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Il terzo e ultimo giorno della Conferenza Raising Hope si è sviluppato con nuove relazioni, momenti di riflessione, preghiera, musica e un momento chiave: i contributi dei partecipanti e gli impegni assunti, presentati come pilastri fondamentali per l’azione a favore della giustizia climatica.
Sul sito raisinghope.earth/it/impegno/ , i partecipanti alla conferenza, sia in presenza che online, sono stati invitati a condividere i propri contributi: Come risponderai al grido della terra e al grido dei poveri? Questi People-Determined Contributions (PDC) sono una coraggiosa iniziativa globale della società civile per presentare gli impegni di persone e comunità di base verso la trasformazione ecologica.
L’acqua di Raising Hope arriverà alla COP30
La commovente apertura guidata da Papa Leone XIV mercoledì 1 ottobre — quando ha benedetto un blocco di ghiaccio della Groenlandia — ha raggiunto il suo culmine questo pomeriggio, quando i partecipanti hanno raccolto l’acqua, frutto dello scioglimento del ghiaccio, da portare alle proprie case e comunità.

La dott.ssa Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si’, ha espresso con emozione: «Un blocco di ghiaccio benedetto dal Papa è diventato virale in questi giorni. Ora quest’acqua benedetta si trasformerà in qualcosa di molto potente, perché arriverà alla COP30, in Brasile.»
Ogni partecipante ha potuto portare con sé, in una ciotola, parte di quest’acqua benedetta — in parte proveniente dal ghiaccio glaciale, mescolata con l’acqua dei fiumi del mondo offerta da diversi rappresentanti all’inizio della conferenza. Non è stato solo un dono, ma un segno dell’urgenza dettata dalla crisi climatica, allo stesso tempo contrassegnato dalla speranza della benedizione papale.
Tornare al cuore e alzare la voce
Un altro momento chiave della chiusura si è avuto quando la dott.ssa Lorna Gold ha condiviso alcuni degli impegni assunti dai partecipanti. Tra i più significativi: il potere della collaborazione, l’importanza delle alleanze, l’impegno a tornare al cuore e a promuovere il Programma degli Animatori Laudato Si’, sviluppato dal MLS.
Ha sottolineato l’importanza dell’attuazione: «Non possiamo aspettare che siano gli altri a farlo. Dobbiamo realizzare i cambiamenti che sono nelle nostre mani,» ha affermato la dott.ssa Lorna. E ha incoraggiato ad alzare insieme la voce a Belém, in Brasile (prossima COP), dove verrà lanciata anche una nuova alleanza per la non proliferazione dei combustibili fossili.



Ringraziamento per i 10 anni del MLS
Un momento particolarmente toccante è stato il ringraziamento per i dieci anni di storia del Movimento Laudato Si’, fondato nel gennaio 2015. La dott.ssa Lorna Gold ha ricordato quando, nello stesso anno, conobbe Tomás Insua, cofondatore, e rimase colpita dal suo entusiasmo ed energia nel voler diffondere i valori dell’enciclica.
«La cosa più straordinaria del nostro movimento è la gioia,» ha dichiarato, esortando tutti a «portare questa gioia alla COP30.» Ha ricordato le parole di Papa Francesco che ci invitava a «cantare lungo il cammino,» perché «la nostra preoccupazione non deve toglierci la gioia né la speranza.»
Yeb Saño, presidente del Consiglio Direttivo del Movimento Laudato Si’, ha esortato i presenti a imprimere nella memoria quanto vissuto durante la conferenza, affinché «tutte queste ragioni ci spingano ad alzarci dal letto ogni mattina.» «Abbiamo molto lavoro davanti a noi, ma Papa Leone è dalla nostra parte. Non si tratta di correre avanti, ma di avanzare tutti insieme.»



Laudato Si’, per comunità coraggiose
La mattinata si è aperta con l’intervento di Kumi Naidoo, presidente del Trattato di Non Proliferazione dei Combustibili Fossili, che si è definito un «prigioniero della speranza.» Ha sottolineato che dobbiamo prenderci cura del nostro ambiente perché «non ci sono lavori né esseri umani su un pianeta morto.»
«Le comunità cattoliche, attraverso la Laudato Si’, hanno dimostrato coraggio,» ha affermato Naidoo, esortando ad agire con saggezza e fede, con urgenza. «La speranza non è amore; la speranza è resilienza, la speranza è una missione.»



La resilienza dei popoli
Il pannello successivo, intitolato «La fede e la missione condivisa per un pianeta resiliente,» è stato moderato da Josianne Gauthier, segretaria generale di CIDSE (Coopération Internationale pour le Développement et la Solidarité). Tra i temi principali: il finanziamento ai paesi in via di sviluppo e la resilienza come motore per andare avanti.
La dott.ssa Maina Vakafua Talia, ministra dell’Interno, del Cambiamento Climatico e dell’Ambiente di Tuvalu, ha sottolineato che, sebbene nella sua lingua madre non esista la parola resilienza, il suo popolo ha imparato a «passare dalla vulnerabilità alla forza» dopo aver affrontato molteplici catastrofi climatiche. Ha inoltre ribadito l’importanza della spiritualità per costruire un futuro resiliente.
La dott.ssa Svitlana Romanko, fondatrice e direttrice di Razom We Stand, ha parlato del suo paese, l’Ucraina, e di come la dipendenza dai combustibili fossili, aggravata dalla guerra, abbia devastato il popolo. Ha affermato che la resilienza oggi li mantiene in piedi, insieme alle energie rinnovabili e alle economie verdi, dimostrando che vivere di energia pulita è possibile.
Mons. Robert Vitillo, del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e della Piattaforma Laudato Si’ Action, ha offerto un contributo dal Vangelo: «Ci viene insegnata la solidarietà e dobbiamo cambiare prospettiva per tradurla in azione nei nostri impegni.»



