17 Giu 2017 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Il mio percorso comincia l’ultimo giorno del calendario ruandese in cui si ricorda il massacro avvenuto nel 1994. So che Gesù abbandonato può dare un senso a tutte le sofferenze umane, specialmente a quelle che lasciano profonde ferite nel cuore. Avverto un forte legame tra il sacrificio di Gesù e quello sofferto dal popolo ruandese. Sotto la guida di don Telesphore, sacerdote del posto, conosco la capitale Kigali, nota per la sua pulizia. I segni dello sviluppo economico, però, si vedono soprattutto in centro città, che sembra una capitale europea. Ma non lontano dai moderni palazzi c’è la gente comune, legata all’agricoltura, e che si sposta per vendere i loro prodotti al mercato: frutta, verdure, galline … A causa della pelle chiara e alto come sono, la mia presenza non passa inosservata. Spesso scopro sguardi sorpresi, ma basta un gesto di saluto, «muraho», o un sorriso, ed il ghiaccio si rompe con un bel sorriso come risposta. Le visite alle principali città del Paese le facciamo in macchina. Ogni tanto ci fermiamo per offrire un passaggio a qualcuno. Tra le tante persone a cui diamo un passaggio, mi colpisce una giovane di circa 20 anni. Dietro il suo bel sorriso c’è una dolorosa storia. Don Telesphore mi racconta che i suoi genitori sono stati uccisi nel genocidio degli anni ’90. Lei si recava a pregare presso la loro tomba. Da bambina, assieme a suo fratellino, venivano da don Telesphore. Lì hanno trovato una famiglia che li riempie d’amore. E come loro, incontro tante situazioni simili. Il sabato l’abbiamo trascorso nel seminario teologico che accoglie seminaristi di tutto il Paese: circa 130. Nella messa, intrisa dalla cultura ruandese, rimango molto colpito dall’azione della Grazia dopo la comunione, con canti che coinvolgono tutto il corpo. È una specie di ritmo sacro, non sincronizzato tra tutti, ma incredibilmente armonico. Scuola Gen’s. In uno dei seminari facciamo una “scuola” per i seminaristi che vogliono conoscere la spiritualità dell’unità. Don Telesphore chiarisce dall’inizio che “questa scuola non si fa con i libri, ma con la vita” e che “siamo qui per costruire l’unità voluta da Gesù attraverso il nostro amore reciproco”. Durante l’incontro, infatti, l’amore evangelico si sentiva in modo molto concreto tra tutti. Dopo la partita di basket, infatti, chiedo: “Chi ha vinto?”. La risposta: “Tutti”. Dove regna l’amore la competizione diventa una buona occasione per vivere il Vangelo. Approfondiamo il punto della spiritualità dell’unità che tocca il mistero di Gesù abbandonato. Ci colpiscono la testimonianza di due sacerdoti, uno del Ruanda e l’altro del Burundi, paesi carichi di incomprensioni vicendevoli. Ma le differenze, per l’amore a Gesù nel suo abbandono, danno luogo all’unità cresciuta tra di loro. Uno dei seminaristi esprime tutti: “Quando si parla con il cuore, siamo toccati nel cuore”. Gli ultimi giorni sono dedicati all’incontro con le famiglie e i giovani, ma anche alle altre persone che condividono lo stesso ideale di fraternità. Infine, un pellegrinaggio al santuario della Madonna, non lontano dal seminario. Vogliamo ringraziarla per questo viaggio e per i numerosi doni che abbiamo ricevuto. (Armando A. – Brasile) (altro…)
16 Giu 2017 | Cultura, Ecumenismo, Famiglie, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Quando abbiamo cominciato a frequentarci eravamo ben coscienti delle differenze che esistevano fra noi, soprattutto in materia di dottrina. Sentivamo però che il nostro amore era più forte di ogni differenza: questo ci dava l’ardire di credere che dietro al nostro matrimonio poteva esserci un disegno di unità che andava oltre noi due. Fin da ragazzi, con la spiritualità dei Focolari avevamo imparato che per raggiungere l’unità occorre puntare a ciò che ci unisce – che è tantissimo –, anziché guardare a quello che ci divide. Ciononostante, quando la domenica ognuno di noi prende una strada diversa per andare a Messa, è sempre un dolore, quello stesso che avvertiamo quando involontariamente nei nostri discorsi viene fuori il “noi” e il “voi”, o quando a ciascuno viene da criticare qualcosa della Chiesa dell’altro. In questi casi ci rendiamo conto che niente è costruito una volta per tutte e che, fra le tante occasioni per far crescere l’amore tra noi, deve esserci l’impegno di amare la Chiesa dell’altro come la propria. Un’altra chance tipica di noi coppie ‘miste’ è di offrire a Dio le piccole o grandi disunità che ci fanno soffrire, per la piena unità dei cristiani. A volte, proprio per vivere anche in modo visibile l’unità fra noi e nella nostra famiglia, decidiamo di andare tutti insieme nell’una o nell’altra chiesa, condividendo anche certe pratiche spirituali, come, ad esempio il digiuno. Un momento significativo è stato il battesimo della nostra prima figlia. Avevamo discusso a lungo e per diverso tempo, ma non riuscivamo a decidere quale fosse la cosa più giusta: il battesimo cattolico o quello ortodosso. Ovviamente, il valore del sacramento è uguale in entrambe le Chiese, ma le conseguenze sarebbero state profondamente diverse. Hani, infatti, è diacono ed era già stato temporaneamente allontanato dalla sua Chiesa a causa del matrimonio celebrato con rito cattolico-misto. Il battesimo cattolico della figlia lo avrebbe messo in seria difficoltà e non riuscivamo a prendere una decisione. Liliana allora ha deciso di andare a spiegare la situazione al suo vescovo, il quale, dopo averla ascoltata fino in fondo, le ha assicurato che egli avrebbe capito e appoggiato qualsiasi decisione avessimo preso secondo la nostra coscienza. In questa, come in mille altre occasioni, non si è trattato e non si tratta di trovare dei compromessi, ma di cercare di cogliere qual è la volontà di Dio nelle varie situazioni. È chiaro che tutto ciò costa una fatica supplementare, costa sudore, anche con i figli, che da piccoli non capivano perché potevano ricevere l’Eucaristia nella chiesa ortodossa, ma non in quella cattolica. Infatti, nella Chiesa ortodossa, insieme al battesimo, vengono somministrati anche i sacramenti della comunione e della cresima. Un periodo piuttosto difficile è stato quando la più grande dei nostri figli aveva circa 15 anni. Lei iniziava, con una certa aggressività, a chiedere autonomia ma noi non eravamo preparati a questo suo repentino cambiamento. Le liti, anche molto accese, erano praticamente quotidiane. Cercavamo di proteggerla da alcune situazioni che ritenevamo a rischio ma, più le stavamo addosso, più lei si ribellava. Non è stato facile anche tra di noi, perché spesso il modo in cui ciascuno dei due affrontava la situazione non era condiviso. In tutta questa confusione, abbiamo sempre cercato di mantenere alcuni punti che ci sembravano importanti, come la preghiera tutti insieme, oppure l’umiltà di chiederci scusa, anche con i ragazzi. Ad un certo momento abbiamo capito chiaramente che prima di tutto dovevamo puntare all’unità tra noi due. Fatto questo passo, insieme abbiamo trovato la luce per decidere di darle fiducia. La situazione in casa è migliorata, a conferma che anche nel matrimonio ‘misto’ i due sposi hanno la possibilità di essere “una sola cosa in Dio” e dare questa testimonianza ai figli e al mondo circostante. (altro…)
15 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
L’incontro promosso dalla rete internazionale Comunione e Diritto del Movimento dei Focolari, avrà il seguente programma: – Ricordo del dr. Gianni Caso, magistrato (avv. Maria Giovanna Rigatelli) – Parola di Vita (dr. Pasquale de Rosa) – Per un impegno condiviso: riflessioni su ambiente e diritto (dr. Paolo La Manna) – Interventi dei partecipanti. Modera avv. Carlo Fusco È stato richiesto il riconoscimento di 2 crediti formativi all’Ordine degli Avvocati di Roma Invito
15 Giu 2017 | Centro internazionale, Ecumenismo, Spiritualità

Al giubileo del Rinnovamento carismatico cattolico
“John 17” vuole essere una voce che chiama le Chiese alla riconciliazione e all’unità secondo la preghiera di Gesù: “Che tutti siano uno” (Gv 17,21). Poggia sulla convinzione che l’evangelizzazione è tanto più efficace se è accompagnata dalla testimonianza dell’unità tra i cristiani. I membri di questo movimento desiderano essere dei catalizzatori di unità e per questo si impegnano a stabilire ovunque delle relazioni fraterne e di amicizia, specie fra cristiani di diverse Chiese. Una sessantina di membri di questo Movimento, accompagnati da Joe Tosini e Mike Herron, due dei fondatori, sono venuti a Roma in occasione del Giubileo d’oro del Rinnovamento carismatico cattolico (RCC). Il Papa ha invitato il RCC a ritrovare le proprie radici ecumeniche. La prima esperienza infatti di effusione e di battesimo nello Spirito Santo avvenuta tra un gruppo di giovani cattolici all’Università Duquesne a Pittsburg nel 1967, era anche il frutto di incontri con persone pentecostali. La presenza di pastori di diverse denominazioni sul palco durante la veglia di Pentecoste all’antico Circo Massimo, era un segno visibile di queste origini. Papa Francesco ha chiesto ai carismatici cattolici di essere un luogo privilegiato nella Chiesa per percorrere la via verso l’unità in una “diversità riconciliata”: «Oggi è più urgente che mai l’unità dei cristiani, uniti per opera dello Spirito Santo, nella preghiera e nell’azione per i più deboli. Camminare insieme, lavorare insieme. Amarci. Amarci. … lo Spirito ci vuole in cammino». 
Foto: © CSC Audiovisivi-Caris Mendes
Il gruppo John 17, composto per lo più di leaders da Chiese pentecostali, ha voluto approfittare del suo soggiorno a Roma per incontrare Maria Voce, la presidente del Movimento dei Focolari, conoscere ed approfondire il carisma dell’unità di Chiara Lubich. Per questo essi sono venuti al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo il 7 giugno, accompagnati anche dal pastore della Chiesa Evangelica della Riconciliazione Giovanni Traettino di Caserta. Questo incontro aveva pure come finalità di prepararsi ad un’udienza privata con Papa Francesco, prevista per l’8 giugno; udienza che è poi durata per ben due ore. La convergenza di intenti e di spirito tra i due movimenti – Focolari e John 17 – era palese e le ore passate insieme sono state di gioia e di lode a Dio. Il pastore Traettino ha ricordato a tutti che l’unità si edifica “cominciando dai piedi” e non dalla testa e cioè mettendosi al servizio del prossimo. Questo impegno è stato sigillato tra tutti i partecipanti mediante un rito di reciproca lavanda dei piedi, accompagnato da una preghiera gli uni per gli altri. Maria Voce e altri membri dei Focolari, di diverse Chiese, hanno potuto dare loro l’essenziale della spiritualità dell’unità e le loro esperienze di vita alla luce del Vangelo. (altro…)
14 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
È online il sito web in preparazione al Sinodo dei Vescovi 2018 sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Il sito pubblica un questionario in cinque lingue con lo scopo di “promuovere una più ampia partecipazione di tutti i giovani del mondo, non solo ricevendo informazione sull’evento sinodale ma anche interagendo e partecipando nel cammino di preparazione”. “Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”, aveva esortato ai giovani papa Francesco. Aggiungendo: «San Benedetto raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante, perché “spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore”». (altro…)
14 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
Dal 13 al 18 giugno è in corso a Recife, Brasile, presso la Cittadella dei Focolari “Santa Maria”, una scuola per tutor del progetto Up2Me. Riguarda un percorso di formazione all’affettività e alla sessualità, svolto con metodo innovativo e interattivo, rivolto ad adolescenti per una maturazione armonica e globale della persona alla luce della spiritualità dell’unità. Up2Me Project, coordinato dai Movimenti Famiglie Nuove e Ragazzi per l’Unità, in collaborazione con l’Istituto universitario Sophia, prevede innanzitutto la formazione di tutor da parte di esperti in sociologia, psicologia, pedagogia, medicina, sessuologia, bioetica, filosofia. A Recife sono presenti 22 coppie di futuri tutor, provenienti da tutto il Brasile, e 37 uditori. Prossimi appuntamenti a Castel Gandolfo (Italia) novembre 2017 e in Messico, per tutto il Centro America, a dicembre.
