[:es]Asombro y empatía
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Nosotros creemos en el amor es la respuesta que cualquier cristiano puede dar a quien le exige razones de su fe. Este libro lo demuestra de modo ágil y convincente. El texto nació del diálogo que el autor tuvo con centenares de jóvenes en distintos países, en encuentros para profundizar lo esencial de la fe cristiana. Recorriendo el camino que llevó a los primeros discípulos de Jesús a reconocer en él al Hijo del Padre y a entrar en la comprensión de la Trinidad, Vandeleene no elude las innumerables preguntas que la fe en el Amor suscita y responde con la claridad que otorga una rica experiencia de vida evangélica. El autor no se erige en el papel de maestro pero brinda su competencia y experiencia, e instaura un diálogo con los jóvenes en el que intenta adentrarse en un tema como el de la fe, tan decisivo en la vida y para la vida. Dice María Voce –presidente de los Focolares– en el prefacio: “Es mi deseo que las páginas de este libro brinden a los jóvenes el impulso para entrar en diálogo con Jesús. Para conocerlo mejor, por lo tanto para amarlo más y para dejarse amar por él libremente. Una aventura que deseo a muchos”. Editorial Ciudad Nueva (Buenos Aires)
Qual è la situazione dei giovani nel vostro Paese? «Nel Salvador – risponde Nelson – la situazione generale dei giovani è diversa tra dentro e fuori le città. Fuori la vita è più difficile, mancano i servizi, l’educazione è garantita solo fino alla scuola dell’obbligo. Nonostante questo i giovani hanno aspirazioni grandissime e una maggiore determinazione a realizzare i propri sogni». «In Burundi – spiega Marilene – stiamo vivendo una grave crisi politica. La disoccupazione è alta e anche l’incertezza per il futuro. I giovani spesso lasciano il Paese per cercare altrove delle prospettive». Alla Riunione, dicono, svolgeranno il compito di facilitatori dei gruppi linguistici in spagnolo e francese. «Sarà il nostro “granito de arena”, un piccolo contributo – spiega Nelson – ma lo faremo con tutto il cuore». E Marilene: «Tramite il sito ufficiale del sinodo e i social network collegati, tutti i giovani potranno far sentire la propria voce e inviare proposte, anche chi non potrà partecipare direttamente». A proposito di comunicazione, al di là dei timori con cui spesso gli adulti guardano i giovani, per il rischio di staccarsi dalla “realtà” e immergersi in una piazza virtuale, cosa significa per voi comunicare? «I tempi sono cambiati – risponde Nelson – siamo immersi nella tecnologia, che effettivamente aiuta ad accorciare le distanze. Ma dobbiamo cercare di renderla più umana possibile. Cellulare e tablet avvicinano, ma comunicare “faccia a faccia” con chi abbiamo realmente davanti è un’altra cosa. In questo noi giovani possiamo fare il primo passo». «Per una comunicazione autentica dobbiamo pensare “cosa” comunichiamo», incalza Marilene.
Nel suo messaggio per la giornata della gioventù, che concluderà la Riunione presinodale, Papa Francesco accenna alle “paure” dei giovani. «Spesso i giovani hanno paura di andare avanti, di fare scelte da cui non potranno poi tornare indietro. Personalmente – spiega Marilene – io cerco di vivere la volontà di Dio nel momento presente. Ognuno ha una propria storia, e io mi affido a Lui con fiducia». E Nelson: «In un mondo così materialista, spesso il messaggio che gli adulti passano ai giovani è quello di studiare, lavorare, guadagnare, comprare una bella casa. Il dialogo tra la prima e la seconda generazione è importante, ma non deve distruggere i sogni. Insieme, la nostra energia e la loro sapienza possono fare molto». Essere ascoltati significa prendersi delle responsabilità. «È una grande responsabilità portare la voce dei giovani. Una opportunità offerta dalla Chiesa, che vuole dialogare con tutti, non solo con i cattolici. In questo noi gen possiamo offrire la nostra esperienza, perché già abbiamo cominciato a camminare insieme, cristiani, di altre fedi e anche non credenti. Per questo rinnovo un appello a tutti i giovani: anche a distanza, partecipate! Facciamo sentire la nostra voce». Chiara Favotti (altro…)
https://youtu.be/NYVr3jj38XE (altro…)
https://vimeo.com/258422297 (altro…)
«Ecco la grande attrattiva del tempo moderno; penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo. Vorrei dire di più: perdersi nella folla, per informarla del divino, come s’inzuppa un frusto di pane nel vino. Vorrei dire di più: fatti partecipi dei disegni di Dio sull’umanità, segnare sulla folla ricami di luce e, nel contempo, dividere col prossimo l’onta, la fame, le percosse, le brevi gioie. Perché l’attrattiva del nostro, come di tutti i tempi, è ciò che di più umano e di più divino si possa pensare, Gesù e Maria: il Verbo di Dio, figlio d’un falegname; la Sede della Sapienza, madre di casa». (altro…)
A experiência de Chiara Lubich na relação com Maria é fascinante e de uma riqueza enorme. Suas contribuições revelam aspectos da vida da mãe de Jesus pouco conhecidos até mesmo no âmbito da Igreja Católica. A fé na maternidade divina de Maria – Mãe de Deus, Theotokos – é apresentada no livro a partir da própria vivência da autora na relação vital e filial com Ela, com beleza poética e profundidade teológica, e de forma acessível a toda pessoa interessada no assunto. A concepção de Chiara sobre Maria como cristã autêntica, Aquela que por primeiro põe em prática a Palavra de Deus, é inovadora e impulsiona o diálogo entre cristãos de denominações diferentes. Como cristã autêntica, Ela é modelo para todos os cristãos. Os organizadores desta obra foram muito cuidadosos e perspicazes ao apresentar de forma sistemática a rica contribuição de Chiara Lubich sobre Maria, que, na discrição de sua vida, muitas vezes, é conhecida apenas numa perspectiva devocional. Vê em CIDADE NOVA: https://www.cidadenova.org.br/livraria/produtos/view/1147
#10ChiaraLubich | Em São Paulo, homenagem a Chiara será feita na “Segunda na Paulista”
#10ChiaraLubich | Bahia: celebração eucarística lembrará Chiara Lubich
#10ChiaraLubich | Rio de Janeiro convida para missa em homenagem à Chiara Lubich
#10ChiaraLubich | Mariápolis Santa Maria celebra 10º aniversário de falecimento de Chiara
Programa Momentos artísticos e experiências da vida quotidiana (economia, política, educação, intervenção social). O almoço partilhado. Haverá programa para os mais novos.