Ascoltare le periferie
Nel pomeriggio, l’ultimo panel è stato moderato da Bianca Pitt, fondatrice della Women’s Environment Network e cofondatrice di SHE Changes Climate. La discussione si è concentrata su ciò che il cuore ci dice riguardo all’esperienza vissuta in questi giorni.
Catherine Coleman Flowers, MacArthur Fellow e attivista per la salute ambientale, membro dei consigli del Natural Resources Defense Council, ha condiviso come le persone delle periferie siano quelle che soffrono di più e che vengono ascoltate di meno.

Mons. Ricardo Hoepers, segretario generale della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, ha riflettuto sulla diversità del suo paese e su come sia necessario uscire ciascuno dal proprio luogo per ampliare gli orizzonti: «Il mio sogno per il Brasile è unire Laudato Si’ e Fratelli Tutti; e che la natura e gli esseri umani abbiano la stessa importanza: la natura è lo spazio che Dio ci ha dato per vivere come fratelli.»
E Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, ha affermato: «Sono convinta che l’unico modo per realizzare un cambiamento duraturo sia quello di scegliere l’amore come principio guida della nostra azione ecologica. Nella Laudato Si’, la parola amore compare settanta volte! Un’indicazione potente di un cammino che tutti noi siamo invitati a percorrere. Un invito a passare da un’autentica fraternità umana — come quella che abbiamo sperimentato in questi giorni — ad una fraternità cosmica.»
Prima di concludere, i partecipanti hanno preso parte a una sessione finale di preghiera e riflessione, guidata da membri di Trócaire. Dopo la proiezione di un video riassuntivo dei tre giorni, tutti sono stati invitati a richiamare alla memoria i momenti più significativi e ad assumere solennemente l’impegno di continuare il cammino, difendendo la casa comune.
A cura dell’Ufficio Stampa di Raising Hope
Foto: © Javier García-CSC Audiovisivi
Abbandonarsi nell’abbraccio del Padre
Solo l’amore vale
Immaginiamo che ripassino davanti ai nostri occhi alcune scene sintomatiche del mondo d’oggi. […]
Osserviamo […] in nazioni che hanno visto i recenti cambiamenti, gente che esulta di gioia per le ritrovate libertà; insieme persone impaurite e deluse, depresse per il crollo dei loro ideali. […]
E se vedessimo immagini di lotte razziali con stragi e violazione di diritti umani … O interminabili conflitti come quelli che avvengono in Medio Oriente, col crollo di case, feriti, morti ed il continuo micidiale cadere di bombe o di altri ordigni mortali? … Domandiamoci ancora: che direbbe Gesù di fronte a tanti drammi? “Ve l’avevo detto di volervi bene. Amatevi come io vi ho amati”.
Sì, così direbbe di fronte a questi ed alle più gravi situazioni del mondo attuale.
Ma la sua parola non è solo un rimpianto di ciò che non è stato fatto. Egli la ripete oggi per davvero. Perché Egli è morto, ma è risorto e – come ha promesso – è con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo.
E ciò che dice è di un’importanza immensa. Perché questo “Amatevi a vicenda come io vi ho amati” è la chiave principale per la soluzione di ogni problema, è la risposta fondamentale ad ogni male dell’uomo. […]
Gesù ha definito il comando dell’amore “mio” e “nuovo”, perché è tipicamente suo, avendolo riempito d’un contenuto singolare e nuovissimo. “Amatevi – ha detto – come io vi ho amati”. E Lui ha dato la vita per noi.
È dunque in gioco la vita in questo amore. E un amore pronto a dare la vita è ciò che Egli chiede anche a noi verso i fratelli.
Non è sufficiente per Lui l’amicizia o la benevolenza verso gli altri; non Gli basta la filantropia, né la sola solidarietà. L’amore che chiede non si esaurisce nella non-violenza.
È qualcosa d’attivo, d’attivissimo. Domanda di non vivere più per sé stessi, ma per gli altri. E ciò richiede sacrificio, fatica. Domanda a tutti di trasformarsi […] in piccoli eroi quotidiani che, giorno dopo giorno, sono al servizio dei fratelli, pronti a donare persino la vita in loro favore. […]
Quest’amore reciproco fra voi porterà infatti delle conseguenze d’un valore – diciamo – infinito, perché dove c’è l’amore lì è Dio e – come ha detto Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome (e cioè nel suo amore), io sono in mezzo a loro” […]
Sarà Lui stesso che opererà con voi nei vostri paesi, perché Lui tornerà in certo modo nel mondo, in tutti i luoghi in cui vi trovate, reso presente dal vostro reciproco amore, dalla vostra unità.
E Lui vi illuminerà su tutto il da farsi, vi guiderà, vi sosterrà, sarà la vostra forza, il vostro ardore, la vostra gioia. […]
Amore, dunque, fra voi ed amore seminato in molti angoli della terra fra i singoli, fra i gruppi, fra nazioni, con tutti i mezzi, perché sia realtà l’invasione d’amore, di cui ogni tanto parliamo, e prenda consistenza, anche per il vostro contributo, la civiltà dell’amore che tutti attendiamo.
A questo siete chiamati. E vedrete cose grandi.
Chiara Lubich
Foto © Archivio CSC Audiovisivi
Impegnarsi per la cura del creato
Costruire relazioni gioiose
Nel pomeriggio del 1° ottobre, presso il Centro Internazionale Mariapoli del Movimento dei Focolari a Castel Gandolfo, Roma, si è inaugurata la Conferenza Raising Hope con la partecipazione di Sua Santità Leone XIV, accanto a figure di rilievo come Arnold Schwarzenegger, ex governatore della California, e l’on. Marina Silva, Ministra dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico del Brasile.
La sessione ha unito testimonianze, momenti spirituali e artistici, in ringraziamento per il decimo anniversario dell’enciclica Laudato Si’. A rappresentare il Movimento Laudato Si’ sono intervenuti Christina Leaño, direttrice associata, e Igor Bastos, direttore per il Brasile, che hanno presieduto l’apertura della giornata.
Un momento simbolico è stato quando Papa Leone XIV ha toccato e benedetto un blocco di ghiaccio di oltre 20.000 anni, staccatosi a causa del cambiamento climatico da un ghiacciaio della Groenlandia, nonché acqua proveniente da diverse parti del mondo — gesti che hanno incarnato compassione e attenzione per il grido della Terra e dei poveri.
Laudato Si’: cosa resta da fare?
“Questa Enciclica ha profondamente ispirato la Chiesa cattolica e molte persone di buona volontà”, ha iniziato Papa Leone nel suo discorso su Laudato Si’, “ha aperto un forte dialogo, gruppi di riflessione e programmi accademici”. Il Papa ha sottolineato come l’enciclica del suo predecessore si sia diffusa “fino ai vertici internazionali, al dialogo ecumenico e interreligioso, ai circoli economici e imprenditoriali, agli studi teologici e bioetici”.
Rendendo grazie al Padre celeste “per questo dono che abbiamo ereditato da Papa Francesco”, Leone ha ribadito che oggi le sfide ambientali e sociali sono ancora più urgenti. In questo anniversario dobbiamo chiederci: “Cosa resta da fare? Cosa dobbiamo fare ora per garantire che la cura della nostra casa comune e l’ascolto del grido della terra e dei poveri non appaiano come mode passeggere o, peggio ancora, siano viste e sentite come questioni divisive?” ha domandato.

