Movimento dei Focolari
Tempo del creato 2026: la trasformazione di una comunità

Tempo del creato 2026: la trasformazione di una comunità

Kalera è un piccolo villaggio dell’Alto Katanga nella Repubblica Democratica del Congo, luogo natale dell’abate Jean Baptiste Ilunga Binsela, sacerdote e animatore del Movimento Laudato Si’.

Si trova in una regione straordinariamente ricca di minerali come cobalto e coltan, risorse che alimentano tecnologie ed economie in tutto il mondo. Eppure, Jean Baptiste è cresciuto in una realtà molto diversa. Il suo villaggio non aveva elettricità, pochi servizi sanitari, accesso limitato all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e nessuna scuola locale o strade adeguate. Le inondazioni negli anni hanno colpito ripetutamente la comunità.

Jean Baptiste lasciò Kalera per proseguire gli studi e divenire sacerdote. Poi tornò nel villaggio dove, nel 2023, qualcosa ha iniziato a cambiare.

Attraverso la formazione degli Animatori del Movimento, Jean Baptiste ha approfondito uno dei messaggi centrali dell’enciclica Laudato Si’:

Tutto è interconnesso: fede e creazione, povertà ed energia, dignità umana ed economia. I minerali sotto la terra e le vite delle persone che vivono sopra di loro.

Questa conversione ecologica portò Jean Baptiste a porsi una domanda difficile: come poteva una comunità circondata da risorse che aiutano ad alimentare il mondo, rimanere priva di energia stessa?

La sua risposta ci ricorda che la conversione non può rimanere solo un’esperienza spirituale personale.

L’Acqua Viva è fatta per scorrere: scorre quando la contemplazione diventa compassione, quando la fede ci aiuta a vedere i legami tra la Terra e le persone che ne dipendono, e quando quella consapevolezza ci porta ad agire.

A Kalera, quel flusso si è manifestato sotto forma di energia rinnovabile. Jean Baptiste ha iniziato a lavorare per un villaggio senza combustibili fossili e l’installazione dell’energia solare ha aperto gradualmente nuove possibilità. I bambini ora possono studiare dopo il tramonto. Le famiglie possono caricare i loro telefoni e rimanere connesse. Il centro sanitario locale può refrigerare i medicinali. La Cappella di Sant’Annarita ha energia elettrica, rafforzando la vita pastorale della comunità.

Alla gente di Kalera questi cambiamenti sono sembrati quasi miracolosi. Jean Baptiste dice che hanno persino iniziato a paragonare il loro villaggio a Cafarnao, ricordato nel Vangelo come un luogo di guarigione e trasformazione.

L’energia solare ha portato luce. Ma qualcosa di più profondo ha iniziato a fluire: la speranza.

Quando la conversione interiore si estende verso l’esterno, infatti, può nutrire le relazioni, ristabilire la dignità, rafforzare le comunità e far emergere nuove vie in luoghi dimenticati.

La storia di Jean Baptiste riguarda un ruscello in un fiume molto più grande: in tutto il mondo, tante sono le comunità che stanno trovando il loro modo di immergersi nell’Acqua Viva. E alimentare così un fiume che porta guarigione, unità e speranza in tutta la nostra casa comune in questo Tempo del creato 2026.

Il Movimento dei Focolari è partner del Movimento Laudato Si’. Il Tempo del Creato è iniziato nel 1989 su iniziativa del Patriarca ecumenico ortodosso Dimitrios I, che ha istituito la Giornata di Preghiera per la Creazione il 1° settembre. Nel 2007, la Terza Assemblea Ecumenica Europea ha esteso questa celebrazione trasformandola in un periodo di un mese che si conclude il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi. Infine, nel 2015, Papa Francesco ha inserito ufficialmente la ricorrenza nel calendario della Chiesa Cattolica Romana, consolidandone il carattere ecumenico globale. Nel 2026 varie Chiese hanno inserito nel proprio calendario liturgico la nuova festività “Festa del creato in Cristo” e Papa Leone XIV ha approvato la “Messa per la custodia della Creazione” per  il 1° settembre, inizio del Tempo del Creato.

Video di presentazione del Tempo del Creato 2026

Raccolto da Carlos Mana (con la collaborazione di Susana Salguero)
Foto di copertina: per gentile concessione del Mov. Laudato Si’ – Nell’articolo: © Diego Vivanco e Toza by Pexels.com

La Regola di platino

La Regola di platino

La chiamano «la Regola di platino». Tutti conoscono la grandezza della Regola d’oro (“fai all’altro quello che vorresti fosse fatto a te”) e proprio da questa nasce quella che può esserne una evoluzione persino più universale: “sforzati di capire che cosa l’altro vorrebbe che fosse fatto a lui: e di conseguenza agisci”. 

Forse proprio qui possiamo riconoscere una delle forme più autentiche dell’amore: incontrarci da pari a pari, ciascuno con le proprie forze e le proprie fragilità, in un rapporto di reciprocità e di rispetto, riconoscendo il valore e la dignità di ogni vita anche nei contesti più difficili. Si tratta di guardare con attenzione chi ci sta accanto, senza ignorarlo.

 “Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male”[1]. Infatti, se amiamo, evitiamo ogni forma di male, sia verso noi stessi sia verso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Il primo passo per amare il prossimo è, appunto, non fargli del male. Ma per arrivare ad amare pienamente è necessario essere creativi nell’amore: papa Francesco ci ricordava che non basta non fare il male al prossimo, ma occorre scegliere di fare il bene, cogliendo tutte le occasioni che si presentano.