“A Universidade da Madeira vai organizar uma exposição e conferência para homenagear Chiara Lubich, fundadora do Movimento dos Focolares e antiga presidente honorária da Conferência Mundial das Religiões pela paz, no âmbito das comemorações do Dia Internacional da Mulher. A exposição é inaugurada a 8 de março no Campus da Penteada. Esta mostra vai depois para o Colégio dos Jesuítas onde vão ser recordados os 16 Doutoramentos “Honoris Causa”, recebidos em vida por Chiara Lubich, assim como diversos prémios e cidadanias honorárias.” (in Jornal Económico) Deste acontecimento, que contará com a presença de Anna Maria Rossi, do Centro Chiara Lubich, numa conferência a 14 de março, para assinalar o 10º aniversário da morte de Chiara Lubich, foi dada nota nos meios de comunicação social, nomeadamente no Jornal Económico, Diário de Notícias Madeira e Funchal Notícias
Campus da Universidade da Madeira, Penteada, Funchal
Ricominciare da zero Quando ero ancora piccolo mio padre ci ha lasciati. Mia madre è caduta in una forte depressione e ha cominciato a bere. Sono stato educato dalla nonna materna. Quando mia madre è morta, ero nel periodo dell’adolescenza e covavo in me un desiderio di vendetta. In seguito ho conosciuto una ragazza che mi ha introdotto nella sua comunità parrocchiale. Attraverso queste persone, piano piano ho scoperto Dio, la vita interiore, ritrovando pace ed equilibrio. Quando ci siamo sposati, potevo dire che quella comunità era la mia famiglia. Un giorno, nel posto dove lavoro, è arrivato un uomo e si è presentato come mio padre. Era desolato e temeva la mia reazione. Nonostante la sorpresa, l’ho accolto con calore, gli ho parlato della bambina che era nata e l’ho invitato a casa. Dopo una settimana è venuto insieme alla sua compagna. Io e mia moglie li abbiamo accolti con grande festa e affetto. Più che nonni, ci sembravano due figli adottivi. Da allora la vita della nostra famiglia è cambiata, e anche la loro. Il passato è come se non esistesse, esiste solo la volontà di ricominciare da zero. P.P. – Serbia La caricatura Un compagno ha disegnato la mia caricatura, l’ha fotocopiata e poi l’ha distribuita in tutta la scuola. Avrei voluto picchiarlo! Poi però ho deciso di avvicinarlo e di parlargli con calma. Anzi, gli ho proposto di venire a casa mia, fare insieme i compiti e poi andare a vedere un film. Quando mi ha chiesto perché avessi reagito in quel modo, gli ho risposto che ho imparato a vedere Gesù in ogni prossimo, sapendo che tutti possiamo sbagliare. Sorpreso, ha voluto saperne di più. Adesso anche lui cerca di mettere in pratica le parole del Vangelo. Daniel – Brasile L’umanità di Gesù I primi sintomi del mio male, una sclerosi multipla, risalgono a quando mia moglie Susi era in attesa di nostra figlia Tecla. Io, che ero abituato a lavorare, a fare sport, mi sono ritrovato a fare i conti con una sempre maggiore difficoltà a muovermi, fino alla totale immobilità. Eppure, fin dall’esordio della malattia, ho avvertito in me un risveglio e una sete di valori veri. Sono passati molti anni da allora. Essere ammalato, vedere che le gambe non rispondono più, dipendere dagli altri in tutto, soffrire, conoscere l’umiliazione, sentirsi diverso: ho sperimentato tutto questo. Ma la sofferenza mi ha aiutato a capire molto più di prima l’”umanità” di Gesù. Renato – Italia La fioraia Era una serata freddissima. Una anziana fioraia cercava di vendere i suoi fiori. Aveva addosso una vecchia coperta e sembrava rassegnata a veder passare la gente, frettolosa e indifferente. Pensai che se fossi stata al suo posto avrei desiderato qualcosa di caldo. Ma in giro non c’erano bar. Ho trovato invece un ragazzo che vendeva dolci fatti in casa. Così ne ho preso uno per lei. Quando l’ha ricevuto mi ha ringraziato, senza dire molte parole, con la commozione negli occhi. Ho ripreso la mia strada, sentendo ancora su di me quello sguardo. Szidi – Romania (altro…)
L’Istituto Universitario Sophia è lieto di invitarvi alla lezione pubblica della Cattedra Ecumenica Patriarca Athenagoras-Chiara Lubich che sarà tenuta da Sua Eminenza Maximos Vgenopoulos, Metropolita di Selyvria nel contesto del ciclo di lezioni sull’Ecclesiologia della Chiesa Ortodossa (5-8 marzo 2018). Il Santo Sinodo Panortodosso di Creta (2016) Genesi e significato 7 marzo – ore 18:00 Sala B – Auditorium di Loppiano (Firenze) Comunicazione – Relazioni Esterne: Maria Stella Giannetti relazioni.esterne@iu-sophia.org Istituto Universitario Sophia – www.iu-sophia.org Via san Vito 28, Loppiano – 50064 Figline e Incisa Valdarno (FI) Tel. +39.055.9051521 – Cell. +39.349 62 72 045
https://vimeo.com/257135403 (altro…)
Rinnovato nella grafica e nell’impostazione, il nuovo sito in due lingue (inglese e italiano), esprime la vocazione dell’Istituto Universitario Sophia a diventare una realtà sempre più globale. E non solo per la natura multidisciplinare dei suoi percorsi di studio e per la comunità cosmopolita di studenti e docenti che la compongono, ma anche per l’apertura, prossimamente, di nuovi poli formativi che si aggiungeranno all’ateneo di Loppiano (Firenze). Da dieci anni (è del 2008 l’inaugurazione del primo corso, preceduto da anni di sperimentazione e ricerca) Sophia ha fatto del dialogo e dell’interazione tra i diversi campi della conoscenza un metodo innovativo per superare la frammentazione, l’astrazione e l’isolamento dei diversi rami della conoscenza. Con l’obiettivo di fornire una visione aperta delle diverse discipline e la possibilità di confrontare e combinare i loro contenuti, metodi e risultati. Ad oggi Sophia ha accolto 450 studenti e docenti, provenienti da 50 Paesi di 4 continenti. Conosci il nuovo sito (altro…)
Il 14 marzo 2018 ricorre il 10º anniversario della morte di Chiara Lubich. Le comunità del Movimento dei Focolari sparse nel mondo celebrano questa ricorrenza con molteplici iniziative, improntate sull’azione del carisma dell’unità come motore di cambiamento sociale. A Seoul, Corea, il 3 marzo convegno alla Maria Hall dell’Ospedale dell’Università Cattolica, previsti 800 partecipanti. A Goma, Rep. Democratica del Congo, l’11 marzo giornata su “Maria: un sì che cambia la società”. Ancora l’11 marzo a Chicago, USA, convegno su “Chiara Lubich: una vita di dialogo per la pace”. A Firenze, Italia, il 17 marzo convegno al Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio su “Conoscenze plurali”. A Chiang Mai, Tailandia, il 18 marzo giornata multietnica di azione sociale presso un villaggio tribale. A Chisinau, Repubblica Moldova, il 24 marzo giornata su “Chiara Lubich e le opere sociali”. Queste alcune tra le centinaia di iniziative previste. Una panoramica a 360º sul volto sociale del carisma di Chiara Lubich, con 2.000 partecipanti dai cinque continenti, sarà data dall’evento artistico in programma al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, Roma, il 3 marzo. Sarà presente il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, e personalità del mondo della cultura, della comunicazione, delle istituzioni. L’evento potrà essere seguito via internet con traduzione in inglese, spagnolo, portoghese, francese e italiano (http://live.focolare.org/chiaralubich/).
Per Chiara la grande attrattiva del tempo presente era «penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo» . Sergio Zavoli, legato a lei da profonda amicizia, l’ha definita una mistica dell’unità tra cielo e terra, affermando che Chiara opera una svolta nella mistica trinitaria: «Il far abitare Dio nell’intimità della propria anima diventa il farlo vivere in mezzo agli uomini nella comunicazione – riprendo le sue parole – del Dio in me col Dio nel fratello. Il pensiero di Chiara Lubich non a caso ci interpella sul da farsi per rimettere insieme i frammenti dell’indivisibile, cioè l’uomo, e ricomporre le fratture del condivisibile, cioè la comunità» . Il cambiamento sociale che ne deriva ha suscitato, fin dall’inizio dell’esperienza di Chiara nella sua città natale di Trento, iniziative con una forte impronta sociale. Oggi si ritrovano un po’ in tutto il mondo, incarnate con le caratteristiche proprie di ogni regione e cultura, azioni ed opere nate per contribuire a risolvere specifiche situazioni di necessità di persone, gruppi, comunità (vedi link). Maria Voce, alla domanda a cosa debbano puntare oggi i Focolari, risponde: «mantenere assolutamente l’unità con la fonte che è Chiara, quindi la fedeltà al carisma originario così come ci è stato trasmesso; il ritorno alla vita dei primi tempi per scoprirvi quella radicalità che anche oggi ci viene richiesta, forse ancora di più. Sviluppare il Movimento perché possa essere quello strumento che Dio ha pensato per portare questa spiritualità di comunione nel mondo, per costruire l’unità della famiglia umana. Approfondire la conoscenza e la trasmissione – in termini accessibili a tutti – del grande carisma che Dio ha dato a Chiara e che non ha soltanto aspetti spirituali ma anche dottrinali, sociali, politici, aspetti che possono influire in tutti i campi» . Maria Voce non nasconde la convinzione che oggi la visibilità dell’incidenza del Movimento dei Focolari sulle realtà umane e sociali, seppure buona, «sia ancora troppo localizzata»: «Penso che questa visibilità debba essere più efficace e più estesa: forse il Movimento deve diventare più noto anche a livello mondiale, perché siamo presenti in quasi tutti i paesi, ma questo forse ancora non è abbastanza espresso. Sarà una cosa che verrà con la vita: quanto più vivremo, tanto più incideremo e saremo visibili» . Fonte: SIF
Segui la diretta streaming: http://live.focolare.org/chiaralubich (dalle 16.00 fino alle 19.00/CET, in Inglese, Francese, Spagnolo, Portoghese e Tedesco) (altro…)
https://vimeo.com/257451488 Scegli i sottotitoli in inglese, spagnolo e italiano (altro…)

Welwyn Garden City
«Durante quel periodo – spiega la teologa Povilus – si aprì, per la fondatrice dei Focolari “un orizzonte nuovo e vasto, una inimmaginabile visione di Maria” scoperta “come fosse per la prima volta”: creatura umana (“una di noi”) ma al contempo “imbevuta della Parola di Dio”». «Maria si rivelò come Madre di Dio, Theotokos. Non era solo, come avevano pensato fino ad allora, la giovane di Nazareth, la creatura più bella, che superava in amore tutte le madri del mondo. Era la Madre di Dio, in una dimensione completamente nuova. E per spiegarlo Chiara fece ricorso ad una immagine: quella del cielo che abbraccia e contiene il sole». La nuova comprensione riguardò anche Maria Desolata che, ai piedi della croce, si sentì come «trapassata da una spada, alla richiesta di rinunciare alla propria maternità verso il divino figlio per abbracciare quella di Giovanni. Gesù con la sua morte stava dando la vita per l’umanità, rendendoci tutti figli di Dio. Se con l’annunciazione il ruolo di Maria è stato quello di dire il suo “sì” a un progetto che era al di là di lei, sul Golgota, come hanno detto i teologi, è stato quello di pronunciare un “secondo sì”». Da questa comprensione – continua – derivò per Chiara Lubich e la comunità dei Focolari una ricchezza di implicazioni, in primo luogo quella di riconoscere in Maria un modello da imitare: «Amandoci l’un l’altro, generiamo Gesù in mezzo a noi. Come Maria possiamo offrire spiritualmente Cristo al mondo».