Ritornare al cuore: dalla raccolta dei dati alla cura
“Oggi più che mai è necessario ritornare al cuore, luogo della libertà e delle decisioni autentiche”, ha affermato il Pontefice, perché sebbene esso “comprenda la ragione”, allo stesso tempo “la trascende e la trasforma”. “Il cuore è il luogo in cui la realtà esterna ha il maggiore impatto, dove si compie la ricerca più profonda, dove si scoprono i desideri più autentici, dove si trova l’identità ultima di ciascuno e dove si forgiano le decisioni.”
In questo senso, ha sottolineato che “solo ritornando al cuore può aver luogo una vera conversione ecologica”. “Dobbiamo passare dalla raccolta dei dati alla cura; e dal discorso ambientale a una conversione ecologica che trasformi gli stili di vita personali e comunitari.”
Leone ha ricordato ai presenti che questa esperienza di conversione ci orienta verso il Dio vivente: “Non possiamo amare Dio, che non vediamo, mentre disprezziamo le sue creature. Né possiamo chiamarci discepoli di Gesù Cristo senza condividere la sua visione del creato e la sua cura per tutto ciò che è fragile e ferito.”
Nessuno spazio per l’indifferenza o la rassegnazione
Prima di concludere, il Papa ha guardato con speranza ai prossimi vertici internazionali — la COP30 del 2025, la sessione del Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale e la Conferenza sull’Acqua del 2026 — “affinché ascoltino il grido della terra e il grido dei poveri”.
Ha anche incoraggiato i giovani, i genitori e coloro che lavorano nelle amministrazioni e istituzioni a contribuire a “trovare soluzioni alle sfide culturali, spirituali ed educative di oggi, lottando sempre con tenacia per il bene comune.”
Infine ha riflettuto: “Dio ci chiederà se abbiamo coltivato e custodito il mondo che Egli ha creato e i nostri fratelli e sorelle. Quale sarà la nostra risposta?”



1,5 miliardi di cattolici possono impegnarsi

L’attore ed ex governatore della California, fondatore dell’USC Schwarzenegger Institute e della Schwarzenegger Climate Initiative, Arnold Schwarzenegger, ha iniziato il suo intervento congratulandosi con il Santo Padre per l’installazione dei pannelli solari sui tetti del Vaticano: “Sono accanto a un eroe”, ha dichiarato.
“Ci sono 1,5 miliardi di cattolici: quel potere e quella forza devono essere usati per impegnarsi nel movimento climatico”, ha affermato Schwarzenegger, invitando a concentrarsi di più sul parlare dell’inquinamento: “La persona comune non capisce quando parliamo di zero emissioni nette o di temperature in aumento. Invece di parlare alla testa, dobbiamo parlare al cuore. Possiamo porre fine all’inquinamento se lavoriamo insieme, perché Dio ci ha messi sulla terra per renderla un posto migliore.”
Verso la COP della speranza
Successivamente è intervenuta l’on. Marina Silva, Ministra dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico del Brasile, copresidente della COP30. Nel suo discorso ha espresso di sentirsi ispirata dai valori cristiani nel partecipare alla conferenza.

