Nairobi: convegno di vescovi amici dei Focolari
“Un’occasione per vivere la fraternità tra noi Vescovi, per approfondire rapporti di vera amicizia: questo lo scopo del convegno”. Così nell’introduzione Mons. Boniface Lele, Arcivescovo di Mombasa, Kenya. A fargli eco è il Cardinale Emmanuel Wamala, Arcivescovo emerito di Kampala, Uganda: “Per riscoprire il nostro compito a servizio della società, cerchiamo di capire insieme il disegno di Dio su di noi. In questi giorni possiamo constatare quanto Lui ci chiami proprio all’unità, che è il carisma di Chiara Lubich”. Dal loro arrivo alla cittadella Piero, i Vescovi si sono proposti di vivere “l’arte di amare”, di amarsi reciprocamente da poter meritare la presenza del Risorto. “Sarà Lui che ci illuminerà, che ci porterà i doni dello Spirito”, ha detto il Cardinale Miloslav Vlk, promotore del convegno. Uno stile di vita questo, vissuto da più di 1000 Vescovi in tutto il mondo che si ispirano alla “spiritualità di comunione”. Infatti Mons. Salutaris Libena, vescovo ausiliare di Dar es Salaam, Tanzania, afferma subito: “Sono venuto per imparare a servire, ad amare concretamente. È uno stile di vita che riempie il cuore, che dà gioia soprannaturale”. E Mons. Salesius Mugambi, vescovo di Meru, Kenya: “In un’atmosfera serena e gioiosa abbiamo riflettuto, approfondito la spiritualità. Abbiamo ascoltato aggiornamenti, condiviso gioie e dolori, ma anche vissuto momenti di distensione”. Un punto di vista condiviso da Mons. Damiao Franklin Arcivescovo di Luanda, Angola: “Sono stati giorni vissuti nella sincerità con Dio e con i fratelli”.
Vari sono stati i momenti di scambio di esperienze, da quelle personali a quelle pastorali, con uno sguardo anche ad alcune sfide che il continente africano deve affrontare: i conflitti e le violenze che purtroppo persistono, la povertà, la piaga della corruzione; tutte sfide nelle quali anche i membri del Movimento sono immersi, e alle quali cercano di rispondere vivendo la spiritualità di comunione, che li porta ad essere operatori di pace e unità nei posti in cui si trovano. A conferma di questo, il sudafricano Mons. Patrick Mvemve, vescovo di Klerksdorp, racconta del suo primo contatto con i Focolari ancora nel periodo dell’apartheid, come giovane prete: “Avendo incontrato due sacerdoti che vivevano veramente il vangelo a fatti, senza fare tanti discorsi, mi sono incuriosito, così un giorno mi parlarono di Gesù crocifisso e abbandonato. In quel momento sono ‘guarito’ dai miei pregiudizi e sono diventato apostolo dell’unità”.
Un altro argomento affrontato: “l’emergenza educativa”. L’esperienza di formazione dei sacerdoti nella prospettiva della ‘spiritualità di comunione’ è stata apprezzata dai vescovi come “uno dei contributi validi per la Chiesa oggi”, come ha affermato Mons. Virgilio Pante, vescovo di Maralal, Kenya. A conclusione di questo Convegno, i Vescovi hanno voluto formulare un “patto” di amore scambievole, dichiarandosi di voler continuare a prendersi cura gli uni degli altri una volta tornati nelle loro diocesi. Mons. Sithembele Sipuka, vescovo di Umtata, Sud Africa, riassume l’esperienza fatta: “Parto entusiasta con un programma per la vita. Prego lo Spirito Santo di guidarmi per metterlo in pratica nella realtà concreta di tutti i giorni”. In varie aree geografiche del mondo, hanno luogo incontri di Vescovi amici del Movimento dei Focolari che si ispirano alla “spiritualità di comunione” proposta da Giovanni Paolo II e praticata nell’esperienza continua del Movimento. A seguito del convengo in Kenya, si svolgeranno simili eventi in Madagascar e in Camerun, come pure nelle Filippine, in Medio Oriente, in Europa. [nggallery id=49] (altro…)
A Solingen, per non dimenticare e purificare la memoria
Il 20 maggio 1993, a Solingen, in Germania, alcuni giovani avevano dato fuoco alla casa di una famiglia turca: nell’incendio erano morte cinque persone. Da allora, ogni anno, si celebra l’anniversario di quel tragico episodio di intolleranza razziale. Quest’anno, in questa ricorrenza, un gruppo di giovani hanno deciso di fare qualcosa di concreto per la loro città. Di recente, avevano preso parte, in partenariato con altri gruppi giovanili di scuole tedesche ed italiane, al progetto europeo denominato “Heimat Europa” (Europa, casa per tutti). Un progetto nato in Germania nel 2010 su iniziativa dell’associazione tedesca Starkmacher, in collaborazione con il Movimento politico per l’unità. Un percorso formativo, durato più di un anno, in cui hanno riflettuto e lavorato, confrontando le rispettive opinioni sull’immigrazione nella prospettiva dell’integrazione, sull’ambiente, sul futuro dell’Europa, con particolare riferimento allo sviluppo federale che l’Unione europea dovrebbe saper realizzare. Un percorso convincente che ha lasciato un segno nel cuore ma anche nella testa e che, partito come un gioco, mano a mano è cresciuto, divenendo esperienza politica concreta. Il sindaco di Solingen e le altre autorità cittadine si sono mostrati subito entusiasti del progetto dei giovani e hanno offerto il loro sostegno. Ci sono stati vari momenti. Per prima cosa, sapendo che prima della celebrazione dell’anniversario, il “luogo della memoria” doveva essere ripulito, si sono offerti di farlo. In collaborazione con la loro scuola poi, hanno coinvolto molti altri studenti. Un gruppo di lavoro ha elaborato le informazioni sulla tragedia del 1993 per gli scolari più giovani. E, poiché il 20 maggio si situava durante la “settimana europea”, hanno colto l’occasione per presentare l’idea di un’ Europa “casa comune” per tutti, anche per gli immigrati.
Un momento ricco di suggestioni. Dopo aver osservato un minuto di silenzio, è stato piantato un “albero della pace”, ed i giovani presenti sono stati invitati a scrivere su dei bigliettini quelli che per loro sono “ i valori” (pace, fraternità, unità, solidarietà, responsabilità,…). Biglietti che sono stati simbolicamente inseriti nella buca in cui era piantato l’albero. Un melo. Una giovane: “L’albero ha tante foglie, che simboleggiano l’Europa in comunione nella diversità. I frutti, le mele, simboleggiano le nuove generazione e le nuove idee.” E un’altra: “Il piccolo melo sta per una grande meta, la pace, in Europa ma anche nella nostra città”. Ed è una realtà interiore quella che è venuta in rilievo alla fine, la conferma che “è possibile credere ancora in un mondo diverso, e il cambiamento dipende dalla nostra responsabilità personale e dalla nostra capacità di lavorare insieme”. “Di questa politica è possibile perfino appassionarsi.” (altro…)
Ebrei e cristiani: desiderio di unità
È il 22 maggio. La cittadella messicana di “El Diamante”, nei pressi di Acatzingo, a 150 km da Città del Messico, ospita un atteso appuntamento che vede riuniti amici ebrei e cristiani, segno di un dialogo vivo, tra persone che vogliono riscoprire le comuni radici. I “nostri fratelli maggiori”, aveva detto Giovanni Paolo II in un’espressione rimasta celebre. E “Che cosa potrà avvenire” – aveva detto Chiara Lubich – “quando sempre più approfondiremo la relazione fraterna fra noi, ebrei e cristiani, che abbiamo in comune il patrimonio inestimabile della Bibbia, in quello che noi chiamiamo l’Antico Testamento?”. Su queste basi ancora oggi continua e si sviluppa sempre più l’amicizia e il dialogo fra ebrei e cristiani, nel Movimento dei focolari. La giornata di Acatzingo ne è un esempio. Dopo una breve presentazione, centrata sulla scoperta di Dio Amore, base della nostra fraternità, e con tratti della storia dei Focolari e del dialogo con il mondo ebraico, Liviu Bleier, il nuovo presidente della B’nai B’rith Mexico, ha sottolineato che “la religione migliore è quella che più ci avvicina a Dio”, esprimendo la sua stima e la gioia di quest’occasione di scambio.
Il gruppo, composto da 23 amici ebrei di Città del Messico, e dagli amici della cittadella, ha visitato i laboratori e la scuola, collegata alla Mariapoli, in un ambiente rurale, con l’obiettivo di formare persone capaci di amare e perdonare, e di vivere una cultura “del dare”. Gli abitanti della cittadella, giovani, adulti e bambini, hanno presentato una carrellata di testimonianze di vita cristiana nel quotidiano, molto apprezzate dagli ospiti. La cerimonia attorno all’albero d’ulivo – simbolo di pace, e segno comune fra cristiani ed ebrei – infine, è stata un momento importante per sottolineare la dimensione di fraternità fra tutti: “Grazie per come ci avete ricevuti – ha affermato uno dei presenti – per lo spirito di fraternità, come se ci conoscessimo da tanto tempo: mi fa capire che dobbiamo essere umili e al servizio, per cambiare noi stessi ed il mondo”. Prossimo appuntamento dal 21 al 24 agosto a Buenos Aires, per un nuovo simposio ebraico-cristiano, dopo quello che si è svolto lo scorso anno a Gerusalemme. (altro…)
كلمة حياة شهر يونيو 2011
(ومُرْضي وكامل”. (رومية 12، 2
نقرأ هذه الآية في الجزء الثاني من رسالة القدّيس بولس إلى أهل رومية. فيها يصف القدّيس بولس سلوك الإنسان المسيحي على أنه تعبير عن الحياة الجديدة، والمحبّة الحقيقيّة، والفرح الحقيقي، والحرية الحقيقيّة التي وهبنا إياها المسيح. إنها الحياة المسيحيّة، إنه
طريقة جديدة تجعلنا، بنور وقوّة الروح القدس، نواجه الواجبات والمشاكل المختلفة التي قد تعترضنا. في هذه الآية، المرتبطة بشكل وثيق بالآية السابقة، يعلن الرسول عن الهدف والسلوك الأصيل اللذَيْن يجب أن تتّسم بهما كل تصرّفاتنا، وهما أن نجعل من حياتنا تمجيداً لله، وفعل محبّة دائم على مرّ الزمن، باحثين باستمرار عن إرادته وعمّا هو مرضي ومقبول لديه. ولا تتشبّهوا بهذا الدهر بل تغيّروا بتجديد عقولكم، لكي تميّزوا ما هو مشيئة الله، أي ما هو صالح ومُرْضي وكامل”. من المؤكّد أنه علينا أن نعرف قبل كل شيء ما هي إرادة الله، لنتمكّن من تحقيقها. ولكن القدّيس بولس لا يخفي علينا صعوبة هذا الأمر، إذ لا نستطيع أن نعرف جيّداً مشيئة الله من دون نور خاص يساعدنا على تمييز ما يريده منّا الرب في كل موقف، فنتجنّب الأوهام والأخطاء التي قد نقع فيها بسهولة. إنها موهبة من مواهب الروح القدس، تُدعى “التمييز”، والتي لا بدّ منها لبناء عقليّة مسيحيّة حقيقيّة عند كل واحد منّا. ولا تتشبّهوا بهذا الدهر بل تغيّروا بتجديد عقولكم، لكي تميّزوا ما هو مشيئة الله، أي ما هو صالح ومُرْضي وكامل”. ولكن ما العمل لإكتساب هذه الموهبة المهمّة إلى هذا الحد وتنميتها؟ مطلوب منّا من دون شك معرفة جيّدة للعقيدة المسيحيّة. ولكنّها وحدها لا تكفي؟ كما يقترح علينا الرسول بولس، إنها مسألة حياة وسخاء وإندفاع لعيْش كلمة يسوع، تاركين جانباً مخاوفنا وشكوكنا وحساباتنا الضيّقة. إنها مسألة إستعداد وإسراع في إتمام مشيئة الله. إنها الدرب التي تسمح لنا باكتساب نور الروح القدس وببناء العقليّة الجديدة التي تطلبها منّا هذه الآية. ولا تتشبّهوا بهذا الدهر بل تغيّروا بتجديد عقولكم، لكي تميّزوا ما هو مشيئة الله، أي ما هو صالح ومُرْضي وكامل”. كيف نعيش إذًا كلمة الحياة لهذا الشهر؟ فلنسعَ لنستحق نحن أيضاً النور اللازم لإتمام مشيئة الله علينا بطريقة جيّدة. ولنقترح على أنفسنا أن نتعمّق بمعرفة أفضل لإرادته علينا، كما تعبّر عنها كلمته وتعاليم الكنيسة وواجبات كلٍّ منا وإلتزاماتنا إلخ… ولكن، سنركّز أكثر من ذلك كله على طريقة العيْش، لأنه كما سبق وقلنا، من الحياة والحب يشعّ النور الحقيقي. فيسوع يتجلّى للإنسان الذي يحبّه إذ يعيش عمليّاً وصاياه (يو21,14). هكذا بإتمام مشيئة الله، سوف ننجح في أن نقدّم له أجمل هدية. هديّة مرضيّة لديه ليس فقط بسبب المحبّة التي تحملها، بل أيضاً بفضل النور وثمار تجدُّد الحياة المسيحيّة، التي سوف تولد من حولنا.