14 Giu 2017 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo
«Non esiste una ricetta per il successo, ma c’è una ricetta per il fallimento. La ricetta per il fallimento è la violenza “nel nome di Allah”». Così comincia il forte appello ai musulmani europei, vergato l’indomani degli attacchi sanguinosi di Londra e Manchester, del Gran Mufti emerito di Bosnia Erzegovina Mustafa Ceric, presidente onorario, come Chiara Lubich in passato e attualmente anche Maria Voce, della RpP, la Conferenza delle Religioni per la Pace. «Questa non è la mia fede. Questo non è l’Allah in cui credo. La mia fede non è un coltello, non è terrore. Il mio Allah è Amorevole e Misericordioso». «Confesso – afferma il Gran Mufti, insignito tra l’altro, nel 2003, del Premio Unesco per la Pace Felix Houphouet-Boigny e del premio Sternberg del Consiglio Internazionale dei Cristiani e degli Ebrei “per il suo contributo eccezionale alla comprensione tra le fedi”, nel 2007 del Premio Theodor-Heuss-Stiftung per il suo contributo alla diffusione e al rafforzamento della democrazia e, nel 2008, del premio Eugen Biser Foundation per il suo sforzo nel promuovere la comprensione e la pace tra il pensiero cristiano e quello islamico – non mi sono mai sentito così confuso e così inerme nel tentare di spiegare cosa sta accadendo dentro e fuori la mia comunità di fede. Mi consolo pensando che si tratti di atti di minoranze estreme, solo un gioco politico di grandi potenze per guadagnare la ricchezza musulmana». Mustafa Ceric usa parole forti: «La mia comunità di fede ha molti problemi. Il più grande è delegare ad altri la risoluzione dei propri problemi. Invece, la mia Comunità di Fede (la mia Ummah) deve risolvere il problema in sé, prima di poter risolvere i problemi intorno». C’è chi afferma, sostiene Ceric, che gli attacchi contro innocenti civili a Manchester o a Londra siano più importanti di quelli in Palestina, a Kabul, Mosul, Sa’an e Misurata. «Non sono più importanti, ma certamente più pericolosi per i musulmani in Europa, la maggioranza dei quali sono fuggiti dai Paesi musulmani per cercare in Europa pace e sicurezza per i loro figli. La pace e sicurezza che finora hanno sperimentato ora sono minacciate». Dopo Manchester, Londra, ma prima ancora Berlino e Zurigo «i musulmani europei devono essere forti e chiari non solo nel condannare la violenza “in nome di Allah”, ma anche nell’adottare misure concrete contro l’abuso dell’Islam in ogni forma. Devono avere una voce chiara, unica e inequivocabile nella lotta contro la violenza sostenuta “in nome di Allah”. Non è più una questione di buona volontà di individui o gruppi che lavorano per il dialogo interreligioso. È una questione esistenziale dell’Islam e dei musulmani in Europa». Il Gran Mufti lancia quindi un appello ai musulmani d’Europa a «raccogliersi immediatamente intorno a una “parola comune” tra noi e i nostri vicini, indipendentemente dalla loro fede, razza o nazionalità, per fare un giuramento davanti a Dio, a se stessi e ai propri vicini in Europa, quello di amare e promuovere la pace, la sicurezza e la cooperazione cui siamo obbligati dalla nostra cultura e fede Islamica. Dobbiamo giurare che faremo tutto ciò che è necessario per combattere insieme la violenza contro persone innocenti. Noi, attuale generazione di musulmani europei, dobbiamo questo ai nostri discendenti. Non dobbiamo lasciare i nostri debiti ai discendenti che non ne hanno colpa». «Non è più tempo di esitare!» – il gran Mufti, al termine del suo appello, esprime con veemenza tutta la speranza e il desiderio di cambiamento. «Non c’è spazio per il calcolo! Non ci sono più scuse per rimandare, o giustificazioni per aspettare! Non c’è salvezza nel silenzio! Non c’è futuro per l’islam o per i musulmani in Europa se non nella coesistenza e nella tolleranza con i nostri vicini europei!» Leggi l’appello integrale (altro…)
14 Giu 2017 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Škofja Loka
Damijan e Natalija abitano a Škofja Loka, una piccola città nel nord ovest della Slovenia, a una ventina di chilometri dalla capitale Lubiana. Sono sposati da 12 anni e hanno 4 figli, dai 4 agli 11 anni. Dialogando con loro, Natalija e Damijan si alternano con naturalezza. «Fin dall’inizio del nostro cammino insieme – comincia lei – abbiamo voluto metter Dio al primo posto. Per noi questo significa perdonare, ricominciare sempre dopo ogni battuta d’arresto, amare per primi e tutti. Vuol dire anche che quando è dura, e siamo stanchi, proviamo a non aspettarci nulla dall’altro, ma sapendo che possiamo sempre contare l’uno sull’altra». E l’educazione dei figli? Damijan spiega: «Ai bambini cerchiamo di dare valori solidi per la vita. Questo richiede da un lato una grande pazienza e perseveranza nell’amore, dall’altro di avere una linea chiara, di decidere cosa è bianco e cosa è nero, anche se a volte questo porta alla loro insoddisfazione o alla loro rivolta. Ci sembra importante che i nostri figli siano il più possibile autonomi e indipendenti. Li coinvolgiamo nei lavori di casa (cucinare, pulire, stirare, sistemare il bucato, ecc.). All’inizio è tutto molto interessante, quasi un gioco. Poi, quando il lavoro deve essere fatto con regolarità, qualcosa sempre si blocca. Ma loro sanno che, se ci aiutiamo tutti, finiamo prima e rimane più tempo per giocare, uscire e fare tutte quelle cose che, come loro dicono, non sono “lavorare”».
«Un anno e mezzo fa – è Natalija a raccontare – abbiamo portato il più piccolo, Lovro, a una visita. La diagnosi è stata: sindrome da deficit di attenzione. Da pedagoga ed ex insegnante, mi sono passati davanti agli occhi tutti i bambini con questo tipo di problemi e le grandi difficoltà che accompagnano questa diagnosi. Spaventata sono ritornata all’asilo “Raggio di Sole” dove, allora, lavoravamo sia io che Damijan. Appena mi ha visto, ha capito che qualcosa non andava. Quello stesso giorno abbiamo parlato a lungo. Ci era chiaro che per stare accanto a Lovro era necessario che uno di noi due lasciasse il lavoro». Damijan: «Considerando il mutuo e la famiglia numerosa, uno stipendio solo non era sufficiente. Abbiamo esplorato tutte le possibili soluzioni finanziarie ma, nonostante umanamente l’incertezza la facesse da padrona, ci sembrava la cosa giusta da fare. Sicuramente Dio non ci avrebbe abbandonato. Abbiamo scritto una lettera ai colleghi di lavoro, che hanno capito e ci hanno sostenuto. Non potevamo immaginare il seguito. Una settimana dopo, mia mamma ha avuto un ictus ed è rimasta paralizzata, quindi abbiamo cominciato a prenderci cura anche di lei, anche se all’inizio era sufficiente farla sedere e portarle da mangiare, perché era ancora in grado di mangiare da sola. Ma dopo due mesi, un secondo ictus l’ha portata alla cecità e a problemi di demenza. Aveva bisogno di attenzioni e cure sempre maggiori. Abbiamo deciso di non portarla in un ospizio, ma di tenerla con noi, fino al suo ultimo respiro. Intanto, anche se non potevamo dedicargli molto tempo, Lovro andava migliorando. In tutto questo tempo, anche se con un solo stipendio, possiamo dire con certezza che nemmeno per un istante abbiamo avuto la sensazione che ci mancasse qualcosa. Abbiamo fatto delle rinunce, ma non le abbiamo vissute come una privazione. Piuttosto, ci siamo resi conto che è stato importante per i bambini rendersi conto da vicino della situazione in casa e prendersi cura della nonna. Hanno sperimentato cosa significa dare vero amore al prossimo. E noi abbiamo capito che Dio è davvero grande: se lo lasciamo agire e ci fidiamo, è Lui che ci guida». Natalija: «Dopo la morte della mamma di Damijan, avvenuta nel mese di luglio, ci siamo resi conto che sarebbe stato meglio per noi se Damijan continuava a restare a casa. In questo modo la mattina si può dedicare totalmente a Lovro, con risultati evidenti. Quando io torno, trovo il pranzo pronto e posso affrontare il resto della giornata con maggiore calma e serenità». (altro…)
14 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
Per “il vostro impegno per la pace, promuovendo una serie di iniziative, volte a convertire una fabbrica di armi che esiste sul territorio di Iglesias” (Sardegna, Italia). La missiva, del 3 giugno, è rivolta alla comunità locale del Movimento dei Focolari (sezione Umanità Nuova), per gli sforzi portati avanti con Amnesty International, Oxfam, Fondazione Banca Etica, Opal Brescia e Rete Italiana per il Disarmo, per la “Riconversione RWM” (multinazionale di produzione di armi). Il Santo Padre si dice “lieto di sapere che vi state concretamente interessando nel promuovere un lavoro dignitoso alternativo alla costruzione delle armi, in un territorio ancora attraversato dalla grave crisi occupazionale”. Infine, esprime la sua “vicinanza per l’impegno nella diffusione della cultura della pace”. Leggi lettera. (altro…)
13 Giu 2017 | Cultura
Os textos deste volume são somente uma primeira recopilação dos aspectos concretos da vida do Movimento dos Focolares em mais de 50 anos de sua existência. Trata-se de um horizonte muito vasto que exigirá um contínuo trabalho de pesquisa, aprofundamento, ampliação e aperfeiçoamento. Partindo da inspiração de Chiara Lubich, cada aspecto é considerado em sua raiz – que está em Deus, o qual, porque é Amor, é Trindade – e em seu conteúdo “encarnado” na vida daqueles que escolhem o Carisma da Unidade como ideal. O livro foi organizado por um grupo de colaboradores seletos de Chiara, que a ajudaram a concretizar o seu Carisma por anos sob cada um desses aspectos. 
13 Giu 2017 | Cultura
Muito mais do que uma devoção, a autora enxerga em Maria a cristã por excelência a ser imitada. Num dos textos mais significativos da presente Obra, o leitor vai encontrar: «E ela calou-se. Calou-se porque dois não podiam falar. A palavra há de apoiar-se sempre em um silêncio. ..» (p. 11). Mas, «como então viver Maria, como perfumar a minha vida com o seu fascínio? (…) Fazendo calar em mim a criatura, deixando falar neste silêncio o espírito do Senhor. Assim vivo Maria e vivo Jesus. Vivo Jesus em Maria» (p. 12). 
13 Giu 2017 | Cultura, Nuove Generazioni
Uma nova edição de “Aos Gen”, revista e ampliada com discursos, mensagens e artigos de Chiara Lubich aos gen, desde a fundação do Movimento Gen até 2001. Três volumes: de 1966 a 1969, de 1970 a 1974, de 1975 a 2001. “Caríssimos gen, acreditem em mim: a mais alta contestação do mundo quem faz e fará é Deus em nós, que existe, se o seguirmos no caminho do amor. De contestações Ele entende bem! Todo o Seu Evangelho é uma contestação ao mundo. E entende de lutas pacíficas e de martírios para renovar o mundo… Ajudem, pois, os seus amigos a resolverem os problemas contingentes deles e de vocês, mas, ao mesmo tempo, mantenham-se estreitamente ligados entre vocês
Naquele que venceu o mundo”. (Do Volume 1)
Vocês, gen, sabem que são chamados a levar para frente, no novo milênio, este grande Ideal, que Deus nos confiou para contribuir na realização do Seu testamento: “Que todos sejam um”.
Toda a minha esperança está depositada em vocês. Sei que almejam coisas grandes e lhes asseguro que no Ideal de vocês encontrarão a plena realização e serão felizes. É isto que lhes desejo com todo o coração. Estou sempre com vocês. (Do Volume 3)

Editora Cidade Nova
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13 Giu 2017 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Spiritualità

Foto: © CSC Audiovisivi – C. Mendes
Il Patriarca Athenagoras e Chiara Lubich, protagonisti dell’unità. Il ricominciare non è e non è mai stato facile, soprattutto se il tempo ha scavato fossati, se certe diversità sono diventate cultura, se a complicare le cose c’è pure la convinzione di essere nel giusto. Non si è lontani dalla verità nel dire che era questa all’incirca la situazione a metà ‘900 fra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, dopo che per secoli, per un intero millennio si era coltivata la separazione. Poi, la svolta storica. I celebri, indimenticabili e di gloriosa memoria protagonisti e iniziatori del “dialogo della Carità”, i grandi ideatori del dialogo del popolo, sono Athenagoras, Patriarca Ecumenico, e Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dell’unità. Con la loro vita umile, seria, disponibile, con la dedizione, l’amore e la preghiera, sono stati gli iniziatori di una nuova Era ecumenica; hanno ammaestrato popoli, dando loro coraggio, forza, pazienza, fedeltà, disponibilità, amore e unità. In fondo la soluzione era semplice e l’esprimeva con queste parole il Patriarca: «Abbiamo vissuto isolati, senza avere fratelli, senza avere sorelle per tanti secoli, come orfani. Perché? Il fratello è la porta. Ecco il segreto!». Gli indimenticabili protagonisti del “dialogo della carità”, i grandi ideatori del dialogo del popolo si incontrarono ben 27 volte, dal 1967 al 1972 (morte del Patriarca). Risale al 13 giugno 1967 il primo storico incontro della Lubich al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, anche se, fino ad oggi, quel momento non è stato adeguatamente apprezzato in tutta la sua portata. Il Patriarca approvò e accolse con amore e serietà il carisma di Chiara, una spiritualità mistica che è la spiritualità della Chiesa, tanto da considerare quell’incontro «come un’estasi», e si fece sempre più strada in lui la convinzione che vivendo le parole del Testamento di Gesù si potesse giungere presto all’unico calice. Con parole commoventi diceva: «Sarebbe per me un giorno di paradiso». 
