26 Gen 2018 | Focolari nel Mondo
La ricorrenza internazionale del 27 gennaio, stabilita con una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, viene celebrata in commemorazione di tutte le vittime della Shoah. Il 27 gennaio 1945 le Forze Alleate abbattevano il cancello di Auschwitz e liberavano i prigionieri sopravvissuti allo sterminio del campo nazista. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), il mondo vide con orrore quel che era successo e conobbe la portata di un progetto di eliminazione di massa che aveva causato la morte di sei milioni di persone. A 73 anni dalla fine della Shoah, in varie parti d’Europa e del mondo vengono proposti ogni anno incontri, cerimonie, iniziative e momenti di narrazione dei fatti da parte dei superstiti, in particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, per “non dimenticare” uno dei più terribili esempi di odio razziale e perché simili atrocità non si ripetano più in nessuna parte del pianeta. (altro…)
25 Gen 2018 | Cultura, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Un volto rotondo, con due occhi cerulei e attenti. Incontro per la prima volta Peter Grimheden a Lund, in Svezia, per lo storico incontro tra cattolici e luterani per i 500 anni della Riforma. Peter è un giovane pediatra molto appassionato del suo lavoro a cui si dedica con grande entusiasmo. La sua singolarità è di essere svedese, luterano e focolarino. Di aver scelto, cioè, una strada di donazione totale a Dio. Vive a Stoccolma in una piccola comunità con altri 4 focolarini cattolici: un belga, un argentino, due italiani. Sei cresciuto in un ambiente e una famiglia cristiana? Faccio parte della Chiesa luterana svedese e vengo da una famiglia molto legata alle tradizioni. Quand’ero piccolo era abitudine andare a trovare i nonni. Prima si andava a Messa e poi si cenava insieme. Durante la cena, dopo che le donne avevano lavato i piatti, ci sedevamo e dovevamo ascoltare mio nonno che ci leggeva un sermone di Lutero. Come se quello della Messa non fosse bastato! L’unica cosa che ricordo è che giocavo a trattenere il fiato. Il mio record è stato resistere senza respirare per un minuto di fila. Era una educazione rigida e severa. Tutto era o bianco o nero e non potevo mai andare né al cinema né a giocare a hockey su ghiaccio. Come hai conosciuto i Focolari? Frequentavo una ragazza che mi ha invitato al concerto del Gen verde, una band musicale ispirata dai Focolari. Mi è piaciuta la musica, le parole, l’atmosfera che si è creata. Il fratello di una cantante era stato ucciso in una guerra civile e lei era stata capace di perdonare. Mi piaceva un cristianesimo positivo, non basato su divieti e su ciò che non bisognava fare. Le persone dei Focolari divennero i miei amici e li frequentavo insieme alla mia ragazza. Ma dopo un po’ stavo stretto dentro questa relazione e l’ho mollata. Continuando a frequentare i Focolari mi sono sentito molto attratto dalle persone che si donavano completamente a Dio vivendo in una comunità. Per me è stato come scivolare su una buccia di banana piuttosto che fare una grande scelta. È stato come innamorarsi. Così, a 21 anni, sono andato in Italia a Loppiano, vicino a Firenze, per frequentare la scuola di formazione per focolarini. È stata un’occasione unica per conoscere persone di tutto il mondo anche se mi sentivo un po’ “esotico” perché quasi tutti erano cattolici. Oggi vivi in una comunità di Stoccolma. Costituisce una difficoltà convivere con persone di un’altra Chiesa? L’appartenere ad una Chiesa o l’altra non ha un impatto nella vita quotidiana perché condividiamo gli stessi ideali. Abbiamo in comune la vita cristiana e non avverto differenze tra di noi. Mi sentivo un po’ solo a frequentare la mia chiesa luterana, ma, ora i miei amici, ogni tanto mi accompagnano perché sono interessati a conoscere meglio la mia Chiesa, come io lo sono della loro. Cerchiamo di vivere alla presenza di Gesù tra noi e tutti siamo suoi discepoli. Fonte: Città Nuova (altro…)
24 Gen 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Arresti domiciliari «Ai primi di dicembre 2016 mi arrivò la telefonata di una mamma disperata che mi chiedeva aiuto per uno dei suoi figli. Si era conclusa la causa che lo vedeva imputato e doveva scontare 11 mesi di detenzione domiciliare. Lei non poteva accoglierlo perché non aveva una casa e nessuno lo voleva fra i piedi. Ero l’unica speranza per lei e non potevo chiudere gli occhi davanti a questa richiesta. Come fare? Tre giorni dopo, mentre mi apprestavo a fare qualche telefonata per trovare qualcuno che potesse aiutarmi, qualcuno bussa alla porta. Era una persona che viene spesso a trovarci. Lo accolgo, gli preparo un caffè e cominciamo a parlare. A un certo punto mi chiede: «Cosa stavi facendo?». Una voce interiore mi spinge a parlargli di quella situazione. E lui: «Ma questa cosa non potrei farla io?». Gli chiedo se avesse capito bene di cosa si trattava. Sì, ha capito bene e sa proprio cosa e come fare. Ha un piccolo appartamento, ma lui si sposterà a dormire in salotto per lasciare il suo letto al ragazzo. Il giorno dopo si attiva per l’espletamento degli atti burocratici. I mesi sono volati, tutto è andato molto bene, tanto che il ragazzo ha avuto uno sconto di pena. Per tutto il periodo, due volte la settimana siamo andati a portare quello che serviva da mangiare, dato che questo amico non aveva una situazione economica agiata. È bastato il mio “Sì” per consentire a Dio di fare miracoli». (N.C. – Italia) Potevo guardarlo negli occhi «Un giorno, mentre mi recavo a scuola, sono stato aggredito da una banda di ragazzi in un sottopassaggio. Mi hanno preso a calci e pugni e sbattuto a terra. Volevano il mio cellulare. Quando finalmente sono andati via, non riuscivo ad alzarmi dal dolore che provavo nel corpo e nell’anima. Mi chiedevo “Perché proprio a me?”. Montava il rancore. A scuola ho raccontato ad alcuni compagni l’incidente che mi era capitato, ma nessuno ha capito il mio dolore e questo mi ha ferito. Per alcune notti non potevo dormire, piangevo dalla rabbia, mentre come in un film rivedevo la scena del sottopassaggio. Solo dopo un po’ di tempo sono riuscito a parlarne con alcuni amici, che come me hanno come riferimento il Vangelo. Confidarmi mi ha aiutato a fare ciò che prima ritenevo impossibile: perdonare gli aggressori. Quando sono andato in tribunale per il riconoscimento e per il processo, sentivo in cuor mio che li avevo perdonati e, senza difficoltà, potevo guardarli dritto negli occhi». (Dal blog di T. Minuta) L’apparenza inganna «Dovevo andare in centro a fare un po’ di shopping. Non avevo molto tempo. All’improvviso ho sentito qualcuno chiedermi una moneta. In genere non dò mai soldi, non è possibile aiutare tutti, e se poi acquistassero della droga con quei soldi? Quel ragazzo aveva la testa rasata e lo sguardo rabbuiato. Ho avuto l’impressione che fosse simile a uno dei ragazzi che anni prima mi avevano aggredito. Ho accelerato. Un isolato dopo, però, mi sono chiesto: “Come faccio a coltivare la mia unione con Dio, e poi trascurare questo ragazzo che mi ha chiesto un aiuto?” Mi sono girato e sono tornato a cercarlo. “Di cosa hai bisogno?” gli ho chiesto. Sorpreso, mi ha risposto che aveva sete. L’ho invitato a sedersi in un bar. Lui rispondeva alle mie domande con un secco “sì” o “no”. Ho pensato allora di raccontargli io le mie esperienze e lo sforzo di adattarmi in un Paese nuovo. Sembrava non fosse interessato ed ero un po’ scoraggiato. Quando mi sono alzato per concludere mi ha detto: “Perché non continui? Nessuno prima mi ha mai raccontato della sua vita. È una esperienza nuova per me e devo abituarmi. Parlami del tuo Paese. Perché sei venuto qui?”. Ho ordinato un’altra Coca e siamo rimasti insieme altre due ore. Alla fine ci siamo abbracciati. Tornando a casa ho affidato a Gesù questo ragazzo, di cui nemmeno conoscevo il nome». (U.K. – Argentina) (altro…)
23 Gen 2018 | Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Uno spettacolare flusso di bici attraversa le vie della città, incuriosendo i passanti. Siamo a Foggia, città commerciale del Sud Italia. Tanti cittadini, complice la splendida giornata di sole, sono per strada, nella tradizionale passeggiata della domenica, e le signore, alle prese col pranzo della festa, si affacciano dai balconi. Bici familiari attrezzate con i seggiolini per i più piccoli, tandem con a bordo non vedenti come secondi pedalatori, due ruote dotate di microfoni, casse altoparlanti e striscioni, cicli di ogni forma e dimensione, una lunga scia variopinta di caschi e caschetti e una allegra scampanellata. E la biciclettata ecumenica organizzata dal Consiglio Ecumenico di Foggia insieme ai francescani della parrocchia di Gesù e Maria, alla Consulta delle Aggregazioni Laicali, cui aderisce anche il Movimento dei Focolari, all’Associazione Fanny Bike e all’Associazione Cicloamici, in occasione dell’anniversario dello Spirito di Assisi e della Giornata per la Difesa del Creato.
L’iniziativa – che risale a qualche mese fa – per la città pugliese è l’occasione per riflettere insieme, uomini di buona volontà e credenti di diverse confessioni religiose, sull’importanza della custodia del creato, quale dono di Dio, affidato agli uomini per il bene di tutti; per sensibilizzare la cittadinanza ad assumere stili di vita più ecologici, a partire dal proprio quotidiano, e impegnare l’amministrazione comunale ad intraprendere scelte politiche che consentano di sanare la città rendendola più bella, vivibile e meno inquinata. Simbolicamente il percorso della biciclettata, che comincia dalla Piazza dove ha sede la Curia Arcivescovile, con la consegna al Sindaco di un patto d’intesa tra cittadini ed amministrazione, contenente l’impegno reciproco, secondo le proprie competenze, a realizzare i motivi ispiratori della manifestazione, continua toccando i luoghi di culto di tutte le confessioni cristiane presenti sul territorio cittadino che hanno aderito all’iniziativa: la Chiesa San Domenico per la comunità ortodossa greca, la Chiesa di Gesù e Maria per la comunità ortodossa rumena, la Chiesa Evangelica ADI, la Chiesa Valdese, fino a Parco San Felice, polmone verde e luogo d’incontro della città, con un breve momento di preghiera ecumenica. (altro…)
22 Gen 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Sociale, Spiritualità
Accedi ai contenuti dell’evento “L’attrattiva del tempo presente” (3 marzo, Castelgandolfo – Roma): http://chiaralubich.10anni.focolare.org

Il progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza”
L’umanità sta vivendo una terza guerra mondiale a pezzi; povertà e fame sono tutt’altro che sconfitte; i rapporti personali e sociali stanno subendo uno sfilacciamento progressivo dovuto ad una mancanza di speranza nel cambiamento. E molto altro ancora. Di fronte a questi drammi, qual è il contributo del “carisma dell’unità”, in concorso con tutte le persone di buona volontà che operano per il bene del nostro pianeta? La risposta arriva dai numerosi fatti di vita e dalle iniziative di persone che, in tutto il mondo, hanno abbracciato gli ideali di Chiara Lubich e si sono impegnate innanzitutto a trasformare sé stesse, generando ovunque numerose opere sociali che dicono che un cambio di passo per l’umanità è ancora possibile. Molte le storie e innumerevoli i risvolti in tutti i Paesi del mondo. Alcuni esempi. In Sicilia (sud dell’Italia), uno degli epicentri italiani del fenomeno migratorio, Salvatore Brullo, con il progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza”, ha potuto accogliere oltre 40 minori stranieri non accompagnati che, grazie al coinvolgimento di tante famiglie e aziende in diverse città, si sono formati in varie professioni aprendosi a un futuro migliore del passato. 
