Movimento dei Focolari
Lisbona: sanità tra presente e futuro

Lisbona: sanità tra presente e futuro

Summer School

Programma

Metodologia didattica: approccio interattivo, con possibilità di dialogo, condivisione e rielaborazione insieme ai docenti/esperti presenti, attraverso seminari, workshop, dibattiti. Le tematiche: proposte, analizzate e studiate nei 6 mesi precedenti da una commissione preparatoria internazionale formata da alcuni degli studenti partecipanti e coadiuvata dagli esperti.

  • la relazionalità nelle attività sanitarie
  • l’etica nella pratica clinica quotidiana, a partire da alcuni documenti di istituzioni mediche internazionali, fino ad arrivare ad esperienze cliniche su aspetti come le cure alla fine della vita.

Destinatari: studenti e giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni delle diverse professioni dell’area biomedica (medici, infermieri, fisioterapisti, terapisti occupazionali, ecc.), provenienti da vari Paesi. Numero massimo previsto: 50 partecipanti Lingue: Portoghese, inglese, italiano, spagnolo. Obiettivi: offrire ai professionisti sanitari gli skills necessari per prendersi cura della persona e non solo della patologia, e per ovviare alla frammentazione della cura, garantendo una presa in carico unitaria del paziente. Al termine del programma verrà rilasciato l’attestato di partecipazione. Sede: Cidadela Arco-íris, Rua Senhora da Graça, 60 2580-042 Abrigada Tel. +351 263 799 995   + 351 263 790 131   Fax: + 351 263 799 091 Orari: Il programma inizierà il mattino del 3 settembre alle ore 9.00 e si concluderà il 6 settembre alle ore 13. Costo: La quota, comprensiva di vitto e alloggio per i giorni della Summer School (a partire dalla cena del 2 Settembre fino al pranzo del 6 Settembre), del trasporto dall’aeroporto di Lisbona alla sede della Summer School per l’andata e il ritorno, dell’escursione turistica a Lisbona, è di 180 €. Iscrizioni: Compilare e inviare la scheda di iscrizione (www.mdc-net.org) all’indirizzo mdc@flars.net. L’iscrizione verrà accettata dopo la recezione del pagamento a mezzo bonifico bancario a: ASSOCIAZIONE MEDICINA DIALOGO COMUNIONE (M.D.C.) IBAN: IT68L0335901600100000113321 BIC: BCITITMX Per ulteriori informazioni rivolgersi a: mdc@flars.net ——————————————————————— Associazione Medicina Dialogo Comunione Via IV Novembre 7, 00046 GROTTAFERRATA (RM) Fax 06-94549841   Email: mdc@flars.net Website: www.mdc-net.org (altro…)

Dal Brasile, la storia di João

Dal Brasile, la storia di João

rio_preto_2Era nell’aria. Troppe volte João aveva sentito i suoi genitori litigare e il fatto che con sua madre e i suoi fratelli abbiano dovuto lasciare casa perché il padre aveva una figlia con un’altra donna, non lo ha sorpreso più di tanto. Allora aveva 16 anni, frequentava la parrocchia, aveva amici. Interiormente però si sentiva deluso e insoddisfatto, con una forte esigenza di libertà, di essere sé stesso. Un’inquietudine che lo ha portato persino ad interrompere gli studi. Per poi riprenderli anni dopo, quando cioè ha trovato la vera ragione per cui vivere.

«A vent’anni – racconta João – con il gruppo giovani della mia parrocchia partecipo ad un’attività dei Focolari. In quei giorni mi rendo conto che il Vangelo non è tanto da commentare o riflettere, quanto da mettere subito in pratica. Mi colpiscono particolarmente quei brani su come comportarci con il prossimo: il samaritano, la regola d’oro. Ero andato per pura curiosità, invece è stato l’evento che mi cambia la vita. 

A Sao José do Rio Preto (Stato di Sao Paulo), la mia città, c’è tanta gente che vive per strada. Una sera, tornando a casa con la mia bicicletta, incrocio un uomo che cammina scalzo. I suoi piedi sono sporchi e feriti. A quella vista non riesco più a pedalare. «Quell’uomo è il mio prossimo, devo tornare da lui». E prima di raggiungerlo mi tolgo le scarpe per dargliele. Lui mi guarda sorpreso. Vedo che indossa la maglietta della mia squadra di calcio e per toglierlo d’imbarazzo gli dico: «Sei allora Santista? Anch’io lo sono! Come ti chiami?». Prende le scarpe e diventiamo amici. joaoSono alla stazione, di ritorno da un incontro tenutosi in un’altra città. A quell’ora – le due di notte – i trasporti pubblici non funzionano, così mi incammino a piedi verso casa, attraversando il centro. Guardando in giro vedo tante persone che, approfittando della chiusura notturna dei negozi, dormono davanti alle vetrine. Non ho paura, questa è la mia città. Ad un certo punto però mi si avvicina un uomo grande e grosso che mi chiede del denaro. Devo confessare che un po’ di paura comincio ad averla. Chi mi garantisce che non sia violento? Ma penso: «Anche lui è mio fratello, questo il Vangelo insegna». Con calma gli dico che non posso dargli nulla perché neppure io ho soldi. Comincia a raccontarmi la sua storia, poi mi fa infilare i suoi auricolari. Stava ascoltando la predica di un pastore protestante. Ascolto per un po’ anche io la trasmissione, così posso dirgli che quella persona sta dicendo cose belle e che è bene ogni tanto sentire buoni messaggi. Lui mi chiede: «Chi sei?».Non sapendo cosa rispondere gli chiedo il perché della domanda. Ed egli: «Perché nessuno ci tratta bene così». La cosa va avanti per 30/40 minuti. Penso al tragitto che ancora devo fare per arrivare a casa, al fatto che all’indomani mi dovrò alzare alle 6 per andare al lavoro. Ma sento che devo restare ancora un po’ per accogliere quel fratello che ha grande bisogno di ascolto, di compagnia. Alla fine, dopo avermi chiesto l’indirizzo per venire a fare una grigliata a casa mia, ci salutiamo, con la sensazione di aver trovato un fratello. Un giorno di pioggia, tornando a casa in moto, vedo un uomo che, fradicio, tenta di rialzarsi da una pozzanghera senza riuscirci. Lo riconosco: è un nostro vicino di casa che è sempre ubriaco. Nel bar accanto ci sono diversi uomini che si limitano a guardare la scena senza fare nulla. Cercando di non arrabbiarmi, mi fermo, lascio lì la moto e lo accompagno a casa, raccontando alla moglie cosa era successo. Infine torno sui miei passi per riprendere la moto. Strada facendo, in fondo al cuore riecheggia una frase: «L’hai fatto a me». Non sono più arrabbiato. Mi basta per sentirmi felice e per non inveire contro quegli uomini che stupiti continuano a guardarmi». (altro…)

Eucaristia e modernità

Eucaristia e modernità

citta«Il mondo moderno, con il suo laicismo, ha voluto allontanarsi da Dio perché […] non gli è stato detto abbastanza che lui era Dio, che era stato divinizzato, che non era solo un dipendente da un essere estraneo e lontano: era in maniera misteriosa un altro piccolo Dio, perché partecipava della natura divina attraverso la vita di Gesù, in modo particolare attraverso l’Eucaristia. Quando ripenso a certe pagine di Marx, nelle quali egli nega il valore della religione proprio perché aliena l’uomo, perché lo rende estraneo a se stesso, proprio perché lo fa dipendere da qualche cosa che è al di fuori di sé: io penso che se avesse saputo che l’uomo trova la sua divinizzazione e quindi la sua autonomia, intesa in senso trinitario, quelle cose non le avrebbe mai pensate. […] Lo stesso si può dire anche di Hegel, dal quale Marx è stato generato; lo stesso si può dire di tutti gli immanentisti, tutti quelli che hanno negato Dio per mettere in luce l’uomo, fino a Sartre, fino a Camus, fino agli ultimi. È Sartre che dice: «Non può esistere Dio perché, allora, non esisterei io», proprio perché mi schiaccerebbe. E questo non è possibile proprio perché quel Dio, che si è fatto uomo, ti ha fatto Dio, ti ha fatto partecipe della natura divina. […] Tutti i giorni constatiamo come non esiste più problema dell’umanità che si possa risolvere singolarmente, né come gruppi particolari, né come gruppi nazionali. I problemi si devono risolvere ormai collegialmente, dando vita all’unità che Gesù ha portato. E noi sappiamo che raramente si può creare questa unità se non c’è una vita spirituale. Insomma, non è che si crea una comunità di corpi, si crea una comunione di persone, e queste persone, se non sono nutrite da qualche cosa che le amalgami, non lo faranno mai. Questo qualcosa può, in un senso lontano, essere la scienza, può essere la ricerca posta in atto dall’uomo. Ma ciò che per eccellenza crea l’unità è l’Uomo per eccellenza, cioè Gesù, è Lui che ci rende uomini e ci rende comunità. […] L’Eucaristia da una parte è un grandissimo mistero, dall’altra è un convito, cioè è un centro di fraternità umana naturale. […] L’Eucaristia è l’anima, deve diventare l’anima di questa socialità». Tratto da: Luce che si incarna, commento ai 12 punti della spiritualità, Pasquale Foresi, Città Nuova 2014, pp. 107-109 (altro…)

Campi estivi dei Ragazzi per l’Unità in Italia, Portogallo e Ungheria

Anche quest’anno i Ragazzi per l’Unità del Movimento dei Focolari, in tutta Italia e all’estero, danno spazio alla fantasia per appuntamenti rivolti ai loro coetanei, e vivere alcuni giorni all’insegna della Regola d’Oro: Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Natura, azioni sociali, approfondimenti tematici e tanti giochi sono le caratteristiche comuni. Di seguito le date e i luoghi di questi appuntamenti.

  • 2-5 luglio Arcinazzo (FR) – Stop’n Go
  • 2-5 luglio Palermo – Tabor Beach
  • 13-22 luglio Arco Iris, Lisbona – Cantiere organizzato dai Ragazzi per l’Unità della Lombardia
  • 17-21 luglio Vitorchiano (VT) – Stop’n Go Lazio in Progress
  • 19-24 luglio Brendola (VI) – Coloriamo la città
  • 22-26 luglio Alatri (FR) – Stop’n Go
  • 9-14 agosto Csobánka,Ungheria – Teens for Unity táborba! -Teens for Unity camp!

Per info sui campi contattare le regioni di riferimento su: https://www.focolare.org/focolare-worldwide/europa/italia/ www.run4unity.net https://vimeo.com/29361955

Migrazioni: cosa posso fare io?

Migrazioni: cosa posso fare io?

