Movimento dei Focolari
In Ecuador e Giappone, generatori di speranza

In Ecuador e Giappone, generatori di speranza

«Le strutture fisiche che sono cadute – ponti, edifici, case… – sono un invito a far sentire un terremoto anche nella nostra anima, con la domanda: siamo veri costruttori di pace? Ho capito che il dolore serve per unire. Voglio proporre la sfida che, in questi momenti difficili, ci convertiamo in generatori di speranza e ottimismo, ci aiutiamo a mantenere viva la fede». Scrive Isabel, condividendo il suo stato d’animo all’indomani del sisma che ha colpito il suo Paese, l’Ecuador, lo scorso 16 aprile, con una scossa di magnitudo 7.8 della scala Richter. I morti accertati sono finora 587, i feriti oltre 8mila, e oltre 25mila gli sfollati. I numeri continuano a crescere e si stima che la ricostruzione costerà al Paese miliardi di dollari. Per l’emergenza Ecuador il Movimento dei Focolari ha attivato una raccolta fondi, mentre si stanno valutando le modalità di un eventuale un intervento sul campo.

Foto: United Nations

Foto: United Nations

«Sono partito in macchina da Fukuoka (nel Kyushu, dove mi trovo) per tornare a Kumamoto a cercare mia mamma e i parenti», racconta padre Giovanni Kimura, originario della regione giapponese più colpita dalle tre violente scosse registrate tra il 14 e 16 aprile. «Un viaggio che di solito richiede poco più di un’ora è durato mezza giornata. L’autostrada, infatti, non è agibile e i treni sono bloccati». La mamma si trova in un centro di raccolta per rifugiati ed altri parenti in un altro centro di accoglienza. Si tratta di palestre di scuole pubbliche in cui dormono tutti insieme centinaia di persone. Le difficoltà più seria è stata la mancanza di acqua. Varie zone della città sono ancora senza acqua, ma nei punti di raccolta ora hanno il minimo necessario. La popolazione teme soprattutto la possibilità che il Vulcano Aso che si trova tra la provincia di Kumamoto e di Oita possa esplodere: attualmente escono nubi di cenere che arrivano nelle due città». In Giappone sono stati 41 i morti, e sono oltre 100mila gli sfollati, mentre proseguono, a centinaia, le scosse di assestamento. Gli studiosi di geofisica e vulcanologia si interrogano sulla correlazione tra questi due eventi; intanto, la società civile e le autorità – in entrambi i Paesi – si mobilitano per la ricostruzione, il sostegno alle famiglie delle vittime, gli aiuti concreti. Dalla loro pagina Facebook, i Giovani per un Mondo Unito dell’Ecuador, fino a pochi giorni fa coinvolti nella preparazione della Settimana Mondo Unito (SMU) con focus proprio sul loro Paese, si fanno eco di tutta la rete di aiuti in corso: raccolta sangue, reclutamento dei volontari, elenco delle necessità, diffusione dei conti correnti bancari. «Dolore, incertezza, angoscia, paura, rovine, e fra tutto questo, la domanda: Eterno Padre, cosa vuoi da noi? Come stiamo costruendo questo “Camino para la paz”? La nostra vita quotidiana parla di fraternità?». È l’esperienza che i giovani, e ciascun membro della comunità dei Focolari dell’Ecuador, stanno facendo: «Scoprire Dio come l’Amore più grande, per poi vivere la frase del Vangelo “ogni cosa che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatta a me”. In questo momento si evidenzia al massimo la fraternità, la solidarietà, l’amore che supera le differenze: ricco, povero, dell’opposizione, del governo, bianco, indigeno, meticcio o nero. Anche chi non ha subito danni sente proprio il dolore altrui: nelle scatole di cibo raccolte, ad esempio, c’è scritto: “animo, vi vogliamo bene”, in quelle dei medicinali “forza”, “ce la faremo”». I giovani hanno deciso di svolgere la SMU raddoppiando gli sforzi per alleviare la tragedia che vive il Paese. Scrive Estefania: «Dobbiamo andare avanti, dare risposta a tanti che si sentono impotenti di fronte al disastro; ora capiamo che Dio ci ha preparati, durante tutto l’anno, non tanto per la SMU quanto per affrontare questo momento testimoniando l’amore evangelico, per “far brillare sulle macerie la luce” dell’ideale della fraternità», come ha scritto loro la presidente dei Focolari, Maria Voce. Maria Chiara De Lorenzo (altro…)

Chiara Lubich: “rivestirci di misericordia”

Chiara Lubich: “rivestirci di misericordia”

20160424-01«Avevamo detto di voler vedere solo Gesù nel fratello, di trattare con Gesù nel fratello, di amare Gesù nel fratello, ma ora s’affaccia il ricordo che quel fratello ha questo o quel difetto, ha questa o quella imperfezione. Il nostro occhio si complica e il nostro essere non è più illuminato. Di conseguenza si rompe l’unità, errando. Forse quel fratello, come tutti noi, ha commesso degli errori, ma Dio come lo vede? Qual è in realtà la sua condizione, la verità del suo stato? Se è a posto davanti a Dio, Dio non ricorda più nulla, ha tutto cancellato col suo sangue. E noi perché ricordare? Chi è nell’errore in quel momento? Io che giudico, o il fratello? Io. E allora devo mettermi a veder le cose dall’occhio di Dio, nella verità, e trattare in modo conforme col fratello, ché, se per disavventura egli non si fosse ancor sistemato col Signore, il calore del mio amore, che è Cristo in me, lo porterebbe a compunzione come il sole riassorbe e cicatrizza tante piaghe. La carità si mantiene con la verità e la verità è misericordia pura, della quale dobbiamo essere rivestiti da capo a piedi per poterci dire cristiani». Da: Chiara Lubich,  “La dottrina spirituale”, Città Nuova, Roma 2006, pp. 159-160 (altro…)

[:zh]巴西——我可以為我的人民做些什麼?[:]

[:zh]https://vimeo.com/162399296 Adriana Rocha:我一生於藝術結下不解之緣。(音樂) 如果我不和同住一城市,或同一國家的居民分享我的一切,我怎能夠說我與世界合一,或者告訴別人我相信普世手足之情呢?(音樂) 我感到我身為藝術家的經驗必須向外擴展。 我的一位朋友來自聖保羅市,她告訴我她認識三、四個非常貧窮的家庭,他們住在巴西南部佩德雷拉一個社區。(音樂) Maria Jorge:我認識一些朋友來自聖溫琴佐市,我跟他們一起工作。他們主要的目的是幫助一些有需要的家庭。(音樂) Adriana: 住在森林中的居民建造了一些小房子。他們在路上找到床單、紙皮和木材,築成棚屋。我們來到這裡,慢慢開始認識這裡的人。起初,我們主要照顧小孩,每個星期天來這裡跟他們玩。 1984年,我們決定一起解決住屋的問題。我們建議大家一起合作,共同作出努力。我們讓五個家庭共同組成一個小組,小組蓋自己以及另外四個家庭的房子。這是一項艱鉅的工程,因為我們沒有足夠的金錢。(音樂`) 我們都是學生,沒有收入,但我們卻要建立整個社區。 於是那個年代,我們舉辦了很多活動,如義賣、慶祝會等,我們向建築公司要求一些材料。整個星期天,我們在聖保羅市的街道上度過。每次紅燈亮起,我們跑到車子旁,在這一分鐘的空檔中向車上的人說明我們的活動,請他們捐款。這項活動為我們籌得不少的款項。(音樂) 1993年成立了一家非牟利公司AFAGO,接待一些在困境中的孩子,提供不同的活動,如富教育性的社會活動、話劇、電腦資訊工作、音樂、體育運動等。以上活動是為年紀小的孩子而設,為年紀較大的孩子我們則提供專業培訓。 Bruno: 來到AFAGO 之前,我沒有任何成長及讀書的動機,因為我更需要其他更重要的東西,例如:食物。 Mayara: 我到AFAGO 之後,我才瞭解到這是個怎樣的地方。我個人認為,AFAGO使我明白到我可以決定我的人生目標。(音樂)  [:]

Portogallo. “Alta Resolução – Ajusta o foco à Paz”

