Movimento dei Focolari
Economia di Comunione in Africa: una impresa non basta

Economia di Comunione in Africa: una impresa non basta

EdC_05Per guardare al futuro, l’ultima mattinata ha visto il Congresso rivolgere lo sguardo particolarissimo alle nuove generazioni. Dalle prime battute, Anouk Grevin – Docente di Management presso l’Università di Nantes e membro della Commissione internazionale EdC – coinvolge i presenti: “Quando nasce un bambino, tutta la comunità ne prende cura, il figlio che nasce è di tutti”, scoppia un applauso perché questa affermazione rappresenta uno dei valori più cari ai popoli africani (“per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” ndr). Poi spiega: “Con i giovani  che hanno frequentato la International EoC School, abbiamo vissuto dei sogni meravigliosi”. Con tanto entusiasmo Anouk fa il giro della sala; le pareti sono tappezzate dai progetti dei giovani, i loro sogni, e Anouk li legge. Con una creatività singolare e con una passione difficilmente descrivibile, questi giovani presentano i loro progetti: alcuni sono già in via di realizzazione, altri sono ancora soltanto “sogni”, ma per loro non importa! Alla sua domanda: “Vogliamo lasciarli soli?”. La risposta dalla sala è immediata, altrettanto appassionata e coinvolgente: alcuni imprenditori si succedono al microfono per esprimere il desiderio e l’impegno nel farsi primi sostenitori di questi sogni. John Mundell lancia un appello ai suoi amici:aprire le proprie aziende per introdurre le nuove generazioni al mondo di lavoro: “L’esperienza nelle imprese EdC fa sperimentare la ricchezza dei rapporti veri oltre la professionalità!EdC_02Le vicende di vita vissuta di imprenditori -soprattutto giovani- da varie parti del mondo fanno intravedere un futuro migliore: dall’Italia, all’Argentina, al Paraguay, fino alla presentazione di una tesi sull’EdC di una giovane brasiliana che sta per concludere gli studi all’Istituto Sophia. Se oggi, lo sguardo è rivolto al futuro-presente, è anche un momento importante di impegni forti e vincolanti: “Dobbiamo prometterci di non tornare mai più indietro – è l’augurio di Luigino Bruni – In questi giorni abbiamo vissuto dei miracoli, le nostre storie di vita vanno annunciate a tutti. L’Edc non è un bene di consumo, ci sono tante persone nel mondo che aspettano. Dobbiamo continuare ad essere dei “produttori” di comunione e non solo dei suoi consumatori”. Il documento finale è un richiamo forte. La promessa di spendere la propria vita per una economia di comunione.  A questo punto gli imprenditori vogliono lasciare un segno del loro impegno personale che si materializza in un “patto”, che, liberamente, chi se la sente sigilla con una firma.

EoC_10A “chiudere” il Congresso è Genéviève Sanzé: “Si dice che le cose belle finiscono, ma penso che dobbiamo cambiare questa frase. Abbiamo vissuto un Congresso così fraterno, così gioioso, non può finire, ora incomincia veramente la nostra corsa, è il momento di uscire, ed andare verso il mondo”.

Una impresa non basta, in analogia con“una città non basta”, uno degli scritti più noti di Chiara Lubich, nutre la riflessione finale di questi cinque ricchissimi giorni, e accende la passione per vivere un grande sogno, vedere il mondo “invaso” delle imprese EdC. “Con un Dio che ti visita ogni mattina, se lo si desideri, una città è troppo poco … punta più lontano: al tuo paese, al mondo. Che ogni tuo respiro sia per questo; per questo ogni tua azione…”. Fonte: edc-online.org (altro…)

[:de]Was mir am Herzen liegt[:]

[:de]Was mir am Herzen liegt[:]

[:de]1347_131Immer wieder wird auf das erste große Apostolische Schreiben, „Evangelii gaudium – Die Freude des Evangeliums” von Papst Franziskus hingewiesen. Denn hier hat er seine Grundanliegen, seine Herzensanliegen dargelegt. Es ist eine programmatische Schrift, sie nimmt kein Blatt vor den Mund, sie ist mutig, sie ist unbequem. Und sie gibt mehr und besser als alles, was bis jetzt zu lesen war, Einblick in das, was diesen Papst bewegt. Herausgegeben und eingeleitet wird das Buch von Matthias Kopp. Matthias Kopp, Jahrgang 1968, ist Theologe, Archäologe und Journalist. Seit 2009 ist er Pressesprecher der Deutschen Bischofskonferenz. In zahlreichen Reisen durch verschiedene Wüsten hat er Einblick in die Mystik der Wüste gewinnen können, die er auch in der Begleitung von “geistlichen Trekkinggruppen” fruchtbar macht. Bestellen[:]

Attraversando insieme la notte

Attraversando insieme la notte

20150530AttraversandoINTAttraversando insieme la notte è un racconto che ci porta nel cuore del delicato rapporto padre-figlio. Leonardo, un imprenditore del Nord, lascia improvvisamente il suo lavoro e parte per Roma. Suo figlio Andrea vi si è trasferito anni prima per iscriversi all’università, ma poi è finito in un giro di droga. Ora però ha trovato la forza di chiedergli aiuto e Leonardo decide di mettere in gioco la propria vita per stargli vicino. Inizia così la storia di un difficile incontro tra padre e figlio, che li porterà a riscoprire la forza degli affetti familiari più autentici. Contiene un saggio di Loredana Petrone. L’autore – Luca Gentile è direttore editoriale del Gruppo Città Nuova. Ha scritto il libro Siamo scuola (Città Nuova). Torna ora a contribuire con questo romanzo alla nuova serie della collana Passaparola. Loredana Petrone, psicologa, psicoterapeuta, collabora da circa vent’anni con l’Unità Operativa di Medicina Sociale della Sapienza. È Professore a contratto presso la Facoltà di Medicina e Farmacia «Sapienza» Università di Roma. È autrice e coautrice di libri svariati articoli e libri Chi ha paura del lupo cattivo?, Franco Angeli (2000); Adolescenza e disagio giovanile, Editori Riuniti (2001); Se l’orco fosse Lei?, Franco Angeli (2005); Dalle violenze virtuali alle nuove forme di bullismo, Magi Editore (2008); Pedofilia rosa. Il crollo dell’ultimo tabù, Magi Editore (2011). La collana Passaparola – Affronta attraverso racconti autobiografici temi scottanti e dolorosi della quotidianità: adolescenza, crisi di coppia, malattia, dipendenze, lutto, anoressia, trauma. Drammi, ferite e problemi attuali nei quali il lettore può ritrovarsi. Storie scritte con uno stile agile, piacevole e avvincente. Nella seconda parte del volume un esperto rilegge il racconto e fornisce chiavi di lettura utili, indicazioni pratiche, e prospettive concrete.

Volontari oggi: Tu per me sei Padre Pio!

Volontari oggi: Tu per me sei Padre Pio!