Lo sappiamo, nessuno di noi può dare ciò che non ha e solo riconoscendo di essere stati prima di tutto amati possiamo liberare con pienezza i nostri doni verso gli altri.

Come vivere, allora, questa Idea del Mese? Rimettiamo l’amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente, con creatività e fantasia e soprattutto con un ascolto profondo, che viene “da dentro”, dal cuore.

Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l’incredibile forza dell’amore. Forse non l’ho “salvato”, ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».

[1] C. Lubich, Parola di vita settembre 1993, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 531.

Foto © Myriams fotos – Pixabay

L’IDEA DEL MESE è attualmente prodotta dal “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2014 in Uruguay per condividere con gli amici non credenti i valori della Parola di Vita, cioè la frase della Scrittura che i membri del Movimento si impegnano a mettere in atto nella vita quotidiana. Attualmente L’IDEA DEL MESE viene tradotta in 12 lingue e distribuita in più di 25 paesi, con adattamenti del testo alle diverse sensibilità culturali. www. dialogue4unity.focolare.org


«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10)

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10)

Si può comandare a qualcuno di amare? Se intendiamo l’amore come sentimento, evidentemente è impossibile! Ma se invece lo comprendiamo come dono di Dio, le cose cambiano.

Paolo, nella lettera ai Romani, dalla quale è tratta la Parola di vita, descrive proprio il rapporto tra Legge e amore, affermando che l’amore è pieno compimento della Legge. Poco prima ci ha rivelato la provenienza di questo amore: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Anche la Prima Lettera di Giovanni dirà: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4, 10).

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Nessuno di noi può dare ciò che non ha. Lo aveva capito bene Agostino quando, rivolgendosi direttamente a Dio, affermava: «Da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi»[1]. Abbiamo ricevuto il dono inestimabile dell’amore di Dio e siamo chiamati a non trattenerlo ma a farlo circolare. Da destinatari dell’amore di Dio, possiamo diventarne soggetti: da amati siamo chiamati a diventare amanti, partecipando così alla vita stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l’Amante, l’Amato e l’Amore. 

Non abbiamo alcun altro debito con nessuno, ci rassicura Paolo, se non questo amore vicendevole, perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge[2].

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

«Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male. Ci fa quindi vivere tutti i comandamenti di Dio, nessuno escluso, giacché il loro primo obiettivo è quello di farci evitare tutte le forme di male, verso noi stessi e verso i nostri fratelli e sorelle, in cui potremmo cadere»[3]. 

Così compresi, i comandamenti della Legge più che un obbligo diventano un dono dell’amore di Dio: essi non costringono il nostro amore ma lo liberano in pienezza. 

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Per giungere a questo “pieno compimento”, il primo passo nell’amare il prossimo è non fargli del male. Ma poi occorre diventare creativi nell’amore: «Non basta non fare del male al prossimo – ci ha ricordato Papa Francesco –, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni per dare buona testimonianza che siamo discepoli di Gesù»[4].

Come vivere, allora, questa Parola di vita? Rimettiamo l’amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente come li amerebbe Gesù: è Lui la pienezza dell’amore tutto donato a Dio e all’umanità. Da Lui possiamo apprendere la misura alta dell’amore. 

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l’incredibile forza dell’amore. Forse non l’ho “salvato”, ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».

 A cura di Claudio Cianfaglioni e del team della Parola di Vita


[1] Agostino, Confessioni, 10, 29,40.

[2] Cf. Rm 13, 8.

[3]C. Lubich, Parola di vita settembre 1993, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara     Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 531.

[4] Papa Francesco, Udienza Generale, 3 gennaio 2018.

Foto © Stephen-Han – Unsplash

1° settembre, inizia il “Tempo del Creato”

1° settembre, inizia il “Tempo del Creato”

In vista dell’XI giornata mondiale di preghiera per la cura del creato che ricorre il 1° settembre, Papa Leone XIV ha scritto un messaggio dal titolo “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4).

È un testo da leggere più volte e meditare, partendo proprio dal titolo che riprende una delle immagini più celebri della Bibbia. Isaia immagina che l’oggetto costruito per la guerra viene trasformato in uno strumento agricolo. Ciò che serviva per distruggere diventa un arnese per la produzione della vita. È una descrizione molto bella per esprimere la pace. E si lega all’attualità. Oggi, infatti persistono rapporti delicati con conflitti armati che distruggono l’ambiente e minacciano la vita di milioni di persone.

Papa Leone richiama il profondo legame tra pace, cura del Creato e dignità umana, invitando a orientare le risorse verso la vita e la sostenibilità. “Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra” scrive il Pontefice. La guerra “lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti”.

Il creato è la «natura», ossia tutto ciò che ci circonda! E l’uomo non è un osservatore, ma ne è parte. E l’auspicio di Isaia si fa oggi appello a “trasformare ciò che è male in vita”. Una conversione che non può prescindere dal tornare non soltanto al cuore, ma a chi lo guarisce: il Signore. Perché lì dove il singolo si rinnova, si aprono nuove possibilità.

“Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato – afferma il Papa -. Questo è il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda. La pace, quindi, comincia nel cuore e si riflette all’esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e più ampiamente nel mondo”.

LEGGI IL MESSAGGIO DEL PAPA

Il 1° settembre segna ogni anno anche l’inizio del Tempo del Creato, il cammino ecumenico di preghiera e di impegno per la cura della Casa Comune che si conclude il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. Si tratta di un tempo nel quale la Chiesa, insieme alle altre comunità cristiane, è invitata a rinnovare il proprio impegno per la Creazione, lasciandosi guidare dalla preghiera, dalla conversione e da gesti concreti di cura. Il tema di quest’anno, “Acqua Viva”, analizza Ezechiele 47:9 e 12 come una potente visione biblica di speranza e guarigione ecologica. L’immagine dell’acqua viva che scorre dal santuario di Dio simboleggia la guarigione divina che rigenera.