FlaviaCerino«Quando parliamo di migrazioni, i numeri dicono più delle parole: da un rapporto pubblicato a ottobre del 2014, si deduce che nel mondo siamo 7 miliardi e 124 milioni di persone. Se la ricchezza fosse ripartita in maniera equa, ogni persona disporrebbe di un reddito medio annuo di circa 14.000 dollari USA. In realtà, 2 miliardi e 700 milioni di persone hanno un reddito di 2 dollari e mezzo al giorno. Ora, questa disuguaglianza economica, che è una disuguaglianza sociale, ha un impatto molto forte sul fenomeno migratorio: popoli interi si spostano verso i Paesi più ricchi». Chi è il migrante? Nel 2013, l’ONU ha ritenuto che nel mondo si siano spostate 232 milioni di persone. E definisce il migrante come “una persona che lascia il proprio Paese per motivi di lavoro e si stabilisce in un altro posto per un periodo superiore a 12 mesi”. «È l’unica definizione che si trova … che ritengo piuttosto riduttiva – sottolinea Flavia Cerino –. Infatti, ci sono i rifugiati (quelli che hanno bisogno di un asilo politico presso un altro Paese), i profughi che fuggono da situazioni di guerra, i cosiddetti “clandestini” (che si spostano senza avere un documento idoneo a entrare in un altro Stato). E anche le ragioni sono le più diverse: guerra, povertà, studio, interessi culturali, catastrofi naturali … Quindi le condizioni umane che si racchiudono in una sola parola, migrante, sono molto diverse». 20150630-01Quali sono le parole più ricorrenti nei report dei lavori di gruppo svolti durante la scuola internazionale di Umanità Nuova in cui si è affrontato questo tema? Durante i workshop ne sono venute alcune in particolare evidenza. «La prima è “paura”; una paura di qualcosa che è diverso da me – continua Cerino –. In realtà la diversità (lo vediamo nella natura, anche la diversità biologica), è una grande ricchezza. Perdendola saremmo destinati all’estinzione. Bisogna considerare ovviamente la paura che nasce dell’insicurezza e che ci porta al tema dell’ordine pubblico, della sicurezza nazionale. Un conto, quindi, è l’ordine pubblico e un conto è la paura della diversità. Un altro aspetto che è stato ripreso con frequenza è quello della famiglia. Il migrante che parte da solo lasciando la famiglia, difficilmente descrive le difficoltà che trova per non far preoccupare i suoi cari. Invece si dovrebbe arrivare a riferire alla propria famiglia la situazione reale in cui vive, per una piena consapevolezza di ciò che implica la migrazione, anche in vista della riunificazione della famiglia, perché in genere le famiglie mirano a rimanere insieme. Un’altra parola emersa: intercultura. E cioè la capacità di superare la paura della diversità per creare luoghi, spazi, ambienti di incontro e di conoscenza. Che non è solo di tipo culturale, ma appunto esistenziale, di condivisione di problemi. Il migrante deve essere messo in condizione di dare: invece lui stesso ritiene di non avere niente da dare quando non è riconosciuto come persona, quando non può esercitare cittadinanza attiva e quindi è escluso a priori». 20150630-02Flavia Cerino cita una domanda che Igino Giordani si poneva già tanti anni fa: “Che faccio io per costui?”, riferita proprio all’immigrato. «È la domanda che ci facciamo ora noi. Cosa facciamo? Ci sono miriadi di esperienze, grandi iniziative. La mia esperienza e quella di tanti di voi si muove su due elementi: il primo è che tutto nasce da una sensibilità personale. Cioè io, persona, mi sento interpellata e messa in discussione da un problema che vedo nel mio vicino di casa, nella realtà in cui vivo. E cerco di capire cosa posso fare, rivolgendomi alle persone e istituzioni che hanno la competenza per agire. Perché si tratta di alleviare, di rendere più leggera la presenza dell’immigrato nella mia città. In pratica, alla domanda “cosa posso fare io?”, possiamo rispondere cominciando ad agire secondo ciò che è alla mia portata; quindi, mettendoci insieme a chi condivide questo desiderio, cominciamo da piccoli gesti, possiamo intrecciare i nodi di una rete, lì dove siamo; gesti semplici che generano un’umanità rinnovata intorno a noi». Fonte:Riflessioni su migrazioni e intercultura”, intervento svolto durante la scuola internazionale di Umanità Nuova (febbraio 2015), coordinato da Flavia Cerino, esperta di immigrazione – www.umanitanuova.org (altro…)

Pasquale Foresi

Pasquale Foresi

PasqualeForesi_Chiara_Lubich_IginoGiordani

Foto CSC Media

Per l’ultimo saluto a Pasquale Foresi sono giunti davvero in tanti a Rocca di Papa (Roma), anche da altri Paesi europei. Per non parlare degli innumerevoli accessi streaming, a testimonianza della stima e riconoscenza per questa figura di spicco dei Focolari. Don Foresi ha contribuito molto allo sviluppo del Movimento, da quando Chiara Lubich, fin dall’inizio, l’ha voluto accanto a sé, definendolo cofondatore insieme a Igino Giordani. Ora tutti e tre – Lubich-Giordani-Foresi – riposano nella piccola cappella del Centro Internazionale, segno visibile di una triade che, ricomposta in Cielo, continua a sostenere quanti nel mondo si impegnano nella via dell’unità che scaturisce dal carisma di Chiara. Pasquale nasce a Livorno nel 1929. Appena quattordicenne, per ‘rendere qualche servizio all’Italia’ come lascia scritto, scappa nottetempo per unirsi ai gruppi della Resistenza che lottano per una nuova Italia. È in quel periodo che si fa strada in lui l’idea del sacerdozio. Tornato a casa entra nel seminario diocesano di Pistoia (dove la famiglia si era trasferita) e poi al Collegio Capranica a Roma per frequentare l’Università Gregoriana. Ma quella vita sembra non soddisfarlo appieno.
PasqualeForesi_IginoGiordani

Foto CSC Media

Nel frattempo papà Palmiro, deputato al Parlamento italiano, conosce Igino Giordani che a sua volta le presenta la Lubich. Profondamente colpito dalla radicalità evangelica di quella ragazza trentina, l’on. Foresi spera di farla incontrare con il figlio che sapeva alla ricerca di un cristianesimo autentico. L’invito era di recarsi a Pistoia per incontrare l’élite cattolica del luogo. Non potendo andare personalmente, Chiara vi manda Graziella De Luca, una delle sue prime compagne, che per un disguido giunge a Pistoia il giorno successivo a quello stabilito. Ad accoglierla a casa Foresi è Pasquale, per niente interessato alla sua conoscenza, ma che per pura cortesia si offre di accompagnarla da un sacerdote che avrebbe dovuto presenziare all’incontro del giorno prima. Nel tragitto, sempre per non essere scortese, le rivolge qualche domanda sulla sua esperienza spirituale e ne rimane profondamente colpito, al punto di chiederle di fargli conoscere Chiara. Nel Natale ‘49 Pasquale trascorre qualche giorno a Trento: è un incontro davvero folgorante per lui, che decide di andare a vivere nel primo Focolare maschile di Roma. Qui trova la conferma che la vocazione al focolare –  sono parole sue – : «non era entrare in un istituto religioso più bello e più santo degli altri, ma era far parte di una rivoluzione cristiana religiosa e civile che avrebbe rinnovato la Chiesa e l’umanità».
PasqualeForesi_con giovani

Foto CSC Media

Chiara scopre in Pasquale un timbro tutto speciale e gli chiede di condividere con lei la guida del Movimento. Nella donazione a Dio nel Focolare, Pasquale vede appagarsi la sua sete di radicalità e sente riaffiorare la chiamata al sacerdozio. Il suo compito diventa ancora più specifico. Per la sua profonda conoscenza della teologia, Pasquale Foresi sa riconoscere tutta la portata teologica e dottrinale contenuta nelle intuizioni di Chiara ed è interlocutore qualificato nei rapporti con la Chiesa, soprattutto quando il nascente movimento è sotto studio da parte del Santo Uffizio. Ma la funzione di don Foresi più pregnante è quella «dell’incarnazione»: aiutare, cioè, Chiara a realizzare in opere quanto il carisma dell’unità ha posto in lei: la cittadella di testimonianza di Loppiano vicino a Firenze, il gruppo editoriale Città Nuova, l’Istituto universitario Sophia che sorge a Loppiano nel 2007. «Ad un certo punto – racconta lui stesso – ebbi l’impressione di aver sbagliato tutto nella mia vita e in modo particolare che quelle cose positive che potevo aver contribuito a fare, erano mie e non di Dio». Un travaglio spirituale il suo, che Dio permette ai grandi dello spirito per una profonda purificazione e per un distacco da tutto ciò che non è Lui. Ed è proprio durante questa prova spirituale, che sembra compromettere anche il suo benessere fisico, che hanno maggiore compimento le innumerevoli opere che Chiara vede realizzarsi con don Foresi accanto a lei nella veste di copresidente. Di grande spessore sapienziale i suoi volumi Teologia della socialità e Conversazioni con i focolarini, fonti di ispirazione anche per altri autori del Movimento. Dopo la morte di Chiara, determinante è il sereno apporto di don Foresi all’Assemblea generale preposta ad eleggere la presidente che per prima sarebbe succeduta alla fondatrice. Grazie, don Foresi! (altro…)

La storia di Estelle, a Man, Costa d’Avorio

La storia di Estelle, a Man, Costa d’Avorio

 20150629-aEstelle è la sorella maggiore di otto fratelli di una famiglia ivoriana che, dopo aver lavorato 3 anni come segretaria in una clinica medica di Abidjan, si trasferisce a Man nel 2006, dove aiuta nella costruzione del centro medico del Movimento dei Focolari, soprattutto nel rapporto con gli sponsor. Finito il progetto, decide di approfondire le sue competenze gestionali. Nel frattempo, dovendo sostenere la sua famiglia per la morte di suo padre, chiede e accede ad una borsa di studio di Fraternità con l’Africa. Così, mentre lavora, si specializza a distanza in “Gestione delle organizzazioni, ong e associazioni non profit” in una università del Burkina Faso. Dopo aver finito i suoi studi, con il supporto del tutor e dell’AMU, va in Burundi per fare uno stage in amministrazione e finanze presso CASOBU, ong che promuove lo sviluppo umano e comunitario attraverso attività e progetti sulla base di valori di condivisione e sviluppo sostenibile. Fraternita con l'Africa“È stata una bella opportunità concreta per me perché era la prima volta che uscivo dalla Costa d’Avorio e ho potuto conoscere altre culture e imparare molto da CASOBU, ad esempio il loro approccio al microcredito. Quando sono rientrata nel mio paese ho deciso di iniziare anch’io a proporre questo modello di microcredito cominciando con persone che conoscevo. Abbiamo già formato 2 gruppi che fino ad oggi sembrano funzionare bene…”, racconta Estelle. Tutto ciò che ha ricevuto ha spinto Estelle ad impegnarsi per Fraternità con l’Africa: “Finiti gli studi, ho pensato che, pur non potendo dare un contributo materiale, potevo mettere il mio tempo libero a disposizione del progetto”, quindi per una parte, lavora nell’amministrazione, finanze e gestione del magazzino del centro medico e, per un’altra redige i rapporti, cura l’amministrazione ed è all’interno della commissione che valuta le candidature e accompagna gli studenti che ricevono le borse di studio, delle quali lei ha molta esperienza, anche perché ne ha beneficiato a sua volta. AMU-NOTIZIE-nIl centro medico di Man è nato nel 2002 durante la guerra civile quando era stato chiuso l’ospedale. Era ospitato in un appartamento di 3 stanze, poi, nel 2008 è stato inaugurato l’attuale CMS (Centro Medico Sociale) con sale di visita, sale per i ricoveri giornalieri, farmacia, laboratorio. Ma oggi l’afflusso di pazienti è tale che si sta costruendo un nuovo Centro, dove saranno aggiunti servizi di diagnostica e con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi sanitari e ridurre la malnutrizione infantile nella zona di Man, così come consolidare l’educazione delle madri nel campo della nutrizione. A Man la situazione sanitaria della popolazione è problematica. Tutto si paga in anticipo e senza possibilità di rimborso. Data la povertà di gran parte della popolazione, le famiglie riescono a sostenere in genere le spese alimentari e quelle scolastiche. Ma se la malattia bussa alla porta, si arriva dal medico solo quando lo stato del paziente è ormai grave. Il nuovo centro medico  potrà curare ogni anno 6 mila pazienti adulti e 3  mila bambini. Cfr. AMU notizie 2/2015 (altro…)