Promossa dai Giovani per Mondo Unito “Ad alta risoluzione – Regola il fuoco sulla Pace” sarà una giornata dedicata alla pace. Si tratta di un evento che si svolge in Portogallo dal 2002, con cadenza biennale, sempre il 1° maggio, e che ha visto la partecipazione, oltre ad alcune migliaia di giovani portoghesi, anche di giovani di altre nazionalità. Nel 2016, la proposta è ad “alta risoluzione”: si invitano, cioè, i giovani ad essere protagonisti di fraternità e costruttori di pace, senza compromessi. Attraverso la musica, coreografie, testimonianze ed Expo si presenteranno le azioni già in corso di attuazione, con lo scopo di fornire risposte concrete e per dare spunti, idee per proseguire in questa direzione. Quest’anno, il programma comprenderà anche diversi laboratori che affronteranno il tema della pace in varie aree come l’ecologia, l’arte, il dialogo interculturale, l’economia, lo sport, la comunicazione, la scienza e tecnologia. Questa giornata è parte del progetto internazionale United World Project (Progetto Mondo Unito), che si propone la fraternità universale come paradigma delle relazioni umane, promuovendo l’identificazione, la sistematizzazione e diffusione delle azioni che sono già a livello globale a favore della fraternità. Invito 1° maggio 2016   (altro…)

Slot Mob Fest: oltre 40 piazze in tutta Italia

Il Movimento Slot Mob dà appuntamento a tutti il 7 e 8 maggio, quando «in molte piazze d’Italia diremo insieme, a voce e testa alte, il nostro no all’azzardo e il nostro sì a un Paese più civile», scrive Luigino Bruni. «Ogni cittadino può diventare promotore di uno di questi eventi nella propria città. Vi aspettiamo». Sono oltre 40, ad oggi, le città che parteciperanno alla ‘maratona’ nazionale di Slot Mob, lo Slot Mob Fest. Lo scorso 13 aprile è stato presentato presso la sala stampa della Camera dei Deputati il «Manifesto per la democrazia economica e la giustizia sociale», in cui si chiede «che venga rimesso in discussione in maniera democratica, aperta, informata e trasparente, l’affidamento del settore dell’azzardo alle società commerciali, che sono strutturalmente interessate a farne profitto». Leggi anche: Slot Mob. Il sostegno dei Focolari

Pensieri sulla misericordia

Pensieri sulla misericordia

Pensieri sulla misericordiaLa credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole. Misericordia. Fu la prima parola che papa Francesco pronunciò affacciandosi alla finestra su piazza San Pietro per il primo Angelus domenicale. Una parola che «cambia tutto…cambia il mondo. Un pò di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto», la misericordia manifesta l’amore per noi di un Dio che è un padre che ci ama immensamente, fino a morire per quelli che ama. «E se Dio è per noi, chi sarà contro di noi… chi ci separerà dall’amore di Cristo?». Attraverso i più bei pensieri sulla misericordia di Padri della Chiesa, di Santi, Beati e Pontefici il libro testimonia la certezza stampata nel cuore dei cristiani che suscita infinita gratitudine e speranza: Dio mi ama sempre, comunque, immensamente. Mi è vicino, mi perdona, mi dà la possibilità di ricominciare e, dopo aver sperimentato questo amore misericordioso, di essere a mia volta misericordioso. Fabio Ciardi (1948), dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, è professore ordinario presso l’Istituto di Teologia della vita consacrata “Claretianum” (Roma). Ha pubblicato per Città Nuova: Koinonia, itinerario teologico-spirituale della comunità religiosa (1992, 19963), Seguire Gesù, risposta a una chiamata (1996, 20013), Fuoco è la Tua Parola, come vivere il Vangelo (2003, 20042); Luce è la Tua Parola, dialogo interreligioso e annuncio del Vangelo (2005), Parlaci di Lui, i racconti di Cafarnao (2007), La storia di Dio e la mia, la Bibbia fonte di ispirazione per l’uomo (20102), I detti di apa Pafnunzio, in cammino nel deserto (2014), e ha curato: Gesù Eucaristia di Chiara Lubich (2014). LA COLLANA MEDITAZIONI risponde al mai sopito interesse per la vita spirituale mettendo a disposizione di un vasto pubblico sussidi per la riflessione interiore ispirati a un’autentica esperienza spirituale, che alla solidità della dottrina uniscono l’aggancio ai problemi di ogni giorno. EDITRICE CITTÀ NUOVA

In Brasile i Focolari si schierano per la fraternità

In Brasile i Focolari si schierano per la fraternità

20160520-02Con 367 voti a favore e 137 contrari, i deputati brasiliani hanno approvato l’apertura del processo d’impeachment contro la presidente Dilma Rousseff, mentre oltre 200 milioni di brasiliani, fortemente divisi, hanno seguito con il fiato sospeso la votazione. Ora tocca al Senato confermare o no la messa in stato d’accusa della presidente. Se favorevole, il voto dell’11 maggio sospenderà l’attuale presidente dalle sue funzioni per 6 mesi, in attesa del verdetto finale. La costituzione brasiliana prevede, in questo caso e per quel lasso di tempo, che assuma l’incarico il vicepresidente. I vescovi brasiliani in una dichiarazione ufficiale datata il 13 aprile, fanno sentire la loro voce “di fronte alla profonda crisi etica, politica, economica e istituzionale” che attraversa il Paese con “scandali di corruzione senza precedenti”, che coinvolge imprenditori, politici, funzionari pubblici in “uno schema che, oltre ad essere immorale e criminoso, ha un caro prezzo” che – dicono i presuli – pagano soprattutto i poveri. E centrando l’attenzione sull’impeachment, affermano di accompagnare “con attenzione questo processo” augurando che si svolga nel “rispetto dell’ordinamento giuridico dello Stato democratico di diritto”.  Sottolineano, inoltre, che “il bene della Nazione esige il superamento da parte di tutti degli interessi personali, partitici e di gruppi” perché “la polarizzazione di posizioni ideologiche, in un clima fortemente emotivo, genera la perdita dell’obiettività e può portare a divisioni e violenze che minacciano la pace sociale”. Chiedono al “popolo brasiliano di preservare gli alti valori della convivenza democratica, di rispetto al prossimo, di tolleranza e di sano pluralismo, promuovendo il dibattito politico con serenità”. E concludono affermando di credere “nel dialogo, nella saggezza del popolo brasiliano e nel discernimento delle autorità nella ricerca di vie che garantiscano il superamento dell’attuale crisi e la preservazione della pace nel nostro Paese”. 160329-MPpU-Encantado-20_01Il Movimento politico per l’unità Brasile (Mppu) – spazio di confronto politico che s’ispira agli ideali di fraternità tipici della spiritualità dei Focolari –, afferma per voce del Presidente Sergio Previdi “la propria convinzione nella forza del dialogo libero da pregiudizi”. Previdi invita inoltre i cittadini a “provocare un dialogo inclusivo” perché “insieme, esercitando la democrazia, si possono mettere in pratica le azioni necessarie per il bene di tutti”. “Molto ancora si può fare – dicono – se mettiamo in pratica la cultura della fraternità, superando le frontiere partitiche e partecipando positivamente nella vita politica quotidiana del Paese”. La principale preoccupazione in questo delicato momento è, per il Mppu Brasile, quella di “non disperderci, lasciando che le differenze ideologiche e partitiche ci dividano”, ma anzi “cogliamo le differenze per approfondire il dialogo”. E soprattutto “cerchiamo di informarci da fonti diverse, per avvicinarci meglio alla verità”. I numerosi membri del Movimento dei Focolari in Brasile, in linea con la Conferenza episcopale brasiliana, si impegnano ad offrire quello che considerano “il principale contributo che possiamo dare in questo delicato momento: l’annuncio e la testimonianza della fraternità vissuta. È lo specifico della spiritualità dell’unità che ci anima”. (altro…)

Ginevra: tavola rotonda “Europa: quale identità? Quali valori?”

Ginevra: tavola rotonda “Europa: quale identità? Quali valori?”

