Movimento dei Focolari
A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

Sabato 12 ottobre è stato inaugurato a Padova l’asilo nido “Chiara Lubich. Una grande festa che ha coinvolto l’intera comunità del quartiere Altichiero a pochi minuti dal centro storico di Padova. Più di trecento persone presenti alla cerimonia del taglio del nastro. Claudio Piron, assessore alle Politiche Scolastiche del Comune di Padova, ha sottolineato le motivazioni che hanno spinto l’Amministrazione comunale a intitolare a Chiara Lubich il nuovo asilo nido. “La scelta – ha detto – di intitolare delle scuole a persone che hanno dato un contributo allo sviluppo della pedagogia, della formazione delle nuove generazioni (…).La cosa che sempre mi ha coinvolto di Chiara è la sua capacità di dialogare con tutti, di cercare di trovare sempre ciò che può mettere in relazione le persone, le situazioni, non dar nulla per scontato … mettere la fratellanza come punto fondamentale di tutta una vita, un impegno e una proposta educativa, associativa, una proposta di vita che è diventata l’esperienza di milioni di persone: mi sembra un valore antico che ha trovato una grande possibilità di essere attuato ogni giorno». «E’ una condizione fondamentale quella di ricordare le persone, come Chiara Lubich, che con la loro testimonianza hanno dato senso non solo alla loro vita, ma anche a quella degli altri – ha sottolineato Ivo Rossi, Sindaco reggente della città di Padova –. Abbiamo bisogno, in una comunità smarrita come quella in cui viviamo, di ritrovare, attraverso queste figure, dei cardini in cui muovere anche la nostra comunità». Una città unita nel ricordo di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari già premio Unesco per l’educazione alla pace e ai diritti umani. «Ragazzi onesti, credibili ed autentici possono essere in grado di cambiare il mondo», ha precisato l’assessore con delega alle politiche scolastiche e giovanili del comune di Padova Claudio Piron, sostenitore dell’iniziativa. Tra gli ospiti anche Omar Ettahiri, segretario dell’associazione marocchina della città di Padova, che ha voluto mettere al centro del suo pensiero il carisma della Lubich come maestra del dialogo interreligioso e donna di pace: «Noi abbiamo conosciuto il suo Movimento 12 anni fa. Con quello che lei ha seminato in questi 70 anni l’ha proprio meritato! E speriamo che sia contenta in cielo!». Un’occasione per ricordare anche il profilo educativo e scolastico della fondatrice dei Focolari che all’inizio degli anni Quaranta, poco più che ventenne, insegnava tra i banchi delle scuole elementari della provincia di Trento con un modello didattico «capace di comprendere, includere e motivare i suoi studenti». «Una vita quella di Chiara – ha sottolineato il professor Milan, ordinario di pedagogia all’Università di Padova – in grado di donare un esempio». A conclusione, è stato ancora l’assessore Piron, citando la scrittrice francese Marguerite Yourcenar, a ribadire l’importanza e il valore del progetto per tutta la comunità perché «Fondare biblioteche ed asili è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l’inverno dello spirito». (altro…)

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Brasile: convegno delle organizzazioni sociali dei Focolari

Sono 35 le organizzazioni che si sono date appuntamento, dal 21 al 24 ottobre, presso la cittadella Ginetta di São Paulo (Brasile): rappresentanti dell’Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Cuba, El Salvador, Ecuador, Guatemala, Messico, Paraguay e Uruguay. Si tratta del primo incontro latinoamericano dei responsabili di organizzazioni sociali ispirate dal carisma dell’unità di Chiara Lubich. “Fraternità in atto: fondamento della coesione sociale nel XXI secolo”, l’impegnativo e pieno di significato tema dell’incontro. “L’obiettivo – dichiara Gilvan David de Sousa, uno degli organizzatori – è quello di identificare i principali elementi del contributo del carisma dell’unità alla trasformazione sociale, per offrire risposte alle grandi domande del nostro continente”. In un momento in cui l’attuale crisi globale impone la ricerca di nuove vie per uno sviluppo umano integrale, per Sousa “l’incontro dovrebbe segnare una nuova tappa nel processo in corso verso la creazione di una rete tra le diverse organizzazioni, tesa a favorire un arricchimento reciproco con scambio di idee, esperienze, difficoltà e produrre un maggiore impatto sociale”. Il tema della fraternità sarà approfondito con scambio di esperienze e relazioni, nei lavori di gruppo e in quattro plenarie: “La questione sociale alla luce della Dottrina sociale della Chiesa; “Il carisma dell’unità e la questione sociale in America Latina e Caraibi”; “Il carisma dell’unità e la sua attuazione nelle organizzazioni in America Latina e Caraibi”; “Come i progetti sociali ispirati dal carisma dell’unità possono camminare insieme nel continente latinoamericano”. Tra i relatori: don Vilson Groh, da 30 anni impegnato nelle periferie di Florianópolis, nel sud del Brasile, dove lavora a favore delle persone destituite dei loro diritti (nel 2013 è stato riconosciuto con il Premio parlamentare Darcy Ribeiro); la sociologa Vera Araújo, corresponsabile del Movimento dei Focolari per il Dialogo con la Cultura; Susana Nuin, Segretario esecutivo del Dipartimento di Comunicazione del CELAM e Consultrice al dicastero vaticano per la comunicazione sociale. (altro…)

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Riapertura del Centro di Spiritualità “Vinea Mea”

Situato nella cittadella internazionale di Loppiano (nei pressi di Firenze), il Centro di Spiritualità Vinea Mea è scuola di comunione e dialogo che, in oltre 30 anni di attività, ha formato più di 4.000 tra sacerdoti, diaconi e seminaristi cattolici e di Chiese diverse, di una sessantina di Paesi. «Vinea Mea – spiega don Imre Kiss, responsabile del Centro – offre una formazione permanente alla luce della spiritualità di comunione del Movimento dei Focolari. La scuola, della durata di un anno, prevede corsi di spiritualità, teologia, antropologia, ecclesiologia, oltre a laboratori su tematiche di attualità (giovani, famiglia, comunicazione, dialogo con culture e religioni). Attraverso la condivisione della vita in piccole comunità, punta a rispondere all’esigenza espressa da molti sacerdoti di sperimentare nel concreto una spiritualità fondata sulla comunione, per poi trasmetterla agli uomini e alle donne del nostro tempo». Il Centro opera in sinergia con simili strutture in altrettante cittadelle dei Focolari: in Polonia, Kenya, Brasile, nelle Filippine, in Argentina. Da 5 anni promuove, inoltre, corsi e workshop annuali rivolti a educatori nei seminari per sostenere e diffondere uno stile di vita sacerdotale fondato sulla comunione. Una scuola incentrata sulla formazione alla spiritualità di comunione, evidenziata dal Concilio Vaticano II, per essere “ministri capaci di riscaldare il cuore alla gente, di camminare nella notte con loro, di dialogare con le loro illusioni e delusioni, di ricomporre le loro disintegrazioni” (papa Francesco ai vescovi del Brasile, 27 luglio 2013). Una formazione unificata per sacerdoti e seminaristi che mette al centro la fraternità vissuta nella Chiesa e tra la gente. Sono queste alcune delle tematiche del convegno del 22 ottobre, col quale si inaugura il corso 2013/14 del Centro, nell’antico convento francescano del XVI sec. che lo ospita, recentemente restaurato e ristrutturato a cura del Centro Ave Arte, per meglio accogliere l’esperienza di vita comunitaria. Al Convegno interverranno, tra gli altri, Maria Voce, presidente dei Focolari, Mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole e d. Imre Kiss, responsabile del Centro. È prevista una diretta streaming a partire dalle 16.00 alle 19.00 (ora italiana). Altri appuntamenti in agenda: Sabato 19 ore 15-19 e domenica 20 ottobre 2013 ore 10-12.30 e 15-19, porte aperte al Centro “Vinea Mea” a quanti desiderano visitarlo. Lunedì, 21 ottobre ore 21.00 Concerto per pianoforte di d. Carlo José Seno (Auditorium di Loppiano) Per maggiori informazioni: accoglienza.vineamea@gmail.com (altro…)