Il Tempo del Creato è anche una manifestazione di gesti concreti. E fra le tante iniziative che ci arrivano da diverse parti ci soffermiano su due dall’America Latina: Brasile e Uruguay.

In Brasile il progetto Decarbonize sta trasformando le scuole in luoghi dove i giovani possono conoscere, comprendere e affrontare concretamente le sfide ambientali del nostro tempo.

Studenti e insegnanti vengono coinvolti in un percorso di formazione sui cambiamenti climatici, la sostenibilità e la giustizia ambientale, sviluppando non solo conoscenze, ma anche la capacità di partecipare e di assumersi responsabilità nella propria comunità.

L’esperienza è nata all’interno del programma internazionale “Decarbonize” del Global Education Center, realizzato in collaborazione con l’Università dell’Alberta, in Canada. Il percorso mette al centro la leadership dei giovani, la giustizia climatica, la lotta al razzismo ambientale e la partecipazione politica, in sintonia con l’Agenda 2030, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la Carta della Terra e i diritti umani.

I ragazzi non si limitano quindi ad ascoltare o studiare: fanno ricerca, condividono ciò che hanno scoperto e partecipano alla vita pubblica.

L’esperienza è diventata ancora più significativa quando gli studenti hanno avuto la possibilità di partecipare a momenti istituzionali come le conferenze COP, il Congresso Nazionale brasiliano e le assemblee legislative statali.

Decarbonize mostra così che educare alla sostenibilità significa anche dare ai giovani voce, strumenti e fiducia, affinché possano diventare cittadini attivi e protagonisti della cura della casa comune.

In Uruguay, a pochi chilometri da Montevideo, l’esperienza del Centro Mariapoli El Pelícano propone un modo concreto e coinvolgente di educare all’ecologia integrale. Il centro, nato dall’esperienza del Movimento dei Focolari, è immerso nel verde e offre ai bambini uno spazio nel quale la natura diventa luogo di apprendimento e di scoperta. Attraverso percorsi educativi all’aperto, i più piccoli possono entrare in contatto con l’ambiente, osservandolo, conoscendolo e imparando a rispettarlo.

Nel 2022 quest’esperienza ha fatto un ulteriore passo avanti grazie al progetto “El Pelícano: centro de recursos ecológicos para la educación en la primera infancia”, sostenuto attraverso il Seed Funding Program di New Humanity.

L’idea è trasformare El Pelícano in un centro di risorse per l’educazione ambientale dei più piccoli. Laboratori, escursioni nella natura, un orto biologico e attività di riciclo diventano occasioni per imparare attraverso il fare. Un bambino che coltiva un orto, osserva una pianta, cammina nel bosco o impara a dare una nuova vita a un materiale di scarto non sta soltanto acquisendo una nozione: sta costruendo una relazione con la natura.

E l’esperienza non si ferma ai bambini. Attraverso di loro, il progetto vuole coinvolgere anche le famiglie, perché ciò che viene sperimentato e imparato possa continuare nella vita quotidiana.

El Pelícano ci consegna così un’esperienza preziosa: l’ecologia può essere educata fin dall’infanzia attraverso la bellezza, la concretezza e la partecipazione, aiutando le nuove generazioni a sentirsi parte della casa comune e responsabili della sua cura.

Lorenzo Russo

Foto: © Vatican Media; Facebook Centro Mariapoli “El Pelicano”

Chiara Lubich: “sciogliere i difficilissimi nodi dell’umanità”

Chiara Lubich: “sciogliere i difficilissimi nodi dell’umanità”

Questo momento dell’umanità indubbiamente è molto difficile: guerre che si prolungano, polarizzazioni di ogni tipo, grandi quantità di persone che lasciano la propria terra in cerca di un futuro migliore che gli viene negato, cambiamenti climatici, catastrofi naturali…

Chiara Lubich, alla fine del 2001, ha scritto questa preghiera alla Madonna dei nodi su richiesta di una persona che le aveva inviato una cartolina con l’immagine da un dipinto del 1700 conservato nella chiesa di San Pietro di Ausburg. Sembra scritta per i momenti attuali che sta attraversando il mondo.

Vergine dei nodi,

Tu, Immacolata,

Onnipotente per grazia,

aiutaci nel momento presente,

in cui l’umanità ha da

sciogliere

dei difficilissimi nodi;

e fa, col tuo amore di madre,

che gli uomini tutti

formino una sola famiglia,

quella dei figli di Dio.

È la soluzione di tutto!

Così sia!

Chiara Lubich – 30 novembre 2001

Foto: © Calips -Own work; Johan Georg Melchior Schmidtner; Archivio Generale MdF.

Vangelo Vissuto: lo sguardo al fratello

Vangelo Vissuto: lo sguardo al fratello

Ieri ho vissuto uno di quei momenti che non si dimenticano facilmente con una delle mie collaboratrici. È una giovane donna che ha un figlio disabile e un ex marito violento con cui è in corso un processo.

Si impegna moltissimo sul lavoro e ho pensato di darle un bonus economico perché aveva portato a termine, con grande dedizione, un incarico che le avevo affidato. Anche se, data la sua situazione, ha qualche assenza dovuta al processo con l’ex marito o per alcune difficoltà con suo figlio, è sempre disposta a lavorare. Quando le ho dato il premio in contanti, si è messa a piangere. Durante il fine settimana le avevano rubato dei soldi a un bancomat e questo le serviva a compensare quella perdita, ed era una somma superiore a quella subita. È stata un’occasione per parlarle della Provvidenza, e poi mi sono ricordata di ciò che avevo sentito in un incontro di Economia di Comunione, ovvero che «dobbiamo anticipare i bisogni degli altri». Le ho anche concesso un anticipo sui salari che lei, per pudore, non osava chiedere. Siamo solo amministratori.

