Parola di Vita – Maggio 2017
Al termine del suo Vangelo, Matteo racconta gli ultimi avvenimenti della vita terrena di Gesù. Egli è risorto ed ha portato a compimento la sua missione: annunciare l’amore rigenerante di Dio per ogni creatura e riaprire la strada verso la fraternità nella storia degli uomini. Per Matteo, Gesù è “il Dio con noi”, l’Emmanuele promesso dai profeti, atteso dal popolo di Israele. Prima di tornare al Padre, Egli raccoglie i discepoli, quelli con i quali aveva condiviso più da vicino la sua missione, ed affida loro di prolungare la sua opera nel tempo. Un’impresa ardua! Ma Gesù li rassicura: non li lascia soli; anzi: promette di essere con loro ogni giorno, per sostenerli, accompagnarli, incoraggiarli “fino alla fine del mondo” Con il suo aiuto, saranno testimoni dell’incontro con Lui, della sua parola e dei suoi gesti di accoglienza e misericordia verso tutti, perché tanti altri possano incontrarlo e formare insieme il nuovo popolo di Dio fondato sul comandamento dell’amore. Potremmo dire che la gioia di Dio è proprio questo stare con me, con te, con noi ogni giorno, fino alla fine della nostra storia personale e della storia dell’umanità. Ma è così? E’ davvero possibile incontrarlo? Egli «è dietro l’angolo, è accanto a me, a te. Si nasconde nel povero, nel disprezzato, nel piccolo, nell’ammalato, in chi chiede consiglio, in chi è privo di libertà, È nel brutto, nell’emarginato… Lo ha detto: “… ho avuto fame e ‘mi’ avete dato da mangiare…”(1)… Impariamo a scoprirlo lì dove è».(2) E’ presente nella sua Parola che, se messa in pratica, rinnova la nostra esistenza; è su ogni punto della terra nell’Eucaristia ed opera anche attraverso i suoi ministri, servitori del suo popolo. E’ presente quando generiamo concordia intorno a noi (3); allora la nostra preghiera al Padre è più efficace e troviamo luce per le scelte di ogni giorno. “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”: quanta speranza dà questa promessa, che ci incoraggia a cercarlo sul nostro cammino. Apriamo il cuore e le mani all’accoglienza e alla condivisione, personalmente e come comunità: nelle famiglie e nelle chiese, nei luoghi di lavoro e nei momenti di festa, nelle associazioni civili e religiose; incontreremo Gesù e Lui ci stupirà con la gioia e la luce, segni della sua presenza. Se ogni mattina ci alzeremo pensando: “Oggi voglio scoprire dove Dio vuole incon- trarmi!” potremo fare anche noi un’esperienza gioiosa come questa: “La mamma di mio marito è affezionatissima a suo figlio, fino a esserne gelosa. Un anno fa le è stato diagnosticato un tumore: necessita di cure ed assistenza, che la sua unica figlia non è in grado di darle. In quel periodo, partecipo alla Mariapoli (4) e l’incontro con Dio Amore mi cambia la vita. La prima conseguenza di questa conversione è la decisione di accogliere mia suocera in casa, superando ogni timore. La luce che mi si è accesa in cuore me la fa vedere con occhi nuovi. Ora so che è Gesù che curo e assisto in lei. Lei ricambia, con mia sorpresa, ogni mio gesto con altrettanto amore. Trascorrono mesi di sacrifici e, quando mia suocera parte serena per il cielo, lascia pace in tutti. In quei giorni mi accorgo di essere in attesa di un bimbo, che da nove anni desideriamo! Questo figlio è per noi il segno tangibile dell’amore di Dio”.(5)
Letizia Magri
__________________________________________ 1 Cf. Mt 25,35. 2 Cf. Chiara Lubich, Parola di vita/giugno – Scoprire Dio vicino, CN, 26, [1982],10, p.44. 3 Cf. Mt 18,20. 4 Incontro estivo del Movimento dei Focolari. 5 In “I fioretti di Chiara e dei Focolari”, a cura di Doriana Zamboni, Ed. San Paolo 2002, pp.43-44. (altro…)
Costa d’Avorio: un prete in bicicletta
Nel 2010 sono stato inviato nella parrocchia di Ste. Marie, nei pressi di Man, capitale della Costa d’Avorio. Allora non conoscevo le tradizioni e la cultura africane. Subito mi hanno colpito la forza e la vitalità di queste persone, nonostante la grande povertà e le conseguenze disastrose della guerra. Con il tempo, ho imparato a riconoscere la paura ancestrale nei confronti dei bianchi. Per me, prete originario della Svizzera, non si trattava tanto di elargire aiuti economici, ma di pormi profondamente in ascolto. Quello che potevo offrire era me stesso, la mia piena disponibilità, la mancanza di pretese. Abitavo nella Mariapoli Victoria, cittadella del Movimento dei Focolari, vicino a Man. Da qui ogni mattina, in bicicletta, partivo verso il mio quartiere, andavo incontro alle persone nei negozi, negli uffici, nelle strade. Salutavo tutti, passando nelle viuzze e fermandomi a parlare, talvolta cercando di mettere pace nel bel mezzo di una lite. Ai bambini dedicavo una attenzione particolare: parlavo e giocavo con loro e se qualcuno stava male lo portavo al dispensario della cittadella. Lo stesso facevo con i loro genitori e parenti. Per questo motivo quasi tutti i bambini della parrocchia hanno imparato a conoscermi e a presentarmi a loro volta agli adulti. In occasione delle feste, attraversavo con loro il quartiere per portare alle famiglie, cristiane e musulmane, gli auguri. Così ho potuto fare amicizia anche con l’Imam e con i pastori di Chiese evangeliche. Un giorno mi ha avvicinato un giovane della parrocchia, voleva fare qualcosa per i giovani dei villaggi, che a causa di un precedente malinteso avevano deciso di non frequentare più la Chiesa. Per sostenere i loro viaggi li ho incoraggiati a fare delle piccole attività: un gesto di autofinanziamento molto apprezzato anche dal vescovo. Negli undici villaggi nei quali ci siamo recati, i giovani del posto, dopo essere stati sensibilizzati, si sono dedicati a visitare malati e anziani. Nell’Anno della Misericordia, insieme agli abitanti della Mariapoli Victoria, abbiamo sostenuto il vescovo nei progetti della diocesi, ospitando un incontro con i capi tradizionali, i pastori di Chiese evangeliche e gli Imam. La marcia per la fraternità tra i popoli, che ha attraversato tutta la città, si è conclusa alla cittadella. Per un periodo ho sostituito il cappellano nel carcere civile. Durante le celebrazioni cercavo di sottolineare l’importanza di mettere in pratica il Vangelo. Alle volte mi facevo accompagnare da altre persone che davano la loro testimonianza. Queste celebrazioni si svolgevano sotto una tettoia, in un cortile, in mezzo a una grande confusione. Così ho portato un altoparlante, invitandoli a utilizzarlo anche quando facevano altre attività. Ho saputo che in seguito lo hanno prestato ai musulmani e che l’Imam è rimasto colpito da questa generosità, da lui definita “tipicamente cristiana”. Prima della mia partenza hanno voluto organizzare una festa di saluto, presente anche la direzione del carcere. E mi hanno detto: «Hai messo in pratica ciò che hai predicato». (altro…)
[:de]”Atem holen in der Welt der Poesie” [:]
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Otto Betz legt Gedichte zu immer aktuellen Lebensthemen vor. Seine konzentrierten begleitenden Texte bieten Hilfen zum besseren Verständnis an: Wer sind die Dichterinnen und Dichter, wissen wir etwas über den Entstehungszusammenhang, in welchen Bildern und Metaphern kommen die Verse auf uns zu, was sagen sie uns in unserem Zeit und Lebenskontext? Ein Buch für Freunde von Lyrik, für Nachdenkliche, für Ruhe-Suchende, für Tiefer-Schürfende – zum Nachsinnen, zur Horizonterweiterung, zur Unterbrechung des Alltags: Anregungen, dem nachzuspüren, was LEBEN ist, was m e i n Leben ist, eine Einladung, das Leben zu leben, mit allem, was dazugehört, es zu entdecken, zu durchdringen – und zu feiern! Aus der Einführung von Otto Betz: »Warum lesen wir Gedichte? Wahrscheinlich aus vielen Gründen. Aus Freude an der poetischen Sprache, der Rhythmik der Verse, den eigenwilligen Bildern, die Assoziationen wecken … Es ist kein Wunder, dass uns manchmal Verse oder Strophen ein Leben lang nachgehen, dass sie zu Deuteworten unserer Existenz werden. ln gewisser Weise brauchen wir die Poeten, weil sie etwas fertigbringen, worum wir auch ringen. Ein Gedicht nimmt mich mit auf eine Reise; es nimmt mir nicht die eigene Suche nach Sinn und Richtung ab, aber es gibt vielleicht Fingerzeige, weist auf Möglichkeiten hin … Etwas Neues stürzt in mein Leben, ich merke plötzlich, wie wenig ich weiß, wie bedürftig ich bin, hungrig nach einem größeren Horizont. Und jede gelesene Zeile kann meine Welt ausweiten und reicher machen …« Mit Gedichten von … Walter von der Vogelweide – Andreas Gryphius – Johann Wolfgang von Goethe – Friedrich Schiller – Theodor Fontane – Friedrich Hölderlin – August von Platen – Hugo von Hofmannsthal – Friedrich Rückert – Albrecht Goes – Hilde Domin – Rose Ausländer – Werner Bergengruen – Bertolt Brecht u. v. a. m. Aus dem Inhalt: I. Wer kann das Menschenschicksal deuten? II. Lebensreise III. All die Geschenke IV. Vom Wunder der Liebe V. Am Abend und am Morgen VI. Das Leiden an der Zeit – Die Freuden über die Zeit VII. Von der Stille und der Sammlung Verlag Neue Stadt[:]
Fraternità universale: oltre i muri
Solo tre giorni mancano all’apertura, il 29 aprile, della Settimana Mondo Unito 2017 con l’atteso Meeting internazionale dei Giovani per un Mondo Unito a Loppiano (Italia). Oltre 500 giovani sono ai blocchi di partenza. “United World Project” (progetto mondo unito) è lo slogan che li muove e che declinano in tutte le possibili modalità di comunicazione. Ma in che cosa consiste questo progetto di cui vogliono essere portavoce? Una rete di innumerevoli gesti, contagiosi e coraggiosi, che gettino ponti, aprano strade di dialogo e di solidarietà, indichino percorsi di fraternità. «La crisi finanziaria, economica e soprattutto culturale che attraversa tutti i Paesi – si legge nel documento programmatico “Fraternità universale: chance per il mondo” – pone interrogativi epocali. Come dare un futuro di pace, libertà, giustizia ai popoli della terra? Vogliamo ripartire dall’unità della famiglia umana, indicare l’orizzonte della fraternità universale agli uomini e ai popoli. È questo il progetto della nostra vita». La frontiera che si estende dal Golfo del Messico all’Oceano Pacifico lungo 3.169 chilometri fortemente controllati, rappresenta plasticamente i sogni spezzati di tanti immigrati in cerca di un futuro. Nelle sue vicinanze, a Mexicali (ma lo stesso succede a Calexico, sul versante degli Stati Uniti), da alcuni anni è attivo un gruppo di giovani che, nonostante il muro, a un mondo senza muri ci crede davvero. «Abbiamo cominciato a cantare in un parco della nostra città situato proprio accanto al muro di confine. Un modo per portare un po’ di sollievo a chi transita da quelle parti. Il secondo passo è stato entrare nel carcere di massima sicurezza della città dove convivono 4mila persone, per offrire musica e canzoni. Dopo aver passato molti controlli, ci è stato permesso di condividere alcune ore con 130 detenuti radunati in un salone. Durante il pranzo ci hanno raccontato che la nostra era l’unica visita che avevano ricevuto nel corso di due anni». Nel 2016 una tappa della staffetta mondiale Run4unity si è svolta proprio accanto al muro. «Abbiamo voluto depositare la nostra bandiera lungo il muro come simbolo dell’unità che ci impegniamo a costruire con quanti vivono dall’altra parte». Comunicato stampa (altro…)
Fazenda de la Esperança dai Focolari
L’amicizia dei Focolari con la “Fazenda da Esperanca” è di vecchia data. Sin dalla nascita stessa della prima “Fazenda”. Correva l’anno 1983, quando Nelson Giovanelli, giovane brasiliano della città di Guaratinguetà (nell’entroterra di San Paolo), si avvicina ad un gruppo di giovani tossicodipendenti spinto dalle parole dell’apostolo Paolo: “Mi sono fatto debole con i deboli…”. Uno dei giovani si sente coinvolto e chiede aiuto per uscire dalla dipendenza della droga. Ne seguono tanti altri. Nelson conosce e vive la spiritualità dell’unità di Chiara Lubich. A lui si affianca Hans Stapel, francescano tedesco, che sostiene l’iniziativa fin dall’inizio. L’opera nascente si svilupperà, quindi, poggiata su questi “due carismi”, come ebbe a dire il papa emerito Benedetto XVI in visita alla comunità di Pedrinhas durante il suo viaggio apostolico in Brasile, nel 2007: il carisma dell’unità di Chiara Lubich e quello della povertà di S. Francesco di Assisi. Domenica 23 aprile 2017: un gruppo di 60 persone, giovani e adulti, è in visita al Centro internazionale del Movimento dei Focolari, a Rocca di Papa (Italia). In maggioranza provengono dal Brasile, ma ci sono anche rappresentanti di altri paesi latinoamericani come Uruguay, Argentina, Paraguay e Messico; Germania e Svizzera; Angola e Mozambico; e dalle Filippine. Con loro ci sono i 4 fondatori: Fra Hans Stapel, Nelson Giovanelli Rosendo dos Santos, Lucilene Rosendo, Iraci Leit, insieme al loro consiglio generale per l’Europa.