A Bolivar sulle Ande peruviane
Dall’altra parte del mondo, a Bolivar, a 3.500 metri di altitudine sulle Ande peruviane, 250 bambini oggi ricevono un’istruzione nella nuova struttura scolastica sorta grazia al progetto “Una scuola sulle Ande” di Azione Mondo Unito (AMU). Altri 1129 bambini in tutto il mondo hanno trovato una famiglia grazie al progetto di adozioni internazionali Azione per Famiglie Nuove (AFN), la ONLUS che promuove progetti di supporto e formazione per la famiglia. Sono solo alcune delle iniziative, piccole e grandi, che in questo decimo anniversario sostanzieranno, in ogni parte del mondo, incontri, celebrazioni, conferenze. A Castel Gandolfo (Roma), si svolgerà il 3 marzo. «A questo evento, saranno le opere e le storie di persone divenute motori di trasformazione sociale a raccontare un altro volto del Carisma di Chiara sotto il titolo “La grande attrattiva del tempo presente”», spiega Tim King, uno dei due consiglieri presso il Centro Internazionale dei Focolari per l’aspetto dell’evangelizzazione. «Il focus – continua – sarà sul volto sociale del carisma di Chiara Lubich, raccontato attraverso l’attenzione per le ferite dell’umanità, la passione e la creatività di imprenditori, giovani, famiglie e gente comune che hanno dato vita a una rete mondiale di piccoli progetti o azioni su vasta scala che traggono ispirazione dalle parole di Chiara». La stessa fondatrice dei Focolari spiegava così il senso del loro agire agli inizi del Movimento, di quell’impegno che allora, in tempo di guerra, da personale divenne subito comunitario: «Il tutto era partito con un programma ben preciso: concorrere a risolvere il problema sociale di Trento, la nostra città». L’evento del 3 marzo sarà trasmesso in diretta streaming (dalle 16.00 alle 19.00, ora di Roma) in italiano, inglese, spagnolo, francese e portoghese. (altro…)
22 Gen 2018 | Focolari nel Mondo
Segui la diretta streaming 3 marzo 2018 dalle 16.00 fino alle 19.00/CET: http://live.focolare.org/chiaralubich (trasmissione in inglese, francese, spagnolo, portoghese e tedesco) (altro…)
20 Gen 2018 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Con gratitudine per “il suo esempio di fedeltà eroica al suo disegno” Maria Voce, presidente dei Focolari, ha comunicato a tutti i membri del Movimento nel mondo la scomparsa di Gisella Calliari che questa sera si è spenta serenamente, dopo una lunga vita all’insegna dell’unità. “Pur nel dolore di questa grande perdita”, dice la presidente, “restiamo con lei, un cuor solo e un’anima sola”. Gisella Calliari era nata a Lavis (Trento, Italia) il 18 aprile 1920. Conosciuta semplicemente come Gis, è stata una delle prime giovani che, insieme alla sorella Ginetta, aveva seguito Chiara Lubich in quella “avventura dell’unità” che ha segnato gli inizi del Movimento dei Focolari e i suoi sviluppi nel mondo. Terza di tre sorelle, aveva incontrato Chiara nel 1944, nel piccolo appartamento che ospitava il primo focolare, in Piazza Cappuccini, a Trento. Il giorno dopo aveva già maturato la scelta di seguirla sulla stessa strada. L’iniziale ostilità della famiglia venne meno quando la mamma conobbe Igino Giordani (Foco), di cui Gisella divenne segretaria a Roma. Nella sua lunga vita Gis è vissuta con Chiara per più di 40 anni. Dopo essere stata responsabile di alcuni focolari in Italia (nelle città di Trento, Roma, Milano, Firenze), le è stata affidata la sezione delle focolarine. In seguito ha affiancato la fondatrice, insieme a Oreste Basso, nel seguire gli sviluppi di tutta l’Opera di Maria. Per questo incarico ha visitato più volte le comunità nel mondo. Una vita, la sua, profondamente legata al carisma dell’unità, al quale si è mantenuta fedele fino alla fine, con gli effetti di una grande fecondità spirituale in lei e attorno a lei. Prossimamente su focolare.org sarà pubblicato un suo più ampio profilo. (altro…)
20 Gen 2018 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Esiste una sola via, e io perlomeno non riesco a vederne nessun’altra, per poter avere qui e ora il massimo dell’unità e della comunione fra noi: quest’unica via coincide […] che tu e io, voi e io e noi tutti con passione giorno per giorno in ogni situazione della nostra vita e in ogni situazione che si frappone fra noi, ci ancoriamo in modo saldo solo alla Sua Parola. (pag 266). La Parola di Dio supera le barriere che ci sono fra noi e crea comunione. […] Questo non ce lo può togliere nessuno, non ce lo può proibire nessuno. Qui non si può tornare indietro: questo è il punto essenziale in cui si apre la strada per andare avanti. […] Se viviamo la Parola in una realtà di reciprocità e in maniera radicale, in modo tale che ciò che tu vivi e ciò che io vivo siano un’unica Parola, siano insieme la Sua Parola, allora cresce fra noi l’unità […] Possiamo chiederci: ma come facciamo a vivere nell’unico Spirito che è la realtà più profonda e intima di Dio, e che è la realtà più profonda e intima a me stesso? Nel fatto che in te ricerco con tenacia i doni dello Spirito, in te che sei cristiano e credente come me. Ti interrogo a lungo, finché in te non ho scoperto lo Spirito. Non mi accontento di un compromesso dicendo: “In fondo non sei male, e non lo sono nemmeno io: io posso trovare un punto di incontro a metà strada!”. Non dico nemmeno: “Prendo qualcosa di tuo e qualcosa di mio per concertare una formula sulla quale entrambi possiamo metterci d’accordo senza modificare i fondamenti”.
Io invece mi chiedo: “Dov’è lo Spirito in te?”. Nell’insistenza di questa domanda non ti costringo e non ti limito, ma ti rendo libero, perché tu possa donarmi i doni dello Spirito in te. Sono pronto a lasciarmi interrogare da te fino al punto ultimo ed estremo affinché, confidando nello Spirito, anch’io possa offrire e donare a te i miei doni come doni di Dio. Donarsi reciprocamente i doni, scoprire nella reciprocità i doni dello Spirito nell’altro: questa è la via per l’unico Spirito. (pag, 265,266) (15.6.79, dialogo col teologo evangelico Lukas Vischer) Chi vive da lungo tempo la spiritualità dell’unità non può fermarsi a dire: Cosa mi va bene di quello che sta dicendo l’altro? Cosa non mi va bene? Per quali versi è compatibile con la mia opinione? Riguardo a cosa non è compatibile? Io invece cerco di farmi uno con l’altro, cerco di pensare a partire dall’altro, non in maniera da rinnegare quello che affermo con sicurezza in base a Cristo, ma nel senso che davanti all’altro mi chiedo: Quale luce vuole darmi? Guardo quindi a me stesso partendo dall’altro. Mi faccio uno con l’altro e cercando di rileggere la mia verità attraverso la luce dell’altro. (pag, 268) (da Domande e risposte alla Scuola ecumenica di Ottmaring) Wilfried Hagemann: KLAUS HEMMERLE, innamorato della Parola di Dio – Città Nuova 2013. (altro…)
19 Gen 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Durante il convegno di vescovi a Katowice.
Su quali binari e con quali prospettive si muove l’impegno ecumenico dei Focolari? Nel suo intervento ad un recente convegno di vescovi a Katowice, Jesús Morán Cepedano (spagnolo, nato nei pressi di Avila, in Spagna, nel 1957), dal 2014 copresidente del Movimento dei Focolari, ha tratteggiato le premesse e le caratteristiche di una spiritualità che la II Assemblea Ecumenica Europea, nel 1997, ha definito “ecumenica”. «Con la parola “spiritualità” intendo un modo di tradurre in vita la fede cristiana». Un accenno personale: «Ho conosciuto Chiara Lubich e il Movimento dei Focolari nel 1974. Come spagnolo, sono cresciuto in un ambiente cattolico, si meditava il Vangelo in chiesa. Ma questi nuovi amici mi proposero di metterlo in pratica. Volevo cambiare la società, ma la prima sorpresa è stata che il Vangelo cambiava me». Sono gli anni dei contatti di Chiara Lubich con personalità di varie Chiese, tra cui il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Athenagoras I e l’arcivescovo Robert Runcie, allora primate della Chiesa d’Inghilterra. «Questo carisma suscitava grande interesse anche, e a volte ancora di più, in chi non era cattolico». Ricordando le parole della fondatrice dei Focolari, rivolte a una platea di 7 mila sacerdoti e religiosi, riuniti nel 1982 nell’Aula Paolo VI in Vaticano «l’Opera di Maria non appartiene solo al mondo cattolico. Siamo una sola realtà fra noi tutti, pur con i limiti che le divisioni tuttora esistenti comportano».
Morán spiega: «Il carisma donato da Dio a Chiara affonda le sue radici in una dimensione ecclesiale che può essere condivisa da tutte le confessioni, perché attinge al cuore del Vangelo. E questo va connesso alla natura della spiritualità che nasce da questo carisma: una spiritualità di comunione, ad immagine della Trinità». Una spiritualità che fa precedere nei rapporti ecumenici il “dialogo della vita”, l’”ecumenismo dell’amore”, “della verità”, “del cuore”, termini anche oggi ricorrenti per sottolineare una reciprocità dell’amore che non si sostituisce al dialogo teologico, ma rende possibile «il riavvicinamento, in un profondo “scambio di doni” che arricchisce gli uni gli altri». Unità e riconciliazione iniziano nel cuore, nell’incontro tra le persone, nell’apertura accogliente, sottolinea Morán. Ma «l’unità che viviamo e che cerchiamo – argomenta – non è uniformità, è lo Spirito Santo stesso a suscitare le diversità». Non un approccio teorico, quindi, ma un’esperienza viva dell’amore evangelico, un “laboratorio ecumenico” che, nell’esperienza dei Focolari, accomuna cristiani appartenenti ormai a più di 300 Chiese e che è dilagato, almeno come autocoscienza, all’interno di innumerevoli contesti ecclesiali. «Il dialogo della vita è fruttuoso – aggiunge – anche nelle e tra le parrocchie di varie Chiese: in gemellaggi che aiutano a conoscersi reciprocamente e a trovare nuove forme di collaborazione per progetti sociali e culturali. Anche i giovani appartenenti a varie Chiese sono impegnati in prima linea per sostenere azioni di prima emergenza o di aiuto ai più bisognosi». Quali le ripercussioni a livello teologico? «Alcune persone esperte sono state chiamate a far parte di dialoghi teologici ufficiali. Anche a livello regionale e soprattutto diocesano molti si impegnano in prima persona». Un esempio, tra gli altri, sono i simposi teologici instaurati tra i professori della Facoltà rumeno-ortodossa di Cluj-Naponica (Romania) e dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Italia), dove è stata inaugurata, il 14 dicembre scorso, una cattedra ecumenica intitolata al Patriarca Athenagoras e a Chiara Lubich. «Silenziosamente, ma tenacemente, Dio sta tracciando una strada irreversibile per raggiungere il suo disegno sull’umanità, la fraternità universale». Chiudono la riflessione di Morán le parole della “Dichiarazione di Ottmaring” con cui il Movimento dei Focolari ha inaugurato le celebrazioni per il quinto centenario della Riforma: «Con tutte le nostre forze vorremmo sostenere le Chiese nell’impegno per arrivare alla piena e visibile comunione. Faremo tutto il possibile affinché le nostre attività e iniziative siano sostanziate di questo atteggiamento aperto e fraterno tra i cristiani». Leggi il testo integrale (altro…)
18 Gen 2018 | Cultura
A cento anni dalla frattura epocale della Grande Guerra (1914-1918), primo eccidio industriale di massa, l’umanità assiste ad una crescita costante delle spese in armamenti. L’instabilità mondiale, dalla scarsità delle risorse al fenomeno delle migrazioni, sposta le frontiere oltre i confini tradizionali degli stati alimentando la “terza guerra mondiale a pezzi” evocata da papa Francesco. Chi ricerca ancora la pace secondo giustizia non può ignorare il decisivo ruolo esercitato dalle industrie delle armi. Dal monito del presidente statunitense Eisenhower nel 1961 all’export italiano dei nostri giorni. GLI AUTORI Maurizio Simoncelli storico ed esperto di geopolitica, è vicepresidente e cofondatore dell’Istituto di ricerche internazionali archivio disarmo (IRIAD), partner italiano del network ICAN (Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari), premio Nobel per la pace 2017. Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’Istituto affari internazionali. Già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica (2006-2008), Capo di Stato Maggiore della Difesa (2008-2011) e Presidente del Centro Alti Studi della Difesa (2004-2006). Gianandrea Gaiani, direttore di Analisidifesa.it., collabora con numerose testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Panorama, Limes) occupandosi di analisi storico-strategiche e studio dei conflitti. Carlo Cefaloni, redattore di Città Nuova, si occupa in particolare temi di politica, lavoro, economia, cittadinanza e diritti umani. Collana Dossier Città Nuova Ed.
18 Gen 2018 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il nonno di Mirvet Kelly era diacono: «Ricordo la gioia di andare con lui, da piccola, ogni domenica alla Divina Liturgia siro-ortodossa. Orgogliosa, lo guardavo vestito di bianco recitare sull’altare la sua parte di preghiere». Ad Homs, in Siria, dove Mirvet è cresciuta, sono presenti varie Chiese: armeno-apostolica, greco ortodossa e cattolica di vari riti, maronita, melchita e siro cattolica. Prima della guerra, pur essendo legati alla propria Chiesa, i fedeli frequentavano anche un’altra senza problemi. Ciononostante, da conversazioni qua e là, lei percepiva anche le difficoltà di questa pluralità, ad esempio che un giovane non aveva potuto sposare la sua ragazza perché cattolica, o viceversa. «Crescendo – continua – tante cose sono cambiate: il nonno è venuto a mancare e la Divina Liturgia mi sembrava lunga e antiquata. A scuola ero l’unica cristiana in mezzo a tanti musulmani. A Natale e Pasqua ero la sola ad assentarmi, e al mio rientro venivo assalita da domande alle quali non sapevo rispondere: “Perché sono tante le Chiese? Perché il vostro Gesù viene crocifisso e risorge in date differenti, a seconda delle Chiese?” Con altre amiche abbiamo deciso di non voler appartenere a una o ad un’altra chiesa, ma di essere cristiane e basta. E come tante di loro, anch’io ho smesso di frequentare la mia Chiesa».
Dopo qualche tempo, Mirvet si imbatte in un gruppo che cerca di vivere il Vangelo alla luce della spiritualità dei Focolari. «Con loro ho scoperto che Dio è padre di tutti e che tutti siamo da lui amati come figli. La mia vita ha cominciato a cambiare. Ogni volta che cercavo di amare, andando per esempio a visitare gli anziani e i poveri, la gioia e la pace mi riempivano il cuore. Un giorno, in uno scritto di Chiara Lubich ho trovato la frase: “Dobbiamo amare la Chiesa altrui come la propria”. Io non solo non amavo la Chiesa altrui, ma neppure la mia, che avevo criticato e abbandonato. Oggi sono grata ai Focolari che mi hanno accompagnata in un nuovo inserimento in essa. Ho cominciato nel servizio, aiutando per il catechismo, la corale ed altro: un primo passo per aprirmi, nel tempo, a conoscere e amare anche le altre Chiese». A questo punto, la storia di Mirvet, già così feconda sul piano personale ed ecumenico, ha un nuovo balzo di qualità. Avverte che Dio la chiama alla straordinaria avventura di donarsi totalmente a Lui.
«Nei vari focolari dove ho vissuto – spiega – mi sono trovata ad essere l’unica ortodossa insieme a cattoliche di età, paesi, lingue, culture, Chiese, pensieri diversi. Cercare di vivere l’unità con tutte queste differenze è sempre una sfida, perché ognuna di noi ha i propri gusti e idee anche nelle piccole cose. Ma quando si cerca di far propria la realtà dell’altro, sperimentiamo che le diversità diventano ricchezza. Spesso preghiamo l’una per la Chiesa dell’altra, in una crescita che è insieme nella fede e nel rapporto con Dio. E quasi senza accorgercene portiamo il frutto di questa nostra comunione nelle rispettive Chiese, al lavoro, nella vita quotidiana. Sembra una goccia nel mare, ma anche i più piccoli passi, uniti a quelli di tanti altri nel mondo, possono fare la differenza. Nei paesi mediorientali dove ho vissuto, ad esempio, ho visto sacerdoti aiutare le persone senza chiedersi a quale Chiesa appartenessero, o fare progetti fra Chiese diverse a favore di quanti erano nel bisogno, indifferentemente se cristiani o musulmani. L’anno scorso cattolici ed ortodossi hanno festeggiato la Pasqua lo stesso giorno. Due amici siriani che ora vivono a Vienna mi raccontavano recentemente come loro e tanti altri siano stati aiutati da un parroco e dalle focolarine cattoliche a cercare casa, medicine, lavoro, e di aver formato un gruppo nel quale condividono e si aiutano nella comune esperienza cristiana. Alcune siriane, ora negli USA, mi dicevano che sono più di cinquanta gli immigrati siro ortodossi che si incontrano regolarmente, una volta dagli ortodossi e un’altra dai cattolici, sperimentando che Dio è sempre con noi e che dobbiamo pregare, vivere e amare affinché il testamento di Gesù: “Che tutti siano uno”, si realizzi al più presto». (altro…)
17 Gen 2018 | Focolari nel Mondo
In Italia, la Scuola Nazionale di Formazione Socio-Politica “Giorgio La Pira”, impegnata ad offrire un contributo per riscoprire il valore della politica e il suo ruolo fondamentale per il bene e il progresso del Paese, promuove dei corsi per suscitare, specie nei giovani, la vocazione all’impegno politico. Il 18 gennaio, presso l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense, nella Città del Vaticano, si inaugura “Educare alla cittadinanza libera e responsabile”, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dell’Istituto internazionale Jacques Maritain. Tre le riflessioni attorno a cui verteranno i lavori: “L’etica cristiana come strumento di contrasto al fenomeno della corruzione”, “L’azione dello Stato italiano contro la corruzione” ed infine “Il diritto e l’etica per la dignità della persona”.