20150529-01«Frequento, quando posso, il circolo dei pensionati del mio quartiere. Ho notato che alcuni soggetti sono evitati dalle “persone perbene” perché trasandati, alcolisti, un po’ barboni, trascorrono il tempo in compagnia del bicchiere e nessuno li coinvolge nel gioco e nella conversazione. Ho cominciato, allora, ad imparare il gioco delle carte e delle bocce, per stare con loro senza pregiudizi. All’inizio ho dovuto subire frequenti rimproveri. Mi sono comunque sforzato di esprimere loro simpatia, disponibilità, anche ad accettare il loro linguaggio e il metodo sgangherato di gioco. Un giorno, Giulio, il più barbone da tutti evitato, è stato ricoverato per crisi di alcolismo, nessuno sapeva in quale ospedale. Ho fatto delle ricerche e diverse telefonate. Per via della privacy non riuscivo ad avere notizie. Alla fine ho interpellato i vigili urbani che lo hanno poi rintracciato. Mi sono preso cura di lui. Il medico mi ha informato, come fossi un familiare, delle sue condizioni. L’ho poi riportato a casa, procurandogli le medicine e pacchi di alimenti. Silvio, un altro alcolista al quale era stata ritirata la patente, rischiava di perdere il posto di lavoro. Mi sono adoperato per aiutarlo a riaverla. Ora è uscito dalla dipendenza e anzi è diventato animatore di un gruppo di alcolisti anonimi. Ulisse, era un accanito giocatore e si vantava di essere ateo e “mangiapreti”. Per due anni ho incassato le sue espressioni un po’ aggressive. Ad un certo punto si è ammalato di tumore ma, orgoglioso come era, non accettava aiuto da nessuno. Un giorno mi ha chiesto di accompagnarlo a casa. Questa sua inattesa richiesta è stata per me la risposta di avere fatto breccia nel suo animo e di avergli comunicato qualcosa della mia fede. Gianni, il più giovane di tutti, 50 anni, un gigante di statura, una vita disordinatissima. Per il suo stile di vita era giudicato l’ultimo nella classifica di buona condotta. Gli sono stato vicino fino alla fine della sua vita. I familiari erano sorpresi; anche lui alcuni giorni prima di morire mi ha stretto la sua mano da gigante esprimendomi gratitudine e stima. Guido è sordomuto, il più isolato di tutti perché il dialogo con lui è impegnativo. Siamo diventati amici ed ora è il mio compagno di briscola. Un giorno Giulio, il barbone, estrae dalla tasca una foto di Padre Pio e, davanti a tutti i presenti, mi dice: “Tu per me sei Padre Pio”. Da quel giorno in poi tutti al circolo mi hanno chiamato con questo nome e, per quanto non mi risultasse tanto simpatico, non ho potuto evitare questo strano battesimo. Abitualmente questi miei amici mi aspettano con gioia e spesso mi trovo a giocare con l’amico sordomuto contro i due alcolisti. Siamo diventati la squadra più conosciuta del circolo e anche la più rumorosa! Prima di andare al circolo faccio una visita nella chiesa vicina, cosa che non è sfuggita al gruppo, per avere da Lui la forza e la linea giusta per amare questi miei amici di periferia». (altro…)

Parola di Vita Giugno 2015

Quanto affetto nel ripetere questo nome: Marta, Marta. La casa di Betania, alle porte di Gerusalemme, è un luogo dove Gesù usa fermarsi e riposare con i suoi discepoli. Fuori, in città, deve discutere, trova opposizione e rifiuto, qui invece c’è pace e accoglienza. Marta è intraprendente e attiva. Lo dimostrerà anche alla morte del fratello, quando ingaggia con Gesù una conversazione sostenuta, nella quale lo interpella con energia. È una donna forte, che mostra una grande fede. Alla domanda: “Credi che io sono la risurrezione e la vita?”, risponde senza esitare: “Sì, Signore, io credo” (cf. Gv 11, 25-27). Anche adesso è indaffarata a preparare un’accoglienza degna del Maestro e dei suoi discepoli. È la padrona di casa (come dice il nome stesso: Marta significa “padrona”) e quindi si sente responsabile. Probabilmente sta preparando la cena per l’ospite di riguardo. Maria, la sorella, l’ha lasciata sola alle sue occupazioni. Contrariamente alle consuetudini orientali, invece di stare in cucina, se ne sta con gli uomini ad ascoltare Gesù, seduta ai suoi piedi, proprio come la perfetta discepola. Per questo l’intervento un po’ risentito di Marta: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti» (Lc 10,40). Ed ecco la risposta affettuosa e insieme ferma di Gesù:

“Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno.”

Non era contento Gesù dell’intraprendenza e del servizio generoso di Marta? Non gradiva l’accoglienza concreta e non avrebbe gustato volentieri le vivande che gli stava preparando? Poco dopo questo episodio, nelle parabole loderà amministratori, imprenditori e dipendenti che sanno mettere a frutto talenti e trafficare i beni (cf. Lc 12, 42; 19, 12-26). Ne loda perfino la scaltrezza (cf. Lc 16, 1-8). Non poteva quindi non rallegrarsi nel vedere una donna così piena di iniziativa e capace di un’accoglienza fattiva e copiosa. Quello che le rimprovera è l’affanno e la preoccupazione che mette nel lavoro. È agitata, è «presa dai molti servizi» (Lc 10,40), ha perduto la calma. Non è più lei a guidare il lavoro, è piuttosto il lavoro che ha preso il sopravvento e la tiranneggia. Non è più libera, è diventata schiava della sua occupazione. Non capita anche a noi a volte di disperderci nelle mille cose da fare? Siamo attratti e distratti da internet, dalle chat, dagli inutili sms. Anche quando sono gli impegni seri ad occuparci, essi possono farci dimenticare di rimanere attenti agli altri, di ascoltare le persone che ci sono vicine. Il pericolo è soprattutto perdere di vista perché e per chi lavoriamo. Il lavoro e le altre occupazioni diventano fine a se stessi. Oppure siamo presi dall’ansia e dall’agitazione davanti a situazioni e problemi difficili che riguardano la famiglia, l’economia, la carriera, la scuola, il futuro nostro o dei figli, al punto di dimenticare le parole di Gesù: «Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno» (Mt 6, 31-32). Meritiamo anche noi il rimprovero di Gesù:

“Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno.”

Qual è la sola cosa di cui c’è bisogno? Ascoltare e vivere le parole di Gesù. Ad esse – e a lui che parla – non si può anteporre assolutamente nulla. Il vero modo di ospitare il Signore, di fargli casa, è accogliere ciò che egli ci dice. Proprio come ha fatto Maria, che ha dimenticato tutto, si è messa ai suoi piedi e non ha perduto una sua parola. Non saremo guidati dal desiderio di metterci in mostra o di primeggiare, ma di piacere a lui, di essere al servizio del suo regno. Come Marta, anche noi siamo chiamati a fare “molte cose” per il bene degli altri. Gesù ci ha insegnato che il Padre è contento che portiamo “molto frutto” (cf. Gv 15, 8) e che addirittura faremo cose più grandi di lui (cf. Gv 14, 12). Egli attende dunque da noi dedizione, passione nel lavoro che ci è dato da compiere, inventiva, audacia, intraprendenza. Ma senza affanno e agitazione, con quella pace che viene dal sapere che stiamo compiendo la volontà di Dio. La sola cosa che importa è dunque diventare discepoli di Gesù, lasciarlo vivere in noi, essere attenti ai suoi suggerimenti, alla sua voce sottile che ci orienta momento per momento. In questo modo sarà lui a guidarci in ogni nostra azione. Nel compiere le “molte cose” non saremo distratti e dispersi perché, seguendo le parole di Gesù, saremo mossi soltanto dall’amore. In tutte le occupazioni faremo sempre una cosa sola: amare.