Parola di Vita Luglio 2015

«Si concludono con queste parole i discorsi di addio che Gesù ha rivolto ai discepoli nella sua ultima cena, prima di essere consegnato nelle mani di coloro che lo avrebbero messo a morte. È stato un dialogo serrato, nel quale ha rivelato la realtà più profonda del suo rapporto con il Padre e della missione che egli gli ha affidato. Gesù sta per lasciare la terra e tornare al Padre, mentre i discepoli rimarranno nel mondo per continuare la sua opera. Anch’essi, come lui, saranno odiati, perseguitati, perfino messi a morte (cf. 15, 18.20; 16, 2). La loro sarà una missione difficile come lo è stata la sua. Egli sa bene le difficoltà e le prove che i suoi amici dovranno affrontare: «Nel mondo avete tribolazioni», ha appena detto (16, 33). Gesù si rivolge agli apostoli riuniti attorno a sé per quell’ultima cena, ma ha davanti tutte le generazioni di discepoli che lo avrebbero seguito lungo i secoli, anche noi. È proprio vero. Pur tra le gioie disseminate sul nostro cammino, non mancano le “tribolazioni”: l’incertezza sul futuro, la precarietà del lavoro, le povertà e le malattie, le sofferenze a seguito delle calamità naturali e delle guerre, la violenza diffusa in casa e tra le nazioni. Vi sono poi le tribolazioni legate all’essere cristiani: la lotta quotidiana per rimanere coerenti al Vangelo, il senso di impotenza davanti a una società che sembra indifferente al messaggio di Dio, la derisione, il disprezzo se non l’aperta persecuzione da chi non comprende o si oppone alla Chiesa. Gesù conosce le tribolazioni avendole vissute in prima persona ma dice: “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo” Questa affermazione, così decisa e convinta, sembra una contraddizione. Come può Gesù affermare di aver vinto il mondo quando pochi momenti dopo aver pronunciato queste parole sarà fatto prigioniero, flagellato, condannato, ucciso nella maniera più crudele e vergognosa? Più che aver vinto sembra essere stato tradito, rifiutato, ridotto a nulla, e quindi sconfitto, clamorosamente. In cosa consiste la sua vittoria? Certamente nella resurrezione: la morte non può tenerlo in suo possesso. La sua vittoria è talmente potente da rendere partecipi di essa anche noi: si rende presente tra di noi e ci porta con sé nella vita piena, nella nuova creazione. Ma prima ancora la sua vittoria è stata l’atto stesso dell’amore più grande con il quale ha dato la vita per noi. Qui, nella sconfitta, egli trionfa pienamente. Penetrando in ogni angolo della morte, ci ha liberato da tutto quanto ci opprime e ha trasformato ogni nostro negativo, ogni nostro buio e dolore, in un incontro con lui, Dio, Amore, pienezza. Paolo, ogni volta che pensava alla vittoria di Gesù sembrava impazzire di gioia. Se egli, così affermava, ha affrontato ogni avversità, fino a quella suprema della morte e ha vinto, anche noi, con lui e in lui possiamo vincere ogni difficoltà, anzi, grazie al suo amore, siamo «più che vincitori»: «Io sono infatti persuaso che né morte né vita […], né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8, 37-39; cf. 1 Cor 15, 57). Si comprende allora l’invito di Gesù a non avere più paura di niente: “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo” Questa parola di Gesù, che terremo viva durante tutto il mese, potrà infonderci fiducia e speranza. Per quanto dure e difficili possano essere le circostanze nelle quali ci troviamo, abbiamo la certezza che esse sono già state fatte proprie e superate da Gesù. Anche se noi non abbiamo la sua forza interiore, abbiamo lui stesso che vive e lotta con noi. «Se tu hai vinto il mondo – potremo dirgli quando ci sentiamo sopraffare dalle difficoltà, dalle prove, dalle tentazioni – saprai vincere anche questa mia ‘tribolazione’. A me, alla mia famiglia, ai miei colleghi di lavoro quanto sta avvenendo sembra un ostacolo insormontabile, abbiamo l’impressione di non farcela, ma con te fra noi troveremo il coraggio e la forza per affrontare questa avversità, fino ad essere “più che vincitori”». Non si tratta di avere una visione trionfalista della vita cristiana, come se tutto fosse facile e già risolto. Gesù è vittorioso proprio nel momento in cui vive il dramma della sofferenza, dell’ingiustizia, dell’abbandono e della morte. La sua è la vittoria di chi affronta il dolore per amore, di chi crede nella vita dopo la morte. Forse anche noi, a volte, come Gesù e come i martiri, dovremo attendere il Cielo per vedere la piena vittoria sul male. Spesso si ha timore a parlare del Paradiso, quasi che il suo pensiero fosse una droga per non affrontare con coraggio le difficoltà, un’anestesia per attutire le sofferenze, un alibi per non lottare contro le ingiustizie. La speranza del Cielo e la fede nella risurrezione sono invece un impulso potente ad affrontare ogni avversità, a sostenere gli altri nelle prove, a credere che la parola finale è quella dell’amore che vince l’odio, della vita che sconfigge la morte. Dunque, ogni volta che ci imbattiamo in qualsiasi difficoltà, personale, di quanti ci sono vicino, o di quelli di cui veniamo a conoscenza nelle diverse parti del mondo, rinnoviamo la fiducia in Gesù, presente in noi e tra noi, che ha vinto il mondo, che ci rende partecipi della sua stessa vittoria, che ci spalanca il Paradiso dove è andato a prepararci un posto. In questo modo troveremo il coraggio per affrontare ogni prova. Tutto potremo superare, in colui che ci dà forza. Fabio Ciardi (altro…)

Santa Sindone: l’Amore più grande

Santa Sindone: l’Amore più grande

sindone«La rivista francese “Paris Match” ha riportato un lungo articolo su un documento importantissimo che può svelarci qualcosa di Colui che amiamo. Durante quest’anno – per desiderio dei gen – ho cercato di parlare di un solo argomento: Gesù crocifisso e abbandonato. Vogliamo conoscere quel mistero, vogliamo sviscerarlo. Vogliamo vedere e sapere e capire, per quanto possiamo, quello che può essere considerato il vertice della passione di Gesù. “Paris Match” riportava uno studio fatto sul lenzuolo – la Sindone – che avvolse il corpo di Gesù quando fu sepolto. Gli studi fatti su questo straordinario pezzo di tessuto fanno pensare che sia veramente autentico. Esso rivela qualcosa, anzi molto, di Cristo quando viveva la sua agonia alzato lassù fra terra e cielo. È di questo Gesù Uomo che oggi vorrei parlarvi. Mi interessa moltissimo, perché è in quelle carni che abitava quell’Anima che attraversò il terribile buio dell’abbandono. Il lenzuolo è esso stesso un reportage: porta infatti impressi molti segni del corpo santo di Cristo. Dice che Gesù era un uomo forte e lavoratore: la muscolatura della spalla e del braccio destro e le mani lo stanno a dimostrare. La muscolatura delle gambe dice che era un camminatore: e noi dal Vangelo ne sappiamo qualcosa. Terribile fu la sua flagellazione: più di cento colpi dati con un ordine preciso. Inchiodato ai piedi, tutto il suo corpo privo di qualsiasi sostegno cadeva in avanti, sorretto soltanto dai chiodi alle mani. La corona di spine non fu come sempre la immaginiamo. La presenza di grossi buchi nel capo dice che gli conficcarono in testa un intero casco di spine. Il volto, con un occhio tumefatto, non sarebbe insanguinato come il resto del corpo, il che confermerebbe l’episodio della Veronica che conosciamo per tradizione. Un ginocchio è leso per una forte caduta. Sangue da ogni dove. Una spada ha raggiunto il suo cuore, passando dal basso del torace… Dolore, dolore, dolore inenarrabile, inconcepibile. Tre lunghe eterne ore così, senza sosta, senza perdere la conoscenza mai. Ho capito che nessuno al mondo può dire di aver mai sofferto come Lui; e che Lui può dire qualcosa di più, sempre, a chiunque nel mondo sia visitato da qualsiasi sofferenza. «Perché Gesù ha sofferto?», mi chiese un giovane coreano giorni fa. C’era una rottura da riaggiustare tra Dio e l’uomo. Solo un prezzo come il suo l’avrebbe riparata. Oggi sembra che i tempi in cui i cristiani meditano i dolori di Gesù e seguono passo passo la sua salita al Calvario siano pressoché tramontati. Sono senz’altro cadute in disuso alcune pratiche arrugginite dal tempo e svuotate di significato, perché non più espressione di amore vero. «Donne, perché piangete sopra di me? Non piangete su di me, ma su voi stesse» (Lc 23, 28), ha ripetuto oggi Gesù a certi cristiani che non comprendono se non la superficie delle cose e portano in sé una pietà pietrificata o quasi, solo sentimentale. Ci sono due cose che occorre capire prima di penetrare il misterioso dolore del nostro Amico crocifisso, il vivo fra i vivi, per tutti i secoli. Ed è che tutto Egli ha sopportato per amore. E che noi dobbiamo rispondere al suo col nostro amore. Come? Dobbiamo fare di ogni dolore fisico, piccolo o grande, che ci tocca, un dono a Lui per continuare anche in noi, venti secoli dopo, la sua Passione per la salvezza del mondo. Egli, infatti, ci ha avvertito: «Se qualcuno vuol venir dietro a me… prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16, 24; Mc 8, 34; Lc 9, 23 )». Chiara Lubichda “gen”, giugno 1970: editoriale Il nostro compito venti secoli dopo Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)

Enciclica ed economia: la «Laudato si’» e l’impresa

Enciclica ed economia: la «Laudato si’» e l’impresa

20150626-04

Luigino Bruni

«Sul nostro sistema capitalistico incombe un’enorme domanda di giustizia che si innalza dalle vittime e dagli “scarti” umani, una domanda che è particolarmente grave perché non viene più vista né udita. Papa Francesco è oggi l’unica autorità morale globale capace innanzitutto di vedere e sentire questa grande domanda etica sul mondo (e questo dipende dal suo proprio carisma), e poi porre interrogativi radicali (e questo nasce dalla sua agape). Nessun altra “agenzia” mondiale ha la sua libertà dai poteri forti dell’economia e della politica, una libertà che purtroppo né l’Onu né la Commissione europea né tantomeno i politici nazionali dimostrano di avere, tant’è che continuano «a vendere il povero per un paio di sandali» (Amos) – vedi ciò che si rischia in Italia con le nuove regole sull’azzardo.

Alcuni commentatori, sedicenti amanti del libero mercato, hanno scritto che l’enciclica Laudato si’ è contro il mercato e contro la libertà economica, espressione dell’anti-modernismo e, addirittura, del marxismo del Papa «preso quasi alla fine del mondo». Nell’enciclica non si trova niente di tutto questo, anzi vi si trova l’opposto. Francesco ci ricorda che il mercato e l’impresa sono preziosi alleati del bene comune se non diventano ideologia, se la parte (il mercato) non diventa il tutto (la vita). Il mercato è una dimensione della vita sociale essenziale per ogni bene comune (sono molte le parole dell’enciclica che lodano gli imprenditori responsabili e le tecnologie al servizio del mercato che include e crea lavoro). Ma non è l’unica, e neppure la prima.

laudato_siIl Papa, innanzitutto, richiama il mercato alla sua vocazione di reciprocità e di «mutuo vantaggio». E su questa base critica le imprese che depredano persone e terra (e lo fanno spesso), perché stanno negando la natura stessa del mercato, arricchendosi grazie all’impoverimento della parte più debole.

A un secondo livello, Francesco ci ricorda qualcosa di fondamentale che oggi è sistematicamente trascurato. La tanto declamata «efficienza», la parola d’ordine della nuova ideologia globale, non è mai una faccenda solo tecnica e quindi eticamente neutrale (34). I calcoli costi-benefici, che sono alla base di ogni scelta “razionale” delle imprese e delle pubbliche amministrazioni, dipendono decisamente da che cosa inseriamo tra i costi e che cosa tra i benefici. Per decenni abbiamo considerato efficienti imprese che tra i costi non mettevano i danni che stavano producendo nei mari, nei fiumi, nell’atmosfera. Ma il Papa ci invita ad allargare il calcolo a tutte le specie, includendole in una fraternità cosmica, estendono la reciprocità anche ai viventi non umani, dando loro voce nei nostri bilanci economici e politici. C’è, poi, un terzo livello. Anche riconoscendo il «mutuo vantaggio» come legge fondamentale del mercato civile, e magari estendendola anche al rapporto con altre specie viventi e con la terra, il «mutuo vantaggio» non può e non deve essere l’unica legge della vita. È importante, ma non è la sola. Esistono anche quelli che l’economista e filosofo indiano Amartya Sen chiama «gli obblighi di potere». Dobbiamo agire responsabilmente nei confronti del creato perché, oggi, la tecnica ci ha attribuito un potere per determinare unilateralmente conseguenze molto gravi verso altri esseri viventi con i quali siamo legati. Tutto nell’universo è vivo, e tutto ci chiama a responsabilità. Esistono anche obblighi morali senza vantaggi per noi. Il «mutuo vantaggio» del buon mercato non basta a coprire tutto lo spettro della responsabilità e della giustizia. Anche il mercato migliore se diventa l’unico criterio si trasforma in un mostro. Nessuna logica economica ci spinge a lasciare le foreste in eredità a chi vivrà tra mille anni, eppure abbiamo obblighi morali anche verso quei futuri abitanti della terra. Molto importante è la questione del «debito ecologico» (51), che rappresenta uno dei passaggi più alti e profetici dell’enciclica. La logica spietata dei debiti degli Stati domina la terra, mette in ginocchio interi popoli (come nel caso della Grecia), e ne tiene sotto ricatto molti altri. Molto potere nel mondo è esercitato in nome del debito e del credito. Esiste però anche un grande «debito ecologico» del Nord del mondo nei confronti del Sud, di un 10% dell’umanità che ha costruito il proprio benessere scaricando i costi sull’atmosfera di tutti, e che continua a produrre “cambiamenti climatici”. L’espressione “cambiamenti” è fuorviante perché è eticamente neutrale. Il Papa parla invece di «inquinamento» e di deterioramento di quel bene comune chiamato clima (23). Il deterioramento del clima contribuisce alla desertificazione di intere regioni che influiscono decisamente sulle miserie, le morti e le migrazioni dei popoli (25). Di questo immenso «debito ecologico» e di giustizia globale non si tiene conto quando chiudiamo le nostre frontiere a chi arriva da noi perché gli stiamo bruciando la casa. Questo debito ecologico non pesa per nulla nell’ordine politico mondiale, nessuna Troika condanna un Paese perché ha inquinato e desertificato un altro Paese, e così il «debito ecologico» continua a crescere nell’indifferenza dei grandi e dei potenti. Infine, un consiglio. Chi deve ancora leggere questa meravigliosa enciclica, non inizi la lettura nel proprio studio o seduto sul divano. Esca di casa, vada in mezzo a un prato o in un bosco, e lì inizi a meditare il cantico di papa Francesco. La terra di cui ci parla è una terra reale, toccata, sentita, odorata, vista, amata. E, poi, concluda la lettura in qualche periferia reale, in mezzo ai poveri, e guardi il mondo dei ricchi epuloni accanto ai nostri lazzari, e ne abbracci almeno uno, come Francesco. Da questi luoghi potremmo reimparare a «stupirci» (11) delle meraviglie della terra e degli uomini, e così forse potremo capire e pregare Laudato si’». di Luigino Bruni pubblicato su Avvenire il 24/06/2015 www.edc-online.org (altro…)