«Lo scopo di questo viaggio – spiega Fra Hans – è quello di fare conoscere in Europa l’esperienza della Fazenda. Offrire questa alternativa di aiuto ai giovani che oggi soffrono la schiavitù delle dipendenze. Oltre che in Italia, andremo in Svizzera, Germania, Francia, Polonia e Portogallo, cioè nei Paesi dove ci sono le Fazendas, e queste 60 persone daranno la loro testimonianza di vita. Da noi hanno trovato una vita nuova, per questo hanno deciso di intraprendere un’esperienza missionaria ed evangelizzatrice per tre mesi in Europa. Hanno fatto un grande sforzo per pagare il biglietto aereo, come segno concreto di una testimonianza gratuita». Per quale motivo vi recate al Centro del Movimento dei Focolari? «Perché è nostro grande desiderio – risponde Nelson Giovanelli – che abbiano l’occasione di conoscere le origini del carisma che ha dato radici alle Fazendas». E ricorda quando, nel 1990, scrisse una lettera a Chiara Lubich condividendo con lei questa sua chiamata ad amare “Gesù abbandonato nelle persone che si trovavano vittime delle droghe”. Chiara lo incoraggiò a seguire la spinta dello Spirito. Oggi sono oltre 124 Comunità di Vita sparse in diverse parti del mondo. Accolgono più di 3.000 giovani impegnati a liberarsi dalla dipendenza delle droghe, attraverso una personale riscoperta della dignità e dei valori della vita. In Europa ci sono 14 Fazendas e in questi mesi ne inaugureranno altre 4 (Francia, Polonia, Italia 2).
Nelle “Fazendas da Esperança”, delle persone volontariamente si dedicano, con impegno e gratuità, al servizio dei giovani e costituiscono la comunità della “Famiglia della Speranza”. «Mio padre era alcolista, non credevo nell’amore … – racconta Priscila, giovane argentina –. Quando ho trovato e mi sono impegnata come volontaria nella Fazenda, ho recuperato il rapporto con lui, dopo 15 anni di lontananza. L’ho perdonato e pian piano lui ha lasciato l’alcol. Il perdono per me è tutto, la sintesi della mia vita: Dio lo trovo nell’amore che dono». Jesús Morán, copresidente dei Focolari, ha portato i saluti di Maria Voce e li ha ringraziati per la loro testimonianza evangelica. Augurando a tutti di «essere sempre prossimi all’uomo sofferente, a Gesù abbandonato, perché “tutti siano uno”, cominciando dagli ultimi» Il loro soggiorno in Italia prevede la visita alla città di S. Francesco e alla cittadella internazionale di Loppiano, dove parteciperanno al Meeting “Pulse” e alla consueta festa dei giovani del 1° maggio. (altro…)
Cercate la pienezza della gioia
Il senso del dolore, l’unione con Dio e la preghiera, l’impegno a testimoniare la fede, il rapporto con la Chiesa, la libertà. Sono solo alcuni dei temi che in occasione delle più varie manifestazioni giovanili, Chiara Lubich ha approfondito in un dialogo “a tu per tu”, personale e profondo con i giovani per i quali ha sempre mostrato una particolare predilezione. Nelle risposte l’invito potente a vivere con radicalità la vita indicando in Gesù la strada per una piena realizzazione umana e spirituale. (altro…)
Maria Voce a Malta
Programma: 2 Maggio – Seminario di Comunione e Diritto: “Il Diritto come strumento di integrazione in una società multi-culturale”. 5 Maggio – Incontro con S.E. Arcivescovo di Malta Mgr. Charles J. Scicluna. – “Dialogo o dialoghi? Uno stile di vita” : discorso in occasione della ricorrenza del 40° anniversario della Commissione Ecumenica Diocesana. 7 maggio – Partecipazione al Forum “The State of Europe”. (altro…)
New Humanity: progetto Host Spot
«I rifugiati non sono numeri che riempiono i telegiornali ma sono persone da accogliere anche nella loro dimensione umana di donne e uomini ai quali sono stati negati sentimenti e progetti». È la convinzione cui sono giunti i 18 giovani di 5 paesi europei e del Medio Oriente, riuniti a Bad Urach (Germania), dal 12 al 17 marzo, per la seconda tappa del progetto Host Spot, promosso da New Humanity e Starkmacher, insieme ad altre associazioni, e co-finanziato dal programma Erasmus+ (UE). Host Spot persegue due obiettivi: Host richiama l’accoglienza e Spot la realizzazione di brevi video-documenti per incidere sull’opinione pubblica.
