L’anno 2025, ormai tutti lo sanno, è stato un anno ricco di anniversari e avvenimenti ecumenici. L’incontro di papa Leone XIV e del patriarca Bartolomeo a Nicea con i leaders delle varie Chiese e Organismi ecumenici e, in seguito i vari appuntamenti ad Istanbul, hanno testimoniato il desiderio e impegno delle Chiese nel continuare il cammino verso l’unità. Un altro avvenimento ecumenico di grande importanza di cui ricorreva il 60° anniversario è la revoca delle scomuniche tra Roma e Costantinopoli avvenuta il 7 dicembre 1965 da parte di papa Paolo VI e del patriarca Athenagoras I, un evento che dette inizio ad una nuova stagione di rapporti tra cattolici e ortodossi. Paolo VI e il Patriarca Athenagoras uomini santi, di grandi vedute e amanti soltanto della volontà di Cristo per la sua Chiesa, hanno avuto la fortezza di rompere la spirale di ostilità e inimicizia trovandosi da fratelli a Gerusalemme nel gennaio 1964, preparando, così, il terreno per la revoca di quelle scomuniche scambiate tra i legati del Papa e l’allora patriarca di Costantinopoli ancora nel 1054. L’evento segnò l’inizio di un dialogo della carità che ha visto i due pionieri in un continuo e crescente impegno perché le due Chiese, cattolica e ortodossa, si riconoscessero nuovamente come Chiese sorelle.
La Cattedra ecumenica patriarca Athenagoras – Chiara Lubich, dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano ha promosso un Seminario per evidenziarne l’importanza. Hanno aperto i lavori i messaggi del patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, di papa Leone XIV a firma del cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, e di Margaret Karram, vice gran cancelliere dell’Istituto Universitario Sophia e Presidente del Movimento dei Focolari.
Papa Leone XIV ha sottolineato l’importanza non solo di “riflettere su quanto accaduto in passato”, ma anche di “suggerire nuovi passi concreti che possiamo compiere insieme”.
Il Patriarca Bartolomeo, ricordando la centralità della Resurrezione di Cristo per la fede cristiana celebrata a Pasqua, lamenta il fatto che celebriamo questa festa ancora raramente nella stessa data e osserva quanto hanno fatto lui e papa Francesco per risolvere la questione della data comune della Pasqua.
Margaret Karram, nel suo video-messaggio, mentre guardando indietro nella storia ringrazia Dio per i miracoli compiuti, invita a guardare avanti e a rinnovare la nostra speranza che l’unità tra le Chiese avverrà nel tempo e nel modo a Lui noti, riprendendo il pensiero del Patriarca Atenagora: “L’unione avverrà. Sarà un miracolo. Quando? Non lo sappiamo. Ma dobbiamo prepararci. Perché un miracolo è come Dio: sempre imminente”.
I vari interventi hanno illustrato gli aspetti storici, spirituali, teologici e canonici di questo cammino. Mons. Piero Coda, professore eSegretario Generale della Commissione Teologica Internazionale; membro della Commissione mista per il dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa e della Commissione dei teologi per il cammino sinodale, ha sottolineato che quel gesto profetico della revoca delle scomuniche ci esorta a vivere, pensare, dialogare, agire in quella luce e in quell’amore in cui possiamo preparare e accogliere, gli uni e gli altri, gli uni con gli altri, il giorno benedetto in cui lo Spirito Santo ci farà trascendere – con un miracolo del suo amore, sotto lo sguardo tenero e forte di Maria, la piena di grazia e la ‘Theotokos’ – tutto ciò che ancora ci separa dallo straripare della piena condivisione tra noi della comunione in Cristo.
Sandra Ferreira Ribeiro, teologa ecumenista attuale co-responsabile del Centro “Uno” del Movimento dei Focolari, ha delineato il contesto storico che ha preceduto e preparato la revoca delle scomuniche e gli atti che l’hanno concretizzata nel 1965 inaugurando un nuovo clima di dialogo.
Declan O’Byrne, professore e rettore dell’Istituto Universitario di Sophia, cotitolare della cattedra ecumenica dell’Istituto Sophia, ha sottolineato l’importanza che la professione di fede proclamata a Nicea diventi una realtà vissuta attraverso la carità tra i cristiani e l’impegno per la ricerca di una chiarezza teologica.
Il metropolita Maximos Vgenopoulos di Selyvria co-titolare dela cattedra ecumenica e membro della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, ha illustrato il tema Primato e Sinodalitànel secondo Millennio e oggi, tema dell’ultimo Documento della Commissione mista di Dialogo trovatasi ad Alessandria d’Egitto a giugno del 2023, concludendo che mentre le due Chiese procedono «nell’amore e nella verità» verso l’unità, il Documento apre vie e prospettive positive per il futuro riguardo all’autentica comprensione del Primato e della Sinodalità, specialmente nel contesto delle discussioni ufficiali in corso sulla Sinodalità all’interno della Chiesa cattolica romana.
Dimitrios Keramidas– professore di ecumenismo e teologia ortodossa all’Istituto Angelicum di Roma, ha ricordato che la condivisione della benedizione comune del Papa e del Patriarca ecumenico a Fanar, la recita del Padre Nostro e la preghiera ecumenica tenutasi a Nicea sono stati ulteriori segni del riconoscimento dell’ecclesialità delle due Chiese: una condivisione spirituale vera e visibile.
AugustinosBairachtaris, professore associato di Studi ecumenici all’accademia ecclesiastica patriarcale di Creta ha enfatizzato la necessità di una teologia della croce e lo spirito di metanoia che devono sempre accompagnare il dialogo ecumenico.
A sottolineare l‘armonia che l’unità ricercata tra le Chiese rappresenta, è stato il pianista don Carlo Seno, con un pezzo musicale di rara bellezza.