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Questione eutanasia, un’esperienza dall’Australia

«Negli ultimi 25 anni ho avuto l’occasione di visitare tante persone ammalate, specialmente i malati terminali, nella mia comunità parrocchiale. E posso dire che ho vissuto tante forti esperienze stando accanto a loro. Un pomeriggio sul tardi, mi arriva un email da una ex-collega. È stato come un fulmine a ciel sereno. Diceva: «Immagino che nessuno ti abbia mai chiesto una cosa simile. Non ho il diritto di chiedertelo, ma sto interrogando la mia coscienza e ho bisogno d’aiuto per trovare la risposta. Una persona mi ha chiesto di accompagnarla in Svizzera per assisterla a morire. Come forse sai, l’eutanasia è legale in quel Paese. La sua vita è diventata insopportabile per via della malattia. Non c’è speranza per lei di tornare a vivere una vita normale. Personalmente non ho una fede religiosa, ma apprezzerei molto una risposta sincera da parte tua. Si tratta di un membro della mia famiglia». Ho letto e riletto questo messaggio 4 o 5 volte prima di incominciare a pensare alla risposta da dare. Come rispondere a questo grido d’aiuto pieno di dolore? Mi è venuto in mente il pensiero del giorno che stavo vivendo con i miei amici del Focolare: “Essere libero da tutto per essere la volontà di Dio vivente”. Ma come attuarla? Ho cercato di vivere l’attimo presente, mettendo da parte tutto il resto e cercando di prendere su di me i pesi di chi mi aveva chiesto aiuto. Ho pregato Dio chiedendo il coraggio di dire con sincerità ciò che sentivo nel mio cuore, senza paura. Le ho risposto condividendo alcune mie riflessioni, e anche le esperienze vissute negli anni assistendo i malati terminali, ciò che avevo sperimentato stando accanto a loro e le loro famiglie: sofferenze, gioie, trionfi. Ho detto che personalmente non avrei scelto la strada che il suo parente voleva intraprendere, dando le ragioni più profonde nel mio cuore. Poi le ho spiegato che esistono degli ottimi centri di cure palliative, indicando i contatti di quelli più vicini. La mia amica, sempre molto riconoscente dell’aiuto ricevuto, mi racconta che il suo parente aveva consultato i contatti che avevo fornito e aveva deciso di non andare in Svizzera, scegliendo invece l’opzione delle cure palliative. Da allora ha vissuto ancora due anni, durante i quali ha potuto ricostruire tanti rapporti nella sua famiglia». R.L. (Australia) (altro…)

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Argentina: creare cultura EdC

“Un giorno, tanti anni fa, percorrendo la strada per andare al lavoro, mi resi conto che non ero un imprenditore felice”. Con queste parole è iniziata la testimonianza di Armando Tortelli, imprenditore brasiliano, lo scorso 27 settembre nella sede dell’Ordine degli Avvocati della Città di Paraná. Si è così aperta il 32º incontro di impreditori EdC argentini, proseguito poi nel Centro Mariapoli “El Salvador”. Questo fatto raccontato da Armando costituisce un momento di svolta nella sua vita. Nonostante fosse un imprenditore di successo e avesse una bella famiglia, lui si sentiva insoddisfatto. Proprio allora, si era nel ’91, arrivò Chiara Lubich a lanciare la sfida dell’Economia di comunione, che Armando accettò con la consapevolezza che questo impegno sarebbe stato affascinante ma non semplice e avrebbe capovolto tutta la sua vita. Oggi, assieme alla moglie Roselí e ai 5 figli, gestiscono 4 aziende. Una di esse distribuisce medicinali. “Ma come si produce una nuova cultura? – si chiedeva Armando -. Con l’esempio. Come fa il Papa. Se un imprenditore vuole generare una nuova cultura deve dare esempio”. Il Sabato e la domenica hanno girato attorno al tema centrale dell’incontro: “L’economia di comunione come espressione dellacultura del dare”. La Lic. Patricia Santoianni ha esposto un interessante sviluppo antropologico sulla cultura del dare nei popoli indigeni, mettendo in rilievo che soltanto chi dona ha un nome, un volto. Solo chi dona è. E più dona, più è. Ci sono stati anche dei workshop, alcuni in gruppo e altri individuali per riflettere sui passi a seguire per vivere in profondità l’EdC. Un ricco incontro con presenza di credenti e non credenti, come Rogelio, che si è iscritto perché ha saputo dell’incontro leggendo il giornale, di giovani e adulti, di imprenditori, studenti, lavoratori e disoccupati, con ideologie politiche molto diverse. In totale 110 partecipanti venuti da tutta l’Argentina e in 13 dal Paraguay, ma tutti quanti aperti alla più grande realtà latinoamericana. “Terra, terra… cielo, cielo” si poteva leggere nell’invito a questo incontro. Amiamo Colui che è in cielo amando coloro che sono in terra. Questa è la comunione. Quindi arrivederci nel 2014 … o prima … in qualunque posto al mondo dove ci incontri la comunione! (In collaborazione con Carolina Carbonell) (altro…)

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Ero in carcere e siete venuti…

Ho bisogno di Dio. Tu hai bisogno di Dio. Tutto il mondo ha bisogno di Dio. Questo pensiero mi ha suscitato una domanda: come fare per incontrare Dio? Come fare per avere un rapporto personale con Lui? Leggendo il Vangelo e ascoltando alcune persone che si erano poste lo stesso interrogativo, ho capito che è importante pregare e amare il prossimo. Due cose che hanno rivoluzionato la mia vita. Senza la preghiera e l’amore al prossimo non sarebbe nato, infatti, il Progetto Sempre Persona”. Di cosa si tratta? Circa 18 anni fa un amico mi ha chiesto un favore: “Ho ricevuto 6 indirizzi di detenuti, potremmo scrivere a 3 io e agli altri 3 tu, così cerchiamo di dar loro un po’ di conforto”. Ho aderito subito a quella richiesta perché mi è venuta in mente la frase di Gesù: “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,36). Ho scritto le lettere e dopo alcuni giorni uno di loro, Giorgio, mi ha risposto: “Sono proprio contento di fare amicizia con te, ti manda Dio…”. Fra l’altro, mi chiedeva un favore: “Potresti andare a casa della mia mamma? È malata, portale un bacio da parte mia”. Ci sono andato. Mi era stato detto che abitava al quarto piano. Nell’ascensore mi chiedevo: “Cosa le dirò? come mi accoglierà?”. Però oramai mi ero buttato in questa avventura e volevo andare avanti costi quel che costi. “Signora, sono un amico di suo figlio – le ho detto –, ci scriviamo. Mi ha chiesto di venirla a trovare e di darle un bacio da parte sua”. Lei si è commossa e, piangendo: “Mio figlio è buono, mio figlio è buono; è un po’ vivace – mi ha detto –. Ha fatto anche tanti sbagli. Le compagnie l’hanno portato a fare degli errori, ma non è cattivo! Io ho un tumore e mi resta poco tempo da vivere. Vedo che lei vuole bene a mio figlio, gli stia vicino. Lo aiuti, la prego!”. Una settimana prima che morisse sono andata a trovarla in ospedale: c’era tanta gente vicino al suo letto. “Stia vicino a Giorgio, Giorgio, Giorgio!”, mi ha detto. Queste sono state le sue ultime parole che ricordo. Andando a trovare Giorgio, alcuni suoi amici mi hanno chiesto di parlarmi. Così ho conosciuto tanti altri in tutti i reparti del carcere. Molti mi raccontavano delle loro famiglie sparse nelle borgate di Roma e nei paesi vicini. Mi sono sentito spinto ad andare a trovarle. Portavo dei viveri a quelle più povere; pannolini e omogeneizzati dove c’erano dei bambini. Così i detenuti erano più sereni, sapendo che qualcuno aiutava le loro famiglie, e a loro volta i parenti erano più sollevati perché qualcuno andava a trovare i loro figli o mariti. In seguito, con grande gioia ho ricevuto la richiesta di alcuni ex detenuti di voler collaborare con me. Ora siamo una trentina (volontari ed ex detenuti), che ci impegniamo a portare dei beni di prima necessità a circa 170 famiglie che abitano a Tor Bella Monaca, Ponte di Nona, San Basilio, Pietralata, Laurentino 38, e in altri quartieri a rischio di Roma e dei paesi vicini. Non riceviamo sovvenzioni da nessuno; tutto quello che distribuiamo ci arriva da alcune parrocchie di Roma e dintorni, come frutto delle testimonianze di vita che condividiamo. I fondi che raccogliamo li trasformiamo in viveri e in beni utili. Costatiamo continuamente che Dio è generoso e ci manda sempre quanto ci serve. Grazie per avermi ascoltato! Sono certo che se preghiamo e serviamo il prossimo, faremo felici tanti, saremo felici noi e cambieremo il mondo che ci circonda (Alfonso Di Nicola). Se vuoi collaborare, contattaci ai numeri: 3284871912/ 3806371027. (altro…)