Con convinzione ha affermato: “Sono certa che il Papa darà un grande contributo affinché la COP30 passi alla storia e diventi, come tutti desideriamo ardentemente, la COP della speranza, per preservare e coltivare tutte le forme di vita che fanno parte del meraviglioso giardino che Dio ci ha donato.”
Dalle lacrime alla speranza
Sul palco, il Papa è stato accompagnato dalla dott.ssa Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si’ e presidente del Comitato Organizzatore della Conferenza; dalla teologa Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari; da p. Jesús Morán; e da Yeb Saño, presidente del Consiglio Direttivo del Movimento Laudato Si’, che ha condiviso la sua esperienza nelle Filippine, a contatto diretto con molte catastrofi climatiche, introducendo le testimonianze principali.
È seguito un momento spirituale simbolico in cui rappresentanti di diversi paesi — Timor Est, Irlanda, Brasile, Zambia e Messico — hanno portato acqua dalle loro terre, per versarla in un bacile comune sul palco. Hanno incarnato il grido dei popoli indigeni, della fauna selvatica, degli ecosistemi, delle generazioni future, dei migranti, dei poveri e della stessa terra.
Dalle lacrime alla speranza, con il pubblico in piedi, Papa Leone si è avvicinato al ghiaccio glaciale e ha proclamato la benedizione sull’acqua e su tutti i presenti: “Che possiamo lavorare per la fioritura di tutto il creato.” Le esibizioni musicali di Adenike, Gen Verde e dei Pacific Artists for Climate Justice hanno animato l’incontro con gioia ed energia.