كيارا لوبيك (أغسطس 1993)
[:ot]Kelma tal-Ħajja – Ġunju[:]
[:ot]Download pdf – Ġunju 2011
“Timxux max-xejra ta’ din id-dinja, iżda nbidlu, skont it-tiġdid ta’ fehmietkom, biex iseħħilkom tagħrfu xinhi r-rieda t’Alla, xinhu li jogħġbu, xinhu perfett” (Rm 12,2)1. Dan il-kliem insibuh fit-tieni parti tal-ittra ta’ San Pawl lir-Rumani li fiha hemm deskrizzjoni tal-imġiba tan-nisrani bħala espressjoni tal-ħajja ġdida, tal-imħabba vera u tal-ferħ u l-ħelsien veru li tana Kristu. Il-ħajja tan-nisrani trid tkun mod ġdid kif naqdu d-dmirijiet u nħollu l-problemi li nistgħu niltaqgħu magħhom, bid-dawl u l-ħila tal-Ispirtu s-Santu. Dan il-vers jorbot ma’ dak ta’ qablu. Fih San Pawl jgħid xinhu l-iskop u kif għandha tkun l-imġiba tagħna f’kull sitwazzjoni: ħajjitna trid tkun tifħir lil Alla, att ta’ mħabba mifrux tul iż-żmien. Dan nagħmluh billi nfittxu naraw xinhi r-rieda tiegħu, xinhu dak li l-aktar jogħġob lilu. “Timxux max-xejra ta’ din id-dinja, iżda nbidlu, skont it-tiġdid ta’ fehmietkom, biex iseħħilkom tagħrfu xinhi r-rieda t’Alla, xinhu li jogħġbu, xinhu perfett”. Hi ħaġa ċara li biex tagħmel ir-rieda t’Alla, l-ewwelnett trid tagħrafha. Imma, skont kliem San Pawl, din mhix ħaġa ħafifa. Ma tistax tagħraf sew ir-rieda t’Alla jekk ma jkollokx dawl partikulari li jkun jista’ jgħinek tagħraf dak li Alla jrid minnek fil-ħafna sitwazzjonijiet tal-ħajja, u tevita ħolm u żbalji li faċli taqa’ fihom. Dan hu don tal-Ispirtu s-Santu li nsejħulu “dixxerniment”. Mingħajru ma nistgħux nibnu fina mentalità tassew nisranija. “Timxux max-xejra ta’ din id-dinja, iżda nbidlu, skont it-tiġdid ta’ fehmietkom, biex iseħħilkom tagħrfu xinhi r-rieda t’Alla, xinhu li jogħġbu, xinhu perfett”. Imma x’nistgħu nagħmlu biex ikollna u niżviluppaw dan id-don hekk importanti? Żgur li dan jitlob minna li nkunu nafu sew it-tagħlim nisrani. Imma dan mhuwiex biżżejjed. Kif jgħid San Pawl, din hi fuq kollox kwistjoni ta’ ħajja; din hi kwistjoni ta’ ġenerożità, ta’ ħeġġa biex ngħixu l-Kelma ta’ Ġesù waqt li nwarrbu l-biża’, l-inċertezzi u l-kalkoli msejkna tagħna. Irridu nkunu disposti u lesti li nwettqu r-rieda t’Alla. Din hi t-triq li biha jkollna d-dawl tal-Ispirtu s-Santu u nibnu fina mentalità ġdida li Alla qed jitlob minna. “Timxux max-xejra ta’ din id-dinja, iżda nbidlu, skont it-tiġdid ta’ fehmietkom, biex iseħħilkom tagħrfu xinhi r-rieda t’Alla, xinhu li jogħġbu, xinhu perfett”. Mela kif għandna ngħixuha l-Kelma tal-ħajja ta’ dan ix-xahar? Għandna nfittxu li jkollna aħna wkoll dan id-dawl meħtieġ biex nagħmlu r-rieda t’Alla. Għalhekk irridu nagħrfu dejjem aħjar ir-rieda tiegħu li nsibuha fi Kliemu, fit-tagħlim tal-Knisja, fid-dmirijiet tal-istat tagħna, eċċ. Imma l-aktar ħaġa importanti hi li ngħixu għax, kif diġà rajna, id-dawl veru joħroġ mill-ħajja, mill-imħabba. Ġesù juri lilu nnifsu lil min iħobbu u jżomm il-kmandamenti tiegħu u jħarishom. (ara Ġw 14, 21). B’hekk jirnexxilna nagħmlu r-rieda t’Alla u dan ikun l-isbaħ don li nistgħu noffrulu. Dan jogħġbu mhux biss għax b’hekk inkunu qed nuruh imħabbitna, imma wkoll minħabba d-dawl u l-frott ta’ tiġdid nisrani li jqanqal madwarna. Chiara Lubich
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Giugno 2011
“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. E’ evidente che, per compiere la volontà di Dio, occorre innanzitutto conoscerla. Ma, ci lascia capire l’apostolo, questo non è facile. Non è possibile conoscere bene la volontà di Dio senza una luce particolare, la quale ci aiuti a discernere nelle varie situazioni quello che Dio vuole da noi, evitando le illusioni e gli errori in cui potremmo facilmente cadere. Si tratta di quel dono dello Spirito Santo, che si chiama “discernimento” e che è indispensabile per costruire in noi un’autentica mentalità cristiana. “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. Ma come acquistare e sviluppare in noi questo dono così importante? Senza dubbio si richiede da parte nostra una buona conoscenza della dottrina cristiana. Ma non basta. Come ci suggerisce l’apostolo, è soprattutto una questione di vita; è una questione di generosità, di slancio nel vivere la parola di Gesù, mettendo da parte le paure, le incertezze e i calcoli mediocri. E’ una questione di disponibilità e di prontezza a compiere la volontà di Dio. E’ questa la via per avere la luce dello Spirito Santo e costruire in noi la nuova mentalità che qui ci viene chiesta. “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. Come vivremo allora la Parola di Vita di questo mese? Cercando di meritare anche noi quella luce che è necessaria per compiere bene la volontà di Dio. Ci proporremo allora di conoscere sempre meglio la sua volontà così come ci viene espressa dalla sua Parola, dagli insegnamenti della Chiesa, dai doveri del nostro stato, ecc. Ma soprattutto punteremo sulla vita, giacché, come si è appena visto, è dalla vita, è dall’amore che scaturisce la vera luce. Gesù si manifesta a chi lo ama, mettendo in pratica i suoi comandamenti (cf Gv 14,21). Riusciremo così a compiere la volontà di Dio come il dono più bello che gli possiamo offrire. E questo gli sarà gradito non soltanto per l’amore che potrà esprimere, ma anche per la luce ed i frutti di rinnovamento cristiano che susciterà attorno a noi. Chiara Lubich .
La “banda del chicco di grano”

Tininha Cavalcanti

Tininha con Chiara Lubich
Congressi gen 4 nelle Filippine!
Quest’anno nel mondo gen4 c’è stata un’importante novità: due grandi appuntamenti per le gen 4 filippine. Prima a Cebù – isola dell’arcipelago filippino, circondata da 167 isole più piccole -, dove si sono radunate in 68, venute anche da altre isole. Poi in 75 a Tagaytay, nei pressi di Manila, dove sorge la cittadella asiatica dei Focolari. Presente ai loro congressi anche Cristiane Heisendorff, del Centro Gen 4 mondiale. Grande attenzione per l’argomento centrale: il filo d’oro dell’amore di Dio nell’antico testamento, da Abramo a Mosè. E poi, la vita di Chiara Lubich – da cui anche le gen 4 sono nate – come risposta d’amore alla volontà di Dio. Una storia affascinante: la sua “più grande avventura”, come Chiara stessa aveva raccontato ai e alle gen 4 nel 1988, quando a Loreto aveva capito la sua strada. Per tutte le bambine presenti, una scoperta luminosa: fare la volontà di Dio fa diventare la vita davvero un’avventura! I giochi, le scenette, le canzoni e in particolare le danze, moderne e tipiche, in questo clima d’amore reciproco hanno creato un’atmosfera bellissima. Non si sarebbe più andati via! Le gen 4 venivano da situazioni familiari e sociali molto varie, qualcuna anche con tante difficoltà – ma siamo davvero una famiglia e le loro necessità hanno ridato al nostro cuore la spinta per trovare nuove strade per fare arrivare loro almeno il necessario per vivere, anche attraverso il sostegno a distanza e i progetti sviluppati con il Movimento dei focolari.
Qualche flash direttamente con le loro parole: “Sono stata felice durante il congresso. Ho imparato tante cose. Ho imparato ad amare”. “Una bambina mi ha dato una botta. Mi faceva tanto male e ho pianto, ma mi ha chiesto scusa e allora ho accettato e le ho perdonato. Non sono più arrabbiata con lei e siamo già amiche di nuovo”. “Caro Gesù, grazie perché ho potuto andare a Tagaytay. Grazie anche per le benedizioni che ci hai dato, per le nuove amiche che ho conosciuto. Grazie per la mia famiglia e amici. Grazie anche per la bimba che mi ha prestato le sue ciabatte. E anche se l’altra mi da tanta noia, io le voglio bene lo stesso”. A cura del Centro Gen4 (altro…)
Economia di Comunione, il futuro è qui
Economia al futuro. Diciassette giovani di varie parti del pianeta leggono nelle loro lingue il messaggio da loro elaborato – “Da San Paolo al mondo” –, un vero e proprio programma di lavoro: “Che l’economia del 2031 sia di comunione, per noi e per tutti”. È il segno di ciò in cui credono, in cui osano sperare, ma anche il risultato di un cammino avviato. I 1.700 partecipanti al convegno “La profezia si fa storia. Venti anni di Economia di Comunione” accolgono in profondo ascolto le convinzioni e le articolate richieste di questi ragazzi, insofferenti nei confronti delle logiche capitalistiche. «Noi giovani qui a San Paolo nel maggio 2011, con le radici nel maggio 1991, ma più che mai responsabili per come saranno l’economia e il mondo nel 2031, crediamo che l’EdC sia venuta sulla terra, su questa terra brasiliana venti anni fa, anche per alimentare e rendere possibile la nostra speranza». Le loro proclamate idealità sono il sigillo sulle riflessioni degli esperti e sulle testimonianze di imprenditori che hanno contraddistinto il convegno, atto conclusivo dell’assemblea, con 650 partecipanti da 37 Paesi, svoltasi nei quattro giorni precedenti. Quanto mai felice la scelta di tenere in Brasile il grande appuntamento dell’EdC. L’assemblea ha avuto la sua cornice nella Mariapoli Ginetta, 50 chilometri a sud di San Paolo, proprio lì dove Chiara Lubich comunicò per la prima volta l’intuizione che era maturata in lei dopo aver osservato con dolore la cerchia di favelas attorno ai grattacieli della metropoli paulista. Non meno significativa la scelta di collocare il convegno di domenica 29 maggio nell’auditorium Simon Bolivar nel Memoriale dell’America Latina, un centro, progettato dal grande architetto Niemeyer, che vuole favorire, attraverso l’arte, legami più stretti tra i popoli del continente.

Luigino Bruni
Ribaltando l’impostazione dominante che vede al centro il capitale, Bruni ha fatto presente che «il primo e fondamentale fattore nell’impresa e nell’economia sono le persone. È la loro creatività, la loro passione a fare la differenza». Infine, «l’EdC è nata e nasce ogni giorno da un carisma: anche per questa ragione esiste un profondo legame tra EdC e giovani: i carismi e i giovani hanno in comune la speranza, la fede nel futuro, i grandi progetti e ideali». Le nuove generazioni nell’EdC sono un frutto prezioso di questi primi venti anni, ma anche una garanzia per camminare a passo spedito nel futuro.
Dall’inviato Paolo Lòriga
Un’avventura mozzafiato
La vita di Chiara Lubich, la sua opera, la sua spiritualità, raccontate ai bambin i e ai ragazzi. In un volume interamente illustrato.Ungheria, casa per tutti
“Cosa ti aspetti da noi?”, avevano chiesto le focolarine dell’Ungheria a Chiara Lubich nell’85. La fondatrice dei Focolari aveva risposto: “Come 42 anni fa non c’era nulla o forse una sola persona con questo Ideale, ed ora siamo un po’ in tutto il mondo, m’aspetto che nel vostro Paese, il Movimento, che ora è presente con un certo numero di persone e con un certo sviluppo, invada tutte le città, i paesi; concorra con i suoi strumenti, i vari movimenti nel campo religioso e nel campo umano, a rinvigorire la Chiesa ed a rinnovare la società; e assieme alle altre invenzioni della Madonna faccia sì che un giorno il Cuore Immacolato di Maria trionfi”. Chissà cosa direbbe Chiara al vedere gli sviluppi che sono avvenuti dall’85 ad oggi in terra ungherese. “C’è da ringraziare Dio perché quello che fate è meraviglioso”, afferma l’attuale presidente, Maria Voce, davanti al popolo focolarino riunito il 28 maggio a Budapest. Testimonianze di impegno in tutti i campi dell’agire umano fanno intravedere un Movimento in azione, chiamato oggi a vivere una nuova tappa della sua storia. L’incontro si svolge in una ex caserma russa e a qualcuno dei 650 presenti non sfugge l’aspetto simbolico di ciò, quasi a conferma del fatto che il carisma dell’unità ha in sé la forza per trasformare la società. Si parte con una ricostruzione inedita del viaggio di Chiara nel 1961 a Budapest, il primo nei Paesi dell’allora blocco comunista. Un impatto duro, alla vista di quanto il regime stava operando nel Paese e nelle persone. Ma se il dolore era molto forte in Chiara, altrettanto lo era l’impressione che “la Madonna aveva cominciato la sua opera”. E che ciò non fosse rimasta solo un’impressione era evidente dalla presentazione delle varie comunità sparse in tutto il Paese.
A questo popolo fiero, con una sua identità ben stagliata e contemporaneamente alla ricerca di un equilibrio tra nazionalismo e apertura alla dimensione universale, tra anelito di libertà e capacità di assumersi responsabilità, Maria Voce, augura di riuscire “a superare quella diffidenza nei confronti degli altri popoli” che a volte può essere di ostacolo alla reciprocità. “E’ giusto affermare la propria identità, ma nel concerto delle nazioni – sottolinea la presidente –. La sfida è quella di accorgersi dei tanti talenti che ci sono in Ungheria, donarli, e accogliere quelli degli altri popoli, imparare sempre di più a collaborare”. E in questo tutti nel Movimento sono chiamati a fare la loro parte, sottolinea Maria Voce. I volontari, ad esempio, nel cui dna è insita la chiamata a trasformare l’umanità con la coscienza che “la nostra piccola parte, lì dove siamo, contribuisce all’avanzata del regno di Dio nel mondo intero”; le persone impegnate in Umanità Nuova, chiamate a “testimoniare il Vangelo in misura qualche volta eroica, senza lasciarsi schiacciare dalle situazioni, ma trasformandole con l’amore. Perché, come diceva Chiara in una meditazione, sai cosa si fa quando si ha straamato? Si ama ancora”; le famiglie, interpellate dalle tante difficoltà che ne minano la solidità, a cui poter dare risposta con “un amore più grande, sempre rinnovato, un’apertura senza limiti, trovando in Dio la radice di questo amore”; i bambini che vogliono sapere dalla presidente dove trovare Dio e sono soddisfatti di sapere che, ad esempio, possono incontrarlo nei fratelli; i ragazzi, che rischiano di essere emarginati se non si uniformano al branco e che partono fortificati dalla certezza che “anche Gesù non è stato capito da tutti. Non preoccuparti di questo, preoccupati di quello che vuole Dio. Già per il solo fatto che riesci a portare la tua idea, sei un esempio e una provocazione”, incoraggiano Maria Voce e Giancarlo Faletti.
Viaggio in Ungheria – maggio 2011
La famiglia e il suo disegno
In apertura in primo piano: il beato Giovanni Paolo II, il cui pontificato ha riservato “un’attenzione prioritaria e appassionata per la famiglia”. Il Card. Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, nel suo discorso, ha evidenziato come “per il Papa della nuova evangelizzazione, la famiglia, piccola chiesa o chiesa domestica, non è un modo di dire. Si tratta di un’attuazione della Chiesa specifica e reale: i coniugi infatti – come è scritto nella Familiaris Consortio “non solo rivivono l’amore di Cristo diventando comunità salvata, ma sono chiamati a trasmettere ai fratelli il medesimo amore di Cristo diventando comunità salvante” (FC 49). Nel pomeriggio l’atteso incontro con la presidente dei Focolari, Maria Voce, che ha intessuto con i partecipanti, oltre un migliaio da tutti i continenti, un dialogo profondo, esprimendo la gioia di essere con famiglie che si pongono come strumenti di unità negli ambienti dove vivono. Le testimonianze hanno messo in luce come, la fiducia nell’Amore, trasforma e illumina la quotidianità ed è di sostegno e guida nei momenti più difficili: malattie, sospensioni, separazione, vedovanza. In collaborazione con la sezione giovanile dei Focolari, nell’intento di condividere gli obiettivi educativi e collaborare alla loro realizzazione, due momenti sono state dedicati all’educazione dei figli. E dell’educazione si è parlato anche nei lavori di gruppo: educazione a uno stile di vita sobrio, all’affettività e all’uso dei media, relativamente alle diverse fasce d’età. Significativo poi, lo spazio dedicato alle giovani famiglie. Seguita da moltissimi, nei vari punti di ascolto nel mondo, la diretta Internet, durante la quale si è parlato di affettività, comunicazione e spiritualità. Messaggi di condivisione e di gioia sono giunti da: Canada, Venezuela, Israele, El Salvador, Brasile, Spagna, ecc. “Ringraziamo infinitamente per questo amore concreto che ci ha dato la possibilità di seguire il convegno in diretta, scrivono ad esempio dal Panama – riaffermando il valore della famiglia e la fede che Gesù ci aiuta a costruirla. La società trasmette l’idea che la famiglia è passata di moda – ma oggi ascoltandovi, sentiamo che la famiglia è qualcosa di moderno e attuale”.“Avete illuminato la nostra vita matrimoniale in tutti i suoi aspetti – dicono dalla Slovenia – Vivere la spiritualità del Vangelo ci porta alla pienezza della felicità e rinfresca l’amore che vorremmo portare a più famiglie possibile.” (altro…)
Nuove imprenditorialità: dalla strada al mercato
Non è situato nella parte di maggior passaggio dei 650 partecipanti all’assemblea dell’Economia di Comunione, ma è lo stand più affollato durante gli intervalli dei lavori. Si vendono borse per donna, giubbotti e oggetti per l’abbigliamento femminile. Il successo di visitatori è davanti agli occhi di tutti. Le linee dei prodotti artigianali sono un mix di qualità e design moderno, con felici tocchi di originalità, come unica è la provenienza delle materie prime impiegate: teloni da camion ormai in disuso e ritagli di cuoio e di jeans che non sarebbero serviti ad altro, recuperati perché ecologicamente compatibili. Ma la principale caratteristica dell’azienda sono ragazzi e ragazze minori o da poco maggiorenni, che vengono da situazioni difficili. Il marchio di fabbrica “Dalla strada” è perciò perfettamente esplicativo dell’iniziativa imprenditoriale che nello scorso aprile ha posto la sua sede nel polo industriale Spartaco, a cinque chilometri dalla Mariapoli Ginetta. Conoscendone le origini, sembra più una scommessa che una realtà produttiva, ma vedendo la decina di ragazze e ragazzi all’opera e ascoltando le motivazioni che li muovono si capisce la bontà dei risultati produttivi che danno garanzie per il futuro dell’azienda. I giovani lavoratori vengono in buona parte da uno dei quartieri in cui la povertà è evidente, il barrio Jardin Margarida, a Vargem Grande Paulista, 30 chilometri a sud di San Paolo. «La nostra è più che una impresa. Tra noi ci aiutiamo, perché il nostro è un lavoro di gruppo, ma anche perché c’è un clima di famiglia. Iniziamo ogni giorno con la parola di vita tratta dal Vangelo ed essa ci aiuta a superare le difficoltà». Divani è una diciottenne, giunta qui dopo un anno di formazione professionale ed uno stage nel Nord-Est, a Recife, nell’azienda madre legata ai principi dell’Economia di Comunione.