Dall’esperienza del ‘49 scaturì una nuova visione del compito di Maria nella Chiesa: «Dagli Atti degli Apostoli sappiamo che Maria era presente con loro all’evento di Pentecoste, che ha segnato la nascita della Chiesa. Descrivendo l’intuizione sul posto assunto da Maria nella Chiesa, nel momento della discesa dello Spirito Santo, Chiara ha usato una metafora: se Cristo è il vertice del corpo mistico della Chiesa, Maria ne è il cuore. Maria gioca quindi un ruolo essenziale nell’aiutare la Chiesa a rispondere pienamente al progetto di Dio, che è quello di essere una presenza di Cristo». Generano grande interesse le novità proposte dalla spiritualità dell’unità di Chiara Lubich: «Una spiritualità di comunione, finalizzata a rafforzare il tipico contributo di vitalità, bellezza e santità che la Chiesa, seguendo l’esempio di Maria, è chiamata a portare al mondo». (altro…)
https://vimeo.com/257554134 Tra i molti appuntamenti in corso e in preparazione per il 10° anniversario dalla morte di Chiara Lubich, ricordiamo la possibilità di seguire via streaming l’evento del 3 marzo prossimo al Centro Mariapoli di Castelgandolfo, “La grande attrattiva del tempo presente” (16.00-19.00).
Sono 17 gli obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030, contenuti nell’Agenda approvata dai 193 Stati membri delle Nazioni Unite. Il secondo, “Zero Hunger”, al centro di un accordo siglato già nel 2012 durante una Conferenza delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro, punta a liberare il mondo dalla fame. I ragazzi e i giovani del Movimento dei Focolari hanno deciso di scendere in campo accanto alla FAO, in risposta ad una richiesta di collaborazione inviata dall’agenzia dell’ONU per sensibilizzare sull’argomento la generazione che, ci si auspica, potrà vedere sconfitta la fame nel mondo.Da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento. Lo scrive il recente Rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo (2017). Nel 2016 circa 815 milioni di persone (38 milioni di persone in più rispetto all’anno precedente), vale a dire l’11% della popolazione mondiale, non è stata sufficientemente nutrita. Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza.
Contemporaneamente, per mancanza di alimenti sani, 600 milioni di persone (di cui 41 milioni di bambini) soffrono di obesità, altra faccia della malnutrizione. Il Rapporto identifica nei conflitt, causa principale delle migrazioni, e negli shock legati al clima alcuni dei fattori chiave del riacutizzarsi della fame e delle molte forme di malnutrizione. Liberare il mondo dalla fame richiede scelte e misure urgenti da attuare a tutti i livelli della società, dalla gestione delle risorse naturali alla promozione di stili di vita sostenibili, dai consumi al cambiamento di rotta delle politiche internazionali. Ma prima di tutto, richiede una forte sensibilizzazione e un cambiamento nei rapporti personali. È questo il messaggio che dalla fine dello scorso anno i Ragazzi per l’Unità e i Giovani per un Mondo Unito dei Focolari stanno diffondendo, con la proposta di alcune azioni da percorrere a livello planetario. Tra queste: la necessità di studiare e di prendere coscienza delle radici e cause del problema; di osservare e monitorare la situazione nella propria città e coinvolgere il maggior numero di ragazzi, giovani e associazioni. E ancora: di comunicare e mettere in rete, attraverso i social, con foto e video, le proprie esperienze e gli impegni presi a favore dei più poveri, nella propria regione o città, per uno stile di vita sobrio, per il dialogo per la pace, l’ecologia, l’accoglienza ai migranti, con un’attenzione verso il locale e insieme una sensibilità globale. E infine la proposta di celebrare, con iniziative diffuse, la giornata mondiale dedicata dalle Nazioni Unite al tema dell’alimentazione (16 ottobre).
#ZeroHunger è ora anche una rubrica fissa di Teens, la rivista per adolescenti pubblicata da Città Nuova (in collaborazione con AFN Onlus, AMU onlus, New Humanity), che nel prossimo numero di marzo-aprile 2018 sarà interamente dedicata a questo argomento. «Che emozione per la nostra delegazione – scrivono i ragazzi della redazione – entrare nella sede della FAO di Roma. Cominciamo subito affinché la nostra sia davvero la prima #GenerazioneFameZero. Teens seguirà questa appassionante azione mondiale». Il calendario di queste azioni prevede, nel mese di aprile, la pubblicazione sui social della Carta d’Impegno dei Ragazzi per l’Unità, redatta da ragazzi di 11 paesi del mondo, sulle modalità per operare concretamente nei diversi contesti per sconfiggere la fame. A maggio, le tradizionali manifestazioni “Settimana Mondo Unito” e “Run4Unity” quest’anno saranno interamente dedicate al tema. A giugno, un gruppo di 600 bambine e ragazze (9-12 anni), partecipanti ad un congresso internazionale del Movimento dei Focolari, saranno ospiti della FAO per una mattinata di condivisione sui temi dell’obiettivo. Infine, nel mese di luglio, all’interno del programma “United World Project” del Genfest 2018 si terrà un Forum sul tema #GenerazioneFameZero con la partecipazione di un rappresentante della FAO. Chiara Favotti (altro…)
Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza. Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto. La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili. “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”. Anche a noi capita di dover fare scelte decisive per la nostra vita, che impegnano la coscienza e tutta la nostra persona; a volte abbiamo tante possibili strade davanti a noi e siamo incerti su quale sia la migliore, altre volte ci sembra di non averne nessuna …. Cercare una via per andare avanti è profondamente umano, e a volte abbiamo bisogno di chiedere aiuto a chi consideriamo amico. La fede cristiana ci fa entrare nell’amicizia con Dio: Egli è il Padre che ci conosce intimamente e ama accompagnarci nel nostro cammino. Egli ogni giorno invita ciascuno di noi ad entrare liberamente in un’avventura, avendo come bussola l’amore disinteressato verso Lui e tutti i suoi figli. Le strade, i sentieri sono anche occasioni di incontro con altri viaggiatori, di scoperta di nuove mete da condividere. Il cristiano non è mai una persona isolata, ma fa parte di un popolo in cammino verso il disegno di Dio Padre sull’umanità, che Gesù ci ha rivelato, con le sue parole e tutta la sua vita: la fraternità universale, la civiltà dell’amore. “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”. E le vie del Signore sono audaci, a volte sembrano al limite delle nostre possibilità, come i ponti di corda gettati tra le pareti delle rocce. Esse sfidano abitudini egoistiche, pregiudizi, falsa umiltà e ci aprono orizzonti di dialogo, incontro, impegno per il bene comune. Soprattutto ci richiedono un amore sempre nuovo, stabilito sulla roccia dell’amore e della fedeltà di Dio per noi, capace di arrivare fino al perdono. Esso è la condizione irrinunciabile per costruire relazioni di giustizia e di pace tra le persone e tra i popoli. Anche la testimonianza di un gesto d’amore semplice, ma autentico, può illuminare la strada nel cuore degli altri. In Nigeria, durante un incontro in cui giovani e adulti potevano condividere le esperienze personali di amore evangelico, Maya, una bambina, ha raccontato: “Ieri, mentre stavamo giocando, un bambino mi ha spinta e sono caduta. Mi ha detto “scusa” e l’ho perdonato”. Queste parole hanno aperto il cuore di un uomo il cui padre era stato ucciso da Boko Haram: “Ho guardato Maya. Se lei, che è una bambina, può perdonare significa che anche io posso fare altrettanto”. “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”. Se vogliamo affidarci ad una guida sicura nel nostro cammino, ricordiamo che proprio Gesù ha detto di sé: “Io sono la Via …”(Gv 14,6). Rivolgendosi ai giovani riuniti a Santiago di Compostela, per la Giornata mondiale della gioventù del 1989, Chiara Lubich li ha incoraggiati con queste parole: “[…] Definendo se stesso come “la Via”, ha voluto dire che dobbiamo camminare come ha camminato lui […]. Si può dire che la via percorsa da Gesù ha un nome: amore […] L’amore che Gesù ha vissuto ed ha portato è un amore speciale ed unico. […] E’ l’amore stesso che arde in Dio. […] Ma amare chi? Amare Dio certamente è il primo nostro dovere. Poi: amare ogni prossimo. […] Dal mattino alla sera, ogni rapporto con gli altri va vissuto con quest’amore. In casa, all’università, al lavoro, nei campi sportivi, in vacanza, in chiesa, per strada, dobbiamo cogliere le varie occasioni per amare gli altri come noi stessi, vedendo Gesù in loro, non trascurando nessuno, anzi amando tutti per primi. […] Entrare più profondamente possibile nell’animo dell’altro; capire veramente i suoi problemi, le sue esigenze, i suoi guai e anche le sue gioie, per poter condividere con lui ogni cosa. […] Farsi, in certo modo, l’altro. Come Gesù che, Dio, si è fatto, per amore, uomo come noi. Così il prossimo si sente compreso e sollevato, perché c’è chi porta con lui i suoi pesi, le sue pene e condivide le sue piccole felicità. “Vivere l’altro”, “vivere gli altri”: questo è un grande ideale, questo è superlativo […]”. Letizia Magri (altro…)