Nella prima fase del progetto, tenutasi in Giordania nell’agosto 2016, i giovani avevano potuto raccogliere dalla viva voce dei rifugiati siriani e iracheni – ospiti di Caritas Giordania – le drammatiche storie della loro migrazione forzata, documentandole con registrazioni video. Un’esperienza che li ha resi consapevoli delle reali motivazioni che li hanno spinti a lasciare il proprio Paese, dei rischi che hanno corso durante l’esodo, del precario arrivo nella nuova terra. L’idea di rendere nota questa dolorosa situazione aveva preso corpo già nei giorni di Amman. I giovani si erano infatti convinti che portare alla ribalta queste informazioni, avrebbe potuto dare al dibattito in corso, incentrato per lo più su strategie politiche e costi economico-sociali, una visione veritiera del fenomeno della migrazione; un loro concreto apporto, attraverso una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
Nell’incontro a Bad Urach si è puntato a sviluppare nei giovani delle competenze tecniche nel campo della comunicazione e della produzione di documentari sociali. Erano presenti anche alcuni esperti che lavorano a contatto diretto con i rifugiati, i quali hanno fornito molte informazioni sulla situazione in Germania e sui sistemi europei di hosting. Un contributo importante per una conoscenza corretta della situazione, spesso riportata dai media in modo parziale e manipolato. I giovani partecipanti portavano con sé il proprio bagaglio culturale e la visione della migrazione che si vive e si affronta nel loro Paese. Si sono messi in gioco, in un esercizio di riflessione e ascolto, per accogliere e capire il pensiero dell’altro; convinti che il contributo che avrebbero realizzato in quei giorni, anche se piccolo, avrebbe portato un cambiamento. Il successo di questa fase del programma è di aver realizzato un apprendimento internazionale in un clima di condivisione fra giovani di culture e lingue diverse. Attraverso workshop, seminari, dibattiti, sono crollati molti dei pregiudizi e stereotipi che sia europei che medio orientali avevano gli uni verso gli altri, scoprendo che, nonostante le diversità, ci sono molti valori comuni. Come risultato concreto sono stati prodotti tre video-spot da condividere con i coetanei dei loro Paesi, per incoraggiarli a fare esperienze simili, diventando così anch’essi promotori di cambiamento. La terza e ultima tappa del progetto si terrà in Egitto a fine ottobre 2017. Su Facebook (altro…)
Chiara Lubich: come costruire la Pace
https://vimeo.com/147830026 (altro…)
Messa di suffragio per il card. Miloslav Vlk
SMU 2017: il mondo da un’altra angolazione
Se potessimo vedere il mondo da lontano, con uno zoom potentissimo, come talvolta possono fare gli astronauti, vedremmo il nostro pianeta pacifico e addirittura privo di frontiere. A distanza ravvicinata, invece, le immagini di cui disponiamo trasmettono i dettagli di ogni possibile divisione, odio e prevaricazione. A volte, guardare la nostra storia e il nostro pianeta da troppo lontano, o da troppo vicino, rischia di falsare la realtà e depistare il giudizio. Quale sarà la giusta distanza per non perdere di vista la traiettoria verso cui muove la nostra umanità? L’economia, la sociologia, le scienze naturali, la filosofia, interrogandosi sulle trasformazioni dell’era contemporanea, convergono su alcuni principi. Come l’interdipendenza: tutto quanto accade in un luogo può avere conseguenze altrove. Ogni singolo frammento o porzione di umanità svela il suo potenziale più alto nell’appartenenza a un destino comune. Non ci si salva da soli, né si può stare bene, arroccati dentro un guscio, se tutto intorno c’è una diffusa sofferenza. «Che il mondo si convinca che è chiamato all’unità» è la sfida che Chiara Lubich ha lanciato ai Giovani per un Mondo Unito nel 1985. Da oltre vent’anni, i giovani per un mondo unito si nutrono di questa visione del bene comune e operano per dare loro attuazione. Attirati dalle infinite possibilità della fraternità, dall’unico possibile destino della storia e dell’umanità contemporanea, centinaia di giovani di diverse nazionalità stanno accorrendo a Loppiano (Italia). Le loro iniziative, a livello planetario, convergono nella Settimana Mondo Unito che, dal 1995, rappresenta una vetrina delle azioni di fraternità in atto nel mondo. Azioni che confluiscono a loro volta nell’United World Project con l’obiettivo di attirare l’attenzione della società civile e delle istituzioni internazionali verso una cultura della fraternità. (altro…)
Vangelo vissuto: nelle strettoie della vita
Un lavoro migliore «In seguito a un incidente avevo perso un buon posto di lavoro e lo stipendio di mia moglie non bastava a mandare avanti la famiglia. Tuttavia la provvidenza non ci ha mai abbandonati, facendoci trovare al momento giusto dei lavoretti che ci permettevano di tirare avanti. La sera, assieme ai figli, chiedevamo nella preghiera un aiuto, non solo per noi, ma anche per quanti erano nel bisogno. Sei mesi dopo l’incidente, proprio quando la situazione economica nel nostro Paese era diventata più critica, ho trovato un lavoro migliore di quello perso». J.L. – Uruguay La stanza accanto «Ero in ospedale, in uno stato di prostrazione e oscurità, a causa del mio stato di salute e anche per le medicine che prendevo. Non sapevo cosa fare per venirne fuori. Sento un suono di campanello: qualcuno nella stanza accanto chiamava l’infermiera. Mi sono alzato per vedere se potevo dare un aiuto. Si trattava semplicemente di porgere a un malato dell’acqua. Mi sono fermato accanto al suo letto, interessandomi a lui e cercando di ascoltare profondamente le sue parole. Non so come, ma di colpo mi sono sentito più leggero». T. d. M. – Italia Un dono inatteso «Sposati da 50 anni, abbiamo vissuto, come dice il Qoelet, il tempo della gioia e il tempo del dolore. In un momento di particolare ristrettezza, una sera contavamo i pochi soldi rimasti e stavamo riflettendo su cosa fosse meglio comprare per dar da mangiare ai figli. In quel mentre, ci telefona un amico: sarebbe passato da noi perché, avendo ricevuto in regalo due tacchini, ne voleva regalare uno a noi. È proprio vero che abbiamo un Padre che non ci abbandona mai». T. e R. – Polonia Imprevisti «Viaggio spesso per lavoro, per cui devo farmi un programma dettagliato delle cose da fare, pronto però a cambiare certe mie previsioni. Ho notato infatti, con sorpresa, che l’imprevisto, se colto dalle mani di Dio, risulta poi migliore di ciò che avrei programmato. Questo “far spazio” a Lui non solo quando viaggio, ma in tutte le altre circostanze, è una vera scuola a rimanere vigilanti. Di fronte alla bellezza del suo programma, anche quando mi costa perdere il mio, devo riconoscere che il Regista invisibile sa indicarmi qual è la mia vera realizzazione, la mia felicità». T.M. – Polonia (altro…)
Strategia della crisi
“Negli anni venti del novecento, un critico russo che faceva parte di quel gruppo di critici che eran stati chiamati, per offenderli, formalisti, e che avevano assunto questo nome e avevan finito per chiamarsi essi stessi formalisti, questo critico che si chiamava Jurij Tynjanov ha scritto: «La prosa russa attraversa un periodo di crisi. (D’altra parte, anche la poesia attraversa un periodo di crisi. In generale, è difficile ricordarsi di un periodo in cui non attraversavano un periodo di crisi)». Ecco, io, che sono nato nel 1963, in Italia, ho l’impressione che, da quando mi ricordo io, la poesia italiana, la prosa italiana, l’economia italiana, la giustizia italiana, la pubblica istruzione, italiana, la sanità, italiana, la politica, italiana, lo sport, italiano, attraversino, da allora, un periodo di crisi, mi sembra di esser sempre vissuto in un periodo di crisi e delle volte mi chiedo cosa succederebbe se passasse, la crisi, e ho come l’impressione che ne sentirei la mancanza”. (Paolo Nori)
Collana: Prismi Semi – Città Nuova editrice
TEMPO DI LIBRI – Milano, sabato 22 aprile ore 18.30 – Sala Arial – Presentazione del libro
La primavera della famiglia
Tutti gli anni, la primavera sboccia con qualche giorno d’anticipo rispetto al calendario, per chi ricorda Chiara Lubich. Il 14 marzo è tutto un fiorire di iniziative e appuntamenti, in ogni angolo del mondo, con caratteristiche e tonalità diverse, per ricordare la fondatrice dei Focolari, nel giorno della sua morte, o meglio della sua nascita al cielo, avvenuta nel 2008. Nel 2017 questa particolare e sentita ricorrenza si è intrecciata con un’altra, il 50esimo anniversario dalla fondazione di Famiglie Nuove, la diramazione del movimento che abbraccia 800mila famiglie di tutti i continenti che si propongono di vivere la spiritualità dell’unità e irradiare nei loro ambienti i valori della fratellanza universale. Chiara Lubich e la famiglia, un binomio fortissimo. Evidenziato dall’attenzione particolare e dal giusto risalto dato dalla fondatrice a un “disegno ardito, bellissimo, esigente”, i cui “valori immensi e preziosissimi, proiettati e applicati all’umanità, possono trasformarla in una grande famiglia”. «Qui, davanti a voi, mi sembra di vedere Gesù che guarda il mondo, guarda le turbe e ne ha pietà – aveva detto Chiara Lubich nello storico discorso di fondazione di Famiglie Nuove, il 19 luglio 1967 – perché, di tutta questa porzione di mondo, vi è stato messo sulle spalle quello più frantumato, più simile a Lui abbandonato .(…) Questa pietà non resti nel campo sentimentale ma si trasformi in opere».
Opere che oggi sono visibili: iniziative culturali, sostegno a minori, seminari per famiglie, aiuto ai separati, progetti sociali ed educativi che mettono in luce il valore antropologico e universale della famiglia all’interno della grande “famiglia umana”. La concretezza è tipica di questa “prima cellula” della società, come è stato fortemente sottolineato anche nei due Sinodi sul tema (2014-2015) i cui contenuti sono confluiti nella esortazione apostolica Amoris laetitia di Papa Francesco, di cui proprio in questi giorni ricorre il primo anniversario di pubblicazione. “La gioia dell’amore”, di cui parla il papa, è bene rappresentata nelle mille voci e nei volti delle persone e famiglie confluite dai cinque continenti a Loppiano (Italia) nel marzo scorso, per partecipare all’evento (anzi al multi evento internazionale) “FamilyHighlights”, una tre giorni per apprendere l’arte della reciprocità («La vita matrimoniale è come una barca, commentava una famiglia del Perù: se si rema da soli si fa un’enorme fatica»), e quell’“arte di amare” che dà la forza alla famiglia di rigenerare se stessa, attraverso la fiducia, il perdono, la responsabilità, la creatività, l’accoglienza, il sostegno.
L’evento di Loppiano è stato il perno attorno a cui, sia prima che dopo, si sono svolte oltre cento manifestazioni in tutto il mondo, a partire da quello inaugurale, il 27 gennaio scorso al Cairo (Egitto) e poi nei mesi successivi (alcune sono ancora in corso) a Panama, in Croazia, Italia, Uganda, Tanzania, USA, Brasile, Francia, Kenya, Panama, Lituania, Australia, Belgio, Canada, Brasile, Burundi, Singapore… dove sono state presentate esperienze concrete e seminari sui temi dell’educazione, della relazione di coppia, dell’accoglienza, storie di quotidiano e nascosto eroismo in zone di guerra, di solidarietà in situazioni difficili e verso popoli svantaggiati, insieme a workshop, spettacoli, momenti di festa o di preghiera comune. Se è difficile nominarli tutti e descrivere le caratteristiche che ogni evento ha avuto alle diverse latitudini, è impossibile non riconoscere, in questa festosa accensione di “luci per la famiglia” – quasi fossero fuochi d’artificio – accese in sinergia con altri movimenti, rappresentanti di Chiese, religioni e istituzioni civili diverse, quei “semi di comunione per l’umanità del Terzo millennio” che erano profetizzati da Chiara Lubich nel 1993. (altro…)
Emanuele Camagma
- Data di Morte: 21/04/2017
- Branca di Appartenenza: Volontario
- Nazione: Italia
Castel Gandolfo – Settimana Ecumenica
“Camminando Insieme. Cristiani sulla via verso l’unità”, il titolo della 59° edizione della Settimana Ecumenica dal 9 al 13 maggio 2017 a Castel Gandolfo (Roma), con la partecipazione di circa 700 cristiani di 70 Chiese e Comunità ecclesiali, di 40 Paesi. (altro…)
[:de]Do you like colors?[:]
[:de]Internationale Kunstschaffende und –pädagogInnen laden nach Wien ein zu einem Bildungs- und Vermittlungsevent mit dem Titel „like COLORS“. Bei Zeichnen, Malen, Modellieren, Drucken, Film, Fotografie, Performance und Tanz fördern sie die Kreativität der Teilnehmer. Samstag ab 18 Uhr interaktive Präsentation. Sonntag um 11 Uhr Podiumsgespräch mit Rolf Laven von der Pädagogischen Hochschule Wien und der Münchner Kunstpädagogin Johanna Gundula Eder. Annemarie Baumgarten, 0650 6026210, baumgartenannamaria@gmail.com[:]
[:de]Familienfreizeit im Allgäu[:]
[:de]Die Familien der Fokolar-Bewegung im Allgäu laden auch in diesem Jahr wieder nach Balderschwang ein. Das Wochenende bietet Impulse für die Beziehungen untereinander und zu Gott, Möglichkeiten zu Gesprächen, Spielen und Unternehmungen. Anmeldung bis 15. September: Monika & Martin Blanke, 08345 952250, mblanke@t-online.de[:]
[:de]Netzwerk Familie[:]
[:de]Um die Wechselwirkung von Familie und gesellschaftlichem Umfeld geht es bei einer Begegnung in Zwochau (Leipzig). Eingeladen sind Familien, Großeltern, kinderlose Paare, Singles. Vorgesehen sind Referate des Erfurter Altbischofs Joachim Wanke und der Kölner Psychologin Gery De Stefano, Gesprächsrunden, Workshops, Sport und Spiel. Ite Büdenbender, 030 8535499; Anmeldung: nschelenz@web.de[:]
[:de]rAusZeit[:]
[:de]Jugendliche ab 17 Jahren können sich in diesem Jahr in Zwochau bei Leipzig als „Grenzgänger“ ausprobieren. Beiträge, Diskussionen und kreative Workshops drehen sich um die Fragen: An welche kulturellen und religiösen Grenzen stoße ich? Wie können wir andere Kulturen und Religionen besser kennenlernen und Grenzen überwinden? www.die-rauszeit.de[:]
[:de]Ordenschristen in Ottmaring[:]
[:de]Christen gottgeweihten Lebens sind zu den Ottmaringer Tagen bei Augsburg eingeladen. Neben Gebeten, Betrachtungen und Gesprächen steht ein Referat über „Jesus in seiner Verlassenheit – Urheber jeder Reform“ auf dem Programm. Tagesgäste sind am 6. Juli willkommen, an dem – anlässlich des Reformationsjahres – der evangelische Bischof Herwig Sturm aus Wien spricht. Anmeldung bis 5. Juni: Sr. Bernadette Breitkopf osf, 01511 8005115, sr.bernadette@klostersiessen.de[:]
[:de]Typisch evangelisch[:]
[:de]Unter diesem Titel steht eine Ausstellung des evangelischen Kirchenkreises Solingen zum Jubiläumsjahr der Reformation 2017 im Zentrum “Frieden” der Fokolar-Bewegung. Am 7. Juni um 19 Uhr ist die Einführung in die Ausstellung durch Pastor i.R. Jörg Schmidt. Zentrum Frieden, 0212 12510[:]
[:de]”Ciro” – Ausstellung in Würzburg[:]
[:de]150 Objekte und Skulpturen aus der „Bottega di Ciro“ von Roberto Cipollone werden in Würzburg ausgestellt. Der Künstler aus Loppiano bei Florenz kommt zur Vernissage am 9. Mai um 18 Uhr. Dafür Anmeldung bei Gabriele Hartl, 08093 2092, gabriele.hartl@neuestadt.com[:]
[:de]Oasentag in der Schweiz[:]
[:de]Innehalten, den inneren Quellen nachspüren, sich beschenken lassen, Gemeinschaft erleben: Der Tag beginnt mit einem reichhaltigen Brunch. Die Teilnehmerinnen werden bedient, bekommen Zeit und Raum. Mit Inputs aus der christlichen Spiritualität, in Stille und im Austausch stärken wir Ressourcen und Beziehung zu Gott. Anmeldung: www.zentrum-eckstein.ch[:]
Gianni Caso. Il Diritto e il Vangelo.