Fabio Ciardi

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Essere donna di successo in Indonesia

Essere donna di successo in Indonesia

MardianaMardiana. Lei si chiama semplicemente così, un nome che, come qualche volta accade in Indonesia, fa anche da cognome. Pure nei documenti. Attualmente è vice-presidente a livello nazionale di un’importante compagnia di assicurazioni multinazionale. Recentemente Heryanto, giornalista di Indopost, l’ha intercettata come una fra le donne di successo di Jakarta, e l’ha intervistata per la sua rubrica. La sua è una storia interessante, il cui punto di forza è una profonda spiritualità, vissuta con semplicità e convinzione fin da quando, ragazza, aveva incontrato i Focolari. Laureata nel 1997 in Economia all’Università di Medan (isola di Sumatra), l’anno successivo Mardiana si sposa con Mulianta, anch’egli affascinato dalla spiritualità dell’unità. Insieme vogliono fondare una famiglia su basi profondamente cristiane. Nascono due splendidi bambini. Ad un certo punto la compagnia di assicurazioni dove Mardiana lavora chiude i battenti, ma ecco una nuova opportunità: entrare in Reliance Insurance, altra  compagnia assicurativa con varie sedi nel mondo. Spesso Mardiana deve recarsi nella capitale, Jakarta (isola di Giava), per partecipare a riunioni di lavoro. È questo un gran sacrificio per lei, che tanto desidera stare coi figli. Ma Mulianta le dà fiducia e la sostiene, alternandosi nella cura dei bambini. In seguito ad una promozione a Mulianta viene proposto un incarico a Jakarta, che però rifiuta per restare accanto alla moglie e ai figli e col suo spiccato spirito d’iniziativa apre un’azienda in proprio a Medan. Trascorrono sei anni durante i quali l’agenzia dove Mardiana lavora registra un buon fatturato e un alto grado di benessere dei dipendenti. Ed è in questo momento che giunge a Mardiana la proposta di trasferirsi a Jakarta per assumere l’incarico di vice-presidente di Reliance Insurance Indonesia. Mulianta e Mardiana riflettono: si potrebbe anche rifiutare. In fondo anche qui a Medan tutto sta andando avanti bene. “Ma – si dicono – non dobbiamo guardare solo a noi stessi. Dobbiamo interrogarci quale sia la missione che Dio vuole affidare a ciascuno di noi”. Ed è proprio Mulianta ad incoraggiare Mardiana ad accettare, nonostante che egli debba lasciare l’impresa di Medan e trovare una nuova occupazione a Jakarta. Nei primi mesi Mardiana fa continui viaggi per dare le dovute consegne al nuovo responsabile e fare in modo che nel cambio di gestione il mercato di Medan non subisca flessioni. «Sono grata a Dio di avere un marito incredibile! – confida Mardiana al giornalista di Indopost – se non mi avesse dato fiducia, non avrei potuto farcela». «Insieme condividiamo tutto – racconta ancora– soprattutto l’impegno a mettere in pratica l’amore evangelico che ci porta a vedere ogni prossimo come un fratello da amare. Perciò noi non discriminiamo nessuno, di qualsiasi posizione sociale: siamo tutti uguali. Qualunque sia il colore della pelle, etnia o religione, per noi sono tutti fratelli». E racconta al giornalista un’esperienza personale. «La nostra colf, che è con noi da parecchio tempo, è musulmana. Oltre ad essere onesta e laboriosa, è intelligente. Così le abbiamo proposto – e lei ha acconsentito volentieri -, di studiare all’università. Tanti ci hanno detto: quando avrà una buona posizione, vi lascerà e vi dimenticherà. Ma per noi amare significa dare agli altri delle opportunità, occuparci del loro futuro. Lei farà sempre parte della nostra famiglia. ma non dobbiamo pensare che una colf deve rimanere per sempre tale, come pure il nostro autista, anch’essi devono avere una vita migliore». Significativo il commento del giornalista, musulmano, in uno dei due articoli pubblicati su Indopost: «Per Mardiana essere branch manager di Reliance era nei piani di Dio, anche se è un incarico molto stressante, con problemi di ogni genere. Ma lei riesce ad affrontarli serenamente perché alla base della sua vita c’è l’amore come ha imparato dalla Spiritualità del Movimento dei focolari di cui lei e il marito fanno parte. Certo, anche se se pone tutta la sua fiducia in Dio, non vuol dire che stia solo a guardare ma anzi svolge il suo lavoro con tanto impegno, cosa che fa da quando era studente al college e già lavorava». (altro…)

Vangelo Vissuto. “E se fosse una truffa?”

Vangelo Vissuto. “E se fosse una truffa?”

20150522-01«La casa che ospita la nostra comunità è nelle immediate vicinanze di Piazza S. Pietro, a Roma. Sono quasi le nove di sera. La mia superiora è da poco uscita per uno sguardo by night al colonnato del Bernini insieme ad alcuni connazionali. Squilla il cellulare. È lei: «C’è qui uno, sui 35 anni, che sulla metropolitana è stato derubato di documenti, soldi, telefonino». Scendo per vedere cosa si può fare. Luciano, così dice di chiamarsi quell’uomo, racconta di essere arrivato a Roma proprio quel pomeriggio, dopo ventisette ore di pullman. Era riuscito a racimolare 1300 euro, pensando che con quella somma si sarebbe spesato fino a che non avesse trovato lavoro in Italia. Gli domando se vuole telefonare a qualcuno e lui mi dà il numero della madre nel suo Paese d’origine. Glielo compongo e gli passo il cellulare. Si sta facendo tardi. Chiamo una suora che lavora alla Caritas della stazione Termini per sentire se conosce qualche posto dove farlo pernottare, ma senza documenti dice che non è possibile. Lui decide che avrebbe dormito all’aperto e che all’indomani sarebbe andato all’ambasciata per poi tornare al più presto in patria. Gli chiedo se vuole mangiare, bere, ma ha lo stomaco chiuso dallo stress. Dice di avere ancora i panini del viaggio. Propongo di accompagnarlo dai clochard di Piazza Pio XII, per affidarlo a loro (c’è anche qualche connazionale). Prima di raggiungerli, incontriamo B., una senzatetto che dorme nelle nicchie dei palazzi. A volte le portiamo qualcosa da mangiare. Le racconto la storia di Luciano, senza dirle, però, che con i tempi che corrono, non so se faccio bene a credergli. E se fosse una truffa? Ma è più forte la convinzione che si tratta pur sempre di un fratello da amare concretamente. La donna gli dice: «Vai al cassonetto, prendi tanti cartoni, perché la notte fa molto freddo. Dormirai qui vicino; nessuno ti farà del male». Lasciamo i bagagli e andiamo a cercare i cartoni, non certo facili da reperire: nella zona sono tanti a dormire sul cemento sotto i muri. Nel frattempo ci raggiunge la mia superiora. Con i cartoni torniamo da B. e lasciamo Luciano sotto la sua custodia. Soprattutto lo affidiamo alla Madonna e agli Angeli Custodi. Di notte non riesco a dormire. Fuori fa molto freddo e c’è tanta umidità. La mattina gli porto almeno il latte caldo e del caffè. Dice che per il freddo, la scomodità e il rumore delle auto, non ha mai dormito. Torno a casa per la Messa. Le letture parlano del digiuno, che consiste non solo nell’astenersi dal cibo ma «nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo…” (Is 58,1-9). Non riesco a leggere; non riesco a rispondere al sacerdote, un nodo mi stringe la gola, le lacrime scendono da sole… Comprendo – proprio io, che non piango mai – cosa significhi il ‘dono delle lacrime’ di cui recentemente ha parlato Papa Francesco. A fine messa dico alla superiora: «Dobbiamo occuparci di lui fino in fondo». Temendo la truffa, lei è titubante, ma poi acconsente. Luciano è ancora lì. Si era ricordato che nella tasca interna dello zaino aveva la carta d’identità. Carichiamo una delle sue borse nel carrello della spesa, l’altra la portiamo insieme a lui. Alla stazione dei pullman scopriamo che proprio oggi ce n’è uno per il suo Paese. Gli compriamo il biglietto. La cassiera ci avverte di aspettare la partenza, perché è successo che tipi come lui vanno poi alla cassa per farselo rimborsare. Dobbiamo rientrare a casa e gli paghiamo la colazione. Mancano ancora due ore alla partenza ma noi continuiamo a fidarci. Lo abbraccio forte e gli lascio il numero del cellulare, insieme a qualche soldo per il viaggio e un po’ di valuta nazionale per tornare in treno nella sua città.  Nel pomeriggio, da qualcuno che è venuto a sapere di questa storia, riceviamo in dono quanto abbiamo speso. Il giorno seguente giunge anche un grato SMS di Luciano. “Vi ringrazio per il biglietto e per tutto. Sono arrivato a casa sano e salvo». (altro…)