17 Gen 2018 | Ecumenismo, Focolari nel Mondo
Da 110 anni, dal 18 al 25 gennaio si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, un’iniziativa ecumenica istituita nel 1908 dal Rev. Paul Wattson a Graymoor (New York), tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo. Nell’emisfero sud, invece, si celebra attorno a Pentecoste. L’iniziativa ha un prodromo verso il 1740, in Scozia: un predicatore evangelico-pentecostale invita a un giorno di preghiera per l’unità. Lo stesso invito viene rivolto dalla prima assemblea dei vescovi anglicani a Lambeth (1867) e dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Ioachim III (1902). Nel 1894 anche Papa Leone XIII incoraggia un “Ottavario di preghiera per l’unità”. La Chiesa cattolica, con il Concilio Vaticano II, sottolinea la preghiera come anima del Movimento ecumenico. Nel 1966 il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese stabiliscono di preparare congiuntamente i testi ufficiali per la Settimana di preghiera, lavoro affidato ogni volta, da più di trent’anni, ad un gruppo ecumenico locale diverso. Per il 2018 vengono scelte le Chiese dei Caraibi, e un gruppo ecumenico composto da cattolici, battisti, anglicani, metodisti, presbiteriani e di Chiese unite ne redige il sussidio. Il Movimento dei Focolari nel mondo s’impegna a promuovere la Settimana, insieme ad altri, secondo la preghiera di Gesù «Che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). (altro…)
17 Gen 2018 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Da due giorni Papa Francesco è nella “loro” terra, dove la sera del 15 gennaio, dopo l’atterraggio all’Aeroporto di Santiago, ha avuto inizio un viaggio che toccherà in una settimana due Paesi del Sudamerica. «Desidero incontrarvi, guardarvi negli occhi, vedere i vostri volti» aveva detto Papa Francesco prima di partire. Circa 15 mila volontari sono all’opera, offrendo i loro talenti, tempo e impegno per prestare un servizio fondamentale nei diversi eventi che avverranno durante la prima tappa in terra cilena. «Questa esperienza rompe i limiti di un compito affidatoci: è, infatti, l’espressione sincera di un impegno che segnerà per sempre la nostra vita», hanno detto alcuni di loro. «In controtendenza rispetto all’apatia espressa da alcuni mezzi di comunicazione, i giovani del Cile offrono una nota di entusiasmo ed emozione per la venuta del Papa», ben espressa dalla canzone composta per l’occasione da Claudio González Carrasco, della comunità dei Focolari di Temuco (sud del Cile). Accolto dalla Presidente uscente, Michelle Bachelet, il Papa ha poi proseguito verso la Nunziatura apostolica, dove soggiornerà in questa tappa. Tra i numerosi momenti fondamentali del viaggio in Cile vi sarà l’incontro con le popolazioni mapuches cilene, in lotta per la salvaguardia della propria identità, e la Messa del 17 gennaio per i popoli indigeni della regione. (altro…)
16 Gen 2018 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il 20 gennaio 2018, nell’anno in cui Palermo è stata scelta come capitale italiana della cultura, ricorre il 20° anniversario del conferimento della cittadinanza onoraria a Chiara Lubich. Una occasione per guardare ai processi che questo evento ha contribuito ad innescare per la diffusione della fraternità, dell’accoglienza e della pace. “Palermo vuole essere un luogo dove è possibile dialogare, dove il carisma dell’unità possa essere il fondamento della vita. Per questo Chiara Lubich è nostra concittadina”, aveva affermato allora il Sindaco Leoluca Orlando. Sarà lo stesso sindaco, vent’anni dopo, a ricordare l’avvenimento e il suo significato ancora attualissimo nella storica aula consiliare del Palazzo delle Aquile, alla presenza di autorità civili e religiose. Seguirà una serata presso i Cantieri Culturali della Zisa, con una rappresentazione teatrale ispirata al romanzo “Vento di scirocco…a Palermo” di Roberto Mazzarella, giornalista e scrittore palermitano prematuramente scomparso, sull’amore per la propria città e l’impegno politico improntato alla fraternità. (altro…)
16 Gen 2018 | Famiglie, Focolari nel Mondo
«Diverse circostanze ci indicavano che ormai non potevamo più restare nel nostro Paese, il Venezuela. Armando era stato licenziato e una lettera arrivata dal Perù ci apriva degli spiragli. Sembrava che Dio ci chiamasse lì». Con queste parole comincia il racconto di Ofelia e Armando, costretti a lasciare in patria i figli Daniel e Felix, per trovare casa, lavoro e un futuro per tutti in un altro Paese. «Senza un soldo abbiamo cominciato a prepararci. Ci è anche arrivata una somma per affrontare le spese del viaggio. Lasciare il proprio Paese è traumatico. Nostra figlia l’aveva già fatto ad ottobre, ma al confine le avevano tolto il computer e i soldi. Con queste premesse siamo partiti verso il confine». Armando e Ofelia lasciano tutto, ma portano con sé una foto di Domenico Mangano: persona di grande fede, impegnato con la comunità dei Focolari, nel centro Italia, e politico combattivo, morto nel 2001 e di cui, recentemente è stata aperta la causa di beatificazione. «Abbiamo chiesto a lui di occuparsi del nostro viaggio». «Attraversare il confine, incredibilmente, non ha comportato particolari difficoltà. Siamo passati quasi come fossimo invisibili, e una giovane donna, come un angelo, ci ha indicato cosa dovevamo fare. Dopo un solo controllo dei nostri bagagli siamo passati, senza la calca di persone che si erano affollate al confine nei giorni precedenti. Quasi non ci potevamo credere. Abbiamo pensato che era per l’aiuto di Domenico, e ci siamo affidati nuovamente a lui. Per un contrattempo siamo arrivati a Quito e abbiamo trascorso la notte nel Focolare femminile. Alcune persone della comunità del posto ci hanno portato a cena e il giorno a fare una passeggiata. Dopo sette giorni di viaggio siamo riusciti finalmente ad arrivare a Lima». A Lima, Ofelia e Armando ricevono ospitalità a casa di Elba e Mario, oltre a indumenti, una borsa di cibo, dei soldi. «Abbiamo visitato entrambi i focolari, siamo andati al Centro Fiore per aiutare a preparare il pranzo di Natale che i membri della comunità di Lima offrono alle ragazze salvate dalla schiavitù bianca, che sono ospitate dalle suore. Erano felici. Abbiamo ritrovato anche Silvano e Nilde, che prima di noi avevano lasciato il Venezuela. Siamo stati accolti da tutti con molto amore, ci sentiamo come una vera famiglia». «Il giorno di Natale una famiglia ci ha invitato a casa loro, e dopo il pranzo abbiamo fatto una passeggiata. Ora chiediamo a Dio di aiutarci a trovare una casa e un lavoro. Abbiamo vissuto molte cose e sappiamo che Domenico e Chiara Lubich continuano ad aiutarci da lassù. Una notte, mentre dormivamo – continua Ofelia – una ragazza a piedi nudi e con una bambina piccola in braccio ha bussato alla nostra porta. Non è casa nostra, ma abbiamo deciso ugualmente di aprirle, perché era Gesù stesso in lei che sembrava interpellarci. Era la vicina del piano di sopra, suo marito era ubriaco e la maltrattava. Ci disse che prima d’ora non aveva mai osato bussare ad un’altra porta del condominio, ma ci aveva notati qualche giorno prima, mentre scendevamo le scale, e in cuor suo aveva pensato che si poteva fidare di noi. Ora era lì, davanti a noi. Armando è andato a parlare con il marito, mentre io cercavo di consolare la giovane donna. Dopo qualche giorno lei è potuta rientrare nel suo appartamento e ora Armando e quell’uomo sono in continuo contatto. Siamo felici di aver amato Gesù in quella famiglia. Quanto a noi, Dio ci guiderà per capire cosa vuole da noi». Ma con una rinnovata speranza: «Siamo certi che il taglio con la nostra famiglia, il nostro Paese e gli amici porterà i suoi frutti». Gustavo Clariá (altro…)
15 Gen 2018 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Sono nata e cresciuta a Macau, una ex-colonia portoghese che ora fa parte della Cina Continentale. Qui, durante una Mariapoli, ho conosciuto l’Ideale di unità. Macau è una piccola città che si può visitare in poche ore, e per questo l’invito a partecipare ad un Genfest che si sarebbe svolto dopo qualche tempo a Roma, insieme a migliaia di giovani di tutto il mondo, mi attirava molto, anche se non avevo la minima idea di cosa fosse. Avevamo da poco cominciato a sperimentare questonuovo stile di vita, insieme ad altre ragazze. Alcune focolarine venivano spesso a trovarci e ci portavano le notizie e le esperienze del Vangelo vissuto. Quel mondo che prima conoscevo solo dalle lezioni di geografia, ora, con l’Ideale dell’unità che accomunava persone di tutte le latitudini, diventava per me più piccolo e più vicino. Siamo arrivati a Roma alcuni giorni prima dell’inizio del Genfest. Alloggiavamo in una casa che ospitava giovani giunti per l’occasione dalle Filippine, da Hong Kong, dall’Australia e dall’America Latina. Come avremmo comunicato tra noi? Mi chiedevo. Noi asiatiche eravamo un po’ timide, e oltretutto non parlavamo la loro lingua. Invece mi resi conto che non c’era bisogno di parlare, ci accomunava la stessa gioia. Tra tutti è nata subito una forte intesa e dopo un paio di giorni eravamo già come un’unica famiglia. Lì abbiamo saputo che il titolo del Genfest era: “Per un Mondo Unito”.

Chiara Lubich
Il Genfest si sarebbe svolto in uno stadio all’aperto, perciò ricordo che tutti pregavamo che non piovesse. Si attendevano centinaia di pullman da tutta Europa. Abbiamo saputo che Chiara Lubich, che ancora non conoscevo, desiderava che il Genfest fosse per noi “un momento di Dio”. Più che alla festa, ci portava all’essenziale. Anche se allora non capivo molto l’italiano, mi chiesero di tradurre per i giovani cinesi, filippini e brasiliani. Non è stato facile, anzi per dire la verità, quando il Genfest è cominciato tra l’emozione e le difficoltà ad ascoltare, non sono proprio riuscita a farlo. Quando sul palco è salita Chiara, i 40 mila giovani presenti erano già “un cuor solo e un’anima sola”. Eravamo presi dalla sua presenza e lì ho capito chi fosse. Pur in uno stadio immenso, ciascuno la sentiva vicina, come se parlasse a lui direttamente. Non capivo tutto, ma sentivo che avevamo già intrapreso insieme la strada verso un mondo più unito. Per un ideale così grande, ciascuno si sentiva interpellato in prima persona. Ad un certo punto ha cominciato a piovere. Ma era impressionante vedere che la pioggia non ci disturbava e chi aveva un ombrello lo usava per coprire chi era davanti o accanto. Nonostante non riuscissimo, per cause tecniche, a cogliere appieno quanto veniva detto dal palco, eravamo felici. La presenza di Gesù tra noi, resa possibile per l’amore reciproco, ci trascinava e ci riempiva di gioia. A conclusione del Genfest, tutti i 40 mila presenti siamo ripartiti da lì con la convinzione che iniziavamo a percorrere la stessa strada, quella che Chiara Lubich ci aveva indicato per costruire un mondo unito. Cominciava da subito, amando ogni persona che avremmo incontrato, ogni istante della nostra vita.