La realizzazione del seminario ha messo in luce il ruolo irrinunciabile che può avere la Cattedra ecumenica Patriarca Athenagoras – Chiara Lubich nel promuovere l’ecumenismo e la crescente reciproca conoscenza e apprezzamento dei cristiani gli uni degli altri, considerando l’esortazione di papa Leone XIV e del patriarca Bartolomeo nella loro Dichiarazione congiunta: “Esortiamo vivamente tutti i fedeli delle nostre Chiese, e in particolare il clero e i teologi, ad accogliere con gioia i frutti finora conseguiti e a impegnarsi per il loro continuo incremento”.
Sandra Ferreira Ribeiro (Centro “Uno” per l’unità dei cristiani)
[…] il 7 dicembre del 1943. Vado da sola, infuriava una grande bufera. Io avevo l’impressione proprio di aver il mondo contro.
[…] Mi era stato preparato un panchetto vicino all’altare e avevo un messalino in mano piccolino, piccolino. E mi fanno pronunciare la formula con la quale mi dono totalmente a Dio per sempre. Io ero talmente felice di quella cosa che non mi rendevo conto neanche forse di quello che facevo perché ero giovane. Ma quando ho pronunciata la formula ho avuto l’impressione che un ponte cadesse dietro di me, che non potevo più tornare indietro perché ormai ero tutta di Dio, quindi non potevo più scegliere. E lì è caduta una lacrima sul messalino.
Però la felicità era immensa! E sapete perché? Sposo Dio quindi mi aspetto tutto il bene possibile. Sarà fantastica, sarà una divina avventura, straordinaria. Io sposo Dio! E dopo abbiamo visto che è stato proprio così.
[…] Qual è il mio consiglio? Il mio consiglio lo direi a me stessa: abbiamo una vita sola, puntiamo in alto, puntiamo in alto, giochiamo il tutto per il tutto, merita, merita. […] in quanto sta a voi, fate questo atto di generosità: puntate in alto, voi non risparmiate!
Il Seed Funding Program (SFP) è un programma che mira a sostenere e incoraggiare iniziative significative e promettenti in diverse parti del mondo per la creazione di piani ecologici locali e/o nazionali all’interno delle comunità del Movimento dei Focolari. L’obiettivo è di promuovere una trasformazione degli stili di vita personali e comunitari, favorendo relazioni sostenibili tra le persone e il pianeta attraverso progetti ecologici e sostenibili.
Con il primo lancio del 2021-2022 il programma ha già finanziato 15 progetti in vari Paesi in quattro continenti. Per l’edizione 2025-2026 hanno risposto centinaia di giovani con diverse proposte. Di queste, sono dieci i progetti scelti: cinque si svilupperanno in Africa, tre in Sud America, uno in Medio Oriente e uno in Asia. Per maggiori info sui progetti clicca qui
I Focolari e l’ambiente.
Motivati dall’esempio di Papa Francesco e incoraggiati a proseguire da papa Leone e da altri leader religiosi per la protezione della nostra casa comune, anche i Focolari hanno deciso, attraverso la Piattaforma d’Azione Laudato Sì, di sviluppare un proprio EcoPiano con l’obiettivo di amplificare, collegare ed espandere il lavoro ambientale all’interno del Movimento. In questo contesto e con la sponsorizzazione di FaithInvest e Mundell&Associates è nata l’iniziativa di micro finanziamento Seed Funding Program, promosso dalla ONG New Humanity e realizzato in collaborazione con United World Community ed EcoOne, due reti legate ai Focolari, impegnate a promuovere la consapevolezza e l’azione ambientale attraverso il dialogo, l’educazione e l’impegno di ciascuno.
Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, credeva che affrontando le sfide locali si coltivasse la responsabilità morale di affrontare quelle globali. Nel 1990, in una lettera al Rev. Nikkyo Niwano, Presidente della Rissho Kosei-kai (Tokyo), scrisse: “È ormai dimostrato da molti seri studi scientifici che non mancherebbero né le risorse tecniche né quelle economiche per migliorare l’ambiente. Ciò che invece manca è quel supplemento d’anima, quel nuovo amore per l’uomo, che ci fa sentire responsabili tutti verso tutti, nello sforzo comune di gestire le risorse della terra in modo intelligente, giusto, misurato. Non dimentichiamo che Dio creatore ha affidato la terra a tutti gli uomini e non a un solo popolo o a un solo gruppo di persone”.
Condotto in esilio a Babilonia, il popolo di Israele ha perso tutto: la sua terra, il suo re, il tempio e dunque la possibilità di rendere culto al suo Dio, quello che in passato lo aveva fatto uscire dall’Egitto.
Ma ecco, la voce di un profeta fa un annuncio strabiliante: è ora di tornare a casa. Ancora una volta Dio interverrà con potenza e ricondurrà gli Israeliti oltre il deserto fino a Gerusalemme e di tale evento prodigioso saranno testimoni tutti i popoli della terra:
«Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio».
Anche oggi la cronaca è invasa da notizie allarmanti: persone che perdono lavoro, salute, sicurezza e dignità; giovani, soprattutto, che rischiano il futuro a causa della guerra, della povertà provocata dai cambiamenti climatici nei loro Paesi; popoli senza più terra, pace, libertà.
Uno scenario tragico, di dimensioni planetarie, che toglie il fiato e oscura l’orizzonte. Chi ci salverà dalla distruzione di quanto credevamo di possedere? La speranza sembra non avere ragioni. Eppure l’annuncio del profeta è anche per noi:
«Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio».
