Movimento dei Focolari
Igino Giordani: Questa è l’ora della donna

Igino Giordani: Questa è l’ora della donna

20160308-a (2)«Si potrebbe dire che questa è l’ora della donna: non perché i rotocalchi sciorinano divorzi e pettegolezzi e mode di dive, a non finire, ma perché si sente che nella convivenza, che è frutto della dialettica uomo-donna, oggi necessiti più che mai, la presenza di chi è o sarà madre, naturalmente o spiritualmente. L’organismo sociale patisce come non mai, della carenza della femminilità piena, sana, normale: come se il suo volo fosse fatto di due ali di cui una troppo agitata, l’altra smorta: donde un procedere nel disordine.La coscienza del popolo è che questa sia l’ora della donna; ma d’una donna donna, e non d’una contaminazione o contrapposizione di uomo: quasi uomo femminizzato. La storia degli ultimi secoli, nei quali il tipo dell’uomo forte – del superuomo – è stato forgiato col disprezzo della femminilità, ha risentito dell’eccessiva mascolinità. Non equilibrata dalla femminilità. Difetto eguale e contrario della femminilità non integrata e sorretta da senso virile. Oggi le donne hanno il voto, conquistano posti negli uffici, invadono la vita pubblica. Ma il loro influsso resta scialbo, come prima o peggio di prima: perché entrando nell’agone pubblico, si allineano ai maschi, assimilano le loro ambizioni, si piegano ai loro metodi: diventano maschi a scartamento ridotto. Aggiungono i loro voti, senza discriminazione notevole, a quelli degli uomini sicché il gioco di questi continua come prima, senza il correttivo, senza l’integrazione, senza l’illuminazione dell’altro indispensabile fattore. E si seguita a volare (o a piombare a picco) con una sola ala. Si pensi che cosa sia stato e che cosa è il fascino di Maria: il solo suo nome che significa sublimazione della donna, la donna fatta punto d’innesto del divino nell’umano e come ianua coeli, porta del Cielo, risalita dall’umano al divino. Ora la società chiede la presenza della donna, perché ella porti nella società le istanze della maternità, e cioè della vita; e quindi del nutrimento materiale e morale, dell’educazione, dell’amore nella pace e nel lavoro, della famiglia raccolta nella purezza e quindi della condanna di fazioni e guerre: ché la donna per natura significa generazione di vita e non produzione di morte, per il bene dei figli: e questi sono lo Stato e la Chiesa di domani, sono l’umanità di sempre». (Igino Giordani, Rivista «Fides», 1961) (altro…)

Vangelo vissuto: 4 sedie e 2 zucche…

Vangelo vissuto: 4 sedie e 2 zucche…

20160307-01«Abbiamo conosciuto una famiglia di Burundesi che – per la terribile e per lo più sconosciuta situazione attuale di quel Paese – si sono rifugiati come tante altre famiglie, qui a Kampala dove noi abitiamo», ci scrivono dall’Uganda. Il padre è tornato in Burundi per mantenere il posto di lavoro che permette di pagare il non proprio economico affitto della casa ugandese, e il cibo per i loro figli ancora piccoli e per l’ultima nata di appena tre settimane. La madre non ce l’ha fatta a rimanere lì quando hanno ricominciato a sparare in città. Troppo forte è il ricordo di quello che in prima persona lei ha vissuto negli anni ‘90, quando scoppiò un’altra crisi in Burundi. È scampata alla morte miracolosamente, dopo che per due giorni consecutivi il preside della scuola che frequentava è riuscito a rimandare i soldati venuti a cercare lei e altre ragazze, dando loro un po’ di soldi. Ora alle prime avvisaglie di orrori, con tutta la famiglia ha deciso di fuggire lasciando tutto quello che avevano a Bujumbura. Con loro abitano anche altri parenti: in tutto 8 persone. Abbiamo saputo però che l’affitto della casa non comprende l’arredamento e che nel soggiorno avevano solo quattro sedie: che fare? Ci è venuto in mente che forse quattro delle nostre sedie pieghevoli, che usiamo saltuariamente quando a casa siamo tanti, potevano essere sicuramente impiegate in maniera più proficua in quella casa: che almeno ognuno potesse avere una sedia su cui sedersi e mangiare un po’ più comodo. Uscendo di casa abbiamo preso anche 2 zucche dall’orto: piantate quasi per caso, alcuni mesi fa, si sono autorinvigorite dopo l’ultima stagione secca, e si sono più volte rivelate molto utili in varie occasioni in questi mesi! Proprio il giorno prima, inoltre, abbiamo ricevuto in regalo qualche provvista: la Provvidenza in questi mesi non manca mai, ma è proprio condividendo ancora, che quella promessa – “Date e vi sarà dato”- scritta nel Vangelo, si realizza ancora e si moltiplica. E allora aggiungendo due Kg. di zucchero, due di riso, uno di sale e un litro di olio, siamo andati a trovarli. La casa è nuova e pulita, ci sono anche alcune inusuali rifiniture sul soffitto oltre a un bel lampadario, ma nelle stanze non ci sono i letti, solo qualche materasso. Nel soggiorno un piccolo tavolo rotondo di plastica e quattro sedie, una piccola TV nell’angolo, appoggiata a terra, con il cavo antenna che sovrasta, volante, le teste degli ospiti. Non vediamo giocattoli in giro, nè altri mobili. Entriamo con le nostre sedie e trascorriamo due ore molto piacevoli conoscendoci più in profondità, condividendo il passato e le speranze per il futuro. I ragazzi hanno per il momento interrotto gli studi: i più grandi vorrebbero fare l’università, ma in Uganda i costi sono molto alti rispetto al Burundi. Qui è impossibile per loro, almeno per ora. Trovare lavoro inoltre è difficile, la disoccupazione è alta ed essendo stranieri, se non si conosce qualcuno, è praticamente impossibile. Inoltre non parlano il luganda, la lingua locale, e anche l’inglese non è la loro lingua madre. Ma, mi dicono: “…Noi confidiamo in Dio!”. Sono ormai le 7,30 del pomeriggio, dobbiamo rientrare. Ci si saluta. Sono felicissimi di questa visita, ma appena gli diciamo di tenere le sedie, che ce le potranno restituire quando lasceranno la casa, i loro volti si illuminano: tornano a salutare e ringraziare ancora! Prima di salire in macchina, vogliono darci anche la loro benedizione! Tornando a casa, penso che anche 4 semplici sedie e 2 zucche, se donate, possono contribuire a riempire di gioia il cuore di chi riceve e di chi dà…». (S.M. Uganda) (altro…)

Chiara Lubich: Perché torni la pace

Chiara Lubich: Perché torni la pace

20160306-01«Ciò che non doveva accadere è successo; è scoppiata la guerra terrificante e in tutto il mondo si è col fiato sospeso nel dubbio che essa dilaghi e coinvolga altri popoli». Siamo a poche settimane dall’invasione degli Stati Uniti in Iraq (17 gennaio 1991) in risposta all’invasione delle truppe irachene in Kuwait (2 agosto 1990). Sulle pagine di Città Nuova Chiara Lubich torna a parlare della pace. Quelle che riportiamo sono le sue parole in un editoriale del febbraio 1991. «Nonostante le molte preghiere, Dio ha permesso la guerra. Perché? Perché la volontà di qualcuno responsabile non ha coinciso con la sua, espressa dalla voce corale di coloro che avevano più ragione e che il Santo Padre, la più grande autorità spirituale e morale del mondo, riassume e concentra nei suoi appelli costanti alla pace, all’inutilità della guerra per risolvere ogni problema, ad evitare così le sue conseguenze catastrofiche. Speriamo soltanto che nei misteriosi piani di Dio, egli, col suo infinito amore, sappia e voglia trarre qualcosa di bene anche da questo immenso male. Non lo si meriterebbe, ma conosciamo l’immensità della sua misericordia. Per questo e anzitutto perché la pace ritorni, non smettiamo di pregare. Dovrà essere ancora più intenso il time-out ogni giorno alle ore 12 italiane per chiedere, uniti, la pace. In questo momento, poi, dobbiamo tutti sentirci chiamati a seguire con decisione una linea di vita che corregga, almeno dentro di noi (ma per la comunione dei santi in molti), lo sbaglio che è stato commesso. Gli uomini non hanno fatto la volontà di Dio, del Dio della pace, hanno fatto la loro. Dobbiamo imporci, come non l’abbiamo mai fatto, di compiere perfettamente la sua volontà. «Non la mia, ma la tua volontà sia fatta». Queste parole di Gesù per noi oggi devono assumere un’importanza tutta particolare. Di fronte ad esse ogni altra cosa deve diventare secondaria. Non deve avere tanta importanza nella nostra vita, ad esempio, essere sani o ammalati, studiare o servire, dormire o pregare, vivere o morire. Importante sarà far nostra la sua volontà, essere la sua volontà viva. Così si viveva nei primi tempi del nostro Movimento quando, sullo sfondo appunto di un’altra guerra, lo Spirito ci aveva appena illuminato sul valore delle cose. Di fronte al crollo provocato dall’odio, Dio si era rivelato come l’unico ideale che non muore, che nessuna bomba poteva far crollare. Dio Amore. Era, questa grande scoperta, una bomba spirituale di tale portata, da farci dimenticare letteralmente tutte quelle che cadevano attorno per la guerra. Scoprivamo che al di là di tutto e di tutti, c’è Dio che è Amore, c’è la sua provvidenza  che fa concorrere al bene ogni cosa per quelli che lo amano. Coglievamo la traccia del suo amore in ogni circostanza, anche sotto la sferza del dolore. Lui ci amava immensamente. E noi come riamarlo? «Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la mia volontà, quegli è che mi ama». Potevamo dunque amarlo facendo la sua volontà. Vivendo così ci siamo abituati ad ascoltare con crescente attenzione “la voce” dentro di noi, la voce della coscienza che ci sottolineava la volontà di Dio espressa nelle più varie maniere: attraverso la sua Parola, i doveri del nostro stato, le circostanze, le ispirazioni. Avevamo la certezza che Dio avrebbe trascinato la nostra vita in una divina avventura, dapprima a noi ignota, dove, spettatori e attori a un tempo del suo disegno d’amore, portavamo, momento per momento, il contributo della nostra libera volontà. Poco dopo ci faceva intravedere spiragli sul nostro futuro, facendoci cogliere con sicurezza lo scopo per cui il Movimento  stava nascendo: attuare la preghiera del testamento di Gesù: «Padre, che tutti siano uno», collaborare a realizzare un mondo più unito. In questo modo possiamo vivere anche ora. Abbiamo avuto un brusco e doloroso cambiamento di vita? Dobbiamo correre nei rifugi tanto spesso, esattamente come in quei tempi lontani? Abbiamo momenti di paura, di angoscia, di dubbio persino che la vita ci sia tolta? O conduciamo la vita di sempre, coi nostri impegni quotidiani, lontani ancora dal pericolo? Per tutti valga ciò che più vale: non questo o quello, ma la volontà di Dio: porci in “ascolto”, metterla al primo posto nel nostro cuore, nella memoria, nella mente; porre, prima di ogni altra cosa, tutte le nostre forze al suo servizio.Rettificheremo così, almeno in noi, lo sbaglio che è stato fatto. Per essa Cristo rimarrà nel nostro cuore e saremo così tutti più compatti, più uniti, più “uno”, condividendo ogni cosa, pregando con efficacia gli uni per gli altri e perché torni la pace». Chiara Lubich: Attualità leggere il proprio tempo, Città Nuova Ed., pag.85-87. Originariamente pubblicato su Città Nuova n. 4/1991 (altro…)