Del de Sousa
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13 Gen 2018 | Spiritualità

Foto: Pixabay
Tenere acceso l’amore, quell’amore che lo Spirito Santo ha diffuso nei nostri cuori […] deve esprimersi in fatti concreti. Nei prossimi quindici giorni vogliamo esaminarci proprio su questo particolare dell’amore, sulla sua concretezza, e lavorare a renderlo autentico. Come? […] Noi sappiamo come, vivendo nel mondo, è facile impolverarsi, raccogliere via via cose più o meno utili, o superflue, e tenerle nelle proprie case. Si tratta magari di una matita in più, di un libro, di un indumento, uno strumento, un quadro, un tappeto; di biancheria, di mobili; di cose voluminose, o piccole, di una somma di denaro. Perché non raccogliere tutti questi oggetti e metterli a disposizione di chi non ne ha nella nostra comunità, o dei poveri, o del “Gesù abbandonato quotidiano”, come noi definiamo le calamità che gettano nel dolore, nelle angosce, nel freddo e nei pericoli tanta gente? Ogni mattina, appena alzati, ci si lava il volto. Non sarà forse necessario, ogni anno, all’inizio dell’anno, fare una verifica del nostro superfluo e donarlo per obbligo di carità? Nei focolari si fa di tanto in tanto quello che noi chiamiamo “il fagotto”: si ammucchia cioè tutto ciò che è in sovrappiù e lo si distribuisce. Non può questo essere attuato da tutti noi? […] Raccogliendo il superfluo e donandolo, la nostra carità verso i prossimi sarà vera e salveremo perciò, per essa, la presenza viva del Risorto in noi. Io ho sperimentato che per attuare ciò occorre un po’ di tempo. Bisogna considerare bene cosa per cosa. Disporre naturalmente solo di ciò che possiamo dire nostro, e definire: questo è superfluo, questo no. Ed essere generosi, pensando che è meglio rimanere senza qualcosa di utile piuttosto che averne in sovrappiù. […] Fuggiamo anche noi da quegli attaccamenti, da quel poco o tanto di consumismo che è penetrato, magari involontariamente, nella nostra vita. Ci sentiremo più liberi e più leggeri, più atti a lavorare per […] fare del presente un anno fruttuosissimo. Da “Cercando le cose di lassù” – Città Nuova 1992 – pp. 122 e segg. (altro…)
12 Gen 2018 | Focolari nel Mondo
Acolhimento: 10h00 sábado Conclusão: 17h00 domingo Em 2018, o encontro de namorados e noivos em preparação para o casamento realiza-se nos fins de semana 20/21 de janeiro e 17/18 de fevereiro, sendo abordadas temáticas diferentes em cada um. Para todos aqueles que participarem nos quatro dias será emitido um certificado de participação (equivalente a CPM). O encontro destina-se todos os casais de namorados, independentemente do tempo de namoro. A impossibilidade da participação num dos encontros não inviabiliza a participação no outro. Informações e inscrições aqui Mais informações: familiasnovas@focolares.pt
12 Gen 2018 | Chiesa, Spiritualità

© Osservatore Romano
“Le donne, il futuro della Chiesa?” titola l’articolo-intervista di Alberto Chiara, a doppia pagina, corredato di ampie foto, nello speciale di fine anno della rivista edita dalla San Paolo. Ma nel corso dell’intervista il tema si allarga, passando dal ruolo della donna nella Chiesa alle sfide aperte dal pontificato di Francesco per andare incontro ai poveri e agli emarginati, fino all’impegno di dialogo con le nuove generazioni, cui in ottobre sarà dedicato un Sinodo dei vescovi, preceduto da una serie di eventi presinodali di grande rilievo. Le donne salveranno la Chiesa? «L’ha già salvata Gesù Cristo» risponde sinteticamente Maria Voce. «Conta ciò che fanno, insieme, gli uomini e le donne delle varie comunità». Il giornalista incalza, ricordando le recenti nomine di Papa Francesco, in due Dicasteri chiave – quello per i laici e quello per la famiglia e la vita – di due donne, entrambe sposate e con figli, Linda Ghisoni e Gabriella Gambino (docente universitaria e Giudice istruttore del Tribunale per le cause di nullità di matrimonio nel Lazio la prima, professore di Bioetica e Filosofia del Diritto all’Università romana di Tor Vergata e di Scienze del Matrimonio e della Famiglia al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II la seconda). «Mi sembra che in papa Francesco ci sia l’intenzione di affermare un rapporto autentico, vero, di complementarietà fra la donna e l’uomo» replica Maria Voce. «Naturalmente questo rapporto è sempre esistito. All’inizio “Dio creò l’uomo maschio e femmina”. Creò due esseri differenziati i quali, insieme, costituiscono l’umanità». Dopo tanto maschilismo è tempo di rivincita per le donne? «Papa Francesco vuole che la donna abbia, come l’uomo, la possibilità di dire la sua all’interno della Chiesa, assumendo anche ruoli di responsabilità crescente, ma senza schiacciare l’uomo, semmai evidenziando le proprie doti, quella particolare capacità generativa e di maternità. Nessuna rivincita, dunque, anche se le donne fin qui non hanno avuto adeguato spazio. Nella Chiesa come nella società». Sullo stato di salute della Chiesa in questo tempo, Maria Voce commenta: «Sono molto felice di vivere in questo tempo, con questa Chiesa». «Non potremmo avere momento migliore». E aggiunge: il tratto caratteristico che più mi convince è la «la serenità di fondo che segna il rapporto fra il Pontefice e il popolo di Dio. Francesco è un Papa sempre generoso nell’accogliere, pronto ad aprire, attento a comprendere le difficoltà dell’umanità». Non nasconde le difficoltà del momento, anche interne alla Chiesa, ma «ogni tempo ha le sue difficoltà. I nostri giorni non si sottraggono alla regola. Tante volte penso a quanto deve soffrire papa Bergoglio per non sentirsi compreso, lapidato con giudizi severi per parole riportate fuori contesto…». Dovendo scegliere prima una, poi due parole che definiscano l’attuale pontefice, la presidente dei Focolari indica “carità” e “verità”, ma specifica: «L’una non esclude l’altra. Bergoglio sa che alcune cose che lui dice o che lui fa possono dare fastidio, possono non essere capite fino in fondo da tutti. Ma procede, mosso da amore, per migliorare, correggendole, certe situazioni». Sui settori di predilezione dell’attuale Pontefice, Emmaus osserva: «L’attenzione insistita del Papa verso i poveri, i malati, gli emarginati, la sua capacità di chinarsi su chi sbaglia, non gli fa dimenticare altre categorie». Davanti ad una Chiesa sempre più aperta al dialogo alla pari con tutti, Maria Voce esprime un sogno: «Che il Papa promuova una giornata di preghiera comune e inviti i capi delle altre Chiese, ortodossi, anglicani, luterani, metodisti, battisti… a pregare insieme una volta l’anno, durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani o in altro momento. Credo che se i credenti vedessero i loro capi pregare insieme con consuetudine scoprirebbero possibile l’unità nella diversità». La conclusione dell’intervista è dedicata, con una battuta, ai giovani, cui la Chiesa intende dedicarsi quest’anno con particolare attenzione: «Noi adulti dovremmo ascoltarli». Leggi il testo integrale (altro…)
12 Gen 2018 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Vengo da voi come pellegrino della gioia del Vangelo, per condividere con tutti “la pace del Signore” e “confermarvi nella stessa speranza”». Inizia così il videomessaggio che Francesco rivolge a quanti lo accoglieranno nel prossimo viaggio in Sudamerica, dal 15 al 22 gennaio. «Desidero incontrarvi, guardarvi negli occhi, vedere i vostri volti e potere, tutti insieme, sperimentare la vicinanza di Dio, la Sua tenerezza e misericordia che ci abbraccia e consola». Il Papa conosce la storia di questi due Paesi «tessuta con impegno e dedizione», e desidera «rendere grazie a Dio per la fede e l’amore per Dio e per i fratelli più bisognosi, specialmente per l’amore che voi avete verso coloro che sono scartati dalla società». Papa Francesco esprime il suo desiderio di «condividere con voi le vostre gioie, tristezze, difficoltà e speranze», la pace che «solo Lui può dare». Una pace che «si basa sulla giustizia e ci permette di incontrare istanze di comunione e di armonia». Il Papa conclude il videomessaggio mettendo «nelle mani della Vergine Santa, Madre d’America, questo Viaggio Apostolico e tutte le intenzioni che portiamo nel nostro cuore, perché Lei, come buona Madre, possa accoglierle e insegnarci il cammino verso Suo Figlio». Ascolta il videomessaggio in spagnolo Leggi il testo completo in italiano (altro…)
11 Gen 2018 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Napoletani, lui ferroviere, lei contabile. Rosy e Leo Prisco sono ambedue in pensione, senza peraltro averne né l’aria né lo spirito. La loro storia inizia 40 anni fa, epoca in cui le coppie che in Italia scelgono il rito civile sono ancora pochissime. Ma loro sono agnostici e a sposarsi vanno in municipio. Sono due tipi così diversi che nessuno, tranne loro, è disposto a scommettere un soldo sulla loro tenuta di coppia. Alla nascita del primo bambino si affaccia un dubbio: lo battezziamo o no? Ne parlano col parroco. «Per noi, agnostici e marxisti convinti – ricorda Rosy – era impensabile che un prete ci accogliesse in modo così aperto e amichevole. Don Salvatore non solo non ha espresso alcun giudizio sulla nostra posizione di coppia, ma è diventato un amico, al punto da potergli raccontare che litigavamo sempre. Sì, perché era facile fare i rivoluzionari ‘fuori’, ma dentro casa chi doveva cucinare e fare tutto ero io. Ricordo che per farmi sentire da Leo (ero un po’ pazza ma qualche volta almeno funzionava!) facevo come quando si andava con i manifesti in piazza a protestare: alle pareti della cucina appendevo cartelli con scritto: “Sei un tiranno”, “Stai calpestando la parità uomo-donna”, ecc. Don Salvatore ci ha fatto conoscere altre coppie. Anch’esse avevano difficoltà, ma avevano imparato a dialogare, anche perché conoscevano un segreto: chiedersi scusa e ricominciare. Un esercizio che abbiamo cercato di fare anche noi, a tutto vantaggio della nostra relazione che migliorava giorno per giorno. Intanto don Salvatore ha acconsentito celebrare il battesimo di Francesco e, sei anni dopo, quello di Nunzio». «Grazie a don Salvatore e alle altre famiglie – spiega Leo – abbiamo incontrato Dio e il suo amore, e pian piano si è acceso in noi il desiderio di essere famiglia secondo il suo cuore. Ci siamo resi conto che anche se gli avevamo girato le spalle, Egli, essendo amore, non aveva mai smesso di parlarci. Come aveva fatto nel ‘93, in una camera mortuaria d’ospedale. Lì, casualmente, avevamo incrociato il dolore di due genitori cui era morto il loro angioletto di 3 anni. Per noi è stato un messaggio forte: e se fosse capitato a noi? Erano gli stessi genitori che anni dopo abbiamo rivisto in un convegno dei Focolari, invitati da don Salvatore. Da quel dolore erano nate tre case-famiglia per bambini in difficoltà».
Per Rosy e Leo, che nel ‘95 hanno detto il loro sì nel sacramento del matrimonio, aver ritrovato Gino ed Elisa nell’ambito dei Focolari non è una semplice casualità. «È nato subito un legame – racconta Rosy – che ci ha portati ad offrire la mia collaborazione a tempo pieno come mamma sostitutiva in una delle case-famiglia della Fondazione Ferraro. Leo ci raggiungeva dopo il lavoro. Sono stati sei anni meravigliosi, nei quali abbiamo avuto modo di amare col cuore tanti bambini che trascorrevano a Casa Sorriso periodi più o meno lunghi, a seconda della situazione in cui la loro famiglia era precipitata». «Questa esperienza – confida Leo – ci ha donato la consapevolezza di essere soltanto degli strumenti nelle mani di Dio e che il poter essere d’aiuto non dipende dall’avere chissà quali requisiti. Noi due, oggi come allora, non siamo una famiglia perfetta: semplicemente vogliamo metterci a servizio di chi ci rappresenta Gesù. Come è stato per le due ragazzine russe che abbiamo accolto in affido in casa nostra, un rapporto che continua anche ora che sono ormai adulte». Agli inizi del 2017, essendo in pensione, decidono di festeggiare il 50esimo di Famiglie Nuove mettendosi ancora più a servizio per la realizzazione dei vari eventi celebrativi. Collaborano anche in una mensa per la formazione di giovani. Ma se il 2017 è terminato, il desiderio di donazione no. Dall’ottobre dello scorso anno si sono trasferiti a Loppiano per rimanervi fino a luglio e poter seguire così da vicino, per la logistica, le pratiche burocratiche, i trasporti, ecc., quelle famiglie che da diverse parti del mondo sono giunte alla Scuola Loreto per imparare ad essere famiglia secondo il cuore di Dio. (altro…)
10 Gen 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
La calda estate dell’emisfero australe ha da poco fatto da cornice ad un incontro con la sociologia latinoamericana, che i partecipanti hanno definito “folgorante”. «Every time we love, every time we give, it’s Christmas» sintetizza a nome della segreteria di Social-One Silvia Cataldi, ricercatrice all’Università “La Sapienza” di Roma e autrice, insieme a Vera Araujo e Gennaro Iorio, del volume “L’amore al tempo della globalizzazione. Verso un nuovo concetto sociologico” (Città Nuova, 2015), che scandaglia la dimensione “pubblica” e “sociale” dell’amore come forza trasformativa nella vita delle comunità e nei comportamenti collettivi. La stessa dimensione “agapica” su cui il gruppo di sociologi si è interrogato con momenti di studio e laboratorio.

Vera Araujo
«In Uruguay – spiega la Cataldi – abbiamo partecipato ad un Convegno internazionale di 5mila sociologi, organizzato dell’Associazione Latinoamericana di Sociologia (Alas) con la presentazione di una ricerca sulla raccolta e meta-analisi di casi di “agire agapico” nel mondo. Quindi ad una tavola rotonda sul manifesto del Convivialismo, firmato nel 2013 da filosofi, sociologi, economisti e antropologi di tutto il mondo, quale contributo delle scienze umane all’arte del vivere insieme. Un’occasione per conoscere la sociologia latinoamericana e rimettere a fuoco ciò che l’America Latina può donare al mondo: una visione molto vitale della cultura in cui lo studio, l’intervento e la trasformazione sociale sono un tutt’uno, al servizio dell’umanità». Successivamente, il gruppo di Social-One – 60 studenti e docenti provenienti da Brasile, Colombia, Argentina, Cile e Italia – si è spostato a Recife, in Brasile, dove ha partecipato ad un seminario presso l’Università Federale del Pernambuco, quindi nella cittadella Santa Maria dove si è svolta la summer school dal titolo “Agire agapico e realtà sociale: Immaginazione sociologica per promuovere sviluppo, per costruire futuro”: «Una scuola di apprendimento reciproco sul tema dell’agape in azione nel sociale, cui è seguito un workshop nelle comunità delle favelas vicine. Le impressioni raccolte alla fine parlavano di un profondo rinnovamento personale, comunitario e spirituale. Abbiamo parlato sempre e solo di sociologia, ma l’amore tra noi e le idee di Chiara Lubich hanno toccato non solo le menti, ma anche i cuori».
Una studentessa brasiliana, assistente sociale, ha commentato: «La summer school è stata per me la conferma dell’importanza della interdisciplinarietà. Lavoro come assistente sociale a contatto con la sofferenza di persone che hanno perso la loro dignità. Una nuova comprensione dell’essere persona genera nuove pratiche che attivano aspetti latenti della natura umana». Un professore di Recife: «L’agape non è solo un concetto sociologico, ma attraversa i campi della filosofia e della metafisica. Ho visto che l’amore agisce anche nel vostro gruppo. In questa prospettiva, si apre un dialogo amorevole e generoso». Giuseppe Pellegrini, dell’Università di Padova: «L’incontro con le culture latinoamericane è sempre arricchente. Per me è un modo per conoscere meglio il mio Paese. La necessità di mettere alla prova categorie e concetti, la capacità di leggere la realtà sociale e i suoi mutamenti sono alcuni tra gli elementi più stimolanti che ho trovato. A distanza di trent’anni dalla mia prima esperienza in Brasile, ho sentito le stesse vibrazioni, la stessa energia che anima questo popolo così vario nei modi e nelle manifestazioni di vita comunitaria. Lo sforzo compiuto da molte persone che vivono secondo l’ideale di Chiara Lubich ha dato frutti genuini e rispettosi della vita latinoamericana. L’agire agapico è una delle manifestazioni dell’amore scambievole, un elemento generativo e contagioso, insieme teorico e pratico, in grado di influire nel mutamento sociale, culturale e politico». Prossima tappa di Social One il convegno del 7 e 8 giugno all’Università italiana di Salerno. Per continuare il dialogo con la sociologia contemporanea, ma anche per ospitare una “social” Expo con le buone pratiche di associazioni e istituzioni che operano nel sociale. (altro…)
9 Gen 2018 | Cultura

Nel 1523, i principati di Mirandola e Concordia sono sconvolti da una intensa campagna persecutoria anti-stregonesca, che conduce al rogo, con l’accusa di illecito commercio con il demonio, 7 uomini e 3 donne. Pochi mesi dopo, Gianfrancesco Pico, che da signore di Mirandola aveva incoraggiato le persecuzioni (servendosi del braccio armato degli inquisitori domenicani), pubblica la Strix sive de ludificatione daemonum, scritto allo scopo di giustificare le condanne comminate. Inserendosi nel genere della letteratura demonologica seguita al Malleus Maleficarum, la Strix offre la possibilità di esplorare i nessi tra il fenomeno della caccia alle streghe e alcuni temi fondamentali del pensiero rinascimentale (la crisi della gnoseologia aristotelica, il ritorno dello scetticismo pirroniano, la riflessione sulla potenza dell’immaginazione), e permette di considerare l’ossessione demonologica che caratterizza la prima modernità non più al modo del residuo irrazionale di un’età di trionfo della ragione, ma come snodo concettuale imprescindibile per comprendere la filosofia del Cinquecento.