Gianni Caso nasce a Roccapiemonte, in Campania (Italia) nel 1930. Con grandi sacrifici compie gli studi di giurisprudenza e nello stesso tempo lavora come cancelliere in Tribunale. Per la sua solida formazione cristiana diviene responsabile dei giovani dell’Azione Cattolica di Napoli. Dopo la laurea, durante il servizio militare, conosce un focolarino che gli offre il giornale Città Nuova e, nel ’59, partecipa alla Mariapoli di Fiera di Primiero. In un appassionato discorso di Bruna Tomasi del primo gruppo insieme a Chiara Lubich. Gianni scopre nell’Ideale dell’unità una particolare consonanza con la sua vocazione laica, civile e politica. Diventato magistrato sceglie il Tribunale di Milano, città dove si trova la sede di uno dei primi focolari in Italia, per poter così approfondire la conoscenza della vita dell’unità. Nel 1965 frequenta la scuola dei focolarini a Loppiano, per poi riprendere il suo lavoro di giudice vivendo ora in focolare. Nel 1968 lo troviamo giudice in Trentino Alto Adige, dove si impegna nel nascente Movimento Umanità Nuova, espressione più sociale dei Focolari e, successivamente, essendo diventato membro della Corte d’Assise d’Appello di Roma, si trasferisce al Centro del Movimento, a Rocca di Papa. In Italia, durante gli anni ‘70 si verificano atti di estrema violenza contro le istituzioni dello Stato, che danno origine alla lotta armata e al terrorismo. In quegli anni Gianni viene scelto come giudice relatore ed estensore della sentenza d’appello nel primo e più importante dei cinque processi per Aldo Moro, leader del partito della Democrazia Cristiana ucciso nel 1978, dal gruppo armato noto come le “Brigate Rosse”. Ogni mattina la scorta viene a prendere Gianni a casa, riaccompagnandolo la sera. Solitamente, una volta a casa, si reca a messa con la sua macchina. Un giorno, invece di fare il solito tragitto, cambia percorso senza pensarci (lui disse per una sorta di “un’ispirazione interiore”) arrivando a casa da un’altra direzione. Evita così di essere sequestrato dai terroristi che lo aspettavano.
Pulsa il cuore, cambia il mondo
PULSE – THE EVENT – PRIMO MAGGIO 10:00-12:30 (CET, UTC 1)
PULSE – THE MEETING, 29 Aprile 2017, rivedi lo streaming qui: prima parte – seconda parte
Il cuore dei giovani, si sa, batte più velocemente. Pulsa a ritmo incalzante, con improvvise accelerate, segno di ottima salute. E riversa sul mondo intorno energia, vitalità, movimento. “Pulse”, il meeting internazionale (“Change your heart, Change the world”) dal 29 aprile al 30 aprile, sarà una “due giorni” a ritmo accelerato. Tenetevi forte. Potrebbe avere forti controindicazioni per chi soffre di: allergie alla contaminazione con altre culture, paura del confronto, inclinazione a risolvere tutti i conflitti con soluzioni drastiche e possibilmente violente. Ottima cura, invece, per chi, allacciate le cinture di sicurezza, desideri viaggiare a tutta velocità alla scoperta di un mondo nuovo in cui la Pace sia legge universale. Loppiano (Firenze), cittadella che, dal lontano 1973, ai primi di maggio si affolla di giovani, quest’anno offrirà a tutti i partecipanti (appartenenti a vari movimenti e gruppi, tra cui Giovani per un mondo unito, Nuovi Orizzonti, Rondine, Centro internazionale La Pira, Non Dalla Guerra, Living Peace, Istituto Universitario Sophia, Dancelab, EcoOne, Economia Disarmata, Barbiana e Sportmeet) uno spazio di incontro e riflessione per imparare, conoscersi e progettare. Tante le testimonianze dal mondo: Siria, Ecuador, Egitto, Giordania, Libano e Iraq. Sei i workshop dedicati a tematiche d’attualità: accoglienza e integrazione, impegno sociale, arte, pace, sport, comunicazione. Quattro i forum di approfondimento: pace e tradizioni religiose, economia e politica, educazione alla pace, natura. Due di questi saranno condotti dal progetto Living Peace International e dal gruppo Economia Disarmata. Il primo viene dall’esperienza di Carlos Palma: uruguaiano, nel 2011 insegnava in Egitto. Dalla sua esperienza con gli studenti, sullo sfondo di uno scenario drammatico di guerre e conflitti, nasce un progetto di educazione alla pace, diffuso in più di 100 paesi, con la partecipazione di quasi mille tra scuole, gruppi e associazioni. Ad oggi, ha coinvolto più di 200 mila bambini, adolescenti e giovani in varie parti del mondo. Il secondo, Economia Disarmata, organizza ormai da qualche anno un percorso di educazione alla pace. In questa occasione proporrà: “Obiezione alla guerra: sulle tracce di don Milani”, una visita al paese di Barbiana, vicino Firenze, guidati dalla lettura degli scritti del sacerdote italiano sulla guerra, la pace e l’obiezione di coscienza.
Insomma, un viaggio ad alta velocità per conoscere – e scegliere – cosa fare per cambiare il corso della storia, diventando un nodo di quella rete mondiale, chiamata “United World Project”, che vede impegnati dal 2012 i Giovani per un Mondo Unito, insieme ad altre associazioni e gruppi. L’idea è quella di collegare i diversi “frammenti di fraternità” e metterli in rete. Il 1° maggio a chiusura del Meeting, ancora una volta, l’atteso appuntamento di Loppiano aprirà le porte a tantissimi giovani in arrivo da oltre 40 Paesi, intenzionati a mostrare a tutti il vero “battito” dell’umanità: le infinite azioni di pace e fraternità che popolano, meno rumorose della guerra, la vita di singoli, gruppi e popoli. Idee in musica, coreografie, parole, testimonianze e spazi di dialogo su politica, economia, arte, religione, cultura, impegno sociale a favore della pace. A seguire e fino al 7 maggio aprirà i battenti la 21esima edizione della Settimana Mondo Unito, l’iniziativa che dal 1996 coinvolge grandi e piccoli in una serie di azioni in tutti i continenti, autentiche “vetrine” di fraternità. Con l’augurio che la Settimana venga un giorno riconosciuta anche dall’ONU. C’è da correre. Ma davvero. Il 7 maggio “Run4unity” chiuderà la Settimana Mondo Unito con un altro evento mondiale: una maratona a staffetta tra i diversi fusi orari unirà, idealmente, il pianeta. È ancora possibile iscriversi sul sito: run4unity Comincia un periodo di battiti accelerati del cuore. Ma di quelli salutari, che fanno bene al mondo. Per poter seguire gli eventi e interagire usa gli hashtag: #UnitedWorldWeek2017 – #4peace – #PULSE – #ChangeYourHeartChangeTheWorld – #MeetingY4UW – #PrimoMaggioLoppiano2017 – #run4unity2017.