Alcuni eventi nel mondo per l’8° anniversario (14.3.2016) della morte di Chiara Lubich

5.3.2016 –  Brescia (Italia) Presso l’Università cattolica, convegno “Paolo VI e Chiara Lubich, la profezia di una Chiesa che si fa dialogo”, organizzato con la collaborazione dell’Istituto Paolo VI in continuità alle ‘Giornate di studio’ tenutesi a Castel Gandolfo nel novembre 2014. Fra i relatori: mons. Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica; Lucia Albignente, responsabile del settore ‘storia’ del Centro Chiara Lubich; d. Angelo Maffeis, presidente dell’Ist. Paolo VI; Franco Monaco, politico e giornalista; Alberto Lo Presti, prof di Teoria politica all’Istituto Universitario Sophia. 6.3.2016 – Vicenza (Italia) ‘Oltre i confini’, convegno interreligioso presso il Centro A. Onisto – Borgo S.Lucia, 51. Parleranno il vescovo emerito di Aleppo mons. Armando Bortolaso, l’imam delle comunità islamiche del Veneto dr. Kamel Layachi e Rita Moussallem del Centro per il dialogo interreligioso dei Focolari. L’evento si concluderà con un flashmob in Piazza dei Signori. 6.3.2016 – Olomouc (Repubblica Ceca) Nella sala dell’arcivescovado si svolgerà un programma culturale dedicato alla figura di Chiara Lubich come tessitrice di pace. Al termine, in cattedrale, l’arcivescovo mons. Jan Graubner celebrerà la S. Messa. 8.3.2916 – Ischia (Italia) All’auditorium polifunzionale dell’isola, dalle 19, 30 serata sul tema Lavoro e dintorni (dignità, legalità, donna, ecc.). Intervengono Patience Mollè Lobè (ingegnere civile del Camerun), Antonio Diana (imprenditore). Modera Carlo Cefaloni (giornalista Città Nuova esperto problematiche del lavoro). 11.3.2016 – Caserta (Italia) Tra musica, testimonianze, teatro, presso la Reggia di Caserta (dalle 19,30) si terrà una riflessione sul pensiero e la vita della Lubich dal titolo: ‘L’attrattiva del tempo moderno’.  Con la collaborazione della Diocesi e della Direzione della Reggia. 11-12.3.2016 – Fontem (Camerun) Workshop tematici (musica, disegno, poesia, performances teatrali) su “Chiara e la pace” predisposti per gli alunni delle 20 scuole che hanno aderito al progetto “educazione alla pace”. Premiazione dei migliori lavori e dei più significativi gesti di pace degli stessi studenti, presenti autorità civili, tradizionali e religiose. 11.3.2016 – Rosario (Argentina) Il convegno presso l’Università Cattolica Argentina (UCA)  rifletterà sull’apporto del carisma dell’unità all’educazione. Fra gli interventi la prof. Nieves Tapia, coordinatrice del Centro LatinoAmericano per l’apprendimento del Servizio Solidale (CLAYSS). 12.3.2016 – Garden Grove, California (USA) Messa in Christ Cathedral celebrata dal vescovo Kevin William Vann della diocesi di Orange. Nel pomeriggio, presso Academy Gym, convegno sulla multiculturalità cui intervengono rappresentanti di varie etnie e religioni. 12.3.2016 – Caracas (Venezuela) Presentazione della figura di Chiara come costruttrice di dialogo e di pace, insignita del Premio Unesco per la Pace 1996. L’evento si svolge all’Ist. di Teologia per l’Educazione Religiosa (ITER) presenti persone di varie Chiese. 12.3.2016 – Brasilia (Brasile) Presso l’Auditorium dell’UNIP (Università Paulista)  alle 15,30 presentazione di Chiara Lubich, premio UNESCO per la Pace 1996. Seguono tre momenti di riflessione: costruire la pace nei rapporti interpersonali, nel dialogo fra chiese e religioni e, in collaborazione con l’Istituto di Migrazione e Diritti Umani (IMDH), con migranti e rifugiati. Come biglietto d’ingresso è richiesto 1 kg di cibo per gli immigrati di Haiti. 12.3.2016 – Todi (Italia) A 10 anni dal conferimento a Chiara Lubich della cittadinanza onoraria, dalle 15,30 nella sala del Consiglio, convegno: “Una economia umanizzata’, che darà modo di riflettere sul  progetto Economia di Comunione ideato dalla Lubich. Oltre al sindaco della città, interverranno la presidente della Regione Umbra, il card. Ennio Antonelli, il prof Giuseppe Argiolas e due imprenditori: Andrea Cruciani e Antonio Baldaccini. 12.3.2016 – Sarajevo (Bosnia Erzergovina) La facoltà teologica terrà una Giornata aperta su Chiara Lubich dal titolo: “Il messaggio di dialogo e di pace”. Saranno presenti anche persone di altre confessioni cristiane, di altre fedi, e di convinzioni non religiose. In cattedrale il card. Vinko Pujic, arcivescovo di Sarajevo, presiederà l’Eucaristia. 12.3.2016 – Castel Gandolfo (Roma, Italia) Alla presenza di personalità ecclesiastiche e civili, presso il Centro Mariapoli (Via De La Salle) alle 17,30  si rifletterà sul tema: “La cultura del dialogo come fattore di Pace”. Oltre a numerose testimonianze, prenderà la parola anche la presidente dei Focolari Emmaus Maria Voce. Alle 18,30 seguirà un’ora di concerto della band internazionale Gen Verde. 12.03.2016 – Solingen (Germania) Centro Mariapoli “Zentrum Frieden”: Con il titolo “Vivere insieme in diversità” l’MPPU (Movimento politico per l’unità) tedesco invita ad una tavola rotonda con politici e amministrativi della città. Seguirà il dialogo con i cittadini sul problema dell’integrazione dei profughi. 12.3.2016 – Genova (Italia) In un percorso di approfondimento dell’enciclica ‘Laudato si’, nella sala del Minor Consiglio di palazzo Ducale si tratterà il tema: “Le religioni dialogano per la Pace e per l’Ambiente”. Interverranno Huseim Salah (presidente della Comunità islamica di Genova), Giuseppe Momigliano (Rabbino capo di Genova) Gnanathilaka Mahauswewe (monaco buddista), Andrea Ponta (ingegnere ambientale), Roberto Catalano (centro del Dialogo interreligioso dei Focolari). 12.3.2016 – Manfredonia (Italia) 7^ edizione del ‘Premio Chiara Lubich Manfredonia’. Saranno presenti Vera Baboun, sindaco di Betlemme e Pasquale Ferrara (diplomatico e Segretario generale dell’ist. Universitario europeo di Firenze). Info 12.3.2016 – Milano (Italia) “Me attraverso te”. Titolo questo che sottolinea come il cercare la pace ci porti vicini all’altro e, al tempo stesso, ci renda più vicini a ciò che siamo veramente. L’evento si compone di tre momenti distinti, ciascuno della durata di mezz’ora che si replicheranno in tre luoghi in orari diversi, per dar modo di partecipare a ciascuno dei tre: Basilica di Sant’Ambrogio, Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice, Istituto Gonzaga. Info 13.3.2016 – Bujumbura (Burundi) Presso il Liceo Scheppen de Nayakabiga, dialogo sul tema: “Misericordiosi come il Padre celeste, costruttori di pace”. Fra i relatori l’arcivescovo di Bujumbura mons. Evariste Ngoyagoye. 13.3.2016 – Vung Tau (Vietnam) Nel corso del convegno annuale dei Focolari in Vietnam (la Mariapoli),  alla presenza del vescovo mons Joseph Tran Văn Toan, che presiederà la celebrazione eucaristica,  presentazione del documentario su Chiara Lubich “Storia, carisma, cultura”. 13.3.2016  – Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) Nell’Aula Magna dell’Università cattolica, alla presenza di personalità religiose (anche di altre Chiese e di altre fedi), del mondo accademico e di quello diplomatico, si parlerà di Chiara come donna di Pace. Interverrà il rappresentante UNESCO nella Repubblica Democratica del Congo. 13.3.2016 – Kikwit (Repubblica Democratica del Congo) Il sindaco della città aprirà l’evento presso la Scuola dei Gesuiti dove, presenti autorità civili e religiose, si rifletterà sul tema della Pace alla luce del carisma dell’unità. Lo stesso cliché sarà tenuto lo stesso giorno a Goma, Lubumbashi e in altre 16 cittadine della Repubblica Democratica del Congo. 13.3.2016 – San Salvador (El Salvador) Dalle 9 alle 12, tavola rotonda presso l’Università F. Gavidia (auditorium Edificio E) su “La pace che nasce dal dialogo”. 13.3.2016 – Lisbona (Portogallo) Presso il Centro Cultural Franciscano, tavola rotonda su ‘Chiara e la pace’ con membri della Commissione nazionale Giustizia e Pace (dr. Pedro Vaz Patto, presidente; dott.ssa Graça Franco e António Marujo giornalisti). 13.3.2016 – Melbourne (Australia) “Costruire la pace nel proprio ambiente” è il filo conduttore della celebrazione che si svolgerà al Centro Mariapoli con testimonianze di accoglienza ai rifugiati. Presentazione del documentario di Mark Ruse: “Politics for unity: making a world of difference”, presenti il vicario generale dell’arcidiocesi mons. Greg Bennet e leaders dei Movimenti ecclesiali che operano in Australia. 14.3.2016 – Verona (Italia) Al palazzo Gran Guardia assegnazione del  “Premio Fraternità Chiara Lubich per una cultura di pace”, presenti Sharharzad Houshmand (teologa musulmana) Giuseppe Milan (docente  Università di Padova), Aurora Nicosia (giornalista). 14.3.2016 – Houston, Texas (USA) “Unità nella diversità”. È questo il titolo della conferenza interreligiosa che si terrà alle 19 presso l’Università di St. Thomas, preceduta dalla celebrazione nella cappella di S. Basilio della Messa cattolica celebrata dall’Arcivescovo di Galveston-Houston, mons. Fiorenza. Fra i relatori, oltre all’arcivescovo, l’imam Qasin Ahmed (Istituto Islamico), il rabbino Steve Morgen (Congregazione Beth Yeshurum), Therese Lee (Focolari). Info 14.3.2016 – Manila (Filippine) Nel quadro delle celebrazioni del 50° dell’arrivo dei Focolari in Asia,  presso l’Università De La Salle, simposio sul tema: “Il carisma dell’unità un’eredità senza tempo”. Numerose personalità religiose e civili condurranno la riflessione sul contributo di Chiara Lubich all’unità tra le Chiese, tra le religioni e nel sociale,  e sulla reciprocità evangelica, caratteristico stile di vita che crea brani di fraternità. 14.3.2016 – Roma – Santuario Divino Amore Ore 18,30 Santa Messa celebrata dal card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per la vita consacrata. Info 14.3.2016 – Trento (Italia) Presso la Fondazione Demarchi, presentazione del libro di I. Pedrini: “L’altro Novecento: nella testimonianza di Duccia Calderari”. La biografia di Duccia, una delle prime testimoni accanto alla Lubich nella nascita dei Focolari, darà modo ai relatori: Monica Ronchini ricercatrice, Giuseppe Ferrandi, direttore del Museo storico del Trentino, Lucia Fronza Crepaz, ex parlamentare, di soffermarsi sulla figura di Chiara come costruttrice di pace. 14.3.2916 – L’Avana (Cuba) Presso il Centro culturale Fray Bartolomé de las Casas, presentazione della figura di Chiara in relazione alla pace, presente il nunzio apostolico Mons. Giorgio Lingua. Segue concerto del Gruppo di Musica Antica ‘Ars Longa’. 16.3.2016 – Roma – Camera dei deputati Presentazione di un manifesto con proposte concrete per la pace, il disarmo e la riconversione industriale. A ricevere in Parlamento i Giovani per un Mondo Unito, che insieme al Movimento Politico per l’Unità e le Scuole di partecipazione hanno promosso l’iniziativa, oltre a diversi parlamentari ci saranno la presidente della Camera Boldrini e il ministro degli Esteri Gentiloni. 16.3.2016 – Siviglia (Spagna) Presso il Seminario Metropolitano, il prof Manuel Palma, vice direttore del centro Studi Teologici di Siviglia, parlerà di Gesù principe della pace nella spiritualità di Chiara Lubich. Seguirà un excursus sulla pace nell’Islam tenuto dall’Imam Allah Bashar della moschea del re Abdul Aziz Al Saud di Marbella, Malaga), che parlerà anche del suo rapporto con la Lubich. 18-20.3.2016 –Milano – Fieramilanocity All’interno della fiera internazionale, spazio espositivo del progetto Economia di Comunione nel quale, in modi diversi, verrà presentato il messaggio di pace che la Lubich ancora oggi dà al mondo. Info 19.3.2016 – Perth (Australia) Nella Piazza di Northbridge, screening di un video clip sulla Pace realizzato dai giovani e raccolta firme per l’appello #Signup4peace. Programmi di animazione anche per i più piccoli.  Sarà presente il vescovo ausiliare di Perth, Mons. Donald George Sproxton (altro…)