Vangelo vissuto: l’essenziale che diventa vita

Vangelo vissuto: l’essenziale che diventa vita

Sobrietà20150626-a «Ogni mattina, prima di prendere l’autobus, faccio un tratto a piedi e spesso sono attirata da una scena che si ripete: uomini, donne, giovani, anziani, anche vestiti abbastanza dignitosamente, muniti di carrelli della spesa e di asticciole, “pescano” dai cassonetti della spazzatura un po’ di tutto. A modo loro, danno una lezione a me, che pure, in quanto cristiana, cerco di stare attenta all’essenziale e di evitare gli sprechi: quella di scegliere la sobrietà, il riciclo, rispondendo con forza no ogni volta che il consumismo mi lusinga con le sue offerte». (Emi –Italia) La nonna «“Ama i tuoi nemici”. Questa frase del Vangelo mi ha sconvolta, perché – a pensarci bene – anch’io avevo un nemico: la nonna, che da tanti anni la mia famiglia non frequentava per via di vecchi dissapori. Quando ho saputo che non stava per niente bene, ho pensato di andarla a trovare. I miei genitori erano meravigliati che all’improvviso mi fossi ricordata di lei. Loro non si sentivano di andare dopo tanti anni, ma se io lo desideravo potevo farle visita. Quando sono entrata nella sua casa tutti mi guardavano stupiti e mi trattavano freddamente. Non è stato facile, ma mi sono fatta avanti. La nonna era molto grave. Era assopita ma quando si è svegliata, l’ho potuta salutare e lei mi ha abbracciato: “Sei mia nipote, ti ho riconosciuta. Sono contenta, sono contenta…”. Entrambe abbiamo pianto di gioia. Tornata a casa, ho convinto i miei genitori e siamo tornati tutti insieme a trovarla. È stato un momento di grande commozione! Neanche una settimana dopo la nonna ci ha lasciati per il Cielo». (S. A. –Pakistan) Sono stato io «Eravamo in campagna. Accanto a noi abita Tino, un bambino che vive in un ambiente difficile; forse per questo è così violento anche col nostro Andrea, suo coetaneo. Un pomeriggio, trovo la nuova bici di Andrea rotta. Spazientita, voglio assolutamente sapere chi è stato. Poco dopo arriva Andrea mogio mogio. “Mamma, ho rotto io la bicicletta”. Sorpresa, ho dovuto sgridarlo prima di perdonarlo. Il giorno dopo, in un momento di intimità, il bambino mi confessa: “Sai mamma, a rompere la bici è stato Tino. Ma eri così arrabbiata che ho avuto paura per lui. A casa lo sgridano sempre…”». (I.P. Brasile) (altro…)

O DADO DO AMOR

O DADO DO AMOR

capa dado revisada 2015 baixa_menorO livro

Na verdade, não é um livro sobre crianças, mas um livro de crianças. É uma coletânea de episódios protagonizados por meninas e meninos do mundo inteiro, provenientes de diferentes ambientes e culturas. Um jogo — o “Dado do Amor” — serve de estímulo para que a criança coloque em prática o amor cristão, revelando uma atitude de compromisso com outras crianças, de generosidade (em especial para com os pobres), de iniciativa, de perdão… Os relatos evidenciam a receptividade da criança ao amor cristão e a capacidade de elas, por sua vez, se tornarem “mestras” na sua transmissão. O livro não só revela como as crianças podem se comportar, mas efetivamente dá pistas de quem elas são. Na orelha da 4ª capa a criança pode recortar e montar o seu próprio dado e começar a jogá-lo. O livro é dirigido a crianças de 6 a 8 anos. Seu estilo é propício para que seja lidos a elas (ou por elas) pelos pais, avós ou um mediador de leitura com o intuito de buscar um diálogo, uma troca de experiência sobre os aspectos da vida.

Os Autores

Gerta Vanderbroek (belga) e Mauro Camozzi (italiano) atuam no Centro Internacional do Movimento dos Focolares que se dedica a seu setor infantil (gen 4). Eles recolheram os textos que, na verdade foram narrados em primeira pessoa pelas próprias crianças. Informações: Editora Cidade Nova Cidade Nova

VIII Incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia

VIII Incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia

Pope_Philadelphia_03L’amore è la nostra missione: è questo il titolo dell’ 8° Incontro Mondiale delle Famiglie (World Meeting of Families: WMOF) che inizierà con un Congresso (dal 22 al 25 settembre) tenuto da esperti di ogni parte del mondo e che avrà luogo al Pennsylvania Convention Center, una struttura atta ad accogliere fino a 50.000 persone. Nel frattempo papa Bergoglio si recherà nella sede dell’ONU a New York e in quella del Congresso USA a Washington DC, invitato – per la prima volta nel suo pontificato – a prendere la parola in tali importanti sedi civili. Sul palco del WMOF, che verrà allestito nella spettacolare scalinata del Museo dell’Arte di Philadelphia, il Santo Padre giungerà sabato 26 settembre. In tale suggestivo scenario incontrerà le famiglie di tutto il mondo, in un susseguirsi di racconti di vita intercalati da performances di artisti internazionali: un Festival-testimoniale che sarà trasmesso in mondovisione e che culminerà con la parola del Papa. Il WMOF si concluderà all’indomani, domenica 27 settembre, con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal papa, cui si prevede la partecipazione di oltre un milione di persone. Oltre alle numerose famiglie dei Focolari di tutta l’America, parteciperanno alla manifestazione Marly e Hans-Peter Stasch della Segreteria internazionale di Famiglie Nuove e Anna e Alberto Friso membri del Pontificio Consiglio per la Famiglia. (altro…)

La sfida di camminare insieme in America Latina: UNIRedes

La sfida di camminare insieme in America Latina: UNIRedes

20150624-03Nel 2013 la città colombiana di Medellín, con i suoi 2,4 milioni di abitanti, è stata riconosciuta come la città che più velocemente si sta modernizzando al mondo e ciò grazie ai processi di sviluppo intrapresi negli ultimi anni, come ad esempio la riduzione delle emissioni di anidrite carbonica, la creazione di spazi culturali e la riduzione della criminalità. A Medellín opera la Fondazione Mundo Mejor e, per questi motivi, è stata scelta come sede del III Seminario di UNIRedes, tenutosi dal 3 al 7 di giugno. Vi erano rappresentate oltre 30 organizzazioni provenienti da Brasile, Messico, Argentina, Bolivia, Paraguay, Venezuela e Colombia, a cui si devono aggiungere altre 10 che hanno partecipato all’evento via streaming. In questo seminario le diverse organizzazioni sociali ispirate dalla spiritualità dell’unità hanno accolto la sfida di rafforzare il loro cammino insieme. Anabel Abascal, membro del Comitato Coordinatore, ha affermato: “Noi associazioni sociali che aderiamo a UNIRedes crediamo che, nel mondo attuale, lavorare in rete sia l’unico modo per dare visibilità alla fraternità universale, nostro principio ispiratore”. Nei quattro giorni dell’incontro si sono approfonditi gli strumenti a disposizione per rispondere al meglio, con il lavoro quotidiano, alle grandi sfide sociali. Susana Nuín, della Conferenza Episcopale dell’America Latina (CELAM) ha illustrato il punto di vista della Chiesa regionale, presentando i 4 assi trasversali per l’intervento sociale: cura della creazione, costruzione della pace, migrazione e giustizia sociale. Il docente italiano Giuseppe Milan, invece, è intervenuto con un contributo sulla pedagogia interculturale basata sulla spiritualità di Chiara Lubich. Una pedagogia che riconosce e assume su di sé i dolori ed i bisogni che la diversità sociale ci presenta. Afferma Milan: “L’educazione ha come principio la fraternità, formare persone-mondo che valorizzino il dialogo per costruire società nuove. La metodologia è l’arte di amare. Accettare tutti e rispettare le diverse culture”. Inoltre si sono affrontati temi relativi al consolidamento istituzionale delle organizzazioni e alla gestione della rete. A questo proposito Francesco Tortorella dell’AMU (Azione per un Mondo Unito), ha spiegato come si elaborano i progetti, partendo dalla fase di finanziamento fino alla partecipazione diretta dei protagonisti. 20150624-02Alla conclusione del lavoro di gruppo si sono formati il nuovo Comitato Coordinatore e le varie commissioni di lavoro che dovranno portare avanti i diversi obiettivi di UNIRedes: sviluppare nuove strategie di comunicazione per aumentare la comunione e la diffusione delle varie azioni; dare visibilità alla speranza diffondendo i piccoli, ma significativi cambiamenti che le nostre azioni generano nella vita delle persone; avere una maggiore incidenza nelle politiche pubbliche locali; intessere nuovi legami di cooperazione tra le organizzazioni; lavorare in modo che ognuna delle azioni sociali dia un ruolo da protagonisti ai destinatari dei progetti, incentivando la reciprocità; promuovere il volontariato sociale come strategia per migliorare la gestione delle organizzazioni e per la formazione di uomini nuovi. Si può accedere ai vari interventi del III Seminario grazie ai video registrati via streaming e nella pagina web di Sumá Fraternidad. (altro…)

Di ritorno dall’Iraq

Di ritorno dall’Iraq

20150623-01«L’Iraq sta passando in questo periodo il momento più difficile degli ultimi decenni, affermava qualcuno degli amici che siamo andati a visitare». A scrivere sono Gemma e Pierre, da Amman, del Movimento dei Focolari in Giordania e Iraq, di ritorno da un breve viaggio ad Erbil (Iraq). Obiettivo: far sentire concretamente alla comunità cristiana la propria vicinanza e quella di molti, insieme al Focolare presente da anni sul posto, specialmente in questo periodo. Tra loro ci sono anche molte persone dei Focolari. «Stando insieme a loro, anche se li abbiamo trovati stanchi e provati, ci ha colpito come le persone siano in continua donazione agli altri e credano ancora nell’amore di Dio nonostante tutto». «Sono passati, infatti, ormai nove mesi da quando i villaggi della Pianura di Ninive sono stati invasi dall’ISIS. La situazione generale del Paese è peggiorata con gli ultimi sviluppi, cioè la conquista di nuovi terreni. Le persone, inclusi i nostri amici, sentono una grande incertezza nel futuro, tanti sono già partiti e altri stanno pensando di lasciare il Paese». La vicinanza spirituale non è di poco conto se, a conclusione di questi giorni insieme, qualcuno confida: «Abbiamo perso tutto, non ho potuto finire gli studi universitari, non c’è lavoro… ma finalmente ho ritrovato la pace, ed ho deciso di ricominciare il mio rapporto con Dio».  20150623-02«Nell’incontro con la comunità dei Focolari – raccontano ancora Pierre e Gemma – si è vissuto un momento molto importante: ci siamo dichiarati reciprocamente di essere pronti a dare la vita l’uno per l’altro, di amarci con la misura con cui Gesù stesso ci ha amati, in modo che Lui possa essere presente tra noi, come ha promesso. Abbiamo poi meditato sul legame tra l’Eucarestia e la Chiesa, con una conversazione di Chiara Lubich del 1982, “L’Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia”. Tra gli incontri fatti, anche quello con Mons. Bashar Warda, vescovo caldeo di Erbil, contento del nostro passaggio. Alla fine ci ha chiesto di pregare più che mai per l’Iraq». «Sono venuto per voi, ciascuno è come il mondo intero per me…», ha detto Mons. Salomone Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad della Chiesa cattolica caldea, venuto apposta da Baghdad. Ha esortato tutti a «non aver paura, ma andare avanti nella vita dell’ideale dell’unità, perché ognuno di noi ha una missione da compiere». «Cerco di vivere concretamente l’amore che diventa reciproco all’interno della comunità. Trovo nell’Eucaristia la forza per andare avanti ad amare», confida una dei presenti. E poi, si gioisce anche insieme: nonostante la situazione c’è un vivace gruppo di bambini e ragazzi, che hanno dato vita all’edizione locale della Run4Unity (la staffetta sportiva mondiale per la pace) con 35 ragazzi e ragazze! «Per noi sono stati giorni intensi – concludono i due focolarini dalla Giordania – un’esperienza divina e profonda. Abbiamo ricevuto da loro più di quello che potevamo dare. Chissà quanta vita sta nascendo da questo grande dolore vissuto cristianamente». (altro…)

