29 Ago 2016 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Quel campanile della torre civica di Amatrice che segna le 3.36, è un’immagine forte per dire che cosa è accaduto questa notte. Quel minuto è stato l’ultimo per le tante vittime, sarà un minuto ricordato per sempre perché inciso nella carne e nel cuore dei loro famigliari, e sarà ricordato dal nostro Paese, la cui storia recente è anche una serie di orologi fermati per sempre dalla violenza degli uomini o da quella della terra. Anch’io lo ricorderò per sempre, perché questo urlo della terra ha raggiunto anche la casa dei miei genitori di Roccafluvione, a una ventina di km da Arquata del Tronto, dove mi trovavo per visitarli. Una lunga notte di paura, di dolore, di pensieri per Amatrice, Arquata, Accumuli, paesi della mia infanzia, vicino ai paesi dei miei nonni, borghi dove nelle estati accompagnavo mio padre che lì lavorava come venditore ambulante di polli. E poi ancora pensieri, pensieri che non facciamo mai, perché si possono fare solo nelle notti tremende. Pensavo che quel tempo misurato fino alle 3.36 dall’orologio del campanile, che era lì bloccato, morto, era solo una dimensione del tempo, quella che i greci chiamavano kronos, ma che era solo la superficie, il suolo del tempo. Nel mondo c’è il nostro tempo gestito, addomesticato, costruito, usato per vivere.
Ma al di sotto c’è un altro tempo: è il tempo della terra. Questo tempo non-umano, a volte dis-umano, comanda il tempo degli uomini, delle mamme, dei bambini. E pensavo che non siamo noi i padroni di questo tempo altro, più profondo, abissale, primitivo, che non segue il nostro passo, a volte è contro i passi di chi gli cammina sopra. E quando queste notti tremende avvertiamo quel tempo diverso sul quale noi camminiamo e costruiamo la nostra casa, nasce tutta nuova la certezza di essere “erba del campo”, bagnata e nutrita dal cielo, ma anche inghiottita dalla terra. La terra, quella vera e non quella romantica e ingenua delle ideologie, è assieme madre e matrigna. L’humus genera l’homo ma lo fa anche tornare polvere, a volte bene e nel momento propizio, ma altre volte male, troppo presto, con troppo dolore. L’umanesimo biblico lo sa molto bene, e per questo ha lottato molto contro i culti pagani dei popoli vicini che volevano fare della terra e della natura una divinità: la forza della terra ha sempre affascinato gli uomini che hanno cercato di comprarla con magia e sacrifici. E così, mentre cercavo, invano, di riprendere sonno, pensavo ai libri tremendi di Giobbe e di Qohelet, che si capiscono forse durante queste notti. Quei libri ci dicono che nessun Dio, nemmeno quello vero, può controllare la terra, perché anche Lui, una volta che entra nella storia umana, è vittima della misteriosa libertà della sua creazione. Neanche Dio può spiegarci perché i bambini muoiono schiacciati dalle antiche pietre dei nostri paesi, e non può spiegarcelo perché non lo sa, perché se lo sapesse sarebbe un idolo mostruoso. Dio, che oggi guarda la terra delle tre A (Arquata, Accumuli, Amatrice), può solo farsi le stesse nostre domande: può gridare, tacere, piangere insieme a noi. E magari ricordarci con le parole della Bibbia che tutto è vanità delle vanità: tutto è vapore, soffio, vento, nebbia, spreco, nulla, effimero. Vanitàin ebraico si scrive hebel, la stessa parola di Abele, il fratello ucciso da Caino. Tutto è vanità, tutto è un infinito Abele: il mondo è pieno di vittime. Questo lo possiamo sapere. Lo sappiamo, lo dimentichiamo troppo spesso. Queste notti e questi giorni tremendi ce lo fanno ricordare». Luigino Bruni Fonte: Città Nuova (altro…)
28 Ago 2016 | Parola di Vita
Siamo nella comunità dei cristiani di Corinto, vivacissima, piena di iniziative, animata al suo interno da gruppi legati a differenti guide carismatiche. Da qui anche tensioni tra persone e gruppi, divisioni, culto della personalità, desiderio di primeggiare. Paolo interviene con decisione ricordando a tutti che, nella ricchezza e varietà di doni e leader che la comunità possiede, qualcosa di molto più profondo li lega in unità: l’appartenenza a Dio. Risuona, ancora una volta, il grande annuncio cristiano: Dio è con noi, e noi non siamo spaesati, orfani, abbandonati a noi stessi, ma, figli suoi, siamo suoi. Come un vero padre egli ha cura di ciascuno, senza farci mancare niente di quanto occorre per il nostro bene. Anzi è sovrabbondante nell’amore e nel dono: “Tutto vi appartiene – come afferma Paolo – il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro!”. Ci ha donato addirittura suo Figlio, Gesù. Che fiducia immensa da parte di Dio nel porre ogni cosa nelle nostre mani! Quante volte abbiamo invece abusato dei suoi doni: ci siamo creduti padroni del creato fino a saccheggiarlo e deturparlo, padroni dei nostri fratelli e sorelle fino a schiavizzarli e massacrarli, padroni delle nostre vite fino a sciuparle nel narcisismo e nel degrado. Il dono immenso di Dio – “Tutto è vostro” – domanda gratitudine. Spesso ci lamentiamo per quanto non abbiamo o ci rivolgiamo a Dio soltanto per chiedere. Perché non guardarci attorno e scoprire il bene e il bello da cui siamo circondati? Perché non dire grazie a Dio per quanto ci dona ogni giorno? Il “tutto è vostro” è anche una responsabilità. Essa richiede da noi premura, tenerezza, cura per quanto ci è affidato: il mondo intero e ogni essere umano; la stessa cura che Gesù ha per noi (“voi siete di Cristo”), la stessa che il Padre ha per Gesù (“Cristo è di Dio”). Dovremmo saper gioire con chi è nella gioia e piangere con chi è nel pianto, pronti a raccogliere ogni gemito, divisione, dolore, violenza, come qualcosa che ci appartiene, condividerla, fino a trasformarla in amore. Tutto ci è donato perché lo portiamo a Cristo, ossia alla pienezza di vita, e a Dio, ossia alla sua meta finale, ridando ad ogni cosa e ad ogni persona la sua dignità e il suo significato più profondo. Un giorno, nell’estate 1949, Chiara Lubich avvertì un’unità tale con Cristo da sentirsi legata a lui come sposa allo Sposo. Le venne allora da pensare alla dote che avrebbe dovuto portare in dono e comprese che doveva essere tutta la creazione! Da parte sua egli avrebbe portato a lei in eredità tutto il Paradiso. Ricordò allora le parole del Salmo: “Chiedimi e ti darò per tua eredità tutte le genti, per tuoi possessi fino agli ultimi confini della terra…” (cf Sal 2,8). «Credemmo e chiedemmo e ci diede tutto da portar a Lui ed Egli ci darà il Cielo: noi il creato, Egli l’Increato». Verso la fine della vita, parlando del Movimento a cui aveva dato vita e nel quale rivedeva se stessa, Chiara Lubich così scrisse: «E quale il mio ultimo desiderio ora e per ora? Vorrei che l’Opera di Maria [il Movimento dei Focolari], alla fine dei tempi, quando, compatta, sarà in attesa di apparire davanti a Gesù abbandonato-risorto, possa ripetergli – facendo sue le parole che sempre mi commuovono del teologo francese Jacques Leclercq: “… il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di Te… Verrò verso di Te, mio Dio (…) e con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia”». (1) Fabio Ciardi (1 )Chiara Lubich, Il grido, Città Nuova, Roma 2000, p. 129-130 (altro…)
28 Ago 2016 | Chiara Lubich, Spiritualità
«In un momento di riposo […] contemplando l’immensità dell’universo, la straordinaria bellezza della natura, la sua potenza, sono risalita spontaneamente al Creatore del tutto e ho avuto come una nuova comprensione dell’immensità di Dio. […] L’ho visto così grande, così grande, così grande che mi sembrava impossibile avesse pensato a noi. E questa impressione della sua immensità mi è rimasta in cuore per alcuni giorni. Ora il pregare così: “Sia santificato il tuo nome” o “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo” è un’altra cosa per me: è una necessità del cuore. […] Noi siamo in cammino. E, quando uno viaggia, già pensa all’ambiente che l’accoglierà all’arrivo, al paesaggio, alla città, già si prepara. Così dobbiamo fare anche noi. Lassù si loderà Dio? Lodiamolo allora fin da questo momento. Lasciamo che il nostro cuore gli gridi tutto il nostro amore […]. Esprimiamogli la nostra lode con la bocca e con il cuore. Approfittiamone per ravvivare certe nostre quotidiane preghiere che hanno questa finalità. E diamogli gloria anche con tutto il nostro essere. Sappiamo che più annientiamo noi stessi (sul modello di Gesù Abbandonato che s’è ridotto a nulla), più gridiamo con la nostra vita che Dio è tutto e quindi lo si loda, lo si glorifica, lo si adora […]. Cerchiamo tanti momenti durante la giornata per adorare Dio, per lodarlo. Facciamolo durante la meditazione, o in qualche visita in chiesa, o alla S. Messa. Lodiamolo al di là della natura o nel profondo del nostro cuore. Soprattutto, viviamo morti a noi stessi e vivi alla volontà di Dio, all’amore verso i fratelli. Siamo anche noi, come diceva Elisabetta della Trinità, una “lode della sua gloria”. Anticiperemo così un po’ di Paradiso, e Dio sarà ripagato dell’indifferenza di innumerevoli cuori che oggi vivono nel mondo». Chiara Lubich (Chiara Lubich, Cercando le cose di lassù, Roma 1992, p. 15-17) (altro…)
27 Ago 2016 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Si è concluso a fine giugno l’anno alla Scuola Loreto e le famiglie che l’hanno frequentata sono ritornate nel proprio Paese (Brasile, Camerun, Cechia), arricchite dal dono di un’esperienza che non si cancellerà mai e che, anche grazie a loro, si dilata nel mondo. La Scuola Loreto però non va in vacanza e continua anche durante l’estate. Nel mese di luglio, infatti, c’è stato un susseguirsi di famiglie provenienti da varie regioni d’Italia, da nazioni europee (Portogallo, Francia, Svizzera) e da altri continenti (Corea, Vietnam, Filippine), per periodi più o meno lunghi di vacanze alternative in un clima di armonia. Qui si vive e si sperimenta la comunione dei beni: c’è chi ha donato un nuovo tagliaerba, prezioso per sistemare l’area verde che circonda le abitazioni della scuola; chi una levigatrice che ha permesso di rendere più efficace il ripristino di infissi, porte, panchine… Con il lavoro insieme (sistemare gli appartamenti per accogliere le famiglie che a settembre inizieranno il nuovo anno di scuola, tagliare l’erba, potare alberi…) cresce il clima di comunione e si sperimenta quotidianamente che, insieme, anche il lavoro è più leggero e gioioso. A questo clima di famiglia partecipano anche persone e gruppi che passano da Loppiano e che desiderano conoscere la Scuola Loreto e con essa il Movimento Famiglie Nuove.
Interessanti anche i momenti di ritrovo tra coppie per approfondire – in un clima distensivo – tematiche familiari con l’aiuto di esperti, e l’opportunità di partecipare agli eventi della cittadella. Non mancano cene all’aperto, gite, momenti di relax insieme, tutto nel clima di fraternità evangelica che è la legge di Loppiano in cui la Scuola Loreto è immersa. Naturalmente c’è da misurarsi con le difficoltà linguistiche: le provenienze sono tante, ma tutti si impegnano volentieri per comunicare in profondità nonostante le differenze, approfittando anche per imparare un po’ di italiano. Tra le presenze più significative, una famiglia francese che era a Nizza la sera del 14 luglio, giorno della terribile strage sul lungomare, e che fortunatamente aveva deciso di vedere i fuochi d’artificio dall’alto della città. E che, attraverso tale circostanza, ha ancor più percepito che la vita è un dono. Insieme al forte richiamo a vivere per diffondere l’amore. Lasciando Loppiano, le famiglie che via via si sono alternate, hanno espresso il desiderio di poter fare un’esperienza simile anche il prossimo anno, sostenendo che, nonostante il lavoro fisico, si sono sentite ritemprate! (altro…)
26 Ago 2016 | Cultura
In this booklet, first published in 1973, Chiara Lubich puts into writing some fundamental thoughts in a form true to the paradoxical logic of her extraordinary spiritual adventure. Every sentence, every statement is initialed by the mark of experience. Available in Kindle, ePub and pdf versions from New City Press (NY)
26 Ago 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria
This third book of Chiara Lubich was first published in 1963. Since then it has been reprinted a number of times and translated into many languages. In these pages, the author offers us true “fragments of wisdom” distilled from her unique spiritual adventure. Each reflection, a limpid expression of spirituality for today, goes straight to the heart and, if read with the eyes of love, draws us back to the essentials. As the author says, “It is important to build our lives on the one thing necessary and allow everything else to fall away. This ‘one thing necessary’ is the love of God.”
“Unity” is an underlying theme of this collection. The author clearly recognizes this as one of the signs of the times. Because of her absolute faith in the words of Jesus, she reveals a prophetic certainty that God will fulfill his promise of unity how and when he chooses. The theme of suffering, intimately linked to that of unity, runs through many of the extracts. This is a reality often denied and yet of fundamental importance for human and spiritual maturity: “The diameter of the foliage of a tree often corresponds to the diameter of its roots. Our heart opens up to Christ’s love according to how much we have suffered and offered for him.”
To sum up, this book is truly a treasure chest of “fragments of wisdom” that can speak to the heart and enlighten the mind.