Un blocco di ghiaccio dalla Groenlandia
Il ghiaccio ha percorso più di 5.000 chilometri dai fiordi di Nuuk, in Groenlandia, fino a Castel Gandolfo, Roma. L’artista Olafur Eliasson ha organizzato il trasferimento con il supporto del geologo Minik Rosing. Raccolto nel fiordo di Nuup Kangerlua, il blocco di ghiaccio si era staccato dalla calotta glaciale della Groenlandia a causa del cambiamento climatico e si stava sciogliendo nell’oceano.
La vasta calotta glaciale della Groenlandia è uno dei regolatori climatici più importanti della Terra. Formata da neve compattata nel corso di decine di migliaia di anni, contiene strati di oltre 100.000 anni che custodiscono bolle d’aria antica che registrano la storia dell’atmosfera terrestre. L’Osservatorio della Terra della NASA stima che la calotta glaciale della Groenlandia stia perdendo circa 270 miliardi di tonnellate all’anno a causa del cambiamento climatico.
Man mano che il ghiaccio rilascia acqua di fusione nell’oceano, ci ricorda che il nostro rapporto globale con le calotte glaciali è esistenziale: ci collegano al passato, plasmano il nostro clima attuale e — a seconda della nostra cura o negligenza — determineranno il nostro futuro comune. Se il ghiaccio dovesse sciogliersi completamente, la NASA prevede che il livello del mare potrebbe salire di circa sette metri, ridisegnando le coste e costringendo milioni di persone in tutto il mondo a spostarsi.
A cura dell’Ufficio Stampa di Raising Hope
Foto: © Javier García-CSC Audiovisivi
Chi nella vita, non ha sentito talvolta di non farcela?
Lo sperimenta anche l’autore del salmo 121, che attraversa circostanze difficili e si domanda da dove può venirgli l’aiuto di cui ha bisogno.
La risposta è l’affermazione della sua fede in Dio, nel quale confida. La convinzione con la quale parla del Signore, che veglia e protegge ciascuno e tutto il popolo, esprime una certezza che sembra nascere da una profonda esperienza personale.
«Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra».
Il resto del salmo, in effetti, è l’annuncio di un Dio potente e amoroso, che ha creato tutto ciò che esiste e lo custodisce giorno e notte. Il Signore “non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode”[1], afferma il salmista, desideroso di persuadere chi legge.
Avvolto dalle difficoltà, l’autore ha alzato gli occhi[2], ha cercato un appiglio fuori e oltre il suo ambito più immediato ed ha trovato una risposta.
Ha sperimentato che l’aiuto viene da colui che ha pensato e ha dato vita ad ogni creatura, continua a sostenerla, in ogni momento, e non l’abbandona mai[3].
Crede fermamente in questo Dio che veglia giorno e notte su tutto il popolo – è “il custode d’Israele”[4] – al punto che non può fare a meno di comunicarlo agli altri.
«Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra».
Nei momenti di incertezza, angoscia e sospensione – afferma Chiara Lubich – «Dio vuole che noi crediamo al suo amore e ci domanda un atto di fiducia: (…) vuole che approfittiamo di queste circostanze penose per dimostrargli che crediamo al suo amore. E ciò significa: aver fede che lui ci è Padre e pensa a noi. Gettare in lui ogni nostra preoccupazione. Caricarla su di lui».[5]
Ma in che modo l’aiuto che viene da Dio arriva a ciascuno di noi?
La Scrittura narra molti episodi nei quali questo si concretizza attraverso l’agire di uomini e donne, come Mosè, Elia, Eliseo o Ester, chiamati ad essere strumenti della sollecitudine divina per il popolo o per qualche persona in particolare.
Anche noi, se “alziamo lo sguardo”, riconosceremo l’azione di persone che, consapevolmente o no, vengono in nostro soccorso, saremo grati a Dio dal quale viene, in ultima istanza, ogni bene (Lui ha creato il cuore di ciascuno) e potremo testimoniarlo agli altri.
Certamente è difficile rendersene conto se siamo chiusi in noi stessi e, nei momenti difficili, pensiamo a come possiamo venirne a capo con le sole nostre forze.
Quando invece ci apriamo, guardiamo attorno a noi e alziamo gli occhi, scopriamo anche che possiamo essere noi strumenti di Dio che provvede ai suoi figli. Avvertiamo le necessità altrui e possiamo essere un aiuto prezioso per gli altri.
«Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra».
Racconta Roger, dalla Costa Rica. “Un sacerdote che conoscevo mi ha fatto sapere che sarebbe passata da me una persona a raccogliere dei pannolini per adulti che col gruppo solidale del quale faccio parte gli avevamo messo a disposizione, sapendo che un suo parrocchiano ne aveva bisogno. Mentre lo aspettavo, ho visto passare davanti a casa una vicina che stava vivendo una situazione molto difficile, e le ho dato le ultime sette uova che avevo, insieme ad altri alimenti. Ne è stata sorpresa, perché non aveva nulla da mangiare per lei, suo marito e i suoi figli. Le ho ricordato l’invito di Gesù «chiedete e vi sarà dato» (Mt, 7,7), sottolineando che lui è premuroso verso le nostre necessità. È tornata a casa felice e grata a Dio.
Nel pomeriggio è arrivata la persona mandata dal sacerdote. Gli ho offerto un caffè. Faceva il camionista e, chiacchierando, gli ho domandato che cosa trasportasse. «Uova», mi ha risposto, e me ne ha voluto regalare trentadue”.
A cura di Silvano Malini e del team della Parola di Vita
[1]Sal 121 [120], 3
[2]Cf. Id., versetto 1.
[3]Cf. Id., v. 8.
[4]Id., v. 4.
[5] C. Lubich, Conversazioni, Roma 2019, p. 279.
Foto – ©Louis-Hansel-Unsplash
Chi, nel corso dell’esistenza, non ha sperimentato — almeno una volta — la sensazione che le proprie forze fossero insufficienti?
Sono istanti di smarrimento, di profonda vulnerabilità, in cui la coscienza si confronta con i propri limiti e si fa strada una lucidità inattesa: la certezza che, da soli, nessuno può sostenere interamente il peso della vita.
È allora che si impone la necessità di alzare lo sguardo, di spostare il centro dal proprio dolore e aprirsi a una realtà più ampia. Ed è in questo gesto interiore, spesso sottile ma decisivo, che scopriamo l’esistenza di una trama invisibile — una sorta di tessuto sottile che intreccia persone, esperienze e circostanze — che non solo ci avvolge, ma ci accompagna, ci sostiene e ci infonde significato.
Questo aiuto, che non sempre si manifesta in modo esplicito, ci giunge dalla vita stessa, con la sua misteriosa capacità di rigenerare, di guarire, e di rimetterci in cammino ancora una volta. Non si tratta di fatti spettacolari, ma di gesti discreti, carichi di densità umana e simbolica: una presenza silenziosa al nostro fianco nell’ora del lutto; mani che curano con delicatezza; uno sguardo attento; una parola giusta; una telefonata inattesa che rompe l’isolamento; un gesto di fiducia quando la nostra autostima vacilla.
Quanti, intorno a noi, hanno creduto in noi prima che noi stessi avessimo il coraggio di farlo! E come spesso, da quella fede che ci è venuta incontro, abbiamo trovato la forza per riprendere il cammino!
Perfino l’universo interiore, così spesso eroso dal dubbio o dal disincanto o la fatica, può rinascere grazie a un incontro significativo, a un gesto gratuito che ci fa sentire accolti, riconosciuti, amati.
È allora, spinti da una gratitudine profonda e sincera, che nasce in noi il desiderio di ricambiare, di comunicare quell’esperienza che ci ha trasformati. E così, ciò che abbiamo ricevuto diventa dono, e noi stessi diventiamo — umilmente — aiuto per qualcun altro.
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L’IDEA DEL MESE è attualmente prodotta dal “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2014 in Uruguay per condividere con gli amici non credenti i valori della Parola di Vita, cioè la frase della Scrittura che i membri del Movimento si impegnano a mettere in atto nella vita quotidiana. Attualmente L’IDEA DEL MESE viene tradotta in 12 lingue e distribuita in più di 25 paesi, con adattamenti del testo alle diverse sensibilità culturali. www. dialogue4unity.focolare.org
Accrescere la speranza
Accogliere e offrire le nostre difficoltà per coloro che soffrono nelle guerre
Servire
Infondere speranza
Castel Gandolfo (Roma), 27 settembre 2025
A tutti gli appartenenti del Movimento dei Focolari nel mondo
Noi, dirigenti del Movimento dei Focolari, riuniti a Roma, in rappresentanza degli appartenenti al Movimento nei 140 Paesi in cui è presente, esprimiamo il nostro grande dolore per il continuo aggravarsi dei conflitti armati che stanno devastando il Medio Oriente e tante altre parti del mondo.
Manifestiamo la nostra convinta e concreta vicinanza alle persone, ai popoli che soffrono, condannando altresì ogni forma di violenza, ingiustizia, oppressione.
Consapevoli che la pace comincia dai nostri gesti quotidiani, vogliamo invitare tutti ad abbracciare e sottoscrivere con la propria vita i seguenti impegni:
• essere “artigiani della pace”, disposti a superare ideologie e contrapposizioni;
• promuovere e sostenere reti di solidarietà per fornire sostegno materiale, psicologico e spirituale alle vittime di tutte le guerre;
• far sì che ogni nostra comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo e la comprensione reciproca, dove si pratica la giustizia e si costruisce il perdono;
• favorire programmi educativi per infondere, soprattutto nelle nuove generazioni, la cultura di pace, l’inclusione e la non violenza;
• incoraggiare ogni iniziativa locale e globale che genera l’incontro, il dialogo interreligioso e interculturale, fondamentali per la riconciliazione.
Ci impegniamo affinché perdono, dialogo, fraternità non siano parole, ma diventino vie reali che aprono il futuro e impediscono alla violenza di avere l’ultima parola.
Salga da ogni angolo della terra una preghiera incessante e fiduciosa al Dio della pace, perché illumini i cuori di chi può agire per fermare ogni conflitto.
Scarica il PDF con la Dichiarazione e la Preghiera per la pace nel mondo
Dio ci aspetta sempre
“Siamo andati dal Santo Padre per presentargli la vita del Movimento e accogliere la sua parola – hanno raccontato Margaret Karram e Jesús Morán, Presidente e Copresidente dei Focolari, la mattina del 26 settembre 2025, al termine dell’udienza privata con Papa Leone XIV – è stato un incontro autentico, personale, fraterno. Era interessato a conoscere il lavoro per la pace, per i dialoghi ecumenico, interreligioso, con le culture e in modo particolare alla comunione tra i movimenti ecclesiali. Ci ha incoraggiati a portare avanti il Carisma nel mondo”. “Alla fine gli ho chiesto – racconta Margaret Karram – se potevamo portare la sua benedizione a tutti gli appartenenti al Movimento: “Certamente!”, mi ha risposto”. Per il racconto “in diretta” dell’udienza da parte di Margaret e Jesús, appuntamento a domani, alle 18.00, ora italiana, al Collegamento (la video conferenza mondiale).