156ab740-c83e-4464-b72a-baa9ba32feccQuesto il tema di una tavola rotonda organizzata dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e dal Movimento dei Focolari, il prossimo 21 aprile a Ginevra. L’incontro parte dalla constatazione che l’Europa si trova di fronte ad una triplice sfida: quella del superamento della crisi economica, quella della gestione della crisi migratoria, e quella dell’avanzamento di forze politiche di estrema destra. Tre circostanze che insieme possono mettere a rischio la costruzione europea? E che ruolo possono avere le chiese cristiane e altre comunità di fede nel riaffermare i valori e gli ideali europei? A questa domanda cercheranno di rispondere esponenti delle chiese, della politica e del mondo accademico e diplomatico. Il dibattito vedrà il saluto del segretario generale del CEC, pastore Olav Fykse Tveit. Partecipano alla tavola rotonda Pasquale Ferrara (Università LUISS – Roma); Eric Ackermann (Comunità ebraica di Ginevra); Gaëlle Courtens (Federazione delle chiese evangeliche in Italia); Andreas Gross (già parlamentare svizzero e già membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa). Modererà l’incontro Marguerite Contat (già capodelegazione della CICR). Ulteriori informazioni: https://www.oikoumene.org/fr/press-centre/events/europe-quelle-identite-quelles-valeurs?set_language=fr (altro…)

Emergenza Ecuador

Emergenza Ecuador

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Foto: Jose Jacome

«Il nostro paese è stato colpito da un forte terremoto di magnitudo 7,8 su scala Richter con epicentro nelle zone costiere. È stato sentito in tutto l’Ecuador, ma anche in alcune regioni della Colombia e nel nord del Perù – scrivono Ardita e Fabian dalla comunità dei Focolari di Quito all’indomani del sisma – La situazione è critica, soprattutto in alcune città distrutte». «La solidarietà della gente si sta manifestando in modo tempestivo e concreto: persone che hanno messo a rischio la propria vita per l’altro, testimonianze di tanti che hanno perso qualcuno; ma in mezzo al dolore si sente forte la fede in Dio dei nostri popoli; è commovente, e questo ci anima a credere di più nel Suo amore». Per rispondere all’emergenza in Ecuador il Movimento dei Focolari attiva una raccolta fondi, mentre è in corso la valutazione circa l’opportunità e le condizioni per un intervento sul posto. Anche dal Giappone arrivano notizie dirette attraverso le comunità dei Focolari di Nagasaki e di Tokio: «Il Paese da due giorni è in un clima di “sospensione” per il terremoto sull’isola di Kyushu, nella regione di Kumamoto e di Oita, di fronte alla regione di Nagasaki. Questa situazione ha attivato un’immediata solidarietà e preghiere in ambito religioso ed anche civile». Le autorità locali hanno già predisposto l’accoglienza per le quasi 184.000 persone sfollate. Per aiutare: CAUSALE: Emergenza Terremoto Ecuador

Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU) Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN)
IBAN: IT16 G050 1803 2000 0000 0120 434 presso Banca Popolare Etica IBAN: IT55 K033 5901 6001 0000 0001 060 presso Banca Prossima
Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2184D Codice SWIFT/BIC: BCITITMX

  I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti. (altro…)

L’abbraccio di Francesco, Bartolomeo e Ieronymos ai migranti

L’abbraccio di Francesco, Bartolomeo e Ieronymos ai migranti

Papa Francesco visita il campo dei rifugiati a Moria, in Mytilene, Lesbo, 16 aprile 2016

Papa Francesco visita il campo dei rifugiati a Moria, in Mytilene, Lesbo, 16 aprile 2016.

Ecumenismo vissuto, con un dolore portato insieme: quello della tragedia umanitaria più grande dopo la seconda guerra mondiale, come è stata definita la crisi dei migranti da papa Francesco parlando ai giornalisti nel volo di andata. Un viaggio, quello del 16 aprile nell’isola greca di Lesbo, segnato dalla tristezza. Dopo l’accordo UE-Turchia, il campo profughi di Moria sembra essere diventato un campo di detenzione, tra le proteste e il dissenso delle organizzazioni umanitarie. E, tra le braccia di papa Francesco, del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, e dell’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos, gli emarginati della storia, gli scarti delle decisioni politiche, diventano il centro del mondo. «Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi», afferma con forza Bartolomeo. «Non perdete la speranza! » è il messaggio che papa Francesco desidera lasciare ai rifugiati, «Il più grande dono che possiamo offrirci a vicenda è l’amore: uno sguardo misericordioso, la premura di ascoltarci e comprenderci, una parola di incoraggiamento, una preghiera». Foto: Yahoo.com Riconoscenza per il popolo greco, espressa con sfumature diverse da tutti e tre i leader religiosi: in un momento di grande difficoltà a causa della grave crisi economica, la gente riesce a trovare le risorse per aprire braccia e cuore a chi è in fuga verso un futuro; così come i tanti volontari giunti da ogni parte d’Europa e del mondo. Pauline, originaria del SudAfrica, della comunità dei Focolari, vive da anni tra Atene e Lesbo. Più volte ha assistito alle scene degli sbarchi, e ha soccorso i profughi: «Il Papa ha dato anche un messaggio politico sull’apertura delle frontiere. Mi chiedo perché non è andato a Idomeni. Forse sarebbe stato un gesto politico troppo esplicito». Chiara, dell’associazione Papa Giovanni XXIII: «Ha detto ciò che sento da tempo: basta classificare questa gente solo come ‘profughi’, come un numero. È l’ora dei contatti personali, di conoscere le storie»; mentre Eugenio, del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, dichiara: «Mi sono commosso quando ha parlato dei bambini morti in mare, perché io stesso ho visto queste scene. Gli ho potuto stringere la mano e ho ricevuto forza per il mio lavoro». Cristina è cattolica, e i suoi nonni sono fuggiti come profughi dalla Turchia a Lesbo: « È stato un evento storico, impensabile per quest’isola. Mi sembra un sogno». Padre Maurice, coordinatore del JRS (Jesuit Refugee Service) in Grecia, dichiara: «È stato tutto importante: parole, gesti, silenzio. Tutto parlava. Il momento più forte, nel “carcere”: il contatto personale del papa con ciascuno». «Ai rifugiati è stato inviato un messaggio comune –  afferma ancora il religioso, impegnato in prima linea nell’accoglienza – Loro sono in maggioranza di origine o credo musulmano. Scoprono una terra di radici cristiane. È quindi importante che vedano l’unità dei leader cristiani e la vicinanza che questi desiderano testimoniare loro». «Commovente. E molto importante dal punto di vista ecumenico e politico, per l’incontro con il primo ministro, Alexis Tsipras», commenta Vasileios Meichanetsidis, di Apostoli, ong della Chiesa ortodossa. «Il Papa ha riconosciuto quanto i greci hanno fatto, e i greci lo hanno accolto con gioia». img20160416134142571224f689f6f_topo2«Siamo tutti migranti», ha affermato ancora Francesco nella preghiera al porto di Lesbo, dove, come a Lampedusa nel 2013 in ricordo dei morti del Mediterraneo, ha gettato, una corona di fiori, in quello che più volte è stato definito un cimitero. Quali attese per il mondo politico? «Si tratta di un ulteriore e forte richiamo innanzitutto all’Europa, di considerare la questione delle migrazioni e dei rifugiati non solo in termini di politica interna  e di emergenza, ma come un nuovo fronte in cui si gioca lo stesso avvenire del continente, e la sua credibilità  nella coerenza tra principi e politiche concrete», dichiara Pasquale Ferrara, autore del recente volume “Il mondo di Francesco. Bergoglio e la politica internazionale”, e componente della Scuola Abba per le scienze politiche. Ferrara  è stato fra l’altro Console d’Italia ad Atene. «Il Papa, andando lì, non ha fatto una visita umanitaria,  ma ha sottolineato questa dimensione profonda», continua Ferrara. «E che lo abbia fatto in modo ecumenico è un segnale ancora più forte: quasi a dire, la politica non riesce a risolvere questo tema, noi ci mettiamo in gioco, non in termini di sostituzione ma per sottolineare che questo sia un punto prioritario nell’agenda politica mondiale. Il fatto che i rifugiati portati in Vaticano siano tutti musulmani, sottolinea che non si proteggono solo i cristiani perseguitati oggetto di sterminio dell’Isis. Non è un problema di religione, ma di mettere fine alla guerra, a tutte le guerre». Dichiarazione congiunta Maria Chiara De Lorenzo (altro…)

