notizia della visita di Papa Francesco a Loppiano il 10 maggio prossimo. Una sorpresa, dunque, che ha suscitato grande entusiasmo fra i membri e gli aderenti al Movimento in tutto il mondo, a partire dagli abitanti della cittadella che accoglierà il Santo Padre. Loppiano, nei pressi di Firenze (Italia), nata nel 1964 per volere della fondatrice del Movimento Chiara Lubich, è una vera e propria cittadina, con scuole, aziende, centri di formazione, università e poli economici. Un luogo “speciale” che è in sé un laboratorio di convivenza: ci vivono circa mille persone provenienti da 65 Paesi diversi e di età, condizione sociale, culture e religioni diverse, insieme con il desiderio di costruire la fraternità universale, attraverso il vissuto quotidiano del Vangelo e la “legge” dell’amore scambievole. Un luogo dove si vive e si opera con l’intento di dare concretezza al carisma dell’Unità – che è il cuore spirituale del Movimento – e per rispondere al testamento di Gesù “Che tutti siano uno”.
Nella cittadella la notizia della visita ha avuto una eco dirompente: “Un secondo dopo l’annuncio da parte di Maria Voce – fanno sapere da Loppiano – la notizia è stata diffusa fra gli abitanti della città e rilanciata su tutti i social nel mondo con una pioggia di post di gioia e di stupore; è stata accolta come una bomba atomica, un’onda che ci ha investito e travolto”. Vorremmo – ha spiegato Maria Voce all’annuncio della visita – che a Loppiano “il Papa possa trovare quel popolo di Chiara che vive il Vangelo e che è legato solamente dall’amore scambievole, che possa vedere nella cittadella un riflesso della vita trinitaria sulla terra”. E per i preparativi, sottolinea, restano “nemmeno cento giorni”, da vivere – aggiunge rivolta ai membri del Movimento – intensificando “la preghiera perché tutto vada nel migliore dei modi e non ci siano ostacoli insormontabili”, ma soprattutto intensificando “l’amore evangelico, l’impegno ad essere veramente Parola viva, giorno per giorno”. La Presidente dei Focolari si è rallegrata anche per la visita del Pontefice alla comunità di Nomadelfia (Grosseto, Italia), fondata da don Zeno Saltini dove il Santo Padre si recherà – primo appuntamento di una mattinata dal ritmo serrato – prima di partire per il centro del Movimento: “Sappiamo che il Papa non viene solo a Loppiano, va prima a Nomadelfia, che fa parte del programma di viaggio di quella mattina, e siamo felicissimi”. Vicine per ragioni geografiche, Le due cittadelle sono legate da un’amicizia che dura da anni, e hanno in comune il riconoscimento della centralità del Vangelo e l’impegno per la fraternità universale e in favore degli ultimi. In tempi recenti in molti ricordano con gioia la partecipazione di gruppi di giovani di Nomadelfia alla festa organizzata dai giovani di Loppiano per il primo maggio, che tradizionalmente richiama nella cittadella dei Focolari tanti ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia. (altro…)
10 Feb 2018 | Centro internazionale, Chiesa, Spiritualità

Foto: Pixabay
A Bernardette, la Madonna si presentò sotto l’aspetto in cui l’umanità più l’aspettava: L’Immacolata Concezione, che splende nella sua purezza sopra uno scarico di immondizia; a significare che era lei a epurare il mondo dal marciume composito in cui con tutti i suoi valori si putrefaceva. Maria, figlia del popolo, nata in un umile villaggio di povera gente, apparve a Bernardette, figlia di lavoratori, in un umile villaggio di montanari, in un’ora nella quale la recente proclamazione del dogma dell’Immacolato Concepimento, fatto da Pio IX nel 1854, aveva messo in più crudo risalto il contrasto fra l’Ideale della purezza, incarnato dalla Madre di Dio e trasfuso nella dottrina e nella pratica dei cristiani, e la realtà di una degradazione nel vizio e nelle passioni sfrenate promosso da correnti filosofiche materialistiche e positivistiche e favorito da una politica interessata a demolire l’etica della Chiesa per demolire la dignità della persona. Il valore urgente di quella apparizione fu subito consolidato dai miracoli della grotta di Lourdes, coi quali la Madre divina aiutò innumerevoli figli in terra a ricuperare la sanità del corpo e la purezza dell’anima. E il valore crebbe e si ampliò dopo che ne fu compresa l’urgenza dai cristiani, i quali videro che quell’acqua liberava dal male fisico e insieme da quello morale: Maria, acqua sorgiva dell’Eterno, purifica il sangue umano per liberarlo da ogni bruttura. Il Papa (Pio XII), nella sua Enciclica per il centenario, ha messo in rilievo l’attualità di questa azione risanatrice, attraverso la quale la vergine, che è la Purezza senza macchia, sempre più s’innalza contro la corruzione di costumi e di idee, portata avanti con gli strumenti dell’arte, della politica e dell’esempio. Maria vestita di bianco e di azzurro rappresenta l’Ideale della Vita contro la Morte, di cui il vizio è precursore. Nuova Eva, se l’antica cedette all’Avversario sin dal primo incontro, Ella gli si erge sin dal concepimento, quando dai meriti del Figlio nascituro trasse il privilegio dell’Immacolatezza. Entrò con Lei, nel vivere umano, un elemento nuovo: la purezza assoluta, l’umanità senza macchia: quella sanità divina di cui gli uomini avevano più bisogno per arrestare la loro decomposizione morale e intellettuale. L’Immacolato concepimento significa quindi il più radicale – divino – colpo di barra per capovolgere il corso della storia, avviata alla dissoluzione. Il significato delle apparizioni e dei miracoli è facile a intendersi e perciò fu espresso a una fanciulla rozza e incolta, ed è universale (e perciò è diffuso tra genti e ceti d’ogni luogo e categoria). La purezza è una condizione essenziale, preliminare, di vita e di convivenza, per tutti e per sempre: ma specialmente per l’età nostra, in cui s’è creduto di esaltare il valore fisiologico della carne degradandola a perversioni contro la natura. Maestra di vita, la Chiesa offre ai popoli, come ideale di bellezza senza ombre, l’Immacolata: colei che, Madre e Vergine, trasmette a noi Dio: ci dà Gesù, che, «Via,Verità e Vita» è la Salute degli uomini. Igino Giordani, Il significato di Lourdes, Città Nuova, n.3, 5.2.1958, p.5. (altro…)
9 Feb 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
La mia famiglia è composta da me, mia sorella e mia madre che ci ha cresciute da sola. Abbiamo passato momenti molto critici: mia madre faticava a trovare lavoro. In più c’erano attriti con la padrona di casa, perché non avevamo soldi per l’affitto. Per mia madre era davvero un calvario amministrare i pochi soldi che guadagnava. Per questo è stato molto importante il sostegno che abbiamo avuto attraverso l’associazione Azione per Famiglie Nuove onlus (AFN) del Movimento dei Focolari. Di lì a poco, poi, si è aperto nella zona sud della nostra città, Cochabamba (a 2.600 mt d’altezza), il Centro Rincón de Luz, nel quale si offre sostegno scolastico e un pasto al giorno ai bambini e ai ragazzi che frequentano le scuole del quartiere. Il centro è stato un altro grande aiuto per me, mi ha ridonato il sorriso e permesso importanti momenti di formazione. Nel Centro eravamo come una grande famiglia nella quale i professori spesso ci facevano da “secondi genitori”. Grazie alle persone che hanno avuto fiducia in me, oggi posso raccontare con orgoglio che ho terminato il mio corso di studi con buoni risultati e sto seguendo il primo semestre all’università. Presto sarò una professionista.