CK (Argentina) (da “Noticias de familia”)

Sono un anziano sacerdote collaboratore in una parrocchia di Milano, Italia.

Seguo anche alcune persone in difficoltà, sole, che aiuto con offerte che ricevo. Ultimamente una situazione si è aggravata. Avevo già prenotato una casa di accoglienza estiva per alcuni giorni di vacanze, e per le spese extra mi ero riservato €140. Ho deciso, dopo un momento di preghiera, di dare la metà alla persona nel bisogno e io mi tenevo il resto.

Questa mattina, terminata la messa, un anziano mi si avvicina e mi da una busta con 150 €. Ancora una volta non mi sono trovato solo a gestire questa solidarietà.

PL (ci scrive da Milano, Italia)

Qualche tempo fa ho iniziato a prestare attenzione a quelle persone che pochi notano e a cui nessuno rivolge nemmeno un saluto. Un giorno, mentre correvo per prendere l’autobus, ho perso il portamonete e sono tornato indietro a cercarlo. Ho trovato uno spazzino che lo aveva trovato e stava cercando di rintracciarmi. Samuel non ha voluto accettare alcun compenso e da allora ci siamo visti molte volte a bere un caffè.

Fátima è marocchina, musulmana, e lavora come addetta alle pulizie in un ristorante del quartiere. Col passare del tempo mi ha raccontato molte cose della sua famiglia e della sua terra. Abbiamo parlato di credenze, di fede e di rispetto, e lei mi dimostra il suo affetto ogni volta che mi vede, perché nessuno si ferma a parlare «con quella delle pulizie».

Chaouki è un cuoco tunisino che ha lavorato in Italia e in Germania, parla molte lingue ed è una persona di grande cultura. Ha rilevato un ristorante che si chiama «Cittadino del mondo»: un vero e proprio programma di rispetto e tolleranza. Gli ho detto che la pensavo come lui e che mi faceva piacere condividere idee e azioni per un mondo migliore. Un giorno sono andato a fare colazione con alcune amiche e la loro sorpresa è stata simile alla mia nel vedere persone di varie provenienze che la pensano come lui. È fantastico sentirsi circondati da persone perbene che non fanno rumore.

LL (Majadahonda, Madrid) (da Revista “Lar“)

a cura di Carlos Mana
Foto: © Ivan S by Pixabay

Franco Fortuna, un santo della porta accanto

Franco Fortuna, un santo della porta accanto

Franco e Anna sono sposati dal 1991 e hanno tre figli: Benedetta, Francesca e Federico. Ad agosto del 2025 Franco è partito improvvisamente per il Cielo, all’età di 63 anni. Questa notizia ha scosso gli animi di tante persone, non solo nella loro città, Poggio Mirteto (Italia), ma anche fra tanti amici del Movimento dei Focolari che lo hanno conosciuto, sia quando era Gen (giovani dei focolari) e, infiammato dall’Ideale dell’Unità, aveva detto il suo “Sì” alla chiamata a vivere per Gesù, sia anche per il suo lavoro (ha lavorato per anni alla casa editrice Città Nuova) che lo aveva portato ad incontrare tante persone.

Insieme ad Anna il loro “Sì” iniziale a formare una famiglia fedele al “dove due o più…”, si arricchisce, lungo il loro percorso di vita insieme, con l’impegno nella comunità locale, in particolare nel Movimento Famiglie Nuove (diramazione dei focolari, composto da famiglie che si propongono di vivere la spiritualità dell’unità) e con l’accompagnamento delle coppie nel loro percorso di preparazione al matrimonio e al battesimo dei figli.

Dopo un lungo periodo nella casa editrice, Franco ha iniziato una nuova esperienza lavorativa come docente di religione in un Istituto tecnico, spendendosi tutto nel cercare di aiutare i suoi alunni a crescere serenamente, pur nelle difficoltà e nei dolori personali che gli venivano confidati dai ragazzi stessi. Il ricordo più vivo in tutti sono le lezioni all’aperto, all’ombra degli alberi, nel giardino esterno alla scuola, la sua profonda capacità di ascolto, il suo sorriso. Sorriso che anche i colleghi hanno conosciuto insieme al suo impegno a creare nella scuola un clima di famiglia con passeggiate in montagna e momenti conviviali.

Nell’ultimo periodo di vita il suo “Sì” alla chiamata a diventare Diacono al servizio della Chiesa. Lo ha fatto con umiltà, nel silenzio ma sempre presente, pronto ad aiutare chi era in difficoltà. Chi lo ha incontrato ricorda che, sempre con il suo grande sorriso, riusciva a trasformare gli animi di chi gli passava accanto.

Nelle foto, da sinistra: Franco con la famiglia; una gita in montagna; nel suo servizio come diacono

La loro casa era sempre aperta a tutti e lo è tutt’ora: tanti amici sostengono Anna e i loro figli, grazie all’amore seminato in questi anni.

Anche durante il ricovero di Franco in ospedale, l’ultima settimana prima del decesso, i medici sono rimasti colpiti per il continuo afflusso di giovani che andavano a trovarlo per un ultimo saluto, un abbraccio alla famiglia, o semplicemente essere lì presenti al loro fianco per una preghiera insieme.