Foto © CSC Audiovisivi
Non ci volle molto tempo prima che il Patriarca si dichiarasse «focolarino» e cominciasse a chiamare la Lubich col nome di “Tecla”, avendo scorto in lei lo stesso zelo dell’isapostola, lui che continuava a dire «abbiamo sete della spiritualità». Allo stesso tempo, altrettanto toccata fu la stessa Chiara, alla quale il Patriarca «appariva come un Arcangelo che lotta e lotterà fino alla fine per il suo ideale: un uomo di Dio, provato nella carità eroica e nella pazienza eroica». Con la sua spiritualità e la sua meravigliosa personalità, Chiara non solo ha preparato i due principali e preziosi Ponti: Paolo VI e Athenagoras, ma è anche riuscita a unire i due Ponti. Per questi incontri fra ortodossi e cattolici, il vincolo dell’amore vicendevole mitigava il dolore di non poter condividere l’Eucaristia, anzi rendeva amabile questa croce come contributo del popolo cristiano all’Unico Calice. «Il Papa è il nostro leader — così il Patriarca confidò a Chiara —; vedo alle volte il Papa “in agonia”, perché Egli conosce tutto ciò che c’è di negativo nel mondo. È per questo che mi sono messo al suo servizio al cento per cento. Lo seguo, lo capisco, lo amo, lo rispetto, lo ammiro». Facendo seguito a questo percorso cinquantennale, ho fatto personalmente la proposta al prof. Mons. Piero Coda, Preside dell’Istituto Universitario “Sophia”, riguardo all’istituzione di una Cattedra Ecumenica come segno riconoscente ai due straordinari protagonisti della fratellanza fra la Chiesa ortodossa e quella cattolica; essa ha avuto una grande e cordiale approvazione, con la benedizione del Patriarca Bartolomeo e la convinta adesione della Presidente dei Focolari, Maria Voce. Offriamo dal nostro cuore un “grande grazie”, come dei bellissimi fiori, ad Athenagoras e a Chiara, mandati da Dio, che hanno dato la loro vita anzitutto per la realizzazione della volontà di Dio: “Che tutti siano una cosa sola”, che si realizzerà come dono dello Spirito Santo. Metropolita Gennadios Zervos, arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli (altro…)
13 Giu 2017 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
http://vimeo.com/95726084 (altro…)
13 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
Che cosa puoi fare? Dona sangue. Dona ora. Dona spesso. Questo è l’invito scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per celebrare il 14 giugno, la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue 2017. Alcuni obiettivi della campagna: incoraggiare tutti i cittadini a rafforzare l’efficienza dei servizi sanitari; coinvolgere le autorità nella creazione di programmi nazionali per rispondere all’incremento del fabbisogno; favorire l’inclusione dei servizi trasfusionali nelle situazioni di emergenza; garantire l’approvvigionamento e raggiungere l’autosufficienza nazionale; ringraziare le persone che donano il sangue regolarmente; promuovere la cooperazione internazionale per garantire la donazione volontaria, aumentando la sicurezza e la disponibilità di sangue. (altro…)
12 Giu 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nella Serbia centrale, Belgrado (“la città bianca”) è una delle più antiche città d’Europa, nel punto di confluenza tra i fiumi Sava e Danubio. “Porta dei Balcani” o “Porta d’Europa” (così definita per la sua posizione al confine tra Oriente e Occidente d’Europa), rinata dopo un passato anche recente di guerre, è oggi una capitale all’avanguardia, dove nuove idee, fermento e vitalità circolano nei campi dell’arte, dell’economia, dell’architettura. E dello sport. In occasione del ventesimo anniversario dalla sua fondazione, il College of Sport and Health, istituto di formazione parificato con 600 studenti, ha organizzato il 12 e 13 maggio scorso una conferenza internazionale dal titolo “Sport, ricreazione, salute”. Tra gli ospiti, su invito del prof. Alexander Ivanovski, anche Sportmeet, espressione nel mondo dello sport di quel rinnovamento sociale e spirituale originato dall’esperienza dei Focolari: una rete mondiale di sportivi, agonisti e non, insegnanti, istruttori, giornalisti, amministratori e operatori del commercio in campo sportivo, che vivono lo sport come realtà positiva di confronto e scambio, come occasione per muovere muscoli e tendini, ma anche idee di fratellanza universale e inclusione. “Sport moves people and moves ideas” titola la sua relazione Paolo Cipolli, presidente di Sportmeet, presente alla conferenza insieme a una delegazione serbo-croata. Il “fenomeno sport” è una delle realtà più complesse, interessanti e avvincenti del nostro tempo. 800 milioni di praticanti, 5 milioni di società sportive, 205 federazioni nazionali aderenti al Comitato Olimpico Internazionale, 208 alla FIFA.
Se si pensa che alle Nazioni Unite aderiscono “solo” 192 nazioni, si capiscono la sua portata e la sua onnipresenza, come una sorta di nuovo potere planetario o, secondo alcuni, di “nuova religione”. Terra di inesausti interessi economici, purtroppo anche malavitosi, lo sport può diventare, in direzione contraria, una vera e propria “palestra” di fratellanza, unità e integrazione. Un “linguaggio dei gesti” universale che abbatte barriere, ostacoli, diversità. A Belgrado è andata di scena questa faccia pulita dello sport: tra i numerosi interventi, sui vari aspetti legati al ruolo e al potenziale dello sport nella promozione della salute, con esperti e docenti provenienti da Slovenia, Croazia, Macedonia, Bulgaria, è emersa una considerazione comune: la necessità di definire politiche nuove per una piena valorizzazione dello sport in direzione di un corretto stile di vita e di tutte le possibili forme di integrazione, specie tra i giovani. La conferenza è stata l’occasione per stabilire nuove relazioni e un protocollo di intesa in vista di future collaborazioni, valorizzando esperienze significative già in atto, come l’uso del gioco in alcune case di accoglienza per ragazzi. Dopo Belgrado, Sportmeet guarda alla prossima tappa. Di inclusione sociale, educazione sportiva, integrazione delle persone con diverse abilità e rapporto tra generazioni si parlerà dal 13 al 16 luglio in Spagna. Quattro giorni in cui testimoni e operatori sportivi si confronteranno, a partire dal simposio internazionale di Barcellona (al Palau Robert, il 13 luglio) promosso in collaborazione con altri partner locali, fra i quali la Universitat Autònoma de Barcelona, per proseguire con la Summer School di Castel d’Aro, un centinaio di chilometri dal capoluogo della Catalogna, e un ricco programma per sensibilizzare allo sport inclusivo e alle buone pratiche. Con il sogno che “sport” divenga davvero, a tutti i livelli, un sinonimo di “incontro”. (altro…)
10 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
Entre el 15 y el 23 de julio es posible disfrutar de unos días de vacaciones en el Centro Mariápolis de Alta Gracia, en las Sierras Cordobesas. Reservas e informes: cmaragracia@focolares.org.ar
10 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
Del 20 al 23 de julio la Mariápolis Lía abre sus puertas para quienes quieran tomarse unos día de descanso en la serena naturaleza y la cordial y cálida convivencia junto a los habitantes de la ciudadela. Se organizan actividades recreativas, momentos de reflexión, juegos en familia, paseos. Para reservas o informes: mariapolis@mariapolis.org.ar 
10 Giu 2017 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
L’allora arcivescovo di Trento, mons. Carlo de Ferrari, ebbe il compito di valutare ed approvare per primo, a livello diocesano, il Movimento dei Focolari. Il titolo del recentemente volume pubblicato dall’Editrice Città Nuova “Qui c’è il dito di Dio”, richiama una sua espressione nei confronti della esperienza evangelica che si generava attorno a Chiara Lubich. Siamo agli inizi del 1951 e non tutti, nella Chiesa, la pensano come l’arcivescovo di Trento. Anzi, ci sono da parte di alcuni ecclesiastici tante perplessità: una giovane donna, laica, seguita da religiosi, sacerdoti, laici, uomini e donne, giovani e adulti, in tempi preconciliari, desta sospetto. La prudenza suggerisce di allontanarla e, al posto suo, incaricare forse un sacerdote. È in questo contesto che s’inserisce il rapporto decisivo di Chiara con il suo vescovo. Porta la data del 5 gennaio 1951 la lettera che scrive da Roma, dove si trova, a mons. Carlo de Ferrari. La missiva traspare con forza il momento di prova che attraversa il movimento nascente e lei personalmente. Ma anche l’atteggiamento filiale e obbediente di Chiara verso chi le rappresenta la Chiesa, e del suo pieno abbandono ai piani di Dio. La lettera introduce il volume appena uscito. «Altezza Reverendissima, È vero: la croce fu pesante e lo è ed in questi giorni compresi Gesù “caduto” sotto il peso della croce. Però, Altezza, sono felice, felice. E da Gesù ho ricevuto la grazia per essere pronta ad ogni decisione che la Chiesa darà. Non solo: ma per lasciare i “miei” (per qualche tempo posso ancor dir così) cinquanta Focolarini e Focolarine in tale perfetta unità da poter proseguire il loro cammino senza che nessuno s’accorga di un qualche mutamento. Sono felice, Altezza, di poter donare a Dio tutto ciò che Lui nel campo soprannaturale ha fatto attraverso di me. E La assicuro che qualsiasi cosa succeda Lei mi saprà sempre fedele al mio Gesù abbandonato ed obbedientissima alla Chiesa. Sono arrivata a questo punto perché non ho voluto mai da parte mia rompere l’unità con la Chiesa o meglio con chi me la rappresentava. Se non avessi fatto così forse l’opera non ci sarebbe. Ma Iddio mi diede la resistenza fino all’inverosimile. Ora l’Opera c’è e non morrà. Che sia opera /di Dio/ lo dimostrerà forse il fatto che io dovrò allontanarmi da essa. Se debbo testimoniarLo annientandomi, dopo averLo testimoniato con l’Unità, sono felice. Il culmine della vita d’amore di Gesù è la morte: e nessuno ha maggior carità di colui che pone la vita per gli amici suoi. Lei, Padre, mi fu veramente Padre e mi mostrò (ciò che credevo solo per fede) che la Chiesa è Madre. Io La terrò sempre come Padre qualsiasi sia la Volontà di Dio su di me. Nessuno può proibirmi di obbedirLa e cioè di obbedire alla Chiesa. E ciò che importa per farsi santi è /obbedire/: esser uno. Poco importa che ci comandino di agire o di non agire in un modo o nell’altro. Vero, Padre? Padre Tomasi è un sant’uomo. Soffre moltissimo in questi giorni e non mangia. Soffre per me… Non avrei mai detto che in Lui vi fossero simili sentimenti. Però Lei non si preoccupi, Altezza, che noi Lo sosteniamo ed io in sua presenza rido sempre. Non so dirLe in fin fine che una cosa sola: sono tanto, tanto, immensamente, felice. E Le posso assicurare che Gesù Abbandonato mi sosterrà sempre. Del resto: “Beati quando vi separeranno e, /mentendo/, diranno ogni male di voi. /Rallegratevi /ed /esultate/ perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli.” Mi benedica sempre, sua figliola Chiara». Da “Qui c’è il dito di Dio”, Ed. Città Nuova, Roma 2017, pg 97-98. (altro…)
9 Giu 2017 | Cultura, Nuove Generazioni
y4uw.org : Giovani di diverse culture, religioni, nazionalità che vivono in 180 paesi dei 5 continenti. Sono i Giovani per un Mondo Unito del Movimento dei Focolari (GMU). Vogliono vivere per un mondo più fraterno e unito. Come? Mettendo in pratica la cosiddetta ‘regola d’oro’: “Fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.Per essere più collegati e lavorare insieme a tanti giovani sparsi nel mondo, i GMU lanciano nuovi canali di comunicazione, tra cui una rinnovata piattaforma sul web, y4uw.org , dove si può navigare per conoscere le varie tappe della loro storia, i vari post, video, news, eventi passati e futuri. Genfest 2018: sul nuovo sito è possibile trovare informazioni attualizzate del grande evento mondiale che si prepara a Manila (Filippine) e che si svolgerà dal 6 al 8 luglio 2018. Interazione: y4uw.org dà la possibilità di interagire con i Giovani per un mondo unito. È possibile postare non solo i commenti ma anche i suggerimenti e le iniziative dei giovani delle diverse città. Nuovo Design: che rende più facile visualizzare i numerosi progetti in corso e contattare i protagonisti. Si può contattare e seguire i GMU anche sui social media: Instagram e Twitter: Y4UW.official Facebook: Y4UW.international (altro…)
8 Giu 2017 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Anne-Marie Pelletier
Tredici teologhe da nove Paesi (Brasile, Canada, Filippine, Francia, Germania, Italia, Kenia, Siria, Usa), hanno dato vita al secondo Seminario internazionale per iniziare a elaborare una “teologia intrinsecamente femminile”. Si è tenuto all’Università Urbaniana in risposta al ripetuto invito di papa Francesco, che più volte ha sottolineato la necessità di una “profonda teologia della donna”, per non lasciare questo campo privo della prospettiva femminile. Dopo il tema “Heart” dell’anno scorso, quello della seconda edizione è stato “Tears”. “Cuore” e “Lacrime”: si tratta di realtà prettamente femminili? Le lacrime sono un dono fatto a tutti, uomini e donne; e Gesù in persona piange per la morte di una amico caro come Lazzaro. Le relazioni mettono in luce il modo femminile «lungi dal dolorismo stereotipato» di affrontare «l’infelicità, la disperazione, e di introdurre nell’inferno il balsamo della compassione o, meglio, della consolazione», ha affermato Anne-Marie Pelletier. Dalle sue parole si staglia la figura di Zabel Essayan, donna armena di fine Ottocento laureata alla Sorbona, nota negli ambienti letterari della capitale turca agli inizi del Novecento. Va in Cilicia come membro di una commissione della Croce Rossa, incaricata dal patriarca armeno di indagare sulle atrocità perpetrate; nonché di organizzare una forma di assistenza agli innumerevoli orfani che vagano, insieme a poche donne e anziani, tra le rovine di Adana. Zabel, pur con gli occhi annebbiati dalle lacrime, “vede” lucidamente l’infelicità senza fondo, e attraverso gli sguardi dei sopravvissuti, resi folli dall’orrore, riesce a ridonare la storia dei morti, che gli assassini torturatori intendono far scomparire nel nulla della dimenticanza. «Che cosa potevamo donare di fronte a quella miseria vasta come l’oceano?», si chiede Zabel. Ad Adana non c’è spazio per la consolazione, ma solo per la compassione. Nella storia, nella vita del mondo esiste anche l’inconsolabile. Ma dalla relazione della teologa francese si staglia anche una figura a noi più vicina nel tempo: Etty Hillesum. Anche lei vuole percorrere fino in fondo il tragico cammino della sua gente, non per voglia di sacrificio o per altruismo, ma per la coscienza della storia in cui si è inseriti e di cui bisogna raccogliere le sfide. Etty si sente impotente, ma continua a credere che la vita, malgrado tutto, è buona, è bella e bisogna porsi al suo ascolto, senza mai lasciarsi travolgere dall’evidenza del male. In lei giganteggia la preoccupazione per l’altro, da aiutare con gesti di compassione e solidarietà. Anche quando l’altro è addirittura Dio. «Se Dio cessa di aiutarmi, spetterà a me aiutare Dio. Lui stesso richiede di essere consolato». Sono sue espressioni di estrema audacia. Maria Clara Lucchetti Bingemer, grande personalità della cultura brasiliana, con forza ed efficacia ci immerge nella straordinaria bellezza del deserto di Atacama, in Cile, dove astronomi e archeologi indagano i misteri della natura e le tracce della storia. Ma dove si aggirano anche le Mujeres de Calama, donne che cercano senza tregua i resti dei corpi dei loro cari torturati e uccisi durante la dittatura militare che ha governato il Paese dal 1973 per ben 16 anni. Il deserto, unico al mondo per le sue particolari condizioni climatiche, li ha conservati e, grazie a queste donne instancabili, li sta ridonando agli affetti e alla storia.