Polonia: dialogo cristiano-musulmano a Katowice

Repubblica Dominicana, il sogno di un’orchestra

DSC09942.JPG«Potrei andare nella Repubblica Dominicana ad insegnare musica per un paio di settimane alla scuola “Café con Leche”, avevo detto a voce alta e quasi senza pensare che il mio commento sarebbe stato preso così sul serio. E questo viaggio inaspettato si è trasformato in una delle più ricche esperienze che abbia mai vissuto – racconta Diane Gregory, già membro della band internazionale Gen Verde e adesso negli USA –. Non ho avuto quasi il tempo per prepararmi ed ero già sull’ aereo per Santo Domingo. Faceva freddo, quel mattino del 9 aprile scorso. C’era la neve mentre partivo dall’aeroporto JFK di New York verso l’isola caraibica, che mi ha accolto col suo clima tropicale e il mare turchese. Lungo il viaggio che ci portava nella zona coloniale della capitale dove sarei stata ospitata, guardavo le belle spiagge con gli alberi di cocco, i mezzi pubblici stracarichi di persone tutte pigiate, i sobborghi poveri lungo la via… La mattina seguente ero sulla “Guaguita” (un pulmino da 9 posti che portava 23 persone!), con Kathi, una giovane tedesca anche lei venuta a dare il suo contributo alla scuola. Scendiamo presso la località “El Café” che ha la sua dignità, nonostante il suo aspetto impoverito. Ci hanno subito avvertito della violenza che c’è, ma rasserenato circa la nostra sicurezza perché “sanno che siete venute per la scuola”. Ci troviamo, infatti, in un contesto dove violenza, disoccupazione, abbandono, sono pane quotidiano. Marisol,Diane,gen che aiutano.JPGLa scuola “Café con Leche”, una delle tante opere sociali del Movimento dei Focolari, ci sorprende per il suo calore, vitalità, colore. Le aule non sono come quelle cui ero abituata negli Stati Uniti, ma più creative e appena capaci di contenere i 570 studenti, da 6 a 14 anni. E pensare che solo 20 anni fa la scuola iniziò in un capannone di legno con solo 20 allievi! Ora, con l’aiuto di tanti, è sorto un edificio che accoglie i ragazzi e che dà loro educazione e un buon pasto giornaliero. Ma non solo: nella scuola c’è un atmosfera difficile da descrivere, un’armonia di rapporti che offre agli studenti un ambiente sano per studiare e crescere. dieci giorni che vi ho trascorso, sono stati più che dinamici. Insieme a Marisol Jiménez, fondatrice e preside della scuola, c’è stato un continuo fiorire di idee attuate, poi, nelle classi: lezioni di sassofono, di pianoforte; un coro, giochi ed esercizi musicali, lezioni per leggere la musica; abbiamo costruito strumenti di percussione, messo su scenette, ballato, e persino svolto lezioni di “macramè”, un arte che ho imparato da piccola e che consiste in fare dei“nodi”per creare collane o altri oggetti. Il sogno di Marisol, però, è quello di formare una banda musicale: gli strumenti musicali sono già arrivati dalla Svizzera, gli studenti hanno tanta voglia di imparare (hanno il ritmo nel sangue e tanto entusiasmo!). Per realizzare questo sogno ci vogliono i fondi per assumere gli insegnanti di musica … che speriamo arrivino! “Café con leche”, cioè caffelatte, che ricorda la bella tonalità del colore della pelle – né caffè né latte –, stragrande maggioranza della popolazione dominicana, ora per me non è soltanto quel luogo speciale di cui ho tanto sentito parlare o letto sui giornali. Oggi è diventato un’esperienza viva: la scuola, gli studenti, gli insegnanti, tutti per me hanno un nome, un volto, una storia. Sono partita con la convinzione che tutto è possibile quando “cogliamo il momento” e diamo tutto di noi stessi». (altro…)

ASSIM É A VIDA, LILI! Juro que não fui eu!

ASSIM É A VIDA, LILI! Juro que não fui eu!

Lili 2 smallO próprio título, Juro que não fui eu!, já dá pistas sobre o tema escolhido para o segundo livro da coleção Assim é a Vida Lili! : a mentira e suas consequências. Lili, a heroína da coleção, se envolve numa tremenda confusão ao mentir e transformar um simples acidente domiciliar um verdadeiro caso de polícia. A duras penas, a heroína percebe que uma mentira leva a outra e outra e mais outra até que se depara com uma situação sem saída. O que fazer? Enfrentar a situação? Acordar a coragem adormecida? Assumir a responsabilidade? Lili vai perceber que falar a verdade é sempre o melhor caminho. Por que ler Com receio de serem repreendidas e correr o risco de perder o amor e a atenção dos pais ou professores, muitas crianças não confessam seus erros, se calam ou tentam encontrar uma fuga na mentira. Isso é muito angustiante e pode se tornar um hábito, levando inclusive a situações complicadas no futuro.  Juro que não fui eu!  auxilia a criança a desmistificar esse medo porque aborda o assunto de forma lúdica e bem humorada. Suas ilustrações são hilárias e o texto, claro e fácil, envolve o leitor permitindo que ele se identifique com a história, inclusive dando pistas de como agir em determinadas situações. A própria coleção, voltada a crianças dos sete aos onze anos, aborda e cria possibilidades de diálogo sobre os desafios, as angústias e as inseguranças que são concretamente vivenciados pelas crianças e pelos pais, no ambiente familiar e escolar, para que os vínculos de amor, amizade, confiança e compreensão sejam fortalecidos na fase que antecede a adolescência. Autor Texto – Florence Dutruc-Rosset é francesa, nasceu em Maison-Laffitte. Depois de estudar literatura e cinema, tornou-se editora chefe da Bayard Press, responsável pela revista infantil “Astrapi”. Ilustrações – Marylise Morel, é francesa, nasceu em Dunquerque, estudou artes plásticas e dedica-se a ilustração de livros infantis editados pela Bayard Jeunesse.   Cidade Nova         Maiores informações: (11) 4158-8890 / 4158-8893 comunicacao@cidadenova.org.br

Amare è dare tutto

Amare è dare tutto

ReligiosiINTDai benedettini alle domenicane, dalle suore ospedaliere di San Paolo alla Comunità Fraternité Eucharisterin, ai Gesuiti e alle Carmelitane: più di ottanta testimonianze da tutto il mondo che hanno come filo conduttore la gioia e nelle quali l’impegno religioso appare, di volta in volta, una lezione di umiltà, un’offerta di vita a servizio del prossimo, una testimonianza d’amore. In esse traspare un progetto di vita ambizioso animato da una ricerca di Assoluto e sottintende implicitamente che il dono di una vita possa cambiare il mondo. Contiene:

  • Inno alla Gioia, messaggio di Papa Francesco
  • Inno alla speranza, di Padre Albert Longchamp, gesuita
  • Testimonianze di oltre ottanta consacrati e religiosi/e di tutto il mondo
Giordani: “È l’ora di Maria”