A Bangui niente è più come prima

A Bangui niente è più come prima

20160303-02A Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, che nel novembre scorso papa Francesco ha definito “capitale spirituale del mondo”, «niente è più come prima». Ad affermarlo è Fidelia, focolarina congolese, da sette anni a Bangui, e che dal 2012 e fino al settembre scorso, aveva visto con i suoi occhi il susseguirsi di scontri armati che a più riprese avevano devastato città e villaggi, seminando terrore e morte. Ora le cose appaiono decisamente cambiate ed è pensiero comune che sia stata proprio la visita papale a segnare questa inversione di rotta. «Ovunque – continua Fidelia -, anche nelle province, si parla ‘di un prima e di un dopo’. Ad esempio, domenica scorsa c’è stato il secondo turno di votazioni per l’elezione del nuovo presidente e tutto si è svolto nel migliore dei modi. E’stato così anche durante tutta la campagna elettorale. Eppure, sia l’uno che l’altra potevano essere occasioni di violenza. Invece no. Nessuno qui vuole cedere alla violenza. Dicono che essendo venuto il Papa è come se fosse venuto Dio stesso, e dunque che non si può più tornare indietro. Sentono che il Papa ci ha fatto ‘passare all’altra riva’ e che dobbiamo andare avanti, fino alla pace vera e duratura. Siamo tutti convinti che per giungere ad una coesione sociale dobbiamo vivere il perdono, la misericordia, la riconciliazione. Si avverte che sotto a queste parole c’è un vero cambiamento di mentalità, di comportamento. Anche il modo di parlare gli uni degli altri (i cristiani dei musulmani e viceversa) è cambiato!». Sono espressioni, queste di Fidelia, che trasmettono davvero grande speranza, non solo per la Repubblica Centrafricana, ma per tutti quei punti nella Terra dove è più che mai urgente far tacere le armi per cercare le soluzione nel dialogo. 20160303-01Fidelia ci porta a conoscere anche altre sfaccettature della realtà Centrafricana. Ci racconta, per esempio, che in un recente fine settimana, con altre tre persone di Bangui ha percorso 400 km per raggiungere la piccola città di Bambio, dove una ventina di anni fa, attorno ad un missionario cappuccino, si era formata una comunità animata dallo spirito dei Focolari. «Abbiamo trovato lì diverse famiglie, tanti giovani, tutti ancora molto motivati – racconta Fidelia -. E anche se padre Umberto era dovuto rientrare in Italia, loro per tutti questi anni hanno continuato a riunirsi per incoraggiarsi reciprocamente a vivere il Vangelo, aiutandosi con un libro di Chiara Lubich che egli stesso aveva loro lasciato». Conoscere questa comunità, che per vent’anni ha saputo mantenere la fiamma del Vangelo accesa, li ha riempiti di stupore e di gioia. Ma non immaginavano che in quel viaggio ci fosse un’altra sorpresa ad attenderli. Nei dintorni di Bambio ci sono alcuni villaggi abitati dai Pigmei. È un popolo caratteristico per la bassa statura, che vive prevalentemente nei boschi e che segue leggi e consuetudini proprie. «Tanti pensano che non sia facile trovare un rapporto con loro – spiega ancora Fidelia – ma dovendo attraversare i loro insediamenti, è stato spontaneo fermarci a salutarli e spiegare perché ci trovavamo da quelle parti. Incoraggiati dalla loro apertura e disponibilità, ci siamo conosciuti, abbiamo dialogato scambiandoci i valori in cui crediamo. Alcuni di loro ci hanno dimostrato grande sensibilità per quanto avevamo detto riguardo alla spiritualità dell’unità. Siamo rimasti d’accordo che a Pasqua saremmo ritornati per continuare nella conoscenza e nello scambio reciproci». (altro…)

Vangelo vissuto: frammenti di fraternità

Vangelo vissuto: frammenti di fraternità

20160229-01«Reinhard, un 55enne austriaco, ci racconta la sua esperienza: «Alcuni anni fa – durante il turno di lavoro alle poste –, vengo accoltellato da un giovane con disturbi psichici: sono 27 i colpi con cui mi ferisce. Il giovane ha smesso solo quando guardandolo negli occhi ormai certo di morire gli ho detto: “Io ti perdono”. Solo allora il giovane ha lasciato cadere il coltello che aveva tra le mani. Gli psicologi sostengono che non ho subito alcun trauma. Mi hanno dovuto operare, ho perso un polmone e cammino grazie alle stampelle, ma sono miracolosamente vivo. Sono in molti oggi che mi invitano a raccontare l’accaduto e il perché ho perdonato: insegnanti, sacerdoti, giovani, cristiani, musulmani e atei. Ho incontrato circa duemila persone finora. E ogni volta non posso non parlare dell’arte di Amare, perché da anni, compreso quel fatidico giorno, ogni mattina lancio il dado dell’amore. Tanti giovani, dopo gli incontri, mi chiedono di approfondire questo modo di vivere. Ogni volta che mi invitano è un’occasione meravigliosa per diffondere l’ideale della fraternità, la Regola d’oro, nella regione del Vorarlberg in cui vivo. Un giovane ateo, qualche tempo fa, mi disse: “Sai, a me la religione non interessa. Ma il tuo modo di vivere mi interessa moltissimo!”». (Feldkirch, Austria) «Una sera, al telefono, abbiamo sentito Lina, una nostra amica che abita a Damasco (Siria). Ci raccontava la difficoltà di vivere in un contesto di guerra: i rischi per i frequenti colpi di mortaio; le difficoltà dovute a carenza di cibo, acqua e vestiti; la continua mancanza di energia e di riscaldamento… insomma, lei non ci chiedeva nulla. Ma ascoltando le sue parole, sentivamo in cuore che quel grido di dolore non poteva rimanere inascoltato… anche se lontani, dovevamo fare qualcosa! Abbiamo subito condiviso questa idea con altri amici… Sin da subito, ci ha sorpreso la quantità di contributi che arrivavano… ciascuno contribuiva come poteva! Famiglie, giovani coppie, adolescenti, bambini, comunità, parrocchie, altre associazioni… Senza accorgercene, era partita una gara d’amore. Ad esempio, una signora ha venduto alcuni oggetti d’oro e ha condiviso l’equivalente in denaro; un ragazzo ha festeggiato il suo compleanno e al posto dei regali ha chiesto un contributo per i suoi fratelli siriani; una famiglia ha condiviso i risparmi di una vita perché “li conservavamo per una occasione speciale! Aiutare qualcuno, lo è!”… Insomma, in poco tempo, abbiamo raccolto €20.000! Grazie a questa cifra, abbiamo potuto aiutare tante famiglie siriane in difficoltà portando loro cibo, vestiti, beni di prima necessità… ma, soprattutto, abbiamo portato loro un abbraccio grande quanto il mondo facendoli sentire non abbandonati a sé stessi, ma parte di una grande famiglia!». (Rossana ed Emanuele, Italia) Fonte: United World Project (altro…)

Tregua in Siria

«Con il cessate il fuoco, una notte di calma avvolge tutta la città di Aleppo».  Scrive Pascal Bedros, focolarino di Aleppo. «Fino all’ultimo momento nessuno si aspettava che andasse in porto. È un primo mattone per costruire la Pace con il dialogo. Grazie a Dio e agli uomini di buona volontà per questo dono. Un bel dono a tutti i bambini  che hanno dormito una notte tranquilla tra le braccia dei loro genitori. Questo week end ci riuniremo ad Aleppo, dopo parecchio tempo in cui non è stato possibile farlo, per un convegno di approfondimento della spiritualità dell’unità dei Focolari, che ci ha tenuto vivi in questi lunghi anni e che illumina anche il nostro impegno sociale». Il cessate il fuoco in Siria, il primo dall’inizio del conflitto nel 2011, negoziato da Russia e Stati Uniti, è entrato in vigore dalla mezzanotte del 26 febbraio. I colloqui di pace potrebbero riprendere il 7 marzo, se la tregua tiene, come annunciato dall’inviato speciale delle Nazioni Unite Staffan De Mistura. Testimonianza della comunità dei Focolari in Siria (maggio 2015) https://vimeo.com/126724992 (altro…)