Famiglia: la gioia dell’amore

Famiglia: la gioia dell’amore

 20160414-a«Dopo i due Sinodi sulla famiglia, con Amoris Laetitia ecco finalmente il pronunciamento del Papa. Di questo Papa. Il Papa della misericordia, che annovera consensi anche tra chi dice di aver ‘chiuso’ con la Chiesa, o di non credere affatto. La recente esortazione, con le sue oltre 100 pagine, incontra le attese sia di chi sperava nel cambiamento – molto evidente sul piano pastorale – sia dei più legati alla tradizione, giacchè il piano dottrinale è rimasto inalterato. Una mano tesa verso tutti, anche a chi si trova in situazione cosiddetta ‘irregolare’. Per Papa Francesco “nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare” (AL 325). Quasi a far cadere la tendenza a distinguere fra ‘regolari’ e ‘irregolari’ e a voler sottolineare che nessuno è condannato ed escluso senza rimedio. L’apertura più significativa di Amoris Laetitia è certamente quella verso i divorziati in nuova unione, per i quali si prevede un percorso di crescita nella capacità di discernimento, accompagnati da pastori o, come anche menzionato, da “laici che vivono dediti al Signore” (AL 312) consapevoli di essere chiamati a “formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” (AL 37). Un percorso che in certi casi, come detto nella nota 351 dell’esortazione, potrebbe sfociare anche nell’accesso ai sacramenti. Poiché, ribadisce il Papa, l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”. Ma se a colpire l’attenzione dei media sono proprio le ‘aperture’ ai risposati, è nei capitoli 4 e 5 (sulla bellezza della famiglia che attinge al disegno trinitario e che si alimenta di quella carità di cui parla S. Paolo in Cor 1,13) che il suo merito va oltre. La centralità della vita di coppia è qui presentata forse come non mai: “È l’incontro con un volto, un ‘tu’ che riflette l’amore divino ed è il primo dei beni. O anche come esclamerà la sposa del Cantico dei Cantici in una stupenda professione d’amore e di donazione nella reciprocità: ‘Il mio amato è mio e io sono sua. Sono del mio amato e il mio amato è mio” (AL 12). “…spesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l’invito a crescere nell’amore e l’ideale di aiuto reciproco, sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione” (AL 36). Un moto quasi autocritico, a significare l’intento di valorizzare l’eros iscritto nelle creature, mostrando il matrimonio nella sua realtà concreta di “combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri” (AL 126). Viene messo in rilievo ogni momento della vita quotidiana, superando la contrapposizione tra sacro e profano, tra evento solenne e insignificante, poiché niente è secondario agli occhi dell’amore e della fede. Il Papa tiene conto anche delle aumentate aspettative di vita e i coniugi devono “scegliersi a più riprese” (AL 163), in una continua rigenerazione e cambiamento dei registri dell’amore: “Non possiamo prometterci di avere gli stessi sentimenti per tutta la vita. Ma possiamo certamente avere un progetto comune stabile, impegnarci ad amarci e a vivere uniti finché la morte non ci separi, e vivere sempre una ricca intimità” (AL 163). Grazie papa Francesco! Si sentiva il bisogno di uno sguardo della Chiesa che continua a presentare agli sposi l’ideale alto e mai raggiunto dell’armonia trinitaria. Come pure di una mano fraterna, la Chiesa,  che si fa prossima a tutti, senza scartare nessuno». (altro…)

Misericordia: un amore rivolto a tutti

Misericordia: un amore rivolto a tutti

maxresdefault2«Pur intuendo che il fondamento del Vangelo è la carità, non è che capissimo subito come fare a viverla, con chi dovesse essere messa in pratica e su quale scala. All’inizio, portate soprattutto dalle circostanze dolorose della guerra, indirizzammo il nostro amore ai poveri, sicure di ravvisare sotto quei volti macilenti, ributtanti a volte, il volto del Signore. E fu una scuola. Noi non eravamo abituate ad amare in senso soprannaturale. Il nostro interesse era arrivato, al più, fino ai nostri cari o agli amici, in quell’ottimo rispetto o sana amicizia naturale. Invece ora, sotto la spinta della grazia, fidando in Dio e nella sua Provvidenza, che pensa agli uccelli dell’aria e ai fiori dei campi, dedicavamo la nostra premura a tutti i poveri della città. Cercavamo di farli venire nelle nostre case e sedere alla nostra mensa. (…) Se a casa non potevano essere accolti, venivano incontrati per strada, in punti precisi, e si lasciava ad essi quanto era stato raccolto. Li visitavamo nelle stamberghe più squallide, e cercavamo di confortarli anche con medicine. I poveri erano realmente l’oggetto del nostro amore, perché per essi e attraverso di essi si poteva amare Gesù, e costituivano anche l’interesse di quant’altre persone erano state attratte dal comune ideale. Crescendo la comunità attorno al primo nucleo di focolarine, aumentavano anche le possibilità d’aiuto, di soccorso per chiunque soffrisse. Ed era uno spettacolo, che non si sa se mano di uomo o di angelo avesse composto, veder arrivare i viveri, il vestiario e i medicinali: insolita abbondanza che, negli ultimi anni della guerra, dava palesemente a chiunque l’impressione di un particolare intervento della divina Provvidenza. (…) Piccoli fatti che succedono a chiunque, seguace di Gesù, conosce il “chiedete e vi sarà dato” (Mt 7, 7), ma che ci facevano rimanere ammirate, mentre ci incoraggiavano quegli altri, straordinari, successi ai grandi fratelli che ci precedettero e conobbero anch’essi – allorché non erano ancora santi – le difficoltà dell’ascesa a Dio, sgelando la cristallizzata personalità umana al fuoco della divina carità. Non aveva santa Caterina amato tanto i poveri da dare ad uno il suo mantello e ad un altro la crocetta del suo rosario? E non era forse venuto Gesù, le notti seguenti, in visione a ringraziarla dei doni fatti a Lui nei poveri? E san Francesco non aveva per trenta volte circa donato il suo mantello ai poveri? Cos’era per noi levarci i guanti d’inverno per darli a chi per ore doveva elemosinare sotto la neve per vivere? (…) Ma, pur nella più estrema generosità dei singoli, (…) si capiva che forse non era questo lo scopo immediato per cui il Signore ci aveva spinte alla carità concreta. Più tardi, ci parve di capire che Egli ci aveva suscitate in quella direzione anche per un suo preciso intento: è nella carità, vivendo la carità, che si comprendono meglio le cose del Cielo, che Dio può liberamente illuminare le anime. E fu forse per questo amore esercitato che più tardi capimmo come il nostro cuore non doveva rivolgersi soltanto ai poveri, ma a tutti gli uomini indistintamente. C’era sì chi doveva essere sfamato, dissetato, vestito, ma anche chi doveva essere istruito, consigliato, sopportato, chi aveva bisogno di preghiere… Le opere di misericordia corporale e spirituale si aprirono a ventaglio di fronte al nostro spirito: erano esse, oltre tutto, le domande concrete che il Giudice della nostra esistenza ci avrebbe rivolto per determinare la nostra eternità: considerazione questa che ci inabissò nell’adorazione, costatando l’amore infinito di Gesù, il quale ce le aveva rivelate con la sua venuta per rendere più facile il nostro ingresso in Cielo. (…) Dio non domandava soltanto l’amore ai miseri, ma l’amore del prossimo, chiunque esso fosse, così come si ama se stessi. E allora, se qualcuno piangeva, si cercava di piangere con lui, e la croce si raddolciva, e se qualcuno godeva, si gioiva con lui, e il gaudio aumentava: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12, 15)». Fonte: Chiara Lubich, Scritti Spirituali/3, Roma 1996, pp. 35-39. (altro…)

Ecuador: festival  per la pace alla “Metà del Mondo”

Ecuador: festival  per la pace alla “Metà del Mondo”