Anche l’Argentina, che conta trentaseimila persone ufficialmente scomparse, vede le donne protagoniste. Sono loro a svolgere un ruolo fondamentale per la destabilizzazione della spietata dittatura militare. “Las locas”, le pazze, le chiamavano in un primo momento, da quando, a partire dal 1977, ogni giovedì al pomeriggio camminavano in cerchio davanti alla Casa Rosada per piangere i propri figli morti. Col passare degli anni sono diventate le “Madres de la Plaza de Mayo”. Indomabili, hanno dato vita a simboli efficaci, come il fazzoletto bianco in testa, e a una lotta “pacifica” ma senza tregua. A loro si sono unite altre donne, madri spirituali, suore, alcune delle quali hanno pagato con la vita la lotta contro la dittatura. Mi viene da pensare alle donne scese in piazza in Venezuela … «Quale il segreto della straordinaria fecondità di Chiara Lubich che ha dato vita ad un’Opera così vasta e universale in pochi decenni? Come ha potuto farsi strada, poco più che ventenne, nella Chiesa pre-conciliare italiana, e resistere con una proposta di vita evangelica che destava sospetto in molti poiché coinvolgeva persone di tutti gli stati di vita, laici e religiosi, uomini e donne? Il segreto risiede in quello che Chiara Lubich, riferendosi al grido di Gesù, riportato da Matteo e Marco, chiama “Gesù crocifisso e abbandonato”». Così Florence Gillet inizia la sua relazione su “Gesù Abbandonato nel pensiero e nell’esperienza di Chiara Lubich”. Al suo intervento segue la toccante esperienza in Iraq, negli anni della guerra, di Mirvet Kelli, siriana, che, proprio nell’unione con Gesù Abbandonato, ha trovato la forza per restare con amore accanto alle gente irachena. Negli incontri di gruppo sono state sottolineate, direi con stupore, la novità, la forza, l’impatto di questo punto fondamentale della spiritualità dell’unità. Maria Rita Cerimele Fonte Città Nuova (altro…)
7 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
“Il ruolo della donna nella formazione alla fraternità universale”, il tema della plenaria del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, prevista a Roma dal 7 al 9 giugno. Al centro dell’evento 4 conferenze: suor Nuria Calduch-Benages, biblista spagnola, su “La donna educa alla fraternità universale”; suor Raffaella Petrini, docente di Dottrina Sociale della Chiesa, svilupperà il tema “Qualità femminili contro il paradigma tecnocratico: una prospettiva cattolica e sociale sul contributo delle donne alla fraternità”; Marie Derain, giurista francese e difensore civico per l’infanzia, parlerà del tema “Costruire la pace: la parte delle donne”; infine, Clare Amos, del Consiglio Ecumenico delle Chiese, su “Il ruolo delle donne nell’educare alla fratellanza universale”. I partecipanti saranno ricevuti in udienza dal Papa. (altro…)
7 Giu 2017 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Questo non è un semplice incontro di educatori», afferma con emozione una partecipante. «Io non sono la stessa persona che è arrivata qui». «La fraternità, come scelta dell’essere, è il sangue che deve scorrere nelle mie vene». Queste alcune impressioni dei numerosi partecipanti provenienti da molti Paesi del Cono Sud che si sono ritrovati dal 12 al 14 maggio 2017 a Rosario, in Argentina. Oltre ai presenti, circa 500 educatori hanno partecipato alla diretta in streaming durante i vari momenti dedicati al tema del Convegno: “L’apprendimento servizio”, “Educare per un’economia fraterna”, “Il dialogo intergenerazionale”, “Laboratorio di empatia e intercultura”, per citarne alcuni. La prima giornata è iniziata con la visita del governatore di Santa Fe, Miguel Lifschitz e altre autorità istituzionali locali. L’Arcivescovo di Rosario, Monsignor Martin, è intervenuto il giorno successivo e ha esordito affermando che la parola fraternità ci dice che non siamo soli. «In questa patria Dio ci ha messi insieme e la sfida si chiama convivenza. … Voi non state divulgando soltanto teorie, ma partite dalla vita, da fatti concreti».
Sono state messe in rilievo le esperienze di fraternità non solo degli alunni fra loro e con i docenti ma anche le buone prassi tra dirigenti e ispettori, proponendo politiche istituzionali innovatrici a favore dell’intera comunità educativa. Le istituzioni educative ad orientamento artistico, che hanno fatto proprio l’obiettivo della fraternità, hanno testimoniato come si vive l’interculturalità attraverso l’arte, mostrando come può esserci un nuovo modo di essere artista. Il workshop sull’inclusione ha dato il suo contributo chiarendo il concetto per cui “l’altro, il diverso, è un dono”. Il tema sull’educazione e la formazione al di fuori della scuola, che si realizza durante tutto il corso della vita, di cui la fraternità è la metodologia, ha indicato come percorso quello di uscire verso le periferie con un programma centrato sui valori. Le esperienze sul rapporto tra educazione e tecnologia sono state presentate come una grande opportunità per tutti per raggiungere la fraternità, mettendo in rapporto gli alunni fra loro e con i docenti in parità di condizioni e anche come possibilità di tirar fuori il meglio dall’altro per imparare da tutti.
Sono state presentate molte pratiche educative che hanno avuto ottimi risultati, riguardo la potenzialità del linguaggio corporale e del decalogo della regola d’oro nell’ambito sportivo per costruire ponti in questi campi così importanti. Tutto questo può essere riassunto nella proposta educativa di Chiara Lubich, un percorso applicato in tante realtà educative del pianeta, ispirato dall’amore verso il più vulnerabile, l’ “ignorante”, l’abbandonato, colui che viene escluso dal sistema. Un cammino che identifica in chi soffre la presenza di Gesù Crocefisso e Abbandonato: un abbandono che ha avuto la sua risposta d’amore nella Resurrezione; una chiave quindi per costruire la fraternità a partire dalla “spaccatura”. «Parto da qui contento, pieno di speranza, sapendo che esiste questo paradigma, sapendo che c’è molta gente che lavora combattendo la verticalità, la mancanza di ascolto, la mentalità diffusa per la quale la conoscenza è solo in mano al docente, all’adulto – diceva Enzo di Chacabuco, specializzato in musicoterapia -. Questa è una strada diversa. Me ne vado felice e spero che si realizzi presto la seconda edizione di questo Convegno». Fonte: Sito Cono Sud (altro…)
6 Giu 2017 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
L´Università di Tubinga (Germania) ha conferito, lo scorso 31 maggio, il dottorato honoris causa al Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. La motivazione: per i lunghi anni di lavoro in favore della comprensione tra la Chiesa ortodossa e le Chiese protestanti, per l’impegno per la salvaguardia del creato, per l’Europa e per il dialogo con le altre Religioni. L’Ateneo è uno dei più antichi della Germania, fondato nel 1477, e tra i più importanti a livello internazionale per gli studi di medicina, scienze naturali, scienze umane e, in particolare, per gli studi germanici. Attualmente conta circa 28.500 studenti. (altro…)
6 Giu 2017 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
https://vimeo.com/214515483 (altro…)
5 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
La Settimana di Economia Biblica,si tiene al al Polo Lionello Bonfanti (Loppiano), con un programma ricco e stimolante.Tutte le informazioni sul corso e sono reperibili su www.pololionellobonfanti.it/settimana-economia-biblica-2017/ La Bibbia è un testo sorprendente per chi cerca nuove parole e nuove riflessioni, da affidare all’economia di oggi, che ha impoverito i beni soffocandoli con le merci e ha tolto dall’orizzonte tutto ciò che non è in vendita. Obiettivo di questa prima Settimana di Economia Biblica è cominciare la scoperta di queste parole nuove, attraversando due libri dell’Antico Testamento: la Genesi e gli scritti di Giobbe, due testi in cui compaiono per la prima volta alcune parole tipicamente economiche, il cui senso può essere qui riscoperto da prospettive antropologiche profonde. Partendo da questi testi si articolerà il programma della settimana che sarà possibile seguire anche in streaming, con un collegamento dedicato ed un costo agevolato. · Il programma prevede per la prima giornata, il 5 giugno pomeriggio, l’ introduzione di Luigino Bruni dal titolo: La Bibbia, una mappa per la vita. · Il martedì 6 ed il mercoledì 7 giugno saranno dedicati invece al libro della Genesi con focus rispettivamente su: “Genesi. Mercato e relazioni umane” e “Genesi. La fraternità nel ciclo di Giuseppe l’egiziano“. Il martedì pomeriggio verrà arricchito dagli approfondimenti di due scienziati dell’Università di Udine: il prof. Angelo Vianello, biologo vegetale, interverrà su: “Sapere e fede, un confronto credibile“, mentre il prof. Francesco Nazzi, Entomologo, offrirà ai corsisti una relazione dal titolo: “Cooperazione e altruismo in natura“. · Dal giovedi 8 giugno mattina il focus del corso passerà al libro di Giobbe con una giornata dedicata a: “Giobbe e la sfida della gratuità” nell’ambito della quale offrirà un contributo anche il prof. Sergio Premoli, psicoanalista. La sera del giovedì, recital dal titolo: “In viaggio con Giobbe, uomo accanto a uomo“, sui testi di Luigino Bruni, con Pasquale Ianiro e Paolo Fermani, aperto a tutti. · Il venerdì 9 giugno Luigino Bruni affronterà uno dei temi che più gli stanno a cuore, “Merito e meritocrazia nel libro di Giobbe“. · Il sabato 10 giugno, le conclusioni del corso con le conclusioni e le prospettive. Durante la settimana sono previsti anche laboratori e workshop di approfondimento. Si prospetta una settimana di corso intensa e interessante, invitiamo tutti coloro che avvertono il desiderio di approfondire questa particolare prospettiva biblica come chiave di lettura della vita economica attuale a non esitare a iscriversi. Per gli ordini religiosi, è possibile accedere al corso anche tramite i voucher aziendali Fond.E.R.. tutti i dettagli sono presenti in questo link: http://www.pololionellobonfanti.it/settimana-economia-biblica-2017/
5 Giu 2017 | Centro internazionale, Spiritualità
Interview vidéo
5 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
5 giugno: si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente (W.E.D., World Enviroment Day). La data è stata scelta dall’ ONU per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente, nel 1972, dove fu stilato il Programma Ambiente delle Nazioni Unite. La Giornata è diventata una occasione per stimolare a livello mondiale l’attenzione e la conoscenza dei temi ambientali. Un’opportunità in più per riflettere sullo stato di salute della Terra, la nostra casa comune, ma anche per impegnarci attivamente a favore di una salutare convivenza tra tutti i suoi abitanti. (altro…)
5 Giu 2017 | Cultura, Nuove Generazioni
In tempi di allerta per temibili “balene blu” virali, finalmente un gioco contagioso… ma positivo! Sul web o, alla maniera tradizionale, con carta e forbici, c’è un gioco che contribuisce a mantenere sano e vivibile il pianeta in cui viviamo. Vediamo di che si tratta. Prima mossa: cliccare qui (un passaggio per il web è necessario anche per i più tradizionalisti!). A questo punto, il “Cubo”, protagonista indiscusso, ci ricorderà tutte le volte in cui ci siamo cimentati nella gara di probabilità più nota al mondo, fatta di sei possibilità e un pizzico di fortuna. Che lo si getti on line o lo si ritagli e costruisca con le proprie mani (suggerimento per i più piccoli), questo nuovo Dado è molto di più. Ogni faccia è un piccolo (ma grande) invito al rispetto dell’ambiente circostante, della Terra in cui viviamo e dei suoi abitanti. Un mini compendio di ecologia e relazioni sociali valido per tutte le età, promosso da EcoOne iniziativa ecologico/culturale diffusa in più di 180 paesi, che ha messo in rete docenti, accademici, ricercatori e professionisti per introdurre le tematiche ambientali a livello sociale, politico, economico. Con una caratteristica: non si tratta di un proclama teorico, ma di un invito immediato alla pratica quotidiana. Un esempio? «Scopri cose incredibili!» recita una faccia del dado. Il mondo è pieno di cose incredibili, dalle vette maestose delle cime innevate agli abissi degli oceani, dall’immensa varietà di specie vegetali a ogni essere vivente, anche minuscolo, che popola il pianeta: ogni dettaglio della natura ci riempie di stupore e meraviglia, ci ispira rispetto e gratitudine per il Creatore. Cosa posso fare oggi per vedere il mondo con questi occhi?