Dietro l’impresa c’è la mitezza e la determinazione di João Bosco Lima de Santana, un imprenditore andato in Italia per specializzarsi nella produzione di borse e poi tornato in patria per mettere su un’attività remunerativa. Ma dentro lo muoveva qualcosa di più grande. Da giovane aveva incontrato la spiritualità dei Focolari ed era rimasto colpito dalla proposta di Chiara Lubich di «morire per la propria gente». La vita lo aveva poi portato su altre strade. Ma quando conosce p. Renato e la sua casa dei minori, che accoglie ragazzi e bambini dalla strada, si è consolidato un suo desiderio: «Mettere a disposizione la mia competenza e la mia vita per dare ai giovani una professione. Educare al lavoro è una forma di sviluppo e abbiamo costatato che l’amore vissuto per una grande causa è capace di rinnovare cose, idee e persone che vengono dalla strada». È sulla base di questa verifica quotidiana che João Bosco può affermare con credibilità che «qui in azienda il primo posto ce l’hanno loro, i giovani, la loro formazione, non la produzione, pur puntando alla qualità». Un paradosso nella logica imprenditoriale, ma che porta i suoi frutti. Dalla Costa d’Avorio è arrivata la richiesta di imparare quest’attività produttiva e avviarla sul posto, mentre attraverso i Giovani per un mondo unito, tramite la cooperativa Equiverso, è iniziata l’importazione di borse in Italia. Piccole multinazionali dell’EdC crescono. Dall’inviato Paolo Lòriga (altro…)
Quanta vita in Ungheria
È all’insegna della vitalità che si svolge il viaggio in Ungheria di Maria Voce e Giancarlo Faletti. Prima tappa coi sacerdoti in contatto col Movimento dei focolari. Molti di loro qui ne hanno portato e diffuso lo spirito e oggi raccontano il loro impegno nel ricostruire le chiese e la Chiesa, il servizio come parroci, direttori nei seminari, vicari generali, il loro ruolo a livello di docenza o nei diversi uffici diocesani, il rapporto semplice con la gente che suscita la comunità, attira i giovani, accosta chi non ha un riferimento religioso. E, oltre che delle attività, fanno dono ai presenti della loro vita di comunione che sostiene e alimenta tutto.
Nel pomeriggio del primo giorno si svolge un incontro con i dirigenti delle diverse diramazioni in cui si articola il Movimento in Ungheria. Le famiglie portano i frutti di un impegno a tutto campo verso le coppie giovani, i fidanzati, i divorziati, altre famiglie di tutte le età; i responsabili del movimento Umanità Nuova, espressione nel sociale dei Focolari, appassionano tutti con le loro iniziative nel mondo della sanità come dell’economia, della politica come nella pedagogia o nello sport; laici e sacerdoti raccontano del rinnovamento in atto in tante parrocchie delle 13 diocesi del Paese. Il dialogo è aperto e tocca tanti aspetti. L’equilibrio fra dimensione locale ed universale: “Se la spinta a realizzare il testamento di Gesù ‘Che tutti siano uno’, è nata in una piccola città a Trento e poi da lì ha assunto le dimensioni del mondo – ricorda Maria Voce -, vuol dire che interessarsi di un particolare è una scuola d’amore che poi permette di allargare lo sguardo oltre. Avere un cuore allargato sulla fraternità universale non significa quindi non occuparsi del particolare”. Viceversa, sottolinea in un passaggio successivo, “sentiamo in noi la spinta ad uscire dai nostri confini. Non possiamo disinteressarci della grande famiglia del Movimento sparsa nel mondo, cerchiamo di farlo con tutti i mezzi”. La domanda di una gen 2 sui vari input anche di carattere spirituale ai quali dare risposta, dà alla presidente lo spunto per ricordare una delle consegne che Chiara Lubich sentiva fortemente di dover lasciare ai suoi: “Lascia a chi ti segue solo il Vangelo, nient’altro che il Vangelo”. Tutto il resto è uno strumento che aiuta a concretizzare il Vangelo, spiega, ma “la cosa più importante è vivere la parola di Dio. Chiedersi sempre come vivrebbe Gesù”.
Nell’incontro dei dirigenti, come l’indomani durante quello con i focolarini e le focolarine che vivono in Ungheria, non mancano domande su come migliorare i rapporti interpersonali a più livelli, interrogativi leciti per chi ha deciso di vivere una spiritualità collettiva. Il leit motiv è quello di un amore più grande che esige il massimo da sé stessi, un amore libero da perfezionismi o dal desiderio di raggiungere certi risultati, che sia capace di andare oltre le naturali diversità fra uomo e donna, fra grandi e piccoli, fra chi si occupa di un aspetto e chi di un altro. Un amore che genera, che fa mettere in gioco la propria vita sino a “lasciar vivere Gesù in noi”. “Io sono stata creata in dono per chi mi sta vicino e chi mi sta vicino è stato creato in dono da Dio per me”, ripeteva con convinzione Chiara Lubich. Maria Voce lo sottolinea ai presenti ricordando anche il modello a cui Chiara si ispirava: “La famiglia di Nazareth, o, ancora di più, la vita della Trinità”. Il massimo del rapporto, dell’amore, modelli arditi ma non inimitabili. L’esperienza lo dimostra. Dall’inviata Aurora Nicosia (altro…)
Il Card. Scherer: parlate forte dell’Economia di Comunione
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«Parlate! Parlate forte! Abbiate il coraggio di parlare dell’EdC anche ai grandi economisti del mondo. Forse non vi daranno credito subito, ma siccome è una realtà basata sulla verità delle cose si affermerà con il tempo». Maggiore sprone e migliore incoraggiamento non poteva dare il card. Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo, in visita il 26 maggio all’Assemblea internazionale dell’EdC, in corso di svolgimento alla Mariapoli Ginetta, a 50 chilometri dalla metropoli brasiliana. «Ho voluto passare di qua – ha confidato ai 650 partecipanti, provenienti da 37 Paesi – per dire una mia parola di incentivo e di incoraggiamento ai lavori di questa iniziativa». E subito spiega: «È un evento, il vostro, che propone qualcosa di nuovo per la società». Il porporato – una delle figure più ascoltate di tutto il Latino America – non dubita della presenza di una domanda diffusa e di una ricerca in atto: «Certamente molti sono interessati a sapere cosa significhi l’espressione Economia di Comunione, cosa possa portare di buono per i nostri tempi, per l’economia dei nostri Paesi, per la nostra società, cosa ha da dire per risolvere la crisi economica che persiste da tante parti». Egli non dubita circa il fondamento dell’EdC: «Vedo che la proposta dell’EdC è pienamente sintonizzata con ciò che propone da tempo la Dottrina sociale della Chiesa per l’economia». Da questa considerazione nasce il suo perentorio invito, citato in apertura: «Parlate! Parlate forte!».
Ha maturato una convinzione il Cardinale: «L’EdC offre certamente la possibilità di una via d’uscita diversa per i problemi economici del mondo», perché «il sistema economico basato nel binomio socialismo-capitalismo non porterà certamente nel mondo una soluzione all’economia». Commenta infatti: «Se non ci sarà un nuovo orientamento dell’economia, proprio nel senso della comunione e della solidarietà, noi – come ha avvertito papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate – ci stiamo incamminando decisamente verso il disastro. Perché il mondo non offre beni in quantità inesauribili. La ricchezza, se non è condivisa, genera conflitti». «La proposta dell’Economia di Comunione potrà offrire luci per l’economia di tutte le nazioni. – continua – essa comincia dal piccolo, dall’economia delle famiglie, dall’economia dei piccoli gruppi locali che, sommati, potranno dare inizio veramente ad un cambiamento grande che, col passare del tempo – forse noi non lo vedremo – potrà produrre una vera trasformazione, anche nell’economia di tutto il mondo». Ravvisa inoltre che l’EdC «è una proposta di globalizzazione della solidarietà, come Giovanni Paolo II aveva tante volte richiamato e che la Chiesa continua a far presente» e riferendo della sua imminente partenza alla volta di Roma per un incontro dell’organismo vaticano per la nuova evangelizzazione, di recente istituzione, il porporato ha preannunciato che vede «nell’EdC uno strumento particolarmente adatto per la nuova evangelizzazione nel campo dell’economia». Le parole di Scherer non possono che arrecare maggiore consapevolezza nei presenti, rappresentanti di quanti operano nel mondo per l’EdC, ma li ha investiti di ulteriori responsabilità. «Continuate con molta fede, con molta speranza in questo cammino, condividendo queste esperienze in tutto il mondo, affinché ciò possa produrre un effetto sempre più ampio». Dall’inviato Paolo Lòriga (altro…)
La nascita dell’Economia di Comunione
Così annota Chiara Lubich nel suo diario:
“La ‘corona di spine’ – così il cardinale Arns [allora arcivescovo] di San Paolo, chiama la cintura di povertà e miseria che circonda la città che pullula di grattacieli – è il grande problema di queste terre in via di sviluppo, uno dei più grandi problemi del nostro pianeta, per il quale noi possiamo fare sempre poco, ma che Dio Padre può prendersi cura di risolvere, anche per la nostra fede di figli suoi. Dio può tutto. Lo dobbiamo sperare e occorre pregare. La città di San Paolo: nel 1900 era un villaggetto. Ora non è una selva, ma una foresta di grattacieli. Tanto può il capitale in mano ad alcuni e lo sfruttamento di altri. Ma perché tanta potenza non si orienta alla soluzione degli immani problemi del Brasile? Perché manca l’amore al fratello, domina il calcolo, l’egoismo. Dobbiamo crescere, finché il bene camminerà da sé. E la speranza c’è e – vorrei dire – la sicurezza.” Il 29 maggio 1991, davanti a circa 650 tra imprenditori, lavoratori, giovani, riuniti da tutto il Brasile, nella cittadella “Ginetta”, Chiara lancia l’idea maturata in quei giorni:
“Qui dovrebbero sorgere delle industrie, delle aziende i cui utili andrebbero messi liberamente in comune con lo stesso scopo della comunità cristiana: prima di tutto per aiutare quelli che sono nel bisogno, offrire loro lavoro, fare in modo, insomma, che non ci sia alcun indigente. Poi gli utili serviranno anche a sviluppare l’azienda e le strutture della cittadella, perché possa formare uomini nuovi: senza uomini nuovi non si fa una società nuova! Bisognerebbe associare tante persone che potrebbero diventare azionisti, pur con quote minime. Anche i giovani con le loro piccole iniziative potrebbero raccogliere una quota per far parte della società che farà nascere questa città industriale. Una cittadella così, qui in Brasile, con questa piaga del divario tra ricchi e poveri, potrebbe costituire un faro e una speranza.” (altro…)
Ungheria: alle radici dei volontari di Dio
“Dio! Dio! Dio! Risuoni questo ineffabile nome, fonte di ogni diritto, giustizia e libertà, nei Parlamenti, nelle piazze, nelle case e nelle officine…”. Nel desiderio di rispondere a questo accorato appello pronunciato da Pio XII in radiomessaggio del 10 settembre 1956, a causa della repressione in Ungheria, Chiara Lubich scrive una lettera che diventerà la “magna carta” di una nuova vocazione nel Movimento dei focolari: i “volontari di Dio”. Uomini e donne di tutto il mondo – dove è presente il Movimento –, formati dalla spiritualità dell’unità, che s’impegnano a portare Dio nella società, con la propria vita, nei vari ambiti dove agiscono.
Kenya: incontro dei vescovi amici dei Focolari
Dal 23 al 27 maggio si svolge un Convegno che riunisce alla cittadella di testimonianza dei Focolari in Kenya, 20 Vescovi provenienti dal Sud Africa, Angola, Tanzania, Uganda, Burundi e Kenya, in un clima di comunione e semplicità fraterna. Sotto il tema “Riscoprire i disegni di Dio nell’oggi” il convegno offrirà riflessioni teologiche, aggiornamenti sull’attualità della Chiesa, presentazione di fatti di vita evangelica e esperienze stimolanti. Il tutto intercalato da momenti di meditazione, da celebrazioni e preghiere in comune.
Da alcuni anni nelle varie aree geografiche del continente Africano, hanno luogo incontri di Vescovi che si ispirano alla “spiritualità di comunione” proposta dagli ultimi Papi e messa in atto nell’esperienza continua del Movimento dei focolari. A seguito del convengo in Kenya si svolgeranno altri due convegni a Moramanga (Madagascar) e a Bamenda/Fontem (Camerun). (altro…)
Economia di Comunione, si riparte dal Brasile
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È proprio qui, nell’auditorium della Mariapoli Ginetta Calliari, a cinquanta chilometri da San Paolo, che vent’anni fa Chiara Lubich, sotto il pressante impulso dello Spirito, comunicò un’intuizione: il carisma dell’unità aveva qualcosa da dire per contribuire ad innovare l’apparentemente inscalfibile sistema economico e produttivo internazionale. Sono arrivati qui in Brasile in 650 (cospicua la presenza di giovani) da 37 Paesi del mondo in rappresentanza delle 800 aziende impegnate nell’EdC, degli otto poli imprenditoriali presenti nel mondo, degli studiosi e degli studenti delle discipline economiche coinvolti nella riflessione scientifica e nell’elaborazione culturale. Già in apertura dell’assemblea, iniziata ieri, 25 maggio, c’era gioia e gratitudine per questi due decenni di cammino, ma anche commozione quando si è tornati alle parole della fondatrice dei Focolari che ebbero, come allora fu detto, l’«effetto di una “bomba” in campo economico». A queste origini è tornata Maria Voce, presidente dei Focolari, in un messaggio video che non indugia comunque sui registri della commemorazione e della celebrazione. «Occorre riconoscere che il progetto dell’EdC deve ancora affermarsi», ha fatto presente, complimentandosi con gli organizzatori per la scelta di un dettaglio, rivelatore però dell’approccio di fondo: «Mi sembra molto significativo che nel logo delle celebrazioni abbiate voluto far apparire la data del 2031 ad indicare un futuro che oggi possiamo solo intuire e che si definirà grazie ai contributi che continuerete a dare». Senza fare sconti, la presidente Voce ha indicato le sfide che attendono l’EdC che ha «la potenzialità di trasformare dall’interno il vissuto economico, non solo delle imprese, ma anche delle famiglie, delle istituzioni finanziarie, delle politiche economiche». Ma occorre tener presente una condizione di fondo: «L’EdC avrà nuovo slancio se avrà come orizzonte il mondo unito e sarà capace di muovere i cuori, le azioni, gli entusiasmi di chi ha esigenze di grandi ideali per cui giocare la propria vita». Auspica allora che «ne verrà una nuova stagione di creatività e di protagonismo di tutti voi e risponderemo a un grande appuntamento con la storia». Di storia aveva parlato anche Luigino Bruni, coordinatore della commissione internazionale dell’EdC, aprendo i lavori dell’assemblea, per sottolineare il cammino compiuto dalla profezia di Chiara in ambito economico. Quattro le parole su cui è stato imperniato il suo intervento: festa, per i venti anni; responsabilità, per il compito da svolgere in questo periodo di crisi; memoria, per non dimenticare le domande fondative di Chiara pronunciate in questa sala nel 1991; speranza, nella forza del progetto loro affidato e nelle nuove generazioni di imprenditori e studiosi impegnate nell’EdC.