https://youtu.be/5Bc3pj_p0FY (altro…)
Le scienze tra arte comunicazione e progresso
Il volume raccoglie i contributi più significativi elaborati nei lavori dell’area di ricerca Sefir (Scienza e Fede sull’Interpretazione del Reale) pensati e realizzati allo scopo di stimolare la riflessione e il dibattito fra docenti e ricercatori in varie discipline su alcuni caratteri distintivi dell’attività scientifica quali la sua vicinanza all’attività artistica, il suo contributo alla comunicazione e al processo di sviluppo umano. In un panorama culturale sempre più sensibile all’interdisciplinarità e alla relazione sinergica tra scienze naturali e teologia si offre al lettore questo testo nella convinzione di poter stimolare e arricchire la propria personale riflessione. Editrice Città Nuova – Collana: Scienze e fede
Giordani: “marcia verso la vita”
3 novembre 1955 Se la storia universale è un quinto Evangelo per l’umanità, la vicenda personale è la stessa cosa per ciascuno. Vista da Dio essa appare un disegno per riportarci dalla dispersione all’unità con Lui. Si vede allora come il distacco di persone care e la perdita di onori e posizioni siano uno sgombero di fattori umani per lasciarti solo col Solo. E allora ogni giornata assume il valore di un’avventura divina, se è servita a farti salire lungo il raggio solo – il raggio tuo – che si collega al Sole di Dio. Si dice una marcia verso la morte: ed è un progresso verso la libertà, in cima a cui ti aspetta il Padre: quindi una marcia verso la vita, che non ha mai fine. 19 dicembre 1956 La Sapienza cristiana, nel chiederci di rinunziare a noi stessi, non ci chiede una rinunzia, ma un acquisto. Accende, al posto delle ambizioni umane, un’ambizione divina. Ci suggerisce di metter Dio al posto del nostro Io; e cioè di sollevarci dal piano umano al livello divino, di fare società con la Trinità. E’ un’umiltà che opera una grandezza sterminata. Ecco perché poi, da quella vetta, il mondo appare gramo, e le ricchezze appaiono pula e le grandezze diventano rena. Rinunziare dunque a noi, per essere sempre con Dio: trasferire l’Eterno nel tempo, far della terra il Paradiso. Allora il dolore è materia prima di grandezza: la croce una scala all’Eterno Padre. 26 dicembre 1956 La vita è un’occasione unica dataci per amare. 16 ottobre 1959 Come reazione all’individualismo oggi si coltiva la vita comunitaria e si dà alla socialità un posto centrale nello studio e nell’educazione. E’ un movimento che aiuta a menarci verso il fratello e ci induce a fare la scalata verso Dio in unione, in cordata. Ma esso contiene anche un pericolo: che a furia di stare coi fratelli ci si scordi di stare con Dio. Il fratello vale come Ianua coeli: ma se dietro di Lui non si vede il Padre, si rischia di sostituire alla desolazione dell’individualismo la desolazione del gruppismo. Chi ci fa compagnia è il Padre: chi ci assiste e vivifica è Lui. Ecco perché con le delusioni che piovono ogni giorno dalla convivenza umana Egli ci ricorda che c’è pure una convivenza divina: o meglio che la comunione c’è se dal fratello si passa al Padre e dal Padre si torna al fratello. Igino Giordani (altro…)
Miloslav Vlk: il filo d’oro della mia vita
«Tutto quanto è avvenuto nella mia vita è stato un dono di Dio. Il mio cognome vuol dire “lupo”, e così è anche la mia natura. Ma quando ho cominciato a vivere il Vangelo alla luce della spiritualità dell’unità è finita la vita del lupo, ed è cominciata quella di Miloslav che significa “mansueto”. Sembrerebbe una contraddizione: un “lupo mansueto”, ma è così». Così esordisce l’allora Arcivescovo, e continua: «Nel ‘64 sono andato nella DDR (Germania orientale) per ringraziare un sacerdote che mi inviava sempre dei libri di teologia, da noi non c’era niente. Lui aveva conosciuto la spiritualità dell’unità a Erfurt. Mi ha raccontato com’è nato il Movimento dei Focolari e mi ha parlato di Gesù abbandonato. A dire la verità, non capii molto. Ricordo che mi diede un testo di Chiara Lubich». Più tardi, incontra Natalia Dallapiccola, una delle prime focolarine, anche lei trasferitasi nella DDR. Il cardinale non è ancora nemmeno seminarista, lo diventa poco dopo. «Ho avuto tante occasioni per toccare con mano che questa spiritualità era vera» innanzitutto con i seminaristi che gli sono “antipatici”. È proprio con uno di questi che comincia a condividere l’ideale dell’unità. «Dopo l’ordinazione sacerdotale, nel ‘68, sono stato nominato segretario del vescovo di Ceské Budejovice, un uomo molto profondo». Il Vescovo, però, fa fatica ad accettare la riforma liturgica avvenuta con il Concilio Vaticano II. «Mi veniva da giudicarlo, ma i focolarini mi spiegavano che dovevo amarlo anziché criticarlo. Ho sperimentato allora che l’unità era la strada per capire e far capire le cose anche agli altri». Dopo il ‘68, il comunismo prende ancora il potere e Miloslav, molto influente sui giovani, viene inviato lontano, in una parrocchia sperduta sulle montagne. «Qui ho cominciato a capire quanto mi era stato detto su Gesù abbandonato. Mi sono affidato a Dio, come Gesù sulla Croce che si abbandona al Padre. È stato un primo e profondo incontro con Gesù abbandonato».

Vlk quando lavorava come lavavetri
Tanti auguri Papa Benedetto!
Il 16 aprile di 90 anni fa nasceva Joseph Ratzinger, a Marktl am Inn, una cittadina della Baviera. Allora, nel 1927, il calendario segnava Sabato Santo, mentre nel 2017 festeggiamo il suo compleanno nella giornata della Domenica di Pasqua. Con gioia, anche il Movimento dei Focolari vuole inoltrare a Benedetto XVI gli auguri più sentiti e partecipati, per tutto ciò che lui ha rappresentato per noi, per la Chiesa e per l’umanità. Quale segno tangibile del nostro affetto e della nostra gratitudine, la rivista Nuova Umanità gli ha dedicato il Focus del numero 225, in uscita in questi giorni. Curato da Declan O’Byrne, tale Focus ospita saggi di Piero Coda, Stefano Zamagni e Antonio Bergamo, i quali approfondiscono le dimensioni teologiche, antropologiche ed etico-sociali del suo pensiero. In una Chiesa nella quale, spesso, emergono delle artificiali contrapposizioni fra sostenitori dell’una o dell’altra prospettiva ecclesiale, il numero dedicato a Benedetto XVI riporta un contributo di Brendan Leahy, vescovo di Limerick (Irlanda) sulla necessità di operare nella Chiesa con uno stile sinodale. Questi interessanti contributi sono in procinto di essere tradotti nelle principali lingue e appariranno sulle testate di riferimento del Movimento dei Focolari. (altro…)
Pasqua 2017: Vieni, Signore Gesù!
“Vieni, Signore Gesù!”. Guardando a te, l’amore, nostra vocazione, sarà senza timore. Nell’attesa della tua venuta, costruiremo bene questa vita e, appena si aprirà l’altra, ci tufferemo nell’avventura senza fine. Tu hai vinto la morte. E per questa preghiera avvertiamo che tu, sin d’ora, l’hai vinta anche in noi, nel nostro cuore. “Vieni Signore Gesù!”, sempre, in tutti noi. E la morte non sarà; tu sarai. Il Risorto sarà. E questo è già Pasqua. Auguri a tutti per una Pasqua gloriosa e senza interruzione, feconda, fecondissima per noi, per la Chiesa e per il mondo.
Da C.LUBICH, Cercando le cose di lassù, Roma 1992, p.136. |
L’incontro con il dolore
Primo passo: predisporsi Al mattino, come è possibile al risveglio, mi predispongo così: «Oggi Lo voglio attendere». Non so cosa mi porterà la giornata ma so che, in modo imprevedibile, Gesù abbandonato verrà a me: nelle difficoltà, nelle delusioni, forse perfino nelle mie mancanze, in brutte e dolorose notizie. Gli dichiaro che Egli può venire tranquillamente, che Lo attendo. Secondo passo: riconoscerlo Durante il giorno incontro, quasi sempre diversamente dall’attesa, il negativo attorno a me o in me. In questo momento è importante riconoscerLo subito senza tentennamenti. Non esiste bisogno o colpa in cui Egli nel suo abbandono non sia già presente: in tal modo ogni dolore è “suo sacramento” e ciò che importa è, dentro il segno di questo dolore, riconoscere il volto del Crocefisso e Abbandonato e, amando, adorarlo subito. Terzo passo: chiamarlo per nome Nell’incontrarLo, non solo registro qualcosa, ma Lo osservo e Lo saluto. Lo chiamo per nome. Il fatto di chiamare per nome ogni volto di Gesù abbandonato è un esercizio prezioso e molto più di un accorgimento superficiale. Non più “una cosa” ma un “Tu”. Proprio così ogni mia azione diventa contemplazione. Quarto passo: fargli festa Preparare una festa a Gesù abbandonato. Con questo intendo dire di accoglierLo non solo non tentennando, come si trattasse d’un fatto inevitabile, o come accogliere qualcuno che, pur mio amico, mi capita però inopportunamente. Invece voglio che Egli non resti seduto in sala d’attesa nemmeno un istante, ma accoglierLo subito, al centro del mio amore, della mia gioiosa disponibilità. Questo è il passo (passaggio) attraverso il dolore nell’amore, attraverso l’abbandono nella Pasqua. Solo chi ama così l’Abbandonato darà gioia al mondo. La festa che noi prepariamo all’Abbandonato è quel giorno di festa che non conosce tramonto, perché il suo sole, l’Amore, non tramonta mai. Klaus Hemmerle Pubblicato nella rivista Gen’s 36, Roma 2006, n. 1, p. 3. (altro…)
Vinea Mea: sacerdoti di comunione
Chi “forma i formatori”? Chi e come, in particolare, accompagna la delicata missione di seminaristi e sacerdoti nel percorso della loro formazione pastorale? Come aiutare seminaristi, diaconi e sacerdoti ad essere “ministri capaci di riscaldare il cuore alla gente, di camminare nella notte con loro, di dialogare con le loro illusioni e delusioni, di ricomporre le loro disintegrazioni?” (Discorso del Papa ai vescovi del Brasile, 27 luglio 2013) Domande di senso per tutte le comunità cristiane che interrogarono già il Concilio Vaticano II, aprendo ed esortando alla creazione di scuole che formassero alla spiritualità di comunione. Storia. Nel 1966 nasce a Grottaferrata (Roma) la Scuola sacerdotale del Movimento dei Focolari, trasferita poi nel 1974 a Frascati, quindi stabilizzatasi nel 1984 nella cittadella internazionale di Loppiano, oggi con il nome di Centro di spiritualità Vinea Mea. L’intento è quello di offrire una formazione unificata per sacerdoti, diaconi e seminaristi che metta al centro la fraternità vissuta. Una scuola di vita per uomini chiamati da tutto il mondo ad annunciare il Vangelo, per formarsi ad una vita di comunione con i propri vescovi, con gli altri sacerdoti, con i laici delle rispettive parrocchie, con uomini e donne di ogni credo e cultura, secondo l’augurio che Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, fece nel 1966 ai partecipanti a Grottaferrata: «… Saper posporre tutto, svestirsi di ogni pretesa di potere, per assicurare la presenza di Gesù fra loro, vivendo come bambini il Regno di Dio. In questo modo [nascerà]una pastorale “nuova” e dei sacerdoti “nuovi”: sacerdoti-Cristo per l’umanità, pronti a dare la vita per tutti». In sintonia con quanto Papa Francesco più volte ha ribadito oggi ai sacerdoti: di uscire verso le “periferie esistenziali”. Dal 1966 ad oggi, sotto la guida di tanti sacerdoti a cominciare da don Silvano Cola, sono stati formati più di 4.000 sacerdoti e seminaristi tra i 20 e i 75 anni, di chiese diverse e da una sessantina di Paesi da ogni parte del globo. Un’esperienza che, per l’impegno nel vivere ogni giorno l’amore evangelico, vuole essere un’esperienza che forma “sacerdoti di comunione” al servizio degli altri.