Altro lancio, altra faccia. «Sorridi al mondo!» Niente come le azioni positive possono rendere il mondo un posto migliore. Che sia riciclare i rifiuti o riutilizzare oggetti in disuso, non sprecare l’acqua o spegnere le luci, condividere il tragitto in macchina per ridurre le emissioni di gas o coltivare un piccolo orto comune, basta pensare che ogni nostra azione ha una conseguenza. E ancora: «Siamo tutti collegati!» Sul pianeta, ogni cosa è in relazione con tutto il resto. Una fabbrica che emette fumo, un corso d’acqua contaminato, una bottiglia di plastica dimenticata a riva. Ogni piccola o grande azione porta conseguenze, nel bene e nel male. E io come posso costruire connessioni positive? Il gioco continua, non si ferma mai: «Il momento è adesso». Quante volte abbiamo detto “lo farò domani”, ma poi non lo abbiamo più fatto? Il mondo non può più aspettare mentre noi rimandiamo! Devo agire ora e ricominciare a ogni insuccesso con nuova energia. «Solo ciò che è necessario!» Come una pianta che estrae dalla terra solo le sostanze nutritive necessarie per crescere, così anche noi dovremmo imparare a distinguere tra desideri e bisogni, riducendo al massimo l’impatto negativo delle nostre azioni e amplificando quello positivo. E infine, ultima faccia: «Ogni cosa è un dono». Come preservare tutto ciò che mi circonda e proteggerlo perché anche le generazioni future possano goderne? Giocatori incalliti ce ne sono tanti, per fortuna. «Solo ciò che è necessario! era il suggerimento del Dado della Terra oggi. Tutto è iniziato con una ‘doccia temporizzata’ (uscire dalla doccia prima che suoni la sveglia), poi riciclaggio e riutilizzo della carta al lavoro, seguito da un pranzo più leggero del solito. Ok, forse sono davvero piccoli passi, ma almeno c’ero al 100%!» (San Paolo, Brasile). «Siamo tutti collegati! ho letto sul Dado oggi, dopo averlo lanciato. Mi sono reso conto che avevo lasciato le luci accese in casa, così sono tornato indietro e le ho spente prima di uscire per la serata. Ho spento anche il computer. Quello che facciamo ha veramente un’influenza sugli altri!» (Nairobi, Kenya) «Il momento è adesso» Cominciamo a giocare! Mai gioco è stato così serio e affascinante al tempo stesso. (altro…)
3 Giu 2017 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Spiritualità
Un grazie da parte di papa Francesco, una constatazione e un augurio: «Grazie per questo che voi fate, per lavorare per l’unità dei cristiani, tutti insieme, come il Signore vuole. Camminiamo insieme, facciamo l’aiuto ai poveri insieme, carità insieme, educazione insieme: tutti insieme». E ancora: «E che i teologi lavorino da parte loro e ci aiutino. Ma noi sempre in cammino, mai fermi, mai fermi; e insieme. Questo è quello che io mi auguro e vi ringrazio perché so che voi lo fate». Parole che Maria Voce, invitata con i leader evangelici a prendere parte all’udienza, commenta così: «È stato un incontro molto breve ma personalizzato; il Papa ha salutato tutti, uno per uno e ci ha voluto tutti in circolo nella Sala del Concistoro proprio per poterci salutare personalmente. Dopo si è fermato solo qualche minuto per dirci la sua gratitudine per questa visita. L’ha sentita un segno di stima, un segno di affetto verso di lui, del quale era molto contento. Ha detto soprattutto che il desiderio del suo cuore è che si cammini insieme. Diceva che questo ecumenismo è quello del camminare insieme e ringraziava i partecipanti perché, diceva, so che voi lo fate. Bisogna continuare a camminare insieme. I teologi ci aiuteranno a capire le differenze, a trovare il modo di superarle, però l’importante è che noi camminiamo insieme, perché la volontà di Dio è che siamo tutti uno. Questo il suo messaggio. Era molto disteso, molto contento di incontrare tutti». L’appuntamento papa Francesco l’ha dato per il pomeriggio al Circo Massimo (Roma). Alla vigilia di Pentecoste, ha avuto luogo una veglia per il Giubileo d’Oro del Rinnovamento Carismatico Cattolico, organizzato dall’International Catholic Charismatic Renewal Services e dalla Catholic Fraternity. Fonte: SIF Vedi video (altro…)
3 Giu 2017 | Chiara Lubich, Spiritualità
«È incredibile quello che opera lo Spirito Santo. Guardate gli apostoli: la Chiesa era stata fondata da Gesù in croce, ma essi erano ammutoliti, timidi, impauriti, chiusi in casa. Scende lo Spirito Santo ed eccoli, con enorme coraggio, per le strade e le piazze a parlare con tale fuoco da sembrare ubriachi. Affrontano intrepidi ogni persecuzione e s’incamminano per il mondo. Questo un esempio, anche se di primaria importanza, di ciò che opera questo divino Spirito, per non dire poi di tutto quanto è avvenuto sotto il suo impulso nei venti secoli di vita della Chiesa: miracoli di luce, di grazia, di capovolgimenti, di rinnovamento. Pensiamo ai Concili, pensiamo ai vari Movimenti spirituali che sempre così tempestivamente ha suscitato […]. Pur con le dovute proporzioni, non è successo qualcosa di questo genere anche per la nostra Opera, anche a noi, quando questo divino spirito ci ha investito col dono di un suo carisma? Che orizzonte aveva la nostra vita, prima che ciò avvenisse, se non quello di persone che non vedono al di là del proprio quartiere, con affetti limitati quasi esclusivamente alla cerchia della propria famiglia […]. Se qualcosa o molto si è rinnovato attorno a noi, non è forse per opera dello Spirito Santo, che sa rinnovare la faccia della terra? Sì, è stato Lui. È suo compito dar moto e impulso alle cose, far lavorare la grazia, la vita divina che Gesù ci ha procurato. È di Lui immettere forza e coraggio. E allora, se così è, se tanto gli dobbiamo, è nostro dovere far più spazio, nella nostra vita, allo Spirito Santo […]. Sia questo allora il pensiero che illumina il nostro prossimo cammino: onoriamo lo Spirito Santo, amando, rispettando, servendo ogni nostro prossimo». (15/9/1983) «Lo Spirito Santo è dentro di noi? Egli parla al nostro cuore? Diveniamo attenti ed assidui allievi di questo grande Maestro. Facciamo attenzione ai suo tocchi misteriosi e delicatissimi. Non lasciamo cadere nessuna di quelle che possono essere sue ispirazioni […]. Ricordiamo che le idee che fioriscono nella mente di una persona che sì è proposta di amare sono spesso ispirazioni dello Spirito Santo. E perché ce le dà? Per beneficiare noi e il mondo attraverso di noi, perché portiamo avanti la nostra rivoluzione d’amore. Attenzione allora: ogni idea, specie se pensiamo possa essere un’ispirazione, sentiamola come una responsabilità da cogliere e mettere in pratica. Così facendo avremo trovato un ottimo modo per amare, onorare, ringraziare lo Spirito Santo». (1/9/1983) Chiara Lubich, da LA VITA UN VIAGGIO – Città Nuova, 1984, pagg. 125-128 (altro…)
2 Giu 2017 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
L’ultimo atto del mio soggiorno in Giordania prevede la visita al carcere femminile, periferia di Amman. Nel corridoio del controllo, a Omar, l’amico che mi accompagna, viene chiesto di togliersi orologio e occhiali da sole. Anche i miei occhiali rischiano di essere portati via, ma glieli faccio provare e la giovane guardia si rende conto che senza vedo male. Arriviamo alla prima sala d’attesa dopo aver attraversato un lungo cortile. La giornata è già estiva. Superiamo l’ennesimo controllo e lasciamo il foglietto con il nome della persona che vogliamo incontrare. In sala d’attesa, altre due giovani donne attendono il loro turno di visita. Chi aspettano di incontrare, una sorella? O la madre? Un uomo sulla cinquantina, tratti arabi marcati, fissa le sue scarpe consumate. Anche lui attende. Il mio amico tenta di sedersi, ma la sedia si rompe. A quella visione, in qualsiasi altro posto, tutti avrebbero riso. Ma lì, in quella sala, nessuno osa farlo, sono presi dal loro dolore. Il clima che si respira è simile a quello di chi attende il responso di un medico sulla malattia grave di una persona amata. Dal rumore gracchiante dell’altoparlante e dallo scatto che l’uomo fa alzandosi, capisco che è arrivato il suo turno. Poco dopo l’annuncio è per noi. Un piccolo corridoio, sul lato destro ogni cella ha un finestrino con i classici vecchi telefoni da ogni parte del vetro. La nostra amica, inaspettatamente gioiosa, si agita e gesticola, ci dice alla cornetta che possiamo richiedere che l’incontro possa svolgersi in un’altra sala, “face to face”. È Pasqua e per i cristiani oggi è permessa una visita. Usciamo dall’edificio e rientriamo dall’ingresso ufficiale. Ancora passaporti, domande, e il nome di chi vogliamo incontrare. Attendiamo in una sala, intanto assistiamo al lavoro di alcuni funzionari impegnati a inserire dei documenti dentro delle cartelle numerate. L’attesa è lunga. Forse anche per lei la strada è fatta di molte porte che si aprono e chiudono. Ecco, è arrivata. Margarì è una donna sulla quarantina, del Sud America, gioiosa. «Che invidia avranno le mie compagne di cella!». È una donna dolce, riconosce di aver sbagliato, fra qualche mese uscirà, conta i giorni sul calendario che si è costruita. In questi due anni è diventata nonna e non conosce ancora il nipotino. Dei suoi quattro figli, i primi due hanno lasciato la scuola per lavorare, ed è senza marito. «Quando torno mi rimprovereranno, è giusto che siano arrabbiati con me. Riesco a sentirli ogni tanto al telefono. Il mio desiderio – continua – era quello di aprire un orfanotrofio per i bambini di strada. Qui dentro è dura, ho pensato a volte di farla finita. Si diventa cattivi. Ma io non ci riesco, se si arrabbiano o mi picchiano io sto buona, non riesco a reagire. Le mie amiche sono qui, alcune da vari anni. Fernanda da otto anni, ma uscirà presto. A 29 anni una grave malattia se la sta portando via. È entrata giovanissima, per una stupidaggine più grande della mia. Lei i rotoli di quella robaccia se li è inghiottiti. Io ringrazio Dio, nonostante tutto Lo sento vicino e per questo mi sento una privilegiata». Margarì mi affida i suoi figli, mi chiede di scrivere loro che l’ho incontrata e che non vede l’ora di rivederli. Ci lasciamo con un grande abbraccio, difficile descrivere cosa provo in quel momento. Volevo che fosse un piccolo gesto, per prendere su di me il suo dolore. In una giornata così assolata, forse un raggio del Suo amore ha oltrepassato le sbarre e quei muri grigi. È una mattinata di Pasqua speciale, non posso che ringraziare Dio per ciò che mi ha fatto vivere: risurrezione è vera libertà. Ho incontrato in carcere una donna libera, perché consapevole di essere amata da Dio. (Ago Spolti, Italia) (altro…)
1 Giu 2017 | Focolari nel Mondo
Il 1° giugno in molti Paesi del mondo si celebra la Giornata Internazionale del Bambino, istituita nel 1925, durante la “Conferenza Mondiale sul Benessere dei Bambini” di Ginevra (Svizzera), per puntare i riflettori sulle tante violenze che l’infanzia quotidianamente subisce. Un’occasione per riflettere sulla condizione dei bambini, troppo spesso vittime di guerre, violenza, abusi, sfruttamento, discriminazione a causa del loro credo religioso, della loro appartenenza etnica o della loro disabilità. Ma anche per sollecitare il mondo adulto – famiglia, scuola, società e istituzioni – a un preciso impegno di tutela e per contribuire alla costruzione di una società più giusta, attenta, rispettosa della dignità e dei diritti dell’infanzia. (altro…)