Inevitabili i rimandi storici anche per l’imprenditore Alberto Ferrucci, nell’Edc sin dalla prima ora. Ha ricordato il modo organizzato con cui agli inizi Chiara e le compagne di Trento sovvenivano alle necessità dei poveri della città, giungendo così a indicare una «vocazione laica di santità» in quanti avrebbero sostenuto l’EdC, da chi vendette modeste proprietà, offrì i pochi risparmi per consentire di acquistare i terreni per i poli produttivi a chi lasciò ottimi posti di lavoro e le proprie città per dar vita all’intuizione di Chiara. Un eroismo che ha poi permesso a Benedetto XVI di citare l’EdC nella sua prima enciclica sociale. Un’esigenza ha consegnato Ferrucci all’assemblea: «Occorre elaborare teoricamente i paradigmi di questa nuova economia, potendo mostrare poli produttivi ed aziende che mettono in pratica questi principi e scuole ed università che formano ad essi». È il futuro che l’assemblea è chiamata a declinare con il futuro. Dall’inviato Paolo Lòriga (altro…)A Praga, sacerdoti in comunione
“I sacerdoti in Cechia siamo pochi ed è praticamente impossibile vivere insieme almeno in due, però quando il sacerdote che aveva sposato i miei genitori è diventato anziano ho proposto che venisse ad abitare con me perché potessi occuparmi di lui. La presenza di una persona anziana ha influenzato l’architettura della canonica come della chiesa, adattata alle sue esigenze. Poco dopo è stato colpito da un ictus e quindi è stata necessaria una maggiore cura. Ma se devo dire la cosa più bella della mia esperienza sacerdotale non è tanto il numero delle persone che ho visto convertirsi, quanto questa condivisione profonda di vita”. “Dopo nove anni di duro impegno nella vita sacerdotale ho avuto un esaurimento nervoso e allora mi è stata data la possibilità di vivere con un altro confratello. Questa è stata per me la salvezza. Ho potuto continuare a dare il mio apporto in parrocchia e pian piano mi sono ripreso”. Queste due delle testimonianze offerte durante l’incontro di un gruppo di sacerdoti in contatto col Movimento dei focolari, il 24 maggio, nella giornata conclusiva del viaggio di Maria Voce a Praga. Non è facile la vita dei sacerdoti nella Repubblica ceca. In un Paese dove i cattolici sono il 25 per cento e i praticanti si attestano intorno al 4 per cento, anche il numero dei sacerdoti è molto basso così che ognuno di loro deve seguire contemporaneamente più parrocchie. I sacerdoti riuniti al Centro Mariapoli, che sin dai tempi del comunismo (nella maggior parte dei casi) hanno fatta propria la spiritualità di comunione proposta da Chiara Lubich, non mancano di sottolineare quanto condividere gioie e dolori, fatiche e successi con altri confratelli sia stato per loro un vero e proprio punto di forza, e per qualcuno, come si diceva, la salvezza.
Non manca di sottolinearlo il nunzio a Praga, mons. Diego Causero, venuto a salutare il gruppo: “Ringrazio i sacerdoti che hanno parlato. Mi hanno fatto piacere due aspetti in particolare: la disponibilità di vivere con un sacerdote anziano e il fervore con cui hanno raccontato la loro vita. A tanti di noi manca questo fervore; magari sappiamo tante cose, ma abbiamo bisogno di appassionarci. Tra i focolarini questo succede ancora e dà energia, creatività, forza espansiva. Essi hanno avuto un ruolo importante negli anni del comunismo: auguro loro di riprendere quella stessa forza perché il popolo ceco ha bisogno di leader con una ricchezza umana, una capacità di entrare in rapporto. Adoperiamoci!”. Intenso il dialogo con Maria Voce e Giancarlo Faletti su vari argomenti: dalla novità della spiritualità collettiva portata dal carisma dell’unità, all’impegno nella chiesa locale e all’interno del Movimento, dalle vocazioni ai giovani. Un sacerdote chiede: “Nelle terre con un tenore di vita più alto le vocazioni calano; viceversa, in quelle magari meno ricche si hanno più vocazioni. Secondo voi questo ha una motivazione spirituale o sociale?”. Maria Voce risponde: “Certamente le motivazioni sociali non mancano perché dove ci sono maggiori possibilità economiche ci sono più distrazioni che rischiano di soffocare la voce di Dio. Non penso che ci siano meno vocazioni perché Dio continua a chiamare, ma sicuramente ci sono meno risposte positive. Però, anche se i giovani hanno la possibilità di fare qualsiasi tipo di esperienza, a volte, proprio per questo, provano un’insoddisfazione più profonda. Tutto ciò può dare a Dio l’occasione di farsi sentire ancora di più. Io penso quindi che più che l’aspetto sociale vada curato quello spirituale. Preoccupiamoci di mostrare una forte spiritualità e di far vedere che siamo felici”. Anche in campo giovanile l’apporto dei sacerdoti qui risulta determinante: è normale che i giovani facciano riferimento a loro. E grande è l’attenzione della Chiesa in tutto il Paese verso le nuove generazioni. Nelle nove diocesi della Repubblica sono attivi i “Centri giovanili”, case con la presenza stabile di un sacerdote, una famiglia e dei giovani laici, centri di spiritualità dove vengono gruppi organizzati e giovani di passaggio, battezzati e non credenti. Saranno circa tremila i giovani cechi che parteciperanno alla prossima Gmg di Madrid. Una speranza per la Chiesa e per il Paese. Dall’inviata Aurora Nicosia (altro…)
Giamaica: tour del Gen Rosso
Il 22 Maggio il Gen Rosso ha presentato a Kingston, capitale della Giamaica, lo spettacolo “Streetlight” nell’ambito della seconda Convocazione Ecumenica Internazionale che si è tenuta nel Paese caraibico, promossa dal Consiglio Ecumenico delle Chiese. L’assemblea ha rappresentato una nuova importante tappa del cammino di comunione e di reciproco impegno delle Chiese sul tema “Pace – Giustizia – Salvaguardia del Creato” nato a metà degli anni ‘80. In particolare, l’evento del 2011 si è posto come conclusione del “Decennio per superare la violenza”, che ha visto le Chiese di tutto il mondo approfondire sempre più il proprio impegno per la pace e la non violenza. Proprio su questo stesso fronte, il Gen Rosso è attivo oramai da anni con il progetto “Forti senza violenza” che coinvolge le scuole medie e superiori di alcuni paesi.
Tomek Mikusinski, a nome del gruppo, scrive così alla redazione: «Siamo tornati da un grande teatro tenda, chiamato popolarmente “Tent” con il cuore colmo di gioia per quanto è accaduto stasera a Kingston: 700 persone di ogni ceto sociale hanno partecipato al nostro musical Streetlight. Il Re. Dr. Olaf Tveit, Segretario Generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, coordinatore di tutto l’evento, ci ha accolti con calorose parole di benvenuto e di stima per quanto abbiamo operato insieme ai giovani della Trench Town, un quartiere impregnato di violenza nella famosa Downtown di Kingston». Infatti proprio con i ragazzi di questo quartiere il gruppo musicale ha lavorato nei giorni precedenti lo spettacolo; tramite vari workshop, laboratori, ma soprattutto con un rapporto basato sulla fraternità instaurato tra i membri del gruppo e i ragazzi, il Gen Rosso ha potuto trasmettere, con diverse forme artistiche, quei valori che aiutano i teeenagers a combattere la violenza, l’emarginazione, il bullismo e le varie forme di disagio che molti di loro vivono nei grandi agglomerati urbani: «Ogni “pasto”, ogni “Buon giorno” e ogni saluto, è stata un’occasione per stabilire un rapporto e per dire che ci siamo anche noi in questo importante dialogo tra le Chiese Cristiane. Lavorare poi con i ragazzi del ghetto è stato bellissimo. “Forti senza violenza” in Jamaica è ormai un dato di fatto!»- conclude Mikusinski.
Se, dunque, lo spettacolo al “Tent” ha rappresentato l’evento clou del tour in Giamaica, non sono mancati altri importanti momenti durante i quali il Gen Rosso ha potuto dare un contributo fattivo alla risoluzione del problema della violenza tra le giovani generazioni del Paese, che rimane il terzo al mondo per l’elevato tasso di criminalità. Così è stato lunedì 23 Maggio, quando il gruppo, insieme all’associazione Starchmaker, ha potuto presentare “Forti senza violenza” nell’ambito di una sessione ufficiale del convegno, a persone scelte e interessate alle diverse declinazioni artistiche del progetto, e agli ambiti sociali in cui esso prende forma. (altro…)
Ungheria, combinazione di cordialità e nobiltà
Tanino Minuta, italiano, docente di storia della lingua italiana, ha vissuto molti anni in Ungheria dove ha insegnato nella cattedra di italianistica presso l’Università Janus Pannonius di Pécs. Gli chiediamo di raccontarci i suoi ricordi, quando si è aperto il focolare nel paese magiaro. Il primo impatto con quel mondo così diverso dal tuo? Sono arrivato in Ungheria nell’ottobre del 1980 e vi sono rimasto per 16 anni. Ero stato mandato per dare inizio al focolare maschile a Budapest. Non era facile entrare nel Paese allora sotto il regime comunista. Il Ministero degli Affari Esteri mi aveva concesso una borsa di studio per delle ricerche sulla letteratura per l’infanzia. All’inizio la mia vita si svolse prevalentemente nella capitale. Sulle facciate dei palazzi c’erano ancora i segni della rivoluzione del 1956. Ma più che sulle case le ferite erano rimaste nel cuore della gente: delusione amara, profonda umiliazione e, ciò che era spaventoso, sospetto di tutto e tutti. Cos’è stata per te questa esperienza? Un grande dono di Dio. Arrivato in Ungheria, impoverito dal forte cambiamento dei ritmi sociali, tagliato fuori dai rapporti costruiti fino allora, ero nelle migliori condizioni per vedere la dinamica interna che genera una comunità e ho capito meglio la didattica e gli scopi del Movimento dei focolari che ha la missione di agire alla radice dei rapporti, creare le condizioni perché i rapporti ci siano, crescano e siano costruttivi e costitutivi della società. Ristabilire l’unità. Ho visto una rivoluzione allo “statu nascendi”. È stata un’esperienza dello Spirito che, come afferma David Maria Turoldo, «è il vento che non lascia dormire la polvere». Proprio mentre stavo partendo per l’Ungheria, Chiara Lubich mi aveva fatto pervenire un regalo “Per il focolare di Budapest”. Chi me l’ha consegnato mi ha trasmesso un augurio: “Vedrai miracoli!”. Sì, ho visto miracoli! Ho visto “lo spirito soffiare sulla polvere” e “l’impossibile diventare possibile”. L’impossibile diventare possibile? Ho visto che quel primo piccolo gruppo che viveva la spiritualità del Movimento, costituito da famiglie, da sacerdoti, da alcune ragazze e ragazzi, da bambini… era di fatto una comunità ordinata dalla carità, esattamente come dice Chiara, che non c’è “niente di più organizzato di ciò che l’amore ordina e nulla di più libero di ciò che l’amore unisce”. Ora il Movimento dei focolari è diffuso e molto stimato in Ungheria. Un augurio per questa visita di Maria Voce? Con la rara combinazione di cordialità immediata e di nobile raffinatezza che lo distingue, il popolo ungherese non si è lasciato sedurre da ideologie e mode non degne dell’uomo. Penso che saprà accogliere il dono di questa visita ed essere dono non solo alla presidente Maria Voce, ma a tutto il Movimento. Il fatto che il Paese sia stato consacrato a Maria, con l’atto di donazione a lei della corona da parte di Santo Stefano, costituisce un sigillo e una responsabilità storica e spirituale. Io direi che proprio perché, come dice l’inno nazionale, “gli ungheresi hanno già scontato il passato ed il futuro”, sono nella condizione di essere un paese che può dare molto ad altri popoli. Il mio augurio è che la Presidente, 50 anni dopo, possa raccogliere i frutti della preghiera di Chiara e constatare che Maria è veramente Signora dei Magiari. (altro…)50 anni per l’unità dei cristiani

Grottaferrata. Don Foresi, Igino Giordani, il canonico anglicano Bernard Pawley, la signora Margaret Pawley, Chiara Lubich, Eli Folonari (1962).

Istanbul. Il gruppo della 18ª scuola di ecumenismo promossa dal Centro “Uno” sulla Chiesa ortodossa ricevuto al Fanar dal Patriarca Bartolomeo I (2010).
Con i giovani a Praga
“Nel 2007 mi è stata diagnosticata la leucemia. All’inizio ho reagito bene, ma ad un certo punto ho avuto paura di morire ed è stato importante il sostegno che altri giovani del Movimento, i gen, mi facevano arrivare in tutti modi: sms, e-mail, visite.Quando ero al terzo ciclo di chemio, in ospedale con me c’era una ragazza mia coetanea appena diventata mamma, stava peggio di me, non era sposata, né battezzata. Ciò nonostante abbiamo parlato molto di Dio, della fede, del matrimonio. Sebbene avesse avuto il trapianto non è riuscita a superare la malattia, ma poco prima che le sue condizioni si aggravassero aveva espresso il desiderio di sposarsi, così quando stava per morire ho proposto alla sua famiglia di battezzarla. E’ venuto in ospedale un sacerdote, l’ha battezzata col nome di Margherita Maria; pochi giorni dopo si è spenta: era il giorno di santa Margherita Maria Alacoque”.
Comincia con la forte testimonianza di Agnieska e continua con esperienze nel quotidiano il programma di una giornata che vede protagonisti i giovani radunati al Centro Mariapoli. “Sulla via, in viaggio insieme” il titolo di un appuntamento che, come dicono gli organizzatori, voleva dare a quanti sarebbero venuti l’occasione di conoscere più dal di dentro “l’eccezionalità dell’Ideale in cui crediamo”. “A dire il vero all’inizio ero abbastanza scettico – confessa Lukas –, pensavo che al massimo sarebbero venuti una cinquantina di giovani, ma non è andata così. Evidentemente l’ideale dell’unità ha qualcosa da dire”. In effetti la sala contiene a stento i 150 giovani arrivati da diverse parti della Cechia. La maggior parte di loro sono al primo contatto col Movimento dei focolari e non mancano di esprimere la gioia per aver scoperto qualcosa di grande. “Dei Focolari ho saputo da un’amica e non sapevo cosa aspettarmi – dice Kristina di 17 anni –, ma mi ha sorpreso tanto perché dalle persone che parlano qui si sente un grande amore. Posso dire che avverto fortemente la presenza di Dio. Mi ha commosso tanto perché il mio papà è non credente e mi dispiace molto che lui non conosca questo movimento”.