Un suo collega, che si definiva non credente, lo ha salutato come “la persona più vicina al Vangelo” che avesse mai conosciuto.

Al suo funerale una chiesa gremita di gente, tantissimi giovani anche sul sagrato: “Hai parlato di fede ma ci hai insegnato l’amore”, uno dei loro striscioni; sull’altare una schiera di sacerdoti e diaconi intorno al vescovo Mons. Ernesto Mandara.

Durante l’omelia, don Mauro Guida, parroco della Cattedrale di S. Maria Assunta in Poggio Mirteto, citando i Santi Lorenzo, Chiara, Giovanna, Ponziano e Ippolito, ricordati dalla Chiesa nei giorni precedenti, ha detto: “Ogni volta, ogni nome, ogni parola, ogni volto di santità, sembrava il ritratto del nostro caro Franco. Come una volta i bambini mostrandosi le figurine ripetevano il ritornello “ce l’ho, ce l’ho…”, così Franco era diventato improvvisamente l’immagine di chi aveva qualunque qualità si potesse descrivere, o anche solo immaginare; «santità della porta accanto», l’aveva chiamata Papa Francesco”.

“Si resta profondamente commossi alla notizia della chiamata al Cielo di Franco ed estasiati a seguire il suo profilo – hanno affermato in una lettera, Margaret Karram e Jesus Moran, Presidente e Copresidente (nel 2025) dei focolari -. Preghiere e profonda gratitudine per la sua vita così bella e luminosa. Nella certezza che sia già accolto da Gesù, lo sentiamo protettore di Famiglie Nuove e delle Nuove Generazioni. Uniti in modo specialissimo ad Anna e figli”.

Nelle foto: inaugurazione dell’aula all’aperto nella scuola dove insegnava

La scuola in cui Franco ha lavorato, l’IIS Gregorio da Catino di Poggio Mirteto, ha voluto realizzare un’aula all’aperto intitolata a lui. Questo il post pubblicato sulla pagina Facebook della scuola: “ci sono professori che lasciano un segno indelebile per il loro modo di guardare il mondo: Franco Fortuna era uno di loro. Per ricordare l’amore che aveva per le lezioni all’aperto, oggi (5 giugno 2026) abbiamo inaugurato una vera e propria aula esterna(…). Ci auguriamo che possa diventare un luogo dove gli studenti possano continuare a imparare, a confrontarsi e a sognare, proprio come avrebbe voluto il prof. Fortuna”.

Lorenzo Russo
Foto: per gentile concessione della famiglia Fortuna

Un’amicizia vale davvero un rene

Un’amicizia vale davvero un rene

Questo video è parte della serie On Point prodotta da Focolare Media. Questa web serie esplora i punti cardine della spiritualità del Movimento dei Focolari attraverso riflessioni ed esperienze di vita. Visita Focolare Media o il canale YouTube per accedere ad altre risorse di questo tipo, disponibili con sottotitoli e doppiaggio in diverse lingue.

Da ateo a presidente del consiglio parrocchiale

Da ateo a presidente del consiglio parrocchiale

Qualche anno fa, lontano dalla mia famiglia, ho dovuto condividere l’alloggio per un po’ di tempo con un collega di lavoro. Alberto, il mio collega, era ateo. Parlavamo di sport, cultura, religioni, ecc. Un paio di volte gli ho raccontato cosa avesse significato per me la conversione, l’incontro con Dio, in Gesù. Mi ringraziava con gentilezza, anche se, ovviamente, rimaneva fedele alle sue convinzioni.

D’altra parte, sapevo che mettere in pratica la parola di Dio significava amare concretamente questa persona. Cominciai, quindi, a interessarmi alla sua vita, alla sua famiglia, a ciò che gli piaceva, a ciò che lo infastidiva o lo faceva soffrire.

Vedendo che Alberto era molto impegnato, mi offrii di cucinare più di quanto mi spettasse e persino di lavargli i vestiti. A lui piaceva andare a correre e, sebbene non fosse il mio sport preferito, iniziai ad andare a correre con lui per entrare maggiormente in sintonia con i suoi interessi.

Un giorno mi propose di uscire per andare in cerca di divertimento con le ragazze. Gli risposi gentilmente di no e gli spiegai che per me il sesso era qualcosa di molto profondo. Mi guardò un po’ incredulo e mi disse: “Devo riflettere su quello che mi dici”.

Le nostre strade si separarono. Lo rincontrai anni dopo in un aeroporto. Ci abbracciammo e mi disse: “Sai da dove vengo? Da una riunione. Sono il presidente del consiglio parrocchiale”. Che sorpresa! Non riuscivo a crederci.

Alberto aggiunse: “Miguel, ti ricordi tanti anni fa, quando cucinavi nei giorni in cui avrei dovuto farlo io, o quando mi lavavi i vestiti e uscivi a correre con me? Ti osservavo e vedevo che avevi qualcosa dentro di te, una luce, una forza nella la tua vita che a me mancava. Ebbene, è stato proprio quello a toccarmi e ha cominciato, a poco a poco, a scuotere il mio cuore e la mia mente. Qual è stato il risultato? Un profondo dialogo interiore con Dio. Ho iniziato a leggere il Vangelo e a cambiare il mio stile di vita. È arrivato il battesimo ed eccomi qui: da ateo a presidente del consiglio parrocchiale. Grazie per quei mesi che abbiamo vissuto insieme!”.