Translated by Margaret Linard (Australia)
Available from New City Press (NY)
26 Ago 2016 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Appartamento per studenti “Vivo con altri sei studenti in un appartamento preso in affitto. Ci siamo divisi i compiti e i turni delle pulizie. Franz però non collaborava, creando così tensione fra tutti. Invano cercavamo di ricordarglielo. Un giorno dovevano venire a farci visita proprio i suoi familiari, ed io per primo – per un atto d’amore verso loro – mi son messo a pulire i bagni e anche la stanza dove vive Franz. I genitori e la sorella hanno così apprezzato l’ordine trovato che prima di ripartire sono andati a fare tanta spesa da riempirci il frigo. Da allora è Franz a prevenire i bisogni degli altri”. (F.F. – Austria) Poveri che si aiutano “Poverissimi e vergognosi. Mancava tutto a quella coppia, la cui preoccupazione stava arrivando al culmine con l’arrivo del primo figlio. L’amore di altre persone amiche li ha riscaldati. Colpiti dalla storia di una famiglia povera come loro, ma che credeva in Dio, Padre che non abbandona i suoi figli, hanno pensato di condividere un po’ del loro cibo con un’altra famiglia bisognosa. E l’indomani, inaspettatamente, si son visti arrivare diversi generi alimentari. Non solo! C’era anche tutto quello che serviva per il loro bambino: culla, vestiti, vaschetta per il bagno…”. (J.E. – Brasile)
Pioggia “Quella sera mi sentivo molto stanca. Avrei voluto dire ai bambini di andare nella loro stanza e dire le preghiere da soli per andarmene subito a letto. Ma John, il nostro figlio maggiore, mi ha chiesto se potevamo recitare il rosario e chiedere la pioggia: da tempo, infatti, non pioveva, e il mais e le patate dolci che avevamo piantato ne avevano urgente bisogno. Così per farlo contento abbiamo recitato il rosario. È molto bello pregare insieme in famiglia. Tra l’altro, con sorpresa, quella stessa notte ha incominciato a piovere ed ha continuato fino al pomeriggio del giorno dopo”. (B. M. – Uganda) Le poltrone “Spesso da noi i genitori fanno così tanti debiti per le nozze delle figlie che poi devono lavorare tutta la vita per pagarli. Per il mio matrimonio ho fatto spendere ai miei il meno possibile, fidandomi della Provvidenza. Un giorno sono andata con la mamma dal mobiliere. «Di solito – mi ha detto alla fine – le altre ragazze non sono mai contente di quello che trovano… ma tu sei diversa. Vorrei chiederti di pregare per mio figlio che è molto malato». Glielo ho assicurato. E lui, come regalo per il matrimonio, mi ha donato due poltrone: proprio quelle che mi servivano”. (C. J. – Pakistan). (altro…)
25 Ago 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
«Siamo al giorno successivo al terremoto che ha scosso tutto il centro Italia. Mentre scriviamo, la conta delle vittime – purtroppo destinata a salire -, è di 247 persone. Tanti di loro erano bambini perché nei paesini maggiormente colpiti – Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto -, spesso in estate i genitori lasciano i figli ai nonni mentre loro sono impegnati al lavoro. Oltre 4 mila le persone che hanno dovuto lasciare le proprie case, nelle due regioni più interessate dal sisma: Lazio e Marche. Le scosse, alcune ancora di una certa entità, non si fermano». «La generosità dei volontari arrivati subito e in gran numero nei vari posti, impegnati a scavare senza sosta prima con le mani, poi con le pale e infine con mezzi sofisticati nel tentativo di individuare qualsiasi minimo segno di vita proveniente dalle macerie, è il volto migliore di questa tragedia che, via via che passano le ore, assume dimensioni sempre più grandi, per il numero delle vittime, dei feriti, delle case sbriciolate al suolo, con paesi che non esistono più. Immediata anche la disponibilità delle persone comuni, impegnate nella raccolta di beni di prima necessità, in fila negli ospedali per donare sangue, desiderose di recarsi nelle tendopoli a portare sollievo». «Dalle 3,30 di ieri, svegliati dalla prima forte scossa, abbiamo seguito in diretta lo svolgersi degli eventi, in contatto costante con le numerose persone del Movimento che abitano in queste regioni: abbiamo gioito perché un gen e il suo nonno sono stati estratti vivi dalle macerie, così come il suocero e la cognata di una focolarina sposata; siamo stati tutto il giorno con il fiato sospeso per Rita, che coi suoi due nipoti, Elisa di 14 anni e Gabriele di 12 e l’altra nonna, erano invece rimasti intrappolati. Solo alla sera siamo stati raggiunti dal messaggio della mamma che scriveva: “Sono tutti saliti da Gesù”. Altri membri del Movimento, presenti per vacanza ad Amatrice, sono riusciti a mettersi in salvo». «Per tutti è stata un’occasione di stringersi in unità e vivere gli uni per gli altri. Dall’Umbria, poi, ci scrivono: “Carissimi, grazie delle vostre preghiere e unità che a catena si sono diffuse in tutto il Movimento in Umbria sostenendoci in questa notte di scosse sismiche e di paura. Sentire che eravamo tutti vivi ci ha fatto ringraziare Dio e subito il pensiero è andato a chi era ed è sotto le macerie e a chi ha perso tutto. Il fatto di esserci messi immediatamente in rete ci ha sostenuti e in tempo reale avevamo notizie anche dei paesi più colpiti. Elisabetta, di Assisi, ci ha detto che il messaggio è arrivato nel momento più difficile dandole forza e pace. Ci sentiamo più che mai una famiglia. I gen sono in rete pronti a dare un sostegno e si stanno adoperando per andare in aiuto nelle città particolarmente colpite. Anche gli adulti sono pronti ad intervenire e dare un aiuto concreto. Intanto assicuriamo le preghiere ai familiari che hanno subito grandi perdite». «Subito, infatti, si è diffuso il tam tam dei messaggi sulle necessità e le possibilità di aiuto in collegamento con la Protezione Civile in primis, ed altri. Così, ad esempio, ad Ascoli, dove insieme ad altre associazioni con cui già collaboriamo si è attivata la raccolta di viveri e indumenti; lo stesso nel Lazio; gli abruzzesi, “esperti” dopo il terremoto dell’Aquila (2009), hanno iniziato una mappatura di possibili alloggi per gli sfollati; anche da altre regioni sono arrivate offerte di aiuto». «Continuiamo a tenerci collegati con tutti e a capire man mano in che modo possiamo dare una risposta concreta a questo grande dolore, nel quale vediamo un “volto” di Gesù abbandonato». (altro…)
24 Ago 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
«Arrivano non pochi messaggi e whatsapp in redazione a seguito del terremoto attorno ad Amatrice e Norcia, tra le province di Rieti e Ascoli Piceno (Italia centrale). C’è chi dice di avere estratto il nonno dalle macerie, sano e salvo per fortuna, chi di aver accompagnato un congiunto all’ospedale, chi di essere ancora nell’attesa, chi di essere sconvolto da quello che si è vissuto, chi ancora di cercare di aiutare, o perlomeno di star vicino ad amici e conoscenti che hanno subito danni e lutti». Così scrive la redazione di Città Nuova, l’organo ufficiale dei Focolari in Italia, riguardo al forte terremoto, magnitudo 6.0., che ha avuto l’epicentro a 4 km di profondità, tra i paesi di Norcia e Amatrice. Il Movimento dei Focolari nel mondo esprime la propria vicinanza alle popolazioni colpite e rivolge un pensiero particolare alle vittime e alle loro famiglie, e a tutti quanti hanno subito danni materiali e morali. Alcuni dei suoi membri sono già al lavoro sul posto, insieme a tanti altri volontari, nell’arduo impegno di estrarre dalle macerie le persone ancora in vita e dare conforto a chi ha perso i propri cari. È stato attivato il coordinamento aiuti per l’emergenza umanitaria segnalando i seguenti conti correnti per chi vuole dare il proprio contributo: CAUSALE: Emergenza Terremoto Italia
| Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU) |
Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN) |
| IBAN: IT16 G050 1803 2000 0000 0120 434 presso Banca Popolare Etica |
IBAN: IT55 K033 5901 6001 0000 0001 060 presso Banca Prossima |
| Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2184D |
Codice SWIFT/BIC: BCITITMX |
I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti. (altro…)
24 Ago 2016 | Cultura
Author: Chiara Lubich In this collection of spiritual reflections Chiara Lubich explores humanity’s aspiration to share in the life of God. The challenge of the Gospel is clear-cut: let your yes be yes and your no, no … he who is not with me is against me. Whether reviewing the life of a great saint such as Catherine of Siena or of the Indian spiritual leader Vinhoba Bhave, Chiara Lubich underlines that what counts is the quality of life as it is lived in each moment. The way to build up the new person in us is to live the present moment to the full. Christians must be developed Christians’ with a deep love for the Church as their family and with a deep feeling of solidarity with people in all ages. Chiara Lubich was awarded the 1977 Templeton Prize for Progress in Religion. Reprinted by New City Press (UK) Orders and enquiries
24 Ago 2016 | Cultura
Un approccio antropologico e teologico alla questione linguistica. Testo di riferimento del pensiero filosofico di Hans Lipps (1889-1941). Medico e filosofo allievo di Husserl, ha insegnato all’Università di Gottinga dal 1922 fino al 1936, poi a Francoforte. Al centro della sua ricerca ha posto l’uomo e l’effettività del darsi della realtà, in dialogo con le posizioni heideggeriane di Essere e tempo. Il progetto di Lipps di inaugurare una logica dell’ermeneutica, condiviso con il filosofo tedesco Georg Misch (1878-1965), costituisce la sua eredità, un’intuizione per molti versi innovativa. Nel testo egli affronta la posizione di una questione filosofica del linguaggio di contro alla linguistica, alla filologia, alla logica formale e fa un richiamo a una ricerca che parta dalla parola proferita con la quale l’uomo interpreta e coglie – strutturando e dando senso – il mondo e se stesso. Il linguaggio è il luogo in cui l’uomo si risveglia all’esistenza venendo interpellato dall’altro, mette in comunicazione due esistenze, le cambia e cambia il rapporto che intrattengono col mondo circostante. La curatrice: Erica d’Alberto Dottore di ricerca in Filosofia e Scienze Umane presso l’Università degli studi di Perugia con una tesi su hans Lipps, ha già pubblicato articoli su Alvin Plantinga e Robert Nozick. La collana: Idee/Filosofia e Antropologia. Raccoglie saggi di uno o più autori capaci di entrare nel vivo del dibattito filosofico contemporaneo. Gli autori e gli argomenti sono tali da costituire una prova della perenne vitalità della filosofia, quando essa si fa interprete delle più genuine istanze dell’intelletto umano. Editrice Città Nuova
24 Ago 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Ad ascoltarli sembrano dei piccoli eroi. Ma loro non si sentono tali. Semplicemente sentono che è la cosa giusta da fare. Non parliamo soltanto di imprenditori dell‘Economia di comunione (EdC) consolidati, ma anche dei 30 giovani aspiranti tali che si sono buttati anima e corpo nell’avventura di 5 giorni all’insegna della condivisione . Quando era adolescente, grazie all’EdC Xandra è riuscita a superare i momenti difficili attraversati dalla sua famiglia ed ora è lei che nel suo centro estetico dà lavoro a due ragazze, costruendo reciprocità con i clienti, fornitori e con la società che la circonda. Dalila invece aveva dovuto chiudere la sua ditta, ma poi ha saputo rialzarsi e ricominciare. E giura che, nonostante la crisi che attraversa il suo Brasile, non ne sente gli effetti. Merito del “socio nascosto” – dice –, come chiamano nell’EdC l’intervento della provvidenza di Dio.
C’è bisogno, in una scuola per imprenditori, di raccontare anche i propri fallimenti ed imparare così gli uni dagli altri, specialmente quando dall’esterno l’incomprensione dei valori EdC si fa sentire. Così gli smacchi vissuti da Germán e Matías, i loro progetti frustrati, le loro scommesse perse con collaboratori disonesti, hanno fatto parte del programma della scuola. Programma nel quale – in risposta alle domande dei giovani – c’è stata la spiegazione dell’EdC evidenziando, dal punto di vista culturale, la novità del progetto (Cecilia Blanco, filosofa e docente), il segreto su come superare le difficoltà “senza fuggirne” (Raúl Di Lascio, imprenditore edile), la proposta di come si distribuiscono gli utili e l’accortezza di non creare dipendenze nelle persone aiutate. Sapendo distinguere la sana ambizione, dalla ricerca di status o benessere.
Yamil del Messico ha raccontato come sia riuscito a coinvolgere una trentina di imprenditori, giovani come lui, a “fare sistema” e come l’università e l’azienda dove lavora, vista la serietà dei loro progetti, abbiano messo a disposizione risorse e know-how. Questa proposta di “networking attivo”, che prevede incontri quindicinali nei quali ciascuno offre la propria conoscenza fornendo così spunti interessanti per un dialogo comune, sta riscuotendo entusiasmo e successo, proprio perché crea e moltiplica sinergie di saperi commerciali e operativi. Sempre dal Messico, in video, Luis Alonso ha proposto il nuovo EoC-IIN Economy of Communion International Incubating Network.
La “gita scolastica” prevedeva la visita al quartiere San Miguel di Capiatà (opera sociale dei Focolari) e alle imprese EdC Dispensa Santa Rita e Todo Brillo, azienda leader di pulizie. Tutti i partecipanti sono stati colpiti dai bambini della “Scuola Unipar” di San Miguel, che al solo vederli irradiavano tutto l’amore appreso (e che insegnano!) con il “Dado dell’Amore”; dai giovani e adulti del loro quartiere che ora sono padroni del proprio destino grazie ad un’efficace opera di empowerment. Julio e Ninfa gestiscono invece la Dispensa Santa Rita in un quartiere popolare di Areguá. Non acquistano a minor costo gli articoli di prima necessità a Clorinda, città argentina di frontiera, evitando così il contrabbando, e invece “perdono” tempo a frazionare la merce locale in pacchetti alla portata economica dei clienti. Ciò farà dire a Matías, del Paraguay, “ho capito che la grandezza di un’azienda non sta nel fatturato, ma nei valori che si vivono al suo interno”. Come provocazione, c’è stato il tema “Ricchezze e povertà nell’Edc” del professore uruguaiano Juan José Medeiros, mentre Diana Durán, storica paraguaiana, ha offerto un originale apporto sulle analogie dell’EdC con la cultura socioeconomica degli indigeni guaranì, stirpe alla radice stessa del Paraguay. Un lungo e stimolante dialogo via skype con Luigino Bruni, Anouk Grevin e Luca Crivelli della Commissione Centrale dell’EdC, e un altro con Rebeca Gomez Tafalla e Florencia Locascio di EoC-inn, hanno completato il programma. Prossimi appuntamenti: a settembre un congresso a Salta (Argentina) e il lancio a Cuba dell’EoC-INN. Fonte: EdC online
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23 Ago 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
L’attesa è durata due anni, e il costo ha raggiunto i 409.559 €: è il nuovo reparto maternità del Centro medico «Moyi mwa Ntongo» nella capitale congolese, inaugurato proprio il giorno del 10° anniversario del Centro stesso. Il primo bambino è nato lo scorso 19 luglio! Un servizio essenziale, se si considera che – come ha affermato il direttore sanitario Arthur Ngoy – le cifre della mortalità infantile e materna in Congo sono ancora molto alte: «846 i decessi materni su ogni 100mila nati vivi» – mentre la media mondiale è di 216 – «e 104 su 1000 sono i decessi infantili», un tasso tra i più elevati al mondo. Il nuovo reparto é stato costruito grazie agli sforzi di diverse persone e agenzie legate al Movimento dei Focolari, come la Fondazione Giancarlo Pallavicini e le Signore Albina Gianotti e Vittorina Giussani, finanziatori del Centro medico sin dagli esordi, e da Amu Lussemburgo e AECOM Congo – insieme ai loro sostenitori: tante persone del Lussemburgo, compresi bambini che hanno realizzato e venduto lavoretti per guadagnare qualcosa, anche in pieno inverno. «Questo centro medico ci dà l’occasione di rispondere concretamente all’invito della Chiesa nel documento Africae Munus (n.140), che “le istituzioni sanitarie della Chiesa e tutte le persone che vi lavorano a diverso titolo si sforzino di vedere in ogni malato un membro sofferente del Corpo di Cristo», ha affermato Damien Kasereka, corresponsabile insieme ad Ghislaine Kahambu, del Movimento dei Focolari in Congo.
«È una grande soddisfazione – continua il dott. Ngoy – soprattutto per le mamme che dopo 9 mesi di consulti prenatali nel nostro centro, dovevano essere trasferite in un’altra struttura per partorire. Si sentivano abbandonate nel momento in cui avevano più bisogno di noi». «Ma anche perché possiamo rispondere alle richieste del governo congolese, di offrire cure complete, continue e di qualità. Per questo diciamo grazie a Chiara Lubich che ha dato il via a questo centro». All’inaugurazione, il 9 luglio scorso, insieme al corpo medico, ai malati, alle autorità civili e religiose, l’architetto e la sua équipe, giornalisti, era presente una piccola delegazione di Amu Lussemburgo. La messa di ringraziamento è stata celebrata dal vescovo ausiliare di Kinshasa Mons. Bodika, mentre il taglio del nastro è stato dato dal ministro della salute Vital Kabuiku, insieme al nunzio apostolico Luis Mariano Montemayor e al vescovo ausiliare. Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
22 Ago 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Viviamo in un mondo in cui l’ansia e il terrore ci stanno distruggendo interiormente e fisicamente. Cerchiamo insieme di essere il polmone di una rinascita di buone e costruttive relazioni per il perseguimento del bene comune. Lo so che siamo una goccia in un oceano, ma pensate chimicamente che anche una goccia di colorante quando viene fatta stillare in un solvente come l’acqua, fa sì che quest’ultima tenda ad orientarsi verso la colorazione del colorante». È questa la sintesi di Manfred, uno dei giovani partecipanti alla Summer School organizzata, dal 25 al 29 luglio, da Comunione e Diritto a Chiaramonte Gulfi, in Sicilia. Cinque le nazioni rappresentate, Nigeria, Spagna, Germania, Olanda, Italia, trenta i giovani che si sono confrontati su temi scottanti: “Il diritto in Europa tra accoglienza e rifiuto: immigrazione, sicurezza, ambiente”. Le relazioni, preparate da docenti universitari e dagli stessi giovani, hanno evidenziato il profondo legame tra la mancata tutela dell’ambiente, causa a volte di “invisibili guerre”, i tanti conflitti e le conseguenti migrazioni. Apollos, rifugiato dalla Nigeria, ci ha permesso di entrare profondamente nel dramma dei migranti, far nostre le attese di giustizia e insieme cercare vie di speranza. La Cooperativa Fo.Co., che opera a Chiaramonte Gulfi e in altre città siciliane, è una di queste: l’impegno è quello di permettere ai rifugiati di ottenere un titolo di studio, un lavoro, e di aiutare l’integrazione. L’esperienza a Chiaramonte sta portando frutti di pacifica convivenza. Importante poi il dialogo con le istituzioni: siamo stati accolti nella sala consigliare del Comune di Ragusa, dal presidente del Consiglio Comunale e da alcuni assessori, con cui si è aperto un dialogo a proposito della situazione ambientale, del riciclo dei rifiuti, dell’impegno dei cittadini e delle istituzioni.