Lublino (Polonia) – Conflitto, dialogo e cultura dell’unità

Scarica il call for papers Nel 1996 Chiara Lubich veniva insignita del dottorato h.c. in Scienze Sociali per aver offerto un forte impulso alla comprensione del dialogo come fattore-chiave per la costruzione e il mantenimento della pace e dell’unità della famiglia umana. Oggi, alla luce di questa esperienza, la teoria e la prassi del dialogo – nota specifica del “carisma dell’unità” di Chiara Lubich – sono un cardine della vita di molte persone di culture e religioni diverse. In un mondo dove le differenze etniche e religiose spesso conducono a conflitti violenti, la diffusione del carisma di Chiara Lubich ha contribuito al dialogo costruttivo tra persone, generazioni, classi sociali e nazioni. Da qui l’idea, promossa dall’Università Cattolica di Lublino, l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano insieme al Centro per il dialogo con la cultura del Movimento dei Focolari, di un convegno a partire dall’analisi dei significati di dialogo. Si svolgerà il 3 e 4 giugno prossimi a Lublino, a partire dal call for papers diffuso in questi giorni, e al quale rispondere entro il 30 marzo. I promotori invitano tutti gli interessati a proporre contributi originali che esplorino, da diverse prospettive e pratiche, i percorsi verso il rispetto, la gestione delle differenze, la comprensione reciproca, la risoluzione dei conflitti e la costruzione della pace. Sono state identificate 5 aree di interesse. Sarà data preferenza a quei contributi che offrono un approccio multidisciplinare, provenienti da psicologia, economia, pedagogia, politologia, sociologia e scienze della comunicazione. Le proposte di intervento dovranno avere la caratteristica di colmare il divario tra teoria e pratica. Saranno selezionati solo papers inediti, che portino un valore aggiunto alla comprensione teorica e pratica di conflitto e dialogo. Per registrarsi e per proporre un paper, scrivere a: congresslublin2016@gmail.com AREE TEMATICHE:

  1. Il dialogo nelle comunità: tra carisma e istituzione
  2. La risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo
  3. Gli attori del cambiamento politico e i processi di partecipazione
  4. I processi individuali, interpersonali e intergruppo nella gestione e nella prevenzione dei conflitti
  5. Il dialogo tra le discipline e la transdisciplinarietà

È possibile intervenire al convegno con un proprio contributo, rispondendo al seguente call for papers entro il 30 marzo. Tra i relatori principali al convegno:

  • Adam Biela, prof. di psicologia e sociologia (Università Cattolica di Lublino Giovanni Paolo II, Polonia)
  • Catherine Belzung, neurobiologa (Università François Rabelais di Tours, Francia)
  • Mauro Magatti, sociologo (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, Italia)
  • Katarzyna Olbrycht, pedagogista (Universita di Silesia, Katowice, Polonia)
  • John Raven, prof. di psicologia (Università diManchester, Scozia Università Cattolica di Lublino Giovanni Paolo II, Polonia)
  • Marina Santi, pedagogista (Università di Padova, Italia)
  • Bogusław Śliwerski, pedagogista (Presidente del Comitato di Scienze Pedagogoche PAN, Polonia)
  • Krzysztof Wielecki, sociologo (Università Cardinal Stefan Wyszynski, Varsavia, Polonia)
  • Stefano Zamagni, economista (Università di Bologna, Italia)

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Claretta Dal Rì e l’avventura dell’unità

Claretta Dal Rì e l’avventura dell’unità

Claretta_dal_Ri-04«Dicembre 1948. Nello studio di mio padre stasera è riunita tutta la crème dell’ambiente cattolico di Rovereto: i presidenti dei giovani di Azione Cattolica, della San Vincenzo, delle Figlie di Maria, del Terz’Ordine francescano, il parroco naturalmente. E ci sono io, diciott’anni, presidente della Gioventù studentesca. L’oratrice è Valeria Ronchetti. C’è qualcosa in lei che mi sorprende: parla di Dio, ma non come ne ho sentito parlare finora da altre persone; non è qualcosa di esterno, di studiato: Valeria lo possiede! Lei esprime qualcosa che le urge dal cuore, e che straripa con forza… Ne resto scioccata. È un racconto di guerra, sono esperienze su quel che ha trovato nel Vangelo con le sue compagne, su come hanno scoperto Dio che è Amore; è un torrente d’acqua viva che mi sommerge. A lume di candela, perché è venuta a mancare la corrente elettrica, un signore attempato e molto serio le chiede un po’ ironico: «Ma non ha paura, signorina, di entusiasmare la gioventù così? E se poi fosse un fuoco di paglia?». Valeria è un tipo veramente entusiasta, tutto fuoco nel parlare e altrettanto nelle risposte. Scatta in piedi e con veemenza dice: «Come? Non si ha paura di entusiasmare la gioventù per lo sport, la musica, la pittura, la montagna, tutte cose belle ma che passano; e si ha paura di entusiasmare per Dio che è l’unico che resta?». Claretta_dal_Ri-02Grande silenzio. Io rimango letteralmente presa. La montagna, la musica, la pittura… Non avevo provato fino ad allora tutto ciò? Quanto di sano e di bello si può avere l’avevo toccato, mi aveva occupato magari per anni, ma nulla mi aveva riempito veramente. In questa ricerca, ero rimasta sempre insoddisfatta. Ma allora è qui il punto, è questo che cerco: è Dio la risposta a quest’ultimo periodo d’insoddisfazione, di solitudine, di confusione nelle compagnie, di attivismo, di noia. Nello studio tutti se ne vanno, salutando Valeria con giovialità e sorrisi. Ma non mi pare che abbiano capito veramente qualcosa di quanto ha detto. Mi chiedo: se lei può avere quello di cui ha appena parlato – e lo si vede in maniera lampante – perché non posso averlo anch’io? E a questo punto mi viene in mente un detto di sant’Agostino: «Se questi e quelli, perché non anch’io?». Tendo la mano a Valeria: «Voglio fare come te, aiutami!». Ci salutiamo e ci diamo l’appuntamento per l’indomani. Incomincia l’avventura». Fonte: Città Nuova online (altro…)

Rifugiati sulle mie mountain bike

Rifugiati sulle mie mountain bike

20160225-01«Sono impiegato e abito a Catanzaro. Partecipando ad un incontro di amici impegnati nel sociale, sono venuto a conoscenza di alcuni giovani stranieri che vivono in un centro di accoglienza profughi, che hanno bisogno di avere delle biciclette per recarsi a lavoro. Mi è venuto in mente che in garage avevo due mountain bike in buono stato a cui tenevo molto, in quanto legate a tanti bei ricordi per le lunghe escursioni in montagna fatte assieme a mio figlio. Senza esitare ho alzato la mano per offrire. Occorreva però superare la difficoltà di farle arrivare a destinazione. Poco tempo dopo vengo a sapere che questi amici organizzavano, per la fine di gennaio, un convegno di tre giorni in un villaggio turistico vicino alle abitazioni dei rifugiati, a cui anch’io sono stato invitato a partecipare. Non potete immaginare quanto grande è stata la mia gioia a questa notizia, potevo trasportare io stesso le bici – tempi e costi zero – e in più potevo consegnarle di persona ai diretti interessati avendo l’opportunità di fare la loro conoscenza. Sorgeva però un’altra difficoltà: le bici erano troppo ingombranti e non riuscivo a farle entrare nel cofano della mia macchina. Non sapendo più come rimediare chiesi a un mio vicino di casa che, commercia in oggetti usati, se mi poteva aiutare a trovare una soluzione. Quando, però, ha saputo che volevo dare le bici a dei rifugiati ha cominciato a dire che era meglio darle a lui che avrebbe potuto ricavarci qualcosa e che non gli sembrava “il caso di aiutare queste persone sconosciute che vengono nel nostro paese a portarci via il poco lavoro che c’é e a creare tanti problemi e tensioni sociali”. Accortosi però che io rimanevo fermo nella mia decisione mi disse che un nostro comune amico disponeva di due porta bici che facevano proprio al caso mio. Sono andato da questo amico, il quale invece si è dimostrato subito disponibile, ben contento di dare i suoi portabici. Tutto andava per il meglio. Il giorno stabilito, 4 giovani rifugiati sono venuti dove si svolgeva il nostro convegno a ritirare le bici. Appena le hanno viste ancora caricate sul tettuccio della macchina mi sono accorto che brillavano loro gli occhi. Forse pensavano di trovare delle vecchie bici arrugginite, invece erano belle, nuove e funzionanti. Sono rimasti veramente contenti e pieni di gioia; poi, timidamente e con grande dignità hanno ringraziato dicendo che loro erano poveri e non possedevano nulla per ricambiare, ma che la stessa sera sarebbero tornati per cantarci i loro canti al suono del tamburo, durante la celebrazione eucaristica. Sono convinto che il rapporto di amicizia che è nato rimarrà…». (Domenico, Italia) (altro…)

Parola di vita – Marzo 2016

Era quanto attendevano gli Ebrei del suo tempo. Gesù cominciò ad annunciarlo appena prese a percorrere villaggi e città: “Il regno di Dio è vicino” (cf Lc 10, 9). E subito dopo: “È giunto a voi il regno di Dio”; “Il regno di Dio è in mezzo voi!” (Lc 17, 21). Nella persona di Gesù Dio stesso veniva in mezzo al suo popolo e riprendeva in mano la storia con decisione e con forza, per condurla alla sua meta. I miracoli che Gesù compiva ne erano il segno. Nel brano del Vangelo da cui è tratta la parola di vita, Egli ha appena guarito un muto liberandolo dal diavolo che lo teneva prigioniero. È la prova che egli è venuto a vincere il male, ogni male e a instaurare finalmente il regno di Dio. Questa locuzione, “regno di Dio”, nel linguaggio del popolo ebraico indicava Dio che agisce in favore di Israele, lo libera da ogni forma di schiavitù e da ogni male, lo guida verso la giustizia e la pace, lo inonda di gioia e di bene; quel Dio che Gesù rivela come “padre”  misericordioso, amoroso e pieno di compassione, sensibile alle necessità e alle sofferenze di ognuno dei suoi figli. Anche noi abbiamo bisogno di ascoltare l’annuncio di Gesù: “È giunto a voi il regno di Dio”. Guardandoci attorno spesso abbiamo l’impressione che il mondo sia dominato dal male, che i violenti e i corrotti abbiano il sopravvento. A volte ci sentiamo in balìa di forze avverse, eventi minacciosi che ci sorpassano. Davanti a guerre e calamità ambientali, a stragi e cambiamenti climatici, a migrazioni e crisi economiche e finanziare, ci sentiamo impotenti. È qui che si colloca l’annuncio di Gesù, che ci invita a credere che Egli, già da ora, sta vincendo il male e sta instaurando un mondo nuovo. Nel mese di marzo di 25 anni fa, parlando a migliaia di giovani, Chiara Lubich affidava loro il suo sogno: «Rendere il mondo migliore, quasi una sola famiglia, quasi appartenente a un’unica patria, a un mondo solidale, anzi a un mondo unito». Allora come oggi questo sembrava un’utopia. Perché il sogno però diventasse realtà, li invitava a vivere l’amore reciproco, nella certezza che così facendo avrebbero avuto tra loro «Cristo stesso, l’Onnipotente. E ogni cosa potrete sperare da lui». Sì, è Lui il regno di Dio. Il nostro compito? Fare in modo che egli sia sempre tra noi. Allora, continuava Chiara, «sarà lui stesso che opererà con voi nei vostri Paesi, perché lui tornerà in certo modo nel mondo, in tutti i luoghi in cui vi trovate, reso presente dal vostro reciproco amore, dalla vostra unità. E lui vi illuminerà su tutto il daffare, vi guiderà, vi sosterrà, sarà la vostra forza, il vostro ardore, la vostra gioia. Per lui il mondo, attorno a voi, si convertirà alla concordia, ogni divisione si suturerà. (…) Amore, dunque, fra voi ed amore seminato in molti angoli della terra fra i singoli, fra i gruppi, fra nazioni, con tutti i mezzi, perché sia realtà l’invasione d’amore, di cui ogni tanto parliamo, e prenda consistenza, anche per il vostro contributo, la civiltà dell’amore che tutti attendiamo. A questo siete  chiamati. E vedrete cose grandi» [1]. Fabio Ciardi [1]. IV festival internazionale dei «Giovani per un mondo unito»  (Genfest), Roma (Palaeur), 31 marzo 1990, CN,34,[1990], 7, pp.34-39. (altro…)