9 Gen 2018 | Cultura, Focolari nel Mondo
Nell’anno del 50° del Gen Verde, la band internazionale ha pubblicato TURN IT UP! «Un invito – dicono – ad “alzare il volume dell’unità”. E ciò richiede un amore concreto, universale e che sa prendere l’iniziativa». L’idea ha viaggiato insieme al gruppo per il mondo, è riecheggiata nelle piazze, nelle scuole e nelle case. Ha contagiato tanti ed è diventato un impegno di vita. «Ora che l’anno si chiude – aggiungono le artiste – l’idea ci ritorna “vestita di mille colori”, cantata da innumerevoli voci, danzata con la fantasia di popoli diversi. Sono 465 ragazzi e ragazze, di 31 città, di 21 Paesi dei 5 continenti, i protagonisti del video montaggio TURN IT UP!, con la loro passione, entusiasmo e gioia». https://youtu.be/DKoodP6IYqg?t=40 (altro…)
8 Gen 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
È stata una “foto di Gruppo” molto particolare quella scattata in occasione della presentazione pubblica, alla presenza delle autorità e dei protagonisti, del bilancio sociale del Gruppo Tassano, che nel tempo si è trasformato da cooperativa a consorzio, e da consorzio a gruppo di consorzi. Una realtà composita, formata attualmente da 33 cooperative, che offrono servizi diversificati rivolti complessivamente a 4.700 utenti diretti e a 100 mila indiretti, in una regione del Nord Ovest d’Italia che, in un breve tratto, arriva rapidamente dal mare e dalla vegetazione a macchia mediterranea fino alle montagne, d’inverno sempre innevate. Quasi 700 i dipendenti, formati prima di tutto allo spirito dell’economia di comunione. «È una legge dell’economia che il mondo non utilizza – ha spiegato in quell’occasione Luigino Bruni – ma che esiste. Vi aderiscono le aziende che si impegnano a destinare i profitti in tre direzioni: una parte per creare posti di lavoro, una parte per aiutare i poveri e una parte per diffondere questa cultura. Lavoro vero, che dà dignità: la storia del Tassano è una storia d’amore fatta di lavoro e lavoratori che ha generato valore e valori».
Una storia che parte da lontano. Da quando, nel 1989, due amici, piccoli imprenditori locali, Giacomo Linaro e Piero Cattani, insieme ad altri 24 soci volontari aderenti al Movimento dei Focolari, danno vita ad una cooperativa per rispondere ai numerosi casi di disagio sociale presenti sul territorio. La cooperativa cresce e gradualmente si conquista la fiducia di vari interlocutori, anche pubblici, acquisendo nuovi servizi. Due anni dopo, i membri di Tassano sentirono che i loro obiettivi erano in prefetta sintonia con il Progetto di Economia di Comunione iniziato da Chiara Lubich in Brasile, così da diffondere solidarietà a livello globale. Hanno subito aderito al progetto. A poco a poco, la crescita delle diverse attività e il conseguente sviluppo di nuove cooperative hanno dato vita a un consorzio di imprese che rimangono amministrativamente indipendenti, ma unite nell’esperienza, tutte operanti con lo stesso spirito nel sociale, nell’educativo e nell’ambito assistenziale, con servizi rivolti ai gruppi più deboli della popolazione: gli anziani soli, i disabili, i malati di mente, i disoccupati, ma anche le famiglie, i bambini e i giovani, senza dimenticare l’attenzione alla salvaguardia e alla cura del territorio. Nel 1997, Tassano si trasforma in Gruppo di Imprese Cooperative, con l’intento di unificare le diverse esperienze imprenditoriali e sociali già esistenti, ma anche per fungere da “incubatore” a realtà produttive nuove. Nel futuro, tutti gli ambiti strategici confluiranno in consorzi che potranno consolidare la crescita e favorire un ulteriore sviluppo.
Spiega Maurizio Cantamessa, presidente del Gruppo: «La nostra è una realtà molto coesa, con una totale condivisione dei valori ed anche una comprensione a livello di lavoro quotidiano: era il momento di raggrupparci, consolidarci e ripartire. Il fatto di esserci concentrati sul territorio è molto importante, perché favorisce le relazioni. Con le istituzioni lavoriamo ogni giorno gomito a gomito. Avendo a che fare con servizi alla persona è importante “esserci di persona”». Pur con tutte le trasformazioni, la “mission” del Gruppo è rimasta sempre la stessa: favorire una concezione dell’agire economico teso alla promozione integrale e solidale dell’uomo e della società, senza rinunciare ad un forte orientamento al mercato, mediante l’individuazione di obiettivi e piani di sviluppo aziendale che possono portare alla creazione di nuove imprese e quindi alla formazione di nuovi posti di lavoro. A dimostrazione del fatto che le idee, i principi e i valori della cooperazione possono tradursi efficacemente in azioni concrete a vantaggio del lavoro, del territorio e dei suoi abitanti. Impresa e solidarietà, insieme. Chiara Favotti (altro…)
6 Gen 2018 | Centro internazionale, Spiritualità
Questi tre sapienti orientali, i Magi, messisi in moto al di là del deserto per ricercare un bambino prefigurano la marcia del cristianesimo per ritrovare l’innocenza. Quel bambino era un re, ma un re senza alloggio; e quelli vennero lo stesso, camminando sotto il lume delle costellazioni, avendo per guida una stella. Questo è il miracolo del Cristo. Che schioda la gente dai posti fissi, sconficca i cuori dagli interessi che pietrificano, spinge oltre il sacro recinto, per rimettere in circolazione uomini e cose nella ricerca dell’unità e sotto la spinta dell’universalità: e così alla sua culla approdano da ogni plaga profeti, ebrei e filosofi greci, arte e letteratura, speculazione e costumi, spogliandosi lungo il tragitto di quel che avevano di particolarmente idolatrico e cioè di erroneo, di antirazionale, e disumano. E tutto si va a raccogliere intorno a Cristo, che è la ragione totale. I Magi portavano dai recessi dell’Arabia e della Mesopotamia tesori e profumi: affetti ed effetti. L’amore li tirava fuori della lontananza per avvicinarli al Cristo, che era il gran povero ed è sempre presente nei poveri. Questa marcia dei Magi simboleggia così lo sforzo per avvicinarsi da tutte le lontananze, per salire da tutte le bassure, per arrivare con l’offerta dei cuori e quella dei beni materiali, attraverso i deserti dell’egoismo, all’unità con Dio: “ché Dio si fece uomo affinché l’uomo si facesse Dio” come ebbe a dire S. Agostino: l’uno discese perché l’altro ascendesse. Ma è una marcia lunga, e fatta di notte, tra insidie e triboli. La verità non si acquista senza fatica; Dio è un premio donato a chi faticosamente cerca: ma chi cerca trova. Igino Giordani, I Re magi, «La Via» n.97, 6 gennaio 1951, p.4 (altro…)
5 Gen 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Da una piccola città del Nord Italia ai cinque continenti. Un ampio dossier di taglio sociologico delinea la storia dei Focolari, dalla nascita fino all’approvazione definitiva da parte della Chiesa nel 1965. Una ricostruzione dettagliata, incoraggiata dalla stessa fondatrice dei Focolari già dagli anni ‘80, pubblicata per la prima volta nel 2010 in un’edizione francese, è stata ultimamente tradotta in italiano da Città Nuova. Piero Coda, rettore dello IUS, nella prefazione, introduce lo studio di Callebaut con queste parole: «Un approccio scientifico complessivo alla storia dei Focolari sino ad oggi ancora non esisteva. […] la presente ricerca, per la prima volta, costruisce e istruisce un dossier storico e interpretativo del rilevante fenomeno rappresentato dal Movimento dei Focolari […] Il lavoro è accurato, puntuale, per quanto possibile esaustivo […] ineccepibile ed eccellente sotto il profilo storico». Intervistato da Lorenzo Prezzi per settimananews.it, Bernhard Callebaut (Bruges, 1953), studi di diritto, filosofia e sociologia all’Università Cattolica di Lovanio, attualmente professore all’Istituto Universitario Sophia, presso Firenze, di cui è anche Program Director del Gruppo di ricerca Religions in a Global World, spiega il senso dell’opera: «Penso che il puro racconto testimoniale, nel quale si sente molto viva la persona, rimanga valido sempre. Non penso che un libro come il mio possa cancellare dalla mia storia lo choc benefico provato alla lettura di alcune pagine del primo libro della Lubich (Meditazioni), pagine che stimolavano a vivere i messaggi che contenevano. Ciò premesso, credo che, in un secondo momento, vadano rispettate quelle esigenze di capire, di contestualizzare, di legare il fenomeno in sé a una storia pregressa e coglierne almeno un po’ la prospettiva futura».
I primi vent’anni della storia dei Focolari sono scandagliati a partire dalle “illuminazioni” di Chiara Lubich, diventate in seguito nuclei centrali della sua spiritualità. «Il carisma è sempre concesso a qualcuno in particolare, anche qui» spiega Callebaut. «Solo dopo un certo tempo la Lubich si rese conto che in verità quel dono era dato a lei e a nessun’altra, almeno non in questa forma forte, limpida, travolgente. Ma, col tempo, s’accorse anche che i suoi primi compagni, che erano mandati altrove – in Italia prima, poi in Europa e nei continenti – diventavano anche loro in qualche modo portatori, moltiplicatori del carisma, “fontanelle” a loro volta». «Oggi come oggi – e nel mio libro viene documentato ampiamente – il cuore del carisma della Lubich è legato all’avere individuato – per dono – e poi sviscerato, come non mai nella storia di due millenni di vita cristiana, il significato di quel culmine della passione che costituisce il momento del grido d’abbandono di un uomo-Dio». Quella dei Focolari è, all’inizio, una storia fatta anche di una lunga e sofferta attesa del riconoscimento formale da parte della Chiesa. «All’inizio degli anni Cinquanta il Sant’Uffizio esamina le carte sui Focolari e avvia una serie di confronti con la giovane fondatrice. Per mettere alla prova lei e i suoi e misurare la loro fedeltà alla Chiesa, le chiede di fare un passo indietro, di non fare più da responsabile del Movimento. Il suo entourage non occulterà mai chi è veramente l’anima del Movimento e non ci fu crisi di leadership durante tutti quegli anni, fino a quando Paolo VI risolse definitivamente la questione. Nel 1965 la Lubich firmerà la sua prima lettera come presidente dei Focolari. Oggi, a distanza di tempo, si inizia a cogliere che dietro la sua statura di portatrice di spiritualità, c’era anche una densità di pensiero poco comune». In anni più recenti, l’intuizione carismatica della fondatrice si traduce anche in una serie di proposte concrete quale contributo alla risoluzione di questioni sociali o culturali. Come l’Economia di Comunione, «che realizza la scelta preferenziale per i poveri e, nello stesso tempo, valorizza chi sa contribuire alla vita economica con il talento non comune dell’intraprendenza», o la fondazione dell’Istituto Sophia, «come apporto interessante ai dibattiti e al travaglio del pensiero contemporaneo». Oggi, tutti i membri dei Focolari in qualche modo portano e moltiplicano» il carisma di Chiara Lubich «per realizzare l’ut omnes». E conclude Callebaut: «C’è lavoro per qualche secolo, mi sembra».