Giordani: “È l’ora di Maria”

20150513CentroAveSculturaMaria«Quando arriva a Maria, la Chiesa universale canta. In mezzo al grigiore e alla noia, spunta il suo nome, e l’atmosfera si rischiara, luci senza fine si accendono. Ella è il sole in cui Dio pose la sua stanza». Così scrive Igino Giordani (in Maria modello perfetto, Città Nuova, Roma, 2012) e con la Chiesa canta anch’egli, ponendosi fra i tanti artisti, teologi, santi che a gara hanno illustrato le virtù della Madre di Dio, la sua bellezza, la grandezza della sua funzione nell’economia della redenzione. Nel libro citato si conclude un cammino: l’avanzare compiuto da Giordani nella comprensione del mistero di Maria, nel suo atteggiamento di vita verso di lei. Di lei, egli aveva già scritto spesso in articoli e in tante pagine dei suoi libri. Le aveva già dedicato un volume: Maria di Nazareth, del 1944. Ma fin lì, il tema era sempre stato contemplare, lodare, invocare Maria. In Maria modello perfetto risulta una differenza, che risuona tutto il salto di maturazione compiuto: ora il tema è, sì, contemplare, ma soprattutto imitare Maria. Il rapporto intellettuale e di vita di Giordani con la Madre di Gesù inizia una dimensione più profonda in seguito al suo incontro del 1948 con Chiara Lubich e con il movimento da lei originato, conosciuto come Movimento dei Focolari, ma il cui nome vero è Opera di Maria. L’esperienza di Chiara e delle persone entrate in co­munione con lei, centrata sulla Parola e in particolare sulla preghiera di Gesù per l’unità, ha avuto fin dall’inizio un «timbro mariano». Questo si chiarisce e sviluppa per tappe successive. Tali sono, fra le altre: la totale disponibilità a far germinare la presenza di Ma­ria nella vita spirituale personale e comunitaria; l’impegno a ripetere per quanto possibile la vita di lei, ri­percorrendo il suo cammino — la Via Mariae — cosi com’esso risulta dai Vangeli; una particolarissima scelta di lei come madre. Di queste realtà è sostanziato il discorso di Giordani. Lo svolge con arricchimenti della sua cultura teologica e letteraria e con quell’ardore caratteristico che ne fa testimone sin­golare di amore entusiastico alla Madre di Dio. «Maria incarna la forza, perché incarna l’amore: e l’amore è più forte della morte. E solo in esso si scioglie in nuova vita la disperazione del mondo, da questo calvario dove la colpa universale tutti ci aduna. (…) Poesia, scienza, sapienza, amore, si condensano in Maria, che è il rifugio nella desolazione, è la stella nella tempesta, è la bellezza nell’orrore; segna lei la via per andare al Figlio, cosi come per lei egli più amorosamente viene a noi. Non siamo soli perché c’è la madre: basta accendere il suo nome nella notte del deserto. (…) Ogni santo, ogni cristiano avveduto, sta sulla croce, come Cristo, ma avendo accanto la Madre: nel momento più orrendo scorge gli occhi imploranti di lei, sente l’unità di lei, e allora rimette, fidente, lo spirito nelle mani del Padre». «L’imitazione di Maria» è indicata quale mèta valida per donne e uomini, per vergini, sacerdoti e laici con applicazioni tanto spirituali che sociali. «È l’ora di Maria», scrive Giordani, questa in cui lei vuol rivivere in anime che, «fatte misticamente lei», riescano a generare di nuovo Gesù in mezzo agli uomini d’oggi, sempre più bisognosi di lui. E la vede, specialmente nella profondità abissale della sua desolazione, farsi madre dei redenti, divenire anima di chi sa ospitarla, porsi via praticabile per la santificazione di ognuno di noi. Tommaso Sorgi www.iginogiordani.info (altro…)

Settimana Mondo Unito e Run4Unity 2015

Settimana Mondo Unito e Run4Unity 2015

SMU2015Giovani e ragazzi dei Focolari, con tanti loro amici. Un focus su alcune iniziative, non fra le più affollate o realizzate in note città, ma significative perché dicono che chiunque, in qualunque situazione, può dare alla pace il proprio contributo. Kinshasa, Congo. Un migliaio di giovani, cristiani e musulmani hanno manifestato davanti alle autorità civili: sindaci, governatore, deputati, ambasciatori. C’era convinzione (un ragazzino ha invitato da solo 70 amici e ricevuto in anticipo le loro quote di partecipazione). La corsa di circa un’ora, in mezzo al caotico traffico di Kinshasa, aveva come meta Petite Flamme, l’organizzazione scolastica dei Focolari nel quartiere Ndolo, che offre a tanti ragazzi la possibilità di costruirsi un futuro nel proprio Paese senza dover emigrare. Altri giovani hanno corso nell’instabile regione dell’est, a Bukavu, Kikwit e Goma. Damasco, Siria. Da molte parti avevano chiesto una loro parola e i ragazzi siriani hanno risposto attraverso le reti sociali: “Sono M. e mi trovo a Damasco dopo che siamo scappati da casa nostra. Nella notte ci sono stati forti bombardamenti nel nostro quartiere. Nelle case di altri amici sono caduti dei razzi… Le famiglie dei Focolari si sono impegnate a trovare alloggi per loro. Alcuni di noi hanno perso parenti, amici, la scuola… Nonostante tutto, crediamo nella pace, viviamo per la pace e preghiamo Dio che torni. Siamo andati dai bambini di un orfanotrofio. In gruppi avevamo preparato dolci, biscotti salati, braccialetti… Abbiamo giocato con loro e trascorso una bella giornata insieme”. Altri 65 giovani di diverse città del Paese, affrontando il rischio del viaggio, hanno voluto ritrovarsi insieme due giorni: “Un’oasi come lo era per il popolo di Israele che, tra mille stenti, attraversò il deserto per 40 anni”. Run4Unity2015 (3)Cascais, Portogallo. Raccolgono la consegna dei ragazzi della Siria i 900 giovani del Portogallo giunti nella cittadella di Cascais: pregare per la pace e essere tutti punti di pace nella vita quotidiana, perché l’amore dilaghi e la pace si diffonda. “Ci hanno dato forza e determinazione, relativizzando le nostre piccole difficoltà e sfide”. L’assessore alle politiche giovanili li ha incoraggiati: “Continuate a credere in ciò che credete. Continuate ad essere ciò che siete. Il mondo ha bisogno di voi!”. Bahía Blanca, Argentina. Una pioggia di “Papelitos in the city” con messaggi positivi postati un po’ ovunque: nei banchi di scuola, sulle porte, negli ascensori, nelle cassette postali, sulle moto, le auto, le bici… L’idea: “Rallegrare la giornata a chiunque e contribuire a diminuire la violenza”, ispirata alla regola d’oro dei libri sacri e ad altri testi. Diffusa su Whatsapp e Facebook, l’iniziativa ha coinvolto altri gruppi (scout, ecc.) e suscitato anche opinioni contrastanti, che hanno rafforzato nei ragazzi la determinazione a “scrivere quelle frasi con la vita”. Hamm, Germania. Ragazzi cattolici ed evangelici hanno attraversato insieme la città toccando diversi luoghi di preghiera simbolo, tra cui la moschea e il tempio hindu. Slovacchia. Una città sul confine è stata mèta per ragazzi e giovani slovacchi e ucraini intorno a diverse attività, ma soprattutto per condividere la sofferenza di un conflitto che continua a seminare morte e distruzione. Hong Kong e Macao. L’appuntamento: uno dei quartieri più commerciali e trafficati di HK per sensibilizzare i passanti sulla necessità della pace e la sua assoluta priorità. Betlemme. Quest’anno l’appuntamento per la staffetta per la pace dei ragazzi cristiani e musulmani di Gerusalemme, Nazareth e Haifa, è stato a Betlemme, nella piazza della Basilica della Natività. Una camminata che li ha portati fino al monastero salesiano nella vallata di Cremisan, dove la lotta nonviolenta della popolazione locale ha evitato la costruzione di un tratto del muro tra Israele e i Territori palestinesi. Fonte: Comunicato stampa – Servizio Informazione Focolari Leggi/ascolta anche: Settimana Mondo Unito: i giovani vogliono la pace (da Radio Vaticana) (altro…)