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Sulle orme di Maria

«Oggi la Chiesa più che mai insiste a proporre l’imitazione di Maria mediante l’ascolto della parola di Dio e la sua pratica in ogni situazione. L’imitazione di Maria si riassume in quel suo atteggiamento tipico dinanzi alla volontà di Dio e alle parole di Gesù: «conservava con cura tutte queste cose, meditandole in cuor suo» (Lc. 2, 19). Faceva del cuore un paradiso di cose divine: una stanza del Verbo incarnato e parlato. Ella era colei che, come teneva Gesù nel seno, teneva la sapienza nel cuore. Si fece capace di accogliere in sé Dio perché s’era abituata a vuotarsi di sé per colmarsi della mente di lui. Maria operò nel mondo menando «una vita comune», quella dei più, oberata di «sollecitudini familiari e di lavoro», come capita ai più. Per farsi tutta a tutti tradusse in materia prima della santità le vicende della vita di tutti i giorni, mostrando che si può salire a Dio senza uscire dall’ambito d’una esistenza comune. Per tal modo ella è modello ai viventi tutti, e i viventi tutti sono in condizione di riprodurre – prolungare – la missione di lei nell’umanità, e riprodurla da qualsiasi condizione umana. Ogni anima può copiare Maria. Deve solo comportarsi in maniera che chi vede le sue espressioni riconosca Maria, o scopra Maria: e cioè colei che dà al mondo il Redentore.  In Maria si ritrovano i poveri, gli operai, i malati, i vecchi; in Lei si ritrovano con la stessa facilità anche i dotti, gli scienziati, gli statisti: si pensi a Bernardo, a Tommaso d’Aquino, a Dante, a Milton, a Manzoni… Molti non sanno definire il cristianesimo, ne ignorano anche le formulazioni secondarie. Ma dalla mamma, dalla scuola hanno tratto e custodiscono una immagine di Maria. In lei capiscono che il cristianesimo è una raccolta di cose buone: amore, pietà, solidarietà, forza, innocenza, gioia, bellezza… È l’insieme delle virtù più desiderate con in più questo: che esse sono vissute in una semplicità che li rende accessibili a tutti: basta come lei appoggiarsi a Dio, mettersi nelle sue mani; farsi sua volontà. Se guardi coi tuoi occhi il prossimo e se consideri con la tua mente la politica, l’economia, le forme tutte della convivenza, ne ritrai forse amarezza. Ma se guardi persone e cose con gli occhi di Maria, esse ti si riempiono certo di pietà. Le loro lacrime s’impregnano d’amore, e nella luce divina ciò che pare grandioso o terribile o mortale si sgonfia, e i gesti rientrano nella misura della loro piccolezza. Tutto quel poco che resta, che merita di restare, si convoglia verso la pace di Dio come materia prima della sua azione sull’uomo. Se guardi il mondo con gli occhi di Lei, dai volti anche più tetri, dai fatti anche più neri, vengono fuori scintille d’umanità, di simpatia, di poesia. Viene fuori il divino che l’incarnazione ha inserito nell’umano. Maria è la creatura semplice, imitarla comporta uno smantellamento di parole difficili, di gesti studiati, di rapporti tessuti in chiave di diplomazia, con sottintesi e boria di casta; insomma il lavaggio di tutti i trucchi appiccicati all’anima, sì da riscoprire il proprio sé, quello che Dio ha fatto. Si obietterà che così ci si espone alle insidie della gente astuta o sofisticata. Ma di fronte a tale gente forse la difesa – quasi l’astuzia maggiore – sta nella semplicità, che la smonta. La verità è la più sottile diplomazia. Maria va diritta per la sua strada, dice quel che pensa, fa quel che deve. In Maria si ritrovano tutte le anime che impiegano le armi di bene della preghiera, del pentimento, del perdono. Imitando Maria, o meglio, unendoci a Maria, la marcia dell’esistenza diventa una scalata al Cielo. Le asprezze della vita si fanno dolcezza se ci si lascia prendere per mano da Lei, la sua mano pura di madre che non conosce stanchezza». Igino Giordani in Maria modello perfetto, Città Nuova, 2001 (1967). www.iginogiordani.info (altro…)

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Economia a dimensione d’uomo

«Dio scrive dritto sulle righe storte; a noi non resta che abbandonarci al suo amore, nonostante i nostri limiti». Livio Bertola, imprenditore di Marene, Cuneo, conclude così l’intervista rilasciata lo scorso 30 settembre 2013 alla giornalista Gabriella Facondo, conduttrice della rubric a Nel cuore dei giornidella rete italiana TV 2000. Livio racconta come, giovane militare, a Roma avesse percepito nell’incontro con un sacerdote suo conterraneo, la voce sottile di una chiamata, che poi aveva avvertito pochi mesi dopo più potente imbattendosi nei Focolari e poi una seconda volta nel 1995 ad un incontro di Dialogo con persone di convinzioni non religiose direttamente con Chiara Lubich. Da quel momento la spiritualità dell’unità diviene per Livio uno stile di vita che investe la realtà di famiglia ma anche i rapporti all’interno dell’azienda, organizzata da allora in avanti secondo i principi dell’Economia di Comunione(EdC), con risultati inattesi e spesso sorprendenti.

L’incontro con Chiara Lubich nel 1995

La Bertola srl, fondata nel 1946 da Antonio, papà di Livio e da due zii, è leader nel settore della cromatura, conta una trentina di dipendenti e tra i suoi clienti annovera importanti aziende quali la Technogym, Ducati, Guzzi, Piaggio. Nel 1991 Livio ne assume la conduzione e quattro anni dopo, nel 1995, avviene la svolta: «Quando all’inizio degli anni Novanta sento parlare di Economia di Comunione – racconta – voglio approfondire di che si tratta». Livio si reca a Loppiano, cittadella dei Focolari vicino Firenze, dove incontra Chiara Lubich, fondatrice del Movimento.«La sento parlare ad un gruppo di persone composto da non credenti, agnostici, cristiani. “La cosa più importante nella vita – dice – è amare. Amare tutti, amare per primi, amare mettendosi nei panni dell’altro, ma soprattutto amare senza interessi”». La vita di Livio cambia e la centralità della persona lo spinge a guardare con occhi diversi i dipendenti, i fornitori, i clienti, persino i concorrenti. Anche il modo di lavorare all’interno della Bertola non è più lo stesso. «Con tutti i dipendenti della ditta si è stabilita una bella amicizia – afferma Livio in un’altra occasione – che continua fuori dell’orario di lavoro.