M. N. – Messico
(da focolaresciudadnueva.com)

Foto: © Kampus by Pexels

Kala, una istituzione

Kala, una istituzione

La notizia è arrivata improvvisa e inattesa, la mattina del 10 agosto. Kala Acharya si era appena spenta all’interno del campus della Somaiya University dove viveva e dove, per volere del suo fondatore, Shri Karamshi Jethabhai, ha speso quarant’anni della sua vita. Come l’ha definita Samir Somaiya, nipote del fondatore e attuale Presidente di questa prestigiosa istituzione accademica, Kala era ormai lei stessa una istituzione con la sua presenza e personalità. D’accordo con il Dr. Shantilal Somaiya, che intanto aveva rilevato dal padre il Trust che gestiva l’istituzione accademica, aveva dato vita al Somaiya Sanskriti Peetham, un istituto per la formazione di insegnanti formali e informali di valori morali e religiosi. Contemporaneamente, si era impegnata insieme al Dr. Somaiya nel dialogo interreligioso, collaborando già a metà degli anni Novanta, con il Seminario Cattolico St. Pius X di Mumbai e con vari professori e istituzioni straniere, fra le quali alcune anche italiane. Nel settembre del 2000, a pochi mesi dal primo viaggio di Chiara Lubich in India, Mons. Felix Machado, Sottosegretario dell’allora Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (oggi Dicastero per il Dialogo Interreligioso), pregò Marina Pracchia e Roberto Catalano, corresponsabili dei Focolari in India, di mettersi in contatto con la professoressa Kala Acharya che considerava una sorella e che sperava potesse partecipare a qualche momento del viaggio della Lubich. Il primo incontro a Vidhyavihar, nel grande campus della Somaiya University, fu subito molto caloroso. Kala accettò immediatamente l’invito a partecipare alla cerimonia di conferimento del Premio Gandhi, Difensore della Pace, che Chiara Lubich ricevette dallo Shanti Ashram a Coimbatore, all’inizio di gennaio 2001. Proprio a Coimbatore, poco prima di ripartire per Mumbai, la Lubich incontrò personalmente l’accademica indiana: si capirono al volo. La fondatrice dei Focolari scrisse sul suo diario, il giorno successivo: «Ieri, giorno dell’Epifania, ho avuto un incontro un  po’ speciale, forse con una creatura non senza un disegno di Dio, Kala Acharya. […] Colta, ha approfondito il dialogo indù-cristiano, conosce bene il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ed è stata ricevuta due volte personalmente da Giovanni Paolo II. Entrando nel salottino ha subito detto che si sente benedetta…: “E’ l’amore di Dio che viene a me. Lavorerò su qualsiasi linea mi darai. E’ una promessa!”. […] desidera che io incontri un gruppo di persone molto qualificate di varie religioni a Bombay: “la tua parola deve andare direttamente a tutte le religioni – ha detto – è importantissimo il significato che tu dai all’amore”. Ci saranno professori, studenti, “vogliamo tutti diventare i veicoli di questa tua parola”».

Nelle foto: Da sinistra: Chiara Lubich e Kala Acharya. Nella seconda foto, tra Chiara e Kala la Prof.ssa Shubada Joshi e a destra il Dr. Shantilal Somaiya. Nella terza foto: Dr. S. Somaiya, Kala Acharya, Chiara Lubich e il Card. di Bombay Ivan Dias.

Infatti, qualche giorno dopo, a Mumbai sotto una shamiana (un tendone decorato)nella spianata al centro del grande campus universitario, c’erano 600 persone ad attendere la parola della Lubich che raccontò la sua esperienza cristiana e il suo anelito e impegno per il dialogo. Poco prima, il Dr. Shantilal Somaiya aveva assicurato Chiara di voler trasformarsi in un soldato ai suoi ordini, per portare lo spirito dell’unità e del dialogo dovunque. Fu l’inizio di una stagione unica nell’esperienza dei Focolari – e non solo perché tutto fu sempre organizzato con i nuovi amici indù e insieme al Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso e con la diocesi di Mumbai. Il Movimento, per la prima volta, nella sua storia si aprì ad un dialogo interreligioso anche a livello accademico. E questo fu il merito proprio della professoressa Kala Acharya che suggerì a Chiara di proseguire l’amicizia insieme con dei simposi per riflettere su temi comuni. Proprio durante il primo di questi simposi la Lubich avvertì la spinta interiore di partecipare la sua esperienza spirituale più intima. La risonanza fra gli indù fu sorprendente e Chiara continuò ancora questa esperienza di comunione durante il suo secondo viaggio in India nel 2003, quando trascorse una mattinata insieme a una ventina di questi accademici per condividere realtà spirituali molto profonde in un clima di comunione difficile da descrivere. 

Chiara e Kala si sono sempre considerate ‘sorelle’ spirituali e Kala ha continuato, come ha potuto, ma con grande fedeltà, a portare avanti nel suo ambito il dialogo interreligioso nato dal suo rapporto con Chiara. Aveva colto – insieme ad altri indù come Minoti Aram e Suresh Uppadhyaya – la profezia del carisma che esprimeva in questi termini: «Nell’induismo noi abbiamo tre vie per arrivare a Dio: il bhaktiyoga ci fa pregare, il Karmayoga ci fa agire, lo Jnanayoga ci fa pensare e meditare per arrivare a conoscere Sé e Dio. Chiara Lubich ci propone una quarta via, il Premyoga, la via dell’amore al fratello e fra di noi».

Roberto Catalano
Foto: © Anna Paula Meyer – Horacio Conde – Archivio CSC Audiovisivi

What’s UP?

What’s UP?

  • What’s Up? – Nuove generazioni in azione

    What’s Up? – Nuove generazioni in azione

    In questo episodio di What’s Up? spalanchiamo le nostre finestre sul mondo, condividendo alcune esperienze che ci sono arrivate da Algeria e Ucraina e che hanno visto come protagonisti giovani e ragazzi del Movimento dei Focolari.