Graziella De Luca ci ha lasciato

Graziella De Luca ci ha lasciato

1954.05«L’avventura dell’unità»: così Chiara Lubich e le sue prime compagne amavano definire la scelta di Dio come Ideale che le ha portate a vivere per l’unità della famiglia umana. Graziella De Luca era con lei fin dagli albori. Impossibile raccontare in poche righe la sua ricchissima vita che l’ha vista diffondere la spiritualità dell’unità in tanti luoghi e in tanti cuori. «Fuoco sono venuto a portare sulla terra e come vorrei che fosse già acceso» (Lc 12, 49) è la parola di Gesù che Chiara le aveva indicato come mèta e anche per il suo spiccato spirito apostolico che la portava con semplicità ad avvicinare deputati come semplici operai, per raccontare della scoperta che aveva cambiato la sua vita, l’incontro con l’amore di Dio. Graziella De Luca, nata a Trento il 21 marzo 1925, si è spenta il 9 maggio alle 15.35, mentre le focolarine che erano con lei stavano recitando il “Vieni Santo Spirito”; lo scrive la presidente del Movimento dei Focolari Maria Voce per informare le comunità in tutto il mondo. «Ringraziamo Dio della sua vita ricchissima! – continua – Preghiamo per lei, nella gioia di pensarla ora nel seno del Padre, insieme alla Madonna e a tutti i nostri cari. E, con fiducia, le affidiamo l’Opera “in uscita”, certi che ci aiuterà ad incendiare il mondo con l’amore». I funerali saranno trasmessi in diretta internet all’indirizzo: live.focolare.org/graziella (altro…)

1400 giovani al Meeting di Loppiano

1400 giovani al Meeting di Loppiano

20150509Loppiano3«In queste ore in cui siamo letteralmente bombardati da violenza, guerre, in mezzo a tanta indifferenza, noi vogliamo testimoniare con forza che c’è un altro mondo, perché c’è!’». Questo l’esordio dal palco dell’Auditorium di Loppiano, dove Nino, Nahomi, Luigi ed Anna hanno condotto con calore e profondità due ore di dialogo con i 1.400 giovani arrivati. La 42° edizione del Meeting dei giovani italiani dei Focolari, si è svolta – come ogni anno – il 1° maggio nella cittadella di Loppiano (Firenze) e ha scelto per titolo: “OUTSIDE, Look, Choose, Be” (Uscire, guardarsi attorno, scegliere, essere). Molte sono state le proposte dei Giovani per un Mondo Unito a sostegno di una cultura della fraternità, come metodo per uscire dall’inerzia personale e sociale ed impegnarsi a cambiare il mondo. Con la Expo dei “Frammenti di Fraternità”, hanno messo in mostra la solidarietà e la partecipazione sociale attraverso una rete di organizzazioni gestite dai giovani. «Mi chiamo Kareem, sono palestinese. Ho 23 anni e mi sono laureato in amministrazione. Dopo la caduta del governo di Arafat sono cominciate le difficoltà per noi cristiani nella striscia di Gaza. Allora eravamo circa 2000 su 1 milione e mezzo di abitanti. Poi siamo molto diminuiti. Sono state anche bombardate due chiese». 20150509Loppiano4È una delle forti testimonianze del 1° maggio. ««La guerra è cominciata nel 2008 –continua Kareem – Un giorno è caduta una bomba molto vicina a me, tanto che per l’esplosione sono stato scaraventato a terra. Tanta distruzione, persone morte! Prima ho provato ad andare da mio padre all’ufficio delle Nazioni Unite, perché mi sembrava il posto più sicuro, ma non è stato possibile. Soltanto dopo 4 ore ho raggiunto casa mia, dovendo passare anche sopra i corpi dei morti. Mia mamma piangeva perché non aveva mie notizie. Abbiamo vissuto 28 giorni in questa costante tensione. Poi, siamo riusciti a lasciare la Striscia di Gaza per andare in Giordania. Con le persone del Focolare, sperimentando una vita fraterna, pian piano ho superato il forte trauma e a credere che con l’amore possiamo costruire un mondo di pace. Da 7 mesi mi trovo a Loppiano. Vivere con giovani di diverse culture e religioni è un’esperienza nuova per me, perché a Gaza non avevamo contatti esterni. Cercando di aprirmi, di accettare gli altri, adesso mi sento a casa, ho trovato quel tesoro che cercavo». «Dopo il terremoto di Haiti del 2010 che ha causato la morte di oltre 220 mila persone, migliaia di haitiani sono emigrati in Brasile». Joao di Florianópolis, a sud del Brasile, apre uno spaccato su una realtà sociale: «Tanti di loro sono laureati, ma non parlando bene il portoghese, trovano lavoro solo come muratori e spesso vengono pagati poco e trattati con disprezzo. Ci siamo domandati cosa potevamo fare. Per avere un primo contatto abbiamo raccolto vestiario e generi alimentari. Non sapevamo come muoverci: loro parlavano francese e dialetto “Kriolo”, e noi non conoscevamo la loro cultura. Ma il desiderio di mettere in pratica quel passaggio del Vangelo “ero straniero e mi hai accolto” ha superato ogni ostacolo. Pian piano ci siamo conosciuti e abbiamo capito quali erano le loro principali difficoltà. La prima era la lingua. Abbiamo iniziato delle lezioni di portoghese, con slide, video e musica. Poi li abbiamo aiutati nelle pratiche per la richiesta di documenti e per l’iscrizione ai corsi tecnici gratuiti del governo, in modo che siano in grado di ottenere un lavoro, una vita migliore. Abbiamo organizzato serate culturali, con piatti, balli e canti tipici della loro terra, siamo andati in spiaggia, e giocato partite di calcio insieme… Vogliamo ora costituire una associazione per sfruttare tutte le possibilità che offrono le istituzioni per favorire il loro inserimento sociale ed culturale. Non è tutto risolto e abbiamo ancora tanto da lavorare, ma ci sembra che un seme di fraternità è stato piantato». 20150509Loppiano2Ecco uno squarcio del Meeting 2015, ricco di testimonianze e di tante proposte concrete per rispondere alle urgenti necessità di molti. Intanto, una rete di giovani, di associazioni, di organizzazioni, è già attiva da anni in Italia e opera a vari livelli del tessuto sociale, verso quelle che papa Francesco chiama le periferie esistenziali: “Vogliamo portare alla luce questo sottobosco di solidarietà che c’è e sta costruendo un presente e un futuro di pace, ma che non si conosce abbastanza” – spiegano ancora i giovani dei Focolari. (altro…)