Affacciata sul Mediterraneo, a sud-est dallo Stretto di Gibilterra ‒ ponte tra due continenti ed ex ‘fine del mondo’ ‒ sorge la città di Ceuta. Per la posizione strategica su un tratto di costa privilegiato nell’Africa del Nord la città da decenni è identificata dai migranti come possibile porta d’accesso all’Europa. Ogni giorno uomini, donne e bambini provenienti dai più svariati Paesi africani, in fuga da guerre, povertà e persecuzioni d’ogni tipo, attraversano interi Stati per provare a varcare la soglia sbarrata prossima alla città, in alternativa all’ancor più pericoloso viaggio per mare. Proprio in questo lembo di terra, che dal 1851 fa parte della Diocesi di Cadice (Spagna), ci si prepara ai grandi festeggiamenti per i 600 anni dell’arrivo di quella che da allora è chiamata “Vergine dell’Africa”, un blocco unico di legno che rappresenta la Madonna seduta con il corpo di Cristo morto tra le braccia. Dal 1949, per volere di Papa Pio XII, la Vergine è la patrona della città. (altro…)
Domenica 25 febbraio, presso l’Auditorium del Centro internazionale di Loppiano (Firenze), alla presenza di rappresentanti del mondo scientifico e autorità civili, verrà consegnato il “Premio Renata Borlone” al prof. Suleiman Baraka, originario di Gaza, astronomo di fama internazionale. Giunto alla IV edizione, il Premio, istituito dall’omonima Associazione culturale, in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia, nasce per onorare la memoria di Renata Borlone (1930-1990), per oltre vent’anni corresponsabile della cittadella di Loppiano ed ora Serva di Dio. Ricca di valori umani e spirituali, Renata nutriva una particolare passione per la scienza, intesa come strumento privilegiato per la costruzione dell’unità della famiglia umana. Il Comitato scientifico del Premio ha conferito il riconoscimento al prof. Baraka per “la sua ricerca scientifica attenta ai valori umani e alla pace”. «Questo premio in onore di Renata Borlone che molto ha operato a favore della società – ha detto il premiato – per me è un’ulteriore spinta e incoraggiamento a mettere la scienza e la sua bellezza al servizio dell’umanità, della pace fra i popoli e permettere alle giovani generazioni di aprirsi alla speranza malgrado le difficoltà e ostacoli in cui si possono trovare». Leggi anche: Terrasanta.net (altro…)

Chiara Favotti
Durante l’adolescenza, la frequentazione con i gen e giovani per un mondo unito e le tante esperienze vissute insieme mi hanno spalancato il cuore ben oltre i muri che conoscevo, pensando e sognando “in grande” un mondo davvero unito. Non era un’utopia, ma una mentalità nuova, una direzione verso cui muoversi con piccoli passi, ma di fraternità autentica. Con loro partecipai al Genfest ‘90. Indimenticabile. Per la prima volta, in un’esplosione di gioia, giovani dell’est e dell’ovest ci guardavamo negli occhi, ci stringevamo le mani, mentre una diretta via satellite portava milioni di telespettatori dentro il catino del Palaeur. A tutti venne rivolto un mandato: riportare nel mondo l’amore. «Non è sufficiente l’amicizia o la benevolenza – ci disse Chiara Lubich – non bastano la filantropia, la solidarietà o la non-violenza. Occorre trasformarsi da uomini concentrati sui propri interessi a piccoli eroi quotidiani al servizio dei fratelli». L’anno dopo partii per Mosca. La cortina di ferro che separava Est e Ovest era caduta, ma a caro prezzo, sgretolando ideali e polverizzando un sistema sociale. Non c’erano né vinti né vincitori, solo disillusione, sofferenza e povertà diffusa. Mi fu chiaro: non bastava abbattere un muro per creare una società libera e giusta. E le parole sentite al Genfest “solo nella concordia e nel perdono si può costruire un futuro” sono da allora, per me, l’unica strada possibile.
Chiara Favotti
https://youtu.be/49YZT9dAsXo (altro…)
Dal carrozziere Avevo portato la macchina dal carrozziere per una riparazione di poco conto. Il giovane operaio mi avrebbe chiamato quando sarebbe stata pronta. Passano sei ore e nessuna telefonata. Vado di persona al garage e stranamente lui fa finta di non ricordarsi nemmeno del lavoro da fare e si mette a servire altri clienti. Dopo un’ora di attesa lui torna con il conto. Spropositato, per un lavoro così piccolo. Ho la pelle nera, è chiaro che questo è un gesto di discriminazione. Pago, ma mi sale la rabbia e un acuto dolore. Quando sto per esplodere mi fermo a pensare come vivere questo momento alla luce del Vangelo. Mi calmo e pazientemente espongo i fatti al responsabile. Lui mi ascolta e capisce. E mi fa rimborsare. Quel rimborso mi è sembrato il compimento delle promesse del Vangelo. Welile – Sudafrica Fame e sete di giustizia Ero una rivoluzionaria, avevo fame e sete di giustizia e lo dicevo a voce alta, dappertutto. A un certo punto ho trovato una risposta in Dio, e per lui ho lasciato tutto. Un giorno mi è stato chiesto di parlare in una fabbrica, ma adesso c’era una differenza: non ero più io, era Gesù che parlava in me perché cercavo di amarlo nei fratelli. Guardando quei volti inquieti, sofferenti, in rivolta, assetati di giustizia, ho avuto la conferma che solo l’amore può realizzare il miracolo di cambiare le persone, le idee, le strutture. Questo amore è Dio in noi e tra noi. Maria Teresa – Brasile Cambio di programma D’accordo con mio marito, pensavo di iscrivermi a un corso di studi che sarebbe stato utile per il mio lavoro. Ero entusiasta, perché vedevo man mano appianarsi tutte le difficoltà e tutto sembrava confermare che ero sulla strada giusta. Avevo iniziato a raccogliere i documenti necessari quando la scoperta di essere incinta mi ha confuso le idee. Avrei dovuto accantonare il mio progetto per un po’. La lettura del Vangelo con mio marito ci ha fatto capire che Dio aveva altri piani su di noi e ci siamo disposti ad accogliere con gioia il bambino. D.T.B. – Croazia La carta vincente Sono un agente di commercio. Un giorno sono entrato nella sede di una grossa azienda per presentare i miei prodotti al responsabile degli acquisti. Poiché aveva dimostrato poco interesse, mi accingo ad uscire dal suo ufficio. Ma durante quel breve incontro mi ero accorto di avere a che fare con una persona sofferente. Sono già sulla porta, quando avverto di dover tornare indietro e gli chiedo semplicemente: “Ma lei è sicuro di stare bene?”. Con gli occhi sbarrati mi chiede: “Come mai questa domanda?”. Rispondo dicendogli della mia sensazione, rinnovo i saluti ed esco. Il giorno dopo ricevo una telefonata da lui. “La volevo ringraziare, dopo che lei è andato via la sua domanda mi risuonava in mente, così la sera sono andato dal mio medico che mi ha confermato che potevo avere un collasso da un momento all’altro e bisognava intervenire subito con una energica terapia”. Lo stesso giorno, quell’azienda ha fatto un ordine consistente. Così, non solo ho trovato un grosso cliente, ma anche ho aiutato una persona a stare meglio. Mettere l’amore al primo posto nelle nostre relazioni è sempre la carta vincente. Dal sito dei Focolari www.flest.it – Italia (altro…)
Il GEN ROSSO (INTERNATIONAL PERFORMING ARTS GROUP) presenta la 1° edizione del Gen Rosso Music and Arts Village, un’esperienza residenziale di approfondimento artistico e di condivisione di valori alla luce del carisma dell’unità. Il progetto intende coinvolgere giovani professionisti e studenti di discipline quali: musica, danza, canto e teatro, di età, preferibilmente, compresa tra i 18 e i 30 anni. La metodologia didattica è progettata e gestita da tutor del Gen Rosso con docenti dalla riconosciuta capacità ed esperienza artistica. Il programma prevede l’approfondimento di tematiche specifiche, lo scambio di esperienze, sessioni di dialogo e laboratori pratici che convergeranno in una performance finale. Le serate saranno arricchite da interessanti contributi artistici. La prima edizione del Village si terrà dal 25 marzo (con arrivo nel pomeriggio) al 1° aprile 2018. A conclusione verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Il Gen Rosso, attraverso la segreteria del Village, è a disposizione per fornire ulteriori informazioni e tutta la documentazione necessaria all’iscrizione (a numero limitato). Contatti Segreteria VILLAGE: +39 0558339821 (ore 9,00-13,00, ora italiana) Franco Gallelli cell +39 3806592166 Email segreteria VILLAGE: village@genrosso.com (altro…)