Un momento di festa con tutti gli impiegati dell’azienda

Diversi operai sono musulmani. Anche a loro, fin dall’inizio, ho proposto di vivere la “regola d’oro” apprezzata da tutte le religioni e persone di buona volontà: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Spesso sono stato a casa loro, interessandomi delle situazioni personali; “Prima di conoscervi – mi dicevano- qui in Italia ci sentivamo solo stranieri; oggi dopo aver conosciuto con voi questa realtà dell’amore evangelico, ci sentiamo in famiglia!”». Una volta Livio è venuto a conoscenza di una difficoltà vissuta da due extracomunitari. Il lavoro per la sua azienda in quel periodo non era molto, «ma ho voluto fidarmi di Dio – racconta – e li ho assunti. Con Siamo riusciti anche a procurare un alloggio e l’arredamento. Per questi giovani la vita è cambiata in meglio, ma anche per la ditta le cose sono migliorate: quasi inspiegabilmente, è arrivata una grande commessa di lavoro, che ha consentito di aumentare il personale».

Consiglio direttivo nazionale Aipec

E la crisi? «Naturalmente cerchiamo di trovare alternative di lavoro per acquisire nuove clientele – afferma Livio – ma soprattutto puntando ai rapporti di fraternità; cercando di fare bene le cose per gli altri si finisce per farle sempre meglio, ed anche il mercato se ne accorge. Un esempio? Una grande azienda che aveva deciso di lasciarci per affidare la produzione all’estero per via di costi più bassi, adesso è tornata da noi perché si è accorta che la qualità premia sempre». Anche la Bertola Srl è da anni collegata alla rete di aziende che aderiscono all’EdC e nel 2012 alcuni imprenditori EdC sparsi per l’Italia, hanno ritenuto opportuno fondare l’Associazione Italiana di Imprenditori Per un’Economia di Comunione (AIPEC), aperta tutti coloro che intendano aderirvi. Livio Bertola è stato eletto e ne è l’attuale presidente (per informazioni, www.aipec.it).


Video dell’ intervista con Gabriella Facondo http://youtu.be/ADlojjaR1Ro (altro…)

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Giovani, Medio Oriente e un grido per la pace

Nasce dai giovani della Giordania l’idea di ‘A Shout for Peace’: una settimana per la pace, a partire dal 7 settembre e, come conclusione, una serata alla quale invitare tutti i propri amici. Idea presto condivisa con i Giovani per un Mondo Unito del Medio Oriente, alcuni dei quali si trovavano proprio in Giordania per partecipare ad un incontro con la presidente e il copresidente dei Focolari, Maria Voce e Giancarlo Faletti. Si è deciso così di fare tutti qualcosa per la pace, nello stesso giorno, ognuno nel proprio Paese; e poi di ritrovarsi, grazie ad una conferenza telefonica, e pregare insieme per la PACE. Ed ecco il panorama di quanto accaduto in contemporanea nei vari Paesi: Giordania – 35 giovani musulmani e cristiani, danno il via ad un collegamento telefonico con i giovani di Fortaleza, in Brasile: “Ci hanno assicurato – spiegano – che pregano per la pace assieme a noi, insieme a tanti giovani di altri movimenti cattolici”. In linea c’è poi l’Iraq: “Un’occasione speciale per assicurarci vicendevolmente che siamo sempre uniti e che lavoriamo per lo stesso scopo”. Poi meditazioni dai rispettivi testi sacri, Bibbia e Corano, e pensieri spirituali di Chiara Lubich, Igino Giordani, Madre Teresa ed altri. La serata si conclude con una preghiera per la Siria e per tutto il Medio Oriente, tramite una conferenza telefonica con il Libano, la Terra Santa e l’Algeria. “Che momento speciale! La dimostrazione viva che l’unità cresce, nonostante la guerra nei nostri Paesi”. Terra Santa – “Mostrare ai nostri amici che non siamo soli a voler vivere per la pace”, questo il senso della serata in Terra Santa, col collegamento telefonico in diretta. La mattina successiva: un approfondimento sul “mettere Dio al primo posto” e una passeggiata distensiva. Egitto – Il coprifuoco impedisce che i giovani si incontrino di sera per il collegamento. Ma il sentimento di essere uniti con gli altri non viene meno. Così lo esprime Sally, appena rientrata dalla Giordania: “Sono tornata in Egitto portando con me quell’unità. Sento che tra noi, nonostante le distanze che ci separano, c’è questa forte unità che mi ha aiuta ad avere la pace negli avvenimenti di ogni giorno; e anche a diffonderla ovunque”. Iraq – Grande emozione per il collegamento telefonico con la Giordania. Anmar, siriana, riferisce: “Ero davvero commossa dalla forza e dall’efficacia della preghiera. In queste ultime settimane riceviamo tante brutte notizie riguardo al mio Paese ed l’attacco sembrava imminente. Ma poi, grazie anche alla forza delle nostre preghiere, ho notato che i politici hanno cominciato i negoziati… è davvero un miracolo. Continuiamo a pregare!”. Algeria – Per la prima volta collegati con i giovani degli altri Paesi arabi, i Giovani per un Mondo Unito algerini sono felici. “Abbiamo sentito veramente l’atmosfera della presenza di Dio tra di noi”. Libano – Sono 40 i GMU, del Libano e dalla Siria (alcuni giovani siriani vivono in Libano) a ritrovarsi in una chiesa a Beirut: “La pace è il nostro scopo, ma a volte sentiamo che è così difficile da realizzare. Vedere questi giovani da tutto il MO, riuniti per pregare per la pace, ci dà la certezza e la forza per continuare a costruirla attorno a noi”. Comune a tutti l’impegno del Time Out, alle ore 12: un momento di silenzio o di preghiera per la pace.


Album di foto su Facebook (altro…)

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Audiolibro – Nel grembo di una donna

Lo spettacolo teatrale dedicato a Maria, cuore dell’evento internazionale “Con Maria oltre la notte” (Roma, Santuario del Divino Amore, sabato 12 ottobre 2013), programmato su Rai 1 in collegamento via satellite con i santuari mariani del mondo, diventa un audiolibro.