Callebaut Bernhard, Tradition, charisme et prophétie dans le Mouvement international des Focolari. Analyse sociologique, Paris, Nouvelle Cité, 2010, LXXXIII + 537 p. Trad. it. La nascita dei Focolari. Storia e sociologia di un carisma (1943-1965), Città Nuova – Sophia, Roma 2017, pp. 640. Leggi l’intervista completa di Lorenzo Prezzi (altro…)
4 Gen 2018 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Le rughe del disincanto «Dopo anni di matrimonio mi sono resa conto che l’uomo che mi viveva accanto non era più quello che mi aveva fatto perdere la testa. Ma ora c’erano i figli e la vita era andata avanti. Un giorno una mia amica mi ha detto: «Ti vedo invecchiare male. Invece di crescere nell’amore, stanno aumentando le rughe del disincanto». Era vero, al posto dell’amore e della donazione avevo messo dei principi di giustizia. Ho cercato di cambiare atteggiamento verso mio marito e ho scoperto che aveva più che mai bisogno di me e del mio sostegno. Ora le cose sono cambiate. In famiglia circola tra tutti un amore più grande». (M.F. – Polonia) La farmacia «I dipendenti della farmacia dove lavoravo prima erano stati licenziati. Tutti, tranne me. I nuovi gestori, però, erano mossi più dall’interesse che dal bene dei clienti. Anche l’atmosfera era rapidamente cambiata. Per alcuni mesi mi sono adoperata per migliorare i rapporti tra i dipendenti e con i clienti. Un tempo prezioso, durante il quale ho imparato ad essere più misericordiosa. Poi anche per me si è prospettato il licenziamento. Malgrado ciò, confidavo nella Provvidenza, che non mi ha delusa: inaspettatamente un’altra farmacia mi ha offerto il posto di un dipendente che era andato in pensione». (C.T. – Ungheria) I miei pazienti “difficili” «Da diversi anni lavoro come medico in un istituto specializzato per pazienti in stato vegetativo, in genere traumatizzati in seguito ad un incidente. Il percorso di recupero dal coma è molto complesso e non è nemmeno scontato che avvenga. Ai famigliari che mi chiedono se il loro congiunto si risveglierà, rispondo, in genere, che non possiamo prevedere cosa potrà succedere, e che solo Dio conosce il loro futuro. Noi operatori siamo solo strumenti nelle sue mani. È impossibile rimanere indifferenti davanti a tali tragedie. Talvolta, la mia fede come cristiano ha vacillato. Però penso che questi pazienti “difficili” abbiano una funzione sociale importante: per parenti e amici diventano un centro di aggregazione della famiglia e suscitano in loro la capacità di donazione». (Elio – Italia) Resurrezione «Droga, prostituzione … Da due anni seguivo il mio amico Mario nel suo calvario. Lui si era allontanato da Dio, ma rispettava il mio modo di vivere la fede. Quando finì in ospedale, lo andavo a trovare assiduamente. Mi chiedeva: «Perché lo fai? Vengo da un mondo completamente diverso dal tuo!». Durante la degenza ebbe modo di riflettere, e un giorno mi disse: «Cercavo di convincermi che Dio non esistesse, perché questo mi avrebbe costretto a cambiare vita. Ora però non posso più andare avanti così. Sei l’unica persona veramente felice che io abbia mai incontrato. Vorrei tanto vivere come te». Gli proposi di cercare di mettere in pratica una Parola del Vangelo alla volta. Anche io provavo a farlo, e funzionava! Poiché si fidava di me, accettò di provare. Soprattutto gli risultava difficile cambiare il senso della parola “amare”, che per lui aveva voluto dire prostituirsi per soldi. Fu un cammino difficile, tra cadute e nuovi inizi. Un giorno si accostò al sacramento della confessione. Dopo era raggiante. Poi l’incidente, nel quale perse la vita. Dio lo attendeva lì. Ma ormai era preparato». (S.V. – Svizzera) (altro…)
3 Gen 2018 | Cultura, Focolari nel Mondo
This quote is so relevant today even though that many of us may feel disconnected with the political process. Elections in the US and across Europe, Brexit and polarisation within the political landscape seem to divide our families and communities. The rise of the far right and the far left mean that we often forget how to communicate. We have lost the ability to talk and listen to each other. It seems as though we are unable to find a ‘common ground’. The Movement for Politics, proposed by the Focolare, seeks to promote the goal of unity. This networks brings together people who are active or interested in public life. It involves active members of various political parties with the aim of enhancing dialogue and understanding. The Movement for Politics creates a platform where unity in politics is possible and positive social change is advanced. It is present in many countries and now more than ever is the moment to take initial steps here in Britain. As a direct response to a growing need to set up this project, we have arranged a meeting to explore together how we can demonstrate that dialogue, even in the most difficult situations, can enhance not diminish our relationships. The meeting will be taking place on Saturday, 20 January 2018 at the Focolare Centre in Welwyn Garden City, time: 16:00 – 18:00. Our gathering will enable us to bring together people who believe that unity in politics is possible. Anyone interested is asked to get in touch with Michal Siewniak. Email Michal or call: 07825 021746. https://vimeo.com/121448231
3 Gen 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Il titolo che avevamo scelto insieme, senza troppo riflettere, Costruendo ponti, non poteva essere più giusto: i giovani dei quartieri più abbienti e quelli delle comunità più povere non si distinguevano. Le squadre erano composte da ragazzi e ragazze dai 10 ai 18 anni, tutti insieme. I più grandi si curavano dei più piccoli, i più piccoli animavano i più grandi. La partecipazione di comunità povere non aveva il minimo aspetto assistenzialista: di questa interazione ne hanno beneficiato tutti». Renzo Megli, che ha preso parte fin dal principio all’organizzazione delle Olimpiadi per ragazzi, mette subito in chiaro le premesse e la piena riuscita del progetto. E ne descrive la preparazione, con toni appassionati. «Sembrava che il vento soffiasse sempre contro. L’idea di perfezione e il ricordo dei campi sportivi “professionali” o “semi professionali” delle precedenti edizioni legava le menti, bloccava lo spirito, rattristava il pensiero. Io, al contrario, ero felice. Felice per tutte le porte che si chiudevano e per il lento e faticoso cambio di direzione: l’unica possibilità che rimaneva era portare le Olimpiadi nel CEU, il Condominio Espiritual Uirapuru. Cominciamo a lavorare, decisi a realizzare l’evento. Ma l’attrito rimane evidente, le bussole sono ancora disorientate da vecchi campi magnetici. Stop! Bisogna scegliere: andiamo avanti compatti o ci fermiamo? È meglio realizzare qualcosa di meno perfetto, ma insieme, o più perfetto, ma disuniti tra noi? Saranno delle Olimpiadi diverse, meno professionali, forse meno “chic”. Ma forse è proprio la brezza dello Spirito che ci sta portando a fare qualcosa di nuovo, di diverso. Decidiamo di andare verso un nord comune. Anche chi prima era contrario comincia a remare nella stessa direzione. Mi è venuto in mente, solo allora, una conversazione di molto tempo prima con un focolarino più grande di me. Mi aveva dato questo consiglio: “Per perdere un’idea, devi prima averla e, possibilmente, deve essere davvero tua, come una figlia, carne della tua carne. Pensa a una bottiglia di champagne: deve essere piena prima di togliere il tappo e lasciarla spumeggiare”. Mi sentivo così, “padre” della mia idea, ma pronto a perderla. “Perdendo” ognuno la propria, siamo diventati tutti insieme “genitori” di un’idea più bella, che si è andata via via affinando».
Renzo continua il suo racconto: «Il responsabile di un’altra comunità del CEU ci aveva promesso uno spazio e le attrezzature. Tutto il lavoro svolto fino a quel giorno era basato su questa disponibilità. Poi però arriva la disdetta: non si poteva più usare quello spazio. La “dinamica del perdere” e del gettare in Dio ogni preoccupazione era diventata ormai così quotidiana che dopo pochi secondi di sgomento abbiamo preso anche questa avversità come un chiaro segno dello Spirito. Invitare i bambini delle comunità del CEU era la cosa più importante, ma il tempo stava volando e le iscrizioni procedevano lente, dandoci un nodo alla gola: arriveremo al numero minino di partecipanti? Decidiamo di aprire le iscrizioni anche a quelli che non possono partecipare per difficoltà economiche. Vogliamo fidarci della Provvidenza. Spuntano tanti sostenitori e tutte le spese, anche quelle impreviste, vengono coperte. Uno degli organizzatori delle Olimpiadi che aveva sollevato varie difficoltà durante la preparazione e anche nell’invitare bambini di altre comunità, alla fine ha esclamato: “Il sorriso di quel bambino del CEU è stato l’icona delle nostre Olimpiadi”. Una gioia straordinaria era evidente in tutti, animatori, genitori, giocatori. Un bambino di una comunità del CEU ha detto: “Qui ho trovato mio padre”. Era un ragazzo più grande che davvero gli aveva voluto bene. Tra i partecipanti, i bambini di un quartiere molto povero, quelli di una comunità che si prende cura dei figli di genitori in carcere e di trafficanti … anche le ragazze del Lar Santa Mônica, una comunità che accoglie le adolescenti vittime di abusi sessuali domestici. Erano arrivate un po’ scontrose e col solo desiderio di tornare subito a casa. Poi invece hanno partecipato fino all’ultimo. Le abbiamo viste ripartire felici. Questa trasformazione è stata una delle più belle vittorie delle nostre Olimpiadi». (altro…)
2 Gen 2018 | Cultura

L’incontro con Pietrangelo Buttafuoco e con la sua vita si trasformano nella circostanza per riscrivere un linguaggio che diventa viaggio per l’Italia. L’ambizione sarebbe quella di provare a scrivere una grammatica della memoria, della tradizione, ma anche dell’innovazione e dell’integrazione. Le parole scelte sono quelle del vivere quotidiano, parole ripetute tante volte e fermate nel silenzio di una riflessione. Altre sono parole desuete, dialettali, parole che provano a comporre una narrazione che vorrebbe scuotersi dalle spalle la polvere del pensare comune. Un vocabolario che s’interroga, perché ogni parola è un dubbio che non sempre chiede di essere sciolto.
GLI AUTORI Sergio Nazzaro, scrittore e giornalista, ha collaborato con «La Repubblica», «Il Sole 24 ore», «Il Corriere del Mezzogiorno». Ha scritto reportage d’inchiesta, soprattutto sulle criminalità organizzate nazionali e internazionali, in particolare sulle mafie di origine africana. È autore di numerose pubblicazioni tra cui Castel Volturno. Reportage sulla mafia africana (Einaudi, 2013), Dubai Confidential (Elliot, 2009), Io, per fortuna che c’ho la camorra (Fazi, 2007). Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista, collabora con «Il Foglio», «Il Fatto quotidiano», «Il Sole 24 ore». È stato presidente del Teatro stabile di Catania. È autore didiverse pubblicazioni tra cui: I baci sono definitivi (La nave di Teseo, 2017), Le uova del Drago (La nave di Teseo, 2016), Il feroce Saracino. La guerra dell’Islam. Il califfo dalle porte di Roma (Bompiani, 2016), Buttanissima Sicilia. Dall’autonomia a Crocetta, tutta una rovina (Bompiani, 2017) e il seguito Strabuttanissima Sicilia (La Nave di Teseo, 2017) Città Nuova Editrice
2 Gen 2018 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Pisa è nota in tutto il mondo soprattutto per la sua Piazza dei Miracoli, “patrimonio dell’Umanità” dell’Unesco, in cui campeggia la celebre Torre dalla caratteristica inclinazione. Dal 2003, nella città toscana, ogni anno, si svolge il Pisa Book Festival, salone nazionale del libro che riunisce editori, scrittori, traduttori, illustratori e artisti italiani e stranieri. Uno spazio ideale per favorire scambi di idee, proposte innovative, libri e riviste di qualità, ma anche laboratori di scrittura, seminari, reading e spettacoli. Anche quest’anno l’editrice Città Nuova, sostenuta dalla comunità del posto, è stata presente. «Per il quinto anno abbiamo partecipato al Pisabook, un’edizione davvero speciale per la varietà di interventi e le personalità coinvolte – spiegano Rita e Francesco, a nome di tutti -. Per la prima volta abbiamo avuto la possibilità di animare un laboratorio nello spazio Junior, dove abbiamo lavorato e giocato con BIG e ‘le emozioni’».
BIG, Bambini in Gamba, è una rivista mensile in lingua italiana, edita dal gruppo editoriale Città Nuova, pensata e rivolta ai più piccoli. Tra le proposte della rivista, un kit per educatori, utile per approfondire, con i bambini fino a 10 anni, le emozioni di sorpresa, paura, disgusto, rabbia, tristezza e felicità. «Durante la Fiera, siamo andati in una scuola alla periferia della città, alla quale sarebbe stato impossibile accompagnare i bambini nella sede del Pisabook. Tutti sono stati invitati a diventare protagonisti di BIG e ora le maestre si vogliono abbonare al giornale». Tra le proposte di Città Nuova al Salone, anche il racconto autobiografico di Salvatore Striano. La sua è una storia di riscatto e trasformazione, da spacciatore di droga in un quartiere periferico e malavitoso di una città del Sud Italia, ad attore e scrittore. In mezzo, dieci anni di carcere tra Madrid e Roma. Una vita “salvata” grazie ai libri e al teatro, ma soprattutto alle persone giuste incontrate nel momento giusto. Nel suo romanzo autobiografico (Giù le maschere, Città Nuova, 2017) un gruppo di adolescenti disadattati e ribelli di una casa famiglia scopre la passione per il teatro e trova sulle tavole del palcoscenico una strada di riscatto e redenzione. Una storia delicata e profonda che insegna a guardare la vita, ogni vita, soprattutto quella dei giovani e dei ragazzi più vulnerabili, con occhi di speranza. Alle tre affollate presentazioni del libro e nei momenti liberi, spiegano Rita e Francesco, «si è creato subito un feeling tra tutti: Striano si è aperto raccontandoci molti episodi della sua vita travagliata. È rimasto colpito in particolare dai giovani presenti, che ha invitato a Napoli al suo spettacolo, come suoi ospiti. Alla fine ha commentato: “Se i miei amici in carcere potessero vedere i vostri occhi, i vostri sorrisi… cambierebbero vita”». Con i numerosi ragazzi delle scuole, che si erano preparati all’incontro leggendo il libro, l’Autore di Città Nuova ha costruito un dialogo profondo «che ha annullato le distanze, facendo sentire tutti come in un salotto». Ora gli studenti sono coinvolti in un progetto scolastico con alcune iniziative dentro un carcere. «Vedere poi che alla fine tanti si sono trasferiti allo stand e non se ne andavano, ha fatto dire a Salvatore che non aveva mai fatto un’esperienza simile e che vuole scrivere ancora con Città Nuova». «Lucia Della Porta, ideatrice e direttrice del Pisabook, non finiva più di ringraziarci per aver contribuito al successo della manifestazione! Ma noi abbiamo ringraziato lei per averci dato una così grande fiducia. Nello stand sono passate tante persone, abbiamo stretto molti contatti, abbiamo cercato di offrire la nostra testimonianza. Ed anche da un punto di vista economico il successo non è mancato». Per la comunità del posto – concludono – Città Nuova è ancora di più la “nostra” editrice. (altro…)
1 Gen 2018 | Focolari nel Mondo
I
l titolo BEYOND ALL BORDERS vuole sottolineare quali sono i confini da superare a livello personale e sociale. Tema scelto con lo scopo di aprire le menti e i cuori dei partecipanti al Genfest. Questa undicesima edizione ha lo scopo di ispirare i partecipanti a sentirsi in grado di costruire un mondo più felice e unito. Per respirare, amare, lavorare e vivere con lo sguardo aperto a tutti. Ecco perché il Genfest valorizza manifestazioni artistiche, musiche, danze, expo, forum ecc, per essere in grado di coinvolgere tutti a pensare in modo diverso e trasformare la vita in qualcosa di più bella. Per seguire il Genfest Sarà possibile seguire la diretta streaming, trasmessa in inglese e con traduzioni in francese, italiano, portoghese e spagnolo, attraverso il sito dei Giovani per un Mondo Unito: http://www.y4uw.org/live ORARI LIVE STREAMING (ORA ITALIANA) :