Cercherò di far arrivare l’aiuto ricevuto alle persone che ho intorno, iniziando, ad esempio, dal Centro per trasmettere le mie conoscenze ai bambini. Vorrei anche aprire un posto per le persone che vivono in strada, offrendo loro un modo per andare avanti. Ho capito che si può cambiare la vita di un bambino e indicargli la strada per un futuro migliore. Per questo invito tutte le persone ad aiutare: tutti possiamo! Per me la cosa più importante non è stata solo l’aiuto economico, ma la fiducia che mi hanno dato: essa è un seme di speranza, è una luce che si accende non solo nel ragazzo, ma anche nei suoi genitori. Vedi il video Fonte: Teens (altro…)
8 Feb 2018 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
https://youtu.be/n0fnksCfaAo (altro…)
8 Feb 2018 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo
La Comunità di Sant’Egidio compie 50 anni. Una storia cominciata il 7 febbraio 1968, a Roma, da Andrea Riccardi insieme a un piccolo gruppo di liceali che volevano cambiare il mondo. «Abbiamo scoperto in questi anni, insieme a tante persone nel mondo, la gioia del Vangelo», ha dichiarato il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo. «A Sant’Egidio, nel cuore di Trastevere (Roma) – si legge nel comunicato diffuso per l’occasione – è partita un’avventura che ha portato la Comunità nelle periferie umane ed esistenziali dei diversi continenti, dall’impegno tra i poveri di ogni condizione fino ai programmi per la cura dell’Aids e la registrazione anagrafica, dal dialogo interreligioso al lavoro per la pace». Il prossimo sabato 10 febbraio “il popolo di Sant’Egidio” si radunerà nella basilica romana di San Giovanni in Laterano per una celebrazione presieduta dal Cardinale Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin. A nome dei Focolari ci sarà la presidente Maria Voce, insieme ad alcuni suoi collaboratori. Nel suo caloroso messaggio ringrazia «vivamente lo Spirito Santo per il carisma che ha elargito alla Chiesa e all’umanità e per i frutti scaturiti in questi cinquant’anni di vita, grazie anche alla vostra fedeltà». Aggiunge che «la Comunità, sparsa oggi in 70 Paesi, ha contribuito e contribuisce a edificare la pace nel mondo, attraverso un dialogo coraggioso a tutti i livelli e con un’attenzione del tutto particolare verso i più dimenticati dalla società», e ricorda la pace ottenuta nel 1992 in Mozambico e i “corridoi umanitari” in favore dei rifugiati. Maria Voce sottolinea, tra tanti momenti vissuti insieme, uno “speciale”: «il gioioso impegno assunto all’unisono e in modo del tutto particolare da Chiara Lubich e Andrea Riccardi, dopo lo storico incontro dei Movimenti con il Papa nella Pentecoste del 1998, che ha prodotto molti frutti per la gloria di Dio». E conclude con l’augurio suo e dei Focolari «di realizzare pienamente il disegno di Dio sulla vostra Comunità». Guarda il nuovo sito: www.santegidio.org (altro…)
8 Feb 2018 | Focolari nel Mondo, Sociale
È con questo titolo che si terrà presso l’Hotel Principe a Pomezia (Roma), un appuntamento promosso dal Movimento Umanità Nuova. Cinque giorni di lavori, scambi di esperienze, approfondimenti, bilanci e nuove piste di lavoro: una vera e propria “scuola per imparare” ad attuare la fraternità nella città, a partire dalla ricchezza della diversità di ciascuno. Locandina con il programma Per info: Movimento Internazionale Umanità Nuova Tel +39-06 943156 35 newhumanity@focolare.org (altro…)
8 Feb 2018 | Chiesa, Focolari nel Mondo
Anche il Movimento dei Focolari aderisce, il prossimo 23 febbraio, alla Giornata di preghiera e digiuno per la pace e contro ogni forma di violenza. L’iniziativa, indetta da Papa Francesco con un annuncio a sorpresa, davanti a 20 mila fedeli radunati in Piazza San Pietro, in occasione del consueto Angelus domenicale, si rivolge in modo particolare alle popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan, attraversate da una grave escalation di violenza e sopraffazione, ma senza dimenticare tutte le situazioni di conflitto che si protraggono in ogni parte del mondo. Si tratta di una iniziativa non nuova: già in passato Papa Francesco aveva invitato «tutti i credenti, anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani», ad unirsi in un comune momento di preghiera, con le modalità ritenute più opportune, per implorare insieme il dono della pace e per chiedersi quale contributo ognuno possa dare per fermare la violenza. «Le vittorie ottenute con la violenza – ha detto il Papa – sono false vittorie». (altro…)
8 Feb 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://vimeo.com/233853204 (altro…)
7 Feb 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Cosa spinge un gruppo di giovani, dai 18 ai 34 anni, provenienti dalle tre regioni linguistiche della Svizzera, a trascorrere alcuni giorni in montagna insieme a otto focolarini e focolarine, una coppia di focolarini sposati e un sacerdote? “Il focolare dietro le quinte”, un fine settimana nella splendida cornice delle Alpi del Vallese, non solo per godere della natura, ma anche per porsi, in un ambiente ideale, una serie di domande essenziali sulla vita trascorsa e quella futura, quando la prima è molto più breve della seconda. E tra queste: Qual è la mia strada? Una domanda spesso di non facile risposta, se formulata quando vi è la straordinaria e spesso irripetibile possibilità di scegliere a 360 gradi, tra tutte le strade possibili. Per intraprenderne consapevolmente una – hanno pensato gli organizzatori – è di aiuto abbassare il volume del frastuono quotidiano e trovare uno spazio dove sia più facile ascoltare un suggerimento, spesso sussurrato all’orecchio del cuore. «Da qui l’idea di trascorrere un week end insieme, dove ci si possa esprimere con libertà e sincerità, e dove Gesù – se vuole – possa parlare nell’intimo a ognuno. Un mix di approfondimento e vita in comune, fatto di passeggiate, giochi, pulizie, cucina, preghiera, per esprimere al meglio la bellezza e anche la “normalità” di seguirlo anche oggi».