Foto © Vatican Media
Portare la gioia dell’amicizia
Ascoltare con attenzione
Focolare Media riunisce le espressioni mediatiche (Editrice New City Press, Giornale Living City, social e comunicazione) del Movimento dei Focolari in Nord America. Focolare Foundation è nata per rispondere all’appello di Chiara Lubich al Movimento in Nord America per una maggiore condivisione e ridistribuzione delle risorse finanziarie.
Durante la loro visita negli Stati Uniti, nel maggio 2025, Margaret Karram e Jesús Morán (Presidente e Copresidente dei Focolari) hanno incontrato i due Consigli di amministrazione.
Non rassegnarci di fronte alle fatiche della vita
Pregare incessantemente per la pace
L’evento si svolgerà lunedì 22 settembre 2025 alle ore 19.30 (ora italiana) in piazza Santa Maria in Trastevere a Roma (Italia). Previsto anche il collegamento video da Gerusalemme con il card. Pizzaballa. Segue la diretta qui.
Avere un cuore accogliente
Valorizzare i doni di ciascuno/a
Incoraggiare
La violenza – anche verbale – sembra essere sempre più una caratteristica della nostra epoca. Sui social media, poi, le divisioni diventano virali e creano ancora più odio, accentuano polarizzazioni, chiudono al dialogo. Non è facile uscire da questo circuito. Phil e Laura sono statunitensi: Phil vive a Tucson in Arizona e Laura viene da Boston. Politicamente sono su fronti opposti, ma condividono il carisma dell’unità e l’impegno a vivere il Vangelo ogni giorno. Qui raccontato come hanno sperimentato che non solo la parola, ma anche l’ascolto sincero possono aprire varchi nei muri delle convinzioni più ostinate.
Attivare i sottotitoli e scegliere la lingua
Visitare chi è ammalato
Vivere da protagonisti
François-Xavier Nguyên Van Thuân nacque a Huê (Vietnam) il 17 aprile 1928 in una famiglia profondamente cattolica. Ordinato sacerdote nel 1953, si dedicò con zelo alla formazione dei seminaristi, distinguendosi come professore, rettore e guida spirituale. Nominato nel 1967 Vescovo di Nha Trang, promosse una pastorale missionaria, vicina ai poveri e attenta all’apostolato dei laici.
Nel 1975 san Paolo VI lo scelse come Arcivescovo Coadiutore di Saigon, ma pochi mesi dopo fu arrestato dal regime comunista. Trascorse tredici anni di prigionia, nove dei quali in isolamento. In quella prova seppe unirsi intimamente a Cristo crocifisso, trasformando la sofferenza in offerta e la solitudine in comunione con la Chiesa. Durante quegli anni nacquero i suoi “Pensieri di speranza” che divennero un autentico testamento spirituale, capace di illuminare la fede di milioni di persone in tutto il mondo.

Un incontro decisivo fu, verso la metà degli anni ’70, quello con Chiara Lubich e la spiritualità del Movimento dei Focolari, che con il carisma dell’unità e la centralità di Gesù Abbandonato – Gesù che sperimenta l’abbandono del Padre sulla croce, espressione massima dell’amore – gli divenne sorgente di forza, anche nei momenti più bui.
Liberato nel 1988 ed esiliato, si stabilì a Roma, dove san Giovanni Paolo II lo chiamò a servire la Chiesa universale come Vicepresidente (1994) e poi Presidente (1998) del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. In questo ruolo annunciò instancabilmente il Vangelo della pace e della giustizia, viaggiando in tutto il mondo.
Nell’anno 2000 fu invitato da san Giovanni Paolo II a predicare gli esercizi spirituali per la Curia Romana. Creato Cardinale nel 2001, visse l’ultimo periodo segnato dalla malattia con serenità e totale abbandono a Dio. Morì a Roma il 16 settembre 2002, lasciando un’eredità spirituale di fede incrollabile, speranza luminosa e amore misericordioso.
Oggi la sua figura continua a parlare alla Chiesa e al mondo: la sua vita, plasmata dalla croce e dalla speranza, testimonia che l’amore di Cristo può trasformare ogni notte in aurora.