Riaperta ad ottobre 2013 dopo quasi due anni di ristrutturazione, il Centro di Spiritualità accoglie la sfida di coniugare antico e moderno, dimensione comunitaria e tradizione secolare della chiesa, tanto nelle modalità di formazione della comunità quanto nell’architettura stessa. “Vinea Mea – spiega don Imre Kiss, attuale responsabile del Centro – offre una formazione permanente alla luce della spiritualità di comunione del Movimento dei Focolari. La scuola, della durata di un anno, prevede corsi di spiritualità, teologia, antropologia, ecclesiologia, oltre a laboratori su tematiche di attualità (giovani, famiglia, comunicazione, dialogo con culture e religioni). Attraverso la condivisione della vita in piccole comunità, punta a rispondere all’esigenza espressa da molti sacerdoti di sperimentare nel concreto una spiritualità fondata sulla comunione, per poi trasmetterla agli uomini e alle donne del nostro tempo”. Il Centro opera in sinergia con simili strutture in altrettante cittadelle del Movimento dei Focolari: in Polonia, Germania, Kenya, Brasile, Filippine, Argentina. Promuove spesso, inoltre, corsi e workshop annuali rivolti a educatori nei seminari per sostenere e diffondere uno stile di vita sacerdotale fondato sulla comunione. Lo scorso novembre 2016, il Centro Vinea Mea ha concorso ad inaugurare il Centro Evangelii Gaudium (CEG): progettata e realizzata in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia, costituisce un proposta in risposta all’invito del Papa di dare un nuovo slancio all’opera di rinnovamento necessaria alla nuova tappa di evangelizzazione della Chiesa, chiamata ad uscire verso le periferie esistenziali del nostro tempo. Una delle prime iniziative del CEG è il corso di approfondimento sull’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, organizzato dal Centro di spiritualità Vinea Mea. Fonte: Loppiano online (altro…)
Cristo è risorto!
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| Cristo è risorto! Ogni dolore, distacco, divisione, ogni fallimento e anche la stessa morte possono diventare per noi, grazie a Lui, fonte di luce e di pace. Chiamati a testimoniare il grande annuncio della risurrezione, rinnoviamo il comune impegno di donare speranza e gioia all’umanità in questo tempo di trasformazioni epocali.
Con gli auguri più fervidi per una Santa Pasqua!
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Vangelo carismi e culture
Il tema “Vangelo e culture” è assai complesso e delicato. Se ne parla da secoli, in ambito teologico, sociologico, pastorale, politico, educativo. Vi sono documenti, come l’Evangelii nuntiandi di Paolo VI (8 dicembre 1975) e l’Evangelii gaudium di papa Francesco (24 novembre 2013), che sono riferimenti imprescindibili. Se a questo binomio si aggiunge poi la parola “carismi”, espressione che oggi si attribuisce anche a figure e realtà non ecclesiali, allora qualsiasi ricerca di accordo diventa una sfida, specialmente se si mettono insieme esperti provenienti da culture diverse. Eppure proprio questa è stata la caratteristica del convegno-confronto “Vangelo – carismi – culture” che si è svolto il 6-7 aprile presso il Centro dei Focolari a Rocca di Papa (Roma). Nel saluto iniziale, Maria Voce ha indicato l’obiettivo di fondo: favorire «una cultura di pace, una cultura della risurrezione» che incida su scala sempre più vasta. Esperti da Asia, Africa, Americhe, Europa (presenti o in collegamento internet) si sono confrontati in tre sessioni tematiche. Carismi ed evangelizzazione della cultura. La prima sessione è partita da due domande – «Come rispondere all’urgenza che il Vangelo si faccia cultura?» (Mons. Zani) e «Come accelerare la comunione tra i carismi di fronte alle sfide del presente?» (Sr Motta) –, e da una provocazione: «Oggi tanti “carismi” nascono in ambito non religioso, mentre nella Chiesa spesso non c’è abbastanza profezia» (Bruni). Nel dialogo successivo gli esperti, presenti e in collegamento, hanno sottolineato, tra l’altro, che «ogni confronto con l’altro è incontro con una storia, familiare sociale e culturale» (Gaudiano); che «i media hanno un loro carisma per il mondo unito, se mantengono la propria autonomia» (Zanzucchi); che «l’evangelizzazione della cultura non passa per l’autorità, ma per la testimonianza» (Mons. Zani). Fino alla sollecitazione: «Ci vuole un nuovo potenziale narrativo; i giovani di oggi non capiscono più il linguaggio del ‘900» (Bruni). Dall’inculturazione all’interculturalità. La seconda sessione è iniziata con la relazione di Jesús Morán: «Le elaborazioni culturali europee non esauriscono quello che c’è da dire su Cristo. Nell’incontro con le altre culture si esprime qualcosa che non era ancora espresso». La meta, ha ricordato il filippino Andrew Recepcion, «non è un cristianesimo non occidentale, ma oltre-occidentale». Maria Magnolfi ha rilevato nel vissuto dell’Africa valori «da prendere in considerazione anche a livello accademico, per uscire da certi empasse». Soni Vargas, dalla Bolivia, ha con passione domandato di passare dal paradigma della “inculturazione”, che non esprime la “reciprocità attiva” chiesta da Chiara Lubich, a quello della “interculturalità”: «Non più “missione” ma inter-dono, in una dinamica trinitaria in cui non c’è superiorità di una cultura sull’altra». Nel dibattito, Vania Cheng, cinese, ha detto: «L’Asia chiede l’ascolto, il rispetto e il silenzio, perché la parte interiore rivela più della parola». Raphael Takougang, camerunense, ha ricordato che «nell’interculturalità il sapere non si comunica, si fa passare facendo esperienza insieme». Roberto Catalano ha sottolineato quanto Chiara avesse visto lontano quando ha invitato a «far nascere Cristo dal cuore delle culture». Ha confermato Lucas Cerviño in collegamento dal Messico: «Devo creare le condizioni perché il seme di Dio che è già dentro una cultura possa fiorire, ma senza imporre il modo». Morán ha concluso: «È giusto che non ci sia controllo o superiorità di una cultura sull’altra, ma questo non vuol dire che non ci sia un centro: Cristo è il cuore del mondo». Giovani – fede – discernimento vocazionale. La terza sessione, centrata sul tema del prossimo Sinodo dei vescovi, è stata aperta dalla relazione di Italo Fiorin: «Educare significa aiutare l’altro a trovare il senso della propria vita. Educare è l’arte di accompagnare». Sr. Jenny Favarin ha testimoniato come «la scoperta della vocazione all’amore faccia sbocciare fiori bellissimi». Maria Rosa Logozzo ha raccontato del contatto di gruppi di giovani di varie culture (credenti e non) con il focolare a Dublino: «Li attira la possibilità di fare una esperienza di Dio nella comunità». Dopo un ricco dibattito, Fiorin ha concluso sottolineando l’importanza della “pedagogia della realtà”, in particolare del service learning: «apprendere serve, servire insegna». Nel pomeriggio conclusivo è intervenuto il teologo Piero Coda sulla domanda: cosa significa che la Chiesa è nata dall’abbandono di Gesù in croce? «Una vita nell’esodo: la capacità di staccarsi dalle proprie radici per vivere l’altro. Testimoniare la follia dell’amore di Dio». Il dialogo di questi due giorni, ha infine ricordato Francisco Canzani, si trasformerà in articoli per le riviste Gen’s, Unità e Carismi, Nuova Umanità, Città Nuova, oltre ad aiutare a riflettere sull’attualità ecclesiale e culturale. Fonte: Città Nuova online (altro…)
Egitto, solidarietà dopo gli attentati
«Un attentato non soltanto ai cristiani ma al popolo, alla religione», così percepiscono i membri del Movimento dei Focolari in Egitto le stragi avvenute nella Domenica delle Palme. Le comunità dei Focolari sottolineano l’immediata solidarietà dimostrata da parte di tanti musulmani che si sono offerti per donare sangue negli ospedali. «Essendo il popolo egiziano di una profonda religiosità, musulmani e cristiani si sono sentiti chiamati a rafforzare la propria fede dopo gli attentati», ha detto un membro del Movimento. Due chiese cristiane copte, il bersaglio scelto dai terroristi: nella città di Tanta, nel Delta del Nilo, e ad Alessandria, la seconda città del Paese nordafricano. A Tanta è stata colpita la Chiesa di San Giorgio, provocando 27 vittime. Ad Alessandria, la Chiesa presa di mira è stata quella San Marco, uccidendo 18 persone. Il presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi, nei quali si sospende il diritto alle manifestazioni di ogni genere, tra altre limitazioni. Gli attentati hanno coinciso con la celebrazione della Domenica delle Palme che segna l’avvio della settimana liturgica più importante per i cristiani. «È stato un vero inizio della Settimana Santa», scrivono. «Ci veniva in mente, in particolare, il passaggio dell’Apocalisse che descrive una “moltitudine immensa … di ogni nazione … che teneva rami di palma nelle mani” e aveva “lavato le vesti … nel sangue dell’Agnello” (cfr. Ap 7,9.14). Il Santo Padre, domenica mattina in piazza San Pietro, ha pregato «per le vittime dell’attentato», esprimendo il suo cordoglio «al mio caro fratello, papa Teodoro II, alla Chiesa copta e a tutta la cara nazione egiziana». Ed ha concluso: «Possa il Signore convertire i cuori di chi semina terrore, violenza e morte». Leggi anche: Creano un deserto e lo chiamano pace (altro…)
New Humanity: per un mondo più unito
Convivenza civile, cittadinanza globale, ecologia, migrazioni e rifugiati, dialogo interreligioso, educazione alla pace: sono queste alcune delle tematiche affrontate durante il seminario promosso a Roma dalla Ong New Humanity, che ha visto, tra gli altri, la presenza dei suoi rappresentanti presso le sedi internazionali delle Nazioni Unite di Parigi, Ginevra e New York.
New Humanity organizzazione non governativa che rappresenta il Movimento dei Focolari presso l’Onu, lavora da trent’anni per promuovere e proporre, attraverso contributi teorici e buone prassi, una cultura del dialogo e percorsi di pace.