Un monologo in cinque quadri – corrispondenti ai cinque Misteri Gaudiosi del Rosario -, in cui la Madonna ripercorre i primi ricordi della sua vita con Gesù, fin dal concepimento, conducendoci così a contemplare con Lei l’amore di Dio per l’umanità. La voce narrante si alterna a 7 canzoni facendoci rivivere le prime tappe del santo viaggio di Maria sulla terra: una sequenza ininterrotta di sì, colmi d’amore e di gioia, alla volontà di Dio; modello perfetto di fede, di speranza e di carità per ogni uomo e per ogni donna del mondo. Un testo teatrale intenso e profondo. Un canto d’amore a Maria. L’AUTRICE: Francesca Giordano è giornalista pubblicista, autrice di libri sulla storia del movimento cattolico democratico, biografie, testi sulla responsabilità sociale della televisione e docente di Bioetica, Sociologia e di Organizzazione aziendale per l’Università di studi La Sapienza. LA COMPOSITRICE: Maria Gabriella Marino è maestro concertatore pianista e compositrice. Ha collaborato con la commissione Rismateneo del Dipartimento di Matematica dell’Università agli Studi di Napoli “Federico II” per la quale ha curato la direzione artistica di molte stagioni concertistiche. Ha tenuto concerti e conferenze in Italia, Ungheria, Danimarca e Stati Uniti. Ha composto partiture musicali per compagnie teatrali riconosciute, colonne sonore televisive ed è specializzata in concertazione vocale. Prima attrice: Silvia Budri Seconda attrice: Bernadette Lucarini Voci soliste e coro: Maria Gabriella Marino, Gabriele Aprile, Massimiliano Lombardi, Vincenzo Guida, Antonio Miraglies, Arianna Milani, Sara Brogi, Ambra Romanelli, Maria Chiara Humura, Elena D’Agelo Il credo è letto da Massimo Carrino. (altro…)

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La strada fiorita: convivere con l’Alzheimer

«Mia madre, ottantenne, ha cominciato a fare passi nella strada fiorita: pian piano smetteva di ragionare e vedeva le cose con il cuore. Alla fine ha piegato anche il cuore e sono rimasti solo i suoi occhi puri. Spesso diventa una bambina di sei o sette anni e chiede notizie delle sue amichette; qualche volta piange perché vuole vedere la sua mamma e il suo papà; ma sorride ingenua alternando l’entrata e l’uscita dalla strada fiorita. Ogni tanto, seguendo la mamma, entro anch’io nella strada fiorita, e i pesi affannosi del mondo diventano nuvole del cielo, anch’io divento solo un fiore nel recinto sicuro di mia madre».

La consegna, è avvenuta il 16 settembre nella Sala-conferenze di Coex, a Seoul.

Così inizia la prefazione de “La strada fiorita di mia madre”, una raccolta di episodi che scaldano il cuore, dell’autrice coreana, Maria Goretti Jeung Ae Jang, poetessa e infermiera, che raccontano del tempo vissuto insieme a sua madre affetta da Alzheimer. Il libro-testimonianza ha ricevuto il premio nazionale 2013: un riconoscimento assegnato dal Ministero della Sanità e del Benessere della Corea del Sud per le buone prassi nell’accompagnamento dell’Alzheimer. La consegna, è avvenuta il 16 settembre nella Sala-conferenze di Coex, a Seoul, dalle mani del ministro. «Quando scrivevo gli episodi vissuti con mia madre – racconta sorpresa l’autrice –, nemmeno sapevo dell’esistenza di un premio di questo genere. Desideravo solo che potesse diventare un piccolo aiuto per le famiglie che hanno i membri affetti da questa grave malattia. È un dono che mai avrei immaginato di ricevere. Io ho solo amato mia madre affetta da Alzheimer e poi ho pensato di condividere queste esperienze con gli altri. Ma sono molto contenta, perché è un’occasione per far conoscere questo libro al maggior numero di persone le quali potranno riflettere sul fatto che nessuna malattia può prescindere dalla dignità umana».

A destra: l’autrice coreana, Jeung Ae Jang

«La malattia dell’Alzheimer – continua l’autrice coreana – è un percorso faticoso, sia per la persona che la vive, sia per la famiglia. Ma sono convinta che il dolore ci purifica. Vorrei suggerire di non aver paura dell’Alzheimer, ma di accettarlo come una malattia, da cui chiunque può essere affetto; di cercare di affrontare la cura adatta e di guardare la situazione con gli occhi delle persone malate». E conclude, con la forza e convinzione risultato di un’esperienza vissuta: «Togliamo i pensieri negativi dal nostro cuore e badiamo a questi malati con amore. Così l’Alzheimer diventa un aspetto della vita, con cui è possibile convivere». «Ringrazio di cuore Chiara Lubich, che considero la mia madre spirituale – confessa Jeung Ae Jang –, perché mi ha insegnato come amare. La spiritualità dell’unità mi ha aiutato, infatti, ad allenarmi a vedere un volto sofferente di Gesù in mia madre, al di là della malattia che la rendevano sempre più limitata. È stato il segreto che mi ha fatto riconoscere in lei una persona davvero preziosa e piena di dignità. Mi risuonavano forti le parole di Chiara, ascoltate alcuni anni fa: “Dovete essere madri di vostra madre…”; per me è stato un vero mandato». (altro…)

A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

La radice di una nuova via

Dopo aver passato in rassegna in questi anni alcuni punti della spiritualità dell’unità (Dio Amore, la Volontà di Dio, la Parola, l’amore del prossimo) consideriamo ora il “comandamento nuovo” di Gesù: “che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34). Nel corso degli anni, Chiara Lubich coglie sempre di più la sua importanza e la sua novità. Lo vede anche come la grande attesa del nostro tempo. Offriamo un breve saggio dell’argomento preso da un discorso tenuto il 24 ottobre 1978 e rivolto ai responsabili del Movimento dei Focolari: «Il Signore ha usato tutta una pedagogia per insegnarci ad amare il fratello, rimanendo nel mondo senza essere del mondo. Subito ci ha fatto capire che amare il fratello, senza cadere nel sentimentalismo o in altri errori, era possibile perché Lui stesso poteva amare in noi, con la carità. […] La carità è una partecipazione all’«agape» divina. […] San Giovanni, dopo aver detto che Dio ci ha amati, non conclude – come sarebbe stato più logico – che, se Dio ci ha amati, noi dobbiamo amarlo in contraccambio, ma dice: «Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (1 Gv 4,11). E solo perché la carità è partecipazione all’«agape» di Dio possiamo andare oltre i limiti naturali ed amare i nemici e dare la vita per i fratelli. Per questo l’amore cristiano è proprio dell’era nuova, e il comandamento è radicalmente nuovo e introduce nella storia umana e nell’etica umana una «novità» assoluta. “Questo amore – scrive Agostino – ci rinnova, affinché siamo uomini nuovi, eredi del Testamento Nuovo, cantori del cantico nuovo” (cf. Io. Evang. tract. 65, 1; PL 34-35)». _________________________________________ Tratto da Chiara Lubich. L’amore reciproco, a cura di Florence Gillet, Editrice Città Nuova, Roma 2013, pp. 38-39 (altro…)

A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

Emergenza profughi: costernazione e solidarietà

La strage più grande avvenuta sulle coste italiane: oltre 500 i profughi a bordo di un “barcone della morte”, di cui solo 155 tratti in salvo. Espressioni di dolore ed indignazione si alzano dal Papa e dagli esponenti delle massime istituzioni italiane.

«La strage a Lampedusa interpella il mondo e coinvolge tutti noi”, afferma Maria Voce nel suo messaggio di cordoglio. “Il sentimento espresso da papa Francesco davanti all’orrore della strage – continua la presidente –  (…) raccoglie anche il sentire profondo del Movimento dei Focolari». Una tale immane tragedia «esige una profonda presa di coscienza sulle cause profonde delle immigrazioni e sulle ingiustizie sociali, politiche ed economiche che ne stanno alla base. La politica nazionale, europea e internazionale deve assicurare a tutti gli uomini che vivono sul pianeta la possibilità di una vita sicura e dignitosa in nome della comune umanità, che oltrepassa ogni frontiera e va al di là degli stessi ordinamenti giuridici quando essi ledono i diritti fondamentali delle persone». Simili stragi, conclude «spingono ancora di più singoli e gruppi a costruire capillarmente una cultura dell’accoglienza che apra gli occhi sulle quotidiane necessità degli altri». Questo l’impegno che si assumono gli aderenti dei Focolari e in particolare quanti già lavorano nei centri di accoglienza e di assistenza in molte città del Paese, come avviene nella provincia di Trento già da alcuni anni.