La sua parola rivela l’azione di Dio nella storia personale e collettiva ed invita ad aprire gli occhi sui segni di questo progetto di salvezza. Essa infatti è già operante nella passione educativa di una insegnante, nell’onestà di un imprenditore, nella rettitudine di una amministratrice, nella fedeltà di due sposi, nell’abbraccio di un bambino, nella tenerezza di un infermiere, nella pazienza di una nonna, nel coraggio di uomini e donne che si oppongono pacificamente alla criminalità, nell’accoglienza di una comunità.
«Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio».
Si avvicina il Natale. Nel segno dell’innocenza disarmata del Bambino, possiamo riconoscere ancora una volta la presenza paziente e misericordiosa di Dio nella storia umana e testimoniarla con le nostre scelte controcorrente:
«[…] ad un mondo come il nostro, nel quale viene teorizzata la lotta, la legge del più forte, del più astuto, del più spregiudicato e dove a volte tutto sembra paralizzato dal materialismo e dall’egoismo, la risposta da dare è l’amore del prossimo. È questa la medicina che lo può risanare. […] È come un’ondata di calore divino, che si irradia e si propaga, penetrando i rapporti tra persona e persona, tra gruppo e gruppo e trasformando a poco a poco la società»[1].
Come per il popolo di Israele, anche per noi è questo il momento di metterci in cammino, l’occasione propizia per fare un passo avanti con decisione verso quanti – giovani o anziani, poveri o migranti, disoccupati o senza tetto, malati o carcerati – aspettano un gesto di cura e di prossimità, testimonianza della presenza mite ma efficace dell’amore di Dio in mezzo a noi.
Oggi i confini oltre i quali portare questo annuncio di speranza sono certamente quelli geografici, che tanto spesso diventano muri o dolorose linee di guerra, ma anche quelli culturali ed esistenziali. Inoltre, un contributo efficace per superare aggressività, solitudine ed emarginazione può provenire dalle comunità digitali, spesso abitate da giovani.
Come scrive il poeta congolese Henri Boukoulou: «[…] O, divina speranza! Ecco che nel singhiozzo disperato del vento, si tracciano le prime frasi del più bel poema d’amore. E domani, è la speranza!»[2].
A cura di Letizia Magri e del team della Parola di Vita
[1] C. Lubich, Parola di Vita maggio 1985, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma, 2017, pp. 323-324.
Di fronte alle sfide globali, agli scenari tragici che colpiscono il pianeta, alle notizie che ci raggiungono, sembra che tutto congiuri per toglierci il respiro, oscurando l’orizzonte. La speranza appare come un bene fragile, quasi un miraggio. Per cui appare naturale porsi questa domanda: possiamo “sperare” ancora in uno scenario, in un futuro migliore per l’umanità o siamo condannati alla rassegnazione?
In questa circostanza ci potrebbe aiutare quanto pensa il filosofo tedesco Ernst Bloch (1885-1977), cioè “la speranza non è un’illusione passiva, ma un “sogno in avanti”, un principio attivo che anticipa ciò che non è ancora dato. È legata all’idea che il futuro sia aperto e plasmabile, non predeterminato”[1].
È così che ognuno di noi “può ancora sperare”, come un sogno ad occhi aperti. Se sappiamo guardare con attenzione, potremmo vedere l’alba di un nuovo risveglio che è già presente. La vediamo nella passione educativa di un’insegnante, nell’onestà di un imprenditore, nella rettitudine di chi amministra con integrità, nella fedeltà di una coppia, nell’abbraccio di un bambino, nella cura di un infermiere, nella pazienza di una nonna, nel coraggio di chi resiste pacificamente alla violenza, nell’accoglienza di una comunità.
Ancora di più ci parla di speranza la testimonianza dei bambini nei luoghi di guerra, dove trovano ambienti protetti in cui custodire il futuro. Ce lo dicono i disegni, realizzati dalle bambine e dai bambini che partecipano ai programmi di sostegno psicosociale di “Save the Children”. Tra matite e colori emergono speranze di diventare medici, scrittori o stilisti di moda… Questi luoghi sicuri in cui si incontrano offrono un contesto in cui giocare, esprimersi e immaginare un futuro oltre il conflitto. I lavori sono stati diffusi in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, lo scorso 10 ottobre 2025, e testimoniano la resilienza dei più piccoli di fronte alla guerra[2].
E non da ultimo, la speranza la troviamo in milioni di persone in tutto il mondo: bambini, giovani, adulti e anziani che, colpiti da gravi malattie, affrontano con forza, tenacia e resilienza la sfida di superare quest’ostacolo che la “vita” gli ha messo d’innanzi: quanto coraggio e quanta testimonianza d’amore per la vita ci offrono queste persone.
Questi segni, piccoli e quotidiani, ci ricordano che la speranza non è un’illusione, ma una forza reale, frutto dell’amore che si irradia e che è capace di trasformare la società passo dopo passo.
Tutti hanno sete di speranza, sia coloro che ci sono vicini sia quelli che sono lontani (fisicamente, esistenzialmente o culturalmente). Questa idea ci invita a non restare fermi, ma a fare un passo per portare speranza a chi ne ha bisogno e ha perso ogni senso nella vita. Avviciniamoci con un gesto di attenzione, rendendoci prossimi, portando il nostro amore con delicatezza e gratuità. Sono molti coloro che lo attendono, e noi siamo chiamati a raggiungerli tutti. Come scrive il poeta congolese Henri Boukoulou: «[…] O, divina speranza! Ecco che nel singhiozzo disperato del vento, si tracciano le prime frasi del più bel poema d’amore. E domani, è la speranza!»[3].