As multinacionais do bem

As multinacionais do bem

Multinacionais-1As grandes organizações não governamentais (ONGs), como o Greenpeace, os Médicos sem Fronteiras ou a Oxafam, não formam um mundo à parte protegido do poder e das águas glaciais do mercado. Ao contrário, elas se inscrevem, muito frequentemente, numa larga rede de relações com os Estados, as instituições internacionais e as grandes empresas. Em outras palavras, as linhas de demarcação de ontem tornaram-se espaços compartilhados onde as “multinacionais do bem” colaboram de boa vontade com seus novos vizinhos. Essa face escondida do trabalho que elas realizam é o laboratório de uma vasta redistribuição de papeis entre os atores públicos, a esfera do mercado e a sociedade civil. Deixando de lado as oposições rotineiras e os litígios evidentes, este ensaio analisa a complexidade e a fecundidade do trabalho desenvolvido ao longo dos anos pelas ONGs, seus desafios, levando em consideração as motivações imanentes ao seu surgimento. Os autores Marc-Olivier Padis é chefe de redação da revista Esprit [revista cultural independente da França]. Trabalha no Commissariat general au Plan [instituto de planejamento econômico-financeiro da França] e foi professor de mestrado em Estudos Europeus na Sciences Po. Thierry Pech foi secretário geral do Institut des Hautes sur la Justice (IHEJ) e da République des Idées. Foi diretor geral da Editora Seuil, chefe de redação da revista Alternatives économiques e membro fundador da associação francesa Terra Nova, da qual é diretor geral.   Cidade NovaEntre em contato conosco: (11) 4158-8898 vendas@cidadenova.org.br www.cidadenova.org.br  

Una salvezza a misura dell’universo

Una salvezza a misura dell’universo

Gerard RossèUna riflessione interdisciplinare a più voci sul tema della salvezza. Il tema della Salvezza è di grande attualità in un mondo divenuto villaggio globale, nel quale le differenti visioni della realtà e del destino dell’uomo si confrontano. Che cosa ha di specifico la fede biblica e cristiana? Come proporre in modo convincente una dottrina della salvezza che renda giustizia ad affermazioni come: «Cristo è il Salvatore del mondo» (Gv 4, 42)? Come capire il valore universale della persona e del destino di un uomo singolo, per giunta crocifisso, quando la croce rischia d’essere ridotta a un simbolo confessionale? Il volume si articola in tre parti: l’Antico Testamento e il Giudaismo del secondo Tempio; il Nuovo Testamento; il pensiero teologico in dialogo con la cosmologia scientifica contemporanea. In appendice, la nota biobibliografica del biblista Rossé illustra il suo originale percorso e la ricca attività accademica. Di primo piano e di sicuro accredito scientifico, a livello internazionale, gli autori dei contributi. Tra gli altri, per citarne qualcuno, lo storico del giudaismo Paolo Sacchi, gli esegeti Daniel Marguerat, Romano Penna, Mariella Perroni, il cosmologo Piero Benvenuti.

Venerdì 26 febbraio 2016, alle ore 18.00, presso l’Aula Magna delll’Istituto Universitario Sophia, serata dedicata all’esegeta Gérard Rossè – per l’uscita del volume in suo onore.

Dialogano con il biblista,   professore ordinario di Teologia biblica presso l’Istituto Universitario Sophia,: Marinella Perroni Docente stabile di Nuovo Testamento presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo (Roma).  Franz Sedlmeier Docente di Antico Testamento presso l’Università di Augsburg. Modera Giovanni Ibba, curatore del volumeDocente presso la Facoltà teologica dell’Italia Centrale e presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose

8° anniversario della morte di Chiara Lubich

22 gennaio 1920-14 marzo 2008: sono le date che segnano l’esistenza terrena di Chiara, al secolo, Silvia Lubich. Il giorno della sua morte migliaia di persone si sono riversate sulle strade di Rocca di Papa (dove ha sede il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari e dove si trova anche la casa di Chiara) per rendere omaggio alla sua salma, e in numero ancora maggiore hanno preso parte ai funerali, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, il 18 marzo. In questi ultimi anni la ricorrenza dell’anniversario è stata occasione per approfondire il pensiero, la vita, e la testimonianza di Chiara Lubich sotto diversi aspetti: il dialogo ecumenico (Chiara Lubich: un carisma, una vita per l’unità dei cristiani, a Trento nel 2011), il carisma dell’unità e i giovani (2012), la cultura (Carisma Storia Cultura, a Roma nel 2013), il dialogo interreligioso (Chiara e le religioni 2014), la politica per l’unità, con eventi in tutto il mondo, nel 2015. Nello stesso anno, il 27 gennaio, si è aperta la sua causa di canonizzazione. Nel 2016 il focus è sulla pace. Chiara Lubich è stata una costruttrice di pace lungo tutta la sua vita, aprendo strade di dialogo a vari livelli, e ricevendo per questo riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Unesco per l’Educazione alla Pace nel 1996. Alla sua spiritualità, tradotta anche in una pratica quotidiana di fraternità, si ispirano le centinaia di azioni che ad ogni latitudine vogliono contribuire ad arricchire il pianeta (in umanità, solidarietà, attraverso la cura del creato), e che sono raccolte nella piattaforma di United World Project (UWP). https://www.youtube.com/watch?v=bGWZw_UymaI A settembre 2015 la presidente dei Focolari Maria Voce, rispondendo a nome del Movimento all’appello di papa Francesco, rilancia un nuovo impegno e mobilitazione per la pace. «Bisogna fare di più», aveva affermato, per muovere i vertici della politica, i circuiti del commercio di armamenti, i decisori delle scelte strategiche, le quali – come comincia a dimostrarsi – possono partire dal basso con la mobilitazione della società civile. Maria Voce, inoltre, ha richiamato i membri del Movimento «a impegnarsi e a convergere maggiormente» per promuovere, insieme a quanti si muovono in questa direzione, azioni rivolte a smascherare le cause della guerra e delle tragedie che affliggono tanti punti del pianeta, con l’obiettivo di porvi rimedio, «mettendo in gioco le nostre forze, mezzi e disponibilità». Il 12 marzo a Castel Gandolfo (RM) – in occasione del 20° anniversario del conferimento del Premio UNESCO per l’Educazione alla Pace a Chiara Lubich, e per l’8° anniversario della sua morte – si svolgerà l’evento “La Cultura del Dialogo come fattore di Pace” con la presenza della band internazionale Gen Verde. L’invito è rivolto agli Ambasciatori presso la Santa Sede, alle autorità civili ed ecclesiastiche. Interverrà la presidente dei Focolari, Maria Voce, e a seguire saranno presentate alcune testimonianze sul dialogo come fattore di pace. Il 14 marzo al Santuario del Divino Amore (RM), alle ore 18.30, verrà celebrata una S. Messa, presieduta dal Card. João Braz De Aviz. In contemporanea, eventi in tutto il mondo ricorderanno la sua figura. (altro…)

Unità: lievito per la società

Unità: lievito per la società

«Le linee del Vangelo di Giovanni, e non solo di quello, convergono insieme nella frase che per me già da molto tempo ha un significato profondo e infinito: «Che tutti siano una cosa sola, come tu Padre sei in me e io in te, perché il mondo creda» (cf. Gv 17, 21). È così che dobbiamo vivere. […] L’Unità della Chiesa, l’unità con coloro che si trovano al di fuori dei confini della nostra Chiesa cattolico-romana, l’unità fra tutti coloro che si riconoscono nella fede nell’unico Dio, il Vivente, e quindi con gli ebrei e i musulmani. Quell’unità fra la Chiesa e la società in cui l’una non si trova accanto all’altra in modo parallelo o non si contrappone all’altra, ma Chiesa e società entrano in un rapporto reciproco, mettendo in luce che l’unità che Dio dona è il lievito per la società, è il lievito che rende libero l’uomo. È l’unità che rende l’uomo pienamente uomo, perché egli può essere uomo in senso pieno solo laddove Dio ha il diritto di essere Dio in senso pieno, e quindi può donarci tutto ciò che vuole donarci. Ed Egli non vuole donarci nulla di meno del Suo intimo mistero: l’unità trinitaria. Ma questo non è un semplice programma, perché con i programmi non si va molto avanti. Deve piuttosto diventare vita […]. Anch’io devo cominciare a vivere questa unità. E per questo motivo confido nel fatto che tutti voi cari fratelli e sorelle possiate aiutarmi, e che possiamo farlo insieme nella reciprocità». Mons. Klaus Hemmerle Fonte: W. Hagemann, Klaus Hemmerle innamorato della Parola di Dio, Città Nuova, Roma 2013, pp. 337-338 (altro…)

Unità: lievito per la società

Argentina: vacanze solidali “low cost”