Maria Voce e Giancarlo Faletti raccontano la loro “via”, il modo in cui hanno incontrato l’ideale dell’unità fino a decidere di seguire Dio sulla strada del focolare e subito dopo fioccano le domande, varie, e le risposte, profonde. Una per tutte. A una giovane che chiedeva dove trovare il coraggio per scelte radicali, libere da condizionamenti, Maria Voce suggerisce: “L’età dei giovani è l’età delle scelte importanti: se non le fate adesso non sarete capaci di farle più avanti. Sì, ci vuole coraggio, ma il coraggio è in te e lo trovi nel rapporto con Dio. Se scegli per amore puoi stare tranquilla. Non rimandare in eterno e non permettere agli altri di scegliere per te”. L’invito è ad “amare al massimo”, come ha fatto Gesù sulla croce, a ricominciare sempre, a non avere “inutili rimpianti”. L’uditorio è attento, partecipe, raccolto. I 150 giovani non andrebbero più via. Elisabetta, 27 anni, confida: “Io sono molto critica e allo stesso tempo sto cercando di capire come e dove vivere bene la vita cristiana, sto cercando la mia strada e quindi volentieri ho accettato di conoscere cosa è il Movimento dei focolari. Quello che è stato detto è stato un grande arricchimento per me e mi ha incoraggiato nel decidermi di appartenere a qualcosa. Parto avendo capito che in qualsiasi cosa io faccio nella mia vita è importante Dio e non devo tenerlo solo per me”. Non solo per Elisabetta, ma per tanti dei presenti sembra davvero che si sia aperta una nuova via. Dall’inviata Aurora Nicosia [nggallery id=43] (altro…)
In 700 dalla Repubblica Ceca: oggi è tempo di gioia
La storia del
Movimento dei focolari in terra ceca ha, molto spesso, i tratti dell’eroismo. L’Ideale dell’unità arriva nell’allora Cecoslovacchia intorno agli anni ’60 quando è al potere il comunismo sovietico. Dal 1968, anno della Primavera di Praga soffocata dall’occupazione armata, dopo la quale il comunismo diventa di nuovo più oppressivo, al novembre 1989, quando viene messa fine al regime, la storia del popolo ceco è segnata da grandi sofferenze. Ma tra clandestinità e persecuzioni tanti vengono a far parte del Movimento e oggi, in più di 700, venuti da tutto il Paese per incontrare la presidente dei Focolari, si ritrovano nel Palazzo della cultura di Praga 5, uno dei 10 municipi in cui è suddivisa la città. C’è emozione, gioia, attesa: è la festa della “famiglia” che si racconta e guarda avanti. Le domande per Maria Voce e Giancarlo Faletti sono numerose.
Una gen 4 chiede: “Quali erano i tuoi sogni quando eri piccola?”; e alcuni gen 3: “Come hai conosciuto Dio? Cosa faresti se incontrassi una famiglia povera? Perché Dio non è intervenuto quando Hitler ha ucciso tante persone?”. Quindi gli adulti sul significato dei viaggi della presidente, su come portare avanti l’impegno di alcuni di loro nella “ricostruzione” del Paese, sulla vita delle comunità del Movimento, sul rischio dell’attivismo. “Viaggiare è andare a trovare la mia famiglia ed è per me una grande gioia. Vado per sostenere, incoraggiare, capire le cose che fanno”, racconta Maria Voce. E non importa che siano cose grandi o piccole. “Durante il recente viaggio in nord America – continua la presidente – , dove tutto è enorme e la nostra comunità a confronto sembra così piccola, ho sentito che Gesù presente fra le persone che si amano è una superpotenza”. L’invito è quindi, anche in terra ceca, a credere in questa potenza per “andare in tutta la Nazione. Con questo Ideale non solo possiamo, ma dobbiamo portare nel mondo l’annuncio della risurrezione, portare Gesù con noi a scuola, nelle fabbriche, in parlamento. È la cosa più grande che possiamo fare”.
Nel pomeriggio dello stesso 21 maggio l’incontro si apre anche a chi vuole conoscere meglio la “rivoluzione” focolarina. Testimonianze di vita, iniziative dicono di una vita che coinvolge persone di tutte le età. Si fa il punto sull’operazione “Praga d’oro” lanciata da Chiara Lubich nella sua visita alla città nel 2001. L’impegno per rievangelizzarla e rianimarla non è mancato, i frutti neanche. Maria Voce propone un nuovo passo: “Arrivando qui si respira la storia e la spiritualità che anche negli anni duri non è stata distrutta, ma coperta e forse protetta. Qui non si riparte da zero, si riparte dalla radice profonda di chi ha costruito questa civiltà, questa cultura. Adesso il passo che dobbiamo fare è la nuova evangelizzazione, il nuovo annuncio fatto da persone rinnovate dall’amore scambievole. Annunciare agli altri che Gesù è risorto, che tutti i dolori sono stati riscattati deve essere il nostro impegno: oggi è tempo di gioia”. Pagine di una nuova storia attendono di essere scritte.
Lo conferma mons. Frantisek Radkovský, delegato della conferenza episcopale ceca per i laici: “La Chiesa ha grandi aspettative sui movimenti – afferma nel suo intervento – perché sono la sua parte più dinamica, un dono dello Spirito Santo per questo tempo. La nostra società è secolarizzata, ma adesso c’è apertura per le cose spirituali ed è importante mostrare con la vita che il cristianesimo può portare il vero umanesimo. I movimenti hanno la capacità di raggiungere tutti e a loro sono aperti i più diversi campi d’azione, dalla famiglia alla scuola, dalla politica all’economia, dai media allo sport”. Mentre l’incontro si avvia a conclusione il quartetto che nel corso della giornata esegue brani musicali di qualità suona “Mission impossible”. Viene da pensare che ciò che non è possibile agli uomini sia possibile a Dio. Dall’inviata Aurora Nicosia [nggallery id=42] (altro…)
La Carta di Genova
Nella prestigiosa cornice della Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova, il 14 maggio scorso si è svolto il convegno “Unità, Federalismo, Fraternità: un percorso possibile”, organizzato dal Comune di Genova, Associazione Città per la Fraternità e Movimento Politico per l’Unità (Mppu) sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica ed inserito nelle celebrazioni ufficiali del 150° dell’Unità d’Italia. Clou della giornata: la presentazione della Carta di Genova. Documento che propone la Fraternità come paradigma politico che informi intenzioni, atti e decisioni, con l’auspicio che «anche con l’apporto della “Carta di Genova”, possa scaturire nelle città e tra le città un Patto nuovo e solidale che consenta di dare compiute risposte alle crescenti domande che i cittadini rivolgono a chi li rappresenta e che, a tutti i livelli, la categoria della fraternità si configuri come un nuovo diritto-dovere volto alla costruzione di una nuova umanità».
Firmata dalle tre realtà organizzatrici del Convegno, ora sarà posta all’attenzione delle Istituzioni nazionali e locali, della società civile, dell’associazionismo, per un confronto e un dialogo proficuo e fattivo. Oltre al sindaco della città, Marta Vincenzi, erano presenti l’Assessore alla Cultura Andrea Ranieri e i capigruppo consiliari, Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria, il Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della C.E.I., il presidente internazionale del Mppu Marco Fatuzzo, il vice presidente dell’Associazione Città per la Fraternità Stefano Cardinali, numerosi sindaci provenienti da Liguria, Piemonte, Umbria, Marche, Toscana, Sicilia e una delegazione proveniente dal Libano. Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel suo messaggio ha sottolineato il valore della coesione e dell’unità nazionale, unitamente alla «consapevolezza che le caratteristiche dell’Italia nascono proprio dalla pluralità di identità e di tradizione che la compongono». Si è compreso, fin dai saluti dell’Assessore Ranieri, l’importanza dell’evento che salutava anche l’ingresso della Città di Genova nell’Associazione delle Città per la Fraternità.
Il Cardinale Bagnasco, dopo aver tracciato le molte note importanti che accompagnavano il convegno, ha voluto sottolineare «che l’unità include il rischio che diventi chiusura ed esclusione, come pure il federalismo, un grande valore che può diventare dispersione. Ci vuole l’anima che dia prospettiva, visione, crei un progetto e non solo per superare ostacoli immediati. Con essa occorre guardare alla persona, fine del progetto e non il mezzo. E voi – rivolto ai partecipanti – siete come quell’acqua buona, che scende delicata e costante, che penetra nel terreno, vitalizzando tutto». Nel convegno anche il ricordo dei 10 anni dalla cittadinanza onoraria conferita dal Comune di Genova a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari ed ispiratrice di tante istanze e prospettive declinatesi in questa assise. E, a dare inizio ai lavori, una video sintesi di suoi pensieri sulla Fraternità ai politici in varie occasioni.
Tra gli ospiti del convegno, protagonisti di una tavola rotonda sui temi dell’Unità del Paese, della svolta federalista e del presidio della fraternità: Daniela Ropelato, docente di Scienza Politica dell’Istituto Universitario “Sophia”, Matteo Luigi Napolitano, storico dell’Università “Marconi” di Roma, Giovanni Caso, Presidente onorario della Corte di Cassazione, e il sindaco di Montefalco (Pg), Donatella Tesei. Il pomeriggio. Dapprima il saluto di Mons. Marino Poggi Vicario Episcopale per la Carità, poi esperienze e realizzazioni sia della città di Genova, come quella del “Patto per la Maddalena” e di altre realtà locali che lavorano per accrescere la pratica della fraternità sul territorio, sia di città e di territori come Ascoli Piceno e Montecosaro, dell’ Umbria e della Sicilia (specie in questo momento del grande sforzo di accoglienza e di vera fraternità espressa da tanta gente) e del Libano. Terra, quest’ultima, definita da Giovanni Paolo II “un messaggio”, dove si contano ben 19 diverse identità religiose, una convivenza non solo non facile, ma a volte anche cruenta. Eppure, con fermezza, si è ribadito che la fraternità è una bussola per la Terra dei Cedri.
All’esterno, ragazzi con uno stand artistico che ha coinvolto i passanti proponendo di aderire simbolicamente, apponendo la propria impronta su una grande sfera trasparente che poi è stata posta nell’atrio del Comune di Genova. Sempre i giovani hanno portato un’ondata di vitalità nel programma con una vivace e coinvolgente performance musicale e coreografica dal titolo Living the Dream, ispirata alla vita di Carlo Grisolia e Alberto Michelotti.
Praga, qui si può credere
Una giornata di caldo insolito accoglie a Praga l’arrivo di Maria Voce, presidente del Movimento dei focolari, e del co-presidente Giancarlo Faletti il 19 maggio 2011. L’aereo, proveniente da Mosca, arriva con mezz’ora di anticipo rispetto al previsto e rende meno lunga l’attesa della trentina di persone che al terminal 1 accolgono gli ospiti con un applauso: è festa! Il programma del viaggio è intenso. Sono in calendario incontri con rappresentanti della Chiesa locale, con l’arcivescovo di Praga, mons. Dominik Duka, ma anche con sacerdoti che vivono la spiritualità di comunione. Grande attesa da parte dei giovani che hanno organizzato una giornata presso il Centro Mariapoli di Vinoř e di tutta la comunità dei Focolari che converrà numerosa a Praga dall’intero Paese. Previsto un incontro aperto per ricordare i 10 anni dalla visita di Chiara Lubich nella Repubblica Ceca e il lancio dell’operazione “Praga d´Oro”, promossa da lei stessa in quell’occasione per attuare la “nuova evangelizzazione”.
Ad ospitare Maria Voce e il piccolo gruppo venuto da Roma, il moderno Centro Mariapoli nato nel giro di due anni, cuore della cittadella in costruzione. “Quando Chiara Lubich nel 2001 venne a Praga – raccontano i “pionieri” – ci espresse un duplice desiderio: dare una casa alla famiglia del Movimento e avere un posto dove le persone da lei incontrate, esponenti del mondo politico, civile ed ecclesiale, potessero ritrovarsi”. Detto, fatto. Con tanto entusiasmo e tante iniziative, non ultima l’“azione primi sabati”, che continua tuttora, il Centro Mariapoli ha preso forma, la cittadella anche, pur se è ancora nel pieno della costruzione. In pratica ogni primo sabato del mese chi può viene a lavorare, mattone dopo mattone, per edificare quello che sta diventando un centro di irradiazione della spiritualità dell’unità. Già dieci famiglie si sono trasferite qui e vi hanno costruito la propria casa, altri del Movimento progettano di farlo.