Guaramiranga, 7 mila abitanti, è una piccola città del nord est del Brasile, nello Stato di Ceará, che vanta un ambiente naturale molto diversificato, dalla costa atlantica dove si trovano alcune delle più belle spiagge al mondo, all’interno, ricco di lagune, corsi d’acqua popolati di mangrovie, giungle e foreste. La città, un centinaio di chilometri dalla costa, è sede di due importanti eventi culturali: il “Jazz e Blues”, internazionale, e il “Northeastern Theatre Festival” più locale. Vi abita Almir, un “volontario di Dio” del Movimento dei Focolari. Qualche anno fa, spinto dal desiderio di fare qualcosa per la sua città, decide di candidarsi come consigliere comunale. Dopo la sua elezione, gli viene chiesto di assumere la delega alla Cultura e al Turismo, un incarico importante, in quanto gran parte dell’economia cittadina ruota intorno al turismo e agli eventi e rassegne culturali. L’incarico è molto attraente, e oltretutto Almir ha tante idee. Tuttavia non è una scelta facile: «Ho valutato a lungo la richiesta del sindaco di assumere questo incarico. Infatti stavo pensando di ricandidarmi, poiché dopo un anno e mezzo ci sarebbe stato il rinnovo del consiglio comunale, e mi veniva il dubbio che la proposta mirasse a limitarmi politicamente, a causa delle mie posizioni sempre chiare e trasparenti. D’altra parte, l’area della cultura e del turismo stava attraversando un momento difficile: molti piccoli alberghi e negozi erano sul punto di chiudere e il personale sarebbe stato licenziato. Sentivo mio il dolore di quei fratelli che potevano perdere il posto di lavoro, e dei proprietari che avrebbero dovuto chiudere. Così, dopo aver parlato con alcuni amici, ho accettato la sfida». Almir comincia a lavorare con passione al nuovo incarico, mobilitando gli imprenditori e gli abitanti. Con tanti cittadini avvia un percorso partecipativo, coinvolgendoli nella promozione degli eventi turistici per dare un nuovo impulso alla città e favorire la ripresa dell’economia. Anche gli abitanti delle zone rurali periferiche vengono coinvolti in un progetto di valorizzazione delle tradizioni locali e con nuove iniziative culturali sul territorio. In breve, la città vede crescere l’afflusso di turisti, la nascita di nuovi stabilimenti commerciali, alberghi, ostelli e la creazione di nuovi posti di lavoro. «Altre due sfide – spiega Almir – sono state il rilancio del Teatro Municipale, nel centro storico della città, e la rivitalizzazione della Food Court, la piazza dedicata alla ristorazione. In questo caso, i rapporti difficili tra i proprietari dei ristoranti influiva negativamente sugli eventi che si svolgevano in città. Mi sono chiesto cosa potessi fare per costruire in quel luogo rapporti di fraternità e collaborazione. Ho iniziato ad andare a trovarli, creando delle relazioni di amicizia con ciascuno di loro e cercando di capire i problemi e appianare le tensioni. All’inizio ho trovato molta resistenza, ma non mi sono arreso. Alla fine, sono riuscito a costruire una “squadra”, al punto che oggi queste persone sono diventate amiche e collaborano tra loro. Mi è sembrato un miracolo vedere questi imprenditori, prima nemici, rapportarsi in modo fraterno e solidale». «Oggi, per motivi di famiglia, non sono più impegnato nell’amministrazione pubblica, ma partecipo alla vita politica con la convinzione che, cercando di incarnare le parole del Vangelo, si può trovare la forza per andare incontro alle necessità della propria gente e della propria comunità». Chiara Favotti Fonte: Movimento dos Focolares Brasil (nostra traduzione) (altro…)
Sono reperibili online sul sito
del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, in cinque lingue (inglese, spagnolo, francese, italiano e portoghese), le sette catechesi in preparazione al IX Incontro mondiale delle famiglie, che si terrà a Dublino dal 21 al 26 agosto 2018. «Un itinerario catechetico alla luce di quanto Papa Francesco ha donato a tutto il mondo con l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia» le ha definite il card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero. Questi i temi: “Le famiglie di oggi”, “Le famiglie alla luce della Parola di Dio”, “Il grande sogno di Dio”, “Il grande sogno per tutti”, “La cultura della vita”, “La cultura della speranza” e “La cultura della gioia”. «Ogni catechesi – spiega il card. Farrell – è introdotta da alcune preghiere tratte dal magistero pontificio o dalla tradizione patristica, e si conclude con delle domande per un momento di condivisione che parte dalla famiglia, prima Chiesa domestica, per poi aprirsi alla comunità cristiana». Accompagna i testi un itinerario musicale con brani eseguiti dal tenore di fama internazionale Andrea Bocelli nella basilica della Sagrada Familia di Barcellona, a maggio 2015, primo di una serie di concerti ripetuti, nell’ambito del progetto “Il grande mistero. Il Vangelo della famiglia scuola di umanità per i nostri tempi”, anche al santuario di San Giovanni Paolo II a Cracovia e nella basilica di Santo Stefano a Budapest. (www.laityfamilylife.va/) (altro…)

Gis e Ginetta
Finita la guerra Gis e Ginetta chiedono alla madre di andare a vivere in focolare. Ginetta ha il permesso ma la ‘piccola’ no. Lei non si rassegna: sa che la sua scelta è definitiva; è solo questione di tempo. La soluzione la trova l’on. Giordani il quale, sapendo che mamma Calliari è una sua appassionata lettrice, offre a Gis un posto di lavoro a Roma. Il 6 dicembre ‘49, la madre, contenta di favorire Giordani, la lascia partire alla volta di Roma, ignara che la figlia, oltre a far da segretaria all’onorevole, con Chiara e altre sue compagne avrebbe aperto il primo focolare nella capitale. Da allora Gis vive accanto a Chiara, con qualche breve intervallo per l’avvio dei Focolari in alcune regioni italiane. Di questa sua vita con lei, nel 2005 confida: «È molto semplice, limpida, profonda: tutto ciò che è suo è mio, tutto ciò che è mio è suo». Affermazioni che trovano pieno riscontro in ciò che rappresenta per Chiara il suo focolare: «La filadelfia è più che una realtà – dice Chiara –. È qui che io prendo forza per affrontare le croci di ogni giornata, dopo l’unione personale con Gesù. Qui si va dalla sapienza, comunicata con spontaneità, ai consigli pratici sulla salute, sul vestito, sulla casa, sul mangiare; ad aiuti continui, quotidiani, con sacrifici che spesso non si contano. Qui […] scorre sangue di casa, ma celeste».
«Dal suo ufficio – ricorda Gabri Fallacara – telefonava a tutti, intessendo una rete d’amore, incisivo, omnicomprensivo. Nella massima fiducia, ci metteva nelle condizioni più favorevoli per capire quello che il carisma dell’unità, giorno dopo giorno, chiedeva a Chiara e a noi». Dopo la morte di Chiara, Gis continua a vivere per tutti essendo, al di là delle ridotte capacità, sorgente zampillante di affetto e tenerezza. Ai primi di luglio 2017 un peggioramento di salute trasforma la sua camera in un crocevia di incontri di cielo. Il 20 gennaio 2018, a 97 anni, Gis lascia serenamente questo mondo. La presidente dei Focolari Maria Voce, al suo funerale testimonia: «Fino alla fine ha dato tutta se stessa per continuare a far vivere Chiara nel Movimento di oggi. Mi ha dato una grande lezione di essenzialità, di radicalità, di fiducia nei disegni di Dio, di unità con tutti». A cura di Chiara Favotti (altro…)
Per ricordare i cristiani perseguitati nel mondo, sabato 24 febbraio Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) colorerà di rosso il Colosseo di Roma. Contestualmente si tingeranno dello stesso colore due luoghi simbolo della recente persecuzione dei cristiani: la cattedrale di san Paolo a Mosul, in Iraq, e la chiesa maronita di sant’Elia ad Aleppo, in Siria. Dopo la Fontana di Trevi illuminata di rosso il 29 aprile 2016, Acs torna a proporre nella Capitale questa “sobria provocazione”, come l’ha definita il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro, durante la conferenza stampa di presentazione dell’appuntamento. L’evento principale si terrà a Roma, in largo Gaetana Agnesi, a partire dalle 18. Hanno confermato la loro presenza il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, e il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Fonte: SIR (altro…)

María Ascensión Romero, Kiko Argüello y el P. Mario Pezzi. Foto: Camino Neocatecumenal
“Breaking Rays” è un gioco di parole, alla maniera di “breaking news”, espressione che segnala l’irrompere di una notizia dell’ultima ora. Di nuovo, in questo caso, c’è un progetto di fraternità e un gruppo di giovani comunicatori che, con competenza e passione, si stanno mettendo in gioco per darne il massimo risalto. Breaking Rays punta a costruire una rete internazionale dove esperienze di vita ispirate dal carisma dell’unità del Movimento dei Focolari possano uscire dall’isolamento e “irrompere” anche a livello globale, generando con un “effetto domino” cambiamenti anche a distanza, in altre comunità. Cofinanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma Erasmus+ e promosso dall’associazione internazionale New Humanity in collaborazione con CSC Audiovisivi (Italia) e altre ong, il progetto è finalizzato alla formazione di giovani filmmaker, anche in vista di una collaborazione con il Collegamento CH, appuntamento bimestrale con notizie e reportage delle comunità dei Focolari nel mondo. Due le tappe realizzate finora, delle tre previste: a Castelgandolfo (Italia), nel luglio scorso, e alla cittadella “Ginetta” presso San Paolo (Brasile), dal 3 al 10 febbraio. Prossima e conclusiva tappa a luglio 2018, a Manila (Filippine), in concomitanza con il “Genfest”.