Ci ha colpito sentire Papa Francesco rivolgersi ai giovani della GMG, toccando con loro i temi che insieme abbiamo approfondito: la Nigeria in guerra, la lotta per le risorse della natura; i muri della paura, la necessità di una nuova cultura, il coraggio di costruire ponti oltre ogni diversità, di relazioni rispettose della dignità di ognuno. Anche la diversità ha costituito un’ulteriore ricchezza: non tutti i partecipanti erano infatti giuristi e questo ha permesso un dialogo aperto, molto sentito dai giovani e non esclusivamente tecnico. Un insegnante di filosofia ha così commentato: «Questa Summer School mi sembra una buona sintesi: questa capacità di coniugare l’aspetto teorico della disciplina con un costante rapporto con la quotidianità. Mi sembra molto importante questa sinergia: importante la dimensione teorica, ma occorre che poi si sposi con la vita e la quotidianità». Christian, il giovane avvocato e vice sindaco, che attraverso il suo impegno ha permesso lo svolgersi e la riuscita della Summer School, ha concluso: «È stato possibile realizzare la scuola qui grazie al lavoro ed al prezioso contributo di tanti; un cammino che deve proseguire. È stata un’esperienza che è andata oltre ogni rosea previsione e che ha lasciato il segno.“Semi” di una nuova cultura. Aver avuto l’occasione di confrontarmi con giovani giuristi è stata un’ esperienza professionalmente ed emotivamente intensa. La loro serenità, il loro senso del dovere … in un mondo che corre velocemente, ecco la vera sfida: la condivisione di sé con e per gli altri». (altro…)
20 Ago 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Senza categoria, Sociale
«Da quando ho iniziato gli studi di infermieristica – racconta Veronica, italiana di Genova – avevo un sogno: mettere a servizio degli altri la mia professionalità. Nel 2013, appena laureata, sono partita per la Costa d’Avorio (Africa). All’inizio è stata dura perché non parlavo il francese. Eppure ho scoperto che i gesti concreti costruivano ponti molto più di tante parole. Con alcune ragazze abbiamo organizzato una piccola attività nella quale vendere alcuni oggetti. Dopo il lavoro ci trovavamo per costruire collane, braccialetti, raccogliere ciò che c’era di superfluo nelle rispettive case. Il ricavato è stato messo in un fondo comune da utilizzare in caso di problemi economici, o per sostenere gli studi di qualcuno… un giorno, una delle ragazze ci ha raccontato che il papà non aveva ricevuto il salario e la famiglia non aveva da mangiare. Tutte siamo stati d’accordo di destinare parte di quel fondo per aiutare quella famiglia. Ho visto il Vangelo diventare vissuto. Non è stato sempre facile: a volte mi mancava la famiglia, gli amici, le mie abitudini… ma il cielo restava sempre il mio migliore amico. Quando mi sentivo sola, o avevo un dolore che non riuscivo a superare, alzavo gli occhi e, guardandolo, mi perdevo nell’immensità del creato. Quanta armonia, quanto amore in tutto ciò che mi era attorno… e quell’Amore era anche per me!» Durante il mio soggiorno a Man ho conosciuto un bambino che aveva una malformazione cardiaca sin dalla nascita. Ogni volta che arrivava, Daniel illuminava il dispensario con uno splendido sorriso. Nonostante le cure invasive a cui doveva sottoporsi, l’amore e la gioia che sprigionava era diffusiva e coinvolgente. Nonostante gli innumerevoli sforzi, c’era bisogno di fare di più. Aveva bisogno di maggiori cure e interventi più adeguati.
Dopo un anno, la mia esperienza in Africa si conclude. Tornando a casa ero felice, ma dentro di me portavo sempre il sorriso di Daniel quando lo avevo salutato. Avvertivo che non potevo lasciarlo solo. Allora, con altre amiche ci siamo attivate per capire se c’erano possibilità di farlo operare in Italia. L’entusiasmo diventa contagioso e riusciamo a raccogliere i fondi per permettere a Daniel di venire in Italia, accompagnato dal papà, per l’operazione. Sono stati due mesi intensi, dove le nostre culture si sono arricchite e riscoperte. Attraverso gli occhi di Daniel riscoprivo il mare, la gioia di vivere l’attimo presente. Intanto, l’intervento avviene con successo. Il papà gli aveva promesso una bicicletta se fosse andato tutto bene, ma si rende conto che è un regalo troppo costoso per le sue disponibilità. L’amore della comunità non si fa attendere, e proprio la sera stessa in cui il papà mi confida questa sua difficoltà, una mia amica mi porta una busta e, incredibilmente, nella busta c’era esattamente la cifra per comprare la bicicletta tanto desiderata da Daniel! Ero partita con la convinzione che avrei potuto dare tanto… spesso si parte con l’idea di cambiare il mondo; ma mi sono resa conto che, per farlo, bisogna incominciare a cambiare sé stessi e il modo di stare con gli altri. Solo costruendo, attimo dopo attimi, ponti di fraternità si può cambiare il mondo». Il 9 luglio scorso, presso il “Villaggio del Ragazzo” (Genova), è stato consegnato a Veronica Podestà il “Premio Bontà Don Nando Negri 2016”, per il suo impegno nel sociale, in particolare verso i bambini della Costa d’Avorio. Guarda video intervista https://youtu.be/H_LOYI3e910 (altro…)
19 Ago 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Ero del tutto demotivato nella mia professione di ingegnere… Ora l’ho riscoperta in un’altra luce…”. “Sono al secondo anno di architettura. L’università la presenta in chiave molto commerciale, manca il lato umano. Questo corso ha superato le mie aspettative”. Due delle molte impressioni al termine del corso che ha riunito circa 80 giovani universitari latinoamericani, in una intensa settimana (25-30 luglio), al Centro Congressi della Mariapoli Ginetta nei pressi di San Paolo, Brasile. Questa iniziativa culturale promossa dal Centro Accademico Latinoamericano Sophia ALC del Movimento dei Focolari, ha presentato un progetto innovativo, ben espresso dal titolo: “Le basi teorico-pratiche del paradigma di fraternità: proiezioni nelle scienze sociali, politiche, economiche e culturali”.
I giovani latinoamericani sono entrati nelle piaghe che tuttora feriscono i loro popoli: la crisi economico sociale, il dramma delle popolazioni indigene e le grandi problematiche dell’Amazzonia, la disuguaglianza sociale e la violenza di cui – come ha riferito il politologo argentino Juan Esteban Belderrain – l’America Latina registra il triste primato mondiale. Nel 2012 salgono a oltre 140.000 gli omicidi, un terzo della statistica mondiale, oltre 50.000nel solo Brasile. Un fenomeno tristemente in crescita. Su questo sfondo drammatico, i giovani si sono sentiti fortemente coinvolti ad approfondire la novità culturale che si è aperta sulle proprie discipline, dal porre in atto il paradigma della fraternità che impegna pensiero e vita. Un solo esempio. Come ha spiegato il professore brasiliano Marconi Aurélio e Silva, docente di Scienze Politiche, con l’applicazione di questo paradigma, già sperimentato da 20 anni, la politica supera la dimensione conflittuale, si vedono complementari maggioranza e opposizione, nell’avversario si coglie una parte della verità, si attiva la partecipazione del cittadino.
Questo nuovo paradigma culturale, in questi giorni, è stato vissuto anche nei rapporti interpersonali, tra studenti delle varie culture latinoamericane, tra studenti e professori, in una dimensione di interdisciplinarietà e multiculturalità. Non solo. Partendo, i giovani si sono impegnati a individuare le maggiori urgenze delle loro città e, con l’accompagnamento dei professori, elaborare e porre in atto progetti a dimensione politica, economica, sociale. In conclusione il prof. Sergio Rondinara, dell’Istituto Universtiario Sophia (Italia) di cui Sophia Alc è la prima sezione extra-europea, ha espresso grande speranza nel cogliere nei giovani presenti “uno spaccato bellissimo, cristallino, dei popoli latinoamericani che fa intravedere il futuro di questo continente dalle potenzialità straordinarie”. (altro…)
18 Ago 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria
“It is difficult to exaggerate the revolutionary impact of the simple affirmation that only love lasts. For if what lasts is love, then the centre of gravity shifts from the self to the other, and so movement (no longer understood in the Aristotelian sense) and relationship (relatio, no longer understood as a category, as the most insignificant accident of being) become central…Only one thing remains, participation in that movement which love itself is. This movement is the rhythm of being; it is the rhythm of that giving which gives itself.”
For the central question is, and must remain, what happens to our perception of God, humanity, society, history and the world when faith in the God of Jesus Christ, that ‘eternal dialogue of communion’, breaks in afresh? Bishop Hemmerle’s Theses for a Trinitarian Ontology provide a fresh and stimulating answer to that abiding question.
Available in October 2016
Orders and enquiries: www.newcitypress.com/
18 Ago 2016 | Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Entusiasmo, voglia di capire e di essere protagonisti del proprio futuro: sono le note che hanno caratterizzato l’esperienza post GMG per il gruppo di giovani che si è ritrovato, dal 1° al 6 agosto, a Jasna, in Slovacchia. «Non potevamo immaginarci una cosa così. Se non ci accontentiamo della comodità, se non siamo “cristiani da divano”, potremo essere davvero protagonisti della storia», dichiara Anita, giovane argentina, al momento di ripartire. «Le proposte coraggiose fatte dal papa durante la GMG chiedevano un’adesione immediata, ma anche una consapevolezza che va maturata, ed è quello che abbiamo cercato di fare qui a Jasna», spiega Gianluca Falconi, filosofo. Insieme al teologo Michel Vandeleene e alla psicologa Antonella Deponte hanno animato i momenti di approfondimento, offrendo un intreccio di prospettive diverse e un approccio pluridisciplinare. Francesco a Cracovia ha parlato di abbattere la paura, di diffondere la pace in un mondo così pieno di odio, del valore della misericordia e della Croce, degli ostacoli da superare per incontrare Gesù. Ma come tradurre queste sfide, concretamente, nella vita quotidiana? I giorni in Slovacchia sono stati l’occasione per scendere nei particolari, per capire le ragioni, per interrogarsi personalmente sulla propria vita. L’esperienza internazionale ha dato la possibilità di un confronto con persone provenienti da contesti molto diversi: dal Libano all’Australia, dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Russia all’Ucraina. «Una delle tematiche più forti – spiegano gli organizzatori – non era tanto quella dell’esistenza di Dio o delle grandi questioni, ma la relazione con l’altro, con il diverso, – poli attorno i quali la formazione si svolgeva. Venivano in evidenza le domande di senso personali, la questione del valore che ciascuno di noi è, le chances e le difficoltà delle relazioni con l’altro, col nemico, con chi la pensa diversamente».
Tutte domande a partire da esperienze personali. Come quella del giovane iracheno che ha messo in evidenza le difficoltà relazionali che vive nel proprio Paese. Per qualcuno il passo “verso l’altro” risultava impossibile. Ed allora la “scuola” ha offerto approfondimenti in piccoli gruppi, ma anche colloqui personali: spirituali, psicologici, o per fornire competenze relazionali. E si è parlato ancora del rapporto con se stessi, di autostima, dignità personale, emozioni ed apertura mentale. Il futuro è un altro dei grandi temi emersi: prendere in mano la propria vita e dare una direzione. A confrontarsi con questo c’erano adolescenti, giovani universitari, lavoratori. Cristiani di chiese diverse, agnostici e non credenti. Vocazioni diverse, 13 lingue. Una grande varietà di pubblico, quindi, ma accomunata dall’essere assetati di verità, interessati e appassionati. «Un modo di presentarsi dei giovani che non è usale nella società di oggi», commenta ancora Gianluca, nella sua lunga esperienza anche come educatore. «Ho 15 anni e nel mio gruppo c’erano persone di oltre 30 anni – racconta Carla, italiana –. È bellissimo perché ho potuto confrontarmi, chiedere spiegazioni, ricevere sicurezza». Un intreccio di generazioni, di lingue, di culture: «Da noi la filosofia non è molto apprezzata perché l’approccio con la realtà è diverso – spiega Antoine del Libano –, ma sono contento di conoscere altre mentalità diverse dalla mia». Fraternità vissuta come antidoto al male, sogni che si realizzano. Sono tra i nuovi bagagli messi in valigia dai giovani: «Il Papa ci ha detto di non smettere di sognare – confida Anna di Milano –. E questo che viviamo è un sogno diventato realtà». Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
17 Ago 2016 | Chiara Lubich, Cultura
Il volume raccoglie i documenti relativi al conferimento dei sedici Dottorati h.c. a Chiara Lubich in varie discipline da parte di prestigiose Università di tutto il mondo. I documenti accademici sono in lingua originale con traduzione italiana. È curato dal Centro Chiara Lubich con la collaborazione dell’Istituto Universitario Sophia. Prefazione di Piero Coda (Città Nuova, 2016, 432 pp., 24€)
17 Ago 2016 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Sconvolti per la notizia dell’improvvisa assurda scomparsa dell’amato Frère Roger Schutz, ci uniamo, nel più profondo dolore e nella preghiera, a tutta la Comunità di Taizé. La sua vita tutta donata a Dio e ai fratelli è stata coronata dalla palma del martirio. Frère Roger è stato un costruttore di pace, un profeta di speranza e di gioia. “Dio ci vuole felici”, mi scriveva circa due mesi fa, ed ora lo pensiamo nella pienezza della gioia in seno alla Trinità. Sentiteci particolarmente vicini in questa circostanza. Vorremmo che l’amicizia che da 40 anni ci ha legato profondamente a Frère Roger e alla Comunità di Taizé, continuasse anche ora che Egli ha raggiunto il Cielo». Chiara Lubich Così anche oggi lo vogliamo ricordare: come un costruttore di pace, un profeta di speranza e di gioia. (altro…)
16 Ago 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Ogni estate vescovi provenienti dal mondo intero trascorrono insieme un periodo di riposo che è per loro occasione di condividere il loro vissuto e chiedersi come essere Chiesa, segno e strumento d’unità, negli svariati scenari di un mondo globale attraversato da tensioni e contraddizioni. Quest’anno si sono ritrovati dal 2 all’11 agosto a Braga in Portogallo. «Oggi nella Chiesa è il momento dell’unità e della comunione, momento nel quale tutti siamo invitati a far esperienza di Dio insieme. Non siamo qui solo perché siamo vescovi ma perché siamo fratelli. È nostro desiderio di essere come gli Apostoli con Gesù un corpo di fratelli». Sono parole dell’omelia tenuta dal card. João Bráz de Aviz durante la Messa nella Cappella delle Apparizioni, in occasione del pellegrinaggio di 67 vescovi di 27 nazioni a Fatima il 4 agosto scorso.
«In questi giorni siamo stati proprio felici. Abbiamo vissuto da fratelli. Ci siamo sentiti liberi e abbiamo potuto aprire il cuore l’uno all’altro. L’unico Maestro è stato veramente fra noi. Ci siamo sentiti nella casa di Maria», così il card. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok e moderatore dell’incontro, ha riassunto alla fine del soggiorno l’esperienza fatta. Ad accogliere i vescovi, su invito di Dom Jorge Ortiga, arcivescovo di Braga, è stato il Centro apostolico “Mater Ecclesiae” all’ombra del Santuario di Nostra Signora di Sameiro. Ambiente assai adatto per poter affrontare in un clima disteso questioni come lo scenario del mondo di oggi con l’esperto di politica internazionale Pasquale Ferrara o la riforma della Chiesa nel solco di Papa Francesco con il teologo Piero Coda. Su questo sfondo i presenti si sono interrogati su come essere vescovi in uno stile sinodale e mettere in atto una cultura pastorale improntata alla comunione.
Plenarie e incontri a gruppi, passeggiate e momenti a tavola, sono serviti per mettere in comune situazioni di dolore e segnali di speranza: il grido d’angoscia che sale dalle Chiese del Medio Oriente; la crescita di una feconda interazione tra comunità ecclesiali di base e nuovi Movimenti e Comunità in una grande diocesi del Brasile – significativo esempio di quanto auspicato dalla Lettera Iuvenescit Ecclesia pubblicata in giugno dalla Congregazione per la Dottrina della fede –; le sfide e le potenzialità dell’inculturazione in un contesto plurale come l’India; i frutti che possono nascere quando un vescovo e i suoi ausiliari fanno vita comune e quando un vescovo riesce a farsi fratello e amico dei suoi sacerdoti; l’arduo lavoro di evangelizzazione in un contesto segnato dalla povertà come il Madagascar.