Le fondamenta di un progetto solido
L’anno della cultura e della lingua italiana in Russia è stato fortemente voluto dall’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, trasferitosi a Mosca insieme alla famiglia lo scorso dicembre, dopo una lunga esperienza diplomatica presso la Santa Sede. Con manifestazioni importanti come la mostra di Caravaggio a Mosca e iniziative disseminate nelle trenta principali città della federazione, l’ambasciatore vuole rafforzare i legami di stima e collaborazione tra i due Paesi. La cultura sarà collante e radice anche di progetti economici e industriali a cui l’Italia sta già lavorando e per nuovi investimenti in programma. Abbiamo raggiunto Zanardi Landi nell’antica villa Berg. Il calore e la cordialità dell’accoglienza sono tipicamente italiani, ma si potrebbe anche dire russi, perché sull’ospitalità i due popoli fanno a gara. Dottor Landi, da cinque mesi è passato dalla Santa Sede a Mosca: un cambiamento radicale… «Certo è cambiata la qualità del lavoro. La Santa Sede ha un approccio globale alla realtà ma è pur sempre uno Stato piccolo, bastava una passeggiata per percorrerlo. Ora sono nel Paese più grande del mondo e non è facile ad esempio raggiungere i posti dove ci sono le attività italiane, le distanze sono enormi e finora sono andato solo a san Pietroburgo. C’è però qualcosa di simile in entrambi i Paesi poiché hanno un approccio esteso nel considerare la realtà internazionale: la Russia in politica estera ha un approccio mondiale, come il Vaticano, ma certo le caratteristiche e gli scopi sono molto diversi». Dopo la Santa Sede si trova ad operare in un paese ortodosso, dove i cattolici sono una minoranza. Che idea si è fatta? «Finora ho avuto pochi rapporti con i cattolici, fatta eccezione per il Movimento dei focolari e per Comunione e liberazione. So che ci sono altri gruppi, ma non ho avuto tempo. Quello che stanno facendo i focolarini ad esempio è di importanza fondamentale, a mio parere, perché il rapporto tra i nostri mondi, tra le nostre società ha bisogno di iniezioni quotidiane di fiducia sia nella politica che nelle realtà quotidiane. Ci sono dei muri di diffidenza, è innegabile, ma quello che si sta facendo attraverso l’esperienza dei focolari è importantissimo: il dialogo tra questi due mondi – cattolico e ortodosso – può consentire alle nostre società di avvicinarsi». Mosca è un grande cantiere all’aperto, una capitale in crescita, che attira investimenti e che sta vorticosamente scoprendo il benessere. Ci sono elementi di criticità in questo modello di corsa al consumo? «La crescita economica per un Paese che si è trovato in crisi di produzione quando è finita l’Unione Sovietica è essenziale. Penso che il vero problema sia la separazione troppo netta tra chi sa gestire la crescita economica e chi rimane al palo, e in Russia è particolarmente forte la differenza tra i diversi strati della popolazione. Speriamo che il governo di oggi e quello di domani prenda coscienza di questo e faccia beneficiare larghe fasce della popolazione di questo benessere, anche se già si comincia. Certo non deve essere facile governare un paese che va dall’Europa alla Cina e si deve tener conto della difficoltà di gestire unitariamente un territorio che è un impero». Sono in molti a dire che Mosca non è la Russia… «È vero, lo hanno detto anche a me. Io voglio proprio vedere l’altra Russia, ma con le forze che abbiamo riuscire ad operare ad esempio nelle 30 città più importanti con risorse umane e finanziare limitate non è possibile come vorremmo. Per l’anno della cultura italiana in Russia allestiremo a Mosca una mostra di Caravaggio, che è un grande impegno finanziario, organizzativo e politico poiché ci vuole il coinvolgimento del governo. Nelle altre città programmiamo un calendario importante, ma più modesto: mostre fotografiche, festival di cinema, tournée di compagnie teatrali, concerti. Facciamo percepire un’Italia amica e aperta». Un’Italia che in Russia è molto amata… «Non posso non rallegrarmi dell’accoglienza ricevuta. C’è apertura, amicizia, interessa ciò che è italiano e questi sono elementi su cui lavorare bene. Per cercare di dare un messaggio di amicizia ad esempio abbiamo usato molto gli strumenti dei visti, naturalmente nei limiti consentiti da Schengen. Abbiamo facilitato la concessione di oltre 600 mila visti, e Mosca da sola copre la maggioranza di visti al mondo. Poi ci sono visti gratuiti a chi viene in Russia o in Italia per attività connesse all’anno della cultura italiana. Ho avviato una campagna particolare: abbiamo identificato i leader culturali in Russia – direttori di musei, orchestre, presidi, sindaci di certe città – e offerto loro un visto gratuito in occasione dell’anno della cultura. Questo per far capire che con questo Paese possiamo costruire uno spazio comune, in prospettiva di altri sviluppi. Non dobbiamo dimenticare che la cultura e l’arte italiana sono entrati nella formazione dell’uomo russo e quindi è un patrimonio comune». Eppure proprio al salone del libro di Torino una scrittrice russa ha dichiarato che la letteratura non ha potere e la cultura sembra altrettanto debole… «La cultura e la letteratura non hanno quasi mai un potere immediato, ma mettono le basi per un potere futuro. Poi influenzano giornalisti e carta stampata, ma con i tempi del libro, e quindi più lenti di quelli di un quotidiano o di un blog. Questi sono strumenti di maggiore impatto sulla gente, ma ciò non vuol dire che le case si costruiscono senza fondamenta: ecco, la cultura costituisce sempre le fondamenta di un progetto solido». Che contributo fattivo può dare l’Italia alla modernizzazione di questo Paese? «L’Italia può presentare un volto d’Europa non antagonista e che ispira fiducia. Il nostro Paese ha operazioni industriali in cui russi e italiani lavorano a fianco con reciproca soddisfazione, e i legami di fiducia si sviluppano facilmente quando si lavora insieme. Possiamo aiutare certi aspetti della modernizzazione del sistema economico russo ed esportare alcune caratteristiche delle nostre piccole e medie imprese. Stiamo poi facendo progetti di ricerca nel campo della fisica e dell’astrofisica, e naturalmente aspettiamo un buon ritorno anche da questo impegno. Tante imprese italiane lavorano solo per il mercato russo e la loro sopravvivenza è legata a questo: le nostre industrie fanno fatica ad adattarsi alla globalizzazione e quindi c’è la necessita di crescita, e la Russia costituisce in questo senso un grande mercato. Alcune nostre imprese che producono ceramica e elettrodomestici sono tra le prime di questo Paese». La parola “dialogo” torna spesso nei suoi discorsi. Che valore vi attribuisce in questo contesto? «Nel mio lavoro c’è un imperativo: capire le situazioni attorno, capire dove siamo, conoscere lo spirito del Paese dove siamo accreditati e per farlo non ci si può limitare ai contatti ufficiali e alle cerimonie. C’è bisogno di parlare con la gente, uomini d’affari, insegnanti o giornalisti per comprendere e interpretare. Chi fa il mio lavoro ha bisogno di lavorare con la gente del Paese, per mettere su iniziative culturali, programmi di ricerca, dibattiti. Lavorando insieme si diventa veramente amici e questo è un vincolo maggiore di aver pranzato insieme: il lavoro pratico è un modo per crearmi alleati. Le relazioni internazionali moderne, poi, sono fatte molto più di comunicazioni televisive e informatiche, e quindi un ambasciatore non ha il monopolio della comunicazione tra governi: deve basare la propria azione su più gambe, e per far questo il dialogo è una strada maestra». di Maddalena Maltese Fonte: Città NuovaUn centro sociale a Bairro Coroado, Manaus
Bairro Coroado, della sterminata città di Manaus in piena foresta amazzonica. Una metropoli di 2 milioni di abitanti in continua espansione. Coroado in portoghese significa incoronato e ricorda la corona di spine che abbraccia tante metropoli brasiliane. Un abbraccio di poveri. Al cielo fa da contraltare il fiume, alle palazzine di periferia le palafitte sulla spiaggia. Specchio delle contraddizioni sociali che separano i poveri dai più poveri.
Poco distante, dieci minuti a piedi, il Centro Roger Cunha Rodrigues, fondato nel 1994 dai Focolari e da subito diventato progetto di Azione per Famiglie Nuove (AFN onlus). Da allora più di mille bambini hanno ricevuto istruzione, alimentazione, supporto alla famiglia e strumenti culturali sostanziati di valori solidi che favoriscono la crescita e le relazioni interpersonali. Per avviare un risanamento delle famiglie e della comunità. C’è chi è diventato pasticcere, chi elettricista, chi frequenta l’università.
Quest’anno il centro è frequentato da circa 300 persone e i bambini sostenuti a distanza sono 236. Solo nel 2010 i fondi inviati hanno raggiunto la cifra di 85 mila euro. Ora occorrono fondi per: ristrutturare l’edificio principale perché da quando è stato costruito non ha mai avuto lavori di manutenzione; costruire una nuova mensa; ampliare il refettorio troppo piccolo per i bambini presenti costretti a più turni per i pasti e tirar su le cinta murarie per difendersi dai ladri. È acqua che scorre e risana. di Aurelio Molé, pubblicato su Spazio Famiglia – Aprile 2011 (altro…)
Cesta prezidentky Hnutí fokoláre do Ruska, Česka a Maďarska
AKTUÁLNÍ INFORMACE Z RUSKA Maria Voce, současná prezidentka Hnutí fokoláre, navštíví ve dnech 13. – 31. května 2011 v rámci své letošní čtvrté zahraniční cesty tři země bývalého sovětského bloku. Českou republiku navštíví Maria Voce, známá v Hnutí pod jménem Emmaus, ve dnech 19. – 25. května 2011. Připravujeme pro vás průběžně informace o této cestě a fotografický servis. http://www.focolare.cz/
Viaggio in Russia – maggio 2011
Un po’ di storia: gli inizi dei Focolari in Russia
Nel 1986 una famiglia ungherese del Movimento dei focolari, i Fialowsky, si trasferisce per lavoro da Budapest a Dubna, a circa 130 Km da Mosca. Intorno a loro si radunano alcune famiglie e giovani. Nel 1989 prima e nel 1991 dopo, si aprono due centri del Movimento nella capitale. In quel periodo la comunità conta circa 40 persone. Nell’agosto del 1991 l’atteso primo incontro di Chiara Lubich con tutti i membri del Movimento dell’Europa Orientale, a Katowice (Polonia). È una tappa importante per la comunità presente in Russia che, per la prima volta, varca la frontiera per incontrare Chiara e gli altri membri del Movimento dei paesi dell’Est europeo. Nell’aprile del 1992 si svolge il primo incontro pubblico, la Mariapoli, con 220 partecipanti. Nel settembre dello stesso anno, si fa un primo viaggio a Celiabinsk, città oltre gli Urali, a circa 1900 km da Mosca, fino a poco tempo prima chiusa agli stranieri. Poco a poco si sviluppa una comunità del Movimento e, già nel 1995, si svolge sul posto la prima Mariapoli. Nascono in seguito le comunità a Novosibirsk e Omsk.
Nel 2001 si apre a Krasnoyarsk un focolare, che si dedica alla parte siberiana del Paese. Iniziano i primi contatti con le persone che ricevono da tempo la Parola di vita. La spiritualità viene accolta da persone nelle diverse città della Siberia. La prima Mariapoli siberiana si svolge nel 2004 a Divnogorsk, una città vicino a Krasnojarsk. I partecipanti provengono da varie città, alcuni dopo aver percorso 2000 km di distanza. Sono 90, di varie nazionalità e chiese. Dopo il crollo del regime sovietico, si avverte nella società russa una ricerca di identità. In questo cammino il modo di agire del Movimento è sempre stato apprezzato, in particolare nel rapporto con la Chiesa Ortodossa Russa. Nelle manifestazioni dei Focolari partecipano ogni tanto anche rappresentanti ufficiali del Patriarcato di Mosca. Molto importante per la comunità è stata la presenza di Giancarlo Faletti, copresidente del Movimento dei focolari, all’intronizzazione del patriarca Kirill, nel febbraio 2009. È seguito con grande interesse da parte di alcuni membri di associazioni ortodosse il progetto “Insieme per l’Europa”, al quale partecipano dal 2004. Fra i pionieri della storia dei Focolari nell’allora Unione Sovietica non possiamo non ricordare Eduardo Guedes, focolarino portoghese morto nel gennaio di quest’anno, e vissuto in Russia oltre 20 anni. La sua generosità e umiltà sono state caratteristiche molto apprezzate da questo popolo che ha ricambiato abbondantemente il suo amore in tanti modi, in particolare i molti amici ortodossi. E ancora Regina Betz, focolarina tedesca, che ha vissuto a Mosca dal 1990 a al 2008, intessendo rapporti veri e duraturi con tantissime persone. Un episodio da lei raccontato ci dà il timbro di questi anni spesi a costruire l’unità in Russia: «Insegnavo tedesco all’università Lomosonov di Mosca. Una collega, Alla, non stava bene di salute e pensava che si trattasse di una punizione di Dio perché non viveva più da cristiana. Mi raccontò che durante un corso di aggiornamento a Lipsia aveva frequentato spesso la Chiesa ma, tornando a Mosca, si era allontanata. Un giorno mi chiese se poteva venire con me alla Messa. Le spiegai che non ero ortodossa ma cattolica, cosa che non le creò alcun problema. Così la domenica seguente andammo insieme ad una Messa solenne a San Luigi nell’unica chiesa esistente allora a Mosca. Poi, per lungo tempo non ho più saputo nulla di lei. Quando ci siamo ritrovate mi ha raccontato che si era fatta battezzare e – quasi scusandosi – “come ortodossa”… Le dissi che aveva fatto bene, dato che è russa!».
Attualmente la maggioranza dei membri della comunità dei Focolari a Mosca è ortodossa. Una di loro, Nina Vyazovetskaya, in occasione del trigesimo della dipartita di Chiara Lubich, il 18 aprile 2008, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, così si esprimeva: “Vengo da Mosca, appartengo alla Chiesa Ortodossa Russa. Sono medico e ho lavorato per due anni come internista nell’ospedale di Mosca. Sono cresciuta in una famiglia non credente, come la maggior parte in Russia. Nel 1990 mi hanno battezzata un po’ “per caso” perché, con il crollo del comunismo, quello era un periodo dei grandi cambiamenti e tutti cercavano qualcosa di nuovo. Però, dopo quel giorno, non sono mai andata in chiesa. L’incontro con il Movimento dei focolari ha segnato una svolta: ho incontrato Dio e la mia vita è cambiata. Per conoscerlo mi sono rivolta alle focolarine, che sono cattoliche, e mi hanno portato nella mia chiesa ortodossa. Così ho cominciato a scoprire la bellezza e la ricchezza della chiesa, dell’essere cristiana, del vivere per Dio. E adesso ho preso la decisione di seguire Dio, dietro Chiara, nel focolare”. (altro…)
La fantasia di Dio
Economia di Comunione: giustizia economica, scommessa possibile
L’economia globalizzata è una macchina potentissima ma fragile e instabile: è questo uno dei messaggi che la crisi che stiamo attraversando ci sta dicendo. In particolare l’economia globalizzata crea enormi opportunità di ricchezza, ma produce anche nuovi costi, tra cui una radicale incertezza dei sistemi finanziari, e squilibri sociali più forti. Spesso le conseguenze delle crisi le pagano settori sociali diversi da quelli che la procurano, e normalmente molto più poveri. Ecco perché il tema della giustizia sociale è oggi direttamente anche il tema dominante della nuova economia: lo stiamo vedendo in medio-oriente (non dobbiamo dimenticare che la rivoluzione di questi mesi è stata innescata da faccende di giustizia economica), e, credo, lo vedremo nei prossimi anni ancor più nei Paesi arabi ma anche in Cina e in India dove, una volta che le libertà individuali e la democrazia prenderanno il sopravvento, non sarà più tollerata l’enorme diseguaglianza che oggi ritroviamo in questi nuovi colossi. È mia convinzione che nel mondo sta maturando una crescente intolleranza nei confronti della diseguaglianza, all’interno dei singoli Paesi e tra Paesi, come se l’uomo post-moderno, informato e globale, dopo la democrazia politica oggi inizi seriamente a richiedere anche la democrazia economica, e sembra essersi accorto, con fatica e con ritardo, che la democrazia economica è parte essenziale della democrazia politica. Infatti il mercato, essendo un ambito della vita in comune retto dalla regola aurea del mutuo vantaggio, non riesce ad assicurare la giustizia distributiva, anzi, in certo senso, se non è accompagnato da altri principi e istituzioni co-essenziali, nel tempo il mercato tende ad aumentare le diseguaglianze. Da una parte, infatti, il mercato è luogo della libertà e della creatività basato sui talenti individuali, e i talenti non sono distribuiti in modo uniforme nella popolazione; dall’altra, nella gara del mercato non partiamo tutti dalla stessa linea, e chi ha di più oggi (risorse, istruzioni, opportunità …) tende ad avere ancora di più domani.