El Espinal è un paese in provincia di Salta, al nord dell’Argentina. 35 giovani argentini e paraguaiani, tra i 18 e i 30 anni, si sono dati appuntamento lì, dal 3 all’11 gennaio, per fare insieme delle “vacanze low-cost, ma ad alto livello di unità”, come le hanno voluto chiamare. Hanno aderito, infatti, alla proposta della Pastorale del Turismo – Programma di Sviluppo del Turismo Solidale, portato avanti da quella regione. Si trattava, prima di tutto, di vivere con la comunità e con i giovani del posto, condividendo il lavoro nei campi di tabacco, con gli alveari e le filatrici, ma anche le difficoltà della vita quotidiana, tipiche di una zona rurale: l’acqua fredda, la mancanza di gas, il fango che sembra inseguirti… Primo punto: lasciare da parte comodità e pregiudizi. La Regola d’Oro: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” racchiudeva in poche parole la proposta che i giovani dei Focolari volevano fare alla comunità del posto. Ma come trasmetterla? Prima di tutto attraverso un’infinità di semplici gesti d’amore concreti e poi con un incontro, un cineforum, una gita insieme, un momento di relax, e poi mangiare, ballare e cantare insieme… Ma il messaggio è stato veicolato anche attraverso una scena di teatro che mostrava come sarebbe El Espinal se tutti vivessero questa semplice regola. E non si sa né come né perché – forse per quel “date e vi sarà dato” che si realizza sempre? – si è innescata una gara d’amore in cui tutti davano il meglio di sé. Racconta Maga: “Come dimenticare Pilar, la filatrice che ha portato il miglior servizio di piatti e posate che aveva per offrirci una buona minestra? E le signore che hanno lasciato da parte le loro faccende per venire a fare il pane con noi? O l’entusiasmo dei ragazzi che hanno voluto friggere per noi delle ciambelle fino a tardi? E le persone che ci hanno ospitato nelle loro case, dandoci tutto quello che potevano per farci sentire a casa? Quante facce nuove: in tutti era Gesù che mi veniva incontro ogni volta”. Ma la cosiddetta vacanza aveva anche un altro scopo, un progetto che porta avanti la Pastorale del Turismo e che consiste nell’aiutare la popolazione a riconoscere il potenziale turistico che possiede. È stato per questo che sono state organizzate delle attività che possono poi trasformarsi in proposte per i futuri visitatori: trekking lungo il fiume, cavalcate, gite in trattore, visite ai luoghi più incantevoli e nascosti de El Espinal. Tra i paesaggi mozzafiato, i bruschi cambi di clima, la pioggia, il sole, gli animali e gli insetti – a volte non tanto apprezzati – di tutti i tipi, hanno potuto realmente “sentire la presenza viva di Dio e il caloroso abbraccio della sua creazione” e anche il rapporto fra i giovani è stato molto arricchente. In poche parole, hanno fatto una vacanza diversa nella bella provincia di Salta, aderendo all’invito di Papa Francesco a vivere il Vangelo nelle periferie. Prima di tornare nelle loro città, si sono scambiati alcune impressioni: “Ho imparato molte cose: ad essere felice con le poche cose che avevamo, a non lamentarmi, a vivere la regola d’oro. Mi sono sentita molto amata e accolta. Tutto mi ha segnato profondamente”. “È stato il modo migliore di iniziare l’anno. Grazie, mi sono riavvicinata a Dio”. “Partiamo con il cuore colmo di storie, esperienze, i loro valori, vita, luce, gioia. Ho riscoperto che, se viviamo insieme per gli altri, tutto il resto viene in sovrappiù”. Ma anche i giovani del posto hanno voluto esprimere in parole quanto avevano sperimentato: “Voi siete i migliori amici che Gesù mi ha dato”; “Ci avete riempito di sorrisi, gioia e pace”. Dominga ha scritto una preghiera che ha voluto condividere con noi: “Grazie Gesù perché sei qui e mi hai fatto il regalo di darmi tanti fratelli. Ti ho scoperto in ognuno di loro. Gesù, insegnaci a sognare cose grandi, belle, cose che ci dilatino il cuore”. (altro…)

Malattia: il limite trasformato in ricchezza

Malattia: il limite trasformato in ricchezza

20160213-02«Uscendo da casa il 3 maggio di 21 anni fa per raggiungere la banca dove lavoravo, non pensavo certo che  la sera non vi sarei  tornato. Un forte mal di testa aveva costretto i miei colleghi a portarmi d’urgenza in ospedale. Avevo 49 anni, una vita professionale ben avviata, una promozione imminente, una bella famiglia con tre figlie dai 18 ai 14 anni. Improvvisamente mi sono ritrovato su una carrozzina che neppure riuscivo a governare perché, oltre all’uso della gamba, avevo perso anche  quello del braccio. Ero diventato un nulla: dovevo essere aiutato a mangiare, lavarmi, vestirmi… dipendevo in tutto dagli altri.   Sentivo dentro  disperazione e angoscia, sentimenti che cercavo di scacciare perché sapevo che non erano la soluzione. Da quando avevo abbracciato la spiritualità dei Focolari, avevo imparato a rendermi disponibile alla volontà di Dio, e anche se non capivo il perché di questo sfacelo, con mia moglie Pina abbiamo voluto credere che pure questo era amore di Dio per me, per noi. Anche le nostre figlie si sono lasciate coinvolgere in questa scelta e fin dai primi giorni mi sono ritrovato una forza e una pazienza che non avrei mai pensato di avere. In pochi mesi ho recuperato l’uso della gamba e seppur con grande fatica e col supporto di un collega che mi accompagnava, sono riuscito a tornare al lavoro per altri 7 anni. Poi non ce l’ho più fatta. 20160213-01Già allora la mia inabilità non mi consentiva di camminare se non per brevi tratti, non potevo più guidare l’auto, farmi la doccia da solo, abbottonare i vestiti, tagliare il cibo nel piatto, avvitare una caffettiera, abbracciare mia moglie e le figlie. Non potevo fare, insomma, tutti quei gesti per i quali occorre l’uso delle due mani. A volte, più amara ancora era la paura. Paura di non farcela ad andare avanti come coppia, paura della solitudine, della mia fragilità di fronte alle diverse situazioni, del dubbio di saper ancora svolgere il ruolo di padre, e così via. Poi sono subentrate altre sospensioni di salute: ricoveri in ospedale, un tumore fermato in tempo, cadute con fratture, ecc. Oggi con tenacia continuo a fare le fisioterapie, anche se so che prospettive di guarigione non ce ne sono. Ma almeno aiutano a rallentare il processo invalidante. Più forte di tutto questo però, avverto dentro di me la grazia della vicinanza di Dio in ogni attimo. In questi 21 anni la raffinata fedeltà di Dio mi ha sempre accompagnato, con la delicatezza e la tenerezza che solo Lui sa dare. Con Pina abbiamo imparato a lasciarci portare da Lui, a farci sorprendere dal suo amore. E quando tutto sembrava crollare, o diventava precario o confuso, in fondo al cuore percepivamo che questo partecipare – in qualche misura – al mistero di Gesù sulla croce, era per noi un privilegio. Come Lui anch’io, anche noi cerchiamo di superare il dolore amando tutti quelli che sono intorno a noi, sperimentando, in quella che possiamo chiamare ‘alchimia divina’, che il dolore è come un talento da far diventare amore. 20160213-03Dio mi/ci ha presi per mano e, svelandoci poco a poco il suo progetto su di noi, ci ha fatto il dono di entrare in profonda intimità con Lui e fra noi, facendoci comprendere – nella luce – anche il misterioso significato del dolore. E quello che poteva sembrare un limite si è trasformato in ricchezza, quello che poteva  fermarci si è tramutato in corsa, anche per la forte condivisione con tanti altri. Dio ci ha resi più sensibili e misericordiosi con tutti quelli che con tanta fantasia ci mette accanto. Facendoci sperimentare che anche una malattia invalidante non toglie la possibilità di essere strumenti nelle mani di Dio per il prossimo». Giulio Ciarrocchi (altro…)

Ti amerò per sempre

Ti amerò per sempre

20160214-aIn che modo festeggeremo S. Valentino? Ancora non lo sappiamo. Ogni occasione è buona per sorprendere l’altro con qualcosa di bello, nascondendoci i regali fino all’ultimo minuto”. A parlare è Iris, brasiliana di 26 anni, in Italia per un progetto di cooperazione internazionale. È fidanzata con Antonello, laurea in economia, che in attesa di un lavoro più consono alla sua preparazione, fa i turni in un call center. Quando si sono conosciuti, Iris, per una precedente delusione, era un po’ restia ad iniziare un nuovo rapporto. Ma Antonello era riuscito a farsi dare il suo cellulare e con i suoi fantastici SMS ce l’ha fatta a convincerla di riprovarci. “Frequentandoci ho scoperto di esserne innamorata – ammette Iris – e subito abbiamo cominciato a fare progetti”. “Tipo?”, chiediamo timidamente. “Come prima cosa – interviene Antonello – ho voluto presentarla ai miei. Poi abbiamo fatto un viaggio in Brasile per conoscere i suoi. Nel frattempo ci stiamo scoprendo l’un l’altro nella diversità delle nostre culture e anche nel diverso credo religioso. Iris infatti è profondamente cristiana. Io invece provengo da una visione più umana delle cose. Ma seppur da strade diverse, ambedue siamo convinti della bellezza del matrimonio come atto profondamente umano e sacro allo stesso tempo”. “In questo scambio – racconta Iris –, che per me, abituata a certezze fin troppo scontate non è stato facile, ci siamo resi conto della forza del nostro amore. Un amore che ci ha fatti crescere in umanità: io sono diventata più donna, e Antonello più uomo. E che ci ha portati alla decisione che non appena avremo una certa autonomia economica, ci sposeremo”. Una certezza, la loro, che disarma. Perché anche loro sono circondati da coppie che naufragano, da grandi amori che svaniscono nel nulla. Ma ugualmente vogliono affrontare il grande passo del matrimonio perché – dicono – “Siamo sicuri del nostro amore. Che non è una cena romantica o un cuore di cioccolato regalato a San Valentino. L’amore – precisa Iris – è innamorarsi dell’anima dell’altro, è saper spostare il proprio pensiero per far spazio a quello dell’altro, è dimostrargli che per te lui vale per quello che è, non per quello che vorresti che fosse”. 20160214-03Nell’incantevole parentesi rosa che è l’innamoramento, dove tutto è incandescente, sembra tutto abbastanza facile. Ma come tutte le stagioni della vita, anch’essa prima o poi tramonta. Gli esperti dicono che dura un annetto o poco più, poi inesorabilmente si torna raso terra. E allora? “Lo sappiamo che non sarà sempre così appassionante – incalza Antonello – che verranno momenti bui. Infatti ci siamo iscritti ad un corso per fidanzati, proprio per condividere la nostra avventura con altre coppie. So che lì si parlerà anche delle difficoltà, della crisi di coppia. E già ci è stato detto che spiegheranno come fare per superarle: imparare a vedersi ogni giorno nuovi e ricominciare sempre”. Quella del ‘ricominciare’ è una delle tante chance di cui l’amore di coppia ha davvero bisogno, come ad esempio una buona comunicazione che tenga vivo il dialogo, il pensare che la felicità è un dono da fare e non un diritto per sé, il giusto distacco dalle famiglie di origine, la condivisione con altre coppie, la capacità di perdono, la gratuità, la tenerezza… Questi e altri sono gli argomenti, compresi la sessualità e la procreazione, di cui in genere si parla nei corsi per fidanzati. Anche in quello organizzato da Famiglie Nuove dei Focolari che avrà luogo dall’8 al 10 Aprile 2016 nella cittadella di Loppiano (vicino Firenze). Fra l’altro, per chi intende sposarsi nella chiesa cattolica la partecipazione ad uno di questi corsi è un requisito obbligatorio. Quindi è proprio il caso di approfittarne. Per saperne di più. (altro…)