L’IDEA DEL MESE è attualmente prodotta dal “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2014 in Uruguay per condividere con gli amici non credenti i valori della Parola di Vita, cioè la frase della Scrittura che i membri del Movimento si impegnano a mettere in atto nella vita quotidiana. Attualmente L’IDEA DEL MESE viene tradotta in 12 lingue e distribuita in più di 25 paesi, con adattamenti del testo alle diverse sensibilità culturali. www. dialogue4unity.focolare.org
Dal 28 al 30 novembre presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (Roma, Italia) si terrà l’evento “Restarting the economy”, promosso dalla Fondazione The Economy of Francesco (EoF) con il sostegno del Dicastero Vaticano per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale.
È il primo appuntamento mondiale di EoF che si svolge lontano da Assisi e senza la presenza di Papa Francesco. “Una novità che non segna una distanza, ma piuttosto un’estensione – sottolinea Mons. Domenico Sorrentino, Presidente della Fondazione -. Lo spirito di Assisi si fa vicino a Roma e al Papa, per continuare a ispirare un’economia capace di mettersi al servizio dell’umanità e del creato”.
L’incontro di EoF ad Assisi, settembre 2022
Oltre 600 giovani provenienti 66 nazioni, con la presenza per la maggior parte di donne e la partecipazione di circa 80 studenti delle scuole superiori insieme ad economisti, filosofi, imprenditori, teologi, artisti e policy maker.
È “un segnale che la proposta di impegno dei giovani per cambiare l’economia è viva e capace di futuro – afferma il prof. Luigino Bruni, vice presidente della Fondazione e ideatore dell’evento fin dalla sua nascita -. Restarting the Economy è la versione EoF del Giubileo: un ritorno al senso biblico originario con la liberazione degli schiavi di oggi (dipendenze, usura, miserie), la remissione dei debiti (e quindi il grande tema della finanza, buona e cattiva), la restituzione della terra (l’ecologia, la giustizia, le sfide che attraversano l’Amazzonia, l’Africa e le nostre città)”.
Durante l’evento sarà presentato l’EoF Fraternity Report 2025, frutto del lavoro di quest’anno e destinato a diventare un appuntamento annuale: una misurazione dello stato della fraternità nel mondo, concetto caro a San Francesco e a Papa Francesco. “Il rapporto evidenzia come la fraternità, pilastro morale e sociale, sia anche una componente economica decisiva ma ancora non misurata – sostiene Paolo Santori, Presidente del Comitato scientifico della Fondazione –. Sviluppando un indicatore innovativo basato su dati internazionali, lo studio analizza il grado di fraternità all’interno e tra le economie globali (…) e invita a ripensare sviluppo, cooperazione e benessere collettivo”.
Il Dicastero Vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha accompagnato fin dall’inizio il cammino di The Economy of Francesco, riconoscendo nel movimento una forte sintonia con la propria missione. “Valori come la centralità della persona, la giustizia sociale ed ecologica, la solidarietà, l’inclusione e la cooperazione rappresentano un terreno comune su cui si è sviluppato un accompagnamento rispettoso dell’autonomia del movimento, ma capace di sostenerne la crescita e le iniziative in questi anni” ribadisce Padre Avelino Chicoma Bundo Chico, S.I., Capo ufficio del Dicastero.
Presentazione dell’Evento in Sala Stampa del Vaticano. Da sinistra: Luca Iacovone, Luigino Bruni, Mons. Domenico Sorrentino, Rita Sacramento Monteiro, Padre Avelino Chicoma Bundo Chico e Cristiane Murray.
Il programma a Castel Gandolfo “si articolerà in plenarie con ospiti internazionali come Sabine Alkire, Jennifer Nedelsky, Paolo Benanti, Massimo Mercati e Stefano Zamagni, workshop tematici, momenti spirituali e creativi, e una grande esposizione di progetti ed esperienze nate all’interno del movimento EoF: la EoF Fair – affermano Rita Sacramento Monteiro e Luca Iacovone dello staff dell’evento -. Particolare rilievo sarà dato a due sessioni dedicate: Prophetic Voices for a New Economy, in cui giovani provenienti da diversi contesti racconteranno esperienze di cambiamento già in atto; e Extraordinary Ideas for the Economy of Francesco, una rassegna di brevi interventi che daranno voce a idee imprenditoriali, iniziative sociali e ricerche innovative selezionate tramite call internazionale”.
L’80° anniversario dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) è stata l’occasione per realizzare a Nairobi, in Kenya, un evento internazionale dal titolo “Cities, Communities, Care-Youth in Action for Sustaining Peace”. Un convegno che ha visto numerosi giovani africani e rappresentanze di tutto il mondo, protagonisti di un nuovo slancio verso la costruzione di società pacifiche e resilienti, capaci di costruire il futuro del continente africano, con a cuore il mondo unito.
Il momento culminante è stata la presentazione della “Charter of Commitments”, un documento che promuove la pace attraverso il dialogo interculturale, le iniziative artistiche e i programmi comunitari, riconoscendo ai giovani il ruolo centrale di “influencer di pace” e agenti di cambiamento. Al centro della visione presentata c’è l’adozione dei valori dell’ubuntu, la filosofia africana che invita alla condivisione e alla reciprocità, come base per una società solidale. I giovani incoraggiano le Nazioni Unite e l’Unione Africana e ne apprezzano il ruolo nel sostenere e collaborare con i governi locali, gli attori della società civile, le istituzioni religiose e le organizzazioni giovanili, nel promuovere solidarietà, giustizia e uguaglianza sia a livello locale che globale. La Carta sostiene azioni concrete per città più accoglienti, uno sviluppo sostenibile, nuovo impulso per l’imprenditorialità giovanile e una nuova visione africana, libera da confini e barriere. Sottolinea l’urgenza di maggiore inclusione, formazione e partecipazione giovanile nei processi decisionali, a tutti i livelli.