Fonte di reciproco arricchimento la partecipazione, per un paio di giorni, di tre vescovi di altre Chiese, due luterani e un siro-ortodosso, e un pomeriggio d’incontro con sette vescovi del Portogallo. Sottofondo spirituale dell’incontro sono stati da un lato il Cristo crocifisso come punto cardine della spiritualità dell’unità e dall’altro la passione per la Chiesa, argomenti su cui sono intervenuti la presidente dei Focolari, Maria Voce (“Gesù abbandonato finestra di Dio – finestra dell’umanità”) e il copresidente Jesús Morán (“Il genio ecclesiale di Chiara Lubich e il carisma dell’unità”). (altro…)
15 Ago 2016 | Centro internazionale, Spiritualità
«Dopo la morte di Gesù, dopo la comparsa dello Spirito Santo, Maria scompare nel nascondimento: lontana. Ha compiuto la sua missione e rientra in quello che è il suo elemento: il silenzio, il servizio. Risolve, rifugiandosi in Dio, il problema della vecchiezza come nuova infanzia dello spirito. Insegna a morire. Questa operazione, che provoca paura, in Maria madre diventa una risalita all’origine, mediante un inesausto perdersi in Dio: vita che non finisce. E quel perdersi nell’Eterno fu la morte di Maria. Essa avvenne il giorno che gli apostoli potevano far da sé. Ma non fu una morte quale noi l’intendiamo e la subiamo: bensì qualcosa di dolce e di rapido che i teologi adombrano con espressioni varie: pausa, trapasso, transito, sonno, morte vivifica. Quel corpo vergine avrebbe ricevuto una contaminazione dal processo di decomposizione, mentre, avendo patito con Cristo, non poteva non assurgere subito alla gloria con Cristo. Così quel che per Cristo era stato la resurrezione, fu per Maria l’assunzione: duplice vittoria — del corpo e dello spirito — sulla morte. Nei nostri tempi si è presentato lo spettro terrificante di una disintegrazione fisica per milioni di esseri umani e forse per l’intera umanità, sotto la minaccia dell’atomica o per l’inquinamento ecologico. Non c’è altro scampo a tale destino che sottrarsene mediante una riproduzione della vittoria di Gesù e Maria: divenendo anche noi spiritualmente Gesù e Maria, agenti di vita; ciò che si fa inserendo la nullità umana nell’onnipotenza divina. Se, messi insieme, vivendo del Vangelo, siamo Cristo mistico; se, fatti Maria, diamo Gesù alla società, la guerra non ha senso e la bomba atomica diviene arnese da museo. C’è la pace: il cuore solo e l’anima sola della comunità raccolta attorno a Maria; e suo frutto è l’unità. L’unità dei viventi. Risalendo da questa palude sanguinolenta, che è la terra, al cielo di Maria, la tutta bella, la stella del mare, si comprende meglio il senso della sua assunzione, che fu il suggello supremo al suo privilegio unico di Vergine Madre di Dio. Un fatto che dovrebbe commuovere anche i materialisti, poiché rappresenta l’esaltazione del corpo fisico per opera del Supremo Spirito. In lei si celebra la materia redenta e si esalta l’universo materiale, trasfigurato in tempio dell’Altissimo. Basta meditare un momento, con intelletto d’amore, sulla posizione di Maria che sale da terra in cielo attraverso il cosmo, per cogliere la sua entità e funzione. Ella è il capolavoro della creazione. In lei Dio ha voluto mostrare tutta la sua onnipotenza: la sua infinita originalità. Ammirabili sono stelle ed atomi, nella loro struttura; e carichi di bellezza mai esaurita sono cieli e mari, uomini e angeli… Ma ella è più bella: raduna e fonde tutte le loro meraviglie, sì che la natura tutta quanta appare un piedistallo ai suoi piedi. Maria: umile, perché nessuna altezza esteriore paresse elevarla; silenziosa, perché nessuna voce umana, paresse definirla; povera, perché nessun ornamento della terra paresse decorarla. Essa parla con la sola parola di Dio, essa è ricca della sola sapienza di Dio, essa è grande della sola grandezza di Dio. E così, identificata col Signore, Maria è l’espressione umana della grandezza, della mente e dell’amore della Trinità. La regina — ancella e signora — della dimora di Dio, che apre le porte e ammette i figli, adoperandosi a raccoglierli tutti nella reggia del Padre, per la gloria del Figlio, nel circuito dello Spirito Santo. Per dare ai mortali un’idea di Dio che, infinito, sovrasta e subissa l’intelligenza dell’uomo, quasi per mediare la potenza, la sapienza e l’amore della Trinità ineffabile, a cui mai l’umanità si sarebbe appressata, il Creatore ha creato Maria, nel cui seno il Verbo s’è fatto carne, nella cui persona Dio si fa accessibile e il divino amore diventa di casa. Maria tra noi porta Dio in mezzo a noi. È porta del cielo; è assunta nella dimora di Dio, per accogliere i figli nella casa del Padre. Per questo essi la invocano, anche centinaia di volte al giorno, perché preghi per loro adesso e nell’ora della morte». Tratto da: Igino Giordani, Maria modello perfetto, Città Nuova, Roma 2012 (1967), pp. 157 – 163 (altro…)
13 Ago 2016 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
La prima reazione è stata di gratitudine. Nella Iuvenescit Ecclesia il Movimento dei Focolari vede un invito a proseguire nel cammino che l’ha accompagnato fino ad oggi. In particolare il richiamo alla «reciprocità tra doni gerarchici e doni carismatici», alla loro «coessenzialità» sembra interpretare appieno l’esperienza maturata, giorno dopo giorno, dalla nuova realtà ecclesiale fondata da Chiara Lubich. Con l’intervista a Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, proseguiamo il ciclo dedicato all’approfondimento della lettera della Congregazione per la dottrina della fede, su cui nelle scorse settimane sono intervenuti Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo e don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e liberazione. «Il documento – sottolinea Maria Voce – parla chiaro: la Chiesa è una, è “un corpo” chiamato a incarnare il mistero di comunione della vita trinitaria. Protagonista del ringiovanimento della Chiesa è lo Spirito Santo che agisce, in particolare, attraverso i carismi. Il documento riconosce dunque ai movimenti una cosa importante: la capacità, se corrispondiamo alla grazia, di rivitalizzare la Chiesa. Con uno scopo chiaro: contribuire a immettere la vita di Dio negli ingranaggi della vita sociale, farla “toccare” dagli uomini e donne immersi nella complessità del nostro mondo. Il punto centrale del documento è la reciprocità, la coessenzialità nella vita della Chiesa tra doni gerarchici e doni carismatici. Si tratta di un richiamo esplicito all’insegnamento conciliare. Sì, mi pare che la lettera ponga in maniera inequivoca una pietra miliare di notevole portata dottrinale, sia nel riferirsi al Concilio Vaticano II, sia nel riconoscere una “convergenza del recente magistero ecclesiale” sulla coessenzialità: medesima origine e medesimo fine dei doni gerarchici e dei doni carismatici, tema che in questi anni non era stato recepito sufficientemente e aspettava un approfondimento.
Una coessenzialità che voi sottolineate far parte da sempre della vostra esperienza. Dagli inizi il Movimento dei Focolari ha teso a questo intimo rapporto con chi nella Chiesa aveva il carisma del discernimento. Lo si vede, ad esempio, dalla lunga storia della sua approvazione, inseguita con determinazione adamantina e fiducia totale, a volte nella sofferenza, da Chiara Lubich e da quanti generavano con lei questa nuova creatura. La narra lei stessa nel suo libro “Il Grido”. I riconoscimenti poi, come si sa, sono arrivati abbondanti. Anche altri rappresentanti di Chiese cristiane hanno voluto esplicitare il proprio riconoscimento, a cominciare dal patriarca ecumenico Athenagoras I, dal vescovo luterano Hermann Dietzfelbinger, dal primate anglicano Michael Ramsey e da tanti altri. La lettera sottolinea che non può esistere contrapposizione tra Chiesa delle istituzioni e Chiesa della carità. Che significa da una parte rinunciare a ogni presunzione istituzionale, dall’altra all’autoreferenzialità. In che modo si possono evitare questi rischi? Vivendo ciascuno per lo scopo per cui la Chiesa esiste: l’umanità intera. Nel concreto e nel locale avviene poi il reciproco implementarsi con la ricchezza di ciascuno. La fraternità universale esige l’impegno di tutti e richiede infiniti piccoli passi. Dal 30 giugno al 2 luglio, ad esempio, 300 movimenti e comunità nati in seno alla Chiesa cattolica e a molte altre Chiese si sono dati appuntamento a Monaco, in Germania. ‘Insieme per l’Europa’, è un cammino iniziato nel 1999 e che continua insieme per il bene di questo continente, che deve riscoprire se stesso e ha gravi doveri verso il resto del mondo. E per realizzare l’armonia di cui parla il documento, come e dove bisogna operare? Credo che dobbiamo procedere con fiducia sulla strada che indica. Forse occorre approfondire maggiormente le conseguenze del riconoscere la coessenzialità tra doni gerarchici e carismatici. Bisogna pensare come avviare nella pratica una profonda e concreta partecipazione di ambedue aspetti ai vari livelli della Chiesa. Non basta la constatazione, mi sembra che si debbano trovare anche le modalità operative per procedere insieme. Uno slogan per il documento potrebbe essere quello di “Unirsi per una Chiesa in uscita”. Come interpretare questo impegno? Quella dei dialoghi è la via percorsa dai Focolari, manifestatisi via via con chiarezza, legati a fatti precisi e a incontri con persone concrete. Non quindi strategia, ma sostanza della relazione nel vicendevole riconoscimento e nel reciproco amore. Da qui il maturare del dialogo all’interno delle proprie Chiese, tra le chiese cristiane, con le altre religioni, con persone di riferimento non religioso, con la cultura contemporanea. Alcuni interpreti sottolineano come papa Francesco sia spesso un tantino severo verso i movimenti. È così? Non lo ritengo severo. Trovo sintonia fra le sue parole e gesti e il vissuto dei movimenti. È uno dei Papi che più è entrato in contatto con essi partecipando a manifestazioni o nelle udienze. Così con il Rinnovamento nello Spirito, Cammino Neocatecumenale, Comunione e Liberazione, Schoenstatt… Lo ha fatto anche con i Focolari ricevendo i 600 partecipanti all’Assemblea generale del 2014. Certe sue precisazioni che ad osservatori esterni possono risultare rimproveri, spronano i movimenti a vivere il proprio carisma, ad essere più fedeli allo Spirito Santo per meglio contribuire alla Chiesa comunione. Nitide le sue parole dello scorso aprile nella sua inaspettata visita alla Mariapoli di Roma a Villa Borghese. Con un’immagine, ha sottolineato l’importanza e la capacità dei movimenti di vivificare i vari ambienti: «trasformate i deserti in foresta». L’ultima parte del documento contiene l’invito a guardare a Maria. Un “richiamo” che in qualche modo fa parte del vostro stesso essere Movimento. Maria è la carismatica per eccellenza e ciò la pone al centro della Chiesa nascente, custode della presenza del Risorto fra gli apostoli che, in una Chiesa che non sapeva ancora di essere tale, solo lei poteva bene interpretare. «La dimensione mariana della Chiesa precede la sua dimensione petrina», scrive Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem: infatti non siamo i cristiani a “fare” la Chiesa ma è il Risorto che ci precede. Da qui il richiamo al Movimento dei Focolari, chiamato dal suo specifico carisma a generare Gesù spiritualmente laddove i suoi membri vivono. Una vocazione descritta negli Statuti con parole forti: essere – per quanto è possibile – una continuazione di Maria, proprio in quella sua specifica opera di dare al mondo Cristo. Il vostro obiettivo, mi corregga se sbaglio, è edificare tutti insieme la civiltà nuova dell’amore. Dove bisogna operare soprattutto in questi tempi? Quali le periferie in cui è necessario essere presenti? Le periferie sono là dove c’è un di più di sofferenza. Papa Francesco non smette di indicarle. Non sono solo le povertà materiali ma anche quelle spirituali: la perdita di senso, lo smarrimento delle radici cristiane in un’Europa logorata dal consumismo, dall’edonismo, dal potere economico e tecnologico, la devastazione del creato, le stragi, il dramma umanitario dei rifugiati e le migrazioni di massa, i tanti conflitti armati. Le periferie sono infinite. Non si tratta di fare tutti insieme la stessa cosa, ma di lavorare insieme con lo stesso scopo: trasformare il deserto in foresta. Riccardo Maccioni, 7 agosto 2016 Pdf dell’intervista (altro…)
12 Ago 2016 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Ho imparato come trasformare il negativo in positivo e come trasmetterlo ai miei amici» e a non «disperare di fronte alle difficoltà». Detto in un contesto come quello siriano, dove i giovani vivono «sotto continue pressioni psicologiche» ogni parola ha un peso diverso. «Purtroppo dalla Siria continuano ad arrivare notizie di vittime civili della guerra, in particolare da Aleppo», ha ricordato ancora papa Francesco nell’Angelus dello scorso 7 agosto. «È inaccettabile – continua – che tante persone inermi – anche tanti bambini – debbano pagare il prezzo del conflitto, il prezzo della chiusura di cuore e della mancanza della volontà di pace dei potenti». E ha esortato tutti ad essere «vicini con la preghiera e la solidarietà ai fratelli e alle sorelle siriani». L’aria di guerra logora, anche se non mancano i semi di speranza, ed è su quelli che si continua a puntare. «Sentivamo di dover fare qualcosa di diverso con i giovani, per sostenerli dal punto di vista spirituale e umano», raccontano Lina Morcos e Murad Al Shawareb, educatori del Movimento dei Focolari, «e così è nata l’idea di invitare Sr. Noha Daccache, libanese, del Sacro Cuore, docente all’università con specializzazione nel sociale. Abbiamo scelto di approfondire, nell’anno della misericordia, “la misericordia nella nostra vita quotidiana e la preghiera”».