1 Giu 2017 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Battesimo «È quasi l’ora di pranzo, quando un uomo bussa alla porta della parrocchia per fissare la data di un battesimo. Non trattandosi di un parrocchiano, gli chiedo chiarimenti. La situazione è complessa: ha avuto un figlio da una compagna, e sua sorella insiste perché il bambino venga battezzato. Cerco in fretta di raccogliere qualche dato e lo saluto. Uscendo, ripenso al modo sbrigativo con il quale l’ho trattato. Visto che ho il suo indirizzo, senza pensarci due volte mi dirigo a casa sua: un appartamentino molto disordinato. È sorpreso e allarmato: sono sorti problemi per il battesimo? Lo rassicuro: è solo per verificare se ho raccolto tutti i dati. Lui e la compagna si aprono con fiducia e mi invitano a tavola con loro per un pranzo frugale. In questo modo vengo a conoscenza di una situazione di emarginazione, ma soprattutto ricordo l’unico mio diritto: essere al servizio degli altri». (K. L. – Polonia) Banco di prova «Gestisco un negozio di articoli da regalo in un quartiere popolare. Per me ogni persona che entra in negozio è più di un cliente: considero importante il rapporto con lui, al di là del fatto che devo vendere. A volte c’è chi viene semplicemente a confidarmi i suoi problemi. Io l’ascolto e, se posso, cerco di dire la mia. Mio padre mi prende in giro: «Invece di un negozio sembra un confessionale». Il fatto è che per me il lavoro è il banco di prova del mio esser cristiana».(Rachele – Italia) Portinaia «Lavoro come portinaia in due palazzine, dove le persone si conoscevano solo per cognome. Cercando delle occasioni per costruire dei rapporti, ho iniziato a informare una coppia sulla vita della parrocchia. Il marito, pur lontano dalla Chiesa, apprezzava il mio gesto. Ho familiarizzato anche con una thailandese che, riconoscente, mi regalava dei cioccolatini. Quindi ho invitato tutti a una grigliata: serata riuscitissima, ripetuta altre volte. Ogni tanto offrivo a quelli che tornavano dal lavoro una tazza di caffè. Gesti semplici, ma a poco a poco qualcuno si è sentito libero di confidarmi anche cose più personali. Come quell’inquilino che considerava la preghiera una perdita di tempo. Quando gli ho promesso di pregare io per lui mi ha risposto: «Nessuno mi ha mai parlato così prima d’ora. Non lo dimenticherò». Una coppia di italiani, di ritorno al loro Paese, prima di partire ha invitato tutti i vicini a gustare delle specialità nazionali». (Maria Rosa – Svizzera) Spazzatura «Uscendo da scuola, ho scorto sul marciapiede di fronte un cane che, in cerca di cibo, stava distruggendo e aprendo dei sacchetti della spazzatura. Ho continuato a camminare senza dare importanza alla cosa, ma dentro di me qualcosa mi spingeva a fare qualcosa per gli altri. Anche se mi vergognavo, sono tornato indietro e ho rimesso a posto i sacchetti. Avevo appena girato l’angolo, quando ho visto arrivare da lontano il camion della spazzatura. Ne sono stato felice perché da noi capita che i netturbini, se trovano troppo disordine, non raccolgano tutto». (M. B – Argentina) (altro…)
31 Mag 2017 | Focolari nel Mondo
Dal 31 maggio al 4 giugno, in diversi luoghi di Roma, si svolgono le celebrazioni del 50 anniversario della nascita del Rinnovamento Carismatico, movimento della Chiesa cattolica nato nel 1967 negli Stati Uniti, durante un ritiro spirituale di una ventina di studenti dell’Università Duquesne di Pittsburg, Pennsylvania. Da allora, il movimento si è diffuso negli Stati Uniti, in America Latina, nei Caraibi, in India e in Africa and Oceania. In Europa ha una presenza consistente in Francia e in Italia, e di recente si sta diffondendo nei Paesi dell’Europa Orientale. Attraverso gruppi settimanali, ritiri, incontri di preghiera e “seminari di vita nello Spirito” il movimento diffonde uno stile di vita pentecostale centrato sui doni dello Spirito Santo. (altro…)
31 Mag 2017 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il Lago Rotorua è il secondo lago più grande dell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, nell’Oceano Pacifico meridionale. Formatosi dal cratere di un grande vulcano, attivo fino a 240 mila anni fa, oggi è una splendida palestra per canoe e kayak. Anche qui, come ovunque nella zona, meta di turismo fin dall’800, un forte odore di zolfo ricorda l’intensa attività termale che spinge l’acqua bollente a uscire dal sottosuolo formando pozze di fango caldo dai colori più incredibili, dal verde mela al giallo, laghi blu cobalto e una miriade di fumarole. Poco distante, il geyser Lady Knox erutta una volta al giorno uno spruzzo di acqua e vapore alto 20 metri.
Stesso frizzante calore nei 170 partecipanti alla “Mariapoli” ospitata, dal 26 al 29 aprile scorso, in un “camp” situato proprio su una sponda del lago. Tra i partecipanti, anche famiglie originarie delle Filippine, dell’India e della Corea, oltre 50 tra giovani, ragazzi e bambini e alcuni “ospiti” italiani, due coppie di sposi, Roberta e Stefano, e Beatrice e Franco. Raccontano: «Siamo partiti da Sydney e, dopo un volo di circa 4 ore, siamo arrivati ad Auckland dove ci hanno raggiunti Yob e Bruno da Melbourne. Con loro, dopo 4 ore di auto, siamo arrivati a Rotorua. Tre giorni ricchissimi di rapporti personali e con tutte le famiglie.
Numerose esperienze di Vangelo vissuto e workshop sull’ecologia, tema qui molto sentito, sull’arte di amare, con alcune riflessioni di Chiara Lubich, e poi ancora sulla comunicazione in famiglia e l’educazione dei figli. E incantevoli passeggiate lungo il lago e nella foresta». Non è un caso se l’isola del Nord sia stata scelta come una delle location per girare diverse scene della saga fantasy di Tolkien “Il Signore degli Anelli”. Ma il territorio è particolarmente interessante anche da un punto di vista etnologico. Infatti nell’Isola abita la più grande comunità Maori della Nuova Zelanda. Se fino a 40 anni la lingua di questo popolo era parlata da un numero molto ristretto di persone, oggi, grazie a un programma di integrazione voluto dal governo, la cultura e la lingua dei Maori (circa il 20 per cento della popolazione) sono diventate parte integrante del Paese. «Durante la Messa – spiegano Roberta e Stefano – recitiamo alcune preghiere in lingua Maori, popolo la cui civiltà e cultura qui sono ben integrate». Dopo cena, il programma della Mariapoli prevede una serata animata dai bambini e ragazzi, con una interessante riflessione “ecologica” sul rispetto del creato e dell’ambiente.
Nella semplicità di una grande famiglia, si condividono in Mariapoli anche i festeggiamenti per un compleanno e un anniversario di matrimonio. «Tre giorni ricchissimi di colloqui personali e con le famiglie, durante i quali abbiamo potuto condividere le gioie e accogliere e abbracciare insieme i dolori, affrontando le sfide con il sostegno della comunità, rimanendo fedeli all’impegno di vivere il Vangelo con coerenza e costanza». Riparte da qui il “popolo della Mariapoli”, per fare ritorno ai Paesi d’origine portandovi l’energia e il calore di Rotorua. (altro…)
30 Mag 2017 | Focolari nel Mondo
Il Convegno è dedicato a tutti coloro che operano nell’ambito della Pubblica Amministrazione (dipendenti o funzionari di Enti Pubblici) , la cui vita professionale è spesso segnata da peculiari problematiche legate all’etica, alla legalità, alla meritocrazia, al servizio al bene comune. Questi giorni dunque saranno destinati allo scambio di esperienze, alla condivisione delle difficoltà ed alla enunciazione di “buone prassi” da replicare, in modo da dare un segnale di speranza non solo a chi lavora all’interno degli organismi pubblici, ma anche di rinnovata fiducia a chi usufruisce dei relativi servizi. Il convegno è rivolto soprattutto a chi è già in contatto con il Movimento dei Focolari, ma è aperto anche a persone nuove, purchè siano in sintonia con lo scopo e le finalità del convegno stesso. Ai partecipanti si suggerisce di arrivare, se possibile, già per la cena di venerdì 24, in modo da realizzare un clima di conoscenza reciproca e per essere presenti sin dall’inizio del programma, che è solo di un giorno e mezzo. Per le iscrizioni: prenotazioni@comunionediritto.org dove si potrà compilare la scheda ed inviarla indicando nell’oggetto: “iscrizione convegno 25-26 novembre 2017” . Chiediamo sin d’ora di segnalare esperienze, proposte o suggerimenti: Adriana Cosseddu (con M. Giovanna Rigatelli e Pasquale De Rosa) per Comunione e Diritto José Fernandez Del Moral (con Elena Massucco e Sebastiano Zinna) per Umanità Nuova Scheda iscrizione Congresso
30 Mag 2017 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://vimeo.com/214516027 (altro…)
30 Mag 2017 | Focolari nel Mondo
L’anno ebraico è scandito da varie ricorrenze che ricordano gli eventi succedutisi dalla creazione e la storia degli ebrei. Inizia al tramonto di martedì 30 maggio e (al di fuori di Israele) termina al crepuscolo del 1° giugno l’importantissima festività che ricorda il dono della Torah sul monte Sinai, il più grande dei doni fatto da Dio al popolo ebraico, più di tremila anni fa. Il nome “Shavuot” significa “settimane”, in relazione alle settimane di attesa che precedettero l’esperienza del Sinai, iniziando dalla Pasqua, l’uscita dall’Egitto e i miracoli compiuti dal Signore per liberare i figli d’Israele. Senz’altro Shavuot è meno significativa delle tre feste di pellegrinaggio ebraiche (Pasqua, Shavuot e Sukkot (Tabernacoli), ma più importante di Hanukkah o Purim. (altro…)
29 Mag 2017 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
«Il vento di ieri accarezzava i capelli ed il viso di ragazzi e adulti di una umanità colorata in tanti modi per dire sì alla vita e no ai mercanti di morte: dopo anni di isolamento, tanti gruppi e organizzazioni di vario genere si ritrovavano insieme per ripartire con la speranza per una fraternità visibile». Così è scritto nel comunicato rilasciato il giorno dopo dai promotori della marcia promossa dai Focolari, Amnesty International, Oxfam, Fondazione Banca Etica, Opal Brescia, Rete Italiana per il Disarmo, con il sostegno del missionario comboniano Alex Zanotelli. La campagna contro la vendita di armi da parte dell’Italia verso i paesi in guerra è partita il 7 maggio 2017 dalla Sardegna (Italia) e l’iniziativa è stata inserita all’interno dell’appuntamento mondiale “Run4Unity”, promossa dai Ragazzi per l’unità, manifestazione che si svolge ogni anno la prima domenica di maggio in tutto il pianeta durante la Settimana Mondo Unito. Arnaldo Scarpa, del Movimento dei Focolari di Iglesias, portavoce del comitato “Riconversione RWM” insieme a Cinzia Guaita, ci racconta come è nata questa iniziativa: «Da molti anni nel territorio di Domusnovas e Iglesias esiste una fabbrica il cui scopo iniziale era quello di produrre esplosivi che servivano per le miniere di questa zona. Purtroppo le miniere sono state dismesse e la fabbrica è stata riconvertita per la produzione di materiale bellico, utilizzando fondi pubblici. È stata poi acquistata e trasformata dalla RWM, una multinazionale tedesca che produce armi che vengono esportate in Arabia Saudita. Dal nostro Paese, l’Italia, partono quindi armi destinate alla “terza guerra mondiale a pezzi”. Le leggi di entrambi i paesi, Italia e Germania, sono molto chiare; la legge 185/90 vieta infatti al governo italiano di vendere armi a paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani. Vi è una continua ascesa dell’export italiano in particolare sui paesi nordafricani e mediorientali (59%). Nel 2016 la produzione della RWM è salita fino a quasi 22.000, con un balzo del 1.466%». Ma a Domusnovas, come in tante zone dell’isola, il principale problema è quello occupazionale. «Abbiamo capito – continua Arnaldo – che anche le nostre coscienze si possono addormentare, confuse dal silenzio generale, intontite dalla tragedia della disoccupazione. Ma noi, impegnati a vivere la fraternità, ci sentiamo vicini ai lavoratori, ma anche ai bambini, giovani, adulti dello Yemen, che il frutto di questo lavoro uccide. Questa nostra iniziativa forse è quella che ha richiesto più coraggio nella nostra vita, per tanti motivi, ma è incoraggiante già il fatto che ci sono tante persone con noi, che hanno formazione e idee diverse».