SMU2016_02L’edizione 2016 della Settimana Mondo Unito, avrà a Quito, capitale dell’Ecuador, il fulcro di tutte le manifestazioni che si svolgeranno contemporaneamente nel mondo. Il titolo dell’evento è: LINK CULTURESUn Camino para la Paz. Con la partecipazione di giovani provenienti da vari paesi sudamericani ed europei, il filo conduttore della SMU 2016 sarà quello dell’interculturalità, cioè entrare in dialogo con le diverse culture e riconoscere in tutte quella pari dignità che ci fa uguali. L’Ecuador è un paese dell’America del Sud situato strategicamente alla “metà del mondo”. Con una popolazione di circa 15 milioni di persone, si divide in quattro grandi regioni: costa, sierra, oriente e le Isole Galapagos. Il paese è stato internazionalmente riconosciuto per l’enorme biodiversità della sua flora e fauna, oltre che per la multiculturalità della popolazione. Dal 2008, la Costituzione ecuadoriana parla di interculturalità e di plurinazionalità definendoli aspetti caratteristici del Paese, come pure della difesa e promozione del “Sumak kawsay” (in kichwa, lingua indigena, indica il “buon vivere” cioè l’equilibrio dell’essere umano con la natura) e dei diritti della natura. Per tutto questo, la SMU 2016 si snoderà in due momenti principali per mettere in evidenza la fraternità attraverso l’interculturalità. Si inizierà con la Scuola Itinerante (dal 1° al 6 maggio), durante la quale i giovani visiteranno alcune regioni dell’Ecuador per poter fare un’esperienza diretta di interculturalità in varie comunità ecuadoriane, lavorare e vivere con le persone del luogo, conoscere la realtà più profonda del Paese sudamericano. I partecipanti potranno scegliere tra due diverse proposte: Costa-Sierra e Oriente-Sierra. La prima, comprende le provincie di Esmeraldas e Imbabura, nelle quali i giovani partecipanti entreranno in contatto con le comunità di Gualapuro, Agato e Peguche; la seconda, include le provincie di Pastaza, Tungurahua e Bolívar, per incontrare le comunità di Shiwacocha, Kisapincha, Salasaka e Bolívar. Ogni percorso ha come scopo la costruzione di rapporti a vari livelli: con la natura, con gli altri e anche con sé stessi. In questo modo i giovani, con le persone del luogo, saranno protagonisti di veri e propri laboratori di convivenza nei quali si potrà condividere, imparare, sperimentare e saranno testimoni del lavoro di queste comunità e di un vero scambio di doni tra culture. SMU2016_01Nel secondo momento, il 7 maggio, si realizzerà un Festival per la Pace nell’area turistica Metà del Mondo, icona dell’Ecuador riconosciuta a livello internazionale: sarà un grande evento che vedrà la partecipazione di giovani di varie culture, fedi, ceti sociali, con il fine di mettere in evidenza la fraternità in un contesto interculturale e di impegnarsi a vivere la pace e l’unità  nel rispetto delle differenze, attraverso la pratica della Regola d’Oro che invita a “Fare agli altri ciò che vorresti facessero a te”. I Giovani per un Mondo Unito dell’Ecuador hanno inoltre promosso due concorsi, uno di musica e uno di fotografia e il loro sogno punta in alto: far nascere una “Scuola di Pace” permanente. Contemporaneamente, in molte altre città del mondo si svolgerà la SMU 2016, con modalità diverse, ma che vedrà dovunque i giovani come protagonisti e costruttori di pace. Informazioni: info@mundounido2016.com Sito web ufficiale: www.mundounido2016.com (altro…)

Ecuador: LINK CULTURES – Un Camino para la Paz

Si inizierà con la Scuola Itinerante (dal 1° al 6 maggio), durante la quale i giovani visiteranno alcune regioni dell’Ecuador per poter fare un’esperienza diretta di interculturalità in varie comunità ecuadoriane, lavorare e vivere con le persone del luogo, conoscere la realtà più profonda del Paese sudamericano. I partecipanti potranno scegliere tra due diverse proposte: Costa-Sierra e Oriente-Sierra. La prima, comprende le provincie di Esmeraldas e Imbabura, nelle quali i giovani partecipanti entreranno in contatto con le comunità di Gualapuro, Agato e Peguche; la seconda, include le provincie di Pastaza, Tungurahua e Bolívar, per incontrare le comunità di Shiwacocha, Kisapincha, Salasaka e Bolívar. Ogni percorso ha come scopo la costruzione di rapporti a vari livelli: con la natura, con gli altri e anche con sé stessi. In questo modo i giovani, con le persone del luogo, saranno protagonisti di veri e propri laboratori di convivenza nei quali si potrà condividere, imparare, sperimentare e saranno testimoni del lavoro di queste comunità e di un vero scambio di doni tra culture. L’edizione 2016 della Settimana Mondo Unito, avrà a Quito, capitale dell’Ecuador, il fulcro di tutte le manifestazioni che si svolgeranno contemporaneamente nel mondo. Il 7 maggio si realizzerà un Festival per la Pace nell’area turistica Metà del Mondo, icona dell’Ecuador riconosciuta a livello internazionale: sarà un grande evento che vedrà la partecipazione di giovani di varie culture, fedi, ceti sociali, con il fine di mettere in evidenza la fraternità in un contesto interculturale e di impegnarsi a vivere la pace e l’unità nel rispetto delle differenze, attraverso la pratica della Regola d’Oro che invita a “Fare agli altri ciò che vorresti facessero a te”. I Giovani per un Mondo Unito dell’Ecuador hanno inoltre promosso due concorsi, uno di musica e uno di fotografia e il loro sogno punta in alto: far nascere una “Scuola di Pace” permanente. Informationi: info@mundounido2016.com Sito web ufficiale: www.mundounido2016.com (altro…)

1° maggio a Loppiano

1° maggio a Loppiano

Loppiano_RunIL PROGRAMMA DELLA GIORNATA dalle 9.00 Check-in 10.00 World Flow – colori, musica e balli dal mondo 11.00 PROGRAMMA IN AUDITORIUM Musica, testimonianze, coreografie QUI: INIZIA DOVE SEI FUORI: UNA CITTA’ NON BASTA OLTRE: BE THE FLOW 13.30-15.00 Visita alla EXPO E ALLA CITTADELLA 15.30-16.30 FLOW RUN 17.00 PREGHIERA PER LA PACE CONCLUSIONE Per saperne di più:www.primomaggio.it Prenota QUI Diretta streaming da Loppiano

Burundi, per ricostruire la pace

Burundi, per ricostruire la pace

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Foto: Shutterstock

«La violenza ha toccato da vicino anche la mia vita. In un contesto così difficile, il desiderio di lavorare per la ricostruzione della mia terra è una passione che cresce ogni giorno. È questo desiderio che mi ha portato in Italia per studiare presso l’Istituto Universitario Sophia (IUS), di cui avevo sentito parlare nel mio Paese. Il modo in cui si affrontano le diversità a Sophia mi serve per affrontare le diversità del Burundi e qui ho capito che non devo attendere di concludere i miei studi per dare il mio contributo». È così che il giovane si impegna a lavorare per la pace. «Ho la possibilità di trovarmi con tanti connazionali in Italia e ogni volta cerco di esprimere le mie convinzioni, nello spirito di fraternità, con gli strumenti che ho acquisito nello studio e nella vita che mi permettono di dialogare valorizzando il positivo dell’altro. Questo mio atteggiamento ha attirato l’attenzione di chi ha diverse opinioni sulla realtà del Burundi: sono membri dell’opposizione, membri del partito al potere e anche della società civile. Quando mi tocca intervenire, non parlo della mia appartenenza politica, ma esprimo quello che sento dentro di me, facendo riferimento al Papa quando afferma che “la violenza non è mai una via della pace”». «Una volta ho evidenziato, appunto, che tra noi c’erano rappresentanti del governo, dell’opposizione, della società civile, del partito al potere, etc. E che il programma quella volta prevedeva di concludere prendendo la birra insieme, come segno di riconciliazione e secondo la nostra cultura. Ho aggiunto che qui, lontano dai conflitti, siamo seduti l’uno accanto all’altro e, anche se discutiamo con passione, ci salutiamo sia all’arrivo che alla partenza, mentre a Bujumbura si ammazzano… Allora ho fatto la mia proposta: Perché non fare arrivare a tutti questa nostra testimonianza? Perché non dire anche ai nostri connazionali in patria che dialogare e discutere si può, ma senza ammazzarci? Qui abbiamo dimostrato che il dialogo è possibile, ho aggiunto». «Dopo quell’intervento ho pensato che non sarei stato compreso o che mi avrebbero preso per un sognatore che vive nell’utopia». Invece, con sua sorpresa, viene preso molto sul serio. «Ci siamo trovati ancora con una ventina di esperti della situazione burundese. Eravamo rappresentanti dei diversi interessi in questione e l’obiettivo era quello di discutere sulle modalità per un dialogo inclusivo tra governo, opposizione, società civile, gruppi armati, etc., in vista della pacificazione del Paese. È stata un’occasione importante di ascolto, utile per esprimere insieme e con serenità alcune proposte da trasmettere al governo». «Ho potuto costatare che l’esperienza di Sophia porta frutti che ci superano – conclude – . Più che mai sono convinto che possiamo portare la luce che viene dal Vangelo nelle diverse situazioni difficili che vivono i nostri Paesi. Spero di continuare a dare il mio piccolo contributo per la costruzione della pace, non solo in Burundi, ma nel mondo». (altro…)