Giordani: Il vangelo non è una collana di parole

Giordani: Il vangelo non è una collana di parole

Il Vangelo non è solo collana di parole. È anche una serie di fatti. È vita. Gesù, oltre a predicare, medicò malati, confortò afflitti, risuscitò morti, diede cibo ai famelici: compì le opere di misericordia perché ama­va. «Ho pietà della massa», esclamò un giorno ve­dendo le turbe affamate; e moltiplicò i pani per sfa­marle. E nella Reden­zione il pane assume un valore sacro. Gesù nel pane inserì il più grande mistero; e del banchetto eucaristico fece centro di vita nella comunità della Chiesa, sem­pre collegando le due cose: corpo e spirito: così come in sé aveva unito divino e umano. Dunque, si ama Dio, il Padre, anche dando da man­giare al fratello che ha fame. Chi, potendo nutrire i denutriti, i mal nutriti, gli affamati, non li aiuta, è, secondo un pensiero dei Pa­dri della Chiesa, un omicida, anzi un deicida. Fa mo­rire Cristo. Chi, durante gli anni di guerra, ha condannato dei prigionieri a morir di fame, ha rinnovato, dal punto di vista del Vangelo, la crocifissione. È stato assassino – ­per così dire – di Dio. Le torme di deportati, nella neve e nel solleone, dentro vagoni blindati o in basti­menti isolati, la cui monotonia era interrotta solo dal collasso degli affamati, segnano la linea dell’ateismo pratico, anche se perpetrato in nome di Dio. S. Vincenzo de Paoli per questo salì nelle galee dei cristianissimi re, dove i galeotti cadevano estenuati. L’opera di misericordia, ricostituendo la giustizia, si presenta non come mera somministra­zione di cibo o di denaro per comprarlo. «Le opere di misericordia non giovano a niente senza l’amore», dice sant’Agostino. «E se anche sbocconcellassi a favore dei poveri tutto quello che ho, e dessi il mio corpo alle fiamme, e non avessi amore, non mi servirebbe nien­te» (1 Cor 13, 3), dice san Paolo a quei cristiani che si comunicano il pane degli angeli e non quello degli uomini. La donna che, frigida e contegnosa, dà la be­fana ai poveri e non apre ad essi l’anima sua, compie un gesto puramente burocratico: Cristo non se ne con­tenta. Le imprese di assistenza sociale poco o punto giovano agli effetti della vita religiosa, se chi le com­pie non vi porta quell’alimento divino, quell’ardore di Spirito Santo, che è la carità. 20160213-06Nessuno si commuove o è riconoscente al rubinetto che ci dà l’acqua o al lampione che ci dà la luce, – notava già Ozanam. «Non di solo pane vive l’uomo», il quale è anima, oltre che stomaco. L’opera di misericordia è un dovere morale e mate­riale: nutrendo chi spasima, nutro me; ché la sua fame è la mia e di tutto il corpo sociale, di cui son parte organica. Non si può gettare a mare il grano quando c’è, in altra parte del mondo, chi ha fame. «Molti, siamo un solo organismo»: e non si può ledere un organo per avvantaggiarne un altro. E se no, si paga: con le rivoluzioni e i disordini e le epidemie di qua, e poi con l’inferno di là. È stato detto: la terra muore, le scorte del pianeta diminuiscono e le guerre crescono appunto per la fame. Con esse e col controllo delle nascite, alcuni vor­rebbero risolvere il problema, uccidendo la vita. E in­vece non le scorte mancano: manca l’amore – e l’in­telligenza – che le faccia circolare. La circolazione è vita; il ristagno nell’accumulo è fonte di odi e rivolu­zioni e guerre: è morte. «Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; perché, così facendo, adunerai carboni di fuoco sopra la sua testa» (Rm 12, 20). Le opere di misericordia compiono il miracolo di mettere a cir­colare l’amore facendo circolare il pane: il miracolo che fa del dono di un pane una sorta di sacramento sociale, con cui si comunica, con l’amore, Dio, e si nu­tre, col corpo, l’anima. Igino Giordani (tratto da Il fratello, Città Nuova, Roma, 2011, pp.63-67) (altro…)

OnCity: reti di luci per abitare il pianeta

Dal 1° al 3 Aprile 2016 si terrà presso il Centro Congressi di Castel Gandolfo (Rm),“OnCity: reti di luci per abitare il pianeta”, un convegno internazionale per il bene comune. Attese circa 800 persone dai cinque continenti. Il convegno è organizzato dal Movimento Umanità Nuova, dal Movimento Giovani per un Mondo Unito, e dall’Ong AMU (Azione per un Mondo Unito): tre agenzie del Movimento dei Focolari impegnate nella costruzione di un mondo unito e più fraterno a livello sociale, tra i giovani e le generazioni, tra singoli, comunità e popoli. L’attualità del momento ci interpella: attentati, terrorismo, nuove emarginazioni e povertà, “guerre a pezzi”: le nostre città vivono problemi e contraddizioni che sono sotto gli occhi di tutti, ma non mancano esperienze in positivo ormai consolidate, che confermano la possibilità di lavorare, credere e sperare in città più solidali e fraterne, più vivibili per tutti. Da questa consapevolezza prende le mosse un evento in tre giornate, occasione per approfondire i temi della solidarietà, della fraternità, per leggere i cambiamenti delle città in cui viviamo, per imparare il dialogo come stile di vita, di approccio al mondo e alle cose: in un mondo globale, ma anche così frammentato, questo stile va coltivato e diffuso. Il laboratorio internazionale  OnCity è riconosciuto, tramite l’AMU, come corso di formazione per gli insegnanti italiani. A tale scopo l’AMU rilascerà la ricevuta di pagamento effettuato e l’attestato di partecipazione. Concorso fotografico Per info e prenotazioni: oncity2016.net info@oncity2016.net 06/94792170 Scarica qui il volantino: pdf ONCITY2016- reti di luci per abitare il pianeta (14.05 MB) (altro…)

Psicologia contemporânea e Viktor Frankl

Psicologia contemporânea e Viktor Frankl

Capa PacciolaO presente livro deseja ser a contribuição de um aluno de Viktor Frankl à reflexão sobre o papel deste grande terapeuta austríaco e de sua abordagem – a logoterapia e a análise existencial – no contexto da psicologia contemporânea. Ao reconhecer as três dimensões fundamentais do ser humano – a orgânica, a psicológica e a espiritual ou noogênica –, essa linha revela-se capaz de dar uma alma à psicologia e à psicoterapia, evidenciando a capacidade humana da autotranscendência, que permite à pessoa ir além das situações nas quais a razão não vislumbra um sentido. Os vários capítulos desta obra evidenciam a atualidade do pensamento e das aplicações clínicas da logoterapia, estabelecendo um elo com os estilos de personalidade descritos no dsm-5, aprofundando a contribuição específica que ela dá às outras correntes psicoterápicas, mostrando semelhanças e diferenças com Freud, tratando de sua integração com a hipnose, demonstrando a versatilidade da sua aplicação em várias situações de neuroses que implicam o sentido da vida e da morte, do sofrimento e da culpa. Entre em contato conosco: (11) 4158-8898 vendas@cidadenova.org.br www.cidadenova.org.br

[:de]Der Schrei der Erde[:]

[:de]Der Schrei der Erde[:]

[:de]Papa FrancescoWie eine Mutter, wie eine Schwester ist die Erde, “unser gemeinsames Haus”. “Diese Schwester schreit auf”, so der Papst in seinem eindringlichen Schreiben “Laudato si'”: Sie schreit auf wegen der Art und Weise, wie wir mit ihr umgehen. Papst Franziskus nennt die Dinge beim Namen. Die vorliegende Auswahl bietet die wichtigsten Aussagen im Überblick: aufrüttelnd und ermutigend zugleich, eine Einladung zum Gespräch, zum Nachdenken, zum Handeln.

AUTOREN: Matthias Kopp, Jahrgang 1968, ist Theologe, Archäologe und Journalist. Seit 2009 ist er Pressesprecher der Deutschen Bischofskonferenz. In zahlreichen Reisen durch verschiedene Wüsten hat er Einblick in die Mystik der Wüste gewinnen können, die er auch in der Begleitung von “geistlichen Trekkinggruppen” fruchtbar macht. Titelliste Vergal Neue Stadt

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In un carcere romano: ridare dignità

In un carcere romano: ridare dignità

Alfonso_di_Nicola-01«Ero ancora piccolo – racconta Alfonso, classe 1945 – quando mio padre è stato imprigionato ingiustamente. Con mamma andavamo a trovarlo in carcere e seppur in tenera età ho potuto rendermi conto della profonda desolazione dei detenuti: gente senza speranza, senza futuro. E senza dignità. Da allora ho promesso a me stesso che un giorno avrei fatto qualcosa per loro». Alfonso deve attendere un po’ per realizzare il suo sogno. S’iscrive ad un corso di volontariato e ottiene così il permesso di fare delle visite nel carcere di Rebibbia (Roma) che oggi accoglie circa 1.700 detenuti. Scontano condanne le più varie: spaccio di stupefacenti, abusi a sfondo sessuale, crimini di mafia, concussione, omicidio… Alfonso sa che deve misurarsi con la diffidenza di chi ormai è convinto di aver bruciato ogni chance di riscatto. Tanti infatti rifiutano il suo approccio, ma lui non demorde, convinto che in ciascuno di loro c’è l’immagine di quel Dio che egli aveva scelto come il tutto della sua vita quando da giovane era diventato focolarino. Finalmente uno di loro, Giorgio, detenuto per il coinvolgimento in una rapina finita in tragedia, gli chiede di andare dalla madre per portarle il suo abbraccio e la sua richiesta di perdono. Alfonso va da lei e scopre che è in fin di vita. Questo gesto, così inaspettato ma così tanto atteso, la riconcilia col figlio e col passato. Pochi giorni dopo muore, in pace. Alfonso continua a stare vicino al figlio fino alla sua uscita dal carcere e lo aiuta a reinserirsi nella società. Ora Giorgio ha un lavoro, seppur saltuario, che gli consente di contribuire a mantenere la famiglia con dignità.

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Assieme ad altri 30 volontari, Alfonso segue le famiglie di 160 detenuti.

Nelle sue visite ai detenuti, Alfonso si rende conto della stringente necessità che quel filo che li lega al mondo esterno rimanga vivo. Ed ecco il suo prodigarsi perché la relazione con la famiglia, e specialmente con il coniuge, non si interrompa, come pure per dare una mano a quelle famiglie che a causa della detenzione sono piombate in gravi ristrettezze. Per fare tutto ciò occorrono energie, persone, soldi. Lui non si dà tregua e mette a punto un progetto denominato “Sempre persona”, ad indicare che seppur in reclusione la dignità non viene mai meno, proprio perché non viene mai meno l’amore di Dio per ogni uomo. Assieme ad altri 30 volontari – genitori, professionisti, ma anche ex carcerati – segue le famiglie di 160 detenuti, portando loro sostegno morale, aiuti alimentari ed economici. Un numero che sale di giorno in giorno. Lo spirito che anima il loro operato è quello tipico del focolare: “essere famiglia” per ciascuno dei carcerati, nella vicinanza e nel sostegno, senza giudicare il loro passato. Le parole come ascolto, fiducia, fraternità, in carcere rivestono davvero il loro significato. Soprattutto misericordia, atteggiamento che – attestano questi volontari – «agisce sulle persone come una molla che le aiuta a rialzarsi ogni qualvolta sono tentate di lasciarsi andare». Come è accaduto a Roberto, che dopo aver scontato 8 anni di carcere, non trovando accoglienza e lavoro è diventato un barbone. Grazie al progetto “Sempre Persona” è stato accettato in una piccola struttura di accoglienza, dove può esercitare la sua professione di cuoco, riacquistando così la propria dignità. O come Francesco, che faceva il camionista, ma dopo 4 anni di carcere nessuno gli dava più lavoro e fiducia. Ora fa parte del team di volontari che preparano e consegnano i pacchi per le famiglie dei carcerati. Di storie come questa ce ne sono così tante da riempire un libro. Anzi due: “Ero carcerato…” e “Carcere e dintorni”, scritti da Alfonso Di Nicola, ambedue editi da Città Nuova. (altro…)