Frutto di questa iniziativa è stato la nascita del comitato “Riconversione RWM”, per tenere alta l’attenzione sul tema e per impedire un ampliamento della fabbrica. L’area è una zona di interesse naturalistico, ambientalistico e archeologico. Il problema è anche etico: c’è chi ha fatto la scelta di non accettare di lavorare in questa fabbrica, nonostante fosse disoccupato, e anche chi, lavorando all’interno di essa, si sta ponendo gravi problemi di coscienza. Il prossimo passo è quindi quello di porre le basi per un lavoro comune sul progetto di riconversione della fabbrica e di differente sviluppo del territorio. Sono stati avviati importanti contatti con imprenditori, progettisti, docenti universitari, giuristi, enti e associazioni, rappresentanze dei lavoratori ma è essenziale che ci sia anche una precisa scelta politica a tutti i livelli istituzionali. Per firmare la petizione al Presidente della Repubblica Italiana cliccare qui Per approfondimenti, leggi anche: Per disarmare la fabbrica Obbedienti alla coscienza Comunicato Stampa (altro…)
29 Mag 2017 | Parola di Vita
Nei giorni successivi alla crocifissione di Gesù, i suoi discepoli si sono chiusi in casa, spaventati e disorientati. Essi lo avevano seguito sulle vie della Palestina, mentre annunciava a tutti che Dio è Padre ed ama teneramente ogni persona! Gesù era stato mandato dal Padre non solo per testimoniare con la vita questa grande novità, ma anche per aprire all’umanità la strada per incontrare Dio; un Dio che è Trinità, comunità d’amore in se stesso e vuole accogliere in questo abbraccio le sue creature. Durante la sua missione, tanti hanno visto, udito e sperimentato la bontà e gli effetti dei suoi gesti e delle sue parole di accoglienza, perdono, speranza … Poi, ecco la condanna e la crocifissione. E’ in questo contesto che il vangelo di Giovanni ci racconta come Gesù, risorto il terzo giorno, appare ai suoi e li invia a proseguire la sua missione: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Come se dicesse loro: “Ricordate come ho condiviso con voi la mia vita? Come ho saziato la vostra fame e sete di giustizia e di pace? Come ho sanato i cuori e i corpi di tanti emarginati e scartati della società? Come ho difeso la dignità dei poveri, delle vedove, degli stranieri? Continuate ora voi: annunciate a tutti il Vangelo che avete ricevuto, annunciate che Dio desidera farsi incontrare da tutti e che voi siete tutti fratelli e sorelle”. Ogni persona, creata ad immagine di Dio Amore, ha già in cuore il desiderio dell’incontro; tutte le culture e tutte le società tendono a costruire relazioni di convivenza. Ma quanta fatica, quante contraddizioni, quante difficoltà per raggiungere questa meta! Questa profonda aspirazione si scontra ogni giorno con le nostre fragilità, le nostre chiusure e paure, le diffidenze e i giudizi reciproci. Eppure il Signore, con fiducia, continua oggi a rivolgere lo stesso invito: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Come vivere questo mese un invito così audace? La missione di suscitare la fraternità in una umanità spesso lacerata non è una battaglia persa prima ancora di cominciare? Da soli non potremmo mai farcela ed è per questo che Gesù ci ha dato un dono specialissimo, lo Spirito Santo, che ci sostiene nell’impegno ad amare ogni persona, fosse anche un nemico. “Lo Spirito Santo, che viene donato nel Battesimo […], essendo spirito di amore e di unità, faceva di tutti i credenti una cosa sola con il Risorto e tra di loro superando tutte le differenze di razza, di cultura e di classe sociale […]. E’ con il nostro egoismo che si costruiscono le barriere con cui ci isoliamo ed escludiamo chi è diverso da noi. […] Cercheremo dunque, ascoltando la voce dello Spirito Santo, di crescere in questa comunione […] superando i germi di divisione che portiamo dentro di noi.” (Chiara Lubich, Parola di vita/gennaio 1994 – Un cuor solo e un’anima sola, in Citta Nuova, XXXVII, [1993/24], pg. 34) Con l’aiuto dello Spirito Santo, ricordiamo e viviamo anche noi, questo mese, le parole dell’amore in ogni piccola o grande occasione di rapporto con gli altri: accogliere, ascoltare, compatire, dialogare, incoraggiare, includere, prendersi cura, perdonare, valorizzare…: vivremo così l’invito di Gesù a continuare la sua missione e saremo canali di quella vita che Lui ci ha donato. E’ quanto ha sperimentato un gruppo di monaci buddisti, durante un soggiorno nella cittadella internazionale di Loppiano, in Italia, dove i suoi 800 abitanti cercano di vivere con fedeltà il Vangelo. Essi sono stati profondamente toccati dall’amore evangelico, che non conoscevano. Uno di loro racconta: “Mettevo le mie scarpe sporche fuori della porta: al mattino le trovavo pulite. Mettevo il mio vestito sporco fuori della porta: al mattino lo trovavo pulito e stirato. Sapevano che avevo freddo, perché sono del Sud-Est asiatico: alzavano il riscaldamento e mi davano coperte… Un giorno ho chiesto: ‘Perché fate questo?’ ‘Perché ti amiamo, perché ti vogliamo bene’ è stata la risposta”1 Questa esperienza ha aperto la strada per un vero dialogo fra buddisti e cristiani. Letizia Magri __________________ 1 Cf. C. Lubich, La mia esperienza nel campo interreligioso: punti della spiritualità aperti alle religioni, Aachen(Germania), 13 novembre 1998, pg. 3. (altro…)
28 Mag 2017 | Focolari nel Mondo
«Mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi» (Atti degli Apostoli). L’evento noto come Ascensione, cioè la trasfigurazione e il passaggio di Gesù nel mondo della gloria, conclude la permanenza visibile di Dio fra gli uomini. È preludio della Pentecoste e segna l’inizio della storia della Chiesa. L’episodio, descritto dai Vangeli di Marco e Luca e negli Atti degli Apostoli, è una festività molto antica attestata già dal IV secolo. Per la Chiesa cattolica e le Chiese protestanti, l’Ascensione si colloca di norma 40 giorni dopo la Pasqua (nel calendario gregoriano si è festeggiata giovedì 25 maggio). Nella Chiesa ortodossa è una delle 12 grandi feste, che quest’anno coincide con quella cattolica. (altro…)
28 Mag 2017 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Le tasse a rate «Eravamo in attesa del terzo figlio. Quel poco di risparmio che avevamo era sparito nei cambi bancari non favorevoli e le banche cominciavano a non dare più prestiti. Un giorno, come fulmine a ciel sereno, ci arriva la notizia di dover pagare una ingente somma di tasse. Dove prendere i soldi che appena ci bastavano per sopravvivere? In questa difficile situazione ci siamo affidati a Dio, al Padre che non abbandona i suoi figli. Poi siamo andati a chiedere in Comune di poter pagare a rate e… sorpresa! Siamo stati gli unici ai quali è stata concessa questa possibilità». X. A.- Croazia Rappresentante di libri
«Lavoravo come rappresentante di libri. Alla mia prima esposizione non vendetti niente. Così pure la seconda volta. La terza fu ancora più dura: non c’era spazio nella sala dell’incontro e dovetti accontentarmi di un posto infelice al piano di sotto, lontano dal passaggio delle persone durante gli intervalli. Non c’era l’ascensore, e ho dovuto trasportare gli scatoloni a mano, sudando per il caldo feroce. Intanto dicevo a me stessa: «Ma chi te lo fa fare?». Passando davanti alla cappella, mi affacciai per sfogarmi con Gesù, che sembrò dirmi dal tabernacolo: «Cosa stai facendo?». «La volontà di Dio – mi venne da rispondere – mi sto impegnando a lavorare». «Allora stai tranquilla, adesso ci penso io». Per l’esposizione dovetti usare delle sedie in mancanza dei tavoli. Passò un prete, adocchiò un volume di una grande enciclopedia dei santi ed esclamò: «Non è possibile! Sono anni che la vado cercando!». L’ha acquistata e da allora ho sempre venduto». Marta – Italia Far da padre «Prima che io nascessi mio padre ha abbandonato mia madre. Soffrivo per questa assenza e non gli perdonavo di essere andato via. Verso i 17 anni sono andato a cercarlo, sperando di riallacciare un rapporto inesistente. Purtroppo in lui non ho trovato che indifferenza e anche la convivenza con sua moglie era difficile. Nello stesso periodo ho incontrato alcuni giovani che vivevano il Vangelo e, attraverso di loro, ho conosciuto meglio Dio. Più tardi, durante gli studi universitari, ho cominciato a lavorare in un progetto sociale a contatto con bambini abbandonati. Il dolore vissuto mi aveva reso più sensibile a quello degli altri, nei quali ora cercavo di amare Gesù sofferente. A poco a poco sono diventato un punto di riferimento per tanti di quei piccoli, al punto che mi chiamavano papà. Quanto al rapporto con mio padre, ancora oggi è una sfida: mi sforzo di vederlo con occhi nuovi, prendendo io l’iniziativa». J. L. – Brasile (altro…)
27 Mag 2017 | Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno vissuto uno scontro ideologico senza precedenti. Prima delle elezioni di novembre, c’era grande preoccupazione sulla direzione che il Paese avrebbe preso. Un’ondata di emozioni contrastanti ha percorso gli Stati da Nord a Sud, generando divisioni tra tanti, anche dentro le comunità dei Focolari, sparse negli Stati Uniti. Per molti si trattava di prendere una decisione straziante, difficile. Le opinioni erano molto forti e divergenti. Già dal 2015 il Movimento dei Focolari aveva promosso dei workshop, basati sul libretto: “5 passi per un dialogo politico positivo”, per presentare una modalità costruttiva di confronto. Essi sono: 1) Credere che sia possibile avere una visione positiva della politica; 2) Praticare e perfezionare una comunicazione basata sull’amore; 3) Capire se è o non è il caso di fare un compromesso; 4) Riconoscere la sofferenza come una pedana di lancio per amare; e 5) Edificare la polis con azioni costruttive. John Chesser (Iowa): «In gruppi di due, sceglievamo un argomento su cui avevamo posizioni opposte. Uno dei due condivideva la propria opinione e l’altro doveva ripeterla prima di dire a sua volta il proprio parere. I risultati erano interessanti. Le persone cominciavano non solo ad apprezzare il punto di vista dell’altro, ma anche a riconsiderare la propria opinione. Non abbiamo risolto i problemi del mondo, ma abbiamo acquisito gli strumenti per provare a dialogare tra noi». Con l’avvicinarsi delle elezioni di novembre 2016, la tensione tra gli schieramenti opposti aumentava di giorno in giorno, nella vita quotidiana, nei luoghi di lavoro e sui social. Marilyn Boesch (Maryland): «Ero agitata. Mi sono fatta un esame di coscienza. Volevo essere una persona che porta l’unità e costruisce ponti, e non che accetta passivamente le divisioni che si presentano». Marijo Dulay (New York): «Dopo alcuni errori, ho prestato maggiore attenzione ai commenti che postavo su Facebook, per non urtare quelli che la pensavano diversamente da me». Simona Lucchi (Georgia): «Le mie prediche e urla non portavano a niente di buono. E di certo non cambiavano l’opinione degli altri. Così mi sono fermata e ho cominciato ad ascoltare le ragioni degli altri. Ho capito che anche con chi non la pensa come me qualcosa in comune c’è sempre».
Nella confusione del momento, questa modalità di dialogo trova applicazione anche in ambito accademico. A New York La Fordham Law School, nel cuore di Manhattan, è un Istituto che mira a promuovere un dialogo aperto, positivo e costruttivo su temi legati alla religione e al diritto. In questo contesto Ana Días, direttice dell’Istituto, presenta il workshop. «In tanti erano lì per capire se, in mezzo a tale polarizzazione, fosse ancora possibile un dialogo». Dopo la presentazione dei “5 punti”, i partecipanti lavorano su quanto appreso, scoprendo di poter parlare di temi scottanti senza per forza degenerare in discussioni infuocate. Anche i più radicali si mettono alla prova. Due mesi dopo, l’insediamento della nuova presidenza riaccende gli animi. Anche alla Georgetown Law School di Washington gli studenti si dividono in fazioni contrapposte. Amy Uelmen, autrice del libro “Five Steps to Positive Political Dialogue: Insights and Examples”, propone a colleghi e studenti un metodo. «Ci siamo accorti che spesso nelle conversazioni ci sono stereotipi, incomprensioni, informazioni sbagliate: abbiamo deciso di essere aperti a correggerci e a risolvere le difficoltà che nascono dallo scontro tra idee contrapposte».