Lettera aperta dal Belgio

Lettera aperta dal Belgio

Samuel«Il 22 marzo rimarrà per sempre una data marcata dagli atti vigliacchi nell’aeroporto e nella metropolitana di Bruxelles. Atti di individui che non sono riusciti a vedere l’amore per il prossimo come priorità nella loro vita, proprio nei giorni che precedono la Pasqua, festa che ci insegna che l’Amore vince tutto. È stata una settimana in cui emozioni di odio profondo si alternavano con una sensazione che Dio richiede di amare l’altro. Non è certo facile in momenti come questi. C’è nella nostra natura la voglia di trovare un colpevole. È questo che sta succedendo anche qui in Belgio. Ci si domanda dove si è sbagliato, e chi è responsabile per la radicalizzazione di queste persone. Anche per me è stata una settimana piena di domande nuove. È come scrivere continuamente delle lettere a Dio ed ogni giorno correre alla casella della posta per guardare se c’è già la Sua risposta. Peggio ancora quando i tuoi amici più stretti ti chiedono perché difendi ancora i musulmani: “È colpa loro”, dicono. “Li rimandiamo a casa”. “Perché dare ai profughi delle possibilità, se loro poi ci fanno fuori?” Mi sono accorto che ci vuole un esercizio da rifare ogni volta. Si tratta di entrare nella pelle dei miei amici, che non hanno la fortuna di sperimentare che Dio è accanto a loro e che Lui è l’unico che può offrire una risposta. Una risposta d’amore. Loro sentono la paura, che li spinge a far prevalere la propria sicurezza e il proprio futuro. Il mio sforzo di questa settimana era di far vedere loro l’altra parte della storia: “Quelle persone (i terroristi) non sono musulmani. L’Islam impersona valori che irradiano l’Amore”. Ma quando fai questo esercizio, trovi subito tanta resistenza. La ferita è ancora fresca. Speravo di essere in grado di sanare adeguatamente le ferite, ma la guarigione è un processo e dunque ci vuole del tempo. Tornando a casa questo Venerdì Santo ero stanco e quasi stufo di curare “i feriti”. Posso ben immaginare che sia stata una settimana molto dura per le persone impegnate in prima linea nei soccorsi. Si dice che i giovani di oggi non osano manifestare la loro fede. Non osiamo più parlare delle cose in cui crediamo per paura di essere scartati dalla società. Non osiamo più fare ciò che sentiamo sia bene fare. Forse non è paura di esprimersi ma stanchezza, conseguenza del fatto che credere negli ideali cristiani è un’avventura faticosa. La fede in Belgio è una cosa ormai eccezionale, e devi sforzarti ogni volta per sostenere i tuoi valori. I giovani scelgono di non credere più, per evitare le critiche. E qui capivo di nuovo la forza dell’ideale di pace e di unità che Chiara Lubich ci ha insegnato. Può essere come un “caffè” per la nostra stanchezza. Ci aiuta a sorridere quando qualcuno pone una domanda critica, dandoci l’opportunità di condividere il nostro messaggio. Per quello sto alla sequela di Gesù! Vorrei chiedere a Dio un fuoco più grande di prima, che accenda delle candele nel cuore dei giovani. Che ci renda capaci di guardarsi positivamente, invece che criticarsi l’un l’altro. In modo che uno spiraglio verso il basso diventi un spiraglio verso l’alto e la fede diventi una festa anziché una preoccupazione. Dove ognuno possa trovare la chiave per costruire un mondo in cui attentati come quelli del 22 marzo non accadano più». (altro…)

Fale-nos Dele

Fale-nos Dele

Capa fale-nos dele (small) Fale – nos Dele terá sido o insistente pedido que muitas pessoas fizeram aos personagens que conviveram com Jesus de Nazaré. Como se fosse uma série de crônicas, o best- seller de Fabio Ciardi leva você à Palestina daqueles tempos, e também a uma reflexão, a um instante de recolhimento, que permite vislumbrar quem foi Jesus de Nazaré…       Cidade Nova cópia        

Sostegno a distanza in Myanmar

Sostegno a distanza in Myanmar

20160404-01Durante l’ultimo viaggio a Taungoo, una delle regioni dove si è avviato il progetto del Sostegno a Distanza in Myanmar, «ci siamo resi conto quanti ragazzi sostenuti a distanza ora “camminano con le proprie gambe”», scrive la referente di AfnOnlus in Myanmar Vivienne Arpon. Le visite da parte dello staff locale del sostegno a distanza alle famiglie dei bambini sostenuti, sono occasione per portare l’amore concreto e capire meglio le difficoltà che affrontano.

Marta era stata abbandonata dal marito quando i suoi figli, Justin e Joseph, erano piccoli. Solo attraverso il progetto ha trovato la forza di portare avanti la famiglia. Finita la scuola Justin ha vinto il concorso per una borsa di studio in arte culinaria presso un istituto di Yangon, mentre Joseph è diventato assistente del personale in una fabbrica di tessuti. La famiglia di Anna e Philip viveva in una baraccopoli in pessime condizioni igieniche. Il sostegno a distanza ha permesso loro di abitare in una casa decente e costruirsi una vita dignitosa. Anche se Philip studia ancora, i suoi genitori hanno disposto generosamente di destinare l’aiuto a chi sta peggio di loro. «Quello che ci dà gioia ‒ racconta ancora Vivienne ‒ è costatare che il miglioramento materiale delle condizioni di queste famiglie è accompagnato da una crescita umana e spirituale». 20160404-02Dal 2006 il progetto si è ampliato, in risposta alla richieste di aiuto del coordinatore birmano Eric. Grazie anche all’intervento di altre ONG, è stato possibile costruire una nuova scuola a Yenanchaung, nella regione di Magway e trovare la collaborazione di insegnanti e personale qualificato. I bambini frequentanti sono orfani a causa dell’HIV/AIDS oppure abbandonati. Oggi diversi di questi ragazzi hanno potuto trovare un buon lavoro, tanto che oltre a raggiungere l’autonomia, riescono anche ad aiutare le proprie famiglie. «Siamo fiduciosi – scrive Vivienne rivolgendosi ai sostenitori – che il futuro di questi bambini sia assicurato, non solo perché possono studiare, ma perché hanno sentito l’amore da parte vostra che gli ha dato sicurezza. Per tutto questo grazie infinite dei vostri sacrifici». Infatti, non è sempre facile vivere la solidarietà, ma considerare chi vive in condizioni peggiori, ridimensiona i bisogni e fa scoprire uno stile di vita più sobrio e forse anche più libero. Una famiglia di Messina (Italia) scrive comunicando come l’esperienza del sostegno a distanza con AFNonlus avviata alcuni anni fa, sia per loro di arricchimento e li faccia sentire aperti al mondo intero. Il bambino che sostenevano è cresciuto e grazie all’aiuto ricevuto attraverso il programma è riuscito a trovare lavoro. Tuttavia tanti altri bambini vivono in condizioni di necessità e la famiglia siciliana, nonostante le difficoltà economiche che non mancano, non si tira indietro e conferma ancora il proprio impegno per la solidarietà: «Con quattro figli non è facile far quadrare il bilancio familiare. Nonostante le incertezze, crediamo in questo progetto e siamo molto contenti di aiutare concretamente chi sta peggio di noi, in questo caso il piccolo Vincenzio del Myanmar». 20160404-0Il progetto del Myanmar si estende in un territorio che per condizioni ambientali e vicende storiche non ha avuto adeguato sviluppo. Molte famiglie e bambini sono vittime di denutrizione e malattie, quali malaria, tubercolosi e AIDS. Il progetto, grazie alla generosità dei sostenitori, punta a infondere rinnovata speranza nel cuore della gente, offrendo alle nuove generazioni un futuro diverso e contribuire alla promozione umana di questa popolazione. Per approfondimenti: I Focolari sono in diversi Paesi asiatici dal 1966: eventi di carattere culturale e interreligioso ricordano questi primi 50 anni di storia. (altro…)