- 6 luglio 2018: 10:00 – 12:30 (Programma in sala) e 14:00 – 15:45 (Accoglienza dell’Asia)
- 7 luglio 2018: 11:45 – 12:45 (Time Out) e 14:00 – 15:45 (Concerto Internazionale)
- 8 luglio 2018: 3:00 – 4:30 (Santa Messa – solo inglese) e 4:30 – 7:00 (Programma in sala)
Siti ufficiali Youth for a United World Genfest 2018 Official Website
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1 Gen 2018 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo
«Uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace. Per trovarlo, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta». Nel primo giorno di questo nuovo anno, l’augurio di pace di Papa Francesco è rivolto specialmente ai 250 milioni di migranti, dei quali 22 milioni e mezzo rifugiati. Un testo ricco di proposte, offerte all’analisi e allo studio della comunità internazionale. Perché vi sono nel mondo così tanti rifugiati e migranti? Ricorda Francesco: «San Giovanni Paolo II annoverò il crescente numero di profughi tra le conseguenze di una interminabile e orrenda sequela di guerre, di conflitti, di genocidi, di “pulizie etniche”, che avevano segnato il XX secolo. Quello nuovo non ha finora registrato una vera svolta: i conflitti armati e le altre forme di violenza organizzata continuano a provocare spostamenti di popolazione all’interno dei confini nazionali e oltre. Ma le persone migrano anche per altre ragioni, prima fra tutte il desiderio di una vita migliore». Quanti fomentano la paura nei confronti delle migrazioni globali, magari a fini politici anziché costruire la pace, seminano violenza. «Invece -afferma il Papa -, vi invito a guardarle come opportunità per costruire un futuro di pace». I migranti e i rifugiati non arrivano mai a mani vuote, perché «portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono». Nel suo stile, Francesco non si limita a una serie di generiche “linee guida”, ma indica una strategia complessiva, fatta di quattro azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Accogliere, in primo luogo, significa «ampliare le possibilità di ingresso legale, non respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze, e bilanciare la preoccupazione per la sicurezza nazionale con la tutela dei diritti umani fondamentali». Sul tema del proteggere, Francesco raccomanda che, nel rispetto della dignità della persona, a migranti e rifugiati vengano concesse libertà di movimento, possibilità di lavorare e, in particolare, che sia impedito lo sfruttamento delle donne e dei bambini, i «più esposti ai rischi e agli abusi». Promuovere, nel messaggio del Papa, significa sostenere «lo sviluppo umano integrale». Tra i molti strumenti, viene sottolineata «l’importanza di assicurare ai bambini e ai giovani l’accesso a tutti i livelli di istruzione: in questo modo essi non solo potranno coltivare e mettere a frutto le proprie capacità, ma saranno anche maggiormente in grado di andare incontro agli altri, coltivando uno spirito di dialogo anziché di chiusura o di scontro». Integrare, infine, non è sinonimo di assimilazione, oblio delle proprie radici e perdita di identità, ma al contrario significa «permettere a rifugiati e migranti di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali». Non manca un netto richiamo alla responsabilità degli Stati di tutto il mondo. Papa Francesco auspica che le Nazioni Unite raggiungano, entro il 2018, l’atteso duplice accordo a livello globale – per favorire migrazioni sicure, ordinate e regolari e per tutelare i rifugiati – ispirato «da compassione, lungimiranza e coraggio, in modo da cogliere ogni occasione per far avanzare la costruzione della pace: solo così il necessario realismo della politica internazionale non diventerà una resa al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza». Anche in tempi difficili, Papa Francesco, ricordando le parole di San Giovanni Paolo II, intende affidare al mondo un nuovo messaggio di speranza: «Se il “sogno” di un mondo in pace è condiviso da tanti, e si valorizza l’apporto dei migranti e dei rifugiati, l’umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale “casa comune”». Chiara Favotti Leggi il messaggio integrale (altro…)
30 Dic 2017 | Chiara Lubich, Famiglie, Focolari nel Mondo, Spiritualità
A me sembra che per ridare alla famiglia il suo vero volto, per ridonarle il suo splendore, accanto ai discorsi, agli ammonimenti, alle direttive (…) valga quell’esempio luminoso e universale che la Sapienza eterna ha escogitato: la famiglia di Nazareth. Ad essa tutte le famiglie del mondo, che sono e che saranno, possono guardare come a modello e a tipo. E non solo le famiglie: i singoli componenti di esse possono ispirarvisi per sapere quale il comportamento da adottare, gli atteggiamenti da assumere, i rapporti da animare, le virtù da coltivare. Ogni uomo della terra che sia sposo e padre, potrà sempre trovare in Giuseppe, lo Sposo di Maria, il padre putativo di Gesù, una luce, uno sprone, una fonte di ispirazione. Da lui imparerà la fedeltà a tutta prova, l’eroica castità, la forza, la silenziosa operosità, il rispetto, la venerazione, la protezione per la madre dei suoi figli, la partecipazione alle preoccupazioni familiari… E ogni donna, che sia moglie e madre, potrà scoprire in Maria il proprio dover essere, l’uguaglianza con l’uomo e la propria identità. Vedrà nella Sposa di Giuseppe realizzato in pieno il desiderio d’esser anch’essa protagonista, comprenderà da lei come oltrepassare la cerchia familiare per diffondere, al bene di molti, le ricchezze che le sono proprie: la capacità di sacrificarsi, l’interiorità che la fa sicura, la religiosità che la distingue, il bisogno innato d’elevarsi ed elevare irradiando candore, bellezza, purezza. Così i figli troveranno in Gesù figlio di Maria e di Giuseppe, composte in mirabile unità, le due tendenze che li possono tormentare: il bisogno di affermarsi come un’altra generazione che ha da aprire un nuovo capitolo nella storia e il desiderio di ripararsi all’ombra dei propri cari nell’amore e nell’obbedienza. Sì, la Sacra Famiglia, il gioiello dell’umanità associata, che rispecchia la vita della Trinità dove l’amore fa uno Dio, sia oggi di fronte a noi, stia con tutti noi (…) per il bene della famiglia nel mondo, della famiglia nella Chiesa e per la gloria di Dio. Da: Chiara Lubich – Messaggio al FamilyFest 1981 (altro…)
29 Dic 2017 | Focolari nel Mondo
A comunidade de Cascais do Movimento dos Focolares convida para o Jantar de Reis solidário, dia 6 de janeiro de 2018. 
29 Dic 2017 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Se non fosse stato per un gruppo di amiche, maestre di una scuola per bambini di strada, perciò avvezze alla miseria e ai disagi, non avrei mai conosciuto quest’aspetto della mia città: i poveri. Eppure Saigon, o come la chiamano ora, Ho Chi Minh City, è anche questo: povertà, disagi, sofferenza. A Natale e per le grandi feste, si usa andare in giro, magari vicino o dietro alle famose birrerie e cercare, in veri e propri tuguri scuri, puzzolenti e infestati dai topi, alcune famiglie povere, o meglio, poverissime. Credevo di aver visto la povertà in Thailandia, tra i profughi karen ed i migranti sulle montagne del Nord e sui canali sporchi di Bangkok, ma quello che ho visto oggi a Saigon, nella “Milano del Vietnam”, non lo avrei mai immaginato. Piccole stanze, con 12 persone che ci vivono, e magari anche tre cani. Mi prende una tale nausea, quando entro in quei posti, che a fatica riesco a trattenermi. Ma poi, i volti di quei bimbi che s’illuminano, di quelle mamme che ti guardano intensamente per dirti “grazie” quando gli porgi un sacchetto con 5 kg di riso, ti ripaga di tutto e ti dona la voglia di vivere e la gioia di asciugarti, dopo una pioggia che ti ha inzuppato tutto. E poi ci sono i presepi, a Saigon, e tante stelle comete sopra le case di molte famiglie e addirittura alcuni viottoli tutti illuminati, che danno un colore e un calore tutto particolare a questa città, che non è per niente “fredda”, impersonale, staccata: e nemmeno atea. Si notano, le stelle e i presepi, perché li scopri dappertutto, e ti appaiono in molti angoli delle strade: li scopri quasi all’improvviso. Tra tutti mi hanno impressionato quei presepi nei mercati popolari, di notte, quasi a ridosso della spazzatura di un giorno intero: oppure quelli in un viottolo sperduto della periferia, ma illuminato a causa di due grossi presepi allestiti proprio sulla strada. E poi, in cima alle case, di notte, le stelle fluorescenti che si accendono ad intermittenza. Ritornando stanotte a casa, dopo il giro per i poveri, mi sono guardato questo spettacolo che mi ha riempito di un grande senso di gratitudine: anche se lontano da casa, non mi manca il senso vero del Natale. Papa Francesco, lo scorso anno, disse: «Il Natale è la festa della debolezza, perché si festeggia un bambino, segno di fragilità, piccolezza, umiltà e amore». Oggi capisco un po’ meglio quelle parole: questa notte che mi lascio alle spalle, perché ormai è quasi mattina, è stata illuminata dall’amore che ho visto tra la gente che è andata per aiutare, soccorrere, mostrare vicinanza a chi soffre. Ancora una volta, la notte culturale in cui viviamo viene illuminata da questi “presepi viventi”, da gente, che ha fatto di quel Bambino la ragione vera della propria vita. Ed ho compreso che il messaggio vero del Natale non è morto, ma quel messaggio d’amore, di comprensione, di tenerezza è vivo, e io l’ho visto: stava tutto nel gesto di prendere in braccio un piccolo disabile di 3 anni e stringerlo forte a sé. E quel bimbo si è lasciato sollevare da quel volto sconosciuto. Tutta la tecnologia dei presenti e futuri robot (la nuova “frontiera commerciale” proveniente dall’Asia e di cui qui si parla tanto) non riusciranno mai a fare questo miracolo: l’amore. Perché l’amore è gratuità. L’amore non è un dovere e nessuno te lo può comandare o programmare. È un dono che nasce dentro. Ho visto volti illuminarsi e credere che la vita, domani mattina, andrà avanti e che sarà un giorno più bello di ieri. Non mi manca la mia Europa in questo Natale. Perché dove c’è l’amore c’è anche casa mia. Anche Saigon è casa mia. (altro…)
28 Dic 2017 | Parola di Vita
La Parola di vita di questo mese richiama un versetto dell’Inno di Mosè, un brano dell’Antico Testamento in cui Israele esalta l’intervento di Dio nella propria storia. È un canto che proclama la Sua azione decisiva per la salvezza del popolo, nel lungo percorso dalla liberazione dalla schiavitù in Egitto fino all’arrivo nella Terra promessa. È un cammino che conosce difficoltà e sofferenza, ma che si realizza sotto la guida sicura di Dio anche attraverso la collaborazione di alcuni uomini, Mosé e Giosué, che si mettono al servizio del Suo disegno di salvezza. “Potente è la tua mano, Signore”. Quando noi pensiamo alla potenza, facilmente la associamo alla forza del potere, spesso causa di sopraffazione e conflitti tra persone e tra popoli. Invece, la parola di Dio ci rivela che la vera potenza è l’amore, così come si è manifestata in Gesù. Egli ha attraversato tutta l’esperienza umana, fino alla morte, per aprirci la strada della liberazione e dell’incontro con il Padre. Grazie a Lui si è manifestato il potente amore di Dio per gli uomini. “Potente è la tua mano, Signore”. Se guardiamo a noi stessi, dobbiamo riconoscere con franchezza i nostri limiti. La fragilità umana, in tutte le sue espressioni – fisica, morale, psicologica, sociale – è una realtà innegabile. Ma è proprio qui che possiamo sperimentare l’amore di Dio. Egli, infatti, vuole la felicità per tutti gli uomini, suoi figli, e per questo è sempre disponibile ad offrire il suo aiuto potente a quanti si mettono con mitezza nelle sue mani per costruire il bene comune, la pace, la fraternità. Questa frase è stata sapientemente scelta per celebrare in questo mese la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Quanta sofferenza siamo stati capaci di infliggerci a vicenda in questi secoli, scavando spaccature e sospetti, dividendo comunità e famiglie “Potente è la tua mano, Signore”. Abbiamo bisogno di chiedere con la preghiera la grazia dell’unità, come dono di Dio; allo stesso tempo possiamo anche offrirci ad essere Suoi strumenti d’amore per costruire ponti. In occasione di un convegno presso il Consiglio ecumenico delle chiese, a Ginevra nel 2002, Chiara Lubich, invitata ad offrire il suo pensiero e la sua esperienza, ha detto: “Il dialogo si svolge in questo modo: anzitutto ci si mette sullo stesso piano del nostro partner chiunque esso sia; poi lo si ascolta, facendo il vuoto completo dentro di noi … In questa maniera si accoglie l’altro in sé e lo si comprende … Perché ascoltato con amore, l’altro è, così, invogliato a sentire anche la nostra parola”.[1] In questo mese, approfittiamo dei nostri contatti quotidiani, per stringere o recuperare rapporti di stima e amicizia con persone, famiglie o gruppi appartenenti a chiese diverse dalla nostra. E perché non estendere la nostra preghiera e la nostra azione anche alle fratture all’interno della nostra stessa comunità ecclesiale, come anche in politica, nella società civile, nelle famiglie? Potremo testimoniare anche noi con gioia: “Potente è la tua mano, Signore”. Letizia Magri _______________________________ [1] Cfr. C. Lubich, L’unità e Gesù crocifisso e abbandonato fondamento per una spiritualità di comunione, Ginevra, 28 ottobre 2002. (altro…)
28 Dic 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nell’estate 1962, Chiara Lubich ebbe la prima intuizione di quello che oggi sono le “cittadelle” o “mariapoli permanenti”. «E fu a Einsiedeln (in Svizzera, ndr.) che capii, vedendo dall’alto di una collina la basilica e il suo contorno, che doveva sorgere nel Movimento una città, la quale non sarebbe stata formata da un’abbazia o da alberghi, ma da case, luoghi di lavoro, scuole, come una comune città”, scrive Chiara nel suo diario (marzo 1967).

Natale a Loppiano
Sono 32 le cittadelle sparse in tutti i continenti e abitate da persone che vogliono fare un’esperienza di vita e di donazione al fratello. Sono dei laboratori di fraternità in cui la spiritualità dell’unità informa i rapporti umani, costruendo un bozzetto di società basata sulla legge evangelica dell’amore reciproco. Ognuna con una particolare caratteristica, in armonia con il contesto sociale in cui sorge. Loppiano, la prima cittadella nata negli anni ‘60 vicino a Firenze (Italia) e Montet (Svizzera), hanno il timbro dell’internazionalità, della multiculturalità e della formazione. Ottmaring (Germania), ha una vocazione ecumenica: gli abitanti sono membri di varie chiese. Le cittadelle dell’America centrale e meridionale sono più orientate all’impegno sociale; Tagaytay (Filippine) e la cittadella Luminosa (USA) al dialogo interreligioso; Fontem, in Camerun, all’inculturazione. E così via. In questi giorni, approfittando del periodo delle festività natalizie, le cittadelle propongono momenti di riposo nello spirito di fraternità che le contraddistingue. Da Loppiano i giovani scrivono: «Molto più di un cenone, molto più di una festa. È così che vorremmo fossero i tre giorni che stiamo organizzando dal 30 dicembre al 1° gennaio». Non mancherà anche l’esperienza di fare musica con la band internazionale Gen Verde che ha la sua sede nella cittadella, con la possibilità di salire sul palco, il 31 dicembre, con le artiste durante il “One World Celebration“, il veglione di capodanno all’Auditorium di Loppiano. Il giorno dopo, il Concerto di Capodanno offerto da un team di artisti, guidati dal maestro Sandro Crippa. 