“Dietro le quinte” della vita del focolare vi è una chiamata personale di Dio a realizzare una convivenza di laici, vergini e sposati (secondo il loro stato), pienamente immersi nel mondo, ma forti della presenza spirituale di Gesù tra loro, frutto dell’amore reciproco. Una “presenza” che vogliono portare dovunque, con l’obiettivo e l’orizzonte dell’unità tra le persone e i popoli, in un mondo più fraterno e unito, nel rispetto delle diversità. Alcuni dei giovani presenti non avevano mai approfondito questa possibilità, altri avevano già deciso di formarsi una famiglia, altri ancora non si erano mai posti la domanda. Ma comune a tutti era il desiderio di approfondire un rapporto personale con Dio e conoscere lo specifico di questa particolare forma di convivenza sul modello della famiglia di Nazareth, nata dal carisma di Chiara Lubich. “Siete in mezzo a tutti, non avete un convento che vi protegga, ma come fate?” “Bello, ma non è troppo faticoso?” “Cosa significa oggi seguire Gesù?”. Tante le domande spontanee e molte le risposte, a partire dalle esperienze personali e dagli scritti, meditati insieme, sulla spiritualità evangelica dell’unità.
Kati e Istvan, sposati, hanno condiviso le proprie gioie, difficoltà e le scelte fondamentali della loro famiglia. «Sono rimasto molto colpito dalla profondità dei temi che abbiamo toccato pur non conoscendoci» ha detto un giovane. «Sono venuta con tante domande e ho ricevuto tante risposte», ha concluso una ragazza, di ritorno in città. Peter, sacerdote, ha commentato: «Un week end inaspettato. Alcuni dei ragazzi hanno espresso il desiderio di continuare a confrontarci anche dopo. Questo, secondo me, è stato il messaggio più bello dei due giorni trascorsi insieme: viviamo per voi e con voi, nell’incertezza sulla scelta della propria strada, ma nella certezza di non essere più soli a cercarla». (altro…)
6 Feb 2018 | Cultura, Focolari nel Mondo
Quando lo sport abbatte le barriere – Sport breaks limits. Al centro del convegno che si svolgerà a Roma dal 20 al 22 aprile, il ruolo dello sport davanti al limite e alle barriere di ogni genere: fisiche, psicologiche, relazionali, culturali, sociali, ambientali. L’esperienza sportiva è per sua natura luogo di confronto con il limite. Perché lo sport si rivela terreno efficace per fare pace con i propri limiti e per includere, integrare ed abbattere le barriere? Dove sta la sua magia? Intendiamo, com’è nella mission di Sportmeet, affrontare questo importante argomento attraverso riflessioni culturali, testimonianze e laboratori pratici, dialogando con i protagonisti di esperienze significative attive, in particolare, nella città di Roma. Sei interessato? Vuoi iscriverti? Per informazioni vedi: Sportmeet (altro…)
6 Feb 2018 | Cultura, Nuove Generazioni

Foto: www.genverde.it
Tutto è cominciato con una batteria verde, al Centro internazionale di Loppiano, nel dicembre 1966. Un regalo inconsueto nelle mani di un gruppo di ragazze. Quello strumento è diventato il simbolo di una rivoluzione permanente per contribuire a realizzare un mondo più unito e fraterno. Nasce così il Gen Verde: grinta, capacità, parole, gesti e professionalità in sinergia per dire con la musica che l’umanità ha ancora e sempre una chance, che si può scegliere la pace contro la guerra, la coesione invece dei muri, il dialogo anziché il silenzio. In quasi 50 anni di attività, la band ha raggiunto piazze, teatri e stadi di tutto il mondo con oltre 1.500 spettacoli ed eventi, centinaia di tour, 69 album in 9 lingue. Ad oggi sono 147 le cantanti, musiciste, attrici, danzatrici e tecnici che hanno fatto parte del Gen Verde, il cui apporto professionale ha dato vita a produzioni artistiche diversificate i cui generi spaziano dai concerti live al musical, per non dimenticare l’attività didattica e formativa rivolta ai giovani, attraverso workshop e corsi specifici.