  • What’s UP? – Sognare insieme

    What’s UP? – Sognare insieme

    Dal 29 giugno al 10 luglio, al Centro Internazionale dei Focolari, si è svolta per la prima volta una formazione per i membri del Consiglio generale e dei consigli dei centri delle focolarine e dei focolarini.

  • What’s UP? Il viaggio continua

    What’s UP? Il viaggio continua

    In questo secondo episodio, continuiamo il nostro viaggio al Centro Internazionale di Rocca di Papa (Roma) per farvi partecipi di alcune curiosità, condividere ancora le impressioni dei Consiglieri che, con l’Assemblea Generale di marzo, hanno concluso il loro mandato e per bussare alla porta di alcuni dei nuovi eletti, sapere qualcosa in più di loro…

  • What’s UP? Si parte!

    What’s UP? Si parte!

    Benvenuti in What’s UP?, un format del Movimento dei Focolari che accorcia le distanze e ci fa sempre più famiglia.

What’s UP? – Sognare insieme

What’s UP? – Sognare insieme

Dal 29 giugno al 10 luglio, al Centro Internazionale dei Focolari, si è svolta per la prima volta una formazione per i membri del Consiglio generale e dei consigli dei centri delle focolarine e dei focolarini. Momenti di incontro che, in questa fase di passaggio dopo l’Assemblea Generale 2026, hanno fornito strumenti concreti e orientamenti utili ai nuovi membri, valorizzando l’esperienza degli uscenti. Ad animare queste intense giornate un desiderio: camminare sempre di più “insieme e in comunione”.

Attivare i sottotitoli e scegliere la lingua desiderata

LFE 2026: far fiorire la speranza oltre l’impossibile

LFE 2026: far fiorire la speranza oltre l’impossibile

Mi chiamo Tony, e mia moglie si chiama Walaa. Viviamo a Betlemme, nella terra in cui è nato il Bambino Gesù, e siamo sposati da sedici anni. Dio ci ha donato tre figli: John (14 anni), Maria (11 anni) e Andros (6 anni).

Abbiamo conosciuto il Movimento dei Focolari circa dieci anni fa, quando il focolare di Betlemme si trovava accanto alla nostra casa. Non immaginavamo allora che quella vicinanza sarebbe diventata un cammino di vita. Da quando abbiamo iniziato a partecipare agli incontri del Movimento e alle Mariapoli, i ritrovi annuali delle comunità per costruire dialogo e fraternità, molte cose sono cambiate dentro di noi: il Vangelo è diventato il compagno quotidiano della nostra vita, e lo spirito di unità è entrato nella nostra relazione di coppia, nel modo in cui educhiamo i nostri figli e nel nostro sguardo sul mondo.

Ma la vita nella Terra Santa non è facile. Viviamo in un luogo in cui si costruiscono più muri che ponti, e dove si seminano più paure che serenità. Siamo parte di questa realtà e ne portiamo ogni giorno il peso.

Io lavoro presso il Comune di Betlemme, mentre Walaa è insegnante in una scuola ad al‑Eizariya (Betania). Per raggiungere la scuola deve attraversare un checkpoint militare e molto spesso, oltre a dover aspettare a lungo prima che le venga permesso di passare, per via delle chiusure c’è il rischio che rimanga fuori a lungo, fino a tarda notte. Tante le esperienze dolorose vissute e quando la dignità di uno dei genitori viene colpita, anche i figli lo percepiscono e si prova un grandissimo senso di impotenza nel proteggere la propria famiglia.

Il muro è diventato parte del paesaggio quotidiano e a tutto questo si aggiunge la crisi economica che Betlemme sta attraversando: la disoccupazione è alta, gli stipendi irregolari, e spesso riceviamo solo una parte dello stipendio, mentre le responsabilità e gli impegni restano gli stessi.

In mezzo a tutto ciò, non abbiamo perso la speranza.

Nel Vangelo abbiamo trovato una risposta a ogni domanda dei nostri figli, e nella famiglia dei Focolari uno spazio autentico di amore, unità, comunione e vita evangelica. Abbiamo sperimentato la presenza di Gesù Abbandonato in mezzo a noi, e abbiamo scoperto che il Vangelo non è solo un libro da leggere, ma una vita da vivere ogni giorno; che l’unità è una scelta che inizia con un gesto d’amore verso l’altro, anche nelle circostanze più difficili. Questo è l’eredità che vogliamo lasciare ai nostri figli.

Approfondendo la spiritualità dei Focolari, siamo stati proposti per partecipare alla LFE 2026 (Loppiano Family Experience), la Scuola di formazione estiva per animatori del Movimento Famiglie Nuove, diramazione del Movimento dei Focolari composto da famiglie che si propongono di vivere la spiritualità dell’unità e di irradiare nel mondo della famiglia i valori che promuovono la fratellanza universale.  

Considerata una tappa importante nel nostro cammino come famiglia e come appartenenti al Movimento dei Focolari nella Terra Santa, lo scorso anno non abbiamo potuto partecipare perché i documenti di viaggio non erano pronti, ma ringraziamo Dio per aver potuto partecipare quest’anno.

Fin dai primi giorni abbiamo sentito di essere in mezzo a una grande famiglia: abbiamo incontrato famiglie di Paesi, culture e lingue diverse. La diversità è una ricchezza, e l’amore ha una lingua che tutti comprendono.