Questo appello nasce a conclusione di questo evento organizzato da New Humanity, ONG del Movimento dei Focolari. I lavori si sono tenuti nella Mariapoli Piero di Nairobi. Hanno partecipato all’iniziativa anche UN Habitat, agenzia dell’ONU per lo sviluppo urbano e UNEP, agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente, Laudato Sì Movement Africa, Greening Africa Together, Living Peace International, Africa Interfaith Youth Network, International Sociological Association, Centro Universitario ASCES Di Caruarù in Brasile, oltre a tutte le espressioni dell’area sociale, politica e culturale del Movimento dei Focolari.
Pace, sviluppo urbano, ambiente e leadership di comunione
Secondo i leader giovanili riuniti a Nairobi, questa nuova prospettiva potrà realizzarsi solo attraverso la creazione di meccanismi permanenti di collaborazione sia a livello locale che internazionale. Un vero e proprio lavoro di costruzione e consolidamento di reti. L’evento ha visto la partecipazione di trenta relatori internazionali, otto tavole rotonde, sei collegamenti live e otto testimonianze video, da città di cinque continenti, con un’attenzione costante al dialogo con i giovani. I temi affrontati hanno toccato la pace, lo sviluppo urbano, la cura dell’ambiente e le nuove forme di leadership di comunione.
Messaggi di saluto
Il convegno è stato aperto dai videomessaggi di Felipe Paullier, assistente del Segretario Generale ONU per i giovani, e di Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari. Paullier, dopo aver ricordato che Nairobi è una delle tre principali sedi delle Nazioni Unite, ha affermato che “ogni guerra è una sconfitta per l’umanità, un fallimento del dialogo. I giovani non sono solo vittime delle crisi di oggi: sono creatori, leader e costruttori di pace”. E sono più di 2 miliardi i giovani “pronti a essere partner alla pari nella costruzione del nostro futuro comune”. Un messaggio chiaro per tutti: affidandosi a una generazione che “resiste all’odio, rifiuta l’indifferenza e sceglie la pace come responsabilità quotidiana”, è possibile partire proprio dalle città e dalle comunità, perché è “nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di culto e nelle comunità locali che la cooperazione diventa tangibile”.
Margaret Karram ha voluto ricordare l’iniziativa, ormai decennale, di formazione ad una leadership di comunione che è stata avviata dall’Istituto Universitario Sophia e dal Movimento Politico per l’Unità con il programma “Together for a New Africa”. Il percorso, nel suo ultimo ciclo triennale, ha impegnato 140 giovani di 14 Paesi africani, accanto a tutors e docenti, che nei giorni che hanno preceduto il Convegno hanno tenuto la loro Summer School annuale in modalità ibrida, per raccogliere e discutere gli esiti delle loro azioni locali. Altro programma ricordato dalla Presidente dei Focolari, che raccoglie da un anno 150 giovani di 60 Paesi del mondo, attivi in ambito politico e nella società civile, è “One Humanity, One Planet: Synodal Leadership”. Giovani “che si formano e lavorano per attuare buone politiche e generare impatto sociale, con una visione ispirata alla cultura dell’unità.”
Si tratta di prospettive che definiscono l’impegno dell’intero Movimento dei Focolari, già “culminato nel documento ‘Together To Care’ consegnato all’ONU un anno fa” – ha spiegato la Presidente – facendo tesoro di “iniziative come Living Peace, che coinvolge oltre 2 milioni di ragazzi nel mondo”; insieme ad “AMU con quasi 900 progetti di cooperazione, testimoniano un impegno concreto e diffuso”. In questo quadro, ha apprezzato lo sforzo di “disegnare un percorso comune con cui ridefinire la vita urbana, valorizzando e fortificando i legami sociali” e ha aggiunto: “quanto hanno da dirci le culture africane su questo importante aspetto”. Incisivo il suo invito a riscoprire al cuore delle città “comunità di solidarietà e di riconciliazione non percepibili all’occhio umano”: “‘città invisibili’ che nel loro piccolo, giorno dopo giorno, contribuiscono a costruire una rete mondiale di pace e che mostrano che un altro mondo è possibile”. Ha sottolieato, infine, la reciprocità come chiave del cambiamento, che Chiara Lubich aveva richiamato già nel 1997 nel contesto di un intervento presso il Palazzo di Vetro dell’ONU: “la reciprocità – così ha concluso – è un traguardo che può avvicinarci, farci crescere, che può diventare realtà quando facciamo il primo passo verso l’altro, chiunque esso sia e qualunque siano le sue convinzioni, per comprenderne le ragioni, per cercare una connessione, per stabilire un rapporto.”
Le Sfide dell’Africa e il contributo di UN Habitat
Tra gli ospiti, Christelle Lahoud di ONU Habitat ha sottolineato come l’Africa, continente con la popolazione più giovane e in rapida urbanizzazione, rappresenti sia un’urgenza che un’opportunità. La costruzione della pace si rafforza quando i giovani possono partecipare attivamente ai processi decisionali, contribuendo alla creazione di spazi urbani sicuri e inclusivi. Con una popolazione urbana che si stima raggiungerà il 70% a livello globale entro il 2050, le città sono chiamate a rispondere a sfide crescenti, tra cui disuguaglianze, migrazioni forzate ed emergenze climatiche, che mettono sotto pressione coesione sociale e risorse.
Lahoud ha evidenziato come i giovani siano già protagonisti nella co-creazione di spazi urbani più resilienti, valutando rischi, raccogliendo dati e influenzando le politiche locali, collaborando con amministrazioni e autorità per plasmare città che riflettano le reali esigenze delle comunità. Le città, quindi, diventano il riflesso di come le società vivono insieme, costruiscono fiducia tra generazioni e perseguono il benessere collettivo, in sintonia con la filosofia ubuntu.