Tanto lavoro per preparare il progetto, giorni intensissimi nel viverlo, ma poi cosa resta? L’abbiamo chiesto ai protagonisti di alcune delle tappe toccate dall’iniziativa in molti paesi del mondo. Da quello che ci hanno raccontato emergono alcune note comuni. La prima: l’attuale concerto che portiamo in giro “Start Now” dà una spinta a rapportarsi con gli altri in un modo di-verso di vivere, basato sulla fiducia, l’apertura, l’attenzione al bene comune. Questo stile continua anche dopo, nel quotidiano. La seconda: il coraggio di cominciare per primi a cambiare il mondo intorno a sé, perché “Insieme siamo più forti. Possiamo sognare in grande se facciamo le cose insieme”. Qualcuno l’ha chiamato “spirito di fratellanza”. La terza nota, potremmo chiamarla condivisione: la spinta, il desiderio di comunicare ad altri l’esperienza vissuta, di contagiare e coinvolgere tutti nell’impresa di migliorare il mondo, lì dove si è. “
Siamo riusciti a rapportarci meglio con la gente e a volte influenzare anche altre persone a fare come noi”, ci racconta un ragazzo. E un’insegnante, parlando dei suoi alunni con cui ha partecipato al progetto: “Hanno saputo dimostrare di avere un’umanità profonda che io ho forse sottovalutato negli anni. Non li vedo più come ragazzi a volte immaturi, ma come persone capaci di mettersi in gioco”. Il desiderio di diffondere questo modo costruttivo di affrontare la realtà fa fiorire diverse iniziative. A Palermo, nel sud Italia, ad esempio, stanno già lavorando a una seconda edizione di Start Now 2018. A La Spezia, nel nord, i giovani che hanno partecipato al progetto si sono inventati un pomeriggio di lavaggio auto a favore della Nigeria e un ballo in maschera anni Sessanta per raccogliere fondi per un dispensario a Man, in Costa d’Avorio. A far “sentire” la fraternità, prima della festa, un collegamento via Skype con gli amici del paese africano.
A Huétor Tájar (Spagna), lo spirito di Start Now ha animato la tradizionale “corsa solidale”: “Abbiamo capito – scrive una ragazza – che la vita è più bella se accompagnata dal sorriso e dalla gioia”. Ancora in Spagna, ad Azpeitia, il direttore di una Scuola universitaria ha chiesto di presentare il progetto nella sua Università. Piccoli passi con grandi orizzonti, sentendosi parte di un coro dove non può mancare la voce di nessuno. E ancora tanti effetti, qua e là per il mondo, suscitati dalla condivisione del progetto Start Now. Non un fuoco d’artificio che dopo si spegne lasciando solo ricordi e nostalgia, ma una scintilla che si accende, contagia e dilaga. Chiara Favotti (altro…)
5 Feb 2018 | Focolari nel Mondo
Ricorre il 5 febbraio il ventesimo anniversario della morte del Card. Eduardo Francisco Pironio (1920 – 1998), di cui è in corso la causa di canonizzazione. Nato a Nueve de Julio, in Argentina, ventitreesimo figlio di una famiglia di origine italiana, ordinato sacerdote nel 1943, Pironio, dapprima vescovo titolare a Ceciri e successivamente a La Plata, divenne segretario generale e poi presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano (Celam). Chiamato a Roma da Papa Paolo VI, venne da lui nominato prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari e nominato cardinale nel 1976. Su nomina di Giovanni Paolo II, divenne presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. In questa veste, il Card. Pironio, con Decreto del 29 giugno 1990, consegnò a Chiara Lubich l’approvazione definitiva degli Statuti generali dell’Opera di Maria (Movimento dei Focolari). Con una messa nel santuario nazionale di Nuestra Señora de Luján hanno preso il via, il 4 febbraio, le celebrazioni, promosse in suo onore dall’Azione cattolica argentina, che avranno il loro momento centrale il prossimo 31 maggio, a Buenos Aires. Il Movimento dei Focolari si associa con gratitudine alla memoria di una delle figure più eminenti della recente storia ecclesiale. (altro…)
5 Feb 2018 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
«Il dialogo a 360 gradi con tutti, anche con persone di altre convinzioni, è diventata la caratteristica della nostra famiglia, condivisa coi figli Pietro, Elena e Matteo». Annamaria e Mario Raimondi sono un fiume in piena quando raccontano le innumerevoli esperienze vissute dalla loro famiglia all’insegna del dialogo. Ora abitano a Lecco, cittadina tranquilla del nord Italia, sul lago di Como (“ma solo tre quarti d’ora da Milano”, puntualizza Annamaria), lui professore ordinario di Chimica-Fisica all’Università di Milano, lei insegnante, entrambi pensionati. Ma solo “formalmente”. Vivacissimi e in piena attività, oltre che per la famiglia e i tre nipoti, anche per la Diocesi, con un incarico per l’ecumenismo, e a servizio della comunità dei Focolari del posto. «Per il mio lavoro – spiega Mario – abbiamo sempre viaggiato molto specie in Inghilterra, a Parigi e negli USA. Abbiamo conosciuto la comunità dei focolari a Boston, mentre mi trovavo lì per una ricerca. La spiritualità dell’unità ci ha aperto il cuore e la mente verso tanti fratelli di culture e professioni religiose diverse. Joe, un collega conosciuto a Parigi, è uno di questi e con il tempo è diventato come un fratello». «Nel 1975 – continua Annamaria – con i bambini piccoli siamo stati ospiti a Bristol, in Inghilterra, della sua famiglia.