Che fare allora? Il 29 maggio 2011 è l’anniversario dell’istituzione dell’Economia di Comunione (EdC), il progetto economico lanciato, in Brasile, da Chiara Lubich, nello stesso mese nel quale Giovanni Paolo II aveva pubblicato la Centesimus annus, un’ enciclica che Chiara aveva letto e meditato durante quel viaggio. Per questa occasione rappresentanti del mondo dell’EdC si ritroveranno a San Paolo dal 25 al 29 maggio per un bilancio dei primi venti anni, e soprattutto per guardare ai prossimi venti (www.edc-online.org). Il messaggio lanciato da Chiara in quel viaggio brasiliano è oggi ben vivo, matura e cresce nella storia, ben oltre la comunità (i Focolari) nel quale l’EdC è nata, come ha ben colto Benedetto XVI che l’ha voluta indicare nella Caritas in Veritate come una esperienza da sviluppare e diffondere. Il messaggio è semplice e chiaro: l’impresa deve essere innanzitutto uno strumento e un luogo di inclusione e di comunione, che mentre produce ricchezza si occupa anche di redistribuirla, e quindi di giustizia. Se infatti vogliamo che cresca la democrazia economica e la giustizia redistributiva non possiamo e non dobbiamo fare troppo affidamento sugli Stati o sui Governi: deve essere la stessa impresa, sotto la spinta della società civile e dei cittadini del mondo, ad evolvere e ad occuparsi di cose nuove, di quelle res novae del contesto globalizzato in cui viviamo. L’impresa non può limitarsi ad operare nei limiti della legge, pagare le tasse (anche quando le paga), e fare un po’ di filantropia per abbonirsi i clienti. In questa nuova fase all’impresa è chiesto di più, molto di più, se vogliamo che la società civile consideri l’impresa e l’economia come amiche per il Bene comune. Ben venga allora il compleanno dell’EdC, se ricorda a tutte le imprese questo bisogno di diventare altro, di evolvere in una economia a misura di persona. di Luigino Bruni, pubblicato su Mondo e Missione – Maggio 2011 (altro…)
Diálogo do povo
(…) A guerra divide os homens, aliás, os massacra; e o terrorismo produz imensos danos, por rancor ou vingança, causados sobretudo pelo desequilíbrio que existe no mundo entre países ricos e países pobres. Portanto, mais do que nunca é necessário almejar a unidade e suscitar em toda a parte a fraternidade que pode gerar partilha, inclusive de bens. Como é possível promover no mundo a fraternidade, para que ela faça da humanidade uma única família? Isso é possível, se descobrirmos quem é Deus. Nós, cristãos, acreditamos em Deus, sabemos que Ele existe, mas Deus, embora o vejamos perfeitíssimo, onisciente e todo-poderoso, muitas vezes é imaginado por nós muito distante, inacessível e por isso não temos um relacionamento com ele. São João Evangelista nos diz quem é Deus: «Deus é amor» (1 Jo 4,8) e por isso é Pai nosso e de todos. Essa afirmação, bem compreendida, muda radicalmente as coisas. De fato, se Deus é Amor e é Pai, ele está muito perto de nós, de mim, de você, de vocês. Ele acompanha cada passo que dão. Ele se esconde por trás de todas as circunstâncias da vida de vocês, alegres, tristes ou indiferentes. Conhece tudo de vocês e de nós. Por exemplo, é o que diz a seguinte frase de Jesus: «Também os cabelos da vossa cabeça estão contados» (Lc 12,7), contados pelo seu amor, pelo amor de um Pai. Portanto, devemos estar certos de que Ele nos ama. Mas não basta: devemos colocar Deus no primeiro lugar do nosso coração, antes de nós mesmos, antes das nossas coisas, antes dos nossos sonhos, antes dos nossos parentes. Jesus disse claramente: «Quem ama o pai e a mãe mais do que a mim não é digno de mim» (Mt 10,37). E nasce outra pergunta: se Deus é Amor, é nosso Pai, qual deve ser a nossa atitude em relação a Ele? É óbvio: se Ele é Pai de todos nós, devemos nos comportar como seus filhos e irmãos entre nós; no fundo, devemos viver aquele amor que é a síntese do Evangelho, isto é, tudo aquilo que o Céu exige de nós. (…) Chiara Lubich
Dialogue of the people
(…) War divides people, indeed it massacres them; and terrorism causes immense harm, through resentment or vengeance, due especially to the inequality between rich and poor countries in the world. Therefore, more than ever before, it is necessary to aim at unity and to foster brotherhood everywhere, a brotherhood which can also generate the sharing of goods. But how is it possible to kindle a brotherhood in the world that will draw all humanity into one single family? It can be done, certainly, by rediscovering who God is. We Christians believe in God, we know that he exists, but while we see him as being all-perfect, all-knowing and all-powerful, we often consider him to be far from us, unapproachable, consequently we do not have a relationship with him. John the Evangelist tells us who God is: “God is Love” (1 Jn 4:8) and for this reason he is our Father and the Father of all. Everything changes if we understand this statement in depth. If God is Love and he is our Father, he is close to us, to me, to each one of you, to us all; he follows our every step, he hides behind all the circumstances of our life, happy, sad or indifferent; he knows all about you, about us. Jesus tells us this, for example when he says: “Even the hairs of your head have all been counted” (Lk 12:7), counted by his love, by the love of a Father. Therefore, we must be certain that he loves us. But this is not enough: we must put God in the first place in our heart: before ourselves, before our possessions, before our dreams, before our relatives. Jesus says this very clearly: “Whoever loves father or mother more than me is not worthy of me” (Mt 10:37). This leads to another question: if God is Love, if he is our Father, what attitude should we have towards him? It’s obvious: if he is the Father of all of us, we must behave as his children and as brothers and sisters to one another; in practice we should live that love which is the synthesis of the Gospel, everything that heaven expects of us. Chiara Lubich
Il dialogo del popolo
(…) La guerra divide gli uomini, anzi li massacra; e il terrorismo arreca immensi danni, per rancore o per vendetta, causati soprattutto dallo squilibrio esistente nel mondo fra Paesi ricchi e Paesi poveri. E’ quindi più che mai necessario puntare all’unità e suscitare dovunque la fratellanza che può generare condivisione anche di beni. Ma come si può accendere quella fratellanza nel mondo che compagini l’umanità in una sola famiglia? Lo si può certamente riscoprendo chi è Dio. Noi cristiani crediamo in Dio, sappiamo che egli esiste, ma Dio, se lo vediamo perfettissimo, onnisciente e onnipotente, è spesso pensato da noi lontano, inaccessibile, e perciò non abbiamo un rapporto con lui. E’ Giovanni evangelista che ci dice chi è Dio: “Dio è Amore” (1 Gv 4,8) e per questo è Padre nostro e di tutti. Affermazione questa che, ben compresa, cambia radicalmente le cose. Infatti, se Dio è Amore ed è Padre, è allora vicino a noi, a me, a te, a voi; vi segue in ogni vostro passo, si nasconde dietro tutte le circostanze della vostra vita, liete o tristi o indifferenti; conosce tutto di voi, di noi. Lo dice, ad esempio, una frase di Gesù: “Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati” (Lc 12,7), contati dal suo amore, dall’amore di un Padre. Dobbiamo dunque essere certi che egli ci ama. Ma non basta: dobbiamo porre Dio al primo posto nel nostro cuore: prima di noi stessi, prima delle nostre cose, prima dei nostri sogni, prima dei nostri parenti. Gesù lo dice chiaro: “Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me” (Mt 10,37). E qui viene un’altra domanda: se Dio è Amore, è Padre nostro, quale il nostro atteggiamento nei suoi confronti? E’ ovvio: se egli è Padre di tutti noi, noi dobbiamo comportarci da figli suoi e da fratelli fra noi; vivere in pratica quell’amore che è la sintesi del Vangelo, e cioè tutto quello che il Cielo esige da noi. (…)
Mosca, nel cuore della Chiesa ortodossa russa
Varcata la soglia della chiesa di “Maria gioia degli infermi” è andare dritto al cuore della fede ortodossa. La lode espressa dagli inni e dalle preghiere, sin sulla soglia del tempio si snoda ininterrottamente per due ore, e crea tra tutti i fedeli un raccoglimento immediato. Attirano la solennità della liturgia, la ricchezza e lo splendore dei paramenti, tutti rossi perché tempo di Pasqua. Maria Voce, con un velo in testa, come tutte le donne russe assiste alla sacra liturgia assieme ai membri ortodossi del Movimento dei focolari, per vivere un momento di comunione fraterna, pur nel rispetto delle differenti chiese. A conclusione tre baci sigillano tra tutti un patto di amore scambievole, testimonianza di un legame d’unità saldo che non può non ricordare, per la commozione, quel «non c’è né giudeo né greco», di san Paolo e che davanti all’iconostasi, diventa «non c’è più ortodosso o cattolico, ma siamo uno in Cristo». Alla fine della celebrazione un saluto al metropolita Hilarion Alfeyev, presidente del dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, che si è mostrato particolarmente contento di vedere la presidente del Movimento e tutta la delegazione cattolica, insieme agli ortodossi che l’accompagnavano. Padre Dimitri Sizonenko, responsabile ad interim del Segretariato per i rapporti intercristiani, ha particolarmente gioito della testimonianza d’unità del Movimento e auspicava una maggiore diffusione del suo spirito.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, il 15 maggio, due appuntamenti attesi: le famiglie e i giovani. «Come trasmettere lo spirito del Movimento ai nostri figli», «come aiutare altre famiglie a comprendere l’importanza della fede», «come fare quando ci si sente deboli»: queste sono solo alcune delle domande espresse con semplicità dalle trenta persone presenti, molte coppie giovani. Alcune si sono sposate in chiesa dopo aver incontrato il carisma di Chiara Lubich e altre hanno compreso l’importanza della fedeltà coniugale dopo esperienze di ben altro tipo. Anni di ateismo hanno segnato l’istituto familiare: spesso le unioni non sono stabili e la scelta del matrimonio è legata più alla tradizione che alla convinzione; numerosi sono i divorzi, le convivenze, i problemi di alcolismo. «Il messaggio passa dalla testimonianza che date come famiglia – ha risposto Maria Voce – dalla capacità di chiedere scusa, di tornare a guardare l’altro con amore dopo un momento difficile. Tutto questo vale più di mille parole». «A nessuno piace soffrire – continua Giancarlo Faletti – ma nel dolore Dio ci incontra e si lascia incontrare per dirci e darci qualcosa per continuare ad amare». Con i giovani invece si comincia da un gesto informale: via le cravatte al collo, chitarra e foto, e dialogo aperto sulle sfide della società russa, dalla corruzione, all’eccesso di libertà, alla difficoltà di scegliere, al prossimo Genfest (Budapest, sett. 2012). Una giovane vorrebbe lasciare il suo lavoro, dopo aver dovuto avallare involontariamente un imbroglio. «Ci vuole un passo deciso nel dare testimonianza. In questi posti si può cambiare se ci sono persone come te», è l’incoraggiamento di Maria Voce. «Sei in una realtà da cristianizzare – ribadisce Giancarlo Faletti – e Gesù si serve di te per far passare un messaggio. Dentro l’economista senza scrupoli c’è sempre un uomo con un’anima. Noi non possiamo rinunciare, dobbiamo testimoniare». «Scegliere è l’occasione che Dio ci da per esercitare la nostra libertà», risponde la presidente a Liza che non sa capire che strada intraprendere nella sua vita. Il confronto con i fratelli è un aiuto ad amplificare quanto Dio ti chiede e a rispondere con decisione». C’è serietà, impegno e freschezza nelle due ore di colloquio, che si concludono con l’attestazione di fiducia di Maria Voce: «Io vi lascio fare, ho fiducia in Gesù in voi e fra voi. Il Genfest sarà una sorpresa e sarà il più bello perché lo farete voi». La testimonianza dal basso è la chiave di rinnovamento della società russa, ed è quella «veramente auspicabile», conferma l’arcivescovo cattolico Paolo Pezzi, particolarmente colpito da giovani che sanno «mettersi in gioco così radicalmente per il Vangelo». «I movimenti possono diventare un collante nel tessuto sociale – è la convinzione dell’ ambasciatore italiano in Russia Zanardi Landi –. Immettono iniezioni di speranza nella comunità e contribuiscono ad abbattere i muri di diffidenza». Dall’inviata Maddalena Maltese [nggallery id=40] (altro…)
Un “Segno di contraddizione” in comune
Nel 1977 l’editore Vita e Pensiero pubblicava “Segno di contraddizione”: il volume che raccoglieva gli esercizi spirituali predicati nel 1976 dal cardinal Karol Wojtyla a papa Paolo VI e alla curia romana. L’anno seguente, poco tempo dopo l’elezione di Wojtyla al soglio pontificio, Igino Giordani scrive al nuovo Pontefice: 25 novembre 1978 Padre Santo, sono un focolarino (di 84 anni finiti!). Ho letto il Suo libro: Segno di contraddizione e ne ho goduto per due ragioni: prima, perché l’alto soggetto è trattato con una sapienza e una limpidezza rare; seconda, perché anch’io, più di 40 anni or sono, con notevole presunzione, ho scritto un libro con lo stesso titolo. Mi permetto di inviarle una copia dell’ultima edizione, soltanto come omaggio umilissimo, in segno della gioia che anch’io, come tutti i focolarini e come quasi tutti i viventi, provo per la Sua elezione a Pontefice e per la profondità e spontaneità del suo quotidiano apostolato. Voglia perdonarmi l’ardire e benedirmi. Dev.mo Igino Giordani Immediata la risposta, che giunge al Nostro per conto della Segreteria di Stato: 1 dicembre 1978 Chiarissimo Signore, con gesto di apprezzata cortesia, Ella ha inviato in omaggio a Sua Santità con la stimata lettera del 25 novembre scorso, un esemplare del volume da Lei curato, “Segno di contraddizione”, pubblicato in quinta edizione. Il Santo Padre mi ha incaricato di parteciparLe i propri sentimenti di vivo compiacimento e di cordiale riconoscenza per il delicato atto di ossequio, che Egli ha molto gradito. Il Sommo Pontefice, pertanto, è lieto di contraccambiare tanta venerazione, concedendoLe la desiderata Benedizione Apostolica, in segno di stima per la sua lunga attività svolta a servizio della Santa Chiesa ed in auspicio di sempre abbondanti favori celesti. Mi valgo volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio della Signoria Vostra Ill.ma Dev.mo +C. Caprio Sost. (altro…)
Viaggio in Europa Orientale
Il viaggio prevede 3 tappe, che seguiremo su www.focolare.org con l’aiuto dei giornalisti di Città Nuova
- 13 – 19 maggio: Russia (Mosca)
- 19 – 25 maggio: Repubblica Ceca (Praga)
- 25 – 31 maggio: Ungheria (Budapest)
Maria Voce visiterà le diverse comunità dei Focolari in questi paesi. Di particolare rilievo l’incontro a Mosca con l’arcivescovo mons. Paolo Pezzi e con il Nunzio apostolico mons. Ivan Jurkovic. A Praga la presidente incontrerà l’arcivescovo, mons. Dominik Duka. Il 21 maggio si svolgerà un incontro aperto per ricordare i 10 anni dalla visita di Chiara Lubich nella Reppublica Ceca e il lancio dell’operazione “Praga d´Oro”, promossa da lei stessa in quell’occasione per attuare la “nuova evangelizzazione”. Il Movimento dei focolari è presente nei paesi dell’ex-blocco comunista dal 1961. Nel luglio del 1960 il vescovo di Lipsia mons. Otto Spulbek offrì a Chiara Lubich la possibilità di inviare focolarini medici a lavorare negli ospedali della diocesi, vista la mancanza di medici. 50 anni fa, precisamente il 13 maggio 1961, i primi focolarini arrivarono a Lipsia. Dalla Germania Orientale, attraverso contatti personali, il Movimento si diffuse subito dopo nella Cecoslovacchia, in Russia, Lituania e negli altri paesi del blocco comunista. Oggi il Movimento è presente in tutti i Paesi dell’area. (altro…)
Il fratello
Pubblicato nel 1954, Il fratello costituisce la prima trattazione di Giordani sulla spiritualità dell’unità di Chiara Lubich. Per molti secoli, nella storia della Chiesa, si era localizzato nell’interiorità il luogo della ricerca di Dio. In tale tensione introspettiva, il fratello risultava spesso un intralcio. Ora si pone in luce un modo diverso e schiettamente evangelico di vedere il fratello: non un ostacolo, ma via privilegiata per incontrare Dio e, a livello sociale, potente mezzo di costruzione di rapporti solidali. In una prosa limpida e coinvolgente, un saggio profetico. Sul sito dell’editrice alcuni approfondimenti su questo volume:
La santa Russia

Una coppia di sposi danno ufficialmente il benvenuto a Maria Voce e Giancarlo Faletti

Regina Betz (a destra) è stata una pioniera del Focolare nella Russia
Poi si passa ad una confidenza spirituale: «Arrivata in Russia mi sono trovata immersa in un’unità più profonda con Dio – racconta la presidente dei Focolari – e ho ricordato un’espressione, forse studiata in letteratura che diceva: La santa Russia. Mi sono sentita portata da questa vita di santità che si respira in questa nazione, nella storia del suo cristianesimo. E ho capito che il dono per me e per l’umanità che la Russia può fare è questa santità, grazie anche ai martiri, di tutte le chiese». Giancarlo Faletti, riprendendo invece lo stile delle tante chiese ortodosse, le cui cupole sono dorate, ha sottolineato che «Dio è l’oro della città, è l’oro della chiesa ortodossa e di quella cattolica ed è garanzia di quel cammino di comunione che in questa terra ha testimoni importanti». Palese la commozione in tanti dei presenti, che hanno potuto dare un significato nuovo agli anni bui vissuti e nel contempo hanno avvertito la sfida di testimoniare l’antica e nuova “rivoluzione” del Vangelo. Tra i compagni di questa sfida anche chi in questo territorio ha speso forze, entusiasmo, intelligenza, come Eduardo Guedes, il focolarino portoghese, morto lo scorso gennaio e ricordato da tanti dei presenti: senza proclami, in modo mite aveva testimoniato un Dio che non abbandona e non dimentica, ma sa sempre accogliere derelitti e potenti e accrescere in questa “santa Russia”, il desiderio di una santità moderna e per tutti. Dall’inviata Maddalena Maltese [nggallery id=39] (altro…)
Dobro Pozhalovat’ – Benvenuti a Mosca
13 maggio. Una festa significativa per la cattolicità: la madonna di Fatima. 13 maggio. Una data altrettanto simbolica per il Movimento dei focolari: la notte di “stelle e lacrime”, così è noto quell’episodio della vita di Chiara Lubich quando a causa del bombardamento di Trento aveva dovuto lasciare la sua casa per rifugiarsi nel bosco di Goccia d’oro. Piangendo per ore aveva osservato il muoversi delle costellazioni e aveva capito che solo l’amore poteva vincere quell’immane tragedia. 13 maggio, stavolta del 2011. Maria Voce e Giancarlo Faletti sono atterrati a Mosca per una visita alla comunità del Movimento dei focolari in Russia. Un viaggio che Chiara Lubich avrebbe voluto fare già negli anni ’60 come testimonia un suo discorso di quel periodo, ma che di fatto non ha poi potuto realizzare, anche se tante delle sue prime compagne e compagni hanno qui seminato la spiritualità dell’unità fin dagli anni ’70.