Esperienze internazionali e impegno nelle città del mondo
Esperienze da città come Betlemme, Beirut, Kinshasa, Trento, Manila, Pajule, Capodistria e Medellin hanno contribuito a dare un respiro internazionale all’evento, dimostrando che la trasformazione sociale e culturale può nascere dal basso, attraverso la collaborazione tra società civile e istituzioni. Testimonianze come quella di Agnes Aloyotoo, candidata alle elezioni in Uganda, e di Jonathan Masuta, presidente di una delle federazioni dei giovani dell’Unione Africana, hanno mostrato come le nuove generazioni siano già attive nel dare voce ai giovani nelle decisioni esecutive.
Il messaggio che arriva da Nairobi è chiaro: la fiducia nel protagonismo giovanile rappresenta la chiave per costruire società più giuste, solidali e pacifiche, a partire dalle città e dalle comunità locali. Da questo evento emerge una determinazione forte ad agire in rete, sia a livello locale che internazionale, per promuovere una cultura della pace fondata sulla responsabilità, la collaborazione e l’inclusione delle nuove generazioni.
Presentazione del Bilancio di Comunione 2024 svoltasi a Roma (Italia) il 6 novembre 2025. Il video è in italiano con un intervento in inglese. I sottotitoli sono stati generati automaticamente, occorre attivarli e scegliere la lingua.
In vista dell’Assemblea, Il 7 novembre 2025 si è conclusa la prima raccolta, dalle varie aree del mondo, di indicazioni di preferenze per l’elezione della Presidente, del Copresidente e dei Consiglieri/e generali, ma anche la fase di raccolta delle idee e le proposte delle tematiche da affrontare durante l’Assemblea. Quali i prossimipassi? Come saranno organizzate queste proposte?
Da tutto il mondo, nello specifico dalle 15 zone in cui si compone il Movimento dei Focolari, sono arrivate varie proposte, sia frutto della riflessione comunitaria, sia individuali. Alcune sono già state sintetizzate dalle Commissioni zonali presenti in alcuni luoghi che, insieme a tutte le altre, saranno lette con attenzione, raggruppate per argomenti e riassunte per facilitare la lettura. Come Commissione preparatoria dell’Assemblea (CPA) siamo già a lavoro su questo. Alcune aree tematiche raggrupperanno al loro interno le proposte prese in esame e sintetizzate da proporre all’Assemblea. Un percorso di vero discernimento, in cui la comunione tra noi sarà fondamentale nel processo di scelta operativa. L’Assemblea, nell’ accogliere il frutto di questo lavoro, avrà il compito di esaminare le idee, considerarne di nuove se reputerà necessario e votare per delineare gli orientamenti dei prossimi 5 anni di attività dell’Opera. Naturalmente è importante sottolineare che tutte le proposte che, come CPA abbiamo raccolto, saranno inserite in un “libro delle proposte”, un dossier che i partecipanti all’Assemblea potranno leggere personalmente o durante i vari incontri. Nessun contributo di cui ci è stato fatto dono in questo tempo prezioso andrà dunque perso, ma farà parte di un vademecum per poter continuare a camminare insieme.
In questo tempo sono state raccolte anche le proposte di modifica degli Statuti generali. Potete spiegarci quali sono i criteri utilizzati per portare avanti un lavoro del genere?
Rispetto a questa consultazione bisogna tener conto, prima di tutto, della necessità che è sorta di approfondire ancora di più i nostri Statuti generali, per capire meglio quello che è più legato al momento storico nel quale sono stati scritti e ciò che è legato invece al carisma. Per questo, seguendo le indicazioni di Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, ci si è concentrati attualmente su alcuni argomenti che stanno guidando i nostri passi nella raccolta di proposte di modifiche agli Statuti generali. Ad esempio, l’applicazione di quanto stabilito nel Decreto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, del 3 giugno 2021, che riduce i mandati ad un massimo di 5 anni. Un altro elemento da non dimenticare sono alcune necessità emerse nella vita del Movimento, tenendo conto per esempio della grande riorganizzazione territoriale avvenuta negli ultimi anni nelle varie aree geografiche, che porta a responsabilizzare di più tutti i membri dell’Opera, la possibilità di diminuire ancora il numero delle consigliere e dei consiglieri eletti durante l’Assemblea e lo sguardo rivolto ad alcune proposte emerse già nella precedente Assemblea generale del 2021.
Come si arriva concretamente dalla proposta all’effettiva modifica dello Statuto?
Come già detto, siamo coscienti che non si potrà affrontare un cambiamento negli Statuti generali a tutto campo, ma guardando in particolare alcuni aspetti improcrastinabili. Quindi, si è vissuto un percorso che ha portato a raccogliere delle proposte da tutto il mondo, attraverso la Commissione preparatoria dell’Assemblea, in un processo partecipativo svolto nelle diverse aree geografiche dov’è presente il Movimento dei Focolari. Ora, lo studio di queste proposte è stato affidato da Margaret Karram ad una commissione apposita, che farà le opportune valutazioni. Questa commissione composta da persone competenti in vari ambiti, elaborerà un parere, che si unirà allo studio che negli anni passati ha fatto un’altra commissione incaricata dopo l’Assemblea del 2021, in modo da offrire alla Presidente e alla prossima Assemblea gli elementi necessari per discernere se queste proposte sono coerenti, prima di tutto con il carisma, con il diritto canonico, con la realtà che vive oggi l’Opera di Maria, ecc. Le proposte, quindi, saranno presentate all’Assemblea generale del prossimo marzo, che ha la facoltà di deliberare e approvare. Le modifiche che eventualmente l’Assemblea approverà, saranno sottoposte in seguito al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, da cui dipendiamo come Movimento, che potrà approvarle o meno. Solo dopo questa approvazione saranno d’applicazione.