«Già dalla preparazione – fatta tutta via whatsapp – si sentiva una grande maturità», mostrata poi nello svolgersi dei tre giorni (dal 10 al 12 giugno scorsi). L’approfondimento di Sr. Noha sulla misericordia e la preghiera, e sulla Sacra Scrittura – che andava a toccare la loro vita spirituale – ha suscitato domande e riflessioni. «Ma ci siamo accorti la prima giornata di essere molto stressati a causa della situazione che stiamo vivendo, così abbiamo fatto un’ora di dialogo e dopo qualcuno ha suggerito di fare un momento di preghiera. È stato un momento molto forte con canti e meditazioni, dove i giovani hanno fatto preghiere spontanee chiedendo con tanta fede il dono della Pace». «Il secondo giorno abbiamo approfondito vari aspetti della vita che impediscono la piena corrispondenza a quello che Dio ci chiede ogni giorno. Mentre l’ultimo giorno, lo scritto di Chiara Lubich “Meglio di ieri” è stato molto illuminante perché ci ha indicato una chiave concreta per amare Gesù sempre meglio». «Ho capito di dover vivere il momento presente con solennità, di offrire il dolore e viverlo per Gesù; tutto il resto è secondario – scrive una ragazza –. Durante le preghiere ho sentito che Gesù mi diceva: sono con te». «Siete ragazzi in gamba – ha detto Sr. Daccache al momento di partire –. Vi porto tutti in cuore e preghiamo intensamente per la Pace». Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
10 Ago 2016 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Mi dispiace…» “Un collega medico più anziano mi aveva ripreso di fronte ai malati per un errore che non pensavo di aver commesso. Colpito sul vivo, me ne andai sbattendo la porta. A casa, non riuscivo a rimanere tranquillo: dovevo fare qualcosa per ricostruire quel rapporto. Dopo vari tentennamenti, pensai di telefonargli allo studio. «Mi dispiace – gli dissi – per ciò che è accaduto stamattina». Rimase meravigliato e molto contento. Da allora il nostro rapporto è in continua crescita: la scoperta che, pur tra tante difficoltà, è possibile dare una dimensione umana al nostro lavoro”. R. S. – Canada Cosa fare di quella somma? “Da un parente avevamo ricevuto in dono una grossa somma di denaro. Sorpresi da un gesto così inaspettato, ci chiedevamo cosa farne. Siamo in nove in famiglia e ognuno ha espresso un desiderio: chi voleva una cosa, chi l’altra… Quanto a me, avrei voluto devolvere almeno una parte di quei soldi per uno scopo sociale. Ma i nostri figli sarebbero stati d’accordo? A quel punto, mia moglie ed io ci siamo ricordarti che abbiamo un figlio in cielo. Se fosse stato fra noi, certamente anche lui avrebbe avuto la sua parte. Nessuno dunque ci vietava di destinare per quello scopo la somma che sarebbe spettata a lui. È bastato comunicare l’idea ai ragazzi perché anche loro aderissero con gioia a questa decisione”. C. M. – Argentina
Amare senza aspettarsi nulla “Nostra figlia Anna era una ragazza piena di vita e di ideali che voleva realizzare: laurearsi, fare l’archeologo, formare una bella famiglia. Purtroppo le cose non sono andate così. Dopo la laurea ha attraversato un periodo di particolare stress; soprattutto il fatto che il ragazzo l’aveva lasciata l’ha portata ad una crisi profonda. Mia moglie ed io eravamo sgomenti. Ci sentivamo impotenti e ci sono venuti dei dubbi se avevamo sbagliato qualcosa nella sua educazione. Questa dura esperienza ci ha condotti ad un più profondo rapporto con Dio. Insieme agli altri figli ci siamo messi ad amare Anna con un amore che non aspettava nulla e, dopo una cura adeguata, a poco a poco lei è uscita dal tunnel. Un giorno ci ha confidato che l’amore della famiglia era stato determinante per la sua guarigione”. E. P. – Austria (altro…)
8 Ago 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
«Nessuno della mia famiglia conosceva i Focolari e, per quel che ricordo, la spinta a tornare ogni sabato all’appuntamento per approfondire il Vangelo era dovuta al fatto che avevo trovato chi mi voleva bene in un modo disinteressato. Sono nato e cresciuto ad Ascoli Piceno (Italia), ed ogni anno ho partecipato ai corsi di formazioni per ragazzi, consolidando così il mio cammino di fede. A 19 anni ho dovuto affrontare un intervento al ginocchio, a seguito del quale si sono presentate alcune inattese complicazioni. Mentre ero ancora in ospedale i medici mi dissero che non avrei più potuto giocare a pallavolo e che non sarei mai più tornato ad avere la piena funzionalità della gamba. In quel momento capii chiaramente cosa volesse dire che “Dio è un ideale che non crolla” e decisi di fidarmi di Lui. Se non potevo più praticare alcuno sport, Egli avrebbe trovato sicuramente altro da farmi fare. Dopo le scuole superiori ho proseguito gli studi all’università, ma ogni sabato tornavo nella mia città per prestare servizio come animatore nella parrocchia, sfruttando la mia propensione a preparare giochi per giovani e ragazzi. Pur non potendo giocare, ho scoperto quanto fosse divertente e gratificante far giocare gli altri, talvolta sottoponendoli a prove funamboliche! Negli stessi anni iniziai ad avvertire nel cuore una forte chiamata di Dio a spendere la mia vita per Lui negli altri. Alla Mariapoli 2007, dopo aver ricevuto Gesù Eucarestia, sentii nel cuore quale fosse la mia strada: portare il carisma dell’unità nella mia diocesi. Era una totale scelta di Dio, messa a servizio di una realtà particolare. Questo tuffo in Dio mi ha portato a vivere la vita nella pienezza della gioia, e in modo particolare mi ha permesso di affrontare una situazione che umanamente non sarei mai stato in grado di affrontare. Nel 2010, infatti, iniziai ad avere nuovi problemi alla gamba che aveva subìto l’intervento, poi all’altra, alla schiena, e nel giro di pochi mesi facevo fatica a camminare e a stare in piedi. I medici non trovavano spiegazioni e, dato che ero prossimo alla laurea, ipotizzarono una sorta di esaurimento nervoso o di depressione. Io continuavo a sentire nel cuore la gioia di vivere assieme ai miei compagni di avventura ideale, e non capivo cosa mi stesse accadendo. Una sera, mi rifugiai in chiesa e pregai di fronte a Gesù Eucarestia: “Se è nella tua volontà iniziare queste cure, dammi un segno. Se, invece, ho una strana malattia, fammelo capire, perché voglio continuare ad essere un dono per gli altri”. Con l’ennesima ricerca si scopri che ero affetto da una rara malattia genetica che scatenava tutte le problematiche che stavo vivendo e che tuttora mi costringe a convivere col dolore cronico. Subito i pensieri furono invasi di domande e d’angoscia. Come avrei continuato a vivere per gli altri? Capii che l’Amore di Dio non cambiava neppure di fronte a tutto quel dolore, forse io lo percepivo in modo diverso, ma il suo amore era sempre immenso. Cosa potevo fare allora? Continuare ad amare e a costruire l’unità con tutti, anche se ora è più faticoso, anche se avrei voglia di restare da solo. Qualche mese dopo mi chiesero di seguire un gruppetto di giovanissimi. Pensavo: ce la farò? Lasciai da parte le paure e decisi di mettermi ancora a servizio degli altri. Oggi devo dire che, in questi anni, i ragazzi del gruppo spesso sono stati la mia forza e il mio coraggio. Perché amando tutto si supera. Tante sono le occasioni che non avrei mai immaginato di riuscire fisicamente a sostenere, eppure ce l’ho fatta, costatando che davvero “Nulla è impossibile a Dio”». (altro…)
6 Ago 2016 | Centro internazionale
«In principio è la relazione», scriveva nella prima metà del secolo scorso il grande Martin Buber, esponente del pensiero ebraico. Da allora, e grazie agli sviluppi compiuti dalla scuola dialogica, questa categoria è entrata con autorevolezza nella scena filosofica contemporanea, con conseguenze per la vita sociale e l’orizzonte di senso dell’esistenza. Le scienze umane, in particolare, ne hanno fatto un uso proficuo e fecondo. Sempre più tendiamo a pensare che la relazione sia quella dimensione della persona che in qualche modo la definisce. La capacità di relazione è perciò diventata importante in tutti gli ambiti dell’agire umano. Il fallimento di tante nobili imprese, per esempio, può essere fatto risalire a problemi di relazione. Avere una buona relazione risulta, per lo più, un positivo punto di partenza e una garanzia di continuità. La relazione è davvero essenziale. Eppure, dal mio punto di vista, mi permetterei di modificare la frase del grande filosofo austriaco-israeliano con quest’altra: «In principio è la relazionalità». Con questo intendo dire che la relazione è sempre seconda, perché c’è qualcosa di più radicale: la relazionalità. È la struttura relazionale della persona che permette di entrare in relazione, ma non esige necessariamente un rapporto con l’altro per esserci. La relazionalità implica l’essere, la relazione, il fare. Relazionalità e relazione non si oppongono, ma vanno distinte perché toccano due dimensioni diverse della persona. La conclusione sembra paradossale: ci sono persone povere di relazioni ma ricche di relazionalità, e viceversa. Avere tanti rapporti, infatti, non è necessariamente indice di relazionalità. Pongo un caso estremo: una suora di clausura può essere più ricca di relazionalità di una star cinematografica, anche se infinitamente più povera di relazioni. Si può essere aperti all’infinito senza valicare il perimetro della propria stanza, così come chiusi in sé stessi mentre si gira il mondo. È una questione di quantità e qualità, allora? Sì e no. Decisiva – come criterio di qualità delle relazioni – è la misura con cui esse partono o meno dalla struttura relazionale della persona. Non è, quindi, questione di quantità o qualità, ma di profondità e reciprocità. La relazionalità proviene dal fondo dell’essere umano ed è sempre aperta. Aperta alla reciprocità, mentre non sempre le relazioni schivano la tentazione individuo-centrica. Partire dalla struttura relazionale della persona vuol dire allora essere coscienti che nelle nostre relazioni c’è sempre qualcosa che le precede e qualcosa che le eccede. Significa rinunciare a dominare le relazioni, addirittura a costruirle come se dipendessero da noi. Le relazioni non si costruiscono, si cercano. Questo vuol dire che nei nostri rapporti dobbiamo essere attenti soprattutto a ciò che ci sorprende, all’imprevisto. La “volontà di potenza” che caratterizza spesso l’uomo moderno tende non di rado a imporre le relazioni, anche per buoni fini. Può succedere, per esempio, nel rapporto padre-figli o nei rapporti di coppia. Se vogliamo rapporti carichi di relazionalità dobbiamo invece curare l’atteggiamento di attesa, di ascolto, di pazienza, anche di assenza. La relazionalità richiede amore insieme a una sorta di passività che, ben vissuta, è l’unica veramente aperta al nuovo. Le conseguenze etiche di questa distinzione, che può apparire solo accademica, sono in certi casi decisive. Un esempio: se la persona fosse primariamente relazione, intendendo con questo la capacità di costruire rapporti, l’aborto sarebbe legittimo perché l’embrione non è in grado di costruirli. Anche la persona in coma non avrebbe diritto di vivere, perché incapace di avere rapporti con gli altri. Se invece ciò che definisce alla radice la persona è la relazionalità, che per esserci non ha bisogno di rapporti perché viene prima di essi, allora le cose cambiano sostanzialmente. Fonte: Città Nuova (gennaio 2016, pag. 67) (altro…)
4 Ago 2016 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Dopo la partecipazione alla memorabile Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia, 67 vescovi e cardinali amici del Movimento dei Focolari, provenienti da 27 paesi di 4 continenti, si riuniscono a Braga, nel nord del Portogallo, dal 2 al 10 agosto 2016. Un incontro che si ripete dal 1977 e che per la prima volta si realizza in terra lusitana, accolto presso il Santuario della Madonna di Sameiro su invito di mons. Jorge Ortiga, arcivescovo di Braga. Moderato dal cardinale Francis Kriengsak, arcivescovo di Bangkok, Tailandia, l’incontro ha come finalità approfondire la comunione fraterna fra i vescovi presenti alla luce della spiritualità dell’unità che anima i Focolari. Tema centrale dell’incontro il mistero di Gesù in croce che grida «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34), chiave per incontrare e abbracciare le piaghe del mondo di oggi e che sarà anche il tema per tutto il Movimento nell’anno 2016/2017. Maria Voce, presidente dei Focolari, presente all’incontro, offrirà degli spunti sull’argomento. Presenti anche il copresidente Jesús Morán e alcuni consiglieri centrali per una condivisione di prospettive sulla vita del Movimento dei Focolari oggi. Altri argomenti di riflessione e di lavoro, con contributi specifici da parte di teologi, politici e altri esponenti dei Focolari, sono la situazione attuale del mondo, la riforma della Chiesa nel solco di papa Francesco, l’ecumenismo. Un invito ai vescovi della Conferenza Episcopale Portoghese per la giornata del 9 agosto sarà, per chi vi possa partecipare, occasione di scambio fraterno di esperienze e conoscenza reciproca, arricchito dalla presenza di presuli provenienti da diocesi di tante parti del mondo. Un pellegrinaggio a Fatima per affidare alla Madonna la propria vita e missione, in quella che è conosciuta come la terra di Santa Maria, suggellerà l’incontro. I convegni dei vescovi amici del Movimento dei Focolari hanno avuto inizio nel 1977 su iniziativa di mons. Klaus Hemmerle, vescovo di Aquisgrana, Germania. Sono stati approvati e sostenuti fin dall’inizio dalla Santa Sede, per favorire la collegialità “effettiva e affettiva” tra vescovi in uno spirito di comunione e fraternità. Fonte: Comunicato stampa – SIF (altro…)
4 Ago 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
«Sono stati giorni stupendi, ho provato pace e sicurezza. Il dialogo nei gruppi è stato molto ricco, specialmente in quello delle famiglie». «Ringrazio Dio per la grazia che abbiamo ricevuto anche come coppia. Tra noi due eravamo un po’ in discussione, ma qui tante cose sono cambiate. Ora siamo felici e pronti ad impegnarci per qualsiasi attività». « Per la prima volta sono stata ad aiutare con i più piccoli: un’esperienza molto speciale. Da loro ho imparato la semplicità e come vivere l’amore nel quotidiano». «Ho sentito che devo accettare l’altro così com’è. Ho fatto il pieno per andare avanti!» Ecco alcune impressioni, fra le tante, che risuonano in questi mesi un po’ in tutto il mondo dove è in corso la Mariapoli, l’appuntamento estivo tipico dei Focolari. Fin qui, niente di nuovo. Se non fosse che queste impressioni provengono dalla travagliata Terra Santa. «La nostra Mariapoli – scrivono da Gerusalemme – si è svolta dal 30 giugno al 2 luglio, a Jenin, in Palestina. Un luogo molto bello che, facilitando la distensione, ha aiutato ad approfondire il filo d’oro del programma che invitava a sperimentare la misericordia di Dio e con i fratelli. Vi hanno partecipato 230 persone di diverse località; tante di esse erano alla loro prima volta, fra cui molti giovani, ragazzi e bambini. C’erano anche 20 persone della striscia di Gaza che per l’occasione sono riuscite ad ottenere il permesso di uscire ». «Tra le presenze illustri l’arcivescovo melchita della Galilea mons. Georges Bacaouni, le cui parole – ha lasciato scritto un partecipante – sono state di grande luce per aver incoraggiato tutti a vivere in modo che intorno a noi si veda che amiamo Gesù».
«Essendo l’Anno della Misericordia, era previsto anche uno spazio che abbiamo chiamato “a tu per tu con Dio”. Dopo un profondo esame di coscienza davanti a Gesù Eucaristia, ciascuno poteva scrivere i passi che sentiva di dover fare per crescere nell’amore verso Dio e verso gli altri, per poi bruciare il foglio in un grande braciere, simbolo della misericordia di Dio. Dopo questo momento solenne, una signora di Gaza ci ha confidato con tantissima gioia: “Io l’ho fatto, ho perdonato tutti. Ora ricomincio da capo”». “C’era anche chi ritrovava il rapporto con i Focolari dopo tanto tempo: «Ritorno in Mariapoli dopo 15 anni, ma la sto vivendo come se fosse la mia prima volta. Ascoltando i temi di Chiara Lubich ho capito che in ogni momento è possibile rimettersi al passo con gli altri, basta ricominciare ad amare nel presente. Ho di nuovo sperimentato che quando siamo insieme c’è una forza speciale che ci dà l’energia per andare avanti». (altro…)
3 Ago 2016 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Anthony è di Chicago, è venuto con altri 26 amici alla GMG. Racconta: «Sono abituato che nella mia città ognuno bada a se stesso, senza preoccuparsi dell’altro. Mentre camminavamo per raggiungere il Campus misericordia una persona è uscita di casa e ci ha regalato un vassoio pieno di gelati…. Un’altra persona ci ha dato dell’acqua…. Non potevo credere ai miei occhi!». Invece Antonel è rumeno di origine ungherese: «Anche se abito in Romania, parlo poco rumeno e ho poco contatto con i rumeni. In realtà, noi ci sentiamo ungheresi, non rumeni. Nella GMG eravamo in un gruppo insieme, romeni e ungheresi ed è stata un’esperienza incredibile: ho imparato più la lingua rumena in quei giorni che in tutta la mia vita, ho sentito che siamo fratelli davvero. Sono caduti tanti pregiudizi!». E Anna dell’Italia: «Avevamo valigie molto pesanti, una famiglia ci ha invitato a entrare nella loro casa e si è offerta di tenercele fino al giorno seguente, quando saremmo ritornati dal Campus Misericordiae. Non ci sembrava vero. Poi al ritorno ci hanno fatto entrare per offrici bevande, un po’ di riposo e ristoro. Siamo stati lì con loro per un po’ e poi abbiamo continuato…».
Sono un fiume in piena…. Sono appena arrivati da Cracovia con più di 10 ore di viaggio per fare 180 km. Stanchi ma felici, pieni di grinta ed entusiasmo. Le parole del Papa sono entrate profondamente nel loro cuore. «La GMG, potremmo dire, comincia oggi e continua domani, a casa, perché è lì che Gesù vuole incontrarti d’ora in poi – aveva detto papa Francesco alla messa al Campus Misericordiae – Il Signore non vuole restare soltanto in questa bella città o nei ricordi cari, ma desidera venire a casa tua, abitare la tua vita di ogni giorno: lo studio e i primi anni di lavoro, le amicizie e gli affetti, i progetti e i sogni». Sono più di 600 e, dopo l’esperienza indimenticabile della GMG, si trovano per 5 giorni a Jasna sui Monti Tatra in Slovacchia. Vogliono fare calare nella loro vita le parole di Papa Francesco e capire insieme come metterle in pratica nella loro vita. Sono giovani del Movimento dei Focolari da 33 Paesi, dall’Australia al Brasile e Argentina, dal Portogallo alla Russia. Oltre le parole del Papa, l’esperienza di accoglienza e fraternità che hanno vissuto non la dimenticheranno mai. Li aspettano giorni pieni. Il titolo dell’incontro è significativo: You Got(d) Me! (mi hai rapito, ma anche Tu, Dio, Io). Nel programma, infatti, oltre l’immersione nella bellissima natura dei monti Tatra, 3 tematiche essenziali per la vita di ogni persona: il rapporto con Dio, il rapporto con se stesso e il rapporto con l’altro. Tutto questo con lo sfondo delle parole del Papa e con il desiderio di non lasciare che nessuno gli “tolga la libertà” di fare delle scelte coraggiose per diventare veri “costruttori del futuro”.