C’è tempo fino al 1° marzo per partecipare al contest #FraterniTALES, organizzato da United World Project, per diventare “Ambasciatore del mondo unito”. Gli Ambasciatori selezionati collaboreranno con le Commissioni Nazionali UNESCO, presentando le buone pratiche promosse durante la Settimana Mondo Unito nei rispettivi Paesi. «Oltre a dar voce ad azioni e progetti di pace, i giovani dovranno dar prova di possedere un certo fiuto per scovare fatti e scelte di fraternità» spiega Marco Desalvo, presidente della ONG New Humanity promotrice del contest e del più vasto United World Project insieme ai Giovani per un Mondo Unito dei Focolari. Possono partecipare alla selezione giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, con competenze, passione e interesse in tematiche quali fraternità universale, cittadinanza globale, sviluppo sostenibile, educazione ai diritti umani, funzionamento delle istituzioni internazionali, ethical leadership. Tutti i #FraterniTALES saranno pubblicati sulle pagine Facebook e Instagram del concorso. I 30 candidati più meritevoli diventeranno veri e propri portavoce di United World Project nel loro Paese d’origine dopo un percorso di formazione in due fasi, di cui la seconda a Manila, durante il Genfest. Per informazioni e invio elaborati (video o testo): United World Project (altro…)

Foto: Pixabay
La festa di primavera (春節, 春节, chūnjié) o capodanno lunare (農曆新年, 农历新年, nónglì xīnnián), in Occidente noto come capodanno cinese, è una delle più importanti e maggiormente sentite festività tradizionali cinesi, in cui si celebra l’inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese. Le celebrazioni cominceranno il 16 febbraio e si protrarranno per circa due settimane fino alla Festa delle Lanterne, con numerose attività, spettacoli e mercati. La vigilia di capodanno le famiglie si riuniscono per la “cena di ritrovo”, il pasto più importante dell’anno. In questa occasione diverse generazioni siedono intorno a tavole rotonde gustando il cibo e il tempo insieme. Ogni strada, casa o palazzo è decorato di rosso, il colore principale della festività. Pregare in un tempio, durante il Capodanno, è ritenuto un ottimo auspicio per l’anno nuovo che inizia. A Shanghai migliaia di persone si riversano al Tempio Longhua, il più grande della città. A Loppiano, cittadella internazionale dei Focolari, dove molti abitanti provengono dall’Estremo Oriente, si festeggerà l’ingresso nell’anno del Cane con una festa, sabato 17 febbraio, occasione per entrare nelle culture dell’Asia attraverso giochi, arte, musica, danze. (altro…)
https://vimeo.com/243142282 (altro…)
Si è da poco concluso a Castel Gandolfo (Roma) il corso internazionale per fidanzati organizzato da Famiglie Nuove dei Focolari cui hanno partecipato 65 coppie. Oltre a parlare della scelta della persona e su come identificare e superare le crisi relazionali con ampi excursus su comunicazione, affettività e spiritualità e oltre ai momenti di condivisione, ciò che ha fatto gran presa sono state le storie di vita vissuta. Una fra tutte? Massimo e Francesca di Roma, sposati da 17 anni, rispettivamente manager in una società di telecomunicazioni e insegnante di italiano a stranieri. Francesca: Secondo i medici non avremmo né potuto né dovuto avere figli e se pure ci fosse stata una gravidanza, era certo che non sarebbe andata a buon fine. Una condanna senza appello. Allo sconforto dei primi momenti subentra una rassicurante convinzione: la fecondità non è solo nella capacità biologica ma nel saper generare amore intorno a sé. Così continuiamo a portare avanti con immutato entusiasmo le iniziative che avevano accompagnato le nostre scelte giovanili verso gli altri. E aperti alla vita, nonostante lo spauracchio di seriali e traumatici aborti. Non trascorrono due anni che scopriamo di aspettare un bambino.
Come previsto è una gravidanza difficile, fattasi largo nonostante i verdetti dei medici i quali non mancano di ricordarci i gravi rischi e le molte attenzioni che dobbiamo prendere. Nei tanti momenti difficili ci appelliamo a Dio, l’autore della vita, che ci fa ancora più consapevoli della preziosità di quel fagottino che vuole crescere dentro di me nonostante il severo parere dei medici. La tenerezza dell’uno verso l’altra si intensifica, scacciando le paure e dando senso al nostro dolore. Alessandro nasce a termine, sanissimo ed anch’io sto bene, lasciando i medici nello stupore. Massimo: Rimaniamo ancora aperti alla vita e dopo un paio d’anni si affaccia una nuova gravidanza, seguita da una nuova ondata di incredulità, scetticismo e raccomandazioni dei medici. A gravidanza avanzata c’è il sospetto della sindrome di Down, da accertare con l’amniocentesi. Ancora una volta, nonostante il trauma di questa notizia, sentiamo che è più forte la certezza dell’amore di Dio per noi e per nostro figlio, cui vogliamo dare un’accoglienza incondizionata. Così rinunciamo al test e ai rischi che esso comporta e ci portiamo il dubbio fino alla nascita. Sono mesi di paure e di sconforto che superiamo puntando di nuovo a non voler restare invischiati nel dolore ma di viverli come occasioni di amore fra noi e con tutti. Matteo, ci dicono alla nascita, non ha la sindrome di Down, ma una malformazione cardiaca che richiede il ricovero fino all’intervento che avverrà a soli 4 mesi di vita.