La Commissione preparatoria dell’Assemblea (CPA) composta da membri del Movimento dei Focolari da diversi continenti e vocazioni al suo primo incontro presenziale nell’aprile 2025. Foto Javier García – CSC Audiovisivi
Il metodo che verrà utilizzato in alcuni momenti dell’Assemblea generale si ispirerà a quello della “Conversazione dello Spirito”. Ci spiegate in che cosa consiste?
Questo metodo, utilizzato durante il Sinodo, è una dinamica di discernimento, uno strumento che abbiamo proposto di adottare anche alle Assemblee zonali: la conversazione nello Spirito alla luce del carisma dell’unità. Non si tratta di una mera tecnica per risolvere pacificamente questioni tra persone che la pensano diversamente. È qualcosa di molto profondo che coinvolge tutti e si attua attraverso alcuni passaggi essenziali a partire, nello specifico, da una preparazione personale: ciascuno, affidandosi al Padre, mettendosi nel silenzio in preghiera e in ascolto dello Spirito Santo, prepara il proprio contributo inerente alla questione su cui si è chiamati a discernere. In seguito, è necessario fare spazio agli altri in un clima di grande comunione: a partire da quanto gli altri hanno detto, ognuno può condividere ciò che ha risuonato maggiormente in lui e, allo stesso tempo, ciò che fa più fatica ad accogliere. Sulla base di quanto emerso si dà inizio al dialogo per discernere e raccogliere il frutto della conversazione nello Spirito: conoscere intuizioni e convergenze, identificare discordanze, ostacoli e lasciar emergere nuove domande. È molto importante che in questa dinamica si dia spazio a quelle che vengono definite le “voci profetiche”, quelle intuizioni capaci di leggere a fondo la storia e che ciascuno, in questa dimensione comunitaria, possa sentire che il suo pensiero è espresso nel risultato finale dei lavori. Per questo motivo, occorre far precedere a tutto il Patto di amore reciproco ad indicare la ferma volontà di camminare concretamente insieme verso Dio, aiutandosi, perdonandosi, ricominciando ogni volta sia necessario. Così facendo, la Conversazione nello Spirito renderà più agevole il discernimento richiesto. Sarà utile per ‘riconoscere’ la presenza di Dio nella complessità degli eventi storici, per ‘interpretarli’ alla luce del carisma dell’unità e per avere il coraggio di credere nella possibilità di ‘attuare’ quanto deciso.
Oltre ai partecipanti con diritto di voto saranno presenti all’Assemblea anche alcuni invitati che però non potranno votare. Che significato ha la loro presenza?
È lo Statuto stesso dell’Opera che prevede la presenza all’Assemblea di un certo numero di partecipanti invitati direttamente dalla Presidente in quanto il loro contributo è considerato prezioso e di grande arricchimento. Si tratta di persone che partecipano al Movimento in vari modi e forme: appartenenti alle varie Chiese, fedeli di varie religioni, persone di convinzioni non religiose o di diverse culture, esperti in diversi campi. Esse, con la loro esperienza, possono aiutare nel discernimento sui vari temi. La loro presenza permette di allargare sguardo e orizzonti. In questo modo l’Assemblea potrà rappresentare maggiormente l’Opera nella sua varietà, rendendola più capace di vivere per l’ut omnes. Gli invitati parteciperanno come gli altri alle discussioni in plenaria e ai lavori di gruppo. L’unica differenza è che non potranno votare, ma il voto è solo uno dei momenti dell’Assemblea che vuol essere soprattutto un’esperienza profonda di unità per riflettere e discernere insieme, nell’ascolto dello Spirito Santo, sul futuro dell’Opera.
Nelle prime ore della mattina del 10 novembre si è spento il monaco buddhista thailandese Phra Maha Thongrattana Thavorn e la notizia ha ben presto raggiunto le comunità dei Focolari in tutto il mondo. La sua scomparsa richiama l’attenzione su un percorso del dialogo tra le Religioni impegnato a lavorare per un mondo unito, per la comprensione reciproca e per la pace.
La sua storia incrocia quella del Movimento dei Focolari nel 1995, quando, accompagnando il discepolo Somjit in Italia, visitò per la prima volta Loppiano, cittadella internazionale del Movimento. Fu lì che conobbe Chiara Lubich. La vicinanza spirituale che da quel momento il monaco sentì con la fondatrice dei Focolari fu tale, che iniziò a rivolgersi a lei chiamandola “mamma Chiara”. Dal canto suo, Chiara riconobbe in lui un’anima di straordinaria profondità, capace di illuminare il cammino del dialogo interreligioso con autenticità e rispetto, da qui il nome “Luce ardente” con cui è conosciuto da moltissimi. Da quel momento, il monaco thailandese divenne un amico fedele del Movimento, partecipando a numerosi eventi sia in Asia che in Europa. La sua presenza era discreta ma intensa, e il suo messaggio sempre chiaro: le religioni non devono competere, ma collaborare per il bene dell’umanità.
“Luce Ardente” con Chiara Lubich a Bangkok , Thailandia (1997)
Margaret Karram, Presidente dei Focolari, così ha scritto alle comunità nel mondo:
“Ha vissuto pienamente il nome che Chiara gli aveva dato, essendo ovunque strumento di luce, consolazione e speranza. Fino all’ultimo ha amato e vissuto per costruire la fraternità. Durante la sua vita ha saputo parlare dell’unità in maniera unica, con sapienza e passione, attraverso libri, riviste, trasmissioni radio, incontri con monaci e laici buddhisti, non senza affrontare difficoltà. Un giorno, un monaco gli chiese perplesso: ‘Maestro, tu segui una donna cristiana?’. E lui rispose: ‘Io non seguo una donna, ma il suo Ideale di fraternità universale. Lei non è solo dei cristiani, è anche nostra’.