Il primo giorno non smettono di raccontare. Dell’accoglienza, degli aiuti reciproci, dei sorrisi, degli scambi…. E certamente del Papa! Del suo invito a sentire che «Gesù ti chiama a lasciare la tua impronta nella vita, un’impronta che segni la storia, che segni la tua storia e la storia di tanti». A non essere «giovani-divano, ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati». Domenico del Cameroun riassume in poche parole l’impressione di tanti, quella che «il mondo unito è possibile, che possiamo arrivare alla fratellanza universale». «Come diceva il Papa, dobbiamo costruire i ponti e stringerci le mani. Mi veniva da giudicare tanti Paesi che fanno tante guerre in Africa e mentre parlava il Papa sentivo che dovevo cambiare la mia mentalità e cominciare a costruire questi ponti. Costruendo ponti arriviamo alla fratellanza ma con l’odio li distruggiamo. Cosi Gesù mi ha permesso di raddoppiare la mia fede. Molte volte nella vita mi sono chiesto come mai c’è il dolore nel mondo e ho capito che lì c’era Gesù che si è fatto brutto per poi abbellire. Vorrei essere uno strumento per gli altri, essere protagonista nel costruire ponti. Se noi ci sporcassimo le mani arriveremmo sicuramente a vivere il testamento di Gesù: che tutti siano uno». E Eva della Slovacchia : «Ci ha colpito quando Papa Francesco ha benedetto i nostri sogni e i nostri piedi, avendo cosi significato ogni sforzo che abbiamo fatto». «Ci aspettano giorni intensi – concludono – ma la GMG ci fa vedere che è possibile un mondo nuovo…. A noi costruirlo nei piccoli passi che facciamo ogni giorno!». Omelia di Papa Francesco alla Messa della GMG – Campus Misericordiae 31 luglio 2016 Veglia di preghiera con i giovani – Discorso del Santo Padre 30 luglio 2016 Via Crucis con i giovani – le parole del Papa (altro…)
2 Ago 2016 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«È stato per tantissime persone vero testimone della misericordia infinita di Dio – scrive Maria Voce ai membri del Movimento –, che ora certamente sperimenta in pienezza». Nato a Pistoia, l’8 settembre 1926, è venuto a contatto con il Movimento nascente nel dicembre del 1949, in occasione di una visita di Graziella De Luca – anche lei tra le prime focolarine – nella sua città per incontrare Pasquale Foresi. Viene ordinato sacerdote nel 1978, e adempie tanti compiti nel Movimento, ma “una delle grazie più grandi che ho avuto – dirà – è stata quella di condividere l’incarico dell’aspetto dell’Economia e Lavoro per più di 30 anni, con Giosi Guella, una persona eccezionale; e sperimentare l’intervento costante della Provvidenza che mi faceva sentire che siamo nelle mani di Dio”.

Bruno Venturini (terzo da destra) è stato sempre molto vicino a Chiara Lubich.
È sempre molto vicino a Chiara Lubich, in particolare negli ultimi anni della sua vita, nei quali Bruno celebra ogni mattina la messa nella cappella in casa di Chiara. Un’esperienza che lo porta ad “una nuova intimità con Gesù”, come confida a qualcuno. Bruno aveva un’anima grande, capace di accogliere e di ascoltare fino in fondo chiunque, con un cuore ricco di misericordia; questa sua caratteristica viene anche sottolineata dalla presidente dei Focolari nell’indicare la concomitanza della sua scomparsa con “il giorno del perdono di Assisi”. I funerali si svolgeranno domani 3 agosto alle ore 16,30 al Centro internazionale di Castel Gandolfo. (altro…)
1 Ago 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«I risultati di questo seminario superano di gran lunga le nostre più ampie aspettative». Così Roberto Catalano del Centro per il Dialogo interreligioso dei Focolari, al termine del primo appuntamento del gruppo di ricerca “Wings of Unity” (“Ali di unità”), conclusosi con la sottoscrizione di un’agenda a dir poco impegnativa, se pensiamo alla difficile fase che l’Europa sta attraversando. Co-direttori dell’iniziativa, il preside dell‘Istituto Universitario Sophia (IUS), Piero Coda e il prof. Mohammad Ali Shomali (Direttore del Centro islamico londinese Islamic Centre of England). L’idea di ritrovarsi a Loppiano risale all’aprile scorso, quando il prof. Shomali è stato invitato a svolgere una lezione all’Interdisciplinary Perspectives on Religions in the Contemporary World, un corso che si tiene a Sophia coordinato dal prof. Frizzi. Ma le radici di Wings of Unity affondano ben più lontano, in una storia di amicizia, di solidarietà, di fiducia tra amici musulmani e cristiani dei Focolari, iniziata 19 anni fa e che, intrecciando i luoghi della vita quotidiana a quelli della ricerca accademica, ha condotto ad immaginare una tappa comune di testimonianza e di fraternità. Ed è ciò che è stato per i 14 partecipanti al Seminario, svoltosi a Sophia da venerdì 8 a domenica 10 luglio, di cui cinque musulmani sciiti. Era presente anche la teologa iraniana Sharzad Housmand, docente alla Pontificia Università Gregoriana ed esperta di dialogo islamo-cristiano, che al termine del corso ne ha fortemente sottolineato la novità. Così pure una studentessa pakistana di Sophia, Arooj Javed, cristiana, che, a suo dire, non avrebbe mai potuto immaginare un tale spirito di comunione e allo stesso tempo di apertura e trasparenza tra cristiani e musulmani. I lavori hanno preso avvio con alcuni brani attinti al patrimonio di Chiara Lubich e proposti dai docenti Coda e Catalano, nei quali la fondatrice dei Focolari sottolinea, fra l’altro, coma l’unità sia da ricercare con tutti gli uomini, poiché tutti siamo figli di un unico Padre. Successivamente il prof. Shomali ha presentato contenuti e realtà estratti dal Corano e dalle tradizioni successive, che si sono spesso rivelati in consonanza con quanto fino ad allora esposto. Ed è così che, con sorpresa, man mano che il dialogo si approfondiva, la “durezza” della diversità si affievoliva, lasciando posto alla speranza che un dialogo improntato all’ascolto e alla reciproca comprensione è possibile. Apprezzato anche l’intervento dei professori Callebaut e Ropelato, che nella centralità dell’amore hanno individuato la capacità della persona di unificare, dentro e fuori di sé, i diversi ambiti umani e di intravvedere nuove linee per la vita sociale, economica e politica. Molto validi anche i contributi degli ospiti sciiti che hanno aperto nuovi scenari sull’esperienza dell’unità, un valore che – riprendendo le parole di Coda – diventa “kairos, momento opportuno”. Più che mai convincente è risultato l’auspicio della prof.ssa Mahnaz Heydarpoor, sciita, sull’importanza della formazione delle nuove generazioni al dialogo interreligioso. Tra le iniziative future, infatti, una Summer School interreligiosa per giovani a Sophia, già in calendario per l’estate 2017, con l’obiettivo di dare continuità al “laboratorio” di comunione inaugurato in quei giorni: “Dopo tanti anni spesi a costruire la fiducia tra noi – ha detto in conclusione una delle partecipanti musulmane –, ora le nuove generazioni non devono attendere: vogliamo fare tutto ciò che è possibile perché possano sperimentare l’unità che in questi giorni ci ha colmato cosi intensamente cuore e mente”. Fonte: Sophia online (altro…)
30 Lug 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Cos’è la Mariapoli? Letteralmente “Città di Maria”, è l’appuntamento più caratteristico del Movimento dei Focolari: insieme, grandi e piccoli, persone delle più varie provenienze, si ritrovano per più giorni per vivere un laboratorio di fraternità, alla luce dei valori universali del Vangelo. Questa originale esperienza, che si ripete in numerosi Paesi del mondo, ha come linea guida la “regola d’oro” che invita a fare agli altri quello che si vorrebbe fosse fatto a sé. Sono giorni per sperimentare come sia possibile vivere nella quotidianità ponendo a base di ogni rapporto l’ascolto, la gratuità, il dono. Storia delle Mariapoli Nel difficile dopoguerra, mentre faticano a rimarginarsi tra i popoli europei le ferite inferte dal Secondo conflitto mondiale, ogni estate, sui monti del Trentino, nel nord dell’Italia, al gruppo nascente del Movimento si unisce un numero sempre maggiore di giovani, famiglie, operai, professionisti, politici. Si compone così la Mariapoli, un bozzetto di società rinnovata dall’amore evangelico. Si incontrano sud-tirolesi e italiani, francesi e tedeschi, che vedono sciogliersi odi e rancori. “Tranvier, studenti e medici, speziali e deputati, entrati qui in Mariapoli siam già parificati. A che valgono le cariche se qui fratelli siam?” recitava una vecchia canzone in voga nelle prime Mariapoli, e che ben esprime il senso di fraternità che si respirava e che si respira ancora oggi in tanti Paesi del mondo dove si ripete questa originale esperienza. La nota dell’internazionalità caratterizza ben presto il Movimento in rapida espansione, dapprima in tutta Italia, poi, dal 1952, negli altri paesi d’Europa, e dal 1958 nei continenti extraeuropei. Nel 1959 saranno più di 10.000 le persone che giungeranno a Fiera di Primiero, nel Trentino. Sono rappresentati 27 Paesi dai diversi continenti. In quella Mariapoli – e poi, nel 1960, a Friburgo –, Chiara Lubich, parlando a gruppi di diverse nazioni dell’unità dei popoli, trasferisce al rapporto tra le nazioni la legge evangelica dell’amore e propone di “amare la patria altrui come la propria”. Le Mariapoli si ripetono tutt’oggi nei 5 continenti. Sul loro modello sorgeranno nel mondo le ‘Mariapoli permanenti’, le cittadelle del Movimento, ora una ventina, a vari stadi di sviluppo; la prima nasce nel 1964 in Italia, a Loppiano. (altro…)
30 Lug 2016 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
“Perché vai alla GMG?” “Perché spero di incontrare Gesù”, ha risposto una ragazza arrivata qui a Colonia insieme a centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo. Penso che non è l’unica ad avere in cuore questo struggente desiderio: incontrare Gesù! Ed è anche il motto di questa GMG: cercare Cristo, trovarlo ed adorarlo. La “Giornata mondiale della gioventù” – questa ispirata invenzione del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo II – è un’occasione privilegiata per incontrare Gesù vivo nella sua Chiesa (…). Incontrare Gesù, adorarlo e poi portarlo agli altri, dovunque andiamo. Carissimi giovani, ma sapete che c’è un segreto per non perderlo più questo Gesù che durante gli eventi della GMG ci appare così bello, così vivo, così affascinante? Il segreto è questo: bisogna amare! Per amare Dio, per rimanere in Lui, per essere nella luce sempre, bisogna amare gli altri! Guardate, io vi parlo della mia esperienza di più di 60 anni, ma anche dell’esperienza di un popolo intero, sparso su tutto il pianeta, milioni di uomini, donne e bambini che hanno scelto l’amore come stile di vita! È questo il segreto di una vita felice, piena, interessante, sempre nuova, mai noiosa, sempre sorprendente! Vi dico un piccolo, ma grande esempio: ho saputo recentemente che un gruppo di giovani in un campo profughi in Africa, dove manca più o meno tutto, vuole cambiare con il proprio amore il campo in un paradiso e mi raccontano veramente delle esperienze concrete dove questo si realizza. Capite che vuole dire? Vuol dire che l’amore vince tutto! Si potrebbero dire infinite cose su quest’amore che Gesù ci insegna con la sua vita, con le sue parole, con i suoi santi. Ma per oggi vorrei sottolineare solo due punti, che sono però di fondamentale importanza: Bisogna amare TUTTI, senza eccezioni, senza selezioni, senza preferenze – come fa Dio con noi! –. E qui si tratta di amare l’amico e il nemico, quello simpatico e quello antipatico, l’insegnante e il vicino di casa, il postino e il collega. Amare TUTTI significa anche amare la gente lontana da noi, ma presente tramite i mass media, come le vittime dello Tsunami nel Sudest-Asiatico, o i giovani della GMG venuti dai Paesi poveri, che voi avete aiutato con il Fondo di solidarietà. Il secondo punto: bisogna amare PER PRIMI. Normalmente si ama quando si è amati, si risponde all’amore che ci arriva. E se non arriva? No, è molto meglio prendere noi l’iniziativa, incominciare per primi a dare un segnale di amicizia, di perdono, di volontà a ricominciare da capo. Provate ad amare così, sperimenterete una grande libertà perché siete voi i protagonisti! Carissimi giovani, coraggio! Vale la pena vivere così, non siete fatti per le cose a metà, date il vostro cuore a Colui che lo sa riempire. Dio ha bisogno di giovani così, infuocati, che non si fanno frenare dai propri problemi, questi eterni ostacoli all’amore, persone che hanno bruciato tutto nel fuoco dell’Amore di Dio e che trascinano gli altri. Che Gesù che avete incontrato resti sempre con voi! Nell’Amore vero. (Chiara Lubich, Colonia, 16 agosto 2005) Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)
28 Lug 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Dalla diocesi di Verona sono 5 i pullman di ragazzi diciasettenni in partenza per la Polonia, accompagnati da sacerdoti, animatori e famiglie. Il campo scuola che li aspetta a Cracovia nel quadro della GMG, è indirizzato esclusivamente a loro. Fra questi ci sono anche dei Gen3, entusiasti di fare anch’essi un’esperienza del genere. «Una tappa del viaggio è prevista il 22 luglio a Monaco – racconta d. Stefano Marcolini dei Focolari, uno dei sacerdoti che accompagna il gruppo –, per visitare l’ex campo di concentramento nazista di Dachau. La sera, ritornati a Monaco, optiamo per un giro turistico nella città, ignari che sarebbe diventata teatro di un attentato terroristico. Grazie a Dio non siamo nelle vicinanze del centro commerciale dove avviene la sparatoria, ma la confusione è tale che tutta la città (metropolitane, bar e luoghi pubblici) è in preda al panico. La paura è tantissima, così pure la difficoltà di ritrovarsi. Meno male che funzionano i cellulari e Google maps. Finalmente, alle 3 del mattino, ci ricongiungiamo tutti, generosamente accolti dalla chiesa locale che ci ospita offrendoci anche un’abbondante colazione. Contattato il Ministero degli Affari Esteri italiano, abbiamo però l’ordine di ritornare in Italia, dato che il gruppo è composto da minorenni».