Mario e Joe
Joe era figlio unico di una famiglia ebrea, padre russo e madre ungherese, che a causa delle persecuzioni era fuggita da Vienna, dove abitava, in Inghilterra. La moglie di Joe, Zaga, figlia di un colonnello comunista dell’ex Yugoslavia, era donna di grandi valori umani e si professava atea. I loro quattro figli erano coetanei dei nostri. Abbiamo condiviso la vita di ogni giorno, i giochi, il lavoro, nel rispetto delle scelte e dei diversi stili educativi. Una volta tornati a Milano, dove allora abitavamo, il rapporto con Joe e Zaga è continuato attraverso lettere, telefonate e molti viaggi di lavoro. Tempo dopo Joe ha desiderato riaccostarsi alla fede, riallacciando il rapporto con le proprie radici. Inaspettatamente, ormai sono passati 20 anni, gli venne diagnosticata una grave malattia. I medici dissero “Ha solo un mese di vita” e noi corremmo da lui. Durante il funerale, a cui eravamo presenti, uno dei suoi figli guidò una preghiera in ebraico. Lo ricordiamo come un momento molto commovente». «Anche ora, dopo tanti anni – racconta Mario – il rapporto con Zaga e la sua famiglia continua. Lei ora è anziana e non gode più di buona salute. Spesso siamo andati a trovarla, ad esempio in occasione del matrimonio delle figlie e della nascita del primo nipotino che, non a caso, è stato chiamato Mario! Abbiamo condiviso tutte le tappe della vita: la crescita dei figli, le vacanze, la ricerca scientifica… Tra noi non c’è stata solo una grande intesa umana, ma qualcosa di molto più profondo. Ognuno si sente libero di essere sé stesso e tra noi circola un amore disinteressato. Zaga, che pure si professa non credente, ha partecipato all’ordinazione sacerdotale di Pietro, alla professione religiosa di Elena e (addirittura con una gamba ingessata!) al matrimonio di Matteo. Tuttora il rapporto tra le nostre famiglie continua, condividendo momenti semplici, importanti e profondi».
«L’estate scorsa – riprende Annamaria – avevamo saputo che un signore inglese di 80 anni era stato colpito da un infarto mentre con un gruppo di amici era in gita sul lago di Como. L’ospedale era abbastanza vicino a casa nostra. Lui e la moglie, non conoscendo l’italiano, erano in difficoltà. Il resto della comitiva era ripartito per l’Inghilterra. Durante la degenza, durata due settimane, siamo andati a trovarli ogni giorno, aiutandoli a comunicare coi medici, a trovare un alloggio per la moglie presso delle suore vicino all’ospedale, a sbrigare le cose ordinarie, come se ci conoscessimo da sempre. Abbiamo portato loro la Parola di Vita e condiviso momenti semplici ma intensi. Alle dimissioni li abbiamo accompagnati all’aeroporto. Ed è stato lì che Antony, così si chiama, ci ha chiesto: “Posso darvi una benedizione?”. In quel momento abbiamo scoperto che era un ministro anglicano. Il ricordo di quel saluto così speciale è sempre con noi. Tornati a Londra, Antony e sua moglie, già in stretto contatto con la comunità dei Focolari, ci ringraziano ancora oggi ricordando quel momento con gratitudine». Chiara Favotti (altro…)
3 Feb 2018 | Cultura
Mary is the woman most mentioned in the Gospels. From the very beginnings of the Christian story she has inspired poets, song writers and theologians, not to mention the sublime icons in the Orthodox tradition. Chiara Lubich (1920-2008) has helped many to rediscover and understand Mary in a new way, giving birth to the Focolare Movement, whose official name is ‘Work of Mary’. In Chiara Lubich’s understanding, Mary is ‘the flower of humanity’ who through her ‘Yes’ at the Annunciation, gave Jesus physically to the world; and all of us are called to become ‘little Marys’ generating the presence of Jesus spiritually by living out Jesus’ promise: ‘Where two or three are united in my name, I am there among them’ (Mt. 18: 20). The readers of this book will come from a wide variety of backgrounds, each with their own sensibility regarding Mary. It will be good to approach these texts in a meditative spirit, so that in our hearts we might hear again the words Jesus spoke from the cross to John: ‘Here is your mother’. Author: Chiara Lubich Edited by Brendan Leahy and Judith Povilus Orders and enquiries: New City Press (UK)
3 Feb 2018 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Foto: www.afnonlus.org
«Facciamo nostro il detto: “Amare con i fatti” (1 Gv 3,18). Gesù vuole quelli, vuole una carità verso il prossimo che sia servizio concreto. Lui stesso ci è stato modello con la lavanda dei piedi, ad esempio. Amare con le opere. Noi sappiamo che possiamo fare ciò […] tutto il giorno: un atto concreto in favore di un fratello, poi di un altro o di un altro ancora, e così via. […] E allora, alla fine della vita, per queste azioni concrete, Gesù ci darà un premio proporzionato. Se anche un solo bicchiere d’acqua offerto a lui nel prossimo non rimarrà senza ricompensa (cf Mt 10,42), che sarà di molti bicchieri d’acqua? […] Mi ha fatto impressione sapere […] (che nel nostro Movimento sono già) fiorite spontaneamente dai nostri, nel mondo, oltre 200 opere o attività in favore dei fratelli che si trovano nelle necessità più varie. Opere caritative per ammalati, per anziani, disoccupati, portatori di handicap; sole, di studenti stranieri; opere in favore di bambini in difficoltà, dei senza casa, dei carcerati, dei tossicodipendenti, di alcolizzati; corsi di promozione umana e di catechismo; iniziative nel campo dell’economia, del lavoro, dell’educazione; azioni in favore di tutte le necessità dei Paesi in via di sviluppo, o per calamità naturali… E ho lodato Dio perché sin dai primi anni del Movimento le cosiddette opere di misericordia sono state per noi, come ci suggeriva il Vangelo, condizione imprescindibile per un buon esame finale, e dunque per una buona conclusione del Santo Viaggio della vita. Con questo nostro collegamento vorrei suggerirvi di prendere in considerazione una di queste opere, di averla a cuore in modo particolare, di interessarsi ad essa, di aiutarla a svilupparsi, di incrementarla con qualche mezzo a voi possibile, di sentirvi corresponsabili di essa. […] Guardiamoci intorno. Ci saranno attività e opere concrete suscitate nel Movimento Umanità Nuova o Giovani per un Mondo Unito o Famiglie Nuove o nel Movimento Parrocchiale. Sono nella vostra zona o in altre. Vedete come mettervi in contatto, magari consultando i vostri responsabili. Avvicinatevi ad esse con dolcezza, senza scompaginarle, ma solo col desiderio di servirle se non altro con la vostra preghiera. […] Allora, intesi: amare con le opere e dare una mano ad una di esse. Che per il nostro amore concreto ed anche per questa particolare opera, il Signore possa ripetere, alludendo a ciascuno di noi: “Ecco io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere” (Ap 22,12)». Chiara Lubich, Rocca di papa, 12 maggio 1988 Da CHIARA LUBICH – Cercando le cose di lassù – Città Nuova 1992 – pp 92-93-94 (altro…)