L’altro Novecento

L’altro Novecento

Duccia CalderariLa biografia di colei che ha fatto da apripista alla branca dei volontari e volontarie di Dio e protagonista con Chiara Lubich del famoso episodio del “paio di scarpe numero 42”,una delle prime esperienze in cui Chiara ha sperimentato la verità delle Parole del Vangelo. IL VOLUME edito da Città Nuova Ed. Duccia è una donna coraggiosa, bella e raffinata, erede di una ricca famiglia in equilibrio fra due mondi. Chiede tutto alla vita ed è disposta a dare tutto. Attraversa il Novecento e ne conosce le pagine più crude: guerra, totalitarismi, marginalità e migrazioni. Ne conosce pure i tratti di speranza e di luce: li coglie al volo, se ne fa paladina in un crescendo di generosità. È conquistata dall’ideale di fraternità che Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, le confida e la segue in una forma libera e radicale insieme. È anche accanto a Igino Giordani, scrittore e padre costituente, nelle battaglie per la pace e nella costruzione del dialogo ecumenico. Al crescere degli anni oppone una sorprendente giovinezza spirituale e la fedeltà a ciò che più vale. La sua testimonianza svela nel secolo breve il germogliare di una speranza più forte della notte, che attende la stagione della piena fioritura. L’AUTRICE Ilaria Pedrini (1958), trentina di origine ma cittadina del mondo per scelta. Sociologa, specializzata in pedagogia del territorio, appassionata di cittadinanza attiva e volontariato. Abilitata alla docenza in discipline giuridiche ed economiche, ha iniziato ad insegnare in Sicilia, quindi nel Lazio e ora in Trentino; fa parte del corpo docente della rete delle scuole di partecipazione del Movimento politico per l’unità. Fondatrice e attuale presidente di More, Associazione culturale che si occupa di apprendimento in ogni età della vita. Collabora con riviste di carattere culturale e sociale. Per Città Nuova Editrice ha pubblicato Marilen, semplicemente vivere (2000). LA COLLANA di Città Nuova ed. La collana VERSO L’UNITÀ raccoglie testi e scritti di Chiara Lubich e del Movimento dei Focolari, la cui spiritualità è incentrata sulla preghiera di Gesù: “Che tutti siano uno”.  

Francesco in Messico

Francesco in Messico

20160210-01«Città del Messico oggi sembra diversa. C’è un vento di speranza, di vita nuova, di gioia. Sulla strada, nelle cabine telefoniche, sul metrò, nei cartelloni dei grandi viali delle città si annuncia l’arrivo del Pellegrino che viene da Roma, e che vuole, “come un figlio qualunque, avvicinarsi alla Madre”. L’amatissima “Vírgen de Guadalupe”, madre di tutti i messicani e Patrona del continente americano, e, per non pochi storici, vero artefice dell’unità della nazione azteca. “Vado in Messico come un pellegrino di misericordia e di pace, vado a cercare nel popolo messicano, che mi diano qualcosa… vado in cerca della ricchezza di fede che voi avete, vado a cercare di contagiarmi di quella ricchezza di fede…”, sono alcune espressioni di Papa Francesco nel video- messaggio inviato al popolo messicano. E il Messico si prepara non solo all’accoglienza materiale, ma soprattutto con il desiderio di ricevere con il cuore il messaggio del “vescovo di Roma”. Un messaggio di speranza, di misericordia, di riconciliazione, di pace, di fraternità. Si percepisce un nuovo atteggiamento riguardo a questa visita pastorale. Sì, la gioia, la commozione, la festa, ma anche il desiderio di fare silenzio, di ascoltare, di viverla in profondità. Il Papa ci visita in un momento particolarmente difficile per la nostra nazione, colpita dalla violenza, dalla povertà, dalla corruzione ma Francesco, nei messaggi che ha già rivolto al popolo messicano, ha lasciato intravvedere che viene come “uno qualunque” e che interpellerà ogni messicano perché riesca a ricavare il meglio di sè. Leggendo fra le righe, quasi potremmo dire che la sua presenza tra noi, se la viviamo bene e la sappiamo interpretare, potrà diventare un catalizzatore delle molteplici capacità che possiede il nostro popolo, e così fare una radicale sterzata verso un Messico più fraterno. Le tappe del viaggio non lasceranno indifferente nessuno: Città del Messico, Ecatepec, Chiapas, Morelia, Ciudad Juárez. Il papa percorrerà migliaia di chilometri da nord a sud del Paese, un percorso che toccherà i punti nevralgici di conflitti, di dolore, alle volte perfino di tragedie che il Messico sta soffrendo. Dalla grande città col suo anonimato e ingiustizie sociali, al mondo indigeno emarginato, al narcotraffico con tutta la sua violenza, al problema migratorio nella frontiera del nord del Paese. Il percorso scelto e le attività che svolgerà lanciano un chiaro messaggio: il Papa viene come missionario di misericordia e di pace, in particolare per i più bisognosi e vuole avvicinarsi alle piaghe presenti nella Nazione. Con tutte le persone del Movimento dei Focolari del Paese, ci siamo preparati approfondendo il magistero di Francesco in particolare sui temi che affronterà nella sua visita: giovani, famiglia, immigrazione, lavoro, civiltà aborigene. Desideriamo accogliere il suo messaggio, incontrarlo ed ascoltarlo dovunque andrà, anche per la strada, nei molteplici percorsi che farà nella macchina scoperta. Inoltre, siamo stati convocati dalla Conferenza Episcopale messicana per collaborare, insieme ad altri movimenti ecclesiali, alla parte logistica della visita, specialmente a Città del Messico. Benvenuto papa Francesco in Messico, insieme a te vogliamo essere missionari di misericordia e di pace!». Dai nostri corrispondenti Anabel Abascal e Raffaele Massolin Video-messaggio al popolo messicano: http://youtu.be/o8Y9VMFmOX0 Leggi anche: http://www.news.va/es/news/el-papa-a-los-mexicanos-voy-a-buscar-a-la-riquez-2 Sito ufficiale: http://papafranciscoenmexico.org/ (altro…)

Madrid: Educazione e Comunione

Madrid: Educazione e Comunione

Educazione, Inclusione e Solidarietà: ambiti, pratiche e prospettive

Educazione, Inclusione e Solidarietà: ambiti, pratiche e prospettive

22 aprile 2016: simposio all’Università Complutense di Madrid, in collaborazione con il gruppo spagnolo di ricerca GIAFE (Grupo de Investigación en Antropología y Filosofía de la Educación) dal titolo “Educazione, Inclusione e Solidarietà: ambiti, pratiche e prospettive”, aperta a chi vorrà partecipare attivamente donando il suo contributo per provare a percorrere “sentieri possibili” verso un’educazione inclusiva e solidale. I temi saranno: Ambiti dell’inclusione, spazi per la fraternità Pratiche inclusive, politiche per le differenze L’inclusione educativa per una società fraterna: uguali nella diversità” 23-24 aprile 2016 Seminario internazionale di pedagogia, presso la Cittadella Castello Esteriore. Il Seminario vuole approfondire, nella logica della ricerca partecipativa e del sapere esperienziale, da prospettive culturali e pedagogiche diverse, il tema dell’inclusione educativa e sociale, con i suoi problemi, i bisogni emergenti e le strategie proposte. È rivolto a professori, educatori ed insegnanti con la propensione alla riflessività, laureandi e laureati, dottorandi, che desiderano riflettere sull’educazione dalla prospettiva della “cultura dell’unità e della comunione”, che ha le sue radici nella spiritualità di Chiara Lubich. Con la possibilità del collegamento web-ex. Ci sarà sul sito www.eduforunity un Call for Papers. Questo seminario fa parte del percorso di ricerca che avrà un’altra tappa nel Convegno, dal 3 al 4 giugno, all’Università di Lublino, a 20 anni dal primo conferimento a Chiara Lubich della laurea honoris causa in scienze sociali. Il CENTRO MARIAPOLI della Cittadella Castello Esteriore è situato a circa 28 Km da Madrid e si trova a questo indirizzo: Calle Poniente, 33 – 28290 – Las Matas – Las Rozas (Madrid). La località è raggiungibile tramite i servizi di trasporto pubblici, che sono sicuri e regolari. Invito

Chiara Lubich: «Come fossi sua madre»

Chiara Lubich: «Come fossi sua madre»

60_Chiara(…) “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra” (Gv 8,7). L’ha detta Gesù a coloro che volevano lapidare l’adultera. Il punto centrale dei comandi di Gesù è proprio sempre l’amore. Per questo Egli non vuole che noi cristiani condanniamo: “Non giudicate”, ha ammonito infatti, e ha proclamato: “Beati i misericordiosi”. Gesù vuole misericordia. Tuttavia dalla sua Parola sembrerebbe di poter dedurre che qualcuno può scagliare la pietra: chi è senza peccato. Non si tratta certamente di noi, di ciascuno di noi, che siamo peccatori. Ma c’è una creatura senza peccato. Lo sappiamo: è la Madre di Dio. Potrebbe, dunque, Maria scagliare la pietra verso qualcuno che ha errato? E l’ha forse fatto nella sua vita? Noi conosciamo la Mamma nostra. Sappiamo ciò che afferma la Scrittura, ciò che tramanda la Tradizione, quello che è il pensiero del Popolo di Dio nei suoi confronti: Maria è amore verso tutti gli uomini, è misericordia, è avvocata dei più miserabili. È a Lei che cristiani senza numero ricorrono, e son sempre ricorsi, quando hanno avuto l’impressione che la giustizia di Dio li sovrastasse. Maria non scaglia pietre. Anzi: nessuno come Lei, dopo Gesù, diffonde amore. Diffonde amore. Perché? Perché è Madre. Una madre non sa che amare E l’amore della madre è tipico: ama i propri figli come sé, perché c’è qualcosa di sé, veramente, nei suoi figli. (…) (…) Anche noi possiamo trovare qualcosa di noi stessi negli altri. Dobbiamo, infatti, vedere Gesù sia in noi che nei nostri fratelli. E allora, come ci comporteremo? Ecco: di fronte ad ogni prossimo: in casa, al lavoro, per strada, con quello del quale stiamo parlando, con le persone con cui ci intratteniamo al telefono, con quelli a vantaggio dei quali esplichiamo il nostro lavoro, di fronte ad ognuno, in questi quindici giorni, dobbiamo pensare semplicemente: devo comportarmi come fossi sua madre. E agire di conseguenza. Una madre serve, serve sempre. Una madre scusa, scusa sempre. Una madre spera, spera sempre. “Come fossi sua madre”: questo il pensiero che deve dominare nei prossimi giorni. Questo il nostro impegno per esser certi di non scagliare pietre e per poter essere per tutti la presenza di Maria sulla terra. Chiara Lubich, Rocca di Papa, 3 marzo 1983 Ascolta l’audio Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)