In questi giorni i partecipanti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi sulle azioni e le proposte che questo osservatorio privilegiato è in grado di portare nel dibattito internazionale.
La presenza dei giovani ai lavori ne ha caratterizzato la vivacità del dialogo e molto interessanti sono state le proposte per sviluppare un percorso di condivisione delle molteplici attività, progetti futuri ed eventi che la Ong promuove. Gli stages che molti giovani realizzano presso le sedi internazionali di New Humanity restano indelebili nel loro cammino di formazione culturale e umana. Essi hanno modo di trovarsi a contatto con le problematiche attuali, specie quelle che riguardano il diritto internazionale, seguendo le riunioni delle Nazioni Unite e dando anche contributi scritti ai documenti che vengono proposti sulle varie tematiche.
Davide Bilardi, rappresentante aggiunto presso la sede di Ginevra, è da sette anni impegnato in New Humanity: «Faccio parte del gruppo di lavoro sul Diritto allo sviluppo a Ginevra e credo che una Ong come questa possa incidere nel contesto di una organizzazione internazionale come l’ONU. Si possono trovare risposte comuni alle sfide globali se, nel contempo, la società civile rafforzi sempre più una sensibilità alle questioni che interessano il Pianeta e possa intervenire nei processi, come ad esempio nelle azioni di solidarietà».
Ne è convinta anche Esther Salamanca, docente di Diritto internazionale presso l’università di Valladolid (Spagna): «Lavoro a Ginevra con un gruppo di esperti per una dichiarazione sui diritti umani e, in particolare sulla solidarietà internazionale, documento che sarà prossimamente presentato all’Assemblea generale dell’ONU. Si lavora insieme ad altre associazioni, esperti, Ong, in un clima di collaborazione e di fraternità».
Marco Desalvo, Presidente della Ong, sottolinea come la presenza di New Humanity presso l’ONU sia quella di rappresentare il Movimento dei Focolari e le sue varie espressioni offrendo la possibilità di portare alle Istituzioni Internazionali la ricchezza di valori, attività spesso poco conosciute, idee e proposte in grado di influenzare i comportamenti degli Stati verso la fraternità e l’unità della famiglia umana. Si ricorda l’evento dello scorso novembre “Reinventare la pace” tenutosi presso la sede dell’Unesco a Parigi e promosso da New Humanity. Personalità del mondo della cultura, insieme a quanti operano quotidianamente per la pace hanno testimoniato come questa sia frutto di scelte coraggiose, condivise e perseveranti.
Un importante momento di condivisione e confronto è stato l’incontro con Maria Voce e Jesús Morán, presidente e copresidente del Movimento dei Focolari. Hanno incoraggiato il compito di quanti sono impegnati in New Humanity, evidenziando come il loro lavoro contribuisca a portare avanti una rete che mette in sinergia le opportunità che si presentano e le diverse azioni che i Focolari promuovono a vari livelli, anche di riflessione ed elaborazione culturale. Un progetto che si vuole rafforzare per contribuire alla costruzione di un mondo più unito.
Socialità del mistero pasquale
In Gesù l’uomo si trova a partecipare della vita stessa trinitaria, della vita sociale di Dio. Questa socialità soprannaturale, che la vita della grazia porterà agli uomini, non distruggerà però la vita naturale. Vi sarà invece fra le due un meraviglioso intreccio. La socialità soprannaturale, la grazia, darà origine e permetterà una vita sociale anche naturalmente perfetta, giacché Cristo fonderà la Chiesa visibile. […] Ma qual è il punto di passaggio da Cristo alla Chiesa? Come si passa dalla presenza spirituale dell’umanità in Cristo alla presenza di Cristo nell’umanità? Per comprendere bene ciò, occorre contemplare la natura umana di Gesù, prima della sua morte e dopo la sua risurrezione. Occorre meditare sulla sua carne individua, ma che dopo l’esaltazione diventa vivificante. […] Prima della crocifissione, il raggio di azione dell’umanità di Cristo è circoscritto dai limiti della sua carne, passibile e mortale; con la sua morte e la risurrezione, essa diventa spirito vivificante. […] Per questo, il giorno glorioso della Domenica di Pasqua, quando lo Spirito penetra e illumina ogni parte del corpo di Gesù, anche la Chiesa riceve lo Spirito Santo: essa diventa il Corpo di Cristo. Si può dire: Cristo ha seminato un corpo particolare e risuscita Corpo mistico, risuscita Chiesa. Il mistero della socialità umana riaffiora perciò con evidenza anche in questi avvenimenti meravigliosi. Cristo, poiché volle essere membro della comunità umana, diventò Capo di essa. Per questo, patendo sulla croce, riscatta il genere umano, poiché esso è racchiuso spiritualmente in lui, e anche la sua carne individua, per mezzo della quale egli, appunto assumendola, aveva voluto operare la redenzione, acquista certe dimensioni dell’infinito: viene spiritualizzata e diventa l’immagine stessa della nuova umanità tutta. Quella carne che fu per l’uomo principio di limitazione, è per Gesù, dopo la risurrezione, principio di universalizzazione di vita. […] L’espressione «Corpo mistico di Cristo», con una significazione più precisa e determinata, indica la Chiesa, che continua qui in terra l’opera di Gesù stesso. […] Cristo, Figlio di Dio, era vero uomo, era perfetto uomo, così il Corpo mistico è pienamente umano, perfettamente umano, oltre che divino. L’incarnazione sta proseguendo quotidianamente la sua opera, sino alla fine dei secoli, nella Chiesa visibile. Pasquale Foresi Dal volume: Pasquale Foresi, “Teologia della Socialità”, Città Nuova 1963, pag.85 (altro…)
Burkina Faso: il ritorno di un figlio
Félicité: Sul nostro primogenito avevamo riposto tutte le nostre speranze. Era davvero il più brillante dei nostri figli: intelligente, collaborativo, capace. Nel 2008 ho vinto un concorso come epidemiologa così mi sono dovuta trasferire a Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso. Mio marito invece è rimasto in Benin: doveva occuparsi delle due aziende di famiglia che la forte recessione economica stava mettendo in crisi. Ma la solitudine e la grande preoccupazione hanno prevalso sulla sua salute. Travolti dagli eventi, abbiamo deciso di chiudere una delle due aziende e di affidare la gestione dell’altra – un’agenzia di viaggi – a Ghislain. Isaac: Per riprendermi sono andato in Burkina a raggiungere Félicité, ma di tanto in tanto tornavo in Benin per assicurarmi del buon andamento degli affari. Pur notando che certe regole non venivano più seguite, non mi ero accorto dell’enorme buco economico che nel giro di due anni ha portato l’agenzia al fallimento. Poiché i pagamenti non venivano rispettati, sono stati confiscati tutti i beni della società e chiusi i conti bancari. Quando sono andato in Benin ho scoperto che Ghislain era stato truffato. Avendo ancora fiducia in lui, gli ho dato degli assegni firmati in bianco. Ma improvvisamente è sparito: nessuno aveva più sue notizie; non sapevamo se era vivo o morto. Il debito era altissimo ed io, essendo ancora il titolare dell’agenzia, rischiavo la prigione. Con Félicité ci siamo impegnati con pagamenti rateizzati, convincendo i creditori che ero vittima innocente della cattiva amministrazione di Ghislain. Come potevo immaginare che il mio primogenito avrebbe abusato della mia fiducia e che, peggio, sarebbe scomparso senza lasciare traccia? Lui non era più mio figlio. Non mi restava che cancellarlo completamente dalla memoria. Félicité: Per me la ferita era più profonda. Temevo che per non affrontare l’ira di noi genitori si fosse suicidato o fosse stato rapito dai creditori. Ho vissuto mesi durissimi. Molto grande fu la sorpresa quando per il mio compleanno ho ricevuto i suoi auguri via internet. Isaac però non voleva perdonarlo e tanto meno cercarlo. Proprio in quel periodo siamo stati invitati ad un incontro in Costa d’Avorio organizzato dai Focolari. Lì, in un video, Chiara Lubich spiegava che nelle situazioni difficili occorre fare come la chioccia che quando un pulcino cade nel burrone scende con tutti i pulcini a riprendere quello caduto. Molto toccati da questo insegnamento, abbiamo condiviso la nostra situazione con le altre famiglie e tutte ci hanno esortato ad andare alla ricerca di nostro figlio.
La misericordia ha vinto sulla collera. Dopo una messa per affidare al Signore il lungo viaggio, siamo partiti alla volta del Niger: un suo amico ci aveva dato un numero di telefono in quella nazione. Era il solo riferimento che avevamo. Dopo aver attraversato due Paesi, giunti nella capitale l’abbiamo chiamato e lui ci ha subito raggiunti al parcheggio dove eravamo. Era molto contento di vederci e soprattutto di sperimentare il nostro amore malgrado tutto. Era molto dimagrito, pieno di problemi che bene o male cercava di risolvere. Noi l’abbiamo rassicurato che la soluzione l’avremmo cercata insieme. L’accoglienza e la pace ritornata gli hanno permesso di riprendere il volo, che si è concretizzato in alcune importanti tappe risolutive: pentimento, ritorno a Dio e alla preghiera, rinascita professionale, fidanzamento e matrimonio. Isaac: Al termine di questa esperienza, possiamo dire di aver toccato con mano che la Misericordia e la Pace sono delle armi che ci rendono liberi. (altro…)
A espiritualidade no dia a dia
Simone Weil sustentava que o critério para entender a experiência mística de uma pessoa não deveria ser a observação de como ela fala de Deus, mas sim de como ela fala do mundo, do ser humano. Os textos de Saad Zogheib são perpassados por uma dimensão humanística, espiritual e um olhar extraordinário sobre o mundo e sobre o ser humano. Na leitura de Espiritualidade no dia a dia, percebem-se a sensibilidade e a frmeza de uma pessoa de visão mística e profundamente humana, marcada, provocada e edifcada pelas relações. O tom predominante dos textos, ora mais suave, ora mais forte, é a relação com Deus e com o ser humano, cujas consequências são uma síntese que alimenta uma compreensão humanística e profundamente espiritual do próprio ser humano e do Amor de Deus para com ele. O autor Saad Zogheib Sobrinho [1945-] é bacharel em Direito, tem licenciatura em Filosofa e Ciências da Educação e em Teologia, e mestrado em Cultura da Unidade pelo Instituto Universitário Sophia (Florença – Itália). Foi professor e Coordenador pedagógico em São Paulo e no Porto (Portugal). Desenvolveu trabalhos sociais em áreas vulneráveis da região de São Paulo. Atualmente é membro da equipe de formação da Fazenda da Esperança.