Ma i ragazzi non si danno per vinti. Incoraggiati dalle parole con le quali papa Francesco aveva invitato i giovani alla GMG: “Non lasciatevi rubare la speranza”, una volta rientrati in Italia vogliono ugualmente prendere parte ad un campo scuola – quello che avrebbero dovuto fare a Cracovia – che il vescovo in tutta velocità fa allestire in un bel posto in montagna. «Il Papa, venuto a sapere della loro avventura, incoraggia i ragazzi a non arrendersi e dice loro che li aspetta tutti a Cracovia. Intanto tre di loro, accompagnati da un sacerdote, vengono invitati a Cracovia per partecipare, al Festival dei giovani dell’Italia. E sono loro che, insieme ad altri giovani, vengono scelti per porre, in un collegamento con papa Francesco, una domanda proprio sui fatti di Monaco». «Rispondendo all’invito personale del Papa – continua d. Stefano –, al termine del campo scuola i pullman ripartiamo per la Polonia, per arrivare giusto in tempo per partecipare – il sabato 30 mattina – ad un’udienza privata con lui, che per loro modifica i suoi programmi precedenti. Ma non solo. Per il grande incontro di sabato sera, al quale sono attesi 2 milioni di giovani, i ragazzi di Verona hanno il pass per sedersi in “prima fila”. E tutto questo perché, come ci dice Riccardo, uno dei Gen3, “non ci siamo fatti rubare la speranza!”». (altro…)
28 Lug 2016 | Parola di Vita
È ormai da più di 70 anni che si vive la Parola di vita. Questo foglietto arriva tra le nostre mani. Ne leggiamo il commento, ma ciò che vorremmo rimanesse è la frase proposta, una parola della Scrittura, spesso di Gesù. La “Parola di vita” non è una semplice meditazione, ma in essa è Gesù che ci parla, ci invita a vivere, portandoci sempre ad amare, a fare della nostra vita un dono. È una “invenzione” di Chiara Lubich, che così ne ha raccontato l’origine: «Avevo fame di verità, di qui lo studio della filosofia. Anzi di più: come molti altri giovani cercavo la verità e credevo di trovarla nello studio. Ma ecco una delle grandi idee dei primi giorni dell’inizio del Movimento, subito comunicata alle mie compagne: “A che cercare la verità quand’essa vive incarnata in Gesù, uomo-Dio? Se la verità ci attrae, lasciamo tutto, cerchiamo Lui e seguiamo Lui”. Così abbiamo fatto». Presero in mano il Vangelo e iniziarono a leggerlo parola per parola. Lo trovarono tutto nuovo. «Ogni parola di Gesù era un fascio di luce incandescente: tutto divino! (…) Le sue parole sono uniche, eterne (…), affascinanti, scritte con divina scultoreità, (…) erano parole di vita, da tradursi in vita, parole universali nello spazio e nel tempo». Le scoprirono non ferme al passato, non un semplice ricordo, ma parole che Egli continuava a rivolgere a noi, come a ciascun uomo di ogni tempo e latitudine1. Gesù però è veramente il nostro Maestro? Siamo attorniati da tante proposte di vita, da tanti maestri di pensiero, alcuni aberranti, che inducono addirittura alla violenza; altri invece sono retti e illuminati. Eppure le parole di Gesù possiedono una profondità e una capacità di coinvolgerci che altre parole, siano esse di filosofi, di politici, di poeti, non hanno. Sono “parole di vita”, si possono vivere e danno la pienezza della vita, comunicano la vita stessa di Dio. Ogni mese ne prendiamo una in rilievo, così, lentamente il Vangelo penetra nel nostro animo, ci trasforma, ci fa acquistare il pensiero stesso di Gesù, rendendoci capaci di rispondere alle situazioni più diverse. Gesù si fa nostro Maestro. A volte possiamo leggerla insieme. Vorremmo che fosse Gesù stesso, il Risorto, vivo in mezzo a quanti sono riuniti nel suo nome, a spiegarcela, attualizzarla, suggerirci come metterla in pratica. Ma la grande novità della “Parola di vita” sta nel fatto che possiamo condividere le esperienze, le grazie nate dal viverla, così come Chiara spiega riferendosi a quanto accadeva agli inizi, che dura tuttora: «Si sentiva il dovere di comunicare agli altri quanto si sperimentava, anche perché si era consci che donando l’esperienza rimaneva, ad edificazione della nostra vita interiore, mentre non donando lentamente l’anima si impoveriva. La parola era dunque vissuta con intensità durante tutto il giorno e i risultati venivano comunicati non solo fra noi, ma con le persone che si aggiungevano al primo gruppo. (…) Quando la si viveva, non era più l’io o il noi che viveva, ma la parola in me, la parola nel gruppo. E questa era rivoluzione cristiana con tutte le sue conseguenze». Così può essere oggi anche per noi. Fabio Ciardi (altro…)
27 Lug 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Il progetto in corso da alcuni anni portato avanti dall’AMU (Azione per un mondo unito) nella Repubblica di Kiribati, si rivolge alla popolazione di Buota, uno dei villaggi più poveri dell’isola di Tarawa, nel piccolo stato insulare oceanico. Lo scopo del progetto è quello di migliorare le condizioni di vita della comunità, attraverso iniziative rivolte principalmente a donne e bambini. I bambini che hanno frequentato la scuola materna sono 61, sia cattolici che di altre confessioni e fedi religiose. Quindici bambini hanno concluso il percorso prescolastico e hanno ottenuto dal Ministero della Pubblica Istruzione l’attestato che certifica il livello di conoscenze e competenze acquisite e li qualifica per iniziare la scuola primaria. «La scuola materna è un’attività che contribuisce a rafforzare la collaborazione fra i membri della comunità – ci scrivono i referenti locali -. Ad esempio le madri degli alunni lavorano spesso in gruppo per fornire il supporto necessario. Oltre ad alcune raccolte fondi realizzate con la vendita di pane e di blocchi di ghiaccio, hanno contribuito alla costruzione di una nuova aula intrecciando la paglia per il tetto. Tutta la comunità dei Focolari in Buota, che ha avuto l’idea del progetto, si è fatta carico volontariamente di costruire una nuova aula per rispondere all’aumento di presenze».
Il progetto di Kiribati prevede anche diverse attività di formazione per le donne. «A volte sono state piuttosto difficili da organizzare a causa dello stato in cui versano le strade: le vie di comunicazione per Buota non sono sempre praticabili e raggiungere il villaggio può essere molto impegnativo. Tuttavia anche questo aspetto è stato portato avanti». Lo scorso anno 4 persone del Ministero della Salute hanno condotto un breve workshop sulla nutrizione dei bambini. In quell’occasione si è parlato dell’importanza di un’alimentazione nutriente per lo sviluppo fisico e mentale, di igiene, di pianificazione familiare con metodi naturali e anche di orti biologici. Per incoraggiare l’adozione di stili di vita salutari, l’équipe locale del progetto ha organizzato un workshop di 2 giorni su come coltivare un orto biologico, anche con la collaborazione di personale qualificato del dipartimento di Agricoltura. Si è sottolineata la necessità che molte persone si dedichino a questa attività, in modo da condividere le esperienze e apprendere più facilmente come ottenere un terreno ricco di componenti organiche. Dall’isola hanno riferito che, verso la fine del 2015, si sono cominciati a vedere in diverse abitazioni di Buota i primi orti biologici con cavoli e pomodori! È un aspetto importante in questo contesto, dove il progressivo aumento del livello del mare limita fortemente l’area delle terre che possono essere destinate all’agricoltura. Fonte: AMU online (Associazione per un mondo unito). (altro…)
26 Lug 2016 | Cultura
IL VOLUME È il racconto denso di emozioni di un uomo quarantenne che diventa padre e affronta – prima, durante e dopo – tutte le trepidazioni che l’evento gli fa provare, a cominciare dalla paura. In una prosa limpida e intensa, di impronta poetica, il testo si compone di settanta frammenti lirici, che vanno a comporre una ideale “lettera aperta” che il padre, divenuto pienamente consapevole del proprio amore, scrive in prima persona alla figlia, ricordandole – dal concepimento ai primi tre anni di vita – tutta la bellezza racchiusa nel “miracolo” di essere nata. Il saggio di Paolo Di Paolo affronta le tematiche legate alla paternità. L’AUTORE Marco Onofrio (Roma, 1971) è poeta, scrittore e saggista. Ha pubblicato una ventina di libri per i quali ha conseguito 33 riconoscimenti letterari, tra cui il Montale (1996) il Carver (2009) il Farina (2011) il Città di Torino (2013) il Viareggio Carnevale (2013) e il Simpatia (2016). Lavora in campo editoriale e collabora con riviste e blog letterari. www.marco-onofrio.it SAGGIO DI Paolo Di Paolo è uno scrittore che ha lavorato anche per la televisione e per il teatro. Nel 2013 con Mandami tanta vita (Feltrinelli), è finalista al Premio Strega 2013 LA COLLANA: Passaparola: storie di vita, ispirate a fatti realmente accaduti, coinvolgenti, emozionanti che riscaldano il cuore. Con il breve saggio di un esperto sulle tematiche affrontate. DATI TECNICI: ISBN 978-88-311-2869-8 – f.to 10,5×18 – pp. 86 – prezzo: € 8,00
26 Lug 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Cari fratelli e sorelle, è ormai vicina la trentunesima Giornata Mondiale della Gioventù, che mi chiama a incontrare i giovani del mondo, convocati a Cracovia, e mi offre anche la felice occasione per incontrare la cara nazione polacca. Tutto sarà nel segno della Misericordia, in questo Anno giubilare, e nella memoria grata e devota di san Giovanni Paolo II, che è stato l’artefice delle Giornate Mondiali della Gioventù, ed è stato la guida del popolo polacco nel suo recente cammino storico verso la libertà. Cari giovani polacchi, so che da tempo state preparando, soprattutto con la preghiera, il grande incontro di Cracovia. Vi ringrazio di cuore per tutto quello che fate, e per l’amore con cui lo fate; fin da ora vi abbraccio e vi benedico. Cari giovani di ogni parte d’Europa, Africa, America, Asia e Oceania! Benedico anche i vostri Paesi, i vostri desideri e i vostri passi verso Cracovia, perché siano un pellegrinaggio di fede e di fraternità. Il Signore Gesù vi conceda la grazia di sperimentare in voi stessi questa sua parola: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Ho un grande desiderio di incontrarvi, per offrire al mondo un nuovo segno di armonia, un mosaico di volti diversi, di tante razze, lingue, popoli e culture, ma tutti uniti nel nome di Gesù, che è il Volto della Misericordia. Ed ora mi rivolgo a voi, cari figli e figlie della nazione polacca! Sento che è un grande dono del Signore quello di venire tra voi, perché siete un popolo che nella sua storia ha attraversato tante prove, alcune molto dure, ed è andato avanti con la forza della fede, sostenuto dalla mano materna della Vergine Maria. Sono certo che il pellegrinaggio al Santuario di Częstochowa sarà per me una immersione in questa fede provata, che mi farà tanto bene. Vi ringrazio per le preghiere con cui state preparando la mia visita. Ringrazio i Vescovi e i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i fedeli laici, specialmente le famiglie, alle quali porto idealmente l’Esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia. La “salute” morale e spirituale di una nazione si vede dalle sue famiglie: per questo san Giovanni Paolo II aveva tanto a cuore i fidanzati, i giovani sposi e le famiglie. Continuate su questa strada! Cari fratelli e sorelle, vi mando questo messaggio come pegno del mio affetto. Rimaniamo uniti nella preghiera. E arrivederci in Polonia! Fonte: vatican.va (altro…)
25 Lug 2016 | Focolari nel Mondo
Proposte di cittadini, associazioni e istituzioni per combattere il “sistema povertà” in Italia. Politiche per il cambiamento e azione sul campo: hotspot e accoglienza, sobrietà e stili di vita, formazione ad un’economia di comunione. Interverranno tra gli altri il giurista Salvatore Curreri, gli on. Edoardo Patriarca (PD) e Antonio Palmieri (FI), sen Giovanni Endrizzi (Cinque Stelle) Raniero La Valle (Comitati Dossetti per la Costituzione), l’imam Kamel Layachi (Comunità islamiche Veneto) e molti altri. Tutte le info della manifestazione su www.loppianolab.it Un Paese che entri di diritto nella modernità, con infrastrutture al servizio e non contro i cittadini, capace di dialogare, capire e costruire sinergie con il resto dell’Europa e dei Paesi dell’area mediterranea; un Paese che garantisca lavoro, giustizia e formazione culturale all’altezza delle sfide di oggi». Sono le richieste alla politica che la gente invoca, in risposta ai recenti fatti di cronaca e ai record negativi nelle stime ISTAT della povertà in Italia. I laboratori della settima edizione di LoppianoLab danno voce a quegli italiani che vogliono essere in prima linea nel costruire il bene comune, offrendo idee e progetti, mettendo a disposizione energie sane per far ripartire economia, cultura, cittadinanza a fianco delle istituzioni. Quattro quelli a sfondo sociale e politico promossi dal Movimento Politico per l’Unità, la casa editrice Città Nuova, l’Istituto Universitario Sophia, Azione per un Mondo Unito Onlus, Azione per Famiglie Nuove Onlus, il progetto Economia di Comunione e altri “cantieri” promossi da cittadini. Ø REFERENDUM COSTITUZIONALE Uno spazio d’informazione, dibattito e condivisione sul prossimo referendum costituzionale. Il laboratorio aprirà alle motivazioni del Sì e del No per un voto responsabile. Ø LA POVERTÀ NELLE ISTITUZIONI. Povertà di partecipazione civica nella cura delle fragilità sociali: immigrazione, esclusione sociale, disabilità, emarginazione, disoccupazione. Ø FARE SISTEMA OLTRE L’ACCOGLIENZA – GIOVANI, FAMIGLIE E AZIENDE, NUOVI PERCORSI DI INTEGRAZIONE. Progetti di cooperazione allo sviluppo per giovani con grave disagio sociale e di modelli alternativi alle attuali politiche europee e italiane in tema di immigrazione e di inclusione sociale. Ø POVERTÀ: QUESTIONE DI STILE? SCELTE QUOTIDIANE PER UN MONDO PIÙ EQUO L’esercizio della sobrietà come stile di vita capace di tessere relazioni più sane con sé stessi, con le cose e con gli altri. Ufficio stampa LoppianoLab: Elena Cardinali – mob: 347/4554043 – ufficiostampa@cittanuova.it Stefania Tanesini- mob: 338/5658244 – sif@loppiano.it web: www.loppianolab.it Facebook: www.facebook.com/loppianolab – Twitter: @LoppianoLab Promotori: Polo Lionello Bonfanti – www.pololionellobonfanti.it – Gruppo Editoriale Città Nuova – www.cittanuova.it Istituto Universitario Sophia – www.iu-sophia.org – Cittadella di Loppiano – www.loppiano.it
25 Lug 2016 | Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Accoglienza «L’amministrazione della mia città stava istituendo un servizio speciale per gli immigrati. Ho sentito la spinta a rendermi disponibile per questo nuovo servizio. Ho cercato di sapere chi, nel palazzo dove abito, avesse risposto all’invito. Incontrando varie famiglie mi sono accorta di quanta avversione ci fosse nei riguardi degli extracomunitari. Nello stesso posto di lavoro molti colleghi erano infastiditi della presenza di immigrati visti soltanto come concorrenti per un lavoro o per una casa. Inizialmente, parlando con i colleghi e cercando di mettere in evidenza l’importanza di accogliere l’altro anche se è diverso da noi, sembrava che il mio apporto fosse del tutto inefficace. Ma lentamente ho visto che sia loro che gli inquilini del mio palazzo hanno cominciato a mostrare un atteggiamento più “morbido”.» (E. M. – Italia) L’inizio di una fede nuova «Ero appena arrivata sul posto di lavoro quando iniziò un brutale bombardamento. Con gli altri colleghi andammo a ripararci nel seminterrato con l’orecchio alla radio per avere notizie. Venni così a sapere che anche il quartiere dove lavorava mio marito era stato bombardato. Mi sentii male, stavo per svenire. In quel momento si fece strada un pensiero: «Dio, ora mi stai chiedendo di rinnovare la mia fede in te». Gli affidai i bambini, mio marito, i genitori, chiedendogli di non permettere che ci allontanassimo da lui; gli chiesi soprattutto che i bambini, qualora si fossero trovati senza genitori, potessero incontrare sulla loro strada persone che avrebbero saputo guidarli verso lui. Fu un momento indimenticabile a cuore aperto con Dio. Da quel momento vivo la vita con fede e infinita gratitudine». (H. S. – Libano) Pulizia «Un giorno il proprietario dello stabile in cui abito decide di eliminare tutte le antenne tv sul tetto, probabilmente per ragioni di estetica. Nel caseggiato si instaura un clima di battaglia. Ma come vincere il “Golia”? Il Vangelo mi suggerisce di prendere la via dell’umiltà. Per motivi di salute il portinaio è assente e la pulizia delle scale e dell’androne lascia molto a desiderare. E poiché gli altri inquilini non si preoccupano nemmeno di pulire il proprio pianerottolo, prendo l’iniziativa e mi metto a pulire le scale e l’androne giù fino al marciapiede. Lo faccio con gioia e con impegno. La sera stessa, il proprietario suona alla mia porta e con grande gentilezza propone di rimettere a posto lui stesso la mia antenna televisiva. Disarmato e stupito, approfitto delle sue buone intenzioni per chiedergli di installare anche le altre antenne. Alla fine tutto è rimesso a posto. Con i vicini, da quel momento, inizia un rapporto diverso. Ora, per di più, ognuno di essi pulisce le scale a turno». (B. M. – Francia) (altro…)
24 Lug 2016 | Focolari nel Mondo, Senza categoria
- Data di Morte: 25/07/2016
- Branca di Appartenenza: Volontaria
- Nazione: Argentina
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24 Lug 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://www.youtube.com/watch?v=D3KtPnaoDws
23 Lug 2016 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità

(C) CSC Audiovisivi
Al giovane filippino che le domandava “A cuore aperto cosa vorresti dire a tutti noi che siamo qui ai Genfest e ai giovani che mondo che ci seguono per televisione?”, Chiara Lubich rispondeva: «Vi ripeto quello che ha detto una volta santa Caterina da Siena, quella grandissima santa, quella donna meravigliosa, parlando ai suoi discepoli: “Non accontentatevi delle piccole cose, perché egli, Dio, le vuole grandi”. È quello che vi dico io: gen, giovani, non accontentatevi delle briciole. Avete una vita sola, puntate in alto, non accontentatevi delle piccole gioie, cercate quelle grandi, cercate la pienezza della gioia. E potrete chiedermi: “Ma dove la troviamo?”. Ebbene, finisco il mio discorso con voi ancora nominando Gesù. Lui ha detto che chi vive l’unità avrà la pienezza della gioia; quindi l’eredità che avrete, se vivrete questo Ideale, sarà la pienezza della gioia. Questo è l’ultimo mio augurio e l’ultima parola che voglio dirvi». Roma, Palaeur, Genfest 20 maggio 1995 Fonte: Cercate la pienezza della gioia. 50 risposte ai giovani, Città Nuova 2012 (altro…)
22 Lug 2016 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Oggi si parla di Amazzonia soprattutto perché preoccupati della sua deforestazione e dello sfruttamento delle sue innumerevoli risorse da parte di politici ed economisti senza scrupoli. Ma sono in pochi a conoscere i problemi delle comunità che vivono sulle rive del suo immenso, omonimo fiume, così prezioso per il nostro pianeta malato. Sono grandi le difficoltà per accedere a qualsiasi forma di assistenza sanitaria. Ad esempio ad Óbidos (quasi 50.000 abitanti), l’unico ospedale esistente, retto dal Terz’Ordine Francescano, dispone di un solo medico per assistere i casi più urgenti, mentre per visite specialistiche occorre recarsi a Santarém , a 6 ore di navigazione. A sollecitare risposte concrete è la Conferenza episcopale brasiliana (CNBB), preoccupata anche per la scarsa assistenza spirituale ad una popolazione di natura profondamente religiosa. Un appello che ha risvegliato l’interesse di centinaia di persone dei Focolari (giovani e adulte di tutto il Paese), e non solo, che dal 2005 stanno dando vita al “Progetto Amazzonia”. Esse, di anno in anno, nel periodo delle vacanze, si mettono in viaggio per visitare le diverse comunità rivierasche della regione. Sono professionisti dell’area sanitaria, ma anche gente comune, che vanno lì per ascoltare i problemi della gente, curare i malati, giocare con i bambini, in una tacita ma esplicita testimonianza di Vangelo vissuto. In questo mese di luglio si stanno svolgendo missioni di questo tipo in tre diverse località: Óbidos (Pará), Magnificat (Maranhão) e Barreirinha (Amazonas).