Vivere la speranza
Pensieri di François-Xavier Nguyen Van Thuan
scritti durante i primi mesi della prigionia (*)
979. Tu vuoi operare una rivoluzione: rinnovare il mondo. Potrai compiere questa preziosa missione che Dio ti ha affidato, solo con “la potenza dello Spirito Santo”. Ogni giorno, lì dove vivi, prepara una nuova Pentecoste.
980. Impegnati in una campagna che ha lo scopo di rendere tutti felici. Sacrificati di continuo, con Gesù, per portare la pace alle anime, sviluppo e prosperità ai popoli.
981. Resta fedele all’ideale dell’apostolo: “dare la vita per i fratelli”. Infatti, «nessuno ha un amore più grande di questo» (Gv 15, 13).
982. Grida un solo slogan: «Tutti uno», cioè: unità fra i cattolici, unità fra i cristiani e unità fra le nazioni. «Come il Padre e il Figlio sono uno» (cf. Gv 17, 22-23).
985. Attieniti saldamente a un unico principio-guida: la preghiera. Nessuno è più forte della persona che prega.
986. Osserva una sola regola: il Vangelo … Non è difficile, complicata o legalistica come le altre: al contrario è dinamica, gentile e stimolante.
994. Per il tuo apostolato usa il solo metodo efficace: il contatto personale. Con esso entri nella vita degli altri, li comprendi e li ami. Le relazioni personali sono più efficaci delle prediche e dei libri.
(*) Da: Il cammino della speranza. Testimoniare con gioia l’appartenenza a Cristo, Città Nuova, 6° ed., Roma 2004.
a cura di Waldery Hilgeman e Hubertus Blaumeiser
Avere compassione verso chi soffre
Sono due o tre parole. Niente di più. Ma sono sufficienti per orientare l’intera giornata. Infatti, vengono pubblicate a mezzanotte e all’alba arrivano su WhatsApp o via e-mail e “illuminano” l’intero giorno. Esprimono un pensiero del Vangelo o un valore universale e motivano ad agire, a impegnarsi, a guardare oltre le proprie occupazioni o preoccupazioni.
Un’idea geniale, per la sua semplicità e facilità di diffusione, nata da Chiara Lubich nel dicembre 2001 per aiutare coloro che collaboravano con lei al centro internazionale dei Focolari a vivere il momento presente. Ma come spesso accade, vedendo che l’idea e gli effetti erano molto positivi, si diffuse come i cerchi nell’acqua quando si lancia un sasso, attraversando confini, lingue, costumi e linguaggi.
La fondatrice dei Focolari, negli anni successivi, faceva spesso riferimento al “passaparola” e alle esperienze che suscitava nelle persone che lo mettevano in pratica. A volte per incoraggiare a non diminuire l’intensità o per proporre un ulteriore significato, come quando suggerì di aggiungere tacitamente al pensiero proposto ogni giorno l’intenzione di viverlo “soprattutto in contatto con i fratelli”. Questo segnò un cambiamento profondo, non solo nel cercare la perfezione personale, ma nel porsi costantemente in relazione con il fratello o la sorella che abbiamo accanto, entrare nei loro bisogni, renderli destinatari del nostro amore concreto.
A poco a poco è cresciuto e si è sviluppato. Attualmente il “pensiero del giorno” ricorda qualche aspetto della Parola di vita proposta ogni mese o fa riferimento alle letture della liturgia. È tradotto in 23 lingue. Alcuni, quando lo inoltrano o lo pubblicano sui social network, aggiungono un pensiero personale, un suggerimento per metterlo in pratica. Altri lo illustrano con un’immagine o creano uno “short” su Youtube. E c’è persino chi crea ogni giorno una breve canzone. Tutti i mezzi di comunicazione e tutti i social network sono utili per diffonderlo tra amici e conoscenti, avendo la delicatezza di chiedere prima se sono interessati a riceverlo.
Non sono parole al vento. Al contrario, stimolano, motivano all’azione, soprattutto nel rapporto con l’ambiente e con le persone che incontriamo durante la giornata, come racconta Marisa, dal Brasile: “Oggi stavo andando a fare lezione all’università, anche se in questo periodo non ho molta voglia di continuare quel lavoro. Ho l’età per andare in pensione, ma ho perso alcune promozioni e per il momento devo lavorare perché le mie figlie hanno ancora bisogno del mio aiuto economico. Quindi rinnovo il mio ‘Per te, Gesù’ ogni volta che vado all’università. Il pensiero di oggi è proprio: ‘adempiere ai nostri doveri’”.
Dal Senegal, Don Christian scrive: «Grazie per il Passaparola. Mi aiuta a nutrire la mia vita spirituale e a illuminare ogni giorno il mio rapporto con Dio e con i miei fratelli e sorelle». Per Maria Teresa, dall’Argentina, riceverlo ogni giorno è una risposta di Dio: «Lavoro nella pastorale per i migranti e ieri ho accompagnato uno di loro alla presentazione di un libro che ha scritto sulla “neuroconducción”. Mi è sembrato importante stare al suo fianco in questi momenti in cui poteva condividere e aiutarlo a diffondere i suoi talenti. È stata una nuova e bellissima esperienza di unità con lui e con le persone che sono venute e hanno accolto la sua conferenza come un dono che aveva da offrire».
Sono solo alcune pennellate della vita che si genera in centinaia di persone, o forse di più, che, con o senza un credo religioso, si svegliano ogni mattina con l’impegno a vivere le due o tre parole del “pensiero del giorno”.
Carlos Mana
Foto: © Pixabay
Agire con saggezza
Cercare chi è lontano
Amare senza misura
Partecipare alla gioia
Essere luce
Di nuovo amici
Nei miei anni giovanili, in disaccordo col mio parroco che ritenevo troppo autoritario e rigido nelle strutture, a poco a poco mi ero allontanato anche dalla pratica religiosa finché la testimonianza di un gruppo di cristiani che mettevano in pratica il comandamento nuovo di Gesù (Gv 13,34-35)mi aveva fatto ricredere e nel cambiamento di condotta che ne era derivato mi ero sentito spinto prima di tutto a riconciliarmi con chi avevo giudicato. Gli ho chiesto scusa e ci siamo chiariti. Dietro certi modi di fare poco incoraggianti ho trovato un cuore capace di comprendere. Dopo qualche anno, avendo maturato una scelta totalitaria di Dio, sono andato a condividerla col parroco ormai amico: non se l’aspettava e conoscendo le mie capacità pittoriche, mi ha chiesto di decorare un tabellone sul quale venivano esposti gli annunci dei pellegrinaggi che lui era solito organizzare per i parrocchiani. Si trattava di un contributo tutto sommato modesto, ma per lui significativo: veniva a suggellare la nuova armonia stabilita tra noi.
(F. – Italia)
Michel e i suoi ragazzi