Francesca: Quattro mesi durante i quali la stanchezza e soprattutto l’impotenza di fronte al dolore innocente ci portano a momenti di incomprensione. Quella tensione a volersi bene a volte sembra svanire, anche perché io devo rimanere in ospedale con Matteo e Massimo a casa con Alessandro o al lavoro; ci si vede solo nel reparto e spesso basta una frase sbagliata per accendere i toni. Massimo: Una sera, dopo essere stato da loro in ospedale, nel salutarci in corridoio avvertiamo tutti e due l’esigenza di un dialogo sincero, benefico, cuore a cuore. Capiamo che tra le tante preoccupazioni l’unica che deve trovare spazio è quella di volerci bene. E anche adesso, quando le inevitabili tensioni del quotidiano sembrano avere il sopravvento, torniamo al ricordo di quei momenti di luce nei quali anche come famiglia il dolore ci ha rigenerati all’amore più vero. (altro…)
Raccontata con il ritmo di un romanzo, la storia di Vittorio Sabbione risulta, come lascia intendere il titolo di questa biografia, non solo un viaggio nello spazio e nel tempo, ma anche all’interno di una personalità assolutamente originale e affascinante. Di essa vengono ripercorse le inquietudini intellettuali e sociali della giovinezza vissuta a Torino, la partecipazione alla resistenza partigiana, il compromesso politico, la professione di avvocato, l’intensa esperienza matrimoniale, il dolore per una perdita irreparabile fino all’incontro con la spiritualità del Movimento dei Focolari che riempie le sue aspirazioni più profonde. Inframezzato di dati congiunturali, linguaggio realistico e testimonianze dirette, il racconto ripercorre un tratto della storia italiana del XX secolo intrecciandosi con la diffusione del Movimento dei Focolari in America latina, in cui tanta parte ebbe il protagonista di questa storia. Collana: Verso l’unità Citta Nuova Editrice Il viaggio che mai avrei immaginato
Un’autobiografia come questa ha l’indubbio merito che a narrare avvenimenti di rilevanza storica sia un testimone diretto di quei fatti. Certamente, il racconto di Giuseppe Andrea Balbo non sfugge al limite della soggettività. Tuttavia, nel sentirlo parlare di sé, della sua vita e degli incontri che hanno determinato le sue scelte, quello stesso limite sembra diventare un pregio. Tra gli incontri determinanti c’è stato in particolare quello con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, per la quale Giuseppe Andrea Balbo divenne presto padre Novo. L’incontro tra loro ebbe luogo nel periodo in cui il “seme” della fondazione era già nella terra buona della Chiesa e della società, ma aveva bisogno di “morire” per portare i frutti promessi dal Vangelo. Padre Novo divenne allora testimone privilegiato di quell’epoca, allo stesso tempo difficile e feconda, e degli anni che segnarono la fioritura del Movimento fondato dalla Lubich. Collana Verso l’unità Citta Nuova Editrice Un incontro luminoso

Robert Chelhod, al centro, con i focolarini ad Aleppo
Come hai trovato le persone al tuo rientro? «Scoraggiate e deluse. Ma anche desiderose di andare avanti. C’è una stanchezza degli anni passati, delle condizioni di vita, ma allo stesso tempo la volontà di ripartire». Cosa si può fare per la Siria oggi? «Per chi ha una fede, continuare a pregare. E poi scommettere con i siriani che il Paese è vivo. In Siria abbiamo bisogno di sostegno. Non solo dal punto di vista economico, certamente importante , ma di credere con noi che questo Paese, culla di civiltà, può rinascere. Che ancora la pace è possibile. Abbiamo bisogno di sentire che il mondo sente la nostra sofferenza, quella di un Paese che sta scomparendo». Coordini sul posto i progetti sociali sostenuti attraverso l’Amu. Come vi muovete? «I progetti vanno dall’aiuto per il vitto all’aiuto alla scolarizzazione. Poi ci sono gli aiuti sanitari, perché la sanità pubblica, per mancanza di medici, medicinali e strumenti, non riesce a rispondere a standard minimi di accessibilità. Oltre gli aiuti alle famiglie, si sono strutturati alcuni progetti più stabili: due doposcuola, a Damasco e Homs, con 100 bambini ciascuno, cristiani e musulmani; due progetti sanitari specifici, per cure per il cancro e per la dialisi; e una scuola per bambini sordomuti, attiva già da prima della guerra. Questi progetti offrono una possibilità di lavoro a tanti giovani del posto. La questione lavoro è fondamentale. Stiamo sognando nel prossimo futuro la possibilità di lavorare sul microcredito per far ripartire le attività. Aleppo era una città piena di commercianti, che oggi ripartirebbero, ma manca il capitale iniziale».
Tanti invece continuano a partire… «L’esodo, soprattutto dei cristiani, è inarrestabile. Il motivo è l’insicurezza, la mancanza di lavoro. La chiesa soffre, questa è storicamente terra dei cristiani, prima dell’arrivo dell’islam. E cerca di fare il possibile per aiutare e sostenere. Ma le risorse sono molto poche. La maggioranza dei giovani è nell’esercito. Trovi qualche universitario, o ragazzi. Ma la fascia 25-40 non c’è. Nella città di Aleppo si calcola un calo dei cristiani da 130mila a 40mila, mentre sono arrivati tanti musulmani sfollati dalle loro città distrutte». Che riflesso ha questo sul dialogo interreligioso? «Ad Aleppo i cristiani si consideravano un po’ l’élite del Paese. Con la guerra, visto che le zone musulmane sono state colpite, tanti si sono rifugiati nelle zone cristiane. Quindi i cristiani si sono aperti ai musulmani, hanno dovuto accoglierli. Il vescovo emerito latino di Aleppo, mons. Armando Bortolaso, durante la guerra mi ha detto: “Adesso è il momento di essere veri cristiani”. Allo stesso tempo i musulmani hanno conosciuto più da vicino i cristiani. Sono stati toccati dall’aiuto concreto.C’è il positivo, c’è il negativo. Il positivo è che questa guerra ci ha uniti di più tra siriani». Fonte: Città Nuova (altro…)
Questo secondo volume di Opuscoli completa la traduzione dei testi del XXVI tomo delle Oeuvres di Annecy. Si articola in due parti: gli scritti redatti senza particolari destinatari formano la prima, quelli che hanno un particolare destinatario la seconda. Pur trattandosi di testi minori, tanto nella prima quanto nella seconda parte emerge il mistico e il saggio maestro di vita spirituale. Nella prima, risultano di particolare rilievo la meditazione sul Cantico dei Cantici e i Frammenti sulle virtù cardinali e morali; nella seconda, gli scritti redatti per Rosa Bourgeois, badessa di Puits-d’Orbe, e quelli per la sorella, la presidente Brûlart. L’insieme dei testi ci consegna la luminosa certezza che anima l’esperienza mistica di Francesco di Sales e il suo originale sopraumanesimo cristocentrico: la più alta dignità dell’uomo consiste nell’essere creato da Dio «per conoscerlo, ricordarsi di lui e amarlo»; invece costituisce una grande sventura ritenere di «essere al mondo soltanto per costruire case, sistemare giardini, possedere vigne, ammassare oro, e simili cose passeggere». Città Nuova Editrice Opere complete di Francesco di Sales
Come conciliare il bisogno di autonomia e libertà con quello di appartenere a qualcuno? Come riuscire, in un rapporto tra due partner, a gestire i cambiamenti e a costruire una relazione fondata sulla reciprocità? Quali sono gli indicatori di una sana intimità? Come attraversare il dolore dell’abbandono? Per costruire un solida armonia nella coppia è necessario imparare a gestire i momenti difficili, riconoscendo le aspettative illusorie e le proprie rigidità. Occorre fare in modo, cioè, che la consapevolezza di sé possa diventare un faro in grado di illuminare la rotta per andare verso l’altro, valorizzando una grande risorsa di cui tutti disponiamo: la capacità di cambiare. Nuova collana: Vivere bene insieme Citta Nuova editrice
Partendo dalla ragionevolezza della fede cristiana e dalla considerazione di come la ricerca, scientifica e sociale, abbia la necessità di allargare i confini della ragione e di non cadere nel ridicolo (dove chiuda la porta al mistero e alla bellezza della vita), il dialogo offre al lettore interessanti informazioni sulla regolazione della sintesi proteica e l’economia di mercato. L’esperienza di fede scaturita da tali considerazioni, reclama poi un coinvolgimento più personale degli autori, da cui emergono le relative (non lievi) differenze culturali e politiche, ma anche l’irriducibilità dell’esperienza di Dio. Collana: Attualità della Bibbia Prismi Saggi Città Nuova Editrice Cristiani ragionevoli
«Avevo solo 12 anni quando ho conosciuto Chiara Lubich. Se non fosse stato per l’amicizia con lei e per il carisma dell’unità non avrei resistito in un ambiente così fortemente competitivo e pieno di sabbie mobili. Ho un profondo senso di gratitudine per tutti quelli con cui condivido questa sfida». Fernando Muraca, dopo gli studi universitari a Roma, ha iniziato la sua attività come regista e autore di teatro. Dopo il successo ottenuto con la regia di alcune puntate in due serie televisive, l’esordio nel mondo del cinema con la C maiuscola. Tra i suoi lavori più recenti, il coraggioso “La terra dei santi”, intenso film sul ruolo delle donne di mafia calabresi, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. A una platea molto attenta Fernando racconta la sua storia: «Una sera mi arriva una mail dal mio amico Giampietro, missionario in Brasile. Tempo prima avevo girato gratuitamente un documentario per raccogliere fondi per la sua comunità, impegnata a salvare donne, uomini e bambini che vivevano sotto i ponti di San Paolo. Nella mail mi chiedeva se ero disposto a lasciare per qualche anno il mio lavoro per documentare quello che stava succedendo lì. La sua missione, ora, si occupava anche di persone cadute nella schiavitù della droga. L’approccio senza pregiudizi, basato sull’amore evangelico, aveva già salvato 10 mila persone destinate a morte certa. Un risultato che doveva essere documentato».
«Nella mail – continua Fernando – Giampietro spiegava un antefatto. Un uomo molto ricco, dopo averlo fatto pedinare e aver scoperto chi era veramente, aveva deciso di offrirgli metà delle sue ricchezze. Giampietro non poteva accettare, aveva fatto voto di povertà. Ma aveva un desiderio: che io andassi in Brasile a documentare il lavoro della missione. Così quell’uomo si era offerto di pagare tutte le spese, comprese le bollette di casa durante la mia assenza». Sorride Fernando: «Sembra un film, lo so, ma è accaduto davvero». E continua: «Ne ho parlato con mia moglie e i nostri figli. Si trattava di lasciare il mio lavoro per due o tre anni, uscire dal giro, mettere a rischio la mia carriera, e mia moglie avrebbe dovuto mandare avanti la famiglia da sola durante la mia assenza. Lei rispose che era pronta a questo sacrificio, se era utile a rendere visibili le sofferenze di quelle persone. E il più grande dei figli: “Papà, non possiamo girarci dall’altra parte”. Anche i miei amici mi hanno incoraggiato ad accettare. Stava per uscire nelle sale il mio film, e io dovevo partire dopo 15 giorni. Una follia. Il lungometraggio aveva una piccola distribuzione. Senza la mia presenza a promuoverlo forse sarebbe morto e avrei bruciato la mia unica chance di carriera nel cinema. Ma la risposta di mio figlio, Non possiamo girarci dall’altra parte, fu decisiva per me».