Alla Cittadella Luminosa
Negli Stati Uniti gli abitanti della Mariapoli Luminosa, che si trova ad Hyde Park (NY) nella bellissima Hudson Valley, propongono, a partire dalla metà di dicembre, una rassegna di Cori polifonici che interpreteranno i caratteristici Christmas Carols, con un programma anche per i più piccoli. La cittadella è sede anche di una esposizione di 50 Presepi, iniziata nel 1987 e che ha avuto un successo immediato. Il numero di visitatori, studenti, famiglie, adolescenti, continua a crescere. Al Centro Mariapoli “Am Spiegeln” (Vienna), dal 27 al 30 dicembre è previsto un bel programma con passeggiate, escursioni al parco e al castello di Schönbrunn, giochi, riflessioni e momenti di preghiera.: «Vorremmo offrire un luogo dove le persone possano incontrarsi senza pregiudizi», scrivono. In Belgio, la “Mariapoli Vita”, si trova a Rotselaar. La sua specificità sta nel suo orientamento ecologico. In questi giorni sono previsti un Mercato annuale d’antiquario e domenica 17 dicembre l’asta tradizionale per raccogliere fondi per il sostentamento della cittadella. Dalla “Mariapoli Lia” (Argentina), scrivono: «Abbiamo invitato al pranzo di Natale alcune persone anziane che vivono da sole. È ormai tradizione. Offriamo ai nostri ospiti momenti di riflessione e di comunione di vita. Anche la cena del 24 e il pranzo del 25 dicembre rappresentano momenti di fraternità fra tutti. Con i parenti dei numerosi giovani presenti nella cittadella allestiremo un presepe vivente per dopo la messa del 24, mentre il coro della Mariapoli allieterà l’assemblea eseguendo canti natalizi di paesi diversi. Quest’anno poi, parteciperemo anche al presepe vivente che allestirà la parrocchia del vicino paese di O’Higgins. Festeggeremo Gesù che nasce anche nella Pampa argentina». (altro…)
27 Dic 2017 | Focolari nel Mondo
Congresso a Castel Gandolfo (Roma) «E il discepolo la prese con sè», dei seminaristi che aderiscono alla spiritualità dei Focolari, nel 50° della nascita del Movimento Gens.
27 Dic 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
https://vimeo.com/243680616 (altro…)
26 Dic 2017 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Nella mia famiglia il Natale non ha alcun significato religioso, anche se la sera del 24 dicembre è tradizione cenare tutti insieme. Ma quest’anno per me tutto è cambiato: ho festeggiato il mio primo vero Natale! “Giselle, ti faccio conoscere delle ragazze che abitano a Santiago e vivono il Vangelo”, mi aveva detto una mia amica qualche mese fa. Attraverso di loro, le gen della mia città, ho conosciuto Gesù e questo incontro ha cambiato la mia vita. Ho perfino ricevuto in regalo un presepe che, per la prima volta, è entrato a casa mia. Sapevo che non avrei potuto festeggiare il Natale come avrei desiderato, perché i miei familiari continuano a pensarla come prima. Ma, quest’anno, volevo fare qualcosa di diverso. Ho trascorso la vigilia del Natale in preparativi per la cena, come ogni anno, ma a differenza delle altre volte dopo la cena sarei andata alla messa, insieme ai miei amici. Nonostante i preparativi per cenare insieme, per diverse ragioni nessuno è venuto. All’inizio ci sono rimasta tanto male e addirittura ho pensato che lo facessero apposta, per prendermi in giro. Ma poi mi è venuto un pensiero: quello che è importante per me, non deve esserlo necessariamente anche per gli altri; anzi, era chiaro che non lo era! Prima della cena, ho recitato in silenzio una preghiera di ringraziamento. Era la mia prima cena di Natale. Poi sono andata a messa. Quanto mi sarebbe piaciuto condividere con i miei familiari la gioia della nascita di Gesù! Forse, ho pensato, non sono ancora pronti, e forse non lo saranno mai. Ma da parte mia volevo fare di tutto perché anche a loro arrivasse il regalo che ha cambiato la mia vita: conoscere Gesù. È ciò che più desidero per coloro che amo. Una volta a casa, mentre tutti erano già andati a dormire, ho incartato dei piccoli regali, giusto dei pensierini, per fare una sorpresa ai miei. Li ho messi sotto l’albero con un biglietto che diceva: «Buon Natale! Segui la freccia e cerca il tuo regalo». Alle 5 e mezza del mattino, mio padre si è alzato per primo e subito ha notato il biglietto. Quindi ha svegliato mia madre. Verso le 9 hanno svegliato anche me e mio fratello, che è molto forte, mi ha portata in braccio fino al soggiorno. Non riuscivano più ad attendere dalla gioia di potermi fare una sorpresa: anche loro avevano preparato un pacchettino per me! Mi sono molto commossa. È stato bellissimo vedere ciò che l’Amore fa, anche in chi non sa come chiamarlo. Per la mia famiglia il Natale non ha ancora alcun significato, eppure hanno sentito tutto l’amore che ho lasciato per loro sotto l’albero. E non c’è chi possa resistere all’Amore». (altro…)
26 Dic 2017 | Cultura
Travolti quotidianamente dalla cultura dello spettacolo, che mette in primo piano emozioni e sentimenti, la società contemporanea ha fatto dell’outing una moda, dichiarando cioè in pubblico il proprio orientamento sessuale, mettendo in scena il privato, le proprie fragilità, tutto ciò che l’intimità tenderebbe, invece, a tenere riservato. L’effetto è che coppie, anche affiatate, non riescono più a raggiungere una vera intimità proprio perché inconsciamente condizionate dalla cultura dominante. Spesso, infatti, le crisi sono originate da una distanza emotiva che è la conseguenza inattesa e contraria di un eccesso di spettacolarizzazione e di smodata spontaneità. Eppure il segreto per invertire la marcia ed evitare la crisi esiste. Gli autori del libro lo svelano progressivamente, partendo dalla meravigliosa e spesso sconosciuta arte di amare che rischiara, con una luce nuova, tutti gli aspetti della vita di coppia, anche quelli più segreti, rendendo l’intimità una realtà gioiosa, da vivere in modo sereno e coinvolgente. Maria e Raimondo Scotto, sposati da più di 40 anni, specializzati rispettivamente in ambito psicopedagogico e in ambito medico, hanno approfondito nel tempo il tema della affettività nei giovani e negli adulti partecipando come relatori a convegni nazionali e internazionali, e arricchendo la loro esperienza a contatto con persone provenienti dalle molteplici culture del mondo. Da circa 15 anni sono collaboratori della rivista “Città Nuova” e autori di libri, tradotti in varie lingue. Tra le loro pubblicazioni (scritte insieme o singolarmente) ricordiamo: Le declinazioni dell’amore, Orizzonti di libertà, Il fuoco e i falò, Inseguendo l’anima gemella, Sessualità e tenerezza, Uomo donna, Educare all’amore e all’affettività e Generazioni in conflitto. Collana:Famiglia oggi – Editrice Città Nuova
25 Dic 2017 | Chiara Lubich, Spiritualità
Era nei piani della Provvidenza che il Verbo si facesse carne, che una parola, la Parola, fosse scritta in terra a carne e sangue, e questa Parola abbisognava di uno sfondo. Le armonie celesti bramavano, per amor di noi, trasferire il loro concerto unico e solo, sotto le nostre tende: ed esse avevano bisogno d’un silenzio. Il Protagonista dell’umanità, che dava senso ai secoli passati e illuminava e convogliava dietro a Sé i secoli futuri, doveva apparire sulla scena del mondo, ma Gli occorreva uno schermo bianco che a Lui desse tutto il rilievo. Il più gran disegno che l’Amore-Dio potesse immaginare, doveva tracciarsi maestoso e divino e tutti i colori delle virtù dovevano trovarsi composti e pronti in un cuore per servirLo. Quest’ombra mirabile che contiene il sole e ad esso cede ed in esso si ritrova; questo sfondo bianco immenso quasi una voragine, che contiene la Parola che è Cristo ed in Esso si inabissa, luce nella Luce; questo altissimo silenzio che più non tace perché in esso cantano le armonie divine del Verbo ed in Lui diventa nota delle note, quasi il “la” dell’eterno canto del Paradiso; questo scenario maestoso e bello come la natura, sintesi della bellezza profusa dal Creatore nell’universo, piccolo universo del Figlio di Dio, che più non si osserva perché cede le sue parti ed il suo interesse a Chi doveva venire ed è venuto, a Quello che doveva fare ed ha fatto; quell’arcobaleno di virtù che dice “pace” al mondo intero perché la Pace al mondo ha dato; questa creatura immaginata negli abissi misteriosi della Trinità e a noi donata, era Maria. Chiara Lubich – Maria, trasparenza di Dio – Città Nuova 2003 – pp 9-10-11 (altro…)
23 Dic 2017 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Quando un bambino si perde va a finire dove non è di casa. Sì, a Natale Dio si è perduto – non solo come un bambino, ma da bambino – là dove non era “di casa”. Non è rimasto nella chiusa beatitudine del suo cielo o dentro lo spazio della nostra devozione, ma si è perduto per i piccoli e i poveri, per coloro che sono malati e in lutto, per i peccatori, per coloro che noi riteniamo lontani da Dio, di cui pensiamo che non abbiano niente a che fare con lui. Dio si è perduto là dove si è perduto il figliol prodigo, lontano dalla casa paterna, per poi tornare dal Padre, in lui e con lui. Dio si è perduto come un bambino, e non si è trattato di un errore, ma dell’azione più divina che Dio potesse fare. Dio è il Dio di tutti o non è Dio. Dio è il Dio dei piccoli e dei lontani o non è Dio. Troviamo Dio là dove si è “perduto” o non lo troviamo affatto. “Fatti trovare dove tu, Dio, ti sei perduto come un bambino. Sì, lascia che diventiamo noi stessi bambino, nel quale tu ti perdi per gli altri, per tutti!”. Klaus Hemmerle – La luce dentro le cose – Città Nuova 1998 p. 395 (altro…)
22 Dic 2017 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo, Spiritualità
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| “Rallegrati piena di grazia: il Signore è con te” (Lc 1, 28). Un annuncio di gioia scuote l’umanità: Dio si fa bambino nel grembo di Maria; Dio si fa uomo e sceglie di restare tra noi, per sempre! Entra nella storia e ci dona sua Madre, Maria, quale stella per il nostro cammino. Che mistero di amore infinito! La gioia di quella notte inondi i nostri cuori e ci renda portatori di questo grande messaggio di amore all’umanità. Buon Natale a tutti! |
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20 Dic 2017 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Verso il Natale «Sapevo che la ditta per cui lavoro avrebbe chiuso e che presto sarei rimasto senza lavoro. Nonostante questo, avvicinandosi il Natale, con i colleghi abbiamo pensato di mettere da parte qualcosa del nostro stipendio per i più poveri. Quindi siamo andati a trovare una famiglia che vive in una baracca, priva di tutto. Oltre alla busta coi soldi, abbiamo portato anche dei giocattoli per i bambini. Siamo ripartiti da lì felici: ci sembrava la migliore preparazione alla nascita del Signore. Ma prima che finisse la giornata, ci è arrivata una buona notizia: ci è stato assicurato il lavoro per altri cinque mesi». (J.L.V. – Messico) Fame «Un giorno, a scuola, ho visto una bambina che se ne stava da sola in disparte. Sono andata subito a chiederle: «Perché piangi?». Mi ha detto che sentiva male allo stomaco perché non aveva fatto colazione e non aveva niente per il pranzo. Ho pensato: «È Gesù che ha fame» e le ho dato il mio panino. Dopo un po’ quella bambina mia ha detto: «Adesso non ho più male allo stomaco». Io ero molto felice». (S.S – Filippine) Io perdono! «Giocavo con un mio amico quando è arrivato un ragazzo che senza motivo mi ha colpito in testa, per cui mi hanno dovuto medicare in ospedale. Rincasando, avevo un solo pensiero: vendicarmi. Il giorno dopo, il padre di quel ragazzo è venuto a scusarsi. E ha aggiunto: «Ti dò il permesso di fare a mio figlio quello che lui ha fatto a te. Forse così capirà quanto si è comportato male!». Lì mi sono ricordato dell’invito di Gesù ad amare i nemici e gli ho risposto che ormai l’avevo perdonato. Sorpreso, il papà ha chiamato il figlio, così ci siamo riconciliati e ora viviamo in pace». (Dionisio – Angola) Trapani rubati Mentre stavo lavorando in ufficio insieme al mio collega Benda, che è musulmano, abbiamo sentito un colpo all’esterno. Siamo andati a vedere: qualcuno aveva rotto il vetro del nostro furgone e rubato tre trapani. Era la prima volta che succedeva una cosa del genere, eravamo sconsolati. Poi mi è venuto un pensiero, quello di perdonare l’autore del gesto, che probabilmente aveva agito spinto da necessità. Benda, ricordando una frase del Corano, ha aggiunto: «Quando una persona perdona, quello che gli è stato tolto gli verrà ridonato da qualcun altro». La sera, a casa, mentre raccontavo l’accaduto, un mio parente mi ha offerto dei trapani che lui non usava più. L’indomani ce li ha portati, e uno dei tre era simile a quello di maggior valore che ci era stato rubato. (A.G. – Italia) (altro…)
20 Dic 2017 | Focolari nel Mondo
Istituita dalle Nazioni Unite nel 2005, nello stesso giorno, il 20 dicembre, in cui nel 2002 venne creato il Fondo di solidarietà mondiale allo scopo di promuovere lo sviluppo umano e sociale nei paesi in via di sviluppo, la Giornata intende richiamare l’attenzione sul rispetto della diversità e sull’importanza della solidarietà tra le persone. Se uniti e solidali, gli uomini possono opporsi con maggiore efficacia alle iniquità. La solidarietà, intesa come uno dei valori fondamentali e universali del vivere umano, deve diventare la base nella ricerca di soluzioni globali e può svolgere un ruolo decisivo per risolvere i problemi del mondo. La solidarietà viene indicata come protagonista anche nella Dichiarazione del Millennio, sottoscritta nel settembre 2000 da tutti gli stati membri dell’ONU, per contrastare le ingiustizie di carattere economico, sociale, culturale e umanitario. La dichiarazione elegge tale valore a pilastro delle relazioni internazionali del ventunesimo secolo. (altro…)
19 Dic 2017 | Focolari nel Mondo
[:de]Eine Fortbildung für Haupt- und Ehrenamtliche in Hospizarbeit und Pflege geht der Frage nach, wie sie Kraft und Freude erhalten und wiedergewinnen können. Waltraud Frapscha, 0821 58938354. Anmeldung bis 2. Februar 2018.[:]