Sensibilizzazione sanitaria? Ci proviamo noi

Sensibilizzazione sanitaria? Ci proviamo noi

Sensibilisation dans une salle paroissialeBobo Dioulasso è la seconda città del Burkina Faso, la più vicina a Bamako, capitale del Mali, dove erano stati segnalati alcuni casi di Ebola. Fra le due città c’è un grande scambio sociale ed economico con un continuo via vai di persone e di merci. «Occorreva agire urgentemente per ridurre al massimo il rischio che il virus raggiungesse anche il Burkina – scrive l’équipe  del Movimento dei Focolari  a Bobo Dioulasso per la sensibilizzazione contro la malattia del virus ebola -. In pratica, occorreva illustrare a più gente possibile le misure di prevenzione, ma la situazione politica del Paese è tale che non sempre un intervento governativo è possibile». «Abbiamo allora deciso di fare qualcosa noi. Félicité è una volontaria, medico epidemiologo presso l’OOAS (Organizzazione della Sanità per l’Africa dell’Ovest). Il suo ruolo è proprio quello di formare il personale sanitario nella lotta contro le epidemie; in particolare ha lavorato nei Paesi più colpiti dal virus, quali Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leone. Félicité ha dato subito la sua disponibilità». Formation pour la lutte contre la maladie à virus Ebola  au focoolare féminin«La prima cosa da fare era avvertire il vescovo, che in quel momento però era fuori sede. Siamo allora andati a parlare col vicario generale, l’Abbé Sylvestre, che ci ha assicurato il pieno appoggio della diocesi per esortare clero e fedeli ad informarsi sulle necessarie misure da prendere. Carlo, un focolarino medico del dispensario della Mariapoli Victoria (Man), dalla Costa d’Avorio ci ha inviato gli audiovisivi, che qui poi abbiamo duplicati per i diversi gruppi di giovani e adulti che avrebbero portato avanti la sensibilizzazione. Questo materiale l’abbiamo anche inviato ad un sacerdote e ad un insegnante di altre due città (Dedougou e Toussiana), interessati alla nostra azione. Félicité si è incaricata della formazione dei gruppi, aiutata da 15 suoi studenti di Paesi dell’Africa dell’Ovest inviati dall’OOAS, alcuni dei quali musulmani». «La campagna è cominciata nel novembre 2014, dapprima negli incontri del Movimento dei Focolari, per allargarsi poi ai vari quartieri, alle parrocchie e anche ad un grande raduno per giovani organizzato dalla diocesi di Bobo Dioulasso. Alla domenica siamo andati a parlare nelle chiese. Siamo intervenuti in una radio privata, in quella diocesana e anche nella emittente nazionale, utilizzando le tre lingue qui più parlate: francese, dioula e moré». Sensibilisation à la radio national du Burkina«Questa azione è stata l’occasione per conoscere molte persone. Quando Jean-Bernard ha spiegato ai suoi vicini cosa intendesse fare nel quartiere, ognuno ha voluto offrire qualcosa: chi ha procurato l’amplificazione, chi ha invitato un cantante per l’animazione, un altro si è occupato del trasporto del materiale e un altro ancora ha fornito l’acqua da bere. All’incontro erano presenti circa 200 persone. La voce si è sparsa anche nei quartieri vicini e Jean-Bernard ha  ripetuto la presentazione più volte. In una, un infermiere professionale si è offerto di rispondere alle domande; in un’altra è venuto un esperto delle lingue locali, ottimo traduttore. Molto riconoscentiI si sono dimostrati i funzionari del Municipio, ai quali era stato chiesto il permesso di manifestare». «Nel frattempo dal Mali si è saputo che la malattia era stata debellata. Il rischio in Burkina Faso era quindi drasticamente diminuito. L’importante ora è continuare a rispettare le misure di prevenzione. È stata, per noi, una grande opportunità per imparare a lavorare insieme per la nostra gente. Ora bisogna andare avanti». (altro…)

The Choice of Jesus Forsaken in the Theological Perspective of Chiara Lubich

The Choice of Jesus Forsaken in the Theological Perspective of Chiara Lubich

choice_of_jesus_forsaken_coverComing May 2015 About this Book

In the first part the author analyzes what constitutes love for Jesus forsaken according to Chiara Lubich. She then tries to understand how the faithful can participate in this mystery of Christ by studying two authors of the New Testament, St. Paul and St. John. The author is Florence Gillet with an introduction by Piero Coda. Translated by Bill Hartnett from the book published in Italy by Citta Nuova.

To pre-order: New City Press (NY)

L’Islam spiegato a chi ha paura dei musulmani

L’Islam spiegato a chi ha paura dei musulmani

Islam-intCi può essere una convivenza pacifica e una integrazione cosciente? La vicenda di “Charlie Hebdo”, gli attacchi di Copenhagen, gli sbarchi di migliaia di musulmani sulle coste siciliane, le vicende di uno Stato islamico di cui fino a ieri sapevamo poco o nulla e che oggi, attraverso macabri videoclip, sta colonizzando una parte importante del nostro immaginario. Si avverte il bisogno di una maggiore conoscenza: è sempre più urgente e necessario capire cos’è l’Islam, quale la presenza musulmana in Italia e in Europa, quale le modalità e le vie del dialogo possibile col cristianesimo, cosa sia il jihad, che cosa pensino i musulmani delle donne, come usino i mezzi di comunicazione… Nel volume sono a confronto cristiani e musulmani, con una esposizione dei problemi e delle possibili soluzioni “condivisa”, “in dialogo”. Dopo un’introduzione generale al “problema Islam”, seguono sei capitoli a più voci su altrettante questioni, con una breve scheda introduttiva fatta di numeri e spiegazioni del fenomeno. Infine, una conclusione che apre alla convivenza pacifica possibile. In appendice, un glossario dei termini più in uso riguardanti Islam e musulmani. Questo libro, grazie agli interventi di musulmani e cristiani, sciiti e sunniti, arabi ed europei, vuole dare un contributo alla mutua conoscenza, vuole tentare di dipingere un affresco plausibile dell’Islam, delle sue aspirazioni, delle sue conquiste e delle sconfitte, e, soprattutto, delle tre sfide aperte con l’Occidente: la dimensione comunitaria della vita, i legami globali, la presenza di Dio nella società. Contributi di: Giulio Albanese, Angela Ales Bello, Roberto Catalano, Pietro Cocco, Piero Coda, Izzidine Elzir, Pasquale Ferrara, Fethullah Gülen, Shahrzad Houshmand Zadeh, Sayyed Ataollah Mohajerani, Adnane Mokrani, Yahya Pallavicini, Abdellah Redouane, Giuseppe Scattolin. Il curatore: Michele Zanzucchi, direttore di «Città Nuova» e docente alla Gregoriana e a Sophia, ha pubblicato numerosi libri per Città Nuova tra cui Tempi di guerra (reportage dall’Iraq postbellico), Cristiani nelle terre del Corano (storie di cristiani nel bacino del Mediterraneo) e Sull’ampio confine (storie di cristiani nel Caucaso). Per altri editori si ricordano L’Islam che non fa paura e Islam e cristianesimo in dialogo. La collana: I prismi/ i semi. Approfondimenti ed esplorazioni nei diversi ambiti del sapere.