«A San Paolo, documentare la vita di persone che vivevano sotto i ponti era all’inizio quasi impossibile. Odiavano essere fotografate, figuriamoci filmate! Per far capire che non volevo approfittare della loro immagine dovevo fare come i missionari. Ho cominciato a dormire anch’io sotto i ponti, a condividere la loro giornata, e così hanno accettato. Dopo un mese sono tornato in Italia per staccare un po’. L’impatto era stato duro. Dovevo ragionare sul materiale che stavo girando e riorganizzare un nuovo viaggio più lungo. Intanto in Italia era successo quello che tutti avevano previsto. Senza soldi per la promozione e senza la presenza del regista, il mio film stava velocemente sparendo dalle sale.
Poi un fatto imprevisto. A Roma, all’ultimo giorno di proiezione si presenta un importante critico cinematografico. Il giorno dopo, su un quotidiano nazionale, sia nell’edizione on line che su quella cartacea, escono due recensioni molto positive. Il film inizia a essere invitato ai festival, in Italia e all’estero. Vince molti premi, alcuni prestigiosi. Da allora sono passati tre anni. Terminato il lavoro in Brasile, ho ripreso le fila della mia vita. Non ho girato altri film, ma ne ho diversi in cantiere, su argomenti che prima non avevo il coraggio di affrontare. Ho scritto due romanzi e un saggio sull’esperienza di “incarnazione” dei miei ideali nell’arte. Ho maturato anche il progetto di dedicarmi ai giovani. In questo “mestiere” c’è bisogno di conforto e incoraggiamento. E di punti di riferimento». Chiara Favotti (altro…)
Per la Chiesa cattolica e altre chiese cristiane sta per cominciare la Quaresima, il periodo dell’anno liturgico che precede la celebrazione della Pasqua, dal 14 febbraio al 29 marzo per il rito romano, dal 18 febbraio al 31 marzo per il rito ambrosiano. Tale periodo, caratterizzato dall’invito alla conversione a Dio, ha una durata di circa quaranta giorni, numero che ricorre frequentemente sia nell’Antico che nel Nuovo testamento (ad esempio, nell’Antico Testamento, i 40 anni trascorsi da Israele nel deserto, i 40 giorni del diluvio universale o di permanenza di Mosè sul monte Sinai e, nel Nuovo, i 40 giorni di digiuno di Gesù nel deserto). Nel calendario romano la Quaresima ha inizio con il rito delle ceneri, durante il quale il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli, a simboleggiare la caducità della vita terrena e l’impegno penitenziale. (altro…)
Si presenta come una rassegna ma anche come un’agile guida utile a capire, ad esempio, le policy – cioè le regole – che sovrintendono la presenza dei bambini e degli adolescenti sulle piattaforme digitali. Viene raccontato il processo di costruzione dell’identità nel mondo digitale contemporaneo, illustrando come i bambini e gli adolescenti utilizzino i social network per puntellare il proprio sviluppo. E come queste piattaforme, certo ricche di opportunità, possano in realtà partorire effetti collaterali importanti: dal cyberbullismo all’ipersuggestione fino alla sovrapposizione assoluta fra dispositivo e social, strumento e social. Vengono passate in rassegna alcune delle principali piattaforme espressamente pensate per i bambini, sottolineandone i meccanismi di funzionamento e i possibili punti deboli. La tesi che accompagna tutte le pagine è che i minori sono il bersaglio quasi prevalente e più ambito dalla maggior parte di queste piattaforme e gli strumenti per difenderne la presenza online sono pressoché assenti. Di più: deludenti. Collana: Prismi Saggi Città Nuova Editrice, Nasci, cresci e posta
“Stiamo godendo insieme di questa sorpresa”. Sono le parole di Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, che ha commentato con gioia la notizia della visita di Papa Francesco a Loppiano il 10 maggio prossimo. Una sorpresa, dunque, che ha suscitato grande entusiasmo fra i membri e gli aderenti al Movimento in tutto il mondo, a partire dagli abitanti della cittadella che accoglierà il Santo Padre. Loppiano, nei pressi di Firenze (Italia), nata nel 1964 per volere della fondatrice del Movimento Chiara Lubich, è una vera e propria cittadina, con scuole, aziende, centri di formazione, università e poli economici. Un luogo “speciale” che è in sé un laboratorio di convivenza: ci vivono circa mille persone provenienti da 65 Paesi diversi e di età, condizione sociale, culture e religioni diverse, insieme con il desiderio di costruire la fraternità universale, attraverso il vissuto quotidiano del Vangelo e la “legge” dell’amore scambievole. Un luogo dove si vive e si opera con l’intento di dare concretezza al carisma dell’Unità – che è il cuore spirituale del Movimento – e per rispondere al testamento di Gesù “Che tutti siano uno”.
Nella cittadella la notizia della visita ha avuto una eco dirompente: “Un secondo dopo l’annuncio da parte di Maria Voce – fanno sapere da Loppiano – la notizia è stata diffusa fra gli abitanti della città e rilanciata su tutti i social nel mondo con una pioggia di post di gioia e di stupore; è stata accolta come una bomba atomica, un’onda che ci ha investito e travolto”. Vorremmo – ha spiegato Maria Voce all’annuncio della visita – che a Loppiano “il Papa possa trovare quel popolo di Chiara che vive il Vangelo e che è legato solamente dall’amore scambievole, che possa vedere nella cittadella un riflesso della vita trinitaria sulla terra”. E per i preparativi, sottolinea, restano “nemmeno cento giorni”, da vivere – aggiunge rivolta ai membri del Movimento – intensificando “la preghiera perché tutto vada nel migliore dei modi e non ci siano ostacoli insormontabili”, ma soprattutto intensificando “l’amore evangelico, l’impegno ad essere veramente Parola viva, giorno per giorno”. La Presidente dei Focolari si è rallegrata anche per la visita del Pontefice alla comunità di Nomadelfia (Grosseto, Italia), fondata da don Zeno Saltini dove il Santo Padre si recherà – primo appuntamento di una mattinata dal ritmo serrato – prima di partire per il centro del Movimento: “Sappiamo che il Papa non viene solo a Loppiano, va prima a Nomadelfia, che fa parte del programma di viaggio di quella mattina, e siamo felicissimi”. Vicine per ragioni geografiche, Le due cittadelle sono legate da un’amicizia che dura da anni, e hanno in comune il riconoscimento della centralità del Vangelo e l’impegno per la fraternità universale e in favore degli ultimi. In tempi recenti in molti ricordano con gioia la partecipazione di gruppi di giovani di Nomadelfia alla festa organizzata dai giovani di Loppiano per il primo maggio, che tradizionalmente richiama nella cittadella dei Focolari tanti ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia. (altro…)

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La mia famiglia è composta da me, mia sorella e mia madre che ci ha cresciute da sola. Abbiamo passato momenti molto critici: mia madre faticava a trovare lavoro. In più c’erano attriti con la padrona di casa, perché non avevamo soldi per l’affitto. Per mia madre era davvero un calvario amministrare i pochi soldi che guadagnava. Per questo è stato molto importante il sostegno che abbiamo avuto attraverso l’associazione Azione per Famiglie Nuove onlus (AFN) del Movimento dei Focolari. Di lì a poco, poi, si è aperto nella zona sud della nostra città, Cochabamba (a 2.600 mt d’altezza), il Centro Rincón de Luz, nel quale si offre sostegno scolastico e un pasto al giorno ai bambini e ai ragazzi che frequentano le scuole del quartiere. Il centro è stato un altro grande aiuto per me, mi ha ridonato il sorriso e permesso importanti momenti di formazione. Nel Centro eravamo come una grande famiglia nella quale i professori spesso ci facevano da “secondi genitori”. Grazie alle persone che hanno avuto fiducia in me, oggi posso raccontare con orgoglio che ho terminato il mio corso di studi con buoni risultati e sto seguendo il primo semestre all’università. Presto sarò una professionista.
Cercherò di far arrivare l’aiuto ricevuto alle persone che ho intorno, iniziando, ad esempio, dal Centro per trasmettere le mie conoscenze ai bambini. Vorrei anche aprire un posto per le persone che vivono in strada, offrendo loro un modo per andare avanti. Ho capito che si può cambiare la vita di un bambino e indicargli la strada per un futuro migliore. Per questo invito tutte le persone ad aiutare: tutti possiamo! Per me la cosa più importante non è stata solo l’aiuto economico, ma la fiducia che mi hanno dato: essa è un seme di speranza, è una luce che si accende non solo nel ragazzo, ma anche nei suoi genitori. Vedi il video Fonte: Teens (altro…)