(11) 4158-8898 vendas@cidadenova.org.br www.cidadenova.org.br /edcidadenova
Luigina Nicolodi: La mia vita con Chiara

Luigina (20 anni)
Intanto, tra le rovine di una città fumante di bombardamenti, nasce la prima comunità focolarina. Nel 1947, invitata da una conoscente, avviene l’incontro con Chiara Lubich. «Avevo sempre considerato – racconta lei stessa – che Dio fosse lontano, lassù, nell’alto dei cieli. Per me tra la terra e il cielo c’era una distanza enorme, con qualcosa di grigio e di opaco, come nuvole o tendaggi frammezzo, che si sovrapponevano. Alle parole di quella giovane, mi pareva che un’infinità di coltri si scostasse misteriosamente da una parte e dall’altra come un sipario che si apre». Il piccolo appartamento al numero 2 di piazza Cappuccini, a Trento, diventa il cuore di un gruppo sempre più numeroso. Decine, poi centinaia di persone attratte da un modo nuovo di vivere secondo la logica del Vangelo. Luigina è la sedicesima compagna di avventura di Chiara a entrare a vivere stabilmente, nel 1948, nel “focolare”, lasciando decisamente alle spalle prospettive di vita più sicure e consone per l’epoca. Un giorno, mentre osservavano, dalla finestra, degli operai intenti a scavare le fondamenta di una casa, Chiara si rivolge a Luigina, paragonando quel lavoro allo scavo delle anime, per «scalfirle, farvi penetrare Dio e farvelo rimanere». È questo, in sintesi, il lavoro cui Luigina si dedica da allora: la costruzione di un’altra casa, quella di Dio nell’anima delle persone. 
Luigina Nicolodi e Chiara Lubich 1995
Dialogue, Light and Fire: Chiara Lubich and the Spirituality of Unity

Settimana Mondo Unito 2017
È partito il conto alla rovescia per la 21a Settimana Mondo Unito! «Vorremmo lanciare un tam tam che, partendo piano piano, salirà fino a generare tanto rumore nel mondo!», scrivono i Giovani per un mondo unito. E ancora: «Mostriamo i gesti concreti che costruiscono ponti di fraternità con la #fraternitychallenge. Sulla bacheca di Facebook scrivi qualcosa di positivo e invita i tuoi amici a fare lo stesso, fino alla Settimana Mondo Unito. Ricordati di inserire sempre gli hashtag #UnitedWorldProject, #FraternityChallenge, #Pulse, #4Peace». (altro…)
Gen Rosso e Gen Verde a Roma il 7 aprile 2017
I due complessi internazionali saranno a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, alle ore 21, per un concerto promosso dalla Segreteria Generale dei Vescovi in vista del prossimo Sinodo sui giovani indetto da papa Francesco
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Notizie dalla Colombia
254 morti (di cui 62 minori), oltre 400 feriti e altrettanti dispersi: questo il bilancio drammatico delle forti inondazioni che nei giorni scorsi hanno causato una vera e propria catastrofe nella città di Mocoa, 500 chilometri a sud di Bogotà, nel sud della Colombia. Il presidente colombiano, Juan Manuel Santos si è recato sul luogo del disastro, ridotto a un cumulo di fango, e ha dichiarato che non si conosce ancora il numero dei dispersi. L’esercito è al lavoro senza sosta alla ricerca di superstiti e persone rimaste isolate, per far arrivare gli aiuti umanitari. È stato dichiarato lo stato di emergenza in tutta la zona colpita, anche per accelerare le operazioni di recupero delle vittime. «È difficile riuscire a descrivere non solo la gravità di quanto è successo, ma anche ciò che stanno vivendo le persone, comprese quelle delle nostre comunità sul posto», ci scrive Alejandra del focolare di Bogotà. «Sono stati distrutti 17 quartieri della città di Mocoa (36.000 abitanti). La stazione dei pullman è stata cancellata.
Abbiamo cercato di riprendere i contatti con ognuno, ma la situazione è molto difficile per tutti. Nella zona, già provata dalla povertà e dalla guerriglia, ci sono molti sacerdoti del Movimento. Don Luis Fernando ha officiato uno dei funerali collettivi, don Oscar Geovanny sta ancora cercando i suoi familiari. Don Jorge ci ha mandato alcune foto dei suoi parrocchiani mentre aiutano e danno appoggio a chi ha perso tutto. Don Oscar Claros ha riferito che, dei 17 quartieri scomparsi, 5 erano parte della sua parrocchia: intere famiglie che ricevevano la Parola di vita sono scomparse. Lui personalmente sta lavorando alla distribuzione degli aiuti, dando sostegno ai suoi parrocchiani». «In tutto il Paese, le comunità dei Focolari si stanno mobilitando per una raccolta di fondi da far arrivare al più presto sul luogo del disastro, attraverso i sacerdoti del Movimento. I focolarini di Bogotà hanno attivato un canale veloce di comunicazione con le persone del posto, e cercano di sostenerli e dare loro speranza in questi momenti difficili. Questa mattina abbiamo parlato con don Oscar Claros: la situazione è ancora molto caotica, la zona senza acqua e luce, con un reale pericolo di epidemie». (altro…)
Papa Francesco agli Egiziani
«Il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia». Vedi il videomessaggio Leggi il videomessaggio (altro…)
Egitto: “Chance for tomorrow”
Per esprimere la vicinanza a questo popolo recentemente colpito da gravi attentati, il prossimo 22 aprile si terrà una serata organizzata dalle comunità dei Focolari dei Castelli Romani (Italia). A Grottaferrata (Roma) si presenterà il progetto: un viaggio in Egitto attraverso le esperienze dei protagonisti del progetto; un’immersione nella loro cultura; un resoconto di quanto realizzato finora, insieme alle prospettive future. Da circa un anno Il Movimento dei Focolari dei Castelli Romani, insieme ad altri, hanno organizzato diverse iniziative di raccolta fondi per sostenere il progetto “Chance for Tomorrow”, in Egitto. Un progetto a favore di minori a rischio e donne di uno dei quartieri più poveri del Cairo. Invito serata egiziana (altro…)
Papa Francesco in Egitto
Un viaggio nel segno della pace. Così viene annunciata la visita del Papa in Egitto, nel Paese africano appena colpito da gravi attentati, che si svolgerà dal 28 al 29 aprile 2017. Sarà presente il Patriarca Bartolomeo invitato dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad al-Tayyib. Una testimonianza dei cristiani uniti. Il programma del giorno 28 prevede: visita di cortesia al Presidente della Repubblica Abd al-Fattah al-Sisi, al Grande Imam di Al-Azhar e al papa copto Tawadros II; quindi, l’intervento alla Conferenza internazionale sulla Pace. Sabato 29: pranzo con i vescovi cattolici egiziani, incontro di preghiera con il clero, religiosi e seminaristi e cerimonia di congedo (altro…)
Giovani: cambia il tuo mq
«L’anno scorso – racconta Jaime – ho avuto l’opportunità di vivere per un intero anno in una cittadella dei Focolari, la Mariapoli Lia che sorge in Argentina nei pressi di Buenos Aires. È stata un’esperienza molto forte e coinvolgente, proprio perché la legge della cittadella è il Vangelo, a partire dal comandamento nuovo di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”». Al suo ritorno in El Salvador però, Jaime si trova catapultato in un clima di pericolosa violenza: le strade, anche in pieno giorno, non sono sicure. C’è rischio anche a prendere l’autobus o giocare a calcio nel campo municipale. «La situazione era diventata così difficile e rischiosa – continua Jaime – da pensare all’espatrio. Dapprincipio tutti in casa eravamo d’accordo ma quando ci ripensavo fra me e me, avvertivo che Dio mi chiedeva di restare per essere una piccola luce nell’ambiente dove vivo, accanto ai miei amici gen che, partendo, avrei lasciati soli in quella situazione. A convincermi definitivamente sono state le notizie sulla vita dei giovani del Movimento in Medio Oriente, tanti dei quali sono rimasti nella loro terra in situazioni certamente peggiori della mia. A casa ne abbiamo riparlato e tutti abbiamo deciso di restare in El Salvador e di continuare a fidarci di Dio. Quando ho comunicato ai gen che restavo, è venuta l’idea di lanciare una campagna dal titolo: “Cambia il tuo mq (metro quadrato)”, convinti che se tutti ci impegniamo a cambiare il nostro mq, cambierà l’intero Paese».
A raccontarsi ora è Tuong, una giovane maestra vietnamita di 13 bambini che confida: «Ognuno di loro mi ricorda Gesù nel suo abbandono in croce. Perché dico così? Due di loro sono stati rifiutati dalla scuola pubblica dopo tre anni che hanno ripetuto la stessa classe. Altri due sono portatori di handicap, per cui la scuola normale non li accetta e la scuola specifica è molto lontana dalla loro casa. Gli altri hanno difficoltà ad apprendere e i loro genitori sono separati e poveri. Tutti vivono nella totale mancanza di amore, di interesse ed empatia, di decoro, in uno stato di abbandono oltre che della famiglia anche della società». Che cosa ti spinge, Tuong, a continuare ad insegnare in una classe così, tutti i giorni, senza l’aiuto delle istituzioni? Non deve essere facile… «Effettivamente non lo è. Un giorno cercavo di insegnare ad un alunno una lettera della scrittura vietnamita. Gliel’ho ripetuta una, due, tre volte, ma non capiva e non riusciva a pronunciarla. Ho ritentato ad insegnargliela di nuovo ripetendola molte volte, ma lui non riusciva a seguirmi. Stavo per arrabbiarmi, volevo lasciarlo perdere e andare da un altro bambino. In quel momento, dai suoi occhi che si riempivano di lacrime, ho avvertito la sua richiesta di aiuto. Allora ho pensato: se Gesù fosse qui con questo bambino che non capisce, non lo avrebbe lasciato dicendo: “Non mi importa di te!”, e mi sono detta: “Partiamo di nuovo”. Dopo un respiro profondo mi sono calmata e con la mente fresca ed il cuore calmo ho detto una piccola cosa divertente per suscitare il suo sorriso, poi ho cercato di trovare un altro modo per insegnargli quella lettera. Un giorno mi sono sentita male. Allora una ragazza ha detto agli altri alunni: “State tutti buoni! Fate silenzio! L’insegnante oggi non sta bene!”. Un piccolino di 5 anni è venuto a portarmi un bicchiere d’acqua dicendomi di riposare un po’. WOW! Queste piccole attenzioni mi hanno fatto così felice, confermandomi che quell’arte di amare evangelica che cerco di vivere comincia ad entrare anche nel loro stile di vita. Ogni giorno essi fanno del loro meglio per imparare, essere nell’amore e ridere. Siamo diventati una piccola famiglia. Ora loro riempiono le mie giornate e la mia vita è diventata colorata e sorprendente». (altro…)