Inizia con un corso di italiano la storia di Cristina, Elena e Maria Norena, volontarie del Movimento dei Focolari, che si sentono chiamate in causa in prima persona dalla crescente presenza di fratelli in difficoltà. “Siamo nel maggio 2011– racconta Elena –, gli sbarchi si erano susseguiti a ritmo incalzante, facendo approdare circa 25.000 persone provenienti dalla Libia in guerra. Nella nostra provincia di Trento sono arrivati 200 profughi, quasi tutti giovani uomini, musulmani, tra i 18 e i 30 anni” . “Ho vissuto anch’io, colombiana, la mancanza di rapporti e di vita sociale – prosegue Maria Norena –. Questi ragazzi raccontavano della loro solitudine e soffrivano perché non conoscevano l’italiano. Subito le altre persone del nostro gruppo mi hanno sostenuta ed abbiamo iniziato insieme quest’avventura”. L’esperienza si allarga a macchia d’olio ed anche le istituzioni cominciano a sentirsi coinvolte. “Ci interessava concretamente assicurare un futuro a questi giovani – afferma Cristina –, così insieme a tutti coloro che offrivano la propria disponibilità abbiamo cominciato ad intervenire sui giornali locali, soprattutto sul giornale diocesano messo a nostra disposizione per dar voce a chi non ha voce. Anche il Vescovo ha sollecitato la comunità cristiana trentina ad occuparsi di questi ragazzi, nostri fratelli”. Nel frattempo l’amministrazione provinciale decide di prolungare il progetto, garantendo a ciascun profugo due anni di assistenza e sostentamento a partire dal suo arrivo. Alla fine dei due anni, però, i giovani dovranno lasciare gli alloggi. “Con l’intento di garantire ai ragazzi una dimora stabile – ricorda Maria Norena – abbiamo coinvolto le realtà parrocchiali e le comunità locali del Movimento dei Focolari sia per la raccolta di fondi, sia soprattutto per la ricerca di lavoro e l’integrazione di questi giovani nella società”. “Attualmente abbiamo ottenuto casa per i 16 nostri amici che personalmente conosciamo – commenta Cristina –. Sperimentiamo l’aiuto della Provvidenza, che ci accompagna nelle piccole o grandi esigenze: ci sono arrivate 4 biciclette necessarie perché uno degli appartamenti è lontano dalla città e non raggiungibile con l’autobus, e anche una lavatrice che si era resa indispensabile”. Un ragazzo, ospite di uno degli alloggi gestiti dal gruppo di volontari, ci ha scritto: “Vi ringrazio per tutto quello che state facendo, per la fiducia che avete verso di me e l’onestà che credete io abbia. Vi voglio un mondo di bene”. (altro…)

A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

Muri abbattuti, accoglienza e generosità

La Parola di Vita di ottobre ripropone il tema dell’amore al prossimo, che ha un’infinità di sfumature. Una in particolare, sembra suggerita dalle parole del testo: «Se, come dice san Paolo, l’amore vicendevole è un debito, occorrerà avere un amore che ama per primo come ha fatto Gesù con noi. Sarà, quindi, un amore che prende l’iniziativa, che non aspetta, che non rimanda». Nelle esperienze che seguono, semplici fatti di vita quotidiana, emerge la scelta di «un amore concreto, che sa capire, prevenire, che è paziente, fiducioso, perseverante, generoso». La zia “cancellata” – «Ho una zia alla quale ero molto affezionata. Durante le vacanze andavo da lei con alcune mie amiche per aiutarla nei lavori dei campi. Ero la sua nipote prediletta, ma quando mi sono sposata le cose sono cambiate: non ha mai voluto venire nella mia casa e non ha mai visto i miei figli. Mi ero così arrabbiata che per quindici anni non ho più messo piede da lei. L’avevo totalmente cancellata dalla mia vita. Ultimamente, leggendo nel Vangelo «Ama il prossimo tuo», dicevo fra me e me: mi manca una cosa grande, il perdono verso la zia. Sono tornata al villaggio e ho convinto la mamma di accompagnarmi da lei perché non ricordavo più la strada. Quando siamo arrivate, mi sentivo il figliol prodigo. Abbiamo tutte e due pianto di gioia. Lei ha accettato con gioia quello che le avevo portato. Separarci è stato difficile e mi ha salutato diverse volte. La pace è tornata tra noi e ora mi sforzo di tenere sempre acceso il fuoco dell’affetto in famiglia e attorno a me». S. P. – Africa Accoglienza – «Avevamo ricevuto una lettera del nostro figlio sposato che ci chiedeva ospitalità, senza dirci il motivo che lo spingeva a lasciare la sua famiglia e a tornare da noi. La nostra sorpresa è stata grande, ma, nonostante gli interrogativi e le preoccupazioni che ci tormentavano, abbiamo cominciato a preparare la stanza per accoglierlo il meglio possibile e lo abbiamo ricevuto con serenità, rispettando il suo dolore. Dopo un po’ di tempo lui ha iniziato ad aprirsi, comunicandoci i suoi problemi, le sue difficoltà. L’abbiamo ascoltato con il cuore aperto senza indagare né dare consigli. Circondato dall’amore e dalla fiducia, è riuscito a riflettere con tranquillità e a prendere la decisione di tornare a casa. Forse Dio si è servito di noi per aiutarlo a ricomporre la sua famiglia». N. C. L. – Perù Dopo-sci – «Una mattina bussa alla porta una giovane albanese che mi chiede dei vestiti e delle scarpe. Io preparo subito qualcosa sotto gli occhi dei bambini che mi vedono andare venire dal corridoio. Dopo mi accorgo che accanto all’uscio c’è un paio di dopo-sci cui mo figlio Gianni tiene tanto. Mi chiedo come mai sono lì: «Li regalo alla signora – dice – per i suoi bimbi, tanto ormai non nevica più». Siamo ai primi di ottobre. È proprio vero che la generosità nasce nei figli, se la vedono nei genitori». F. P.-Italia La borsa – «Immigrato in Europa, un giorno noto per strada una signora con delle borse pesanti: «Signora, ti posso aiutare?».  E lei: «No, faccio da sola». «Ma io voglio aiutarti». «Va bene, prendi questa borsa». Mi invita in casa e mi offre la cena. Attraverso questa famiglia che mi ha accolto bene ho poi trovato lavoro. Spesso quelli come me hanno dei problemi concreti: trovare lavoro, casa, mezzi di sostentamento; ma a volte c’è bisogno solo di una chiacchierata, di un numero di telefono per chiedere aiuto nei momenti difficili. La solidarietà che ho trovato nelle famiglie cristiane mi ha fatto capire che Dio è padre di tutti, ama tutti come figli». L. E.-Marocco Fonte: Il Vangelo del giorno, ottobre 2013, Città Nuova Editrice (altro…)