2 Feb 2018 | Centro internazionale, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Arriva a sorpresa l’annuncio della visita di papa Francesco a Loppiano, cittadella del Movimento dei Focolari, prevista per il 10 maggio 2018. Sarà la presidente Maria Voce ad accoglierlo insieme all’ordinario del luogo, mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole. “L’annuncio ha suscitato in me sorpresa e profonda gioia”, ha commentato a caldo Maria Voce. «È un grande onore per il Movimento dei Focolari accogliere un papa tra di noi, in una nostra cittadella. Ma soprattutto è una spinta a intensificare l’impegno a vivere l’amore e l’unità radicati nel Vangelo. È questo soffio di vangelo vissuto che vorremmo papa Francesco possa trovare arrivando a Loppiano. E ora che la notizia comincia a diffondersi nelle comunità del Movimento, questa gioia e quest’impegno saranno condivisi in tutto il mondo». Loppiano è la prima delle cittadelle dei Focolari, sorta nel 1964, sulle colline toscane vicino a Firenze. Attualmente conta circa 850 abitanti: uomini e donne, famiglie, giovani e ragazzi, sacerdoti e religiosi, di 65 nazioni dei cinque continenti. Più di metà degli abitanti vi risiede stabilmente mentre altri partecipano ad una delle 12 scuole internazionali che prevedono una permanenza da 6 a 18 mesi. La componente internazionale e multiculturale, che ha fatto sua la legge dell’amore scambievole, fa di Loppiano un laboratorio di convivenza tra persone diverse per età, condizione sociale, tradizione, cultura e fede religiosa. Vedi la scheda (altro…)
2 Feb 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale
«Mi trovo per un periodo in Italia, a lavorare, insieme ad altri giovani della mia età, al prossimo Genfest 2018 a Manila». Fervono i preparativi per il primo Genfest della storia fuori dall’Europa. Al gruppo internazionale di ragazzi che vi lavorano si è unito Nelson, arrivato nel 2017 in Italia, prima a Loppiano (Firenze), poi al “Centro internazionale Gen2” nei pressi di Roma, dove lo intervistiamo. «Vengo da El Salvador, lo Stato meno esteso ma più popolato dell’America Centrale istmica. Un Paese bellissimo, ma colpito in anni recenti da una guerra civile, durata 12 anni e finita nel 1992, che l’ha lasciato distrutto». Spiega Nelson: «Dopo la fine della guerra, molte famiglie si sono trovate nella necessità di dover cercare altrove un sostentamento e tanti genitori sono emigrati, affidando i figli a parenti o a chi se ne poteva prendere cura. Ma nel clima di smarrimento generale, questo ha comportato che a una generazione di bambini e ragazzi è mancata una guida, o semplicemente chi se ne interessasse veramente. A ciò si è aggiunta le difficoltà di far giungere a destinazione, nel Paese d’origine, i soldi guadagnati all’estero, e tanti di questi ragazzi sono rimasti privi di tutto e hanno cominciato a lasciare la scuola, a girare per la strada, a cercare nella delinquenza l’attenzione che non avevano da nessuno. In breve, reclutando adolescenti e anche giovanissimi, si sono formati molti gruppi criminali sempre più radicati e pericolosi, ognuno con un nome e una identità precisa contraddistinta da simboli, rituali di iniziazione e gesti». Ogni gruppo si identifica con un tatuaggio, che fissa per sempre l’appartenenza dei membri, impossibilitati a uscirne se non finendo ammazzati, o in carcere, o scappando dal Paese. «Per sradicare quello che sembrava inizialmente un problema semplice da risolvere – continua Nelson – il governo ha avviato un piano, a sua volta violento, rinchiudendo ad esempio in prigione chiunque portasse un tatuaggio. Il risultato è stata una escalation di violenza senza precedenti, con una risposta efferata delle gang che hanno cominciato ad ammazzare senza ragione, a minacciare ragazzi sempre più giovani e costringerli ad entrare nel gruppo». «Prima di arrivare in Italia, lavoravo a San Miguel, in una scuola salesiana che si dedica, con vero spirito di accoglienza, a più di un migliaio di studenti che vengono da fuori città ogni settimana. Molti di loro hanno gravi problemi famigliari o parenti arruolati nei gruppi criminali, o peggio ancora, sono loro stessi in procinto di entrarvi. Insegnavo educazione fisica. Un giorno, durante l’ora di nuoto, un ragazzo voleva entrare in piscina senza togliersi la maglietta, nonostante la regola lo impedisse. Era nervoso e impaurito. Allora l’ho preso in disparte per parlare da solo con lui, e gli ho chiesto il motivo. Mi ha risposto che si era fatto tatuare il simbolo di un gruppo, e non voleva che nessuno lo sapesse. Gli ho dato il permesso di entrare in acqua con la maglietta, ma dopo, in classe, sono tornato sull’argomento e abbiamo cominciato a parlare dei modi per cercare strade alternative alla criminalità. Così, fino alla fine dell’anno, abbiamo provato a spiegargli, tutti insieme, che c’è sempre una via di uscita, un altro modo di vivere, lontani dalla violenza. Dopo di un paio di mesi l’ho rivisto, indossava fiero una uniforme di lavoro, era riuscito a lasciare il gruppo, che grazie a Dio lo aveva lasciato in pace. Ora aiutava la sua famiglia. “Grazie prof. È grazie a tutti voi se ho capito che potevo diventare una persona diversa da quella che cominciavo ad essere. E soprattutto a cambiare rotta nella mia vita”». Chiara Favotti (altro…)