Expo 2015: AFN onlus presenta il progetto “Cucine solari per Haiti”

Al convegno, promosso da AFNonlus, parteciperanno i partner di progetto tra cui l’Ente Nazionale per il Microcredito e il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’evento, patrocinato dalla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), si svolgerà presso la sala workshop 50 – Cascina Triulza EXPO Milano 2015. Il progetto Haiti, danneggiata dal grave sisma del gennaio 2010 e tra i paesi più poveri del pianeta con circa l’80% della popolazione sotto la soglia della povertà, è minacciata da una seria crisi ambientale, direttamente connessa al fenomeno della deforestazione. L’utilizzo di legname per le costruzioni e soprattutto come combustibile ha un impatto negativo sulla salute delle persone, sul clima e sull’ambiente con implicazioni sociali ed economiche. Il percorso per dare una risposta concreta a queste problematiche è complesso e lungo, ma può essere facilitato con la proposta elaborata da AFNonlus, basata sull’utilizzo di tecnologie a impatto zero e nello specifico un modello di cucina solare rispettosa dei bisogni sociali, ambientali, climatici e culturali del popolo haitiano. La sperimentazione avverrà presso la comunità di Mont-Organisé, nel nord est del Paese, dove AFNonlus è già presente dal 1985 e sostiene, tra l’altro, 20 scuole. E proprio queste scuole costituiranno il punto di partenza per sensibilizzare, utilizzare, formare e diffondere questa buona pratica. Vedi invito

Praga: Summer School di Economia di Comunione

Tra le tematiche che saranno discusse e sperimentate con i giovani partecipanti, i ricercatori e gli imprenditori dell’EdC, durante la Summer School:

  • Un’economia di comunione è possibile? Esperienze di imprenditori da diverse parti del mondo.
  • L’uomo è davvero homo oeconomicus? Se non lo è, cosa cambia nelle pratiche economiche e aziendali?
  • Creatività e generatività: chiave per costruire una economia nuova.
  • Esperienze di aziende che hanno inventato nuovi modi di fare business.
  • Il coraggio di cambiare convinzioni e pratiche dominanti.
  • Cosa possiamo fare per essere il cambiamento che vogliamo?

Sono previsti interventi di docenti di varie università europee e dell’Istituto Universitario Sophia (Loppiano – FI), così come di imprenditori EdC da tutto il mondo; workshop di imprenditoria, ricerca, comunicazione, innovazione sociale. Per saperne di più (altro…)

Amazzonia: ambientalisti di cuore

Amazzonia: ambientalisti di cuore

20150618-aRaimundo fa il parrucchiere. Edilena è estetista ed impiegata pubblica. Interessarsi di ambiente non appartiene esattamente alle loro specifiche competenze. Ma di fronte all’invasione ambientale e culturale che stavano subendo, insieme ad altre famiglie, con le quali condividono gli ideali cristiani, hanno cominciato a porsi qualche domanda. Quale eredità vogliamo lasciare ai nostri figli? Come far presente la nostra visione ad una società che sembra non percepire i pericoli di questo degrado? Come andare controcorrente? Sposati da 29 anni, con tre figli e tre nipoti, abitano ad Abaetetuba (Parà- Brasile), un’«isola» che comprende Igarapé-Miri, Moju e Barcarena, tre città famose dagli anni ’80 per l’insediarsi di industrie e di miniere. Molte famiglie hanno lasciato i campi per lavorare per le multinazionali, sistemandosi senza criterio nelle periferie e alimentando, nell’illusione di un benessere mai raggiunto, nuove sacche di povertà. L’impatto di queste industrie sull’ambiente è stato a dir poco devastante. È iniziato dal taglio indiscriminato di açaizeiros (pianta nativa regionale), per l’estrazione del palmito da destinare all’esportazione, privando le famiglie di un nutrimento per loro essenziale. I residui industriali scaricati nei fiumi hanno causato una visibile riduzione di pesci e di gamberi, mentre l’inquinamento atmosferico ha notevolmente ridotto la produzione di frutta. Questo su scala locale. Ma gli effetti della deforestazione si ripercuotono anche a livello mondiale. L’Amazzonia, infatti, è una regione in cui tutto è mega: mega la sua estensione (occupa oltre il 50% dell’intero Brasile), mega la sua biodiversità, mega è la foresta e il suo volume d’acqua dolce. Ma con la deforestazione in atto, tutte queste preziose risorse rischiano di perdere tutta la loro efficacia. Non è facile capire cosa fare. Ma Raimundo ed Edilena, contava su un elemento che può fare la differenza: l’unità con le altre famiglie, e la forza che deriva dal lasciarsi guidare da Dio anche nelle loro scelte. Insieme prendono una decisione: trasformare, con risorse proprie, un’area di pascolo di 34 ettari in un frutteto. Nella scelta degli alberi cercano le varietà tipiche della regione più a rischio di estinzione, alcune ormai non più conosciute dai giovani. Lavorano sodo, ma con grande entusiasmo, creando così in Abaetetuba un’area per preservare la biodiversità locale. Ora il frutteto produce frutti commestibili di 166 specie native e di due specie africane, componendo una collezione unica nel suo genere: una ricchezza forestale che si pone come alternativa alla futura sostenibilità della regione. L’area, denominata Radini, in omaggio ai loro figli Raisa, Radi e Raoni, è spesso visitata da ricercatori e ambientalisti di fama mondiale, da attori, cantanti e anche da vescovi e gente comune, soprattutto giovani. Nel sito infatti ci sono spazi per lezioni teorico/pratiche con distribuzione di materiale divulgativo sulla biodiversità e conservazione dell’ambiente. Anche a seguito di premi e riconoscimenti ottenuti – significativo quello del 2012 da parte del Museo Goeldi del Parà – il sito comincia ad essere divulgato nei giornali e riviste della regione. Edilena e Raimundo sono sempre molto sorpresi nel vedere l’interessamento di così tante persone, alcune delle quali si sentono spronate a seguire il loro esempio di diventare, come loro stessi si definiscono ‘ambientalisti di cuore’.


Vedi pagina 47 della rivista Amazonia Viva http://issuu.com/amazoniaviva/docs/43_av_mar_2015_web_ok/1 (altro…)

Da Lecco un aiuto ai profughi ucraini

Da Lecco un aiuto ai profughi ucraini

La Parrocchia di San Nicola di Myra a Lecco del Patriarcato di Mosca – Chiesa Ortodossa Russa – è presente ormai da quattro anni a Lecco ed ha intessuto rapporti di conoscenza ed amicizia con la comunità cattolica del territorio di Lecco, Brianza e Valtellina. Direttamente dal vescovo ortodosso della zona Ucraina al confine con la Russia vicino a Donetsk, un appello di solidarietà per il monastero di Sviatogorsk che accoglie i profughi in fuga dalla guerra. La richiesta è di cibo e vestiario con cui sostenere migliaia di rifugiati. Le persone del Movimento dei Focolari, della parrocchia di San Leonardo a Malgrate, con l’Opera di San Francesco per i Poveri di Milano e la comunità ortodossa lecchese hanno raccolto cibo e vestiario, raggiungendo una forte adesione grazie alla sensibilità di tante strutture presenti sul territorio. Un aiuto è stato dato (anche) da Silea S.p.A., di Valmadrera, che ha fornito il necessario apporto logistico, mettendo a disposizione gli spazi necessari ad accogliere la merce che si accumulava via via: con mercatini dell’usato, donazioni da alcune ditte e contributi di famiglie che davano del proprio, sono state raccolte in breve oltre 20 tonnellate. croppedimage701426-leggendariachiesadigessoucraina La fattiva collaborazione di Unisped s.r.l., esperta in spedizioni internazionali, e degli Uffici doganali di Lecco ha portato al compimento delle complesse procedure burocratiche; grazie al quale il nostro carico farà dogana direttamente in Arcivescovado a Kiev, evitando le insidie della frontiera ordinaria. Il 17 giugno il TIR, proveniente da Kiev, partirà per raggiungere il Monastero. Padre Vitaly e un sacerdote in rappresentanza della Chiesa Cattolica accompagneranno il carico; previsti incontri e visite al monastero per una visione diretta della situazione e per farne un reportage. Fonte: Resegoneonline.it

Vangelo vissuto: l’essenziale

Vangelo vissuto: l’essenziale

20150616-aIl cliente Dirigo un’agenzia di banca. Una sera, uscendo dall’ufficio, portavo il peso di un grosso problema irrisolto: riguardava un cliente che si era comportato male con il suo conto corrente. Intravedevo solo due soluzioni che mi davano sofferenza: danneggiare gravemente il cliente, avviando le pratiche legali, o rischiare di venire meno ai doveri. Avevo un appuntamento con mia moglie, per tornare insieme a casa. Di solito cercavo di liberarmi dai pensieri, ma quella sera non ci riuscii. Lei capì subito e mi disse: «Giornata pesante oggi vero?». Cominciai a confidarmi. Mary non era dentro i problemi di banca, ma ascoltava attentamente, in silenzio. Dopo averle detto tutto, mi sentii come sollevato e più fiducioso. Il problema rimaneva, ma ora non era più soltanto mio. L’indomani cominciai ad intravedere una terza soluzione che consentiva, nel rispetto dei miei compiti, di non danneggiare il cliente. (G. K. – Inghilterra) Problemi di udito Con seri problemi di udito, spinto anche dai miei parrocchiani, sono andato da uno specialista. Dopo avermi chiesto a quale ordine religioso appartenessi, ha cominciato ad enumerare i suoi rancori contro la Chiesa per tutte le incoerenze e le contraddizioni che gli avevano fatto perdere la fede. L’ho ascoltato con amore, rendendomi conto di trovarmi davanti ad una persona che non si accontentava di un cristianesimo superficiale. A mia volta gli ho risposto che non ci sono argomentazioni per difendere la Chiesa ma solo una vita coerente. E ho aggiunto: «Dio ci ama così come siamo». Lui ha voluto il mio indirizzo e il telefono. Venuto a trovarmi la sera stessa, mi ha raccontato che era stato in seminario fino a 18 anni finché gli è parso che il marxismo rispondesse meglio a ciò che cercava; ora però queste certezze si erano incrinate. Dopo qualche giorno mi ha confidato che, entrato in chiesa, gli era sembrato che Dio gli dicesse: «Io non ti ho mai abbandonato». Ora è tornato ai sacramenti insieme alla moglie. (P. G. – Italia) Licenziamento In fabbrica hanno distribuito in questi giorni delle lettere di licenziamento una delle quali indirizzata a Giorgio. Conoscendo le sue precarie condizioni economiche, mi avvicino e lo invito a tornare con me dell’ufficio del personale: «Io sto meglio di lui – dichiaro –, mia moglie ha un lavoro. Licenziate piuttosto me». Il capo promette di riesaminare il caso. Quando usciamo, Giorgio mi abbraccia commosso. Il fatto naturalmente passa di bocca in bocca e altri due operai, pressappoco nelle stesse mie condizioni, si offrono al posto di altri due licenziati. La direzione è costretta ad un ripensamento sui metodi di scelta dei licenziamenti. Essendo venuto a conoscenza del fatto, il parroco lo racconta durante l’omelia della domenica, senza fare nomi. Il giorno dopo mi fa sapere che due studentesse sono andate a portargli tutti i loro risparmi per gli operai in difficoltà, dichiarando: «Anche noi vogliamo imitare il gesto di quell’operaio». (B. S. – Brasile) (altro…)