All’atterraggio all’aeroporto di Sheremet’evo un timido raggio di sole prova a sfidare un cielo incerto, a tratti piovigginoso. Lo scalo, modernissimo e luminoso, si confonde tranquillamente con quello delle metropoli occidentali: le griffes che ne popolano negozi e punti ristoro sono le stesse. Superati i controlli di routine, un po’ più serrati dopo l’ultimo attentato, si può esclamare: eccoci arrivati a Mosca! Un piccolo gruppo dei Focolari accoglie con fiori e sorrisi e tre abbracci i nuovi arrivati. Una brigata osservata a distanza dai giovani agenti del controllo, presto distratti dalle incombenze. Sulla superstrada per raggiungere Mosca ci sono grandi cantieri, segno di una città in crescita dal punto di vista commerciale e abitativo: sempre più russi vi si trasferiscono e la popolzione si attesta già sui 15 milioni di abitanti. «Affidiamo a Maria, in questo giorno, il viaggio a Mosca, le persone che incontreremo, tutti quelli che stanno pregando per quest’appuntamento» è stata la preghiera espressa coralmente da Maria Voce e Giancarlo Faletti, davanti ad un’icona della Madonna, mentre si celebrava la messa dedicata proprio alla Madre di Dio. Attesa per l’incontro del 14 maggio con tutti i membri dei Focolari del grande territorio russo. Dagli inizi del Movimento in queste terre è la prima volta che da Celjabinsk, Novosibirsk, Krasnojarsk , San Pietroburgo, si ritroveranno cattolici e ortodossi a testimoniare una presenza viva, gioiosa, attiva, che sa vincere diffidenze, diversità e distanze notevoli che mettono in discussione gli otto fusi orari della nazione. Qualcuno, però, ha voluto anticipare questo momento di “a tu per tu” con la presidente: le più piccole, infatti, si sono ritratte come tante matrioske colorate, un benvenuto insieme tradizionale e festoso che ben esprime le tante anime della città, connubio di modernità e storia, di orgoglio nazionale e mondialità ineludibile. Dall’inviata Maddalena Maltese
[Russia]
Croazia: a scuola di Umanità Nuova
“Faro” è il nome profetico della cittadella croata, centro di formazione per persone di varie nazioni, chiese, religioni e uomini di buona volontà. Così l’aveva pensata Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei focolari, quando, negli anni ’80 alcuni ettari di terreno e case in disuso vennero messe a disposizione del Movimento a Križevci, a 60 km da Zagabria. Faro oggi è riconosciuta come luogo privilegiato di incontro tra persone provenienti da tutti i Balcani, soprattutto dopo l’azione volta a favorire la riconciliazione fra le varie etnie durante la guerra degli anni novanta. E’ in questa cittadella in Croazia che si è svolta nell’Aprile scorso una scuola di formazione promossa dal Movimento Umanità Nuova, e rivolta a partecipanti di 12 nazioni dell’Europa orientale. Alcuni di questi Paesi sono stati in guerra tra loro in un recente passato, altri invece caratterizzati da enormi problemi economici e una difficile transizione verso la democrazia. Situazioni delicate, non sempre facile da conciliare, ed è proprio per questo che dal 15 al 17 Aprile ci si è focalizzati sulla conoscenza dei valori che animano l’impegno di Umanità Nuova, l’espressione sociale dei Focolari.
L’obiettivo è stato quello di fornire competenze concrete per l’applicazione di questi valori nelle diverse sfide che i professionisti devono affrontare nei vari ambiti sociali: dai medici, agli educatori, ai politici, agli economisti, ai magistrati: ognuno con un preciso compito, ma tutti insieme testimoni di fraternità. E’ questa la realtà più vera emersa dal fitto dialogo tra i partecipanti e i membri della segreteria centrale di Umanità Nuova arrivata da Roma e altre regioni d’Italia. Delia da Spalato scrive: «Penso che questa scuola sia stata per ognuno un’occasione nuova per sentirsi protagonista nel vivere per la fraternità nel proprio ambiente e per rimboccarsi le maniche per migliorare la realtà in cui vive. Perché nulla è piccolo di ciò che è fatto per amore». Le fa eco Sanja Jurić che racconta: «Tornando a casa ho parlato a tutti di quanto avevo vissuto: in famiglia, alle colleghe nel lavoro, e ho cominciato a vivere con più intensità cercando di fare bene tutta la mia parte lì dove mi trovo». Sono solo alcune delle conferme al messaggio che Maria Voce, presidente del Movimento, aveva inviato il primo giorno: «Vi auguro che possiate attingere alla forte e illuminante presenza di Gesù fra voi, il Suo modo di pensare e di agire per lavorare per il “bene comune”, sapendo che – come ci ha ricordato spesso Chiara – : “Il mondo è di chi più lo ama e meglio sa dargliene la prova». (altro…)
20 anni di Economia di Comunione
Siamo ormai alle porte degli eventi dei 20 anni dell’Economia di Comunione (EdC) in Brasile: fervono gli ultimi preparativi da parte di chi, ormai da mesi, lavora con intensità e passione alla preparazione di questi 5 giorni così importanti. I fronti sono due: la preparazione dell’Assemblea Edc presso la Mariapoli Ginetta di Vargem Grande Paulista e la Giornata conclusiva a San Paolo, per la quale sono attese 1600 persone al Memorial America Latina. Per l’Assemblea l’organizzazione comunica che abbiamo raggiunto la soglia dei 630 partecipanti: un traguardo veramente ambizioso, specie per la varietà della provenienza delle persone, che sono attese da 37 paesi, rappresentati 4 continenti. Se la maggioranza è ovviamente di Brasiliani, con oltre 240 presenze, al secondo posto si classifica l’Italia con 85 presenze ed al terzo l’Argentina con 62 partecipanti. Rilevante la rappresentanza proveniente dalla Corea, quasi 30 persone! Poi a seguire, in ordine di rappresentanza numerica, Spagna, Cile, Usa, Francia, Uruguay, Svizzera, Bolivia, Germania, Venezuela, Slovenia, Paraguay, Messico, Portogallo, Belgio, Irlanda, Canada, Serbia, Polonia, Panama, Filippine, Camerun, Polonia, Costa Rica, Perù, Kenya, Slovacchia, Ungheria, Equador, Colombia, Costa d’Avorio, Nigeria, Congo e Romania. Ora, a valigie quasi pronte, uno staff di collaboratori si prepara a lavorare attivamente per mantenere il sito EdC il più aggiornato possibile, dando giorno per giorno notizie, foto, documenti e echi di ciò che sta avvenendo in tempo reale. I giovani presenti daranno vita ad un blog e faranno la propria parte sui social network… Chi non potrà essere presente in Brasile potrà partecipare comunque agli eventi in tempo reale attraverso le dirette streaming che si stanno approntando: link per accedere saranno pubblicati sul sito appena disponibili. Le dirette verranno realizzate sia nei giorni dell’Assemblea presso la Mariapoli Ginetta (25-28 maggio) nella Giornata conclusiva a San Paolo di domenica 29 maggio. Sarà l’occasione per organizzare punti di ascolto, specialmente per la giornata conclusiva, che diventeranno occasioni per ritrovarsi e festeggiare insieme questo compleanno. Ci è già stata comunicata la realizzazione di punti di ascolto al Polo Lionello di Loppiano, al Polo Giosi di Abrigada (Portogallo), e poi aVienna, a Lugano, forse a Madrid…nei prossimi giorni la lista si allungherà. Le dirette durante i giorni dell’Assemblea saranno al mattino per dar modo a tutti di poter assistere ai temi dell’Assemblea. E’ previsto che la lingua di trasmissione sia l’italiano. Per il 29 maggio la diretta si effettuerà per tutta la giornata. Appena avremo maggiori dettagli li comunicheremo. Nel frattempo, arrivederci a tutti in Brasile! di Antonella Ferrucci – www.edc-online.org (altro…)
Dio mi ama – Dio mi chiama
“Dio mi ama – Dio mi chiama”, era lo slogan impresso sui cartoncini che identificava i giovani presenti a Loppiano (Italia), dal 14 al 19 marzo scorso. Uno slogan che metteva in evidenza l’obiettivo di quei giorni: approfondire la vocazione del focolarino, chiamato da Dio a diventare “apostoli dell’unità” – secondo una bella espressione usata da Giovanni Paolo II – e a seguire Gesù in vista della realizzazione della preghiera di Gesù al Padre: “Che tutti siano Uno” (Gv. 17, 21).
I trentatre giovani presenti, provenivano da varie parti del mondo: chi studente, chi operaio, chi imprenditore… Tutti, però, con l’unico desiderio di posporre ogni cosa a Dio, rinunciando anche a formarsi una famiglia propria, per lanciarsi nell’avventura di costruire l’unità della famiglia umana.
Tante le impressioni raccolte in quei giorni, come quele di Andrè e Jonas del Brasile: il primo – che ha appena concluso il suo master in storia -, sottolinea di aver “lasciato delle cose molto belle per trovarne qui altre ancora più belle”; Jonas, invece, pilota di aerei di linea: “Mi rimane la certezza della chiamata di Dio per la forte esperienza spirituale vissuta”. Infatti, spesso è la presenza del Risorto in mezzo alla comunità che fa da amplificatore alla voce di Dio che si fa sentire nel cuore. Stefano, dal canto suo, è un ingegnere romano. Egli sottolinea l’intensità di quei giorni: “Mi porto a casa il rapporto con ciascuno di voi. Ho capito che Gesù Abbandonato è l’essenza della nostra vocazione ”. In riferimento ad un punto centrale della spiritualità dei focolarini: Gesù sulla croce che muore per tutti e prova l’abbandono del Padre, assumendo su di sé tutti i dolori e gli abbandoni dell’uomo. I focolarini lo scelgono come modello di donazione e radice della loro scelta di vita. Renzo, anche lui italiano, aggiunge col volto raggiante: “Mi porto a casa la straordinaria bellezza della vita di focolare”. Jay fa il giornalista delle Filippine: Lui afferma di aver imparato a Loppiano “a riconoscere nei dolori e nelle difficoltà un volto di Gesù Abbandonato”; e non solo, la sua scoperta è quella di aver provato “ad amarlo con gioia e non più a ‘sopravvivere’ alle difficoltà”. Ed ancora Antony, studente keniota, commette forte: “Puntare in alto: è questa la vocazione del focolarino, la mia, la nostra”.
A conclusione di quei giorni che nessuno potrà dimenticare, hanno scritto a Maria Voce, presidente dei Focolari: “E’ stato Gesù a guidarci più in profondità nella nostra vocazione, per portarci ad una nuova intimità con Lui… Gli abbiamo chiesto di aiutarci per essergli fedeli”. E affermano il loro impegno di voler vivere questa “divina avventura cercando di imitare la trasparenza di Maria Santissima, che mai pensò a sé ma solo a Dio”, modello perfetto del cristiano di oggi e di sempre. Ecco alcune immagini dei momenti più salienti di quei giorni, che parlano più delle parole. [nggallery id=38] A cura del Centro dei Focolarini (altro…)
Silvana Veronesi in Argentina
Quali sono state le tue impressioni sulla società argentina? “Ho trovato un continente dove il cristianesimo è vivo, è la radice culturale di questo popolo. Le Messe, ad esempio, sono molto frequentate, con tanti giovani, e la domenica è tanto considerata anche civilmente. Si potrebbe dire che è un continente (per quanto è vasta l’Argentina!) nuovo e giovane. C’è un’apertura e una libertà che li rende particolarmente adatti ad accogliere la spiritualità dell’unità che nasce dal carisma di Chiara. Sappiamo che sei stata invitata dalle numerose comunità dei Focolari in quella terra… Sì. Il Movimento in Argentina si presenta molto diffuso e ricco delle varie vocazioni dell’Opera di Maria e di testimoni in diversi campi. Ad esempio, nella “Cittadella Lia”, che è un po’ il cuore dei Focolari per il Cono Sud, ci sono tanti giovani che lasciano tutto per un anno, per “fare l’esperienza” – come dicono loro. Cioè per formarsi ad una ‘vita nuova’ fondata sul Vangelo. Per quanto i sudamericani siano i più numerosi, ci sono ragazze e ragazzi dell’Europa e di tutto il mondo, e l’impegno con cui vivono questo periodo suscita grande ammirazione.
Già Chiara Lubich evidenziava il protagonismo dei giovani nella cittadella argentina come una sua caratteristica. Ho visitato tutte le realtà della Cittadella e mi sono incontrata con i focolarini, le scuole dei giovani e con la comunità del territorio circostante. Sono rimasta colpita dall’armonia e dai rapporti d’unità che ho trovato fra tutti. Vi trionfa quell’amore reciproco che Lia Brunet e Vittorio Sabbione – pionieri del Movimento in Argentina – hanno improntato in essa e che Chiara nella sua storica visita del 1998 ha caldamente sottolineato. Posso dire d’aver sperimentato la presenza spirituale di Maria Santissima. E di Lei ho parlato in una mia conversazione a tutti presentandola come si è manifestata nella nostra storia: modello nel vivere la Volontà di Dio. 
Ho anche visitato il Polo industriale “Solidaridad”, dove ci sono alcune aziende che s’ispirano ai principi dell’Economia di Comunione. Sono ancora piccole, ma c’è purezza e coerenza con i valori evangelici, che assicurano un futuro promettente. Il ‘socio nascosto’, come chiamano loro l’intervento della Provvidenza di Dio, è tenuto molto presente e con fedeltà interviene. Hai vissuto la Pasqua in Argentina…!
L’ho trascorsa nel Centro Mariapoli a Josè C. Paz, nei pressi di Buenos Aires. Sono stati giorni intensi, di grande spiritualità, insieme alle focolarine, circa 90, comprese quelle sposate. Poi si sono aggiunti i focolarini e altri delle comunità vicine, circa 400 persone. In mezzo a loro mi è venuto tanto di sottolineare come avevamo compreso nei primi tempi con Chiara le realtà di Gesù in mezzo a noi e quella di Gesù abbandonato. Sono stata commossa della riconoscenza e dall’amore che mi hanno espresso in tanti modi. Posso dire di essere rimasta molto impressionata per l’armonia che vi regna e contenta per l’unità che ho trovato fra tutti. Per quanto sempre si può migliorare e crescere, penso che Chiara dal Cielo sarà contenta. (altro…)
Mariapolis Experience
The Mariapolis experience impacts me so much that I am more aware of my actions and how I live. It has transformed me into becoming more respectful, loving, healthier, happier and hundreds of good other things. It feels more right and pure when you have the intention of loving everyone. For example, holding the elevator door for a lady with her kids or sharing what you have even though its your last piece of candy or really anything that feels right, just do it. I am proud to say that I have no enemies simply because the Focolare Movement has taught me that there is Jesus in each and everyone of us. So I thought to my self, if I am an enemy to someone I am an enemy to Jesus and thats not cool. That to me has proven that the Mariapolis, all of us in unity with others can simply strengthen our relationships with strangers, family members and friends, no doubt about it. You could just feel the good vibes once you accomplish good things even making others smile. It means a lot.
With that kind of habit, it is vital to show others what we have learned in the past.
Something particular about the Mariapolis is the beautiful location we gratefully have every summer. The games, food, and meeting new people from a variety of different cultures living together is an amazing thing. I love sharing and learning experiences from others. So I hope you all share yours!
AM