A Óbidos sono andati in 22 volontari, fra cui 4 medici, un dentista, una fisioterapista e uno studente di medicina. I quali, con l’appoggio logistico degli abitanti e della prefettura, nei 7 giorni della loro instancabile permanenza sul posto sono riusciti a visitare sette comunità, prendendosi cura complessivamente di oltre 1000 persone. Sono andati di casa in casa, ospitati per la notte dalla generosità della gente, che non ha esitato a mettersi a fianco dei volontari per dare loro una mano, creando così un clima di grande fraternità fra tutti. E al momento di separarsi, ogni volta la scena era la stessa: nessuno voleva credere che all’indomani i “missionari” sarebbero partiti per un’altra comunità, come nessuno poteva dire chi avesse provato più gioia per quell’intenso giorno vissuto assieme. Perché, se è vero il detto che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” è altrettanto vero che – a detta dei volontari – chi ha ricevuto di più sono stati loro, per aver conosciuto da vicino una popolazione così genuina, così ricca di valori, di coraggio, di fede autentica. Ogni partenza è stata suggellata dalla promessa di tornare il prossimo anno, accompagnati da nuovi amici contagiati dal loro entusiasmo. Significativa la testimonianza di un giovane volontario di Benevides che ringraziava per essere “cresciuto spiritualmente ed umanamente”. E quella di una ragazza di Belém che, colpita “da queste persone straordinarie che ha conosciuto”, ha dichiarato che una volta tornata a casa “raccomanderà a tutti una simile esperienza”. Un giovane venuto da Belém commentava: “Vivo in una società interessata soltanto all’ultimo modello di Smartphone, mentre qui ho visto bambini felici per aver ricevuto una semplice matita. Ho visto gente mettersi in fila senza la certezza di riuscire a farsi visitare dai medici, mentre da noi se appena c’è da aspettare un po’ cominciamo a reclamare. Eppure, anche se in situazioni sfavorevoli, in questa gente la gioia non manca. Ascoltando le loro storie, mi sono convinto che alcuni di essi meriterebbero una laurea ad honorem”. Vedi anche: http://projetoamazonia2016.blogspot.com.br/ (altro…)
21 Lug 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Syrian artist, Tammam Azzam’s artwork for Caritas ‘Syria: Peace is Possible’ campaign
Una mobilitazione di massa, una campagna che ha come scopo quello di smuovere il mondo intero. È l’obiettivo di #PeacePossibile4Syria, il progetto lanciato dalla Caritas Internationalis e che coinvolge tutti i Paesi in cui l’organizzazione è presente. «Non una campagna contro qualcosa, ma in favore della pace. Anche se si denuncia chiaramente la vendita delle armi», spiega Rosette Hechaime, libanese, coordinatrice della Caritas in Medio Oriente. «La situazione della Siria sta molto a cuore al Santo Padre e più volte, quando lo abbiamo incontrato, lui stesso ci ha invitato ad alzare la voce per far tacere le armi. Come Caritas, siamo infatti uno dei maggiori enti che danno risposta a questa crisi umanitaria in atto ormai da 5 anni. Abbiamo raccolto storie di chi parte e di chi resta, da far conoscere attraverso i social network, per non smettere di credere che la pace in Siria è possibile». Sul sito http://syria.caritas.org/ è possibile trovare tutto il materiale per aderire alla campagna e diffonderla a propria volta. «Perché la guerra in Siria ha già causato 4,8 milioni di rifugiati all’estero e 6,5 milioni che hanno dovuto spostarsi all’interno del Paese. E il troppo è troppo», continua Rosette. https://www.youtube.com/watch?v=E-Q-8rThyUY Nel suo messaggio papa Francesco non si stanca di esortare tutti: «Uniamo le forze, a tutti i livelli, per far sì che la pace nell’amata Siria sia possibile». ֿ A crederlo sono anche le 230 persone che dal 5 al 10 luglio si sono radunate ad Al Btar (nelle montagne sul litorale siriano), da varie città del Paese, per vivere la “Mariapoli – la città di Maria”, «un vero dono di Dio in mezzo a tanta violenza». Comune la gioia di ritrovarsi dopo 5 anni, durante i quali, proprio per la situazione instabile, non era stato possibile vedersi. Il titolo scelto per questo appuntamento era “Con attesa siamo tornati a te”. «Il programma denso la mattina e distensivo il pomeriggio e la sera, ha aiutato ogni partecipante, attraverso gli interventi di sacerdoti e religiosi esperti, a ritrovarsi con se stesso, a rivedere il rapporto personale con Dio, come vivere la preghiera, e il rapporto con l’altro», scrivono dai Focolari di Damasco e Aleppo. «Siamo ripartiti con il Paradiso dentro da portare lì dove siamo e dove c’e’ ancora tanto inferno», commenta uno dei partecipanti. «Per chi viene da fuori è proprio un miracolo – racconta M.Grazia, italiana, da alcuni mesi nel focolare di Damasco – Siamo in una situazione di guerra. Mi colpisce l’integrità della gente, non solo i numerosissimi giovani: gente pacifica che sogna e desidera la pace. Tanti hanno perso la speranza, ci si domanda: ma credere nell’unità, è un’utopia? È un’utopia la pace? Invece, nonostante tutto si continua a credere in Dio, ma vivi sulla pelle questa domanda. La Mariapoli è stata una boccata d’ossigeno in mezzo a questa realtà, costellata di esperienze fortissime: a chi hanno rapito il fratello, chi ha perso tutto in un giorno, chi non ha più notizie dei suoi parenti, famiglie smembrate, luce e acqua a singhiozzo, con 40°, e non sai il domani come sarà, si vive nell’incertezza più assoluta». A conclusione, i 230 hanno mandato un saluto che ha fatto il giro del mondo, coscienti di non essere soli e di far parte di una grande famiglia. Con la spinta, come ha esortato il papa nel suo messaggio, ad incarnare questa Parola di Dio: «Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto al vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Geremia 29,11)». [Arabo, con sottotitoli in italiano] https://vimeo.com/175367097 Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
20 Lug 2016 | Focolari nel Mondo
Realizado pela primeira vez no Brasil, após edições acontecidas no México, na Colômbia e na Argentina, o curso intensivo e presencial, que vai de 25 a 30 de julho próximo, no Centro de Congresso da Mariapolis Ginetta, Vargem Grande Paulista (SP), é voltado a jovens universitários de toda a América Latina. Na cerimônia de abertura entre as autoridades civis e religiosas serão presentes: a deputada federal Luisa Erundina e uma delegação da Associação budista Rissho Kosei-kai. O curso é promovido pelo Instituto Universitário Sophia para a América Latina e o Caribe (Sophia ALC), organização que propõe uma ideia inovadora de cultura: o foco é o paradigma da fraternidade, aplicado nas ciências sociais, políticas, econômicas e culturais, como indicador de respostas aos urgentes desafios do Continente. Como testemunham ex estudantes no Instituto Universitário Internacional de Sophia e nas Escolas de Formação (Sophia-ALC): “Aqui fazemos a experiência que um objetivo alto, também na política, è possivel, mas deve ser acompanhado de uma preparação aprofundada para saber gerir a rede das interdependências que caracteriza o nosso tempo.” – Thiago Borges (Brasil), jornalista. “Em geral as empresas pedem aos profissionais o máximo de especialização técnica. Atualmente, é sempre mais evidente, que essa prática não satisfaz mais. O mais importante hoje, é uma sólida e profunda “habilidade relacional”. É o relacionamento o lugar generativo por excelência”. (Alberto Sanchez – Espanha – Engenheiro de Informática). De fato, ao tratar das bases teóricas-práticas desse paradigma, Sophia ALC propõe um caminho formativo que elabora e integra um conhecimento coletivo, mediante estudo e práxis centrados em uma experiência de intercâmbio e convivência. Os conteúdos tratados serão: Desigualdade social na América Latina; A crise política brasileira; Pan-Amazônia: desafíos e perspectivas; Projetos sociais no México e Colômbia. A partir de um método dialógico, os temas serão desenvolvidos por professores de universidades do Brasil, do México, da Colômbia, da Bolívia, da Argentina e da Itália. Os alunos serão jovens, estudantes universitários ou recém-formados, provenientes de vários países e de diversos cursos de humanas, exatas e biomédicas, consentido um estimulante estudo intercultural e a interdisciplinar. O Instituto Universitário Sophia, que possui sede central nas imediações de Florença, Itália, foi fundado em 2008 por Chiara Lubich (1920-2008), fundadora também do Movimento dos Focolares, instituição internacional com uma proposta de promoção do diálogo, de renovação espiritual e de compromisso social. Ler mais: www.iu-sophia.org/en-US – ou /it-IT Programa, professores, testemunhos de ex alunos: www.focolares.org.br
20 Lug 2016 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Carmen, che grande aiuto per il Cammino! Che donna forte! Non ho mai conosciuto nessuno come lei». Con queste parole Kiko Argüello annuncia la morte di Carmen Hernández in una lettera rivolta a tutti gli itineranti, coloro che aderiscono alla proposta del Cammino Neocatecumenale. Kiko Argüello scrive ancora che Carmen è stata per lui «un evento meraviglioso» e ricorda « la donna, il suo genio grande, il suo carisma, il suo amore per il Papa e, soprattutto, il suo amore alla Chiesa». Carmen Hernández era responsabile con Kiko Argüello e don Mario Pezzi del Cammino a livello internazionale. I funerali si terranno il 21 luglio, nella Cattedrale di Madrid, presieduti dall’arcivescovo Carlos Osoro Sierra. La ricordano le oltre 30 mila comunità neocatecumenali, presenti in 120 Paesi del mondo. Saranno presenti numerosi vescovi e cardinali vicini alla realtà neocatecumenale. Nata a Olvega, in Spagna, Carmen ha vissuto una vita lunga e attenta all’ascolto dello Spirito che l’ha portata, dopo gli studi di chimica, a ritrovare la vocazione missionaria avvertita negli anni giovanili. Poi l’esperienza in un istituto missionario, gli studi di liturgia nel contesto del profondo rinnovamento conciliare, e un periodo di due anni in Terra Santa. Infine, nel 1964 l’incontro con Kiko tra i baraccati di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid: lì la spinta evangelizzatrice di Carmen prende una nuova forma, insieme alla comunità cristiana che con Kiko andava formandosi in mezzo ai poveri. La presenza di Carmen offre una solida base teologica e liturgica alla forza delle catechesi di Kiko, e la loro azione diventa una vera e propria formazione post-battesimale. Fondamentale il suo ruolo nella redazione dello Statuto del Cammino che ha visto l’approvazione della Santa Sede nel 2011. Nel 2015 riceve il Dottorato Honoris Causa in Sacra Teologia dalla Catholic University of America di Washington, in riconoscimento del suo grande contributo alla formazione cristiana in tutto il mondo. «Voi avete ricevuto un grande carisma, per il rinnovamento battesimale della vita», aveva detto papa Francesco nel suo discorso agli aderenti al Cammino Neocatecumenale lo scorso 18 marzo, l’ultima volta che Carmen Hernández è stata vista in pubblico. Ma il Santo Padre ha parlato con lei personalmente al telefono il 1º luglio scorso durante un’udienza privata concessa a Kiko Argüello e a don Mario Pezzi. Il Movimento dei Focolari si unisce nella preghiera e nel ringraziamento, tenendo vivo il ricordo della comunione tra movimenti ecclesiali sancita dalla Pentecoste 1998 quando Giovanni Paolo II incontrò per la prima volta i Movimenti e le Nuove comunità, ciascuno frutto particolare di un carisma donato dallo Spirito Santo alla Chiesa e all’umanità per rispondere ai bisogni del nostro tempo. Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
20 Lug 2016 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
5000 chilometri. Tre studenti di architettura colombiani, una lista di luoghi, persone da Italia e Malta, paesaggi ed esperienze con cui confrontarsi, privilegiando i luoghi meno conosciuti. «Questi gli ingredienti di un tour ispirato ai Gran Tour che portavano gli studenti appena laureati in Italia, per apprendere sul posto, per toccare con mano, per fare esperienza diretta», spiegano gli architetti italiani Iole Parisi e Mario Tancredi, coordinatori del progetto. E rivelano l’origine del nome, Habitandando: il viaggio come metodo, il territorio come aula, che si è svolto dal 29 giugno al 16 luglio: «Abitare, che vuol dire in qualche modo possedere; e andare, che rappresenta invece la fugacità, l’errare. Il territorio da possedere, da poter comprendere e il viaggio come metodo di apprendimento». Il viaggio, realizzato da Dialoghi in Architettura insieme al workshop itinerante dell’Universidad de La Salle di Bogotà, con cui da anni c’è una proficua collaborazione, aveva una componente accademica e una più esperienziale. Le tappe del percorso hanno portato Habitandando a Catania, dove un gruppo di architetti e ingegneri è impegnato in un grande progetto – guidato da Paolo Mungiovino – per il recupero un antico edificio storico: l’ex Convento dei Crociferi, nel cuore del centro storico che sarà adibito a Museo Egizio, grazie alla convenzione con il museo di Torino.
A Chiaramonte Gulfi (RG), dopo una calorosa accoglienza, con la presenza del vicesindaco e di parte del consiglio comunale, si è conosciuta l’esperienza della Cooperativa Fo.Co, al cuore delle sfide attuali della Sicilia e non solo: l’arrivo di migranti e rifugiati. «Lì abbiamo imparato come si possa conciliare l’amore per la propria terra, con le sfide dell’integrazione; fatta in modo capillare, attento. Una vera lezione di dialogo», raccontano ancora Mario e Iole. In Calabria, la guida è Maria Elena Lo Schiavo, vice sindaco di Marina di Gioiosa Ionica: «Con la sua semplicità, ci ha mostrato la ben nota determinazione della gente di questa terra, che dice dei “no” alle cosche, con molti “si”: all’impegno, alla positività, alla creatività. Anna Cundari, architetto di Cosenza, ci ha invece portati nel cuore del Parco nazionale del Pollino, tra borghi a rischio abbandono, facendoci conoscere persone che per l’amore alla propria terra, dicono altri “si”, ancora con forza e generosità, restaurando e rimettendo in piedi, con le proprie mani spesso, case e cappelle e, con esse, forse anche un po’ dell’anima di questo territorio». A Pescara, gli studenti e docenti dell’Università d’Annunzio, ispirati anche alla forte spinta sociale dell’Università di Bogotà, sono impegnati in un difficile percorso, in uno dei grandi quartieri degradati della città adriatica, abitata da rom e immigrati, coinvolgendo scuole e associazioni. «L’elenco dei contatti di questi 15 giorni di viaggio – concludono gli organizzatori – sarebbe ancora lungo, ma in sintesi ci sembra di aver assaporato un “bello” che, ben distante da apprezzamenti estetici, viene in rilievo dai rapporti tra persone e tra queste e i territori. Cosicché il bello di paesaggi e borghi e città si è “acceso” grazie ai rapporti, al dialogo, al mettere in luce le buone pratiche che ancora tanti, senza troppo rumore, sono capaci di mettere in moto». Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
18 Lug 2016 | Focolari nel Mondo
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