L’unità si fa storia. Pasquale Foresi e il Movimento dei Focolari

L’unità si fa storia. Pasquale Foresi e il Movimento dei Focolari

UNITA'-SI-FA-STORIA_FORESI2Il Volume è nato come “ un semplice ma sincero omaggio per il suo sessantesimo anniversario di quella ordinazione sacerdotale che ha aperto una strada nuova, dando, anche in questo, un tipico suo apporto al dono di Dio fatto a Chiara Lubich”. E oggi che Don Foresi ci ha lasciato, diventa un testo fondamentale per capire la portata della sua figura. Giancarlo Faletti (copresidente del Movimento dei Focolari dal 2008 al 2014) nell’introduzione al volume – che riportiamo di seguito – lo definisce, un “invito a entrare nella “casa” del Movimento dei Focolari”. «Il pensiero di Pasquale Foresi è universalmente noto, grazie soprattutto ai suoi scritti. Alcuni, come Conversazioni di filosofia o Colloqui, possiedono una tale profondità e ricchezza, assieme alla caratteristica leggibilità, da farli diventare sicuramente dei classici; sono libri destinati a rimanere. Anche il recente Luce che si incarna offre una visione solare della spiritualità [dell’unità, n.d.r]. Meno conosciuta la sua vicenda umana. Il libro qui pubblicato ne disvela tratti e momenti assolutamente inediti che danno ragione delle origini e dello sviluppo del suo pensiero, radicato in un’esperienza originale, ricca e feconda. Dopo la lettura di queste pagine non si potrà più scindere la sua dottrina dalla sua persona, l’una rimanderà armoniosamente all’altra. In queste pagine emerge soprattutto il compito ecclesiale svolto nell’ambito del Movimento dei Focolari e il ruolo unico e insostituibile svolto nella sua nascita e nella sua crescita. Di indole discreta e riservata, Foresi ha infatti lavorato alacremente per lo sviluppo del Movimento e il suo radicamento nel tessuto ecclesiale, culturale e civile, al punto da esserne considerato da Chiara stessa cofondatore accanto a lei. Costantemente vicino alla fondatrice, ha saputo tradurre in istituzioni e opere le sue intuizioni carismatiche, cosicché Chiara Lubich, come ha scritto Maria Voce nella presentazione al primo volume, vi ravvisò quello che chiamava un “disegno” particolare, ossia una missione conferitagli da quello stesso Spirito che è all’origine del suo carisma. È il “disegno” della “incarnazione”, a indicare il compito di aiutare la fondatrice a mettere in opera le luci e le mozioni che lo Spirito Santo andava man mano suscitando in lei come depositaria del “carisma dell’unità”. Di qui l’appropriato titolo del presente libro: L’unità si fa storia. Se l’incontro di Chiara Lubich con Igino Giordani aveva dato il via a quell’esperienza di luce che si conosce come “Paradiso del ’49” e alla progressiva apertura del Movimento verso l’umanità, il successivo incontro con Pasquale Foresi fece sì che quelle illuminazioni e quella apertura trovassero le adeguate modalità e gli idonei strumenti di mediazione. La peculiarità di questo libro, e la sua conseguente preziosità, sta dunque soprattutto nel mostrare, la genesi di un’opera di Dio, la dinamica delle origini di un carisma nella fase fondativa. Ci consente di contemplare, con stupore, come il seme deposto dallo Spirito nel cuore di una persona, germoglia in fragile stelo per poi crescere e maturare in albero forte e rigoglioso che spande ampi nel cielo i molti rami. Tra l’altro questo è il modo migliore per conoscere un carisma: seguirlo nel suo divenire. È un invito a entrare nella “casa” del Movimento dei Focolari, un’occasione per conoscerlo non soltanto nella maturità attuale, ma anche nel lento formarsi. Una storia appassionante come soltanto le opere di Dio sanno esserlo. Una storia raccontata a più voci, da differenti prospettive, così da mostrarne le molte sfaccettature». Dall’introduzione di Giancarlo Faletti

Grazie Don Foresi

Grazie Don Foresi

Link per la diretta: http://live.focolare.org


Negli ultimi anni viveva lontano dai riflettori, nel suo focolare a Rocca di Papa, insieme ad altri primi focolarini, compagni di viaggio di sempre: Marco Tecilla, Bruno Venturini, Giorgio Marchetti.

Pasquale Foresi con Chiara Lubich

Pasquale Foresi con Chiara Lubich

La sua è una figura molto importante nella storia dei Focolari: aveva appena 20 anni quando, nel 1949, Chiara Lubich gli chiede di condividere la responsabilità del Movimento nascente. Chiara, infatti, ha ravvisato sempre in lui un particolare ruolo nello sviluppo del Movimento dei Focolari: quello dell’incarnazione del carisma dell’unità, e per questo lo considerava, insieme a Igino Giordani, cofondatore del Movimento. Pasquale Foresi era un giovane alla ricerca. Dopo aver sentito la vocazione al sacerdozio, frequentava il seminario di Pistoia e il Collegio Capranica a Roma. Racconta: «Ero contento, soddisfatto della mia scelta. Ad un dato momento però, ho avuto non una crisi di fede, ma un semplice ripensamento. È stato a quel tempo che ho conosciuto il Movimento dei Focolari. Notavo, nelle persone che vi appartenevano, una fede assoluta nella Chiesa cattolica e contemporaneamente una vita evangelica radicale. Ho capito così che quello era il mio posto e ben presto l’idea del sacerdozio è ricomparsa». Sarà il primo focolarino sacerdote. Dopo di lui, altri sentiranno questa particolare chiamata al servizio del Movimento. Pasquale riconosce nei primi passi mossi da Chiara Lubich e il primo gruppo accanto a lei “una polla evangelica sgorgata nella Chiesa”, ed inizia un sodalizio che lo conduce a dare un fondamentale contributo allo sviluppo del Movimento come stretto collaboratore della fondatrice.
Villa Eletto 2

Villa Eletto, Loppiano (Incisa Valdarno – FI)

Riguardo ai principali compiti a lui affidati, scrive lo stesso Foresi: «Perché sacerdote, sono stato incaricato di tenere i primi rapporti con la Santa Sede. Altro mio compito particolare, nel tempo, è stato quello di seguire lo sviluppo del Movimento nel mondo e di collaborare, direttamente con Chiara, alla stesura dei vari Statuti. Ho ancora potuto dar vita e seguire opere concrete, quali il ‘Centro Mariapoli’ per la formazione dei membri a Rocca di Papa, la cittadella di testimonianza a Loppiano, la casa editrice Città Nuova a Roma e altre opere che si vennero poi moltiplicando nel mondo». Ma c’è ancora un aspetto particolare della sua vita accanto a Chiara, che forse rappresenta meglio degli altri il suo particolare apporto allo sviluppo del Movimento. Scrive: «È nella logica delle cose che ogni nuova corrente di spiritualità, ogni grande carisma, abbia dei risvolti culturali a tutti i livelli. Se si guarda la storia si constata come ciò si è sempre avverato, con influssi nell’architettura, nell’arte, nelle strutture ecclesiali e sociali, nei vari settori del pensiero umano e, specialmente, nella teologia». Infatti, egli è intervenuto innumerevoli volte con la parola e con lo scritto a presentare la teologia del carisma di Chiara nella sua dimensione sociale, spirituale, sottolineandone con autorevolezza la novità, sia in ordine alla vita che al pensiero. Dalle sue pagine scaturisce “un acume di analisi, un’ampiezza di vedute e un ottimismo nel futuro, resi possibili dalla sapienza che proviene da una forte e originale esperienza carismatica, oltre che da quegli abissi di luce e di amore, di umiltà e fedeltà, che solo Dio può scavare nella vita di una persona”. (dalla Prefazione di “Colloqui”, domande e risposte sulla spiritualità dell’unità). Il Movimento dei Focolari in tutto il mondo lo ricorda con immensa gratitudine. Comunicato stampa Scheda bibliografica Don Foresi ha raggiunto Chiara (Città Nuova online) Luce che si incarna. Commento ai 12 punti della spiritualità dell’unità, Pasquale Foresi, Città Nuova 2014 L’unità si fa storia. Pasquale Foresi e il Movimento dei Focolari, Armando Droghetti ed., Città Nuova 2015 (altro…)

Gettare nel Padre ogni preoccupazione

Gettare nel Padre ogni preoccupazione

20150613-a«(…) La nostra spiritualità poggia su un punto da cui è tutta scaturita: la fede nell’amore di Dio, l’essere coscienti che non siamo soli, non siamo orfani perché c’è un Padre sopra di noi che ci ama. Una delle applicazioni di questa fede si ha quando qualche pensiero ci preoccupa, ci mette in agitazione. Sono, alle volte, paure del futuro, preoccupazioni per la salute, allarmi per supposti pericoli, trepidazioni per i propri parenti, apprensione per un certo lavoro, incertezze sul come comportarsi, spaventi per notizie negative, timori di vario genere… Ebbene, in questi momenti di sospensione Dio vuole che noi crediamo al suo amore e ci domanda un atto di fiducia: se siamo veramente cristiani, vuole che approfittiamo di queste circostanze penose per dimostrargli che crediamo al suo amore. E ciò significa: aver fede che lui ci è Padre e pensa a noi. Gettare in lui ogni nostra preoccupazione. Caricarla su di lui. Dice la Scrittura: “E ogni vostra ansietà gettate su di lui perché egli ha cura di voi” (1 Pt 5, 7). (…) Il fatto è che Dio è Padre e vuole la felicità dei suoi figli. Per questo si fa carico lui di tutti i loro pesi. Inoltre, Dio è Amore e vuole che i suoi figli siano amore. Ora tutte queste preoccupazioni, ansietà, paure, bloccano la nostra anima, la fanno chiudere su se stessa e impediscono che si apra a Dio col fare la sua volontà e al prossimo col farci uno con lui per amarlo come si deve. I primi tempi del Movimento, quando la pedagogia dello Spirito Santo cominciava a farci muovere i primi passi nella via dell’amore, il “gettare ogni preoccupazione nel Padre” era affare di tutti i giorni. Si usciva, infatti, da un modo di vivere puramente umano, benché fossimo cristiani, per entrare in un modo di vivere soprannaturale, divino. Si incominciava, cioè, ad amare. E le preoccupazioni sono inciampi all’amore. Lo Spirito Santo, dunque, doveva insegnarci il modo di eliminarle. E l’ha fatto. Ricordo che si diceva che come non si può tenere su una mano una brace, ma la si scuote subito, perché altrimenti brucia, così, con la stessa sollecitudine, dovevamo gettare nel Padre ogni preoccupazione. E non ricordo preoccupazione messa nel cuore del Padre della quale egli non si sia preso cura. (…). Gettiamo ogni preoccupazione in lui. Saremo liberi di amare. Correremo meglio nella via dell’amore che – come si sa – porta alla santità». C.Lubich, Cercando le cose di lassù, Roma 1992, p. 26-29. Fonte Centro Chiara Lubich (altro…)

In cammino verso Compostela

In cammino verso Compostela

20150612-01«Il sole batte forte, ma dobbiamo arrivare al prossimo villaggio. Oggi abbiamo fatto un pezzo della tappa con Grey del Sud Africa, giovane presentatore alla TV. Siamo sorpresi di incontrare gente di tutto il mondo sul sentiero verso Compostela: da Corea, Giappone, Cina, Stati Uniti, Brasile, Canada e, naturalmente, da tutta l’Europa. 30 anni fa passavano da Roncisvalle soltanto 100 persone all’anno. Oggi sono 65.000. Il cammino sembra rispondere ad una esigenza dell’uomo di oggi. Le ragioni per intraprenderlo sono tante ed è interessante condividerle. Peter, tedesco, 35 anni, gestore di un albergo nei dintorni di Monaco si siede al nostro tavolo. Per due anni non è mai andato in ferie, e poi la ragazza l’ha lasciato. Vuole riflettere sulla sua vita. Paul e Celine del Canada fanno il cammino per ringraziare per la loro vita. Tracy dell’Australia segue un sogno: vorrebbe avere una grande storia da raccontare ai figli e ai nipoti. Antonella confida di non saper piangere, vorrebbe conoscersi di più e trovare la sua libertà. Abbiamo intrapreso “El Camino” 19 giorni fa. Bernard e Jean-Paul del Belgio e Ivo, dal Brasile che si era spaventato all’idea di dover fare 740 km. Sembrava troppo. Strada facendo si rende conto che le gambe e i piedi vanno bene, e giorno dopo giorno prende più coraggio. Jean-Paul, medico e sposato, da un mese in pensione, si ferma spesso e ci spiega le piante lungo il sentiero. Ci fa sentire i profumi della natura ricca di varietà. Rimaniamo stupiti dalla bellezza dei fiori, delle chiese, come a Burgos e a Leon, ma anche nei piccoli villaggi. Spesso ci giriamo per guardare il panorama a 360 gradi. La mattina facciamo un patto tra di noi, per aiutarci nei momenti difficili. Il cammino ci fa toccare, infatti, i nostri limiti: dolori, stanchezza, sete, fame … e può farci dimenticare facilmente il prossimo. Ivo porta tanta vitalità nel nostro piccolo gruppo e altri sono contenti di fare un po’ di chilometri con noi. Vengono fuori domande, gioie e anche difficoltà. Una sera un sacerdote ci racconta il significato di Compostela: campo di stella. Anche noi dobbiamo seguire la nostra stella ed essere stella (luce) l’uno per l’altro. Ogni giorno tocchiamo tanti cuori, ma anche gli altri ci toccano. 20150612-03Cerchiamo di aprire la porta a Dio, perché abbiamo l’impressione che Lui sia presente tra di noi, attraverso l’amore evangelico. Dividiamo la cena con altri e preghiamo insieme. Nicole dell’Australia è felice di trovare persone che vogliano recitare la preghiera del Rosario con lei. Risponde in latino, Jean-Paul in francese e noi in italiano. Dopo Nicole si mette a cantare in tagalo (lingua Filippina) e Ivo in portoghese. Lei racconta la sua storia: sta per entrare in una comunità religiosa. Un’altra volta Doriano, carabiniere in pensione, ci segue a 10 metri. Ci dice che ha pregato insieme a noi. È un’esperienza nuova nella sua vita. Alcune suore di clausura pregano per noi e per tutti i pellegrini, è la loro vocazione. Tanti ci chiedono come mai parliamo italiano. Raccontiamo la nostra storia, la storia di Chiara Lubich e del Movimento dei Focolari. Parliamo ad altri del Vangelo, di vocazione, del cammino della vita. “El camino” è un’esperienza diversa per ciascuno. Siamo curiosi di sapere che cosa succederà quando arriveremo ai piedi di San Giacomo a Compostela. Sarà una sorpresa, come sarà anche quando ci troveremo alla fine del cammino della vita. Sarà una gioia averlo percorso, aver incrociato tante persone che portiamo ormai nel nostro cuore. Ci salutiamo con il ‘buen camino’. Chissà quando ci ritroveremo». Bernard, Jean-Paul, Ivo (altro…)