Michel seguiva la formazione umana e spirituale di un gruppo di adolescenti. Durante le vacanze di Pasqua li aveva portati per una sorta di ritiro in un collegio lasciato vuoto dagli studenti tornati a casa. I ragazzi erano una trentina, tutti vivacissimi. La prima serata trascorsa giocando andò bene. Il difficile era il riposo notturno, quando dai ragazzi c’era da aspettarsi qualche bravata. Per cui, una volta mandati a letto e spente tutte le luci, Michel attese. Silenzio. Dopo le 22, sentì qualche porta delle camerette aprirsi dolcemente. Lasciò che uscissero tutti, poi di colpo uscì a sua volta accendendo le luci del corridoio. I ragazzi rimasero impietriti, aspettandosi una ramanzina. Invece Michel esclamò: “E adesso… andiamo tutti in città a mangiare le frites” (le patatine fritte in Belgio con una tecnica particolare: una specialità). I ragazzi non se l’aspettavano. Felici, uscirono e ognuno ebbe il suo cartoccio di frites. Dopodiché, soddisfatti, tornarono al loro alloggio in tranquillità. Conquistati da Michel, il ritiro ebbe ottimi risultati.
(G.F. – Belgio)
I miei alunni a rischio
Prima di scoprire il Vangelo come codice dell’esistenza, da ragazzo pensavo che chi seguiva Gesù dovesse fare molte rinunce: ora so che l’unica cosa a cui occorre rinunciare è il proprio egoismo. Tutto il resto è guadagno. Dopo quel cambiamento di rotta, sempre più si è evidenziata in me l’esigenza di approfondire, mediante studi teologici, quel Dio che mi ha cambiato la vita. Per me adesso insegnare religione in alcune classi dove non mancano alunni a rischio è una missione che nasce dal dovere di comunicare il dono ricevuto. Non è facile: in genere loro, dato il contesto sociale da cui provengono, la situazione di povertà e anche la mancanza forse di modelli a cui riferirsi, sono tabula rasa per quel che riguarda la religione. La Chiesa con i suoi precetti è da loro sentita come una realtà distante, superata. Si tratta allora, anzitutto, di farseli amici, di entrare nei loro interessi. In tutti c’è sempre del positivo da evidenziare; e allora, facendo leva su quello, è più facile che si aprano ed accolgano il messaggio cristiano.
(Gerardo – Italia)
A cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno X– n.1° settembre- ottobre 2025)
Foto: © Pixabay
Lasciarsi trasformare dall’amore di Dio
Superare la intransigenza
Dal 1° al 3 ottobre 2025, Castel Gandolfo (Italia) ospiterà la conferenza internazionale “Aumentare la Speranza per la Giustizia Climatica”, un evento storico per celebrare il decimo anniversario dell’Enciclica Laudato Sì e promuovere una risposta globale alla crisi climatica ed ecologica dal punto di vista della fede, della politica e della società civile.

L’evento vedrà la partecipazione di Sua Santità, Papa Leone XIV, insieme a leader di spicco come la Ministra dell’Ambiente brasiliana Marina Silva e l’ex Governatore della California (USA) Arnold Schwarzenegger, insieme a vescovi, funzionari di agenzie internazionali, leader indigeni, esperti di clima e biodiversità e rappresentanti della società civile.
Nell’arco di tre giorni, la conferenza includerà discorsi programmatici, tavole rotonde, momenti spirituali ed eventi culturali che metteranno in luce sia i progressi compiuti dopo la Laudato Sì, sia i passi urgenti da compiere in vista della COP30 in Brasile.
«In un tempo segnato da sfide globali e profonde ferite – dichiara Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, che è partner dell’evento – il nostro impegno per l’unità e la pace non può escludere quello per una giustizia climatica che metta al centro la dignità umana e la cura del creato. Come Focolari, siamo qui per collaborare con tutti a costruire ponti di speranza attraverso la cura della casa comune, la giustizia per i più poveri e la solidarietà tra le generazioni per un futuro sostenibile.»
L’evento si svolgerà in presenza a Castel Gandolfo e sarà trasmesso in streaming, consentendo a migliaia di persone e organi di stampa in tutto il mondo di seguire i contenuti principali e di partecipare al dibattito globale.
Stefania Tanesini

Dal 4 al 6 giugno 2025, alla vigilia del Giubileo dei Movimenti, che ha riunito in Piazza San Pietro le varie realtà ecclesiali con la partecipazione di Papa Leone XIV, si è svolto in Vaticano l’Incontro annuale con moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e nuove comunità, al quale anche i Focolari hanno preso parte. Mettere insieme i carismi per contribuire al cammino di unità nella Chiesa è il comune desiderio che ha animato i vari partecipanti, in un momento storico che ci mostra un mondo estremamente lacerato e polarizzato. Condividiamo di seguito alcune interviste a Presidenti e Fondatori che mettono in luce la grande necessità di sentirsi fratelli in questo percorso e, al contempo, la gratitudine nel mettersi al servizio per rafforzare, tutti insieme, la speranza.
Ascoltiamo Padre Alexandre Awi Mello
Attivare i sottotitoli e scegliere la lingua
Essere causa di gioia
Ricominciare
Essere strumenti di pace
Guardare al prossimo
Accogliere senza paura
Avere un cuore aperto