1 Feb 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Una risposta immediata All’inizio dell’estate compravamo sempre la legna e il cherosene per l’inverno, ma era già autunno e non avevamo ancora i soldi per assicurarci il riscaldamento. Un giorno, parlandone in famiglia, ci siamo detti: “L’Eterno Padre conosce i nostri bisogni e l’importante è avere fiducia in lui”. Non avevamo neanche finito il discorso quando è arrivato un nostro amico con una busta contenente del denaro, frutto di una colletta. Mai c’era capitato di avere una risposta così immediata di Dio che provvede ai suoi figli! I.S. – Serbia Dalla dentista Un ragazzo della nostra comunità aveva i denti molto rovinati, ma essendo di famiglia povera non poteva curarsi. Un giorno l’abbiamo accompagnato da una dentista ma, arrivati nella clinica dove lavora, ci siamo accorti che era frequentata da persone ricche. Fiduciosi nella provvidenza, siamo entrati lo stesso. Dopo la visita la dottoressa ci ha chiesto se potevamo pagare un lavoro così costoso. Le abbiamo spiegato che, con gli amici, avremmo organizzato una vendita di oggetti e vestiti usati per coprire tutte le spese. La dottoressa, incuriosita, ha voluto saperne di più. “Mi pagherete con quello che avete” ha poi concluso. Mentre uscivamo ci ha richiamato, aggiungendo: “Sapete, ho tanti problemi e mi è venuto in mente che potrei farvi il lavoro gratis se voi in cambio pregherete per me”. Così abbiamo fatto. Tempo dopo la dottoressa ci ha detto che la nostra presenza aveva portato nel suo lavoro una nota di gioia e serenità. G.B. – Filippine Incontri nel carcere Sapendo che ci sono tante persone sole che hanno molto bisogno di qualcuno che stia loro accanto, abbiamo pensato di andare a visitare i malati di un ospedale, i carcerati e i ragazzi di un orfanotrofio. A questi ultimi abbiamo portato oggetti, giochi e vestiti. Poi ci siamo detti: perché non usiamo anche i mezzi di comunicazione per arrivare a più persone possibile? Dalla radio locale abbiamo ottenuto mezz’ora di programma tutto per noi. Tante persone hanno seguito la nostra trasmissione. Quando siamo tornati nel carcere, ci hanno accolto dicendo che, dopo aver sentito alla radio la nostra trasmissione, ci stavano aspettando. Di solito ai ragazzi della nostra età non è consentito di entrare nel carcere, ma per noi avevano fatto un’eccezione. Con canti ed esperienze sul Vangelo abbiamo parlato a un centinaio di detenuti, uomini e donne, e a una decina di guardie. Ci hanno chiesto di tornare. Anche il giornale locale ha dato notizia di questi incontri dentro al carcere. Un gruppo di amici – Uganda La malattia Quando ho saputo che Monique era stata colpita dalla Sla, anche se non ci vedevamo ormai da due anni, sono tornato a farmi vivo con lei per mettermi a sua disposizione. Il nostro era stato un grande amore, ma per vari motivi ci eravamo allontanati. La fede semplice di Monique si scontrava con il mio agnosticismo. Accanto a lei, che accettava serenamente la sua nuova situazione, ho vissuto un vero e proprio capovolgimento mentale. I cristiani lo definirebbero “conversione”. Quando la sua malattia ha raggiunto uno stadio terminale, mi sono trovato cambiato. Non dico di aver trovato la fede, ma il rispetto verso Monique ha creato in me uno spazio nuovo. J. M. – Francia (altro…)
31 Gen 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Ansia, paure, tristezze, ira… Tutti abbiamo condizionamenti che ci bloccano, limitano la nostra libertà e ci impediscono di raggiungere una vita più piena. Come risolvere i nostri complessi e crescere nell’autostima, in modo da essere più liberi e perciò più felici? Questo libro vuole essere un manuale pratico per conquistare la libertà interiore: l’autore ci offre alcune strategie per raggiungere una maggior soddisfazione nella vita quotidiana, migliorare i rapporti in famiglia, con gli amici e sul lavoro, ottimizzare il rendimento professionale e, soprattutto, convincerci che possiamo dare molto agli altri, qualunque siano le nostre capacità o abilità. AUTORE: Inaki Guerrero Ostolaza COLLANA – Vivere bene insieme. Una collana pensata per offrire al lettore mappe efficaci e concrete per imparare a prendersi cura degli altri e di sé, pienamente integrati nel mondo in cui viviamo, nel rispetto di noi stessi, delle altre persone e dell’ambiente. Volumi agili da leggere, arricchiti con brevi esperienze di vita, bibliografie essenziali e consigli pratici per migliorare la quali-tà del nostro vivere insieme. Città Nuova Editrice
31 Gen 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Il Camerun, nella regione equatoriale dell’Africa occidentale, si compone, in seguito a due storie coloniali parallele, di due gruppi di regioni che parlano rispettivamente francese e inglese. Le differenze non si limitano alla lingua, ma includono anche aspetti dell’amministrazione pubblica. Una escalation di violenza sta minacciando il Paese, in tutto 23 milioni di abitanti su un territorio di 475 mila chilometri quadrati. Raphaël Takougang, avvocato camerunense, membro dei Focolari ora in Italia, spiega: «La parte francofona divenne indipendente il 1° gennaio 1960. Per la parte anglofona ci fu un referendum, il 1° ottobre 1961, per decidere se unirsi alla vicina Nigeria (già anglofona) o rimanere con il Camerun. Il nord di questa regione scelse di unirsi alla Nigeria, il sud preferì rimanere col Camerun. Nacque così una Repubblica Federale con due stati, il Cameroun Oriental e il Southern Cameroon, ognuno con proprie istituzioni (Parlamento, governo, sistema giuridico, ecc.) e altre a livello federale. Il 20 maggio 1972 un altro referendum diede alla luce la Repubblica Unita del Camerun. Nel 1984, una semplice modifica della costituzione tolse la parola “unita” e il paese prese da allora il nome di Repubblica del Camerun. Dal 1972 in poi il malessere degli anglofoni, in forte minoranza nel Paese, è andato sempre più aumentando e ha preso il nome di “anglophone problem”».