Istituto Universitario Sophia (Loppiano): Summer School “Mappe di futuro”

Istituto Universitario Sophia (Loppiano): Summer School “Mappe di futuro”

Come scorgere i segni del domani nascosti nell’oggi? Si può vivere solo nel presente, eppure il presente è e deve rimanere il luogo in cui costruire il futuro. E’ un’esigenza che ha trovato nei secoli la conferma di uomini e donne di ogni cultura, le cui voci si sono levate a dichiarare la fatica insostenibile del presente nel momento in cui non si è più in grado di guardare oltre. La Summer School, internazionale e interdisciplinare, vuole essere un luogo in cui “pensare il futuro”, le sue condizioni di attuazione, la nostra responsabilità. Alla luce di una cultura che fiorisce intorno al valore della persona e delle sue relazioni, proporrà alcune piste di ricerca per dare senso e contenuti a quel futuro di cui tanta parte della cultura moderna appare priva, a partire da alcune domande centrali poste dalle discipline economiche, politiche e dalle altre scienze sociali, fino a comprendere i passi che ci attendono. Per maggiori informazioni: Summer School 2015 “Mappe di futuro”

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Stop al gioco d’azzardo

Stop al gioco d’azzardo

20150611-03Mille firme raccolte in pochi giorni all’insegna de “l’unione fa la forza” e la raccolta continua. Ma di cosa si tratta? Ad Aprile 2015 il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) promuove un progetto, per ragazzi e giovani italiani residenti in aree disagiate, dal titolo “Vincere da grandi”. Una notizia data in grande stile che impressiona molti. Il progetto è finanziato da Lottomatica, il principale operatore italiano per le lotterie e le scommesse, che grazie al gioco d’azzardo legalizzato, gestisce un giro d’affari di milioni di euro, ma con costi sociali altissimi: il gioco d’azzardo infatti crea piaghe di dipendenza e di disperazione, alimenta l’usura, rinforza l’economia illegale, colpendo soprattutto le persone delle periferie, quelle stesse persone che saranno aiutate dal progetto “Vincere da grandi”. La situazione è paradossale, dolorosa, crea una ferita nel tessuto sociale che va sanata. Il Movimento dei Focolari in Italia se n’è accorto, così come tante altre associazioni che nel Paese lottano per la legalità, la trasparenza, la giustizia sociale. È un passaparola di e-mail, telefonate, confronti: la fraternità universale si costruisce anche così, mettendosi insieme per chiedere al CONI di annullare la collaborazione con Lottomatica. I Focolari in Italia, attraverso il Movimento Umanità Nuova, lanciano dunque una petizione online per chiedere al governo e al parlamento italiani di intervenire affinché si affermi nel Paese un’autentica cultura dello sport, e un concreto impegno per la crescita dei giovani: una scommessa tutta da giocare, coscienti della sproporzione delle forze (come Davide contro Golia), ma convinti che sia importante dare un segnale in contro tendenza. Se sei interessato all’iniziativa Stop Progetto Coni Lottomatica “Vincere da Grandi”, vai al sito di Umanità Nuova (altro…)

Famiglie: Il contagio della solidarietà

Famiglie: Il contagio della solidarietà

Locandinarosao15mila“Lo scorso anno una bimba a me molto cara di quasi due anni ha rischiato la vita. Ho pensato che perché era nata qui ha avuto prontamente tutte le cure mediche e chirurgiche, ma se fosse nata in un Paese con meno risorse, come sarebbe andata? E quale merito ha lei per questa fortuna? Forse che gli altri bambini non hanno gli stessi diritti?”. Così Gabriella si è messa in gioco, organizzando una iniziativa di raccolta fondi e sensibilizzazione per l’infanzia svantaggiata, chiedendo al Sindaco lo spazio nella piazza principale del suo paese, Marcignago di Pavia, interessando la Parrocchia, la Diocesi e la stampa locale. “Quali risultati avrò, non lo so – afferma –; so perché e per chi sto facendo questo e mi basta per aspettarmi il massimo!”. Questa è una delle tante testimonianze di sostenitori che si sono impegnati per la campagna #obiettivo15mila di AFNonlus, lanciata il 24 maggio a Roma, presso la Città dell’Altra Economia. Scopo – spiega Andrea Turatti, presidente dell’Associazione – “dare visibilità a quanto già facciamo attraverso i programmi che garantiscono cibo, cure mediche e istruzione a 13 mila bambini inseriti in un centinaio di progetti attivi in 50 Paesi, e incrementare il nostro impegno, contagiando tanti con il virus della solidarietà”. Si sono moltiplicate le iniziative solidali in tante città italiane e in alcuni progetti sociali attivi nel mondo che, attraverso collegamenti, hanno presentato le loro attività: centri dotati di ambulatori, asili-nido, scuole per l’infanzia e dopo-scuola attraverso cui si fornisce ai bambini e ragazzi un’adeguata alimentazione, lezioni scolastiche, corsi di sostegno e avviamento professionale, visite e cure mediche. Tali programmi si inseriscono in interventi più ampi, in collaborazione con partnership nazionali e internazionali, a favore di famiglie e comunità intere, per il raggiungimento dell’autonomia e del benessere globale dei bambini. “Anche noi desideriamo contribuire alla solidarietà”, dice Youn Vera che grazie al sostegno a distanza frequenta la seconda media al Collegio Gue Pascal di Man, in Costa d’Avorio. “Per aiutare 4 compagni di classe ammalati e bisognosi di cure abbiamo avuto l´idea di tenere un orto e coltivare insalata e spinaci”. “Il sostegno a distanza è un’azione che fa bene in prima persona a noi, non solo a chi la riceve, perché fa crescere, mette in contatto con gente e culture diverse, aiuta a riscoprire il valore della sobrietà e crea la comunità, ha detto Vincenzo Curatola, presidente del ForumSad che riunisce un centinaio di associazioni sul territorio nazionale. Ne sono un esempio Guido e Azzurra che insieme ad altri ragazzi di quartieri romani, raccontano come hanno fondato un’associazione da quasi due anni, con cui svolgono varie attività in favore degli altri. “La più bella esperienza l’abbiamo vissuta nelle Filippine, per rispondere con AFNonlus all’emergenza dopo il tifone Hayan. Ospitati dai Focolari, nella casa degli ospiti nella cittadella di Tagaytay, abbiamo lavorato per ricostruire i tetti di varie famiglie nei Barangays. Abbiamo toccato con mano una realtà che siamo abituati a vedere solo in TV e che sembrano lontane. Viverle nella quotidianità, ha cambiato il nostro modo di pensare. In più ci siamo voluti impegnare a lungo termine nel sostegno a distanza di una bambina sulla sedia a rotelle: Princess, col suo sorriso sembra un piccolo sole”. Giusy, che abita vicino a Pisa, ha raccontato come un piccolo gruppo di Famiglie Nuove dei Focolari, ha coinvolto pian piano tutto il paese, l’amministrazione comunale e circa 300 famiglie. «L’iniziativa è nata insieme ad un mio collega, venti anni fa – racconta invece Massimo Grossi, di RCS Corriere della Sera – e ha coinvolto più di 250 giornalisti e poligrafici. Con tante piccole quote, abbiamo raggiunto 50 sostegni a distanza di bambini in Asia e in Africa: tanti piccoli contributi uniti, è questo lo spirito e la nostra forza». Depliant (altro…)

Loppiano – Corso per religiose: “L’Eucaristia mistero di Comunione”

Loppiano – Corso per religiose: “L’Eucaristia mistero di Comunione”

InvitoCasa Emmaus“, situata nella cittadella internazionale di Loppiano – Incisa Valdarno (FI), vuole essere una “scuola di comunione” e una “scuola di vita” per tutte le consacrate del mondo.

Il corso vuole offrire alcuni strumenti per approfondire la spiritualità di comunione propostaci dalla Chiesa per il Terzo Millennio, alla luce dell’unità e della vita del Vangelo.
Sarà utile portare le proprie Costituzioni, in modo da potersi confrontare con il proprio carisma e condividere con le presenti i tesori insiti in esso, in un clima spirituale di reciprocità.
Vedi: Depliant

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Incontro a Bruxelles – “Living together and disagreeing well” (Vivere insieme e accettare le diversità)

Di fronte alle enormi sfide che anche la società europea si trova a fronteggiare – e quest’anno in particolare dopo gli attacchi a Parigi e Copenaghen – si avverte una sfiducia crescente all’interno e tra le comunità. Già dall’inizio degli anni ’90, su iniziativa dell’allora presidente della Commissione Europea, Jacques Delors, il dialogo con le Chiese e le organizzazioni non confessionali, offre l’occasione di uno scambio di vedute sulle politiche europee tra istituzioni e attori della società civile. Come vivere insieme e costruire una società in cui ogni persona e ogni comunità possa sentirsi a casa e al sicuro? Come trovare modi per ospitare le differenze quando sostanzialmente non si è d’accordo? Sono alcune delle domande aperte al confronto con i leader religiosi. Tra gli invitati, anche la presidente del Movimento dei Focolari Maria Voce che, nel rispondere all’invito, sottolinea come l’impegno prioritario dei Focolari sia «costruire ponti attraverso un rispettoso dialogo ai più vari livelli, per contribuire alla convivenza di pace e di fraternità tra persone di diverse fedi e delle più varie provenienze etniche e sociali». (altro…)