Nel suo ultimo messaggio mi ha scritto: ‘Margaret, io soffro, ma resisto, resisto, resisto, perché le mie sofferenze sono nulla a confronto di quelle di Gesù in Croce. Io resisto perché sono figlio di mamma Chiara. Ricordati: non ci vediamo più, ma un giorno ci vedremo. Presto andrò da lei’.
Personalmente, porto nel cuore ogni parola che mi ha scritto e ogni consiglio che mi ha dato. Mi ha insegnato cosa significa ‘resistere per amore’, e la sua unità con me è stata un dono prezioso che non dimenticherò mai”.
Luce Ardente ha chiesto di essere sepolto a Loppiano, dove ha conosciuto Chiara e la spiritualità dell’unità. In un’intervista rilasciata nel 2021, ribadì con forza la sua visione: “Vorrei che ciascuno, nella propria religione, cercasse il significato profondo della propria dottrina. Solo così potremo vivere insieme in pace e armonia”. E’ un richiamo alla profondità, alla sincerità, alla condivisione. Un invito che oggi suona come un testamento spirituale.
“Abbiamo scelto di raccontare storie di prossimità e fraternità che sono il frutto dell’impegno di tante persone e comunità nel mondo che ogni giorno cercano di generare fiducia”. Con queste parole, Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari, ha aperto la presentazione del Bilancio di Comunione 2024 (BdC) tenutasi il 6 novembre 2025 al Pontificio Istituto Patristico Augustinianum di Roma. Un documento che va oltre il rendiconto economico e racconta le opere attive in diversi Paesi legate ai Focolari e il loro impatto specifico su persone, comunità e territori. “Non si limita a misurare numeri, ma racconta relazioni” – ha sottolineato Suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale. “La comunione è un bene strategico. Non è semplice condivisione di risorse, ma costruzione di legami che generano fiducia, coesione e resilienza. In termini economici, è capitale relazionale: riduce costi di esclusione, favorisce partecipazione, abilita processi di sviluppo umano integrale. Dove c’è comunione, la fragilità diventa opportunità, perché chi è inserito in reti di reciprocità ha più possibilità di uscire dalla marginalità. In un tempo di grandi disuguaglianze, questo bilancio è una denuncia profetica e una buona notizia: ogni singolo atto è importante”.
Margaret KarramAlessandra Smerilli – Moira Monacelli
I dati
Ruperto Battiston, corresponsabile economico dei Focolari illustra i numeri: “Il BdC 2024 registra entrate per 8,1 milioni di euro provenienti da donazioni, dalla libera comunione dei beni dei membri e da contributi di istituzioni esterne per progetti formativi. Le uscite sono pari a 9,6 milioni di euro e sono state destinate a iniziative che generano valore a lungo termine: progetti locali, cittadelle, opere sociali e percorsi formativi e culturali, oltre che per sostenere il Centro Internazionale.
Grazie a una comunione dei beni straordinaria di 208.568 euro si sono potute aiutare le persone del Movimento che si trovano in situazioni di particolare necessità e le strutture che aiutano i poveri.
Inoltre, l’Economia di Comunione ha distribuito 394 aiuti individuali e sostenuto 14 progetti in 13 Paesi, per un totale di 669.566 euro.
Tra i tanti dati, quest’anno abbiamo scelto di evidenziare le somme destinate alle strutture inerenti alla tutela della persona e alla formazione alla tutela, come anche raccomandatoci dal recente report della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori”.
Dalla Sicilia a Manila: un viaggio nella comunione
Sono state presentate cinque opere tra quelle illustrate nel Bilancio: Fo.Co. ONLUS – Italia: una cooperativa sociale che accoglie migranti e minori non accompagnati, promuovendo inclusione e lavoro. Ha riaperto un antico convento trasformandolo in centro di accoglienza; UNIRedes – America Latina: una rete di 74 organizzazioni attive in 20 Paesi, che ogni anno raggiunge migliaia di persone con progetti educativi, sanitari e culturali. IL Centro Medico Focolari – Man, Costa d’Avorio: nato durante la guerra civile, oggi è un presidio sanitario aperto 24 ore su 24, con servizi di telemedicina e ospedalizzazione. Focolare Carpentry – Filippine: un centro di formazione professionale che ha restituito dignità e lavoro a oltre 300 giovani esclusi dal sistema scolastico. TogetherWEconnect – Israele e Palestina: un progetto educativo che coinvolge 500 studenti in percorsi di dialogo, autostima e cittadinanza attiva.
Una metodologia che parte dal Vangelo
“La comunione non è assistenzialismo, ma protagonismo e reciprocità”, ha spiegato Moira Monacelli di Caritas Internationalis. “Essere presenti non significa solo fare per, ma camminare con”. Le opere raccontate nel Bilancio nascono da un amore concreto, che si traduce in ascolto, corresponsabilità, formazione e fiducia nella Provvidenza.Dare speranza non è dirlo a parole”, ha concluso Monacelli, “ma costruire comunità dove la fraternità diventa realtà”.
Il Bilancio di Comunione (BdC) è uno strumento che nasce nel solco dei Bilanci Sociali delle Organizzazioni non governative e senza fini di lucro: esprime uno stile ispirato al Vangelo, ed è un invito a promuovere relazioni di reciprocità e di comunione, a contribuire a realizzare società dove persone e popoli possano vivere con dignità, giustizia e in pace. Per il 2024 il Movimdento Focolari ha analizzato i dati relativi ad opere, progetti e azioni stabili e continuative presenti in molti Paesi. I dati riportati non rappresentano una mappa completa né esaustiva di tutte le iniziative in atto, ma sono un campione significativo che esprime l’impegno di oltre un centinaio di opere a rispondere ai bisogni dell’umanità, sostenute dalla spiritualità dei Focolari, per generare fiducia, coesione sociale e senso di comunità.