Congo: premiata Petite Flamme

Congo: premiata Petite Flamme

8160df2d75  «Ero uno dei bambini di Petite Flamme: la scuola mi ha messo in condizione di realizzare qualcosa nella vita», racconta  Trésor, 29 anni, attualmente studente di matematica al College nazionale, attraverso un video proiettato durante la cerimonia che si è svolta lo scorso 29 aprile al museo ebraico di Berlino: «Quando ero piccolo mio padre era in guerra, mia madre non aveva niente da darci per farci crescere», aggiunge Jean Paul Ngandu Masamuna, 31 anni e settimo di nove figli, oggi  ingegnere. «Dovevo lottare per la sopravvivenza. Petite Flamme mi ha dato da mangiare e la possibilità di studiare; i miei amici sono andati in  Europa, ma ogni volta che parlo con loro mi dicono che non hanno nulla, che sono senza lavoro e senza documenti e che non hanno la libertà che ho io, i loro sogni non si sono realizzati. Amo vivere a Kinshasa con il mio popolo congolese, voglio restare e lavorare in Africa per salvare la vita di molte persone che soffrono». Petite Flamme, è un’organizzazione scolastica dei Focolari in Congo, che offre a tanti ragazzi la possibilità di costruirsi un futuro nel Paese d’origine, senza la necessità di dover emigrare. b1d51cd67cL’immigrazione, la necessità di fermare le stragi in mare, l’urgenza di iniziative politiche della comunità internazionale in favore di certe regioni dell’Africa subsahariana e mediorientali, sono state al centro del dibattito svoltosi in occasione del “The Roland Berger HumanDignity Award”, a Berlino. Presenti all’evento: il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, ed altri esponenti del mondo economico e politico. Il premio è promosso dalla “Roland Berger Foundation” che opera in Germania per il sostegno agli studenti provenienti da situazioni svantaggiate e per la difesa dei diritti umani. La fondazione ha consegnato alla scuola Petite Flamme il riconoscimento 2015, dedicato all’impegno per difendere la vita e la dignità dei rifugiati e alla prevenzione delle problematiche legate all’immigrazione. Tra i vincitori, oltre Petite Flamme, la Dr.ssa Katrine Camilleri, di Malta, impegnata da anni per il sostegno legale ai rifugiati e la Dr.ssa Alganesc Fessaha, presidente della Ong “Gandhi”, che offre assistenza umanitaria ai rifugiati africani. 522600f491«Tutto è iniziato da un’idea di Chiara Lubich – racconta Dada Diambu che, insieme a Odon Makela, coordina il progetto sul posto – quando, per far frante alla difficile situazione in cui si trovano molti bambini nel  mondo, ha lanciato il progetto di “sostegno a distanza” di Famiglie Nuove. Petite Flamme nasce nel 1996 per dare istruzione ai bambini di Ndolo, un quartiere di Kinshasa con una situazione di estrema povertà. I bambini sono malnutriti, per cui la priorità diventa un pasto caldo e le cure mediche necessarie. Negli anni a seguire si aprono nuovi centri, si amplia il ciclo scolastico e si estende l’intervento ad adolescenti e famiglie, si aprono classi per bambini ciechi e sordomuti. In seguito, si inizia l’esperienza del “doposcuola sotto l’albero”: 14 classi sotto 14 alberi  in mancanza di altre strutture.  Le sedi del progetto, sempre in evoluzione, si trovano nei quartieri più disagiati della periferia di Kinshasa; e poi a Idiofa, nel Bandundu a 750 km dalla capitale, a Kisandu nel Bas-Kongo e a Kikwit. Il progetto viene sostenuto da diversi enti e Ong e dall’Associazione per Famiglie Nuove onlus, che assicurano educazione, assistenza sanitaria, nutrizione, a 2400 bambini e ragazzi  aiutandoli a diventare persone libere, perché possano uscire dalla miseria ed essere in grado di costruire una vita dignitosa per se stessi e per la comunità». «Durante la missione militare dell’Unione Europea “Eufor” che aveva per compito di assicurare le elezioni in Congo nel 2006 – spiega Monika-Maria Wolff, da moltissimi anni in Congo – il contrammiraglio Henning Bess, responsabile dei soldati tedeschi e vice comandante della missione – e presente alla cerimonia – venne a conoscere “Petite Flamme”. Da allora si impegna, insieme alla sua squadra, in aiuti molteplici e consistenti. Dopo la fine della missione il contrammiraglio ha continuato, con la moglie Julie Müller, a sostenere Petite Flamme, accanto al progetto del “sostegno a distanza” di Famiglie Nuove, con una rete di oltre 350 sostenitori tedeschi». Durante la cerimonia ha avuto luogo una tavola rotonda sugli esiti del recente Vertice speciale dell’Unione europea sull’immigrazione. Hanno partecipato Romano Prodi, il ministro degli esteri Steinmeier, un rappresentante del Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, giornalisti e membri di vari organismi umanitari. Emergevano due soluzioni come le uniche che possono portare rimedio sostenibile: che la comunità internazionale collabori in modo più compatto e deciso per la pace e che si sostengano iniziative mirate a risolvere– sull’esempio di Petite Flamme – il problema alle radici, che diano ai giovani modo di condurre una vita dignitosa all’interno del loro paese senza ricorrere alla fuga verso il nord e del benessere. Fotogallery (altro…)

Vangelo vissuto. Due storie in filigrana

Vangelo vissuto. Due storie in filigrana

20150502-aSulla strada «Faccio più o meno sempre le stesse strade incrociando ogni giorno una moltitudine di gente. Chi attraversa quando non deve, chi mi suona il clacson perché non sono ancora partito dal semaforo, chi tenta di tagliarmi la strada… Meno male che a volte riesco a ricordarmi che ciascuno di essi è mio fratello e allora, anche il traffico più caotico diventa meno complicato. Un giorno faceva particolarmente caldo. Mi sono accorto che un clochard, che avevo visto tante volte, era esanime sul marciapiede, collassato su se stesso. Quello era il suo angolo di strada, quel cartone la sua casa. In genere non stava male, e non mi ero mai fermato prima, ma vedendo che qualcosa non andava, nonostante fossi in ritardo con le consegne, non potevo passare oltre. Il mio furgone però, piazzato in una zona di traffico intenso, si è fatto subito notare dalla polizia locale che, da lontano, mi faceva cenni di andarmene immediatamente. Ho fatto segno che volevo guardare quella persona in difficoltà. Loro continuavano a sollecitarmi di andarmene, mostrandomi il blocchetto delle multe. Pensavo che avrebbero dovuto loro stessi prendersi cura di lui, ma vista la loro noncuranza, mi sono precipitato in un bar a prendere per quel povero una bibita fresca. Tornato da lui, l’ho accarezzato delicatamente sulla guancia per non svegliarlo di soprassalto. Grazie a Dio si riprendeva, ma era stanco e spaventato. Gli ho avvicinato il bicchiere alle labbra e lui ha risposto con un sorriso, ringraziandomi più volte. Alla fine sono arrivati anche i poliziotti i quali, vedendo la scena, hanno messo il blocchetto delle multe in tasca e mi hanno salutato sorridenti».  Alexander – Grecia 20150502-02Buttafuori «Alterno studio e lavoro come “buttafuori” in un pub: lavoro ingrato e talvolta non esente da rischi, specie avendo a che fare con gente che ha alzato un po’ troppo il gomito. Un mese, la Parola di vita invita ad amare per primi. Come attuarla in un ambiente di lavoro come il mio? Intanto, cerco di sorridere e salutare per primo i clienti, anche se non ricevo risposta. Dopo una settimana, con mia grande gioia, vedo che cominciano a ricambiare il saluto. Dunque, funziona! Non solo: se prima, con i tipi più “difficili”, adoperavo metodi bruschi, ora, vedendo in ognuno Gesù, cerco di essere cordiale, di interessarmi a lui. Così, nei momenti critici, riesco ad evitare risse e a placare gli animi. È, in certo senso, una tattica preventiva, che tra l’altro mi guadagna la stima dei clienti e del principale. E se qualcuno mi chiede il perché del mio modo di fare, è l’occasione per parlargli di Dio Amore. Nel locale ora si respira un’altra aria, che ha fra l’altro l’effetto di attirare nuovi clienti».    M. – Polinesia (altro…)