Il Papa a Sarajevo: Seminate la pace

Il Papa a Sarajevo: Seminate la pace

20150608-b “A Sarajevo si respira l’aria della pace”, aveva esclamato il cardinal Puljic alla vigilia dell’arrivo del Papa. La città lo ha atteso con tanta gioia, preparandosi da qualche mese. Le voci che mettevano in guardia la sicurezza sono state smentite da un’azione concertata nella preparazione, dove Chiesa e Stato hanno lavorato in armonia. Questo lavoro e la disponibilità da parte dei cittadini, nella prontezza a rispettare le regole, hanno fatto sì che tutto andasse bene”. Sarajevo, la città che Giovanni Paolo II ha definito la Gerusalemme europea, ha aspettato il Papa in festa. La pace sia con voi era il motto della visita del Papa in Bosnia ed Erzegovina, “una terra provata dai conflitti di cui l’ultimo ancora molto presente nella memoria dei suoi abitanti: bosniaci, serbi e croati”, scrive Gina Perkov giornalista di Novi Svijet (Croazia). “La guerra ha lasciato, infatti, conseguenze tragiche: morti, distruzioni ed esilio di tante persone. La presenza dei cattolici (prevalentemente croati) è dimezzata”. Gli abitanti erano grati che stavolta gli occhi di tutto il mondo fossero fissati su di loro per una felice occasione e con la speranza che questo fatto aiuti a risolvere i diversi problemi politici “di cui ha colpa anche qualche paese dell’UE che ha permesso e aiutato la pulizia etnica”, come testimonia nel suo recente libro mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka (attuale Repubblica Serba). Allo stadio olimpico di Kosevo, durante la celebrazione eucaristica in presenza di 70 mila persone (di cui 23 mila dalla Croazia), il Papa ha rivolto un forte messaggio di pace. “La pace è il sogno di Dio, è il progetto di Dio per l’umanità … Oggi, si leva ancora una volta da questa città il grido del popolo di Dio e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà: mai più la guerra! … Fare la pace è un lavoro artigianale: richiede passione, pazienza, esperienza, tenacia. Beati sono coloro che seminano pace con le loro azioni quotidiane, con atteggiamenti e gesti di servizio, di fraternità, di dialogo, di misericordia… La pace è opera della giustizia … giustizia praticata, vissuta … La vera giustizia è fare a quella persona, a quel popolo, ciò che vorrei fosse fatto a me, al mio popolo … La pace è dono di Dio perché è frutto della sua riconciliazione con noi… Oggi domandiamo insieme al Signore un cuore semplice, la grazia della pazienza, la grazia di lottare e lavorare per la giustizia, di essere misericordiosi, di operare per la pace, di seminare la pace e non guerra e discordia. Questo è il cammino che rende felici, che rende beati”, ha concluso. Momenti indimenticabili con un uomo, il Papa, che ha parlato non solo con le parole (sintetiche e chiare), ma anche con i gesti. Un passo nuovo verso la pace è stato fatto. “Oggi non c’è litigio, nessun problema, così dovrebbe essere ogni giorno”, ha commentato un passante. Nel pomeriggio, Francesco si è incontrato con sacerdoti, religiosi, religiose e persone consacrate in cattedrale, con i rappresentanti delle diverse confessioni e religioni; e alla fine con i giovani. La comunità del Movimento dei Focolari si è fatta viva con dei doni ed è stata presente nei diversi momenti di incontro. 20150608-aL’Ideale dell’unità è arrivato in Bosnia ed Erzegovina nel 1975 attraverso alcuni giovani presenti alla Mariapoli di Zagabria (Croazia). Nel ’92 lo scoppio della guerra: innumerevoli perdite, distruzioni, morti, profughi. Moltissime persone in fuga nei diversi paesi dell’Europa. Si cerca di sostenere in tutti i modi quelle rimaste sul posto. Poiché le strade sono chiuse, si arriva con qualche lettera o pacchi di alimenti. Attraverso l’amore concreto di chi vive la spiritualità dell’unità, molti musulmani e cristiani incontrano questo Ideale. Finita la guerra, tornando in Bosnia, essi stessi diventano portatori e testimoni di questo nuovo spirito. “All’inizio del ’96, appena possibile, benché ci sia ancora la guerra, si va da loro – raccontano i testimoni di quel periodo –. Ci si trova di fronte a macerie, case distrutte, carri armati, controlli continui della polizia e ogni tanto l’esplosione di una granata … La città di Sarajevo era senza alberi, perché tutti bruciati o dalle granate o dalle persone stesse che nei freddi inverni avevano cercato di riscaldarsi in qualche modo”. La scintilla dell’Ideale dell’unità ricevuta da alcune persone tanti anni prima e custodita nel cuore, si è pienamente accesa in loro proprio durante guerra. Questa gente segnata dalla sofferenza, bisognosa di tante cose, è capace di intuire l’essenziale, assetata del vero. Sono cattolici, ma anche musulmani, ortodossi, tutti grati per la scoperta dell’amore di Dio che ha trasformato la loro vita. La situazione attuale in Bosnia non è risolta. I cattolici emigrano, soprattutto i giovani, e si teme un altro conflitto. La comunità dei Focolari attinge la forza nell’unità, piccolo segno concreto di quell’unità desiderata da Giovanni Paolo II nel 1997, in occasione della sua visita a Sarajevo, quando ha augurato che Sarajevo diventi, dopo la tragedia della guerra, il modello di convivenza per il 3° millennio. (altro…)

Bambini nei guai

Bambini nei guai

Bambini nei guaiStorie di Bambini “senza ali”. Uno sguardo sulle inconcepibili difficoltà che si possono trovare a vivere i bambini. Storie di vita difficili, estreme. Storie di bambini che nell’età della spensieratezza hanno conosciuto malattia, disabilità, emarginazione, dolore, solitudine, abbandono. Quelle dei bambini Rom, dei bambini “senza ali” che vivono in carcere, delle piccole vittime di conflitti familiari o di abusi psicologici e sessuali, dei malati oncologici e dei bambini affetti dalla sindrome di Down. Il volume intende aprire uno squarcio su queste realtà “invisibili” mettendo in luce le difficoltà a volte inconcepibili in cui i bambini possono venire a trovarsi, ma anche le buone prassi attuate nel mondo della scuola, in quello della cura pediatrica e del sociale. «Di bambini ne ho conosciuti tanti, e tanti di loro in situazioni di disagio e di difficoltà» – scrive la curatrice del volume, Patrizia Bertoncello, una “maestra di periferia”, come ama definirsi. «Il nostro mondo occidentale pare molto attento alla cura dei bambini – continua – ma in realtà essi sono minori non solo per età, ma anche nella considerazione effettiva dell’opinione pubblica e nelle scelte politiche e di tutela messe o meno in campo in loro favore, nelle nostre società». «Scrivere di bambini a partire dalle loro storie corrisponde a una scelta metodologica di fondo», spiega. «Abbiamo voluto dare espressione alle voci e alle storie di alcuni bambini troppo spesso non ascoltati, dare volti e nomi a situazioni tenute al margine». Nel volume si affrontano però solo alcune delle innumerevoli situazioni di difficoltà dei bambini. Perché proprio queste e non altre storie? «Chi ha scritto – un medico oncologo, un pediatra, un dottore in scienze sociali e un’insegnante – l’ha fatto col desiderio di aprire uno spazio di dialogo sul mondo attuale dell’infanzia in Italia in alcune sue particolari problematiche, con la convinzione che esso andrà ulteriormente esplorato e arricchito da nuovi contributi. Queste storie però contengono germi di speranza, sono state in vario modo luogo di “incontro” in cui sono stati iniettati gli “antidoti” del bene, quel bene che non fa rumore, ma che può operare trasformazioni esistenziali. Un testo che mantiene linguaggi specifici e pluralità di approcci molto di­versi tra loro, «ma mettendoci tutti dalla parte dei bambini, così come facciamo ogni giorno non solo per mestiere, ma per una sincera passione per l’uomo». Sono intuizioni, riflessioni e idee maturate in una prassi quotidiana di rapporto da punti di vista poco esplorati, nella ricerca disinteressata di arrivare a uno sguardo più comprensivo e accogliente sulle nuove generazioni, a una presenza adulta più efficace accanto a loro, nel cammino di crescita.

Giordani: Con l’Eucaristia si vola!

Giordani: Con l’Eucaristia si vola!

Igino Giordani con i giovani«Le conversazioni di Chiara Lubich sull’Eucaristia sono state per me come una rivelazione. Mi hanno fatto conoscere in una maniera più vasta, più precisa, più profonda l’effetto che l’Eucaristia ha sulla società, oltre che sull’individuo. Ho visto che il progresso della coscienza cristiana, sia nell’individuo che nella società, dipende dal progresso della coscienza dell’Eucaristia nei cristiani. In altri termini: se noi sappiamo che cos’è l’Eucaristia e la viviamo come essa è, allora tiriamo fuori dal cristianesimo il più profondo valore sia per la nostra anima che per la società. L’Eucaristia, infatti, fa l’unione dell’uomo con Dio; essa rappresenta il mistero dell’amore di Cristo verso l’umanità. È la comunione con Cristo e con i fratelli, è l’unità con entrambi. Se si vuole un progresso delle aspirazioni comunitarie, unitarie della società d’oggi, che sono le aspirazioni più belle contro i particolarismi, i razzismi, le tirannidi, ecc., bisogna realizzare un progresso di questa coscienza eucaristica, bisogna vivere con profondità questa realtà. Si può dire che la relazione con Dio e con l’uomo stesso è un mistero eucaristico, quello in cui Dio si fa uomo perché l’uomo si faccia Dio. Niente di meno. Chiara, con le sue spiegazioni, ci vuole inserire coscientemente non solo nel pensiero di Cristo, ma nella persona di Cristo, nella sua umanità e nella sua divinità. Ci vuole mettere a convivere, mediante la comunione sacramentale, con la divinità e con l’umanità di Gesù, tutte e due. È una rivoluzione che deifica l’uomo e lo mette contro e sopra il processo di degra­dazione in corso nella società. Dall’Eucaristia comincia la rivolta contro la morte. Chiara così impone un carattere di eroismo, di santità, alla nostra vita. Non serve ad essi la mediocrità per stare nella convivenza umana; viene a mente la domanda dell’angelo alle anime che entravano nel purgatorio dantesco:“0 gente umana per volar su nata,- perché a poco vento così cadi?”. Cioè, o uomo, perché tu, che sei nato per volare a Dio, ti lasci cadere nel peccato così facilmente e perdi questo volo? La santità è eroismo, ma un eroismo facilitato immensamente dal nutrimento quotidiano del pane eucaristico. Esso comporta una devozione quotidiana, assidua, di giorno in giorno più alta, sopra la mediocrità di cui vive tanta parte dell’umanità oggi. Una mediocrità fatta di menzogne, di lussuria, di furti, di violenza che non è un vivere, ma un organizzare stoltamente la nostra agonia. Con l’Eucaristia si vola!». Igino Giordani, Con l’Eucaristia si vola, «GEN» novembre 2004, pp.10-11 www.iginogiordani.info (altro…)

Loppiano (Firenze): L’Italia dell’economia civile

L’Italia dell’Economia civile è il titolo del primo convegno nazionale promosso dalla Scuola di Economia Civile (SEC), che ha sede al Polo imprenditoriale Lionello Bonfanti (Burchio – Figline e Incisa Valdarno –FI). Obiettivo del convegno che si terrà dall’11 al 13 giugno prossimi è la misurazione del valore, o meglio, dei valori civili dell’impresa, intesa come attore di prim’ordine nella costruzione del bene comune, luogo di relazioni autentiche che generano benessere sociale, spazio che pone al centro la persona con i suoi talenti, le potenzialità al servizio della comunità, del Paese. Il 13 giugno sarà presente il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, che interverrà sul ruolo dell’impresa nella costruzione di un welfare a misura della persona e della società civile. Tra i relatori ci saranno gli economisti Stefano Zamagni (Università di Bologna), Luigino Bruni (LUMSA), Enrico Giovannini e Leonardo Becchetti (Università di Roma Tor Vergata), Pier Luigi Sacco (UIAV Venezia), Elena Granata, docente in Tecnica e pianificazione urbanistica ( Politecnico Milano), Helen Alford, preside della facoltà di Scienze sociali (Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum di Roma), Aldo Bonomi (fondatore del Consorzio AAster, Consorzio Agenti di Sviluppo del Territorio) e i dirigenti Cesare Vitali (Banca Etica), Claudia Benedetti (Federcasse) e Luca Raffaele (Grandi imprese e PMI). “Come riconoscere e misurare tali valori? – si domanda Silvia Vacca, imprenditrice e presidente SEC. – Oggi l’economia ma anche la nostra quotidianità, sono regolati dal PIL e dagli indicatori del bilancio. Indicatori parziali che raccontano solo una parte molto limitata dell’azione dell’impresa sul territorio che di fatto si traduce anche in posti di lavoro, ricaduta produttiva, indotto, sostenibilità ambientale, ecc. . Tutto questo come lo misuriamo? In questo convegno vogliamo approfondire il grande tema della responsabilità d’impresa e inquadrare quegli indicatori che stabiliscono in quale misura un’impresa può dirsi “civile”, in quanto produttrice di valori quali bene comune, civiltà, rispetto dell’ambiente, della persona, qualità della vita”. Il convegno, che d’ora in avanti avrà cadenza annuale, giunge a due anni dall’inizio dei corsi, durante i quali la Scuola di Economia civile ha formato oltre un centinaio tra dirigenti d’impresa, di banche, di organizzazioni, docenti, liberi professionisti, dipendenti, studenti universitari, alla prassi e alla promozione di una cultura d’impresa e di mercato civile e civilizzante, che pone al centro dell’agire economico la persona, i suoi bisogni, le sue aspirazioni e contribuisce alla sua “fioritura” e al suo sviluppo umano integrale. Il convegno è aperto a tutti gli interessati.  Programma Per informazioni e prenotazioni: Tel. 055/8330400 – segreteria@scuoladieconomiacivile.it – www.scuoladieconomiacivile.it Ufficio stampa: Stefania Tanesini – Mob.: +39 3385658244 www.scuoladieconomiacivile.it http://www.pololionellobonfanti.it

Italia: Dedicata a Chiara Lubich una rotonda

Italia: Dedicata a Chiara Lubich una rotonda

324x180-rimini-rotonda-chiara-lubich-1Con una cerimonia tenutasi sabato 30 maggio, è stata intitolata a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari e cittadina onoraria di Rimini, la rotatoria posta tra via Savonarola, viale Giacomo Matteotti e via dei Mille, prospiciente il complesso universitario “Navigare Necesse”. “Atto d’attenzione a una figura importante legata alla nostra città – ha detto l’assessore ai Servizi Generali del Comune di Rimini Irina Imola che ha aperto la cerimonia -. Ringrazio per questo tutte le autorità presenti e i tanti che dall’opera di Chiara Lubich hanno tratto insegnamento e conforto.” Nel 1997 la Municipalità di Rimini volle conferire a Chiara Lubich la Cittadinanza onoraria “per la sua opera di costruzione – si legge tra le motivazioni espresse dal Consiglio Comunale della città – di una civiltà dell’amore, della tolleranza e della solidarietà tra i popoli.” Fonte: Altarimini online (altro…)