A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

Fons, pittore dell’unità

Aldo Stedile, ‘Fons’, ci ha lasciato la notte del 30 settembre, all’età di 88 anni. Insieme a Marco Tecilla e altri due giovani, aveva dato inizio a Trento – con pochissimi mezzi – al primo focolare maschile della storia. Quanti l’hanno conosciuto, lo ricordano col suo sorriso, la sua prorompente vitalità, la sua passione per l’Ideale dell’unità, il suo ottimismo. “Dall’intimo di chi che crede in me, sgorgheranno torrenti di acqua viva” (Gv 7,38): da questa frase che ha guidato la sua vita gli fu attribuito il nome ‘Fons’ [fonte in latino], con cui è conosciuto da tutti nel Movimento. Fons, secondo di una famiglia di dieci figli, è nato nella valle del Terragnolo nel Trentino il 3 luglio del 1925. Aveva un notevole talento artistico come pittore e, se non fosse scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, sarebbe andato a studiare Belle arti a Firenze. Nel 1948 conosce attraverso Valeria Ronchetti (Vale) l’esperienza del Movimento dei Focolari. Lui stesso racconta: “L’incontro con lei è stato per me una rivelazione, un vero incontro con Dio. Tutto è cambiato da quel momento. E successivamente, dopo che Vale gli ha parlato di Gesù Abbandonato: “Ora ho capito tutto, questa è la soluzione. Questo mi mancava…! Capii che sarebbero venute le difficoltà, prove, dubbi, incomprensioni, fallimenti, ma nulla più mi avrebbe fatto paura. Sentivo dentro di me una forza nuova e serena”. All’inizio degli anni ’60 fu pioniere della diffusione dei Focolari in Belgio, Svizzera, Austria e Germania, dove visse per 20 anni. Assieme a Bruna Tomasi, corresponsabile con lui del Movimento nell’Europa centrale, diedero vita alla cittadella ecumenica di Ottmaring, nei pressi di Augsburg, in Germania. Nel 1963 fu ordinato sacerdote insieme ad Antonio Petrilli. Negli anni ’80 assunse a Roma la direzione della branca dei Volontari di Dio e dall’inizio degli anni 2000 ricoperse diversi incarichi nel Consiglio generale del Movimento. Negli ultimi anni si è manifestata una malattia che lo ha man mano debilitato, «ma senza intaccare mai le corde più profonde della sua anima», scrive Maria Voce nel darne notizia ai membri del Movimento. «Quando nel febbraio del 2010, dovendo fare un test per valutare le sue capacità cognitive, il medico gli ha chiesto di scrivere di getto una frase di senso compiuto, lui ha subito scritto: amare sempre, dovunque, tutti!». Fons ci ha lasciato mentre sono presenti a Rocca di Papa gli oltre 200 partecipanti all’incontro annuale dei delegati dei Focolari delle varie regioni del mondo. Nella camera ardente allestita nella cappella del Centro Internazionale a Rocca di Papa, egli riceve quindi un commosso e grato omaggio dal mondo intero, per la sua testimonianza di gioioso e autentico seguace del carisma dell’unità. I funerali avranno luogo mercoledì, 2 ottobre 2013, alle ore 15, al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (Via S. Giovanni Battista De La Salle). (altro…)

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Sudamerica: verso la “Escuela de Verano” 2014

Si è tenuto dal 9 all’11 settembre scorso l’incontro preparatorio della seconda edizione della EdeV – Escuela de Verano, per l’America Latina, promossa dall’Istituto Universitario Sophia (IUS), che si svolgerà nel gennaio 2014 con il titolo “Fondamenti epistemologici per una cultura della fraternità”. Il Seminario si è svolto a O’Higgins, presso la Mariapolis Lia, centro del Movimento dei Focolari nella provincia di Buenos Aires, dove, in una serie di lezioni e dialoghi, si è andato intessendo il contributo dei presenti, docenti universitari e giovani studiosi. Il preside di Sophia, Piero Coda, ha tracciato le linee metodologiche qualificanti l’Università che s’ispira al carisma dell’unità, chiamata anzitutto a favorire, attraverso la vita e l’episteme, quell’evento dell’incontro con Dio Trinità in Gesù, che permetta di illuminare le conseguenze culturali e sociali che traducono oggi la novità del Vangelo in una storia nuova di trasformazione. Di particolare luce e speranza per la ricerca scientifica e la formazione universitaria in America Latina – continente giovane, esuberante, capace di lotta e di rischio, anche perché segnato da forti diseguaglianze – si è rivelato l’obiettivo di enucleare la finalità di ogni attività accademica: articolare sapienza e scienza nella logica di una formazione che abiliti i giovani a intraprendere percorsi di pensiero e di pratica sociale ispirati ai principi di fraternità, reciprocità, equità e sviluppo integrale. Dopo la sessione del Seminario dedicata alla valutazione dei risultati della prima edizione della Escuela de Verano (dicembre 2012 – gennaio 2013), il gruppo di esperti ha definito i temi della seconda edizione, che vedrà la partecipazione di 80 studenti da tutta l’America Latina, 50 dei quali per la prima volta. Certi che ogni cosa nuova, anche un “nuovo pensiero”, nasce dal dono di sé, i partecipanti – provenienti da Argentina, Bolivia, Colombia, Ecuador, Messico, Paraguay, Perù, Venezuela – si sono voluti impegnare in prima persona stilando e sottoscrivendo un patto: trapiantare le proprie radici culturali nello spazio di novità e comunione dischiuso in Gesù, per alimentare con la linfa dell’amore trinitario e mettere in comunicazione l’eredità preziosa di cui ciascuno è portatore. (altro…)

A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

Aldo (Fons) Stedile ci ha lasciato

Aldo Stedile ci ha lasciato questa notte, all’età di 88 anni. Originario del Trentino, è stato tra i primissimi a seguire Chiara Lubich agli inizi del Movimento, costituendo con Marco Tecilla, il primo focolare maschile, nel 1949. “Dall’intimo di chi crede in me, sgorgheranno torrenti di acqua viva” (Gv. 7, 38): da questa frase evangelica che ha guidato dall’inizio la sua vita gli è stato attribuito il nome ‘Fons’ [fonte in latino], con cui è conosciuto da tutti nel Movimento. Al Centro internazionale dei Focolari è stata allestita la camera ardente. I funerali saranno celebrati mercoledì 2 ottobre alle ore 15 presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (Via S. Giovanni Battista De La Salle). (altro…)

Chiara Lubich. L’amore reciproco

“Amatevi gli uni gli altri come ho amato voi” (Gv 13,34-15,12): il comandamento nuovo di Gesù, riscoperto nella sua eterna attualità da Chiara Lubich, diventa, nella spiritualità del Movimento dei Focolari, la chiave di volta per un rinnovamento profondo nel vivere il Cristianesimo. In piena sintonia con quello che sarà il messaggio di comunione del Concilio Vaticano II, Chiara Lubich vede infatti nel comandamento dell’amore reciproco il cuore dell’antropologia cristiana. Attraverso scritti, pagine di diario, brani di conferenze la Lubich ne espone la dinamica vitale, la fondatezza, le difficoltà nel viverlo. E lo annuncia a tanti, cristiani e non cristiani, gruppi e popoli, come “la grande rivoluzione che siamo chiamati ad offrire oggi al mondo intero”. In questa stessa collana: La Parola di Dio (2011) Dio Amore (2011) L’amore al fratello (2012) (altro…)

Ottobre 2013

«Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge» Questa Parola di vita ci mette in evidenza due cose. Anzitutto l’amore ci viene presentato come un debito, cioè come qualcosa di fronte al quale non si può rimanere indifferenti, non lo si può rimandare; come qualcosa che ci spinge, ci incalza, non ci dà pace fintanto che non lo si sia pagato. E’ come dire che l’amore scambievole non è un “di più”, frutto della nostra generosità, da cui a rigore di termini potremmo dispensarci senza incorrere nelle sanzioni della legge positiva; questa Parola ci chiede pressantemente di metterlo in pratica sotto pena di tradire la nostra dignità di cristiani, chiamati da Gesù ad essere strumenti del suo amore nel mondo. In secondo luogo ci dice che l’amore scambievole è il movente, l’anima e il fine, verso cui tendono tutti i comandamenti. Ne segue che, se vogliamo compiere bene la volontà di Dio, non ci si potrà accontentare di un’osservanza fredda e giuridica dei suoi comandamenti, ma occorrerà tenere sempre presente questo fine, che attraverso di essi Dio ci propone. Così, ad esempio, per vivere bene il settimo comandamento non ci si potrà limitare a non rubare, ma ci si dovrà impegnare seriamente per eliminare le ingiustizie sociali. Soltanto così dimostreremo di amare il nostro simile. «Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge» Come vivere allora la Parola di questo mese? Il tema dell’amore del prossimo, che essa ci ripropone, ha un’infinità di sfumature. Qui ne fisseremo soprattutto una, che ci sembra suggerita in modo particolare dalle parole del testo. Se, come dice san Paolo, l’amore vicendevole è un debito, occorrerà avere un amore che ama per primo come ha fatto Gesù con noi. Sarà, quindi, un amore che prende l’iniziativa, che non aspetta, che non rimanda. Facciamo, allora, così in questo mese. Cerchiamo di essere i primi ad amare ogni persona che incontriamo, alla quale telefoniamo, scriviamo, o con la quale viviamo. E sia il nostro un amore concreto, che sa capire, prevenire, che è paziente, fiducioso, perseverante, generoso. Ci accorgeremo che la nostra vita spirituale farà un balzo di qualità, senza contare la gioia che riempirà il nostro cuore. Chiara Lubich