I nostri figli hanno vissuto esperienze che possono sembrare semplici per molti, ma per loro erano straordinarie: camminare tra gli alberi e le montagne senza paura, senza vedere armi, giocare liberamente, stringere amicizia con bambini di diversi Paesi e vivere con loro l’amore. Tutto questo per loro è stato una nuova scoperta del significato dell’infanzia.

Noi, invece, abbiamo trovato negli incontri e nelle esperienze delle famiglie una vera scuola di vita: abbiamo ascoltato testimonianze piene di sfide, ma anche di speranza, e abbiamo sperimentato che la diversità di culture, abitudini e tradizioni non impedisce l’unità, ma la rende più bella, realizzando la preghiera di Gesù: “Che tutti siano uno”.

I temi affrontati nella Scuola hanno toccato profondamente la nostra vita: abbiamo capito che le difficoltà familiari non sono la fine del cammino, ma un’occasione per crescere nell’amore se vissute con Gesù Abbandonato. Lo abbiamo sperimentato anche nella nostra realtà in Terra Santa: persino il dolore può diventare un luogo in cui fiorisce la speranza quando è vissuto con Dio.

Torneremo a Betlemme più uniti tra noi, più convinti che la diversità è una ricchezza e che l’unità è una missione.

Questa esperienza ci ha riportati al cuore della nostra vocazione: essere una famiglia che vive il Vangelo e testimonia l’amore proprio dove questo sembra impossibile. Di portare la luce dell’unità alla terra dove è nato Gesù. 

Tony e Walaa Ballout
foto: © Segreteria Famiglie Nuove

Verso la GMG 2027 a Seoul

Verso la GMG 2027 a Seoul

Dal 3 all’8 agosto 2027 a Seoul, in Corea, si svolgerà la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) sul tema «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16, 33). È la seconda GMG ospitata in Asia dopo quella di Manila (Filippine) nel 1995, ma sarà la prima in un Paese a maggioranza non cristiana.

Lo scorso 3 agosto, ad un anno dall’inizio del grande evento, è stato pubblicato l’inno ufficiale dal titolo Confidite, ego vici mundum. Due le versioni proposte: la prima, più istituzionale, eseguita da orchestra e coro; la seconda, arrangiata a ritmo pop. L’inno ha un messaggio preciso: anche se si affrontano delusioni o paure, il Signore è sempre vicino ai giovani.

Inoltre, è stata lanciata la Campagna globale di piantumazione di alberi, denominata Breath of life, che invita i giovani a piantare arbusti nei propri Paesi. L’iniziativa segue quanto fatto a Lisbona (Portogallo) durante la precedente Gmg del 2023 ed è ispirata all’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”.

Anche i giovani dei Focolari parteciperanno alla Gmg. In questi giorni si è svolta a Trento (Italia) una scuola internazionale per i giovani dai 16 ai 20 anni ed è stato accolto con entusiasmo l’invito del gruppo coreano alla GMG di Seoul. Inizia quindi in questo anno il cammino di preparazione nei vari Paesi anche per i giovani dei Focolari che vogliono vivere con coraggio e speranza per un mondo di pace e di unità.

Foto: Pixabay

“In quarant’anni di storia la Giornata Mondiale della Gioventù si è progressivamente arricchita grazie alla fede, all’entusiasmo e alla partecipazione attiva dei giovani e delle Chiese locali” sottolinea ai media vaticani il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. E ai vescovi e ai responsabili della pastorale giovanile di tutto il mondo, il cardinale Farrell rinnova l’invito a camminare insieme ai giovani verso Seoul 2027, “valorizzando questi strumenti nei percorsi di preparazione, aiutandoli a vivere il pellegrinaggio come un’autentica esperienza di fede, di comunione ecclesiale e di incontro personale con Gesù”. 

Per la GMG di Seoul sono stati scelti i santi patroni, proposti, come ogni edizione della GMG, ai giovani quali modelli di fede per la testimonianza data con la loro vita e la loro spiritualità. Per il 2027 il comitato organizzatore locale (Col) ne ha scelti cinque: Giovanni Paolo II, il Pontefice ideatore delle Giornate mondiali della gioventù; Andrea Kim Taegon, primo sacerdote cattolico coreano e simbolo di fede e coraggio; Francesca Saverio Cabrini, patrona dei migranti, nata a Sant’Angelo Lodigiano (Italia) e morta nel 1917 a Chicago, città natale di Robert Francis Prevost; Giuseppina Bakhita, schiava sudanese liberata e poi diventata suora, testimone di una fede trasformata attraverso la sofferenza; Carlo Acutis, il quindicenne italiano canonizzato il 7 settembre 2025, esempio quanto mai attuale di evangelizzazione nel mondo digitale.

I due simboli della GMG, la Croce e l’icona mariana, sono giunti in territorio coreano nel dicembre 2025 e il mese successivo hanno iniziato il pellegrinaggio nazionale, attraverso le diocesi del Paese. “Faremo tutto il possibile – sottolinea l’arcivescovo metropolita di Seoul e presidente del Col, monsignor Peter Soon-taick Chung – affinché la GMG 2027 sia una celebrazione di speranza e una testimonianza di ospitalità e solidarietà”.

Intanto a Seoul tanti volontari sono già all’opera. Circa 400 giovani affiancano il comitato organizzatore locale. Sono stati formati attraverso i testi dell’esortazione apostolica post-sinodale “Christus Vivit” attraverso il metodo della Conversazione nello Spirito. Attualmente prestano servizio attraverso l’organizzazione di eventi, la logistica, la formazione di altri volontari, la comunicazione. 

Per tutte le info si può visitare il sito ufficiale della Gmg Seoul 2027 ed i canali social dell’evento. 

Lorenzo Russo