Dal 2016 questa situazione di crisi nella parte anglofona ha scatenato una serie di scioperi, dapprima degli insegnanti, poi degli avvocati. Gli abitanti della cittadella dei Focolari di Fontem, nel cuore della foresta camerunense, spiegano: «Se da una parte i vescovi hanno sempre incoraggiato il dialogo, il boicottaggio delle istituzioni deputate all’educazione e alla giustizia ha dato una svolta inaspettata alla crisi, che si è aggravata con l’escalation di scioperi anche degli esercizi commerciali e dei sistemi di trasporto, secondo una strategia definita “Città Morta”. All’inizio dell’anno scolastico, lo scorso settembre, nessuno studente si è presentato. Nonostante le minacce di rappresaglie per i trasgressori, qua e là, coraggiosamente, alcune scuole hanno riaperto e altre ne stanno seguendo l’esempio. Anche il nostro collegio a Fontem ha ripreso le attività». La cittadella è nata dalla testimonianza di amore concreto di alcuni medici, arrivati lì nel 1966, dopo un appello del vescovo locale a Chiara Lubich, per prendersi cura del popolo Bangwa, affetto da un’altissima mortalità infantile che ne stava causando l’estinzione. In breve tempo, grazie al contributo di persone di ogni parte del mondo, Fontem si è dotata di scuole, di un ospedale e di altre strutture di servizio. Da allora, il popolo Bangwa e diversi altri popoli confinanti si sono incamminati sulla strada della fraternità, visibile ora anche in altre cittadelle nate in questi anni nel continente africano. Con i suoi 80 mila abitanti, Fontem è un centro di incontro e formazione per persone che arrivano da ogni parte dell’Africa e del mondo. Qui scoprono come lo scambio e la collaborazione tra uomini e donne di razze, culture e tradizioni diverse possa portare frutti di fratellanza anche in regioni martoriate da conflitti.
«Il Collegio di Fontem ha subito un attacco – spiegano ancora gli abitanti – ma tante persone del villaggio sono accorse per aiutare studenti e insegnanti, anche a rischio della propria vita. Con l’avvicinarsi del 1° ottobre, data storica per il Camerun anglofono, nella ricorrenza del referendum citato, si temevano manifestazioni violente, e la comunità dei Focolari ha organizzato dei gruppi di preghiere alla quale hanno aderito persone anche di altre regioni del Paese e all’estero. Fino ad ora a Fontem nessuno ha perso la vita. Ogni occasione è propizia per coltivare rapporti con le varie autorità civili, tradizionali ed ecclesiali. Cerchiamo di aiutare quanti avviciniamo ad andare oltre le paure, a creare momenti di famiglia, cominciando da quelli più vicini, spesso confusi da tante voci e dai media. I giovani hanno organizzato delle serate di “talent show” e l’evento “Sports for peace” per promuovere uno spirito positivo». «In tutto questo periodo, pur in mezzo alle difficoltà – concludono – la vita della comunità dei Focolari è andata avanti anche qui. Ci auguriamo che questa sfida di amore verso tutti ci ottenga la capacità di discernere e agire per il bene del nostro Paese». (altro…)
31 Gen 2018 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Promulgato il decreto vaticano del martirio per i 7 monaci di Tibhirine, per mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano, e per altri 11 religiosi e religiose, tutti uccisi fra il 1994 e il 1996 durante la guerra civile algerina, che causò la morte di migliaia di persone innocenti, tra cui giornalisti, scrittori, imam e gente comune. Alla vicenda dei 7 monaci, rapiti dal loro monastero di Nostra Signora dell’Atlante (a 80 km da Algeri) e massacrati in circostanze ancora oscure, è stato dedicato il film “Uomini di Dio”. La violenza ebbe il culmine nell’agosto 1996, quando il vescovo domenicano di Orano, fervido difensore del riavvicinamento tra islamici e cristiani, fu ucciso da una bomba all’ingresso della sua casa insieme all’autista musulmano. «Sono martiri dell’amore – ha detto il portavoce della Conferenza episcopale francese – perché hanno amato fino alla fine, dando la vita per i loro amici algerini. Per noi è un segno che l’amore non è vano e trionferà». «La nostra Chiesa è nella gioia» hanno commentato i vescovi algerini, associando al loro omaggio «le migliaia di persone che non hanno temuto di rischiare la propria vita per fedeltà alla fede in Dio, al loro Paese e alla loro coscienza». (altro…)
30 Gen 2018 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo
Nell’ambito della Causa di beatificazione della Serva di Dio Chiara Lubich, apertasi il 27 gennaio 2015 nella Diocesi di Frascati, è a disposizione, per ora in lingua italiana, una brochure agile e ricca di contenuti sulla figura della Fondatrice del Movimento dei Focolari. La nuova pubblicazione ha lo scopo di illustrare, con un linguaggio divulgativo, la sua intensa vita e le numerose opere e iniziative da lei promosse. Si articola in tre parti: Chiara e il carisma dell’unità; le “grandi aperture” o dialoghi in campo ecumenico, interreligioso e con la cultura contemporanea; l’intuizione spirituale sul mistero di “Gesù abbandonato”, da lei compreso, vissuto e proposto come “chiave” per realizzare l’unità con Dio, e tra le persone e i popoli. L’idea di preparare un Profilo biografico è nata dalla necessità di far conoscere qualcosa dell’intenso lavoro di “raccolta” che la Postulazione della Causa di beatificazione di Chiara sta svolgendo, cominciando da ciò che lei ha detto sulla santità, come l’ha vissuta e proposta a tutti, partendo dalle letterine dei primi tempi. La stesura del testo è stata condivisa in tutte le fasi di elaborazione non solo dai membri della Postulazione ma anche da esperti, amici, grandi e più giovani. Per chi desidera ricevere una o più copie in cartaceo può rivolgersi a: Postulazione della Causa di Beatificazione di Chiara Silvia Lubich Movimento dei Focolari Via Frascati, 306 – 00040 Rocca di Papa (RM) – Italia Telefono +39 06 947 981 39 – Cell. +39 389 343 9529 E-mail: postulazionechiaralubich@focolare.org (altro…)