Congo: la famiglia e la pace

Congo: la famiglia e la pace

20160403-02 «Quando la famiglia soffre è la società che soffre», afferma uno dei partecipanti, andando al cuore del messaggio del tema scelto “La famiglia e la Pace. Gli strumenti per la pace in famiglia: 5 segreti”, che in 8 città della Repubblica Democratica del Congo e del Congo Brazaville, ha visto una massiccia partecipazione lo scorso 13 marzo.

1.000 persone a Kinshasa, 500 a Goma, 600 a Lubumbashi, 1.500 a Kikwit, riportano gli organizzatori. E ancora 110 a Bukavu, 83 a Uvira, senza contare le messe celebrate in altre località e 14 in Congo Brazzaville. A Lolo 170 adulti con 40 bambini avevano “festeggiato” – perché in Congo come in altri paesi africani la celebrazione è festa – “Maman Chiara“, come è affettuosamente chiamata la fondatrice dei Focolari, nel week end precedente.

Accueil 3«Il Movimento dei Focolari, offrendo la spiritualità di unità, ha voluto creare una sinergia lanciando un’iniziativa di scambi e condivisione con le strutture della Chiesa locale che lavorano per la famiglia», scrive Martine da Kinshasa. «Hanno partecipato anche amici della Chiesa di Cristo in Congo e della comunità musulmana. L’iniziativa ha suscitato entusiasmo e gioia e ci siamo incontrati diverse volte per prepararla insieme: chi con testimonianze, chi con canti e danze… ogni gruppo ha voluto portare la propria pietra per costruire la giornata». Anche i media hanno dato riscontro all’evento, che è stato diffuso alla televisione e nei giornali: L’ Observateur, Le Phare, Le Potentiel, Le Congolais, per citarne alcuni. «A Kikwit anche la Radio musulmana non ha voluto mancare a questo appuntamento!», scrivono. I “5 segreti” non sono che alcuni aspetti del carisma dell’unità applicati alla vita familiare: il “Patto di misericordia”, cioè il perdono tra i coniugi e figli; la comunione delle esperienze vissute della Parola di Dio; e a complemento, la comunione d’anima e la correzione fraterna. Infine, il colloquio con persone preparate che possano aiutare nel percorso di vita familiare, qualora ci siano difficoltà. «Questi “segreti” – dicono – appena “svelati” stanno sin da adesso aiutando diverse famiglie a ritrovare la pace e l’armonia in famiglia». 20160403-04jpgNel discorso di ringraziamento, Abdourahamane Diallo, rappresentante dell’UNESCO nella R.D. Congo, presente a Kinshasa, ha detto: «Vorrei congratularmi con gli organizzatori di questa giornata in favore della pace in famiglia. Anche noi all’UNESCO pensiamo che occorra elevare le difese della pace attraverso l’educazione, il dialogo, la tolleranza e la cultura. Rendo omaggio alla famiglia perché é qui che inizia l’educazione. Vi ringrazio per questo lavoro». «In questo incontro ho scoperto una realtà di Dio alla quale siamo chiamati a vivere insieme, facendo di tutto perché continui», ha dichiarato l’Imam di Kikwit. «Abbiamo tutti un solo Dio, Colui che ha inviato l’Angelo a Maria per annunciarle la lieta novella». E il responsabile della comunità Vie Nouvelle: «Sono felice di scoprire i 5 segreti per costruire la pace in famiglia. Stasera ho telefonato a mio figlio, che ha dei problemi in famiglia, per condividere tutto questo. Ho bisogno di questo tema!». «Questa esperienza insieme alla Chiesa locale – conclude Martine – e ai nostri amici protestanti e musulmani, con i quali continuiamo a tessere rapporti, rappresenta un passo in avanti verso il sogno di unità della nostra “Maman Chiara”». (altro…)

Vangelo vissuto: l’avete fatto a me

Vangelo vissuto: l’avete fatto a me

Congresso di matematici Ad un congresso partecipava anche una coppia di colleghi con il loro bambino. Nei dopocena si alternavano per farlo addormentare, ma in tal modo non riuscivano mai a passare una serata insieme. Avendo intuito che tra i due le cose non andavano del tutto bene, mi chiesi come poterli aiutare. Mi venne allora l’idea di propormi io per vegliare una sera il bambino, che mi conosceva. Il giorno dopo la collega mi ringraziò: da quando era nato il piccolo – mi disse – non avevano ancora trascorso un momento insieme e quella serata era stata molto importante per loro. M.Z. – Polonia L’altro, un altro me Studio arte all’università. Colpita dalle sofferenze di tante famiglie siriane provate dalla guerra, ho pensato di organizzare con altri amici artisti una mostra: con la vendita di nostri lavori avremmo raccolto dei fondi per loro. Titolo della mostra era: “L’altro, un altro me. Abbattere i muri dell’indifferenza”. Una delle opere principali era un muro composto da piastrelle. Ciascun visitatore poteva portarne una a casa per ricordare che siamo tutti connessi e invitati, nel nostro quotidiano, a far qualcosa per chi soffre. Organizzare la mostra ha comportato molti problemi. Una volta ero proprio stanca, ma pensando alle difficoltà dei siriani ho trovato rinnovata energia per andare avanti. La vendita delle opere ha fruttato circa 4000 dollari che andranno interamente ad alcune famiglie siriane. J.T. – Usa Il bacio della buonanotte Anche quella sera papà aveva scaricato le tensioni del giorno sulla mamma. Senza ribattere, lei si era messa a stirare in cucina, mentre lui leggeva in salotto. Un muro si era eretto fra i due. Sentendo l’aria diventare sempre più pesante, dopo cena tutti noi fratelli ci siamo ritirati nelle nostre stanze. Io però non riuscivo a prendere sonno. Una frase mi girava in mente: «Dove non c’è amore, metti amore e troverai amore». Superando il rispetto umano, mi sono alzata e sono andata in cucina. «Buona notte, papà», e gli ho dato un bacio. Poi: «Buona notte mamma», e ho fatto altrettanto. I due si sono guardati e il muro fra loro è crollato. Sono tornata a letto felice. G.M. – Svizzera 137786330_fa036fbd02_b-aUn semplice atto d’amore Sono un francescano. Dopo aver dato l’ultima zappa che avevo a un povero, ho detto a Gesù: «Adesso pensaci tu!». Via radio ho appreso che era in arrivo una partita di zappe. Chiedo a una Ong di beneficiarne: ne ricevo 200 assieme a machete e sacchi di sementi che distribuisco. Tanti del posto mi chiedono aiuto: protestanti membri di una setta di kimbangisti e perfino uno stregone, che poi mi invita a casa e, davanti a 5 litri di vino di palma, mi ringrazia per quanto ho fatto per la sua gente. E tutto per un semplice atto d’amore. G.B. – Angola (altro…)