 Parola di vita pubblicata in Città Nuova 1990/15/16, p.9.
Bibbia, versione CEI 1974 – La traduzione CEI 2008 riporta: “Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge”.

A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

Nobel per la Pace Arias aderisce a UWP

L’impegno comune per la pace. Ecco cosa ha fatto scattare immediata l’intesa tra la delegazione dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) e il Nobel per la Pace 1987 Óscar Arias Sánchez, già presidente del Costa Rica. Arias si trovava a Roma per una conferenza della Comunità di Sant’Egidio sul Trattato internazionale sul commercio delle armi adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e per l’udienza con Papa Francesco. Obiettivo dell’incontro era trovare forme di collaborazione con la “Fondazione Arias per la pace e sviluppo umano”, giacché anche i GMU lavorano per la pace e la fraternità. I giovani presenti, di varie nazionalità, hanno quindi tracciato la storia di questo lavoro per la pace, partendo dalla consegna delle 350 mila firme raccolte durante la guerra fredda alle Ambasciate dell’USSR e Stati Uniti a Ginevra (novembre 1985), il lancio del Time-Out da Chiara Lubich (settembre 1990) durante la crisi del Golfo Persico, il premio Unesco per l’Educazione alla pace, ricevuto da Chiara Lubich (dicembre 1996), l’annuale appuntamento della Settimana Mondo Unito, il Genfest di Budapest del 2012, nel quale è stato lanciato lo United World Project (Progetto Mondo Unito) e il recente viaggio di Maria Voce ad Amman, in Giordania, per incontrare le comunità dei Focolari in Medio Oriente, con il successivo concerto per la pace tenuto dai GMU di paesi in conflitto. Il premio Nobel ha presentato ai giovani ciò che la “Fondazione Arias per la Pace e il Progresso tra gli uomini” ha realizzato dalla sua nascita in poi, le loro difficoltà attuali e i loro sogni. Per esempio, visto che già esistono molti musei della guerra, costruire un “Museo della Pace”. Inoltre Óscar Arias Sánchez ha proposto loro di collaborare con il progetto, recentemente approvato dall´ONU, “Arms Trade Treaty” (Trattato sul Commercio delle Armi) finalizzato all’arresto della commercializzazione di armi di piccolo calibro che, secondo lui, sono la causa del maggior numero di vittime a livello mondiale. Sostenuto dalla sua esperienza di Presidente di una nazione che per costituzione non ha un esercito militare, ha affermato che la diminuzione della corsa agli armamenti permetterebbe a tanti Paesi di condividere risorse economiche da destinare alla soluzione di questioni sociali come: l’accesso all’educazione, ai servizi sanitari, alla salvaguardia dell’ambiente e, non ultimo, a risolvere il dramma della povertà nel mondo. Concludendo ha sottolineato la necessità che i giovani si impegnino nello studio per prepararsi a costruire un cultura di pace e fraternità, e questo perché: “in un mondo dove sembrano prevalere l’egoismo e l’avarizia – ha aggiunto – i giovani sono i primi ad essere chiamati ad innestare nuovi valori nella società, come la solidarietà, il soffrire insieme, la generosità e l’amore”. “Prima di salutarci, in un’atmosfera più che cordiale – racconta Olga del Costa Rica – ha voluto aderire personalmente al nostro progetto (UWP) firmando l’impegno a vivere la cultura della fraternità, unendosi così agli altri 62.000 firmatari di tutto il mondo che hanno fatto loro questo progetto”. Non succede tutti i giorni di potersi incontrare con una persona di questo livello – aggiunge Iggy, neozelandese: colto, saggio, pragmatico, ma soprattutto un uomo molto semplice. Con lui mi sono davvero sentito come in famiglia”. La conversazione si è protratta per un’ora nella quale si sono potuti condividere obiettivi ed iniziative. Prossimo importante appuntamento per i Giovani per un Mondo Unito è il forum dei giovani all’Unesco il prossimo ottobre. “Sarà una scuola – concludono i giovani, che parteciperanno a nome dei GMU, sezione giovanile di New Umanity – per raccontare il nostro ideale di fraternità”. (altro…)

A Padova, asilo nido “Chiara Lubich”

Casa. Piccolo alfabeto dell’abitare

Le case ricordano tutto. Trattengono i gesti, le parole, i silenzi, i segni del tempo, le nascite e le partenze, gli odori e persino i rumori. S’imbevono delle nostre vite e dei nostri pensieri, come il pane nel mosto. Parlano di noi e del nostro modo di abitare la terra. Riflettere sul tema della casa è quindi un modo per riflettere sul cambiamento delle nostre vite, del lavoro, dei nostri legami familiari, del nostro rapporto con la natura. E sulla crisi economica che sembra minare per la prima volta il bene per eccellenza, fonte di stabilità per la famiglia. Il libro, attraverso storie, aneddoti e racconti, è uno strumento agile di riflessione sul tema dell’abitare che non rinuncia ad indicare piccole strategie di sopravvivenza per abitanti consapevoli. L’autrice. Elena Granata, docente di Analisi della città e del territorio e Geografia urbana al Politecnico di Milano. È autrice di saggi e volumi, tra i più recenti: Sapere è un verbo all’infinito (con A. Granata e C. Granata), 2013; La mente che cammina. Esperienze e luoghi, 2012. Per Città Nuova è autrice dei libri Ridere in famiglia (2011) e Leggere. Le parole ci rendono liberi (2012) e della rubrica “Penultima fermata” sulla rivista Città Nuova. (altro…)

Al via LoppianoLab 2013

http://www.youtube.com/watch?v=HnXCsGDSW7M Copyright: Città Nuova Editrice SEGUI IN DIRETTA GLI EVENTI PRINCIPALI DI LOPPIANOLAB Sono attivi i canali Social della manifestazione dove sarà possibile seguire in diretta gli appuntamenti principali: l’inaugurazione della Scuola di Economia Civile, la serata culturale, ospite il ministro Graziano Delrio, e il laboratorio centrale di LoppianoLab di sabato 22 settembre. – Venerdì, 20 settembre – ore 15.00: l’inaugurazione della Scuola di Economia Civile – Venerdì 20 settembre – ore 21.00: “Una serata a Sophia. Custodire l’Uomo” – Sabato 21 settembre – ore 15.30: “Custodire l’Italia, generare un presente di legalità” Per seguire le dirette, ci si può collegare a http://loppianolab.blogspot.it/ Video su YouTube: https://www.youtube.com/loppianolab Per informazioni live sull’inizio delle dirette e seguire LoppianoLab minuto per minuto: twitter https://twitter.com/LoppianoLab facebook https://www.facebook.com/loppianolab google https://plus.google.com/u/0/114439430730531817523/posts (altro…)