Questi sforzi proseguono in Arkansas, uno stato tradizionalmente conservatore. Anche qui l’elezione del nuovo Presidente provoca entusiasmo da un lato e rabbia dall’altro. Austin Kellerman conduce un telegiornale nella capitale. Insieme ai colleghi lancia in TV un appello alla città per ritrovare l’unità. «Volevamo offrire alla nostra comunità un’occasione per ritrovarsi più unita. Uno dei nostri giornalisti più esperti ha preparato un approfondimento nell’edizione principale. “There is no them, no us. There is we”. Non c’è un loro e un noi. Siamo tutti un popolo. Ovviamente, questo non ha risolto le cose, e nemmeno ha cambiato le opinioni della gente. Ma ha offerto la possibilità di riflettere oltre il proprio punto di vista. Noi cerchiamo di mantenere aperto il dialogo e di rappresentare con onestà tutte le posizioni». (altro…)
26 Mag 2017 | Focolari nel Mondo
Don Julián Carrón, presidente della fraternità di Comunione e Liberazione e Maria Grazia Vergari, vice presidente sez. adulti di Azione Cattolica in dialogo con Jesús Morán, copresidente del Movimento dei Focolari, Autore del libro “Fedeltà creativa” La sfida dell’attualizzazione di un carisma. Modera Alessandro De Carolis, Radio Vaticana Locandina evento Invito presentazione libro
26 Mag 2017 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Servizio fotografico © CSC Audiovisivi – Caris Mendes
Alla sua 59° edizione, la Settimana Ecumenica promossa dal Movimento dei Focolari a Castel Gandolfo (Roma), dal 9 al 13 maggio, «si inserisce – afferma nel suo messaggio di apertura il Patriarca ecumenico Bartolomeo I – nel crocevia della storia, nell’intreccio delle memorie, nell’incrocio dell’ecumenismo e dell’impegno sociale della Chiesa». È dal 1962 che Chiara Lubich, dopo i suoi primi incontri con cristiani di varie Chiese, li invitava a conoscersi, offrendo la spiritualità dell’unità come base comune, per riconoscersi fratelli e sorelle in Cristo. Lo mette in luce Maria Voce, che rilegge i 5 “imperativi”, formulati nel documento cattolico-luterano “Dal conflitto alla comunione”, elaborato in vista dei 500 anni della Riforma. «Sono imperativi – afferma – che a mio avviso non riguardano soltanto luterani e cattolici, ma possono essere vissuti da cristiani di tutte le Chiese… per un proficuo impegno ecumenico». Lo conferma nel suo intervento il vescovo emerito Christian Krause, già Presidente della federazione luterana mondiale. 
Vescovo emerito Christian Krause
Tra vari messaggi di saluto quello del Presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, card. Kurt Koch: «L’esperienza dell’ecumenismo di vita ci mostra che l’unità cresce “camminando insieme” e che camminare insieme significa già vivere e realizzare l’unità». Le giornate si sono svolte in un clima di dialogo, conoscenza e accoglienza reciproca, preghiera, e scambi di esperienze del Vangelo vissuto nell’ottica dell’unità e nell’apertura verso l’altro sperimentando la bellezza della Chiesa di Cristo in cui dei cristiani mettono in pratica il cuore del Vangelo: l’amore reciproco. Momento atteso la preghiera per l’unità nelle catacombe di san Sebastiano a Roma, dove si formula il “Patto di amore reciproco” (Gv 13,34) per «portare questa testimonianza vissuta tra noi nelle nostre comunità, nei nostri paesi, nelle nostre società». Molti evocano la Pentecoste. Ma tutto questo ha un fondamento: Gesù sulla croce che grida “perché”. Gesù crocifisso e abbandonato che ha preso su di sé ogni divisione, se riconosciuto e amato – secondo le intuizioni e l’esperienza di vita di Chiara Lubich – è la chiave che apre all’unità con Dio e con i fratelli. 
Rev. prof. Martin Robra (CEC)
Lo testimoniano toccanti esperienze di vita. E lo esprime nel suo video-messaggio il segretario generale rev. Olaf Fykse Tveit del Consiglio ecumenico delle Chiese di Ginevra (CEC). Tra l’altro ricorda quanto era già stato espresso già nel 1925: «Più ci avviciniamo alla croce, più ci avvicineremo tra noi cristiani». Aiutano a questa comprensione gli interventi di alcuni teologi di varie Chiese, tra cui il rev. prof. Martin Robra (del CEC): «Se teniamo Gesù abbandonato tra noi mentre camminiamo insieme lungo il nostro pellegrinaggio, impareremo insieme a riconfigurare il passato che ci separa e vedere con più chiarezza dove Dio ci vuole condurre come discepoli di Cristo». Altri interventi a carattere teologico assieme ad esperienze di vita hanno approfondito il legame fra l’unità e Gesù abbandonato nella spiritualità dell’unità e condiviso i frutti di questo stile di vita ecumenico. La parola “dialogo” è stata declinata a più voci come potente strumento dell’unità da Jesús Morán, copresidente dei Focolari e dal rev. prof. Vasile Stanciu rumeno ortodosso. 
Maria Voce con il Mons. Farrell
Vescovo Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità fra i cristiani, mette in rilievo l’apporto e la fedeltà di Chiara Lubich e dell’agire dei Focolari alla Chiesa comunione. E non manca l’incoraggiamento di Papa Francesco che, nell’udienza generale del 10 maggio, esorta pubblicamente i partecipanti alla settimana ecumenica «a proseguire il comune cammino dell’unità, del dialogo e dell’amicizia tra le religioni e i popoli». A conclusione, il Metropolita Gennadios Zervos d’Italia e di Malta del Patriarcato ecumenico, introduce i presenti nell’esperienza di comunione fra il Patriarca Athenagoras e Chiara Lubich: «Hanno aperto la porta della riconciliazione tra le Chiese di Oriente e Occidente e nessuno può più chiuderla», ha affermato. 
Il Metropolita Gennadios Zervos consegna la medaglia a Maria Voce.
In questo contesto Gennadios ha consegnato alla presidente del Movimento dei Focolari, una “Medaglia storica” in segno di gratitudine per quanto «il carisma di amore e unità di Chiara ha fatto nella storia e sta facendo ancora oggi per aprire vie di riconciliazione e dialogo fra le Chiese e nel mondo». «Abbiamo costruito tanto insieme. Ora si tratta di accelerare il passo, perché la comunione sia piena e visibile». Maria Voce esprime così la vitalità e impegno di un cammino che continua.
Leggi anche: Intervista a Maria Voce Messaggio del Patriarca Bartolomeo Messaggio del Card Kurt Koch Messaggio del Dr Olav Fykse Tveit (Inglese)
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26 Mag 2017 | Focolari nel Mondo
Il 26 maggio inizia, per i musulmani, il Sacro mese del Ramadan. È il nono mese dell’anno islamico e il più importante. Un tempo sacro perché si commemora la rivelazione del Corano al Profeta Muhammad e perché, attraverso il digiuno (quarto pilastro della fede musulmana) si ambisce a una speciale purificazione. In questo mese si pratica il digiuno totale dall’alba al tramonto. (altro…)
25 Mag 2017 | Focolari nel Mondo
L’incontro, promosso dal Movimento dei Focolari, sarà incentrato sulla sinodalità. Sono invitati sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, ministri di diverse Chiese e laici sia giovani che adulti sensibili a questo argomento nella vita delle parrocchie. «Nel mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione. Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio. Quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola “Sinodo”. Camminare insieme – Laici, Pastori, Vescovo di Roma – è un concetto facile da esprimere a parole, ma non così facile da mettere in pratica.» PAPA FRANCESCO Discorso alla commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi 17 Ottobre 2015 Tre anni fa Networking2014 a Loppiano ha visto giovani sacerdoti e seminaristi impegnati a costruire reti di rapporti vivi e vitali nella chiesa. E’ stato l’inizio di un cammino che non si è interrotto. Netwalking è il nuovo appuntamento che ci diamo, ispirati da Papa Francesco che spinge la Chiesa verso la sinodalità “dove l’unica autorità è l’autorità del servizio, l’unico potere è il potere della croce”. l giorni che vivremo insieme vogliono essere un’esperienza di comunione tra sacerdoti e laici ispirandoci al modello della Trinità. Programma: WORKSHOP TEMATICI TESTIMONIANZE DI VITA LITURGIA E PREGHIERA MUSICA E CANTO, ESPRESSIONI ARTISTICHE Informazioni pratiche: Arrivo: martedì 20 giugno per cena Partenza: venerdì 23 giugno dopo pranzo Luogo: Centro Mariapoli – Via S. Giovanni Battista De La Salle 00040 Castel Gandolfo RM, Italia +39 06 935 9091 lnfo e Iscrizione: Tramite i Focolari più vicini oppure tramite l’indirizzo email: netwalking2017 @focolare.org [Sacerdoti e diaconi:portare con sé camice e stola bianca] Lettera-invito (altro…)
25 Mag 2017 | Centro internazionale, Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
“Con viva gioia” Maria Voce ha appreso la scelta del Card. Gualtiero Bassetti come nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) annunciata il 24 maggio 2017. In una lettera di congratulazioni la Presidente del Movimento dei Focolari esprime le sue “più sentite felicitazioni per questo prestigioso incarico, chiaro segno di fiducia da parte del Santo Padre”. “L’impronta di collegialità e di amore”, continua la Presidente, “che le è congeniale sarà un grande dono per l’intera Comunità ecclesiale e civile italiana, in particolare per quei fratelli e quegli ambiti che più rassomigliano a Gesù Crocifisso e Abbandonato”. Anche il Movimento dei Focolari in Italia si è congratulato con il nuovo Presidente della CEI nella cui nomina trova “motivo di grande gioia”. In un comunicato stampa, sottolinea il suo “stile sempre fedelmente perseguito nella vicinanza alle persone, agli operai, ai migranti, alle famiglie, nelle concrete situazioni di crisi e nella ricerca della verità”. Gli augura “di sperimentare in questo nuovo compito un sempre rinnovato coraggio per affrontare le innumerevoli sfide, confortato da quella sinodalità che testimonia il volto fraterno della Chiesa”. Nato nel 1942 a Marradi vicino Firenze, Gualtiero Bassetti è stato ordinato sacerdote nel 1966. Nel 1994 è stato nominato vescovo di Massa Marittima, poi di Arezzo (1998) e nel 2009 arcivescovo di Perugia. Nel 2014 Papa Francesco lo ha accolto nel collegio cardinalizio. Lettera di Maria Voce (altro…)
25 Mag 2017 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«Siamo andati a Mocoa, insieme a don Juan Carlos Almario, sacerdote focolarino, portando gli aiuti in denaro raccolti dalle comunità di tutta la Colombia – scrivono Elizabeth e Alejandra del focolare di Bogotá –. Eravamo lì a nome di tutta la famiglia del Movimento, per portare l’amore, le preghiere di tanti, e l’aiuto concreto, non solo della Colombia ma anche da tante parti del mondo che hanno vissuto e vivono con noi questa tragedia». «Alcuni sacerdoti del Movimento, parroci a Mocoa (36.000 abitanti), ci hanno accolto con canti e tanta gioia. Poi ci siamo trovati con la gente. Ognuno aveva una dura storia da raccontare, legata alla catastrofe subita. Abbiamo pianto con loro». Ricordavano quella notte del 1° aprile, la valanga di fango, e la “gara di amore” che è scattata tra di loro per andare incontro alle vittime. I sacerdoti, insieme al loro vescovo Mons. Maldonado e ad altri parroci, si sono organizzati per accompagnare i feriti negli ospedali, per accogliere le famiglie in cerca dei loro cari scomparsi, per seppellire i morti … Poi, insieme ai loro parrocchiani, hanno improvvisato una mensa per dare da mangiare ai tanti che sono rimasti senza acqua e luce per tanti giorni, per portare il cibo ai medici e ai funzionari pubblici impegnati nei soccorsi; hanno sistemato gli aiuti arrivati per distribuirli alle persone colpite, insieme alle mascherine per proteggersi dai forti odori. «Dai loro racconti ci sembrava di cogliere una presenza “mariana”, silenziosa ma concreta, che è arrivata – attraverso di loro – a coprire i tanti bisogni prodotti dalla tragedia».
«Abbiamo voluto meditare insieme il tema dell’anno che si vive in tutto il Movimento e che ci è sembrato adattissimo per la situazione in cui ci siamo trovati: Gesù Abbandonato». Nella comunione spontanea che ne è nata ciascuno ha cercato di guardare il dolore vissuto, scoprendo un volto dell’infinito dolore provato da Gesù sulla Croce, e nel quale si trova il senso di tanta sofferenza. «C’è chi evidenziava che alle volte è più facile scoprire un volto dell’abbandono di Gesù nelle grandi tragedie, che nelle sofferenze della quotidianità. Chi ripeteva l’impegno a rimanere sempre nella radicalità e nella fedeltà della scelta di Dio-Amore». Uno dei parroci diceva, durante il pranzo, che quelle ore passate insieme “sono state come un’oasi” che sono riuscite a staccarlo da questo incubo. «Poi, insieme a don Oscar, abbiamo girato per i posti dove è passata la valanga: un panorama di totale distruzione e morte; alcuni quartieri proprio cancellati dal fango; altri, invece, diventati come dei cimiteri con le case schiacciate da grossissimi macigni, con gli alberi sradicati e macerie dappertutto». In questo inferno, l’amore, le preghiere e gli aiuti di tutti sono arrivati fino a Mocoa e hanno dato un po’ di sollievo alle vittime di questa tragedia. Il viaggio ha incluso la città di Neiva, sempre al sud della Colombia. «Volevamo trovare la nostra comunità locale e, insieme a loro, preparare la prossima Mariapoli che si svolgerà a luglio, in un parco archeologico dove rimangono ancora intatti le vestigia di una delle più antiche culture autoctone della Colombia». Dal passato ancestrale e dal dolore delle tragedie naturali, i Focolari in Colombia si proiettano verso il futuro. Leggi anche: Notizie dalla Colombia (altro…)