Jesús Morán: aspetti antropologici del dialogo

Jesús Morán: aspetti antropologici del dialogo

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Foto © CSC Audiovisivi

«Il dialogo è un vero segno dei tempi, ma rappresenta una realtà che dobbiamo approfondire in tutti sensi. Sulla scia di Giovanni Paolo II e di altri pensatori contemporanei, Chiara Lubich ha descritto la nostra epoca, almeno in Occidente, con la categoria di “notte culturale”, non una notte definitiva, ma una notte che, secondo la Lubich, nasconde una luce, una speranza. Potremmo dire allora che nella notte culturale, che è anche una “notte del dialogo”, si occulta una luce, ossia la possibilità di elaborare insieme una nuova cultura del dialogo. Per fare questo – secondo me – la prima cosa è riscoprire che esso è così radicato nella natura umana che in tutte le culture possiamo trovare quello che chiamerei “le fonti del dialogo”. Queste fonti sono raccolte nelle grandi Scritture e sono fondamentalmente due: la fonte che sgorga dall’esperienza religiosa e quella che nasce dalla ricerca filosofica dell’umanità. In questa linea dovremmo parlare di fonte biblica, coranica, vedica, ecc. Vuol dire che in tutte le Scritture delle tradizioni religiose troviamo fortemente l’accento sul dialogo. Dovremmo attingere anche alla filosofia greca, alla metafisica islamica, alle Upanisad, al pensiero buddista, ecc. In Occidente nel secolo scorso si è sviluppata una vera scuola di pensiero dialogico di radice ebraica e cristiana. Attingo, in modo particolare, a questa ultima fonte per offrirvi alcuni principi di una antropologia del dialogo. Primo. Il dialogo “è iscritto nella natura dell’uomo” fino al punto che si può dire che è la definizione stessa dell’uomo. Secondo. Nel dialogo “ogni uomo è completato dal dono dell’altro”, cioè abbiamo bisogno gli uni degli altri per essere noi stessi. Nel dialogo io regalo all’altro la mia alterità, la mia diversità. Terzo. Ogni dialogo “è sempre un incontro personale”. Quindi non si tratta tanto di parole o di pensiero, ma di donare il nostro essere. Il dialogo non è semplice conversazione, né discussione, ma qualcosa che tocca il più profondo degli interlocutori. Quarto. Il dialogo “richiede silenzio e ascolto”. Questo è decisivo, perché il silenzio è importante non solo per il retto parlare, ma anche per il retto pensare. Come dice un proverbio: “Quando parli fa che le tue parole siano migliori del tuo silenzio” (Dionigi il Vecchio). Quinto. Il vero dialogo “costituisce qualche cosa di esistenziale” perché rischiamo noi stessi, la nostra visione delle cose, la nostra identità. A volte sentiamo che perdiamo la nostra identità culturale, ma è solo un passaggio perché in realtà l’identità viene arricchita immensamente nella sua apertura. Noi dovremmo avere una “identità aperta”. Questo vuol dire sapere chi siamo; ma anche essere convinti che “quando mi capisco con qualcuno… so meglio anch’io chi sono” (Fabris). Ancora altri principi. Il dialogo autentico “ha a che fare con la verità”, è un approfondimento della verità. Per i greci antichi il dialogo era il metodo per arrivare alla verità. Questo significa che la verità ha sempre bisogno di essere completata, nessuno possiede la verità, è lei che ci possiede. Quindi non si tratta di relatività della verità, ma di “relazionalità della verità” (Baccarini). “Verità relativa” vuol dire che ognuno ha la sua verità che è valida solo per sé. “Verità relazionale”, invece, vuol dire che ognuno partecipa e mette in comune con gli altri la sua partecipazione alla verità, che è una per tutti. Diverso è il modo come noi arriviamo e come partecipiamo alla verità. Per questo è importante dialogare: per arricchirci delle varie prospettive. Nella relazione ognuno scopre aspetti nuovi della verità come fossero propri. Come dice Raimond Panikkar: “Da una finestra si vede tutto il paesaggio, ma non totalmente”. È quello che dicevamo prima: dobbiamo concepire la differenza come un dono e non come un pericolo. Uno dei grandi paradossi di oggi è che in questo mondo globalizzato abbiamo paura della differenza, dell’altro. Il dialogo, poi, “richiede una forte volontà”. L’amore alla verità mi porta a cercarla e a volerla, e per questo mi metto in dialogo. Due ultimi principi. Il dialogo “è possibile solo tra persone vere”, e solo l’amore ci fa veri. In altre parole, l’amore prepara le persone al dialogo facendole vere. Ciò che fa fecondo il parlare è la santità di chi parla e la santità di chi ascolta. Ecco la responsabilità del dialogo in tutta la sua portata: richiede persone vere e fa le persone più vere. E infine: la cultura del dialogo “conosce solo una legge che è quella della reciprocità”. Ci vuole questo percorso di andata e ritorno perché ci sia vero dialogo. In definitiva, oggi si parla molto di interculturalità. Penso che una vera interculturalità è possibile se cominciamo a vivere questa cultura del dialogo. Nessuno ha mai detto che dialogare sia facile. Si richiede ciò che oggi è difficile pronunciare: sacrificio. Richiede uomini e donne “maturi per la morte” (Maria Zambrano), cioè morire a se stessi per vivere nell’altro».  Jesús Morán, Università di Mumbai, 5 febbraio 2016 (altro…)

Lahore: un attacco contro l’uomo

Lahore: un attacco contro l’uomo

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Foto: Flickr CC / NC_20 CNA

Lahore è la seconda città del Pakistan, nella provincia del Punjab, nel nord-est del Paese. «Da tempo in tutto il paese scuole e università sono protette come delle fortezze, chiese e moschee sono sorvegliate da guardie armate: certamente un parco pubblico non avrebbe potuto essere presidiato così. Colpisce che la maggior parte delle vittime siano bambini e intere famiglie, molte delle quali in festa per la ricorrenza della Pasqua», scrivono dalla comunità dei Focolari a Lahore. Erano le 19, ora locale, del 27 marzo, quando un kamikaze si è fatto esplodere nel Gulshan-e-Iqbal Park. Un crimine “vile e insensato”, lo ha definito papa Francesco al Regina Coeli, ricordando la Pasqua nel Pakistan “insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti”, di cui 29 bambini e tante  donne. «Insieme con tutti – scrivono ancora da Lahore – vogliamo nuovamente abbracciare questo volto di Gesù Abbandonato perché Lui possa trasformare questo grande dolore in nuovo slancio d’amore, generare Luce che illumini le menti e dare forza a tutte le persone di buona volontà. Stiamo pregando per tutte le vittime, i feriti e tutte le famiglie coinvolte e soprattutto che l’odio non produca altro odio». «Stavo andando con i nipotini al parco e ad un certo punto ho sentito di ritornare a casa ed andare un’altra volta», testimonia un’amica che con questo cambiamento di programma non è stata coinvolta nella strage. «C’erano anche nostri parenti al momento dell’esplosione, ma non hanno avuto danni. Tra loro, un ragazzo di 18 anni che ha soccorso un bambino che è morto poco dopo tra le sue braccia». «Invito a pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari», ha detto ancora il Papa, appellandosi poi «alle autorità civili e a tutte le componenti sociali» del Pakistan «perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili». «Colpisce con quale sacralità e dignità si vive il dolore – testimoniano dalla città colpita – e quanta solidarietà ci sia: i feriti sono stati portati con veicoli privati, senza paura, negli ospedali circostanti. Il personale ospedaliero ha lavorato senza sosta; all’appello di donare il sangue, si sono formate lunghe file negli ospedali. La sofferenza in cui si vive da tempo e che sembra arrivata al culmine fa nascere un nuovo atteggiamento nel sopportare e nell’agire, una nuova speranza che si esprime in piccoli gesti che dimostrano un unico desiderio: Pace». «In vari posti la gente è uscita sulle strade ed ha acceso candele. Anche le proteste si sono svolte pacificamente. In molte testate in tutto il mondo si parla di attentato contro i cristiani e forse è partito anche così, ma qui lo viviamo come un attacco contro l’uomo e non ci sono differenze. Le vittime sono musulmane e cristiane. Sono stati accolti molto bene i gesti di solidarietà dall’estero, come l’aver spento le luci della torre Eiffel. Hanno fatto sperimentare – concludono – che il Pakistan non è isolato nel soffrire questa tragedia così dolorosa e assurda». Maria Chiara De Lorenzo (altro…)